Sangue by Selerian
Summary: Cosa siamo disposti a fare per proteggere l'umanità?
Ha senso combattere per evitare una guerra? Si può protegere facendo del male?
Io sono un medico. Ho giurato di dedicare la mia vita al benessere fisico e mentale delle persone. È l'utilità principale dei miei poteri, guarire, rende integro.
E allora cosa ci faccio in questo esercito, in una Crociata indetta dalla stessa Chiesa che fino a poco tempo fa additava noi come fonte di tutti i mali? Cosa ci faccio a uccidere persone, a rimettere in piedi soldati perché tornino a ucciderne altre?
Mi dicono che è necessario. Che la Corte di Praga deve essere sconfitta prima che diventi troppo forte. Che la Chiesa e le Città Magiche devono trovare un modo di collaborare, sia anche un nemico comune. Che salveremo più vite, alla lunga, di quante ne stiamo distruggendo.
Ma io ho la sensazione che ci sia qualcosa di orrendamente sbagliato, in tutto questo. E non solo a livello morale. Temo che si spargerà un fiume di sangue, sotto le mura di Praga. E non sono affatto certo sarà quello del nostro nemico.
Categories: Saghe Characters: Nessuno
Genere: Avventura
Warnings: Contenuto molto violento
Challenges:
Series: Nessuno
Chapters: 15 Completed: No Word count: 76140 Read: 3670 Published: 30 Jan 2014 Updated: 22 Feb 2015
Story Notes:
Il seguito di Fiamme. Temo sarà meno interessante del primo libro, è necessario mostrare un po' di cose importanti per la serie in generale, e lo uso per sperimentare alcune tecniche :P. Spero sarà comunque di vostro gradimento!

1. Prigioniero by Selerian

2. Ambasciatori by Selerian

3. Demoni by Selerian

4. Concilio by Selerian

5. Segreti by Selerian

6. Saluti by Selerian

7. Primo Intermezzo: Magia by Selerian

8. Guerra by Selerian

9. Budapest by Selerian

10. Quieta by Selerian

11. Tempesta by Selerian

12. Tempesta - II by Selerian

13. Attacco by Selerian

14. Decisioni by Selerian

15. Conseguenze by Selerian

Prigioniero by Selerian
Author's Notes:
E partiamo subito con qualche vecchia conoscenza :P. per chi non lo ricordasse, Alvise è uno dei compagni di squadra di Dragan, il protagonista del primo libro. Il suo POV sarà prevalente, anche se non esclusivo, in questo libro.

Imboscata


Dicono che i maghi ci proteggeranno.
E per la mia esperienza, è vero. Quando mia figlia si è rotta un braccio, i Maghi del Sangue l'hanno guarita senza chiedere nulla in cambio. Ogni primavera, i maghi del Grano benedicono il mio campo. E l'unica volta in cui un gruppo di Lupi mannari ha sconfinato nel nostro paese, i maghi del Vento sono arrivati dal cielo a distruggerli.
Ma leggo i giornali. Ho letto di Tolosa. La città distrutta, migliaia di persone bruciate sul rogo.
I nostri maghi non hanno mosso un dito. E dei loro, quelli che potevano sono scappati.
Cosa faranno i nostri maghi, se il peggio dovesse arrivare? Se il pazzo di Avignone deciderà di attaccarci, ci proteggeranno, o si chiuderanno a Venezia, e lasceranno le campagne al loro destino?


Alberto Carter, contadino veneziano.


La gondola scivola lungo le acque scure del canale. Non perturba l'acqua, lo stesso potere che ci spinge si assicura che non lasciamo una scia.
Non dovrebbe essere così.
Se non stiamo facendo niente di sbagliato, perché veniamo in piena notte, a luci spente?
Perché abbiamo avuto pochi minuti di preavviso, ovviamente. E perché non possiamo scegliere a che ora la gente muore d'infarto. Anche così, mi sento un ladro.
Non ci sono lampioni, in questa zona della città. Solo la Cupola azzurra sopra di noi, la sua luce soffusa disegna i profili della barca, dei miei compagni, del palazzo dei Piombi.
Signore dell'Universo, è giusto quello che sto facendo?
Non credo di averti chiesto molto, nella vita, e ho ringraziato spesso. Se ci sei, per una volta rispondimi, te ne prego. Cosa devo fare? Sto tenendo fede al mio giuramento? Sto davvero aiutando, per vie traverse, l'umanità?
Una linea bianca, debolmente luminosa, sembra tracciata col gesso sull'acqua. Maga Trevisan muove rapidamente le mani, e la linea si interrompe per lasciarci passare. Sento per un istante la sensazione fresca della magia umana che mi attraversa, mentre gli incantesimi di sorveglianza mi scandagliano.
Proseguiamo verso il Ponte dei Sospiri. Dall'interno, filtra la luce rossa e pulsante di una barriera di Fuoco.
Ci fermiamo quasi sotto il ponte. Maga Trevisan sfiora dei punti, per me del tutto anonimi, lungo la pietra umida del palazzo al nostro fianco. Questa scorre come un liquido, con un silenzio surreale ci apre un varco verso l'interno.
Due maghi del Rame ci aspettano dentro, assieme a un piccolo gruppo di guardie, incantesimi protettivi e di identificazione che scintillano sui vestiti di tutti.
“Altolà. Identificatevi”, dice uno dei due maghi. Punta una balestra, il dardo pulsa di luce azzurra.
“Maghi Trevisan, Masiero e Livaja, su autorizzazione della Commissione per la Sicurezza. Richiediamo l'uso della Stanza degli Interrogatori e accesso al prigioniero di Massima Sicurezza 14b”
Uno dei due maghi consulta un registro, controlla i documenti che Trevisan gli porge. Annuisce.
“Potete passare. Il personale degli Interrogatori è a vostra disposizione per gestire il prigioniero”
L'espressione mi dà i brividi.
Avanziamo lungo il corridoio buio e umido. Basta fare pochi passi, e mi sembra di sentire una costrizione al petto, una pressione contro le mie percezioni magiche. Il potente Campo Nullificatore del carcere in azione.
Il corridoio è stretto, pavimento e pareti segnate dall'umidità, dalla muffa e dall'acqua alta. Le celle puzzano, sono minuscole e completamente buie. Mi danno i brividi. Le porte, sbarre metalliche coperte di incisioni magiche, sembrano susseguirsi infinite, tutte uguali.
Qualche prigioniero è sveglio. Diversi tossiscono, qualcuno si lamenta. Mi sembra di sentire un pianto lontano, in una cella qualcuno prega con voce monocorde. Ogni mio istinto mi dice che è sbagliato, che ci sono persone che soffrono e il mio dovere è aiutarle. Cerco di non guardare, ho già visto abbastanza celle sovraffollate e corpi smagriti per dieci vite.
Un'altra porta, Trevisan ci poggia una mano contro, seguita da me e Livaja. Ho la sensazione che un vento freddo mi attraversi, e poi anche quella si apre.
Il braccio di massima sicurezza è meno squallido del resto dei Pozzi, per paradossale che possa apparire. Non che le condizioni dei prigionieri siano migliori, ma qui non è permesso all'acqua di entrare, o allo sporco di accumularsi. Alcuni dei prigionieri qui dentro avrebbero bisogno di fin troppo poco, per liberarsi.
Le porte sono massicce, coperte di simboli magici, senza aperture. Solo numeri indicano che prigioniero ci sia dentro ciascuna di esse. Ma alcuni mi sono fin troppo noti. Ed è impossibile non notare le barriere di forza, deboli scintilli di luce bianca percettibili nell'oscurità totale, che circondano le prime quattro celle.
Le prigioni dei Grandi Maghi.
Quattro grossi uomini in divisa nera ci aspettano davanti alla cella 14.
“Aprite”, ordina Trevisan.
Si inchinano, due di loro estraggono massicce chiavi di ferro, poggiano il pollice su una pietra azzurra incastonata nell'impugnatura di ciascuna. Sottili linee luminose percorrono le chiavi, le guardie le infilano contemporaneamente in due serrature ai lati della porta.
“Estraete il prigioniero 'c'”, ordina Trevisan. Suona sicura, risoluta. Mi chiedo se lei abbia mai dubbi. Se anche lei pensi con terrore a quante altre volte dovremo scendere qui, quante altre volte far aprire questa porta.
Uno dei soldati entra, tiene in mano una torcia elettrica.
La cella è piccola e pressoché completamente spoglia. Due prigionieri dormono sulle brande, pesanti catene alle caviglie. Altre due brande sono vuote. Puzza di sudore ed escrementi.
Giuro di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell'uomo e il sollievo della sofferenza.
Cosa penserebbe di me il Dottor Vendramin? È passato un anno dal mio giuramento ufficiale. L'ho già infranto?
“Cosa... che volete...” chiede una voce assonnata.
“Zitto e alzati”
Ancora chiavi luminose, rumori di metallo che si muove, catene che cadono a terra.
I due carcerieri trascinano fisicamente fino alla porta un ragazzo più giovane di me, smagrito e lurido. Indossa i resti marci di un completo elegante, è scalzo. Noto che ha una caviglia gonfia e irritata, i segni della catena distintamente visibili. Non sembra esserci infezione, ancora.
Cerca di camminare, ma è ancora stordito dal risveglio, non riesce a tenere il passo dei due carcerieri. Gli guardo i piedi. La luce è fioca e sono letteralmente incrostati di sporco, ma temo di vedere segni di congelamento.
Dovrei chiedere alle guardie di rallentare? Mi darebbero retta?
Cerco lo sguardo di Trevisan. Lei si limita a guardare avanti, impassibile. Livaja si volta per un istante dalla mia parte, ma si gira subito, senza dire nulla.
“Oltre questa porta il Campo Nullificatore è assente. Vi invito a fare la massima attenzione. Gli articoli richiesti sono già stati preparati”
Mi viene quasi da ridere. Fare attenzione. Tre maghi dell'Argento e quattro guardie contro un ragazzo incapace di tenersi in piedi, senza un solo incantesimo preparato.
Altre chiavi luminose, altra porta che scorre silenziosamente nella parete.
Sento subito i miei poteri che tornano a funzionare normalmente, posso di nuovo percepire la magia che mi circonda, la linea che sospende il Campo Nullificatore ai confini della stanza, il grosso interruttore, vicino alla porta, che lo riattiverebbe in un istante.
Lo stomaco mi si rivolta vedendo il cadavere sul bancone metallico, un Talismano del Grano sul petto. E gli anelli metallici alla parete.
“Che altro volete da me?”, chiede il Conte di Catania. Ha la voce raspante, sembra confuso, o spaventato.
“Abbiamo un nuovo cadavere. Lo animerai per noi. Gli infonderai poteri magici. Noi osserveremo il processo”
Il ragazzo, ancora tenuto per le braccia dalle due guardie, si gira verso Trevisan. Gli costa evidentemente fatica.
“Che interesse ho a farlo?”
E sento l'ombra di un tono imperioso, nella sua voce, il residuo dell'uomo che ha animato un esercito e comandato una città.
“Non hai alternative. Dobbiamo tornare su quella parte?”
Mi si stringe lo stomaco. Per favore per favore cedi. Non guadagnerai nulla a resistere. E ho tradito il mio giuramento abbastanza, per oggi.
Il terzo carceriere si porta davanti al ragazzo, con una postura volutamente minacciosa.
Il Conte solleva lo sguardo, per un istante c'è acciaio nei suoi occhi scuri. Poi annuisce, torna a guardare giù.
“Va bene. Sono pronto”
A differenza delle volte precedenti, il Conte si spoglia da solo, con movimenti affaticati. Si sfila la camicia stracciata e quel che resta dei pantaloni di velluto, si avvicina barcollando, ma da solo, agli anelli alla parete. Alza le braccia fino a che i suoi polsi non sono all'altezza degli anelli superiori. Un cenno di Trevisan, e il metallo scorre come acqua, gli avvolge polsi e caviglie.
“Le braccia libere mi aiuterebbero”, sussurra il ragazzo. È orrendamente magro, si contano le costole senza difficoltà, i muscoli di braccia e gambe sono pietosamente deboli. La pelle è pallida, dall'aspetto malsano.
“Non sono indispensabili per l'incantesimo”, risponde Trevisan, secca.
Denutrizione, principio di atrofia muscolare, carenza di vitamina D. Pasti piccoli e frequenti, abbondanti in carboidrati, fino al recupero delle forze, esercizio fisico regolare ed esposizione al Sole quando possibile. Integratori vitaminici possono aiutare, incantesimi appropriati possono accelerare il recupero muscolare.
Questo è quello che dovrei dire.
Poi prende dal bancone, vicino al cadavere, un Talismano circolare, d'oro, con una mosca morta che galleggia al centro. Lo tocca come se fosse un serpente velenoso, e lo mette al collo del Conte.
Gli poggio una mano su una spalla. Con una parola, libero l'incantesimo di Diagnosi e poi quello di Osservazione.
Il potere mi scorre attraverso le dita, rimbalza in ogni vena e ogni nervo del giovane prigioniero, lo vedo sobbalzare per un istante.
Vedo il fluire del suo sangue sotto la pelle, ora, vedo la pelle pallida e sporca ma anche il cuore che batte ritmicamente, sotto, l'espandersi e il contrarsi dei polmoni – accelerato, fatica o nervosismo – la danza indecifrabile di impulsi elettrochimici attraverso i nervi.
Vedo il potere scorrergli in lampi azzurri attraverso le mani, saette di energia che si collegano con il torace, dove il Talismano tocca la sua pelle. Vedo la magia che si struttura davanti alle sue dita – semplici simboli di prova – mentre esegue parole e gesti. E per un istante dimentico quel che sto facendo, dimentico i dubbi e l'orrore, mi perdo nella perfezione del sangue che scorre attravero le vene e del meccanismo incredibilmente complesso, elegante, dei muscoli e dei tendini che lo tengono in piedi, l'occhio che si deforma per mettere a fuoco, le complesse contrazioni della bocca per formare le parole...
“Ho una chiara visione del soggetto. Sono pronto”, dice Livaja, nervoso. I suoi occhi sono completamente neri, oscurità gli avvolge le dita.
Torno alla realtà. Ma è sbagliato. Sbagliato. Questa perfezione che ci viene data, dobbiamo difenderla. Io più di tutti. Non importa chi è, non importa cosa ha fatto, non possiamo trattare così una persona, non possiamo negare cibo e luce e movimento...
“Sono pronto”, aggiungo.
“Prigioniero, procedi alla rivitalizzazione”
Guardo il cadavere sul tavolo. Una donna sulla quarantina. Doveva essere stata bella, in vita. Il corpo è perfettamente conservato, visivamente noto solo un pallore innaturale e segni scuri sotto gli occhi, potrebbe dormire. Ma i miei sensi magici sentono immediatamente la mancanza, la Scintilla che abbiamo tutti e che ha abbandonato quel corpo.
Il Necromante agita le dita. Vedo i flussi di potere prendere forma sulle sue dita, organizzarsi, dividersi in flussi netti, formare simboli geometrici davanti a lui. Vedo il suo cuore accelerare i battiti, fa lunghi respiri profondi fra una frase senza senso e l'altra. Ha un ottimo controllo sul proprio potere – delle persone che ho osservato con questo incantesimo, in vita mia, solo Silvia sapeva fare di meglio.
Il potere del Necromante saetta verso la maga morta, un filo di potere azzurro distintamente percettibile ai sensi magici, subito avvolto dall'oscurità di Livaja.
Attraverso il potere del Conte, percepisco il corpo della maga morta con la chiarezza con cui percepisco il suo. Il sangue non scorre, non c'è elettricità, all'interno la complessa, meravigliosa macchina si è fermata, fluidi che si accumulano e tessuti molli che già si degradano.
Il potere del Necromante permea il cadavere, si avvolge attorno a muscoli e tendini. Un gesto del Conte, e il cadavere scatta a sedere.
“Rivitalizzazione avvenuta. Nessun segno di attività magica del soggetto”, comunico, dicendo l'ovvio.
I simboli davanti alle dita del Conte cambiano. Una serie di schemi, troppo veloci per distinguerli, pur avendo studiato questo incantesimo.
E poi accade l'impossibile.
La Scintilla di vita all'interno del Conte, il frammento di fuoco della magia umana che c'è in tutti noi, si scinde. Un pezzo si stacca dal Conte, segue i fili di potere che collegano le sue dita al corpo della maga morta. Scorre nel corpo della maga, si sistema nel suo petto, appena dietro al Talismano.
Il cerchio di rame si illumina, la spiga contenuta al centro torna a scintillare. E vedo i filamenti di potere riattivarsi nel corpo deceduto, più semplici e rozzi di quelli di un vero mago vivente, ma indiscutibilmente presenti, linee luminose che collegano il Talismano alle dita, alla bocca, al cervello.
Trevisan sobbalza. Perfino gli impassibili carcerieri mormorano qualcosa, uno incrocia le dita in un segno di scongiuro.
Io ho stesso ho difficoltà a crederci. Dragan me ne ha parlato, ovviamente. Il Conte stesso ha ammesso di averne il potere, anche se fino ad ora non avevamo trovato cadaveri di maghi sufficientemente freschi. Ma vederlo è un'altra cosa.
“Ho osservato il processo con chiarezza. La Scintilla che risiede ora nel corpo della maga deceduta appartiene indiscutibilmente al prigioniero. La sua si è scissa pochi secondi fa. Le capacità magiche secondarie della maga sembrano riattivate con successo, le connessioni sono semplificate, ma funzionali”, sentenzio in tono piatto.
Trevisan annuisce. Il Conte sorride. Usare il proprio potere dopo mesi senza un Talismano deve essere come bere dopo avere attraversato il deserto.
Trevisan prende una piccola pianta in vaso da dietro il tavolo su cui la maga morta, ora, è seduta. La pianticella è talmente incongrua in questo posto che mi viene quasi da ridere.
“Fai crescere questa pianta”, ordina Trevisan.
“Non ho molta familiarità col potere del Grano”, risponde il Conte, in tono piatto.
“Si tratta di un'applicazione basilare. E abbiamo tutta la notte”
“Mangiare qualcosa mi renderebbe più semplice l'operazione”, aggiunge il Conte. Sento accelerare il suo battito cardiaco, distinguo l'aumento della salivazione al solo parlare di cibo.
“Ti è già stato spiegato che non hai alcun margine di trattativa”
Questo è il momento in cui dovrei parlare. Devo obbiettare alle condizioni in cui è tenuto il prigioniero. Le parole sono già pronte nella mia testa.
Ma Trevisan mi guarderebbe, e mi direbbe che è trattato semplicemente come gli altri della sezione Massima Sicurezza, che essere di utilità scientifica non è un privilegio. E io non saprei cosa rispondere, e farei la figura dello stupido.
Il Conte stringe i denti, annuisce.
Compie una breve serie di gesti, impulsi di potere percorrono i fili. Con mia sorpresa, la maga morta non si limita a ripeterli. Le connessioni di potere col suo cervello si riattivano, incrocia le mani, pronuncia due parole in latino con un'orribile voce raspante.
Luce giallastra, la pianta cresce, foglie che crescono a vista d'occhio. Il potere della maga fluisce dalle sue mani alle radici della pianta, si innerva nelle foglie, forse seguendo la linfa.
“L'incantesimo del prigioniero sembra avere stimolato il cervello della maga deceduta, e avere recuperato l'incantesimo dalla sua memoria procedurale. Sottolineo che questo è in contrasto con la normale attivazione necromantica di muscoli e tendini, che usa ordini preimpostati e funziona anche in totale degenerazione del tessuto neurale. Spiega la necessità di cadaveri così freschi”, spiego.
Trevisan annuisce.
“E sono già risultati migliori di quanto ottenuto di recente. Avete altre idee per esperimenti immediatamente eseguibili?”
Non ce la faccio a pensarci davvero. Voglio solo andarmene da qui il prima possibile. E non tornarci mai, magari.
“No. Per poter trarre altre informazioni sul meccanismo di scissione della Scintilla, sarà prima necessario rianalizzare i dettagli dell'incantesimo, alla luce delle nuove scoperte. Rimane solo da fare rapporto alla Commissione Scientifica”, dice Liveja.
Io mi limito a scuotere la testa.
“Prigioniero, interrompi il contatto”
Il Conte esita un istante, vedo accelerare il suo battito cardiaco, i suoi occhi passano da me a Trevisan a Liveja. So cosa si sta chiedendo. Se ha la minima speranza di usare il non morto sotto il suo controllo per liberarsi.
No, ovviamente. Una maga del Rame legata al Grano non è una minaccia nemmeno per me. E potrei renderlo incosciente in qualche centesimo di secondo, con una mano a contatto con la sua pelle.
L'istante passa, annuisce, abbassa la testa, e i fili di magia si ritraggono dal cadavere della maga. Ricade sul tavolo come una marionetta a cui siano stati tagliati i fili, batte la testa con un rumore orrendo.
“Eccellente. Possiamo andare”
“Un minuto”, dico.
Chiudo gli occhi, rimane solo l'immagine, chiara nella mia mente, del corpo del Conte.
Senza più vederne l'esterno, lo sporco, i capelli scarmigliati e la magrezza, sembra sostanzialmente in salute. Con l'incantesimo di Diagnosi, però, è facile individuare i danni. Il segno della catena alle caviglia, escoriato e con un principio di infezione. Vesciche e geloni sui piedi. Diversi lividi sulla cui natura preferisco non indagare.
Rigenerazione. Nutrimento. Drenaggio.
Libero gli incantesimi in rapida successione, ordino alla pelle di sanarsi, al sangue di pulirsi, ai capillari danneggiati di richiudersi. Non posso fare niente per i muscoli, non c'è materia prima a cui attingere per ricostituirli.
“Masiero, cosa sta facendo?”, chiede Trevisan, dura.
“Il mio lavoro”, rispondo. E una volta tanto, la voce non mi trema nemmeno un briciolo.

***

Di nuovo la gondola. Ora ci porta verso la luce, verso le risate e le voci della vita notturna di Venezia.
Mi fanno repulsione, ora come ora.
“Non so dire se sono deluso o rassicurato. Il ragazzo non riporta davvero in vita i morti. L'anima che li alimenta è la sua”, dice Liveja.
Trevisan guarda avanti, gli occhi vitrei, impenetrabile come sempre. Dopo qualche istante, scuote la testa.
“A me invece fa sentire ancora peggio. Credi davvero che la tua anima possa alimentare i poteri di qualcun altro? Che sia qualcosa di intercambiabile?”
Un istante di silenzio. Sono arrabbiato con Trevisan, sono disgustato dalla sua mancanza di umanità. Ma non ho cinque anni. E quel che sta dicendo è importante.
“La maga rianimata ha avuto bisogno del proprio cervello, per usare la magia. Ma non della propria Scintilla”
Trevisan annuisce. Sorride leggermente.
“E così, quello che consideravamo più profondamente personale e unico negli esseri umani, si rivela intercambiabile. E divisibile, anche se vorrei davvero sapere perché solo il Conte, a questo mondo, pare in grado di riuscirci”
“Volete dire che quella... non è l'anima?” chiede Livaja.
Un istante di silenzio. Poi parla Trevisan.
“Non sotto alcun punto di vista che abbia importanza”
“Si tratta pur sempre dell'unica cosa che ci distingue dagli animali”, risponde Livaja, deciso.
Lei annuisce.
“Già. L'Accademia delle Scienze sarà entusiasta di avere un nuovo problema da risolvere”
Nessuno parla, per il resto del viaggio.

***

Entro nel mio appartamento facendo meno rumore possibile lungo le scale. Apro lentamente la porta, ma dentro la luce è ancora accesa.
Silvia è seduta al tavolo della sala da pranzo, documenti sparsi davanti a lei, occhiaie profonde. Sottolinea un documento, prende appunti in un blocco note con la sua calligrafia orribile.
Alza lo sguardo un istante, mugugna un saluto.
Faccio per andare verso la mia stanza.
Mi fermo, e mi siedo sul divano.
“Silvia, hai un attimo?”
“No”, risponde, continuando a sottolineare.
“Una cosa importante”
Sospira, riesco a vedere l'irritazione nei suoi gesti mentre chiuda la penna e mi guarda. Mi pento di averla interrotta. Ma ho bisogno di parlarle. E credo sia meglio farlo mentre Dragan dorme.
“Sono stato di nuovo dal Conte di Catania. Una maga del Grano ha avuto un infarto qui in città, siamo riusciti a portare il cadavere ai Piombi a pochi minuti dalla morte”
Inclina la testa, l'irritazione svanisce, i suoi occhi grigi si fissano nei miei con l'intensità inquietante che le è tipica.
“Questa volta è riuscito a risvegliarne i poteri?”
“Sì. Abbiamo visto con chiarezza un frammento della scintilla del Necromante staccarsi e raggiungere il corpo della maga. Lì ha immediatamente riattivato il Talismano. Per fare incantesimi, però, si interfacciava al cervello della morta”
Silvia annuisce. Qualcosa sembra non piacerle in quel che ho detto.
“Quindi non è realmente in grado di rigenerare la Scintilla del morto?”
“Non sembrerebbe”
Non aggiungo altro. Conosco Silvia. Qualunque conclusione io abbia tratto, lei ci arriverà prima che io faccia in tempo a dirla a voce alta.
“Bisognerebbe provare...”
“Scusa, della questione scientifica ci occupiamo un'altra volta. La cosa... le condizioni dei prigionieri, Silvia. Ok, il Conte è stato più o meno tanto schifoso quanto è umanamente possibile. Ma l'ho trovato denutrito, debole e chiuso in una stanza completamente buia. Non ha senso. Siamo la città più ricca del mondo. Quelle celle costano quanto un palazzo reale, in ogni caso. Non ha senso. Non credo che sia... quello che dovremmo fare”
Lei annuisce. Sembra stanchissima.
“Io sono d'accordo. A dirla tutta, le condizioni dei prigionieri sono uno dei circa centomila punti politici su cui ho cercato di portare la vostra attenzione, senza successo, in passato”
Sento l'amarezza nella sua voce. E sono fin troppo certo che abbia ragione. Ma Silvia vede numeri e statistiche e capisce le cose, e le importa davvero. Io ho bisogno di vedere persone e oggetti reali, e semplicemente non riesco a seguire tutte le cause politiche di cui si occupa lei.
“Lo so. Mi spiace. Sul serio. Ma ora ho visto di persona. Dobbiamo fare qualcosa. Parlare con la commissione giustizia, cercare di ottenere un voto trasversale in proposito. Non è degno di Venezia. Non possiamo continuare così”
Lei scuote la testa.
“Alvise, una discreta fetta dei Nobili, fosse per loro, reintrodurrebbero la pena di morte e la tortura, e i Comuni non aspettano altro che linciarmi se provo a proporre di aumentare la spesa pubblica per tenere in condizioni migliori dei prigionieri. Io sono convinta che delle celle medievali siano ridicole e ingiuste. Ma come esattamente dovrei convincerne una maggioranza del Maggior Consiglio, quanto tu e Dragan non mi avete dato retta in proposito, porca miseria?”
“Possiamo portare i Consiglieri ai piombi. Far vedere la situazione. Riscuotere qualche favore politico. Spiegare. Tu sai farlo, io no. Ti ascolteranno, se ti ci metti. Dimostrare che Venezia è più civile degli altri è qualcosa che fa sempre presa”
Lei sta in silenzio un istante, guarda da un'altra parte. Poi stringe le labbra. Torna a guardarmi.
“Vuoi la verità, Alvise?”
“Certo”
“Eccola, allora. Sì. Posso. Se davvero volessi, credo che potrei ottenere un miglioramento serio delle condizioni carcerarie entro l'anno. I Consiglieri, una volta che smuovi la loro coscienza, raramente lasciano correre sui diritti umani. La maggior parte dei Maghi sarebbero con me, e la fazione degli Innovatori potrebbe attaccarsi a questa causa, anche se non stravedono per me. Ma non lo farò”
Il suo tono secco mi stupisce.
“Perché? L'hai detto anche tu, che non è giusto!”
“E non lo è. Ma non posso combattere tutte le battaglie del mondo, Alvise. Ho favori limitati da riscuotere, tempo limitato nelle mie giornate, i miei contatti sono disposti ad ascoltarmi fino a un certo punto. Non posso permettermi di imbarcarmi in questa causa. Mi spiace”
“Credo che sia importante. Davvero”
Parole sbagliate. Sobbalzo alla sua occhiataccia.
“Credi che io mi occupi di parole crociate, porca puttana? Alvise, hai una vaga idea di cosa sta succedendo lì fuori? Fra dieci mesi ci sono le elezioni per i seggi dei Comuni. Se non riusciamo a raffreddare un filo gli animi, i Falchi avranno la maggioranza, e dichiareranno la Guerra Finale. Proprio ora che, per una volta, c'è un Papa vagamente interessato a coesistere con noi. Le Città Magiche sono meno unite che mai, con Amsterdam che vuole la guerra e Lione furiosa perché non ci siamo schierati dalla loro quando D'Auvergne minacciava di attaccarli. Democratizzare Catania si sta rivelando un casino senza fine. In tutto questo, i Nobili sono terrorizzati all'idea che otteniamo abbastanza voti in Maggior Consiglio da ridurre i loro seggi, e stanno reagendo in tutti i modi, dai voti di scambio alle congiure”
Prende fiato, si massaggia le tempie.
“Una settimana, dico una settimana, e si aprirà il Concilio, e potremmo dichiarare guerra a Praga assieme alla Santa Sede. Se ce la giochiamo male, possiamo rompere definitivamente i rapporti con Amsterdam o provocare la Guerra Finale. Anche nel migliore dei casi, abbiamo un'enorme campagna militare da organizzare. Sto cercando di farmi un'idea delle posizione del fottuto miliardo di diplomatici delle potenze che parteciperanno al Concilio. Davvero, Alvise, quando dovrei occuparmi dei diritti dei prigionieri, secondo te?”
Alza la voce, contrae una mano a pugno, fa per sbatterla sul tavolo, poi si ferma dando un'occhiata alla stanza di Dragan.
Non rispondo. Penso di alzarmi e andare in camera mia, ma una parte di me mi dice che finché sto fermo sarò invisibile.
Chiude gli occhi, respira, alza le mani aperte verso di me.
“Ok. Scusa. Ho esagerato. Ma per la miseria, mi vieni a dire che dovrei occuparmi di una cosa importante di cui non ti è fregato niente fino a ieri, una fottuta settimana prima del Concilio di Venezia. Facciamo che ne parliamo a Concilio finito, va bene? Vedrò quello che si può fare”
Annuisco.
“Scusami. Buonanotte”
Lei annuisce. Poi torna a guardarmi, come in un ripensamento.
“Ah, e fammi un favore. Non parlarne a Dragan. Se c'è una cosa al mondo di cui non vuole sentir parlare, sono i problemi del Conte di Catania"
Ambasciatori by Selerian
Author's Notes:
Cavolo, che capitolo inutile :S. Se non altro, si vede una cosa a cui tenevo, cioè che la magia non esiste solo a scopi bellici. Per il resto, era un male necessario.

Ambasciatori


Basta dire che sono fiorentino e la gente mi guarda strano, fa un segno della croce, abbassa la testa come avessi detto che ho un lutto in famiglia. A volte qualcuno più coraggioso mi chiede se sia così terribile vivere governati da dei vampiri, qualcuno mi chiede sussurrando se abbiano mai bevuto il mio sangue.
Maremma, che si guardino i loro, di governi! Sì, il nostro Duca e i suoi comandanti ogni tanto hanno bisogno di un sorso di sangue dei cittadini. I Signori di Milano non si prendono un decimo di tutti i raccolti, e le tasse su chi ha un reddito? Venezia, a tutti i fini pratici, si prende i bambini che manifestano il Talento Magico.
Io ho una cicatrice sul braccio dove ho dato sangue a un Lord Vampiro. Lui è stato cortese con me, mi ha ricompensato come prevede la legge. Non me ne vergogno. I Signori di Firenze ci ascoltano e ci proteggono. Potete dire lo stesso, dei vostri succhiasangue?

Archimede Bernardini, operaio fiorentino.



La barca nera, con le finestre oscurate, attracca direttamente in piazza San Marco, sotto di noi.
C'è una folla riunita a guardare. Alcuni sventolano striscioni, gridano cori di protesta. Nessuno lancia oggetti, per ora. Non che servirebbe a qualcosa, cinque maghi dell'Oro sorvegliano il percorso fino a Palazzo Ducale.
“Almeno non abbiamo oscurato il cielo su Venezia in suo onore”, commenta Dragan. Mangia patatine da una vaschetta di alluminio, le gambe penzoloni dal tetto.
“Non avrebbe nemmeno dovuto metterci piede, a Venezia”, rispondo.
Dragan si stringe nelle spalle. Lancia una patatina in aria, sorride mentre i piccioni si azzuffano per prenderla.
“Non lo so. Ho parlato con lui, a Firenze. Non è che io sia un fan dei Vampiri, ma devo dire che mi è piaciuto più della maggior parte dei diplomatici e capi di stato che ho incontrato. Sicuramente meglio dei religiosi”
“A parte il dettaglio di nutrirsi di sangue umano”
Dragan sembra a disagio.
“Non lo so. Ero d'accordo con te, lo sai. Ma oggettivamente, non è che faccia male a qualcuno, i loro cittadini offrono volontariamente il sangue in cambio di denaro, e a quanto ho capito ci si riprende dal prelievo in un paio di giorni. È vero, istintivamente fa repulsione. Ma metà del mondo dice che i nostri poteri siano innaturali. Non mi sento più così sicuro, nel dargli torto”
Non so cosa rispondere. Scoprirmi più bellicoso di Dragan verso qualcuno è vagamente inquietante. Fino a qualche anno fa, era un sostenitore della Guerra Finale, per la miseria.
Le porte della barca, bordate d'oro, si aprono lentamente. Ne esce un giovane che apre un grande ombrello nero. C'è qualcosa di surreale nel vederglielo aprire nella piazza inondata di sole, in uno dei primi giorni caldi di primavera.
Il Duca di Firenze esce poco dopo, rimanendo sotto l'ombrello. Da qui non lo vedo bene, ho un'impressione di aspetto giovanile e capelli biondi. Indossa giacca e cravatta scure e un cappello a cilindro.
“Perché si veste come un finanziere?”, chiedo.
“Vuole farsi riconoscere come vampiro, immagino”
Ridacchio. Alcuni manifestanti, con uno striscione non avrai il nostro sangue scritto in rosso, cercano di raggiungere il Conte che cammina verso Palazzo Ducale. Una barriera di Forza li respinge senza difficoltà.
“Andiamo a vedere la presentazione al Maggior Consiglio? Sono curioso di vedere come reagiscono i Nobili”
Dragan fa una smorfia.
“Starcene al chiuso a sentire il campionato di ipocrisia over settanta? No, grazie. Lascio i salamelecchi a Silvia. È una bella giornata”
Guarda verso la Torre del Fuoco, visibile oltre le guglie di San Marco.
“E poi voglio scambiare due parole con il resto della Scuola di Fuoco. Se dobbiamo andare in guerra, vorrei almeno capire quanto siamo forti”

***

{Dragan}
La Barriera di Fiamme è appena un venticello secco ai miei sensi magici. Il giovane mago del Rame di guardia si inchina profondamente al mio passaggio. Sorrido. Ci sono pro e contro, nel mio nuovo status di eroe cittadino. Ma la deferenza delle reclute del Fuoco mi diverte.
Entro nella Sala delle Fiamme. Il semplice calore dell'aria ucciderebbe in pochi secondi chiunque non indossi un talismano come il mio.
Per me è sempre, in qualche modo, tornare a casa. Qualche parte di me, avvolta nell'elemento su cui ho potere, mi dice che questo è il posto giusto, qui sono al sicuro.
Il primo livello è una lunga terrazza circolare, rivolta verso l'interno della sala cilindrica. Oltre la terrazza, vedo il gigantesco complesso della Grande Caldaia, un mostro di metallo e fuoco grande come un paio di case. Tecnici si affannano attorno alle manopole, il vapore sbuffa dalle valvole, oltre gli spessi vetri si vede l'inferno di vapore e fiamme ruggenti all'interno.
Simone è seduto a uno dei tavoli, legge un libro. Percepisco il debole incantesimo impresso sulla carta, perché non bruci spontaneamente nell'aria arroventata.
Mi avvicino, il ragazzo solleva gli occhi e sorride.
“Ehi, sir Jankovic. Cosa la porta fra noi plebei?”
“Senti, uccidi un Titano anche tu, oppure rompi meno le palle”
Poggio le mani sul tavolo per un istante, i simboli magici inscritti sulla superficie metallica si illuminano in sequenza. Un minimo sforzo di volontà, e il mio potere scorre in un rivolo continuo, attraverso il tavolo e poi attraverso i cavi d'argento, assieme a quello di migliaia di altri va ad alimentare la Grande Caldaia.
“Sai com'è. Nessuno vuole bene a noi ingegneri. Tu torni coperto di sangue raccontando che hai ucciso qualcosa, ti nominano Cavaliere e le ragazze ti sciamano addosso. Io al massimo torno coperto di grasso con affascinanti racconti di problemi di ottimizzazione”
Rido, alzo le mani.
“E tu hai pure studiato come un dannato per entrare nella divisione ingegneristica, mentre io prendevo il sole e mi godevo le ragazze in questione. Non dimentichiamo”
“Sempre un piacere vederti, Dragan. Sei qui solo per rigirare il coltello nella piaga? Perché fra poco ho una riunione. Ti offro una birra appena stacco, piuttosto”
Annuisco. Abbiamo tutti da fare, sempre. E io dovrei arrivare al punto. Quand'è che siamo cresciuti e ci siamo trovati pieni di impegni e cose importante di cui occuparci? Non me ne sono accorto. Non volevo.
“Una riunione? Che, vi aspetta un affascinante dibattito su quale misura di bulloni standard sia meglio adottare?”
Scuote la testa. Sembra distante, come sempre quando parla di problemi tecnici.
“No, studio di fattibilità per un modo per trasportare il calore con meno perdite. Teniamo al caldo Venezia solo generando cinquanta volte più energia di quanto ci serva effettivamente, e non abbiamo ancora niente di paragonabile per le provincie. Ma non è che possiamo fare una Grande Caldaia ogni quartiere...”
Si stringe nelle spalle, sorride.
“Lo so, gli unici problemi a cui puoi contribuire sono quelli in cui c'è qualcosa da uccidere”
“Esattamente. E volevo una tua opinione”
“Stai bene, Dragan? Devo ricordarti che in combattimento valgo quanto un calzino usato?”
“Sempre più di quanto valessi io in matematica. E mi serve un'opinione di una persona intelligente”
Inarca le sopracciglia.
“Mi stai facendo un complimento? Inizio a preoccuparmi. Quando arriva la parte in cui mi freghi?”
“Intelligente, per me, vuol dire tizio occhialuto che mi spiega cosa devo uccidere per arrivare alla parte in cui tutti mi fanno i complimenti e le ragazze mi balzano addosso”
“Ci vedo benone, ma per il resto rientro. Cosa vuoi sapere?”
“Come vedi una guerra con Praga?”
Simone scoppia a ridere, scuote la testa.
“Una cosetta da poco, eh?”
“Sei una persona intelligente, e troppo chiuso nel tuo mondo per fare il gioco di qualche fazione. Che è più di quanto possa dire di chiunque altro a cui io possa chiedere consiglio”
E di me. Non che mi consideri proprio un idiota. Ma non ho la capacità di vedere il quadro generale in qualcosa di così grande, così complesso. Serve una mente diversa dalla mia.
“Scusa, Dragan, ma davvero non credo di poter dare un buon consiglio. Della situazione diplomatica so meno di te, in tutta probabilità. Andare a spianare una Corte Vampirica non mi dispiace, come idea. Soprattutto se la Chiesa collabora, una volta tanto. Ma è tutto quello che ti so dire”
Scuoto la testa.
“No, della questione diplomatica so anche troppo. Silvia me ne ha riempito la testa tipo ogni secondo delle ultime settimane. Lei è abbastanza intelligente per altre cinque persone, ed è talmente dentro al gioco delle fazioni che al netto è neutrale, per cui mi fido. Volevo una tua valutazione su un'altra cosa. Come dovremmo fare guerra a Praga? Quanto difficile dovrebbe essere?”
Simone annuisce. Il sorriso svanisce, torna a fissare il vuoto. Il suo tono cambia impercettibilmente, diventa quello distaccato che associo a quando ha un problema da risolvere. E se non è in grado di sconfiggere un barboncino a duello, Simone è fin troppo competente in questioni militari. Valvole e tubi sono solo uno degli incarichi che ha per la Scuola di Fiamme.
“Non ci hanno ancora chiesto formalmente di formulare un piano d'attacco, ma io e gli altri della Commissione Strategica abbiamo già letto tutto il leggibile sulla capacità militare di Praga. Hanno parecchi soldati, un discreto gruppo di incantatori di basso livello, e qualcosa fra i cento e i cinquecento vampiri realmente pericolosi. Hanno un esercito permanente di cinquantamila uomini, possono richiamarne il triplo dalle campagne, se proprio ci tengono”
Annuisco.
“Quindi?”
“Quindi non hanno niente seriamente in grado di opporsi a noi, in un confronto diretto. Voglio dire, un centinaio di maghi dell'Argento con una dozzina dell'oro potrebbero radere al suolo Praga, con tutte le truppe a difenderla e alla faccia di tutti i vampiri. Il problema sostanziale è un altro”
“Sentiamo”
“la logistica. I vampiri sono dannatamente veloci, di notte potrebbero essere un serio pericolo. A meno che la Chiesa offra gentilmente di insegnarci il loro fottuto incantesimo di Teletrasporto, non è che possiamo far apparire un'armata lì davanti. E cento maghi dell'Argento sarebbero un gruppo troppo vulnerabile ad attacchi a sorpresa. Dovrebbero attraversare centinaia di chilometri di territorio nemico, dopotutto”
“Quindi dovremmo mandare truppe convenzionali o almeno molti maghi minori di supporto”
Annuisce.
“Se davvero la Chiesa è con noi, probabilmente potrebbero mettere insieme un esercito delle Città Sante. Aggiungendo maghi delle altre Città Magiche e magari un buon reparto di ricognitori offerto dai Forti dell'Est o dai Cavalieri di Malta, si potrebbe formare un esercito che non avrebbe problemi a raggiungere Praga. Eccetto che a quel punto sarebbe lento, e avrebbe bisogno di rifornimento. Rifornimento vulnerabile”
Annuisco.
“Dovremmo fare una vera campagna di conquista. Non possiamo fare toccata e fuga”
“Esatto. Sarà una campagna lunga, e potenzalmente sanguinosa. E arrivati a Praga, cosa fate? Potreste distruggere la città. Ma non credo sia una soluzione da prendere anche solo in considerazione. La Corte Vampirica non si arrenderà mai”
Mi guarda negli occhi. Non un accenno di divertimento, ora.
“Non vorrei essere io, quello che deve entrare a Praga per combattere in uno spazio rinchiuso un gruppo di Vampiri che conoscono perfettamente il territorio. Non per tutti i titoli e le ragazze del mondo”

***

{Alvise}
“Masier, serve supporto per una rigenerazione polmonare in sala due. Qui può staccare?”
Controllo le ferite della ragazza. Il Tessuto ustionato è stato rimosso e rigenerato. Avverto ancora una grande quantità di tossine in circolo e una pressione sanguigna pericolosamente bassa, ma nulla di urgente.
Mi rivolgo all'infermiera. Deve avere il doppio dei mie anni e il triplo della mia competenza, ma le manca il Talismano del Sangue, ha solo lo stemma del leone, in bronzo, degli Incantatori.
“Signora Righi, rimane da ripulire il sistema circolatorio e fare una trasfusione. Posso andare?”, chiedo.
Lei annuisce, iniziando a tracciare simboli in aria.
“Prego, dottore. Qui finisco io”
Che in assenza di pazienti svegli, sarebbe stato “levati dai piedi, poppante”.
In ospedale non si corre, se non si riceve un messaggio telepatico. Mi limito a camminare velocemente verso la sala due. Rigenerazione polmonare. Ne ho fatte solo un paio. Se non altro, non ci sono un miliardo di nervi da ricollegare correttamente.
Corro in sala due. Odore di sangue, disinfettanti e paura. Un chirurgo con un talismano d'oro ha una mano nel torace del paziente, attraversa pelle e ossa come fossero acqua. I simboli magici sul lettino avvampano tutto a torno, linee di potere magico vanno ad accendere le spie diagnostiche sulla testiera. Il paziente è un signore di mezza età, le mani callose di un contadino.
“Masiero, veda di tenere su il sistema circolatorio mentre lavoro. Qualche idiota ha sbagliato a riparare un danno polmonare, devo rimuovere parte del polmone sinistro e rigenerarla subito dopo. Lei tenga irrorato il cervello, in qualche modo, e tenga bassa la pressione da quelle parti”
Poggio una mano sul petto dell'uomo. Diagnosi. Adato l'incantesimo con alcune parole, per vedere meglio il sistema circolatorio. Vene e arterie e capillari appaiono alla mia vista come una mappa, il corpo che li contiene soltanto una sagome spettrale. Il cuore pulsante chiaro e nitido come se ce l'avessi davanti. Alcune vene sono pericolosamente vicine all'occlusione. Un po' troppa passione per la soppressa. Finita la parte rischiosa dell'operazione, sarà opportuno ripulirle.
Poi arriva il deja-vu, orrendamente intenso, reale. Mi sembra che la luminosità nella stanza si abbassi, l'uomo steso sul lettino diventa un giovane pallido dai capelli scuri. Non c'è più un chirurgo, chino su di lui, ma un uomo vestito di nero, e quello che sta facendo non è giusto, non sta affatto guarendo...
No. Sono in ospedale. Questo è un ricordo, e nel momento peggiore possibile. Chiudo gli occhi un istante, li riapro, e il mondo torna a posto, le pareti sono di nuovo bianche, le finestre che danno sul mare attorno a noi. L'uomo davanti a me è il Dottor Favaro dell'Oro, e sta usando tutto il proprio potere per aiutare una persona.
Come dovrebbe essere.

***

{Silvia}
“Qual è la nostra posizione, quindi?”
Alessandro sorride.
“Nostra di chi? Rappresenti almeno tre fazioni diverse, devo ricordarti”
“E quelle sono solo quelle che ammetto in pubblico. Noi Isolazionisti, comunque. Delle posizioni dei maghi ho sentito parlare anche troppo, per oggi”
Si stringe nelle spalle, guarda giù, verso la città trecento metri sotto di noi. Sembra quasi qualcosa di unito, ordinato, visto dalla Scuola del Vento.
“La nostra posizione? Cavalcare la tempesta, se possibile. O almeno evitare che ci travolga tutti. Cercare di salvare la faccia per le elezioni e magari evitare la fine del mondo nel processo”
“La nostra posizione ufficiale”
“Ah, potevi dirlo subito. La fazione Isolazionista è unita e sicura nel proclamarsi a favore di un intervento militare contro i nemici dell'umanità, è magnanimaente disposta ad accettare la mano tesa di Avignone pur senza dimenticarne le colpe, eccetera eccetera”
“Potremmo evitare la guerra?”
Sembra pensoso. Stanco. È già la risposta che mi serve. Se un pacifista convinto come lui è dubbioso, non c'è speranza.
“Nell'immediato? Forse sì. Ma romperemmo il primo tentativo di collaborazione di Avignone in cinquant'anni. Amsterdam non ne sarebbe proprio deliziata. E rifiutandoci di marciare contro i nemici dell'umanità, i Falchi ci farebbero a pezzi alle elezioni. E la domanda è, a quel punto: saremmo in grado di evitare la Guerra Finale, a quel punto?”
Rabbrividisco.
“Ci siamo davvero così vicini?”
“Se le elezioni fossero domani, avrebbero qualcosa come cinquecentocinquanta voti dalla loro. Non abbastanza, ma quasi. Un altro pazzo come D'Auvergne, e la guerra inizia”
“Se scendiamo in guerra contro Praga, invece?”
“Dimostriamo che si può collaborare con la Chiesa. E che Venezia è perfettamente in grado di affrontare i nemici dell'umanità”
Annuisco. Le sue predizioni sono molto vicine alle mie. Avrei preferito mi contraddicesse.
“Il Savio alla Magia, se possibile, deve rimanere qui. Non vogliamo che possa spacciarla come una propria vittoria” dico. Le parole mi suonano amare. Il Savio alla Magia è un buon generale. Ma è un generale troppo entusiasta.
“Riuscirà almeno a nominare un Falco come comandante della spedizione”
“Questo dobbiamo accettarlo”
Qualche istante di silenzio.
“Perché Praga? Non proclamano una Crociata contro i Mostri da quattrocento anni. Perchè contro Praga?”, chiedo.
“Una Corte Vampirica che prende possesso di una città allo scoperto, in effetti, non si vedeva da parecchio”
“Lo so. Ma detto chiaramente, una Crociata contro Praga è uno spreco. Con la potenza di fuoco che potremmo mettere assieme con un esercito unito delle Città Sante e di quelle Magiche, potremmo ripulire i balcani e colonizzarli. O se vogliono qualcosa di spettacolare, potremmo spianare la Torre Oscura. Riprenderci la Sardegna, o mezzo nord africa, per la miseria”
“Con tutte le difficoltà politiche di mettere assieme una spedizione del genere, un obbiettivo militarmente facile ha i suoi pregi. E poi prima ci occupiamo di Praga, meno sarà difficile”
“Sarà. Ma se il Papa davvero vuole riavvicinarsi a noi, perché non ci ha nemmeno chiesto un'opinione riguardo a dove attaccare?”

***

{Alvise}
Mi massaggio gli occhi. Sono dieci ore che lavoro, e sono sfinito. Ma abbiamo finito col primo soccorso. Un altro carico di rifugiati.
“Ecco. Ancora qualche settimana e sarai come nuovo”, dico al bambino. La madre, dietro di lui, sembra esausta. I loro vestiti sono letteralmente laceri, sono arrivati visibilmente smagriti.
“E poi che ne sarà di noi?”, chiede la madre.
“La Città vi ospiterà, almeno nell'immediato. Poi vi verrà cercata un'abitazione permanente”
Cioè una fattoria ai margini dei nostri territori. O a Catania. Dove i nostri cittadini non hanno nessuna intenzione di stare. Ma molto meglio che fare la fame.
“E ucciderete i mostri?”, chiede il bambino. Deve avere fra i dieci e i dodici anni.
“Certo. Se un mostro si avvicinerà ancora a voi, verrà fatto a pezzi prima che possa muovere un dito”
“No. I Mostri da cui scappiamo. I Vampiri hanno ucciso papà. I loro demoni ci hanno inseguito per tutto il viaggio. È vero che andrete in guerra? È vero che li ucciderete?”
Mi sento gelare. Ovviamente. Rifugiati di Praga. I cittadini poco graditi alle Corti Vampiriche che sono partiti in fretta e furia quando hanno preso il potere.
E non tutti sono arrivati.

***

“Secondo te quanto se la prendono se gli do fuoco? Assicuro a tutti che era un Titano travestito”, propone Dragan.
Siamo sui tetti della Biblioteca Marciana, questa volta. Almeno c'è una ringhiera, questa volta. Sospetto sia una concessione alla mia paura delle altezze. Parecchi altri maghi, la maggioranza più giovani di noi, si godono il sole qui sopra.
“Se non altro, ci risparmieremmo il Concilio. Muoio di noia al solo pensiero”, commento.
Dragan sorride. Stende la schiena sul tetto piatto, chiude gli occhi al Sole tiepido. Le statue sopra il parapetto sembrano guardarlo storto.
“Penso che sarà meno noioso del solito. Muoio dalla voglia di vedere la delegazione di Avignone che incontra quella di Amsterdam”
Un picchetto di marinai veneziani aspettano all'attracco la barca di Avignone, in avvicinamento. Il buon gusto è quello tipico della Santa Sede: è nera e lucida, con un gigantesco stemma del papato su ciascuna fiancata e sul tetto, i finestrini rifiniti in oro, e un modesto telo in broccato rosso e oro a coprire la prua.
Ne scendono due Guardie Svizzere, vestiti da pagliacci e fucili semiautomatici di precisione. Tre cardinali scendono subito dopo, ampi abiti di porpora, cappelli a tesa talmente larga da sembrare ombrelli, dozzine di nappe che scendono dai lati.
“Ed egli disse: colui che indosserà il cappello più ridicolo siederà al mio fianco nel Regno dei Cieli”, commenta Dragan, in tono solenne.
“Secondo me in realtà sono tutti vampiri. Voglio dire, il Duca di Firenze aveva un cono d'ombra più discreto”
“Magari fossero vampiri. Sento la loro magia da qui”
Mi concentro per un istante, e ha ragione. A Venezia, non è facile percepire aure magiche a distanza. Il potere delle torri, dei maghi, dei sistemi stessi della città, è come un bagliore diffuso, accecante per la Percezione.
Ma gli abiti dei Cardinali sono ancora più cospicui ai sensi magici che alla vista.
“Cazzo. Uno dei tre ha difese magiche migliori delle mie”
“E scommetto che sarebbe un Mago dell'Oro”, aggiunge Dragan. Ha la bocca serrata in una linea, ora, per un istante temo che sputi davvero verso gli Ambasciatori Vaticani.
“Cerchiamo di dargli un minimo di fiducia. Magari davvero vogliono la pace”
Dragan mi guarda. Ora non c'è un accenno di divertimento, in lui. La sua voce non mi piace. Non è uno che rimanga a lungo aggrappato alla rabbia, di solito, ma ora gronda veleno.
“Sarò disposto a credere che siano in buona fede quando mi porteranno la testa di Londino. Fino ad allora, posso anche collaborare con loro. Ma darò per sconato che stiano aspettando l'occasione migliore per accoltellarmi alla schiena”

***

“Su, ragazzi. Cercate di sembrare un minimo impressionanti. Meno spalle curve e più aspetto da guerriero leggendario, Dragan” commenta Silvia, piazzandosi davanti a noi due.
Dragan sorride, alza gli occhi al cielo.
Mi sento ridicolo nell'alta uniforme. Ma se non altro, sono abbastanza certo che con Silvia davanti e Dragan vicino, non c'è pericolo che l'attenzione di qualcuno si fissi su di me.
Due dozzine di squadre di maghi dell'Argento sono riunite in Piazza San Marco, le alte uniformi un arcobaleno di colori. Non ho mai capito perché i maghi delle Fiamme debbano indossare quelle rosse e noi quelle marroni.
“Chi credete che abbia mandato Amsterdam?”, chiedo.
“Se l'ambasciatore è un moderato, proporranno di partire immediatamente in guerra contro Praga e poi valutare se proseguire verso Avignone. Se è del Partito di Ferro, proporrà di partire immediatamente contro Avignone e concluso l'intervento cercherà di decapitare l'ambasciatore della Santa Sede. L'unica cosa buona di Amsterdam è la prevedibilità”, commenta Silvia.
Tre Senatori col mantello rosso – la Santa Sede non è l'unica a cui piacciono i costumi, pare – aspettano al molo mentre il traghetto si avvicina. L'accoglienza è sicuramente più calda di quella riservata agli altri ambasciatori. Le delegazioni di Lione, Amsterdam e Genova sono a bordo, del resto.
Possiamo fidarci almeno di loro? Delle altre Città Magiche? Niente è più così ovvio, dopo Tolosa. Le tensioni con Lione sono alte, in particolare.
Il traghetto accosta. Il primo a scendere è un anziano mago dell'Oro, sorridente, che riconosco vagamente come ambasciatore di Lione.
“Delacroix. Poteva andare peggio. Non è contro di noi, se non altro”, commenta Silvia, sollevata.
Non riconosco il giovane ambasciatore, senza talismano, di Genova. Lo accompagnano due maghi del Rame con talismani delle Fiamme.
Gli ambasciatori Veneziani si inchinano ai delegati stranieri, iniziano un fitto sbarramento di salamelecchi.
“Chi... oh, cazzo”, dice Silvia.
Gli ultimi due delegati sono scesi dal traghetto. All'inizio il primo mi sembra un vecchio. Ma no, è un giovane, sembra avere qualche anno meno di me, se non per i capelli completamente bianchi. Gli manca il braccio destro, e ha l'espressione di chi abbia appena mangiato un limone spremuto. Indossa una divisa militare grigia leggemente consunta, che non potrebbe passare per un'alta uniforme da nessuna distanza.
Quello dietro di lui è sulla trentina, con capelli biondo scuro tagliati corti, una benda sull'occhio, e un sorriso amabile.
Li riconosco entrambi. Tutto il mondo li riconosce, probabilmente. Dragan ha gli occhi sgranati, sembra trattenersi dal fare un saluto militare.
“Il Borgomastro. E il Grande Mago Maximillan. Ok, se le trattative diplomatiche riusciranno a iniziare prima che sia sparso sangue sarà un miracolo”, commenta Silvia.

End Notes:
Se, comprensibilmente, non vi ricordate chi siano i due maghi della delegazione di Amsterdam, Maximillian era il (al tempo) giovane mago che ha ucciso l'Imperatore del Sangue, il Borgomastro di Amsterdam a suo tempo era il comandante della Crociata contro l'Impero del Sangue, e attualmente è il mago più potente del mondo.
Demoni by Selerian
Author's Notes:
A voi il POV alternativo di questa storia, che avrà una manciata di capitoli da qua a fine libro. Fatemi sapere cosa ve ne pare!

Demoni

Alcuni miei concittadini sono scappati quando i Vampiri hanno preso il potere. Molti altri si lamentano, sempre guardandosi prima alle spalle, o fanno scongiuri.
Non li capisco. Perché si preoccupano tanto di chi siede sul trono di Praga? Dubito che per noi cambi qualcosa. I potenti sono convinti che le sorti del mondo dipenda da chi possiede quali territori. Ma qui nelle campagne, i signori sono solo nomi pronunciati nelle osterie, i confini sono solo linee su una mappa di cui non importa a nessuno.
Cosa cambierà, per noi? Niente, continueremo a lavorare e mangiare e sperare. Anzi, a dirla tutta, la Corte di Praga mi sembra meno oppressiva di molti governi precedenti.

Veronika Wernish, figlia di locandiere Ceca.

“Veronika, vai a occuparti dei signori! E sorridi in abbondanza, che qui ne esce una mancia niente male”, dice mio padre, facendo l'occhiolino.
“Non posso andare anche io? Sono molto più carina” dice Radmila.
“Sì, ma tu sai anche cucinare, tesoro. Se lasci fare a Veronika li avvelena tutti”, risponde papà.
Faccio una linguaccia mentre torno nella sala comune.
Facile capire chi intenda papà con i signori. Assieme ai soliti ubriaconi, viaggiatori sfiniti e soldati infangati, ci sono mezza dozzina di uomini in abiti eleganti, perfettamente puliti. È chiaro che hanno viaggiato in carrozza.
Mi avvicino, sfoggio il mio sorriso più abbagliante. I sei uomini indossano completi scuri con giacche di velluto, sono puliti e hanno i denti bianchi, ma qualcosa mi dice che non sono nobili, né uomini d'affari. La loro postura è rigida, un paio hanno muscoli degni dei soldati al tavolo vicino.
Impiego un altro istante per notare che portano tutti spade al fianco. Spade, non pistole. Chi sono?
“I signori desiderano?”
“Potremmo avere una zuppa e del vino, per favore? Vorremmo anche sapere se avete stanze libere”
Cerco di imitare il modo elegante e senza accento con cui ha parlato l'uomo.
“Naturalmente, signore. Abbiamo solo cinque stanze però, spero che condividerle non sia un problema”
Mi guarda, sembra divertito. “No, non sarà un problema. Prendiamo le cinque stanze”
“Dieci corone per le stanze, due per la cena, signori”
Lo dico nel tono più gentile possibile. Cerco di non sbavare al pensiero delle cinquanta corone guadagnate in una notte.
L'uomo sorride, annuisce, tira fuori un borsello. È letteralmente pieno di monete d'oro. Sgrano gli occhi. No, non guardare, stupida!
I sei ridono alla mia espressione. Mi sento arrossire, mio malgrado. Quello con il borsello estrae quattro monete, poi una quinta a parte.
“Queste per la locanda. E questa per te, giovane signora”, conclude con un inchino affettato.
Quattro ducati. Ottantaquattro corone. In largo eccesso rispetto al prezzo che ho detto, e un quinto solo per me!
Mi inchino, mi trattengo dall'arraffare le monete appena le vedo.
“La ringrazio, signore. Il Signore benedica i suoi passi!”
Lui scoppia a ridere.
“Oh, ne dubito. Ne dubito fortemente”
Rovescia le monete sulla mia mano. Le sue dita sono gelide.
Mi pietrifico. Lo guardo.
E a posteriori sì, è ovvio. La carnagione pallida, i denti appena un po' sporgenti. E chi altro, di questi tempi, combatte escludivamente con una spada?
Il vampiro sorride, e questa volta mostra un po' di denti in più.
Mi ritiro verso la cucina, cercando di non correre.

