L'inverso Baleno - L'istante mancato by Amelie
Summary: Il viaggio che aspettava da 18 anni non è iniziato nel migliore dei modi, e Zach ha appena il tempo di rendersene conto, che è già finito.
Un improvviso black-out causa il blocco della navetta su cui sta viaggiando. Quando le luci tornano, un aggiacciante spettacolo si presenta ai suoi occhi. E questo è solo l'inizio.
L'Inverso Baleno si è abbattuto sulla città di Crom, il grande generatore si è fermato. La popolazione della capitale deve fare fronte alla mancanza di energia temporale e ai pericolosi black-out che si verificano sempre più spesso.
Che cosa ha causato la sciagura?
Il fondatore dell'Organizzazione, Cornie Coiland, pensa di aver trovato alcune risposte in Zach.

Categories: Saghe Characters: Nessuno
Genere: Avventura, Mistero
Warnings: Nessuno
Challenges:
Series: Nessuno
Chapters: 29 Completed: No Word count: 134503 Read: 15103 Published: 29 May 2009 Updated: 24 Nov 2014

1. Black-out by Amelie

2. Tempo tiranno by Amelie

3. Mo-domex by Amelie

4. Tre minuti by Amelie

5. Chiaro di luna by Amelie

6. Libera by Amelie

7. ... Compromessi ... by Amelie

8. Surrogati by Amelie

9. DNA by Amelie

10. Di ferro e binari morti by Amelie

11. Senza tempo by Amelie

12. Prati Verdi by Amelie

13. Stanze nel tempo by Amelie

14. ... Segni e Sogni ... by Amelie

15. Fruitore passivo by Amelie

16. Refusi del vuoto by Amelie

17. P62anteIB by Amelie

18. Cambiare ed essere Cambiati - I by Amelie

19. Cambiare ed essere Cambiati - II by Amelie

20. Un passo avanti ed uno indietro by Amelie

21. Cobalto by Amelie

22. Ripetizione di un attimo by Amelie

23. La risalita by Amelie

24. Dormiveglia by Amelie

25. Incubi ad occhi aperti by Amelie

26. Parole by Amelie

27. La scelta by Amelie

28. Luci ed ombre by Amelie

29. ... Telefonata .... by Amelie

Black-out by Amelie
BLACK-OUT


Le luci sfarfallarono, la schermata del vecchio portatile baluginò per qualche istante, la luminosità artificiale prodotta dal computer diminuì. Un unico scatto, un suono appena udibile simile ad un’elica che smetta di fendere l’aria. Buio pesto.
-No, no, no! Questa stramaledettissima macchina si è impallata di nuovo!-
-Cob, sei tu?-
Un’opaca luminescenza rossiccia lampeggiò per qualche istante sul fondo della stanza, prima di spegnersi miseramente.
-Grazie per il tuo apporto, penso che l’allegra famigliola di acari temporali che vagava sperduta in queste tenebre ora saprà dove andare a ripararsi, tanto per farti capire la portata del tuo gesto!-
Un colpo secco lo fece sobbalzare, ma il suono che udì dopo non poté che ricompensarlo: gemiti appena soffocati.
-Sei tutta intera?-
-Va al diavolo, Cob!-
Il giovane si concentrò e richiamò la sua riserva personale d’energia. Una fiammata celeste divampò sul palmo teso della sua mano, i granuli luccicanti che danzavano insieme alle fiammelle più piccole prima di disperdersi nell’oscurità, come minuscole lucciole dalla volontà propria. Il chiarore era sufficiente per individuare la sagoma appoggiata alla parete, lateralmente all’entrata.
Le si avvicinò e cercò di decifrare la sua espressione, ma l’altra si stava massaggiando una caviglia e non lo guardava. –Vuoi…- iniziò di buon umore, ma lei lo interruppe seccamente.
-Maledetti Cronohands! Con i ritmi che tengono è impossibile ristabilire il moto temporale!-
-Colpa dell’Inverso Baleno- commentò pedante il giovane
-Colpa tua! Con tutto il tempo che sprechi potresti alimentare una piccola centrale temporale, e invece dai fondo a tutte le tue riserve per questo!-
-Ah, e da quando in qua sostieni la loro politica del dissanguamento? Non ci sarà mica il tuo nome su quella lista di “volontari”?!-
Mentre i due discutevano il ronzare delle macchine riprese, dapprima un po’ incerto, poi sempre più forte. I temponeon tornarono ad illuminare di una luce bianca, abbagliante la stanza, poi i filtri entrarono in azione e diluirono l’intensità del chiarore, fino a renderlo sopportabile e sicuro. Oltre le sporadiche vetrate triangolari, che spaccavano in sezioni geometriche le spesse pareti dell’edificio, le luci di Crom tornarono ad illuminare la perenne notte della capitale. Come i tasselli del domino collassano fatto cadere il primo, così in una lunga coda luminescente la città più grande e scura dell’Hands fu nuovamente immersa nel suo grigiore rilucente.
Con un gesto secco Cobalto estinse la fiamma che ancora scoppiettava sulla sua pelle, senza minimamente scottarlo.
Il giovane tornò alla postazione e batté alcuni secchi colpi sulla tastiera, ma l’unica cosa che lo schermo gli restituì fu un messaggio lampeggiante d’errore.
-Non ci credo- gemette, coprendosi gli occhi mestamente. La ragazza gli si affiancò e diede un’occhiata allo schermo nero e al messaggio in pixel argentati. Si avvicinò poi alle vetrate triangolari, incassate nella parete di un grigio omogeneo, e guardò fuori con sguardo assorto.
-Come faccio ora?-
-Lascia perdere quell’aggeggio infernale, Cob, e vieni a dare un’occhiata- ingiunse la giovane con calma. Il ragazzo si passò una mano tra la zazzera dai ciuffi azzurri e le si avvicinò con indolenza.
-Non sembra anche a te che ci sia troppo silenzio?-
-Naturale, con gli strati e strati di tempoisolante che imbottiscono questi muri!-
-No! Intendo fuori-
Il giovane si concentrò di malavoglia sullo spettacolo che si presentava ai suoi occhi. Gli abitanti di Crom si erano ormai disabituati a contare le ore in seguito alla catastrofe, ma il ragazzo sapeva che approssimativamente dovevano essere da poco passate le sei. Il grigiore cromato del tutto pareva immobile. Spostò gli occhi celesti sul grande generatore. L’enorme sfera che sovrastava la città da una piattaforma in templex era come sempre ferma, le lancette di dimensioni titaniche, erano immobili, puntate a quello sventurato giorno ed ora, quando l’Inverso Baleno si era abbattuto su tutti loro. L’enorme centrale nascondeva l’elegante complesso di cubi vetrati che s’innalzavano a piramide e si estendevano lateralmente, formando a loro volta piazzole geometriche al suolo.
-Beh?- chiese cocciutamente, rifiutandosi di notare l’ovvio.
La ragazza dalla fine capigliatura ramata lo guardò storto per qualche secondo, poi commentò:
-Ringrazia che il tuo unico problema al momento è uno stupido computer inpallato, potresti essere tra i Ripetenti e allora la smetteresti con questo tuo disinteressato distacco!-
L’altro aprì la bocca per replicare, segretamente ferito da quelle parole, ma fu interrotto da un messaggio vocale trasmesso con onde tempo al generatore di suono della stanza. La voce regolare e calda di una giornalista stava riportando del blackout appena conclusosi e dei danni che aveva portato con sé. “…Si stima che siano quattro le aree urbane bloccate: Porta dei Rintocchi, Largo Secondo, Lancia Spezzata e la stazione dei Cromonaut. White Mex, il dirigente della Cromohands si dice sicuro che un rapido ritorno all’ordine sarà possibile entro breve anche grazie agli aiuti apportati dai tecnici dell’impresa multimiliardaria…-
I due giovani si guardarono.
-No, questa volta non lascerò che quegli schifosi sfruttatori si prendano il merito di qualcosa che non hanno fatto!- commentò con voce vibrante la ragazza, poco prima di correre fuori dalla stanza.
-Keri!- la chiamò il suo compagno, ma non c’era verso di farle cambiare idea. Beh, tanto meglio, non aveva proprio voglia di tornare per la terza volta di fila sullo stesso maledetto programma, un po’ di “dialogo cortese e ragionevole” con i Cronohands non poteva guastare.


***

I neon della navetta si sono spenti gradualmente, uno dopo l’altro, ad intervalli di un secondo circa. Sono ancora un po’ stordito quando riesco a capacitarmi di ciò che è successo. Deve esserci stato un guasto. Spero vivamente che il Cromonaut C5 non sia deragliato, ma in quel caso penso che non avrei più tutti i neuroni al loro posto per rimuginare sulla situazione. E’ la prima volta che viaggio su questo tipo di navette. “Il massimo della sicurezza, praticamente indistruttibili” decantava il sito del mio itinerario turistico. Come no?! Ne riparliamo quando avrò capito ciò che è successo!Dovrebbero essere una versione avanzata e migliorata dei treni ad alta velocità, ma se il prezzo da pagare per i comandi a distanza e l’assenza di rumori equivoci è questo, preferisco fare qualche sosta in più ed evitarmi un drammatico remake del Titanic! Oltretutto non penso di aver capito bene che tipo di alimentazione li faccia muovere. Non una gran novita, ma con tutto il tempo che ho passato a spulciare i più disparati siti connessi al mio viaggio, a quest’ora dovrei essere felicemente impiegato alle Ferrovie dei Mondi, e invece…
Ciò che conta ora è che mi ritrovo schiacciato contro il sedile di fronte al mio, totalmente al buio, gemiti smorzati tutt’attorno. Qualcosa di solido e pesante mi ha mancato per un pelo.
Provo ad alzarmi e urto un corpo solido, spero almeno si tratti dell’Airin del sedile a fianco, non la ragazzina piantagrane che non è stata zitta per tutto il viaggio. Borbottii rabbiosi sono la risposta al mio movimento, un brusco spintone e mi ritrovo a perdere di nuovo l’equilibrio, mentre il treno sembra rimettersi in moto. Opto per stare fermo dove sono, almeno per il tempo utile affinché ci sia di nuovo luce. Una leggera spinta in avanti, dovuta all’accelerazione del Cromonaut, che riesco a gestire abbastanza bene, poi i neon tornano a rischiarare lo scomparto 24.
-Fuori dai piedi, singolo!- realizzo con sommo rammarico che mi sono scontrato con l’ambiguo Dumesh che mi sedeva a fianco: un tipo strano dal doppio viso, occhi di due colori diversi, capelli ad intermittenza a seconda del profilo da cui lo si guarda. Ma le sue grida si spengono ancora prima di aver concluso la sfilza di nomacci che era probabilmente intenzionato a spiattellarmi addosso. Richiudo a mia volta la bocca, sgrano gli occhi, sconvolto. Lo spettacolo che mi si para davanti ha un che di magico, spettrale e inquietante allo stesso tempo.
Eravamo in sei nello scompartimento numero 24: il Dumesh collerico, probabilmente diretto a Crom per vendere le cinque tonnellate di ciarpame che mi sono piombate addosso durante la frenata, una ragazzina Crash, evidentemente riprogrammata per rompere le palle ad oltranza e i suoi genitori adottivi, personificati in un pacato ometto della città di Glass e la giovane moglie simil-raffinata. Grazie al cielo non ero l’unico giovane relativamente normale e sano di mente. Mentre alla mia sinistra dovevo fare i conti con il Dumesh incacchioso, la divina provvidenza ha voluto che alla mia destra sedesse una ragazza Airin dai capelli chiarissimi, quasi bianchi e gli occhi color malva, strani ma molto affascinanti. Certo ha passato metà del viaggio ad ascoltare la musica da un microriproduttore, ma era una presenza amica nell’inferno fatto cabina di un cromonaut sola andata per Crom, corsa economica.
E ora la stessa ragazza è lì, seduta al suo solito posto, si regge convulsamente al bracciolo e schiude le labbra, sorpresa. Le cuffie, insieme al microriproduttore, le vengono strappate dall’improvvisa frenata. Mi volto, la ragazzina Crash sta ancora saltando sul suo sedile, cosa che ha fatto per buona parte del viaggio, ma il brusco arresto la trascina all’indietro. La vedo sbattere la testa, il suo viso che inizia a rabbuiarsi e stropicciarsi mentre delle lacrime le rigano le guance lentigginose. I suoi genitori cercano di proteggerla come meglio possono. Il padre, addormentatosi per un attimo, sobbalza e con aria assonnata cerca di capacitarsi di ciò che sta accadendo. Per un istante non capisco neppure io, è come rivedere gli attimi durante i quali è mancata la luce, ma perché ora, perché così? E la scena si ripete ancora e ancora, continuo a vedere la serie d’azioni e reazioni degli altri quattro occupanti della nostra cabina. Il Dumesh al mio fianco è altrettanto sbalordito –Per Coff- sussurra con gli occhi, di due colori diversi, sgranati.
I protagonisti di questa scena ripetuta all’infinito non sembrano neppure più persone normali, hanno assunto un biancore sbiadito, più che altro sembrano statue di gesso in movimento o fantasmi materializzatisi con il buio precedente.
-Che cosa significa tutto questo?- chiedo. Allungo un braccio, curioso. Sto quasi per sfiorare l’Airin, ma il Dumesh mi blocca, poco dopo la navetta sembra rallentare, mi reggo ai vani porta bagagli sopra le nostre teste cercando di evitare una nuova, rovinosa caduta in avanti. Le porte scorrevoli si aprono con un fruscio impercettibile e non ho neppure il tempo di mettere la testa fuori, che mi sento afferrare per un braccio e trascinare con forza nel corridoio deserto, o quasi.

-Umano, maschio, età massima stimata: 16 anni…-
-Ehi!- Va bene che non sono una stanga, ma questa storia dei due anni in meno deve finire! Sta diventando seccante. Sembra che io abbia a che fare con un militare, ma non ne sono del tutto convinto. L’uomo continua, mentre un altro, più giovane, mi sventola davanti un qualche attrezzo a raggi x; la luce è più potente di quanto dovrebbe essere, o sono i miei occhi che si sono acclimatati al tetro grigiore di questo posto?
-Nessun arma in possesso…Documenti, prego!- ingiunge il primo, mentre lo scanner umano si allontana ed inizia ad occuparsi del Dumesh del mio scomparto.
Sbuffo per il trattamento riservatomi, molto scrupoloso, per carità, ma per quanto ne sanno loro potrei trovarmi in stato di shock e le loro maniere brusche potrebbero bastare per una querela o che so io! Rovisto per un po’ dentro le tasche alla ricerca della carta d’identità e del passaporto. Non ho neppure il tempo di levarmi lo zaino di spalla per controllare anche lì, che l’uomo annuncia sbrigativo –Clandestino!-
-Cosa?! No, un attimo! E’ giusto qui…- mi oppongono con decisione, ma l’altro non mi sta neppure più ascoltando e confabula con tono pratico con alcuni colleghi.
Ho finalmente trovato i documenti e mi alzo vittorioso per mostrarli al tipo che mi tiene sotto controllo, ma quello si è già allontanato. Al suo posto un altro individuo mi afferra per un polso, costringendomi a muovere. Con la mano libera glieli sventolo davanti, questi m’ignora.
-Non sono un clandestino! Guarda qua!-
Il tizio mi scarica in mezzo ad un gruppetto di poche altre persone che, confuse e contrariate, si lamentano in una quantità eterogenea di lingue diverse.
-Non sono un clandestino! Ho pagato per questo viaggio! Ho i documenti, cazzo!-
-Tu lo dici?! E io, che dovrò dire io?!- articola l’unico superstite dello scomparto 24, oltre al sottoscritto, in un Worldword stentato.
-Ho i documenti!- provo sempre più disperatamente, ma non mi danno retta e degli altri militari in divisa grigia e bianca si stanno già avvicinando.
-Zitto e muoviti!- bercia uno. Nel constatare che non sono mansueto quanto loro vorrebbero, mi assesta uno spintone. Barcollo in avanti, investendo alcuni ex-passeggeri della navetta. Sento dei mormorii alle mie spalle, di indignazione nei confronti della marmaglia militare ovviamente…Macché?! “L’unione fa la forza” è un concetto ormai sorpassato, temo, questi ce l’hanno con me!
-Sono spiacente, ma quel tipo di documenti non è più valido qui a Crom, come anche nelle restanti regioni dell’Hands- afferma il ragazzo di prima, osservando le mie carte, recuperate dal suolo.
-Cosa?! Che cazzata! Sul sito non c’era scritto niente…- inizio furioso -Come potevo saperlo?! Quando sono salito a bordo non mi hanno fatto storie d’alcun tipo e…-
Il mio interlocutore si toglie il casco, rivelando un’espressione sinceramente desolata sul volto giovane, gli occhi di un castano chiarissimo, quasi beige, mi osservano con calma.
Aggiungo qualcosa d’acido, o almeno era quella l’intenzione, ma, sinceramente, mi è passata la voglia. L’altro continua ad osservarmi con una certa curiosità, la calma non ha abbandonato il suo viso neppure per un secondo da quando ha iniziato a trattare con me. Come si fa a litigare con un così?
-Ah, Wyatt, quando imparerai che devi prima prenderli a manganellate e poi sfoderare il faccino angelico! Ti devo dire tutto io?!-
Il ragazzo resta impassibile per qualche istante, alcuni ciuffi bruni gli scivolano sugli occhi color sabbia ancora fissi su di me. Sembra quasi cercare la forza necessaria per voltarsi. Lo faccio io al suo posto. Butto un’occhiata in giro: tutti gli altri militari sono impegnati con i restanti passeggeri del C5, non sembrano curarsi più di me. Poi individuo il nuovo arrivato.
-Cobalto- si risolve infine a dire il giovane alle mie spalle. Per un attimo penso che quella usata possa essere una strana forma di saluto cromoniana, però mi rendo conto anche da solo che probabilmente non è così. Il nome Cobalto sembra essere fatto apposta per lui.
Corporatura moderatamente robusta, gambe lunghe, carnagione pallida, ma è un pallore carico, un bianco opaco; il grigiore della città e le luci delle torce dipingono il suo volto di sfumature azzurrate. Se non fosse per i boccoli spioventi, di un brillante blu argentato, e per i suoi occhi della stessa, inumana tonalità, potrei quasi essere sollevato e prendere sul serio il suo apparente apporto in mio favore, ma qui siamo largamente al di sopra dei miei standard di stranezza, e non so quanto debba essere grato ad uno che ha appena suggerito di prendermi a manganellate.
-E comunque le nuove disposizioni non sono ancora entrate in vigore per gli extra-hands- aggiunge un’altra sconosciuta, apparendo alle spalle del primo.
-Non sono io che faccio le regole- replica stancamente il giovane militare.
-No, ma ti piacerebbe, vero? Tranquillo, se avrai ancora qualche secolo di pazienza forse il supremo paparino tirerà le cuoia e la Cronohands sarà finalmente il tuo personale giocattolo! Potrai sbizzarrirti come più ti aggrada nel cercare una soluzione dannosa e inutile all’Inverso Baleno!- il sarcasmo usato da Cobalto è velato da una certa amarezza.
-Ci sono faccende più urgenti di cui occuparsi- interviene la ragazza; se ne sta un po’ in disparte, apparentemente indecisa sul da farsi, un teso contegno sull’esile volto.
Improvvisamente ciò che è successo sulla navetta torna a riempire i miei pensieri, forse gli strani occhi rosati della giovane mi hanno ricordato l’Airin del mio scomparto.
-E’ quello che stiamo cercando di fare…- sussurra Wyatt, con aria afflitta.
La ragazza sussulta impercettibilmente, fa un passo avanti, incerta. Bisbiglia qualcosa al suo compagno. Senza aver detto nulla di particolare, sembra che la guardia che mi sta accanto sia riuscita a provocare l’altro. Mi volto un istante, mentre il soldato mi fa cenno di indietreggiare.
Mentre lo scambio di battute proseguiva, altri militari, accortisi degli intrusi, ci hanno raggiunto. Li puntano con una versione molto ridotta e modificata delle comuni pistole.
–Non è il momento adatto per creare disordini!- li ammonisce un uomo, con voce grave. Cobalto fa un altro passo avanti: -Non è neppure il momento adatto per far valere la vostra assurda giustizia, ma non mi pare che questo vi impedisca di comportarvi da stronzi con queste persone…Ci sono delle vittime, cazzo!-
La tensione è tangibile, non solo per l’aspra accusa di Cobalto, noto. Evidentemente c’è qualcosa che mi sfugge.
-Cob!- è il confuso e debole richiamo della sua compagna, ma l’altro non le da retta. Spalanca gli occhi, eccitato. Riesco quasi a vedere la fiammella della determinazione ardere nelle sue iridi turchesi dalla mia postazione. A ben vedere, forse, non è solo una mia impressione. Il giovane ha steso un braccio davanti a se, come se aspettasse qualcosa, poi, gradualmente, una serie di lingue luminose iniziano ad ardere sul suo palmo, espandendosi verso il cielo. In poco tempo il fuoco ha attecchito sulla sua carne, ma non sembra minimamente turbato da tutto ciò.
-E’ stata tua l’iniziativa- lo sento mormorare con calma ironia, rivolto alla ragazza dai capelli purpurei. Sposta la mano, facendo vacillare le fiamme celesti, giocherella con disinvoltura con la sua creazione, come se fosse un prestigiatore intento ad esibirsi davanti al suo pubblico. Non si cura neppure più dell’occhiataccia che gli rivolge l’altra. Non mi piace come si stanno mettendo le cose!
-Tempo sprecato, ragazzo…Invece di sfruttarlo in questo modo, potresti investirlo nella nostra raccolta per il riassetto del generatore!- commenta uno dei militari.
-E’ solo un bluff- aggiunge un altro. Gli uomini che mi stanno attorno non sembrano essere spaventati, ma io non ci tengo a testare con mano che effetto può fare una vampata di quella portata se scagliata addosso ad una distanza così ravvicinata. Non ho ancora le idee ben chiare sulle effettive capacità degli Airin, ma questo mi sembra abbastanza squinternato da abbrustolirci in pochi secondi.
L’interessato sorride, minaccioso. In un unico e fluido gesto la palla ardente saetta nella nostra direzione, espandendosi e compattandosi. Sono il primo a gettarmi lateralmente, l’unico. Forse sono il solo ad avere ancora un po’ di spirito di conservazione. Alzo il capo, sbircio ciò che si preannuncia essere un falò con i fiocchi, ma le fiamme si dissolvono a qualche centimetro dal gruppo di Airin schierati ai loro posti.
-Merda!- impreca Cobalto, un guizzo sorpreso attraversa il suo volto. La ragazza al suo fianco s’irrigidisce ancora di più.
I militari sorridono, compiaciuti. Uno punta la micro-arma contro il ragazzo, preme il grilletto. Una scarica blu lo colpisce di striscio ad un braccio. E’ però evidente che non intendeva essere più dannoso di quanto non si è rivelato. Il ragazzo dai capelli blu stringe i denti, ma non deve essere stato affatto piacevole. E’ imbarazzante a dirsi, ma penso che io al suo posto sarei già svenuto. Wyatt si è avvicinato di nuovo, questa volta sembra contrariato
-Andate via- ordina mestamente agli altri due
L’Airin ferito richiama una nuova fiammata sul palmo: testardo o masochista?
-Basta così, Cobalto!-
La voce riecheggia per qualche istante, rimbalza contro pareti invisibili, un po’ arrochita. La nuova fiamma creata dal ragazzo guizza ancora per qualche attimo, prima di estinguersi completamente.
Percepisco chiaramente il sospiro sollevato di Wyatt al mio fianco. Lo guardo incuriosito, poi mi volto verso il nuovo venuto e scopro che è più vicino di quanto avessi immaginato. Mi scruta con un occhio giallo-verdastro, l’altro è protetto da una benda ingiallita. Folte ciocche corvine si dipanano lungo il suo profilo destro, confluendo poi in un’unica coda ondulata. Ciuffi di un biondo sbiadito, quasi bianco, sfuggono dall’elastico, coprendo quasi del tutto la benda. E’ un Dumesh, realizzo dopo un po’.
-Cornie Coiland, dovevo immaginare che dietro tutto questo trambusto ci fosse lei- erompe una voce limpida da un trasmettitore invisibile ai miei occhi.
L’occhio buono del Dumesh saetta verso l’alto, pare abbia individuato la fonte di quel suono. Quando parla di nuovo, si rivolge direttamente al trasmettitore:
-Sono spiacente per il disturbo arrecato dai miei ragazzi-
-Non quanto me, mi creda. E’ davvero avvilente constatare che da parte vostra non si faccia alcuno sforzo per smorzare un po’ le tensioni. Porti via i ragazzi, Coiland, i miei Cronohands hanno del lavoro da portare a termine-
Cobalto spalanca la bocca, irritato, ma il Dumesh lo ferma, poggiandogli una mano ammonitrice sulla spalla. La ragazza, noto, si tiene a debita distanza.
-Caro signor Mex, penso che lei abbia equivocato la loro presenza qui. Non gliene faccio un torto, ma mi lasci spiegare. Il ragazzo…Quel ragazzo è con me-
Le sue parole sono accolte da un brusio concitato, mi guardo attorno, confuso, per accorgermi solo in seguito che sta indicando me. Cosa?!
-Mi risulta che non sia in regola, non è così?- domanda tranquillamente la voce dal trasmettitore nascosto. I militari annuiscono, uno risponde affermativamente. Io continuo a lanciare occhiate sospettose tutt’attorno: non mi piace la sensazione di essere studiato da occhi invisibili, chi c’è dall’altra parte dell’altoparlante?
-E’ proprio per questo che ho mandato Cobalto e Keri, per ovviare a questo disguido- La ragazza guarda con stupore il Dumesh, le iridi lilla spalancate.
-Il ragazzo è un tirocinante-
-E’ un umano- osserva la voce, pungente, una nota di rimprovero la fa vibrare
-E’ un tirocinante umano. L’Organizzazione sta cercando di ampliare i suoi orizzonti e ha deciso di iniziare con gemellaggi d’altro calibro.- spiega con educazione ed accento impeccabile il signor Coiland, però, che strano nome per un Dumesh!
-Resta comunque il fatto che non è in regola con i documenti e che i suoi ragazzi hanno ostacolato le operazioni di soccorso, più che occuparsi del compito affidatogli. Farò finta di chiudere un occhio sull’attacco deliberato a pubblico ufficiale, ma dovrà prendersi la responsabilità di ciò che è successo oggi- spiega con maggiore scioltezza la voce, si sente il compiacimento persino attraverso i filtri del trasmettitore vocale.
-Senza dubbio. Ecco, questi sono i suoi documenti, mi ero premurato di inviarglieli, ma il pacco è tornato indietro senza aver raggiunto le Regioni Continentali.- così dicendo porge una busta sigillata al soldato più vicino. Questi la passa al giovane militare, che, un po’ impacciato, inizia ad aprirla. Wyatt da una scorsa al contenuto, tirando fuori un tesserino con uno spazio vuoto per la foto e i miei dati. Alza il capo verso il Dumesh, poi mi scruta con un certo sospetto. Quando torna ad occuparsi dei miei presunti documenti, rapporta il nome con quello segnato su quelli vecchi. Poi mi restituisce il tutto.
-E’ a posto- annuncia con calma
Un attimo di silenzio, la voce sembra esitare.
-Porti via i suoi ragazzi, Coiland, non ci faccia perdere altro tempo- ingiunge poi, con durezza inaspettata.
Il Dumesh scocca un’ultima occhiata al giovane Airin, che lo ricambia con un rapido cenno del capo, come a sottolineare ciò che è stato disposto dal signor Mex.
-Buona giornata signori, giovane Mex…Signor Mex.- il ragazzo sostiene lo sguardo mono-occhio del Dumesh, lancia una rapida occhiata in direzione di Cobalto e Keri, poi si volta, iniziando a dare disposizioni agli altri ufficiali. Dal trasmettitore riecheggia un sospiro esasperato, poi la comunicazione s’interrompe, il ronzio della macchina cessa.
-Cobalto, Keri, andiamo…Zach, vieni, ti mostro la sede dell’Organizzazione- interdetto, ma moderatamente tranquillo mi appresto a seguire lo strambo trio. Mentre ci allontaniamo lungo le corsie della stazione, mi volto verso il Cromonaut C5, ormai brulicante d’agenti. In controluce, oltre i vetri azzurrati della navetta, scorgo delle sagome spettrali che si muovono al rallentatore, ripetendo sempre la stessa azione. Tra le altre l’Airin dagli occhi color malva, la ragazzina Crash e i suoi genitori.
-Che cosa è successo a quelle persone?- chiedo, con voce malferma.
Il ragazzo dai ricci azzurri sibila qualcosa tra i denti, e accelera l’andatura. La ragazza si appresta a raggiungerlo. Restiamo io e il Dumesh.
-Inverso Baleno- allunga una mano verso la benda sull’occhio sinistro, poi sembra cambiare idea.
-Ma ora so qual è la soluzione…Sei arrivato.-
Tempo tiranno by Amelie
Author's Notes:
Ok, capitolo di spiegazioni...
Penso che la parte di mezzo risulterà un po' pesante e il contorno poco convincente. Fatemi sapere che cosa non va, o, ancora meglio, che cosa va ^^
- TEMPO TIRANNO -


Per arrivare a destinazione abbiamo preso quello che mi dicono essere il corrispettivo di un tram dalle mie parti. Peccato però che i tram siano molto meno affusolati e spaziosi. Ci siamo seduti al secondo piano, oltre ad un separé infrangibile, dalla superficie oscurata; invitanti immagini futuristiche pubblicizzano Crom come “La nuova frontiera spazio-temporale, la città del dopo-futuro”.
Mentre osservo il guizzante grigiore sparire in un lampo fuori dai finestrini, mi chiedo se non sia il caso di tenermi aperta una via di fuga. Non so niente di queste persone, in fondo. Eppure, come spesso accade, la mia mente sembra lavorare in solitaria, rispetto alla mia coscienza. Dovrei essere preoccupato, invece sono piuttosto tranquillo.
Se non fosse per la vertiginosa velocità che sembra aver raggiunto lo pseudo-tram, potrei dirmi pienamente a posto con me stesso, ma il mio stomaco non sembra d’accordo.
-Venti minuti per arrivare a destinazione: questo sì che è uno spreco di tempo!- si lamenta la ragazza dagli occhi lilla, guardando annoiata oltre il vetro oscurato.
-Un po’ di pazienza, Keri- Il signor Coiland, il Dumesh dall’occhio bendato che mi ha salvato, oserei dire, ticchetta le dita sul vetro più vicino, con aria assorta. Un segnale acustico appena udibile anticipa la comparsa di un tramonto violaceo al posto del guizzante grigiore. Lo osservo, ammirato: è solo la schermata di un computer, ma non è male.
Improvvisamente Cobalto si alza, allontanandosi per conto suo. Oltre ad essere un pazzo omicida non è neppure lontanamente socievole; la ragazza Airin, Keri, mi pare si chiami, lo segue poco dopo. Il Dumesh mi invita a raggiungerli.
Il tram ci ha scaricato ai margini di un’anonima strada piastrellata. Mentre il mezzo di trasporto si allontana, sono costretto a socchiudere gli occhi, investito da una sferzata d’aria fredda. E Keri si lamentava della velocità a cui viaggiavamo?!
Risaliamo un ampio ed erto viale. Ghiaietta scricchiola sotto i nostri piedi, una distesa di bianche, rilucenti pietruzze artificiali.
Ci fermiamo davanti ad un altro cancello, immacolato come il pietrisco. Ciò che mi aspetto di vedere è un edificio oltre i confini del moderno, con piramidi e torri vetrate, perché no? E tanti, tanti piani. Ma i piani sono quattro più un sottotetto: largamente al di sotto di quelli che speravo.
-Benvenuto alla nostra sede principale- commenta Coiland, con una punta d’orgoglio nella voce, poi inizia ad avanzare verso l’edificio.
L’Organizzazione è un grigio complesso squadrato, diviso in tre blocchi disposti a ferro di cavallo. Un cortile spezza al centro le tre costruzioni principali.
E’ veramente dell’erba quella che vedo tra i sentieri piastrellati?! Qualche ulteriore passo avanti e ho la risposta: no! O meglio, potrebbe esserlo, ma le piatte teche bucherellate dalla quale si sporge mi suggeriscono che anche questo sia frutto degli Airin.
Finestre triangolari spezzano ad intervalli di due o tre metri le pareti cromate del complesso. Ma ciò che ha veramente il potere di attirare la mia attenzione, e in un certo qual modo di spaventarmi, è l’aliena flora che orna l’Organizzazione: piante e fiori vetrificati, nel vero senso della parola. Non sono neppure vere e proprie piante, imitazioni fedeli, non c’è che dire, ma non hanno niente di naturale. Sono neon, ecco cosa, tanti neon dalle forme affusolate e dai particolari quasi maniacali; proiettano fasci trasparenti sul labirinto di stradine che stiamo percorrendo. Cerco di assumere un contegno meno ebete, ma per un istante, mentre passiamo in mezzo a questo giardino artificiale, mi sembra di essere tornato alla notte del mio diciottesimo compleanno, nel locale fruttatomi l’indicibile sbornia e la conseguente emicrania.
Rami d’edera violetto e blu elettrico si intrecciano in fluorescenti armonie agli angoli della struttura.
Passata l’iniziale euforia, e archiviato lo strisciante senso di smarrimento, mi rendo conto dell’agonizzante guizzare di alcuni neon e della totale mancanza di luce di certi altri. Tanto basta per riportarmi alla realtà, a quella tetra e finta di questo posto. Ma in fondo ero più che lucido quando ho scelto l’itinerario, no? Che cos’è allora che mi avvilisce?
Entriamo nell’edificio frontale. Dalle due stanze laterali all’atrio provengono voci e musica. Per un attimo non posso fare altro che ricadere di nuovo nello stupore. Cerco di dissimulare la curiosità, ma mentre i miei tre accompagnatori parlano, sbircio oltre l’arco d’ingresso ad una delle due salette. Ci sono ragazzi e ragazze di tutte le età, intenti a leggere, ascoltare musica, giocare con qualche stramba console. Alcuni sembrano avermi notato, e ora mi fissano, ridacchiando. Infastidito, distolgo lo sguardo. A chi vogliono darla a bere? Presentiamo le cose per quello che sono! Questo è un circolo ricreativo, altro che Organizzazione! Mancano solo i tavoli da ping-pong e la pista da mini-golf.
-Di che cosa si occupa l’Organizzazione di preciso?- la domanda cade nel silenzio, per un attimo sento la tensione salire. Centro ricreativo o no, non mi piace che non rispondano alle mie domande.
-Cobalto!- mi volto in direzione del ragazzo, che, indifferente, si sta avviando su per le scale.
-Passa nello studio, più tardi…Vorrei parlarti- conclude quietamente il signor Coilan. Poi mi invita a seguirlo ed entra in uno dei due ascensori antistanti le scale.


***

Cornie Coiland condusse Zach in uno studio nei sotterranei dell’Organizzazione. L’ambiente non era molto spazioso, anzi, pareva che il mobilio fosse troppo per quella piccola stanza. Vari schedari e volumi rilegati erano ordinatamente allineati su vecchie scaffaliere lignee.
Il ragazzo si guardò attorno, cercando di capire che cosa mancava. Non c’era nulla fuori posto, l’ambiente era fin troppo comune.
-“Sobrio, ma funzionale” è il mio motto da diverso tempo, ormai- disse il signor Coiland, riconquistando l’attenzione del giovane.
-Preferisco essere padrone delle mie azioni, non ho bisogno di una scrivania automatizzata. Che cosa esisteremmo a fare, altrimenti?- aggiunse, sedendosi pesantemente dietro all’oggetto della sua osservazione, invitando Zach ad accomodarsi a sua volta.
Il giovane umano non trovava le parole per introdurre il discorso. Ora che era lì, faccia a faccia con quello strano individuo dal doppio viso, sentiva la necessità di andarsene. Sapeva poco dei Dumesh, e quel poco gli era bastato per formarsi un’idea riguardo a quel popolo lontano, un’idea neppure tanto positiva. Se ne vedevano talmente pochi nelle Regioni Continentali che era più facile fare finta che non esistessero. Però ora si trovava a stretto contatto con uno di loro, Cornie Coiland, il Dumesh che l’aveva aiutato. Le cose iniziavano farsi più articolate.
Coiland gli allungò qualcosa sul tavolo. Zach guardò, incuriosito: erano i suoi vecchi documenti. Li recuperò, trattandoli con cura: solo quelli lo ricollegavano alle Regioni Continentali.
-Che cosa significa che i documenti cartacei non sono più validi?- s’informò, risentito al ricordo del trattamento ricevuto alla stazione.
-Per gli extra-hands niente, ma alla Cronohands c’è chi ama abusare dell’ignoranza altrui, temo-
Il ragazzo sollevò un’occhiata infastidita sul suo interlocutore, ricordando perché era così diffidente nei confronti dei Dumesh.
Coiland sorrise amichevolmente e proseguì: -Sono state siglate alcune nuove disposizioni a livello nazionale, per tutti gli extra-hands non saranno valide se non tra un anno, ma gli Umani sono gli Umani e gli Airin…Beh, loro malsopportano il resto del mondo, la tua razza in modo particolare, temo-
-L’ho notato- mormorò Zach a denti stretti
-Ma sai, è sempre stato così e non cambierà…Vogliamo parlare della tua insofferenza nei confronti dei Dumesh?-
Il giovane sollevò gli occhi bruni sul volto sorridente dell’altro: un’immagine vagamente inquietante considerato l’aspetto di Coiland.
-Io non…-
-Niente ma!- lo prevenne l’altro. Zach si costrinse a non rispondere, perché in quel caso la replica non sarebbe stata molto elegante e garbata.
-La stessa cosa vale per me, te l’assicuro. Gli Airin, non riesco proprio a mandarli giù, non riesco a relazionarmi con loro in modo autentico. E Coff solo sa quanto io ami l’autenticità delle cose….Sempre così freddi…Ma non perdiamo altro tempo!- Il Dumesh si alzò di scatto dalla sedia, facendo sobbalzare il giovane.
-Ho qui una cosa per te- annunciò, frugando sulle mensole stipate di schedari. Da uno di questi estrasse una busta di plastica contenente un malloppetto di fogli. La passò a Zach, che incuriosito gli diede una scorsa.
-Per tutto il periodo del tuo soggiorno qui a Crom, vorrei che usassi i documenti che ti ho dato, quelli tempo-sensibili -
-Ma sono…-
-Finti? No! Ti ho detto che amo le cose autentiche, Zachary. Accadono fatti poco piacevoli quando vado contro la norma. Non apprezzo il mio istinto sufficientemente, ma apprezzo ciò che mi spinge a fare come dice “lui”-
Zach l’osservò con aria persa, cercando di trovare un senso a quell’uscita, ma non ci riuscì.
-Inoltre, lì troverai alcune interessanti delucidazioni sulla città. Gli altri fogli ti torneranno utili in caso qualcuno volesse conoscere più approfonditamente il tirocinante Zachary Hulm-
Il ragazzo buttò un occhio ai restanti fogli presenti nella cartellina e annuì, più rilassato. A quanto pareva avrebbe dovuto ringraziare l’Organizzazione due volte. Informazioni aggiuntive erano più che gradite.
Quando tornò a prestare attenzione al Dumesh, incontro il suo occhio verde sporco che lo scrutava con interesse. Deglutì silenziosamente.
-Che cosa è successo sul Cromonaut?- chiese con crescente curiosità.
-Un black-out, uno dei tanti ahimè, non il peggiore, fidati!-
-E’ una cosa che capita spesso?-
-Sì, molto spesso da quando il Generatore si è fermato. Tutti pensano che ci sia una connessione tra le due cose, tu che cosa ne pensi?- domandò il Dumesh con aria rilassata e sguardo penetrante.
-Io non…-
-Non pensi? Non sai che dire? Dovresti finire le frasi, Zachary, non credere alle dicerie che vogliono i Dumesh bravi lettori della mente!-
Il ragazzo aprì la bocca, ma il suo interlocutore aveva già ripreso a parlare. Il signor Coiland aveva una parlantina fluida e spigliata, sembrava quasi un’altra persona rispetto al silenzioso e garbato individuo che aveva risolto la situazione con gli Airin poco prima.
-Il generatore non è altro che un orologio, in fin dei conti, un grande, precisissimo orologio, incastonato sulla cima di Prati Verdi. Una bella fortuna per Mex essersi accaparrato la sua oasi naturale in mezzo all’artificio sommo!-
-Non riesco a seguirla- ammise Zach, interrompendo il flusso di pensieri dell’altro.
-Ed è per questo che ti ho stampato quei fogli. Eccoti un assaggio del loro contenuto.- Il Dumesh inspirò a fondo e poi riprese: - Crom non ha la fortuna di essere baciata da un astro come il Sole continentale, ed è così per tutto l’Hands. C’è il surrogato del Sole, che è Caleido, la mezza luna bianca, ma non può in alcun modo essere paragonata al vostro astro. Ora, capirai che Gli Airin, essendo un popolo riservato e sedentario per natura, non hanno avuto la costanza di spostarsi poco più a Sud rispetto alle regioni dell’Hands. Un bene, considerato il loro spirito d’adattamento piuttosto labile. Hanno saputo trarre vantaggio dal poco che gli si prospettava ed è in quel momento che il Generatore ha iniziato il suo giro orario.-
Si interruppe un istante, scrutando il suo giovane ascoltatore, poi, soddisfatto dall’espressione confusa dipinta sul suo volto, riprese: -Il Generatore agisce un po’ come una calamita, è sensibile ad un’energia ai più invisibile. Solo gli Airin, camaleonticamente entrati a far parte di queste terre e del loro incessante flusso, riescono a gestirla. Sto parlando del tempo-
-Allora è vero quel che si dice?- domandò Zach, riscuotendosi
-Non lo so, si dicono tante cose, Zachary- commentò il Dumesh sistemando i biondi ciuffi sfuggenti con quelli neri del profilo destro.
Il ragazzo sbuffò, spazientito, e riprese con maggiore impeto: -Che gli Airin hanno capacità magiche di qualche tipo!-
-Ah, quello? E io che pensavo si dicesse qualcosa di più divertente! Beh, non è il pettegolezzo più fresco del secolo, te l’assicuro, ma per come la vedo io, non c’è magia negli Airin-
-Ma controllano il tempo- obbiettò Zach, sorpreso
-Sì, e possono fare anche molto di più, ma non vedo dove stia la stranezza!-
Zach sgranò gli occhi, interdetto: se non era strano quello!
-Gli Umani controllano l’elettricità, i Dumesh la forza prodotta dalla natura, gli Airin controllano il tempo. E’ solo un’altra forma d’energia, nulla più. Nella tua occulta visione del mondo anche il citofono di casa è magia?-
-Beh, no…Ma è diverso!-
-Io non penso. Ad ogni modo, i giorni e le ore passavano, passavano, passavano. Ad un certo punto gli Airin si resero conto che spesso andavano sprecati e iniziarono a ragionare. Popolo sedentario per natura, ma non sfaccendato. Fortunatamente qualche individuo non sperperava il proprio tempo, e decise di impegnare quello degli altri per produrre energia. Le ore perse sono andate per sempre, ma se raccolte dal generatore possono essere utilizzate come fonte primaria di vita. Il moto delle lancette del generatore copriva per intero Crom, e i territori circostanti non avevano altro da fare se non costruire delle copie in miniatura del Grande Orologio sotto le direttive dei manipolatori di tempo per eccellenza.-
Coiland si avvicinò pensoso alla parete di fondo, come se ci fosse una finestra attraverso la quale guardare, ma così non era.
-Che cos’è questo?- domandò Zach, indicando un complesso vetrato che spuntava da dietro ad un’immagine del Generatore, tra i suoi fogli.-
-Cronohands, White Mex. Trattasi dell’azienda curatrice della città. Hai avuto il piacere di sentire il dirigente proprio oggi.-
-La voce dell’altoparlante?-
-White Mex- confermò l’altro, portandosi rapidamente una mano alla benda, per poi lasciare ricadere nervosamente il braccio.
-Da quando il Generatore si è fermato quell’Airin è diventato un tutt’uno con la sua impresa multimiliardaria e la città in generale!-
-In che senso?-
-E’ ovunque, controlla tutto e gestisce ogni singolo affare! E’ il Dirigente: colui che dirige! Mi stupisce che non si sia ancora auto-proclamato imperatore del vasto Mondo!-
-E i Cronohands?- lo interruppe Zach
-I Cronohands sono i suoi tecnici, i suoi collaboratori e i suoi agenti. Quando entri a far parte della grande famiglia Mex non sei più Airin, Crash o Dumesh, no! Tu diventi un Cronohands, un membro dell’inarrivabile quinta razza! Gli umani sono al secondo o terzo gradino, tutti quelli che non ho citato non sono vere e proprie razze, agli occhi degli Airin …Per Mex, semplicemente, non esistono!-
Zach non sapeva più che dire. Ormai quella conversazione l’aveva intrigato a tal punto, d’aver scordato l’iniziale tensione e disagio. Cornie Coiland acquistava ai suoi occhi un fascino tutto particolare che non avrebbe mai pensato di attribuire ad un Dumesh. Parlava con un accento impeccabile la lingua internazionale e la sua voce era roca, ma quasi piacevole da ascoltare. L’aspetto soltanto spezzava un po’ il suo profilo, altrimenti più che accettabile.
-E poi c’è l’Organizzazione, quella con la “o” maiuscola! Mex non è disposto a trattare con ciò che non è più che una garanzia di fama; non che io insegua quest’ultima, ma ho voluto dare una certa importanza al mio progetto. Con il tempo gli avrei, e gli ho, dimostrato che anche ciò che è comune può essere qualcosa di più.-
-E di che cosa si occupa la sua Organizzazione?-
-Si occupa di ciò che è comune con mezzi fuori dal comune- Zach sorrise a quell’affermazione.
-Un ottimo slogan, penserai tu, vero?- Il Dumesh sorrise a sua volta, le due metà del volto tese in modo disuguale.
-L’Inverso Baleno ormai è la norma qui a Crom e non potendo contare in eterno sulle riserve d’energia temporale, l’Organizzazione è impegnata nella ricerca d’energie alternative-
-Noi intendiamo il Sole come energia alternativa, o il vento…- commentò Zach, giungendo al fulcro del problema.
-E su che cosa possiamo appoggiarci noi? Lo spunto mi è venuto proprio da voi Umani. In quanto Dumesh sono cresciuto con la convinzione che non esistesse altra energia al di fuori di quella naturale, quindi il Sole, gli astri in generale, il vento, l’acqua. Crom ha modificato il mio modo di vedere le cose e ora il mio punto di vista è molto più simile a quello degli Airin o degli Umani, che non vedono nella natura il punto di partenza, ma un eventuale punto d’arrivo! Che cosa ci resta dunque? La luna Caleido-
-Potreste usare l’elettricità- osservò Zach, pratico
Coiland scosse il capo stancamente: -Non è così semplice, Zachary. La società degli Airin si è sviluppata e si è mossa sempre in un’unica direzione: quella temporale. Il tempo è l’unica energia che questo popolo conosce e tutto è progettato in funzione di questa! Un’elettrificazione, arrivati a questo punto, è impensabile, tutta la tecnologia cromoniana è basata sul tempo e un processo quale quello da te proposto richiederebbe un quantitativo spropositato d’energia, quantitativo che non abbiamo. Anche volendo, un’elettrificazione comporterebbe il ritorno dell’Hands all’era antica con tutte le sue difficoltà. La Crom che vedi ora è comunque il frutto di secoli e secoli di studi e nuove scoperte, non abbiamo la forza di riprendere tutto da capo: non ne abbiamo abbastanza neppure per alimentare tutta questa folle automazione!-
-E quindi la vostra idea è di costruire pannelli ad energia lunare?- domandò il ragazzo, iniziando a rendersi conto della criticità della situazione.
-Stiamo ancora approfondendo gli studi a riguardo, ma penso di potermi dire soddisfatto dei risultati. Nel frattempo cerchiamo di produrre abbastanza energia temporale, quindi ore sprecate, per mandare avanti l’Organizzazione.-
Zach lo squadrava con tanto d’occhi. L’energia temporale non era del tutto esaurita, non ancora, e finché ci fossero stati Airin in grado di gestirla e produrla, Crom sarebbe sopravvissuta. In questo modo, però, si erano privati di ogni via d’uscita: erano indissolubilmente legati al tempo e a quel generatore che ora li stava martoriando.
-Penso avrai notato la nostra serra artificiale, qui fuori-
Il giovane ripensò alla flora vetrificata dai colori fluorescenti che subito aveva attirato la sua attenzione, arrivato in quel luogo. Annuì energicamente.
-Oltre ad una delizia per gli occhi è anche la personale centrale temporale dell’Organizzazione. Mex ha i suoi metodi per raccogliere energia: spera di poter riavviare il generatore semplicemente raccogliendo tempo perso da un gruppo di volontari.-
-Cioè?- domandò Zach, interdetto
-Ha dato inizio a quella che Cobalto chiama “politica del dissanguamento”. Paga delle persone affinché mettano a disposizione la maggior quantità possibile di tempo perso. Spera forse che l’energia prodotta, unita a quello scarso 20% raccolto dal generatore per inerzia, sia una misura provvisoria sufficiente prima di passare alle maniere forti.- il Dumesh gli lanciò un’occhiata fugace e poi riprese: -Oh, ma non starò qui a spiegarti tutta questa grigia faccenda, Zachary! Ti basti sapere che né lui né io siamo ancora riusciti ad ottenere qualcosa di tangibile! Ciò che volevo che tu capissi è che gli Airin dispongono costantemente di una certa quantità d’energia personale. Hai visto che cosa ha fatto oggi quell’incosciente di Cobalto, vero? Ebbene ogni singolo Airin cerca di occuparsi della propria famiglia e della propria casa con queste riserve. E’ un ragionamento di comodo quello fatto da White Mex-
-Ma ha un certo senso- azzardò Zach, pensando al quantitativo d’energia che ogni singolo abitante avrebbe potuto cedere.
-Avrebbe senso se non ci fosse tutta questa tecnologia, avrebbe senso se tutti ragionassero come me. Ma i primi che propongono questa fantascientifica colletta non si fermano neppure un istante. Un buon 45% dell’energia raccolta serve per far muovere la Cronohands! I ritmi tenuti dai tecnici di Mex sono insostenibili, sospetto che abbia tra i suoi uomini anche delle persone Crash! Semi-macchine, instancabili. La Cronohands non produce energia, ne consuma soltanto!-
Se veramente l’energia degli Airin derivava dal tempo inutilizzato, iniziava ad avere un senso la critica di Coiland nei confronti della compagnia multimiliardaria che dirigeva la capitale. Ma il riferimento alle persone Crash riportò la mente del ragazzo alla bambina del suo scomparto, quella che non era stata ferma un secondo. Indubbiamente era una ragazzina Crash. E questo gli ricordò anche quanto era accaduto. In seguito al black-out e alla brusca fermata della navetta su cui aveva viaggiato per giungere a Crom, tutti gli occupanti della cabina n. 24 avevano iniziato a comportarsi in modo strano: i loro movimenti erano rallentati, non sembravano più vere e proprie persone, più che altro parevano statue di gesso che si esibivano in una ripetizione continua e costante degli ultimi istanti prima che le luci si riaccendessero.
-Che cosa è successo su quel Cromonaut?- chiese, deglutendo a fatica. Il ricordo non era tra i più piacevoli.
-I black-out sono più pericolosi di quanto tu possa immaginare. La sciagura, l’Inverso Baleno è la fonte di tutto ciò che sta accadendo. Sai perché gli abbiamo dato questo nome? Perché in un battibaleno Crom si è ritrovata nella crisi più totale. Quando il generatore si è fermato, qualcuno assicura di aver visto le lancette compiere un giro completo in senso antiorario. Molti pensano che questo strano cambiamento di rotta sia stato la causa dei nostri guai. L’Orologio è andato in tilt e l’energia temporale non è più gestita come dovrebbe. Se prima, dove si posavano le lancette del Generatore era luce, ora è buio.-
-I black-out sono causati dal Generatore?-
-Sicuramente sono ad esso connessi. Sto impegnando il mio intelletto anche su questo ed altri misteri. Ti basti sapere che strani avvenimenti si susseguono a distanza sempre più ravvicinata e il black-out di oggi è solo un'altra di una lunga serie di sciagure.-
Zach rimuginò un istante su quanto appreso. Ora che sapeva come stavano effettivamente le cose, rimpiangeva quasi di non aver scelto un’altra meta per il suo viaggio. Ma ormai era lì, e non aveva intenzione di andarsene.
Il Dumesh era nel frattempo tornato a sedersi alla scrivania. Zach osservava con aria avvilita l’orrenda foto sulla sua carta d’identità. Non aveva un’aria molto sveglia e i capelli castani gli coprivano quasi interamente gli occhi. Meglio così, forse: almeno non si vedevano le occhiaie fruttategli la festa di qualche giorno prima.
La discussione era palesemente giunta al capolinea, dunque si alzò rumorosamente, facendo strisciare la sedia sul parquet, innaturale negli edifici cromoniani.
Si esibì in una smorfia dispiaciuta, poi disse: -Beh, Signor Coiland, penso di doverla ringraziare per avermi tirato fuori dai guai oggi, e anche per…- sventolò la cartellina di plastica davanti a se
-…Questo materiale. Per caso c’è anche una cartina?-
-Va bene che l’Organizzazione è il mio orgoglio e non posso che dire cose positive a riguardo, ma temo non sia abbastanza grande perché un tirocinante sveglio come te ci si possa perdere- osservo, quieto Cornie Coiland, intrecciando le dita sul tavolo.
Zach si soffermò per un istante ad osservare la mano sinistra del Dumesh, protetta da un guanto bianco, poi registrò ciò che aveva detto.
-Intendevo una cartina di Crom. Non mi fido del mio senso dell’orientamento, sono una frana! Ho qui l’indirizzo di un ostello che…-
Coiland sembrò valutare per un attimo ciò che avrebbe dovuto dire, poi gentilmente spiegò:
-Ehm…Zachary, penso che tu non abbia ben inteso ciò che è successo oggi.- Il ragazzo corrugò la fronte, sospettoso.
-Sei l’unico sopravvissuto ad un evento che è ancora inspiegabile per molti…-
-Anche il Dumesh che era seduto al mio fianco n’è uscito indenne, mi sembra- Coiland sembrò riflettere per un attimo su ciò che aveva appena udito –Per poco non ci restavo secco sotto tutto quel ciarpame che si portava dietro nel suo bagaglio! E poi si lamentava ancora che gli sono finito addosso!- continuò Zach, mormorando risentito tra sé e sé. Coiland lo scrutava ora con perso interesse.
-Allora…Siete gli unici due sopravvissuti. Tutti gli altri passeggeri sono rimasti vittime dell’Inverso Baleno, e non è l’unica zona cittadina bloccata!-
Lo sguardo mono-occhio del Dumesh si fece glaciale: -Li chiamiamo “Ripetenti”, costretti a rivivere gli ultimi istanti prima del calo d’energia…A tempo indeterminato.-
Zach si sentì le ginocchia venire meno, ma lottò per non dare a vedere il senso di paura che quelle parole erano riuscite ad infondergli.
-Come ti ho già detto gli Umani non vanno esattamente a braccetto con gli Airin, specialmente non con White Mex e i suoi Cronohands. Le circostanze che ti hanno condotto qui, indenne sono piuttosto strane, lasciatelo dire! E quando il fermento per i soccorsi sarà passato, qualcuno si ricorderà di quel ragazzo sopravvissuto al black-out. Cobalto si è premurato di evidenziare il tutto, certo…- aggiunse, sbuffando contrariato, ripensando al giovane Airin dai capelli azzurri e alle sue prodezze di un’oretta prima.
-E dovrei restare qui? Per fare cosa?!- esclamò improvvisamente Zach. Non era del tutto tranquillo per la piega che stavano prendendo gli eventi. Pensava che dopo lo spiegone l’avrebbero lasciato andare!
-Solo per i primi tempi, non vederla come una costrizione! Sarai libero di andare ovunque tu voglia in città. L’Organizzazione sarà il tuo ostello e io sarò più tranquillo per la tua sicurezza. Ormai l’impegno è preso. Zachary Hulm, dovrai cercare di entrare nell’ottica del tirocinante umano, pensi di poterlo fare?-
Zach rifletté: in fondo, considerati tutti i fatti, l’unico posto sicuro era proprio l’Organizzazione di Cornie Coiland. Aveva visto molti altri ragazzi in quel luogo, altri tirocinanti. La compagnia dei suoi coetanei non gli dispiaceva affatto, e almeno avrebbe capito un po’ di più sulla situazione di Crom. Quando prese la decisione conclusiva, sentì comunque di aver tralasciato qualcosa nel suo riflettere, ma si riservò il piacere di tornarci sopra più tardi. Si limitò ad annuire, al momento era un po’ stanco.
-Keri ti accompagnerà nella tua stanza. Non ci sono che pochi posti ancora liberi, uno di questi è con Cobalto…- notando l’espressione vagamente delusa del giovane, Coiland aggiunse: -…Alle volte è un po’ difficile, cerca di non dare troppo peso alle sue stranezze. Sono sicuro che saprai interagire con lui!-


***


Sono un po’ stordito mentre torno al piano terra: stringo la busta di plastica in una mano, con l’altra mi scosto nervosamente i capelli dagli occhi. Dovevo presagire che non tutto sarebbe andato per il verso giusto. In fondo è di me che stiamo parlando, di Zach Hulm, è quando mai qualcosa è filato completamente liscio?!
-Cazzo, Zach, devi iniziare a valutare l’idea di andare a dormire all’orario delle galline, con ste occhiaie da drogato non ti fila nessuno!- il parlare da solo è una cosa che mi porto dietro dall’infanzia, ahimè! Sto ancora fissando il mio riflesso sulla parete a specchio dell’ascensore, quando una voce richiama discretamente la mia attenzione
-Ehm, scusa?-
Figura di merda, l’ennesima! Mi appresto ad uscire dalla cabina vetrata. Alcune ragazze mi passano accanto, ridacchiando sommessamente. Cerco di ignorarle mentre il suono delle loro voci viene inghiottito oltre le porte dell’ascensore. Keri mi guarda, trattenendo a stento un sorriso.
-Non ci si accorge neppure dello spostamento- commento con calma, cercando di rimediare.
-Non farci caso, i primi tempi è sempre così- commenta con voce sommessa la giovane Airin, ignara che per me è così da qualche tempo in più.
Annuisco, desideroso di cambiare argomento, desiderio che Keri non pare cogliere: -Non si vedono molti Umani dalle nostre parti-
-E quando se ne vedono non è di buon occhio- aggiungo, ripensando al discorso di Coiland riguardo le razze.
La ragazza mi fissa per qualche istante, ma lo sguardo parla da solo: peggio che avessi sparato la cazzata del secolo! Forse, però, è solo un’impressione. L’istante passa e lei mi fa cenno di seguirla. Imbocchiamo le scale in silenzio.
Una decina di minuti e sette rampe più tardi, finalmente l’Airin si ferma in un’anticamera su cui si affacciano tre o quattro porte scarse.
Sfinito, mi affianco alla giovane e cerco di controllare la respirazione accelerata.
-Questa è la stanza di Cobalto- nel mentre bussa piano, chiamando il compagno –Vuoi una mano?- aggiunge poco dopo. Ancora stravolto, le orecchie tese cercando di percepire un fiato provenire da dentro, la guardo interrogativamente.
La porta si spalanca, cigolando piano. Mi aspettavo un qualche meccanismo a scorrimento, a dire il vero. Quel poco che riesco a vedere dalla soglia è immerso in un flebile chiarore arancione, tutto il resto è grigio. Seguo con lo sguardo Keri, i suoi capelli purpurei si mischiano alle ombre quando mi precede all’interno; Titubante, la seguo.
-Ti ho portato il tuo nuovo compagno di stanza, Cob- dice ad un interlocutore che al momento non riesco a vedere e che sinceramente non ci tengo ad incontrare. Un grugnito infastidito è la replica. Nel frattempo mi do un’occhiata attorno: la stanza è abbastanza spaziosa, anche se a metà strada il soffitto inizia a farsi più basso, e l’ambiente è quasi diviso in due da una lieve pendenza del pavimento, che culmina in un secondo spazio piano. Due vetrate rettangolari si affacciano sul cortile, il vetro è attraversato da bagliori colorati, prodotti dal giardino al neon sottostante. Ci troviamo nel sottotetto, realizzo.
Turchino, o come si chiama, è accoccolato su un letto a castello, addossato alla parete di fondo, completamente disinteressato al sottoscritto. Tanto meglio! Al momento voglio soltanto prendere possesso dei miei spazi e dormire fino a domani mattina. Mentre Keri tenta ancora con il simpaticone lassù, io inizio a spostare tutto il ciarpame e gli indumenti stropicciati che riempiono la branda al piano terra.
-Penso che Cornie ti stia aspettando- commenta, serenamente, la giovane Airin, mentre tiro fuori alcune cose dal mio zaino.
-Non sarai arrabbiato con me, ora?!- si sposta appena, per lasciarmi continuare il mio trasloco. L’occhiata che le lancio è ricambiata da uno sguardo a metà tra il divertimento e l’esasperazione, poi distoglie gli occhi.
Mi siedo pesantemente sul materasso, fingendo di riguardare i fogli lasciatimi da Coiland, ma non posso fare a meno di ascoltare:
-Cob…-
-Non puoi stare lì- la voce di Cobalto sembra emergere dall’aldilà, bassa e incolore. Keri esita ancora un attimo, poi se ne va, lasciandomi nelle grinfie dell’altro ragazzo.
Mi sdraio, cercando di fare meno rumore possibile, chiudo gli occhi. Che sarà mai, in fondo?! Non passerò la giornata intera qui dentro, spero.
Rumore di molle che cigolano, socchiudo un occhio e vedo le sue gambe penzolare a poca distanza da me.
-Non puoi stare lì- ripete saltando giù dal letto.
-Dici a me?-
-No, mi diletto a parlare da solo, a dire il vero- non c’è apparentemente traccia di sarcasmo nella sua voce e se non fosse perché conosco una provocazione quando la sento, non avrei difficoltà a credergli.
-Dove dovrei dormire, allora?- perché non si possa dire che non ci ho provato
-Dietro la scrivania-
-Mi prendi per il culo?-
-…C’è un interruttore- gli lancio un’occhiata storta, poi mi dirigo verso lo scrittoio sistemato perpendicolarmente alle vetrate. Cobalto, notando la mia esitazione, sbuffa sonoramente.
C’è effettivamente un interruttore, simile in tutto e per tutto ad uno comunissimo della luce. Lo schiaccio. Non succede niente
-Beh?- ma quando mi volto, la porta si sta già richiudendo alle sue spalle.
-Grazie tante!-
Sto ancora imprecando tra me e me, quando un sinistro cigolio attira la mia attenzione. D’istinto mi sposto, inciampando sul pavimento in pendenza. Meno male che il mio spirito di conservazione è ancora piuttosto attivo, o a quest’ora avrei ben altro per cui preoccuparmi. Una branda a scomparsa mi è quasi piombata addosso.
Titubante mi rialzo. Per un istante valuto la situazione, ma un’occhiata al letto a castello e le dovute riflessioni sono sufficienti perché mi decida: preferisco mettere più distanza possibile tra me e quello squilibrato! Ha indirettamente, ma volontariamente cercato di uccidermi per due volte nel giro di una mezza giornata, e non ci sono neppure ancora state le presentazioni ufficiali! Quando si dice amore a priva vista…
Coiland mi aveva avvertito, ma c’è differenza tra un carattere difficile e la propensione alla violenza.
Spostati i miei effetti personali nei pressi della branda a scomparsa, mi ci sdraio, organizzando mentalmente la giornata di domani. Do un’occhiata al materiale riguardante Crom, confrontandolo con ciò che ho scaricato prima della partenza. Del Generatore e del tipo d’alimentazione cittadina non c’è traccia, l’unico accenno è tratto da un blog turistico, ma il commento dell’utente è tagliato, io e le mie frettolose ricerche!
Devo ammettere che non mi ero immaginato così il viaggio, e se ho dei dubbi su quello, che dire della destinazione ora che mi ci trovo?! Non c’è dubbio che l’Hands e i territori limitrofi siano anni luce avanti alle Regioni Continentali, ma sarà perché ho un’idea un po’ distorta del futuro, sarà perché l’Organizzazione, in un certo senso, è più che ambientalista, ma non vedo tutta questa modernità.
Certo nella scelta dell’itinerario ho voluto un po’ strafare: altri avrebbero puntato su mete più vicine e ugualmente stimolanti, ma devo ammetterlo, mi sono fatto infinocchiare dalla pubblicità che gira attorno a questa città. E poi vuoi mettere la faccia dei miei amici una volta tornato?!
Mi volto su un fianco, osservando il panorama: per un attimo gli evanescenti intrecci colorati catturano la mia attenzione, poi però guardo oltre, oltre il grigio chiarore che rischiara il cortile, oltre il bianco cancello, oltre l’anonima strada. Piattaforme sopraelevate, abilmente mascherate con la solita erba sintetica e la flora fosforescente, s’innalzano qua e là in lontananza, incastrandosi in artificiali altopiani. Tutt’attorno vanno digradando agglomerati urbani, spaccati di quartieri che non so bene a che livello sociale ricollegare: ho idea che persino le abitazioni più modeste siano piccoli miracoli tecnologici. E via, via ingrigendo, i contorni che sfumano e si mischiano in una compatta cromatura.
Torno a spulciare i fogli, i miei occhi si posano sulla foto già notata in presenza del signor Coiland: Una stampa in bianco e nero del grande Generatore di energia Tempo. Alzo lo sguardo e mi ritrovo ad osservare l’originale, un’enorme sagoma circolare incastonata sulla più torreggiante delle pseudo-alture, quella che il Dumesh ha chiamato Prati Verdi. Ecco il cuore di Crom e alle sue spalle la Cronohands, illuminata a giorno.
Sento la porta cigolare e richiudersi piano, passi per la stanza. Resto immobile e non mi volto.
Mormorii incomprensibili riempiono il silenzioso ronzare della stanza per qualche minuto, poi sento le molle del letto a castello cigolare.
-Se fingessi almeno di russare sarebbe tutto più convincente-
Mi muovo appena, continuando a dare le spalle all’Airin, ma noto comunque il riflesso di un flebile bagliore azzurro specchiarsi nelle vetrate davanti a me e poi spegnersi.
-…Spero che non mi prenderai alla lettera. Buona notte-
E senza neanche accorgermene, i miei pensieri iniziano a farsi confusi, distanti. Sogno di un grande generatore temporale e di una città prigioniera del tempo.
“Colpa dell’Inverso Baleno…Colpa tua…”
Mo-domex by Amelie
Author's Notes:
Eccomi qui!
Mah, sono riuscita a sbloccarmi, ma non sono del tutto sicura del risultato...Era veramente ciò che volevo scrivere? Mah, chi lo sa!
Spero, buona lettura! ^^ http://un23prova.altervista.org/racconti/amelie/inverso_baleno/istante_mancato/capitolo_03.html
- MO-DOMEX -