***

“Papà! Sono dei vampiri!”
Mio padre mi guarda da sotto gli occhiali. Non smette di tagliare le carote. Sorride. Radmila e Kazimir, al suo fianco, sgranano gli occhi. Il mio fratellino smette di pelare patare, si avvicina a papà.
“Immagino che dovremo farci l'abitudine”
“Hanno pagato con cinque ducati! Vogliono stare qui la notte!”
“La notte? Questo mi sorprende già di più, devo dire” commenta papà, divertito.
“Dei vampiri qui dentro?”
Lui si stringe nelle spalle.
“Ti assicuro che la maggior parte di loro non sono peggio della maggior parte di noi. Non dare troppo peso ai racconti di Benedikt. Sì, l'Impero del Sangue è stato quel che è stato, ma è morto da quattrocento anni. Non dovete aver paura di loro”
“Ma berranno il nostro sangue!” mugola Kazimir.
Papà ride, prende in braccio il bambino.
“Con te non fanno nemmeno uno spuntino, Kaz. Preferiscono prede più cresciute”, dice, pizzicando un braccio a Radmila. La ragazza squittisce.
Papà ride ancora, mette a terra Kazimir.
“Davvero, bambini, non dovete avere paura. Non dovete credere a tutto quel che vi dice la gente. I nostri Vampiri bevono solo il sangue di umani consenzienti, e pagano bene. Da quanto hanno le mani bucate questi, a dirla tutta, penso potrei offrirgli un po' del mio” dice.
“Papà!”
“Scherzavo, tesoro, scherzavo. Almeno finché non sento che tariffe offrono. Comunque non dovete avere paura di loro. Veronika, mettiamo due di quei Ducati nel salvadanaio per la tua università, ok? E voi due piccoli rimanete con me, preferirei non vedervi squittire di paura davanti agli ospiti”

***

Toc. Qualcosa che batte contro la finestra della mia stanza. Piove?
Toc. No, sono colpi singoli, distaccati.
Apro un occhio. I simboli sacri attorno alla porta e alle finestre brillano debolmente di bianco, rassicuranti. Mi avvicino alla finestra, fuori la Luna rischiara il cortile dietro la Locanda.
Toc. Sobbalzo, un sassolino è rimbalzato contro il vetro. Largamento troppo piccolo per romperlo, non credo sia un attacco.
Impiego un istante a identificarne la fonte.
Sotto, appena oltre la recinzione della casa, c'è un ragazzo. Capelli scuri su cui si riflette la Luna quasi piena, sorriso a trentadue denti, sassolino in mano.
Sorrido, il cuore che mi accelera i battiti. Samuel. Il solito scemo. Non poteva avvertirmi in anticipo? E poi credevo lavorasse domani. Vuole prenderle di nuovo dal mugnaio?
Bè, io domani mattina posso dormire un po' di più, dovevo solo rammendare i vestiti, può aspettare.
Mi rivesto e infilo in fretta e furia un paio di scarpe, cercando di fare meno rumore possibile. La notte è fresca, profuma di rugiada, la Luna rende belli e magici perfino i tetti delle case e i campi stentati del nostro paese. Samuel sembra splendere d'argento.
Mano sulla grondaia, piede sul davanzale, mano contro la sporgenza del camino, un salto e sono a terra. Guardo ansiosa verso la stanza di papà, ma la luce rimane spenta. Non che lui abbia niente contro Samuel, ma è fissato con lo stare in casa la notte.
Sorrido, mi giro verso Samuel e faccio una linguaccia.
Il sorriso del ragazzo si allarga, mi fa il gesto di raggiungerlo.
Qualche passo di corsa, salto la recinzione. Mi trovo davanti a lui.
“Samuel, sei scemo? Potevi avvertirmi almeno! Ma sapessi cosa ho da raccontarti”
Posso già immaginarlo che sgrana gli occhi alla parola Vampiri, e poi cerca di inventarsi qualche spacconata per sembrare un duro. Ma con il briciolo di autoironia che manca alla maggior parte dei ragazzi del quartiere.
Mi avvicino, faccio per abbracciarlo. Lui indietreggia, mi fa segno di aspettare.
“Vieni con me”, dice.
Per una volta in vita sua, parla con calma, in tono dolce. Stai a vedere che Sam ha un lato romantico? Probabilmente ha chiesto ripetizioni.
Sorride, ed è il suo consueto sorriso entusiasta, senza preoccupazioni, che mi da dimenticare il resto del mondo. Mi sembra di sentire una scarica elettrica attraverso tutto il corpo.
Mi fa segno di seguirlo, e inizia a correre verso il bosco, il passo elastico e pieno di energie, la sua risata che gli echeggia dietro.
Lo seguo, ridendo a mia volta. La serata è fantastica, la Luna getta luce abbondante, la stanchezza è svanita, mi sento bene come poche altre volte in vita mia.
Corriamo lungo il viale che costeggia i campi. Corriamo oltre le due botteghe e il panificio e la casa del vecchio Benedict. Corriamo di fianco a un campo di granturco, le piante che mi arrivano all'altezza della vita.
Un ultimo prato, e poi il bosco.
Samuel continua a correre, supera i paletti con i Simboli Sacri.
Io mi fermo. Dopo qualche istante lui si volta verso di me, inclina la testa.
“Sam, sei scemo? Non possiamo andare oltre!”
Lui ride ancora. “Stai tranquilla. C'è un posto bellissimo. E non è molto oltre”
La sua voce è dolce come non è mai stata. Mi tende una mano, appena oltre il cerchio invisibile dei paletti.
Esito un solo istante. Oh, avanti, non sono più una bambina. Solo qualche minuto.
Raggiungo Samuel, lo abbraccio. Devo abbassarmi un po' per baciarlo – per essere il Principe Azzurro delle fiabe dovrebbe essere giusto un filo più alto, in effetti. Deve essersi lavato appena prima di venire qui, per una volta odora di qualcosa simile alla rugiada anziché di sudore e farina.
Mi bacia, e so che tutto andrà bene, che con lui sono al sicuro. Vorrei che durasse per sempre, non credo mi abbia mai dato un bacio così meraviglioso. Ha preso ripetizioni anche sulla tecnica?
Mi molla, sorride, e mi fa cenno di seguirlo.
Non ho più dubbi. Lo seguo, attraverso il prato e nel bosco. Non ci sono mai entrata di notte, la luce della Luna gioca fra le foglie e i rami, disegna pozze di luce a terra. Il corpo di Samuel sembra quasi luminoso.
Corriamo per un minuto, forse due, inizio ad avere il fiatone, ma mi sento al sicuro come mai prima. Raggiungiamo una radura, un cerchio quasi perfetto di erba e fiori in mezzo al bosco.
Sotto la luce della luna, mi pare il posto più meraviglioso che abbia mai visto.
Samuel fa l'occhiolino, inizia a spogliarsi. Per un istante mi viene da ridere, lui che di norma è così cauto e contenuto. Ma c'è qualcosa di magico in questa notte, e lo capisco.
Inizio anche io a togliermi i vestiti, disfo con dita impacciate i bottoni della camicia, me la tolgo.
Non ho ancora finito, quando lui mi abbraccia. Giurerei che i suoi occhi siano luminosi. Aspetta...
Mi bacia, e non ha più importanza. Non sono mai stata così bene. Le sue braccia attorno ai miei fianchi, sento come mille piccole scosse elettriche dove mi sfiora. Sorrido, inizia a prendermi un piacevole torpore, non voglio nemmeno fare sesso, voglio solo stare abbracciata a lui per sempre...
“Lontano da lei, demone!”, grida una voce. Una grossa, massiccia ombra si getta Samuel, stivali pesanti sul terreno, spada sguainata.
Cosa succede? Ma non importa, sto così bene, Sam mi proteggerà.
Il ragazzo si stacca da me, e soffia.
La mia visione inizia a schiarirsi. Cosa caspita sta succedendo?
Inizia a tirare il vento, sulla radura. Un vento che odora di neve, neve che non cade da più di un mese.
Samuel è in piedi a un lato della radura, e qualcosa non va in lui. Che succede? Perché non torna da me?
I suoi occhi sono color argento, luminosi, la sue pelle splende come la Luna. I suoi capelli sono di neve intrecciata.
È bellissimo.
E non è Samuel.
Il pensiero impiega ancora qualche secondo prima di fare breccia nella mia mente.
Lo shock disperde definitivamente l'effetto dell'incantesimo. Mi rendo conto, mi rendo davvero conto che sono uscita dal villaggio di notte, sono entrata in una foresta, seguendo qualcosa che assomigliava al mio ragazzo. Esattamente come la bambina stupida dei racconti di Benedict.
Bè, non il momento di piangersi addosso. Guardo l'uomo giunto in mio soccorso. Indossa un lungo cappotto nero, ha una spada in mano, e fronteggia il non-Samuel a pochi metri di distanza.
Mi reinfilo la camicia in tutta fretta, scatto in piedi. Cerco qualcosa da sollevare, da usare come arma. Già ho seguito il demone come nelle stupide fiabe. Non ho intenzione di fare la principessa impaurita, almeno.
L'uomo scatta contro il demone. Questi fluttua in aria, un vento ora fortissimo che lo avvolge, ride, la sua risata è ancora quella argentina, dolce, che mi ha condotta fin qui. Come ho fatto ha scambiarla per quella di Sam? Lui ride sempre in modo sguaiato, in genere rischiando di soffocare.
L'uomo salta, talmente veloce che riesco a malapena a distinguerlo. La sua spada descrive un arco, il riflesso della Luna lo rende visibile per un attimo.
Il demone stride, un suono orribile e fortissimo, ora, come diecimila gessi strisciati contro lavagne. Mi tappo le orecchie con le mani, cado in ginocchio.
Fiocchi di neve sgorgano dal torace squarciato della creatura. Questa si getta sull'uomo con la spada, ma lui si sposta, ancora assurdamente veloce, la raggiunge alle spalle, la decapita con un solo fendente.
Grido ancora mentre la testa di quello che non è Samuel rotola davanti a me. Secondo dopo secondo perde l'aspetto umano, diventa sempre più bianco e informe. Presto è solo un mucchietto di neve informe, che si scioglie rapidamente sull'erba.
L'uomo rinfodera la spada, mi si avvicina a passi lenti. Sorride, mi guarda come si farebbe con un animale spaventato.
Lo riconosco, finalmente. È uno dei Vampiri.
“Non devi avere paura, bambina. Sei al sicuro, ora. Sei al sicuro”
Respiro a fondo. Non sono una bambina. E già mi sono fatta salvare dal principe azzurro quando il demone cattivo mi ha tratta in inganno. Non ho intenzione di farmi riportare in lacrime al villaggio.
Aspetto ancora un istante, quando sono ragionevolmente certa che la voce mi uscirà diversa da un miagolio, parlo.
“Vi ringrazio di cuore, signore. Vi devo molto. Sono stata una stupida a seguire il demone fino a qui. Non... non pensavo che potessero entrare nel villaggio. Ma avrei dovuto capirlo. Non uscire dai confini”
Il Vampiro sorride.
“Era un demone Vila. Fin troppo bravo ad attirare le proprie vittime. E abbastanza potente da superare le vostre difese perimetrali”
Sembra pensoso.
“Non hai mai incontrato un Vila, vero?”
“No. Forse me ne hanno parlato, ma credevo che... che non fossero un problema da queste parti”
Mi tremano le mani, ora. Come se il mio corpo, ancora più stupido di me, realizzasse solo ora l'entità del pericolo.
“Scusi se lo chiedo, ma come mi ha trovato?”
Per un istante non mi risponde, poi torna bruscamente a guardarmi, come se avessi interrotto il flusso dei suoi pensieri.
“Trovato? Oh, piuttosto semplice. Cercavo appunto mostri di quel genere. Per ragioni che non conosco, le campagne se ne sono riempite, tra qui e Praga. E io posso sentirne le tracce. Per fortuna sono passato sul sentiero che avevate attraversato”
Sorride.
“Avanti, finisci di rivestirti e vieni con me. Non c'è bisogno che tuo padre sappia nulla di questa storia. Ma domani dovrò avvertire il paese del demone, anche senza menzionare te. È possibile che ne arrivino altri”
Annuisco. Mi riabbottono la camicia, ordinando alle mani tremanti di obbedirmi. Per un po' seguo il Vampiro in silenzio attraverso il bosco.
“Senta... a volte la gente dice brutte cose sui Vampiri. Non dovrebbero. La ringrazio. Lei mi ha salvato la vita. Non voglio mai più sentire nessuno parlare male di voi”
Sorride, e non si volta.
“Dire che siamo buoni, o che non lo siamo, è come dire che lo siano tutti gli umani. Siamo diversi fra di noi quanto tutte le persone del mondo. E abbiamo tentazioni in più, rispetto a voi. Non ti farei un buon servizio, dicendoti di fidarti di tutti i Vampiri che incontri”
Si ferma un istante, si gira verso di me e sorride.
“Ma io credo che possiamo coesistere, in qualche modo. Io e i miei compagni stiamo andando a Praga a spiegare questo. La via di Firenze, la chiamano... ma non voglio annoiarti con la politica. Ricordati di me, per favore. Se dovesse essere importante, se mai dovessi scegliere, ricordati che ci sono io, e molti come me. Magari basterà a fare la differenza, un giorno”

End Notes:
Spero che la ragazza non ci faccia troppo la figura dell'idiota. A sua difesa, di norma dalle sue parti quel tipo di demone non esiste, quindi non si aspettano mutaforma. E di norma le difese del villaggio sono sufficienti a tenere fuori i demoni.
Concilio by Selerian
Author's Notes:
Ok, un lungo capitolo di pallossisime discussioni diplomatiche xD. Ma questo lo archivio sotto "male necessario". ANcora un po' e si può partire sul serio!
Buona lettura :P

Concilio

Non credo di capire cosa succede in questo mondo.
I Papi ci hanno sempre detto che i maghi sono il male assoluto. Ora questo nuovo papa arriva all'improvviso, e ci dice di no, che dobbiamo avere comprensione per loro, che i veri nemici sono i Mostri.
A me hanno sempre insegnato che i maghi sono la causa dei Mostri. Io non sono un Dottore e tanto meno un cardinale. Io prego, e fino ad oggi Dio mi ha protetto.
Ma dicono che a nord c'è un Santo che denuncia la corruzione della Chiesa, e che il Papa si sta alleando col diavolo in questa Crociata contro Praga.
Vedremo come va a finire. Se davvero ha il supporto di Dio, Lui lo aiuterà.

Quentin Renaud, contadino di Avignone.

Non credo di avere mai visto la Sala del Maggior Consiglio così gremita.
Quasi tutti i millesettecento seggi dei Consiglieri sono occupati. Ma sono una minima parte dei presenti. Almeno altri duemila cittadini veneziani hanno ricevuto l'invito a presenziare, e sono per la maggior parte qui, pigiati gli uni contro gli altri nella grande sala.
Fra le divise multicolore dei maghi, gli abiti costosi e appariscenti dei nobili e quelli scuri degli Industriali, il pubblico veneziano non potrebbe essere più variegato.
Anche così, le delegazioni straniere spiccano facilmente, la maggior parte ai posti d'onore nelle prime file.
I Cardinali non passerebbero inosservati nemmeno in mezzo al Carnevale più sfrenato. L'Ambasciatore di Lione e il suo seguito indossano identici, ridicoli manelli rossi e azzurri col leone stampigliato sopra. Quello di Venezia è più figo.
Le altre Città Magiche hanno dodici grandi scranni riservati, appena prima dei posti del Senato.
È difficile non notare i due che sono vuoti.
Napoli, che non ha inviato diplomatici, e non sarebbero stati graditi. E Tolosa, il posto vuoto che sembra gigantesco nella mente di tutti.
Il Borgomastro siede alla postazione di Amsterdam, le mani con guanti bianchi poggiate su un bastone da passeggio, sorriso cortese sul volto, il perfetto gentiluomo del secolo scorso. Maximillian siede assieme ai Tredici, nei posti dei Grandi Maghi.
Riconosco alcuni dei rappresentanti fra le prime file. L'uomo con la bombetta è l'Ambasciatore di Albione, quello con un pesante cappotto dal collo di pelliccia, del tutto incongruo per il clima, deve essere il rappresentante dei Forti dell'Est. L'Ambasciatrice dei Cavalieri di San Giorgio indossa gli abiti bianchi del proprio Ordine, e poi si susseguono una serie di inviati dagli abiti strani di innumerevoli potenze che non so riconoscere. Distinguo solo il Duca di Firenze – solo per lui, le finestre sono state chiuse e la stanza illuminata di intensa luce magica, ma non solare – e, con una certa sorpresa, l'ometto basso e tondeggiante, con un monocolo d'oro, che riconosco come il Presidente della Compagnia Ferroviaria.
“Ci sono proprio cani e porci”, commento, divertito.
“Il che vuol dire che dovremo discutere una settimana solo per decidere l'ordine del giorno”, commenta Silvia. Ha occhiaie visibili, pare preoccupata.
“Con un po' di fortuna saranno tutti troppo terrorizzati di spazientire la delegazione di Amsterdam per tirarla lunga”
“So che adori il Borgomastro, ma lui e Maximillian complicheranno la vicenda a non finire”, commenta Silvia.
“Signori, signore, silenzio, prego!”, invita una voce amplificata magicamente, dallo scranno dell'oratore. È l'anziano, rinsecchito Savio alla Cerimonia, sembra uno spaventapasseri nella veste rossa e oro.
Batte alcune volte un martello di legno sul tavolo, fino a che le voci si affievoliscono in tutta la sala.
“Oggi, in data cinque Aprile duemilaundici, i rappresentanti delle grandi potenze d'Europa sono riuniti nel Concilio di Venezia. Siamo lieti di accogliervi qui, perché possiamo tutti assieme, in saggezza e armonia, decidere un'adeguata reazione alla presa del potere da parte della Corte Vampirica di Praga”
Si inchina leggermente.
“Benvenuti a tutti voi nella Serenissima Repubblica di Venezia. San Marco ci protegga e ci guidi”
Sorrido. Ormai da cento anni nei nostri riti ufficiali non viene più menzionata alcuna religione. Ma nessuno ha il coraggio di togliere le invocazioni al patrono della città.
“Nella mia autorità di Savio alla Cerimonia, nel nome della Repubblica, del Doge e del Maggior Consiglio, dichiaro aperto il Concilio di Venezia”

***

Una ragazza accompagna il vecchio Doge Ziani verso il podio dell'oratore. Impiego un istante a riconoscerla. È la Grande Maga Pavan della Luce. Diversi dei maghi mormorano. Nemmeno per il Doge è un accompagnatore normale.
“Cazzo, è diventato ancora più vecchio”, commenta Dragan, chiaramente stupito.
“Perché, pensavi si fermassero?”
“Magari passati i novanta fanno il giro completo”
Ho sempre visto Ziani come un vecchio. Ma un vecchio forte e sicuro, di solito. Per la prima volta, è chiaramente gobbo, mentre prende posto come oratore. Per un istante, il Doge di Venezia, ricca veste in rosso e oro e cappello ridicolo o no, pare soltanto un vecchio stanco.
L'istante svanisce, Ziani si drizza, posa le mani sul podio, e la sua voce è forte come sempre, la voce dell'uomo che ha guidato Venezia per più di cinquant'anni, che l'ha resa la città più potente del mondo.
“Benvenuti tutti. Mi fa piacere vedere che in così tanti vi siete dimostrati disponibili a venire qui, mettendo da parte le divisioni fra le nostre città e fazioni. Questa è una grande occasione di dimostrare che la civiltà europea è in grado di collaborare, e di presentare un fronte unito davanti a una minaccia”
“Ricorderete tutti fin troppo bene che il Quattordici di Dicembre la Signora dei Vampiri Nezwal e la sua Corte si sono ufficialmente proclamati Signori di Praga e della Boemia. Nel corso di Gennaio, un colpo di stato e una serie di omicidi mirati hanno posto sotto il loro controllo anche Brno e buona parte della Moravia”
Fa una pausa, guarda da una parte all'altra dell'enorme sala.
“Sebbene la Corte di Praga abbia formalmente riconosciuto le potenze umane circostanti, i nostri agenti riportano tentativi di infiltrazione militare, politica e industriale da parte loro in tutte le principali città fra Budapest e Amburgo. È palese che questo nuovo stato ha mire espansioniste e non ha la minima intenzione di tenere buoni rapporti con le potenze umane sul lungo termine. Siamo qui riuniti per decidere come affrontare questa minaccia”
“Prima di aprire il dibattito, diamo la parola a Maga Madarasz, in rappresentanza della Città Magica di Budapest”
Una donna si alza dagli scranni riservati alle Città Magiche, cammina verso il podio. È alta, coi capelli biondi e un tailleur grigio, e un'espressione gelida. Penserei diriga una banca, non fosse per il talismano di rame con una molla in tensione che porta sul petto.
“Buonasera a tutti”
L'accento mi ricorda Dragan, i primi anni in cui era qui. Probabilmente lui sosterrebbe che non c'entra assolutamente niente, che la differenza è profonda e inconfondibile, ma l'effetto per me è sempre che parlino con dei pezzi di vetro in bocca.
“E' importante che comprendiate il grande livello di pericolosità della Corte Vampirica di Praga, e soprattutto la loro totale inaffidabilità diplomatica. Da quanto sono saliti al potere, hanno stretto accordi di non aggressione e riconoscimento reciproco con pressoché tutte le città circostanti”
Un istante di pausa. Il silenzio è totale, ora.
“Poi hanno tentato di rovesciarle tutte, senza eccezione. Hanno eliminato sistematicamente politici a loro ostili, spariti nella notte senza lasciare traccia. Dove erano più forti, i dissidenti sono spesso stati ritrovati giorni dopo, senza una goccia di sangue in corpo. Hanno preso il controllo di diverse industrie locali con minacce e ricatti. Perfino a Budapest abbiamo scoperto due gruppi congiurati intenzionati a rovesciare i Maghi”
Dice l'ultima frase con evidente disprezzo. E davvero una corte vampirica deve essere sfrenatamente ottimista, per tentare di rovesciare militarmente una Città Magica.
“Una sola linea d'azione è possibile, l'intervento militare. Praga è ancora militarmente debole, ma sta reclutando massicciamente nelle campagne, e investendo in fortificazioni. È necessario colpire con grande forza, nel tempo minore che è possibile”
La donna si inchina leggermente, torna al proprio posto fra applausi sparpagliati.
“Ok, un voto per la guerra. Dai che ce la facciamo”, commenta Dragan, allegro.
Silvia leva gli occhi al cielo.
“La soluzione diplomatica non ti attira molto, ne deduco?”
“Anche tu intendi votare per la risoluzione militare”
“Sì, ma almeno non gongolo al pensiero”
“Tu voti, io gongolo. Perfetta divisione dei ruoli”, risponde Dragan.
“La parola al Grande Mago... Maximillian, della Città Magica di Amsterdam”, dice il Savio Cerimoniere. Esita leggermente prima di dire Maximillian.
“Ma non ce l'ha un cognome?” chiede Dragan.
“No. E non se n'è mai scelto uno”, risponde Silvia.
“Come cazzo...?”
Silvia lo zittisce con un gesto, mentre Maximillian si alza in piedi. Sorride leggermente, ora. Con l'aspetto giovanile, i capelli bianchi e il braccio mancante, è un po' più che leggermente inquietante.
“Saluti a tutti. Vogliamo eliminare la Corte di Praga? Una guerra mi sembra inefficiente e costosa. Un piccolo gruppo di Grandi Maghi potrebbe raggiungere Praga entro un paio di giorni, eliminare ogni singolo membro della Corte, e consegnare la città alle autorità civili. Mi offro volontario”
Un secondo di silenzio esterrefatto dopo le sue parole.
Centinaia di persone iniziano a gridare tutte assieme, parecchi si alzano in piedi. Dragan scoppia a ridere, inizia ad applaudire, e non è l'unico.
Guardo i Grandi Maghi. Loredan delle Fiamme ride a crepapelle – non so se ho mai visto un Grande scoppiare a ridere, prima. Lorenzin dell'Acqua si è alzato in piedi, furioso. Il Maestro del Sangue pare divertito.
“Silenzio! Silenzio!”, ripete più volte il Savio Cerimoniere. Deve proseguire quasi un minuto prima che la Sala si plachi. Quasi metà dei presenti hanno la mano alzata.
“Andiamo con ordine. La parola a Lord Ziani, Doge della Repubblica di Venezia”
L'anziano Doge si rivolge ai nostri Grandi Maghi.
“Prima di discutere oltre la proposta del rappresentante di Amsterdam, vorrei un parere sulla sua fattibilità da parte del Consiglio dei Dieci. Maestro Lorenzin dell'Acqua, Maestra Loredan delle Fiamme, posso chiedere le vostre opinioni?”
Il Maestro dell'Acqua si alza di nuovo in piedi, si inchina verso il Doge e va alla postazione dell'oratore. Appare come un uomo imponente sulla quarantina, capelli neri ricci, e una lunga veste blu.
“Fuori discussione, Lord Ziani. Praga è lontana da qualunque possibilità di supporto. I Grandi Maghi sono potenti, ma non invincibili, rischiarli in un territorio in cui non disponiamo di alcuna risorsa è un pericolo inaccettabile. Inoltre mi permetta di prevedere le obiezioni di buona parte dei presenti a usare i Grandi Maghi per rovesciare un governo. È militarmente dubbio, e politicamente suicida”
Di nuovo brusio di voci, ma si placano quando Loredan raggiunge il podio dell'oratore. La Maestra delle Fiamme è una donna minuta, i capelli neri raccolti dietro la testa, abito lungo alla moda di duecento anni fa.
“Considerazioni politiche a parte, io giudico la proposta degna di nota. Dovremmo studiare in dettaglio le informazioni a nostra disposizione sulla Corte di Praga, ma dubito siano preparati a un attacco di questo tipo. Decapitare la Corte potrebbe risparmiarci una guerra sanguinosa, e certamente scoraggerebbe altre Corti Vampiriche dal fare la stessa cosa”
Si ferma un istante, prima di continuare.
“Tuttavia, l'operazione non è priva di rischi. La Corte di Praga, dobbiamo considerare, ha certamente tenuto conto della possibilità di un intervento militare congiunto, quando ha deciso di puntare su una linea così aggressiva. Il rischio di entrare in una trappola esiste. Una spedizione militare in piena regola potrebbe disporre di rifornimenti, risorse, basi avanzate e tutto ciò che è necessario per disporre di ogni evenienza. Una squadra di Grandi Maghi potrebbe trovarsi in difficoltà impreviste”
Si ferma ancora, come esitando, poi conclude.
“Con tutto questo, ritengo l'idea del tutto degna di nota. Mi offrirei volontaria per il gruppo di intervento”
Ancora confusione nella sala. Questa volta è uno dei Cardinali a ottenere la parola.
“Non credo che possiamo accettare un'idea del genere. Siamo disposti a collaborare con voi, a mettere da parte il passato. Mandare entità inumane a rovesciare copertamente governi nemici non mi sembra il giusto modo di ricambiare questa fiducia”
Maximillian scatta in piedi, per un istante penso davvero aggredirà il Cardinale, e mi chiedo se qualcuno possa impedirglielo. Poi si blocca, si risiede lentamente, rigido.
L'Ambasciatore di Albione si alza, la ridicola bombetta ancora in testa. Parla francese fortemente accentato.
“Sua Maestà non potrebbe dare l'approvazione a un'azione di forza unilaterale delle Città Magiche, tanto meno se portata a termine unicamente da soggetti di discutibile status umano”
Silvia ride.
“Discutibile status umano. Questa mi mancava”
Dozzine di altri ambasciatori alzano la mano, alcuni parlano senza nemmeno aspettare.
“In ogni caso, dubito che la mozione passerà. Almeno se vogliamo mantenere l'illusione di un accordo con le altre nazioni”, fa notare Dragan. Pare deluso. Deve essere l'unico che avesse preso sul serio l'idea.
“Esatto. Ma ci metteranno tutto il giorno a ribadire il concetto. Ringrazia il Grande Mago per avere mandato a puttane il primo giorno di discussione”

***

Turno di notte all'ospedale. Pausa per un caffè, per una volta non ci sono emergenze in corso.
“Eri al Maggior Consiglio oggi?”, chiede Lucia.
Annuisco.
“Sì, per quel che è servito. Ho visto zuffe tra gatti più ordinate e costruttive”
“Arriveranno da qualche parte?”, chiede, mescolandosi il caffè.
Quasi la invidio. Qualunque cosa deliberi il Consiglio, lei la leggerà sul giornale, scuoterà la testa e tornerà al lavoro. Quel che farei anche io, se avessi poteri magici più deboli, se i miei compagni di squadra non fossero risoluti a farsi trascinare in qualunque casino politico e militare su questo continente.
“Alla fine? Probabilmente sì. La guerra con Praga è quasi sicura. Il Concilio deve stabilire sostanzialmente quali saranno le condizioni, quante truppe manderà ciascuna città, e simile”
“Davvero non trovano di meglio da fare che un'altra guerra?”
Torno a guardare il mio caffè.
Capisco anche troppo bene i suoi sentimenti. È facile essere di questo opinione, essendo quelli che cercano di rimettere insieme la gente. Che spesso non ci riescono. Ma è difficile spiegare la situazione a chi non è mai uscito da Venezia. Ci ho messo anni a rendermi conto io stesso che se siamo gli unici in grado di difendere la gente dai mostri, abbiamo il dovere di farlo.
E nella specifica, se davvero possiamo trovare un accordo con la Chiesa, se davvero possiamo evitare la Guerra Finale...
“Tu andrai in guerra, se si partirà?”, chiede.
Lo stomaco mi affonda un po'. Posso immaginare poche cose che ho meno voglia di fare.
Ma ci sono meno di cento maghi del Sangue dell'Argento, in questa città. Esclusi i vecchi, quelli che non possono lasciare i proprio incarichi e quelli completamente privi di addestramento per le operazioni sul campo, non ci saranno più di venti candidati per la missione. E a differenza degli altri, io avrò compagni di squadra fin troppo desiderosi di partire.
“Dipende da quanti maghi deciderà di inviare Venezia. Ma le probabilità sono abbastanza alte”
“Non possono obbligarti”
Non conosce Silvia.
“No. Ma potrei salvare molte persone, in Boemia. Più di quante potrei qui. Se ci sarà bisogno di me, partirò”
Dopotutto, l'ultima volta che ho lasciato Dragan andare da solo da qualche parte, ha attaccato briga con un Titano. E non c'era nemmeno Silvia a dargli corda. Tenere vivi i due fra un loro brillante piano e l'altro è un lavoro a tempo pieno.

***

Passi lungo le scale. Un brivido attraversa i miei sensi magici mentre le difese dell'appartamento riconoscono i miei amici.
Entrano pochi istanti dopo, Dragan sorridente e Silvia furibonda.
Alzo la testa dal divano su cui sono stravaccato.
“Ehi, ragazzi, mi sono perso qualcosa?”
Mi ero ripromesso di partecipare al Concilio almeno nel pomeriggio. Ma dopo la sessione di ieri e il turno di notte all'ospedale, ho deciso che rimanere in pigiama sul divano era largamente preferibile.
Dragan si stringe nelle spalle.
“Non chiederlo a me. Dopo un paio d'ore mi sono stufato e sono andato in spiaggia”
“Non so come farei senza il vostro supporto, ragazzi”, risponde Silvia, veleno che le filtra dalla voce.
“Vi ho preparato un sontuoso spezzatino bruciacchiato per cena, per farmi perdonare”, dico. Con un paio di gesti, attiro sul tavolo la pentola e tre piatti.
“Allora? Che si è detto?”, chiedo.
“Salamelecchi, per la maggior parte. L'inviato dell'Est ha proposto di marciare contro la Torre Oscura anziché contro Praga. A quel punto ciascuno ha cercato di dirottare la Crociata verso la propria guerra preferita. I Vampiri Spagnoli, l'Islanda – sa il cielo come dovremmo fare una guerra contro quello – i Necromanti in Sicilia, le rovine di Roma, Riga... alla fine si è concluso, ovviamente, che l'obbiettivo originale del Concilio verrà mantenuto, ma siamo tutti molto contenti di avere perso un'altra giornata a scannarci”
“Domani vale la pena che mi presenti? Perché non è che in ospedale io sia proprio inutile”
“Domani si dovrebbe arrivare al sodo. Almeno, i diplomatici Veneziani vorrebbero iniziare a discutere le dimensioni della forza da inviare, se nessuno vuole proporre di andare tutti su Marte come piano alternativo”
“Devo dire che gli Ambasciatori dell'Est avevano le loro ragioni però. Con il genere di forza che potremmo mettere assieme per questa guerra, potremmo spianare la Torre Oscura. Che è una spina in culo non da poco, e faremmo molti meno danni collaterali alla popolazione umana”, comenta Dragan, pensoso.
Silvia gli scocca un'occhiata gelida.
“Pure tu?”
Lui alza le mani.
“Ehi, nella Sala del Maggior Consiglio faccio quel che mi dici tu, applaudisco a comando e guardo male chi ti dà contro. Ma almeno adesso potresti spiegarmi perché?”
Silvia cerca di rimanere seria un istante, poi ride.
“Va bene. Anche se veramente vorrei capire cosa ha pensato il Consiglio dei Dieci per mandarti in una missione diplomatica, l'anno scorso... comunque, il punto principale nell'attaccare Praga è il tempo. La Torre Oscura è lì da almeno cinquant'anni. Ok, è un problema, forse peggiora col tempo, ma lentamente. Praga sembra puntare alla salita esponenziale. La situazione delle Corti in Romania è peggiore, probabilmente. Ma appunto, ci conviene attaccare prima che la Boemia diventi un'altra Romania”
Silvia sorride.
“E poi, è già un mezzo miracolo che il nuovo Papa sia disposto a fare qualcosa con noi. Non andrei a lamentarmi troppo su cosa sia”
“Neanche possiamo fare una guerra per comodità politica”, faccio notare.
“Non è così. Facciamo una guerra perché dobbiamo proteggere l'umanità dalla Corte di Praga. E se questo ci aiuta ad arrivare a qualche forma di pace con la Chiesa, tanto meglio. Sapete com'è, prefirei evitare la Guerra Finale”
Dragan si stringe nelle spalle, parla con la bocca ancora piena di spezzatino.
“Ci fosse un modo di fare guerra alla Chiesa senza provocare la fine dell'umanità, a me andrebbe benone. Nel frattempo, tenersi allenati contro i vampiri mi pare buono”
Non so se ridere o piangere, quando il lato guerrafondaio di Dragan emerge.
“Ok, domani vedrò di esserci. Se dobbiamo fare una guerra, almeno cerchiamo di assicurarci che si faccia per bene”

***

La Sala del Maggior Consiglio è un po' meno affollata rispetto al primo giorno. Parecchi dei veneziani non votanti devono essersi stufati rapidamente. Noto per la prima volta la piccola pattuglia di giornalisti in piedi a un lato della sala. Con la gente che c'è qui, non avranno nemmeno bisogno di decontestualizzare le dichiarazioni per avere titoli esagerati.
Il primo intervento è ancora del Doge Ziani. Sembra fare sempre più fatica a raggiungere il podio. Non vorrei essere io, alla sua età, a dover presenziare a ogni giorno del Concilio.
“Sembra quindi convenuto che procedere militarmente contro Praga sia la soluzione migliore. È quindi necessario discutere di quale contributo siano disposte a dare le potenze qui rappresentate. Cardinale Delacroix, vuole essere lei a cominciare? L'iniziativa di questa guerra, dopotutto, è vostra”
Il Cardinale va al podio, le nappe del gigantesco, ridicolo cappello rosso che ondeggiano a ogni movimento.
“La ringrazio, Lord Ziani. Se questa deve essere una nuova Crociata, è giusto che la maggioranza delle truppe vengano fornite dallo Stato della Chiesa. Avignone e le Città Sante sono pronti a contribuire con cinquantamila soldati pienamente equipaggiati e dieci divisioni di artiglieria di Francoforte”
Si alza un uomo con un lungo mantello bianco, una croce nera sopra. Ha lineamenti che paiono sbozzati nella pietra.
“I Cavalieri Teutonici guardano con grande preoccupazione ai mostri in Boemia. Il nostro mandato da parte della Chiesa e di Dio è combattere un'abominazione del genere. Siamo lieti di poter contribuire con altri trentamila uomini, oltre che mettere a disposizione tutte le nostre basi e fortezze a ovest della Boemia”
“La regina Eloise I, come gesto di buona fede, è felice di contribuire a questa nobile Crociata con diecimila Fucilieri di Albione”
“Novantamila soldati? E noi che ci stiamo a fare, esattamente? È il quadruplo dell'esercito di Praga, voglio dire”, commenta Dragan. Sembra quasi deluso.
“Non mi lamenterò se abbiamo più forze dalla nostra. Soprattutto se sono loro a pagare per equipaggiare e approvvigionare un'armata del genere”
Un mormorio sorpreso percorre la sala. In effetti, non mi aspettavo un'armata di queste proporzioni. Novantamila uomini sono più di quelli che D'Auvergne ha radunato contro Tolosa.
Un anno. Un anno da quando hanno distrutto una delle Città Magiche, e ora ci mettiamo d'accordo con loro su come fare guerra a qualcun altro. È che siamo abbastanza adulti da non portare rancore personale ai nostri nemici, o che alla fine ci importa solo di fare una guerra a qualcuno?
Prende la parola il Duca di Firenze, che fino a oggi non ha aperto bocca.
“Signore e Signori, sono felice di poter essere parte di questo Concilio. Sapete bene quanto io tenga a dimostrare che una convivenza fra le nostre specie è possibile”
“Firenze sarà la prossima fermata!”
Diverse altre voci si alzano contemporaneamente, il Savio alla Cerimonia deve riportare l'ordine.
Il Duca sorride leggermente, come a una battuta privata.
“Per quanto poco cortese possa risultare, mi vedo costretto a far notare come la situazione attuale sarebbe stata evitabile se, come avevo invitato più volte le potenze europee, aveste dato qualche genere di supporto diplomatico alla fazione dei Vampiri di Praga interessati a coesistere con l'umanità. I sostenitori della coesistenza erano, in numero, paragonabili a quelli della presa di potere”
Si guarda attorno, distante, tranquillo, aspettando che la ridda di commenti abbia termine.
“Inutile dirlo, la linea dura ha prevalso. Il tempo in cui il pericolo di Praga avrebbe potuto essere fermato con la diplomazia è passato. La Signora dei Vampiri Nezwal, mi spiace dirlo, è una stretta sostenitrice della necessità di ridurre l'umanità in schiavitù, e sebbene la sua Corte sia in generale più moderata, la situazione degli umani che vivono in Boemia e Moravia può solo peggiorare negli anni a venire.”
Sorride. Il sorriso non si estende agli occhi.
“Sarei felice di dare il contributo di Firenze alla guerra contro Praga. La mia città non può contribuire con un numero sostanziale di truppe. Ma i Vampiri di Firenze sono disposti ad aiutarvi. Come spie e ricognitori siamo estremamente validi, e la nostra magia vi sarebbe di grande supporto contro la Corte di Praga. Mi permetto anche di far notare che siamo... molto esperti... riguardo a come affrontare una Corte Vampirica nemica”
“Sono disposto a darvi supporto contro la mia specie, perché credo sia necessario, per voi e per noi, fermare l'Arciduchessa Nezwal. Ma detto chiaramente, non terrò in mano il paletto mentre me lo infilzate nel cuore. Vi darò supporto, purché riconosciate, ufficialmente, che la corte di Firenze non è nemica dell'umanità, e che riconoscete la differenza fra noi e loro”
Un istante di silenzio. Poi centinaia di persone si alzano in piedi, la maggior parte fischiano o gridano oltraggiate.
Il Cardinale riceve la parola.
“Con tutto il rispetto, Duca, non possiamo fare una dichiarazione del genere, e lei lo sa. Possiamo allearci al male per sconfiggerne uno superiore, ma...”
Il Duca di Firenze gli fa cenno di fermarsi. Una nota di impazienza, ora, tocca la sua voce.
“Sì. Conosco la Chiesa. Non mi aspetto altro da voi, e nemmeno mi interessa. Mi rivolgo alle Città Magiche. Siete disponibili a riconoscere ufficialmente quanto detto?”
Un giovane mago dai capelli biondi prende la parola.
“Oh, cazzo”, dice Silvia.
“Non guardate me. Non gli rivolgo più la parola da due anni”, dice Dragan, alzando le mani.
Novakovic si alza in piedi, il talismano della Luce che gli brilla sul petto.
“Una mozione del genere è stata rifiutata in Senato già l'anno scorso. La situazione non è cambiata, Vostra Grazia. Il fatto che siate più in basso della Corte di Praga nell'elenco dei mali di questo mondo non toglie che siate degli sporchi succhiatori di sangue. Se fosse per me...”
“Silenzio!”
È il Doge ad alzarsi in piedi, questa volta. Il Savio alza il martelletto, come a riprenderlo, poi ci ripensa.
Ziani non sembra vecchio, ora. La rabbia lo fa stare dritto in piedi quasi come un tempo, e qualunque altra cosa gli abbia portato via l'età, non c'è la capacità polmonare.
“Lei non insulterà i miei ospiti, Novakovic. Venezia ha invitato qui ciascuno dei presenti, il che significa che siamo orgogliosi di averli qui”
Si guarda attorno.
“Non tollero l'ipocrisia. Una maggioranza di voi ha votato perché il Duca di Firenze fosse invitato in questa sala, nel luogo più sacro alla Repubblica di Venezia. La sua richiesta di riconoscimento è legittima. Chi ritiene che non meriti il nostro riconoscimento mi dovrà personalmente delle spiegazioni”
Novakovic fa per rispondere. Ziani fa un passo verso di lui. Il giovane Consigliere apre la bocca, poi la richiude.
“Novi ha imparato a chiudere la fogna una volta ogni tanto? Questa sì è una novità”, commenta Dragan.
“Oppure Ziani è ancora in grado di terrorizzare un orso con un'occhiataccia”, risponde Silvia. Pare compiaciuta.
Si alza in piedi Maximillian. Sento la tensione nella sala aumentare. Il Duca lo guarda, e per la prima volta pare preoccupato.
Il tono del Grande Mago è duro.
“Ho visto l'Impero del Sangue. Ho distrutto l'Impero del Sangue, visto che ogni qualche generazione fa bene ricordarlo. Ho visto cos'era. Non credo voi possiate immaginare. Ho visto torri da cui il sangue umano non smetteva mai di colare, costruite dalla sua razza, Duca”
Il Duca di Firenze annuisce, e pare stanchissimo.
Maximillian scuote la testa.
“Nove su dieci delle persone che sono partite con me sono morte. Ed erano miei amici. I miei genitori sono morti in quella guerra. La mia città ridotta in cenere”
La voce del Grande Mago si fa meno dura, quasi gentile.
“Da allora ho visto gli umani fare almeno altrettanti danni, credetemi. Ci ho visti sterminare, schiavizzare e uccidere l'un l'altro con quella che sembra una vera passione. Sono stato a Firenze. E ve lo posso garantire, non è l'Impero del Sangue. Non venite a dire a me che non potete perdonare i Vampiri per quello che hanno fatto”
Sorride.
Il silenzio è stupito, ora. I giornalisti fanno letteralmente a gomitate per scattare le foto, Ziani sorride. Il Duca di Firenze ha perso la maschera di freddezza e divertimento, ha letteralmente la bocca aperta.
Guardo il Borgomastro, seduto nelle prime file. Mi chiedo se qualcuno lo veda strizzare un occhio all'altro Grande Mago.

***

“Speravo che Maximillian avrebbe ucciso qualcuno dei Falchi sul posto”, commenta Silvia.
“Avrebbe animato il pomeriggio, hai ragione”, risponde Dragan.
“Perché, ti sei annoiato, oggi?” chiede lei, sconvolta.
“Bla, bla, bla. Organizzare una guerra e non passare ai fatti è come parlare di birra in mezzo al deserto”, risponde Dragan. Io e Silvia ridiamo.
“Avrei preferito che accettassimo. Non che io scoppi di fiducia verso il Duca di Firenze, ma sinceramente mi piace più dei Cardinali, e loro ci saranno di sicuro, in guerra. E avere dei vampiri dalla nostra ci avrebbe aiutati”
“Venticinque dannati voti. C'eravamo quasi”, risponde Silvia.
Non sono del tutto sicuro di essere dispiaciuto quanto loro che la mozione non sia passata. Il Duca di Firenze mi dà i brividi, e per quanto stupefacente l'annuncio di Maximillian, avere più motivi di chiunque altro per odiare i vampiri non significa abbia ragione a fidarsi di loro. Ma sono stanco, Silvia e Dragan hanno molta più voglia di litigare di me, e non sono nemmeno così certo della mia posizione. Non sono io che voto, per fortuna.
“Comunque vincere la guerra non dovrebbe essere difficile. Con le truppe promesse dall'Est, dalla Spagna e dalle potenze minori a quanto eravamo?” commenta Silvia.
“Circa centodiecimila”, risponde Dragan. “Idea di quanti maghi intenda offrire Venezia?”
“Ho sentito numeri fra i venti e i cento maghi dell'Argento. L'idea è mandare una forza d'elite, comunque, oro, argento. Niente incantatori minori, e forse neanche Maghi del Rame”
“Grandi Maghi?”, chiedo.
“C'era l'idea di mandarne almeno uno, ma da quel che si è detto l'altro giorno dubito che se ne farà qualcosa. E onestamente, non vale la pena di puntare i piedi. La forza militare mi pare già sovrabbondante così”
Dragan fa una smorfia.
“Rinunciare a forza militare per carinerie politiche mentre andiamo contro un nemico pericoloso non mi sembra una grande idea”
“Con i contributi delle altre Città, avremo comunque diverse centinaia di maghi dell'Argento. Più di quanti siano i Nobili della Corte di Praga, in tutta probabilità. Onestamente, Dragan, abbiamo davvero bisogno di litigare con la Chiesa per portare altri maghi?”

***

“Finirà mai, questo Concilio?”, chiede Dragan, lamentoso.
“Se fai il bravo al ritorno ti compro le caramelle”, risponde Silvia.
“Preferirei dare fuoco a quei cosi che pendono dal cappello del Cardinale. Sarebbe divertente”, commenta Dragan.
“Potremmo farlo incidere sulla tomba della specie umana, dopo”, risponde lei, sospirando.
Invidio la loro capacità di scherzare sulla guerra che si prepara. Presto verranno definite le forze inviate da Venezia. In Senato circolano già i nomi dei maghi che prenderanno parte alla Crociata di Praga. I nostri sono in alto, ovviamente.
Ora, però, l'argomento è passato a noiosissime discussioni logistiche. Una volta tanto, Dragan sembra capire meglio di Silvia quello di cui si parla, ma in compenso ha finito da tempo la propria sopportazione per stare seduto e zitto.
“Ehi, che succede?”, chiedo, zittendo i due che continuano a scambiarsi cazzate.
Il piccolo omino sferico che è Presidente della Compagnia Ferroviaria ha raggiunto il podio. Arriva appena a guardare il pubblico da sopra il ripiano, attraverso il monocolo d'oro.
“Sono onorato di poter parlare davanti a una platea così grandiosa”, inizia. La sua voce è flebile, gentile.
“Mi vedo costretto a ripetere a voce quel che ho più volte notificato per iscritto negli ultimi giorni. Mi rincresce comunicare che la Compagnia Ferroviaria, per ragioni statutarie, non può dare supporto logistico di alcun tipo a un'armata che contenga soldati dei Cavalieri Teutonici o dei Forti dell'Est”
Cala un silenzio stupefatto. È Ziani a prendere la parola, confuso.
“Per quale ragione, perdoni?”
“Entrambe le armate in questione hanno, nel passato recente, saccheggiato insediamenti umani ribelli e messo a morte i rivoltosi. Quale rappresentante della Compagnia Ferroviaria, devo quindi piegarmi allo statuto, ed evitare ogni supporto di tipo militare a qualunque campagna si associ con le potenze in questione”
Un istante di pausa, poi ricomincia.
“Simili restrizioni si applicavano anche alla Santa Sede in seguito alle stragi commesse da D'Auvergne. Il Consiglio di Amministrazione ha tuttavia convenuto che il totale rigetto delle azioni di D'Auvergne e il cambiamento ai vertici di Avignone sono sufficienti a togliere la Santa Sede dalla lista nera”
Un Cardinale si alza in piedi.
“E allora non vedo il problema. Voi consegnerete scorte e messaggi a noi. Non dovrete interagire con i Cavalieri Teutonici né i Forti dell'Est”
Il Presidente allarga le braccia, pare profondamente dispiaciuto.
“L'articolo tre dello Statuto Etico è molto chiaro, purtroppo. Una coalizione di cui facciano parte i Cavalieri Teutonici e i Forti dell'Est non può godere del supporto logistico della Compagnia”
Silvia sorride, sembra ammirata.
“E credo lo sappia piuttosto bene, visto che l'ha scritto lui, lo statuto”
La guardo, stupito.
“Cosa sta cercando di fare?”
“Non lo so. Farsi pagare di più? Insultare i Cavalieri Teutonici?”, dice lei.
Il rappresentante dei Cavalieri Teutonici si alza in piedi, riceve la parola. Si avvicina al podio. Guarda il Presidente dall'alto in basso, anche con la predella su cui è in piedi quest'ultimo.
“Lasciamo stare la pagliacciata. Ci sono cose importanti di cui occuparsi, qui”
L'omino scuote la testa.
“Sono molto spiacente. Ma i miei treni non contribuiranno alla vostra guerra”
Ha il tono di qualcuno che cerchi di compiacere, sorride nervosamente, ma non sembra spaventato dal Cavaliere Teutonico alto quasi quanto Dragan che gli sta davanti.
“Ridicolo! Quelle scorte ci servono! E se lei non ci mette a disposizione i treni, ce li prenderemo!”
Il Presidente allarga il sorriso. Il suo tono è sempre più umile, quasi piagnucoloso.
“Mi spiace davvero molto. Ma se davvero intende prendere possesso di proprietà della Compagnia con la forza, potremmo vederci costretti a reagire. Vuole essere lei a spiegare al Gran Maestro perché i vostri territori smettono di ricevere cibo e materie prime?”
Il Cavaliere Teutonico fa per parlare. Il Savio alla Cerimonia scuote la testa, gli fa cenno di tornare al posto. Dopo un accenno di esitazione, il Cavaliere si volta e torna al proprio posto, il lungo mantello che gli si strascica dietro. I giornalisti scattano foto. Si sentono risatine in tutta la sala.
Ziani prende la parola.
“Dottor Grunberg, devo chiedere se è disposto a contrattare questa sua posizione. Si rende certamente conto dell'importanza che la sua Compagnia rivestirebbe per il buon esito della guerra”, chiede.
Grunberg si inchina leggermente al Doge. La sua voce perde il tono untuoso, ora, pare solo gentile.
“Abbiamo delle regole, e se le rompiamo quando è più importante non valevano poi molto. E mi perdoni, Lord Ziani, ma ho dubbi su questa impresa. Le vostre guerre hanno distrutto abbastanza città. Marciate contro la Torre Oscura, reclamate Riga, ripulite Roma, o Tolosa, se avete il coraggio di incontrarne i fantasmi. Avrete tutti i treni che vorrete, ve ne costruirò che possano uscire dalle rotaie, se servono. Ma ci sono troppi esseri umani sulla vostra strada per raggiungere la Corte di Praga. Non sarò dei vostri”
Ziani annuisce lentamente. Non sembra sorpreso.
“E come dobbiamo portarle le scorte, in bicicletta?”, chiede Dragan, scuotendo la testa.
“Immagino si possano fare delle carovane”, risponde Silvia, per niente entusiasta.
“Lord Ziani, non possiamo accettare che la guerra venga fermata da un ferroviere. Possiamo costringere la Compagnia...”, inzia un Senatore Veneziano.
Il Doge lo interrompe.
“Se anche è possibile costringere la Compagnia a fare qualcosa – e non ne sarei così sicuro – non è nostro diritto, Senatore Zorzi. Costringere delle persone a obbedirci quando hanno un'opinione diversa dalla nostra su come proteggere l'umanità, e non ci minacciano direttamente, non è degno di noi”
Dragan annuisce, sembra abbia bevuto latte rancido. Silvia pare divertita.
Il Doge continua.
“Devo quindi chiedere preliminarmente chi è in grado di contribuire, e in quale misura, alle linee di rifornimento per una campagna in Boemia”
La prima ad alzarsi è una donna col volto completamente coperto di cerone bianco, o qualcosa di simile. È come se indossasse una maschera di gesso. Pietre preziose le pendono dai capelli.
La moda della Lega Anseatica è per la sobrietà, quest'anno, vedo.
“La Lega Anseatica può inviare carovane di rifornimento dalle nostre roccaforti a Norimberga e Dresda. Il costo di allestire e scortare carovane del genere, tuttavia, è estremamente elevato. Ci sembrerebbe poco onesto speculare in un'occasione che richiede la coesione dell'intera Europa. Potremmo quindi accettare modalità di pagamento alternativo”
Che vuole dire?
“Dopotutto, sarà necessario gestire grandi quantità di prigionieri nel corso della guerra. La Lega Anseatica potrebbe riceverli”
Un istante di silenzio, mentre la maggior parte dei presenti metabolizzano le parole.
Dragan impreca in croato, si alza in piedi, estende il braccio in quello che riconosco come il gesto per richiamare una spada. Non è l'unico. Parecchi rappresentanti dei Maghi si sono alzati in piedi.
“Dragan, fermo!”, Silvia lo trattiene fisicamente per un braccio. Il ragazzo chiude gli occhi un istante, stringe i pugni, torna a sedersi. Spara una sequenza di insulti in croato di cui non capisco nulla, ma intuisco facilmente il senso.
Altri maghi sono meno contenuti. Luce rossa e bianca, una cortina luminosa inizia a formarsi attorno a una donna pochi metri davanti a me, il vapore acqueo condensa e gela in mano a un giovane mago poco lontano. Dozzine di altri evocano i propri poteri.
Sento le difese della Sala che si attivano, un forte Campo Nullificatore che entra in funzione. La cortina di luce bianca che avvolge la donna sfarfalla e svanisce, la lancia di ghiaccio mezzo formata al mago poco lontano si sfalda in neve.
I Grandi Maghi sobbalzano, alcuni di loro per un istante sembrano meno definiti, i lineamenti di una maga dell'Acqua sembrano scorrere per un istante. Si riprendono tutti quasi immediatamente.
Il Borgomastro di Amsterdam si alza in piedi, solleva un braccio.
Ogni suono cessa nella sala. Centinaia di persone continuano ad aprire e chiudere la bocca, sono quasi comiche da vedere.
Nel silenzio assoluto, si sente solo la voce del Borgomastro, profonda e cortese e placida.
C'è un dannato Campo Nullificatore in questa Sala. Non dovrebbe poter fare incantesimi con effetti così estesi.
“Cortesemente, tornate ai vostri posti. Non c'è nulla da guadagnare nello spargere sangue in questo luogo”
Un istante di pausa. La gente inizia a calmarsi. Urlare non è la stessa cosa, se nemmeno ci si sente.
“Quanto all'Inviato della Lega Anseatica, no, non siamo disponibili a fare i trafficanti di schiavi per voi. Lord Ziani ci ha invitati a non insultare i nostri ospiti. In cambio, voi non insultate noi. La posizione delle Città Magiche sulla schiavitù vi è ben nota, e certo capirete come sia un argomento particolarmente... delicato... qui a Venezia. Un pagamento verrà discusso. Ma sarà in oro. Quelli in sangue, è saggio che li lasciate alla Corte di Praga”

***

“I lavori sono ufficialmente chiusi. Il Concilio di Venezia è finito e siamo tutti molto soddisfatti dell'esito. Domani inizieranno i tre giorni di festeggiamenti”, commenta Silvia, in tono funebre. Le occhiaie le arrivano praticamente al mento.
“Qualche clausola dell'ultimo minuto? Abbiamo venduto Piazza San Marco e i figli primogeniti di tutti i Consiglieri alla Lega Anseatica? L'Ambasciatore di Albione ha dimenticato il tè sul fuoco e si ritira?”, chiede Dragan.
“No, niente di sostanziale. Le Città Sante, Budapest e Monaco si occuperanno di una buona parte delle provviste, per il resto pagheremo un prezzo esorbitante alla Lega Anseatica”
“Quindi dobbiamo ingrassare gli schiavisti perché la Compagnia Ferroviaria è troppo onorevole per dare una mano”, commenta Dragan.
Silvia si stringe nelle spalle.
“Già che si faccia davvero qualcosa è un mezzo miracolo. Non chiedere troppo”
“Il Comandante Veneziano?”
“Aldron dell'Oro. Lo conosco vagamente. È dei Falchi, ma abbastanza moderato, e ha fama di essere un buon comandante”
Un istante di silenzio.
“Noi ci saremo?”, chiedo alla fine. So già la risposta, quasi di sicuro.
“Sì. La Commissione deve ancora approvare la lista definitiva delle dieci squadre dell'Argento, ma noi non siamo in discussione”
Dragan sorride.
“Uccidere un Titano serve ancora a qualcosa, almeno”
Silvia annuisce.
“Il più è fatto. Ora ci rimane solo una guerra da vincere”

Segreti by Selerian
Author's Notes:
Qui succede poco, ma finisco di piazzare le pedine in campo :P. Spero non vi annoi. buona lettura!

Segreti

Forse sto diventanto vecchio e paranoico, ma a volte ho la sensazione che mi nascondano qualcosa.
I Grandi Maghi, il Doge, alcuni rappresentanti delle Fazioni. Occhiate appena un po' troppo lungo fra di loro. Frasi senza senso, dopo le quali cambiano improvvisamente argomento.
Non posso prendere seriamente in considerazione l'ipotesi che i Grandi Maghi tramino alle nostre spalle. Se i Tredici fossero contro di noi, saremmo tutti morti da tempo. Dubito siano interessati a più potere di quello che hanno già, e delle loro posizioni politiche, pur non intervenendo mai, parlano fin troppo apertamente.
Cosa, quindi, possono tenerci nascosto?

Comandante Flavio Zorzi, Savio alle Scritture della Repubblica di Venezia.

“No. È la mia ultima parola”, dice Silvia, la sua voce dura.
“Su, prendere un po' d'aria non ti ucciderà”, risponde Dragan.
“C'è aria anche in laboratorio. È buona parte del mio campo di studi”
“Vedere della gente. Dicono tutti che fa bene” aggiunge lui.
“Io ne ho vista anche troppo, dopo quindi fottutissimi giorni di incontri diplomatici. Mentre tu andavi in spiaggia, per capirci. E ora dovrei venire alla dannatissima festa? Non è che mi manchino, tutti i bei pomeriggi passati nella Sala del Maggior Consiglio pressati come sardine”
“Sei un personaggio pubblico. I personaggi pubblici partecipano alle feste. Scommetto saresti l'unica caposquadra dell'Argento a non presentarsi”
“Dirò a tutti che sono arrivata quando erano giù ubriachi”, risponde lei. Apre un libro pieno di formule incomprensibili e lo sbatte sul tavolo.
“Il medico ti ordina di muovere il culo, Silvia. Ti serve la tua dose di relazioni umane mensile”
“Questo mese sono già andata a una festa”
“Sì, ma era questo mese dell'anno scorso”, faccio notare.
“Irrilevante”
“Dragan, procedi con l'estrazione, gentilmente”, chiedo.
Dragan affera la ragazza sotto le braccia, la carica leggermente in spalla. Silvia cerca di aggraparsi al tavolo, ma non fa in tempo. Ride mentre prende a pugni il ragazzo.
“Ok, ok, vengo, ma mettimi giù immediatamente”
“Perché? Questa sì sarebbe un'entrata in scena memorabile”


***

Venezia festeggia in grande, come sempre.
Qualcuno dice che non dovremmo. Che avremmo modi migliori di usare la nostra ricchezza, il nostro tempo e i nostri poteri.
Non mi hanno mai convinto, personalmente. Se mai questa città dovesse cadere, se mai le Città Sante dovranno vincere, spero che fino al giorno prima si festeggerà a San Marco.
Sicuramente, per oggi, la nostra sconfitta sembra lontana.
“Però. Non credo di avere mai visto così tanto potere dell'Acqua sprecato in un un solo colpo”, commenta Silvia.
Al posto dell'enorme canale della Giudecca, oltre la piazza, c'è un'altra piazza.
È una copia speculare di San Marco. Campanile, basilica, biblioteca, Scuola Grande di Magia. Ma anziché in pietra, questa è fatta d'acqua, resa azzurra e brillante dal potere dei Maghi. Piccole onde ne agitano la superficie, si propagano su lungo le pareti e le colonne d'acqua. Eppure sorregge migliaia di persone, camminano su quella che sembra acqua liquida senza apparente difficoltà. Vedo una ragazza, al confine fra la piazza vera e quella liquida, tastarne la consistenza con un piede.
“E quello come lo chiami, invece?”, chiede Dragan, indicando in alto.
“Stile”, risponde Silvia.
C'è un'altra copia della Piazza, sopra di noi, rivolta verso il basso. Solo un'illusione luminosa, questa volta, la punta invertita del Campanile che arriva quasi a toccare quello vero. Centinaia di maghi volano ridendo sopra la piazza invertita. Diversi portano altre persone in braccio.
Io non riesco nemmeno a guardarla troppo a lungo. Qualche secondo a guardare le cupole della Basilica riflessa, e mi convinco di essere a testa in giù, i piedi soltanto incollati al pavimento di pietra. Silvia sembra affascinata. Muove leggermente le dita nell'aria, avverto brevi scintille del suo potere, appena distinguibili fra tutti i potenti incantesimi in atto nella piazza. Scommetto che sta cercando di determinare come funzionino gli incantesimi delle piazze speculari.
“A mezzanotte dovrebbe esserci uno spettacolo di qualche genere”, dice Dragan. Lui e Silvia si guardano per un istante, annuiscono.
“Bene, e ora cercate di divertirvi, ordine del medico!”, dico.