Uno strattone. Sobbalzo, strappato a forza dal dormiveglia. Sbircio con occhi semichiusi che cosa sta succedendo: piccoli fari illuminano l’ambiente, sparando una vasta gamma di potenti luci azzurrate al centro della stanza. Fuori è ancora buio.
Mi volto su un fianco, giusto in tempo per captare una voce fin troppo allegra smorzarsi oltre la porta del piccolo bagno interno: -E’ mattina! Il bagno è occupato, quindi per una mezz’oretta non farti venire strane idee!-
Non ti preoccupare, Turchino, per quello ho avuto tutta la notte, niente a che fare con ragazze mozzafiato, però! Ha pure il coraggio di svegliarmi, sto cretino! Mi siedo, lanciando un’occhiata fuori dalle vetrate. Non è cambiato nulla dalla sera scorsa, lo stesso grigiore riempie il cielo; solo qualche neon supplementare sembra soccorrere il delicato chiarore della luna Caleido.
Se non fosse perché sono completamente sveglio da circa due ore e mezza, avrei probabilmente diversi buoni motivi per chiedermi in che diavolo di posto mi trovo, ma, nel tempo impiegato a cercare di ignorare certi suoni molesti, ho avuto modo di riflettere e ho anche capito che cos’era che non mi tornava dopo la discussione con Coiland.
Mi alzo, cercando di sistemare alla belle meglio i capelli arruffati, mi cambio con dei vestiti puliti e mi attacco al computer. Ci metto qualche istante a capacitarmi dell’assenza di una tastiera o di una qualsiasi altra periferica d’imput. Qualche ulteriore minuto dopo sto inviando una mail a casa. Non ho voglia di telefonare, e un breve messaggio dovrebbe bastare per placare almeno in parte la crisi ansiolitica che sicuramente si è fatta venire mia madre, non avendo ricevuto mie notizie. Non dico niente riguardo al black-out e la mia sistemazione provvisoria, ma è giusto informarla che l’ostello non è raggiungibile via telefono e che se vuole sentirmi, dovrà chiamare sul mio cellulare. Soddisfatto, sfioro lo schermo: l’ologramma della tastiera scompare e la macchina va in stand-by.
Mi dirigo verso l’uscita, la mano già sulla maniglia, poi la porta adiacente si spalanca, mancandomi per un soffio, e il mio compagno di stanza fa capolino dal bagno, un’espressione neutra sul viso. Mi osserva di sbieco per qualche istante, poi, sputacchiando dentifricio, dice: -Tu parli nel sonno- Difficile non farlo se si è impegnati a maledire l’orso che dorme nella tua stessa stanza
-Senti chi parla! Sembravi un orango asmatico. Non ho dormito un cazzo!-
Mi fissa, sardonico, con quei suoi due fanali azzurro brillante, divertiti: -Naso tappato-
-Sì, come no!- lascio la stanza. Giuro che se stanotte russa di nuovo così, glielo do io il parlare nel sonno!
Nonostante tutto, sono piuttosto attivo. Entusiasta per il mio primo giorno a Crom: si prospettano grandi giri turistici oggi. Mi avvio giù per le scale, incrociando altri giovani che mi squadrano incuriositi, prima di tornare a parlottare tra loro.
Le due stanze ricreative, adiacenti all’atrio d’ingresso, sono già piuttosto affollate. I tavolini sono quasi tutti occupati, sia da una parte che dall’altra, e il bar lavora a pieno regime. Lentamente mi faccio largo tra gli Airin, sfuggendo le occhiate divertite di un paio di ragazze già incontrate ieri sera. Mi accosto al bancone, scrutando incuriosito una lavagna temporale, sulla quale scorrono ad intermittenza il menù per la colazione e alcuni annunci per i membri dell’Organizzazione. Ordino distrattamente un caffelatte, leggiucchiando le strisce informative che sfilano sulla board.
-Ciao- riconosco quasi subito la voce e nel frattempo Keri si è già seduta al bancone, vicino a me.
-Ehilà!- rispondo di buon umore. Lei mi fissa per qualche istante, lo stesso sguardo a metà tra il divertito e l’interessato di ieri. Mi fa sentire un fenomeno da baraccone così.
-Vedo che hai ritrovato la sala ricreativa-
-Cosa non può fare un cervello umano se applicato a dovere!- rispondo con sarcasmo, cercando di non esagerare. Un sorriso poco convinto si dipinge sul suo volto scarno –E che sei sopravvissuto a Cobalto- aggiunge, con una luce tutta nuova negli occhi.
Non rispondo subito, scrutandola con attenzione. –Già…C’è stato un momento in cui ho quasi ceduto, ma come vedi la situazione occhiaie è piuttosto controllata- buttò lì, accennando alle nutrite borse che ho sotto gli occhi. Non ride, limitandosi a distendere le sottili labbra in un sorriso condiscendente. Perché la temperatura ora sembra essersi abbassata? Visto il trattamento della sera prima, direi che un po’ di ironia sul suo amico non la ucciderà di certo.
Mentre uno dopo l’altro i miei spunti di conversazione si suicidano, avviliti, finalmente la mia colazione è pronta. Sorseggio la bevanda bollente in silenzio, Keri mi fissa con sgradevole insistenza, tanto che sono quasi tentato di chiederle se ne vuole un po’: vista la statura e la corporatura mingherlina sembrerebbe che sia dedita allo sciopero della fame e della sete. Poi, fortunatamente, un terzo, in questo caso più che comodo, spezza la tensione.
-Buongiorno-
Evitando di ustionarmi la lingua, poso la tazzina e mi volto per salutare Cornie Coiland, l’uomo, o meglio il Dumesh, che mi ha spalancato le porte dell’Organizzazione. Il Dumesh da cui aspetto una risposta precisa al dubbio dissotterrato questa notte. Il Dumesh che, nonostante tutto, riesce ancora ad atterrirmi con quel suo occhio bendato e l’aspetto elegantemente poco raccomandabile.
-Vedo che ti stai già ambientando, Zachary- commenta, facendo un cenno distratto alla cameriera.
-Beh, fino a qui è semplice arrivare- mi schermisco, un po’ infastidito: sono tutti veramente convinti che sia così impedito? Ride bonariamente, probabilmente interpretando la mia espressione, poi, portandosi una mano guantata ai capelli e sistemando i ciuffi neri e biondi per meglio coprire la benda sull’occhio sinistro, aggiunge: -Come è andata la nottata? Dormito bene?-
Apro la bocca, ma la richiudo senza trovare un modo carino per esplicare il concetto e allo stesso tempo non ferire la fan numero uno del pazzo omicida.
Coiland ride di gusto: -Perdonami, non vorrei sembrarti maleducato.- si schiarisce la voce, dandosi un contegno -Hai programmato già qualcosa per questa mattina?- mi chiede poi.
Pensieroso lancio un’occhiata fuori dalle vetrate che danno sul cortile: il cielo grigio mi deprime un po’, ma l’importante è ciò che si trova sotto di esso. –Pensavo di andare a fare un giro in città. Ho letto che da poco l’Archivio Cromoniano è stato aperto al pubblico-
-Vero! E’ stato allestito anche un museo al suo interno, ma non farti ingannare dalla pubblicità, non è niente di chè- Fantastico! E io che pensavo di passare metà giornata là dentro.
Terminata la colazione, ci facciamo largo tra la calca di tirocinanti e ricercatori verso l’atrio d’ingresso.
-Keri e Cobalto potrebbero accompagnarti- propone il Dumesh con tranquillità. Esito nella risposta: a dire il vero preferirei sbrigarmela da solo; con la coda dell’occhio seguo lo sguardo di Keri, rivolto verso una persona all’ingresso della stanza. Cobalto si blocca sulla soglia e poi cambia repentinamente direzione, come captando il pericolo.
-Cobalto, stavo giusto dicendo a Zachary che tu e Keri potreste accompagnarlo a fare un giro in città- ripete il Dumesh, impedendogli la malcelata fuga.
Qualche minuto più tardi, ricevute le raccomandazioni del capo dell’Organizzazione e recuperato il fascicoletto su Crom, lasciamo la sede.
Mentre aspettiamo alla fermata che passi la navetta per andare in centro, lancio un’occhiata di sottecchi ai due Airin che parlottano tra loro, o meglio, Keri parla, Cobalto butta lì qualche sporadico monosillabo in risposta. E’ bello essere ignorati!
Sul mezzo pubblico il livello della conversazione non varia, allora giocherello con il computer della nostra cabina, cercando di cambiare l’immagine proiettata sul finestrino.
La fermata a cui scendiamo è piuttosto periferica rispetto al blocco quartierale centrale, ma anche da qui, alzando lo sguardo, si riesce a scorgere l’enorme Generatore.
-Stai tranquillo, non succederà niente- cerco di interpretare le parole di Keri. La ragazza accenna al grande orologio fermo.
Ci incamminiamo, mischiandoci ai gruppi di persone che sciamano verso il centro. Crom è veramente la città multietnica per eccellenza. La maggior parte della popolazione è costituita da Airin: distaccati, quanto variopinti all’esterno, passano, ignorandosi l’un l’altro, concentrati sul proprio obiettivo. Pochi turisti, noto con relativo stupore: evidentemente ero l’unico a non sapere niente della crisi, ma, a dirla tutta, non ce n’è sentore in giro.
-Dove vuoi andare?- s’interessa Keri, uscendo repentinamente da una qualche discussione con Cobalto. Un po’ impacciato, sfilo alcuni fogli dalla cartellina di Coiland e do un’occhiata; durante la notte ne ho approfittato per sistemare un po’ il materiale portato da casa con quello ricevuto ieri. Continuiamo a camminare, Cobalto accelera il passo, borbottando tra sé e sé, Keri si adegua all’andatura dell’altro e io corro loro dietro, cercando di evitare la folla.
-Pensavo che gli archivi potrebbero essere interessanti- osservo, scartando tutto il resto.
Keri si volta di poco, continuando nella marcia: -Ti sei proprio fissato su questi archivi!-
-E’ che vorrei rispettare il programma che ho preparato- spiego, mostrandole un’agendina nera piuttosto rovinata. Ho la maniacale abitudine di segnarvi sopra i vari impegni della settimana, con l’ottimistica speranza che un giorno o l’altro mi ricorderò di averla dietro e controllerò, o, se non altro, che gli appuntamenti segnati si moltiplichino magicamente.
Prima che riesca a rendermene conto, cozzo contro l’altro Airin. Cobalto è fermo e mi fissa con una strana smorfia sarcastica, che non promette nulla di buono. Mi strappa l’agenda dalle mani e le da un’occhiata critica, ridacchiando di tanto in tanto. Cerco di riprenderla, protendendomi in punta di piedi, ma devo fare i conti con la dura realtà: Turchino è più alto di me, e neppure di poco! E dire che avremo all’incirca la stessa età.
-Itinerari della Mo-domex, eh? Era troppo spossante decidere di testa tua!- ironizza, restituendomi il libretto.
-Ho seguito solo una traccia, non sono mai venuto qui prima d’ora!- rispondo, un po’ seccato. Capisco che ho sconvolto la sua esistenza venendo a Crom, ho incrinato il perfetto equilibrio del Cobalto-mondo, ma pure sugli itinerari deve trovarmi qualcosa da ridire?!
-Se vuole andare a vedere gli archivi…- inizia Keri, conciliante, ma lui non la lascia finire, inserendosi con tono pratico: -Sai di che girone fa parte la Mo-domex? A parte quello degli Inferi, s’intende-
-Illuminami!- lo prego esagerando il tono di voce
-La Mo-do è una delle principali compagnie turistiche a livello intercontinentale, una delle più riuscite imprese satellite della Cronohands. Per che cosa pensi che stia quel Mex finale?-
-Cob…- lo richiama Keri, un po’ preoccupata, ma lui prosegue, il tono che da ironico diventa sarcastico e poi freddo:
-Mo-domex, un abile gioco di parole…-
-Non ci posso fare niente se…- cerco di interromperlo
-…Collegato ad un’agenzia turistica che cosa ti fa venire in mente?-
-…Era l’unica con un sito decente!-
-Che cosa?!- insiste, alzando la voce.
-Ma non lo so! Che cazzo vuoi, da me?!- siamo fermi in mezzo alla strada, la gente si ferma per un istante a seguire la scena, incuriosita.
-Cobalto, dai!- lo richiama Keri e, preso per il braccio il giovane, cerca di farlo smuovere. Lui oppone un po’ di resistenza, poi si lascia trascinare via. Riprendiamo a camminare, Cobalto ora mi dà le spalle. –Mo-domex...Il Mondo di Mex, questo è il messaggio che passa dal connubio dei due nomi.-
–Non ti sembra di essere un tantino paranoico?- butto lì, infastidito. Eppure, non so perché, mi sento un po’ a disagio.
-Se vivessi qui, capiresti ciò che intendo- risponde, la voce ridotta ad un basso mormorio.
Camminiamo in silenzio. Cobalto infila tutte le vie traverse che gli si parano davanti, con mio sommo disappunto. Non riesco a vedere niente del centro, e dire che potrei piantarli qui in qualsiasi momento! Li seguo un po’ distaccato, Keri è davanti a me, struscia i piedi a disagio sul pavimento piastrellato.
-Ti accompagno agli archivi- mi sussurra tutto d’un tratto la ragazza Airin, aspettandomi. Seguo il suo sguardo avvilito posato su Cobalto, davanti a noi, gli occhi lilla un po’ lucidi.
-Perché fa così?- mormoro di rimando. Lei alza le spalle, desolata, facendo ondeggiare le mosse ciocche porpora; sembra voler aggiungere qualcosa, ma non lo fa. Mi fa cenno d’aspettare, mentre raggiunge Cobalto. Segue una breve discussione, che si conclude con un’alzata di spalle da parte del mio compagno di stanza, e un’esclamazione seccata di Keri. Lasciamo che l’altro Airin si allontani per conto suo; al mio fianco Keri sembra offesa.

***

Cammino, lanciando occhiate non del tutto tranquille qui attorno. Ho perso Keri circa un quarto d’ora fa; questo posto è un vero labirinto. Se al tutto aggiungiamo anche le pareti a specchio, che riflettono miliardi di volte gli schermi d’ultima generazione piazzati un po’ ovunque, la certezza di non ritrovare più l’Airin è praticamente completa, soprattutto visto il mio pessimo senso dell’orientamento.
Gli archivi non hanno nulla a che fare con file di scaffaliere e vecchi fascicoli, stile biblioteca, come invece immaginavo fosse. Tutt’altro! Centinaia se non migliaia di schermi di ogni forma e dimensione osservano i passanti, catturandoli per sempre in registrazioni temporali a disposizione di Crom. Osservo la proiezione distorta del mio viso sul lucido pavimento a specchio: infiniti Zach alzano lo sguardo nelle specchiere murali di questo posto assurdo. Una sala, un’altra e il tempo passa. Che ora sarà? Controllo il cellulare: mezzogiorno passato da diversi minuti. Il mio stomaco inizia a lamentarsi e non ho ancora trovato Keri.
Mi accodo ad un gruppetto di Airin che hanno l’aria di sapere dove stanno andando, per perderli di vista qualche minuto più tardi. Sono al punto di partenza, e non riconosco questa sala.
Poi improvvisamente, e con sollievo, mi ritrovo ad attraversare un ampio corridoio illuminato da una luce quasi normale, niente ombre computerizzate. Mi fermo un attimo per dare un’occhiata alla piantina dell’edificio consegnatami all’inizio della visita: di male in peggio! Questo sarebbe il corridoio 152?
-…E allora trova una soluzione!-
Sbircio, incuriosito da dietro la cartina. Un uomo sembra quasi emergere dalla parete davanti a me, schivandomi per un soffio. Borbotto qualche confusa scusa, mentre lui mi lancia un’occhiataccia e si allontana adirato: -Tecnico idiota! Che cosa ti abbiamo assunto a fare?! Ma se prendo chi mi manda a puttane il lavoro, ha finito di fare il furbo!-
Mi metto alle calcagna del primo individuo, raggiunto poco dopo da un ragazzo occhialuto e smilzo.
-Wehni, aspetta…-
-Che cosa aspetto?! Ci sono un migliaio di persone qui dentro che hanno pagato per visitare gli archivi, cazzo! E’ già la terza volta in una settimana…-
-Ma Mex…-
-Mex, cosa? Ci licenzia, ecco cosa!-
Attraversiamo stanze, corridoi, atri ed inizio a comprendere che cosa c’è che non va. Gli schermi proiettano strane sequenze di numeri e si accendono e spengono ad intermittenza. Per un attimo penso con orrore che questo sia il preludio ad un black-out, ma c’è meno preoccupazione di quanta dovrebbe esserci, e se ben ricordo i black-out corrispondono ad una vita in replay.
“Siamo spiacenti, ma le visite sono momentaneamente sospese per problemi tecnici…Siamo spiacenti, ma…” annuncia una controllata voce nell’etere, sovrastata dalle grida irritate dei due che sto seguendo. Spero di ritrovare l’uscita.
-Forse possiamo risalire all’…- ma su queste parole perdo le mie inconsapevoli guide.
Moquette blu, poltroncine disposte a semicerchio, un rettangolo di luce bianca, sfarfallante, proiettato sulla parete di fronte alle postazioni. Questa stanza non mi è nuova: ho qualche vago ricordo dei primi cinque minuti del video guida all’edificio mostratoci all’inizio, poi il vuoto siderale. –Memoria a breve termine- mormoro, contrariato: se non scollegassi il cervello nei momenti clou, non mi ficcherei in questo tipo di situazioni. Le persone sembrano concentrarsi qui: decisamente sono sulla buona strada, se solo trovassi anche Keri!
La stanza a fianco ha tutta l’aria di essere un bar; visti i computer disseminati anche lì, un internet-cafè. Tanto vale aspettare che l’Airin si faccia viva da queste parti. Mi siedo ad una delle postazioni, sbuffando. Cerco di visualizzare la tastiera olografica, tentando di limitare i danni e i gesti a vuoto. Mentre la macchina sembra avere pietà dei miei impacciati tentativi, butto un’occhiata svogliata alla postazione vicina alla mia. La mano che regge il mento incontra il bordo della scrivania, prima di rompermi la mascella, indietreggio di scatto con la sedia girevole, finendo quasi addosso all’occupante della postazione alla mia sinistra.
Il volto funereo è ad un passo da me, alcuni riccioli azzurri si mischiano con le iridi dello stesso colore. Sorride quietamente
-Cobalto!-
-Non sei durato molto, Zacaro-
-Cosa…?!- faccio appena in tempo a registrare l’assurdo nomignolo affibbiatomi dall’Airin, che questi si alza e si avvia per conto suo.
-Aspetta! Non trovo più Keri- ammetto, lanciando solo una fugace occhiata al computer abbandonato sul più bello.
-E’ lei che non trovava più te, veramente.- commenta pacatamente il mio compagno di stanza.
-Beh, è lo stesso! Non dovremmo aspettarla?-
-A quest’ora è già all’Organizzazione-
Cerco di stargli dietro, ma, non so perché, ho come l’impressione che stia accelerando l’andatura. Non provare a seminarmi, Turchino!
-Della serie: vediamo quanto resiste l’Umano tonto!-
Urto una persona, Cobalto è già tre metri più avanti. Mi pare di riconoscere la voce metallica di poco fa al di sopra del brusio generale, ma non capisco che cosa stia dicendo. So solo che la tensione che avverto in giro è un po’ più simile a quella prima di una qualche catastrofe.
-Solo io ragiono in questi termini, Zacaro. Coiland l’ha richiamata alla base.- L’airin, ora fermo, si guarda in giro, scrutando con attenzione ogni passante.
-Che cosa c’è?- inizio ad essere preoccupato.
Cobalto mi lancia un’occhiataccia, quasi gli avessi appena sputato in un occhio. Mi afferra per un braccio: -Cammina!- sibila, spingendomi in avanti con foga.
-Cosa? Che cosa…?- ma non concludo la frase, e finisco dritto addosso a qualcuno, buttandolo a terra. Avverto un cupo ronzio, un basso rombo in spegnimento. La voce registrata, che ha ripreso la solita cantilena, s’interrompe all’improvviso in un’ambigua distorsione. Le luci si spengono. Un black-out! Ma non doveva essere solo qualche problema tecnico?!
Avverto il brusio farsi più alto, qualcuno urla. Intravedo ombre attorno a me, troppo vicine, e all’improvviso la gente inizia a correre in direzione dell’uscita, incurante di ogni ostacolo.
-Oh, merda!- è tutto ciò che riesco a dire, poi è il caos. Ancora a terra, cerco di ripararmi per non rimanere schiacciato dalla folla. Sgrano gli occhi nell’oscurità, resa maggiore dai corpi che mi circondano. Grido quando qualcuno mi calpesta una mano. Tento di rialzarmi. Un flebile bagliore dorato lampeggia a pochi passi da me, cerco di seguirne la fonte. Poi sono tirato su di forza e spinto in avanti.
-Cazzo,Vuoi restarci?! Muoviti, dobbiamo andarcene!- sono quasi sollevato che si tratti di Cobalto, penso che sarà la prima ed ultima volta. Seguo il suo ordine, ma prima che possa allontanarmi, qualcuno mi ferma ancora.
-Ehi, tu!- mi immobilizzo a fissare un tizio alle mie spalle, mi squadra con esultanza per qualche secondo appena, poi mi lascia andare contrariato. Al suo fianco un bagliore dorato, come quello di prima, rischiara un po’ lo spazio ritagliato tra la folla. Cobalto mi ha lasciato indietro.
-Tutto a posto?- riconosco il ragazzo di ieri, quello dagli occhi color sabbia e il fare pacifico. Mi scruta, seriamente preoccupato. Altri Cronohands lo affiancano, parlandosi addosso tutti assieme, cercando di udirsi al di sopra del caos. Non dovrei perdere tempo qui e forse ho capito perché la precipitosa ritirata di Cobalto. Annuisco sbrigativo e mi volto, ma ancora il giovane chiamato Wyatt mi trattiene. È uno dei suoi compagni a parlare: -Aspetta…Io mi ricordo di te!-
Sento una mano posarsi sulla mia spalla, trasalgo
-Niente demenza giovanile, allora- un’innaturale luce azzurrata disegna strane ombre sul viso di Cobalto, un serio contegno sul pallore dei suoi lineamenti. Gli altri lo fissano in silenzio, giocherellare con la fiamma celeste formatasi sul suo palmo. Deglutisco, ricordando quanto successo ieri. Non sono il solo nel cerchio formatosi a lanciare occhiate preoccupate in giro; altri timidi bagliori colorati riempiono la sala d’ingresso agli Archivi, nessuno luminoso come quello di Cobalto. Che cosa avrà intenzione di fare?
-Pezzo di…-
-Cobalto, no…- è il flebile sussurro del giovane dagli occhi bruni, quasi sbiaditi. Ma questa volta non c’è Keri a trattenerlo.
Con una mano mi spinge dietro di sé, con l’altra continua ad alimentare la fiamma celeste.
-Cob…-
-Non gli è bastata la scarica di ieri!- quattro pistole si materializzano nelle mani dei Cronohands. Si mette male, ed evidentemente non sono l’unico a pensarla così. La folla si è momentaneamente immobilizzata, percepisco chiaramente un centinaio di persone trattenere il fiato. Cobalto fa un passo a ritroso, e io con lui. Mi si affianca, tende il palmo fiammeggiante.
-Vedi di farti passare la voglia di sabotare la Cronohands, stronzo!- uno dei cinque, non Wyatt. Quest’ultimo si frappone tra i suoi compagni e noi. E’ troppo lento.
-Vedete di farvi passare la voglia di infossare Crom…- la maschera di seriètà muta in un sorrisetto e poi di nuovo nella freddezza più totale -…Più di quanto non lo sia già.-
Un vigoroso strattone, investo qualcuno, ma mi sposto immediatamente. Il buio si fa più intenso. Uno sparo sibila nell’aria, passi di corsa alle mie spalle. E poi il caos riprende.
Continuo a correre, incurante della confusione di corpi e grida che mi sciama attorno. Non so che cosa sia successo, non mi passa nemmeno per la testa di voltarmi.
Ci sono! Ecco le porte scorrevoli! Sono bloccate. Qualcuno tenta di sfondarle, ma queste reggono. Vengo spinto in avanti dalla massa di corpi che tentano di aprirsi una via di fuga, cozzo dolorosamente contro la superficie in vetro infrangibile, schiacciato tra due Airin e la porta.
Con uno sbuffo metallico, improvvisamente le uscite sembrano cedere. Crollo in avanti, insieme alle altre persone, di nuovo sono a rischio di pestaggio.
-Ordine! Ordine!- grida qualcuno, probabilmente un agente di sicurezza, ma io sono troppo stordito. Mi accorgo vagamente che la luce sta tornando a rischiarare l’Archivio di Crom, ma all’esterno c’è solo il grigio chiarore di Caleido. Qualcuno mi forza ad alzarmi.
-Sei capace a stare in piedi per più di un minuto?!-
-Possiamo riparlarne all’Organizzazione?- ribatto, con un filo di voce, il fiato mozzo.
-Zacaro inutile!-

***

Siamo rimasti in tre alla più vicina fermata della navetta; dei sei che eravamo, uno a rinunciato ad aspettare quasi subito e gli altri due se ne sono andati pochi minuti fa, una volta appurato che non sarebbe passato nessun mezzo di trasporto.
Lancio un’occhiata in tralice a Cobalto, in piedi di fianco alla panca dal quale non mi sono più mosso appena arrivati. Guarda con ostinazione davanti a se, sembra, se possibile, ancora più incazzato del solito.
-Non dovremmo avviarci? Se tanto non…- inizio con poca convinzione. L’Airin mi scocca un’occhiata seccata.
-Non passerà nessuna navetta da queste parti, non oggi.- il mio compagno non si volta neppure. Io, invece, colgo l’occasione per scrutare più attentamente la ragazza accostata ad una delle colonne della pensilina. E’ stata lei, circa una ventina di minuti fa, ad informarci dell’assenza del trasporto pubblico. Arrivata apparentemente dal blocco Ovest di Crom, sembra aver raccolto più informazioni di noi, che torniamo dall’Archivio e dall’improvviso black-out. Sorride garbatamente, nonostante le sue parole, però, non accenna ad andarsene.
-Ci sono state vittime?- chiedo, deglutendo, teso.
-Una ventina di persone in Piazza d’Arte- risponde, raccogliendosi le lunghe e morbide onde nere in una coda dietro le spalle. –Non passeranno navette civili, vi conviene andarvene- torna a ribadire, guardando prima me e poi fissando il suo sguardo sul profilo di Cobalto. Alzo il capo a mia volta e gli assesto una leggera gomitata nel fianco. Lui si gira, regalandomi una delle sue migliori occhiate omicida, poi si rivolge alla giovane: -Che cosa intendete farne dei nuovi Ripetenti?-
Che cosa? Mi alzo. L’Airin al mio fianco fissa con distacco la giovane, la quale, chinato lateralmente il capo e serrato un po’ l’ampio sorriso, sostiene la strana occhiata di Cobalto con un mite sguardo color ardesia. –Vi conviene andare, ora- suggerisce dopo qualche minuto. I capelli le volano davanti al viso e i lembi della gonna bianca s’increspano lievemente lasciando scoperta una porzione di gamba. Adocchio per un istante gli strani arabeschi grigio-argentati che corrono lungo la sua pelle rosata, più simile alla mia carnagione che al pallore degli Airin. Cobalto mormora qualcosa con risentimento, poi si volta, facendomi cenno di muovermi. Mentre ci allontaniamo, sbircio incuriosito e confuso la ragazza sparire oltre le porte di una navetta dai vetri completamente oscurati. Scocco un’occhiata interrogativa a Cobalto, mentre il veicolo si allontana nella direzione opposta: -Non aveva detto che non sarebbero passati mezzi pubblici?- Lui mi ignora, come al solito. Poi però seguo il suo sguardo ed intuisco: sul retro della navetta, ormai lontana, spicca una grossa C illuminata a bagliori bianchi e grigi. Delle sottilissime lancette, più simili a lampi argentati, ruotano al suo interno, creando un curioso effetto grafico, completando l’immaginario orologio che rappresenta quell’iniziale.
-Era una degli agenti di Mex?- domando, un po’ deluso, la ragazza e il suo sorriso ancora in mente.
Cobalto sembra pensare un attimo alla risposta, poi pare decidere che non è il caso di sprecare fiato per me e sbuffando, accelera l’andatura. Rassegnato e pensieroso, cerco di tenere il passo. Ho paura che le scarpinate per oggi non siano ancora terminate.


***

“Sarebbero 23 gli Airin rimasti coinvolti nel calo d’energia-tempo che ha inaspettatamente colpito il centro città. Gli esperti della M-research hanno studiato la traiettoria tenuta dal Generatore alle 12:25 di oggi. Il black-out, previsto nel primo pomeriggio nel quartiere Crash, precedentemente evacuato, si sarebbe invece abbattuto a circa un quarto d’ora d’anticipo nei pressi dell’Archivio Cromoniano. Erano circa un migliaio i civili all’interno dell’edificio culturale, aperto da poco al pubblico. Si contano una decina di feriti, di cui due gravi, già trasportati al 2° centro di cura, nella zona periferica Ovest. Gli agenti della Cronohands hanno agito tempestivamente per evitare lo scoppio di tumulti nel caos generale. Diverse unità hanno avviato le delicate procedure di soccorso dei 23 Rs…”
-Rs?- chiedo, uscendo dalla contemplazione assorta del notiziario. Keri risponde bisbigliando alla mia domanda, senza staccare gli occhi lilla dallo schermo: -I Ripetenti, quelli bloccati dal generatore- alcuni altri giovani si voltano un istante nella nostra direzione, per poi tornare a seguire le notizie.
“…-Questo black-out è strano, quanto inaspettato- sono le prime, tese dichiarazioni di White Mex, che rinnova il suo cordoglio alle famiglie delle vittime…-Mi addolora quanto successo, sono pronto ad assumermi ogni responsabilità per l’errore commesso.- aggiunge il dirigente dell’impero Mex, intervistato dai nostri inviati in zona…”
Il tintinnare di ceramica sullo sfondo mi distrae per un istante. Cobalto, seduto in disparte al bancone, sorseggia un infuso di menta, a giudicare dall’aroma che si spande per la sala ricreativa. Dà le spalle allo schermo, su cui tutti gli altri membri dell’Organizzazione sono concentrati.
-Ti ho piantato in asso senza dirti niente- dichiara Keri, riacquistando la mia attenzione. E’ tranquilla, non c’è tono di scusa nella sua voce
-Avete uno strano modo per scusarvi, voi Airin- butto lì fiaccamente. Mi osserva con il suo solito sguardo incuriosito/divertito, poi aggiunge: -Coiland doveva fare degli accertamenti-
Sullo schermo intravedo, oltre ai Cronohands presenti, alcuni tra i 23 Ripetenti. Accertamenti di che tipo? Mi domando. Concernenti forse il cambio di rotta del black-out? Poi improvvisamente i miei occhi tornano a mettere a fuoco le immagini. Tra gli altri agenti, intenti a creare quello che sembra un involucro fiammeggiante attorno alle persone bloccate, scorgo anche la giovane bruna incontrata alla fermata della navetta. Un’inquadratura particolarmente ravvicinata mette in mostra un’elegante ghirlanda argentata che spunta dal tessuto bianco della maglia, terminando sulla spalla sinistra. Il mio stomaco tenta una complessa contorsione, mentre ho come l’impressione che la temperatura inizi a salire in questa stanza.
-Che c’è?- chiede Keri, incuriosita. Scrollo il capo, fingendo tranquillità, poi mi avvio verso le scale. Peccato che sia un’agente di Mex!

“Secondo alcune dichiarazioni, rilasciate da una squadra Cronohands presente in zona qualche minuto prima del calo d’energia, le visite agli Archivi Cromoniani erano state precedentemente interrotte a causa di problemi tecnici alla rete interna. Ancora una volta, quindi, ci s’interroga se questa sia solo una coincidenza o se ci sia una mente dietro quanto successo oggi. Da Piazza d’Arte è tutto. A voi, studio.”
Cobalto posa la tazza sul suo piattino, il tintinnio quasi assordante spezza il ricordo delle parole di Mex: “Mi addolora quanto successo, sono pronto ad assumermi ogni responsabilità per l’errore commesso…”
Nel suo studio, Cornie Coiland intreccia la mano guantata con quella che non lo è, e pensieroso osserva lo schermo della vecchia televisione quadridimensionale, domandandosi se quanto successo sia stato solo un caso. Eppure era lì…
Tre minuti by Amelie
Author's Notes:
Ho deciso di prendermela un po' più con calma con la trama di questo racconto, giusto per concedermi il tempo di elaborarla meglio. In caso, modificherò il tutto in fase di correzione. Qualche piccolo avvenimento. Fatemi sapere ^^

Lo trovate anche qui: http://un23prova.altervista.org/racconti/amelie/inverso_baleno/istante_mancato/capitolo_04.html
TRE MINUTI

Come ammazzare il tempo quando sono circa le tre di notte, il tuo compagno di stanza russa, un faro rischiara il tuo letto, peggio che sia mezzogiorno pieno in una giornata di sole - perché l’orso di qui sopra dice di voler sovvertire il corso della perenne notte di Crom -, e hai esaurito le belanti amiche da contare? Certo, potrei ripiegare sulla lista dei problemi psicofisici della creatura che occupa, ahimè, il letto a castello qui a fianco, lista che sono sicuro mi regalerà nottate di pacifico pisolo come mai prima, ma solo tra una decina di giorni, giusto per esagerare. Nel frattempo penso mi dovrò accontentare di un riordino d’idee. Secondo giorno a Crom e ne so meno del primo! Le informazioni in mio possesso non dovrebbero aumentare, piuttosto che azzerarsi? Frugo nello zaino, silenziosamente per riflesso e buon’educazione, ma mi riservo, comunque, una buona dose d’improperi: Turchino non può averle tutte lisce! Trovo la mia sdrucita agendina nera. La pagina di domani, o meglio di oggi, mi osserva pallida e triste, e visto l’epilogo della giornata di ieri, direi che dovrà aspettare ancora un po’ prima d’essere riavvicinata dall’inchiostro. Giro per la stanza, mi adagio sul letto, provo a coricarmi, vado in bagno, mi siedo al computer. Un’anima in pena, da qualche parte nell’universo, sta raccogliendo le sue cose e lascia l’ufficio. Ci sono alcune domande che non mi lasciano in pace, domande che rischio d’accantonare se vado avanti a comportarmi da turista capriccioso, e si è visto a cosa porta tutto ciò. Perché l’Inverso Baleno? Perché ora? Ma soprattutto, perché sono sempre l’ultimo a scoprire le cose? Il fatto che io non sappia niente della crisi è un tantino inverosimile, come lo è l’opposta vagonata d’informazioni che sembra avere Cornie Coiland sul mio conto. Non che l’abbia mai dato a vedere direttamente, ma ciò che è successo due giorni fa, al mio arrivo in città, è sufficiente per far scattare l’enorme punto di domanda, che personifica il solitario neurone Zachiano. Quell’uomo, quel Dumesh non è certo il primo sulla mia rubrica telefonica, e la cosa si suppone essere reciproca, visto che questa è la prima volta in assoluto che metto piede fuori dalle Regioni Continentali. Allora perché? Perché Cornie Coiland, inquietante individuo con il fascino del principe del malaffare e la parlata del damerino ottocentesco, mi ha preso, fittiziamente, come tirocinante all’Organizzazione - organizzazione, tra l’altro, più sconosciuta della crisi, per me - ? Ma soprattutto, perché ho come l’impressione che la finzione non sia poi tanto finta? Aveva un mio documento tempo-qualcosa, cazzo! È così semplice trovare informazioni sul primo mister X approdato in giornata dalle Regioni Continentali? Ricapitoliamo: sono venuto qui per fare il turista e mi ritrovo affiliato dell’Organizzazione con la “o” maiuscola. Gli Airin sarebbero personcine neanche tanto male, se solo non fossero scostanti e allucinati 24 ore al giorno; ecco, non sarebbero male se non tentassero d’ammazzarmi facendolo passare per un mio problema di sconnessione fisica. Se la mia considerazione nei confronti dei Dumesh sta salendo, rispetto a quella del popolo natale di Crom, ci deve veramente essere qualcosa di marcio. Mi stendo nuovamente, una leggera sonnolenza mi solletica, chiudo gli occhi. Devo parlare con Coiland, costi quel che costi! Anche se la visita al museo d’arte naturale salterà, almeno io saprò di aver tentato. Ma alla fine so come vanno queste cose – mentire, spudoratamente mentire – e sebbene abbia ormai visto troppi film per crederlo possibile, vuoi vedere che Zach Hulm mi diventa qualcuno?!
-Svegliati!- un qualcuno molto incazzato, tra l’altro. Mi alzo di scatto, riuscendo, nel mio piccolo, a far indietreggiare di un passo Cobalto. Mi osserva, in attesa, con occhi turchesi impossibili, gli azzurri capelli attorcigliati più naturalmente di quanto ci si aspetti.
-Nottataccia?- domanda senza un minimo di pudore. Indico eloquentemente prima il faro blu puntato sul mio letto, poi lui. Il suo sorriso si tende in una posa seria: -Questa è la poca luce con cui avrai a che fare per un bel po’ di tempo. Ti consiglio di godertela.-
-Per quanto tempo?!- domando, improvvisamente colto da uno spiacevole senso di malinconia nei confronti della luce solare. Cobalto, perso tutto l’iniziale buon umore, si chiude in bagno. Non c’è che dire, facciamo progressi!


***



Rapida colazione. –Un poco fantasioso caffèlatte, grazie!- ordino, smorzando il garbato sorriso sulle labbra dell’ora perplessa barista. Mentre sorseggio la bevanda calda, osservo gli Airin che affollano anche questa mattina il bar. Sono meno di ieri, va detto, e quei pochi sono talmente presi dalle loro chiacchiere, dai loro scherzi e dalla loro musica, che il ronzare di un serioso giornalista alla tv passa in secondo piano. Colgo solo una o due parole: è ancora del black-out di ieri che si parla, ma non c’è lo stesso interesse della sera scorsa. Poi una ragazza si piazza davanti al video e cambia canale, interrompendo il notiziario.
-Comoda la vita, così!- sussulto, mi volto e mi concedo un altro sussulto, coreografico più che altro. Cobalto sorseggia un infuso alla menta, lanciando occhiate nere, tutt’attorno.
-Non sei caduto nel cesso, allora!- butto lì, fiaccamente, ancora risentito per la notte insonne. Si volta, inchiodandomi con un’occhiata al vetriolo, degna dell’Oscar come miglior cattivo.
-Sono morte solo ventitrè persone, più le altre centinaia delle settimane passate, ma continua pure a sparare cazzate!- risponde, riuscendo a farmi sentire veramente in colpa, quasi fossi io la causa dei black-out.
-Non sono proprio morte…- inizio, ma mi zittisco quasi subito, un po’ perché mi rendo conto di essere indecentemente nel torto, un po’ per lasciare spazio alla replica incacchiata di Cobalto.
-È un po’ come essere in coma: presente solo fisicamente, ma non mentalmente. È come essere morti. Tu dovresti saperlo…dato che sei un umano.- si volta di nuovo, fingendo di ignorarmi, ma so che sta aspettando una mia risposta, che non arriverà. Parlo di cose che neppure capisco e pretendo d’avere ragione? Sarò pure privo di tatto, ma so quando stare zitto.
-Comunque, lungi da me rovinarti la giornata, Zacaro!- riprende Cobalto, guardandomi con curiosità, come aspettando la mia nuova, spassosissima e sbagliata reazione. Sembra che il suo umore si sia risollevato un po’. Con uno sforzo che deve essere sovrumano, mima un sorriso, sadico più che gentile.
-È inutile che te la ghigni tanto, Turchino! I tuoi giochetti psicologici sono largamente al di sotto del mio sensore di sopportazione. La trovata della luce come mezzo di anticonformismo rispetto al sistema era carina, ma se vuoi veramente coprire le tue fobie, dovrai tirare fuori qualcosa di molto più fantasioso.-
-Pensavo che la luce potesse conciliarti un sonno più naturale, visto che ci sei abituato. Te lo già detto, vero? Tu parli nel sonno-
-E tu non sei normale. Il tuo immaginario raffreddore è qualcosa d’inumano!-
-Airin, hai presente?!- mi alzo, deciso a levarmelo dai piedi, ma lui, insolitamente di buon umore, mi segue a ruota mentre mi avvio verso l’ascensore. Prima che le porte scorrevoli si richiudano, freddo e distaccato, commenta ancora: -Se fossi in te non prenderei l’ascensore…E, in fin dei conti, sarei stupido.- ci metto qualche istante di troppo a decifrare la frecciatina, per poi passare al rimugino riguardo l’avvertimento. Effettivamente, con i black-out e tutto il resto, se questo coso si muove ad energia tempo, è una potenziale camera della morte. Sudori freddi iniziano ad inumidirmi la fronte, mentre, più rapidamente del solito, l’ascensore inizia a scendere. Per questa volta, però, mi è andata bene. Percorro per un tratto lo stretto scantinato. Ricordo vagamente il percorso fatto per arrivare allo studio di Coiland.
-Zachary!- mi saluta una voce che inizia ad essere nota nel mio archivio mentale, ma non abbastanza per una pronta reazione. Cornie Coiland, lo strano Dumesh a capo dell’Organizzazione, mi sorpassa, come se niente fosse. Risoluto, gli sto dietro.
-Devo parlarle- annuncio.
-Oh, ma non sentirti costretto!- è la spiccia risposta che ottengo. S’infila nel suo studio, lasciando la porta semi-aperta. Con un’occhiata ricapitolatoria alle mie spalle, entro. A noi due, Coiland!
-Signor Coiland…- inizio con un tono che vuole essere deciso, e che tuttavia perde intensità già sulla ‘a’ del cognome. Il Dumesh pare ignorarmi. So di non essere uno che spicca, ma in questo studio c’è poco che può farmi concorrenza. Eppure lui sembra più indaffarato ad accudire delle piante in vaso, vere piante in vaso! Mi avvicino mostrando interesse, sempre e comunque deciso a non farmi distrarre.
-Sono belle, vero?-
-Devo parlarle!-
-Beh, tu avrai a che fare con piante di questo genere ogni giorno sul Continente…- continua, senza dare segni evidenti d’attenzione nei miei confronti. Si volta rapidamente, come cercando qualcosa, poi trova e s’infila un paio di spessi guanti, più simili ai modelli da cucina che a quelli da giardinaggio. Apro la bocca per ripetere ciò che ho già detto due volte, ma m’interrompo, restando ancora per un istante ad osservare le sue mani e il raffinato guanto bianco che copre quella sinistra, inghiottito dall’altro, più casalingo.
-Devo parlarle!- e tre.
-No, effettivamente devo essere molto ottimista o molto ingenuo per credere che un giovane continentale come te s’intrattenga con piante ed erbe…-
-Signore…-
-…Ahimè non quelle-
-Devo…-
Coiland lascia stare ciò che sta facendo, posando il piccolo annaffiatoio verde con cui si accingeva a bagnare la pianta. Soppesa per un istante le foglie spioventi, per poi voltarsi e guardarmi con estrema serietà: -Zachary- inizia. Annuisco con molta attenzione; -Sei un ragazzo sveglio e mi onora il fatto che le parole di due giorni fa non siano andate dimenticate, ma, abbi un po’ di fiducia in me…- corrugo la fronte, cercando di decifrare quanto udito, faccio per parlare, ma: -Il ripetermi più volte “devo parlarle” non cambierà i miei tempi, né la situazione. Parleremo non appena avrò finito di occuparmi di questa pianta, ma non vedo che cosa tu possa ricavare più di quanto non ti abbia già detto.-
Riprende l’annaffiatoio, apparentemente già dimentico di quanto appena promesso. Noto che il sorriso che ha sulle labbra è più largo e rilassato di quanto non è quello serio e, sospetto, di rito che continua a dedicarmi di giorno in giorno.
-Non le ruberò molto tempo- assicuro, speranzoso
-No, decisamente poco opportuno- e il suo commento. Ha sempre questo singolare modo d’approcciarsi al sottoscritto, che mi innervosisce e fa sentire ridicolo. Visto il mio tono d’urgenza, e il buon senso che penso abbia, potrebbe anche trattarmi diversamente, specialmente visto ciò che intendo chiedergli. Non importa, ormai sono qui e devo capire!
-Gli uomini di Mex erano realmente pronti ad arrestarmi?- interrogo, ripensando al mio arrivo a Crom, non poco movimentato.
-Ho una mia teoria a riguardo. Non è loro abitudine fermare tutti, ma una volta su dieci valutano di poter attuare una variante sugli ordini.- cerco di capire, ma non ci riesco, e non è colpa mia.
Anche i clandestini possono essere fonte d’energia tempo, soprattutto i clandestini detenuti…-
-Cosa?!-
Coiland poggia a terra l’annaffiatoio e sistema meglio le lunghe appendici arboree della pianta. Lo seguo con lo sguardo e un’espressione stupita, mentre inizia ad occuparsi di una nuova composizione floreale.
-Non nego che nei tuoi confronti, a quest’ora…- butta un occhio ad un orologio da parete con le lancette elegantemente modellate, poi fa rapidamente scivolare lo sguardo su un calendarietto da tavolo, di quelli pratici, che spopolano negli uffici delle Regioni Continentali;
-…Possa essersi sviluppato un certo interesse.- conclude
-Perché?- chiedo un po’ confuso
-Il black-out…- s’interrompe, concentrato solo apparentemente sui fiori davanti a sé. Scuote il capo, con fare poco meno che rassegnato -…Non sei rimasto intrappolato nel tempo-
-Ne sembra quasi dispiaciuto- noto
-Lo sono.- sgrano gli occhi, apro la bocca, irritato ed interdetto
-Dovresti imparare a lasciare che gli altri esauriscano il proprio discorso, prima di giudicare- mi rimbrotta il Dumesh con serietà.
-Ma lei…-
-Sono dispiaciuto perché una situazione del genere non si sarebbe dovuta creare affatto, e converrai con me quando dico che l’attenzione dei Cronohands, in un momento come questo, è inopportuna.-
-Non so cosa dirle…- inizio un po’ seccato. Sembra sia realmente convinto che sia colpa mia! Lui mi osserva attentamente, sento il suo sguardo addosso, ma non ricambio l’occhiata, infastidito dalla piega che sta prendendo questa conversazione. Poi Coiland si avvicina, mi poggia una mano sulla spalla, stringendo lievemente con la stoffa colorata del guanto da cucina.
-Ma tu non dovevi parlarmi?- lo guardo sempre più confuso, e che diavolo pensa che fosse quel vociare costante proveniente dalla bocca del sottoscritto?!
-Signor Coiland…- cerco di controllare il tremito teso nella voce, poi riprendo –Come ha fatto a procurarsi quei documenti digitali, spacciandomi per un suo nuovo tirocinante?- Mi volto, in modo da guardarlo attentamente negli occhi. Voglio vedere la menzogna sul suo volto quando risponderà. Mi scruta con calma, solo un pizzico di serietà a tendere i suoi lineamenti di doppio. Per un istante penso anche che non mi mentirà.
-Documenti tempo-sensibili.- mi corregge, ma prima che possa protestare riprende: -Ho conoscenze presso le Ferrovie dei Mondi- sgrano gli occhi per un istante. È così scontato, È una balla! Decido di lasciare stare, deluso.
-Tengo d’occhio gli arrivi dei Cromonaut da quando è iniziato l’Inverso Baleno-
-Sì…Certo- mormoro, con poca convinzione.
-Mi pareva di aver specificato quali sono gli intenti ed obiettivi dell’Organizzazione. Ebbene, a questo proposito sto compiendo degli studi e delle ricerche. È importante monitorare la situazione, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto ed ogni secondo…-
-Proprio come ora- commento tra i denti, a metà tra la rabbia e la discrezione.
-Violare la tua privacy, Zach, non era nei miei piani, ma quando i Cronohands s’interesseranno al tuo caso, dovrai decidere di chi fidarti e a chi dare ragione. Mex ti vorra con se perché non capisce, io ti ho aiutato perché non capisco, ma vorrei provarci. Sono uno studioso.- Coiland ha assunto ora un tono basso, professionale, il suo Worldword fluente come sempre, nonostante la solerzia del discorso.
-Un Umano a Crom, durante l’Inverso Baleno, che si è fatto notare a causa anche di uno dei ragazzi dell’Organizzazione…Mex vorrà averti con sé, una volta che avrà capito, se non altro perché Cobalto gli ha dato ragione di credere che la sua controparte, ovvero il sottoscritto, ha qualcosa in mente. Allora io ti avrò fatto un favore, lui no.- la nota definitiva mi suggerisce, oltre che sono riuscito a far arrabbiare un Dumesh, che il discorso è chiuso. Ma quanto è bravo quest’uomo a mettere i punti al loro posto! Eppure per me non basta! Non ho capito nulla.
-Perché Mex dovrebbe interessarsi a me? Perché lei è interessato a me, ad un comune turista?- chiedo ancora. Il Dumesh si toglie con attenzione i guantoni usati per accudire le piante, li ripone con riguardo in un cassetto della sua scrivania, poi si siede dietro ad essa. Trattiene un fiato, uno solo, poi lo rilascia. Sembra quasi un sospiro di liberazione, come se fosse soddisfatto di quanto detto, come se fosse più leggero. Poi assume un’aria assorta, scostando alcuni fogli sul tavolo con scarsa attenzione. Quando alza il capo, e le sue labbra diseguali si distendono lievemente in un sorriso, appare stanco, impotente.
-Non sei rimasto intrappolato nel tempo…Non ti sembra una cosa piuttosto singolare?-
Lo guardo, l’occhio verde sporco, quello buono, mi scruta, e ho quasi la sensazione che anche il sinistro, sotto la benda ingiallita, sia puntato su di me, come in attesa. Deglutisco con calma, lascio la stanza senza aggiungere altro. Non sono io a dovergli delle risposte, e non intendo dar credito ad una sola parola di quelle udite fino ad ora. Che siano cazzate oppure no, intendo appurarlo per conto mio. Non c’è problema, non c’è fretta…Peccato solo che la mia vacanza sia già belle che finita!



***



Il resto della mattina trascorre nel nulla più totale. Qualche leggera variazione sul tema è gentilmente offerta dal computer presente in camera e da un antipasto tipico di queste zone, una sorta di sformato dall’elaborata forma floreale, la fragrante pasta sfoglia quasi curva sotto il morbido ripieno di ogni singolo petalo, farcito di diverse salsine tipiche, qualche grissino come accompagnamento. Me l’ha portato Keri pochi minuti fa, e sono già le due! Probabilmente doveva sfogare le energie da crocerossina in eccesso, quelle che Cobalto, a cui penso siano originariamente indirizzate, non apprezza sufficientemente. In compenso l’orco non si è più fatto vivo in zona. A dire il vero, però, un po’ ne avrei bisogno, ora. Girando in rete, mandando le mail di rito ad amici e parenti, e facendo un po’ di ricerche riguardo le Ferrovie dei Mondi, nonché la Sede Centrale Cromonaut presente in città, ho scoperto, quasi per caso, che è presente una connessione di tipo Intranet. Ho scovato persino un sito “aziendale”, con debita password ed ID utente. Peccato, però, che io non abbia né una né l’altro. Cobalto mi tornerebbe utile per usare a scrocco i sui dati d’accesso. Provo con diverse combinazioni di parole, una più improbabile e fallimentare dell’altra. Mi alzo, cercando di schiarirmi le idee. Sono parecchio avvilito quest’oggi, specialmente dopo la conversazione con Coiland. In fondo me l’aspettavo. La semi-oscurità di Crom sembra osservarmi, pronta ad una mia reazione. Se non fosse per le luci artificiali che rischiarano gli edifici e le piattaforme rialzate, sarebbe come guardare una lavagna leggermente sbiancata dal gesso usato e poi cancellato. Mi avvicino al piattino con il misero pranzo, chiedendomi solo di sfuggita che razza di dieta seguano questi Airin, poi abbandono il cucchiaino usato, un’improvvisa idea in testa. Scruto di sottecchi la porta, assicurandomi che sia chiusa, spingo leggermente con le mani, provocando un ulteriore e sommesso scatto, poi mi sposto verso il letto a castello e l’oblungo armadietto di Cobalto. Se mi sono fatto una giusta impressione di lui, non credo sia stupido pensare che abbia lasciato qualche forma d’appunto o pro-memoria tra le sue cose. Chissà che non ci trovi i dati d’accesso al sito Intranet! L’anta del mobile è aperta, la reggo con una mano, già pronto a richiuderla, mentre con l’altra rovisto con circospezione. Non è una cosa carina da fare, ma che diavolo! Loro non parlano chiaro e io devo arrangiarmi come meglio posso.
-Quello è usato- mi volto all’improvviso, storcendomi quasi un braccio nell’urgenza del momento, quello che sembra un foglio stropicciato più e più volte in mano. Cobalto mi osserva dalla soglia, la porta richiusa con calma alle sue spalle. Apro la bocca, ma lui m’invita a prestare attenzione a ciò che tengo in mano. Mi rendo conto che è un fazzoletto di carta, gli Airin devono usare qualche velo in più rispetto a noi Umani. Lo lascio cadere, con disgusto.
-Che cosa stai facendo?- il suo tono ha un che d’incazzato, e questa volta non me la sento di dargli torto. Si avvicina, scrutandomi con freddezza. Mi gira attorno, fermandosi nei pressi dell’armadietto aperto.
-Scusa, è che…-
-Cosa?- un secco tonfo, con una sola manata decisa a richiuso l’anta alla sua destra, e ora vi rimane appoggiato con aria incuriosita, più che arrabbiata. La minaccia era tutta nella domanda.
-Cercavo…-
-Che informazioni ti servono, Zacaro?- m’interrompe, lo guardo un po’ confuso. Gli spioventi riccioli turchini incorniciano il suo volto pallido, e la fievole luce del comodino proietta strane ed inquietanti ombre tutt’attorno. Mi osserva, quasi a studiarmi, poi sospira, con pesantezza e rassegnazione. Si sposta verso la scrivania e con un gesto riavvia il pc dallo standby. Un po’ disorientato e allo stesso tempo colpevole per pensieri ed intenti, mi avvicino. Sullo schermo due caselline contrassegnate dalle scritte “ID” e “Password”. Si volta. Con una rapidità che ha dell’assurdo, il mio compagno di stanza digita i dati corrispondenti, sfiorando le sfarfallanti linee azzurrate della tastiera olografica. Con appena un istante di ritardo, ciò che ha scritto viene visualizzato a video.
-“Chissene” è l’ID, e “frega” la password. Niente di più facile, se tu mi avessi inquadrato per bene, lo sapresti-
Storco il naso, rassegnato all’evidenza: Cobalto non è del tutto normale. Mentre vago con lo sguardo sull’home page Intranet, presto appena attenzione alle parole di Turchino
-Se me l’avessi chiesto, probabilmente te l’avrei anche detto.- si alza. Io mi siedo al suo posto, completamente preso dalla perlustrazione. Lo sento che si allontana, poco dopo le molle del letto cigolano. Registro con la coda dell’occhio che si è seduto sulla mia branda. Sulla pagina non c’è nulla di particolarmente interessante o utile per chiarire i miei dubbi. Mi sposto tra i vari link, ma più che il menù della mensa e un breve filmato pubblicitario dell’Organizzazione non trovo.
-In realtà…Stavo cercando informazioni sul Servizio Cromonaut, se è in qualche modo connesso all’Organizzazione.- Mi volto, la saliva mi va di traverso e con essa anche il poco sformato che ho assaggiato. Cobalto, un braccio teso all’indietro a reggersi sulla branda, il mento sollevato e scoperto, si porta una sigaretta alle labbra. Mi alzo, mentre le residue pagliuzze celesti si spengono, e la cenere inizia a formarsi.
-Sei scemo?!- con un gesto secco gli strappo la potenziale arma incendiaria dalle dita, causandogli un attacco di tosse acida. Mi appresto a spegnere la sigaretta sotto l’acqua del lavandino. Quando si riprende, ancora scosso da qualche singulto polmonare, mi squadra con occhi di sfida. Gli restituisco l’occhiata da oltre la stretta soglia del bagno.
-Non ne hai il diritto, Zach…- e per una volta, spegnendosi in un tossicchiare soffocato, Cobalto usa il mio nome e non la solita presa per il culo.
-Controlla quelle tue maledette fiamme, o dell’Organizzazione con la “o” maiuscola non resterà che una pira con la “l” maiuscola!-
-Dove ce l’ha metti la “l” in pira?-
-Alla fine, prima della “a”! “Pazzo”, “omicida”, questi dovrebbero essere i tuoi dati d’accesso, altro che “Chissene” e “frega”!-
Ma quando torno a guardarlo, con quanto più malanimo riesco a mettere insieme, Cobalto sembra preso da altro. Seguo con lo sguardo la traiettoria dei suoi occhi, socchiudo la bocca, inquieto. La schermata del pc si oscura, la tastiera svanisce, baluginante. Il piccolo faro-lampada sulla scrivania si spegne, così come la luce del bagno. Restiamo lì, nell’oscurità parziale. Vedo i suoi occhi color cobalto brillare tra le ombre, in attesa. Io con loro.
-Un po’ in anticipo- e lì per lì non colgo il commento del mio compagno, poi non ho proprio più il tempo materiale per starci a rimuginare. Mi gira la testa, sento come se qualcosa fosse strappato dal mio corpo, dalla mia mente. Un soffocato singulto, presumibilmente di Cobalto, anticipa di qualche istante anche il mio singhiozzo. Provo un dolore sordo, come se tutte le ossa si stessero spezzando in un sol colpo, solo che è raccolto, rapido. Non ho neppure il tempo di rendermene conto. L’istante di dolore passa, come risucchiato. Riapro gli occhi, che non sono riuscito neppure a socchiudere. Il tutto è durato meno di un battito di ciglia e ora mi ritrovo seduto alla scrivania, la mano sollevata a scorrere le varie opzioni. Il pc, ronzante, è aperto sul menù della mensa, lì di fianco la casellina con il video pubblicitario, pronto per essere avviato. Avverto un leggero cigolio alle mie spalle. Mi volto. Cobalto è seduto sulla mia branda, fa per estrarre la sigaretta da una scatoletta apposta, poi ci ripensa, mi guarda.
-Pirla sarai tu, comunque- mi alzo, le gambe mi tremano appena, più per riflesso, per il ricordo di quest’istante. Poi sono di nuovo completamente stabile, anche se la mia mente è in subbuglio. Faccio un passo indietro, quasi m’inciampo nella dolce passerella in declino a metà stanza.
-Cosa significa?- chiedo, iniziando solo ora a capacitarmi di ciò che è successo. Se non fosse perché è assurdo, oserei quasi dire di essere tornato indietro di qualche minuto nel tempo. Eppure Cobalto sembra pienamente cosciente di cosa è successo e di cosa dovrà succedere ora. La cosa ha dell’inquietante. Sorride di un sorriso furbo, estroso.
-Cobalto?- si alza, rimettendo al suo posto la cicca.
-Coiland ha un brevetto personale su alcune delle navette Cromonaut-Cromo, le Cromonaut dispari, se capisci quel che intendo.- scuoto il capo, appena cosciente di quanto udito. Cosa è successo, cosa significa? Cobalto riprende a parlare: -Ha provato ad applicarvi le prime forme di pannelli lunari, anche se l’energia di Caleido è abbastanza forte soltanto in determinate fasi. Per ora, quindi, nonostante queste navette siano già in funzione, sono alimentate ancora ad energia-tempo.- scuoto il capo, mentre la mia mente si sforza di collegare il discorso del mio coinquilino con le argomentazioni di Cornie Coiland. Come diavolo è possibile? Più ci penso, più non ha senso!
-È causa dell’Inverso Baleno? Il tempo è tornato indietro, vero?- tento quando sono sufficientemente lucido e presente da interrompere il suo chiacchierio, al momento alquanto fuori luogo.
-Cobalto, come diavolo è possibile?- Sembra quasi che lui sia immune al cambiamento. Quanto può essere retrocesso? Due, tre minuti? È intricato già solo a pensarlo, ma ho come l’impressione che il Cobalto di tre minuti fa sia lo stesso di adesso. Il futuro nel passato, praticamente.
-Domani ti presento il contatto di Coiland presso la Cromonaut- annuncia lui, spiccio, poi si sdraia sul letto a castello, giocherellando con le fiamme celesti.
Mi siedo sulla branda, dando la schiena all’altro occupante della stanza. Guardo fuori, il Generatore, la città. Lampi fluorescenti screziano a tratti le vetrate. Ricordo l’oscurità del momento, la sensazione di rapido dolore, lo sguardo consapevole di Cobalto, le sue parole: “Un po’ in anticipo”.
Il futuro nel passato. Penso, ripeto, assimilo. E poi mi rendo conto di una cosa: anche il me stesso di tre minuti prima coincide con quello dei tre minuti dopo. Voglio dire, ricordo cosa è successo, so che cosa sarebbe dovuto accadere, esattamente come Cobalto, messo e concesso che non mi sia sognato tutto. La sua espressione, ciò che ha detto…Sono piuttosto sicuro che anche lui avesse coscienza, sia prima che dopo. Per quanto tutto ciò possa essere solo un'altra delle eredità dell’Inverso Baleno, non capisco come l’Airin possa esserne conscio. Come anche io possa capacitarmene. Un forte mal di testa, un sorta di ticchettio si ripete, immaginario, nella mia testa, costante, conosciuto.
-Il futuro nel passato- mormoro tra me e me. Mi sdraio sul letto, chiudo gli occhi. Anche se non sono neppure ancora le tre di pomeriggio, spero di riuscire a dormire un po’. Ma i sogni, come sempre, faticano ad arrivare.
Cullato dal costante sibilo delle fiamme di Cobalto, dall’occasionale cigolio delle molle del letto, dal ronzare del computer rimasto acceso, chiudo gli occhi.
Sogno di una stanza illuminata da neon azzurri, odore pungente di pulizia, quel “bip”.
“Tre minuti…Il futuro nel passato…Il sogno…”
Chiaro di luna by Amelie
Author's Notes:
Nelle puntate precedenti:
Zach, reduce dal black-out all’Archivio Cromoniano e forte dei dubbi riguardo la casualità dell’aiuto ricevuto da Coiland al suo arrivo a Crom, decide di fronteggiare il Dumesh per avere maggiori informazioni. Come sempre il direttore dell’Organizzazione è piuttosto evasivo ed il ragazzo, non soddisfatto, fa alcune ricerche sul sito delle Ferrovie dei Mondi e nella rete Intranet della società, senza però trovare niente.
Mentre sta lavorando al pc, sotto lo sguardo scettico di Cobalto, accade qualcosa. Il tempo sembra tornare indietro di qualche minuto. Un’altra eredità dell’Inverso Baleno?
Resta però il fatto che sia Zach che Cobalto sembrano avere coscienza del fenomeno. In particolare, l’Airin non sembra essere turbato da quanto accaduto…