***

Ballo con una ragazza di Lione. Indossa una sottile maschera verde attorno agli occhi, e il veneto con accento francese è una meraviglia.
“La vostra città è meravigliosa”. Non pronuncia correttamente la 'gl'. Ora cercherò tutte le scuse possibili per farla provare.
Sorride, guardando l'altra basilica, sopra di noi. Io non ci provo neppure, vomitarle addosso probabilmente è in contrasto col galateo.
“Sono felice che le nostre città siano di nuovo dalla stessa parte”
Sorrido, faccio per rispondere, poi il mio cervello recepisce effettivamente la frase.
“Siamo sempre stati dalla stessa parte”
Mi guarda, perplessa.
“Perdona se lo dico, ma non è quel che ci avete detto quando D'Auvergne era alle porte”
Non sembra arrabbiata, si limita a constatare l'ovvio. Mi sento immediatamente in colpa.
“Il Maggior Consiglio era in preda al panico. Ma ora sì, siamo tutti dalla stessa parte”
Guarda il Talismano sul mio petto. Non è giusto, se io faccio la stessa cosa passo per un porco.
“Andrai a Praga?”, chiede. Più va avanti a parlare, più arrota la r. Si sta controllando di meno, o calca volutamente il proprio accento? Non che mi importi molto, in effetti.
“Sì”
Il suo sorriso si allarga, mostra una notevole quantità di denti.
“E allora davvero saremo assieme, in questa guerra. Ci sarò anche io. Una felice coincidenza”.
Mi prende per un braccio, praticamente mi trascina verso la Piazza d'Acqua, meno affollata, dove dozzine di coppie ballano.
“Dobbiamo festeggiare”

***

“Alvise. Vieni con noi” dice Silvia. Il suo tono è leggero, ma dopo anni di sopravvivenza all'umore volatile dei miei coinquilini, un allarme mentale mi avverte che non sta scherzando.
“Uh, ho detto a Eloise...”, inizio, cercando la ragazza con lo sguardo. Perché le ragazze devono andare in bagno ogni cinque minuti?
“Eloise, eh? Sai che non voglio mangiarane in casa, vero?”, chiede Silvia.
Dragan ride. Si appoggia leggermente a Silvia, ha le guance più rosse del normale, e il modo in cui ride mi fa sospettare che sia sulla buona strada per il coma etilico.
“Non tutti ci ripraduchiamo per mitosi, Silvia. Ripred... scopiamo, insomma”, commenta Dragan, aggrottando la fronte. Rido. Lei chiude gli occhi, sospetto si stia trattenendo attivamente dall'uccidere il ragazzo.
“Devi venire con noi”, ripete Silvia.
“Sul serio, Silvia, non posso, ho detto...”
“Alvise, è importante”
“Molto importante. Dimentica piaceri della carne. Viene con noi”, dice Dragan, scoppiando di nuovo a ridere. Il suo accento slavo è molto più marcato del solito, mi chiedo se lo faccia per ridere o sia così ubriaco.
“Davvero. Devi venire con noi”, dice il ragazzo, e solo all'ultima parola ricomincia a sogghignare.
Se è uno scherzo, me la pagano. Ma non posso ignorare l'eventualità che ci sia seriamente bisogno di me. Qualcuno si è fatto male? Ma non ha senso, ci sono maghi del Sangue in servizio ovunque per questa eventualità.
“Ok, ma facciamo in fretta”, rispondo. Cerco di mettere più insofferenza possibile nel mio tono, ma Silvia non coglie sottigliezze del genere e Dragan è sbronzo.
“Vi ho raccontato di, di quella cura di Catania? Alessia. Baronessa, mica gente da poco. Gran figa. Vi ho raccontato?”, chiede Dragan, tenendosi a me e Silvia.
“Sì”, risponde lei, irradiando gelo.
“Non un bel nome come Eloise però. Insisti, Alvi. Straniere vanno sempre bene. Ragazze di qui sono streghe”, commenta, tenendosi a Silvia.
“Si può sapere cosa volete?”, chiedo.
“Aspetta che inizi lo spettacolo”, risponde Silvia. Continuiamo a camminare, l'acqua tenuta solida dalla magia sembra gommosa sotto i piedi, il pavimento si muove debolmente al ritmo delle onde.
Guardo l'orologio. Meno di un minuto a mezzanotte.
Sento i picchi di potere da vari punti della Città. Le Torri Magiche. Ciascuna sta lanciando un incantesimo di enorme intensità.
Guardo la più vicina, quella dell'Acqua, sempre avvolta da una cascata luminosa in tutte le direzioni.
L'acqua della cascata si raduna, prende forma. Un lungo collo, due paia di ali, zampe e artigli. Corpo da rettile e ali da insetto, un drago d'acqua lungo dozzine di metri, tenuto insieme dalla magia. Grida di stupore dalla gente nella piazza mentre dispiega le ali, si dà una spinta contro la Torre Magica, vola verso la piazza.
“Interessante. L'Incantesimo di Struttura Liquida standard...” inizia Silvia.
“Ehi! Quello è in mio onore!”, dice Dragan, indicando verso la Torre del Fuoco. Inizia a sventolare un braccio in segno di saluto.
Tutte le torri generano i propri draghi. Quello della Luce, una figura traslucida dalle ali diafane di luce bianca, quello della Pietra, che non vola ma si arrampica pesantemente sui tetti, simile a un'enorme lucertola nera.
E quello del Fuoco, una figura di fiamme rosse e gialle che si avvicina con pesanti battiti d'ali. Zampe da rettile, ali da uccello, tre teste con grandi becchi affilati.
“Quello vero faceva anche più paura”, commenta Dragan, e sembra improvvisamente più sobrio.
I dieci Draghi puntano verso la Piazza. Fra il pubblico qualcuno urla, una ragazza vicino lascia cadere a terra il bicchiere pieno di vino, un bambino saltella indicando alla madre il Drago della Luce. La mia percezione delle aure è quasi abbagliata.
“Ok, non ci sarà mai molto più potere di così in giro”, commenta Silvia.
Dragan annuisce.
“Vai con i grandi segreti, Silvia. A te l'onore”
La ragazza si volta verso di me. Sembra riluttante.
“Ascoltami. Abbiamo poco tempo. Non sto scherzando. Tutto quel che sto per dirti è orribilmente serio. Non ho tempo per convincerti, e non potremo riparlarne, probabilmente fino al prossimo carnevale. Devi fidarti di me e Dragan. Sei disposto a farlo?”
Guardo Silvia, senza capire. No, non è uno scherzo. Dragan ha cercato di reclutarmi in finte società segrete almeno dieci volte all'Accademia, ma lei non è così.
“Ti credo”, dico.
Lei annuisce.
“La verità è che non so molto nemmeno io. Possiamo parlarne raramente, e non sappiamo bene con chi. Ma dozzine di maghi, negli ultimi anni hanno notato... anomalie... in quello che facevano”
Prende fiato, sembra cercare la parole, ma parla in fretta.
“Anomalie statistiche, a volte. Persone e città colpite da più cattiva sorte di quanto sia credibile. Attacchi casuali di mostri che si rivelavano... meno casuali del previsto. A volte i mostri arrivano, sfruttano brevi finestre di debolezza nelle nostre difese. E di solito cercano persone specifiche. O centri di ricerca. Perché? Alcuni hanno cercato di rispondere”
“E altre cose che non tornano. Visioni confuse dei Grandi Maghi. Altre... entità... che cercano di contattarci”
Prende la parola Dragan, per la prima volta.
“Anche io ne ho incontrata una. Catania. Mi ha contattato in sogno, come Silvia. Mi ha detto di buttare Tifone in acqua. Ha detto di essere Atena, e mi ha parlato... di un nemico”
Silvia annuisce.
“L'unica conclusione a cui siamo arrivati è questa. C'è un Nemico dell'umanità. Un'intelligenza che dirige i mostri. Che occulta attivamente alcune informazioni. Che uccide delle persone, forse”
Sgrano gli occhi.
“Non può essere. Se fosse vero, perché non lo dite a tutti? Perché i Grandi Maghi non gli danno la caccia costantemente?”
Silvia annuisce.
“Perché è l'unica altra cosa che sappiamo di lui. Ci ascolta sempre, Alvise. Reagisce a tutti i nostri piani. Le persone che indagano scompaiono. Le prove si perdono, i documenti svaniscono. Se si propone di andare a indagare su un gruppo di mostri che agiscono con regolarità, la regolarità svanisce. Se si organizza una spedizione per indagare su strani tipi di magia avvertiti da qualche parte, arrivati lì non c'è niente. Ci ascolta sempre. Se non che abbiamo scoperto, nel tempo, che incantesimi molto potenti in atto sembrano confonderlo”
Si stringe nelle spalle.
“Neanche so chi l'abbia scoperto. Di tutto questo, ho parlato due volte con il Maestro del Vento. Ma è stato quando io stessa ho iniziato a notare le irregolarità, gli schemi. Sono orientata a credere a tutto questo”
Dragan annuisce.
“Io ho parlato con una maga dell'Oro di Napoli, che dice di avere visto il Nemico. E forse l'ho visto anche io. Nella visione di Atena”
Sopra di noi, i dieci draghi volano in cerchio attorno al campanile, la folla sotto che indica e applaudisce.
“Lo chiedo una volta sola. Non state scherzando, vero?”
Silvia scuote la testa.
“No. Forse ci sbagliamo, anche se temo proprio di no. Ma non stiamo scherzando”
“E perché non fate una dichiarazione pubblica? Voglio dire, mica può fare sparire tutta la città”
Dragan sorride.
“Perché finché è convinto che brancoliamo nel buio, potrebbe fare errori. Quindi per ora teniamo il basso profilo. Appena ne sappiamo di più, lo troviamo e lo facciamo esplodere”

***

{Grande Maga Loredan}
“Niente male, i vostri fuochi d'artificio”, commenta il Borgomastro, divertito. Deforma la nuvola su cui ci troviamo in modo da generare uno schienale e sedersi.
I dieci draghi delle Torri Magiche volano in cerchio attorno a noi, senza poterci vedere, nella nostra bolla di realtà fuori dallo spazio.
“Avevo proposto che il Drago delle Fiamme sputasse fuoco sui Cardinali. Fuoco illusorio, ovviamente. Ma la mozione è stata respinta. Chissà perché”
“Se vuoi me ne occupo io”, propone Maximillian, con un sorriso malevolo. Ho il forte sospetto che lo farebbe.
“Dovreste occuparvi delle cose importanti, piuttosto. Grande Maga Hofmann, a che punto è l'incantesimo per emulare l'alcool?”
La maga tedesca sorride.
“Sono riuscita a trovare un incantesimo per attivare artificialmente la percezione del sapore nel cervello. Sono anche riuscita a procurare una sensazione di stordimento”
“E allora perché non stiamo brindando?”, chiede Maximillian.
Lei si stringe nelle spalle.
“Fra qualche anno potrò ottenere un equivalente della birra. Al momento, posso offrirle un calice di qualcosa che sa di piscio di gatto e la fa svenire”
“L'idea è quasi attraente, dopo trecento anni...” commenta Maximillian. Cerco di ricordare il sapore del vino. Non ci riesco, non davvero.
“Poi può vendere la formula a qualche birreria. La preferita dai Grandi Maghi con noi ubriachi come insegna potrebbe attirargli parecchi clienti”, aggiunge il Borgomastro.
L'immagine mi fa sorridere. Anche se non credo di voler vedere una lite fra Grandi Maghi ubriachi.
“Siamo sicuri sia opportuno che nessuno di noi parta per Praga?”, chiede Gerard. Il Grande Mago del Vento sembra distante, come sempre, come avesse difficoltà a mettere a fuoco la realtà.
“Anche io preferirei che qualcuno di noi fosse presente”, commento. Io, possibilmente.
“Noi Grandi Maghi, o noi cinque?”, chiede Hofmann.
“Siamo gli unici degni di nota”, risponde Maximillian. Il Borgomastro leva gli occhi al cielo.
“L'esercito assemblato dal Concilio è molto potente. Più che a sufficienza per sconfiggere Praga. Imporre la nostra presenza significherebbe perdere buona parte della fiducia guadagnata con la Santa Sede”, fa notare Gerard, cauto.
“Ottimo. Tiriamo giù Praga e poi dichiariamo guerra ad Avignone. Come potrebbe andare meglio?”, chiede Maximillian. Ma sorride, mentre lo dice.
“Vedo tutti molto sicuri che siamo in grado di sconfiggere Praga. Sicuramente i numeri sono dalla nostra. E possiamo sempre mandare altre truppe. Anche così... preferirei ci fosse uno di noi, nel caso le cose si rivelassero diverse dal previsto”
“Uno di noi potrebbe andare sotto copertura. Sono anni che non mi spaccio per un mortale!”, commenta Maximillian. Sembra fin troppo entusiasta al pensiero. Sì, vorrei vederlo a spacciarsi per stalliere per qualche mese.
“Se venissimo scoperti provocheremmo un grande danno diplomatico alle Città. È improbabile, lo so. Ma non possiamo giocare agli dei. Non c'è motivo di credere che ci sarà bisogno di noi” fa notare Hofmann.
“E noi non vorremmo mai giocare agli dei”, commenta Gerard, divertito, indicando la nuvola solida su cui siamo seduti, fuori dalla realtà.
“La riluttanza delle Città a fare uso dei nostri poteri, sebbene comprensibile, potrebbe diventare un handicap”, commenta il Borgomastro.
Annuisco.
“Dall'altra parte, credo sia vantaggioso che l'esatta misura delle nostre capacità resti ignota, finché possibile. Ignota alla Chiesa... e al Nemico”
Un istante di silenzio.
“Se va tutto bene, possiamo sempre entrare in gioco dopo. Voglio dire, sarebbe un peccato avere tutte quelle truppe a Praga e non usarla. Potremmo seriamente considerare l'ipotesi di un attacco alla Torre Oscura”, propone Maximillian.
Annuisco.
“Se questo esercito si dimostrasse davvero in grado di collaborare, sarebbe una risorsa non da poco. Questa è una grande occasione, politicamente e militarmente. Per questo non possiamo permetterci di perderla”

***

{Il Duca di Firenze}
“Quindi questa è la festa degli esclusi?”, chiede Grunberg, un sorriso bonario sul volto.
“O il concilio dei congiurati. Veda lei”, risponde il Cavaliere.
“Vi spiace se mi siedo qui?”
“Solo se paga lei da bere”, rispondo.
“Credo di potermelo ancora permettere”, risponde Grunberg, arrampicandosi sullo sgabello.
Il barista ci guarda per un istante, confuso, mentre ordiniamo la nostra birra. Mi chiedo se riconosca me, Grunberg, o lo stemma del Cavaliere di San Giorgio.
Lontano, vedo un lampo di luce in cielo. Un'immensa illusione magica sta prendendo forma sopra Piazza san Marco. Una riflessione speculare della Piazza. Venezia ci tiene a dimostrare il proprio potere. E il fatto è che ne hanno fin troppo. Se lo usassero per qualcosa di più produttivo che i fuochi d'artificio.
“Devo ammettere che mi ha divertito vedere il Cavaliere Teutonico su tutte le furie”
Grunberg annuisce, sorride debolmente. Avverto la pesantezza delle sue emozioni, il rimorso, la sensazione di avere fallito.
“C'è stata una componente di soddisfazione, non lo nego. Ma è difficile non chiedermi se abbia agito correttamente. Non ho particolare amore per la Corte di Praga. E il prezzo che chiederà la Lega Anseatica per consegnare quelle provviste, non saranno i Cavalieri Teutonici né Erik Kallaste a pagarlo”
Il Cavaliere di San Giorgio scuote la testa.
“Lei ha agito correttamente. Questa guerra assomiglia fin troppo a una contesa fra esseri umani, più che a un tentativo di liberarci dai mostri – senza offesa, Duca”
Sorrido. Percepisco il disagio che filtra dalla mente del Cavaliere, le sue difficoltà nel sedere allo stesso tavolo di uno dei Mostri.
“Non si preoccupi. Comunque, Signor Grunberg, stavamo chiedendoci se ci siano... altri modi... per agire contro Praga, senza partecipare alla Crociata”
Grunberg ci guarda.
“Abbiamo tutti le nostre perplessità su questa guerra. Ma l'unica cosa certa è che dovrebbero vincerla. Le mie fonti confermano i dati presentati in Consiglio, Praga dispone al più di quarantamila uomini e qualche centinaio di vampiri, di cui non più di una ventina di Signori. La Crociata conta il triplo degli uomini, artiglieria ben superiore, e un'armata di maghi in grado di abbattere le difese di una città in qualche decina di secondi. E se le cose dovessero andare male, rinforzi altrettanto grandi possono essere inviati in poco tempo”
Annuisco.
“E così dovrebbe essere. Ma Nezwal è pericolosa. Più di quanto pensi questa gente. Ha in serbo qualcosa, ne sono certo. E rifiutato il mio aiuto, non so se qualcuno di loro conosca sufficientemente bene le capacità dei Vampiri da fermarla”
Forse non avrei dovuto porre condizioni. Forse avrei dovuto dimostrare la mia buona fede, andare per primo.
Ma sono dieci anni che faccio dimostrazioni di buona fede, e non sembrano fare breccia. È letteralmente possibile che dopo Praga l'esercito Crociato punti su Firenze, e ho un dovere verso la mia Città.
D'altra parte, ho ottenuto la proclamazione ufficiale da parte di Amsterdam, e anche Venezia c'era vicina. Il che è più di quanto osassi sperare.
Avrei dovuto accontentarmi di Amsterdam. Mandare qualcuno dei miei come parte del loro seguito, se non altro.
Ma sono un Duca oltre che un Vampiro. E un Duca non ammette i propri errori, se vuole rimanere Duca.
“Non sottovaluti la competenza dei Maghi, o il loro potere. Raramente si degnano di farne uso, ma è enorme. Non credo che Nezwal possa opporre una resistenza sostanziale”, risponde Grunberg, scuotendo la testa.
Il Cavaliere pare meno convinto.
“Magari non perderanno. Ma se la Corte di Praga riesce a trasformare la guerra in un bagno di sangue in cui muoiono uomini a centinaia di migliaia e i vari membri dell'alleanza si insultano a vicenda, l'umanità ha perso lo stesso”
Annuisco. Quel che è peggio, potrebbe essere il piano di Nezwal. Per lei, una città distrutta e morti a centinaia di migliaia non significano nulla. E lei può scappare senza difficoltà, se le cose si mettono male.
“Giusto o sbagliato, abbiamo deciso di tenerci fuori dalla guerra”, faccio notare.
Grunberg scuote la testa.
“No. Abbiamo solo rifiutato di partecipare alla loro spedizione”
Rido.
“E cosa dobbiamo fare? Mettere su una Crociata parallela, con Cavalieri, truppe fiorentine e Compagnia Ferroviaria?”
A dirla tutta, i Cavalieri potrebbero mettere in campo un esercito grande due volte quello della Crociata. Ma le loro truppe sono troppo occupate in cause con meno risonanza mediatica, come proteggere la gente comune delle campagne di tutta Europa.
“La forza militare c'è già tutta. Ma non avendo partecipato alla Crociata, abbiamo anche dei vantaggi. La Corte di Praga non ci terrà d'occhio, quali che siano i loro piani tutta la loro attenzione sarà concentrata sull'esercito in marcia. Ha paura che l'Arciduchessa abbia dei piani segreti? Mandi degli agenti. Posso dare supporto logistico di vario genere. Ma è lei l'esperto in vampiri, qui. Scopra cosa sta succedendo. Una proclamazione pubblica del fatto che lei non sia un nemico non sarebbe stata male. Ma anche delle scuse in ginocchio a qualcuno che li ha salvati da una trappola funzionerebbero”, commenta Grunberg.
Sorrido. Sì, l'immagine ha il suo fascino.
Il Cavaliere annuisce.
“Alcuni Cavalieri potrebbero contribuire. Sarebbe una combinazione come minimo inattesa da parte del nemico”
Percepisco divertimento e repulsione che si mescolano nella sua mente.
“Non sembra una cattiva idea. Manderò delle squadre in Boemia. Non potrò andare io stesso. È fin troppo che sto lontano da Firenze, e non vorrei che qualcuno dei Nobili decidesse di provare a seguire l'esempio di Nezwal”. Rido. “Se ripetono ancora un po' di volte che i vampiri di Firenze sono loro nemici, diventerà una profezia autoverificante”
E sarà facile, per i miei oppositori, accusare la mia politica di essere fallimentare, dopo quel che ho ottenuto in Concilio.
Il Cavaliere annuisce.
“Avvertirò Malta, ma non c'è tempo di aspettare una risposta da quel livello. Metterò a disposizione delle truppe specializzate direttamente dai Capitoli italiani, e parlerò con i miei colleghi in Boemia”
Mi rivolgo a lui.
“C'è un'altra cosa che vorrei chiederle”
Un picco di preoccupazione filtra dalla sua mente, ma la sua espressione non cambia. Sento una punta di paura nel suo odore. Un istinto che non riuscirò mai completamente a sopprimere mi fa pensare al suo sangue, caldo e delizioso e pieno di energia che scorre nelle vene, così vicino...
“Mi dica”, risponde.
“Vorrei mandare uno dei miei alleati a consultare la biblioteca dell'Ordine a Malta. La sezione sui Vampiri”
All'inizio ride, poi sembra rendersi conto che non è una battuta. Percepisco la sua confusione.
“Perdoni, ma mi verrebbe da dire che lei ne sappia molto più di noi”
Scuoto la testa.
“Non arriviamo a questo mondo con un manuale di istruzioni. Non c'è continuità fra la mia Corte e l'Impero del Sangue. A differenza della Corte di Praga, aggiungerei”
Lo guardo.
“Ho bisogno di consultare le cronache della Crociata del Sangue. Ci sono molte cose che non ho mai capito. E mi disturbano sempre di più”
Disagio, ora, dalla sua mente.
“Senza offesa, Duca, ma l'Impero del Sangue è morto da quattrocento anni. E qualcuno potrebbe chiedersi se sia saggio che i suoi segreti vengano ritrovati”
Sorrido.
“L'Impero del Sangue è morto di sicuro. Il problema con la mia gente è che tende a non rimanere morta quanto dovrebbe. Mi farebbe piacere aggiungere un paio di chiodi al coperchio della bara. Ma sì, per quel che ne sa lei potrei stare cercando i segreti dell'antico Impero per farlo tornare ai fasti di un tempo. La domanda, alla fine, è una: è disposto a credere che siamo dalla stessa parte?”

***

{Lord Astiront}
Per una volta i dannati maghi fanno quello che dovrebbero. Meno di quel che dovrebbero, naturalmente, perché sono troppo conigli per uscirsene dalla città in cui si sono tappati, e morire come si deve.
Guardo la loro festa, direttamente sotto di me. Luci colorate e sculture d'acqua. Sì, proprio quello che avevo in mente quando ho donato loro i poteri. Quando pensano di usarli per spandere ettolitri di sangue, come da progetto? Per di più la loro pagliacciata interferisce con la Rete, la mia percezione di Venezia è nebulosa.
C'è un altro luogo che mi è nascosto, però, ora.
Non percepisco più Praga.
Non è difficile capire quel che sta succedendo. Nelavi ha deciso di interferire.
Sorrido. Finalmente un po' di movimento. Sarà divertente vedere quali pedine prevalgono in questa guerra. Ma quel che importa davvero, per me, è che muoiano come mosche da entrambi i lati.

Saluti by Selerian
Author's Notes:
Ultimo capitolo inutile prima di fare sul serio, promesso :P. Buona lettura!

Saluti

Perché ci trascinano in questa Crociata?
Sono stanco di combattere. Non vedo mia moglie da tre anni. Dopo Riga e Ptuj e Vienna, è un miracolo che io sia arrivato fin qui.
E ora mi dicono che devo ripartire. Il Maestro ha deciso che il nostro Capitolo parteciperà alla grandiosa Crociata di Praga.
Non sta a me mettere in dubbio le sue parole. Ma mi sento nelle ossa che non ne verrà niente di buono.

Alex Barrstein, Sergente dell'Esercito dei Cavalieri Teutonici

“Mele e cioccolato, mele e cioccolato”, ripete Dragan. Mette in ogni sillaba esattamente il massimo di insofferenza possibile senza perturbare l'incantesimo.
“Ok, finito”, rispondo, connettendo i punti dell'ultimo esagono. Le linee che traccio sulla sua pelle sono debolmente luminose, riesco a percepire il suo potere che vi ancora l'incantesimo.
Il ragazzo si rialza in piedi, reinfila rapidamente i jeans.
“Ehi, hai ancora un bel po' di spazio”
“Se recito un'altra formula oggi pomeriggio vomito, finiamo domani. Anche perché non ho ancora deciso cosa preparare”
“Vorrei avere io tutto quello spazio per vincolare incantesimi”, commenta Silvia.
“Ingrassa”
Lei storce la bocca.
“Preparare nuovi incantesimi in mezzo a un campo militare non sarà proprio l'ideale, e dovremo rinnovarli spesso”
“Se facciamo pagare un nichel per lo spettacolo ogni volta che prepariamo i tuoi, possiamo integrare lo stipendio”, commenta Dragan. Si siede con la schiena a pochi centimetri dal radiatore. Giusto, sia mai aspettare due interi minuti che l'inchiostro si asciughi da solo.
Silvia lo guarda storto.
“Piuttosto, ho visto che ci sono un bel po' di demoni legati a vento e tempesta da quelle parti. Fossi in voi preparerei qualche incantesimo del Volo”
Scuoto la testa.
“No grazie. Se c'è roba che vola voi li fate a fette e io vi ricucio all'atterraggio, ok? Non è roba per me”
Silvia ride.
“Dovresti fare qualcosa per la paura del volo, prima o poi”
“Lo sto facendo. Starmene a terra”
Dragan annuisce.
“Piuttosto vedi di preparare qualcosa per combattere l'agente mutageno dei Signori dei Vampiri. Mi spiacerebbe non poter più prendere il sole”
Non riesco a immaginare una sola situazione al mondo in cui i Vampiri infetteranno uno di noi e poi ce lo restituiranno prima che la trasformazione sia completa. Ma so che si sentiranno meglio, se avrò l'incantesimo.
“Agli ordini. L'ho studiato l'altro giorno, questa sera mi aiutate a prepararlo. Per il resto ho gli incantesimi di guarigione standard e un po' di roba nel caso ci siano epidemie fra le truppe”
“Almeno qualcosa per difenderti ce l'hai, vero?”
“Sì. Voi due”
Dragan ride, Silvia si irrigidisce.
“Alvise, davvero, vedi di avere qualcosa di difensivo”
“Preparerò una corazza di roccia, almeno”
Ma qualunque difesa io prepari sarà penosa, in un vero combattimento. E prenderà spazio e tempo che potrei usare per incantesimi davvero in grado di salvare vite. Ma abbiamo avuto questa discussione fin troppe volte.
“Questa sera vado alla Torre del Sangue, però. Mi servono alcuni incantesimi più complicati”
“E io non sarei in grado di disegnarli?”, chiede Silvia, offesa.
Ovviamente ne sarebbe in grado. Ma non credo di essere pronto a parlare loro di questo particolare incantesimo.
“Ho bisogno di qualcuno che mi aiuti anche con le formule, è un casino. Combattere malattie infettive su vasta scala è molto più complicato che rimettere a posto muscoli e ossa”
Lei annuisce, già tornando ai propri appunti.
Si fidano di me, come sempre. E io li ripago mentendo.

***
{Dragan}
Tre ore di traghetto, due di treno, mezz'ora di camminata.
Ci vuole un'eternità, per tornare a casa.
È sera, quando arrivo al paese. Il sole sta calando sul mare – una parte di me mi dice che devo sbrigarmi, che fra poco arriverà la mamma e sarà troppo tardi per giocare.
Piccole case di pietre bianche ammonticchiate, orti separati da muri a secco, più per togliere i sassi che per delimitare le proprietà. Un vento talmente forte che per volare basterebbe un ombrello. Sì, questo era il mio paese un tempo.
Supero l'anello di pietre coperte di simboli, uno stemma del Leone rozzamente intagliato ai due lati del passaggio. Ho un ricordo assurdamente vivido di questo passaggio, da piccolo. Visto dall'altro lato, però. I confini del mondo, oltre i quali c'è il mistero, il pericolo, quel misterioso esterno di cui sento parlare solo nelle storie.
Controllo lo stato delle difese, sono sollevato nel trovarle intatte e ben mantenute. Poi poche dozzine di metri di bosco stentato, che un tempo definivo una foresta. E poi il sentiero mi porta al paese, prima appena intravisto.
Poche dozzine di casupole, una chiesa riconvertita a municipio. Un molo di legno con poche barche ormeggiate – la giornata non è ancora finita, per i pescatori. Odore di fuochi di legna, perché Aprile sa essere sorprendentemente freddo, qui.
Niente luci elettriche, niente acqua calda, niente fognature. E non arriveranno mai, qui. Il paese è semplicemente troppo piccolo, rilocare l'intera popolazione in un centro degno del nome è meno costoso e più razionale. Presto o tardi diventerà indispensabile, all'aumentare della pressione dei mostri.
L'idea mi rattrista un po'. Guardo i bambini che giocano nella piazza, e ricordo che sono stato felice, qui.
Ma è facile vedere quel che c'è di bello nella vita semplice, da una grande distanza. Ricordo di avere avuto freddo, da piccolo, e fame. E dubito sia l'adolescenza più entusiasmante del mondo, per quelli che non hanno la fortuna di finire all'Accademia.
Un uomo alto lavora sul molo, sta sbrogliando una rete. Nella luce incerta del tramonto, impiego qualche istante a riconoscerlo. Ha i capelli rossi, più scuri dei miei, e un fisico molto più massiccio, sebbene sia quasi dieci centimetri più basso.
Si volta verso di me, lascia cadere la rete. “Ehi, fratellino!”, grida.
Mi corre incontro, mi abbraccia, rischiando di stritolarmi tutte le costole. Una parte del mio cervello insiste, contro ogni evidenza, che devo alzare la testa per guardarlo negli occhi.
“Non sapevo saresti venuto”, dice.
“Nemmeno io”, rispondo. Ho preso l'ultimo traghetto della giornata, d'impulso.
“Non ti hanno ancora promosso a Grande Mago?”, chiede. Per un istante penso di spiegargli che non si viene promossi a Grande Mago.
“Dammi un altro Titano da abbattere e se ne può parlare. Per ora resto Cavaliere della Serenissima Repubblica di Venezia”
“Suona meglio di 'fratellino che viene a scroccare la cena senza avvertire'. Torniamo a casa, dai, se Ana ha già iniziato a preparare la cena e deve mettere su qualcos'altro per te si lamenterà per ore”
“Tutto bene, qui?”, chiedo. Mi sento vagamente ridicolo. Non mi faccio sentire per parecchi mesi, riappaio senza avvertire, e poi cerco di dimostrare che la loro salute sia in cima alle mie preoccupazioni.
Sorride.
“Tutto bene. Maria sta imparando anche troppe parole. Mamma finalmente è troppo occupata a viziarla per andare a pescare da solo, e la sua salute ci guadagna”
Camminiamo verso casa, lungo una strada assurdamente familiare, risvegliando ricordi che nemmeno sembrano miei. Il panificio in cui ogni tanto mia madre comprava dei dolci. Quanto tempo ho passato a insistere e frignare per avere altri dolcetti?
“Qualche speranza che io vi convinca a trasferirvi a Venezia?”
Lui sorride, stringendosi nelle spalle.
“Spiacente, dovrai cavartela da solo ancora per un po'”
Esito un istante.
“Seriamente, Louban, mamma inizia a essere vecchia. Se mi aiuti a convincerla, potrebbe venire a Venezia, avere riscaldamento e medicina di alto livello”
Un sorriso paziente, lo stesso identico che ricordo di quanto lo inseguivo chiedendogli di portarmi in giro in barca, da piccolo.
“E sarà da sola in una città dove non conosce nessuno a parte te, dove non c'è niente di utile che possa fare. E tu passi la maggior parte del tempo fuori da Venezia, occupato a salvare il mondo. Cosa ci farebbe, Dragan? Se avrà problemi di salute, la porterò a Venezia. Forse ci andrò anche io, un giorno. Ma per ora, lasciaci qui. Sappiamo cavarcela da soli”

***

Odore di legna che brucia e aglio, l'odore di casa mia.
E ricordo sere passate a guardare le fiamme nel camino. Le loro forme che cambiano sempre, rimangono sempre uguali.
Mamma, Louban e Ana chiacchierano di una coppia del paese che si sposa – ricordo i loro nomi, ma non i volti, probabilmente li ho conosciuti come bambini più piccoli di me. Dopo un po' smetto di seguire. C'è una strana soddisfazione nello stare qui, lasciare che le parole in croato mi scivolino addosso, guardare le fiamme del camino come quando ero piccolo. Riesco a sentirmi ancora parte delle loro vite, più di quanto non sarebbe se provassi a prendere parte alla conversazione.
Maria mi guarda, un po' spaventata, senza mollare la gonna di sua madre. Appena tutti mi sembrano sufficientemente distratti le faccio una linguaccia. Rido mentre si nasconde dietro ad Ana.
Rido e cerco di non pensare ai paesi devastati sulla strada per Catania, il sangue spruzzato che copriva letteralmente le pareti delle case dove i morti si erano scagliati con le unghie e con i denti contro i vivi.
Avverto la linea che protegge questo paese, incantesimi nei muri a secco molto più forti di quelli di un paese nei territori delle Città Sante. Ma ci sono meno di un centinaio di Incantatori, e forse un paio di veri maghi, in questo paese. Per quanto basteranno?
“Quindi, Dragan, partirai per la guerra?”, chiede mia madre, all'improvviso. Sembra più piccola e fragile ogni volta che la vedo, ma mi sento un po' meno in colpa trovandola in buona salute. I suoi occhi restano penetranti come quando avevo cinque anni e cercavo di raccontarle bugie.
Ma non ho più cinque anni, e non ho ragione di farla preoccupare più del dovuto.
“Io... uh, no, abbiamo deciso...”
Ride.
“Hai sempre fatto schifo a dire bugie, tesoro. E diciamocelo, non c'è un altro motivo al mondo per cui verresti qui in mezzo alla settimana e senza avvertire”
Mio fratello mi guarda, stupito.
“Ti hanno ordinato di andare a Praga? Cazzo, non hai fatto abbastanza a Catania?”
Mi viene quasi da ridere. No, non si ordina a un mago dell'Argento di fare nulla, a meno che scoppi la Guerra Finale.
“Mi sono offerto volontario”, dico.
Ana aggrotta la fronte, non sembra capire. Mia madre stringe le labbra, per un istante sembra sul punto di sgridarmi come quando ero piccolo.
“Dragan, tu vuoi farmi morire?”
“Io non corro grossi rischi. Sul serio. Non ci sono molte cose in grado di farmi male, e sarò con decine di altri maghi potenti”
Saranno i soldati semplici a morire come mosche, i comuni mortali. Ma non i maghi dell'Argento.
Almeno fino a che le cose andranno bene.
“Dragan, è orribile. Perché devi sempre fare queste cose? Non potresti trovarti un lavoro più tranquillo? E magari una ragazza”. Mia madre aggiunge l'ultima frase con un sorriso, ma sento che è tesa.
“Il Maggior Consiglio non aspetta altro che trascinare gente nelle loro guerre. Non importa cosa ti offrono, Dragan, non ne vale la pena se non ne torni vivo”, dice Louban, riconosco il tono di quando cerca di dare un consiglio saggio.
E mi rendo conto che non so come spiegare. Che la mia magia non è quella di mio fratello, in grado di attirare qualche pesce e spingere una barca nella bonaccia. Che il Maggior Consiglio e le guerre possono essere cataclismi che passano sopra le loro teste, ma per me sono qualcosa di molto più vicino e familiare che le reti da pesca. Che per quanto non mi dispiaccia il bonus per la partecipazione alla Crociata, non è quello il motivo per cui andrò a Praga.
Sorrido.
“State tranquilli. Se dovete preoccuparvi per qualcuno, preoccupatevi per i vampiri che incontrerò. Non correrò grandi rischi. Davvero, non vorrei parlarne, questa sera. Piuttosto, lo zio Nemanja è davvero riuscito a diventare sindaco?”
Mio fratello sembra interdetto, ma la mamma sorride, e so che anche questa volta vede perfettamente le mie intenzioni. Si lancia in un fiume di parole sulle meschinerie della politica di paese.
Sorrido, e guardo le fiamme dietro di lei.

***

Controllo l'agenda. Visita a Contarini fra un'ora. È necessario che lui e i suoi come minimo si astengano alla votazione per la nomina di Geller a responsabile logistico della spedizione. In cambio posso promettergli di votare dalla loro parte sulle tasse alla produzione vinicola. O era all'assegnazione delle case popolari? Chi cavolo si ricorda? Ovviamente l'ho scritto sull'agenda, ma con la mia grafia è al più un criptico indizio.
Mi fermo contro il parapetto del ponte.
Dovrei recuperare la documentazione che ho su Contarini, cercare di ricordare su cosa posso fare leva, cosa devo e non devo dire.
Sono stufa. Avere l'ultima parola sui responsabili di nessuna importanza della spedizione mi pare uno stupido gioco autoreferenziale, anche se devo giocarci. Non ne posso più di scambiare favori e messaggi in codice con altri Consiglieri.
Metto l'agenda in borsa, apro le braccia, e spingo l'aria sotto di me.
Mi sollevo in volo, e la sensazione di oppressione se ne va immediatamente. Il getto di vento che mi ha sollevata scompiglia i capelli e i vestiti ai passanti. Da terra, molti mi sorridono o salutano, alcuni mi guardano con palese invidia.
Rido mentre mi sollevo sopra i tetti delle case, sopra le guglie dei palazzi.
Sento il vento sul volto, l'aria mi avvolge come un abbraccio protettivo, lontana dalla pietra, dall'acqua, dalla gente di Venezia.
Volo fra le cupole e i comignoli, giro attorno alla superficie perfettamente riflettente della Torre di Luce, la mia immagine speculare ricambia il mio sorriso da dentro la Torre.
Mi alzo ancora, raggiungo l'altezza a cui vedo solo i campanili, le Torri Magiche e gli altri maghi del Vento. Alcuni indossano le divise ufficiali e pattugliano il cielo su percorsi regolari, altri giocano e fanno acrobazie come me.
Mi sembra più reale la città, dall'alto. Da qui ne vedo l'enormità, percepisco centinaia di migliaia di Scintille che affollano le strade sotto di me. Quel che devo cercare di proteggere, di comprendere.
È quello che sto facendo? Io stesso perdo le fila del gioco a cui sto giocando nel Maggior Consiglio, a volte. Quali saranno le conseguenze, per questa gente, della tassa sui vini, o di qualunque altra cosa io stia regalando a scatola chiusa a Contarini?
Quali saranno le conseguenze della Crociata di Praga?
I cittadini comuni di Venezia non vi prenderanno parte direttamente. Solo duecento Incantatori del Sangue e del Grano, per aiutare a compensare la mancanza di rifornimenti della Compagnia Ferroviaria. E poi tre maghi dell'Oro, venti dell'Argento, cinquanta del Rame.
Avremmo potuto portarne di più, e meno soldati senza nome dovrebbero morire in Boemia. Avremmo potuto portarne di meno, e lasciare più protezione alle centinaia di migliaia di persone che vedo sotto di me. Mandare più truppe a Catania, magari, con Palermo che minaccia di attaccare.
Mi alzo ancora di più, raggiungo l'altezza della Torre del Vento, sospesa a mezz'aria come un fiore di vetro e metallo, appena sotto la Cupola. Ci faccio un giro attorno, penso di entrare alla ricerca di qualche mio conoscente, qualcuno a cui chiedere consiglio.
Raggiungo la Cupola, provo un leggero brivido mentre ci passo attraverso, gli incantesimi difensivi che mi riconoscono e mi permettono di uscire.
La sensazione di libertà qui sopra è esilarante, faccio un giro della morte, mi allontano un po' dalla cupola e poi smetto di usare i miei poteri, mi lascio cadere, priva di peso, per qualche istante.
Cos'altro posso fare? Cos'altro avrei potuto fare? Davvero possiamo riconciliarci con la Chiesa, davvero possiamo evitare la Guerra Finale, l'orrore che solo un anno fa sembrava avvicinarsi di giorno in giorno?
E cosa sto dimenticando? La Corte di Praga non può non avere previsto le reazioni alla loro proclamazione. Non credevano che avremmo davvero attaccato? Hanno in serbo qualcosa? L'Arciduchessa Nezwal è vissuta per quattrocento anni in mezzo a una civiltà di persone disposte a ucciderla a vista. Non è un avversario da sottovalutare. Siamo stati troppo presi dalle nostre politiche interne per occuparci seriamente del nemico?
Riprendo il controllo dei miei poteri, mi spingo ancora verso l'alo, tanto veloce quanto posso, genero un guscio d'aria a forma di proiettile attorno al mio corpo, più aerodinamico possibile. Volo sopra il mare, sento il potere duro, freddo e alieno dell'acqua marina estendersi all'infinito sotto di me.
La verità è che quando la Crociata avrà inizio sarà un sollievo. Perché non ci saranno più voti, non ci saranno più dubbi, solo una guerra da vincere.
E poi i pezzi di quel che avremo distrutto da riattaccare, i morti da seppellire, e gli errori di cui pentirsi.

***

Il traghetto per San Michele è il più silenzioso di Venezia.
La maggior parte delle persone a bordo sono vestite in modo elegante, spesso di nero. Molti chiacchierano fra loro, ma sottovoce, quasi se ne vergognassero.
Attracchiamo al molo dell'isola, un lungo viale di cipressi che ci accoglie. È silenziosa, quest'isola, e percepisco pochissima magia.
Non è un posto per i vivi, questo. E il dolore, la fretta, la paura, appartengono tutti alla vita. L'ho visto anche troppo bene.
Seguo il selciato sempre pulito, al mio fianco due anziane signore camminano con un cesto di fiori. Una delle due si appoggia a un bastone. Chiacchierano in allegria, e dalla loro età devono avere più amici qui, ormai, che in città.
La nostra guerra, dopotutto, è destinata a fallire. Maghi del Sangue e medici e ricercatori, possiamo solo guadagnare tempo, e poi portare i fiori.
È così anche per la guerra dei maghi? Forse non possiamo vincere. Forse l'umanità è destinata ad estinguersi, quanto tutte le singole persone, e possiamo solo rallentare il processo.
Dragan mi riderebbe in faccia se lo dicessi, probabilmente. Del resto, lui probabilmente la sua idea di affrontare la morte è sfidarla a duello. E potrei puntare qualche ducato sul mio amico.
Silvia mi lancerebbe un'occhiataccia da far gelare il sangue e mi farebbe sentire un idiota con un discorso a base di entropia e mancanza di determinismo storico.
A volte mi chiedo perché la gente litighi così spesso, quando è così facile prevedere l'esito di una discussione.
Scelgo una delle stradine fiancheggiate da salici, supero fila su fila di lapidi schierate.
Ci sono stati diversi progetti di rinnovamento per il Cimitero. Probabilmente è l'ultimo luogo pubblico in città dove non ci sono fontane di fiamme, ologrammi tridimensonali, o altre diavolerie per ricordarci quanto siamo fighi.
Ma alla fine, i voti sono sempre stati per lasciare tutto così. Soltanto gli alberi e le lapidi, e nessuna magia.
Credo ci faccia bene ricordare che ci sono limiti al nostro potere. In un certo senso, è rassicurante che nemmeno il Conte di Catania possa davvero riportare indietro i morti.
“E voi cosa pensereste di me? Cosa direste di vostro figlio che va in guerra?”
Rose per mamma, peonie per papà, perché hanno sempre preferito così.
Ci sono altri fiori nei vasi, appena un po' appassiti. Non ce li ho messi io. La cosa mi fa sentire meglio.
“Non voglio andare in guerra. Ho paura di non tornare. Ho paura che Silvia o Dragan non tornino. Ho paura che perdiamo”
Davvero non so cosa direbbero i miei genitori. Non ci siamo mai davvero conosciuti da adulti, dopotutto. So che sono sempre stati dei pacifisti. Ma lo sono anche io, ed eccomi qui, pronto a partire per Praga.
“Ho paura di dover scegliere chi salvare, ho paura di non essere un medico abbastanza bravo, e di stare rubando il posto a qualcuno che saprebbe fare di meglio. Ho paura di dover uccidere delle persone con i miei poteri”
I miei genitori sorridono, in bianco e nero nelle fotografie.
“Forse avrei dovuto fare diversamente. Con il Conte di Catania, con la guerra. Avrei dovuto rifiutarmi. Quand'è che è ora di opporsi seriamente? Sono tutte cose che succederebbero anche senza di me. Ma è giusto che io ne prenda parte?”
Mi rendo conto di avere alzato la voce. Una signora poco lontano mi guarda preoccupata per un istante, si ritrae di un passo.
Respiro a fondo, recupero la calma.
“Ma non dovete avere paura per me. In qualche modo me la caverò. Ho magie potenti, e buoni amici. Vi porterò altri fiori. Ciao, mamma. Ciao, papà”

***

{Dragan}
Una scala di forza e di fuoco sale attorno alla Grande Caldaia, si avvolge a spirale verso i piani più alti della Torre delle Fiamme.
Salgo gradino dopo gradino. Potrei spingermi più in fretta con la magia, ma questa scala va percorsa così, un passo alla volta. Per rappresentare la serietà delle proprie intenzioni. E per non scoprire quali siano gli incantesimi difensivi della Grande Caldaia.
Sotto di me, centinaia di maghi delle Fiamme parlano e giocano e studiano ai tavoli, il loro potere che alimenta la Caldaia. Sbuffi di vapore fuoriescono dalle valvole, uno mi colpisce in faccia, umido e appena tiepido, mentre passo vicino alla caldaia.
Salgo fino all'altissimo soffitto. Mi trovo davanti a un'altra barriera di fiamme rosso cupo, si muovono più lentamente del dovuto, in modo più simile a un liquido, come un mare agitato in verticale.
La maggior parte delle strutture della Scuola si estendono sotto il piano terra. C'è una sola cosa, in cima alla Torre.
“Grande Maga Loredan, Maestra delle Fiame, chiedo consiglio”, dico.
La barriera di fiamme diventa più luminosa per un istante. Anche con la Grande Caldaia che abbaglia i sensi magici, ne percepisco il potere.
Il muro di fuoco liquido si divide, mi permette di passare. Oltre, una stanza ottagonale, in cima alla torre.
La Grande Maga è seduta dietro una scrivania carica di fogli. Alle sue spalle, quattro grandi librerie stracolme, per la maggior parte di cartelle e registri. Mi viene da ridere per un istante vedendo la Maestra delle Fiamme in una situazione così burocratica.
“Vi saluto, Maestra delle Fiamme” dico inchinandomi. Dovrei arrivare praticamente a terra per non guardare dall'alto in basso la piccola maga.
La donna si alza in piedi – non cambia molto – e sorride.
“Benvenuto, Jankovic. Desiderava parlarmi?”
A questa distanza, l'aria vibra di potere a ogni sua parola.
“Perdonate se chiedo una parte del vostro tempo per questo. Ma presto partirò per Praga. Volevo una vostra opinione sul modo migliore per prepararmi alla missione”
Lei annuisce, mi fa gesto di sedermi. L'unica sedia davanti alla scrivania è piccola e scomoda.
“Lei è il mago delle Fiamme più potente che prenderà parte alla Crociata, e sicuramente il più visibile. La Scuola di Fiamme conta molto su di lei”
Il suo sorriso si allarga.
“Giusto perché non vorrei mai metterle pressione. Comunque, su cosa voleva il mio consiglio, in particolare? Gli esperti tattici della Scuola hanno già dato le proprie raccomandazioni. Presumo le abbia ricevute”
Sì, ma gli esperti tattici raramente hanno affrontato di persona qualcosa di simile alla spedizione per cui cercano di prepararmi.
“Ho letto le raccomandazioni. Ma non ho mai partecipato direttamente a una campagna militare su vasta scala, né affrontato un Signore dei Vampiri. Voi avete fatto entrambe le cose, più volte, il che non può dirsi per molti maghi viventi. Sarei molto grato di qualche consiglio personale”
Annuisce.
“Chiedere a qualcuno che sa è già più di quanto si degnino di fare la maggior parte dei suoi colleghi, Jankovic. Sono felice di poter contribuire. Anche se è molto tempo che non vado in battaglia, i miei trucchi potrebbero essere invecchiati con me”
Mi chiedo se sia intesa come una battuta. La Grande Maga dimostra qualcosa fra i trenta ai quarant'anni, e non è invecchiata di un giorno negli ultimi secoli.
“Come le sarà già stato detto, in una battaglia di vasta scala, lei si preoccupi di eliminare potenti incantatori, vampiri o mostri del nemico. Maghi della Forza e del Vento sono più efficaci contro grandi quantità di avversari deboli. Nel caso si trovi ad attaccare una postazione fortificata, non perda tempo ad attaccare le mura, lo lasci a maghi della Roccia e della Forza, lei si preoccupi dei difensori. Ma se proprio deve aprirsi un varco, le consiglio l'Infusione Interna. Scaldare bruscamente un volume all'interno della pietra, in genere, è il modo più efficiente di mandarla in pezzi. Anche così, finirà le sue forze piuttosto in fretta, se finirà per farlo spesso”
“I difensori di praga e Brno saranno probabilmente, per la maggior parte, esseri umani”
La maga fissa i propri occhi nei miei.
“E questo la disturba, Jankovic?”
Il suo tono si fa duro. Ok, cerchiamo di evitare di litigare con la comandante del mio ordine.
“Sì”, rispondo.
“Lei si è offerto volontario per questa missione”
Mentre lei se ne rimarrà qui. Sento calore salirmi al volto. Metà è il rossore, metà il mio potere che risponde alla rabbia.
“Farò quel che è necessario. Ma mi disturba, e non fingerò il contrario”, dico. Riesco all'ultimo a cambiare il mio tono in modo che suoni dispiaciuto e non incazzato.
L'espressione dura abbandona il volto della maga, annuisce, e mi sembra accennare un sorriso.
“Non è il fuoco dell'anima a mancarle, Jankovic. E in verità, sono sollevata che usare il suo potere contro esseri umani la turba”
Il suo sguardo sembra farsi lontano.
“Ho incontrato un potente mago delle fiamme che non ne era particolarmente turbato, molto tempo fa. Non è finita bene”, dice in tono vago.
Impiego un istante a ricordare. Il Grande Mago Zanin. È stata lei a imprigionarlo? Credo di sì.
Sembra tornare al presente.
“Comunque, se non crede di essere in grado di prendere parte a questa missione, non mancano i candidati per sostituirla. E non è qualcosa di cui dovrebbe vergognarsi. Le farebbe onore, in un certo senso”
Certo. Sir Jankovic, che manda qualcun altro a fare il lavoro sporco al posto suo. L'eroe che ho sempre sognato essere.
“Andrò. Ma l'effetto dei miei poteri sugli esseri umani...”
Le immagini di Catania mi tornano in mente, dolorosamente vivide, corpi che carbonizzano, odore di grasso e stoffa bruciati. Riuscirei a fare lo stesso su esseri umani viventi?
Lei annuisce.
“Può usare magia della Forza quando possibile. Se deve usare quella del Fuoco... le suggerisco di lanciare incantesimi ad alta coesione e alta temperatura. Garantiscono una morte veloce, o tagli netti”
Un istante di silenzio.
“Se la proposta del Grande Mago Maximillian, ci sarebbe bisogno di tutto questo? Non avreste potuto andare lì, sterminare la Corte di Praga e basta?”
Difficile togliere la nota di accusa dalla mia voce.
Lei annuisce.
“E' possibile. C'erano altri lati negativi, ma probabilmente avremmo potuto ridurre il numero di vittime collaterali”
Un istante di silenzio.
“Viene spontaneo chiedersi perché il Maggior Consiglio sia così riluttante a impiegare i Grandi Maghi”, commento.
La Grande Maga sorride, e il sorriso non si estende agli occhi.
“Immagino che questo sia il suo concetto di sottigliezza, Jankovic”
Mi sento arrossire. Sì, formulare la domanda come affermazione sembra meno finemente diplomatico, ripensandoci.
“Vuole sapere perché non insistiamo? Perché ce ne stiamo qui a Venezia ad ammuffire? Perché il Maggior Consiglio vota contro a qualunque proposta di inviare i Grandi Maghi, Jankovic?”
Il suo sorriso si fa più sincero.
“Perché abbiamo paura”
“Paura? Della Corte di Praga? Ma...”
Fa un gesto con la mano, come a tagliare l'aria tra di noi.
“No. Non direttamente. È probabile che il solo Maximillian sarebbe stato in grado di sconfiggere l'intera Corte di Praga, ed Esterhuysen – il Borgomastro – lo farebbe in un pomeriggio. Ma ci sono conseguenze meno immediate, Jankovic”
“Tutto ha conseguenze meno immediate. Inclusa la Crociata che stiamo per fare”
Lei annuisce.
“Sì. Ma i Grandi Maghi non si sono mai schierati nelle guerre, hanno solo difeso le proprie città, fino ad ora. Perché abbiamo paura, Jankovic, che quando inizieremo poi saremo tentati di continuare”
Mi guarda negli occhi.
“Cosa succederebbe, secondo lei, se io e Maximillian dovessimo mai combattere?”
“Siete dalla stessa parte”
“Oggi sì. Ma uno scontro fra Grandi Maghi non è qualcosa che possiamo permettere avvenga. La capacità distruttiva dei nostri poteri fa paura perfino a noi, Jankovic”
Il suo tono di voce di abbassa.
“E non è l'unica cosa di cui abbiamo paura. A nessuno è chiaro, in ultima analisi, quanto siamo potenti confrontati a un esercito convenzionale. Nemmeno a noi. Abbiamo paura di dimostrarci più deboli del dovuto, dopo che il terrore dei Grandi Maghi ha tenuto lontani gli invasori dalle nostre mura per secoli. Abbiamo paura di dimostrarci ancora più forti, e che il resto d'Europa si convinca che siamo una minaccia non umana intenzionata a conquistarli tutti. No, Jankovic, i Grandi Maghi non interverranno. Non finché esisteranno alternative”
“Ma posso sempre darle qualche consiglio su come uccidere dei Vampiri...”

***
{Silvia}
“Nezwal, Arciduchessa della Corte di Praga, cugina dell'Arciduca di Cluj. Nata in luogo ignoto a metà del diciottesimo secolo, presumibilmente figlia dei colonizzatori di prima generazione dell'Impero del Sangue”
“Lo sappiamo che fai i compiti per casa, non serve che leggi a voce alta”, commenta Dragan, stravaccato sul divano con una scatola di biscotti e un libro di avventure. Davvero, perché deve leggere di eroi che combattono i mostri? Si prepara le battute?
“A differenza di qualcun altro, cerco di essere vagamente preparata allo scontro”
Dragan si stringe nelle spalle.
“Non pensavo di raccontarle il suo albero genealogico, prima di darle fuoco”
“Buoni, bambini. Il primo che morde l'altro va a letto senza cena”, minaccia Alvise, sollevando il mestolo.
Ho la vaga sensazione che fosse il mio turno di cucinare, oggi. Se sì, nessuno ha avuto il coraggio di farmelo notare. Ottimo, i soggetti uno e due stanno sviluppando istinto di autoconservazione.
Continuo a leggere di Nezwal. Neanche io so, a dire la verità, cosa speri di scoprire nella sua storia personale. Sarà una guerra, non un dibattito parlamentare. I dettagli della politica delle Corti Vampiriche non ci interessano.
E su di lei, sappiamo già quel che è davvero importante. Una fra i più potenti Signori dei Vampiri, cinque volte più veloce di qualsiasi essere umano e dieci volte più forte, in grado di rigenerarsi da qualunque ferita non la uccida in pochi secondi. In grado di sopravvivere sotto la piena luce del giorno, sebbene diventando molto meno pericolosa. Poteri di influenza mentale e di illusione, sebbene molto limitati rispetto a quelli di un vero mago.
So come combatterla. So cosa vuole. Eppure ho la sensazione di non sapere abbastanza.
“Non credo di capire il gioco di Nezwal. E non mi piace”
“Non sembrava complicatissimo. Lei vuole una piscina di sangue e non vuole esseri umani liberi che sporcano e puzzano. Prende il controllo della Corte di Praga in modo da avere sangue finché vuole e stringere lentamente il controllo sugli umani. Altro?”
“Questo è vero. Ma molte delle nostre spie a Praga sono state trovate ed eliminate. Sappiamo poco sulla situazione in città. Perché è venuta allo scoperto proprio ora? Voglio dire, è un momento di relativa pace fra le Città Magiche e la Chiesa. Non poteva aspettare che fossimo troppo occupati gli uni con gli altri per dare addosso a lei? Perché ha preso il controllo della città proprio ora?”
“Forse prevedeva che aspettando la situazione in Europa sarebbe solo migliorata per gli umani. Ha preso il potere appena possibile”, commenta Alvise.
“E allora perché è appena diventato possibile? Che alleati ha fra gli umani di Praga, o di altre città? Perché deve averne, non potrebbe controllare la città altrimenti”
“A Praga ci sono gli Alchimisti, no? Potrebbero appoggiarla per qualcuna delle loro strane ragioni”, propone Alvise.
“Gli Alchimisti sono un branco di decerebrati, ma non mi sembra probabile che si schierino apertamente a sostegno di Nezwal. Inoltre, dubito che il sostegno degli alchimisti sia un fattore rilevante nel controllare la città”
“Alchimisti? Esistono davvero?”, chiede Dragan, sorpreso.
“Dragan, davvero, sei sicuro di avere frequentato l'Accademia?”
“Copiavo da Alvise”
Di quanto sono scesi gli standard dell'Accademia Magica nei tre anni fra la mia classe e la loro? Di questo passo, fra cinque anni i nuovi maghi non sapranno allacciarsi le scarpe da soli.
“Sì, gli Alchimisti esistono davvero. E spero ci sia un girone dell'inferno riservato a quegli idioti. Ci sono un migliaio di alchimisti a Praga, se si fossero degnati di studiare la magia Vinciana invece di perdere tempo con la Pietra Filosofale, controllerebbero la città”
“Non sono stati contattati per la Crociata?”, chiede Alvise.
Mi stringo nelle spalle.
“Non lo so. Non credo. Raramente si degnano di occuparsi di cose reali come le guerre. E in ogni caso, contano nulla. No, dubito c'entrino con la presa del potere da parte di Nezwal. Il che però ci lascia al punto di partenza. Non sappiamo nulla di quali siano i suoi piani.
I miei amici non rispondono. Torno alla lettura.
Odio le cose che non tornano. Odio non trovare spiegazioni. E odio ancora di più il fatto che la maggior parte della gente non sembri turbata dal non comprendere i problemi che cerca di risolvere.
E a proposito...
“Alvise, ti hanno più richiamato per il Conte di Catania?”
Vedo il ragazzo irrigidirsi. Questa storia deve averlo turbato parecchio. Temo che le condizioni di prigionia del Conte, per quanto sgradevole, siano il lato meno inquietante dell'intera faccenda.
“No. Anche la Commissione Scientifica è impegnata con i preparativi, immagino”
Annuisco.
“Ho un esperimento da proporre”
“Sentiamo”
Non così facilmente. Deve pure avere la possibilità di apprezzare appieno il mio ragionamento brillante.
“Abbiamo sempre pensato che la Scintilla fosse, se non l'anima, qualche altra diavoleria mistica equivalente. Che servisse a renderci coscienti, a renderci diversi dagli animali. E sembra che così non sia”
Tecnicamente, abbiamo dimostrato che non è una condizione sufficiente, potrebbe ancora essere necessaria per una mente senziente. Ma le sottigliezze sono sprecate con i due.
“E fin qua c'ero pure io”, commenta Dragan.
“Ed è parecchio che ci chiediamo perché tutte le specie mostruose attacchino istintivamente gli esseri umani. Ecco, sarei curiosa di vedere cosa succede portando un mostro minore, incatenato, davanti a un morto vivente. Prima e dopo che il Conte vi trasferisca la Scintilla”
Posso contare i secondi prima che i neuroni facciano contatto.
“E se fosse verificato la Scintilla...”
Sorrido. L'idea mi dà un piacere perverso.
“Esatto. Niente anima immortale. Più un condimento per lupi mannari”

***

“Sei proprio sicuro?”
“Prima iniziamo, prima finiamo”
Le mani di Luca tremano, mentre prende i pennelli. Chiude gli occhi, riesce a tenerle ferme mentre li intinge nel solvente.
Annuisce, stringe le labbra.
“A volte serve una cosa sbagliata per raddrizzarne una sbagliata”
No. Non credo. Credo che sia una grandissima cazzata. Ma non credo che questo sia sbagliato. Inquietante e illegale, ma non sbagliato.
Come reagiranno Dragan e Silvia, se userò questo incantesimo?
Avrei dovuto parlargliene. Avrei dovuto discuterne con loro.
Ma la verità è che non ne ho il coraggio. E con un po' di fortuna, non lo verranno mai a sapere.
Avrei preferito non fare parte della Crociata.
Ma se devo esserci, non ho intenzione di essere un peso morto.
Evoco il mio potere, inizio a recitare le parole imparate in segreto dal libro più proibito del mondo.

Primo Intermezzo: Magia by Selerian
Author's Notes:
Ho scritto intermezzi più spettacolari, ma un paio di scene di questo dovrebbero essere interessanti xD. Mi sa che dovrò aggiungere una scena che renda più esplicita la differenza fra mago e incantatore, a costo di inserire una lezione scolastica :S. Buona lettura!

Primo Intermezzo
Magia


I padri della magia
Lione, 1608


“L'umanità è in guerra. E sta perdendo”
Non è la prima volta che tengo questo discorso. Non è la prima volta che cerco di convincere un gruppo di ragazzini spauriti, pressoché strappati alle loro case, che il destino di tutti gli esseri umani dipende da loro.
Come sempre, le parole mi sembrano penosamente inadeguate. Metà di loro sono completamente terrorizzati, più di metà non capiscono bene il tedesco, parecchi sono così piccoli che vorrebbero solo tornare dai propri genitori.
Eppure devono capire, devono credermi. Perché il tempo scarseggia. Fra quattro o cinque anni dovremo partire, o non ci sarà più nulla da salvare in Europa.
“L'Impero del Sangue ha distrutto le nostre armate una dopo l'altra. Vampiri e lupi mannari flagellano l'Europa da Albione ai confini dell'Impero Bizantino. La maggior parte di voi avrà già perso qualcuno in questa guerra”
Qualcuno annuisce, fra i duemila ragazzini davanti a me. Pochi sorridono. Tutti sembrano confusi e preoccupati.
E il tempo è così poco.
“Se siete stati inviati qui, significa che la Chiesa dei vostri paesi vi ha trovati fra i pochi eccezionalmente dotati per la magia. Siete il dono del Signore per questa guerra. Siete l'ultima vera speranza dell'umanità”
Qualcuno mi dice che dovrei usare altre parole, che non dovrei aggiungere altro peso, altri concetti quasi incomprensibili, sulle spalle di quelli che sono poco più che bambini.
Sollevo il mio talismano cerchiato d'argento, perché tutti lo vedano, vedano la molla contratta all'interno.
“Sapete tutti cos'è un talismano. È quello che dovete ottenere, il motivo per cui siete, l'arma che distruggerà i vampiri”
Sorrido. Sembrano meno sperduti, ora che parlo di qualcosa di concreto.
“Bene, questo è un Talismano dell'Argento. Una versione migliorata. Permette di incanalare più potere, più in fretta, rispetto a quello normale. Ma solo pochi maghi riescono a farlo”
Eufemismo. Di duemila maghi umani, dodici sono riusciti a costruire un Talismano dell'Argento. Ma molti studenti della nuova generazione ci sono vicini. Loro che la imparano fin da piccoli, osiamo sperare, troveranno più affinità con la magia.
Alzo le braccia, lascio che il potere della Forza fluisca liberamente, avvolga i massi di pietra disposti attorno a noi, nel campo di addestramento.
Voglio che si alzino in aria. Tonnellate di pietra e ferro obbediscono al mio volere, si alzano lentamente, levitano verso i ragazzi allineati.
Finalmente reagiscono. Sgranano gli occhi, alcuni applaudono. I più vicini ai massi saltano via, spaventati, mentre i macigni li sorvolano.
“Questo è il vostro potere. Questo è quel che potete diventare. Possiamo scuotere il mondo. Possiamo far tremare i Signori della Notte Eterna!”
Li guardo. Sembrano un filo più sicuri, ora. Uno dei più vicini alza la mano. È un ragazzo magrissimo di circa quattordici anni. È quasi comicamente serio, non dimostra un briciolo della paura e della confusione diffuse fra gli altri.
“Potremo diventare tutti così forti? Basterà a sconfiggere i vampiri?”
Sorrido.
“Non lo so, a essere sincero. Ma voi impegnatevi al massimo. Studiate la magia, create i vostri talismani. E non credo sarà una bella sorpresa, per i vampiri, quando gli rovesceremo addosso il cielo, il mare e la terra”

Il Patrono della Magia
Venezia, 1623

“Amsterdam e Lione si sono proclamate Libere Città Magiche. Continueranno a studiare la magia e ad addestrare maghi”
Il mago guarda verso tutti noi. È giovane, come la maggior parte dei maghi. Ha un'orrenda cicatrice sul volto, e sembra terribilmente stanco.
“La maggior parte del resto d'Europa ci è ostile. Potremmo raggiungere noi stessi Lione o Amsterdam, forse. Ma è molta strada, e molti di noi... non sono più in condizioni di combattere. Sta arrivando l'inverno, e senza supporto logistico non sono sicuro che ci arriveremmo vivi”
Fissa i propri occhi nei miei.
“Imploriamo Venezia di continuare a ospitarci. Siamo stati addestrati qui, siamo partiti da qui. Molti di noi considerano questa città la nostra casa”
Si ferma per un istante.
“Abbiamo combattuto la più grande guerra di tutti i tempi per voi. Abbiamo vinto. Ora chiediamo ospitalità. Chiediamo asilo”
L'ambasciatore della Santa Sede si alza in piedi.
“Voi ci dite di avere distrutto l'Impero del Sangue, oltreoceano. Ma qui le cose vanno peggio che mai. Dio ci ha parlato, ed è stato chiaro. I maghi sono un'eresia”
Il prete guarda il Maggior Consiglio con occhi di fuoco.
“Avete visto cosa è successo a Roma. Avete visto cosa succede a chi si oppone al volere di Dio. Non fate scelte avventate, Nobili di Venezia. Potrebbe andarne non solo della vostra vita, ma della vostra anima”
Brusio preoccupato fra i nobili. L'anziano senatore Zorzi prende la parola.
“Nobile Doge, io non oso sbilanciarmi su cosa Dio voglia e non voglia. Ma di sicuro, non siamo nella posizione per un conflitto con la Chiesa, ora come ora, ed è inutile fingere il contrario. I nostri territori sono stati duramente colpiti. Abbiamo bisogno di tutto quel che abbiamo solo per evitare che i cittadini muoiano di fame a migliaia”
Il cuore mi si appesantisce, perché quel che è peggio, so che è vero.
Mi rivolgo all'ambasciatore della Santa Sede.
“Eminenza, abbiamo un grande debito di gratitudine verso i maghi della Seconda Armata. La loro vittoria oltreoceano è certa oltre ogni ragionevole dubbio. Non spetta a noi contraddire la parola di Dio. Ma consentiteci almeno di ospitare i maghi fino alla primavera. Poi potranno partire per Lione e Amsterdam”
Il Cardinale scuote la testa.
“Il Demonio è con loro, e infesterà questa città. No. Consegnateci i maghi, o conoscerete l'ira del Signore”
Cosa devo fare?
Per quattrocento anni non ci siamo piegati alla Chiesa. Ma non siamo mai stati così deboli, così fragili. Non possiamo permetterci un conflitto ora.
Il mago prende la parola. Sembra spaventato.
“Vostra Signoria, dieci anni fa, quando sono arrivato qui con altre reclute, ci è stato promesso che la città ci avrebbe nutriti e protetti, in cambio della nostra partecipazione alla Crociata del Sangue. Bene, noi abbiamo fatto la nostra parte. Abbiamo vinto. Nove su dieci di noi sono morti in battaglia. Non potevamo fare di più. Ora vi chiediamo di onorare la vostra parte del patto”
Mi rivolgo al Maggior Consiglio.
“La Città ha effettivamente promesso loro protezione, anni fa. Non credo possiamo, legalmente e moralmente, ritirarla”
Parecchi nobili annuiscono, per nulla felici. Zorzi prende ancora la parola.
“Questo è vero. Ma possiamo richiedere che consegnino i Talismani. Soddisfare sia la Chiesa sia i nostri patti. Potremmo essere un accordo, Eminenza?”
Il Cardinale scuote la testa.
“Consegnarci i Talismani? Eravamo disposti ad accettarlo, prima. Ma Amsterdam e Lione hanno già deciso di sfidare Dio e i suoi rappresentanti. No, un Talismano si può sempre ricostruire. I maghi devono esserci consegnati. Nessun'altra soluzione è accettabile”
Si alza in piedi il Senatore Loredan. Vicino a lui c'è la figlia giovanissima, il Talismano delle Fiamme che le brucia sul petto.
“Non consegneremo proprio nessuno. Mia figlia è una maga, anche se non ha partecipato alla Crociata. Venezia non consegnerà un migliaio di orfani senza casa a una Chiesa dichiaratamente intenzionata a bruciarli”
Zorzi si alza in piedi.
“Senatore Loredan, per sua figlia troveremo sicuramente un arrangiamento. Non era parte dell'Armata. Ma deve rendersi conto, siamo sull'orlo della carestia e della Guerra Civile. Abbiamo bisogno del supporto della Chiesa”
Il Cardinale fa un passo avanti, minaccioso.
“Francoforte, Milano e Vienna hanno già giurato fedeltà ad Avignone. Se non ci consegnerete i maghi, non pensate di poter sopravvivere impuniti. Questa città verrà rasa al suolo”
Diversi Consiglieri si alzano in piedi, furibondi.
Ma è vero, per quanto odioso sia il Cardinale, ha il coltello dalla parte del manico.
Si alza in piedi la giovane Loredan, la figlia del Senatore. Il Savio esita un istante, poi le dà la parola.
“Non è solo la gratitudine che dovrebbe portarci ad accettare qui la Seconda Armata. La Seconda Armata può essere la soluzione ai nostri problemi”
Sorride.
“Siamo vicini alla carestia, i mostri saccheggiano le nostre terre, siamo così deboli che la Chiesa può minacciarci impunemente. Bene. Sarebbe la stessa cosa, con un esercito di maghi in città?”
C'è silenzio, ora.
“Macché consegnare i talismani. Le due Armate hanno distrutto l'Impero del Sangue – che ha annientato centinaia di migliaia di soldati comuni senza difficoltà. E ora un migliaio di maghi sono disposti a rimanere qui. Possono ripulire il territorio dai mostri. Possono rimediare alla carestia, probabilmente, o almeno proteggere i contadini”
Il rappresentante dell'Armata, al mio fianco, annuisce. Guarda il Cardinale, le labbra strette. E non sembra più un ragazzo stanco e preoccupato. Sembra davvero un comandante dell'esercito che ha distrutto l'Impero del Sangue.
“Tutti gli eserciti crociati della Chiesa non sono riusciti a distruggere l'Impero del Sangue. Cosa vi fa pensare che siano in grado di battere noi? Accoglieteci, e proteggeremo Venezia. Dai mostri e dagli uomini.”
Le voci si alzano nel Maggior Consiglio. Parecchi Consiglieri annuiscono.
Il Cardinale è stato un idiota. Ci ha insultati e minacciati. Se c'era una speranza di accordo con la Chiesa, l'ha bruciata, lo so benissimo.
E ora non c'è più scelta. So benissimo come andrà a finire. Abbiamo scelto il nostro destino, per i secoli a venire – o fino a che la Chiesa non ci brucerà tutti sul rogo.
Venezia sarà una Città Magica.
Il Signore ci aiuti.