E dopo il riepilogo – d’obbligo, visto tutto il tempo che è passato – alcune considerazioni.
Ad inizio stesura pensavo sarebbe venuto peggio. Rileggendolo, non mi dispiace, anche se certo potrei fare di meglio! :-S
Come sempre, aspetto un vostro parere :)
Buona lettura.
Lo trovate anche qui: http://un23prova.altervista.org/racconti/amelie/inverso_baleno/istante_mancato/capitolo_05.html
- CHIARO DI LUNA -




Davanti allo specchio mi appresto a lavare i denti con scarso entusiasmo. Ho un aspetto a dir poco raccapricciante, e per uno che è solito conquistarsi appena il titolo di “amico” delle ragazze è alquanto tragica la cosa! Mi risciacquo le mani, lo spazzolino tra i denti, la bocca ancora un po’ impastata. Ciuffi castani mi scivolano sugli occhi. Li scosto.
Non riesco a dormire. O meglio, ci provo. Mi metto lì, con tutta la buona volontà e la stanchezza del caso. Ieri pomeriggio ero anche piuttosto scosso per quanto è accaduto: l’arretramento temporale, quei due o tre minuti persi e ripetuti. Ho come l’impressione di aver anche sognato, per quanto di fatto possa aver dormito in pieno pomeriggio. Però qui non esiste la luce solare, è sempre buio, grigio.
Scuoto il capo cercando di rilassarmi. Butto un’ulteriore occhiata all’altro me stesso riflesso nel vetro: ancora un po’ e quei solchi violacei sotto gli occhi si animeranno di vita propria.
Dov’è il dentifricio? Torno a concentrarmi su ciò che sto facendo con un sospiro rassegnato. Devo averlo finito, eppure saranno appena tre giorni e mezzo che sono qui; sto iniziando pure a perdere il senso del tempo, assurdo!
Beh, non importa. Apro l’anta scorrevole del mobiletto-specchio sopra il lavandino e rovisto alla ricerca di quello di Cobalto. La carogna si diverte ad usare le mie cose, e io ora farò lo stesso. Scosto alcune cianfrusaglie, un rasoio elettrico, o meglio, ad energia tempo, qualche tubetto di dubbio contenuto. Finché lo sguardo non mi cade su una confezione di tintura per capelli. L’osservo, scettico. Quei bei riccioli azzurri non sono tutta farina del suo sacco, allora! A metà tra l’interdetto e il deluso la rimetto al suo posto. Fa strano pensare ad un ragazzo che si tinge i capelli, fa strano specialmente se il ragazzo in questione è un Airin e si chiama Cobalto. La tinta turchina la davo per scontata su un membro della sua razza. Negli scorsi giorni, in giro per la città, ho visto Airin con capigliature ben più appariscenti, ma naturali al cento per cento.
Boh. Faccio per richiudere l’anta e mi accorgo di aver fatto cadere una scatoletta. La raccolgo.
-Zacaro!- Sobbalzo, piantando una testata contro il vaso del lavandino
–Se proprio vuoi dormire, vedi di farlo durante la notte, invece di lanciarti in lunghi monologhi psicotici… “Che cosa succede?”, “Il bip!” e cose di questo tipo.-, conclude l’Airin, riappropriandosi bruscamente della scatoletta. Lo scruto senza enfasi, solamente stanco. Starò mica iniziando ad assuefarmi alle sue entrate in scena silenziose ed alla sua acidità?
Lancio un’ultima occhiata alla confezione rettangolare, stretta nella sua mano, poi poso lo spazzolino e gli passo accanto, urtandolo di proposito: -Simpatico come la sabbia nelle mutande-, commento con voce ancora un po’ arrochita. Mentre rimette a posto le sue cose, occhieggio i riccioli finto-azzurri.
Quando mi volto, un paio d’occhi lilla mi scrutano a pochi centimetri. –Keri!- Faccio un passo indietro, conscio di essere ancora in boxer. Le labbra della ragazza si arricciano con circospezione. Avverto la presenza di Cobalto alle mie spalle. Almeno lui è vestito.
-Che vuoi?-, l’apostrofa seccamente. Le sorrido, imbarazzato ed incoraggiante.
-Ethel ti sta cercando. E’ la terza volta che quest’affare squilla! Non mi sembrava opportuno rispondere per conto tuo-, commenta lei con quello che ha tutta l’aria d’essere sottile sarcasmo. Cobalto sorride impercettibilmente, recuperando quello che sembra essere un cellulare o un cercapersone.
-Perché no? Tra le due quella che ha dei problemi con l’altra sei tu, Keri- Mi volto, esasperato, mio malgrado, dalla bastardaggine del mio compagno di stanza. Non so quale sia la situazione, non dovrebbe neppure fregarmene, ma un po’ mi dispiace per Keri.
-Ciao- Mentre mi infilo un paio di jeans, mi giro quanto possibile per salutare. Cobalto scompiglia scherzosamente la massa di ciocche porpora della ragazza. Lei ignora il gesto e se ne va.
-Muoviti!-, m’ingiunge lui, mentre prende la porta. E dire che qualche istante fa mi era parso davvero sereno.
-Dove stiamo andando?-, chiedo, cercando di tenere il passo. Sembra farlo apposta a lasciarmi indietro! Scendiamo le sette rampe di scale che portano nella hall e alle due sale ricreative laterali. Occhieggio speranzoso il bar sulla sinistra, ma l’Airin tira dritto, oltrepassando lesto le porte scorrevoli all’ingresso.
-Memoria a breve termine?-, mi apostrofa voltandosi, un sorrisetto sarcastico stampato in faccia. Non ha tutti i torti.
-Sai com’è, ieri sera mi sono perso tre minuti nel nulla. Non sono sufficientemente uomo di mondo come te!-
-Dovresti iniziare ad abituarti a cose di questo genere, Zacaro, o non ne uscirai mai più!-
Mio malgrado rabbrividisco, chiedendomi se è il caso di mal interpretare il suo consiglio. Sembrava tanto una minaccia.
Che Cobalto sembrasse cosciente dell’arretramento temporale è lampante. Fa finta di niente, ma non sono del tutto sicuro di poter considerare quanto accaduto normale.
Imbocchiamo un sentiero laterale fatto di piastrelle monocromatiche. Assurdo come tutto finisca per apparirmi come in un vecchio film in bianco e nero!
Cobalto saluta uno o due Airin, apparentemente intenti nel giardinaggio, se così si può chiamare. La flora di neon vetrificati, la centrale tempo che illumina e manda avanti tutta l’Organizzazione, si dirama sequenzialmente lungo tutti e tre i blocchi dell’edificio. I cespugli di rose aliene che abbiamo appena oltrepassato erano spenti.
-Che cosa è successo?-, chiedo, voltandomi ancora una volta indietro. Cobalto mi aspetta, seguendo la traiettoria dei miei occhi, poi prosegue.
-Proprio non ci arrivi?- Questa volta non sembra averci messo sarcasmo, solo quieta ragionevolezza.
Ancora la sensazione di rapido strappo, ancora il ripetersi di quei tre minuti. –Il black-out?- Non ricevendo risposta, provvedo da solo: –L’Inverso Baleno-.
L’Airin estrae un tesserino rettangolare dalle tasche delle braghe – indossa un paio di pantaloni bianchi, vagamente abbaglianti nella penombra di questo posto – e lo fa scorrere in un sottilissimo incavo tra il muro ed una porta vetrata. Oltre ad essa riesco a scorgere ben poco. Corridoi, mi pare. Poi il vetro scivola silenziosamente ai due lati e noi entriamo.
-Non sarebbe più conveniente per voi testare l’energia della luna Caleido? Voglio dire, ci state lavorando sù, no? Perché non provarla a partire dall’Organizzazione?-, chiedo ancora, accorgendomi di essere molto più rompipalle del solito oggi.
-Un po’ d’analisi logica…Ti va?-, ribatte Cobalto, senza voltarsi. Avanza con ampie falcate. Fatico, come mio solito, a stargli dietro. Ah, i benefici d’essere alto un metro e ottantacinque, - ad occhio e croce -!
Brontolo interrogativamente, non abbastanza lesto per cogliere ciò che segue: -Ci-stiamo-lavorando-sù…Quel gallicismo che cosa vorrà mai dire?-, rotea gli occhi, portandosi le mani al volto, stropicciandolo in una smorfia semi-sconvolta.
-Ah, ah, ah…Grazie per l’interpretazione, ma “L’Urlo” è uno ed uno solo, mio caro Munch dei poveri!- Questa volta è il suo turno di guardarmi senza capire. Ghigno, vittorioso. C’è qualcosa in cui gli Airin non sono infallibili.
-Più di qualcosa, direi!- Sobbalzo, fermandomi ad un passo da quella che ufficiosamente pare una donna. Mi arriva appena alle spalle, ma deve essere per forza già sulla trentina.
-Ohi, simpatico il tuo amico, Cob! Chi è?-, commenta lei con sarcasmo, mettendo su un’aria ironicamente offesa. Per un istante valuto la possibilità che sappia leggermi nel pensiero.
-Zachary Hulm!-, mi sporgo verso la giovane, porgendole la mano prima che Turchino possa anche solo pensare ad una risposta perfida sul mio conto. Mano che lei non stringe, limitandosi a sorridere.
-Umano, eh?- chiede poi. Ha una voce limpida, vagamente fastidiosa, a cui si unisce una nota profonda che le conferisce il 70% della sua apparente maturità, a dispetto della statura.
-E’ così evidente, eh?-, borbotto, un po’ a disagio.
-Dall’alto della sua trentina d’anni non è ancora così rintronata, mi sa-, risponde Cobalto al suo posto, ridacchiando.
-No, è che questa mattina mi sono ricordata di prendere la pillolina anti-demenza senile.- Sorride, le mani sui fianchi coperti da un camice bianco, che mi ricorda molto quello dei medici. Cobalto perde tutta l’usuale freddezza, ridendo di gusto. Li osservo, risentito. Questa donna è in grado di risvegliare la parte più stronza del mio compagno di stanza, e io che credevo fosse già al culmine della sua bastardaggine! Però mi fa uno stranissimo effetto vedere l’Airin di buon umore. Per assurdo, mi sento quasi sollevato. Che il bersaglio delle loro prese per i fondelli sia io è relativo, ora come ora.
Lei sbuffa, dandomi un buffetto fin dove riesce ad arrivare, ovvero alla spalla. Sorride gentilmente, poi s’incammina: -A cuccia, Cobalto! Se ti conosco bene, gli avrai già ampiamente rotto le palle, non è vero?- Chiede, questa volta complice del sottoscritto.
-Un po’ d’analisi logica, vi va? Ampiamente è dire poco!- Ribatto, meritandomi un’occhiataccia omicida da parte dell’Airin ed un sorriso divertito della donna. Ripensando alle poche parole scambiate con Cobalto ieri, subito dopo l’arretramento temporale, mi passa per la mente che questa tipa potrebbe essere il contatto di Coiland presso le Ferrovie dei Mondi.
-Ethel-, si presenta lei, voltandosi simultaneamente al mio pensiero. Ok, ora inizio ad avere seriamente paura! Annuisco educatamente, visto che la mano non ha voluto stringermela. Chissà, forse questo gesto di saluto non ha molto senso tra gli Airin. E poi realizzo, Ethel non è umana, come non deve essere un Airin. Nessuna capigliatura eccentrica od occhi psichedelici. A ben vedere dimostra meno di trent’anni, e non solo perché è bassina. Tutto sommato è, in un certo qual modo, bella, con i corti capelli biondi scarmigliati, gli occhi celesti ed un sorriso furbo stampato in viso.
Mentre la giovane ci precede in un ampio stanzone, brulicante di ricercatori e computer ronzanti, mi accosto a Cobalto, cercando di attirare la sua attenzione. Ethel sembra essere momentaneamente distratta, intenta a discutere con un giovane Airin poco distante.
-Non è un’Airin, vero?-, chiedo. Mi scruta sorpreso per qualche istante, poi torna glaciale come sempre: -Non esattamente-. Sto ancora cercando di capire la sua risposta, quando, puntandomi un dito in petto, ammonisce: -Vedi di non farti troppe domande o seghe mentali a riguardo! È un tasto dolente e delicato.- Un po’ preoccupato dalla nota vibrante e perentoria nel tono del mio compagno, decido che è il caso di assecondarlo. Però non posso fare a meno di scrutare con curiosità questa strana giovane non-so-che di nome Ethel, che tra l’altro potrebbe chiarirmi un po’ di dubbi riguardo al mio arrivo a Crom e l’aiuto, puramente fortuito, ottenuto da Coiland.
Qualche minuto dopo, Ethel torna da noi. Ci scruta con curiosità, spostando lo sguardo dall’uno all’altro, le labbra distese in un sorriso. Per la prima volta da quando sono all’Organizzazione e tra gli Airin, riesce a farmi sentire normale, o almeno, sembra considerare Cobalto tanto strano quanto il sottoscritto.
-Dunque, Cob, hai detto che volevi parlarmi?- chiede, tenendo aperta una porta di legno chiaro, che si richiude dondolando una o due volte dopo il nostro ingresso. Si siede compostamente ad una scrivania trasparente, forse in plastica. Mi guardo attorno con vivo interesse. Il suo studio è piuttosto misero ed un po’ angusto. Le pareti sono completamente spoglie, coperte da quelli che sembrano pannelli neri.
-Veramente sarei io ad avere bisogno di parlar…le-, intervengo, trovandomi stranamente a mio agio. C’è qualcosa in questa giovane donna che mi tranquillizza, anche se il non sapere di che cosa si tratta rischia di sortire l’effetto contrario.
Cobalto fa un passo avanti, si appoggia alla superficie traslucida del tavolo in mancanza d’altre sedie. Esito un istante; non sono sicuro di volere che lui resti.
Ethel mi guarda e non scosta lo sguardo neppure quando, rivolgendosi a Cobalto con un gesto frettoloso, lo manda a fare una qualche commissione nel blocco Est dell’Organizzazione.
Ed ora aspetta, sorridendo incoraggiante. Non so bene come avviare il discorso, e allora opto per una domanda introduttiva: -Lavora per le Ferrovie dei Mondi?-
-Chi?-
-Lei…t…- Non so mai bene come relazionarmi con gli estranei. Un conto è parlare con quello squinternato di Cobalto, che tutto sommato deve avere un’età celebrale di due anni, un altro è quando si fanno i discorsi seri! La indico rapidamente, giusto perché comprenda che è di lei che sto parlando.
-Ehi, potrei anche prendermela a male! L’unico altro che triplica la mia personalità è Cornie Coiland, e già mi sembra esagerato vista la decina d’anni scarsa di differenza!- Si schiarisce la gola, sistemandosi meglio dietro la scrivania. Annuisco rapidamente, sentendo il caldo montare.
-Potrei essere comodamente tua sorella, Zach, fammi il favore di darmi del tu-, fa una pausa in cui controlla una finestrella video, materializzatasi sulla superficie traslucida del tavolo. Con un gesto quasi casuale, picchietta su un’icona un po’ sgranata ed attende che il vetro torni limpido. Riprende: -Sì, dato l’impegno preso da Coiland nei confronti di Crom e dei suoi abitanti, e dati i miei studi prettamente meccano-tecnici, collaboro anche con le Ferrovie dei Mondi.-
-Per far sì che le navette ed i treni si spostino ad energia lunare?-
-Esattamente, anche se così è un po’ riduttivo. Sono ricercatrice qui ed anti-stress dall’altra parte! Tu non hai idea nelle mani di che razza di squilibrati la gente si metta ogni santo giorno, tutti quei pendolari…- Rabbrividisce, mantenendo la smorfia serena sul volto, lentigginoso a tratti. Lei ci scherza, ma gli impiegati alle Ferrovie sono veramente dei matti, o almeno, i pochi con cui ho avuto a che fare fino ad oggi lo erano!
-Lo pensi anche tu, vedi!-
-Ti occupi anche di arrivi e partenze?- Penso d’aver formulato male la domanda, ma un lampo di comprensione mi lascia intendere che Ethel abbia capito.
-Te l’ho detto, anti-stress. Ho molte funzionalità, faccio anche il the! Quasi meglio di un cyborg casa-ufficio!-
Nonostante la trovi simpatica, non mi va di sentire altre stronzate, ora come ora. Per quelle c’è Cobalto e Coiland, ultimamente, gli sta dando parecchio sostegno. Vorrei capire come diavolo è possibile che prima ancora che mettessi piede sul terreno piastrellato di Crom, il dirigente di una società quale l’Organizzazione avesse i miei dati e documenti tempo-sensibili belle e pronti per l’uso! Può dire tutto quel che vuole, ma alla fine l’Organizzazione non è poi tanto diversa dalla Cronohands di Mex. Cambiano solo i metodi, forse.
-Ho solo sentito voci vaghe sul tuo conto. Non posso interessarmi d’ogni singola new entry, per quanto la sua storia possa essere interessante. Mi basta ed avanza quello zuccone di Cobalto!-, sembra un preambolo a ciò che sta per aggiungere. Aspetto.
-Però posso dirti una cosa…Cornie Coiland è molto scrupoloso in tutto quello che fa e, visti i precedenti, ha valutato necessario occuparsi del tuo arrivo come di quello degli altri passeggeri del C-5.- S’interrompe, alzandosi dalla sua postazione. Pigia dolcemente il polpastrello dell’indice in un punto esattamente al centro di uno dei pannelli scuri, facente parte del rivestimento di questa stanzetta. Iniziano a delinearsi i contorni quadriformi di un vano porta-oggetti o di un cassetto. Poco dopo si apre e lei ne estrae alcune buste trasparenti, contenenti quelli che sembrano tanti tesserini plastificati. Svuota il contenuto di una delle sacche sulla scrivania. Vi si appoggia, con fare suadente. Incuriosito, ne pesco uno, identico a tutti gli altri. Penso di aver capito di che cosa si tratta e penso anche di sapere dove andrà a parare ora.
-Conosco un’impiegato territoriale alle Ferrovie dei Mondi. Come me ha due lavori. Di questi…-, solleva un tesserino, sventolandomelo sotto gli occhi, -…Ce ne sono in eccesso. Giacchè le Ferrovie mettono a disposizione dei viaggiatori anche uno sportello territoriale, che si occupa di materiale anagrafico, ho modo di recuperare un po’ di documenti tempo-sensibili che altrimenti andrebbero sprecati.-
-Ok, mi sta bene. Ma come avete fatto a decidere che il mio valeva la pena d’essere compilato? Come…Quando l’avete deciso, visto l’accaduto? – Evidentemente un po’ delusa per la persistente incredulità del sottoscritto, rimette a posto i documenti ancora vergini, e torna a sedersi, accavallando le gambe sotto la scrivania. L’osservo, cercando di sondare bene i suoi movimenti. Non intendo permetterle di mentirmi, come sembra facile e divertente a tutti gli altri. Sto riponendo la mia fiducia in te, Ethel…Non mi deludere!
-Sapevamo che ci sarebbe stato un nuovo black-out, Zach-, giocherella con i pollici, un’espressione concentrata in volto. E’ semi-stravaccata sulla sedia, quasi fosse una ragazzina indolente durante una lezione particolarmente noiosa.
-Ed eravamo pronti ad ogni evenienza. Abbiamo saputo della tua situazione prima ancora che la navetta si fermasse, dopo il ritorno dell’energia. C’è un sistema d’auto-monitoraggio a bordo, in più teniamo…Tengo d’occhio partenze ed arrivi ormai da diversi mesi-
La scruto, a bocca semi-aperta. Non so bene cosa dire. La sua spiegazione è più sensata e razionale di quella ottenuta dal Dumesh, ma non sono sicuro di potermi fidare completamente.
-Nessun complotto intercontinentale, come avrai capito, Zacaro!- Mi volto, preso alla sprovvista dall’ingresso di Cobalto. Mi aspettavo ci mettesse più tempo. Noto che non ha niente con sé, segno che alle volte sa anche farsi da parte, senza essere invadente a tutti costi. Me ne compiaccio, tirando un sospiro di sollievo piuttosto liberatorio.
-Sei già di ritorno, ragazzino?!- Lo rimbrotta scherzosamente Ethel, riuscendo a far suonare stranissimo quell’appellativo. Nonostante Cobalto sia più giovane, la ragazzina sembra lei. Mi chiedo se le insinuazioni maliziose riguardo la presunta gelosia di Keri siano fondate, a questo punto. Probabilmente è il suo modo di compiacersi delle attenzioni da parte dell’amica. Povera Keri, spero per il suo bene che metta la testa a posto! Bisogna essere fuori di melone per stare dietro a Cobalto e a tutte le sue manie compulsivo-demenziali! Cerco di seguire i residui di una conversazione ormai avviata tra i due, sono battute più che altro. Sembrano andare davvero d’accordo.
-Taci, puffetto che non sei altro!- Esclama Ethel ad un tratto, dando una spinta poco convinta all’Airin. Resto sorpreso, cercando di fare mente locale. Allora c’è qualcosa d’umano in lei. L’espressione di Cobalto parla chiaro, nonostante sembri confuso dal nomignolo appena affibbiatogli. Sorrido, spostando la mia attenzione altrove.
-E in che cosa consiste di preciso il tuo lavoro qui?- Domando, sinceramente interessato. Fino ad ora ho visto ben poco dell’Organizzazione con la “o” maiuscola, escludendo, ovvio, le zone relax e l’asilo nido. Scocco un’occhiata critica al mio compagno di stanza. Chissà se tra le altre cose è in grado di captare i miei pensieri.
Ethel si alza, sorridendo appena, come ad una battuta inespressa. La possibilità che sia proprio così un po’ mi turba, ma lei non dice niente ed io mi limito ad avvicinarmi, ad un suo cenno. Di fianco a Cobalto, scruto in silenzio le pareti cupe della stanza, rendendomi conto che se non fosse per i tempo-neon appesi al soffitto e la loro luce lasciata quasi allo stadio primario, lo studio sarebbe avvolto in una perenne penombra, rendendolo inadatto al suo scopo. Keri mi ha spiegato un po’ come funziona la trasformazione del tempo in energia e luce. Mi pare di ricordare qualcosa riguardo a filtri protettivi. In questa stanza devono essere piuttosto consumati ormai. Ma poi comprendo: deve essere per i frequenti cali energetici. La luce, filtrata regolarmente, sarebbe troppo scarsa per rischiarare la seppur piccola stanzetta, tanto più con l’energia che viene e va quando le pare. Nel frattempo un sottile sibilo magnetico riempie lo spazio semi-circolare attorno a noi. Pannelli di vetro si sollevano lentamente, ricoprendo ed incassando al loro interno quelli neri. Oltre gli specchi da parete iniziano ad intravedersi grossi macchinari, turbine-tempo e cavi. Ampi spazzi, forse magazzini, in cui ricercatori e macchine diventano quasi un tutt’uno nel loro omogeneo biancore. Solo ora mi rendo conto dell’altezza cui è situato questo studio. Il fermento è quattro o cinque metri più in basso. Gli studiosi, giovani e meno giovani, sciamano in un ordinato trambusto da un enorme ingresso meccanizzato. Forse un ascensore, forse un portone automatico. La scena mi riporta ai film fantascientifici visti negli ultimi tempi, l’ultimo prima della notte della sbornia e del mio compleanno. Il portellone d’ingresso a quello che ha tutta l’aria di aver avuto trascorsi da hangar aereo-spaziale si apre. Nel frattempo la sezione di muro ancora oscurata finisce di sollevarsi, e solo all’ultimo mi rendo conto che i pannelli che ho avuto davanti agli occhi fino ad ora, tridimensionali ed insonorizzati, altro non sono che un avanzato desktop computeristico. E questa scoperta mi porta a quella conseguente ed alquanto scioccante per me. Ciò che i miei occhi osservano, affascinati ed attenti, altro non sono che registrazioni digitali perfettamente sincronizzate. Ogni singola sezione traslucida non è semplice vetro, ma uno schermo. Ethel digita qualcosa sull’ologramma materializzatosi sul tavolo a specchio, un computer anche quello. La visuale si ingrandisce nei primi tre rettangoli ad alta definizione, inquadrando una serie ordinata di piani rialzati, attorno ai quali si affaccenda un gruppetto di Airin in camice bianco. Sembra di vedere tanti insettini operosi dalle ali e corazze diversamente tinteggiate. Ci sono anche alcuni Dumesh, e potrei giurare di aver individuato anche quello che sembrava un mio conraziale, un umano.
Lo spettacolo, però, ha qualcosa di dissonante rispetto all’immagine che inizio a sovrapporre al tutto nella mia mente. Si respira il clima che potrei trovare in una fabbrica, i tecnici in continuo movimento formano una perfetta catena di montaggio, e l’ordine che pure mantengono mi riporta alle pellicole cinematografiche continentali, che ora non possono che apparirmi vecchie. L’impressione è di trovarsi in un hangar militare in cui tanti piccoli medici curano impianti ad energia tempo.
Ma la calda voce di Ethel mi ferma prima che la mia mente possa elaborare altre assurde metafore da “esplorando il corpo umano”: -Quelli sulle piattaforme in templex sono alcuni tra i pannelli assemblati in seguito all’ib-
-Ib?-, domando, senza comprendere. Ma prima che Cobalto esaurisca il suo solito sarcasmo, ho già capito.
–Per…Il cielo, Zacaro! Non ci sai proprio fare con la lingua!-
Ovviamente ‘ib’ sta per Inverso Baleno, solo che Ethel l’ha buttato lì con tale distacco e leggerezza che sembrava quasi non la toccasse.
-E tu, invece?…Vogliamo provare a chiedere a Keri se ci sai fare?!-, risponde la ricercatrice. Sarò pure lento di comprendonio, ma anche Cobalto sembra cogliere il doppio senso solo in un secondo momento. Questi Airin hanno un umorismo un po’ strano, in alcuni casi deprimente. Però almeno non passo sempre per l’idiota senza speranza.
-Tranquillo, è normale che la terminologia non ti sia chiara. Io ci ho messo mesi a ricordarmi tutto ciò che era bene ricordare ed il ragazzino, qui, si bloccava ore ed ore sull’etimologia anche della più piccola congiunzione!- Cobalto sembra soffocare una risposta non del tutto simpatica, addolcendo quasi subito l’espressione. Se non lo conoscessi, e non lo conosco, direi quasi che tra questi due c’è qualcosa; quindi potrebbe anche essere vero. Una decina d’anni tra Ethel e Coiland, ma quanti tra loro due?
-Pannelli lunari, quindi?-, mi affretto ad intervenire, cercando di virare su pensieri più sicuri.
-Esatto. Visti i cali energetici sempre più frequenti, possiamo dire che sono quelli difettosi. Non è semplice lavorare con la centrale energetica che va a singhiozzo.-
-Immagino-
Torno ad osservare gli schermi, mentre un fascio di luce gialla colpisce una delle lastre energetiche più vicine, allungando sottilissimi riflessi arcobaleno tutt’attorno. L’aria e lo schermo ne sono impregnati, quasi fosse una fitta ragnatela luminosa, una mappa a raggi x o un immenso caleidoscopio. Immediatamente penso a Caleido, la mezza luna bianca e, dall’altra parte, al generatore cromoniano, la causa di tutti i mali di questa città.
-La centrale d’energia tempo dell’Organizzazione…-
-La serra. E’ così che l’ha rinominata Cob-, precisa Ethel, posando una mano sulla spalla del giovane al suo fianco.
-…La serra non è molto estesa. Non ho ancora visitato tutta l’Organizzazione, ma per il poco che ho visto mi sembra difficile credere che riesca ad alimentare tutto questo-, concludo, un ampio gesto ad indicare gli schermi e tutta la tecnologia assortita in cui mi sono imbattuto fino ad ora.
-Beh, com’è giusto che sia, sfruttiamo al massimo anche l’energia di Caleido, specialmente nelle fasi di piena e poi, esattamente come la Cronohands…-
-Ma con merito maggiore-, s’intromette Cobalto, tornando quasi subito a mangiucchiarsi le unghie nel suo angolo ad un’occhiata mediatoria di Ethel.
-…Coiland gode di un servizio energetico privilegiato rispetto alle altre strutture cromoniane, simile a quello riservato ad ospedali e ad altri centri d’importanza cruciale nel dopo-ib.-
-E cioè?-
-Anche prima che la sciagura colpisse Crom, il generatore era progettato in modo che incanalasse ed inviasse una maggiore quantità d’energia tempo alla nostra centrale, come a quella di Mex.- Storco il naso, meditabondo a riguardo. Non mi sembra del tutto corretto, anche se effettivamente le due organizzazioni, quella di Coiland e quella di Mex, devono essere fondamentali per la capitale dell’Hands. Di che cosa si occupava l’Organizzazione prima dell’Inverso Baleno?
-Ovviamente, ora che le ricerche e la messa a punto dei pannelli lunari si trovano in un’accettabile fase mediana, si è stabilito, in comune accordo con la Cronohands, di ridurre di un buon 50% l’energia in eccesso-, si affretta a precisare la ricercatrice, con tono pratico.
-Ovviamente Mex è d’accordo solo a parole, ma quando si tratta d’avere qualcosa in comune con Coiland perde ogni senso etico e caga tempo dalla paura! Si sottoporrebbe al trapianto crash piuttosto che essere alla pari con la nostra Organizzazione!- Ho come l’impressione che le parole di Cobalto, oltre ad evidenziare un’ammirazione per Coiland e per ciò che sta tentando di fare ancora mai vista nel mio compagno di stanza, strabordino qualcosa di più della disapprovazione nei confronti della politica adottata dal dirigente della multinazionale cromoniana. Sembra quasi che ce l’abbia su con White Mex personalmente, o forse no? Per esempio, sembrava conoscere abbastanza bene quello che, se ho capito giusto, deve essere il figlio del dirigente della Cronohands, il pacato agente militare dagli occhi color sabbia, Wyatt.
-Non ha rispettato l’accordo?-, domando, irritato mio malgrado. Stando qui sto diventando di parte. Spero solo sia quella giusta.
Sul volto di Cobalto diverse venette iniziano a pulsare, l’opaco biancore della sua pelle, straordinariamente, s’imporpora. Qui si mette male!
Cerco aiuto in Ethel, che però è intenta a scartabellare sulla tastiera virtuale sulla scrivania. Butto un’occhiata incuriosita ai pannelli-schermo che danno sui “laboratori” ai piani inferiori, o superiori, per quanto ne so. Sembra tutto normale, se non che, passato un minuto, l’immagine non si è modificata in nessuno dei suoi miliardi di pixel.
Avverto un senso di pericolo ancora prima che Cobalto se ne esca in un’esclamazione Airin che ha tutta l’impressione di essere volgare. Ethel traffica tesa con alcune leve e pulsanti analogici, nascosti in un altro degli scomparti computerizzati. La luce dei neon si abbassa considerevolmente, fino a raggiungere la luminosità normale se i filtri fossero completamente attivi. Cobalto si china, costringendo la giovane a lasciare stare ciò che sta facendo.
-E’ un black-out, Eth, andiamo!- La spinge in avanti, cercando d’evitare la scrivania ed aprire le ante d’ingresso allo stesso tempo, con scarso successo.
-Cobalto?- Mi porto davanti a loro, aiutandolo con la porta. Non capisco cosa stia succedendo. Osservo Ethel, il suo reggersi completamente all’Airin. Nel sostenerla, Cobalto stringe il tessuto del camice della ricercatrice, provocando una scucitura sul dorso, sotto la nuca. Le corte ciocche bionde, scompigliate e ribelli, lasciano scoperta una porzione di pelle, ed è solo ora che noto delle linee argentate, come ghirlande o un tatuaggio, sul rosa della sua carne. Un ricordo mi colpisce con una chiarezza tale da lasciarmi sconcertato per un istante. La Cronohand del dopo-black-out agli Archivi Cromoniani! La ragazza dagli occhi color ardesia ed i capelli neri…
-Non era previsto…Non…Non è luna piena!-
-Stai tranquilla, Eth-
-Non è luna piena! La ricarica…Dio mio, come…Come…?-
-Ethel, calmati! Guardami…Ascoltami…Andrà tutto…Ti aiuterò io!-, e il spezzarsi della voce di Cobalto, tronfia e tagliente fino a quel momento, riesce a spaventarmi più di quanto non faccia il terrore dipinto sul volto della giovane e il ricordo dei ripetenti del Cromonaut C-5.
-Cob?-
-Và a chiamare aiuto, cazzo!- Ethel collassa al suolo, aggrappata solo superficialmente al braccio di Cobalto.
La luce si accende e spegne ad intermittenza nella stanza che fino a poco tempo prima era piena di ricercatori. Dove sono finiti tutti? Forse il sistema d’allarme non ha sufficiente energia per azionarsi.
-Muoviti!- Mi allontano, spronato dalla disperata urgenza nella voce di Cobalto. Mentre evito sedie e tavoli da lavoro deserti, avverto il mio cuore accelerare i battiti. Le parole di Coiland sui ripetenti mi riempiono la testa, minacciose.
Un black-out non previsto. E’ già il secondo, per Dio! Che cazzo fanno i tecnici di Mex invece di occuparsi delle previsioni esatte?!
Sbuco nel corridoio attraversato circa un’ora fa. Un secco suono metallico mi fa sussultare, mentre anche l’ultimo neon si spegne. Si attivano una serie di linee trasparenti sul pavimento piastrellato, che mi permettono di distinguere il percorso da seguire. Una misura provvisoria poco potente, direi, visto che si stanno già esaurendo. Mi volto un’ultima volta, giusto per scorgere la sagoma scura di Cobalto a tre o quattro metri da me, intenta a spingere Ethel oltre ad una porta ovale. Il biancore delle linee guida d’emergenza si specchia sul vetro dell’anta, dandomi una panoramica della situazione. Ethel sembra non reagire più, forse priva di sensi.
-Non sarebbe meglio…?-
-Muoviti, cazzo!- Svolto l’angolo, lasciando Cobalto a prendersi cura della ricercatrice. Non capisco quali sono i suoi piani. Finché siamo in tempo, non è il caso di trasportarla nell’edificio centrale?
Non capisco cosa sta succedendo!
Oltrepasso il cortile, buttando solo una fugace occhiata al cielo scuro sopra di me. Le luci del quartiere sembrano essersi estinte completamente, dalla prima all’ultima. Inciampo, urtando una delle prime sculture floreali facenti parte della centrale dell’Organizzazione. Mi tengo in equilibrio, appoggiandomi alla parete più vicina e scorticandomi la mano. Corro verso quello che mi sembra l’ingresso, ma la porta scorrevole è bloccata.
-Merda!-, impreco avvilito, la paura di Ethel ancora viva in mente. Mi volto, andando a sbattere contro un’altra persona.
-Zach?-
-Keri! Cobalto ed Ethel sono là dentro! Penso che lei abbia bisogno d’aiuto!- Per un istante un’ombra di terrore oscura il volto cereo dell’Airin. Solleva il capo al cielo, scrutando la luna Caleido, “mezza” per definizione e per fase ora come ora. Per un istante mi sembra quasi esitare.
-Chiama Coiland! E’ sul retro, nella casupola lunare!- Per un istante solo, poi si riprende. Non penso sia così folle da lasciare che la gelosia abbia la meglio sulla ragione!
Ci dividiamo, e mentre mi allontano, correndo a più non posso e chiedendo aiuto a gran voce, richiamo alla mente le ultime, terrorizzate parole di Ethel prima che la luce andasse via completamente.
Pannelli lunari, mezza luna bianca, Non piena…
Sarà veramente tutta colpa dell’Inverso Baleno?
Libera by Amelie
Author's Notes:
Nelle scorse puntate:
Durante una visita nel blocco Ovest dell’Organizzazione, durante la quale Zach conosce Ethel, una ricercatrice che sembra aver gestito in minima parte il suo arrivo nell’associazione gestita da Coiland e con cui Cobalto va particolarmente d’accordo, un improvviso black-out colpisce il quartiere.
Ethel, di cui Zach non è stato in grado di definire il gruppo etnico d’appartenenza, sembra reagire peggio degli altri alla situazione d’emergenza e la devono trasportare fuori di peso mentre lei farfuglia qualcosa a proposito della mezza luna Caleido che non sarebbe nella fase giusta.
Zach corre a chiedere aiuto, lasciando il compagno di stanza con la giovane. Incontrata Keri, gli viene detto di andare a cercare Cornie Coiland sul retro, nella casupola lunare. Poi la ragazza Airin raggiunge i compagni.
Zach si chiede che cosa c’entri la luna con i frequenti black-out e le disfunzioni temporali provocate dal Generatore di Crom.