I Martiri della Magia
Dresda, 1641


“Bene, ora prova a dargli forma. Ricordati le sillabe per aggiustare le linee di forza dell'incantesimo. Senza guardare”, dice il Maestro, sorridendo. Copre con una mano il foglio da cui leggevo.
Gli altri ragazzi, attorno a me, si fermano a guardare.
“Cum virtute, cum salute”, ripeto, a occhi chiusi. Vedo le linee della magia e niente altro, così. Volontà e parole per deformarle, per creare una sfera schiacciata, modellarla...
“et salute, et milite”
Le linee diventano instabili per un istante, muovo le dita per compensare, modellando la luce come plastilina. Ne tiro delicatamente i fili, la forma si allunga, la parte alta si appiattisce. Ottengo lo scafo di una barca.
“Cum... ehm...”
L'incantesimo sfarfalla, cerco di recuperarlo, ma le mani mi tremano leggermente, la luce si disperde.
Riapro gli occhi. Lenard sorride, Anneke sembra ammirata.
Il Maestro annuisce.
“Devi davvero imparare a memoria quelle formule. Ma il talento c'è di sicuro. Appena arriverà la primavera andrai ad Amsterdam, Simmon. Sarai un vero mago”
Sento un brivido lungo la schiena.
Un vero mago. Amsterdam. Difficile anche solo crederci.
Non passerò la vita a zappare la terra e inchinarmi ogni volta che passa un prete. Sarò un vero mago, la luce stessa che si piega ai miei ordini.
“E io? E io?”, chiede Lenard.
Il maestro sorride.
“Se vuoi andare ad Amsterdam, hai abbastanza talento da essere un Incantatore. Ma non so se potrai essere un vero mago, Lenard”
Mi guarda, sorride e si stringe nelle spalle.
Spero che verrà con me comunque. Sarà tutta un'altra vita, ad Amsterdam.

***

Uno schianto secco, rumore di grida.
Luce rossa.
“Mani in alto, nel nome della Santa Inquisizione!”
Uomini in armatura che entrano, torce in una mano, spade nell'altra. Papà scatta in piedi, i miei fratelli minori abbracciano mamma, lei li stringe a sé, si ritrae dagli inquisitori.
“Chi di voi è il mago?”, chiede l'Inquisitore.
“Non... non ci sono maghi, qui, vostra...” inizia papà.
Sento la gola secca. Non può essere vero. Non possono avermi trovato. Non possono sapere cosa sono. Basta stare zitto, fare finta di niente, e passerà tutto.
Uno dei soldati prende mio padre, lo solleva di peso, lo sbatte contro il muro. Gli altri si avvicinano minacciosamente. Albert si nasconde dietro la mamma, che tiene le mie due sorelline strette con le braccia.
“Consegnateci il mago, e gli altri non subiranno punizioni!”, annuncia l'inquisitore.
Mi tremano le mani. Per favore fa che sia un brutto sogno. Non possono non possono avermi trovato.
Tutto sembra succedere troppo in fretta, non riesco a pensare, non riesco a fare niente mentre i soldati ci trascinano tutti in piedi, in mutande come siamo, ci allineano. Sento un guanto di ferro sulla spalla, tremo, e non è per il freddo.
“Sei tu?”, chiede il soldato ad Eric. Il mio fratellone sembra a metà fra furia e confusione.
“No! Nessuno di noi è un mago! Come glie lo devo dire?”, chiede.
Il soldato gli dà uno schiaffo, poi un pugno nello stomaco. Forte, con il guanto di ferro. Mio fratello grida, si piega a metà, cade a terra. Mamma grida, papà si dimena, ma non riesce a liberarsi.
Per favore fa che se ne vadano. Deve esserci una via d'uscita non può finire così per favore.
L'Inquisitore ci guarda uno dopo l'altro.
“Vi prego, siate ragionevoli. Non desidero causare più dolore del dovuto. Ma vi interrogherò tutti, se necessario. E credetemi, parlerete. Risparmiatevi la sofferenza e ditemi chi è il mago”
“Non ci sono maghi qui!”, ripete Eric, disperato.
Il soldato si avvicina ancora.
“Non lo sanno! Non lo sanno! Sono io!”, grido.
Cala il silenzio. I miei familiari mi guardano, sconvolti. Mamma lo sapeva, in realtà. Ma questo con un po' di fortuna non lo scopriranno mai.
Cosa ho fatto? Perché l'ho detto?
Ma non c'erano alternative, e lo so benissimo.
L'Inquisitore mi guarda. È un uomo anziano, pare quasi gentile. Mi dimeno, cerco di scappare, ma la presa d'acciaio sulla mia spalla è troppo forte.
Voglio chiudere gli occhi, voglio svegliarmi, voglio che tutto questo non sia reale.
“Purtroppo hai fatto una scelta terribilmente sbagliata, giovane”
L'inquisitore sospira.
“Ma per fortuna ti abbiamo trovato. Se non per il tuo corpo, almeno può esserci pietà per la tua anima”

***

“Simmon Gosdek, Lenard Boisvert, Anneke Kaartinen, Boris Keller. Avete peccato di consorzio con il Demonio e pratica delle Arti Oscure. Che il Signore possa avere pietà della vostra anima, e possiate trovare la redenzione”, dice l'Inquisitore. Pare sinceramente addolorato.
Legato al palo, posso vedere solo Lenard, girandomi. Anche lui è coperto di lividi. Non mi guarda, sembra stordito.
Non può essere vero.
La gente riunita nella piazza davanti a noi grida e fischia, agita i pugni verso di noi. Qualcuno lancia verdure marce.
Perché ce l'hanno con noi? Non gli abbiamo fatto niente. Davvero così tanta gente pensa che abbiamo fatto un patto col demonio?
“Per favore... Sono pentito...” cerco di dire. La voce mi esce flebile, parlare mi fa male attraverso i denti rotti. Ma l'ho già detto, urlato tante volte durante l'interrogatorio. Non gli importa niente.
Non voglio morire.
Mi fa male ovunque. Gli ultimi giorni sono stati un incubo, e in certi momenti avrei preferito mi uccidessero e basta.
Ma ora non voglio morire. E sicuramente non così.
Perché non posso almeno parlare un'ultima volta con i miei genitori?
Signore, davvero ho peccato?
Chiudo gli occhi, dolore lancinante dalle dita, dove mancano le unghia, dalle costole rotte. La voce dell'Inquisitore nelle orecchie. Hai peccato. Hai peccato.
Mi perdonerai, Signore, se ho sbagliato?
Per favore fa qualcosa per fermarli. Per favore non farmi morire così. Smetterò con la magia. Sarò un bravo cristiano. Ma aiutami.
Perché i maghi non mi aiutano, con tutto il loro potere? Dicono che abbiano sconfitto tutti gli eserciti che la Chiesa gli ha mandato contro. Perché non ci aiutano?
Vorrei almeno parlare con Lenard, con Anneke, con il Maestro. Scusarmi. Sono l'unico vero mago, qui. Avrebbero dovuto prendere solo me. Loro non c'entrano. Non so neanche se li avrebbero trovati, senza di me. Ho provato a resistere, ho provato, ma alla fine ho detto tutto...
L'Inquisitore intona una qualche preghiera in latino. Un soldato si avvicina con la torcia, la abbassa verso i rametti ammonticchiati sotto di me.
Ancora non posso credere che possa finire così.
Farà tanto male? Non me ne hanno già fatto abbastanza?
Signore perdonami. Mamma perdonami. Lenard, Anneke, perdonatemi.
Si alza fumo. Strattono le corde che mi legano, ma niente, non riesco a spostarmi. E anche ci riuscissi, non arriverei da nessuna parte.
Una folata di aria calda mi risale al volto.
Anneke grida. Davanti a me, le fiamme iniziano ad alzarsi.

I Signori della Magia
Lione, 1681

“Sei pronta?”, chiedo. Doriane annuisce, un po' pallida. Le sorrido, la prendo per mano accompagnandola verso il centro della piazza.
Quanto tempo che non sento davvero il tocco di una mano. Vorrei dirle di goderselo, finché può, ma non vorrei innervosirla oltre. Sa quello che fa.
E a me farà piacere che ci sia un altro come me. Sa il cielo se Lione non ne ha bisogno.
La donna si porta al centro del cerchio, le tre linee di luce si curvano per un istante verso l'interno prima di lasciarla passare.
La folla si stringe attorno a noi. Mi chiedo se sia prudente. Ma fino ad ora, non è mai successo niente di pericoloso per gli spettatori. E Doriane è la decima, ormai.
Quanti altri ne arriveranno? Saranno abbastanza da respingere la chiesa? Sicuramente non si sono più visti molti tentativi seri di attaccare Amsterdam, negli ultimi anni.
La donna allarga le braccia, le sue mani si riempiono di luce. Luce gialla accecante sprizza dalle sue dita, come un fulmine in continuo movimento, va a toccare i tre cerchi che la circondano, diventano tanto luminosi da ferire gli occhi.
“Io rinuncio alla carne ed al sangue”, inizia. Parla in tono sommesso, ma un incantesimo porta la sua voce a riecheggiare in tutta la piazza.
I tre cerchi avvampano, proiettano verso l'alto colonne luminose attraverso cui è appena possibile distinguere il profilo luminoso della Maga dell'Oro.
“Io rinuncio al tocco di un altro essere umano. Io rinuncio al cibo e all'acqua”
Un punto di brillante luce verde si forma nel cerchio più esterno. Non male il discorso che si è preparata. Potrebbe diventare un classico.
Sicuramente, i cittadini rivolti attorno a noi sembrano abbastanza impressionati.
“Io rinuncio ai piaceri della carne. Io rinuncio ai profumi e ai sapori”
Un punto di luce rossa si accende nel cerchio mediano.
“Io rinuncio a dormire e sognare”
Nel cerchio più interno, a pochi centimetri dalle braccia aperte della maga, si forma un punto blu. La luce colorata inizia a diffondersi, va a riempire i tre cerchi. Le colonne luminose che proiettano verso il cielo, ora, sommano i propri colori, cosicché la maga al centro sembra avvolta in luce bianca.
La maga alza lo sguardo. La sua voce si fa più forte.
“Io rinuncio alla fame e alla sete. Io rinuncio a dolore e malattie”
Le sue braccia si sollevano. Due lame di luce bianca attraversano i tre cerchi, un diametro talmente sfavillante che la maggior parte dei presenti distoglie lo sguardo.
Inizio a sentirmi nervoso. Questa è la parte più pericolosa dell'Ascensione. E già due persone sono morte nel tentativo, per le dieci che hanno avuto successo. Non lei. Lei è pronta. Andrà tutto bene.
“Io rinuncio a invecchiare e morire”
Le lame di luce bianca iniziano a girare, prima lentamente, poi sempre più in fretta. Tracciano un segno luminoso sul corpo della maga. Per un istante sembra preoccupata. Ricordo questa parte dell'incantesimo. La più disturbante da avvertire, forse.
“Io rinuncio a una vita mortale”
La luminosità dei tre cerchi è ormai accecante, il talismano della Luce brilla come il sole sul suo petto, le saette luminose che legano le sue mani ai cerchi si agitano sempre di più.
“Che la Luce divori il mio corpo”
Quasi grida, ora, entusiasmo e isteria nella voce.
Le tre colonne luminose concentriche ormai sembrano solide, la lama bianca che le percorre vortica sempre più veloce.
“Io sarò per sempre, nella Luce”
Un lampo accecante, la colonna brilla verso il cielo. Tutti i presenti devono chiudere gli occhi, i più vicini gridano, ma io posso continuare a guardare. Per una minuscola frazione di secondo il corpo di Doriane rimane lì, al centro della marea di luce, prima di venire vaporizzato. Uno sbuffo di fumo si alza verso il cielo, il suo corpo ridotto agli atomi costituenti.
La luce della colonna si affievolisce. Lentamente, i cittadini di Lione riaprono gli occhi.
Non c'è più niente al centro della piazza. I cerchi luminosi si sono spenti, la maga è è sparita, solo uno sbuffo di fumo che già si disperde contro il cielo azzurro. La gente inizia a guardarsi attorno, preoccupata.
Ma io sento il vortice di potere, lo sento restringersi, organizzarsi. Dopo pochi secondi, sono tranquillo. Sta prendendo forma.
Un tratto di cielo sopra la piazza inizia a diventare più luminoso. Passano ancora alcuni secondi, prima che qualcuno inizi ad indicare, e per allora rivaleggia con la luce del Sole.
Presto la luce è talmente intensa da parere una massa solida, impossibile da guardare a occhio nudo. Si comprime, continuando a vorticare, produce braccia e gambe di luce bianco-gialla, la parvenza di un aspetto umano.
Dovrà imparare, ovviamente. Ci vorrà qualche settimana, perché possa produrre una Maschera di Polvere credibile come quella che indosso io.
La sua voce sembra provenire da tutte le direzioni.
Ride.
Prendo la parola, lascio che il Vento faccia riecheggiare la mia voce in tutta la piazza.
“Benvenuta fra noi, Grande Maga Blanchard, Maestra della Luce di Lione”

I Figli della magia
Monaco, 2011

“Quindi si va tutti a Praga?”, chiede Hans, sorseggiando la birra. Inizia ad avere lo sguardo vitreo.
“Pare di sì. Assieme ad altri nove plotoni”
“Credevo avrebbero mandato solo i veri maghi”, commenta Steffen. Non sembra molto felice.
Immagino dovrei essere preoccupato anche io di andare in guerra. Ma non ci riesco proprio.
“I veri maghi non sono capaci di trovarsi il culo usando due mani, senza di noi”, risponde Hans, ridendo.
Mi guardo attorno, preoccupato. Non che molti maghi vengano a bere in una taverna così economica. Ma davvero non vorrei una litigata da ubriachi con qualcuno che porti un Talismano.
“Ci saranno tipo cento maghi dell'Argento. Che cazzo ci facciamo noi, lì in mezzo?”, chiede Steffen, cupo.
“Paura che Dominika se ne trovi un altro mentre sei in guerra?”, chiede Hans, dandogli una gomitata. Dall'espressione di Steffen, ha toccato un tasto dolente.
“Siamo insieme da neanche due mesi. E ora devo dirle che devo partire in guerra”
“Certo, magari si troverà qualcun altro a scaldarle il letto mentre sarai via. Ma alla fine tornerà da te, anche lei si sente figa a stare con un soldato, cosa credi? Sempre se torni vivo, ovviamente”
Non so se Hans stia cercando di rassicurarlo o almeno prenda per il culo apposta.
“Il fatto è che siamo il bersaglio perfetto. Vulnerabili come i soldati normali, e pericolosi quasi quanto i maghi. Se fossi il nemico, con chi te la prenderesti?”, chiede Steffen.
Mi stringo nelle spalle.
“Non credo abbia molta importanza. Il nostro esercito è così grosso e con così tanti maghi a difenderlo che i succhiasangue non riusciranno nemmeno ad avvicinarsi a noi. E cento Incantatori non sono esattamente indifesi. Personalmente, sto imparando l'incantesimo per l'Armatura di Vento”
Hans annuisce.
“Non si aspettano nemmeno che noi combattiamo. Siamo lì per supporto logistico e palle varie. Davvero, l'unico pericolo sarà morire di noia”

Gli Eretici della Magia
Praga, 2011


“Maestro, notizie da Venezia”
Il Maestro Borislav annuisce, senza alzare gli occhi dal bancone.
“Certo, certo. Domani me ne parli, va bene?”
“Maestro, è importante. Bisogna informare il resto della Gilda il prima possibile”
“Sì, naturalmente. Ora, vorresti essere così gentile da passarmi il Sale Armoniaco?”
Chiudo gli occhi, respiro a fondo. Sta peggiorando con l'età, o io sto diventando meno paziente.
Trovo la boccia di Sale Armoniaco – davvero, non possiamo scriverci sopra la formula chimica invece degli stupidi simboli alchemici tutti uguali? - e glie la tendo.
Fa per prenderla, ma la trattengo con le mani. Finalmente, l'anziano Maestro mi guarda, perplesso.
“Maestro, dovete ascoltarmi. Il Concilio di Venezia ha deliberato. Sarà la guerra. Più di centomila soldati e cinquecento maghi stanno partendo per deporre Nezwal”
L'uomo annuisce, poi sembra metabolizzare quello che ho detto.
“Centomila soldati?”
“Sì, Maestro. Praga cadrà. Dobbiamo avvertire la Gilda il prima possibile”
Si stringe nelle spalle.
“Non c'è fretta, in fondo. Non saranno certo qui domani mattina”
Sbuffo.
“Loro no, ma Dama Nezwal sì. Dobbiamo decidere qual è la nostra posizione. Se vogliamo lasciare la città, è opportuno farlo il prima possibile”
“Lasciare la città? Non essere ridicolo, ragazzo”. Il Maestro sorride.
“Maestro, Nezwal ci ha lasciati stare fino ad ora perché non le importa nulla di noi. Ma con un esercito di maghi in marcia, probabilmente dovremo scegliere – con lei o contro di lei. E se la scelta è contro di lei, ci conviene andarcene di qui in fretta”
Lui scuote la testa.
“Le guerre del mondo non ci riguardano, giovane apprendista. Nezwal lo sa, lo sanno anche i maghi, e rispettano la nostra neutralità”
Non rispettano un bel niente. Non glie ne può fregare di meno di noi, più che altro. E certe volte, parlando con i Maestri, posso capire perché.
“Potremmo unirci alla Crociata. Conosciamo questa città. Conosciamo i vampiri. Possiamo dimostrare il nostro valore ai maghi!”
Il Maestro scuote la testa, secco.
“Non abbiamo nulla da dimostrare. E loro non sono interessati a capire nulla. Non dire sciocchezze, ragazzo. Il dovere della Gilda è la ricerca della conoscenza e della perfezione. Non fare i mercenari in cambio del riconoscimento dei maghi Vinciani”
Sarà per questo che loro dominano il mondo, e noi viviamo negli scantinati.
“Maestro, almeno dovremmo prendere contatto...”
“No. Il discorso è chiuso. Domani porterai la notizia alla Gilda. Si discuterà la nostra linea d'azione. Ma sarà la neutralità, come sempre. Tu non dimenticare il tuo dovere, né il tuo posto”
Lo dice con gentilezza, ma so che è irremovibile.
Come faccio a spiegargli? Ci ho messo fin troppo anche io, a capire che per tutte le vesti eleganti, le migliaia di libri e la tradizione millennaria, la Gilda è un relitto del passato che fa finta di non vedere il mondo. Come farlo a capire a un vecchio Maestro convinto che il mondo non oserà disturbarlo mentre cerca la Pietra Filosofale?
Che non potrà mai creare. La differenza di energia di legame nucleare fra il piombo e l'oro è troppa anche per i più forti di noi, anche trovassimo l'incantesimo giusto. Ma no, la Gilda si rifiuta di cambiare, per quanto cambi il mondo circostante.
Temo solo che, fin troppo presto, il mondo esterno entrerà sfondando la porta.

Magia
Amsterdam, 2011


Passo la mano sull'acqua. Lo spazio stesso si contrae ai miei ordini, crea un canale infinitamente sottile che mi permette di vedere attraverso migliaia di chilometri.
L'esercito delle Città Sante si sta assemblando. Migliaia su migliaia di soldati con la croce sopra i colori delle proprie città, stendardi con le chiavi di Avignone vicino alle aquile di Francoforte.
L'ultima volta che un esercito del genere si è assemblato, hanno distrutto Tolosa. E io mi preparavo a scendere finalmente in campo. A restituire ad Avignone, finalmente, una parte della paura e del dolore che hanno causato in tutti questi secoli.
Può davvero esserci pace?
Non oso ammetterlo di fronte alla Dieta, già fin troppo vicina a dichiarare la Guerra Finale. Ma non so, davvero non so, se sia possibile collaborare con la Chiesa, dopo tutti questi secoli di sfiducia.
Guardo giù, verso i tetti aguzzi e le mille torri di Amsterdam. La città stessa sembra affilata, pronta alla guerra.
Io sono il più grande di tutti maghi. Comando il più potente degli eserciti magici. Con o senza l'ordine della Dieta, una mia parola e partiranno. Il cielo e la terra stessi si animeranno contro i nostri nemici. Il Papa neppure immagina le armi a nostra disposizione.
Eppure aspetto, come sempre.
Perché una speranza di pace non può essere ignorata, per quanto flebile. Perché Nezwal è pericolosa, più di quanto la maggior parte di noi sembrino realizzare. Perché nell'istante in cui darò un segno di impazienza, Maximillian si sentirà giustificato a radere al suolo Avignone, e non so nemmeno se ho più paura che ci riesca o che fallisca.
Perché c'è un nemico che ci ascolta, sempre. E un giorno dovremo combatterlo.
Non so cosa sia. Non so se possiamo batterlo. Ma una cosa è certa. Nessun singolo umano di questo mondo ha probabilità migliori delle mie di sconfiggerlo.
E quindi resto qui, temporeggio. Saluto giovani maghi orgogliosi che vanno a combattere nel mio nome, e so che forse non torneranno indietro, e che io potrei proteggerli.
Tengo in mano lo scettro, e invito alla pazienza, e impedisco a Maximillian di fare a pezzi Cardinali. Cerco di tenere tutti dalla stessa parte, chiesa e città magiche e anche vampiri come il Conte di Firenze.
Meglio, se dimenticano chi sono. Meglio, se nessuno ricorda l'entità del mio potere. Meglio, se il Papa e Nezwal e il Nemico stesso si convincono che io abbia perso la determinazione per combattere.
Perché un giorno verrà il momento deporre lo scettro, e richiamare la spada che tengo nascosta al di là dello spazio e del tempo. Se tutto andrà bene, sarà per guidare l'intera umanità contro il nostro Nemico.
Ma se Sua Santità intende giocare sporco, non ci sarà un dio abbastanza potente da proteggerlo dalla mia magia.

Guerra by Selerian
Author's Notes:
Capitolo un po' inutile con Veronika. Do un po' di informazioni utili sulla situazione per la gente comune. Presto arriveremo alle cose serie, comunque. Buona lettura!

Guerra

Vengono a fare una guerra per salvarci.
Io, a dire la verità, non ne sentivo il bisogno. Ma grazie lo stesso. Purché paghino quando passano alla locanda.

Veronika Wernish, figlia di locandiere Ceca.

“Cioè, un demone si è fatto passare per me e tu non ti sei accorta di niente? Cazzo, è bello vedere che mi conosci bene”
Samuel è disteso sull'erba nel giardino dietro la locanda, mi guarda dal basso a occhi sgranati.
“Era come te, solo che stava zitto e non puzzava di sudore. Stupida io a cascarci”
“E sul serio un vampiro ti ha aiutata? Uh, sei sicura di stare bene?”, chiede.
Mi distendo vicino a lui, lo abbraccio. Dietro casa non ci vede nessuno. E se ci vedono, cavoli loro.
“Certo che sto bene. Ho solo...” inizio, passandogli un braccio dietro le spalle.
“Che cosa?” si volta verso di me, gli occhi azzurri sgranati.
“Un'improvvisa voglia di SANGUE” grido l'ultima parola, scattando verso il suo collo.
Il ragazzo grida, la voce che gli va in falsetto, rotola sulla schiena, scatta in piedi.
Scoppio a ridere. Per un istante mi guarda senza capire, poi ricade a terra in ginocchio, chiude gli occhi, e ride anche lui, sempre più forte.
“Non sei divertente”, dice fra le risate.
“Tutto a posto comunque. È mezzogiorno e nemmeno una scottatura, vedi? Sono più che umana”
Samuel strappa una manciata d'erba e me la butta contro, uno dei gesti assurdamente infantili che mi divertono in lui. Poi mi balza addosso, mi abbraccia in un modo che non ha molto di infantile.
“Scommettiamo che bacio meglio di lui?”
Se qualcuno ci vede è la volta che ci arrestano per oltraggio al buon costume.
Ma devo riconoscere, il calore umano, reale del suo corpo mi rassicura. E non puzza nemmeno di sudore, oggi.

***

“Ragazzi, dobbiamo parlare”
Papà sorride, ma vedo che il sorriso non raggiunge gli occhi.
La locanda è chiusa, questa sera. La locanda non chiude dal giorno in cui è morta la mamma.
“Di cosa dobbiamo parlare papà?” chiede Kazimir. Prende fra le dita l'orlo della camicia, come fa quando è nervoso.
Papà sorride, lo prende in braccio e si siede a uno dei tavoli. È strano avere la taverna solo per noi, anche nel più schifoso giorno di pioggia in inverno un paio di viaggiatori passano di qui, o un paio di ubriaconi si ritrovano.
Porta la lanterna al centro del tavolo.
“Il Concilio di Venezia ha deliberato. Sarà la guerra contro Praga. Praticamente tutta l'Europa contro di noi”
Ludmilla sgrana gli occhi.
“Sul serio? Verranno qui? Perché? Non gli abbiamo fatto niente!”
Papà scuote la testa.
“No, non qui. Ce l'hanno con l'Arciduchessa Nezwal. Il loro unico obbiettivo è Praga”
A dirla tutta, trovo l'idea eccitante. Cioè, non mi piace molto che la guerra sia contro di noi. Ma non è contro di noi noi. E non capita spesso qualcosa di così importante dalle nostre parti!
“Quindi non siamo in pericolo?”, chiede Ludmilla. Sembra confusa. Kazimir guarda papà, ma non sembra capire molto.
“Quasi sicuramente no. L'esercito potrebbe o non potrebbe passare di qui, ma questo paese non è nemmeno fortificato, non si combatterà. Anche così, penso sia meglio che tu e Kazimir andiate in vacanza da zia Lise fino a che la situazione sarà più... stabile”
“Andiamo dalla zia?”, chiede Kazimir, entusiasta.
“Ma papà!”. Ludmilla è esasperata invece. Mi trattengo dal sorridere. Sono quasi sicura esca con il figlio dei vicini. E probabilmente non ha voglia di lasciare tutte le sue amiche per andare a Monaco.
“E noi?”, chiedo a papà.
Lui mi guarda. Ha uno sguardo strano, come se mi vedesse per la prima volta, come se cercasse di vedermi dall'esterno.
“Io rimarrò qui. Ve l'ho detto, non ci sono veri pericoli, e qualcuno deve pur badare alla locanda”
Kazimir si irrigidisce. Da quando è morta mamma, non vuole mai allontanarsi da papà.
“E noi come andiamo dalla zia?”
Papà scompiglia i capelli al bambino. Il gesto è meccanico, forzato.
“Ieri si è parlato in assemblea. Ci sarà una carovana scortata per Monaco. Ci saranno il signor Heisen, lo zio Humbert e la moglie del sindaco. Non dovete preoccuparvi, viaggerete tranquilli e al sicuro”
“E Veronika?”, chiede Ludmilla.
Papà annuisce, mi guarda. Mi fa un occhiolino.
“Veronika ormai è grande. Può decidere lei se venire a Monaco o rimanere qui”
“Ma non è giusto!” si lamenta Ludmilla, alzandosi in piedi e andando verso le scale. Papà ride. Cerca di staccarsi Kazimir di dosso, poi si stringe nelle spalle e ci rinuncia.
“Ne parliamo più tardi, Veronika, ok? Cerco di mettere a letto il porcellino”

***

“Quindi qual è la situazione?”
Io e papà siamo fuori in terrazza, con due bicchieri e una bottiglia di vino. Me ne ha perfino versato due dita. Ricordo che veniva qui a parlare con mamma, d'estate, sentivo le loro voci quando noi andavamo a dormire. Mi sento stranamente lusingata a essere qui. È la prima volta, probabilmente, che papà mi tratta davvero come un adulto.
Papà sembra rifletterci un istante.
“Quello che ho detto agli altri due è vero. La Crociata è contro Nezwal e la Corte Vampirica di Praga. Da parte sua, l'Arciduchessa non può pensare a combattere in campo aperto. Gli scontri saranno nelle città fortificate. Se attaccheranno da Norimberga, probabilmente nemmeno ci accorgeremmo di nulla qui, dal punto di vista militare. Se attaccheranno da Budapest, l'esercito potrebbe passare qui vicino, ma non dovremmo essere coinvolti direttamente”
“Quindi non c'è da preoccuparsi?”
Papà beve un bicchiere di vino.
“In teoria, no. E dovrebbe essere un esercito relativamente civile. Le Città Magiche non si sono mai date ai saccheggi e alla distruzione indiscriminata. Ed è nel loro interesse questa volta, hanno bisogno del supporto della popolazione locale contro Nezwal”
Si ferma, mi guarda ancora una volta.
“Anche così, sei una giovane donna, e anche se probabilmente lo dicono tutti i padri, decisamente bella. Il che non è sempre una buona idea quando passa un esercito in marcia, Veronika. Sarò sincero. Sarei più tranquillo se partissi con quella carovana assieme ai bambini”
“Non puoi gestire la locanda da solo!”
“Posso assumere un paio di aiutanti per qualche mese. Incideranno sui profitti, ma possiamo permettercelo. Sul serio”, dice.
“Senza usare i miei soldi dell'università?”, chiedo.
“Sì. Per potere, mi sento di garantire che possiamo permetterci di mandarti a Monaco, Veronika. E sarebbe più sicuro, probabilmente”
Si ferma, guarda il bicchiere di vino, poi me, poi il sole che tramonta oltre la terrazza.
“Ma l'ho detto, sei una donna, nel bene e nel male. Dubito che Samuel lascerà la città, con l'apprendistato in corso. E sì, potresti sempre dare una mano alla locanda di sicuro. Credo che la scelta debba essere tua”
Non ho bisogno di pensarci molto. Andarmene da una vecchia zia noiosissima con le due pesti oppure rimanere qui con Samuel, e vedere passare l'esercito combinato della Chiesa e delle Città?
“Grazie, papà. Sul serio. E credo di preferire rimanere qui. L'anno prossimo potrei cominciare gli studi, ogni mancia mi semplificherà la vita”
Lui annuisce, e non sembra del tutto soddisfatto. Riesco quasi a vedere le parole che si formano nella sua mente, quelle con cui mi manderà a Monaco assieme ai bambini – perché alla fine sappiamo entrambi che gli obbedirò, se insisterà. Ma scuote leggermente la testa. Sorride, e so che è un sorriso forzato.
“Almeno avrò qualcuno con cui prendere il culo i clienti. E non dovremo nemmeno tenere un linguaggio adatto ai bambini”

***

“Quindi i tuoi fratellini se ne andranno? E avrai l'intero piano terra per te? È fantastico!”, commenta Samuel.
Sorrido. In effetti, è stupefacente quanto due sole persone riescano a essere sempre fra i piedi.
“E poi vedremo passare l'esercito dei maghi. Magari qualcuno verrà in questo paese”
Sgrana gli occhi.
“Secondo te potrò farmi testare per il Talento Magico?”
Oh, Dio. Dimenticavo la sua fissazione per le Città Magiche.
“Samuel, non sei mai riuscito a fare il rituale più semplice che esista senza fare errori. Se esiste un talento magico al negativo, tu ce l'hai”
Scuote la testa, arrossisce leggermente. Voglio dire, perfino io sono in grado di fare un incantesimo di Luce, se proprio devo, e aiuto con le difese magiche della casa da quanto ho dieci anni. Samuel si dimentica le parole anche dei rituali più semplici, oppure si distrae a metà.
“Sicura di voler rimanere qui, quindi?”. Mi mette un braccio sulla spalla, ha le mani macchiate di inchiostro, come sempre. Ha un tono più serio del solito.
“L'hai detto. Piano terra libero. Possibilità di vedere un esercito di maghi. Dove sono i lati negativi?”
“I lati negativi sono che Nezwal potrebbe essere meno entusiasta di noi dell'esercito di maghi. E anche se non combatteranno qui... il demone Vila che si era spacciato per me non è qualcosa che si veda di norma. E non può essere una coincidenza. Anche solo le conseguenze indirette della guerra potrebbero essere un problema”
Sembra improvvisamente preoccupato.
“E poi Praga potrebbe mettere nuove tasse per la guerra. O anche confiscare proprietà. Il genere di situazione in cui l'apprendista più giovane viene buttato in mezzo alla strada, per capirci”
In effetti, in tutta probabilità Samuel rischia più di me. Senza un apprendistato completo in tipografia, non lo prenderanno mai all'università. E la sua posizione è meno sicura della mia.
“Al peggio la camera dei miei fratelli è libera. E un cameriere in più fa sempre comodo”
Lo dico in tono mezzo serio. Io glie lo offrirei volentieri. Ma ogni tanto Samuel si sente in dovere di ricordarmi che è un vero uomo e si offende.
Invece scoppia a ridere.
“Io a servire in locanda? Voglio dire, mi conosci? Dopo una settimana di lavoro avrei rotto piatti equivalenti a sei mesi di stipendio”
Si stringe nelle spalle.
“Ma tanto non ha importanza se la tipografia mi licenzia, purché mi prendano i maghi. Voglio dire, dopo l'Accademia posso sempre tornare dal capo e trasformarlo in un rospo, o qualcosa del genere”

***

Kazimir continua a salutare fuori dal finestrino della carrozza, un sorriso stupido sul volto, mentre si allontana. Ludmilla, ancora arrabbiata, non si fa vedere.
Papà saluta, ed è un gesto meccanico. Vedo che è preoccupato.
“Andrà tutto bene. Arriveranno a Monaco tutti interi”, dico.
Lui ride.
“Con quello che abbiamo pagato le guardie, ci mancherebbe altro”
“Non sembri troppo convinto”
Papà scuote la testa.
“Non è per la carovana che ho paura, Veronika”
Lo guardo senza capire.
“Hai paura per me?”
“Mancato di nuovo, piccola. Vediamo quanto sei brava a preoccuparti come un vero adulto”, dice.
“Uhm... paura per la nostra situazione economica?”
“Scherzi? Credi davvero che l'aiuto che dà tua sorella in cucina compensi quanto mangiano i due dannati maialini? Mia sorella si è gentilmente offerta di mantenerli in tutto e per tutto. Non se ne pentirà mai abbastanza”
“Indizio?”
Papà sorride, e punta verso l'alto.
Guardo su. Vedo solo il cielo nuvoloso.
“Paura che piova?”
“Guarda meglio”
Continuo a guardare su, ma non vedo niente. Solo la nuvola e... oh cavolo.
“Cosa... cosa...?”
La nuvola si muove.
Non spinta dal vento. Muove lentamente, in modo sincrono, due immense ali, larghe chilometri e chilometri, i bordi sfumati.
Una volta trovate le ali, non è difficile notare la testa. Una protuberanza nella nuvola che all'improvviso è fin troppo evidentemente un lungo collo, terminante in un becco.
“Di notte vedresti la luce verde negli occhi. Piuttosto spettacolare, devo dire”, commenta papà.
“Cosa è?”
“Come? Hai ascoltato troppo poche storie per spaventare i bambini. Quello è un Ala. Uno fra i demoni più pericolosi che esistano. Ne ho visti una manciata in vita mia. Di norma ci sorvolano in inverno, se trovano un granaio indifeso lo guastano, se trovano viandanti indifesi... meglio che non li trovino. Ho visto una delle tempeste che possono provocare. E non sono ansioso di vederne un'altra”
“E cosa fa qui ora?”
“Chiedilo a Dama Nezwal”
Impiego un istante a capire.
Il demone punta verso Praga.
Budapest by Selerian
Author's Notes:
Capitolo DAVVERO inutile di preparazione della Crociata. E questo mi fa discretamente schifo eh :S. Però temo sia un male necessario. Buona lettura!

Budapest

Tolosa ci ha mostrato la verità. La mutua protezione delle Città Magiche è una favola. Quando è davvero importante, quando il nemico è alle porte, siamo soli.
Non siamo la più grande delle Città Magiche. Non abbiamo la popolazione di Venezia, la potenza militare di Amsterdam o la ricchezza di Lione.
Ma abbiamo una lunga tradizione di maghi guerrieri, e la nostra popolazione è compatta e fedele. Faremo quel che è necessario per sopravvivere. Non diventeremo la prossima Tolosa.

Mago Szekler dell'Oro, comandante delle forze di Budapest nella Crociata di Praga.


“Almeno la Compagnia ci porta in treno fino a Budapest. Avevo paura di dovermela fare a cavallo”, commenta Dragan.
“Odio i treni. Fanno un casino pazzesco e puzzano di carbone”, commento.
Dragan si stringe nelle spalle.
“Almeno tu non sei incastrato fra i sedili. Perché la gente è così corta?”. Dopo qualche ora a cambiare posizione, ha spudoratamente poggiato i piedi sul sedile davanti.
“Almeno arriveremo molto prima che a cavallo. Sono poco più che dieci ore”
“Non ricordamelo. Credo che morirò di noia a metà strada. Almeno l'ultima volta che ho avuto un lungo viaggio in treno c'è stato un attacco di mostri mutaforma a spezzare la monotonia”, commenta lui.
“Non credo che faranno la fila per attaccarci, questa volta. Voglio dire, ci sono più di ottanta maghi a bordo”
“Appunto. Nemmeno arriverei a toccare il nemico di persona. Quindi devo rassegnarmi alla noia mentre quell'altra svolazza”
Dragan guarda fuori dal finestrino, cercando Silvia. Ma ovviamente si terrà lontana dal fumo nero e puzzolente del carbone.
“Quanto peserà la mancanza della Compagnia Ferroviaria in questa guerra?”, chiedo a Dragan. Non sono mai riuscito a interessarmi granché dei dettagli militari. Non che lui sia molto affidabile sui dettagli di qualunque tipo, ma almeno è andato alle riunioni.
Stringe le labbra.
“Un bel casino. Con la Compagnia dalla nostra, potremo semplicemente procedere lungo la ferrovia, conquistando le città grosse sulla strada. Un treno corazzato potrebbe portarci tutti i rifornimenti di cui abbiamo bisogno. Invece così dovremo prendere una serie di basi e organizzare linee di rifornimento. Ci rallenterà, costerà un capitale, e sarà anche il nostro più grande punto debole”
“E tutti gli incantatori del Grano che ci siamo portati?”
“Possono procurare una parte del cibo che ci serve. Almeno finché troviamo campi lungo la strada. Ma una volta esauriti i raccolti locali, non è che potranno fare molto. E dovremo pur sempre ripagare in qualche modo i contadini. Sono una soluzione di emergenza”
Annuisco.
“Più andiamo avanti, meno mi piace questa guerra”
Dragan sorride.
“Forza. Ancora un po' e comincia la parte divertente”

***

Perfino dall'interno della città, le mura di Budapest incombono su di noi.
Alte cinquanta metri, di pietra nera perfettamente liscia, quando il treno le ha raggiunte sembravano le pareti dell'universo. Anche da un chilometro di distanza mi sembra di sentirne il peso. I miei occhi continuano a sbagliare a calcolarne le dimensioni, mi dicono che le case al di sotto e le persone che vi camminano sopra sono minuscole, come giocattoli.
“Paura che qualcuno entri senza permesso” dice Dragan, gli occhi sgranati.
“E hanno due Grandi Maghi della Roccia”, aggiunge Silvia, sottovoce.
Faccio uno sforzo cosciente per distrarmi dalle mura, concentrarmi sulla delegazione davanti a noi.
Il Sindaco di Budapest è un mago tarchiato di mezza età, il Talismano dell'Oro e la catena con lo stemma cittadino poggiate sul ventre abbondante. Ha folti baffi neri, e mi aspetto che rida dicendo ho ho ho ho ho da un istante all'altro. Al suo fianco, c'è una Grande Maga dagli occhi di ghiaccio. In senso letterale, non ha pupilla né iride distinguibili, solo due sfere di ghiaccio nelle orbite. Mi chiedo se non sia ancora in grado di formare una Maschera di Polvere completa, o le piaccia mettere a disagio gli interlocutori.
“Siamo onorati di ricevere le forze magiche di Venezia, Torino e Genova!”
“Nel caso di Genova, forze è una parola eccessiva”, commenta Silvia, acida, sottovoce. La Repubblica Superba ha mandato cinque maghi dell'Argento e una dozzina del Rame.
Dietro di noi, maghi del Rame e Incantatori continuano a uscire dal treno. I maghi non sono molto bravi a mettersi in formazione, ma quelli di Venezia riescono almeno a formare una linea vagamente ordinata, i tre maghi dell'Oro in testa. Sbircio il comandante Schiavon, un mago alto e secco dai lunghi capelli scuri. È di nomina politica, spero non si rivelerà una spina in culo troppo grossa.
“Budapest ha fortemente sostenuto la necessità dell'intervento contro Praga, e la nostra città è felice di vedere la reazione decisa e immediata delle altre Città Magiche. Speriamo che questo possa essere solo l'inizio di una collaborazione più stretta, fra noi e con le altre potenze dell'Europa”
Il comandante Schiavon si inchina, e nella veste azzurro pallido sembra parecchio più impressionante del sindaco.
“Saremo onorati dell'accoglienza. Speriamo che la guerra contro Nezwal possa portare la sicurezza in tutta questa regione, e aprire la strada per una pace duratura”
Se questo è aprire la strada, chissà chi dovremo invadere, e con quante truppe, per avere la pace duratura.

***

“Il posto non è male”, commenta Silvia.
“Che, hai poca acqua, a Venezia?”
“Dovremmo mettere un'isola in mezzo alla Giudecca anche noi”
“Sono sicuro che l'idea piacerà da morire al Magistrato alle Acque”
Siamo su un'isola nel mezzo del Danubio, parchi e aiuole che si estendono in tutte le direzioni. Grandi tavoli sospesi a mezz'aria sono carichi di cibo e bevande. Ora dopo ora, la festa si fa meno formale e più alcolica.
Budapest ha il suo fascino, in effetti. I segni della magia sono meno pervasivi che a Venezia, ma piuttosto spettacolari. Il Palazzo dei Maghi, in cima a un colle, è alto almeno un centinaio di metri, ciascun piano largo quanto il Palazzo Ducale di Venezia. I colori delle diverse Scuole di Magia adornano i vari piani, lo rendono una mostruosità caotica che sembra sul punto di schiacciare la collina.
Ponti di roccia nera, di aspetto simile alle mura, collegano le isole sul Danubio, in assoluto spregio della gravità. E dentro il fiume c'è una corrente che si muove in senso contrario, al centro, permettendo a un sistema di chiatte di fare da mezzi pubblici della città.
“Dovremmo fraternizzare con le altre delegazioni magiche”, commenta Dragan, sorridendo. Segue con lo sguardo una ragazza bruna con l'uniforme bianca della Luce.
“Non vedo l'ora”, commenta Silvia, gelida.
“Non sarebbe male scambiare due parole anche con gli altri veneziani. Conosco solo la squadra di Lucia”
E non ho nemmeno parlato con gli Incantatori del Sangue. Dovremo pur coordinarci in qualche modo.
“Domani c'è una riunione per tutto il personale veneziano. Avremmo fatto meglio a farlo prima di partire, immagino, ma questo ci avrebbe costretti a smettere di pugnalarci alle spalle sul comando della spedizione con più di ventiquattro ore di anticipo sulla partenza”, commenta Silvia, acida.
Dragan si stringe nelle spalle, si sfila il Talismano delle Fiamme e lo passa a Silvia.
“Visto che tu te ne starai in un angolino a riflettere su quanto rivoltanti siano gli esseri umani, mi tieni questo?”
“Puoi metterlo in tasca”, risponde lei, gelida.
“Preferirei non perderlo quando sarò ubriaco come una spugna”, commenta Dragan, allegro.
“Potresti, per ipotesi, non ubriacarti come una spugna?”
“Fuori discussione. Alessia ha scritto che potrebbe venire trasferita a Venezia nel personale diplomatico fra qualche mese. Quindi se vado con una ragazza devo poter dire che ero ubriaco”
“Non fa una grinza”

***

“Mi devi delle scuse, mago di Venezia”
Davanti a me una ragazza bassa e minuta con lunghi capelli biondo cenere, un bicchiere di birra in mano, indossa un talismano d'argento con una foglia al centro. Parla veneto con forte accento francese.
Impiego un istante a riconoscerla. L'ho incontrata – e piantata in asso – alla festa per la chiusura del Concilio.
“Scusa, sul serio. Dei miei amici mi hanno trascinato via praticamente di peso, gli ho detto che ti stavo aspettando, ma...”
Lei ride.
“Un gigante slavo coi capelli rossi?”
“Come, uhm, lo sai?”
Conosco Dragan da quanto avevamo quattordici anni. Non ricordo una sola occasione in cui sentirlo nominare da qualcun altro sia stato un buon segno.
“Si è scusato da parte tua. Non smetteva più di ridere, credo fosse ubriaco. Ha detto che avevi deciso improvvisamente di diventare prete. Non sono riuscita a decidere se fosse uno scherzo o un modo eccezionalmente scortese per liberarti di me”
Inclina la testa. Il suo sorriso sembra perfettamente a metà fra divertimento e indignazione.
Questa è la volta che uccido Dragan.
Il lato positivo è che ha incontrato lui e non Silvia. Lei probabilmente avrebbe detto che avevo cose più importanti da fare che perdere tempo nel tentativo di iniziare relazioni sentimentali. E non l'avrebbe nemmeno detto per scherzo.
“In realtà mi hanno trascinato via per un motivo serio, ma sì, la parte del prete era uno stupido scherzo. Davvero, sarei rimasto volentieri”
Non che qualcosa mi impedisse di tornare a cercarla, quella sera. Ma non ce l'avrei fatta, non subito dopo le parole di Silvia, non immaginando un Nemico dell'umanità in ascolto di ogni parola che avrei potuto dire.
Lei ride, sembra meno tesa.
“Scherzo o no, hai abbandonato una donna a un ballo. È un grave offesa”
Mi inchino più profondamente possibile.
“E come potrei fare ammenda? Devo sfidare a duello un campione da voi nominato? O può bastare offrirle una birra alla prima occasione?”
Dallo sguardo calcolatore della ragazza, ho la sensazione che non me la caverò con poco.
Però è davvero figa. E ha un accento bellissimo.
“Purtroppo non ci sono più veri cavalieri a sfidare a duello i maghi scortesi”
“Se davvero sfidavano maghi a duello, la selezione naturale avrà fatto il suo corso”
La battuta suona stupida e troppo complicata appena uscita dalla mia bocca, ma lei ride.
Cammina allontandandosi dai tavoli imbanditi. Il sole sta calando, e le luci della magia si accendono in tutta la città. L'intero fiume splende debolmente di azzurro, e le grandi mura nere sembrano sempre più avvolte nel fuoco bianco.
Camminiamo in silenzio per un po', distratti dal panorama. Il Palazzo dei Maghi, davanti a noi, inizia a splendere di dozzine di colori diversi, le varie scuole di magia che fanno a gara per farsi riconoscere.
“Per questa sera non credo riuscirai a offrirmi nulla, i nostri ospiti sono così ansiosi di tenerci ben nutriti. Ma potrei accontentarmi di un'opinione onesta”
Ho la sensazione che me la sarei cavata molto meglio offrendole una cena.
“Trabocco onestà da tutti i pori”
Si siede, a pochi passi dall'acqua debolmente luminescente del fiume. Un brivido sembra attraversare l'erba vicino a dove poggia le mani, la vegetazione che risente del suo Talismano.
“Cosa pensi di Budapest?”
Tutto qui?
“Non male come città. Le mura sono un po' opprimenti. Ma sul lungo termine richiedono molta meno energia della nostra Cupola, immagino. E hanno vicini pericolosi”
La ragazza si gira verso di me. Ha occhi di un impressionante colore verde azzurro. Sembra arrabbiata, o incredula.
“Ho chiesto un'opinione onesta”
Non capisco.
“Lo era. Cosa devo dirti, che li trovo volgari e hanno troppo pochi tipi di formaggio?”
Esita un istante, poi ride.
“Davvero non lo sai?”
Inizio ad avere il sospetto di stare facendo la figura dell'idiota.
“Evidentemente no. Senti, sono un medico, non un esperto di politica internazionale. Fino a ieri, avrei avuto difficoltà a piazzarla su una mappa, Budapest”
Sembra sinceramente stupita.
“Forse da voi ha avuto meno risonanza. Dopo Tolosa, Budapest ha approvato una serie di leggi di sicurezza. O almeno così le chiamano”
Ho un vago ricordo di avere letto qualcosa sui giornali. Silvia era molto arrabbiata. Ma Dragan era a Catania, assediato da un esercito di non morti, e avevo difficoltà a concentrarmi su altro.
“Sarebbero?”
“Una serie di restrizioni alla libertà dei non maghi, sostanzialmente. Una quartiere riservato e alcune strade in cui possono passare solo maghi e incantatori. Locali in cui possono entrare solo persone dotate di poteri magici. Difficoltà legali nel denunciare un mago senza la firma di un altro mago. Cose del genere”
“Sul serio?”
“Sì. Davvero, non l'hai saputo? È scoppiato un discreto polverone. E al Concilio di Venezia la cosa è venuta fuori tre o quattro volte”
“Non ho seguito molte sessioni, dopo le prime”. Avrei sputato un polmone dalla noia.
Lei annuisce.
“Sembra che tutti se ne siano dimenticati. Ora siamo tutti amici, per andare a picchiare Nezwal”
“Venezia e Lione non hanno detto niente?”
“Le tre città maggiori hanno condannato la scelta. Loro hanno ribattuto che erano misure di sicurezza necessarie in tempi di crisi, e dopo il casino di Napoli e del Titano hanno aggiunto che non volevano rischiare di finire nella situazione dei maghi napoletani. Non ci sono state altre azioni, in ogni caso”
Annuisco.
“Ok, la mia opinione sincera dovrò farmela, immagino. Ma la storia non mi piace molto”
“Per ora sei una sequenza di delusioni, Alvise”
Toh, ricorda il mio nome.
Mi inchino ancora.
“E allora sono ancora in debito. Immagino che dovremo rivederci perché possa saldare”
Dopo un istante, lei sorride.
“Va bene. Ma la prossima volta porterò un campione per sfidarti a duello”

***

La delegazione di Amsterdam è parecchio più impressionante della nostra, devo ammettere.
Per cominciare, sono più del doppio. Dieci maghi dell'Oro sono in testa al corteo, seguiti da quello che sembra un esercito di maghi dell'argento e del rame.
A differenza di noi, indossano tutti divise nere con la tripla croce di Amsterdam in bianco, portano solo una fascia colorata a distinguere l'elemento cui sono legati.
“Spade? Fare una crociata non gli sembrava abbastanza medievale, senza?”, chiede Dragan.
In effetti, tutti i maghi dell'Oro portano al fianco delle spade. Facendoci caso, anche alcuni dell'Argento ne hanno una.
Parla Silvia.
“Ne ho sentito parlare. Un'idea del loro Grande Mago del metallo... nome particolarmente impronunciabile. Quella spade canalizzano il potere, a quanto pare. Dovrebbero dare un grosso vantaggio negli scontri ravvicinati. Non ne ho ancora provata una”
“Di sicuro, li fanno sembrare ancora più minacciosi”
“La comandante è una gran figa, però”, commenta Dragan.
E non ha tutti i torti. La maga che apre la processione è sulla trentina, ed è di una bellezza vergognosa. Capelli biondo cenere lunghi fino a metà schiena, occhi leggermente all'insù, lineamenti dolci che fanno a pugni con l'espressione.
“Sarà, ma ha bevuto latte rancido?”, rispondo.
Silvia sbuffa.
“Vi conviene riattaccarvi gli occhi. E ogni tanto, fareste meglio a leggere davvero i documenti di rapporto preliminare delle missioni”
“E dovrei leggere pure la parte sui nostri alleati? Già sono morto di noia a metà dei nobili della Corte di Praga”
“Comunque quella è maga Venema dell'Oro, probabilmente la più potente maga delle fiamme di Amsterdam al di fuori dei Grandi. Gira voce che sia in grado di Ascendere da un paio di anni, ma non lo faccia per non dover rimanere nelle retrovie”
“E' single?”, chiede Dragan.

***

Siamo sulle mura, e l'esercito della Crociata si assembla sotto di noi.
Devo riconoscerlo, è impressionante. In un modo che mi dà i brividi, mi lascia vagamente nauseato, come tutte le dimostrazioni di forza militare. Ma è impressionante.
L'esercito multicolore delle Città Sante si raccoglie nella fascia di terreno disboscato attorno alle mura.
Non so se ho mai visto raccolte così tante persone in un solo luogo. Sono la popolazione di una città, e nemmeno una piccola. Dall'alto, formano uno strano disegno di quadrati disomogenei, diversi per forma e colore, stendardi di città e compagnie al centro. Alcune sezioni dell'armata sono in perfetto ordine, le truppe disposte in una matrice talmente regolare da sembrare un disegno. Altre sono più o meno caotiche, da qui sembrano più che altro un formicaio disturbato.
Al centro, l'armata più grande, in divise azzurre e arancione: l'esercito di Avignone. È anche uno dei più organizzati, noto, se non altro i soldati sembrano disposti in uno schema logico.
Dietro all'esercito, centinaia di grossi carri trainati da cavalli, la quantità immensa di cibo e scorte necessarie a muovere un esercito del genere. Le truppe in rosso di Albione sono schierate attorno a uno schieramento impressionante di cannoni e altri pezzi di artiglieria.
Sembra poca roba, il contributo di Venezia. Un centinaio di maghi, la maggior parte di noi qui sopra le mura a guardare l'esercito che si prepara a partire. So che il nostro potere è spaventoso, so che il solo Dragan potrebbe fare una strage terrificante fra i soldati qui sotto, ma è difficile, davanti a un esercito del genere, credere che la nostra delegazione conti qualcosa.
“Se non ci saranno ritardi, si partirà fra un'ora”, dice Schiavon, al mio fianco.
È la prima volta che mi trovo vicino al comandante delle nostre forze. Sembra un burattino fatto di rametti secchi. È alto e sottile, la veste azzurro pallido del Vento gli cade addosso come se non riuscisse a riempirla, ha occhi infossati, con le borse sotto, che mi fanno pensare si sia appena ripreso da una lunga malattia. Ma Silvia assicura che è sempre stato così.
“Non vedo i Cavalieri Teutonici”, commenta Silvia, guardando giù. Ho l'orrendo sospetta che riconosca tutti gli stendardi delle Città Sante.
“Si uniranno a noi a metà strada per Brno”
Brno. La prima roccaforte nemica lungo la strada. La prima seria possibilità di uno scontro. Per la prima volta, il pensiero mi sembra reale. Cosa ci faccio in questa storia?
“Notizie del nemico?”, chiede Dragan. Non sembra preoccupato. Anzi, ho la sensazione che speri di scoprire che si combatterà presto.
Schiavon annuisce. Ha un'espressione sofferente, ma sospetto ce l'abbia sempre.
È la maga al suo fianco a parlare, però, una donna dai lunghi capelli neri con un talismano della Luce che le brucia sul petto. Gesticola mentre parla, dozzine di bracciali con pietre colorate le tintinnano ai polsi.
“L'esercito di Praga non si è mosso, per quel che ne sappiamo. Anzi, si sta ritirando dalle provincie. È possibile che Nezwal non intenda combattere prima della capitale. Brno ha richiamato le proprie truppe, ma ha dichiarato che non cercherà di ostacolarci”
“Possiamo semplicemente lasciarceli alle spalle?”, chiedo.
Schiavon mi guarda come se fossi il più grande idiota dell'universo.
“E lasciarli liberi di tagliarci le linee di rifornimento – per poi trovarci senza scorte, schiacciati fra loro e Nezwal? Fuori discussione. Voglio sperare che sceglieranno la resa, ma se decideranno di combattere, dovremo prendere la città”
La maga della Luce si stringe nelle spalle.
“Non dovrebbe essere un problema. Le loro forze sono trascurabili. I soli maghi dovrebbero poter neutralizzare le difese della città”
Silvia si gira verso di noi. Sembrava distante fino a un istante fa, ma ora fissa Schiavon.
“E Nezwal? Cosa sta facendo?”
Un istante di silenzio ostile. Guardo Dragan, sembra perplesso quanto me.
Schiavon parla in tono piatto.
“Ci sono delle speculazioni, su cui scommetto che lei è informata quanto me, Maga Corner. Come comandante di questa armata, non posso fare un annuncio ufficiale ad ogni voce non confermata che ci raggiunge”
“Le conviene prepararsi. Li avverto, comandante Schiavon. C'è la loro voce, nel vento. Stanno chiamando una tempesta”
La maga della Luce inarca le sopracciglia, guarda Silvia come se la notasse solo ora. Schiavon sembra perplesso.
“Io non sento nulla”
“Scusate se interrompo il vostro raffinato scambio di occhiatacce, ma di cosa state parlando?”, chiede Dragan.
Schiavon e Silvia si voltano verso di lui, lo guardano come fosse un bambino di tre anni che li ha interrotti.
“Notizie non confermate”, dice il comandante.
“Ala. Spiriti maggiori legati alle tempeste. Gli agenti della Commissione di Informazione riportano che se ne sono visti diversi volare verso Praga, nelle ultime settimane”
Schiavon scuote la testa.
“Probabilmente era sempre lo stesso avvistato più volte. E non è facile determinare in che direzione vada, hanno visto quel che volevano vedere. Dubito che Nezwal sia in grado di controllare uno spirito Ala. Sicuramente non è in grado di dominarne diversi, e da grandi distanze”
“E lei ritiene di conoscere tutte le capacità e le risorse dell'Arciduchessa Nezwal?”
“No. Ma né lei né nessun altro vampiro hanno mai dimostrato un potere del genere, prima. Nemmeno il conte Drakul ha mai richiamato un Ala, per la miseria”, risponde Schiavon. Sembra esasperato. La sua collega della Luce inclina la testa, guarda Silvia, pare profondamente incuriosita.
“Potremmo ipotizzare che tenesse nascosta una capacità del genere per quando ce ne fosse davvero bisogno. Per esempio, non so, quando un esercito di centomila uomini punta verso la sua città?”
Schiavon si stringe nelle spalle.
“Se davvero gli Ala stanno preparando una tempesta, lo sapremo presto. Abbiamo maghi del Vento più che a sufficienza per dare battaglia a qualunque demone. Ora andiamo. L'esercito è quasi pronto a partire”

***

I maghi della Forza sollevano una serie di grandi piattaforme, come carri aperti, carichi di tende ripiegate, sacchi di cibo e armi.
I maghi della Luce si distribuiscono a intervalli regolari nell'enorme armata, pronti a trasferire gli ordini. Diversi maghi del Vento si alzano in aria, diventano sempre più piccoli sopra di noi, pronti ad avvistare qualunque pericolo ben prima che possa raggiungerci. Gli Incantatori si raccolgono al centro dell'esercito delle Città Sante, in quello che in teoria è il posto più sicuro. Accompagno un gruppo di Incantatori specializzati in guarigione, cerco di ignorare le occhiatacce che riceviamo dagli uomini in azzurro e arancio della Santa Sede, attorno a noi.
Poi non c'è molto da fare, per me, Silvia e Dragan. Viaggiamo leggeri, i nostri bagagli caricati sulle piattaforme. E nessuno si aspetta davvero che i maghi dell'Argento marcino in formazione militare. Schiavon potrebbe contattarci in una frazione di secondo, se fosse necessario.
Ci aggiriamo a vuoto fra le varie formazioni militari, prima che arrivi l'ordine di marcia.
L'esercito è incredibilmente lento a mettersi in movimento. In teoria dovremmo formare una lunga processione, in grado di percorrere la Via Carovaniera fra Budapest e Brno, di fianco ai binari. Ma non sembrano esserci due capitani con la stessa idea di quale sia l'ordine di marcia. Plotoni di uomini si intralciano, discutono, spesso si insultano quando si bloccano la strada a vicenda. Tutto l'ordine apparente dall'alto svanisce in un caos di ordini urlati e soldati confusi.
“Non invidio il tizio che dovrebbe comandare questa armata”, commenta Dragan.
Ho intravisto il comandante Toupane passare in rassegna l'esercito, da sopra le mura. Le Città Sante sembrano averlo scelto per la massa, è alto quasi quanto Dragan e deve pesare il doppio. Ma no, in questo momento non lo invidio.
“Tra l'altro, qual è la nostra catena di comando? Se Toupane mi dà un ordine devo obbedirgli o no?”
Silvia sorride.
“Di fatto non lo ha capito nessuno. Toupane tecnicamente comanda tutta l'armata, noi inclusi. Ma il nostro unico superiore diretto è Schiavon. Lui tecnicamente deve coordinarsi con Toupane. Cosa questo voglia dire, immagino che lo scopriremo appena tutto andrà male”
“Le Città Magiche avrebbero fatto meglio a nominare un comandante delle forze magiche in comune”, commenta Dragan, con una smorfia.
“Tutta questa fretta di avere qualcuno a cui obbedire?”
“No. Ma vuoi davvero attaccare una fortezza nemica sapendo che se ci sono guai, noi potremmo ricevere l'ordine di resistere, mentre i maghi di Amsterdam quello di ritirarsi? Certo, i maghi della Luce possono mettere in contatto i comandanti in pochi secondi. Ma sono secondi che non sempre potremo permetterci”
Silvia si stringe nelle spalle.
“Questa guerra è sempre stata una questione più politica che militare. Nezwal non è in grado di mettere in difficoltà né noi né Amsterdam, e convincere noi – o Amsterdam – ad accettare un comandante dell'altra città sarebbe stato dannatamente difficile”
“Avete avvertito Nezwal che questa non è una guerra militare? Perché non sono sicuro che l'abbia capito”

***

{Capitano Heider}
“L'esercito Crociato è partito da Budapest. I Cavalieri Teutonici si uniranno presto al resto dell'armata, e le loro forze saranno al completo”
Il giovane davanti a me sorride, solleva un bicchiere, e prego che il liquido al suo interno sia vino.
“Cosa dobbiamo fare? Maledirli? Brindare?”
“Da parte mia, pensavo a pregare. Pregare che ne esca qualcosa di buono”
Il vampiro ride, e svuota il bicchiere. L'agente della Compagnia Ferroviaria prende la parola.
“Cosa sapete dirci su quegli spiriti Ala?”
Annuisco.
“Ho consultato i capitoli locali quanto possibile. Ci sono almeno tre spiriti, e difficilmente più di dieci. Sicuramente puntano verso Praga. I primi l'hanno già raggiunta da un paio di giorni. Mano a mano che arrivano i rapporti da altri Capitoli saprò dire altro”
“Ritenete siano una minaccia per l'esercito Crociato?”, chiede la donna della Compagnia. Scuoto la testa.
“No. Hanno troppi maghi del Vento. Non so esattamente come se la cavi uno dei loro maghi contro un Ala, ma nel peggiore dei casi avranno qualche perdita. Non verranno certo sconfitti da una manciata di spiriti”
“E allora perché Nezwal fa una mossa del genere? Se vuole usarli per difendere Praga, perché li chiama con così tanto anticipo?”, chiede la donna.
“Non vuole usarli per difendere Praga. Stanno evocando una tempesta”, rispondo. “Intendono andare contro l'armata Crociata”
Il vampiro poggia violentemente il bicchiere sul tavolo.
“Non ha importanza perché. Potrebbe essere un colpo al morale. Oppure conta di tirare giù qualche mago prima ancora che inizi la battaglia. O pianifica un'imboscata durante la tempesta. Quel che mi preoccupa è come Nezwal abbia richiamato quegli spiriti”
“Controllare i mostri non è un potere normalmente a disposizione dei Signori dei Vampiri?”, chiedo. Lo so anche troppo bene. Ho visto i miei compagni morire a dozzine, in Transilvania, divorati dagli spiriti dell'acqua richiamati dal Conte Dracula.
Il vampiro annuisce.
“Sì. E forse una Signora della potenza di Nezwal potrebbe davvero controllare diversi spiriti Ala. Ne dubito. Sono elementali della tempesta, con un livello di intelligenza paragonabile a quello umano, potenti e orgogliosi. Ma è possibile. Sicuramente, però, non può controllarli da più di qualche centinaio di metri di distanza. Attirarli da tutta la Moravia è semplicemente fuori discussione. Nessun Signore dei Vampiri è così potente”
Rimane in silenzio un istante, contrae i lineamenti in una smorfia.
“Io stesso sento il richiamo”
“Cosa vuole dire?”, chiedo.
“Me ne sono davvero reso conto da pochi giorni, ma è più di una settimana che mi sento... attratto... verso Praga. Cerco scuse razionali per andarci. Se cammino distrattamente, mi trovo a prendere quella direzione. Gli altri vampiri che sono con me avvertono la stessa cosa”
“Nezwal può fare una cosa del genere?”
Lui scuote la testa. Pare profondamente turbato.
“No. Da vicino potrebbe cercare di usare la Compulsione su di me, ma siamo lontanissimi, e in ogni caso non... non dovrebbe esistere un effetto del genere. Non ho mai avvertito nulla di simile, prima. Io e gli altri vampiri della nostra spedizione stiamo valutando l'ipotesi di tornare a Firenze”
“Temete che Nezwal sia in grado di usarvi in qualche modo?”, chiede la donna della Compagnia.
Lui sembra esitare.
“La verità è che non lo sappiamo. L'effetto, per ora, è molto debole. Lontanissimo da una vera Compulsione. Ma non abbiamo idea di come Nezwal stia facendo una cosa simile, e di cosa altro possa fare”
“Dobbiamo avvertire il comando della Crociata”, dico.
La donna della Compagnia mi fa cenno di calmarmi.
“Il nostro unico vero vantaggio è che nessuno sa della nostra presenza. È una certezza statistica che Nezwal abbia infiltrati nell'esercito crociato. Finché non abbiamo qualcosa di più concreto, dobbiamo proseguire le indagini. Possiamo ancora contare sui vampiri di Firenze?”
“Per ora sì. Abbiamo deciso di tenere una distanza cautelare di venti chilometri da Praga propriamente detta, ma al di fuori di quell'area la maggior parte di noi ritiene non ci sia un pericolo immediato”
La donna annuisce.
“Allora avremo bisogno di Cavalieri a Praga. Perché dobbiamo scoprire cosa sta facendo Nezwal, e perché. A tutti i costi”

***

“Certo che due parole sugli spiriti Ala potevi dircele”, commenta Dragan. È seduto con la schiena verso il falò, molto più vicino di quanto farebbe una persona normale.
“Pensavo che la sorpresa di uno spirito assassino che veniva a cercare di ucciderti ti sarebbe piaciuta. Non volevo rovinartela”, risponde lei.
“Almeno a me potevi dirlo. Sono quello che deve rimettere a posto la gente, dopo, un po' di preavviso non fa male”, rispondo io.
Tutto attorno a noi, un immenso accampamento sta prendendo forma. Centinaia di fuochi si accendono attorno alla strada, trincee e latrine vengono scavate, difese perimetrali e sentinelle messi in posizione.
Silvia mi guarda. Sorride, ma è un sorriso tirato.
“Scusate. Ma la notizia non era molto affidabile. Me ne sono convinta solo quando ho iniziato a percepirli. E ancora, ne ero meno sicura di quanto fingessi con Schiavon. Ma altri tre maghi del Vento li hanno avvertiti, ora. È una certezza”
“Non ci conveniva aspettare a Budapest, se vogliono mandarci contro una tempesta?”, chiedo.
Silvia scuote la testa.
“Controllano la Tempesta. Magari non sarebbero riusciti a trattenerla in eterno. Ma possono sempre richiamarne un'altra in futuro. Dobbiamo combatterli, prima o poi”
“Questo esercito non mi sembra pronto a combattere spiriti maggiori. E nemmeno molto altro”, commenta Dragan, guardandosi attorno.
È vero. Ci siamo fermato da più di mezz'ora, e il campo è ancora nel caos più totale. Non riesco ad averne una visione d'insieme, da terra, ma sembra che ogni singolo gruppo armato stia litigando con tutti gli altri su come e dove piazzare le tende e i passaggi.
“In teoria si era decisa la struttura del campo, no?”, chiede Silvia.
“In teoria sì. Ma qui ci sono qualcosa come dieci eserciti, che non hanno mai lavorato insieme, o a operazioni di questa scala. Credo che il perimetro di questo campo valga quanto un colabrodo”, risponde Dragan.
“Fantastico. Quindi dobbiamo sorbirci la puzza e il casino di centomila soldati, e non siamo neanche al sicuro?”, chiedo. Un solo giorno di marcia, e sto già odiando la vita militare.
“Siamo noi quelli che tengono al sicuro gli altri”, commenta Dragan, allegro.
Silvia guarda verso il sole che tramonta. No, più a nord.
Verso Praga.
Chiude gli occhi, e percepisco il suo potere che le danza attorno.
“Sono partiti. Cavalcano la tempesta. Dio, sento il loro potere...”
La ragazza riapre gli occhi. Sembra profondamente disturbata.
“Meglio che questo esercito impari a coordinarsi. E che i maghi si organizzino in fretta. Perché fra due, massimo tre giorni, la tempesta ci raggiungerà”

Quieta by Selerian
Author's Notes:
Tempo di postare una tranche di capitoli di fiamme. Cominciamo con questo, un capitolo pre-scontro di scarsa utilità :P. Buona lettura!

Quiete

Avevo una fattoria, una volta, nella bassa Lombardia. Pregavo ogni giorno il Signore perché mi proteggesse, e incidevo simboli santi sulle pareti, piantavo croci decorate con i Sacri Tracciati lungo i confini dei campi. Conducevo una vita pia, e andavo a messa la domenica.
Il Signore mi ricompensava per la mia umiltà proteggendomi dai mostri e dai terrori della notte. I lupi mannari si aggiravano a branchi nelle campagne, ma raramente entravano nei miei campi, e si fermavano sempre fuori dalla fattoria. Nei giorni di nebbia vedevo figure spettrali fuori dalle finestre, ma non osavano varcare la soglia di casa mia.
Non so cosa ho fatto di sbagliato. Il prete dice che dentro di me, devo avere dubitato.
L'Ala è venuto in una notte di tempesta. Ho visto la luce verde attraverso le imposte chiuse, ho sentito la sua risata che superava l'ululato del vento.
Il vento ha scoperchiato la casa, e io ho chiamato il nome di Dio sotto una pioggia così violenta da inchiodarmi al terreno, ma lo spirito ha solo riso ancora. Non riuscivo a rialzarmi in piedi, vento e pioggia mi schiacciavano contro la parete, ho guardato mentre due dei miei figli annegavano nella cantina, ho sentito mia moglie urlare mentre il mostro la trascinava in aria.
Non so perché mi abbia lasciato in vita. Forse il Signore ha deciso, infine, che almeno io e i miei figli più piccoli meritavamo di vivere. Sicuramente ha devastato la fattoria, distrutto i campi, e guastato ogni chicco nel granaio.
E così ora sono qui, in un dormitorio puzzolente, a lavorare come operaio per chiunque sia disposto a pagarmi.
Sono passati cinque anni. E ancora non riesco a chiudere occhio, quando fuori c'è un temporale.

Alcide Meneghin, operaio milanese.

“Cinque spiriti Ala. Detti anche Cavalieri della Tempesta. Tutti i maghi della Luce confermano, saranno fra noi nel pomeriggio di dopodomani, se proseguono a questa velocità. Li accompagna una potente tempesta” dice mago Landais. Odio il francese parlato da francesi veri, faccio una fatica incredibile a capire quel che dice.
Una maga della Luce fa alcuni rapidi gesti, e una mappa della Moravia appare a mezz'aria, traslucida. La nostra posizione è segnata da una X blu, un cerchio rosso rappresenta la tempesta. Una linea luminosa appare a mostrarne la traiettoria prevista. Ci arrivavo anche da solo, fino a lì.
“Sono state individuate altre forze nemiche assieme agli Ala?”, chiede un mago dell'Argento che non conosco, seduto qualche fila più avanti di noi.
A rispondergli è la maga bionda stracarica di bracciali al fianco di Schiavon, al tavolo dei comandanti. Forse dovrei imparare chi sia, ho il sospetto sia qualcuno di importante.
“No. L'esercito di Praga non si è mosso, e non sono state individuate altre presenze mostruose. La tempesta complica la divinazione, ma è difficile credere che forze rilevanti possano nascondervisi sotto, o all'interno. Siamo tutti orientati a pensare che i cinque spiriti siano come minimo il grosso dell'attacco”
“E dovremmo preoccuparci? Mandare cinque spiriti contro cinquecento maghi mi sembra più che altro offensivo”, commenta uno dei maghi di Amsterdam.
Con tutti i maghi dell'Oro e dell'Argento riuniti sotto questa tenda, è impossibile dimenticare che le forze di Amsterdam sono quasi la metà dell'intera spedizione magica. Le loro divise nere li distinguono immediatamente dagli altri, e le spade al fianco dei maghi dell'Oro sono decisamente inquietanti.
Risponde la loro comandante, la maga delle fiamme dai lunghi capelli biondi. L'accento con cui parla francese fa rabbrividire, ma è talmente figa che glie lo si perdona volentieri.
“Non dovete sottovalutare la pericolosità di questi spiriti, in particolare nel mezzo di una potente tempesta. Possono facilmente evocare venti forti a sufficienza da strappare da terra gli uomini, e hanno qualche forma di controllo sui fulmini. I soldati comuni saranno in grave pericolo, e anche i maghi non devono considerarsi al sicuro”
“Non sarebbe meglio intercettarli prima che raggiungano l'esercito, quindi?” chiede Dragan, al mio fianco. Non devo nemmeno guardarlo per sapere che sorride.
Schiavon e Venema, la comandante di Amsterdam, si guardano. Lui digrigna i denti, lei ostenta freddeza. Qualcosa mi dice che hanno avuto una discussione in proposito.
È il capo delle forze di Lione, il mago alto e calvo, a rispondere.
“Il Gran Generale Toupane ci ha chiesto la stessa cosa. Se ne è discusso, e le rispettive Città Magiche sono state consultate. Il consenso”, dice, e si ferma un istante, mettendo enfasi sulla parola “è che la linea di condotta più prudente sia fortificare questa posizione, e affrontare qui i demoni. Abbiamo solo tre maghi dell'Oro legati al vento, troppo pochi per avere la sicurezza di sconfiggere i cinque Ala. Perché maghi meno potenti, o con altri Talismani, possano intervenire, avranno bisogno del pieno supporto degli Incantatori, di luoghi sicuri dove rifugiarsi, e di postazioni magiche. Quindi combatteremo qui”
“Abbiamo anche quasi venti maghi dell'Argento del Vento. E qualunque mago almeno dell'Argento può preparare l'Incantesimo del Volo. Dubito che cinque spiriti possano tenere testa anche solo ai dieci maghi dell'Oro qui presenti. Perché esporre persone comuni pressoché indifese al pericolo, quindi?”, chiede un mago di Amsterdam. Ha il talismano della Forza, e sfiora con le dita la spada che parla al fianco.
Schiavon stringe le labbra.
“Combattere all'interno di una tempesta è una situazione di estremo pericolo. Abbiamo convenuto” si ferma un istante più del dovuto sulla parola “che il piano migliore sia mandare i soli maghi dell'Oro dell'Aria, e forse un paio di altri, ad affrontare gli Ala, mentre i rimanenti maghi del Vento useranno un incantesimo collettivo per attenuare la tempesta. Interrotto il flusso d'aria che la alimenta, perderà rapidamente pericolosità, e sarà possibile inviare forze schiaccianti contro gli Ala”
“Questo incarico lo voglio io”, dice Silvia a mezza voce, in un tono entusiasta che non mi piace.
“Ehi, quella è la mia battuta”, dice Dragan. Pare offeso.
“Fai schifo a volare quasi quanto a cucinare. Per questo giro, lasci il lavoro agli esperti”
Sospiro.
“Immagino che questo sia il punto in cui devo farvi da istinto di autoconservazione?”
“E impedirmi di volare dentro una tempesta con un incantesimo in grado di spezzarla? Risparmiati la fatica”

***

“Ti hanno davvero affidato l'incarico? Credevo dicessi così per dire”, dice Dragan. Sembra a metà fra ammirazione e delusione.
Chiudo il libro con le procedure contro le epidemie nei campi militari. Non è proprio una lettura entusiasmante, e studiare in una tenda con i due presi dalle loro schermaglie è una causa persa.
“I maghi dell'Oro saranno occupati ad affrontare gli Ala. Sono troppo pochi per dedicarne uno a disperdere la nube. Quindi saranno tre maghi dell'Argento a preprare l'incantesimo. E se non sono la più forte, sono sicuramente la più abile fra quelli della Crociata”, dice in tono sicuro.
“E la più modesta”, aggiunge Dragan.
“Dimentichi la più adulta e responsabile. Ti ho vista quando hanno proposto la missione, sembravi un bambino che veda una caramella”
Silvia ride.
“Non è colpa mia se sono la migliore sul campo. Cosa dite, prepariamo gli incantesimi per la tempesta?”
Fa un gesto, e una folata di vento chiude l'ingresso della nostra tenda. Oltre a scompigliare i documenti che avevo meticolosamente accumulato sul tavolino.
Dragan, stravaccato sopra il proprio sacco a pelo, alza il pollice.
“Scommettiamo che mentre tu giochi con le nuvole io uccido un Ala?”
Silvia si volta verso di lui, il suo tono si fa immediatamente meno giocoso.
“Dragan, non avrai intenzione di entrare nella tempesta?”
“Ehi, so volare anche io”
“Malissimo. E sul serio, è fortemente sconsigliato a chiunque non sia un mago del Vento”
“Se le cose si mettono male, mi lascio cadere giù”, risponde il ragazzo, allegro.
Silvia mi guarda. Sembra preoccupata. E questo non è normale. Di norma sono io l'unico dei tre a presentare qualunque forma di istinto di conservazione.
“Dragan, sei, uhm, sicuro che sia una buona idea?”, chiedo.
Il mago del fuoco si mette a sedere, ci guarda uno dopo l'altro, e poi ride.
“Ehi, quanto vi ha pagati mia madre? Sul serio, sono spiriti. Gli davo la caccia per divertimento quando avevo, tipo, diciannove anni. Forse non riesco a manovrare decentemente nella nube, ma che loro uccidano me mi sembra davvero difficile”
“Non avrai iniziato a prendere sul serio quella storia di avere ucciso un titano?”, chiede Silvia.
“Io ho ucciso un Titano”, risponde lui, aggrottando la fronte.
“Che è la definizione di punto isolato statistico. Davvero, Dragan, cerca di fare attenzione. Potresti avere esaurito le tue riserve di culo, a Catania”

***

L'esercito è irrequieto, questa sera. Mi chiedo quanto sappiano, quanto gli sia stato detto. Con il casino della catena di comando e la sfiducia fra Città Magiche e Chiesa, probabilmente nemmeno gli ufficiali hanno chiara la situazione.
Poggio la mano sul braccio del giovane soldato tedesco. Sussulta quando lo tocco, fa per andarsene. L'infermiera gli dice qualcosa che suona come un lungo ringhio, e lui si calma.
Non mi piace avere pazienti che non parlano la mia lingua. Magia o no, molto del mio lavoro consiste nel parlare, nel rassicurare. E come molti soldati delle Città Sante che sono venuti qui in questi giorni, il ragazzo ha chiaramente i nervi a fior di pelle.
Lo guardo, cerco di ignorare la stanchezza e i dubbi e la puzza di sudore e gli sorrido. Lui mi guarda fisso, sembra un animale spaventato.
Lascio che i miei poteri filtrino nella sua carne, non spreco un vero incantesimo diagnostico, ha una frattura abbastanza composta al polso, come immaginavo.
“In condizioni normali, col cazzo che un mago dell'Argento spreca così tanto potere per aggiustarti una frattura ottenuta facendo a botte. Te lo farei steccare da un'infermiera e ti raccomanderei per il servizio latrine. Ma sono i primi giorni e c'è fin troppo tempo libero, qui in infermeria”
Lo dico sorridendo, in tono gentile, sperando che davvero non capisca una parola di veneto.
Potrei riparare la frattura con i poteri secondari, in una dozzina di minuti, ma il mio turno è quasi finito e questa sera devo preparare gli incantesimi in ogni caso. Rigenerazione.
Il soldato sussulta, ma resta al suo posto. Ho provato la sensazione di un osso che si salda magicamente, e anche se non fa male, è decisamente sgradevole, come un gesso strisciato sulla lavagna, ma all'interno del corpo. In pochi secondi, il suo polso torna a posto, i vasi sanguigni danneggiati – pochi – si rigenerano.
Mi concentro un secondo sull'alleviare l'infiammazione, far passare più in fretta in dolore.
Il soldato sembra sconvolto per un istante, si guarda il polso. Muove la mano, prima delicatamente, poi la agita.
Idiota. Se non avessi usato un incantesimo molto potente, se lo sarebbe imediatamente rotto di nuovo. Devo ricordarmi di chiedere alle infermiere di tradurre anche questo.
“Puoi andare. Ma se torni qui dopo un'altra rissa, giuro che te la rispezzo io”
Gli faccio gesto verso l'uscita del padiglione ospedale.
Esita per un istante, lui e un infermiera si scambiano un paio di ringhi incomprensibili. Il soldato mi guarda come se non sapesse cosa fare, apre la bocca e la richiude.
Alla fine sorride, si alza in piedi e mi fa un saluto militare, con entusiasmo quasi comico, poi ringhia qualcosa che sospetto essere un ringraziamento.
“Altrettanto. Che fosse un ringraziamento o un insulto a me e alle sette generazioni precedenti”, concludo, mentre si gira e corre via dall'infermeria. Non credo abbia più di diciassette anni, a Venezia è ben sotto l'età per venire inviato in una spedizione militare.
Mi guardo attorno. L'infermeria è quasi vuota, gli unici due lettini occupati sono un paziente a cui ho dovuto ricostruire un polmone e un anziano ufficiale che, quando l'ho analizzato, sembrava un manuale su tutti gli errori nelle cure popolari. Nessuno dei due sembra avere bisogno di aiuto, e il mio turno è finito dieci minuti fa.
Mi piace l'aria degli ospedali, finché sono vuoti. L'odore di disinfettante e di erbe, i medicinali ordinati e i camici puliti. Mi scopro a mettere in ordine medicinali e bende senza alcuna necessità, ritardare il momento in cui dovrò tornare alla tenda, sentire Dragan e Silvia che si preparano a combattere, scegliere gli incantesimi per domani, sapendo che saranno sempre troppo pochi, sempre sbagliati, e qualcuno pagherà con la vita i miei errori.
Ripenso al giovane soldato che se ne andava a passo di corsa. Non tutti i pazienti delle Città Sante che ho curato hanno reagito così bene, qualcuno si è fatto il segno della croce, uno ha cercato di aggredirmi, uno particolarmente memorabile mi ha lanciato contro acqua santa. Ma la maggior parte sono felici, sollevati, come è ovvio dopo che qualcuno ti fa stare meglio con un gesto.
Non so se verrà qualcosa di buono da questa crociata. Non so se sconfiggere Nezwal ci aiuterà. Politici e generali sembrano tanto sicuri che combattere assieme, uccidere e morire dalla stessa parte, ci porterà la pace.
Io so che quel soldato si ricorderà del giorno in cui aveva un polso rotto, e un mago lo ha guarito. Forse domani lo convinceranno che è tutto parte del mio piatto col diavolo, nasconderà il ricordo perfino a sé stesso, e tornerà felicemente a pregare perché Dio ci stermini tutti quanti.
O forse se ne ricorderà. Forse lo racconterà a qualcuno.

***

Silvia è sospesa sopra la tenda, un vento furioso le vortica attorno, minaccia di sradicare i picchetti e lacerare la tela.
Avvicinandomi, il vento diventa una pressione sempre più forte, presto ho difficoltà a camminare. Mi fermo, notando un largo cerchio di maghi del Vento in aria sopra di lei, sottili linee di luce – sempre più visibili mentre il Sole cala – che li legano alla mia amica.
Vedo anche i maghi a terra, fili di Luce e di Oscurità che li legano a quelli del Vento. Il potere si accumula nell'aria, mi fa pizzicare la pelle, mi fermo a guardare la danza in cielo di maghi in azzurro pallido e nero.
“La tua amica deve essere potente, perché la usino per portare l'incantesimo”
Riconosco la voce di Eloise. Cos'ha questa ragazza contro il salutare? O almeno farsi vedere invece di sbucare dal nulla? Deformazione professionale dell'Oscurità, immagino.
“Quello potente da fare schifo è il matto coi capelli rossi. Lei più che altro ha un controllo spaventoso. Immagino l'abbiano scelta per quello”
E perché avrà avuto materiale per ricattare, minacciare o corrompere chiunque dovesse scegliere, probabilmente, ma questo non lo dico.
Silvia si ferma in aria, braccia sollevate, luce che emana dal suo corpo. Indossa la tuta di volo in cuoio, e non posso dire che la vista mi dispiaccia. Il vento le vortica attorno, talmente violento da essere visibile per la polvere e l'erba che strappa da terra. I fili di luce che la legano agli altri maghi pulsano, appena visibili agli occhi ma abbaglianti ai sensi magici.
“Ho la sensazione che voi e Amsterdam non vedeste l'ora di menare le mani contro gli Spiriti”
Faccio per negare, ma poi vedo l'espressione di felicità estatica di Silvia, ricordo l'entusiasmo che hanno dimostrato lei e Dragan all'idea di affrontare gli Ala. Non posso negarlo. I miei amici vogliono questo scontro. E non sono gli unici, probabilmente.
“Non possiamo evitare lo scontro. Ma sì. L'entusiasmo che ci hanno messo alcuni dei nostri è imbarazzante”
Lei sorride, raddolcita. Il suo sguardo passa tra me e Silvia. Ha bellissimi occhi azzurri. Impossibile non chiedermelo: torna da me perché le piace la mia compagnia, o perché vuole una spia in campo nemico?
“Mi sembra che tutti stiano sottovalutando l'intera storia. Gli Ala. Nezwal, l'intera Crociata. Mi sembra che la prendano come un gioco”
“A volte l'atteggiamento sembra quello, sì. Ma non è che non si stiano preparando seriamente, mi sembra. Non vedo cos'altro avrebbero potuto fare”
“Mettere da parte l'orgoglio, e chiamare il Grande Mago Tharaud del Vento. Sarebbe potuto arrivare da Lione in un solo giorno. E potrebbe sconfiggere cinque spiriti Ala da solo, senza grossa difficoltà”
Silvia fa un gesto, qualcosa si solleva da terra e le vola fra le mani. Sembra una sfera coperta di linee luminose. La riconosco vagamente come una delle nuove diavolerie che usano per vincolare incantesimi collettivi. In effetti, immagino che non sarebbe molto pratico né molto dignitoso farsi dipingere l'incantesimo sulla pelle, al momento, per lei.
“Hai visto, a Venezia, come hanno reagito le Città Sante quando abbiamo proposto di inviare i Grandi Maghi. Non servirebbe a molto sconfiggere gli Ala, se la spedizione si sfalda il giorno dopo”
Non mi piace controbattere. Preferirei mugugnare un vago assenso. E non sono nemmeno troppo convinto che quello che dico abbia senso. Ma con Silvia davanti che si prepara ad andare a combattere degli spiriti nel cuore di una tempesta, mi sembra il caso di fingere un minimo di spina dorsale.
“Fantastico. Quindi gli accordi sono che partecipiamo a questa guerra, ma evitiamo di vincere troppo facilmente. Quante persone dovranno morire, domani, perché i nostri governi imparino la differenza tra una guerra e una partita a scacchi?”

***

“L'Incantesimo di Struttura è completo, boss”, dice un incantatore veneziano, alzando il pollice nella mia direzione.
Mi avvicino alla tenda, ci batto una mano sopra. Al tatto dà la normale sensazione della stoffa, ma è solido e flessibile come acciaio. Rafforzo i muscoli del braccio destro e colpisco ancora. Simboli luminosi prendono vita su tutta la superficie della tela, ma il tessuto resiste.
“Ottimo lavoro. Rimarrà qualcuno ad alimentare l'incantesimo?”
“Due di noi. Dovrebbero bastare e avanzare”, risponde l'Incantatore.
Annuisco, sorrido e controllo i punti successivi sul mio blocco note. Le linee guida uscite dalla riunione della sezione medica delle forze delle Città Magiche. I maghi di Amsterdam sono relativamente abituati a mettere su ospedali in condizioni meteo oscene, quindi spero sappiano quel che dicono.
Un mago del Rame della roccia muove le mani, una fossa si scava nel terreno davanti a lui, forma un canale di scolo attorno alla tenda. Proseguo, entro nella tenda. È stata aggiunta un'anticamera, in modo da non far entrare troppa acqua quando qualcuno entra o esce.
“Buongiorno, dottor Zorzi. Tutto a posto con gli incantesimi?”
Il Dottor Selvi, che sarebbe il dirigente di questa infermeria, è gioviale come sempre. E più che felice di lasciar fare tutto a me, come sempre.
“Stanno venendo ultimati. Considerato che saremo in una delle parti più protette dell'accampamento, non credo la tempesta sarà un problema diretto, qui dentro. Più che altro, dobbiamo prepararci a gestire molti pazienti. Davvero molti, se le infermerie delle Città Sante dovessero cedere”
“Non possiamo rafforzare anche le loro?”
“A quanto pare, non ne vogliono sapere”, dico. La rabbia, lo stomaco vuoto e il sonno mi fanno quasi venire un conato di vomito.
“Quanti pazienti può rimettere in piedi?”, chiede il Dottore.
“Ho chiesto ai maghi negli altri turni di rompere l'orario regolare per essere presenti questa sera. Col suo permesso, ovviamente. Fra i cinque di noi, possiamo rimettere in piedi probabilmente mezzo migliaio di feriti lievi. Se confermano l'assegnazione di dieci Incantatori, saranno altri centocinquanta o duecento prima che finiscano gli incantesimi. Lacerazioni e contusioni causate da oggetti sollevati dalla tempesta dovrebbero essere il grosso del problema. Abbiamo deciso di riservare i letti alle fratture, che stabilizzeremo e guariremo in un secondo momento, come anche le ferite più gravi. Abbiamo istruito le infermiere sul triage”
Il Dottore annuisce.
“Anche io sarò disponibile. Sebbene, detto chiaramente, potessi rimpiazzarmi con un mago del Rame, sarebbe tanto di guadagnato. Crede davvero che ci troveremo davanti a numeri di feriti del genere?”
Mi stringo nelle spalle.
“In teoria, nemmeno da lontano. In teoria ci sono duemila persone che hanno questa come infermeria di riferimento, e che un quarto abbiano bisogno di cure mediche sfiora il ridicolo. Ma se i feriti fossero più gravi del previso, o altre infermerie collassassero, non mi dispiace essere preparato al peggio”
“Mi fa piacere lavorare con un pessimista. È una buona qualità, in questa linea di lavoro. Proceda pure, Zorzi”

***

“Ehi, sveglia, i russi ci attaccano!”, dice Dragan, scuotendomi violentemente una spalla.
“Che... cosa...”
L'adrenalina mi fa balzare in piedi. Cerco di ricordare dove sono, mettere a fuoco le parole urgenti del mio amico.
“A cavallo di unicorni rosa! Sono tantissimi! Su, svegliati!”, aggiunge Dragan, e ora mi accorgo che sta sogghignando.
“Dragan, fottiti. Almeno durante una guerra, potresti evitare di svegliarmi con scherzi stupidi?”
“E sprecare l'occasione di vederti saltare in piedi cercando i russi a cavallo di unicorni? Scherziamo?”
Mia mamma mi raccontava fiabe in cui i Russi erano i cattivi. Ho scoperto che sono esistiti davvero solo verso i sedici anni.
Scaccio il ricordo di una voce che mi racconta storie mentre sono a letto.
“Che c'è, cazzate a parte?”, chiedo. Fuori sta calando la sera, quindi devo avere dormito diverse ore. Ma mi sembra di avere più sonno di prima
“Vieni a vedere”, dice Dragan, trascinandomi per un polso.
“Posso vestirmi prima?”
“Se devi. Ma sbrigati. Non voglio perdermi lo spettacolo”
Infilo i pantaloni, una maglietta che se non altro non puzza, e sopra la casacca marrone dei Maghi del Sangue, poi seguo Dragan all'esterno.
Ci vuole un istante a capire che qualcosa non va. L'aria è strana, pesante, ferma.
Vedo Silvia estasiata, gli occhi sgranati, che guarda verso ovest.
Per un istante non riesco a interpretare quello che vedo. Sembra che ci sia una colonna di fuoco all'orizzonte, e che al cielo, sopra di essa, siano spuntati dei denti.
È il sole al tramonto, che brilla attraverso gli strati bassi di una gigantesca tempesta, un vortice largo chilometri di nubi vorticanti.

***
{Conte Lengway}
I tuoni, fuori dalla finestra, sono sempre più forti. Le prime pesanti gocce di pioggia si schiantano contro il vetro.
“Comincia”, dico.
“E questa non è nemmeno la vera tempesta” risponde Lazlo, versandosi un altro bicchiere di vino.
Guardo fuori. È vero, sopra di noi ci sono nubi nere, un temporale tanto violento quanti ne ho visti in vita mia, gonfiati dagli spiriti Vila.
Eppure non è nulla, rispetto alla Tempesta degli Ala. Sembra una zanna che il cielo conficca nella terra.
Una dimostrazione concreta del potere della Nostra Signora.
E quel che è peggio, nemmeno io ho idea di come abbia fatto.
I mortali guardano spaventati, si nascondono come gli insetti che sono, sfuggono al nostro potere.
L'oste ci guarda. Sollevo il bicchiere verso di lui. Sento il profumo della sua paura.
Berrò il sangue, prima che sia ora di agire. E amo sentire la confusione dei mortali che diventa paura, e poi disperazione. Amo il momento in cui si rendono conto che qualcosa non va, amo la paura che affiora lentamente nei loro occhi.
“Questa sera, tutto il mondo si sente come te, amico mio”, gli dico. Lui sussulta, solo ora capisce che mi sto rivolgendo a lui.
“Di giorno potete fingere che questo mondo sia vostro. Ma la notte appartiene a noi, piccolo mortale”
L'oste indietreggia, il silenzio cala nella locanda, mentre gli ospiti ci guardano sempre più preoccupati.
Fuori, risuona un tuono.


***

La tempesta si avvicina sempre di più, ormai sembra un muro compatto di nuvole, a una ventina di chilometri da noi. Sembra di avere davanti le pareti del mondo. I lampi dei fulmini sono continui, i tuoni un sottofondo costante, come un bombardamento lontano.
Ai due lati del gigantesco vortice, due ali di nubi nere, come una terrificante scorta d'onore alla tempesta. Anche quelle sono venate di fulmini.
Seguo Silvia verso il campo di volo. È nervosa, continua ad aggiustarsi i capelli, giocherella con le cinghie che chiudono la tuta di volo, sotto l'uniforme. Ma davvero non capisco se sia spaventata, eccitata o entrambe le cose.
In tutto l'accampamento, sono state erette protezioni contro la pioggia. Grossi teli su pali di legno coprono interi gruppi di tende, canali di pioggia sono stati scavati attorno agli accampamenti più ordinati.
Sembra tutto così fragile, davanti alla tempesta colossale che si avvicina.
“Mica male, come nuvoletta”, commenta Dragan.
I tuoni, ora, sono continui, si vedono i fulmini che attraversano la nube ogni pochi istanti, sempre più evidenti mentre cala l'oscurità.
Ogni tanto si vedono lampi luminosi verdi, invece. Gli spiriti Ala.
“Più grossa di qualunque tempesta abbia mai visto in vita mia. Più grossa di quanto possibile a questa latitudine e in questa stagione, di fatto. Potremmo averne sottovalutato la pericolosità”, commenta Silvia.
“Sei sicura che sia una buona idea andare?”, chiedo.
Lei sorride, e non stacca gli occhi dalla tempesta in avvicinamento.
“Non siamo noi a essere in pericolo. Tutti gli altri, già di più”
Attraverso tutto l'accampamento, la tensione è palpabile. Quasi tutte le attività si sono fermate. Gli uomini sono nelle proprie tende, ogni volta che ne passiamo una si sente salmodiare in latino. Cantano tutti lo stesso coro, il potere contenuto nelle parole che li aiuta a sincronizzarsi, per cui si ha l'inquietante impressione che ciascuno continui la canzone del precedente.
Sento il potere attorno a noi, magia individualmente debolissima replicate decina di migliaia di volte. Debole luce bianca inizia a raccogliersi attorno alle tende, fragili linee di luce vanno a collegarle fra loro. Non potevamo portarci un centinaio di incantatori del Vento o dell'Acqua, accidenti?
“Volerai attraverso la tempesta?”, chiede Dragan.
Silvia scuote la testa.
“No. L'ho fatto qualche voglia, e anche se è divertente, non è una situazione dove sia in grado di combattere. I venti sono fortissimi e imprevedibili, riesco a malapena a controllare la direzione, la visibilità è minima, e deflettere la grandine richiede una buona fetta dei miei poteri. Volerò sotto la nube, e raggiungerò la corrente ascensionale che la alimenta. Dovrò attraversarla quasi per intero. Evitando lo scontro con gli Ala, se possibile”
“Salgo a darti una mano. Degli spiriti mi posso occupare io”, comenta Dragan.
“Dragan, davvero preferirei che non lo facessi, risponde lei”
“E' un ordine?”, chiede lui, immediatamente scontroso.
Silvia esita, mi guarda per un istante. Anche volendo, non saprei cosa dirle.
“No. Dubito che qualunque cosa sappiano fare gli Ala possa superare le tue difese. E non siamo in condizione di rifiutare l'appoggio di un mago potente. Ma come tua amica, preferirei che rimanessi a terra. L'aria non è il tuo punto forte, lo sai”, dice in tono gentile.
Dragan si stringe nelle spalle, sorride.
“Tranquilla. Non correrò rischi stupidi. Ma ci sarà davvero poca gente ad affrontare quei cosi. E davvero preferirei che non trovassero il tempo di dedicarsi a te”
Un tuono fortissimo ci interrompe prima che Silvia possa dire qualcosa.
Camminiamo fino ai margini dell'accampamento. Cerco con lo sguardo il mio padiglione infermeria. Posso raggiungerlo in meno di un minuto, e la tempesta non arriverà così presto. C'è tutto il tempo di salutare Silvia.
Una ventina di persone aspettano in uno spiazzo fra le tende, un falò che illumina in modo incerto i loro volti.
Riconosco subito il fisico da spaventapasseri del Comandante Schiavon, ulteriormente esaltato dalla tuta di volo. Le fiamme si riflettono sulla spilla del leone, in oro, sul suo petto.
Al suo fianco c'è un uomo gigantesco, alto quanto Dragan e grosso almeno il doppio, la mascella talmente quadrata che potrebbero usarla per squadrare i fogli. Toubane, il comandante della Crociata.
“Ben arrivata, maga Corner. Volerà con noi?”, chiede un mago alto, dagli occhi glaciali, che riconosco vagamente come il mago dell'Oro mandato da Budapest.
“Partirò un po' dopo. Meno gli Ala si concentreranno su di me, più sarà semplice il mio compito”
Maga Veneda, la comandante delle forze di Amsterdam, non indossa una tuta di volo, ma la solita uniforme nera. Ride rumorosamente, guarda Silvia con interesse.
“Posso garantirle che presto lei sarà l'ultimo dei pensieri degli Spiriti”
Noto che Schiavon leva gli occhi al cielo.
“La connessione con i maghi dell'Oscurità è già stabilita?”, chiede Toubane. Mi sorprende la facilità con cui un comandante delle Città Sante usa i nostri termini. Non sembra nemmeno avere inghiottito un limone spremuto, nonostante sia circondato da maghi potenti.
“Sì. Con me e con la mia riserva, nell'eventualità le cose dovessero andare male”
Vedane annuisce.
“Con i temporali laterali, l'aggiramento è fuori discussione in ogni caso. Dovrà passare sotto la tempesta, come faremo noi. Faccia attenzione, maga Corner”
“Siete sicuri di poter distruggere la tempesta?”, chiede Toubane. Guarda la nube vorticante davanti a noi, e devo dire che il suo dubbio sembra perfettamente comprensibile.
“Se riesco a tagliare tutti i vortici ascensionali, si sfalderà in pochi minuti. In ogni caso, tagliare il vortice principale la renderà molto meno pericolosa”
Silvia parla con il tono freddo e sicuro con cui parla sempre di questioni scientifiche. Probabilmente solo io riesco a sentire il tremito nella sua voce.
Schiavon sembra preoccupato.
“Non ho mai visto una tempesta così potente, maga Corner. Faccia attenzione”
Mi sono già reso conto che lui e Silvia non vanno molto d'accordo. Ma questa volta lo spaventapasseri sembra sinceramente preoccupato. In cosa si stanno cacciando questa volta i miei amici.
Vedane sorride.
“Ormai siamo abbastanza vicini per il trasferimento di potere. Ogni secondo che perdiamo è un pericolo in più per l'esercito. Tutti pronti?”
I maghi dell'Oro annuiscono. Si allontanano gli uni dagli altri. Conto i talismani. Tre del Vento, due della Forza e una delle fiamme. Dragan si unisce a loro, ignorando un'occhiata poco convinta da Schiavon.
“Buona fortuna, figli della magia. Qualunque altra cosa si possa dire, non vi manca il coraggio. Che il Signore sia con voi”
“Gli conviene esserlo”, dice Veneda, al centro della linea di maghi.
Il potere dei maghi dell'Oro avvampa, talmente intenso che è come un vento ai sensi magici. Non mi capita spesso di sentire il potere di Dragan venire oscurato da qualcos'altro, ma la sua aura si sente appena in mezzo alle loro. Non avverto Silvia, sebbene sia a pochi metri da me.
Un istante dopo, i loro poteri si manifestano nella realtà. Fiamme avvolgono Veneda, un vortice di fiamme bianco-azzurre che le avvolge il corpo, getta ombre mutevoli degli altri otto.
Il vento arriva un istante dopo, i maghi si sollevano in aria, i getti di vento che li sollevano strappano terra ed erba. Sfrecciano verso l'alto, sempre più veloci. Dragan e Veneda restano perfettamente visibili, una scia di fiamme azzurra e una rossa come comete nel cielo scuro, gli altri diventano meno distinguibili istante dopo istante.
“Se non ne esco viva, non sarei potuta morire in modo più figo”, dice Silvia al mio fianco, e si solleva a sua volta in aria.

Tempesta by Selerian
Author's Notes:
Ed eccovi un lungo capitolo di battaglia. Per essere una scena d'azione potenzialmente figa, si poteva fare di meglio. Il fatto che la tempesta limitasse fortemente la visibilità è realistico, ma rende meno interessante il combattimento. Spero vi piaccia comunque. Buona lettura!

Tempesta

Cosa è questa tempesta? Deve essere la fine del mondo.
Dio mi ha concesso di vivere ottant'anni, e non ho mai visto niente del genere. Sembra che il cielo stesso sia crollato, si sia avvitato su se stesso mentre precipita a terra. Ci sono così tanti fulmini che la notte è illuminata.
Signore sono solo un tuo umile servitore. Non capisco granché di guerre e magia e politica. Credo che Tu sia arrabbiato per i Vampiri di Praga e per i maghi nella Crociata.
Fai quello che devi. Sento la Tua voce in quella tempesta, e niente di meno che la collera di Dio potrebbe creare qualcosa del genere. Te ne prego, risparmia i miei nipoti, che sono giovani e non hanno colpa. Io sono pronto a incontrarti.

Anziano del paese ceco nei pressi dell'accampamento crociato.



{Simon}
“Signore dei cieli, i cieli del signore. Proteggimi dal tuono, proteggimi dal lampo. Signore delle tempeste, signore delle foreste. Proteggimi dal vento, proteggimi dal tuono. Signore dei cieli, i cieli del signore...”
Ripeto la cantilena, cerco di seguire esattamente la tonalità che ci ha insegnato il prete. Continuo a non ricordare bene l'ordine della parole. Non ho nemmeno un briciolo della sensazione di una preghiera ben riuscita.
Incespico con le parole, Quentin ed Eric si voltano verso di me, mi fulminano con lo sguardo senza interrompere la preghiera.
Davanti a noi, la tempesta si raduna.
Preferirei essere nella tenda, per quanto pietosa sia come difesa. Preferirei non dover vedere la muraglia di nubi nere che ci viene incontro. Ma anche oggi qualcuno deve rimanere di guardia. E ho avuto la mia solita fortuna. Oppure è vero che il Sergente Dubois mi odia. Il telo teso sopra le nostre teste ci proteggerà dal grosso della pioggia, spero. Ma guardando la mostruosità che si avvicina, è difficile crederlo.
Ci sono penosamente poche file di soldati fra noi e la pianura aperta. Luce bianca inizia a radunarsi attorno a tende e persone, il rassicurante alone che associo alle preghiere collettive.
Il sole sta tramontando, oltre la tempesta. Sembra esserci fuoco dentro il vortice di nubi. Ma la luce solare è sempre meno visibile, quella dei fulmini sempre più intensa.
Alcuni dei fulmini sono verdi.
La tempesta principale è una nuvola immensa, si allarga verso l'alto come in una testa mostruosa che sovrasti le zanne. Posso quasi vedere immensi occhi malevoli che mi guardano dall'alto.
Perché ci siamo messi in questa guerra? Cosa c'entro io in una guerra fra maghi e vampiri?
La nostra unica speranza è che Dio ci aiuti.
Ma guardando la tempesta che si avvicina, è difficile credere che sia dalla nostra.

***
{Silvia}
Il vento mi accarezza mentre volo verso la tempesta.
Non ho mai visto qualcosa di simile. Ho letto di cose del genere nella Federazione Americana. Supercelle, le chiamano. Ho visto immagini fotografiche di tempeste come questa, dei danni inconcepibili che hanno causato. Ma niente poteva prepararmi davvero a vederla.
Ancora a più di quindici chilometri di distanza, sembra quasi calma, alla vista ordinaria. Un vortice pigro e maestoso che si ferma a poche centinaia di metri dal suolo e sembra salire fino alle stelle, l'incudine talmente in alto che non credo potrei volare fino a lì.
Ma guardandola attraverso i miei poteri, è un groviglio di energia turbolenta, un conflusso di correnti violente come non ne ho mai visto prima.
Più veloce.
Spingo l'aria sotto e dietro di me con tutto il mio potere, scivolando un po' a destra per sfruttare una corrente favorevole.
Anche mettendocela tutta, e sfruttando le correnti, sto rimanendo indietro rispetto ai maghi dell'Oro, perfino quelli della Forza e la maga del Fuoco. Dragan invece mi arranca dietro, sprecando potere in quantità pazzesche solo per tenersi in volo.
Ma non devo pensare a loro. Una sola cosa ha importanza. Devo localizzare i flussi ascensionali, individuare il punto dove tagliarli.
Da questa distanza è difficile distinguere le singoli correnti, perfino le più potenti, ma mi sembra di vedere almeno tre flussi ascensionali, tutti ben dentro la tempesta. Il più potente, una spirale d'argento ai miei sensi magici, è chiaramente distinguibile, ma dovrò volare sotto l'intera tempesta per raggiungerlo.
Pioggia e grandine, al di sotto, sembrano fortissime. Le mie difese dovrebbero reggere, ma non ho mai volato in condizioni del genere.
Volare lì dentro sarà già abbastanza difficile. Quindi, che gli spiriti Ala non si permettano di disturbarmi.

***

{Comandante Schiavon}
“Stiamo per collidere col fronte freddo. Preparatevi a venti piuttosto forti”, avverto gli altri maghi. Dovrebbe essere superfluo per quelli del Vento, ma quelli della Forza e del Fuoco, guardando avanti, vedono solo aria.
Ci vuole coraggio, per caricare alla cieca verso una tempesta.
Oppure molta stupidità. Dubito che qualcuno di loro l'abbia mai fatto prima, e a giudicare dall'ego di Veneda si considererà di sicuro troppo importante per venire uccisa da un po' di vento e pioggia.
Attingendo al mio Talismano, vedo il fronte freddo venirci contro come una parete d'argento.
Stringo i denti, rafforzo il mio controllo sull'aria che mi circonda, e sono dentro.
Il cuscino d'aria che mi protegge assorbe buona parte dell'urto, ma anche così l'impressione è di avere ricevuto un pugno nello stomaco. L'aria fredda non mi tocca direttamente, ma sento subito la differenza mentre gli strati caldi intrappolati dalla mia protezione iniziano a venire ricambiati.
Il vento mi spinge all'indietro per un istante, ma compenso con i miei poteri. Mi sorprendo ad annaspare per riprendere fiato. Cazzo, sono diventato vecchio per queste cose.
Assieme all'aria fredda, percepisco una lontana sensazione di caldo e di marcio in questa folata di vento.
Gli spiriti Ala.
Controllo la posizione dei miei compagni mentre continuo a procedere in avanti, sballottato dalle raffiche di vento.
I maghi del Vento sussultano come me, ma riprendono l'assetto in pochi istanti.
Agli altri va meno bene. I tre della Forza e Veneda del Fuoco sembrano sbattere contro un ostacolo fisico, cambiano bruscamente direzione, uno della Forza inizia a descrivere una spirale in aria.
Veneda recupera subito la direzione, la sua scia di fiamme che descrive una curva assurdamente brusca.
“Rallentate. Cerchiamo di non lasciare indietro gli altri”, avverto gli altri maghi del Vento. Non faccio in tempo a dirlo, che una raffica più forte delle altre schiaccia verso il basso uno di loro, lo trascina fin quasi al suolo.
Non si può lavorare con questi principianti. E quel che è peggio, dobbiamo ancora raggiungere la parte peggiore della tempesta.
Sento sempre più freddo, la tempesta sopra di me pare un mostro pronto a inghiottirmi.
Mi fermo un istante, mi metto verticale in aria. I tuoi sono continui, ormai assordanti, la luce dei fulmini ormai è più forte di quella solare, illumina la pianura sotto di noi. Il sole non è ancora tramontato completamente, ma la tempesta oscura il cielo.
E sento il potere degli Ala, vasto e marcio e tiepido ai sensi magici, che pulsa nella nube.
I maghi della Forza saranno in grado di combattere dentro la tempesta? Il ragazzo idiota del fuoco riuscirà anche solo ad andarsene vivo?
Le prime gocce di pioggia, trascinate dal vento, mi passano accanto, deflesse dalla mia protezione. Torno orizzontale, ricomincio ad accelerare.
Mi concentro sul Talismano, e vedo un'altra barriera di vento argenteo, sembra continuare l'imbuto della tempesta, ma sotto di essa. È molto più forte di quello che abbiamo attraversato.
Ho capito, i maghi della Forza saranno solo decorativi. Come sempre, se voglio che una cosa venga fatta, meglio che faccia da solo.

***

{Silvia}
Un fulmine gigantesco attraversa la nube dall'alta atmosfera a terra, il tuono sembra scuotere la realtà stessa.
È meraviglioso.
E spero che anche tutti gli altri abbiano aggiunto agli incantesimi difensivi quello che devia i canali di ionizzazione. Li ho avvertiti. Ma ho constatato da tempo che la gente non mi ascolta quando uso parole con più di quattro sillabe.
Vedo avvicinarsi il fronte freddo della tempesta, all'inizio sembra una muraglia compatta. Concentrandomi, distinguo le correnti che lo costituiscono, le fluttuazioni di piccola scala che lo rendono imprevedibile.
I maghi dell'Oro, davanti a me, ci vanno dritti contro, perfino quelli del Vento vengono deviati bruscamente. Tipico. Perché usare il cervello quando si possono usare i muscoli, o almeno il potere grezzo?
Rallento un po', lascio che il fronte freddo mi venga incontro, studio la sua struttura mutevole. Non c'è nessuno schema evidente, nessuna logica chiaramente descrivibile.
Ma non so quanta parte della mia vita ho passato in aria, ormai. Ho perfino volato dentro alcune tempeste, anche se da poco rispetto a questa.
Accelero di nuovo, mi spingo leggermente verso destra, entro con un debole angolo verso l'alto.
Un istante prima che io raggiunga il fronte, il vento cambia, si indebolisce e soffia direttamente contro di me, non mi devia di un grado.
Rido, sento il vento freddo sulla pelle del volto ed è esaltante.
Davanti a me, i maghi dell'Oro riprendono il controllo, continuano a sfrecciare verso la tempesta. Ormai è a un paio di chilometri da noi, occupa l'intero cielo.
Mi fermo per un istante, guardo in alto, ammiro la forma scura che blocca il cielo, la bellezza dei fulmini, la grandiosità del vortice di nubi.
I maghi dell'Oro hanno quasi raggiunto il muro di vento direttamente sotto l'imbuto. Non si vede quasi nulla con gli occhi, ma è una barriera accecante ai sensi magici.
Ora comincia la parte divertente.

***

{Illuminato Buryanek}
“Mostrami l'esercito nemico”, dice. Schiocca le dita, e un giovane servitore le porta un calice d'oro.
“Come desidera”, rispondo. Cerco di non guardare la donna stravaccata sul trono, davanti a me. Cerco di tenere tutta la mia attenzione sul bacile pieno di Mercurio, e non vedere cosa ci sia nel calice che sorseggia.
Giro le manopole, lascio che un rivolo del mio potere si riversi nei circuiti dello Speculum Diaboli.
Mi servono alcuni tentativi per spostare la visuale dalla tempesta all'esercito.
Per un istante penso di sbagliarmi, ma poi metto a fuoco, e mi rendo conto che quel che vedo è reale.
L'intera pianura sembra coperta di uomini e carri. Col sole che tramonta – è percettibilmente più buio che qui – è sempre più evidente che una cortina di luce bianca avvolge avvolge la maggior parte dei soldati. Hanno montato teli contro la pioggia e barriere per ripararsi dal vento.
Mi sento stringere lo stomaco. Quel che è peggio, non so nemmeno cosa dovrei sperare. Che vengano spazzati via e la Crociata risparmi Praga? O che arrivino qui e spodestino la Corte Vampirica? Dubito sarebbero comprensivi verso un Alchimista che ha solo fatto
“Sembrano... ben protetti, mia signora”
Nezwal ride. Una risata sincera, quasi infantile.
Non so se usi la Compulsione su di me o io sia, in fondo, così debole. I muscoli del mio collo si muovono contro la mia volontà, mi trovo a guardarla.
L'Arciduchessa sembra una giovane donna in costume d'epoca, con il lungo vestito in broccato verde, con larghe maniche a sbuffo. È stravaccata sul trono, le gambe a cavalcioni su uno dei poggioli e la schiena contro l'altro. I capelli neri le ricadono fino a terra.
Un istante dopo ho una vaga sensazione di movimento, ed è al mio fianco. La folata di vento arriva un istante dopo.
Mi passa un braccio sulle spalle. Mi irrigidisco, ma non oso muovermi.
Capisco come deve sentirsi un topo mentre il gatto gioca con lui. Ho trattato con la sua tirapiedi con i capelli verdi, prima, e pensavo che fosse un'esperienza spaventosa. Non è nulla, rispetto al terrore che ispira l'Arciduchessa.
“Amo l'arroganza dei mortali. Credo sia un meccanismo di protezione. In una vita così breve, hanno bisogno di prendere decisioni basandosi su esperienza insufficiente. Hanno bisogno di credere che la situazione sia sotto il loro controllo”
Mi giro ancora verso di lei. Guarda lo Speculum come rapita. Dimostra sempre trent'anni. Ma ora i suoi occhi si tingono di verde, sento il suo potere come un odore fetido e denso.
Signore perdonami. Signore, fammi uscire vivo di qui e non trafficherò mai più con la Signora dei Vampiri. Non toccherò mai più l'Alchimia. Ma ti prego fammi uscire vivo da questa stanza.
Nezwal allarga le braccia.
“Attiva quell'altra diavoleria. Voglio il Conte Lengway”
Guarda ancora l'esercito sconfinato, avvolto da luce bianca.
“Che il gioco abbia inizio”

***

{Schiavon}
La pioggia diventa sempre più forte, metto più potere nel cuscino d'aria che mi circonda perché la devi tutta.
“Preparatevi all'impatto con il fronte della tempesta. Probabilmente incontrerete una fortissima corrente verso il basso, tenetevi pronti a compensare”
Mi chiedo se i dannati incapaci con cui volo lo capiranno anche senza un diagramma di spiegazioni con tante figure.
Prendo fiato, raccolgo il mio potere, e mi getto contro il muro della tempesta.
È come tuffarsi in una cascata. Anche con tutte le protezioni, mi sembra di sbattere contro un ostacolo fisico. Il terreno mi viene incontro a una velocità pazzesca. Non scendo come un sasso che cada, ma come uno spinto giù da un gigante furioso.
L'acqua non viene più semplicemente respinta dalle mie difese, ci si schianta contro, ne avverto la pressione, scorre davanti a me come se avessi una finestra appena oltre il naso.
Spingo verso l'alto, ma soprattutto in avanti, rallento la discesa e supero rapidamente la barriera di venti furiosi. È quasi completamente buio, con la tempesta ormai sopra, e in ogni caso l'acqua mi toglie ogni visuale oltre pochi metri.
Mi concentro unicamente sui sensi magici, cerco di ignorare l'acqua che mi bombarda, guardo solo i flussi di vento. Formano spirali aggraziate quanto letali, si muovono caoticamente, senza alcuno schema.
Davanti a me, un mulinello di aria fredda scende con velocità inaudita dalla nube, si schianta a terra in pochi secondi. Non vedo niente di quel che succede, non ho visuale di fatto, ma non avrei voluto essere sulla sua strada.
Superato il punto peggiore, mi fermo in una zona di relativa bonaccia – sembra, cioè, di essere sotto una normale tempesta.
Mi concentro sugli altri maghi. Perfino nel mezzo della tempesta, perfino nell'aria sempre più permeata dal potere degli Ala, le loro aure sono come fari ai sensi magici.
Due maghi del vento riescono a passare, un po' sballottati. Il terzo sbaglia l'angolo, viene spinto verso il basso e all'indietro, in pochi secondi si schianta a terra. Ahi, l'incapacità fa male. Ma si rialza pochi istanti dopo, la sua aura non sembra indebolita.
Gli altri arrivano un istante dopo. Due della Forza si riprendono in fretta. Forse avvertirli non è stata proprio energia sprecata.
Il terzo si dà una fortissima spinta verso l'alto, prima ancora di entrare nella parete di vento. No, aspetta, razza di...
Inizialmente vola quasi dritto, la sua accelerazione che compensa il vento verso il basso.
Poi, quando il vento discendente cala bruscamente, schizza verso l'alto. In pochi istanti, entra nella nube.
Un tuono assordante, vicinissimo. Un fulmine squarcia l'aria a poche dozzine di metri alle mie spalle. Mi regala una rapida visione infernale di un terreno con terra rivoltata e alberi strappati.
Luce verde pulsa all'interno della nube.
Faccio un respiro profondo.
“Lorian è entrato, anche se non proprio di sua volontà. Inutile perdere altro tempo. Suggerisco di avanzare ancora un po' per evitare la zona di precipitazione più violenta. Ma dobbiamo entrare e affrontare gli Ala”
Entrare in questa tempesta quasi spaventa me.
Cosa succederà all'esercito Crociato se il fronte della tempesta lo raggiunge prima che riusciamo a indebolirlo?
Un sacco di soldati potranno chiedere spiegazioni di persona al loro famoso boss, immagino.

***

{Dragan}
Volare è molto più figo a dirsi che a farsi.
Quelle tute di volo saranno ridicole, ma l'aria fredda che mi si infila sotto i vestiti non è per niente piacevole. E più che volare elegantemente come nei sogni, la sensazione è di stare in equilibrio su un trampolo molto lungo.
Poco male. Devo entrare in una nuvola, trovare uno Spirito e farlo a fette. Non serve fare un'entrata teatrale ed elegante. E almeno è sicuro che arriverò asciutto.
Mentre mi avvicino alla dannatissima tempesta, libero l'incantesimo della Sfera di Fiamme che mi protegge.
Per un istante l'aria avvampa per un metro e mezzo in tutte le direzioni, poi si stabilizza in una cortina di debole luce rossa. Ci metto un filo di potere più del necessario, in modo da scaldare l'aria attorno a me.
Torno a volare verso la tempesta. Sono orrendamente indietro rispetto agli altri. Metto un po' di potere in più nell'incantesimo del Volo, spingo più aria infuocata indietro e in basso, proiettandomi verso la nuvola.
Da dove entrare? La linea retta mi tenta. La parte frontale della nuvola sembra anche meno nera del resto, e passarci sotto mi sembra dare un'occasione troppo buona agli spiriti di fare tiro al bersaglio. Ma tutti gli altri sembrano intenzionati a entrare da sotto, e forse hanno le proprie ragioni.
Mentre ci penso, un gigante mi dà uno schiaffo, o qualcosa del genere. Il colpo di vento è così forte che la sfera di fiamme avvampa per reazione. Vengo sbattuto all'indietro, per un istante non distinguo l'alto dal basso, nemmeno so se sto spingendo l'aria nella direzione giusta.
“Sciame di gatti, ratti del reame”, dico rapidamente, cercando di aggiustare l'incantesimo al volo. Con mia sorpresa, funziona davvero, e la Sfera diventa trasparente. Stai a vedere che sto imparando a usare la magia?
Il mondo mi ruota attorno, cielo e suolo si alternano. Con il cielo nerissimo e i soldati che si illuminano di bianco a terra, è un casino capire cosa è dove.
Richiamo lezioni di volo con Silvia, diversi anni fa. Spingo l'aria di lato. Ops, ruoto più veloce di prima. Meglio l'altro. In qualche istante mi fermo, e scopro che sto per schiantarmi a terra.
Non che mi succederebbe qualcosa, ma sarebbe fottutamente imbarazzante. Spingo con tutte le mie forze, il getto di fiamme che mi sostiene arriva a sfiorare il terreno mentre mi risollevo in aria.
Gocce d'acqua iniziano ad arrivare, e la direzione del vento cambia ogni due secondi. Inizio a chiedermi se dopotutto sia davvero in grado di raggiungere gli Ala.
Davanti a me, vedo la scia di fiamme bianco-azzurre della maga di Amsterdam.
Col cazzo che torno indietro.
Mentre guardo i maghi dell'Oro, sembrano collidere contro un muro invisibile. Due di loro cadono fin quasi a terra, un altro sembra perdere il controllo e viene scaraventato dentro la nuvola.
Dove arriva maga Veneda, vedo le nubi di vapore che si alzano quando la pioggia collide con le sue difese.
Ok, non sembra che la loro traiettoria stia funzionando molto bene. Facciamo a modo mio. Elimino la spinta in avanti, mi tengo fermo in aria tanto stabile quanto mi è possibile.
Chiudo gli occhi, mi concentro sulla percezione magica.
Dietro di me, il potere degli incantesimi collettivi delle Città Sante sta diventando abbagliante. Sono quasi tentato di tornare indietro solo per dargli degli idioti, per chiedere come possano non capire che stanno facendo un incantesimo quanto noi.
Ma non è quello che cerco. Escludo tutta la magia umana, anche quella dei maghi davanti a me – le otto aure mostruose dei Maghi dell'Oro e quella più debole di Silvia.
Il potere degli Ala permea l'aria stessa, è come bere birra con un retrogusto sbagliato.
Una folata di vento mi sposta di lato. Prego di non starmi spostando troppo.
Immagino le mie mani, distinte come se le vedessi, immagino di seguire con le dita filamenti di luce verde, tracce di potere caldo e marcio. Lo seguo fino a che sento qualcosa di denso e tiepido e sgradevole, come se sfiorassi un cuore pulsante.
Lo spirito Ala è vicino. Nella parte frontale della nuvola, probabilmente.
Riapro gli occhi, per un secondo continuo a vedere l'immagine sovrapposta del filamento verde, e sì, è nella specie di zoccolo di nuvole bianche davanti all'imbuto principale.
Devo solo salire, e si può iniziare a fare sul serio.