Dunque, dunque…Premetto che questo è un capitolo scritto in notturna. Mi è sfuggito un po’ di mano, nel senso che avevo altri piani per lui, ma ciò che succede è comunque strettamente legato alla sporca faccenda in generale :)
Ho paura, però, che sia un po’ troppo straniante e scollegato. Come sempre ci sono poche risposte, ma iniziamo ad avvicinarci al fulcro di tutta la storia – almeno superficialmente –
Indizi e parole chiave sparsi qua e là a parte (ed intendo anche nei capitoli precedenti), pregherei ognuno di voi, ora come in futuro, di mandarmi una mail in caso pensiate di aver scoperto ciò che regge tutta la storia. Fate i bravi, ricordate che ci dovrebbero essere tre libri. Grazie ;-D
Ogni commento, osservazione, critica, dubbio – specialmente quelli – sono ben accetti.
Buona lettura!

Lo trovate anche qui:http://un23prova.altervista.org/racconti/amelie/inverso_baleno/istante_mancato/capitolo_06.html
Capitolo 6
- Libera-




Quando mi avvicino all’edificio, un ampio capanno vetrato, mi rendo subito conto che qualcosa non torna. Mi sfrego gli occhi, insospettito. Che fosse un’altra diavoleria Airin non c’era dubbio, visto il nome, e tuttavia ciò che mi si presenta riesce a lasciarmi interdetto per qualche istante. Quanto basta per accorgermi che non è la mia vista ad aver perso qualche decimo, ma sono i pannelli vetrati della casupola lunare ad essere solcati da copiosi ruscelletti d’acqua. Scivolano sulla superficie riflettente giù fino al suolo, quasi questa sorta di serra sia squassata da un poderoso acquazzone che la stia riempiendo. Il che è assurdo.
Mi avvicino ancora di un passo per accertarmi che non sia solo una mia impressione, ma a meno di mezzo metro di distanza posso essere certo di ciò che i miei occhi stanno vedendo.
Non ho tempo da perdere, in ogni caso. Ethel ha bisogno d’aiuto e Coiland, a quanto dice Keri, è qui dentro.
Cerco l’ingresso. Vista la struttura, suppongo sia su un fianco. Eppure non trovo neppure un varco. Mi appoggio ai pannelli lucidi, freddi al tocco come comune vetro, ed avverto un’impercettibile vibrazione.
Appurato che non succederà nulla d’anomalo o pericoloso, accosto l’orecchio per cercare di captare dei suoni, magari ingranditi dalle pareti. Il sordo sfrigolio di poco fa si ripete, costante e preciso.
Visto il metodo, decisamente c’è lo zampino del Dumesh. Mi chiedo solo a che cosa debba servire questa costruzione.
-Coiland! Signor Coiland!- Chiamo, trattenendomi a stento dal prendere a pugni la superficie vetrata. Reggerebbe? La massa d’acqua che si riversa al suolo, senza tuttavia inumidirlo neppure di sfuggita, pare sottile, ma è evidente che è solo un’impressione. Forse non è neppure ciò che sembra, ma un simulacro ben congegnato. Fatto sta che il fitto velo piovano m’impedisce di scorgere cosa c’è dentro la casupola.
Al diavolo! Assesto un forte pugno al pannello di fronte a me, avvertendo una fitta pulsante una volta scostato il braccio. Nemmeno un suono, non un rimbombo. Solo la mia mano dolorante.
Ed intanto il tempo passa. Penso allo sguardo sgomento di Cobalto e la nota isterica nel dare ordini. Se non gli porto Coiland entro breve, mi ammazza. Penso. Poi però mi rendo conto: se non gli porto Coiland entro breve, potrebbe essere Ethel a morire, e preferirei evitare che il mio compagno di stanza diventi un Ripetente.
Grido ancora: -Signor Coiland! La prego, Cobalto ed Ethel sono chiusi nel blocco Ovest! Aiuto! Mi sentite?!- Un altro pugno, un’altra fitta.
Faccio un ulteriore mezzo giro attorno alla casupola, senza successo. Poi, disperato, muovo un passo avanti appoggiando i palmi ed un’orecchia alla parete di fronte a me. Con la coda dell’occhio seguo il monotono ed omogeneo fluire d’acqua sul vetro. Lo sfrigolio si fa via, via più intenso e minaccioso. Come elettricità racchiusa nel proprio cavo. Peccato solo che Crom non è fatta per questo! Penso con crescente angoscia.
Niente. Dovrò arrangiarmi. Faccio per voltarmi. Non posso credere che Coiland abbandoni così i suoi apprendisti. Che razza di persona è?
Una sirena esplode ai margini della mia attenzione, non troppo distante. Forse i soccorsi sono in arrivo.
-Zach!- Irrompe una voce un po’ mangiucchiata e graffiata. Sollevo il capo, mentre il sibilo sordo di diversi mezzi di trasporto taglia l’aria subito oltre il vialetto. Navette d’emergenza, probabilmente.
-Coiland?-, mormoro senza la reale speranza che il Dumesh mi senta. Individuo poi una sorta d’amplificatore da parete, fissato sopra il tetto laminato della costruzione. Traslucido come tutto il resto, mi rimanda poche parole da parte di Coiland: -Gli ingressi al casotto sono bloccati. Stiamo cercando di avviare il sistema elettrico d’emergenza…-
-Cobalto ed Ethel…-, inizio stringendo i pugni lungo i fianchi con tensione.
Un gruppetto di persone strizzate in uniformi bianche e grigie fa irruzione nel perimetro del cortile, scavalcando la cancellata.
-Torna da loro…Ethel…ndo rin…forzi- La comunicazione è molto disturbata e s’interrompe con un acuto sibilo dissonante. Maledizione!
Non posso perdere altro tempo. Mi allontano nella direzione da cui sono venuto e verso la quale si è diretta Keri. Se posso fare qualcosa per Ethel, me ne occuperò ben volentieri. Una ben magra consolazione, temo.
Il blocco ovest dell’Organizzazione è ancora piombato nell’oscurità più totale. Senza più neppure le linee guida, sono costretto ad affidarmi completamente al mio istinto ed ai suoni. Il primo molto scadente, i secondi appena percettibili.
Avverto però un ritorno di voci e sibili, come un’eco. Rimbalza sorda sulle pareti metalliche, spegnendosi in impennate uditive più acute. Cerco di seguirne la scia.
Un po’ riesco ad orientarmi grazie ad un minimo di memoria, poi, però, ho come l’impressione di essere sul punto di perdermi. Troppe porte, troppe svolte, troppi stanzoni tutti uguali, abbandonati nel più totale silenzio ed ancora più impressionanti per le macchine accese anche se punteggiate di nero e grigio.
Esco dall’ennesimo laboratorio cercando di ricordare la direzione presa. Che incubo! E dire che non mi pareva di essermi addentrato così a fondo. In più, per uno strato effetto ottico, il corridoio in penombra sembra continuare all’infinito, vuoto, monotono, concentrico. Non è possibile che l’Organizzazione sia così ampia. Certo, deve essersi ritagliata uno spazio considerevole per l’hangar visto dallo studio di Ethel, ma era una visione dall’alto in una registrazione. Qua, invece, siamo a livelli surreali!
Rallento l’andatura, riprendendo fiato e cercando un qualche punto di riferimento noto. C’era quella capsula in cui Cobalto ha fatto entrare Ethel, ma ovviamente se trovo quella trovo anche loro. Ho bisogno di qualcos’altro.
Il rimbombo di voci torna a ripetersi, costante ed inquietantemente uguale a poco fa, come una registrazione in rewind. E, guardando di fronte a me, di nuovo il corridoio all’infinito. Di nuovo le stesse domande, di nuovo il senso di vertigine.
Che diavolo mi sta succedendo? Socchiudo gli occhi, provando un’improvvisa stanchezza. Ed è come se stessi galleggiando. Lotto contro l’incoscienza, cercando di ancorarmi a qualcosa di reale, vicino, ma non trovo niente che faccia al caso mio.
La nota più acuta del salmodiare in sottofondo mi aggredisce improvvisa, spingendomi ad aprire gli occhi. Nel ricordo è come un grido d’allarme. Respiro lentamente, sentendomi leggero, le gambe molli. Mi guardo braccia e piedi. Tutto nella norma.
Le pareti cromate, come in uno specchio opaco, rimandano stralci del mio volto, mi ci avvicino, un po’ per trovare un qualche sostegno, un po’ per spezzare lo schema in cui sembro essere caduto. Chissà, forse sto impazzendo. Il mio doppio in bianco e nero mi osserva con espressione vacua e postura ciondolante, appoggiato con entrambe le mani alla parete. Forse è tutto un sogno.
Stringo gli occhi, cercando di restare presente a me stesso. Avrei fatto meglio ad aspettare Coiland o i rinforzi. Quanto ci mettono ad arrivare?
Mi accorgo d’essere fermo da minuti, ormai, stanco, confuso. Ethel e Cobalto hanno bisogno di me, penso debolmente, ma non so come fare ad uscire da questo stato di ripetizione. Tutto così uguale, tutto di nuovo da capo. Il buio, il corridoio, le voci, la stanchezza. Io che mi appoggio e scruto il mio riflesso nella parete.
Un pensiero improvviso s’impossessa di me, vivido e terrificante. E se il black-out avesse avuto la meglio? E se questi fossero gli effetti del cambiamento in Ripetente? Dio mio, no! Penso afflitto, ricordando le figure ceree sulla navetta C5. No! Lascio che la paura si impossessi di me, perché tutto mi sembra più vero e rassicurante di questo eterno limbo fatto di leggerezza e svuotamento. Allungo una mano, come a voler cancellare il mio doppio sulla parete, poi, quando il tutto sembra sul punto di ricominciare da capo, riconosco una parola nell’acuto spegnersi di voci, un nome. Il mio.
-Zach! Zach! Zach!- Ripete, mi ci aggrappo con tutte le mie forze, iniziando ad intravedere qualcosa alle mie spalle, un secondo riflesso, un secondo volto, un viso che conosco bene, una stanza che mi sembra di aver già visto, persone e suoni che ho già incontrato.
Eppure è così stancante, così doloroso. Esito per un istante, una mano già prossima all’orecchio per proteggermi dal fastidio, ma poi qualcosa mi strattona con inaudita violenza e sento il petto bruciare, le ossa dolere. Apro gli occhi di soprassalto.
Sono steso a terra, stretto contro il muro, la luce mi sembra più intensa, ma probabilmente è la sua assenza nell’incubo di ripetizione di poco fa a renderla tale. In realtà solo le linee d’emergenza sono tornate ad illuminarsi, aiutate forse dai rinforzi e dal sistema elettrico sostitutivo - sempre che sia installato anche qui.
-Tiragli un pugno!- Sta suggerendo una voce che provo fastidio nel riconoscere. Mi ridesto completamente, cercando con lo sguardo ancora un po’ affaticato di trovare un punto di riferimento. Mi metto a sedere. Al mio fianco c’è Keri, mi guarda con preoccupazione.
-Zach!- Esclama, solo parzialmente sollevata. Sembra affaticata, sull’orlo delle lacrime. Individuo anche lo stronzo. Cobalto non mi guarda, aggrappato al corpo inerte di Ethel. Dimmi che non è morta!
Come nel labirinto sensoriale da cui sono appena tornato, sento una mano stretta nella mia, la mano di Ethel, quasi il mio gemello di lucido metallo fosse uscito dallo specchio.
Sembriamo quasi intenti in uno di quei giochini di gruppo imparati a scuola, ma i bambini sono cresciuti e non si divertono affatto. Dall’altra parte stringo il palmo sudaticcio di Keri, Cobalto tra le due giovani.
La porta della capsula da parete è spalancata di fianco a noi, una sorta di casco con visiera oscurante, collegato ad una serie di fili sottilissimi, quasi ragnatele, ne fuoriesce. È poggiato sul capo di Ethel.
Che sta succedendo? Che cosa è successo? Ho come l’impressione di aver assistito all’inizio di tutto questo, ma di essermi poi perso qualcosa nel mezzo. Un po’ come i tre minuti di ieri sfumati nel nulla, o era il giorno prima?
-Che cosa è successo?- Mormoro, terrorizzato da quella che potrebbe essere la risposta.
-Resta concentrato, Zacaro!- Ingiunge Cobalto, senza abbandonare per un istante la scomoda postura adottata per sorreggere con fianchi e testa la ricercatrice priva di sensi.
Mi accorgo che parte della luminosità che ci accerchia è data da un sottile luccicore azzurro, forse il fuoco magico del mio compagno di stanza, il tempo sprecato. Quello rosso di Keri, ridotto ad un rosa acquoso, aleggia morente, passando dalla sua mano alla mia ed a quella fredda di Ethel. Ma nel mezzo c’è altro, una luminescenza bianca, lattiginosa. Mi accorgo di esserne avvolto.
-Cosa?-
-Non ti ricordi niente?- Chiede Keri, in un rantolo soffuso. Mi cerca con lo sguardo, ma sembra sfinita. Appoggia il capo alla parete alle sue spalle, senza mollare la presa.
-Se spezzate il cerchio, giuro che vi lascio qui a crepare! Vedete un po’ voi!- Minaccia Cobalto – e, questa volta, è piuttosto convincente -, ma non avendo idea di ciò che è successo, non sono più di tanto interessato alla sua spacconeria.
Cerco con lo sguardo l’aiuto della ragazza Airin alla mia destra, ma sembra sul punto di svenire.
-Keri!- Chiama Cobalto, assestandole uno strattone con un piede, ma la ragazza reagisce appena, mormorando qualcosa che ha tutta l’aria di essere un: -Non ho abbastanza tempo-, che tradotto in un contesto come questo significa che sta per collassare.
Non può essere! Non sta succedendo veramente!
Tutto mi torna alla memoria. So, con improvvisa certezza, ciò che è successo, perché mi trovo qui e come siamo arrivati a questo punto. Prima di cadere nell’incoscienza, ho raggiunto gli altri, quasi subito a dire il vero. Ricordo Cobalto che mi urla contro qualche imprecazione malevola e poi si concentra sulle proprie energie, cercando di infonderne ad Ethel. Keri fa lo stesso.
Desideroso di aiutarli in qualche modo, qualsiasi modo, mi sono avvicinato. Ricordo lo sguardo assassino dell’Airin dalla chioma bluastra e parole dure riguardo alla mia più completa inutilità. Poi mi ha afferrato, lasciando per un istante la ricercatrice premuta contro di sé. Ricordo il peso di Ethel addosso, la sensazione improvvisa di vuoto e leggerezza e poi il buio, il corridoio, le voci, il riflesso, lo strattone improvviso.
Mi sposto impercettibilmente, cercando di avvicinarmi maggiormente a Keri. Ti prego, fa che non stia diventando una Ripetente! Esprimo i miei timori ad alta voce, solo per avere in risposta un brusco: -Non lasciare la mano di Ethel per nulla al mondo!- E poi, ripensandoci –E neppure Keri-.
-Ma cosa…?- Chiedo, implorante.
Un improvviso tintinnio di vetri rotti – che di norma ho notato essere infrangibili in questo posto – ci fa ben sperare nell’arrivo dei soccorsi. Cobalto, tirando un sospiro a metà tra il sollevato ed il furente, sembra confermare l’ipotesi. Si sofferma, anzi, in un’occhiata nella mia direzione. C’è qualcosa di compassionevole e distante nel suo sguardo. Non sembra esserci il solito sarcasmo.
-Che cosa è successo? Perché non ricordo?-
Le sue iridi color cobalto non sono velate neppure per un istante da un battito di ciglia. Sembra ricordare qualcosa, ma non risponde. Poi, quando lo scalpiccio di piedi già si fa pressante, porte sono sbattute e la luce torna a riempire l’angusto e funzionale spazio in cui siamo abbandonati in un cerchio un po’ spezzato, articola una parola:
-Alzheimer- Lascia la presa su Ethel e si piega in avanti, riprendendo fiato.
All’aiuto offerto dai Cronohands in arrivo, risponde con un’occhiata velenosa –ricambiata da molti di loro -. Si allontana, appoggiato pietosamente al muro, solo quando sopraggiunge anche Cornie Coiland. I due si passano a fianco senza neppure scambiarsi una mezza occhiata, anche se mi pare di scorgere un tentativo di prendere la parola da parte del direttore. Cobalto, per quanto lentamente, è già scomparso dietro l’angolo.
Coiland mi si avvicina mentre sto ancora macinando il nervoso, la confusione, la paura, la certezza di aver scordato e vissuto qualcosa di fondamentale. Mi poggia una mano sulla spalla, mentre uomini in bianco aiutano le forze dell’ordine a preparare una barella per Ethel. Sollevo lo sguardo, sentendomi piccolo in questa situazione. Coiland continua ad impartire secchi e precisi ordini perché tutto sia sistemato, perché Ethel sia trasportata alle case di cura prima e perché il laboratorio non so che numero sia attrezzato e pronto ad accoglierla nel giro di un giorno, se non di poche ore. È viva, dunque. Si riprenderà a tempo debito. Mi domando se non sia sbagliato pensare che sia anche merito mio. Mi domando se non sia troppo surreale credere che ciò che ho vissuto prima di rinvenire fosse dovuto al contatto con la ricercatrice, un suo processo di regressione a Ripetente sventato.
Non ho idea di come tutto questo sia possibile. E poi c’è quel volto, la stanza, lo strattone ed il bruciore al petto. La voce che mi ha richiamato alla realtà. Non era Keri, non era Cobalto né tanto meno Ethel. Chi allora? Sembrava la voce di mia madre, ma probabilmente è sola la mia mente che sta elaborando come può ciò che ho passato.
Keri, nel frattempo, da segni di ripresa. Un medico dell’Organizzazione le infonde una stilla residua d’energia dalle proprie scorte personali, una luminescenza giallina sul palmo. L’aiuta ad alzarsi. L’Airin mi guarda e sorride debolmente, notando però poi subito l’assenza di Cobalto.
-Zachary, Keri. Tornate all’organizzazione, andate a riposarvi-, ci consiglia il Dumesh con la sua voce pacata e lineare.
Keri mi si avvicina, senza guardarmi neppure negli occhi.
Lancio un’occhiata supplichevole al Direttore, sicuro che comprenderà ciò che voglio da lui. Ho bisogno di sapere! Voglio capire!
-Passa nel mio ufficio più tardi, Hulm!- Aggiunge poi Coiland con voce completamente diversa e tono quasi presidenziale.
Annuisco, realizzando infine che deve essere per la presenza di forze dell’ordine rivali. Che cos’era già che aveva detto riguardo al possibile interesse da parte di Mex nei miei confronti? Non ricordo bene ora come ora, ma ho come l’impressione che adesso Coiland sia pronto a darmi qualche cosa di concreto su cui arrovellarmi.
-Ethel si riprenderà e questo gli basta- Mormora Keri a metà corridoio. Per un istante faccio fatica a seguirla, poi comprendo. Cobalto, come sempre, è al centro dei suoi pensieri. Le appoggio un braccio attorno alle spalle, un po’ incerto. Non vorrei che equivocasse, ma è difficile visto il suo pensiero fisso. Lei accetta di buon grado il gesto. La mia testa è già altrove.
Seguendo il consiglio di Coiland, accompagno Keri alla sua stanza e poi salgo l’ultima rampa di scale del blocco centrale, desideroso di stamparmi sul letto e dormire, solo quello. Ne ho veramente bisogno e domani, forse, sarò sufficientemente lucido per fare il punto della situazione.
Quando entro, la luce è spenta, ma una sagoma facilmente riconoscibile è ferma di fronte alla vetrata che dà sul cortile. Il vetro è leggermente scostato nella parte superiore. Cobalto vi è accostato placidamente, una sigaretta spenta tra le dita e lo sguardo perso nel vuoto. Mi muovo di qualche passo, avvicinandomi al mio letto, poi cambio idea e lo raggiungo.
In un primo momento non lo guardo neppure, concentrato sul viavai di persone e mezzi di trasporto che sfrecciano sulle antiche rotaie ferrate, il sibilo frizzante nel tagliare l’aria ed il grigio tutt’attorno. L’atmosfera, per quanto nuovamente rischiarata, è più nera delle altre volte, come se i postumi del black-out non avessero ancora lasciato la città. In tutto questo un unico punto luce, un riferimento ormai caduto: il Generatore.
Mi chiedo per quanto ancora Crom potrà andare avanti così. Quanto prima che Coiland o Mex trovino una soluzione all’Inverso Baleno. Sbircio di sottecchi in direzione del mio coinquilino, assorto apparentemente in pensieri ancora più cupi. Per quanto Cobalto possa odiarlo, Mex è una delle due possibilità e ho idea che, a dispetto dei suoi metodi, la popolazione non aspetta altro che qualcuno faccia qualcosa. Il primo che troverà la soluzione, fosse anche un Doppio, un Airin senza cuore o un Crash, li avrà dalla sua parte seduta stante e a tempo indeterminato.
-Keri sta bene-, mi sento in dovere di comunicare. Quella sua espressione da cane bastonato mi impietosisce più di quanto io voglia ammettere.
Annuisce, cercando qualcosa nella tasca dei pantaloni, forse l’accendino. Sbuffa e lascia poi perdere.
-Coiland mi ha convocato nel suo ufficio domani- Continuo un po’ a disagio; -Dice che Ethel si riprenderà. Ora la stanno portando alle case di cura e poi di nuovo qui, all’Organizzazione.-
Aspetto, sperando che l’Airin dica qualcosa, ma non si sforza neppure di maltrattarmi, il ché un po’ mi mette in allarme. Ci sono volte in cui mi pare di leggere un guizzo di verità negli occhi di questo buffone scontroso, ed invece poi rovina tutto con il suo caratteraccio.
Visto che sia Keri che Ethel stanno bene e che pure noi due ne siamo usciti incolumi, trovo strano il suo silenzio, la sua persistente ombrosità. Conoscendolo un minimo, metto in conto il fatto che non apprezzi il lavoro dei Cronohands, il loro ritardo. Per non parlare del monitoraggio fallito dei black-out. Ad ognuno le proprie responsabilità, sembra dire, giocherellando con la cicca spenta tra le labbra, la mano sotto il mento e qualche ciuffo azzurro arricciato sul profilo dell’occhio.
Coiland, per quanto tempestivo, ha ben poco da rimproverare al suo alterego della Cronohand, White Mex. La facilità con cui si tira fuori dalle cause ha del sospetto, penso amareggiato. Che cosa poteva succedere se non fossero intervenuti i soccorsi e degli ancora non ben specificati poteri da parte mia?
Comunque, Cobalto dovrebbe essere ormai navigato a riguardo. Ed invece c’è qualcosa che lo turba. Valuto per un istante l’idea di chiedergli che cosa pensa sia successo, a me, ad Ethel – e questo deve saperlo -, al buon senso che sembrava avere Coiland.
Aspetto un minuto, poi decido di accantonare la cosa. Forse pretendo un po’ troppo da questo qui. In fondo è normale che sia preoccupato. Sono solo io che vivo tutta questa strana esperienza come in un sogno. Solo io?
Ripenso alla strana sensazione di smarrimento e vuoto. Quante altre volte ancora mi perseguiterà? Ho paura di non riuscire a dormire ed a dimenticare. E anche se da un certo punto di vista so che non devo lasciarmi sfuggire niente, dall’altro vorrei soltanto andarmene. Io non sono fatto per questo. Non sono adatto alle crisi, all’azione. Le novità mi piacciono, ma nessuno mi aveva detto che cosa avrei trovato qui. Non ho ben chiaro come ho fatto ad entrarci. Non so come comportarmi. Non so se riuscirò ad uscirne.
Mi volto, una fitta di nostalgia verso casa mia, gli amici, i miei genitori. Decido di chiamare mia madre.
Lascio Cobalto ai suoi silenzi, un po’ a disagio, e frugo nello zaino alla ricerca del cellulare. Chissà se il fuso orario è lo stesso? Chissà se la troverò a casa? Che ora è? Il buon senso mi suggerisce che possa essere primo pomeriggio, le due o qualcosa del genere, ma l’oscurità perenne di Crom smentisce ogni ipotesi, attesa o speranza. Ad ogni modo, ho perso ormai da un po’ il senso del tempo e mi accorgo appena del trascorrere di un giorno.
Cosa importa, alla fine, che ora è. Sentirmi di persona le farà piacere, e anche a me.
Mi dirigo verso il bagno, in mancanza d’altro. Le stanze dovrebbero essere insonorizzate, quindi Cobalto non sentirà niente, anche supponendo che si sblocchi da dov’è.
-Ti abbiamo recuperato per un pelo- Mi fermo a metà strada, esitante nel voltarmi. Quando lo faccio, Cobalto mi sta guardando, la sigaretta malamente accartocciata tra le dita, mai accesa.
-Che?-
L’Airin muove un esitante passo avanti, le braccia incrociate mollemente in petto. Ricambio l’occhiata, un po’ stranito.
-Non so neanche se siamo stati noi, tu o…- Si morde la lingua, come indeciso sulle parole da usare. Sbatto le ciglia una o due volte, sorpreso.
-E’ successo quando Ethel mi è caduta addosso, vero?- Cerco di andargli incontro, cerco conferma nel suo sguardo serio, per una volta. Non so quanto durerà e voglio sfruttare l’occasione.
-In qualche modo ho vissuto…Ho bloccato…- Mi fermo, trovando egocentrico e sbagliato ciò che sto per dire.
L’Airin scuote il capo, senza mutare espressione. Senza incattivirsi all’improvviso come suo solito. –In qualche modo sei tornato indietro, non sei diventato un R- Dice, riferendosi ai soliti Ripetenti, gente intrappolata nello stesso istante a causa delle disfunzioni del grande Generatore della capitale.
Mi avvicino di un altro passo, incoraggiato dalla sua loquacità: -Ma come?- Domando, più a me stesso che a Cobalto.
Lui fa spallucce, un brusco cambiamento d’espressione già alle porte: -Culo, immagino-
Inarco le sopracciglia, scettico. Faccio per tornare ai miei intenti.
-Ma è già la seconda volta, Zacaro…- Mi volto, sorpreso dal suo tono esageratamente brusco, lo sguardo frustrato –Faresti meglio a svegliarti, o a casa ti ci rimando io!- E prima che io possa anche solo reagire, si chiude in bagno con un tonfo sordo della porta.
Mi lascio cadere sul letto, uno strano senso d’angoscia addosso. Non dovrei forse essere arrabbiato con Cobalto? Che diritto ha di trattarmi così?
Forse è solo scosso da quanto è successo. Forse si sta facendo le mie stesse domande e la velata minaccia non era altro che un saggio suggerimento mal espresso.
Non dipende certo da me quanto sta succedendo! Chiudo gli occhi, senza avvolgermi nelle coperte, senza togliermi le scarpe, il cellulare in mano, spento.
... Compromessi ... by Amelie
Author's Notes:
Salve!
Dunque, questo è il primo “intermezzo” di questo racconto.
È stato piuttosto difficile strutturarlo e, specialmente il secondo spezzone di narrazione, non mi convince.
Alcune paroline chiave anche qui, occhi ben aperti quindi!
È ancora piuttosto criptico, direi, ma è da programma ;)
A partire dal prossimo capitolo le cose dovrebbero iniziare a chiarificarsi un po’.
Aspetto pareri! N.B.: questo capitolo è da leggere assolutamente sui Messaggeri perchè è strutturato in modo particolare ed esteticamente di là è meglio ;)

Lo trovate anche qui:http://un23prova.altervista.org/racconti/amelie/inverso_baleno/istante_mancato/intermezzo_1.html
I ... Compromessi ...

 

Ciao, mamma, sono Zach_

                                   Ciao, Zach…
_Tutto a posto? Hai una voce!
                                             …  …
                         _ Scusa se non ho chiamato subito ma ero, come dire, un tantino preso dagli eventi
          …Riesci a sentirmi?…
                         _Sì, sì, forte e chiaro! Tu? Sai, non sapevo bene se avrei beccato il momento giusto, il fuso orario…Come va lì?
                                            …Tuo padre è in viaggio, di nuovo…
_Stacanovista come sempre, eh? Di che si tratta ’stavolta?
                                                                            …E’ per la causa contro i trasporti…
                    _Ah sì? E da quando si prende a cuore i diritti dei pendolari? Cos’è, ha scoperto che non esiste una prima classe sul tram e c’è rimasto male?
                                                                                  …Il processo è fuori città. È vergognoso che la parte lesa debba dannarsi così! È già la sesta trasferta e intanto le Ferrovie si arricchiscono!…
                              _Così quando dovranno risarcire avranno di che pagare! Trovare un mezzo alternativo no, eh? Troppo borghese per uno come lui…
                                                                               …L’ho pregato di usare la macchina, ma sai com’è fatto. Ha detto “Risparmiamo carburante per quando vinceremo la causa. Saremo talmente ricchi che potremo comprarci la sicurezza che non c’è offerta ora!”…
                                      _Urca, picchia duro l’avvocato!

 

***

 

Crom – Prati Verdi, sede centrale della Cronohand

Lenor sta tornando a casa, l’unica che le resta dopo l’Inverso Baleno.
L’arcata a dissolvenza cattura per un istante la sua immagine come in una pozza d’acqua limpida, poi l’argenteo luccicore dell’energia tempo ne inghiotte i contorni.
La giovane fa un passo avanti, gli occhi socchiusi sulla ventata tiepida proveniente dall’interno.
La coglie una leggera vertigine mentre il piede esita in aria per un istante, poi ritrova sicurezza. Entra.
L’immenso atrio circolare della Cronohand è ancora gremito nonostante sia già tardi. Le tocca il turno di notte, ma non è un problema per lei. È un compromesso cui è disposta.
Le vetrate squadrate catturano lampi di luce e sagome in dissolvenza, il verde ingrigito dell’erba soffocato da piastrelle trasparenti.
Osserva la centrale, la sequenza multiforme di tele a tempo liquido. L’energia scorre come sangue color pastello su uno sfondo ad olio, arricchisce i particolari animando i quadri. Il bianco dei tempo-neon s’infrange sulle cornici in ambro-cromo, proiettando lucciole dorate tutt’attorno.
La giovane attraversa la stanza circolare, gli occhi fissi di fronte a sé e la sensazione che gli Airin sappiano.
Cammina a testa alta Lenor, ma non scambia occhiate con nessuno e si appiattisce di lato nell’incrociare i Cronohands.
Man mano che prosegue, lo sfavillante fermento aziendale va digradando. L’energia residua confluisce irregolare nelle sottili scanalature delle pareti in templex. Iniziano i reparti, scatole vetrate isolate dal mondo. Il riflesso delle pareti lucide è bianco, sempre uguale a se stesso.
Lei è dentro, Crom fuori.
Ripensa a Glass dove il tempo era quello che era e non una fonte d’energia. Ripensa a sua sorella, della cui somiglianza deve sopportare il peso ormai doloroso.
Si siede alla sua postazione, indossa gli auricolari isolanti. La sedia è ancora calda, la sua collega del turno precedente deve essersene andata da poco.
Si guarda attorno per un istante, circospetta, poi estrae il porta-foto dalla borsa e lo sistema di fianco alla macchina, un po’ nascosto dallo schermo.  C’è una busta che non ha ancora aperto lì a fianco.
Aspetta che l’immagine a video torni a fuoco e nel frattempo ascolta le dichiarazioni di Mex al notiziario.
La board è piena di messaggi: insulti per lo più, lamentele, minacce. Le linee sono intasate ed i centralinisti non possono che inoltrare le chiamate o mettere giù. La segreteria vocale, quindi, non può registrarne altre.
Lenor sospira, una mano sul volto fotografato di Tea, sua sorella, quella che molti scambiano per la sua gemella.
Il black-out di oggi ha colpito principalmente il Centro-ricerche Caleido, l’Organizzazione e i primi agglomerati del blocco quartierale Nord-Est di Crom. Fortunatamente non ci sono state vittime, solo qualche ferito. Ma la domanda che tutti ora si pongono è…
–Com’è possibile?- Lenor cerca di ignorare tutto il resto, concentrandosi sulle fluttuazioni tempo del generatore in lento cambiamento a video, nelle orecchie ancora un’accusa, quella più frequente: Assassini!
Secondo i Crono-lab, le fluttuazioni avrebbero subito una forte impennata che ha portato le lancette più avanti di quanto non era stato previsto. I tecnici stanno già studiando la nuova variazione, ma sembra che ad ora non sia stato trovato niente in grado di giustificare l’improvviso calo di tempo di questo pomeriggio.
Assassini!
White Mex, il dirigente della società multimiliardaria di Crom, si dice addolorato per le perdite. Promette aiuti ed un sempre maggiore impegno da parte del suo organico…
Confronta per un attimo i dati in suo possesso, visualizzando una planimetria olografica del Generatore. L’immagine è in scala, di un verde digitale semi-trasparente, ruota sotto i suoi occhi come un piccolo globo terrestre. La giovane studia le previsioni per i giorni a venire, domandandosi se non è il caso di avviare delle analisi più approfondite, sopralluoghi incrociati con l’ausilio di tecnici e matematici.
Soppesa la busta sigillata, ma sa che non ha niente a che vedere con un nuovo piano d’azione.
…“Sono pronto a risarcire le famiglie delle vittime”…
O almeno non quello che ci si aspetterebbe da una persona informata sui fatti.
La apre, tagliuzzandone il bordo superiore. Le tremano le mani, ma cerca di nasconderlo.
E’ una circolare in duplice copia, devono averla portata poco prima del suo arrivo. In alto spicca il quadrante in formazione, simbolo della Cronohand, in fondo la firma di Mex
…Assicura che il Generatore tornerà presto operativo…
La ragazza scorre le poche righe con sguardo fermo ed intanto accarezza la foto di Tea, l’espressione sorridente, gli occhi nocciola, i capelli castani. È stata una tra i primi ad aver raggiunto il giardino dei Ripetenti.
…Della cui ripresa Mex si dice sicuro. Prosegue, inoltre, il piano per la raccolta fondi energetici varata dal Dirigente il mese scorso.
“La ripresa deve essere l’obbiettivo comune, senza badare a divisioni e compromessi di sorta”, sottolinea l’Airin rispondendo alle domande dei giornalisti…

In basso uno spazio vuoto aspetta la sua firma a favore dello sfruttamento dell’energia tempo di sua sorella.
…E nell’esprimere la solidarietà verso Cornie Coiland, i suoi tecnici e le persone coinvolte aggiunge: “Vi sono vicino”.

 

***

…E’ passata una settimana ormai…
                                                 _Di già? Sto perdendo il senso del tempo!
Però ’pa ha ragione…Sai che cos’è successo quando sono arrivato? Dopo un viaggio d’inferno, hanno ancora avuto il coraggio di dirmi che il mio passaporto non era più valido. Per poco non mi arrestavano!

                                                                       …  …
                                      _Ohi, ci sei ancora?
                                                                  …Non è possibile…
                                                                                            _Assurdo, no? Ma è perché qui sono troppo avanti per noi comuni mortali, sai? Se non fosse stato per Coiland…Ti ho già parlato di Coiland, no?
               …Dove sei ora, Zach?…
                                               _All’Organizzazione…E’…Una specie d’ostello, è Coiland che la gestisce! Ci sono un sacco di altri ragazzi, specialmente Airin, e…
                                              …Dove?!…
                                                             _…Mamma, mi senti? Caspita, nemmeno t’immagini che casino con l’energia tempo. La linea deve essere disturbata
                  …  …
                          _Comunque, stavo dicendo? Ah, sì! E tra tutti gli Airin in circolazione mi doveva capitare proprio quello più stronzo…E’ fuori come un balcone! Pensa che la sua password sul pc è “Chissene- frega”! A papà piacerebbe…

 

***

 

Crom – Caleido-lab, sede centrale dell’Organizzazione

Il Dumesh attende sulla porta socchiusa, appoggiato allo stipite. Presta attenzione in modo da sentire i passi in avvicinamento e riflette.
Sente che c’è qualcosa di profondamente sbagliato ed immorale nel modo in cui sta gestendo la situazione. Se ne rende conto. Gli basta comparare la persona che era e quella che è.
SigisCorn non avrebbe mai puntato tutto sul caso e sulla pelle di un altro individuo, ma Crom l’ha cambiato e, di fatto, SigisCorn non esiste più, se non nelle sue vecchie ossessioni ed abitudini.
Cornie Coiland è una persona diversa, un Dumesh airinizzato, ed il cambiamento stride quanto la parola stessa.
Passi lenti lungo il corridoio. Solleva il capo, sistemandosi meglio il guanto sinistro: -Un’altra giornata d’ordinaria follia qui all’Organizzazione-, commenta in direzione del giovane fermo dall’altra parte, poi lo lascia entrare.
Gli sono sempre piaciute le vecchie pellicole umane, ma il ragazzo non sembra intenzionato a tirare il fiato, neppure per un secondo.
-Accomodati pure, Cobalto-
-No-
Il direttore dell’Organizzazione è l’unico a seguire il suo invito. Si siede dietro la scrivania, le mani distese sul piano di legno.
-Potresti raccontarmi che cosa hai visto, allora- Propone, sollevando lo sguardo solo in un secondo momento. Un fremito seccato scuote violentemente le spalle e le braccia del giovane, i capelli di un blu elettrico troppo scuro e secco per essere naturali.
-Ah, ora lo vuole sapere?-
Cornie Coiland sospira, portandosi entrambe le mani al volto, ma in realtà è solo uno l’occhio che gli procura fastidio, sempre lo stesso.
-L’arrivo sulla navetta, il black-out agli Archivi e l’arretramento temporale…Ma tutto questo non le bastava, è dovuta andarci di mezzo Ethel!- Lo accusa Cobalto, avvicinandosi irato, goccioline d’acqua sotto le ciglia. Non sono lacrime.
-Il black-out di oggi è giunto del tutto inaspettato, nneppure Ethel e gli altri ricercatori sono riusciti a prevederlo!-
-Non ha voluto ascoltarmi!- Il ragazzo si appoggia con un tonfo secco sul piano della scrivania, si china, così che Coiland vede chiaramente la pellicola colorata sull’occhio sinistro. Aspetta in silenzio.
-Cosa aspetta a rispedirlo da dove è venuto?-
-Non siamo infallibili, Cobalto, neppure tu! Non sappiamo quanto di ciò che hai visto può essere considerato un sogno e quanto preveggenza- Ribatte il Dumesh, alzandosi in piedi a sua volta
-…Non è evitandoli che si risolvono i problemi!-
L’altro scuote il capo, cocciuto ed amareggiato. Coiland sa e capisce qual è il suo stato d’animo, sa e capisce persino le ragioni più profonde che hanno spinto Cobalto ad essere così. Ma, nonostante tutta questa naturale empatia, non è in grado di comprendere a fondo che cosa sta accadendo, che cosa c’entra il ragazzo con tutto questo.
Di una cosa, però, è certo: non può permettersi ulteriori prove, non può permettere che il ragazzo continui ad esporsi così. È disposto a tutto, anche ad una maggiore limpidezza nei suoi confronti.
-Se non si fida di me, allora perché non si toglie quel paraocchi?- Cobalto indica il volto del Dumesh.
È disposto a tutto, ma non a questo. Cerca con l’occhio sano la ragionevolezza che sa essere sepolta da qualche parte nel giovane. Scuote il capo in segno di diniego.
-Tu non hai idea, Cobalto…-
-Invece sì, e anche lei!- Il ragazzo si allontana, facendo cadere dietro di sé una pila di fogli prestampati  che svolazzano per la stanza, prima di posarsi al suolo. Si volta ancora indietro, prima d’uscire. Lo sguardo che posa sulla stanza è di disgusto ed ostilità:
-Ethel non avrebbe mai potuto prevedere il black-out di oggi, e neppure i tecnici di Mex, lo sa bene! Ma se neppure i miei sacrifici le interessano, basta che mi mandi via…- Spalanca la porta, abbassando un po’ la voce.
-…Le avevo posto delle condizioni, Coiland. Se le ricordi, e si ricordi anche le sue!-
Rimasto solo, il Dumesh si leva il guanto sinistro e la benda ingiallita, la mano grinzosa poggiata a coprire il velo acquoso dell’iride.

 

***

…Vorrei che tuo padre fosse qui…
                                   _Sicura? Ma se quando c’è non fa altro che dispensare massime legali non richieste e prospettare un futuro torbido e malavitoso in caso io non scelga a mia volta la via dell’avvocatura!
                            …Ti stupirebbe. Penso che si senta in colpa per averti fatto pressioni…
_Cosa?! Non ci credo! È che senza di me non è la stessa cosa…
                                                                                              …Scusa, è che…Ci manchi!
                   _…Ancora qualche cretinata di Cobalto, comunque, e forse – forse – potrei anche cambiare idea, prendere la prima navetta per casa e mettermi a studiare legge
                                                                                                                         …  …
                        _Se non altro, per il puro gusto di poterlo citare per violenza psicologica aggravata!
    …Ora…Devo andare…
                                  _Ok
                                        …A presto, Zachary…
                                                                   _Salutami pa’!
                                                                                      …  …
                                                                                             _Ciao._

 

Surrogati by Amelie
Author's Notes:
Ciao!
Due eoni dopo l’ultimo postamento ecco a voi il nuovo capitolo.
Abbiamo lasciato Zach alle prese con i postumi dell’ultimo black-out, nel quale Ethel sembra avere avuto alcuni problemi. Scampata al processo di regressione a Ripetente, pare essersi tratta in salvo nel momento in cui entrava in contatto con Zach, anche lui recuperato per miracolo.
Segue il primo intermezzo-telefonata del racconto.
A voi il verdetto!

Lo trovate anche qui: http://un23prova.altervista.org/racconti/amelie/inverso_baleno/istante_mancato/capitolo_07.html
- SURROGATI -