***

{Silvia}
Il muro della tempesta si avvicina. Vedo perfino i maghi del vento venire trascinati come foglie secche, altri due finiscono quasi a terra, e uno viene sparato dentro la nube.
La pioggia aumenta rapidamente, la poca luce residua è ormai nascosta dalla nuvola gigantesca.
Chiudo gli occhi, e il mondo attorno a me diventa un groviglio di linee d'argento.
Volo verso il muro della tempesta. Questa volta, è troppo intenso per entrare in un punto debole, come per il fronte freddo. Punto verso l'alto.
Tre, due, uno.
Spingo vero l'alto con tutta la mia forza nell'istante in cui entro nella corrente discensionale. Il vento è così forte che, alla mia velocità massima, non credo riuscirei ad andarci contro, ma mi basta evitare di schiantarmi al suolo per il tempo necessario a superare il muro.
La pioggia è talmente forte che alcune gocce superano la mia corazza d'aria. La potenzio e la allargo, mentre scivolo su una corrente laterale, che spiraleggia verso il centro della tempesta.
Presto mi lascio alle spalle la parte più violenta del fronte, posso recuperare quota.
Quello che sembrava un groviglio di linee senza senso si rivela, dall'interno, uno schema armonioso, di una bellezza sconvolgente. Linee d'argento si incrociano in aria, si avvitano le une sulle altre. Vedo le immense correnti rotazionali che muovono l'intero immenso imbuto della nube.
Vedo la corrente ascensionale, lontana, che alimenta l'intera tempesta. Ce n'è una più vicina, anche se più debole.
Quella sarà il mio primo obbiettivo. Non farà male testare l'incantesimo prima su una scala più piccola.
Un tuono assordante esplode vicino a me. Resisto alla tentazione di aprire gli occhi. Vedere i fulmini certo non mi aiuterebbe, e non dovrebbero essere pericolosi, per me.
Volo verso la corrente ascensionale, ignorando la pressione sempre più forte dell'acqua e ora anche della grandine. Le precipitazioni si intensificano ogni secondo, devo tenere la mia difesa su livelli che normalmente associo a un combattimento, più che a un volo in cattive condizioni.
Poi il vento cambia. Assurdamente veloce, una corrente discensionale si stacca dalla nube sopra di me, punta dritta verso terra, verso di me.
Tento di spostarmi, ma è troppo larga, troppo veloce. Mi colpisce come un maglio, manda in pezzi la mia difesa, mi toglie il fiato. Sento il potere marcio dell'Ala tutto attorno a me.
Acqua gelida e grandine mi colpiscono un istante dopo, mi trovo inzuppata, acqua mi entra in bocca, tossisco, apro gli occhi, e non capisco quello che vedo.
Un incantesimo entra in funzione automaticamente. Un fottuto incantesimo di protezione dai proiettili entra in funzione a causa della grandine.
Il vento continua a trascinarmi giù. Non capisco da che parte dovrei sfuggire, il cielo è solo un blu cupo, indistinto in tutte le direzioni. Spingo alla cieca verso l'alto, ma la spinta è troppo forte.
Un fulmine più vicino degli altri spacca in due il cielo. E finalmente vedo il suolo, troppo, troppo vicino.
Cazzo. Armatura d'aria, armatura d'aria! Metto tutto il potere che posso nell'incantesimo, fasce protettive di vento mi avvolgono. Mi giro in modo da avere mani e piedi verso il basso, come un gatto, e uso i poteri secondari per formare un cuscino d'aria densa, spessa un paio di metri, sotto di me. Spero che...
L'urto arriva prima di quel che pensavo, mi scuote tutto il corpo, sento costole che scricchiolano, la testa mi rimbalza in avanti. Dolore lancinante a un polso, affondo nel terreno fangoso fino ai gomiti e alle ginocchia. Un vento terrificante continua a schiacciare da sopra di me, il terreno sembra esplodere, fango e rami galleggianti vengono trascinati in aria dal vortice.
Mi rialzo in piedi. Il polso fa un male porco, potrei essermi rotta qualche costola. Ma sono viva, che è più di quanto sarebbe successo se avessi reagito un istante dopo.
Una parte di me mi dice che dovrei essere spaventata. Non credo di avere mai rischiato così tanto in vita mia.
Rido. Grandine mi cade tutto attorno, come un bombardamento, chicchi del diametro di quattro o cinque centimetri. Il terreno non riesce più ad assorbire la pioggia, sprofondo in acqua e fango fino alle caviglie.
Rido, mentre richiamo l'incantesimo di guarigione che ho preparato. Le ossa si rinsaldano con uno schiocco fastidioso, almeno tre costole si riallineano. Una dozzina di contusioni minori che nemmeno avevo notato tornano a posto.
È stata una figata.
Ma questo non toglie che sia furiosa. Ho visto getti discensionali del genere, nella tempesta. Ma questo mirava me. E ho sentito chiaramente il potere dello Spirito che lo alimentava.
“Ok. Uno a zero per te. Secondo round”
Mi sollevo con i poteri secondari. Ma questa volta non mi basta spingere aria di forza bruta per volare.
Dominio dell'Aria.
Lancio l'incantesimo che ho vincolato a tutta la schiena. Consuma molto più potere del modo con cui volo normalmente, ma la rabbia e l'esaltazione mi fanno sentire instancabile.
Ordino all'aria di avvolgermi in un bozzolo, e poi di tirarmi su, scivolando attraverso il vento senza sentirlo.
“Ora è il mio turno”

***
{Comandante Schiavon}
La nuvola ha la consistenza e la visibilità della zuppa che fa mia moglie. Anche se scommetto che ha un sapore migliore.
Appena all'interno, i venti sono così forti che decido di assecondarli piuttosto che volare in linea retta. Cerco di raggiungere i due spiriti Ala vicino al centro della tempesta. Quelli più vicini verranno attaccati dai miei compagni, sperando che fra tutti riescano a fare almeno quello.
Con gli occhi, ormai, non vedo altro che il bagliore dei fulmini, quando arrivano per un istante illumina le gocce e i chicchi di grandine, sembra di volare fra un miliardo di scintille brillanti.
Più che chicchi, ormai, sono uova, e sembrano diventare sempre più grandi.
Ho l'orribile sospetto che questa tempesta stia diventando più potente ogni secondo. E anche che si stia muovendo più in fretta di quel che dovrebbe. Quanto prima che raggiunga le prime file dell'esercito? Pochissimi minuti, ormai.
Sarebbe carino che Corner si sbrigasse a fare il proprio lavoro. Ma se anche non ce la fa – e dubito che una ragazza impegnata quanto lei a pugnalare alle spalle politici abbia mai trovato il tempo di imparare a volare decentemente – eliminare gli Ala probabilmente indebolirà rapidamente la tempesta.
E almeno quello posso farlo da solo.
La corrente di vento che cavalco devia bruscamente, mi trovo trascinato dalla parte opposta rispetto all'Ala.
“E Madonna Bombardiera, mai che qualcosa mi semplifichi la vita”
E sono stufo di giocare raffinato.
Incanalo una grande parte dei miei poteri secondari nello spingere brutalmente, in linea retta, verso lo Spirito più vicino. È molto più in alto di me, devo salire per chilometri, ma non ho intenzione di tentare la sorte nelle violente correnti ascensionali. Spingo e basta.
Lancia del vento.
Alzo un braccio e una lancia debolmente luminescente, lunga tre metri, inizia a formarsi, aria che si addensa a pressioni enormi al suo interno.

***

{Simon}
“Continuate a pregare!”, ordina il sergente. “Non smettete un istante di pregare!”
La tempesta è sempre più vicina, la temperatura inizia ad abbassarsi, e le prime gocce trasportate dal vento ci raggiungono.
Vedo cose sollevate dalla tempesta. È buio, ormai, più di quanto dovrebbe essere, a quest'ora. Non distinguo cosa siano. Ma a pochi metri d'altezza, sembra starsi formando un muro di nuvole e acqua e terra strappata al suolo. È ancora lontano, ma so che qualunque cosa facciano i maghi, non faranno in tempo a evitare che ci raggiunga.
“Si-signore dei cieli, i cie-cieli del... del...”
La luce bianca che ci avvolge sfarfalla per un istante.
“E non balbettare, idiota! Dio aiuta chi se lo merita, non i bambini che se la fanno sotto!”, mi grida l'ufficiale, passandomi davanti.
Deglutisco, respiro a fondo, ricomincio il rituale.
E poi vento gelido ci raggiunge, mi spinge fisicamente all'indietro. La luce bianca avvampa, e la spinta cessa, mi permette di tornare in posizione.
Nonostante tutto, è rassicurante. Il Signore mi ha protetto.
“Signore dei cieli, i cieli del Signore...”
Ti prego, ti prego, se mi fai uscire vivo da questa tempesta giuro che non perderò più una messa in vita. Che donerò metà del mio stipendio per la guerra alla chiesa. Qualunque cosa, ma proteggimi, proteggimi dal muro di acqua e terra che si avvicina, o grande Cielo, ci sono alberi che sono stati strappati dal suolo...

***
{Dragan}
Una cosa è sicura. Se la volta del Titano avessi volato da solo, sarei morto entro quindici secondi.
Ho perso l'assetto un altro paio di volte, e vomitato il banchetto di chiusura del Concilio, probabilmente. Ma adesso sono a poche decine di metri dalla barriera di nuvole, e percepisco lo Spirito dritto davanti a me.
Ok, ne uccido uno e poi me ne torno indietro. E la prossima volta che Silvia mi dice di lasciar stare una battaglia, magari le do retta.
Armatura di fiamme.
All'interno della Sfera, fiamme mi avvolgono in corpo, do loro forma in una serie di piastre solide, stabili. Di norma non uso i due incantesimi contemporaneamente, ma non ho intenzione di correre rischi contro lo Spirito.
Prendo fiato, e mi getto verso la nuvola.
Appena all'interno, mi sembra di essere entrato in un frullatore. Pioggia e grandine sfrigolano mentre la Sfera brucia e spinge verso l'esterno tutto quello che mi si avvicina troppo. Il vapore liberato si illumina di rosso, come anche la nuvola, ricorda parecchie raffigurazioni dell'Inferno che ho visto.
Il vento varia così in fretta che non riesco a compensare, mi viene un altro conato di vomito – non che mi sia rimasto qualcosa da vomitare. Per un istante mi trovo di nuovo a ruotare, ma stavolta rimedio in fretta.
E poi, all'improvviso, l'Ala è davanti a me. Sento il suo potere marcio, vedo la sua figura scura nel mezzo della luce rossa riflessa dalla nuvola.
Non so se sia un caso, se gli strattoni del vento mi abbiano portato qui, o se il Cavaliere della Tempesta mi abbia cercato.
Luce. Luce bianca emana dalla mia mano sinistra. Il grosso si disperde nella nuvola, sostituisce il rosso soffuso con bianco accecante. Ma ne rimane abbastanza da vedere bene l'Ala.
Sembra stupito quando me, mentre si volta. È nella sua forma umana, ora. O quasi umana. Appare come un uomo alto, quasi quanto me, con lunghi capelli azzurro pallido, che si perdono nella nuvola alle sue spalle. Ha grandi ali squamose, larghe tre o quattro volte la sua altezza, e una lunga coda da rettile, che termina in una picca. Mi ricorda in modo disturbante Tifone.
Alzo un braccio, evoco una Lancia Infernale, luce blu brilla nella mia mano destra, ci metto abbastanza potere da portarla al viola, la scaglio contro il mostro sperando che sia ancora confuso.
Batte bruscamente le ali, scatta verso l'alto più velocemente di quanto ritenessi possibile per una creatura così grande.
Una risata profonda, raspante, come cuoio che strisci su cuoio, risuona tutto intorno a me.
“Aspetta a ridere, stronzo”, dico, spingendomi nella sua direzione. I venti restano violenti, ma siamo abbastanza vicini da venire spinti allo stesso modo. E non mi importa niente dove veniamo trascinati, finché non mi scappa.
Mi concentro sul suo potere, quel cuore caldo e marcio, pulsante. È uno dei Mostri più potenti che mi sia mai trovato davanti.
Un istante prima di raggiungerlo, però, sento qualcos'altro. Come un filo, esile e sottilissimo, di potere sbagliato.
Penserei a un errore, se non fossi stato a Catania. Se non avessi percepito coi sensi magici tipi di magia che non dovrebbero esistere.
Questo potere sembra molliccio come quello dell'Ala, ma è rovente.
Mi ricorda il Titano.
Lo raggiungo di nuovo, e per un istante rimango paralizzato, incredulo, concentrandomi sul fragile filamento di potere sbagliato, che non è quello dei mostri, né degli uomini, né delle creature del mare.
Ma non ho tempo di pensarci, ora. Riempio di fiamme la mano destra, mi preparo a scagliargliele contro.
Il demone alza un braccio.
Per un solo istante, ho la sensazione che qualcosa non vada.
Ho i capelli dritti. E anche i peli sulle braccia.
O, ca...
CRRAAAAACK.
Il suono è talmente forte da farmi male. Assieme, luce tanto accecante che mi brucerebbe la retina, senza il Talismano.
Un'energia mostruosa che si schianta contro le mie difese, disintegra la Sfera, intacca seriamente l'armatura.
Per qualche secondo sono confuso, il dolore alle orecchie è tremendo, e la sensazione per il resto quasi piacevole – non sento più nessun rumore, a parte un fischio leggero, e non sento più il mio peso.
Cazzo. Mi ha colpito un fulmine. Mi ha colpito un dannato fulmine.
Cerco di concentrarmi. Sto cadendo. Sono ancora nella nuvola, il vento mi strattona come un fantoccio. Ho perso il controllo dell'incantesimo del volo. Cerco di rallentare la rotazione, ma finisco per aggiungerla su un altro asse e basta.
Oh, fanculo. Silvia aveva ragione.
Lascio andare l'incantesimo del Volo.
Sfera di fiamme. Richiamo la protezione, ci infondo più potere possibile. La sfera si allarga a un paio di metri da me. La luce rossa mi rivela che sono uscito dalla nuvola.
Tre, due, uno...
Mi schianto al suolo, la Sfera che schizza fiamme e si deforma per assorbire l'urto. Si porta via una discreta fetta dei miei poteri, ma io nemmeno sento lo strattone. Poggio i piedi nel terreno fangoso, mi sembra che sia coperto di sassi. Guardo giù, e no, sono chicchi di grandine grossi quanto uova.
La pioggia è talmente fitta e violenta che non so dire in quale direzione sia l'esercito. Devo concentrarmi sui sensi magici per sentire l'incantesimo collettivo della Chiesa.
Stringo i denti, cerco di ignorare il dolore alle orecchie, e corro verso il campo, spingendomi con la Forza.

***
{Schiavon}
“Comandante Schiavon, non sono sicuro di essere in grado di raggiungere uno degli Ala. E potrei raggiungerlo con troppo poco potere per dare battaglia”
Sospiro. È il mago di Torino. Ma il Talismano dell'Oro lo danno in omaggio con i punti delle merendine, da quelle parti?
“Se giudica di avere esaurito tre quarti delle proprie energie, abbandoni immediatamente l'operazione e torni al sicuro. Fino ad allora faccia il possibile per raggiungere lo spirito”
Inizio ad essere seriamente preoccupato per le possibilità di successo della ragazza dell'Argento. Certo, non deve entrare nella nuvola, per questo non mi sono assunto io l'incarico. Ma considerato che mi sembra appena appena in grado di allacciarsi le scarpe senza aiuto, riuscirà anche solo a raggiungere il vortice ascensionale?
Luce abbagliante, silenzio improvviso. I miei incantesimi di difesa automatica sono entrati in funzione, impedendo al fulmine che mi è passato attorno di assordarmi. L'aria ribolle attorno a me, i venti impazziscono, ma quello che mi preoccupa è il sentore di potere dei Mostri che mi circonda, improvvisamente denso.
E così i Cavalieri della Tempesta controllano i fulmini. Anche gli altri hanno preparato una difesa elettricamente isolante? In effetti, se non l'hanno fatto non meritano di vivere.
Recupero l'assetto, stringo le mani sulla Lancia. I venti qui sono fortissimi, trascinano al proprio interno fiumi di pioggia, pezzi di ghiaccio grossi come arance. Collidono continuamente contro i miei scudi, non sono una vera minaccia, ma la sensazione è di volare attraverso una frana.
Percepisco il potere dell'Ala, non più di cento metri sopra di me, ora.
Sento un suono, ora. Dovrebbe essere troppo debole per sovrastare i tuoni, il vento ruggente, la pioggia e la grandine che martellano il mio scudo.
Ma sento un respiro, lento e raspante, come cuoio che striscia su cuoio.
Trovo una violenta corrente ascensionale, mi ci getto in mezzo. Mi spara verso l'alto come una palla di cannone, volo trascinato assieme a pezzi di grandine talmente grandi che se non ce li avessi davanti non ci crederei.
Non vedo più niente, di fatto, ma percepisco l'unica cosa che mi interessa. Lo spirito. Che con un po' di fortuna, non si aspettava di vedermi arrivare così in fretta.
Uso al massimo i poteri per spararmi fuori dalla corrente ascensionale, la lancia stretta in pugno, preparandomi a colpire. Sento il respiro raspante sempre più forte, il potere del demone mi avvolge, denso e concreto come la pioggia incessante.
E poi lo vedo, un profilo scuro rivelato per un istante da un fulmine, una sagoma umana con ali immense e una lunga coda.
Ora sei mio.
Do fondo a tutto il mio potere, scatto talmente veloce che mi sembra di muovermi attraverso un liquido denso, sento i suoni distorti.
Arrivo addosso al demone con la lancia protesa, affondo verso il suo petto.
Nell'istante in cui mi fermo, sento il tuono del bang sonico che ho provocato, il vento impazzisce e l'acqua esplode in tutte le direzioni.
La lancia di aria solida passa il petto del mostro da parte a parte.
Un grido acutissimo, disumano squarcia l'aria, è tanto forte che dopo qualche istante non sento più nulla, entra in funzione l'incantesimo che mi protegge l'udito.
La coda dell'Ala, squamosa e acuminata, scatta verso di me. Non riesco a spostarmi, ma rimbalza contro le mie difese, innocua.
L'Ala si volta verso di me mentre ritiro la lancia. Mi preparo a colpire ancora. Intravedo il volto di una donna, con zigomi troppo pronunciati, capelli talmente lunghi da perdersi nella tempesta, e un'espressione furiosa.
Alza le braccia, e il vento mi colpisce come un maglio.
Con tutte le mie difese, mi getta all'indietro, l'urto mi risuona nelle ossa. Sono a testa in giù, cerco di riprendere l'assetto, ma subito un altro colpo di vento mostruoso mi travolge.
Il vento porta grandine, questa volta, pezzi di ghiaccio grandi quanto la mia testa che si schiantano contro la mia corazza a una velocità terrificante, vanno in milioni di frammenti. Arrivano a dozzine, ciascuno ha la forza di un proiettile d'artiglieria.
“Comandante Schiavon, Mago Vanini e Maga Schemiel sono in difficoltà. Lei si muove più veloce di me. È in grado di intervenire?”, chiede la voce telepatica di Veneda.
Le donne sanno sempre scegliere il momento migliore per rompere le scatole.
Sfera di vento. Metto potere in una protezione sferica, cerco di deviare il bombardamento di pezzi di ghiaccio.
Rumore di ali immense che battono sopra di me.
Una lunga coda squamosa guizza dall'alto, si avvolge attorno alla mia armatura d'aria. È più spessa del mio braccio, coperta di scaglie dall'aspetto metallico. Inizia a stringere, talmente forte da mettere in difficoltà l'incantesimo.
“Potrei essere occupato ancora per alcuni minuti. Suggerisca loro di ritirarsi, mentre finisco qui”

***

{Silvia}
La tempesta sta accelerando, sta diventando più forte.
Non so se esistano tempeste così potenti in natura. Sicuramente non in Europa, sicuramente io non ne ho mai incontrate.
Devo fermarla prima che raggiunga l'esercito, o sarà un disastro.
Ora scivolo attraverso il vento, la mia corrente privata che mi trasporta, adattandosi a quello che ha attorno. È molto costoso come potere, ma quando un nuovo mulinello verso il basso mi colpisce – questa volta senza ottenere niente – mi convinco che ne vale la pena.
Ho gli occhi aperti, ora. Non ne ho bisogno per navigare, anzi, sono un ostacolo. Ma volo a poche decine di metri, e non riesco a staccare lo sguardo dalla furia della tempesta, dalla devastazione che porta a terra.
I chicchi di grandine variano in dimensioni fra palline da ping pong e arance. Diverse potrebbero uccidere una persona da sole. Cadono a terra come un bombardamento, e davvero spero che il nostro esercito non debba passarci attraverso.
Il vento strappa l'erba e la terra stessa, spezza i rami, trascina via cespugli e interi piccoli alberi. Perfino alberi più grossi, sotto i miei occhi, si spezzano a cadono. Sembra che giganti invisibili stiano ballando a terra.
“Lucia, siete pronti a passarmi il potere? Sono vicina al primo vortice ascensionale”
Qualche istante di ritardo.
“Qui siamo pronti. Silvia, ferma quella cosa, per carità del cielo”
Non sarà facilissimo. Ci sono cinque vortici ascensionali. Anche solo tagliare il principale sarà sufficiente a fermare la tempesta, ma lo farà abbastanza in fretta?
Sono vicina a uno dei vortici secondari, nel Vento è una torre di luce argentea compatta, un flusso violentissimo di aria che schizza verso l'alto.
Nella maggior parte dei punto è troppo largo per farci qualcosa. Ma all'inizio si stringe, si riduce a pochi metri. E so che se taglierò qui il flusso ascensionale, il resto verrà meno da sé.
Mi avvicino con prudenza. Il vento ascensionale è talmente potente che anche con questo incantesimo non sono sicura potrei resistergli.
La temperatura inizia a salire, il flusso ascensionale è parecchi gradi più caldo dell'aria circostante.
Apro con cautela una tasca della bandoliera assicurata alla tuta di volo, pesco una delle sfere in cui ho impresso l'incantesimo. La stringo fra le dita fradice, la sfioro con la magia, e senso le lame di vento pronte a scattare, a tagliare il flusso d'aria calda.
“Sono pronta”
“Potere in arrivo”, risponde Lucia.
Ho la sensazione che un altro vento si aggiunga a quelli della tempesta, un vento fresco e frizzante che soffia attraverso me. Il potere di venti maghi dell'Argento risale il sottile filo di Oscurità che mi lega a Lucia.
E per un istante sono la dea del vento. Il potere mi brucia nelle mani, e so che l'aria mi obbedisce come una semplice estensione della mia volontà.
Per un istante penso di usarlo per volare, per sfrecciare più veloce del suono, per poter volare controvento perfino nella tempesta.
Ma ovviamente, non è qui per questo.
Incanalo tutta l'ondata di potere nell'incantesimo vincolato alla sfera, e lo libero.
Luce argentea evidenzia per un istante la falce d'aria che si forma davanti a me, l'eccesso di magia umana che la rende visibile anche nel mondo reale. Una falce lunga venti metri di aria gelida, un flusso continuo di vento che la attraversa.
Sollevo la falce, una corrente di aria fredda che si forma dove passa, e taglio, taglio nel punto più stretto il flusso ascensionale, mettendo tutto il potere immenso temporaneamente sotto il mio controllo a forzare una corrente fredda.
Le linee argentee impazziscono, lo schema elegante, stabile della colonna ascensionale va in pezzi, correnti calde e fredde che si avvitano in mulinelli violentissimi.
“Ok, uno è andato, potete interrompere”
Il potere inviato dagli altri maghi recede rapidamente attraverso l'Oscurità. La falce svanisce, ma ormai il suo compito è fatto, la corrente ascensionale irreversibilmente destabilizzata.
Mi fermo un istante a riprendere fiato, fra le correnti impazzite e la pioggia che rimbalza da un maglio d'aria all'altro.
Sento all'improvviso potere caldo e marcio che mi avvolge.
Che cosa...
Un singolo frammento della colonna ascensionale si rimette assieme, artificialmente, senza alcuna sembianza di un processo naturale. Non abbastanza da riavviare il ciclo, ma abbastanza da spingermi con forza tale che il mio incantesimo non serve a nulla, è come cercare di presentare poca resistenza per risalire a nuoto una cascata.
Mi spingo con tutte le forze lontano dal centro della corrente, ma la corrente si sposta con me, l'accelerazione mi toglie il fiato, e mi spinge su, su, verso la nuvola.
Cerco di spostarmi, ma è troppo tardi, la vista mi si vela completamente, sono nella nuvola.
E sento, vicino, il rumore di un respiro raspante, di ali immense che battono.

***
{Simon}
La pioggia picchietta, poi scroscia, poi martella.
L'aria è improvvisamente diventata gelida, il vento furioso ci spruzza addosso acqua fredda, a dispetto del telo protettivo.
Giù dal telo cade talmente tanta acqua che non vedo più nulla davanti a me. Solo la manciata di soldati che mi circondano, e le figure biancastre, indistinte, delle altre guardie.
Ma ora sento, distante, la voce del Signore. Come in chiesa, sento le parole della preghiera, come pronunciate da migliaia di voci sovrapposte, riecheggiarmi nella testa.
Non devo avere paura. Lui è con noi. Perfino questa tempesta non può niente rispetto a Lui.
Luce azzurra alle nostre spalle. Mi volto, senza smettere di cantare. Cupole luminose si stanno formando sopra diverse sezioni dell'esercito, larghe centinaia di metri. I Maghi.
So che il loro potere è una scorciatoia, un insulto al Signore. Ma per un istante, vorrei davvero essere sotto quella cupola.
E poi iniziano rumori secchi, forti, come pietre che battano. Guardo giù, e per un istante penso che la pioggia stia rimbalzando, ma no, è grandine, cadono i pezzi di ghiaccio più grossi che abbia mai visto.
Chiudo gli occhi. Non voglio vedere. Lascio che la voce di Dio mi riempia la testa, continuo a intonare la preghiera. Inizio a sentire il calore che associo alle preghiere, alla Sua presenza.

E poi un fragore assordante, la sensazione di calore aumenta, e contemporaneamente acqua fredda mi arriva in faccia, non come se piovesse, più come se qualcuno me ne avesse scagliata contro una secchiata.
Uno schianto vicino a noi, grida.
Apro gli occhi. Sono completamente avvolto da luce bianca, brillante, il vento solleva di peso il mio zaino posato a terra, lo trascina via come fosse un fuscello.
Il telo protettivo, sopra di noi, tira contro i pali che lo assicurano.
Alla nostra destra, un grosso ramo spezzato, più lungo di me, è andato a schiantarsi contro un altro gruppo di soldati. Tre sembrano illesi, avvolti dalla luce bianca, il quarto è a terra, sotto il ramo, sangue che gli esce dalla bocca.
Esito con la preghiera, perdo il tempo per un istante.
Subito il vento sembra farsi più aggressivo. No. Devo seguire la Voce. Non devo avere paura.
“Signore dei Cieli, i Cieli del Signore...”
Eric, vicino a me, ha gli occhi chiusi, trema visibilmente, ha le mani giunte. Senza smettere di pregare, Quentin mi tocca una spalla, poi indica i pali del telo di copertura.
Un solo istante dopo, uno di essi viene sradicato, l'ennesimo colpo di vento strappa via la protezione, la trascina in aria.
Non smettere di pregare. Non smettere...
L'acqua cade talmente forte da schiacciarmi fisicamente a terra, pezzi di ghiaccio e sassi e legno volano in aria, ci colpiscono continuamente, ma la luce bianca le tiene lontane, il Signore ci protegge, ho freddo e l'acqua mi inzuppa e mi riempie la bocca mentre continuo a pregare...
Cado in ginocchio, il terreno è fradicio e fangoso, chicchi di grandine giganteschi si accumulano intorno a me. Vedo un pezzo di ghiaccio grande quanto il mio pugno volarmi incontro, si schianta contro il mio petto.
Mi spinge all'indietro, ma la luce bianca avvampa, e non sento dolore.
Signore proteggimi, signore proteggimi...

***
{Dragan}
Corro verso l'accampamento. Non sento più niente, la tempesta, per me, avviene in un silenzio surreale.
Tutto attorno a me, la Sfera di Fiamme ormai è completamente visibile di continuo, mentre cerca di tenere fuori pioggia e grandine.
Non ho freddo, l'acqua e la grandine non possono toccarmi. Ma a ogni passo affondo nel fango fino alle caviglie, devo spingermi con la Forza per non affondare.
La ruota marcia di un carro mi vola contro, penetra la Sfera di Fiamme per mezzo metro, facendola avvampare. Il legno viene spezzato e carbonizzato contemporanemente, prima di venire sputato fuori.
Dal poco che vedo, non è l'unica cosa a venire sollevata. Per la maggior parte sono rami strappati agli alberi ed erba. Non c'era molto altro, davanti a noi. Ma cosa succederà quando la tempesta attraverserà il campo militare?
Guardo avanti, cercando di accelerare il passo. La prime file di tende sono a poche centinaia di metri da me, le distinguo per la luce bianca che le circonda.
Non è più bianco uniforme, ora. Avvampa di continuo – è un incantesimo da principianti, inefficiente – sfarfalla, a volte si spegne. Sotto i miei occhi, la luce di una tenda esita, si affievolisce. Un istante dopo brilla di luce bianchissima, ma ormai sta venendo trascinata in aria, portata via dal vento.
Corro. Altre magia umana si raccoglie. Pulita ed efficiente, questa volta. Cupole azzurre iniziano a formarsi sopra alcune sezioni dell'esercito. I maghi dell'acqua stanno facendo la loro, usano la pioggia stessa per formare protezioni. Altre, bianche e argentee, diventano brevemente visibili mentre quelli della Forza e del Vento uniscono i propri poteri allo sforzo.
Sarà sufficiente?
Davanti a me, una sezione intera delle prime file sfarfalla, si oscura...

***

Tempesta - II by Selerian
Author's Notes:
Limiti di lunghezza...

{Schiavon}
La coda del mostro si stringe attorno alla mia corazza, abbastanza intensa da preoccuparmi.
“Ma allora dillo che vuoi fare sul serio”
Onda di pressione.
L'aria attorno al mio corpo preme verso l'esterno con violenza sufficiente a piegare l'acciaio. Lo Spirito urla ancora di dolore, tenta di resistere per un istante, ma la sua coda si spezza a metà, un lungo tratto cade giù, verso il terreno lontano, sangue scuro che gocciola dove è stata recisa. L'ondata la raggiunge un secondo dopo, la getta indietro con violenza, le ali che sbattono inutili.
Alza le braccia, e una forte corrente si stacca, cerca di afferrarmi.
“Ripetitivo”. Metto tutto il potere che posso nello spingermi verso il basso, schivo la corrente laterale, e solo dopo torno su, verso l'Ala, che pare avermi perso di vista.
“Comandante Schiavon, mi rimane poco potere e sono ferita. Devo abbandonare lo scontro. Temo... di essere inseguita”, annuncia una voce femminile. La maga della Forza di Amsterdam. Perfetto. Siamo a due fuori di noi. Meglio tirare giù anche qualcuno di loro.
Torno a concentrarmi sull'Ala. Perde sangue dalla coda recisa e dal petto. Le ferite si stanno chiudendo, ma rigenerarsi deve costargli troppa energia.
Normalmente, cercherei di finirla senza sprecare altri incantesimi maggiori, o troppo potere. Ma visto che devo andare a fare da baby sitter agli altri, meglio sbrigarmi.
Scatto verso l'Ala. Questa volta mi sente arrivare, ma i suoi movimenti sono rallentati, l'ala sinistra sembra non muoversi bene.
Arrivo a pochi metri dal mostro, tendo le mani verso di lei.
Catene del Vento.
Anelli di luce d'argento scattano dalle mie mani, vanno ad avvolgersi attorno al corpo dello Spirito. Un anello si chiude attorno alle sue caviglie, uno attorno alle ali, pressandole contro il corpo, uno le blocca le braccia.
Il mostro si dibatte, grida di rabbia mentre inizia a precipitare.
“Tempo scaduto”, dico, e incanalo un ultima ondata di potere in un ultimo anello.
Questo va a stringere il collo dello spirito. Stringe, e stringe ancora, fino a che la testa viene recisa dal corpo.
Chiudo gli occhi, respiro a fondo un paio di volte, lascio che il vento mi trasporti dove vuole. L'adrenalina inizia a defluire, e mi rendo conto di tutto il potere che ho usato in questo scontro.
Ma non ho finito. Come al solito, devo andare a risolvere problemi altrui.
“Comandante Schiavon. Uno degli Ala è riuscito a trascinarmi nella nuvola. Ho distrutto il primo vortice, ma non riesco a proseguire con la missione”
La voce di Silvia Corner suona calma e professionale, ma so tradurla in urla disperate e richieste di aiuto. Perfetto. C'è qualcuno che se la sta cavando da solo?

***
{Silvia}
La coda dell'Ala fende l'aria, grazie all'incantesimo di Percezione la sento muoversi prima ancora di vederla, nella luce confusa e scarsa visibilità della tempesta.
Scivolo di lato prima che mi sia anche solo vicina.
Lo spirito alza un braccio e un getto di vento ricco di grandine schizza dall'alto verso di me.
Non ho difficoltà a schivare, è talmente lento da essere pressoché offensivo. Ma non mi lascia il tempo di preparare un contrattacco.
Sono a sì e no venti metri dal demone, lo vedo di profilo, una delle immense ali che batte rivolta verso di me.
Tento di usare il vento come una tenaglia, spezzargli un'ala, ma lui fa un gesto, e la corrente che genero si disperde all'istante.
Poi il suo potere mi avvolge, e le stesse correnti che mi tengono in volo diventano instabili, inaffidabili. Mi trovo a venire spinta verso di lui.
“T'Kan Se Lani si Te Kan Lan Tani...”
Cantileno i fonemi della magia, intreccio uno schema nell'aria. Non ho tempo di fare per bene le cose, dopo qualche secondo incanalo il mio potere nell'incantesimo improvvisato.
Smetto immediatamente di oscillare, recupero il controllo del volo, anche se con meno potere. Ho fatto in modo che le varie componenti della spinta che mi tiene in aria oscillino automaticamente se una delle altre viene diminuita dall'Ala.
Lo Spirito continua a cercare di disturbare il mio incantesimo. Buona fortuna a lui. Ne approfitto.
Lancia del vento.
Alzo il braccio, luce argentea mi si forma in mano, genera una lancia lunga due tre metri di aria densa. Grandine e pioggia la colpiscono dove sporge dalle mie difese, tanto che ho difficoltà a tenerla stretta.
La scaglio contro lo spirito, spingendola col mio potere.
Rilascia una scia di scintille d'argento lungo il percorso, come se il vento ne stesse staccando pezzi, e si dissolve prima di colpire l'Ala.
E che palle.
Lui non può farmi molto, è troppo lento. Ma io non ho abbastanza potere per ferirlo, né per sfuggirgli.
E ogni secondo che perdo, la tempesta martella l'esercito.
Digrignando i denti, apro il Legame Telepatico col Comandante Schiavon.

***
{Alvise}
“Gli incantesimi protettivi delle Città Sante stanno cedendo, e le loro protezioni servono meno di niente. Presto potrebbero arrivare loro feriti anche qui”, annuncia un'infermiera.
“La nostra Cupola regge?”, chiedo al giovane soldato che mi sta facendo da messaggero.
“Per il momento sembra solida, signore. È luminosissima”
Chiudo gli occhi. Non sono molto forte nella percezione magica, ma anche così sento la cupola una dozzina di metri sopra la mia testa, la barriera di Forza che sta fermando la tempesta.
Come temevo, sento picchi irregolari di Forza su tutta la superficie. Il motivo per cui è luminosissima. Instabilità. Sta consumando troppo potere, e troppo in fretta.
“Incantatori, preparatevi all'eventualità che ci troviamo esposti alla tempesta. La tenda deve rimanere in piedi”, ordino.
Odio aspettare il disastro. E per ora, non c'è molto altro da fare. La cupola ci ha protetti da pioggia, vento e grandine, se davvero ci sono pazienti da altre parti del campo non hanno ancora iniziato ad arrivare.
“Doktor! Doktor!” grida un grosso soldato, entrando nella tenda, ancora di corsa. È completamente fradicio, ha una ferita che gli sanguina sulla fronte, ma non sembra grave.
“Stia tranquillo. Sono un dottore. Parla tedesco?”, chiedo.
“Grandine. Feriti. Non trovo. Nostri medici”
Guardo le insegne sui suoi vestiti. Un drago rosso su fondo giallo, non le riconosco. Uno degli eserciti minori, e non uno di quelli che dovrebbero avere questa infermeria come riferimento.
Che succede li fuori?
“Fateli entrare e stendere sui lettini. Infermieri, verificate quanti sono e iniziate il triage” passo al veneto “Davide, muovi il culo e passa a chiudere le ferite mentre io mi occupo delle cose più gravi” dico rivolto al Mago del Rame che è con me.
Soldati feriti iniziano a entrare, tutti zuppi. Alcuni si appoggiano ad altri, un paio mi vengono portati di peso da loro compagni. Sembrano una legione, ma una buona parte sono solo accompagnatori, spero.
Inizio a valutare le ferite. La maggior parte sono contusioni, anche gravi, spesso con fratture. Grandine e oggetti sollevati dal vento, presumo.
Un grosso soldato sulla quarantina ha un ramo spesso quanto il mio polso che gli trapassa completamente la spalla, il sangue si è mischiato all'acqua nell'inzuppargli i vestiti. Un altro grida debolmente mentre lo sollevano, ha un braccio ridotto in poltiglia e una costola che sporge all'esterno. Deve essere rimasto schiacciato contro qualcosa di molto pesante.
Sollevo quest'ultimo di peso, lo getto su un lettino, gli afferro la mano e inizio a scandagliarne le ferite coi miei poteri.
Spero davvero che Silvia riesca a disperdere questa tempesta prima che la cupola ceda.

***
{Dragan}
Le prime file dell'esercito sono nel caos più completo. Qua e là isole di ordine rimangono, gruppi di tende e soldati avvolti nella luce bianca, pioggia e grandine che ci rimbalzano contro.
Tutto il resto sta venendo spazzato via.
La luce intermittente dei fulmini mostra istantanee di orrore. Senza sentire alcun rumore, tutto sembra irreale, distante.
Lampo.
Una tenda strappata di peso dal vento, due soldati si gettano fuori, il vento che solleva anche loro...
Lampo.
Uno dei pali di sostegno degli inutili teli protettivi che si schianta a velocità altissima su un gruppo di sentinelle avvolte di luce bianca. La loro luce sfarfalla, si spegne.
Corro d'istinto verso di loro, ma cosa posso fare? Non ho nessun incantesimo di guarigione preparato, e con la Sfera di Fiamme che si innesca di continuo, non posso avvicinarmi a nessuno comunque.
Più avanti, vedo la rassicurante luce bianca dell'armata centrale delle Città Sante, le cupole sollevate dai nostri incantatori. Il grosso dell'esercito, se non altro, sta reggendo.
Ma non c'è assolutamente niente che io possa fare per aiutare.

***
{Schiavon}
“Comandante, Janvier è ferita, e i miei poteri sono ai limiti. Dobbiamo ritirarci”
“Siete riusciti ad abbattere l'Ala?”
“No, ma l'abbiamo ferito”
Ti pareva. I Mangiarane non riescono a rendersi utili nemmeno in due alla volta.
Ho sentito Jankovic ritirarsi con la coda fra le gambe dopo pochi secondi. Con i due di Lione, Vanini e la maga della Forza di Amsterdam, significa che rimaniamo io, Veneda e altri due del Vento. Uno di Amsterdam e uno di Budapest.
“Ho distrutto uno degli Spiriti Ala. Devo andare in soccorso di Maga Corner”, comunico a tutti.
“Anche io ho finito col mio”, risponde Veneda, allegra.
Bene. Quattro di noi, tre di loro.
“Io temo che dovrò ritirarmi presto. Il mio Spirito si è rivelato... molto potente”, risponde la maga di Budapest. E ti pareva che doveva arrivare la fregatura.
“Dovrei essere in grado di tenere a bada il mio, come minimo” chiude il mago del Vento di Amsterdam.
Quindi al momento, uno sta rompendo le scatole a Corner, uno è occupato con il mago di Amsterdam, uno con quella di Budapest. E Veneda è libera. Se non è troppo occupata a fare la danza della vittoria, potrebbe perfino rendersi utile.
Trovo una corrente che dovrebbe spingermi nella direzione di Corner. Concentro i sensi magici su di lei e sul suo Ala. Sembrano tenersi a una distanza più o meno costante, con deboli impulsi magici da ciascuno. Ma stanno combattendo o facendo un balletto?
Mi avevano detto che sarei stato il comandante delle forze magiche di Venezia, non la badante, appena torno dovrò...
Concentrato su Corner, mi accorgo del pericolo all'ultimo istante.
Un Ala. Uno spirito Ala è vicinissimo a me, tiene i poteri al minimo, mi vola dietro lungo la mia stessa corrente.
Mi volto, rafforzo al massimo lo scudo solo un istante prima che la sua coda scatti.
Mi colpisce al petto con tanta forza da farmi male, a dispetto della corazza.
Mi allontano con tutte le mie forze, cerco di seminarlo. Non ho tempo per lui.
Inutile. Una corrente fortissima nasce dal nulla, mi spinge verso il mostro. Cerco di volare in direzione opposta con tutte le mie forze, e riesco a fare qualche progresso, ma sono troppo lento, mi costa troppo potere.
Devo combattere il Mostro.
“Non sono attualmente in grado di dare supporto a Corner. Chiunque sia in grado di disimpegnarsi cerchi di raggiungerla”
E quando avrò finito, troverò l'idiota che non mi ha avvertito quando gli è sfuggito il proprio Ala. E gli converrà essere morto nel tentativo di fermarlo.

***
{Simon}
Ormai la tempesta non mi sembra più nemmeno qualcosa di reale.
È come un brutto sogno, in cui succedono cose terrificanti, senza senso, ma non possono veramente farmi del male.
Grandine e pezzi di legno e metallo si abbattono tutto attorno a noi, il Signore li tiene lontani, sono inzuppato e ho freddo e ho paura ma finché continuo a pregare non può succedermi nulla.
Ho detto a Julie prima di partire che sarei tornato per lei, che il Signore protegge i propri, e che con la paga dell'esercito, ci saremmo comprati una casa. Così non importerà più che io non piaccia a suo padre.
Mi farai tornare, Signore? Non lo chiedo per me, l'ho promesso a Julie.
Succede qualcosa di strano, davanti a me. Un pezzo della nuvola che si stacca, come un uncino, non lo distinguo chiaramente nella pioggia, e ormai è così buio. È un sogno?
Non ho mai visto niente del genere, sembrava piccolo, ma si avvicina, ed è grande, è come una torre di pioggia e di fumo che scende verso terra. Cosa è? Cosa sto guardando? Non può essere reale. Non una torre, un artiglio, un artiglio gigantesco nato dalla nuvola sopra di noi.
Il prete ci aveva detto che non avremmo dovuto combattere assieme ai maghi e che il Signore si sarebbe arrabbiato ma io pensavo fossero le sue solite chiacchiere, ed Eric ha riso e ha detto che il Papa saprà pur cosa vuole il Signore.
E allora perché questa tempesta? Ho visto delle tempeste, e non c'entravano nulla con questa, questo non è naturale.
La torre di fumo tocca terra, qualche dozzina di metri davanti a noi, e il terreno esplode, terra ed erba vengono strappate e lanciate a dozzine di metri di distanza.
“Proteggimi dal tuono, proteggimi dal lampo. Signore delle tempeste, signore delle foreste”
Non devo smettere di pregare. Devo seguire la voce nella mia mente. Non importa se sembra sempre più debole e fioca, non importa se l'artiglio di nuvole si muove direttamente verso di noi, spaventosamente veloce.
Poi ci raggiunge. Il mondo avvampa di bianco, e anche così sento la pressione tremenda del vento, mi spinge di lato con una violenza assurda.
La luce che avvolge Eric si spegne, il ragazzo viene letteralmente trascinato via, grida, in un solo istante, non lo vedo più, non sento più la sua voce.
Qualcosa di enorme mi colpisce al petto. Non sento l'urto, ma vengo spinto di lato, e la luce bianca che mi avvolge svanisce. Più nessuna voce nella mia testa.
E il vento mi trascina in aria, con forza, un urto tremendo mi toglie il fiato, qualcosa mi colpisce alla testa e fa male, vedo stelle ai margini del campo visivo.
“Signore aiutami!”, grido, ma non sento la mia stessa voce.
E sono di nuovo fuori, in mezzo alla pioggia, volo, pioggia e grandine che mi colpiscono il volto...
Un dolore più forte di quanto credessi possibile, all'improvviso, schiocchi secchi dentro il mio corpo, sapore di sangue in bocca. Ho la faccia nell'acqua, no, è nel fango, pezzi di ghiaccio enorme continuano a colpirmi, fa male, fa male...
Ho difficoltà a concentrarmi. Cerco di muovermi, e sento soltanto altro dolore.
Sto morendo? Signore perdonami. Non ho avuto abbastanza fede. Julie perdonami. Ci ho provato. Non ho avuto...

***
{Silvia}
L'Ala scatta verso di me con un colpo delle ali enormi. Allunga un braccio, e la mano pallida ora termina in lunghi artigli dall'aspetto metallico, scariche elettriche che danzano fra di essi.
Se fosse ancora un po' più lento andrebbe all'indietro.
Scatto di lato, passando vicina alla sua ala sinistra. Formo un pugnale d'aria solida, cerco di lacerare il cuoio scuro mentre ci passo accanto.
Un istante di esaltazione quando la mia lama affonda nell'ala del mostro, lascia una striscia di sangue scuro. Un grido acuto sovrasta i tuoni per un istante.
Lo Spirito allunga il braccio, e saette partono verso di me.
DOLORE.
Un istante dopo freddo, acqua che mi sommerge il volto.
Perdo il controllo sull'incantesimo di volo, mi trovo a cadere dall'aria, la mia difesa in pezzi. Che cavolo... non capisco...
Non c'è tempo.
Ho perso l'incantesimo di Dominio dell'Aria, ma un fulmine mi mostra una grande forma scura, verso di me, con le ali spiegate.
Dominio dell'Aria.
Ancora stordita, torno a percepire l'aria attorno a me. Percepisco anche la grandine che mi cade tutto attorno, ed è un miracolo che non mi abbia ancora spiaccicato la testa.
Armatura del vento.
Recupero il controllo sul volo, ma lo uso per spingermi verso il basso. Forse riesco a sfuggirgli...
Vento fortissimo mi sferza dal basso, il potere dell'Ala mi avvolge, torna a indebolire i miei poteri.
Un altro fulmine, e di nuovo lo vedo, sempre più vicino.
Ok.
Sono.
Davvero.
Stufa.
Muovo le mani e i piedi. La schiena mi fa un male cane, devo essere ustionata, ma non ho ferite gravi.
Lo Spirito ha di nuovo scariche elettriche che danzano fra gli artigli.
Stupida io. Il mio incantesimo era preparato a deviare i canali ionizzati dei veri fulmini, ma non scariche elettriche indotte magicamente. L'unico attacco a distanza di un'Ala abbastanza veloce da colpirmi, e non mi sono protetta adeguatamente.
Impiego un istante a comporre l'incantesimo.
“Shia Kevali, Tan Siali. Kel Siali, Ken Siani”
Ora ho una sorpresina per te, mostro.
Riprendo bruscamente quota, spostandomi contemporaneamente all'indietro.
L'Ala spalanca le ali enormi, rallenta bruscamente la propria caduta.
Per un istante mi trovo di fronte a lui, talmente vicino che la luce fioca dentro la tempesta me lo mostra chiaramente. Appare come un uomo sui trent'anni, volto scarno. Nei suoi occhi grigi brillano fulmini, ha denti aguzzi dall'aspetto metallico.
La coda squamata guizza verso di me, mi punta contro il braccio, e scariche elettriche volano ancora nella mia direzione.
L'incantesimo corretto le devia senza difficoltà in una gabbia di Faraday, ma grido, inarco la schiena, lascio che il Dominio dell'Aria mi sfugga parzialmente di mano, diventi instabile.
Una risata profonda, che non ha niente di umano, risuona come se venisse dall'intero cielo.
L'Ala si avvicina, le sue ali immense, che battono lentamente, riempiono il mio intero campo visivo. Io socchiudo gli occhi, mi dibatto cercando di sembrare confusa.
Il mostro è sempre più vicino, mani protese con gli immensi artigli metallici.
È a quattro o cinque metri, ora. Vedo il suo sorriso crudele. Percepisco il suo potere come qualcosa di caldo e avvolgente. E c'è qualcosa di strano, qualcosa di diverso...
Alza un braccio, pronto a colpirmi.
“Sorpresa, stronzo”, grido, scattando verso di lui.
Uso tutti i miei poteri di telecinesi – la Forza, non il Vento – per bloccargli il braccio alzato, poi poggio una mano aperta sul suo petto.
È gelido, elettricità mi formicola lungo tutto il braccio.
Lama di Vento.
L'aria si solidifica fra le mie dita, altissima pressione forma un coltello dentro il corpo del mostro.
Trascino la lama verso l'alto, squarcio dallo sterno al collo.
Il suo altro braccio scatta, e questa volta sono troppo vicina. Colpisce la mia armatura, la supera, affonda nel mio braccio, e il dolore è accecante.
Mi spinge via, più ansioso di allontanarmi che di ferirmi, e so immediatamente che è solo per questo che sono ancora viva.
Il dolore alla schiena di poco fa. Non era niente di remotamente paragonabile. Non riesco, non riesco a pensare ad altro, mi sento pesante, incredibilmente stanca.
Ma anche lui sta morendo. Sangue scuro sprizza dal suo petto.
E la ferita inizia a chiudersi. Rapidamente, la pelle e perfino l'apparenza di vestito viola che porta si risaldano, riparano la ferita.
“No. Così non vale. Non è giusto”
Sono stata stupida oltre ogni immaginazione. Avrei potuto tenere lo stallo a tempo indeterminato. E invece ho provato a eliminarlo.
E ho fallito. Avrei dovuto colpire un po' più su, colpire alla testa, impedire al suo fattore rigenerante di entrare in azione.
Il mostro grida, sento la sua rabbia nel tessuto stesso della tempesta, i fulmini illuminano a giorno la scena, i tuoni mi scuotono le ossa. Batte due volte le ali, ed è di nuovo alla mia altezza.
Cerco di spostarmi, ma anche solo respirare mi riesce faticoso.
E poi mi lamento con Dragan che è troppo arrogante. Mi viene da ridere. Alla fine sono io quella che muore affrontando un avversario troppo forte per le proprie capacità.
Dragan.
Lui ha affrontato un avversario troppo forte. Uno che volava.
Il mostro è davanti a me.
Vuoto.
Punto il braccio, spalanco l'aria sotto l'Ala, il più possibile, con più violenza possibile.
Il mostro precipita per un istante, ma un solo battito delle sue ali, un solo gesto, e il mio incantesimo svanisce, sento il fragore dell'aria che torna a riempire lo spazio vuoto, il momentaneo flusso di vento.
Cerco ancora di allontanarmi, ma davvero sono troppo stanca. Quanto sangue devo avere perso?
Non lo so. Ma lo Spirito si alza ancora, e so che la mia battaglia è finita.
Lancia del Vento.
Non sono più in grado di manovrare. Ma non ho nessuna intenzione di andarmene aspettando con le mani in mano. Digrigno i denti, e stringo la Lancia nel braccio buono.
Il mostro sembra esitare. Si volta parzialmente.
Luce. Una luce fioca trapassa la tempesta, come il Sole attraverso le nuvole. Ma no, il Sole è tramontato, e non è lì, e non è bianco-azzurro.
Osservo attraverso i sensi magici, e davvero mi sembra di vedere il Sole. Una fonte di magia umana di potenza mostruosa, decine di volte più forte di me e anche di Dragan, forte a sufficienza da cancellare l'aura dell'Ala stesso.
La luce si fa più intensa.
Una sfera di fiamme, una gigantesca sfera di fiamme bianche e azzurre, almeno dieci metri di diametro. L'acqua e il ghiaccio vaporizzano solo avvicinandosi, perturba le correnti dell'intera tempesta.
Al centro c'è una figura. Una donna, capelli biondi e lunghi, divisa nera, due spade in mano. Ha una fascia rossa sul petto, con tre croci stampate sopra.
Il mostro sembra confuso. Da alcuni potenti colpi d'ala, sembra tentare di indietreggiare.
La maga punta una spada. Per un istante, linee spezzate blu brillante ne coprono la superficie, mi ricordano un circuito elettrico.
La sfera fiammante che la avvolge inizia a restringersi, in pochi istanti collassa a un paio di metri di diametro. La lama si fa sempre più brillante, rossa e poi bianca e poi blu e poi viola.
Una riga di luce bianca, impossibilmente collimata, esce dalla lama, ne segue la direzione, attraversa il mostro. Chiudo gli occhi, e anche così me ne rimane l'immagine impressa sulla retina.
Anche i miei sensi magici rimangono mezzo abbagliati.
Sento comunque l'aura dell'ala che svanisce, il suo potere che si disperde, mentre quella della comandante di Amsterdam si riabbassa fino a livelli più civili.

***
{Alvise}
Lo percepisco coi sensi magici un istante prima che l'acqua colpisca la tenda.
“Ha ceduto! La cupola ha ceduto!”, grida uno degli Incantatori.
“E noi non possiamo farci niente. Preparatevi a ricevere feriti, e molti!”, ordino.
Un istante dopo, l'acqua inizia a martellare la tenda, e poi la grandine. Il rumore è assordante, come metallo che batta contro metallo, riesco a sentire il suono del ghiaccio che si spezza nell'urto. Quanto devono essere grandi i pezzi di ghiaccio che cadono?
Signore aiutaci.
Passo al paziente successivo, nemmeno ho tempo di guardarlo, percepisco una moltitudine di ferite superficiali. Uso i poteri secondari per guarirne due che potrebbero far perdere troppo sangue.
“Tutti i pazienti non in pericolo di vita devono abbandonare i lettini ora. Stendeteli sulle stuoie in fondo. Fate sedere chi può sedersi, ma toglietemeli di mezzo!”, ordino.
Sono arrivati altri pazienti, da varie parti del campo. A quanto pare, almeno due infermerie della sezione frontale dell'esercito sono collassate. Le protezioni contro la tempesta si sono rivelate controproducenti, con pali e teli che sono volati in tutto il campo.
E fuori, sento le grida. Perché non riescono a risollevare la cupola? I maghi sono già sfiniti?
Quanto tempo ci mette Silvia?
Il fischio del vento sovrasta per un istante il rumore della pioggia.
Uno scricchiolio metallico si aggiunge. Impiego un istante a riconoscerlo.
I tiranti della tenda.
Guardo i grossi pali di sostegno. Emergono più di quanto dovrebbero, la parte bassa, sporca di terra, visibile. Cosa...
Un vago ricordo della voce di Silvia, tutta entusiasta, che parla durante un temporale.
È la velocità del vento a strappare i tetti. Causa una differenza di pressione, le case vengono scoperchiate dall'interno, in un certo senso...
“Dovete tenere giù la tenda! Sta per venire strappata verso l'alto, dovete tenerla ferma!”, ordino.
Un infermiere mi guarda come se fossi impazzito.
“Ma la pioggia...”
Faccio per spiegare. Ma non c'è tempo. E se questa tenda verrà scoperchiata, tutte le persone che sto cercando di aiutare si troveranno esposte alla grandine.
Cerco di noleggiare il tono imperioso di Silvia.
“Zitti e obbedite. Usate la magia, mettete dei pesi, fate quel cavolo che volete, ma tenete giù quella tenda”

***

{Silvia}
Maga Veneda si avvicina, la sfera di fiamme che la avvolgeva ridotta a un alone attorno al suo corpo, poi nemmeno a quello. Un getto di fiamme bianche continua a sostenerla in aria, acqua e ghiaccio che vaporizzano sfrigolando lungo la sua scia.
Mi si avvicina. Ha un largo sorriso.
“E con questo, fuori tre. Dubito che il quarto reggerà a lungo contro Schiavon. Il più è fatto”
La sua voce, pure amplificata dalla magia, mi arriva ovattata, ho difficoltà a concentrarmi.
“Grazie”, dico, e la voce mi esce strozzata.
Il sorriso della maga si dissolve.
“Sei ferita?”
“Sono stata... stupida”, rispondo.
La donna rinfodera le spade, si toglie un guanto. Cerca di toccarmi, ma la mia corazza devia la sua mano.
“Lasciami passare. Posso guarirti”, dice.
Impiego un istante a decifrare le parole. Devo farlo? E se fosse un trucco?
Non vedo cosa potrebbe farmi peggio che andarsene.
Lascio che la sua mano mi raggiunga. Nel momento in cui mi sfiora, mi trovo a contatto diretto con il suo potere.
È come una finestra aperta verso la superficie del Sole.
Il dolore svanisce, mi sento immediatamente meno stanca. Sento un lieve pizzicore dove la pelle si rinsalda.
La testa mi si schiarisce rapidamente. Ero davvero gravemente ferita. E Veneda delle Fiamme mi ha appena salvata.
“Grazie. Le sono debitrice”, dico.
La maga ride.
“Hai combattuto bene, Corner dell'Argento. Non molti maghi dell'Argento riuscirebbero a tenere testa a uno Spirito Ala così tanto. Siamo noi che non abbiamo fatto la nostra parte. In otto, non siamo riusciti a tenere d'occhio cinque pulciosi Ala”
L'espressione allegra la abbandona, e mi rendo conto che è meno giovane di quanto sembrasse. Sembra turbata, ora. Mi guarda come cercasse di vedermi attraverso.
Parla a voce basse, in tono neutro.
“Sei una maga molto abile, Corner dell'Argento. Devi stare attenta. Non ho tempo di spiegare. Devi credermi. Succedono strane cose ai maghi più abili di questo mondo, prima che possano Ascendere, a volte. Devi stare attenta. Non devi dare le spalle alle ombre. Devi tenere la luce accesa quando dormi. Sempre. Accendine altre, se ti sembra di essere osservata, di percepire qualcosa. Devi credermi”
Per un istante penso che sia impazzita.
Poi mi rendo conto che siamo nel mezzo di una tempesta, dopo che sono stati usati incantesimi di potenza incredibile. Capisco di cosa mi sta parlando.
“Come lo sai?”
Ma so già cosa mi risponderà.
“Non ho tempo di spiegare. Lui ascolta sempre”
Si allontana un po', torna a sorridere.
“Io vado a intercettare l'ultimo Ala. Sei in grado di eliminare la tempesta, senza più resistenza?”
Sono ancora stanca, più di metà del mio potere consumato.
Ma sono illesa, ora.
E ho una gran voglia di chiudere l'intera faccenda.

***

{Dragan}
Avrei dovuto preparare incantesimi di guarigione.
Avrei dovuto dare retta a Silvia, e non sprecare i miei incantesimi e i miei poteri in un inutile tentativo di affrontare Spiriti che nemmeno avevo modo di raggiungere.
Le prima file dell'esercito sono state devastate.
È completamente buio, ormai, solo la luce intermittente dei fulmini e quella più stabile della magia mi permettono di guardarmi attorno.
Finché non arriva un fulmine, non sembra nemmeno troppo terribile. Vedo solo le isole di ordine illuminate di bianco, le tende ancora a posto, luce bianche che tiene lontane la pioggia e la grandine. Più avanti vedo le grandi cupole dei Maghi. Quante persone possono proteggere? Un terzo dell'esercito? Meno?
Poi arriva un lampo abbastanza luminoso da mostrare il resto.
Tende strappate dal suolo, armi e zaini e corpi e pali gettati alla rinfusa come giocattoli rotti.
Ringrazio di sentire solo il fastidioso fischio nelle orecchie. Non so se il rumore della tempesta sarebbe sufficiente a coprire i suoni che conosco fin troppo bene dai campi di battaglia. Le grida di aiuto, di dolore, di paura.
E il mio potere non serve a nulla. L'unica cosa che mi riesce davvero bene è distruggere. E non c'è un nemico da affrontare, con tutte le fiamme del mondo non posso distruggere l'intera tempesta.
Più avanti, una visione da incubo. Quella che sembra una torre di vento e oscurità si muove attraverso la tempesta, la vedo perché oscura le cupole quando ci passa davanti.
La scandaglio con i sensi magici, ma quel che è peggio, non è un incantesimo. È un mostruoso fenomeno atmosferico, una tromba d'aria di potenza eccezionale.
Dove passa, le chiazze di luce bianca si spengono.
Corto verso il nostro accampamento, la tenda infermeria di Alvise. Ma la verità è che perfino quando sarò arrivato, non potrò fare niente di utile. Anzi, dovrà sprecare su di me potere che potrebbe guarire altre persone.

***
{Silvia}
Il Flusso Ascensionale Principale è talmente violento che se ci finissi dritta all'interno, mi trascinerebbe per chilometri prima di poter sfuggire.
Eppure mi ci avvicino più che posso.
È difficile credere di poter distruggere qualcosa di così immenso, così potente. Eppure se riuscirò a spezzarlo per pochi secondi con una corrente fredda, la tempesta inizierà a collassare. Se riesco a chiudere anche gli altri, svanirà in pochi minuti.
Sono terribilmente stanca. Ma non ho ancora finito.
“Lucia?”
La ragazza risponde in tono leggermente stridulo.
“Silvia, ci sei? Finalmente!”
“Scusami, ho avuto problemi con uno degli Spiriti”
“Devi sbrigarti! La situazione è catastrofica!”
Rabbrividisco. Cose sta succedendo all'esercito?
Non è il tempo di pensarci.
“Passami il potere”
Sento l'impulso di energia raggiungermi dall'accampamento. Estraggo un'altra sfera dalla bandoliera, e mi preparo a uccidere la tempesta.

***
{Alvise}
“Andrà tutto bene. Posso guarirla. Andrà tutto bene”
Non so se la donna con un polmone forato e la spina dorsale spezzata parli la mia stessa lingua. Non so se le rassicurazioni servano davvero a qualcosa, in una situazione del genere. Ma tento il mio miglior tono confortante.
Estraggo dalla borsa l'ennesima pergamena cui ho vincolato la Rigenerazione, pronuncio le ultime due parole a voce alta.
L'inchiostro magico sulla carta avvampa e svanisce, poggio una mano sul petto della donna, percepisco gli organi collassati, la vertebra schiacciata.
Mi costerà molto potere. Dovrei lasciarla morire? Con lei ci sono due bambini sotto i dieci anni. Ma quante altre persone moriranno, se finirò i poteri prima che questa fottuta tempesta si calmi?
Non posso perdere tempo a mettere in discussione le decisioni che ho già preso.
Ordino all'incantesimo diagnostico di mostrarmi la situazione delle ossa. Schegge di vertebra ovunque. Incanalo un rivolo di potere nella Liquefazione che ho già lanciato, le degrado fino ai loro componenti elementari, tranne una che temo abbia lacerato un'arteria, e la stia tenendo chiusa ora.
Rimosse le schegge, ordino all'osso di ricrescere. Bilancio la quantità di potere fra la necessità di concludere l'operazione in fretta e quella di risparmiare potere.
Midollo spinale, fibre nervose, cartilagini connettive. Rimuovo le parti danneggiate, ne ricreo di nuove. Uso un altro incantesimo per tenere ossigenato il sangue, quando non ci riescono più i suoi polmoni danneggiati.
“Doktor...”
“Cortesemente, aspettate un istante”, rispondo in tedesco. Poi aggiungo in veneto “Il prossimo che cerca di interrompermi, decapitatelo sul posto”
Torno più in fretta possibile alla Diagnosi. Livello dei vasi sanguigni, questa volta. Ci sono talmente tanti capillari distrutti che ne riparo alcuni solo per vedere meglio.
Come temevo, arteria intaccata.
Faccio crescere un tappo temporaneo attorno alla scheggia. Degrado la scheggia ossea in fanghiglia innocua. Ordino alla parete arteriosa di rigenerarsi. Rimuovo il tappo.
Inizio a sentirmi stanco. Quanto potere sto sprecando per una sola persona? Più di quanto avessi stimato. Ma ormai non ha importanza, ovviamente, posso solo andare avanti.
Ripulisco l'interno dei polmoni dal sangue e dall'acqua, rigenero gli alveoli, i vasi sanguigni e poi la pleura. I polmoni sono complicati, pieni di strati da collegare, ma richiedono poco potere.
Ordino al sangue di rifluirle nelle vene, sperando di non doverlo produrre dagli elementi costituenti. Chiudo riparando la pelle.
La donna esce dal coma indotto dalla Rigenerazione, io finalmente apro gli occhi. Le braccia mi pesano come piombo, ho usato una quantità di potere assurda.
Vorrei il tempo di parlare con la donna, di rassicurarla, di mostrare ai bambini che sta bene.
Ma non ce l'ho, ovviamente.
“Infermiere, questa è troppo debole per lasciare il lettino. Datele liquidi immediatamente. Prossimo paziente grave”, ordino.
“Non è che hai un minuto?”, chiede qualcuno alle mie spalle.
“No, decisamente non... Dragan! Cazzo!” Sono talmente sfinito che impiego un istante a riconoscere la voce del mio amico.
Mi volto, ed è lì, sorridente e completamente inzuppato. Ha l'uniforme bruciacchiata in diversi punti. Come ha fatto Dragan a bruciarsi?
“Senti, stai bene? Scusami, ma non ho un secondo. Se hai notizie di...”
“Ehi, guarda che non ti sento. Ho i timpani forati. Credo. O qualcosa del genere, comunque sento solo un fischio”
Faccio per chiedere spiegazioni, ma mi interrompo prima. Quella sarebbe un'azione stupida.
Poggio una mano sul collo di Dragan – e già devo alzare il braccio di parecchio.
Una volta tanto, l'autodiagnosi è corretta. Timpano forato, nessun altro danno che io riesca a trovare. Che cazzo è successo?
Non importa. Mi spiegherà dopo. L'ospedale è zeppo di pazienti, normalmente se mi si avvicinasse qualcuno per un timpano forato lo farei cacciare col forcone.
Mi bastano pochi secondi con i poteri secondari per rimetterlo a posto.
Dragan sobbalza, si guarda attorno.
“Ehi. Non pensavo ci fosse così tanto casino”
Sospiro.
“Sei solo in una tenda piena di feriti nel mezzo della tempesta del secolo. Senti, non ho tempo. Hai notizie di Silvia?”
“Sì. Poco fa ho sentito l'impulso di potere con cui ha tagliato il Flusso Principale della tempesta. E anche se la percezione magica non è il mio punto forte, credo che l'ultimo Ala sia stato abbattuto. Abbiamo vinto”
Sorride, ed è un sorriso amaro. Qualcosa raro per Dragan.
“Ora rimane solo da vedere cosa rimane di noi”

Attacco by Selerian
Author's Notes:
E dopo la tempesta, le cose non sono ancora del tutto tranquille. Buona lettura!

Attacco

I maghi credono di poterci sconfiggere facilmente. Ed è vero, in campo aperto, i loro poteri sono spaventosi. L'Impero del Sangue li ha affrontati direttamente, sottovalutandoli, ed è stata la sua rovina.
Ora loro sono immensamente più potenti di quanto fossero all'epoca. E credono, quindi, di essere al sicuro da noi.
Ma è troppo che stanno rinchiusi nelle loro dodici Città. Non sanno cosa significhi incontrare uno di noi in uno spazio ristretto, venire attaccati durante la confusione.
È tempo che le prede tornino a temere i predatori.

Conte Lozovan, della Corte di Praga.


{Dragan}
Sta solo piovigginando, quando i tre maghi raggiungono i margini dell'accampamento devastato.
La tempesta si è abbattuta a velocità stupefacente. Se non altro Silvia sa fare il proprio lavoro.
Ma non ho idea di quante perdite abbiamo avuto. Attraversando il campo, la situazione non sembra buona. E con entrambi i miei diretti superiori di ritorno dalla nuvola, non saprei cosa fare se non aspettarli.
Un vento impetuoso spazza il campo di fango che poche ore fa era un prato. Silvia atterra in mezzo fra Schiavon e Veneda. Sembra stanchissima.
Le corro incontro e la abbraccio. Si irrigidisce immediatamente. Non mi interessa.
“Cosa devi farti perdonare?”, chiede lei.
“Che sono stato un coglione e non ti ho dato retta. Tutto bene... ehi, che ti è successo?”
Le giro alle spalle, preoccupato, e libero un po' di luce dalla mano.
Ha una lunga linea bruciata, irregolare e frastagliata, lungo la schiena della tuta di volo. E, più preoccupante, un lungo taglio alla spalla sinistra, fino quasi al gomito.
“L'Ala non era stato informato che combatterlo non spettava a me. Ho avuto qualche difficoltà”
“Sei ferita?”
“Non più. Cortesia di Maga Veneda”
La maga di Amesterdam si avvicina, sorride. È l'unica dei tre a non sembrare sfinita.
Schiavon si avvicina.
“C'è stato qualche problema di comunicazione. Appena avremo un po' di tempo, dovremo determinare come sia stato possibile che un Ala la raggiungesse senza nessun Mago dell'Oro in grado di darle supporto. Devo scusarmi, Maga Corner. Siamo venuti meno al nostro incarico”. Dalla sua faccia, dire queste parole gli fa piacere quanto mangiare un limone intero.
Se io non ci avessi fatto una figura ancora peggiore, sarei più che felice di infierire.
Lei scuote la testa.
“La situazione nella Tempesta era più estrema delle previsioni di chiunque di noi. E io stessa ho agito in modo molto stupido, attaccando l'Ala anziché prendere tempo. Devo la vita a maga Veneda”
Schiavon stringe le labbra.
“No, maga Corner. Dobbiamo andare a fondo della questione. C'è stata gravissima incompetenza da parte di un Mago dell'Oro. E questo è il migliore dei casi”
Aggiunge la seconda frase sottovoce, e mi chiedo cosa voglia dire.
Silvia si guarda attorno. Tutto attorno a noi ci sono tende rovesciate, pali sollevati e spezzati, zaini e provviste e armi sparpagliati dal vento.
“In ogni caso, la nostra priorità è vedere cosa possiamo fare per la situazione dell'accampamento”, dice.
Veneda annuisce.
“Comandante Schiavon, mi è stato comunicato che rappresentanti delle varie armate si stanno radunando con un vertice d'urgenza con Toubane al Padiglione Strategico, che ha retto. Appena avrà ristabilito il contatto con le forze veneziane, la sua presenza sarebbe certamente apprezzate”
Lui annuisce.
“Il mio contatto telepatico ha esaurito le energie. Passerò per l'accampamento di Venezia, forse otterrò anche un rapporto preliminare sulla situazione. Sarò lì entro venti minuti”
Esita un istante, poi si rivolge a Silvia, parla a bassa voce.
“Maga Corner. Se volesse andare subito con Maga Veneda, può fare le mie veci fino a che arriverò”
Silvia sgrana gli occhi, per un istante sembra stupefatta. E devo dire, pensavo che il vecchio bastardo avrebbe mandato il Papa a rappresentare Venezia prima che un'Isolazionista, e Silvia in particolare.
“La ringrazio. Sono onorata, comandante”, risponde lei.
Lui sorride.
“Il fatto che l'unico altro mago di Venezia a portata di mano sia un idiota che si è fatto abbattere nei primi dieci secondi di scontro la aiuta molto, Corner”
Diventa più serio.
“Ma il suo piano ha effettivamente neutralizzato la tempesta. Se avessimo solo eliminato gli Ala, sarebbe durata molto di più, e non voglio immaginare le perdite. E ha svolto il proprio incarico con competenza. Quali che siano le nostre divergenze politiche, non pensi che mi sia sfuggito”

***

{Conte Lengway}
Scendiamo dai cavalli ai margini della foresta.
La tempesta è cessata da alcuni minuti, con una velocità stupefacente. La nuvola colossale si è dissolta, ormai appena visibile contro il cielo nero, e il bombardamento di tuoni è finito.
Controllo l'orologio.
“Sette minuti all'attacco”
“Propongo di partire ora a piedi”, dice Sven, al mio fianco. Giocherella con un coltello.
Annuisco.
“Pavel, tu resta qui e lega i cavalli. Se non torniamo indietro, porta il ricavato all'Arciduchessa”
“Sissignore”, risponde lui, inchinandosi.
L'operazione è pericolosa, ma non credo moriremo oggi. Ho visto la violenza della tempesta, e posso immaginare il caos in cui deve avere gettato l'altro esercito.
Assieme ad altri sette vampiri, cammino lungo il campo di fango, diretto all'accampamento dell'esercito.
Dall'esterno, era circondato da una linea compatta di luci, fino a ieri. Le luci rosse delle fiamme, quelle bianche delle preghiere protettive.
Ci sono buchi, ora, come denti mancanti nella bocca di un vecchio umano.
Non sarà difficile entrare.

***

{Dragan}
Vedere la parte centrale dell'accampamento mi rassicura un po'. Qui, le cupole o almeno le preghiere hanno sostanzialmente retto. Enormi sezioni dell'esercito non sono state toccate dalla parte più volente della tempesta.
Anche così, l'accampamento sembra un formicaio calpestato. I soldati delle zone intatte sciamano verso quelle danneggiate, cercano feriti, equipaggiamento da recuperare. Gli eserciti più disciplinati cercano danni da riparare, quelli più caotici bottino da razziare. Supero ufficiali che litigano sull'infermeria in cui portare i feriti, squadre di soldati che si contendono un carro di divise e stivali rovesciato.
“Non so quali danni abbiano fatto gli Ala, ma dieci ducati che il caos farà di peggio”, commenta.
Il Padiglione Strategico doveva essere sotto una cupola, qui non ci sono nemmeno oggetti spinti dal vento, il terreno è soltanto bagnato, come dopo una normale pioggia.
Ci avviciniamo alla grande tenda rossa, al centro di uno spiazzo vuoto, lo stendardo del Papato sventola su di esso. Ormai è completamente buio, ma luce magica rischiara l'intera zona, mentre alcuni soldati poco convinti pregano per riaccendere il cerchio di falò.
C'è un viavai di ufficiali di ogni esercito e grado. Si riuniscono a capannelli all'esterno, qualcuno corre dentro e fuori.
Bene. Sarà un caos, ma almeno i vari eserciti stanno cercando di comunicare. Sperò che Toubane riesca a gestire la situazione.
Entriamo, il soldato sfinito alla porta fa per chiederci qualcosa, ma si sposta vedendo i Talismani d'Argento o le spalline.
È la prima volta che entro nel Padiglione strategico.
Al centro della tenda c'è un falò, l'aria calda esce attraverso un largo foro nella copertura. A occhio, sono riusciti a tenere asciutto qui dentro durante la tempesta, ma con tutte le persone che sono entrate da allora, il terreno è fango puro comunque.
Dozzine di persone sono riunite attorno a un grande tavolo, che fa il giro del falò.
Su una sedia più grande delle altre c'è Toubane, grosso come un orso, perfino i due soldati in tuta corazzata ai suoi fianchi sembrano minuti in confronto. Davanti a lui dozzine di fogli scritti a mano, messaggeri che ne portano di nuovi ogni pochi secondi.
Io e Silvia ci guardiamo attorno, cercando dove prendere posto, ma Veneda si avvicina a Toubane come se il posto le appartenesse. Fa un gesto, tre sedie le volano vicino. Ignora completamente il circolo di persone sedute attorno al tavolo, e prende posto vicino al Gran Generale, facendoci cenno di sederci.
“Comandante Toubane. Rappresentiamo i maghi di Venezia e Amsterdam. Siamo riusciti a porre fine alla tempesta. Vorremmo un aggiornamento sulla situazione, e sapere come possiamo essere d'aiuto. Potremo trasferire immediatamente gli ordini ai nostri compagni”
“Lei non può arrivare qui e...” inizia un ufficiale sulla trentina con lunghi capelli biondi.
Toubane lo interrompe con un gesto secco. L'ufficiale sobbalza letteralmente, la mano gigantesca del Gran Generale davanti.
Alza gli occhi dalla scrivania. È profondamente stempiato, ma i capelli che gli rimangono sono ricci e arruffati, assieme alla barba bruna lo fanno sembrare ancora più un orso.
“Bè, potevate fare più in fretta, se posso essere del tutto sincero. Ma vi ringrazio. Senza avremmo potuto avere perdite enormi”
Ci guarda negli occhi uno dopo l'altro. È la prima volta che gli parlo di persona. E per essere un comandante delle Città Sante, almeno non pare intenzionato a bruciarci sul rogo a vista.
“Vi aggiornerei sulla situazione se ne sapessi qualcosa, detto chiaramente. Dai rapporti preliminari, gli eserciti meno organizzati e più vicini alla tempesta hanno subito danni piuttosto gravi, e l'armata di Vienna ha subito un brutto colpo, una specie di tromba d'aria potentissima li ha attraversati. Mi aspetto migliaia di morti e decine di migliaia di feriti. Ma non so ancora dire se ci abbiano fatto sanguinare il naso o azzoppati”
Un istante di pausa. Diversi ufficiali delle Città Sante ci guardano malissimo. In effetti, Veneda è stata di una tale arroganza che sono sinceramente ammirato. Non sarei arrivato a tanto nemmeno io.
Bello vedere che c'è sempre spazio per migliorarsi.
“Sapete dirmi la situazione delle vostre armate? E potete mettermi in contatto con Lione? Se i vostri maghi della Luce possono passare gli ordini ai comandanti dei vari eserciti, che muovano il culo”, dice.
Qualcuno dei suoi ufficiali sobbalza, ma Veneda annuisce.
“Venticinque feriti e nessun morto fra gli incantatori di Amsterdam. Aspettiamo notizie ufficiali da Venezia. Avrà il contatto con Lione appena possibile. Ho ordinato che i Maghi della Luce si mettano a sua disposizione. Nelle forze di Amsterdam, dovremmo averne ventisette in grado di comunicare telepaticamente in modo autonomo, diverse centinaia se formiamo delle reti. Chi dobbiamo contattare con più urgenza”
Toubane sembra stupito.
“Credo che potrei abituarmici, ad avervi in questo esercito”

***

{Alvise}
“Fabbricate altro sangue, e in fretta!”
Sono quasi a secco di potere, e non posso sprecarlo per quello.
Le braccia mi pesano, sono sfinito, e i pazienti sembrano non finire mai. Ma se non altro, la tempesta è finita.
Ma quanti feriti ci saranno ancora sul campo di battaglia?
Altri due maghi del Sangue del Rame si sono uniti a noi. Non ho capito perché non fossero qui da prima, ma al momento non mi importa.
Mi distraggo un istante, l'osso si rinsalda in posizione imperfetta.
Cazzo. Non causerebbe grossi problemi, ma non si fanno queste cose. Inizio a dissolverlo per risaldarlo in posizione corretta. Devo rimanere concentrato, non posso sprecare tempo e potere in questo modo.
Lamenti, grida e voci concitate in un milione di lingue sono diventati un fondo costante, ormai, come l'odore di sangue e disinfettante e feci.
Anche così, un urlo più acuto degli altri mi strappa dalla concentrazione, rischia di farmi sbagliare di nuovo.
“Chi cazzo...”
“Mostro! Mostro! Aiuto!”, grida qualcuno, in francese.
Mi volto verso la voce.
Un'infermiera indica un soldato vestito di scuro. Due incantatori si sono avvicinati, cercano di trattenerlo.
Un movimento troppo rapido per essere visto, uno dei due incantatori urla. Si gira, cadendo a terra, e vedo che ha un coltello piantato nel cuore. Un istante dopo l'altro viene scagliato in aria, colpisce la parete irrobustita della tenda, sento il suono orribile delle ossa spezzate. Grida, persone che scappano, altri che cercano di avvicinarsi.
“Vampiro! Vamp...”, grida un soldato ferito, alzandosi in piedi. La mano del mostro lo colpisce di taglio alla gola, il suo grido si interrompe e diventa un gorgoglio strozzato.
Ho l'impressione che il mondo rallenti, le gambe mi diventano molli. No, non qui. Questo è un ospedale. Devo soccorrere l'uomo che hanno colpito alla gola, e quello colpito col coltello, e...
Ma no. Non è quello che devo fare, e lo so benissimo.
“Proteggete il comandante!”, grida qualcuno. Giusto, c'è un tizio importante di qualche tipo su uno dei lettini, con due inutili guardie che intasano il passaggio ai medici.
E qualche idiota ha cortesemente avvertito il vampiro della sua posizione.
L'uomo vestito di nero spinge via con una mano sola un soldato che gli si è avvicinato, corre attraverso le file di lettini, punta verso l'ufficiale.
Io sono più vicino.
Devo costringermi, devo forzarmi a correre per precederlo. E darei qualunque cosa perché ci fossero qui Silvia, o Dragan, al mio posto.
Arrivo prima del vampiro, gli blocco la strada.
Si ferma un istante davanti a me. Dimostra all'incirca la mia età, alto e muscoloso, con la carnagione pallida. Indossa un vestito nero che pare un'uniforme, ma non ha insegne.
“Vattene”, gli dico.
Prepara un braccio, ma non mi aggredisce. Mi sento le gambe molli, prego che non si renda conto di quanto sono spaventato.
“Preferisco guarire le persone che hai ferito, piuttosto che combattere contro di te. Vattene ora, e non ti inseguirò”, aggiungo. Cerco di prendere in prestito il tono di voce di Dragan. Cerco di non pensare ai secondi preziosi che scorrono, al soldato con la trachea spezzata.
Il Vampiro sorride.
“Stai facendotela addosso, mortale. Lasciami passare. L'uomo alle tue spalle è il mio obbiettivo. Lasciami passare, e me ne andrò senza prendere altre vite”
Tutto attorno a noi, persone gridano, si spintonano, si bloccano a vicenda mentre alcuni cercano di avvicinarsi e altri di allontanarsi. Vedo tutto con intensità dolorosa, sono cosciente perfino dei miei vestiti che toccano contro la pelle.
E per un istante ci penso. L'ufficiale ha richiesto di essere curato per primo, con arroganza. Ha piazzato due guardie che mi hanno intralciato.
Io non sono un guerriero. E il mio potere potrebbe salvare molte vite, anziché combattere un vampiro. Che non sono affatto certo di poter sconfiggere. E lui sente le mie emozioni.
Ma no, non posso. Una cosa è evitare lo scontro col nemico. Un'altra è permettergli di uccidere persone davanti a me.
Il mostro scatta verso di me, mi colpisce a mano aperta, sento le costole che si spezzano, mi getta all'indietro.
Sopprimo il dolore.
Velocità.
Il mondo rallenta. I suoi si distorcono, i movimenti concitati delle persone diventano una danza lenta, il vampiro ora pare camminare verso la sua vittima.
Rigenerazione.
Non risparmio sul potere, questa volta. Ordino alle costole di tornare in assetto, mi rialzo in piedi.
Forza.
E la magia mi avvolge i muscoli come un fuoco freddo, mi penetra nelle ossa, le trasforma in qualcosa resistente come l'acciaio.
Corro verso il vampiro. Lui si volta, l'unica cosa a muoversi normalmente in un mondo congelato.
Non è un vampiro potente.
Non vincerà questa battaglia.
Il pensiero mi preoccupa quasi quanto mi rassicura.
Estrae un coltello, ma ormai l'ho raggiunto. Gli afferro il polso armato prima che possa reagire, lo torco all'indietro di centoottanta gradi. Stringo i denti, cerco di non pensare al dolore che sto infliggendo, ai tessuti che sto lacerando, l'esatto opposto di tutto quel che dovrei fare.
Stringo, le ossa delicate della mano e del polso si spezzano una dopo l'altra, il vampiro grida mentre il coltello gli sfugge da quel che resta della mano.
Mi colpisce al petto con un pugno. Non riesco a schivare, ma ruoto a sufficienza da farlo scivolare oltre, senza che mi spinga in aria.
É sbilanciato, ora. Gli afferro il braccio e lo tiro a me, proseguo il suo movimento, facendogli contemporaneamente lo sgambetto. Gli tiro un pugno in faccia, e sento la cartilagine del naso spezzarsi sotto le mie nocche.
Cade a terra lentamente, come sott'acqua. Prova a recuperare l'equilibrio, ma gli spezzo la rotula con un calcio.
Si volta a guardarmi, ora c'è luce verde nei suoi occhi. L'iride è indistinguibile, si vede solo il cerchio nero della pupilla. Sento il suo potere, caldo e marcio e tanto diverso dalla magia umana.
Ha paura. Come tutti noi, ha paura. Come tutti noi, prova dolore.
Si rialza in piedi, instabile sulle gambe, e si volta per correre, il ginocchio che si rigenera più in fretta possibile.
Faccio per inseguirlo, ma posso quasi immaginare la sua paura, il suo dolore. Scappa fra le corsie, e sento solo...
“Alvise!”, grida Davide, l'altro mago del sangue. Mi scuote.
La testa mi si schiarisce.
Oh, che idiota. E ci sono pure cascato.
L'influenza mentale del vampiro svanisce, e ora la sostituisce la rabbia. Ha fatto leva sulla mia riluttanza a fare del male. Ora gli insegno...
Ma ormai è fuori dalla tenda. Non lo troverò facilmente. E col poco potere che mi rimane, ho persone da guarire.
“Davide, manda immediatamente qualcuno a informare un Mago della Luce di quel che è successo. L'informazione deve risalire la catena di comando più in fretta possibile. Poi procuraci Incantatori offensivi, o meglio Maghi del Rame, che sorveglino le persone che entrano. Vai”

***

{Dragan}
Un forte vento scuote l'entrata della tenda. L'aria sposta di peso un soldato in armatura, il Comandante Schiavon fa il proprio ingresso un istante dopo. Una giovane maga della Luce in divisa nera lo segue a ruota.
Dozzine di soldati si alzano in piedi, i due gorilla di Toubane puntano grossi fucili verso il mago.
“Tranquilli, sono qui in pace. Non ho tempo da perdere in convenevoli. Gran Generale, siamo sotto attacco”
Confusione fra i soldati cristiani, tutti iniziano a parlare gli uni sopra gli altri.
Toubane si alza in piedi.
“Silenzio! Nessuno spari! Di cosa parla, mago?”
“Ho appena ricevuto comunicazione da due maghi della Luce che hanno affrontato vampiri nella zona est del campo. Erano entrambi avversari molto deboli. Uno dei due è riuscito ad assassinare un capitano ferito di Milano. L'altro ha ucciso tre incantatori veneziani”
“Le forze di Amster...” Veneda si interrompe a metà frase, lo sguardo nel vuoto, sento il rivolo di potere di una comunicazione mentale.
Annuisce.
“Ho appena ricevuto notizia di incantatori uccisi da un vampiro minore. Non so se si tratti dello stesso evento a cui fa riferimento Schiavon”
Toubane prende la parola.
“Fate circolare l'allarme più in fretta possibile. Mandate i vostri maghi del Vento e della Luce ad informare tutti gli eserciti. Tutti i messaggeri qui presenti partano immediatamente ad avvertire i propri comandanti. Tutte le operazioni di recupero e soccorso sono immediatamente sospese. Ciascun esercito torni a sorvegliare il perimetro del campo con precedenza assoluta. Eseguire!”
Sobbalzo quando il Gran Generale grida l'ultima parola. Dozzine di soldati iniziano letteralmente a correre verso l'esterno della tenda.
Veneda rimane seduta con gli occhi vitrei per qualche istante, poi si rialza.
“Gran Generale Toubane, ho inoltrato l'ordine. Mi è stato comunicato un altro attacco verso i nostri incantatori. Intendo intervenire di persona”
Toubane annuisce.
“Gli Incantatori si sono rivelati una risorsa preziosa, e molti saranno sfiniti dopo aver generato le cupole. Confido che siate in grado di difenderli opportunamente”
Schiavon annuisce.
“Io raggiungo le truppe Veneziane. Mi tengo in contatto telepatico attraverso la qui presente Maga Van Gulick”
Mi alzo in piedi anche io. Solo ora Schiavon sembra notarmi.
“Jankovic, Corner, siete in grado di combattere?”
“Anche troppo. Ho tutti gli incantesimi che avevo preparato per gli Ala”
“Allora rimanete qui a proteggere il Gran Generale”
Il giovane ufficiale dietro Toubane si avvicina.
“I nostri soldati sono perfettamente in grado di...”
Toubane si stringe nelle spalle.
“Ci sono ancora guardie ovunque, qui, Schiavon. Ma se stanno bersagliando gli ufficiali, non è una cattiva idea. Voi due ragazzi, rimanete pure qui e cercate di non intralciare nessuno. Maga Van Gulick, stia a portata di mano se deve essere il mio tramite con le Forze Magiche. E qualcuno contatti Budapest e Lione, per la miseria!”
Silvia apre la bocca, e dalla sua espressione, al momento Toubane è messo in pericolo più da lei che da assassini vampirici. Noto che Schiavon sta sghignazzando, e mi mordo la lingua per non ridere. Era da Catania, coi Cavalieri di San Giorgio, che nessuno mi chiamava ragazzo come si aspettasse che gli porti una bibita. E a Silvia non succedeva da parecchi anni, probabilmente.
Schiavon e Toubane escono, un'altra ondata di vento entra nella tenda mentre decollano.
La maga di Amsterdam si avvicina. Luce bianca brilla nel suo talismano, ha capelli color paglia e il naso aquilino, ma non è male come ragazza.
Prendiamo posto tutti e tre alle spalle di Toubane.
“Ci mettiamo all'ingresso?”, propone Silvia, in francese.
Ci penso un po'.
“Hai sensi magici migliori dei miei. Vai tu, se percepisci un vampiro fai più casino possibile. Ma io resto qui. Potrebbero mandare un assassino umano, o entrare squarciando il lato della tenda”
Silvia annuisce e si allontana, sta alla guardia all'ingresso. Fa strano vedere la mia amica ferma a fare la sentinella. Di norma lei è quella che dà ordini e che viene scortata, a Venezia.
Dopo qualche minuto, Van Gulick prende la parola. Ci avviciniamo a Silvia di qualche passo, rimanento entro un paio di metri dal Gran Generale.
“Ho ricevuto notizia di altri tre attacchi, di cui un altro ad ufficiali. Però per ora sembra siano solo vampiri”
Mi stringo nelle spalle.
“Potrebbero tenersi assassini umani per il tempo forte. Toubane può dire quello che vuole, ma l'esterno del campo è un colabrodo”
“Un attacco in forze in questo momento avrebbe fatto danni spaventosi”, fa notare Silvia.
“Sì, ma avrebbe anche richiesto di portarci vicino un esercito senza che i Maghi della Luce se ne accorgessero nei giorni scorsi. E Nezwal non ha truppe da sprecare”
“Mi chiedo quanto possano ottenere, però, con una manciata di assassini”
“Da quel che mi viene detto, sono diverse dozzine. Il bersaglio preferito paiono essere gli incantatori”, risponde la maga di Amsterdam.
Silvia annuisce.
“Pericolosi per loro, e molto più vulnerabili dei maghi. Ma ce ne sono troppi. Non so, non...”
Si ferma un istante, sospettosa. Chiude gli occhi.
Li riapre un secondo dopo.
“Dragan, ci sono vampiri, qui vicino. Potenti. E mascherati, temo”
Raggiungo Toubane in due passi. I due soldati gli si stringono attorno, sospettosi.
“Comandante, potrebbero esserci dei vampiri qui attorno. Per favore, mi segua all'esterno. Se dovessimo combattere qui dentro...”
Il Generale alza lo sguardo, irritato.
“Ragazzo, ho un esercito da dirigere, e come puoi combattere qui puoi...”
“Dragan, c'è almeno un Signore dei Vampiri entro cento metri di qui”, avverte Silvia. Vento spazza la tenda.
Per un istante penso di essere cortese. Toubane sembra un uomo ragionevole.
Ma non c'è tempo.
Mi avvicino di un altro passo. Il Gran Generale è alto quanto me, ma sono più alto di tutta la testa rispetto ai soldati che ha attorno.
“Sono un mago dell'Argento legato alle Fiamme. Posso affrontare un Signore dei Vampiri, se serve. Per me è lo stesso combattere all'esterno o all'interno. Ma se vuole che qualcun altro sopravvive, le conviene seguirmi all'esterno, comandante. Adesso”
L'ufficiale biondo alle sue spalle sembra oltraggiato. Ma questa volta, non osa fiatare.
Toubane esita un istante, poi si alza in piedi, batte le mani.
Cala il silenzio.
“Pare che ci siano potenti vampiri nella zona. Che tutti gli ufficiali si circondino della propria scorta e tornino ordinatamente nei propri campi. Non è opportuno rimanere tutti assieme. Ci aggiorneremo via messaggeri e maghi della luce il prima possibile, stabiliremo un perimetro sicuro”
Faccio per evocare la Sfera di Fiamme, ma non sarebbe una grande idea, se devo proteggere qualcuno.
Armatura di Fiamme.
Ignoro gli ufficiali che indicano, gridano e si fanno il segno della croce. Evoco la mia difesa, mentre estendo i sensi magici.
“Mi segua!”, ordino a Toubane. “Silvia, se arrivano i vampiri, tu proteggi Toubane, io li faccio a fette. Maga Van Gulick, è con noi?”
“Cerco di contattare...”
Un istante dopo la maga della Luce cade per terra. Una lunga freccia metallica le trapassa il collo da parte a parte, sangue che schizza da tutte le parti.
Grida tutto attorno a noi, rumore di spade e pistole che vengono estratte.
“Cazzo! Silvia, hai incantesimi di guarigione?”
“Non più”, risponde lei.
Digrigno i denti. Questo significa che la maga di Amsterdam è morta.
“Proteggi attivamente Toubane”, dico alla ragazza. Lei annuisce, stringe un braccio del comandante.
“Cercate di localizzare i vampiri. E poi levatevi dai piedi”, dico ai soldati di scorta di Toubane.
“Mago. Ci sono molti altri alti ufficiali, qui”, fa notare Toubane. “Non potete proteggere solo me”
“Comandante, non abbiamo i poteri giusti né gli incantesimi pronti per proteggere qualcuno. Se riusciamo a proteggere lei, è già molto. Mi è fisicamente impossibile proteggere un'altra persona anche solo dalle frecce”, risponde Silvia. “Se in futuro vorrete valutare almeno Incantatori di scorta per tutti i comandanti, non sarà una cattiva decisione”
Toubane annuisce, ancora, ci segue.
Ignoro le grida della maga per cui non posso fare niente, ignoro gli ufficiali indignati e spaventati che sto lasciando senza difesa. Questo l'ho imparato, se non altro. In una battaglia, non posso pensare a quello che non sto facendo, non posso tornare sulle mie decisioni.
Alzo il braccio destro, lascio fluire il mio potere come fuoco liquido, dare forma a una spada di fiamme azzurre e incandescenti.
Esco per primo, la spada levata. Non percepisco vampiri. Gente corre in tutte le direzioni, ufficiali che radunano la propria scorta, soldati che si radunano in pattuglie. Vedo un cadavere a terra, una freccia nera nella schiena, ma non riesco a individuare l'arciere.
La maga di Amsterdam sarà riuscita ad avvertire Schiavon e Veneda? Un mago dell'Oro ci farebbe dannatamente comodo.
Silvia e Toubane escono alle mie spalle, le due guardie in tuta corazzata un istante più tardi.
“Non li vedo. E qui è un caos”, dico.
“Dobbiamo portare via il Comandante. E in una direzione imprevedibile”
“Puoi sollevarlo in volo?”
“Non con gli incantesimi che mi rimangono”
Mi rivolgo a lui, senza smettere di tenere d'occhio chi si avvicina. Per fortuna, vedendomi in armatura di fiamme con una spada incandescente in mano, nessuno sembra particolarmente desideroso di avvicinarsi.
“Comandante Toubane, dove possiamo portarla qui vicino? Deve essere un posto facilmente sorvegliabile e difendibile, da cui possiamo mandare un messaggero alle Forze Magiche”
Lui annuisce.
“Da quella parte. Armata di Marsiglia. Conosco parecchi ufficiali e mi fido di loro. E la loro Alta Guardia è gente tosta”
Che diventerà tostata, se mi trovo a combattere vicino a loro.
“Dragan! Da est!”, grida Silvia.
Mi getto alla destra di Toubane d'istinto.
Un varco fra le persone, si spostano tutte di lato, lasciano passare un uomo che corre a velocità impossibile. Il potere dei Mostri brucia nel suo corpo.
Un movimento rapidissimo. Una freccia nera vola a colpire Toubane, dalla direzione opposta rispetto al vampiro in avvicinamento.
La difesa di Silvia la devia, cade ai miei piedi mentre sollevo la spada, cerco di intercettare il Vampiro.
Si muove a una velocità pazzesca, riesco a malapena a seguirlo con gli occhi. Il potere che brucia in lui è paragonabile a quello dell'Ala. Signore dei Vampiri.
Bene. Non avrei mai voluto aver preparato quegli incantesimi per niente.
Cerco di colpirlo con la spada, ma si sposta, come è ovvio, troppo veloce per me.
Peccato che io non abbia bisogno per raggiungere qualcuno, per dargli fuoco.
Lampo infernale. Libero l'incantesimo vincolato a una delle mie dita, incanalo il mio potere in una bolla di aria incandescente attorno al vampiro, mentre cerca di aggirarmi per raggiungere Toubane.
Il Vampiro grida, salta via, veloce come una scheggia. Si perde tra la folla così rapidamente che non ho tempo di colpirlo ancora.
“Via! Allontanatevi tutti, se tenete alla vita!”, grido, amplifico la mia voce con la magia.
“Dragan! Ce ne sono altri!”, grida Silvia.
Faccio un passo avanti, allontanandomi dal Comandante. La folla si sta ritraendo, finalmente. Ma non vedo gli altri vampiri. Sento il loro potere, ora, la sensazione di marcio, ma non ne identifico l'origine.
“Fate chiamare le Forze Magiche!”, ordino. Non so se qualcuno mi ascolti.
Due figure si avvicinano, rapidissime, dai due fianchi di Toubane.
“A te destra, a me sinistra!”, grido a Silvia.
Cerco di intercettare il Vampiro, ma riesco a malapena a vederlo, alla luce pallida della Magia della Luce è solo una macchia di abiti scuri in movimento.
Scatta verso Toubane, cerco di intercettarlo con la spada.
All'ultimo istante, devia verso di me. Mi sferra un pugno al petto, sento il suo potere che si concentra attorno al pugno.
Mi colpisce in pieno, nemmeno mi tocca direttamente, la sua telecinesi mi solleva e mi spinge all'indietro. Il terreno fangoso sfrigola al contatto con la mia armatura.
Mi rialzo, guardo mentre raggiunge Toubane, cerca di pugnalarlo, ma scivola contro l'armatura di Vento.
Il Gran Generale solleva una pistola dal calibro impressionante e spara tre colpi.
L'esplosione è assordante. Il vampiro viene spinto fisicamente all'indietro, grida orribilmente, il suo corpo fuma. Proiettili d'argento. Mica scemo, il boss.
Balzo sul vampiro a terra, le ferite che già si chiudono. Gli ficco la spada di luce azzurra nel cuore, ci incanalo più potere possibile.
Grida per un solo istante. Il suo fattore rigenerante cede, il suo corpo sfrigola e carbonizza, gli abiti che prendono fuoco. Un solo istante dopo, il suo potere svanisce.
Mi rialzo in piedi, in tempo per sentire Silvia gridare.
Impreco, salto spingendomi con la Forza, atterro al suo fianco, a meno di un metro da un altro vampiro.
Calo la spada, e non è abbastanza veloce a ritrarsi, gli sfiora un braccio, grida mentre la manica prende fuoco.
Corre via, e non perdo tempo a inseguirlo.
“Silvia! Tutto ok?”
“Ferita leggera. Il. Comandante”, dice lei. Si stringe il braccio destro, sangue le cola attraverso le dita, ma anche se non leggera non sembra una ferita che la metta in pericolo di vita.
In quell'istante, Toubane cade a terra, lento e pesante come un albero secolare.
Ha uno squarcio sul torace, dal cuore allo stomaco.
“Medico! C'è un medico, cazzo?”
Mi abbasso su di lui.
“Comandante, tenga duro...”
“Se non hai magia di guarigione, sono morto, e lo sappiamo entrambi”, risponde lui, la voce raschiante. E quando vedo che nessuno si avvicina, so che ha ragione.
“L'ho ammazzato, quello stronzo?”, chiede il Gran Generale.
“Sì. E mi sono assicurato che non si rigenerasse”, aggiungo.
“Bene. La mia parte l'ho... fatta. Buona fortuna, mago. Restate uniti. Distruggete... Nezwal. Credo sia... più importante... di quel che pensavo”
Quando il medico arriva, il Gran Generale Toubane è morto da più di un minuto.

***

{Alvise}
Sorge il sole sull'accampamento.
Rivela un incubo di fango, tende sollevate, e soldati nel caos.
Il successore di Toubane è stato proclamato, ma non ancora riconosciuti da tutti.
C'è poco movimento, ancora. Di norma i soldati si svegliano all'alba, ma molti sono ancora sfiniti.
Di quelli che sono sopravvissuti.
I primi bilanci parlano di novemila morti e ventimila feriti. Non abbastanza da fermarci, nemmeno lontanamente, ma più che a sufficienza da mettere in chiaro che questa non sarà una guerra facile. Che Nezwal ha risorse che non immaginavamo, e intende ostacolarci in ogni metro fra qui e Praga.
“Il successore di Toubane sarà... problematico”, dice Schiavon, a bassa voce.
Non so perché siamo qui assieme a lui. Noi tre, e Stival, la seconda in comando delle forze veneziane, l'esile maga della luce con dieci chili di bracciali.
Io non riesco a interessarmi a chi sarà il prossimo comandante di questo esercito. Non ho dormito un secondo, sono esaurito fisicamente, magicamente ed emotivamente. Ho visto morire più persone oggi che in un mese di ospedale. Le ultime ore, usavo più punti di sutura e bende che i poteri magici.
“Siamo stati stupidi. Avremmo dovuto immaginare che puntassero a lui. Avremmo dovuto assegnarli una scorta in grado di difenderlo”
Dragan abbassa lo sguardo, lo vedo arrossire.
Schiavon scuote la testa.
“Avete fatto il possibile. E avete ucciso un vampiro che probabilmente era un Signore di basso grado. Ma non avevate il potere giusto né l'addestramento per un'operazione di scorta. La colpa non è vostra”, dice Schiavon. Lo dice, ma non ne sembra particolarmente convinto.
“Inutile perdere tempo a discutere di quello che avremmo dovuto fare”, conclude la maga della Luce, in tono condiscendente. “Abbiamo un'armata da rimettere in sesto, e non otterremo molto piangendoci addosso”
Silvia annuisce. Non so se l'ho mai vista così sfinita, ma dubito che qualcun altro se ne accorga.
“Abbiamo sottovalutato Nezwal. Certo, ha fatto cose impossibili, ma noi non eravamo pronti”
Dragan annuisce, indica a ovest, verso Praga.
“Possiamo dire quel che vogliamo. Ma ieri sera, la Corte di Praga ha vinto la prima battaglia”
Schiavon sorride.
“Vero. Non che potremo dirlo a voce alta, ma è vero. Però la guerra è ancora lunga, Jankovic. E anche lei fa bene a non sottovalutare il nostro potere”

Decisioni by Selerian
Author's Notes:
Questo è uno dei molti capitoli di questa storia che mi sembrano portare avanti troppo poco la trama, ma, soprattutto essendomi incasinato con l'inutile storia di Veronika e Samuel, non so come evitarlo :S. Buona lettura comunque!

Decisioni

Toubane era un bravo Generale. Coraggioso, rispettato e con grande esperienza. Avrei seguito i suoi ordini senza esitare.
Ma Feldwehr è qualcosa di più. Non ha solo il carisma e la competenza del suo predecessore: ha una volontà incrollabile, ha la certezza della Vera Fede, quella in cui Toubane, devo dire, è sempre stato tiepido. Quando parla, attraverso la sua voce pare di sentire quella di Dio. Lo seguirò all'attacco delle porte dell'inferno, se necessario, e gli uomini saranno con me.

Colonello Hayel, dell'Ordine di Cristo Combattente

“È con cordoglio e con onore che assumo questo ruolo. Sono onorato oltre misura dall'essere stato scelto per guidare la Crociata, da Dio e dagli uomini. Non nascondo che più volte, dopo il Concilio di Venezia, ho sognato la gloria di questa posizione. Ma non l'avrei mai voluto a questo prezzo”
Il Gran Generale Feldwehr ha una voce profonda e calda, rassicurante. Ma ora trema per l'emozione.
“Il Gran Generale Toubane era un soldato migliore di me. Un uomo migliore di me. La debolezza degli uomini e la crudeltà dei mostri ce lo hanno portato via, e non nasconderò quanto grande sia questo colpo”
Al suo fianco, un sottufficiale annota furiosamente ogni parola. Ha rifiutato un incantesimo che amplificasse la sua voce.
Il Generale drizza le spalle. Indossa l'alta uniforme azzurra e arancione dell'Ordine di Cristo Combattente, ha spalle larghe e braccia muscolose, con la mascella squadrata e i capelli biondi pare l'emblema del soldato tedesco. Non ha il fisico possente di Toubane, ma fa la sua figura.
“Ma non mi interrogo sulle scelte del Signore. Se devo essere io a guidare questa crociata, lo farò anche nel nome del Generale Toubane, e di tutti coloro che sono morti. Mi dimostrerò degno della fiducia concessa. Porterò la Crociata alla Vittoria. Non per la mia gloria, né per vendicare i morti. Ma perché così deve essere, perché il nemico deve essere sconfitto, la verità del Signore deve trionfare”
“I vampiri hanno colpito duro. Hanno deciso di attaccare con tutta la forza a loro disposizione, e sono riusciti a raggiungerci prima che fossimo davvero pronti”
Si guarda attorno, quando guarda nella mia direzione – sebbene ci siano diverse file di uomini davanti a me – sono certo che fissi me.
“Con tutto questo, l'unico vero danno è al nostro morale. E non possiamo permettergli di avere successo. La nostra fede non deve vacillare, non dobbiamo esitare nella nostra missione. Dobbiamo riorganizzarci rapidamente, e procedere verso Praga”
“Il Signore ha deciso di temprarci, e allora noi diverremo più forti che mai. Se dobbiamo attraversare il fuoco per fare il Suo volere, così sia. Dimostreremo la nostra fede. Faremo ciò che è giusto senza vacillare. E senza compromessi”
Sguaina la spada e la punta in avanti.
“Raccogliete la vostra fede, Crociati! Dio è con noi! Dio è con noi!”
Centinaia di comandanti attorno a noi, migliaia di soldati dietro di loro sguainano le spade contemporaneamente, rumore di metallo che scivola sul cuoio.
“DIO E' CON NOI! DIO E' CON NOI!”

***

“Feldwehr è un idiota”, commenta Schiavon, sbattendo la birra sul tavolo.
“Almeno ha carisma”, fa notare un mago che non conosco.
“Il che lo rende un pericoloso idiota”, risponde il Comandante.
Diversi maghi sghignazzano. Dragan, al mio fianco, cambia posizione. Sospetto stia cercando di non addormentarsi.
Posso capire. Un'ora di discussioni sulla logistica dell'esercito prima di venire al punto. Qualcuno qui avrebbe anche cose importanti da fare, oltre a giocare alla guerra.
“Un Gran Generale poco desiderabile è un problema, ma la Crociata è talmente grande e con un comando così frammentario che non credo cambi troppo chi sia il capo”, fa notare maga Stival, al fianco di Schiavon. Muove nervosamente un braccio, fa tintinnare le dozzine di braccialetti che porta al polso. Non potrei immaginare un tic più fastidioso.
Prende la parola Silvia. Se non altro, dopo la Tempesta lei e Schiavon hanno smesso di litigare su ogni singola parola.
“È un fondamentalista. A tal punto che la curia non gli ha dato il comando perché ne temeva l'eccessivo zelo. Ha già rifiutato qualunque tipo di collaborazione con noi, di fatto. A parte l'inefficienza di non coordinarci con i mortali, lui e Veneda di Amsterdam sono praticamente venuti alle mani nell'unica riunione in cui si sono parlati. Non dobbiamo sottovalutare la pericolosità di una divisione all'interno dell'Alto Comando”
Prende la parola Ortolin, la maga dell'Osurità più potente che abbiamo con noi.
“Quel che dice è vero, Corner. Ma cosa possiamo farci? Disconoscere Feldwehr per evitare conflitti all'interno dell'Alto Comando?”
Silvia la guarda come avesse appena detto di stare attenti a non cadere giù, passato l'orizzonte.
“Ovviamente no. Credo, in verità, che dobbiamo mediare. Feldwehr è un idiota, ma dubito che il successivo in linea di comando sia migliore, e se non altro pare avere la volontà necessaria a tenere insieme la Crociata. Dobbiamo evitare che l'Alto Comando si dissolva”
Schiavon annuisce. Sembra abbia appena bevuto latte rancido.
“Odio ammetterlo, ma temo che Corner abbia ragione, nella specifica. Lione pare abbastanza conciliante, ma i maghi di Amsterdam sembravano davvero sul punto di una rottura con Feldwehr. Che non possiamo permetterci. Veneda sembra intendere il proprio ruolo di comandante come 'buttare alcol su tutti gli incendi possibili'. Quindi dobbiamo fare il possibile per mediare, nell'alto comando e fuori”

***

Due giorni dopo la Tempesta, sembra di nuovo di trovarci in un campo militare, più che in un campo profughi. Due pomeriggi di sole intenso hanno asciugato le tende – quelle che siamo riusciti a rimettere in piedi, almeno. La maggior parte dei reggimenti sono riusciti a riformarsi in modo più o meno ordinato, gli stendardi delle città sventolano di nuovo sul campo che pare non finire mai.
I danni non sono più evidenti, soprattutto nella zona veneziana. Ci sono di nuovo soldati di guardia con le uniformi pulite, di nuovo tende allineate – se piuttosto infangate – e spiazzi per i fuochi. Sento il potere della magia vibrare in centinaia di reti invisibili tutto attorno a me, allarmi anche più stringenti di quelli prima della tempesta. I maghi dell'acqua hanno perfino asciugato il terreno.
Ma le cose sono cambiate, e lo sappiamo tutti. Ci sono cose che mancano, carri di provviste, spiazzi vuoti di tende portate via dal vento e non ancora sostituite. Ci sono mucchi, alti come piccole colline, di macerie dichiarate inservibili, ammonticchiate per essere bruciate in enormi falò.
C'è la coda di feriti all'infermeria, che pare non finire mai. Uomini con le divise di tutti i colori, alcuni si appoggiano ai compagni, alcuni zoppicano, alcuni hanno il braccio fasciato. Mi guardano male per un istante quando salto la coda – l'uniforme marrone con il caduceo pensano sia l'ultima moda? - ma il soldato veneziano all'ingresso si inchina e mi lascia passare.
Odore pungente di disinfettante e sapone. La puzza del sangue, finalmente, non si sente più, i feriti che ci arrivano non sono più urgenti. Alessandro del Rame che era di turno prima di me sembra svenire dal sollievo, quando entro.
“Qualcosa che devo sapere?”, chiedo al mio collega.
“Arrivata una nota dal comando di Francoforte. A quanto pare, ci è vietato guarire i loro soldati con la magia”
“Che cosa?”
“Il loro comandante è particolarmente fondamentalista. Per ora abbiamo obbedito, ma il tizio in branda tre non camminerà mai più, senza un incantesimo”
Guardo. Un uomo sulla trentina, chiaramente sedato pesantemente. Ha una gamba steccata, dalla quantità di bende doveva essere pressoché maciullata.
“E Selvi che dice?”
“Non si è ancora fatto vedere, oggi”, risponde Alessandro.
Giusto. Non sia mai che il capo si renda effettivamente utile.
La mia tentazione è di rispondere ufficialmente che si fottano. Sono un medico, e ho fatto un giuramento. Certo, probabilmente provocherei un casino diplomatico, ma quello non è un problema mio.
Mi preoccupa l'eventualità che le Città Sante smettano di inviare i loro feriti alle nostre infermerie, se dovessi ignorare la richiesta. Dopotutto, che importa qualche braccio rotto in cambio della salvezza dell'anima?
“Ok, diamo ufficialmente l'assenso. Per i soldati di Francoforte, usiamo cure tradizionali quando efficaci, anche se su tempi più lunghi. Se serve la magia, fategli prendere talmente tanto sedativo da fargli dimenticare il proprio nome, e poi guariteli con la magia, ma non completamente. Lasciate una ferita di entità guaribile con metodi convenzionali. Diffondi l'ordine. Se Selvi ha qualcosa da ridire, che muova il culo e venga a dirmelo di persona”
Mi dirigo al primo paziente, ma mi hanno già rovinato la giornata. La stupidità della cosa, la sofferenza inutile che procurerà.
I politici hanno appena iniziato i loro giochetti, e già devo riparare i danni.

***

“La situazione non è buona”, dice Schiavon. Il Comandante non ha mai un aspetto troppo allegro, ma a vedere la sua espressione devo trattenermi dal prescrivergli un lassativo.
Ha chiamato in raccolta tutti i maghi dell'Argento, più cinque rappresentanti degli Incantatori. Siamo seduti attorno a un falò, due cerchi di luce bianca, attorno a noi, ci garantiscono di non essere ascoltati.
“C'è un conteggio finale delle perdite?”, chiede Silvia, in tono distaccato. Posso quasi sentire gli ingranaggi che girano nella sua mente, aggiornano la forza militare della Crociata, il morale, le necessità logistica, sottraendo i morti come pedine da una scacchiera.
Schiavon sbuffa.
“Per i morti, settemila e rotti, principalmente da Vienna e Bonn. Abbiamo così tanti soldati comuni in questo esercito e così tanti casini logistici che praticamente ci hanno fatto un favore. Altri dodicimila non sono nemmeno riusciti a morire come si deve, ma i feriti li rimetteranno in piedi i maghi del Sangue. In ogni caso, non sono quelli il problema. C'è anche stato qualche morto fra i civili che seguivano i vari campi, ma molto meno di quello che avrebbe potuto essere se la tempesta fosse continuata”
Giusto, gli esseri umani sono la parte più rimpiazzabile di qualunque organizzazione.
Stival, al suo fianco, ha lo sguardo fisso su una scodella piena d'acqua, debolmente luminescente. Ne percepisco il potere, mi sembra di intravedere figure scintillanti sulla superficie del liquido.
Muove una mano, le figure sull'acqua svaniscono, e si rivolge a noi. Parla come se fosse distratta.
“A quanto pare, gli spiriti Ala sono riusciti a contaminare le nostre riserve di provviste. Come forse saprete, fra i poteri degli Ala c'è quello di guastare il cibo. Sembra che avessimo sottovalutato quell'aspetto. Praticamente tutte le riserve di cibo non direttamente sorvegliate dalle Città Magiche sono state fisicamente distrutte dal vento oppure guastate dagli Spiriti”
Dragan impreca in croato. Silvia annuisce. Non sembra sorpresa.
“Sospetto, a dire la verità, che fosse il loro obbiettivo principale. E noi abbiamo sottovaluto quell'aspetto del loro potere”, conclude la maga, a voce bassa.
“Per quanto tempo ha cibo l'Armata?”, chiede una maga che non conosco. Ha il talismano del Grano.
“A razioni piene, tre o quattro giorni. Di più, ovviamente, stringendo la cinghia”
“Possiamo forzare un raccolto entro una settimana”
“Abbiamo già fatto i calcoli. I raccolti magici dovevano essere integrativi, non possono seriamente sostentare l'Armata, a meno che le truppe delle Città Sante siano così gentili da morire come mosche e lasciarci fare questa guerra come si deve. Abbiamo bisogno di rifornimenti anticipati, e di ricostituire le scorte”, risponde Schiavon.
Dragan si stringe nelle spalle.
“Senza offesa, capo, ma ormai questa spedizione è costata così tanto che non mi sembra una grande differenza. La Lega Anseatica chiederà un prezzo da strozzini per anticipare una consegna, ma può farlo. Possiamo cercare di mettere assieme una spedizione di rifornimento delle Città Magiche per ricostituire le scorte. Non mi sembra un danno così irreparabile”
Schiavon annuisce.
“E io sono d'accordo con lei, il che già mostra quanto abbiamo il culo a terra. Ma il nuovo comandante non ne vuole sapere, dice che si appoggiano già fin troppo agli infedeli, e che le Città Sante non sganceranno un altro Denaro alla Lega Anseatica”
“Non che a me gli anseatici stiano simpatici, ma gli conviene darci dentro a moltiplicare pani e pesci, se vuole fare a meno di loro. O mandare a quel paese i diecimila inutili soldati dell'Est, e stringere accordi con la Compagnia Ferroviaria”, risponde Dragan.
Schiavon sbuffa.
“Faremmo un po' prima se mi lasciasse finire, Jankovic, prima di iniziare a spiegarci quanto sono stupidi. Hanno deciso che ci procureremo i viveri d'emergenza requisendoli nelle campagne”
“Che cosa? Non mi risulta che il Concilio di Venezia avesse approvato il saccheggio. E dove contano di trovare viveri per centomila persone?”, chiede un mago del Vento.
Risponde Stival, serena come sempre.
“In realtà, i primi raccolti sono già arrivati, e molti paesi hanno i granai ancora pieni con quel che è avanzato dall'inverno. Il cibo, in giro, c'è, e non costringerà la popolazione locale a fare la fame. Non del tutto, almeno. Il Gran Generale ha concesso l'autorizzazione a requisire cibo pagandolo a due volte il prezzo di mercato”
Guardo Silvia. Cosa significa? Suona molto male, ma non ho la più pallida idea di come funzionino le cose in campagna. Qualcuno finirà per fare la fame, o stiamo solo spendendo nelle campagne i soldi che daremmo alla Lega Anseatica?
Silvia scuote la testa.
“Non finirà bene, comandante. Anche posto che possano permetterselo, la popolazione non cederà volentieri cibo in cambio di denaro. Non in tempi di guerra. Sarà necessario prenderlo con la forza. E la malevolenza della popolazione locale potrebbe costarci cara”
Schiavon annuisce, cupo.
“Sono della stessa idea. La Lega Anseatica non mi piace, ma indorare la pillola con qualche ducato non migliorerà poi tanto le reazioni a un saccheggio. Ma gli eserciti delle Città Sante hanno appoggiato il Gran Generale, quindi non possiamo fare molto, a meno di spaccare la Crociata e trasformarli tutti in rospi. E la delegazione di Amsterdam ha tirato su un tale casino che mi sono dovuto trovare a fare da pacere. Io”. Lo dice in tono a metà fra l'incredulo e il disgustato.
Parla ancora la maga della Luce.
“Tutti i maghi della Luce mi assisteranno nel tenere d'occhio gli eventi. Se l'approvvigionamento avverrà in modo civile, non c'è ragione di aumentare la tensione nel comando della crociata. Se le cose dovessero complicarsi...” la maga si ferma un istante, lo sguardo fisso nel vuoto. “Allora valuteremo il da farsi”

***

All'infermeria, i livelli di attività sono tornati paragonabili a quelli prima della tempesta. Ci sono solo cinque letti occupati da feriti, di cui tre sono incantatori sottoposti a complesse cure rigenerative.
Immagino sia per questo che il dottor Selvi torna a farsi vedere, non c'è pericolo che debba muovere il culo.
“Tutto in ordine qui, Zorzi?”, chiede, un sorriso bonario sul volto. Rispondo senza staccare lo sguardo dai fogli che sto compilando – un inventario delle scorte, per il Comando che cerca ancora di determinare cosa sia stato perso durante la tempesta.
“Relativamente parlando. Ha sentito della nota di Francoforte? Non dovremmo curare i loro soldati con la magia”
Annuisce. “Ricevuto notizia, e approvato ufficialmente la sua risposta. Cerchiamo di evitare conflitti finché possibile, ma non intendo respingere gente che arriva a questa infermeria”
Mi si scioglie un nodo allo stomaco che non sapevo di avere. Non avevo nessuna voglia di trovarmi a litigare con Selvi sull'argomento.
Mi guarda senza dire nulla, si liscia i baffi bianchi con le dita, esita un istante prima di parlare.
“Io e gli altri responsabili degli ospedali da campo stiamo organizzando una riunione. Ci sono... diverse cose di cui discutere. E io sto raccogliendo informazioni. Posso portarle via qualche minuto con delle domande?”
Interrompo l'incantesimo, e lo guardo, confuso. È evidente che non sto facendo nulla di importante, qualunque infermiere potrebbe sbrigare la burocrazia. E Selvi non è solito fare giri di parole.
“C'è qualche problema?”
L'anziano dottore non risponde subito. Mi chiedo se io abbia fatto qualcosa di sbagliato. Ma ha detto di non avere problemi con la mia risposta alla nota di Francoforte, e per il resto non ho fatto nulla che non fosse routine.
“Non lo so, Zorzi. Questa è la verità. Ma sono alcuni giorni che intervisto Incantatori e, ora che siete meno assediati dal lavoro, medici. Molti mi hanno riferito una curiosa impressione. Cioè che la loro magia fosse meno efficace del dovuto”
“Posso immaginare che ne abbiano avuto l'impressione. Siamo abituati a lavorare in tutt'altre condizioni. A Venezia, non mi sono mai trovato talmente a corto di potere da dover usare punti di sutura”. Anzi, all'Accademia mi era sembrato ridicolo imparare a ricucire gente.
Lui annuisce. Non sembra convinto.
“Quindi lei non ha avuto questa impressione?”
Solo ricordare la sera della tempesta mi fa sentire stanco, confuso. Ricordo l'acqua e l'odore del sangue e feriti a non finire. Ricordo i miei poteri penosamente inadeguati, come non erano mai stati in vita mia.
“Che i miei poteri servissero a poco? Difficile non averla. Ma gli incantesimi hanno funzionato come dovuto. Eravamo solo troppo pochi, con troppi feriti”
Lui si accarezza ancora i baffi.
“Lei ha mai operato in situazioni di stress del genere, prima d'ora?”
“Ho operato sul campo parecchie volte – anche con ferite peggiori e meno riparo. Ma mai così tanti feriti, per così tanto tempo, senza nessuno che mi desse il cambio”
Il dottore annuisce.
“Curiosamente, sono stati i veterani a riportare la sensazione che la loro magia fosse inefficace, soprattutto dopo la fine della tempesta. Non coloro che, come lei, si sono trovati davanti all'esperienza per la prima volta”
Sorride.
“Difficile non chiedermi, dunque... alcuni dei guaritori hanno interpretato la normale stanchezza come qualcosa di anomalo, oppure davvero qualcosa ostacolava la nostra magia, e chi non ha avuto esperienze sul campo precedenti ha pensato fosse semplice stanchezza?”
“Ma cos'altro potrebbe essere? Interferire con i nostri incantesimi di guarigione immagino sia fattibile, in linea teorica, ma servirebbe un effetto magico globale di vasta scala. Costerebbe un'energia mostruosa, per infliggerci un danno decisamente piccolo”. Cazzo, ho passato troppo tempo con Silvia.
Lui annuisce.
“E questo, Zorzi, è il problema”

***

{Silvia}
Leggo l'elenco delle scorte perse.
Mi spaventa molto più di quello delle vittime.
Non solo per il danno causato, ma per la logica.
Forse sono diventata paranoica, forse ho passato troppo tempo a cercare le azioni di un Nemico misterioso fra montagne di dati. Di sicuro, conosco la tendenza umana a trovare schemi dove non ce ne sono.
Eppure, come è possibile che così tante risorse sensibili si trovassero nelle zone dove le difese magiche hanno ceduto? Come sapevano gli Ala dove concentrare il proprio potere? Non so nemmeno quanto intelligenti siano spiriti di questo genere.
Il cibo è stato largamente la risorsa più colpita. In modo del tutto sproporzionato, nonostante le riserve fossero divise in tutto il campo. Ma guastare il cibo è un potere degli Ala, potrebbero avere modo di percepirlo.
Perché, però, fra le schiere dei fucilieri di Albione sono andati persi quattro dei sei carri che portavano munizioni, mentre solo uno dei cinque che trasportavano ricambi per i cannoni è stato toccato?
Carri contenenti selle, divise, perfino armi, sono stati risparmiati quasi completamente, a danno delle riserve più sensibili – polvere da sparo, cibo, disinfettanti.
E ci sono stati più cedimenti di quelli che avrebbero dovuto. Per diverse delle zone colpite, non è stato possibile determinare a chi spettasse proteggere le scorte. Cattiva organizzazione? Abbonda, in questo esercito. Ma perché la stessa cattiva organizzazione non ci ha fatto perdere risorse meno sensibili?
Sto ancora scorrendo la lista, quando le difese perimetrali mi informano che un mago potente si sta avvicinando alla mia tenda.
Mi concentro per un istante. Luce, molto forte, controllo eccezionale: maga Stival.
Disinserisco gli allarmi con una parola, le permetto di scostare l'entrata della tenda ed entrare senza scoprire le mie misure di difesa della privacy. Alzo lo sguardo, fingendomi sorpresa, nel momento in cui entra in una cascata di capelli neri. Il mezzo chilo di braccialetti che porta al braccio tintinna al gesto brusco. Se cercasse di volare, tutto quel metallo la farebbe schiantare giù in un minuto.
“Buongiorno, maga Stival. A cosa devo tutta questa...”
“Lei è in grado di sostenere un legame telepatico, Corner?”
L'urgenza nel suo tono mi preoccupa. Di norma, Schiavon è quello che sbraita, lei è più per la serafica superiorità.
“Sì. Cosa succede?”
“Le pattuglie di foraggiatori dei Forti dell'Est hanno incontrato resistenza. In seguito agli scontri, hanno dato inizio al saccheggio in almeno due paesi”
Un l'avevo detto io sarebbe davvero poco professionale, immagino.
E vedo le conseguenze fin troppo chiaramente. È come vedere una roccia pericolante, gigantesca, che inizia a muoversi: so benissimo cosa accadrà, e non ho idea di come evitarlo.
“E la nostra posizione?”
Lei sospira.
“Ho contattato Venezia questa mattina. La comunicazione è assurdamente disturbata, ma ho parlato con il Doge e il Savio alle Scritture. Il Maggior Consiglio discuterà la questione, ma per ora i nostri ordini sono di evitare una spaccatura del comando crociato, se possibile, ma evitare a tutti i costi un saccheggio vero e proprio delle campagne”
E come dovremmo decidere quando un esproprio forzato diventa un saccheggio? Dovrei usare il mio saccheggiometro da campo?
“A tutti i costi? Se dovessi usare la magia contro i soldati dell'Est, questa crociata di disgregherà entro una settimana”
Lei annuisce.
“Per cui lei deve fare in modo che la forza non venga usata. Oppure che inizino clamorosamente, indiscutibilmente loro”
“Ma impedendogli di saccheggiare il paese”
“Esatto”
“Ma permettendogli di prendere quel che vogliono dietro equo compenso. Anche se i paesani non vogliono”
“Corner, so bene quanto lei quali sono le difficoltà. Ma i maghi di Amsterdam partiranno fra pochi minuti, e Veneda era furiosa. Stiamo mandando tutti i maghi del Vento possibile. Dobbiamo evitare uno scontro fra forze magiche e soldati dell'est”
Non aggiunge altro, ma sento le parole non dette. Che se non ci fosse di mezzo Amsterdam, se non ci fosse l'ordine diretto del Doge, sarebbe fin troppo facile girarsi dall'altra parte. Che nel rivolgersi a me, sta rinunciando alla possibilità di fingere, dopo, di non avere saputo cosa stesse succedendo.
“Proceda al legame telepatico. Metto la tuta... anzi, parto immediatamente, non può essere lontano”
“Dodici chilometri a sud ovest. Io cercherò di raggiungere Feldwehr, una volta ottenuta la sua approvazione saremo coperti dal punto di vista diplomatico. Ma gli ordini di Venezia sono di evitare un saccheggio. Faccia quel che è necessario”
Annuisco. Odio questo genere di situazione, odio dover agire in fretta, senza informazioni complete, senza il tempo di consultarmi con altri. Odio la telepatia.
Stival chiude gli occhi, luce gialla scorre come un liquido lungo le sue mani, i braccialetti sul suo braccio diventano bianco incandescente. Percepisco la sua presenza nella mia mente, una tensione sottilmente diversa dalla mia, appena percettibile fra i miei pensieri. Potrei scacciarla senza difficoltà, stracciare il filo di magia che ci congiunge, ma mi trattengo. È come cercare di non scacciare un insetto disgustoso che mi striscia sulla pelle.
Esco dalla tenda e spingo l'aria sotto di me, mi sollevo verso l'alto sempre più rapidamente. La mia Scia spazza il terreno, scompiglia i capelli di Stival, quasi butta a terra un soldato di passaggio.
Vedo già altre persone in volo, per la maggior parte maghi in divisa nera. Una è seguita da una scia di fiamme azzurre, e il suo potere è come un vento contro i miei sensi magici.
“Buona fortuna, Corner del Vento. Potrebbe averne bisogno”

***

Sorvolo la campagna, seguendo le indicazioni della maga. Dall'alto, si nota che buona parte di questo territorio è incolto, lasciato alla boscaglia e ai mostri. Percepisco deboli spiriti dei boschi e dell'aria, più di quanti sia normale, e non ci sto nemmeno facendo particolare attenzione. Cosa ne raccoglie così tanti? Non ora. Prima di occuparmi dei mostri che rischiano di sterminare l'umanità, ci sono le cose importanti, come lisciare l'ego dei vari pezzi di questa dannata crociata.
Vedo colonne di fumo in lontananza. Una è nella mia direzione, e Veneda delle fiamme va da quella parte. È sola, gli altri maghi di Amsterdam si sono diretti verso altri paesi. Non che cambi molto. Se si dovesse venire alle mani, non avrei più speranze di fermare lei che l'intero esercito di Amsterdam.
Per essere una maga delle fiamme, è dannatamente veloce. Ma almeno usando il Dominio dell'Aria, riesco a starle dietro. Mi concentro sullo spingermi in avanti, scivolo fra le mutevoli correnti di bassa quota, fiumi d'argento che cambiano continuamente nell'aria. Inizio lentamente a recuperare terreno. Potrei guadagnare quota, in alto i venti sono più costanti, la resistenza dell'aria più bassa. Ma la destinazione è già in vista, perderei più tempo di quanto ne guadagnerei.
“Arriverò al paese più o meno contemporaneamente a Veneda. C'è qualcosa in fiamme, nel paese. Non vedo altro della situazione. Per quando la raggiungerò, sarebbe bene avere un contatto con il Gran Generale Feldwehr”
“Sto facendo tutto il possibile per raggiungerlo, a meno di letterale violenza fisica. E farmi largo vaporizzando le sue guardie del corpo potrebbe essere controproducente”. La voce di Stival è divertita e pacata nella mia testa, ma provo una fitta di irritazione che non credo appartenga a me.
Il paese ora è a sei o sette chilometri di distanza, inizio a distinguere i dettagli. Classico paese di campagna in una zona decentemente civilizzata, un basso muro coperto di difese magiche a circondarlo, una miriade di deboli tracce di magia difensiva dalle case, con una concentrazione più forte sulla chiesa. Le case di legno sono ammassate assieme come per protezione reciproca, con qualche grossa fattoria, dotata di proprie mura, all'esterno del paesino.
E tutto è di fottutissimo legno. Sarà un miracolo se la sola scia di Veneda non lo distruggerà.
Due edifici vanno già a fuoco. Una è una fattoria isolata, uno un edificio ai margini del paese. Il fuoco non ha ancora iniziato a diffondersi, ma se non interverrà qualcuno, entro una mezz'ora il paese sarà un'unica torcia.
Che sta succedendo? Per quale assurdo motivo i soldati dell'Est dovrebbero dare fuoco alle case?
Inizio a distinguere le persone. Ne vedo qualche dozzina lungo le strade che attraversano il paese, chiaramente in fuga.
Nella strada principale, vicino alle case di legno, vedo i soldati dell'Est, facili da riconoscere nell'uniforme marrone corazzata. Sono diverse dozzine, di cui un buon terzo a cavallo, quattro carri trainati da asini li seguono.
Parecchi sono raccolti davanti all'edificio in fiamme. Spero si stiano chiedendo 'come abbiamo fatto a essere così stupidi?'
Ci sono corpi a terra. Non molti, non come dopo una battaglia, ma ci sono una dozzina di cadaveri, la maggior parte lungo la strada di ingresso del paese. Ci sono sacchi pieni di terra e sedie di legno ammucchiati nei due punti dove la strada principale entra nel paese. Tentativi di barricate, immagino. C'è stato uno scontro presso una delle due, altri corpi sono lì.
Sono sempre più vicina. Ora distinguo i soldati dell'Est, vedo un uomo a piedi sfondare a calci la porta di un'abitazione privata, la spada in mano. Ne vedo altri portare sacchi di tela sulle spalle, scaricarli sui carri. Cibo, immagino.
Volo verso di loro, e resisto alla tentazione di solidificare l'aria in una spada, di scendere e fare a pezzi qualcuno.
Davanti a me, grazie al cielo, Veneda inizia a rallentare. Deve essersi resa conto anche lei che non può sorvolare la città sorretta da una Scia di fuoco, non senza fare più danni di qualunque saccheggio.
Sono furiosa con i soldati in verde e marrone. Perché devono fare una cosa del genere? Era ovvio che sarebbe finita così, era ovvio che non sarebbero riusciti ad approvvigionarsi senza combattere. Era ovvio che avrebbero dovuto usare la forza. Ed era ovvio che noi avremmo reagito.
Sono furiosa con gli stupidi abitanti di questo villaggio che invece di prendere i soldi della Crociata hanno combattuto contro militari addestrati. Sorvolo i cadaveri lungo le barricate, e vorrei gridare loro che sono morti per niente, hanno solo creato più guai ad altri.
Sono arrabbiata con Veneda che non sembra stare facendo il minimo tentativo di arrivare a una soluzione diplomatica. Come se tutte le fiamme del mondo potessero salvarci dalla nostra stupidità.
Volo sopra i soldati e rafforzo la mia scia, passando a pochi metri dal suolo, lascio che trascini in aria la polvere della strada sterrata e sferzi gli uomini dell'Est, provo un moto di istintiva soddisfazione quando uno perde l'equilibrio e cade a terra.
Sono furiosa con le Città Magiche, che si girano dall'altra parte quando ogni giorno ragazzini vengono bruciati sul rogo in tutta Europa per il crimine di avere il Talento Magico, si alleano con i Forti dell'Est, e poi si fingono oltraggiate quando i loro soldati fanno quello che fanno sempre. E sono furiosa perché so che non possiamo lasciarli fare, non nel nome di una Crociata di cui facciamo parte, e perché so che una mia mossa sbagliata potrebbe frammentare il comando crociato, mandare in pezzi la speranza di qualche forma di collaborazione fra noi e loro.
Atterro davanti all'edificio in fiamme, davanti a un gruppo di soldati che sembra vagamente in carica. La mia Scia li spinge all'indietro, quasi li getta a terra.
Non so leggere i gradi dell'est. Ma uno dei cinque ha un collo di pelliccia sopra le spalle, e gli altri si girano verso di lui. Deve essere il comandante. A guardarlo, mi chiedo se nell'esercito dell'Est si salga di grado in base alla massa corporea.
“Cosa sta succedendo qui?”, chiedo nel francese più imperioso che mi riesce.
Uno dei soldati solleva un fucile e me lo punta contro, due mettono mano alla spada. Non muovo un muscolo, ma uso i miei poteri per solidificare l'aria all'interno della canna dell'arma, e per avvolgermi in uno strato protettivo. Spara, su. Fallo. Nessuno potrà dire che sia stata colpa mia.
Il loro capo muove una mano, e i soldati paiono rilassarsi.
“Buongiorno, maga dell'Argento. Può dare una mano a spegnere l'incendio? La popolazione locale pare poco intenzionata a collaborare”
Il suo francese corretto ed elegante, nonostante l'accento barbarico, mi sorprende.
“Non siete state voi ad appiccare l'incendio?”
La casa di legno al mio fianco brucia, le fiamme che avvolgono un lato del tetto, escono dalle finestre, nuvole di fumo nero che si riversano nell'aria ogni secondo. È un miracolo che non si sia ancora espanso.
“Si è espanso più di quanto intendessimo”
“E perché l'avete acceso in primo luogo?”
Il soldato sorride. È un bell'uomo, barba e capelli biondi e folti, ma metà dei suoi denti sono d'oro, fatico a non allontanarmi d'istinto.
“Abbiamo combattuto un vampiro. E il nostro Jens si è lasciato un po' scappare la mano”
Indica un altro dei soldati, un ragazzo pallido che evita il mio sguardo. Mi concentro su di lui, e percepisco il debole residuo di incantesimi fissati alla pelle. Un incantatore.
Un vampiro li ha attaccati? Qui? Che senso ha? Sembra una scusa fin troppo trasparente. Eppure, ora che mi concentro, percepisco il potere marcio dei Mostri in questo paese. E una traccia debolissima su uno dei soldati.
Cosa sta succedendo? Cosa devo fare?
Un problema per volta. Sperando che Veneda non cominci troppo presto a bruciare gente a caso.
Mi rivolgo verso la casa in fiamme, muovo le mani a modellare un guscio d'aria che la avvolga completamente. Vuoto.
La pressione spinge indietro i soldati mentre l'aria abbandona la casa in una folata rovente. Dall'esterno, sembra che il fuoco sia scappato a un mio gesto. Stabilizzo il vuoto, e lo lascio lì – facendo tornare immediatamente l'aria, l'incendio potrebbe riaccendersi.
I soldati dell'Est mi guardano a occhi sgranati, uno accenna un segno della croce.
Non so bene quale sia la situazione, ma non si sprecano occasioni di impressionare l'avversario.
E salvare la vita a qualcuno, già che ci sono.
“Tu, soldato. Sei stato morso”, dico indicando l'uomo da cui percepisco la traccia di potere dei mostri. Noto che ha uno straccio insanguinato legato al braccio.
Mi guarda aggrottando le sopracciglia. Il suo capo sbuffa e ringhia qualcosa che suona come Dragan quando parla croato, solo ancora più incazzato.
Il soldato sgrana si porta l'altra mano alla ferita sul braccio, sgrana gli occhi, scuote la testa, risponde rapidamente qualcosa. Dovrei davvero imparare l'Ungaro, o almeno lo Slavo. E il tempo stringe, anche a piedi Veneda ci sta già mettendo più di quanto mi sarei aspettata.
Il comandante traduce ancora.
“Il dannato idiota dice di essere stato morso – cosa che non si era degnato di dire a me – ma che si sente bene”
“Certo che per ora si sente bene. Ma se non si fa vedere da un mago del Sangue entro tre giorni, diventerà un vampiro”
Fantastico. Scendono in guerra contro una Corte Vampirica, e non hanno idea di come affrontare i propri nemici. Prossimo passo, attaccare Praga di notte.
Il comandante abbaia qualcosa al soldato, spero una traduzione accurata, e poi si rivolge a me.
“Devo ringraziarla, maga del Vento”
“Può cominciare spiegandomi che sta succedendo qui. Dovevate requisire, non saccheggiare. Dov'è il vostro ufficiale di grado più alto?”
Sorride.
“Sono io. Capitano Szelan, per servirla. E avremmo evitato il saccheggio più che volentieri, ma la popolazione locale ha resistito. Avevamo l'ordine di requisire almeno cinque tonnellate di cibo da questo paese con tutti i mezzi necessari. Abbiamo tentato di ottenere il cibo pacificamente, ma il borgomastro locale ha... obiettato. Abbiamo quindi dovuto usare la forza”
Suona perfettamente pacato e ragionevole.
“Avete ucciso degli abitanti”
“Capita, facendo una guerra, di uccidere qualcuno”, risponde lui, gradevole.
Inizio a percepire qualcosa di simile a un vento freddo contro i sensi magici. Veneda si sta avvicinando. Mi rimane poco tempo. Dovrei chiedere dei vampiri? Insistere perché depongano le armi? Forse potrei portare la maga di Amsterdam a parlare dei vampiri e guadagnare tempo. O forse... non c'è tempo. Odio, odio prendere decisioni affrettate.
“Il Concilio di Venezia ha deliberato che la Crociata non avrebbe dovuto usare la forza su bersagli civili”
Non una grande argomentazione, ma posso contattare Stival mentre risponde.
“Stival? Qui è un casino. Ma il soldato dell'Est è disposto a discutere. Se ottiene un ordine di cessate il fuoco da Feldwehr, potremmo anche uscirne tutti vivi”
Intanto il soldato ha a annuito, bonario. Uno dei suoi sottoposti si gira verso la strada principale, il fucile di nuovo alzato, e percepisco l'aura di Veneda sempre più vicina.
“Nel momento in cui si oppongono con la forza alle nostre attività, sono combattenti nemici, Corner. Anche io avrei preferito che non si arrivasse allo scontro, ma così è stato”
“Ho finito di terrorizzare un aiutante di campo di Feldwehr. Mi sta portando dal Gran Generale”
“Capitano, ci sono abbastanza villaggi disposti a vendere cibo da rendere superfluo l'uso della forza. Almeno se ci facciamo inviare rifornimenti il più in fretta possibile”
Lui sorride e si inchina leggermente.
“Ho i miei ordini, maga del Vento. Apprezzo il suo supporto con l'incendio. Ma devo requisire la mia quota, e non l'ho ancora raggiunta”
“E io ho l'ordine di proteggere i civili. Ma se dovessi scontrarmi con lei, sarà un disastro per tutti”
Non smette di sorridere, ma vedo che si irrigidisce alle parole scontrarmi con lei. I suoi sottoposti si avvicinano in modo che probabilmente considerano discreto, stringono un po' la presa sulle proprie armi.
“Combattere fra noi è ridicolo, maga di Venezia. Non sarò io a cominciare. Ma nemmeno intendo venire meno al mio dovere. Abbiamo un esercito da sfamare. Spero che si potranno evitare altre violenze, ma...”
“È è lei il comandante di questi uomini?”, chiede Veneda. La magia amplifica la sua voce, copre quella del soldato sebbene sia ancora a una dozzina di metri di distanza. Con la divisa nera e il talismano delle Fiamme che brucia di azzurro sul petto, sembra appena uscita dall'inferno. Giusto quel che ci vuole per discutere con il bigotto di turno.
Lui si volta, porta la mano al fucile, poi si rilassa.
“Sì, sono io. Anche Amsterdam intende impedirmi di eseguire i miei ordini, o una volta tanto possiamo effettivamente collaborare?”
Veneda ci raggiunge. Il suo potere è abbagliante ai sensi magici, mi ritraggo d'istinto. Per stupido che sia, mi trovo a pensare che anche i soldati dovrebbero sentirlo.
“Ho già prestato soccorso ad alcuni vostri soldati in battaglia contro un vampiro. Non percepisco altri pericoli in quest'area. Potete quindi ritirarvi e deporre le armi”
“Come ho già detto alla sua collega, ho l'ordine di requisire almeno dieci tonnellate di cibo da questo paese. Preferirei farlo col vostro aiuto che con la vostra opposizione, ma se necessario combatteremo”
Come no. Combatteremo. Verrete vaporizzati in una frazione di secondo. E la Crociata con voi, in tutta probabilità.
Veneda scuote la testa.
“Il vostro saccheggio è durato a sufficienza. Vi scorterò fino all'accampamento. Potete contestare le mie azioni presso il Gran Generale. Ma verrete con me.”
Davvero, Catania avrebbe dovuto insegnare al mondo a non mandare i maghi delle Fiamme in situazioni dove è richiesta la diplomazia.
“Comandante Veneda, per favore, non peggiori la situazione. Stival dell'Oro ha raggiunto il Gran Generale Feldwehr. Capitano Szelan, accetterebbe un ordine di ritirata proveniente dal Gran Generale?”
L'ufficiale guarda me, poi Veneda. Non sembra arrabbiato, solo calcolatore. Non è un idiota. Poteva andare peggio, immagino. Ora speriamo che l'incomprensibile catena di comando della Crociata lo renda direttamente agli ordini di Feldwehr.
“Seguo gli ordini del Gran Generale Feldwehr come quelli del mio Margravio, per la durata di questa crociata. Esiste un ordine del genere?”
“Non ancora. Ma se siete disposti ad aspettare cinque minuti senza menare le mani, potremmo evitare un inutile scontro”
Veneda mi sorride, e il sorriso non tocca gli occhi.
“Venezia. Diplomatica fino all'ultimo. Posticipare le scelte, lasciarle fare ad altri, vi piace tanto, vero?”
“Comandante, credo che nemmeno lei voglia lo scontro con i soldati dell'Est, se non è necessario. Certo si rende conto che le conseguenze...”
“Conseguenze? Hanno ucciso almeno cinquanta persone, di cui solo la metà alle barricate. Le altre nelle proprie case. Li ho visti entrare, prendere quel che volevano, stuprare una ragazza che si trovava lì e uccidere il marito che si è opposto. Solo mentre passavo io, solo in questo paese. Se voglio lo scontro? Voglio ucciderli tutti, qui e ora, maga Corner, e posso farlo. Nel nome delle conseguenze, ho offerto loro la possibilità di arrendersi. Ma se non deporranno le armi immediatamente, moriranno tutti”
Lo dice con calma, scandendo le parole nel suo francese orrendamente maltrattato. E capisco che è la rabbia a tenere su livelli così alti i suoi poteri, che è a un soffio di distanza dal chiamare le Fiamme e disintegrare i soldati dell'Est.
“Stival, mi dica che abbiamo l'ordine di Feldwehr”
“Sono con lui. Sembra intenzionato. Ma prima vuole ascoltare il comando dei forti dell'Est. Ci vorrà ancora qualche minuto, perfino nel migliore dei casi”
Il Capitano guarda Veneda, serra le labbra, e so che la situazione sta per sfuggirmi di mano.
“Capitano, quel che dice la maga di Amsterdam è vero?”, chiedo. E so che lo è, e sono furiosa per dover difendere quest'uomo, furiosa perché la sua ragionevolezza mi ha fatto pensare che fosse anche una brava persona. E probabilmente lo è, per i suoi criteri.
Lui annuisce.
“Non ho assistito di persona agli eventi. E l'avrei personalmente evitato se fossi stato presente. Ma una volta dichiarata ostile la città, questo è un saccheggio. I soldati sono liberi di prendere ciò che desiderano, ed eliminare chiunque si opponga. Sono spiacente, Veneda di Amsterdam, che questo offenda la sua sensibilità. Ma questa è una guerra, non un pic nic nel bosco. Lo sapevate, e sapevate con chi vi stavate alleando”
Veneda si volta verso di me, poi ancora verso il soldato. Il debole Incantatore fa un passo avanti, si porta fra il suo comandante e la maga dell'Oro. Utile come un'armatura di carta velina.
Prendo fiato. Non ho tempo di calcolare, di pensare tutte le conseguenze. Posso solo sperare che le cose non finiscano troppo male.
Annuisco in modo più affettato possibile.
“Ho ricevuto notizia dal campo base che il Gran Generale Feldwehr le dà ordine di interrompere il saccheggio e tornare indietro. Ordine trasmesso e testimoniato da Maga Stival dell'Oro”
Il soldato si ferma. Non distoglie gli occhi dalla maga.
Parlo ancora.
“Non c'è più nessun motivo di combattere. Se volete ammazzarvi comunque, fate pure. Ma non dite che è il vostro dovere. E non trascinate in mezzo tutto il resto della Crociata, gentilmente”
Sperando che Veneda sia partita di fretta e non abbia una propria linea di comunicazione con l'accampamento. Sperando che Feldwehr dia davvero quell'ordine, e abbastanza in fretta da coprire la mia menzogna.
Sperando che io stia facendo la cosa giusta. Cercando di non pensare a persone innocenti uccise e stuprate, probabilmente mentre parlavamo.
Veneda si volta verso di me. Sorride, ora.
“Lei mente, vero? Ben giocata, maga Corner”
La Maga dell'Oro si gira lentamente, si allontana dal Capitano. Lui sembra sgonfiarsi, e appena smette di irrigidirsi noto che gli tremano le mani.
Almeno per oggi, il disastro è evitato.

***

{Alvise}
“Quindi la fine del mondo è schivata anche per oggi?”
“Almeno la dissoluzione della crociata”, risponde Silvia.
“Falsificare ordini lungo di comando è roba seria, Silvia. Potevi provocare un brutto guaio”, dice Dragan. Poi fa un gesto, e il fuocherello appena appiccato davanti a noi avvampa a un metro e mezzo d'altezza. Mi avvicino un po'. Potrei regolare la temperatura corporea con la magia, ma la sera è fresca, e mi piace la sensazione delle mani che si scaldano al fuoco.
“Non più brutto di quel che avrebbe causato Veneda dando fuoco ai soldati dell'Est”
Dragan non risponde, ha un'espressione corrucciata. Sta più vicino al fuoco di quanto una persona normale considererebbe tollerabile, la sua figura in controluce ha un che di demoniaco.
“Hanno ucciso civili senza reale ragione” dice dopo un po', e le fiamme alle sue spalle avvampano appena un po' più forte.
Silvia alza finalmente lo sguardo dal rapporto dattiloscritto. Dio, dobbiamo litigare perfino tra noi? Noi membri della Crociata. E noi tre.
“E infatti Feldwehr li ha richiamati. E certo non mi ha fatto piacere. Ma è una guerra, Dragan. Ci sono incidenti. Non possiamo iniziare a combatterci a vicenda ogni volta che succede”
Il ragazzo annuisce lentamente, sembra abbia appena mangiato un limone spremuto. Mi auguro che né lui né io ci troviamo mai in situazioni simili.
“I vampiri c'erano davvero?”, chiedo. Più nella speranza che cambino argomento che altro.
Silvia annuisce.
“Un soldato dell'Est è effettivamente stato morso. E Veneda ha detto di avere incontrato un vampiro minore”
“Cosa ci facevano? Che vuole Nezwal da un paese del cavolo?”, chiedo.
“Non lo so. Non è detto che fossero suoi sottoposti. Due vampiri minori, in una cittadina dell'Est, non sono poi una cosa straordinaria”
Dragan sbuffa. “E se ne sarebbero rimasti là, con un esercito crociato in arrivo?”
“Non riesco a immaginare altre possibilità. Se intendevano sabotare le nostre linee di rifornimento, hanno palesemente fallito – e non vedo come avrebbero potuto avere successo. Penserei a spie, ma si sono fatti individuare troppo facilmente. Chiunque li avrebbe avvertiti, in questo campo”
Silenzio.
“L'intera faccenda mi piace sempre meno”, dice Dragan.
Silvia annuisce.
“La situazione è decisamente... non ottimale. Ma per oggi il disastro è evitato. Presto arriveremo alla parte in cui puoi bruciare qualche cattivo”

Conseguenze by Selerian
Author's Notes:
E si torna alla dannatissima linea narrativa di Veronika, che probabilmente eliminerò in fase di correzione. Spero non vi uccida di noia. Buona lettura!

Conseguenza

ugh, cancellata per sbaglio e non me la ricordo. Ci penserò.
Io


“Papà, c'è qualcuno alla porta”, grido nella direzione generica delle scale.
“Vado io, vado io. Tu preparati a servire birre col tuo miglior sorriso da guerra. Anche perché non abbiamo molto altro da servire”
Papà torna su dalle scale con una cassa di frutta fra le braccia, la poggia pesantemente a terra. Fa una smorfia e si porta le mani alla schiena, poi cammina verso la porta. Di solito non ci aspettiamo clienti prima del tardo pomeriggio. Ma ci sono viaggiatori per strada a tutte le ore, in questi giorni.
Un istante prima che raggiunga la porta, questa si spalanca con violenza, la serratura che si spezza in uno schiocco secco. La porta si schianta contro la parete con tanta forza da farla tremare.
Due uomini fanno il loro ingresso, entrambi sui venticinque anni, massicci, in uniforme verde e marrone.
Mi sfugge uno squittio. Quello davanti imbraccia un gigantesco fucile e lo punta verso mio padre. Che sta succedendo? Cosa vogliono da noi? Oddio, cosa faranno a papà? Papà per favore proteggimi.
Lo penso e mi fa ridere. Cosa dovrebbe fare mio padre, grosso la metà di loro e disarmato? Non lo so, non mi importa, basta che mi protegga.
“I signori desiderano?”, chiede mio padre, affabile come sarebbe verso qualunque cliente. Arretra leggermente verso il bancone dietro cui mi trovo io, si tiene fra me e i soldati.
Dovrei nascondermi, dovrei andarmene, ma non voglio muovermi, qualcosa mi dice che se mi muoverò si accorgeranno di me e... non voglio muovermi non voglio muovermi.
“Tutto quello che hai. Cibo, e soldi”
Mio padre annuisce lentamente.
“Naturalmente. Il cibo si trova al piano di sotto, nella dispensa. Tengo la cassaforte dietro il bancone. Posso chiedere per ordine di chi vengono requisiti?”
È matto? Non solo ha mentito, dietro il bancone teniamo solo gli incassi di qualche giorno, ma si mette anche a fare domande all'uomo col fucile.
L'uomo col fucile fa una smorfia, la sua mano armata sembra muoversi per un istante, poi sbuffa e si rilassa, abbassa di una frazione il fucile.
“Almeno qualcuno che pensa qui. Stiamo riquisendo la merce per ordine del Capitano Vanovsky, su incarico del Comando Crociato. Quel coglione del tuo sindaco ha deciso di combattere, invece di darci il cibo e prendersi i soldi. Quindi dacci quel che vogliamo e non rompere”
Mio padre annuisce, come se avesse detto la cosa più normale del mondo. Ora ha le spalle contro il bancone. E il suo braccio sinistro potrebbe arrivare facilmente alla balestra, carica, che tiene su un ripiano invisibile da dove sono loro. Ma non lo farà, vero? Sarebbe idiozia. Per favore non farlo.
Ma vogliono prendere il nostro cibo e i nostri soldi. Come si permettono? Forse dovremmo. Forse dovrei prendere io la balestra e ucciderli. O almeno protestare. Ma non riesco a muovermi, sono paralizzata dalla paura come uno stupido coniglio, come le principesse delle fiabe che aspettano che qualcuno venga a salvarle. Samuel. Come sta Samuel? Ci sono soldati anche in tipografia? Ora che ci faccio caso, sento rumori provenire da fuori. Grida. Persone che litigano, oggetti che si rompono.
“Non c'è problema. Il cibo è tutto di sotto. Ora prendo gli incassi...”
“No. Tu stai fermo lì. La ragazza lì dietro prende i soldi”, dice il soldato. E il suo tono cambia, mi guarda con un sorriso rivoltante.
“Veronika, gentilmente, prendi gli incassi”
“E portameli qui. Io e te giochiamo un po' mentre il papà carica il cibo sul carro”, aggiunge il soldato.
Impiego un istante a capire. Non riesco a respirare, cerco di prendere fiato per insultarlo, per implorare, e non ci riesco, e non può essere, sta succedendo tutto così in fretta...
“No. Prendi quel che vuoi da questa casa, ma non toccare mia figlia”, risponde mio padre. Sorride, ha un tono ragionevole, accomodante.
“Oppure? Cosa pensi di...”
Il soldato non fa in tempo a finire la frase. Il braccio di papà scatta, afferra la balestra, si getta di lato e spara.
“Giù!”, grida. Ma io non riesco a muovermi. Un'esplosione assordante, il legno alle mia spalle che esplode in un milione di frammenti.
Un grido di dolore e paura. Il grosso soldato col fucile viene spinto di lato, come da un forte pugno. Rosso scuro che si allarga sul petto della sua uniforme. Espressione stupita, un dardo metallico gli trapassa il corpo.
Grido, e sento a malapena la mia voce, le orecchie che mi rimbombano dopo lo sparo. Non voglio vedere ma non riesco a chiudere gli occhi. L'altro soldato guarda il compagno morente, confuso, poi si gira verso papà, solleva il fucile. Papà gli scaglia contro la balestra, lo colpisce in faccia, lui annaspa all'indietro. Un'altra esplosione, schegge di legno che esplodono dal soffitto. Il fumo si spande nella stanza, c'è l'odore pungente della polvere da sparo.
“Veronika, via!”, ordina papà. Afferra una bottiglia di birra, la scaglia contro il soldato. Rumore di vetri infranti, ma questa volta manca il bersaglio, si è rotta a terra.
Il soldato superstite si volta verso di lui, e so che dovrei scappare, che dovrei fare qualcosa, ma no, papà risolverà tutto, papà risolve sempre tutto, ha appena ucciso da solo un soldato dell'Est che gli puntava il fucile, tipregotiprego se ci sei...
Il soldato scatta, veloce, assurdamente veloce, verso papà, il fucile che cade a terra. Ha un lungo coltello fra le mani.
Un breve grido, sangue che schizza dalla gola di papà, il soldato si muove ancora, sangue che schizza dal petto - no ti prego, ti prego non può essere vero.
Un solo istante, e papà si affloscia a terra come un sacco vuoto, il soldato davanti a lui sporco di sangue, quello che papà ha spruzzato dalla gola e quello che gli gocciola lungo la fronte, la ferita provocata dalla balestra.
Non può essere successo. Ora si alzerà, papà si alza sempre, è uno dei suoi stupidi scherzi, è un suo piano, ora appena il soldato gli dà le spalle...
Il soldato ha il respiro affannoso, mi guarda e sorride con un sorriso troppo largo, una rivolo di sangue che gli scende all'angolo della bocca. Ti prego ti prego qualcuno mi aiuti. Papà si deve rialzare. Samuel, Samuel mi aiuterà. O il vampiro dell'altra volta. Mi aiuteranno. Devono. Non può succedere, non può...
Il soldato aggira il bancone, lascia cadere il coltello, il coltello dalla lama insanguinata.
“Vuoi fare la brava o finire come papà?”
Papà. Finito.
Non mi aiuterà.
Nessuno mi aiuterà.
Il soldato si avvicina, ho le spalle al muro. Come ho fatto a essere così stupida? Perché non sono scappata? Perché ho fatto come la principessa delle fiabe?
Fa un altro passo, armeggia con la fibbia della cintura, e sento l'odore di vino nel suo alito. Faccio un passo indietro, e non c'è più dove indietreggiare, ancora un passo e mi avrà raggiunto, e...
Fanculo. Io non sono la principessa delle fiabe.
E lui ha ucciso mio padre.
La rabbia cancella tutto il resto, afferro un coltello. Non è quello affilatissimo con cui tagliamo la carne, in cucina, è uno che diamo ai clienti.
Ma lui non se l'aspetta, sta armeggiando con la fibbia, ha messo giù la propria arma e io voglio che muoia che MUOIA.
Prendo il coltello con entrambe le mani e lo sollevo, lo spingo verso la sua gola, colpisco con tutta la mia forza. Sento resistenza, ma lo odio, voglio che muoia, e spingo più che posso, e sangue zampilla come zampillava da papà poco fa.
Dovrei fare come lui, estrarlo e pugnalarlo ancora, ma non ci riesco, è incastrato, mi limito a rigirarlo, a muoverlo, la ferita si allarga. Dio quanto sangue esce, sangue caldo mi finisce sul viso, mi sporca la camicia. Mi sembra che duri per sempre, ore e ore passate a muovere quel coltello, nel tempo in cui lui riesce solo a emettere un grido strozzato, portarsi una mano alla gola, e finalmente, finalmente, cadere.
Si agita ancora per pochi secondi, il sangue che si allarga attorno a lui in una pozza, in un lago.
“Papà!”, grido. Magari si può fare qualcosa. Sono brava con la magia di guarigione. Magari ha delle ultime parole. Magari... magari stava solo facendo finta...
Corro attorno al bancone, calpesto il sangue del soldato che ho ucciso, raggiungo papà, e c'è così tanto sangue, solo ora mi accorgo dell'odore, sembra riempire l'intero mondo come fa a esserci tutto sangue in una persona.
“Papà, per favore...”
Lo guardo, e so subito che non sta fingendo, che nessuna guarigione servirà più a niente. Ha gli occhi aperti e vitrei, la gola completamente squarciata, una ferita orrenda, letteralmente piena di sangue, al posto del cuore.
“Papà!”, grido, e vorrei abbracciarlo, ma fa troppo schifo, tutto quel sangue, la carne macellata, non so cosa fare, mi siedo con le spalle contro il bancone, il sangue di papà che mi inzuppa la camicia, chiudo gli occhi e piango, come la stupida principessa che aspetta che la vengano a salvare.

***

“Veronika?”
La voce sembra arrivare da una grande distanza.
“Veronika? Stai bene? Dio santo, cosa è successo?”
Cosa è successo?
Che un uomo ha ucciso mio padre. E io ho ucciso lui.
“Veronika? Sei ferita?”
La voce di Samuel scivola nel falsetto.
Le sue mani sulle spalle, mi scuote dolcemente.
“Veronika?”, sento che sta per piangere. La sua voce mi sembra arrivare da una grande distanza.
Apro gli occhi.
“Papà...”
“Cosa è successo? Sta bene?”
Mi prende in giro? Ma no, ovviamente no. È entrato, e ha visto solo cadaveri a terra. Con tutto quel sangue, non è poi tanto riconoscibile.
Indico papà... no, il corpo di papà, al mio fianco.
Samuel si volta, dopo un istante sgrana gli occhi.
Si piega a metà, una mano alla bocca, e poi vomita. Il liquido si mescola al sangue a terra, l'odore di succhi gastrici a quello del ferro.
“Cosa... cosa...”
Apro la bocca, cerco di spiegare, di dire qualcosa, ma ho la gola bloccata.
Samuel si rimette in piedi, le gambe che gli tremano. Respira a fondo, più di una volta.
Mi si avvicina, mi tira gentilmente per le braccia. Mi alzo. So che sono nella realtà. So che sono sveglia. Ma le cose non sembrano reali, è tutto confuso, ovattato.
“Vieni fuori. Non c'è più pericolo. Almeno nell'immediato. Vieni”

***

Sembra quasi tutto a posto, in giardino.
Vedo fumo che si alza verso il centro del paese. C'è un corpo per strada – un corpo in uniforme. Ma le case più vicine alla nostra, le prime del paese, sono intatte. È una bella giornata, sole tiepido e cielo azzurro. Gli uccellini cantano. Voglio dire, gli uccellini cantano.
Non è una giornata per saccheggi e massacri.
Mi sento ancora più straniata. Non può essere successo davvero. Guardo la taverna. Sì, la porta è strappata. Ma il resto è tutto normale. Papà non può essere lì dentro, morto. Voglio dire, i fiori sono ancora tutti al loro posto, le finestre sono tutte intatte, le cose non potrebbero essere così normali se papà fosse morto.
Bisognerà riparare la porta, però. Quella si è rotta davvero. Forse è solo uscita dai cardini? Potrei ripararla anche io.
E l'erba è da tagliare. Sì, è davvero ora di tagliarla. Come dice sempre papà, i clienti non si fermeranno da noi se sembra l'antro di una strega. È una bella giornata. Potrei strappare le erbacce.
“Veronika, mi senti?”
Samuel sembra preoccupato per me. Ma no, è una bella giornata. La taverna è tutta intera. Perché dovrebbe essere preoccupato?
“Veronika, per favore”. Sembra spaventato, mi stringe un braccio.
Vorrei chiedergli cosa c'è che non va. Ma è strano, non riesco a parlare. Però è una bella giornata.
Non voglio entrare. Perché... perché è meglio stare fuori.
“Veronika, dobbiamo andarcene. Potrebbero tornare. Tutto l'Esercito Crociato potrebbe tornare”. Samuel è così piagnucoloso. Così infantile.
Mi abbasso sul vialetto che porta dal cancello alla taverna. Erbacce sono cresciute nello spazio fra le pietre. Si vede che è primavera. Di norma metto i guanti per strapparle. Ma non voglio entrare. Perché è una bella giornata. Mi abbasso, inizio a strappare erbacce.
“Veronika, che cavolo fai? Hai preso un colpo in testa?”
Afferro la gramigna vicino alla radice, e tiro, e fa resistenza, come... come... no, non è importante. La cosa importante è strappare le erbacce. Tiro, e viene via assieme a una zolla di terra. La getto via, in mezzo al prato, e passo all'erbaccia successiva.
Samuel, vicino a me, si abbassa e inizia a sua volta a strappare. Mi guarda, e sta piangendo. Che stupido. Però è gentile. È proprio gentile.
Mi abbasso, strappo l'erbaccia, la getto via, mi sposto. Ancora, e ancora. Presto le mani mi prudono e sono sporche di terra. Mi trovo sudata. Ma bisogna pulire il vialetto. Gli ospiti devono vedere la taverna ordinata. Ed è una bella giornata per lavorare. Samuel mi aiuta, anche se lavora già tanto in tipografia. Continua a guardarmi in modo strano.
C'è un'erbaccia che resiste più delle altre. La tiro, e non riesco a toglierla, e non sto più tirando un'erbaccia, un'immagine vivida, più di un normale ricordo, di io che affondo un coltello nella gola di un uomo.
Mi alzo in piedi, e scoppio a piangere. Samuel mi abbraccia.
“Tutto bene, Veronika. Andrà tutto bene. Te lo prometto”. Suona come un bambino spaventato.
E so che non è un sogno, e che non c'è niente che vada bene, e che dobbiamo andarcene in fretta.

***

“Dobbiamo andarcene”, dice Samuel, senza smettere di abbracciarmi.
“Che cazzo è successo? Cosa volevano da noi?”
Guardo lo spiazzo di terra smossa dove ho seppellito mio padre. Il terreno è morbido, e Samuel mi ha aiutato dopo che è tornato dal Municipio. Anche così, è stato faticoso, assurdamente faticoso.
E ora che non ho più la fatica a distrarmi, la mia mente continua a scivolare. È come stare in equilibrio sul ghiaccio, posso farlo per qualche secondo, posso concentrarmi su altro, ma poi torno sempre a pensare, ripenso a un coltello, a...
“Sono venuti i Crociati a richiedere provviste per l'esercito. Intendevano pagare, ma non lasciarci scelta. Qualche idiota guidato da quel coglione di Falkberg ha pensato bene di opporre resistenza. Risultato, hanno deciso di saccheggiare tutto”
“E perché se ne sono andati? Hai detto che se ne sono andati, no?”
“Sì. Li ho visti marciare via. Non è chiaro. Pare... pare ci sia stato qualche problema con i Maghi. Nessuno ha capito bene”, dice con voce sottile. Sembra sentirsi in colpa. Come se la sua curiosità compulsiva verso i Crociati li avesse attirati qui.
Maghi. Soldati dell'Est. Sono le cose di cui si legge nei giornali, su cui si raccontano le storie. Non quelle che ti trovi nella Taverna.
“Che facciamo?”, chiedo. Una parte di me vorrebbe prendermi a schiaffi per la mia inutilità. Ma non riesco a concentrarmi, non voglio pensare a cosa fare. Per una volta voglio solo che qualcuno mi porti via, al sicuro.
“Non credo che possiamo rimanere qui”
“Perché?”
“Veronika... hai ucciso un soldato dell'Est. I Consiglieri erano nel panico, parlavano già di consegnare ai Crociati chi ha resistito. E anche non lo facessero loro, anche i soldati dell'Est non tornino...” scuote la testa “Cosa potremmo fare qui? Il tipografo ha detto che chiude tutto finché non passa la tormenta, non vuole rischiare che qualcuno gli sfasci le macchine. Pensi davvero di poter gestire la Taverna da sola? Buona parte degli amici di tuo padre sono andati a Monaco”
E so che è vero. Al momento mi setto fin troppo consapevole di essere una ragazza di quattordici anni, e di essere riuscita a difendermi una volta per puro miracolo. Ma non posso lasciare la Locanda, no?
“Dobbiamo raggiungere mia sorella e mio fratello a Monaco. Devo... avvertirli. E mio zio può prendersi carico della Locanda, quando la situazione si sarà calmata”
“Veronika, c'è l'esercito Crociato fra noi e Monaco”, dice Samuel, gentilmente. Mi abbraccia, mi accarezza i capelli. Puzza di sudore e di grasso per macchine.
“E allora dimmi tu cosa dobbiamo fare, porca miseria!”, dico. La voce mi esce isterica. Cerco di calmarmi, ma mi tremano le mani, e la mia mente continua a scivolare, continuo a vedere il soldato che pugnala papà.
“Credo... credo che dobbiamo andare a Brno. Tu hai abbastanza soldi, da lì possiamo trovare una carovana sicura che faccia il giro verso Monaco. E poi è dalla parte opposta rispetto all'Esercito Crociato”
“Ma potrebbero passare di lì anche loro. Potrebbero attaccare Brno!”
“Un esercito si muove lentissimo. Ce ne saremo andati da settimane. Saremo al sicuro. Ho anche uno zio a Brno, ci saprà aiutare”
Cerco di pensare se sia una buona idea, cerco di riflettere, ma non ci riesco, è come se avessi il cervello pieno di melassa.
“Ok. Partiamo oggi?”
Lui guarda il sole.
“Anche facendo i bagagli – e portiamoci dietro il meno possibile, è lunga – abbiamo tutto il tempo di raggiungere il Ricovero più vicino. E non credo sia una buona idea stare qui più del dovuto. Forza, ti aiuto a prendere le tue cose”

***

“Il Ricovero! Ci siamo!”, dice Samuel, entusiasta.
“E' almeno la terza volta che lo vedi”
“No, questa volta sono sicuro!”, assicura, puntando in avanti con l'indice.
Ed è vero, oltre la curva sembra anche a me di scorgere una costruzione di pietra bianca. Finalmente. Sono cinque o sei ore che camminiamo, e iniziavo ad avere paura di non arrivarci prima di sera.
Camminare mi ha schiarito la mente, se non altro. Mi sembra di pensare in modo più lucido. Strade da fare, denaro da gestire, trovare luoghi dove dormire. Il resto, il motivo per cui sono su questa strada, posso rinviarlo al futuro, a quando saremo al sicuro a Brno.
Ci avviciniamo. Le dimensioni del Ricovero rendono ingannevoli le distanze: non è una casetta vicina ma un grosso edificio squadrato, in grado di ospitare un centinaio di persone, ancora piuttosto lontano. C'è poca gente per strada, in questi giorni, la vicinanza della Crociata deve avere scoraggiato tutti dal muoversi – abbiamo superato solo un carro e una dozzina di persone a piedi, fino a qui.
“Mi stanno cadendo a pezzi i piedi”, si lamenta Samuel.
“Ma se saranno sei ore al massimo che camminiamo”
“Ehi, sono abituato a camminare al massimo dalla tipografia alla birreria a casa tua”
“E la prima volta che sei venuto in paese?”
“Ero giovane e forte, all'epoca. La tipografia mi ha rammollito”
Sorrido. Nel momento in cui lo faccio mi sento in colpa – come faccio a sorridere, in una situazione del genere? Ma no. Non posso passare il tempo del viaggio a tormentarmi. Devo pensare ad altro. Blocco il pensiero di mio padre, cerco di richiuderlo in una scatola fino a quando raggiungerò Brno.
“Ehi, ti sembra che sia tutto a posto nel Ricovero?”, chiedo.
Avvicinandomi, vedo che ci sono alcune finestre rotte. La porta è semiaperta.
“Il Sigillo è a posto?”, chiede Samuel, strizzando gli occhi.
Devo avvicinarmi ancora un po', fino a distinguere chiaramente la croce di malta, in rosso, sopra la porta.
Il simbolo è diviso a metà, come ci fosse una crepa proprio lì nella muratura.
“Cazzo. No. Integrità violata”
Rimaniamo fermi per qualche secondo. Un Ricovero violato. L'idea stessa mi sembra ridicola. A volte si legge sui giornali di Ricoveri violati, ma è raro, è qualcosa che riguarda altri, come... come i maghi. E gli eserciti dell'Est.
“Credi sia una coincidenza?”, chiede Samuel.
“Mi sembra strano. Voglio dire, non ricordo che questo Ricovero sia mai stato violato prima. Ma non riesco a immaginare perché i Crociati dovrebbero prendere d'assalto i Ricoveri”
“E anche lo facessero, la presenza di soldati umani non sarebbe una Violazione”, dice Samuel.
“Forse l'ha fatto un mago?”
Lui scuote la testa.
“No. I Ricoveri non fanno niente contro la magia umana. Almeno quelli dei Cavalieri di San Giorgio. Deve esserci entrato un mostro, perché risulti violato”
Lo dice guardando da un'altra parte, con la particolare espressione di imbarazzo che ha quando parla di magia. Ma è fin troppo competente in proposito – almeno finché non si tratta di fare anche il più semplice dei Rituali.
“Quindi un mostro è stato lì dentro. Di recente”
Devo trattenermi dallo scappare. Non ho incontrato molti mostri, in vita mia. Lo spirito Vila che si era fatto passare per Samuel poco tempo fa è l'unico che sia andato seriamente vicino a farmi del male. Ma li ho visti molte volte, sagome indistinte con occhi che brillano nel buio, fuori dalla fattoria. Hanno ucciso persone che ho conosciuto, sono stati lo spauracchio di tutta la mia vita.
E ora sono qui, o ci sono stati di recente. E io sono difesa solo dai deboli rituali protettivi dei miei vestiti e quelli incisi sulle pietre della strada. A malapena abbastanza per tenere lontana una salamandra.
“Forse i sigilli di alcune stanze sono ancora intatti”, dice Samuel.
“Vuoi entrare?”
“L'alternativa è chiedere ospitalità in un paese. E non credo siano i tempi più adatti per riuscirci. Qualunque cosa sia stata, non ha motivo per tornarci a breve”
“A parte mangiare noi”, faccio notare.
“Non so se troveremo un altro Ricovero, a piedi. Diamo un'occhiata, o tentiamo la sorte col paese?”
Faccio per rispondere paese, ma ci ripenso. Dei tre paesi che abbiamo incontrato, da due si alzavano pennacchi di fumo, e il terzo aveva carri rovesciati lungo la strada principale. I paesi non sono sicuri, non con una guerra in corso.
“Ok, diamo un'occhiata. Ma facendo attenzione”
Non c'è ragione per cui il mostro dovrebbe essere ancora lì, sarebbe quasi assurdo. Il Sigillo rotto ci dice solo che un mostro è entrato, probabilmente da diversi giorni. Anche posto che sia riuscito a uccidere i Cavalieri, non è detto che abbia sfondato le difese di ogni singola stanza.
Eppure il cuore mi batte sempre più forte, devo forzarmi a fare ogni singolo passo, a camminare verso l'edificio di pietra bianca.
Per terra, su mattoni più piccoli e chiari del lastricato della strada, vedo incisi i simboli spigolosi dei rituali protettivi. Di giorno è difficile dire se siano attivi, ma passandoci sopra non sento il debole pizzicore che associo alla magia. Queste difese sono state spezzate.
Cosa può averlo fatto? Posto che i Cavalieri fossero dentro, deve essersi trattato di un Mostro davvero potente. Uno degli spiriti Ala che abbiamo visto radunarsi per combattere i maghi? Un branco di lupi mannari che si è spinto fino a qui? O qualcuno dei Mostri di cui si parla sottovoce attorno a un fuoco - gli Abitatori dell'Oscurità, gli Zduach?
Non ci sono segni di lotta, all'esterno, solo la porta mezzo aperta, coperta di simboli. Forse i Cavalieri non c'erano, se n'erano andati per qualche motivo, e i mostri ne hanno approfittato. Altrimenti sarebbero usciti ad affrontarlo, no?
Sono ancora a qualche passo dalla porta, quando inizio a sentire l'odore del sangue.
Il flashback arriva con un'intensità spaventosa, per un istante penso di essere ancora nella Taverna, seduta a terra, il sangue di mio padre sparso per terra.
Rimango ferma, paralizzata dall'orrore, ma Samuel non deve avere sentito niente, perché mi guarda per un istante, mi fa l'occhiolino, e prima che possa fermarlo avanza e apre la porta.
Si blocca, vedo il colore che gli defluisce dal volto. Apre la bocca, la copre con una mano, non capisco se stesse per vomitare o per gridare. Rimane lì, bloccato a sua volta, fermo davanti alla porta.
Non so cosa abbia visto, ma so che dobbiamo andarcene. Corro in avanti, afferro il ragazzo per un polso, lo trascino via, lungo la strada, lontano dal Ricovero violato.
Non so perché guardo dentro. So che è stupido, rischio di trovarmi bloccata anche io come lui, ma non resisto dallo sbirciare, come quando si tocca una ferita per scoprire quanto fa male.
Ho solo un istante per vedere all'interno del Ricovero.
A terra ci sono mucchi di armi e mantelli bianchi.
I cadaveri sono appesi al soffitto, nudi e squartati come maiali in una macelleria, il sangue che continua a gocciolare in un lago che si raccoglie a terra.
E sotto di loro c'è un uomo, vestito di verde, che galleggia a mezz'aria, le gambe incrociate. Ha gli occhi chiusi e la bocca aperta, sembra stia pregando, o recitando una litania.
Ha denti affilati, sporgenti, e macchiati di rosso.

***

“Hai visto?”, chiede Samuel. Ha il fiatone e le guance rosse, è seduto al fianco della strada, esausto, vicino a me.
“Sì. Ho guardato dentro passando”
Non vedo più il Ricovero, guardando indietro.
“Era un vampiro! Un fottuto vampiro!”
“E anche uno potente, se è riuscito a superare le difese e uccidere i Cavalieri”
L'immagine dei cadaveri squartati si confonde con quella di mio padre, a terra. Mi sento stranamente distaccata. Devo avere saturato la mia capacità di provare orrore, per oggi.
“Un vampiro così potente deve essere stato inviato da Nezwal. O almeno avere la sua approvazione”, dico.
“Ma non ha senso. Perché Nezwal dovrebbe provocare i Cavalieri di San Giorgio? Perché dovrebbe complicare il viaggio nei suoi domini?”, risponde Samuel. Suona piagnucoloso.
Nezwal. I maghi. La Crociata.
Come abbiamo fatto a finire in mezzo a cose del genere?
E come possiamo pensare di capire le loro azioni? Siamo come formiche che si muovono su una scacchiera.
“Non ne ho idea. Ma per oggi dobbiamo raggiungere un rifugio”. Il Sole è già pericolosamente basso all'orizzonte.
“Credo ce ne sia un altro all'incrocio con la strada per Zernov”, dice Samuel. Non sembra affatto convinto. È una vita che sento viaggiatori parlare dei Ricoveri lungo la strada, ma non li ho mai ascoltati davvero.
“Ci arriviamo prima che tramonti il Sole?”
“Credo di sì. Se troviamo prima un villaggio possiamo vedere se c'è una locanda, o chiedere ospitalità. Ormai ci siamo allontanati un minimo dall'esercito crociato”
“Meglio che ci sbrighiamo, in ogni caso”

***

Il piccolo Ricovero non ha la croce di Malta, ma i colori di Nezwal.
Abbiamo superato due villaggi. Uno era letteralmente in fiamme, l'altro era una cittadina più grande, con mura di legno. Erano chiuse, e dubito ci avrebbero lasciati entrare.
Ci sono altri fuggiaschi come noi, lungo la strada, ora. Abbiamo parlato con qualcuno. Alcuni dicono che sono stati i soldati dell'Est, altri i vampiri. Notizie ancora più confuse arrivano dal resto della regione – ho già incontrato due giornalisti, entrambi a cavallo. Uno chiedeva se avessimo visto una maga avvolta di fiamme blu entrare in un paese.
Cosa sta succedendo? Perché la Crociata ci sta saccheggiando? Avevano detto che non avrebbero attaccato i civili!
Penserei che la parte sui Vampiri sia un'esagerazione, ma ho visto il Ricovero. L'ho detto al giornalista, ma non penso mi abbia creduto.
Se non altro, questo Ricovero sembra intatto – percepisco il lieve pizzicore che associo a una difesa magica attiva. C'è un soldato di guardia alla porta, ne vedo altri più all'interno, giocano a carte nella guardiola.
“Saluti, ragazzi. Vi avverto, si sta stretti. Saremmo al completo, ma cercherò di non cacciare nessuno”
“Mi basta un tetto sopra la testa e delle difese”, dico.
Lui annuisce. Mi guarda qualche istante, e sorride.
“Un Denaro e vi prendo entrambi”
“Che cosa?”, chiedo. Cento Corone. Nemmeno la stanza più costosa della Locanda costa così tanto.
Il soldato sorride, si stringe nelle spalle.
“Questo è il prezzo”
“Ma non ce li ho!”
“Bel tentativo, giovane. Ma lo vedo come sei vestita. Devo perquisirti?”. Sorride, non sembra minimamente turbato. Ed è vero, ho stupidamente indossato buoni vestiti.
Divise fra zaino, pantaloni, calze e tasche segrete varie, ho con me trecento dannati, pesantissimi denari. Ma devono bastare a me, e di fatto anche a Samuel, per un bel pezzo. Sono i miei soldi per l'università!
“È una somma ridicola”
Lui si stringe nelle spalle.
“Mi dicono che ci sono almeno trenta persone ancora lungo la strada. Non ci stanno tutte. Se vuoi puoi aspettare fuori, e vediamo se trovo qualcuno disposto a pagare più di te o no. Ma stai attenta. Ho sentito dire che gli Spiriti sono nervosi, di questi tempi”
E ovviamente, non ho scelta. Il sole è poco sopra l'orizzonte, e non ho nessuna intenzione di passare la notte fuori.

***

“Appena arrivati a Brno voglio fare un bagno lungo tre ore”, dico. Mi sento sudicia. Ho dormito malissimo, sul pavimento della sala comune del Ricovero, e sempre con un occhio solo per controllare che nessuno mi rubasse i soldi.
“Io voglio delle scarpe nuove. E poi dormire per un mese”
Le scarpe di Samuel sono completamente scucite sul lato, le dita del piede sinistro escono a ogni passo.
Se non altro, la situazione qui è più tranquilla. La notizia dei disordini si sta diffondendo, ma non ho ancora visto paesi saccheggiati, e abbiamo già passato un Ricovero dei Cavalieri perfettamente integro. Li abbiamo anche avvertiti di quel che è successo all'altro. Loro sembrano avere preso più sul serio la questione dei vampiri.
Tre uomini seduti a mangiare fra gli alberi si alzano in piedi di scatto e camminano verso di noi. Due indossano divise consunte dell'esercito di Praga. Gli stemmi sono strappati.
Stringo il braccio di Samuel. Per un istante penso di correre via, ma non avrebbe senso: sono chiaramente più veloci di noi, e non c'è riparo in vista.
Fa che non vogliano niente.
“Ehi, voi due” dice il soldato in testa. Ha ancora i gradi, che non so leggere, sulla divisa. Si muove e parla con l'autorità di qualcuno abituato a comandare – dal portamento, lo etichetterei come un nobile minore, o un mercante arricchito.
“Cosa volete?”, chiedo, sorridendo. Fa che vogliano solo notizie. Oh, perché sono stata così stupida da viaggiare da sola? Potevo unirmi alla carovana del ricovero. Sarebbe stata più lenta, ma infinitamente più sicura.
“Tutti i vostri soldi, per cominciare”. Lo dice in tono tranquillo, come fosse la cosa più naturale del mondo.
Faccio per indietreggiare, Samuel fa un passo avanti.
L'uomo tira fuori una pistola. È vecchia e ha una macchia di ruggine sulla canna. Darei pari probabilità che spari o che esploda, se tira il grilletto.
Anche così, mi congelo. Mi sta puntando una pistola. Sento il sudore che mi cola lungo le guance.
“Va bene. Vi darò tutto quello che ho. Solo, lasciateci andare”
“Visto? Non è difficile. Su, fate i bravi bambini, poggiate le borse a terra e alzate le mani mentre i miei amici si prendono i soldi”. Gli altri due, uno con un'uniforme strappata e uno con camicia e pantaloni da lavoro, si avvicinano a grandi passi. Sono tranquilli, come stessero facendo il lavoro più innocuo del mondo.
“Ce li ho in un borsello nello zaino”
“E non solo lì, se tieni tanto a dirmelo. Tranquilla, siamo piuttosto bravi ormai”
“Potrebbero passare i Conestabili da un momento all'altro!”
“Forse quando avevamo un governo era possibile. Ma ora c'è solo un vampiro succhiasangue al potere, e non c'è più nessuna legge” dice il capo dei tre, in tono amaro. Uno dei suoi compagni prende il mio zaino e inizia a frugarlo.
L'altro inizia a palpeggiarmi. Dopo un istante di orrore capisco che sta solo cercando i soldi. Solo.
“Ehi, lasciala stare!”, dice Samuel. Abbassa le braccia, fa per afferrare l'uomo.
Il capo gli punta la pistola, e per un istante sono certo che gli sparerà. Ma l'altro uomo, quello che mi stava frugando lo zaino, è più veloce, scatta verso il ragazzo, gli dà un pugno nello stomaco.
Samuel cade a terra come una bambola di stracci. L'uomo gli dà un calcio, forte, e poi un altro. Il ragazzo grida in modo strozzato. Chiudo gli occhi, e sento che lo colpisce ancora, sento mani che continuano a cercare sul mio corpo.
Ripenso a un coltello che affonda nel collo di un soldato.
A tutto l'orrore che ho provato.
Se avessi un coltello in mano ora, sarei felice di ucciderli. Quello che mi sta toccando, che ora tira fuori, trionfante, il borsello che tenevo nelle calze. Quello che colpisce Samuel, ancora e ancora.
“Lascia stare il piccolo idiota, direi che ne ha prese abbastanza”, dice il capo. Samuel rimane a terra, scomposto. Poi, con difficoltà, si alza sulle braccia, si mette a sedere. Perde sangue dal naso e dalle labbra, l'ha colpito anche in faccia.
“Quanto a te, giovane, ti riprenderai. Almeno se sarai abbastanza sveglio da sceglierti le battaglie. Sono tempi duri”, dice il bandito che dà gli ordini. Sembra sinceramente triste.
E mi rendo conto che vorrei, davvero vorrei, potere uccidere quest'uomo.

***

Brno, finalmente.
I pochi soldi che mi sono rimasti – il bandito doveva sentirsi in imbarazzo a frugare proprio ovunque, sorprendentemente – sono quasi finiti, fra le notti nei Ricoveri e un medico per Samuel. Sono sfinita, sudicia, e scoraggiata.
Samuel è preso peggio. Ha mezzo volto pesto, è scalzo – le sue scarpe hanno ceduto – e cammina con evidente difficoltà.
Ci mescoliamo bene alla folla.
Centinaia di persone viaggiano assieme a noi lungo la strada. Parecchi male in arnese quanto noi, o anche peggio. Intere famiglie senza altro bagaglio che abiti laceri e volti pieni di sfinimento. Uomini e donne che trascinano carretti con sopra, a occhio, tutti i propri possedimenti.
Arrivate le notizie dei saccheggi, fuggono a decine di migliaia dall'avanzata dell'Esercito Crociato.
Per ora, Brno fa entrare tutti. Già migliaia di rifugiati affollano le strade, vedo due anziani che lottano per una coperta, bambini che frugano nella spazzatura. Ho sempre visto cose del genere, in città. Ma i miserabili, questa volta, sembrano una marea, non c'è un metro di marciapiede che non ospiti un fuggitivo, non c'è un portico che non sia affollato di disperati. Nelle vie del centro, la polizia passa e sposta a calci gli accattoni ogni pochi minuti.
E io non sono mai stata, prima d'ora, parte della folla di disperati. Non credevo avrei mai potuto esserlo. Pensare ai soldi che avevo fino a pochi giorni fa mi sembra un sogno lontano, un'idea assurda. Attualmente, ne ho per mangiare per un paio di giorni, e poi non ho idea di cosa fare.
E non riesco a credere, non posso credere di non avere più i soldi dell'università. Che da un giorno all'altro non ho più... niente. Tutti i miei piani per il futuro. Papà. Se anche tornassi alla Locanda, qualcuno riconoscerebbe che è mia? Sarebbe mia, legalmente?
Come può essere andato tutto così fottutamente male in così poco tempo? Non ha senso. I progetti di una vita non possono essere stati inutili. Papà non può essere sparito così, un minuto prima facendo battute, un minuto dopo morto.
Continuo a pensare che sia una specie di sogno – che presto tutto tornerò a posto, appena avremo un po' di tranquillità ci diranno che è tutto un malinteso. Ma non siamo nemmeno riusciti a contattare lo zio di Samuel. Non sa dove viva di preciso, e la città è troppo grande, troppo affollata per sperare di imbattersi in qualcuno che lo conosca. In ogni caso, quando avviciniamo uno dei cittadini ci guardano come se avessimo la peste.
“Che cacchio facciamo?”, chiedo. Ho fame, ieri abbiamo mangiato troppo poco. E non abbiamo i soldi per dormire in una locanda – tantomeno con i prezzi astronomici che hanno al momento.
Dovevamo diventare parte di una carovana. Come abbiamo potuto essere così stupidi, come mi è passato per la testa di partire a piedi con i risparmi di una vita addosso?
Cosa posso fare adesso?
Non farò mai l'università. Non arriverò nemmeno a Monaco.
Samuel stringe i denti. Ha un'espressione che non credo di avergli mai visto prima. Ce l'ha da quando ha smesso di sputare sangue, dopo il pestaggio.
È colpa mia se è qui. Non so cosa avrebbe fatto altrimenti. Ma non sarebbe finito così male.
“È tutta colpa loro. Dei fottuti Crociati”, dice.
“Immagino di sì. Non che i briganti abbiano aiutato”
“Non li avremmo incontrati senza la Crociata. Cazzo, non avrebbero nemmeno disertato, probabilmente”
“Sì, ma questo non ci aiuta”
Sorride, e non c'entra niente col suo sorriso allegro, che conosco bene.
“E invece sì. Perché mi dà sia un modo per avere dei soldi, sia la motivazione per farlo”
“Cosa vuoi dire?”
Ho pensato, fin troppo, a come ottenere dei soldi. L'unica cosa che posso vendere è me stessa. E pur di arrivare a Monaco, pur di andarmene di qui lo farei, se non che senza un protettore, senza contatti, avrei pari probabilità di venire picchiata e derubata che di essere pagata.
“Ho letto i manifesti. La Guardia Cittadina arruola qualunque maschio in età abile che sia disposto ad affrontare l'Esercito Crociato”
Rabbrividisco.
“Samuel, i Crociati faranno a pezzi questa città”
Si stringe nelle spalle.
“Non è detto che uccideranno tutti i soldati. Non ne hanno motivo. In ogni caso, è l'unico modo per fare dei soldi. Ho sentito che forniscono alloggi gratuiti per la Guardia e per i familiari. Posso dire che siamo sposati. Se vivessimo più in campagna, sarebbe normale”
“Samuel, non sei un soldato. Sei un apprendista tipografo, e lo sai benissimo”
“Non sarò una massa di muscoli, ma posso tenere un fucile. E credo siano disperati per avere più uomini”
Stringe i pugni.
“E dopo quello che loro hanno fatto a noi, sai cosa ti dico? Se devo morire per ammazzare un paio di crociati, non è un cattivo affare”
Non riesco a credere che sia Samuel – sempre il più gentile, il più ottimista di noi due – a dire cose del genere.
Quel che peggio, so che ha ragione. È l'unico modo per fare dei soldi.
E odio l'Esercito Crociato.

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