-Questa notte ho dormito-, dico rivolto più a me stesso che agli altri. Keri solleva per un istante lo sguardo dalla board portatile, lasciando che lo schermo ingrigisca.
Gli occhi lilla acuiscono l’iniziale impressione di pianto ed insonnia, non più nascosti dalle ciocche porpora.
-Nove ore di sonno filato-, distolgo lo sguardo dalla ragazza, un po’ colpevole. Non è per infierire, come potrebbe sembrare. È piuttosto una questione di sano stupore e sollievo. Sono giorni che riesco a malapena a chiudere occhio.
-Facciamo pure sedici o giù di lì- Precisa Cobalto, ingurgitando un tazzone d’infuso alla menta.
Il bar è vuoto, ed ho come l’impressione che dopo il black-out di ieri anche noi non dovremmo essere qui a quest’ora.
-E l’unico suono emesso è stato un grugnito suino verso le tre- Aggiunge ancora il mio compagno di stanza, svuotando i resti di una bottiglia di sciroppo dall’inconfondibile colore verde.
Non ricordo con precisione quando sono crollato, ma ricordo la pressione del cellulare contro un fianco al mio risveglio. Devo averlo spento subito dopo aver chiamato a casa, anche se, a dire il vero, ho un pallido ricordo della conversazione telefonica.
-C’è qualcosa di strano in te- Tossisco amaramente, mentre Cobalto ghigna sotto i baffi e Keri, mi osserva con concentrata curiosità.
-Non stavi leggendo la posta, Keri?- Ribatto, infastidito mio malgrado. La ragazza Airin scuote il capo e poi torna sul computer. E dire che è Turchino quello stronzo ma, a forza di trattarmi da alieno, buona parte dei miei sentimenti ha dato forfè.
-Qualcosa che forse Coiland saprà spiegare, anche se il dispiegamento di forze è esagerato per quell’unico neurone, no?- Interviene Cobalto con il suo solito sarcasmo. Gli lancio un’occhiata interrogativa, ma quando mi accorgo di essere ignorato, mi alzo e faccio per andarmene. La vipera dai ricci azzurri mi segue:
-Che le prende?- Domanda poco dopo, lanciando un’occhiata in tralice in direzione del punto ristorazione e di Keri, rimasta sola sulla sua poltrona. Nonostante tutto, non è difficile capire il malumore dell’altra, al di là del freddo modo di fare Airin.
-Ma ci sei o ci fai?!- Sbotto, sorpreso e un po’ irritato dall’inusuale insistenza del mio compagno di stanza.
-Prego?-
Mi blocco con un piede sul primo scalino verso i piani inferiori, lo guardo: -A parte che nessuno ti ha chiesto di seguirmi, non riesci proprio a renderti conto?!-
Fa spallucce, sorridendo appena. Certo che se ne rende conto, ma si diverte a giocare con i sentimenti altrui.
-Prima suggerisci carinamente che io sloggi anzitempo e poi ti appiccichi stile sanguisuga?-
-Scusa?- Chiede, sforzandosi di apparire sconcertato. O lo è veramente.
La virata improvvisa di soggetto non deve essere passata inosservata.
-Jekill e Hyde ti fanno un baffo, non c’è che dire!-
-Non quanto Cornie Coiland, e lui ha la doppia personalità incorporata…-
Rassegnato a trascinarmelo dietro, mi avvio verso lo studio del Dumesh a capo dell’Organizzazione.
Forse questa volta saprà dirmi qualcosa di più. Non mi ha promesso niente, ma leggere tra le righe non è reato.
Mentre percorro il corridoio, sento affiorare un senso di vertigine che non dovrebbe esserci. Rallento l’andatura, il capo pesante. Sospettavo che avrei pagato caro la fuga dal black-out di ieri, ma non così. I passi di Cobalto si arrestano alle mie spalle, mentre ciondolante mi appoggio alla parete.
-Mangiato pesante?-, e la voce di Cobalto è ovattata.
Cerco di schiarirmi le idee, cerco di sorridere, ma il massimo che riesco a tirare fuori è una smorfia di disgusto. Il corridoio pulsa di una fredda luce bianca, troppo forte per resisterle. Socchiudo gli occhi, ricacciando indietro l’amaro gusto metallico e l’intorpidimento.
-Zacaro…?- E poi, inaspettatamente, torno in me e guardo Cobalto.
-Tutto a posto- Rassicuro, senza pensare al qui ed ora.
-Tranne che nella tua testolina, per Coff.- Mi scruta con un misto di biasimo, stupore e forse apprensione.
-Muoviti- Mi ingiunge poi, dandomi le spalle. Due porte dopo siamo davanti allo studio di Coiland e il Dumesh ci incrocia uscendo, l’attenzione catalizzata da alcuni fogli ripiegati su loro stessi.
-Signor…-
-Cornie!- Chiama Cobalto, baipassando i convenevoli. Il che un po’ mi irrita. Non so bene il motivo. Sembra quasi, dal modo in cui si guardano, che tutto sia stato organizzato in precedenza nei minimi dettagli. Perché tanta confidenza? Perché l’Airin ha deciso di interessarsi a me oggi?
Coiland solleva gli occhi da ciò che sta leggendo, un’espressione di colpevole stupore sul volto ovale.
-Zachary…Cobalto! Qual buon tempo vi porta qui?- Ciocche opache lungo il profilo destro adombrano l’occhio buono di un verde chimico piuttosto penetrante.
-Quello di Zacaro…Spero le basti!- È la pacata replica del mio compagno di stanza. Per un istante resto in silenzio, spiazzato dall’atmosfera non del tutto normale. Ma quando non lo è?
-Ieri ha detto che doveva parlarmi-, spiego, ancora un po’ confuso dal capogiro di poco fa.
-Immagino che sia così, allora-, e mentre intasca le scartoffie con maldestra disinvoltura, ci fa cenno di precederlo nella direzione da cui siamo arrivati. Cobalto ci segue.
-Che cos’e successo ieri pomeriggio?- Domando, proseguendo un po’ incerto in testa al trio.
-Un black-out non previsto-
-Ora che lo so, vivo meglio…- Borbotta l’Airin nelle retrovie. Mi schiarisco la voce, cercando di intercettare lo sguardo del Direttore. Il sarcasmo di Cobalto è bastato anche per me.
-Ma a quanto sembra le mie scuse non vi interessano…-
-Era evitabile?- Chiedo, affiancandomi al Dumesh.
-Ciò che era sicuramente evitabile è quanto successo nel blocco Ovest dello stabilimento, Zachary.-
Ci rifletto un istante: -Ethel?-
Coiland si limita ad annuire. Nel frattempo, perso ormai il senso dell’orientamento, mi faccio avanti titubante, stringendomi in un angusto ascensore insieme al Dumesh e all’Airin. Inizialmente la pressione sembra laterale, come se ci stessimo spostando orizzontalmente invece che verticalmente. Poi, dopo qualche minuto, il bugigattolo torna al moto classico ed emergiamo in un unico, ampio corridoio scarsamente illuminato. Ai tempo-neon si alternano faretti che emanano un’aliena luminescenza argentata, non più forte del biancore diluito dai filtri.
-Volevi sapere perché non sperimentiamo l’energia lunare all’Organizzazione, no?- Commenta Cobalto, accennando ai lumini circolari che corrono lungo tutte le pareti. Non ricordo di essere mai stato qui. Forse si tratta del blocco Est dell’edificio.
-È l’energia di Callido ad alimentare queste luci?-
-Solo in parte, finché non sarà nella sua fase di piena- Risponde Coiland, come riprendendo un discorso già intavolato molte altre volte.
Se il Generatore non si fosse guastato, l’assemblaggio di pannelli lunari funzionanti richiederebbe molta meno fatica, immagino. Ma, in fin dei conti, se il Generatore non fosse fermo, probabilmente l’energia prodotta da Caleido sarebbe superflua.
Proseguiamo per qualche minuto senza dire niente. Poi Coiland ci fa strada verso un’ampia porta a due ante di un verde mare grumoso. Un oblò vetrato nel centro dà su una porzione di muro lattiginoso.
-Cobalto, vai prima tu-
Il giovane avvicina il palmo ad una fialetta incastonata a fianco della parete, una fiammella azzurra sulla punta delle dita. La lascia scorrere all’interno del contenitore vetrato. La lingua si consuma quasi subito. La porta si spalanca di fronte a lui.
Seguo con la coda dell’occhio il blu dei suoi capelli sparire oltre l’ingresso. Tutto ciò che sono riuscito a cogliere è un’impressione di brusio, odore dolce e metallico di disinfettante. Indietreggio involontariamente, una sensazione di già vissuto pulsante nelle tempie.
Ora tocca a Coiland, ma quando si avvicina alla provetta d’identificazione lo vedo esitare. Soppesa sospirando le mani sopra il contenitore, poi si volta con un’espressione serissima, la bocca serrata e gli occhi – o meglio – l’occhio fisso di sbieco sul sottoscritto.
-Sì?-, chiedo dopo qualche istante di imbarazzato silenzio.
-Un giorno…-, poi si volta dall’altra parte, come se avesse appena resettato ciò che voleva dirmi. Le ante si aprono di fronte a noi senza che il direttore abbia effettivamente fatto qualcosa.
Butto un occhio indagatore oltre le sue spalle. Pareti bianche tappezzate di consolle e tastiere a riflesso, come tanti piccoli alveari. Vedo cubicoli e lettini che si confondono con il candore circostante, affusolati e quasi levitanti sulle gambe trasparenti. Specchi al posto del pavimento e un soppalco laterale dove macchine e tecnici fanno a gara per chi ronza di più.
Aspetto che un altissimo Airin dalla lunga coda argentata ci incroci uscendo, poi quasi sussurrando: -Tutto questo sarà mio?-, ma, man mano che butto lo sguardo attorno, mi passa la voglia di dire cazzate.
Il Dumesh al mio fianco non spreca neppure una smorfia esasperata, e mi fa invece strada verso il centro del nuovo ambiente. La compagnia di Cobalto ha un brutto, bruttissimo ascendente sul mio senso dell’umorismo!
-Un giorno ti troverai di fronte ad una situazione poco piacevole…- Lo ascolto distrattamente, la bocca socchiusa sulla sicura manualità degli Airin che mi circondano. Sembrano quasi giocare con comandi invisibili, i caratteri su ogni sensore a riflesso oscurati per un istante solo dall’ombra del loro polpastrello.
-…E quel giorno qualcuno ti chiederà di fare una scelta…- Annuisco quasi automaticamente, un brusio distante ma non del tutto sconosciuto nelle orecchie e nella mente. Avanzo, abbacinato da tutto questo bianco, tutto uguale, tutto fastidiosamente uguale! Poi, mentre i ricordi angoscianti della mancata regressione a Ripetente mi sfilano a fianco, vedo una chiazza blu sfocata in lontananza. Cobalto. Faccio ancora un passo, la stanza inizia a tornare a fuoco.
Il mio compagno di camera è fermo di fronte ad una immensa parete a cassettoni, lo sguardo attento sui movimenti di un tecnico, e qualche parola troppo lontana da decifrare. L’addetto guarda nella nostra direzione, come un invito silenzioso, poi tende il palmo ben aperto a qualche millimetro dal bianco opaco del muro.
Cobalto si fa da parte, io cerco di capire ciò che sto vedendo, ma Coiland mi afferra per un braccio, costringendomi a voltarmi: -E prima di allora, Zachary, tu avrai i mezzi per comprendere e per aiutarmi a comprendere…- Scuoto il capo, seccato un po’ dalle sue parole, un po’ dalla distrazione. Mi volto. Il filiforme profilo di Cobalto nasconde solo un quarto di un lungo scomparto cromato. Il tecnico guarda ancora una volta nella mia direzione, ma mi rendo conto che l’occhiata è rivolta a Coiland, poi si fa da parte.
-Vieni- Seguo il Dumesh senza fiatare. Il mio coinquilino mi scocca uno sguardo d’avvertimento. Poi la vedo: Ethel, immobile come una bambola ben imballata, stesa all’interno dello scomparto. Ha gli occhi spalancati, ma non muove un muscolo e la teca di vetro sembra toglierle l’aria, come una bara.
-Ma…-
Poi noto l’impercettibile alzarsi ed abbassarsi del suo petto e che l’immobilità interessa soltanto l’area dalle spalle in su.
Cobalto, senza attendere alcun tipo d’autorizzazione, solleva cautamente il coperchio di vetro.
–Ethel?-
I suoi occhi sembrano schiarirsi, tornare alla vita. La guardo ed inizio a capire. Come ho fatto a non rendermene conto?
-È per metà Crash?- Ma Cobalto mi zittisce, assestandomi una gomitata dalla traiettoria impeccabile.
La giovane sorride: -Te ne saresti reso conto prima, se Cob non attuasse ogni volta la sua personale politica del terrore. Ne ha più paura lui che la sottoscritta!-
Guardo l’Airin che, teso, tamburella con le dita sul bordo vetrato della capsula.
-Come ti senti, Ethel?- Interviene Coiland premuroso. La ricercatrice punta i gomiti, cercando di mettersi a sedere, ma il movimento sembra procurarle piuttosto fastidio, quindi torna ad allungarsi nella posizione precedente: -È proprio questo il punto: non mi sento, Cornie…-
Osservo le sue braccia, distese in una posa troppo rigida per un corpo umano.
-Gli impulsi sono ancora rallentati e sembra che il black-out abbia danneggiato la motorietà- Spiega con voce pacata, priva d’apprensione o di sentimenti nonostante stia parlando del suo corpo.
-Ma respiri e…Parli senza problemi- Osservo, un po’ incerto sulle parole da usare. Tutto d’un tratto non posso che vederla con occhi diversi. Come la ragazzina sulla navetta, macchina a tutti gli effetti. O quasi.
-Perché come quella ragazzina, ho un cuore Airin che batte ed il cervello, a che ricordi, si è sempre ripreso con qualche lampada lunare in più.-
-Ora che l’energia tempo è in magra a causa del Generatore, quella lunare è l’unica risorsa alternativa. Vedi come vanno le cose, vedi quanto sono imprevedibili i black-out…- Spiega il Dumesh, invitandomi poi a guardare a terra: -Perché pensi che ci siano tutti questi specchi in giro? Perché l’acqua lungo le pareti della casupola lunare? Perché gli schermi?-
Provo a rifletterci: pensavo che gli schermi fossero la dimostrazione della supremazia tecnologica dell’Hand e gli specchi, beh, un espediente estetico per rendere la città ancora più impressionante di quanto già non sia.
-Forse perché…- Tento, ma Cobalto mi anticipa esasperato:
-Per il riflesso! Per incrementare la luminosità e l’intensità dell’energia!-
Certe volte mi chiedo se Ethel non sia l’unica a leggere i miei pensieri.
Guardo Coiland, che annuendo prosegue: -I filtri sono necessari affinché l’energia tempo, lasciata allo stato puro, non sia dannosa per gli occhi e per la salute, ma dopo l’Inverso Baleno è talmente rarefatta che senza un aiuto esterno, allo stato naturale, non è sufficiente ad illuminare e far funzionare l’Organizzazione.-
-E l’energia di Caleido…-
-Sopperisce in parte a quanto non ci dà il generatore- Coiland, però, scuote il capo con aria insoddisfatta, scostando nervosamente la falda di capelli neri dal profilo sinistro e dalla benda.
-Ma non è abbastanza.-
Comprensibile, dato che a quanto ne so i lavori sui pannelli lunari sono ancora indietro, rallentati dai black-out e dalla scarsità d’energia tempo. Guardo Ethel, immobile nella sua teca, ma vigile, le labbra arricciate e lo sguardo fisso al soffitto, oltre il vetro che la circonda.
-Come è successo?- Chiedo, con una nota calante nel tono data dalla delicatezza dell’argomento.
-Cretino, c’eri anche tu!-
Guardo Cobalto con esasperazione. –Intendevo questo!-, e mi rendo conto con solo un istante di ritardo di quanto brutto sia indicare Ethel così.
-Beh, immagino che la storia della cicogna non funzioni più neppure dalle tue parti…- La giovane sorride, spostando impercettibilmente la testa, come se le procurasse fastidio o fatica. Sorrido, mio malgrado. Se solo Turchino non fosse così stressante!
-A dire il vero, c’è poco da raccontare. Avevo all’incirca l’età che ha Cobalto adesso…Quanti anni hai, ragazzino? –
-Ventidue-, è la risposta del Direttore, come facendo appello ad un database invisibile sul personale dell’Organizzazione. Ethel socchiude le palpebre, come per annuire, poi prosegue: -Ed ero convinta che bastasse un anno d’accademia tempo-tecnica per tirare avanti nell’Organizzazione e che tutto fosse risolvibile con una serie più o meno complessa di calcoli. Ma Coff o un suo surrogato sembrava pensarla diversamente e quando il Generatore si è impallato, mi sono serviti a poco i calcoli…-
-In che senso?-
-Nel senso che non è la prima volta che rischio la regressione a Ripetente, e quella volta non sei intervenuto tu…O qualsiasi altra forza esterna a bloccare il processo.- La risposta è un po’ precipitosa perché mi sfuggano le implicazioni:
-Credi che io c’entri qualcosa?- Chiedo, sentendo il calore sulle guance e sulla punta del naso. Ma Ethel non risponde, voltando il capo di lato e socchiudendo ancora gli occhi, come se affaticata dalla discussione.
Coiland mi prende da parte, ignorando l’occhiata omicida di Cobalto. Tempismo perfetto, direi!
-È quello che stiamo cercando di capire e di cui ti parlavo prima.- Lo scruto con malcelato scetticismo.
-Rischiavo di regredire anche io e poi, non so come, sono tornato indietro e...- Ricapitolo, cercando di sfruttare al meglio il momento, ma il Dumesh, continuando a spostarsi, mi interrompe:
-Non qui e non ora, Zachary. È mio interesse sezionare a fondo il tuo caso, se così si può chiamare. So che per tutto questo tempo ti ho lasciato a te stesso…-
-O peggio nelle mani di Cobalto- Puntualizzo, tenendolo d’occhio a distanza
-…E non è detto che non sarà così nel tempo a venire. So che cosa è accaduto e sono persuaso che la tua, per quanto anomala, sia una situazione che potrebbe fare gola a più di una persona.- Poi, guidandomi quietamente nell’angolo più nascosto dello stanzone: -Se veramente hai un qualche ascendente sul tempo inutilizzato, come gli Airin, è mio interesse studiare il fenomeno e sincerarmi che ciò non abbia ha che fare con i recenti accadimenti. Ovverosia se il legame c’è, di quale polo faccia parte: positivo o…-
-Negativo?! Crede che i black-out siano causa…mia?-
Un attimo di silenzio, in cui riesco quasi a leggere ciò che veramente pensa il Dumesh dall’espressione del suo viso, poi però è un’altra la sua risposta. Evasiva come al solito.
-Per Coff, no, ragazzo mio! Spero proprio di no, altrimenti sarebbero altre le attenzioni che gli stessi individui non fidati ti rivolgerebbero, decisamente più prosaiche e svantaggiose per te!-
Non distolgo lo sguardo, mentre nella mia mente si affollano molteplici scenari, uno più apocalittico dell’altro e in cui la realtà presente dei fatti, la mia vacanza a Crom e tutto quel che ne è conseguito, si confonde con l’incubo.
Come è possibile che io riesca a richiamare e gestire l’energia tempo, o quel che era, alla stregua di Cobalto e Keri? Come è possibile che sia tornato indietro dal processo di regressione? Già in occasione dell’arretramento temporale di qualche giorno fa è successo qualcosa di parecchio strano. Ero come cosciente di quanto accaduto, quando le cose sarebbero – probabilmente – dovute andare in altro modo. Ma a dirla tutta, la cosa che mi inquieta maggiormente sono questi individui, di cui Coiland continua a parlarmi. Inizialmente ho creduto facesse riferimento a White Mex – l’Airin capace di incarcerare senza giusta causa, se non quella di fregare energia ai detenuti -. Ma, anche ammesso che io abbia qualcosa – che so, un potere nascosto, pigrizia cronica o una sorta di mononucleosi del tempo perso -, non era Mex che odia Umani e sottocategorie? Che cosa se ne farebbe del sottoscritto?
-Direi di iniziare con un test tempocromodeossiribonucleico…-
Perché, visti i metodi di Coiland, potrei essere interessato ad una resa incondizionata alla Cronohand, sul serio! Ma scorgendo forse il terrore sul mio volto, il Dumesh mi dà una pacca sulla spalla e rassicura: -Niente di cui avere paura, Zachary, è solo per assicurarmi che nel tuo codice genetico non ci sia traccia di cellule Airin.-
-Credo che se uno dei miei genitori non fosse umano me ne sarei accorto superata l’infanzia, no?-
-È proprio per questo che il test si rende necessario, Zacaro!- Cobalto ci ha raggiunti e Coiland, facendo mostra di non aver udito la sua frecciata, prosegue, ri-oltrepassando la porta d’ingresso.
Ancora un po’ seccato da tutta questa situazione, di cui per inciso ho ancora capito ben poco, butto un’ultima occhiata in direzione di Ethel, e del tecnico che ancora una volta spinge la sua “bara” vetrata all’interno della parete a cassettoni, come in un obitorio.
Deglutisco a più riprese, ascoltando solo per piccola parte ciò di cui stanno parlando i miei due accompagnatori.
-…Più si infittiscono, meno tempo per il recupero energetico ci sarà- Sta dicendo Coiland con circospetta rassegnazione, come se la replica di Cobalto fosse già prevista nel botta e risposta:
-Evitabili e prevedibili, comunque!-
-I black-out?-, azzardo, intromettendomi nel loro borbottare. Cobalto mi scocca un’occhiata pensierosa, dall’alto dei suoi quattro anni in più di me, poi torna a fissare lo sguardo sul corridoio. Scontento, li seguo nell’ascensore che ci riporterà all’ufficio di Coiland.
-Ethel era un Airin?- Chiedo, comprendendo che il siparietto rivelazioni si è appena concluso – quanto meno sui segreti di stato in cui, tra l’altro, già diverse persone pensano che io sia implicato-.
Coiland annuisce silenziosamente, standosene impettito sul fondo della cabina mobile.
-Il primo black-out ha bloccato gran parte della sua area cerebrale e l’unico modo per riportarla tra noi è stata l’aggiunta di una protesi crash ancora mai sperimentata. Il trapianto di cervello non è mai semplice, tanto più se ogni minima parte deve essere sostituita da ambrocromo e particelle di templex.- Risponde il Direttore dell’Organizzazione con aria di avere la testa da tutt’altra parte.
Osservo il suo riflesso sulla parete a specchio e poi quello di Cobalto. C’è qualcosa di incredibilmente famigliare in ognuno di loro, qualcosa di simile tra i due. Probabilmente, però, è solo la comune abitudine al tenermi all’oscuro di tutto.
-In mancanza d’energia tempo abbiamo iniziato a sfruttare l’energia lunare per la carica a cui i Crash si devono sempre e comunque sottoporre. Ethel dispone di un certo quantitativo di tempo perso dalla sua scorta personale di Airin, ma un guasto come quello di ieri può mandare in corto circuito anche gli impianti meglio congegnati.- Continua.
-E l’energia di Caleido, che dovrebbe coprire i buchi provocati dal blocco del Generatore, non è sufficiente per uno cerebrale come il suo, specialmente se la luna non è nella sua fase di piena o quasi.-, conclude Cobalto con tono distante e in un certo qual modo estenuato. Parlare dei problemi di Ethel lo mette di cattivo umore, è evidente, e a dire il vero non fa piacere neppure a me. Però ho bisogno di elementi per capire!
Mentre lentamente le porte dell’ascensore si aprono di fronte a noi, dopo una traversata orizzontale di un kilometro, ho un improvviso flash sul preciso istante in cui Ethel ha iniziato a dare segni di cedimento durante il vuoto temporale di ieri, e di qualcosa – appena intravisto – sulla pelle del collo e della nuca. C’erano dei segni, degli arabeschi argentati che lì per lì ho preso per tatuaggi, o qualcosa di simile, ma a dire il vero, inizio a sospettare che si estendessero ben oltre ciò che ho visto e che possano c’entrare con il suo stato di semi-Crash. Ripenso alla ragazzina sul treno, facendo mente locale a riguardo, e poi mi figuro anche un altro volto, occhi color ardesia e capelli neri. Gli stessi simboli argentati su braccia e spalle.
-La Cronohand del dopo black-out agli archivi cromoniani!- Esclamo, incosciente in un primo momento sull’averlo detto ad alta voce.
Poi, però, mi rendo conto che nel frattempo abbiamo raggiunto l’atrio d’ingresso all’Organizzazione e che Cornie Coiland e Cobalto sono concentrati su altro.
Mi blocco unanimemente agli altri due e seguo il loro sguardo.
Keri staziona di fronte a noi, un giovane Airin bruno al suo fianco. La prima cosa che noto è il borsone da escursione appuntato sulle sue spalle e il sorriso sarcastico sulle labbra, ma la sua carnagione è molto meno pallida di quella di Cobalto o Keri, tanto da farmi sospettare che…
-Dice di essere il nuovo tirocinante Airin che aspettavamo- Comunica Keri con quel suo bizzarro modo di parlare che conferisce ad ogni sua espressione una nota dubbiosa. E a dirla tutta questa volta non riesco a darle torto. Guardo Cobalto e lui, più che altro, sembra aver ingoiato un limone, semi e scorza inclusi.
-Tecnico, a dire il vero, ma considerata la situazione penso che in un primo momento avrò tutto da imparare…- Il nuovo arrivato si discosta dalla ragazza con movimenti bruschi ed un po’ maldestri, ingombrato dal peso che porta sulle spalle. Sembra che qualcuno qui – come il sottoscritto – abbia mancato per un soffio il corso sul viaggiatore organizzato!
Inizialmente penso stia per rivolgersi a Coiland, poi però allunga il braccio verso Cobalto, porgendogli la mano in cenno di saluto. Il mio compagno di stanza si limita a scoccarle un’occhiata torva, mentre io non posso fare a meno di riconoscere qualcosa d’umano nel gesto:
-Cobalto, vero?-
-…-
-Ok, sì…Io sono Cadmon e sostituirò Ethel nel tuo affiancamento da tirocinante per il tempo necessario alla sua ripresa. Piacere…?-
Il silenzio è forse la cosa peggiore di tutto questo, quello di Cobalto particolarmente, ma io ormai ci ho fatto l’abitudine. Per un istante sono sicurissimo che il mio coinquilino, essendo anche più alto di lui, farà qualcosa di inconsulto, visto lo sguardo serrato e poco amichevole, poi però si volta e senza proferir parola si allontana.
-Benvenuto all’Organizzazione, Cadmon-, l’accoglie garbatamente Coiland, mostrando finalmente di essere padrone della situazione e a conoscenza del nuovo arrivo.
Scambio un’occhiata con Keri, distratta dai passi ormai ovattati di Cobalto. Sospiro.
“Benvenuto all’inferno”, penso di rimando. Poi torno a guardarlo ed incontro il suo sorriso divertito.
DNA by Amelie
Author's Notes:
Dall’ultimo aggiornamento secoli e millenni, come al solito. Mi inchino e chiedo scusa!
Ai fan di Zach questa volta è andata bene. Ringraziate il blocco da ultimi capitoli de “I Cambiastorie” per questo postamento :)

Riassuntino delle puntate precedenti:
Dopo l’ennesimo, spaventoso black-out, Ethel, la ricercatrice cui Cobalto fa da assistente, scampata per un soffio alla regressione a Ripetente, si trova nella sezione medica dell’Organizzazione.
Zach, Cobalto e Cornie Coiland vanno a trovarla.
La giovane è una crash, un Airin cui sono state impiantate protesi meccaniche in sostituzione di organi o arti in seguito a un qualche grave incidente – nel suo caso, in seguito ad una precedente regressione a Ripetente che ha bloccato un emisfero del suo cervello -.
Inoltre si cerca di fare luce sulla natura dell’energia bianca che Zach ha sprigionato durante il black-out nel tentativo di riportare indietro Ethel dal processo di trasformazione in R.
Coiland rimane sempre un po’ sul vago, ma inizia a farsi strada nel ragazzo il sospetto che il Dumesh e gli altri lo considerino in qualche modo legato ai vuoti d’energia tempo.
Coiland decide di sottoporre Zach ad un test tempocromodeossiribonucleico, ergo un esame del DNA, per scoprire se per caso il ragazzo non abbia geni Airin.
Nel frattempo approda all’organizzazione Cadmon, il sostituto di Ethel fin tanto che non si sarà rimessa.
Cobalto non sembra prenderlo in simpatia.

Insomma, lo scorso è stato un po’ un capitolo di fuffa e questo non parte certo meglio. Sul finale preparo la situazione per il prossimo capitolo, che dovrebbe essere un tantino più dinamico.
Se c’è qualcosa di poco chiaro, qualcosa di sbagliato, scene inutilmente lunghe o altro non esitate a farmelo notare. Se c’è qualcosa di buono, idem, che fa sempre piacere ^^
Buona lettura!

Lo trovate anche qui:
Capitolo 8
- DNA -



Seduto a gambe incrociate sul pavimento di fronte alla vetrata della stanza, penso. Mi riesce facile con qualche ora di libertà e Cobalto chiuso in bagno. Non che ce l’abbia chiuso io, anche se l’idea mi sembra di giorno in giorno sempre meno antietica.
Mi sembra sufficientemente sverso per conto suo ed ho il sospetto che stuzzicandolo oggi finirei solo per dargli un pretesto per tirarsi sù di morale a mie spese.
È pomeriggio inoltrato e il cielo sopra Crom è plumbeo come tutti i santi giorni dell’Hands, però ci sono anche degli spessi nuvoloni, densi come un maglione infeltrito e sfilacciato.
Se dovesse piovere, potrei anche non accorgermene – penso - confinato come sono in questo casermone e stasera mi aspetta La prova del nove. Il test del DNA.
Non capisco. Coiland non pensa che se i miei genitori fossero per metà Airin me ne sarei reso conto? Cerca tracce di una mia omonimia genetica con la gente di qua, ma se ciò significa equipararmi al tizio chiuso nel cesso da circa un’ora, faccio volentieri a meno della capacità di raccogliere e sfruttare il tempo perso come se fosse aria.
Senza contare quanto mi ha lasciato intendere Ethel. Non vorrei che paradossalmente l’elaborato scarica-barile cui giocano Coiland e Mex finisca sulle mie spalle.
-Bagno libero!- annuncia Cobalto, uscendo con aria rilassata.
Mi puntello con le braccia sulla moquette blu e cerco di scrutarlo da oltre la mia branda.
-Halleluja!- esclamo, alzandomi –Pensi che…-
-Pensi che entro fine decade potrò entrare anche io? Dirai tu- mi interrompe lui, girando per la stanza con fare indaffarato.
-No, sarà la mia risposta, ma almeno di tanto in tanto io mi lavo- completa raccattando un paio di boxer a righine verdi appallottolato sul comodino.
-È tutto?- chiedo allora, sbuffando infastidito.
Lui fa cenno di no con la testa, abbozzando nella mia direzione: -calzini- lo guardo con aria infinitamente stanca
-Proprio sotto il tuo cuscino- mi alzo di scatto, scaraventando quel che resta della sua biancheria il più possibile lontano da me e dal mio naso.
Scruto per un istante il blu dei suoi capelli, abbagliato dalla loro lucentezza. Sento puzza di coloranti chimici provenire da oltre la soglia del bagno, ma lascio perdere.
-Pensi che io sia in grado di controllare il tempo?- riparto all’attacco.
-No- ribatte ancora prima che abbia concluso. Mi guardo la punta delle dita, preso alla sprovvista. Socchiudo le palpebre, punto sul vivo:
-Ma Ethel e Coiland sembrano convinti che io c’entri qualcosa con i black-out-
-Sì- è la sua spiccia risposta.
Allargo le braccia, senza capire: -E allora?-
Si ferma per un attimo, stringendo a sé il “bucato”. Ne approfitto per riprendere:
-Ma hai appena detto…-
-So cos’ho appena detto, Zacaro, grazie.- sbuffo, offeso mio malgrado. Ammetto che l’idea di avere una sorta di superpotere da sventolare in faccia ai miei amici non mi dispiaceva.
-E comunque tu non puoi saperlo- rinfaccio imbronciato.
-Come credi…Hai visto il mio corpetto nero?-
Alzo lo sguardo, sconvolto solo fino ad un certo punto: -Prova a guardare tra le autoreggenti e le giarrettiere, vicino ai frustini…-
-Ho perso interesse già alle autoreggenti, ma è sconcertante quanto tu te ne intenda del mondo femminile barra sadomaso- soppesa pensieroso la stanza per qualche secondo, poi sembra ricordarsi qualcosa e si mette a rovistare sotto il letto a castello.
Lo osservo senza fiatare, incuriosito, poi, mentre solleva una sorta di bustino o giubbotto antiproiettile annodato sul retro, chiedo:
-Pulizie di primavera anticipate?-
-È inizio giugno, sai?-
Lancio un’occhiata dubbiosa al cielo pomeridiano grigio topo; -Sarà- commento sospirando. Inizio a sentire la mancanza del sole. Che cosa devo fare per averne anche solo un’illusione? Una lampada?!
-Fai ordine, Zach, Cornie si è raccomandato di lasciare un angolo libero per le cose di Cadmon- e lo dice sogghignando, gli occhi – o dovrei dire le lenti – color cobalto rilucenti di un sinistro entusiasmo.
Mezz’ora più tardi mi trascino svogliatamente alle calcagna di Keri. La ragazza Airin mi lancia frequenti occhiate come ad assicurarsi che non resti indietro. Cobalto ci segue a poca distanza, mimando un fare furtivo.
-Non ti preoccupare, Zach, il test è davvero una sciocchezza…-
Ma non sto ascoltando molto la giovane, più impegnato a cercare di capire che diavolo sta facendo il mio compagno di stanza, appiattito dietro uno spigolo.
-…Così, prendono un campione della tua saliva…-
-So come funziona- la interrompo, voltandomi ancora ad un altro degli scherzi idioti di Cobalto.
-Sapresti spiegarmi perché oggi è più decelebrato del solito?- proseguo, affiancandomi a Keri. Lei fa spallucce, impegnata ad evitare accuratamente lo sguardo dell’amico.
-…Dopo una settimana circa…- prosegue imperterrita.
-Scopriamo se mamma ha lasciato entrare qualche sconosciuto diciotto anni e nove mesi fa- completa Cobalto, sogghignando scurrilmente.
-Pezzo di…- impreco, cercando di assestargli un calcio, ma lui si scosta, sparendo temporaneamente in un corridoio parallelo a quello imboccato da Keri.
-Signori, per favore.- Fermo a metà strada, il braccio sollevato stretto a pugno, mi volto incontrando lo sguardo paternalistico di Coiland e diversi centimetri al di sopra quello attento di Cadmon, il ricercatore che sostituirà Ethel per il tempo necessario affinché lei si rimetta.
La chioma irsuta di quello stronzo di Turchino fa capolino da dietro la pila e il suo sguardo si fissa senza più inflessione sull’alto giovane fermo alle spalle del capo dell’Organizzazione.
-Sono ragazzi, li lasci fare- s’intromette l’Airin moro, facendoci l’occhiolino. Cobalto lo fulmina con un’occhiata. Il Dumesh solleva il capo, quieto.
-Vai pure, Cadmon. Keri ti mostrerà la tua stanza, vero?- la giovane assentisce, lasciando che le onde porpora sul suo capo fluttuino e le finiscano sul volto. Poi si volta e fa strada.
Cobalto si scosta al passaggio del nuovo tecnico, come elettrizzato.
Mi domando cosa abbia fatto Ethel per accattivarsi le simpatie di Cobalto.
-Seguimi, Zachary- ingiunge con calma Coiland, la falda nera raccolta in un sottile codino sotto la nuca.
L’Airin restante riprende il passo, sorpassandomi con uno strattone e accostandosi al suo superiore.
-Cosa vuoi dirmi, Cobalto?- lo previene pazientemente il Dumesh.
A questo punto il mio coinquilino inizia a sussurrare, tanto che ciò che si dicono mi risulta intelleggibile per quanto tenti di avvicinarmi. Mi accorgo che hanno abbandonato il wordsworth intercontinentale per passare ad una lingua a me sconosciuta, più musicale e ricca di vocali. Che sia Airin?
-Gli ho solo mostrato il suo studio- conclude il più vecchio, fermandosi di fronte ad una porta ovale che si apre, raccogliendosi in cerchi concentrici, al nostro avvicinarci.
-Quello di Ethel, vorrà dire!-
Cornie Coiland si volta, guarda il suo interlocutore scostando alcuni ciuffi biondi dalla benda infeltrita. Mentre lo osservo mi chiedo che cosa gli sia successo e se l’occhio sinistro non gli faccia male. Poi allunga una mano guantata, sospingendomi oltre l’uscio.
-Arrivederci, Cobalto- sembra quasi cinguettare e gli dà le spalle mentre la porta a chiocciola torna a richiudersi sull’Airin.
La stanza in cui ci troviamo è una piccola infermeria, o almeno, ne ha tutto l’aspetto – e parlo di quello umano -, senza diavolerie, loculi mortuari o barelle levitanti.
Una branda, cui è accostata una scaletta a due gradini, è appoggiata sul fondo. Oltre le tende argentate che corrono lungo il baldacchino riesco a scorgere un altro stanzino, separato da una finestrella verdemare.
Una donna Airin, con indosso un’ampia felpa maschile ed i capelli castani raccolti in una frettolosa treccia, posa con urgenza un barattolo e il cucchiaino che regge in mano, scompare per un istante alla nostra vista e riappare attraversando uno stretto corridoio sulla nostra sinistra.
-Eccomi!- annuncia con voce bassa ed un po’ roca.
-Siamo qui per il test tempocromodeossiribonucleico di Zachary-
L’infermiera annuisce, come ricordandosi dell’impegno e mi fa accomodare a bordo branda.
-Lecca qui- ingiunge, ficcandomi uno stecchetto plastificato in bocca. Obbedisco, mugugnando teso quando l’Airin se ne ri-impossessa e lo strofina con cura agli angoli del palato.
-A posto- conclude poco dopo.
Guardo Coiland in cerca di conferme –E la parte tempocromoboh…?-
Lui sorride, poggiandomi una mano sul capo come farebbe con un bambino.
-Era questa- mi mostra, allora, la stecchetta che scopro essere fatta con un materiale diverso dalla plastica.
-Tempocromo…- apro la bocca, sconcertato ed incredulo
-È tempo solido, schegge di quel che sfugge o è sfuggito a suo tempo al Generatore.-
-Niente meno?- faccio un breve fischio di rassegnata ammirazione, più di quella non riesco a tirare fuori. Una volta vista questa le ho davvero viste tutte.
-I risultati parziali, comunque, ti danno come Umano…Il tempocromo non ha reagito alla tua energia tempo – se di quello si può parlare – In ogni caso, Bec, tienilo in osservazione.-
Seguo con la coda dell’occhio l’infermiera Airin imbustare la stecchetta con la mia saliva e i miei geni.
Coiland mi sospinge verso la porta e mentre si sta già aprendo, aggiunge: -Tra una settimana i risultati definitivi, e questa parte sarà archiviata-
-Questa parte di cosa?- chiedo, poi ci penso e aggiusto il tiro: -Quante altre parti ci sono?-
-Quante necessarie per fare luce- siamo ormai nel corridoio deserto. È mai possibile che non ci sia mai nessuno in questo blocco?
Il fondatore dell’Organizzazione mi precede di qualche passo, poi si ferma, si volta e con una mano sulla spalla dice: -Zachary, per quanto ne so potrebbe essere stata solo una scarica di adrenalina, tensione, non so…Gli Airin hanno la singolare capacità di catalizzare e dare forma a cose che noi comuni extrahands non possiamo neppure immaginare. Si parla di tempo solido, Zach e di crisi temporale-
-Rimpiango quella economica, in effetti. Almeno sul Continente sapevo chi mi scippava e che cosa mi veniva scippato!- annuisce mesto senza raccogliere l’ironia.
-C’è qualcosa in te…- si zittisce, scostandosi di un passo all’avvicinarsi di un tecnico dal camice bianco, che prosegue per la sua strada, concentrato su certi documenti.
-Crede che io abbia qualcosa a che fare con i black-out?-
Scuote il capo, risoluto: -Questo no, Zach! È il Generatore e il suo assurdo sistema…Come potresti…?- si zittisce, ma anche escludendolo sembra alla strenua e silenziosa ricerca di una risposta a questa domanda e di una conferma.
-Ma sono scampato alla regressione a Ripetente- completo, rispondendo ad un suo tacito sguardo. Annuisce.
-Sei il primo- assentisce, riprendendo a camminare.
-Come sarebbe a dire? E Ethel?-
-È per quello che abbiamo dovuto impiantarle un emisfero cerebrale artificiale, Zach. È così che nascono i Crash…- Si ferma all’apertura delle porte dell’ascensore che lo riporterà ai piani superiori o nel suo studio. Mi invita a fargli compagnia all’interno della cabina, ma rifiuto con un cenno del capo.
-Tu non lo sei- conclude, poi le porte si richiudono sul suo duplice volto con un sonoro ‘cling’.
Fino a qualche giorno fa avrei detto che l’essere scampato alla regressione ad R dipendeva dal mio essere un Umano. Ora non è più certo neppure quello – quali siano i risultati del test-.
Eppure è successo qualcosa. Sia il giorno dell’incidente sul Cromonaut C5 e del mio arrivo, sia due giorni fa, durante l’ultimo, spaventoso black-out. O dovrei forse dire che non è successo qualcosa?
Ma se non era energia tempo quella che ho visto fluire dalle mie mani ed ho infuso ad Ethel per cercare di tenerla con noi, se non è quello…Che cos’era?
-Vieni con me, ti va?- Keri mi intercetta in cima alla scala. La scruto per un istante con aria persa. Sembra esitare pure lei.
-Allora?-
Annuisco spiccio, facendole cenno di fare strada. Cammina ad un passo da me, guardandosi frequentemente attorno. Usciamo dal blocco centrale. Il cielo nero di Crom si è fatto un pochino più scuro e Caleido taglia a metà uno di quegli stopposi nuvoloni visti prima, ma ancora non ha piovuto.
-Quand’è che la luna sarà piena?- Interrogo, scrutandone il fioco riflesso su alcuni porticati vetrati che sorpassiamo nel cortiletto ghiaioso.
La giovane Airin solleva lo sguardo al cielo, sembra pensarci: -A giorni-
Arricciò il naso, esasperato –Un po’ meno vaga…?-
-Tre o quattro, mi pare- allarga le braccia, tesa, ma non si ferma, voltandosi solo un istante. Il suo sguardo scansa il mio volto e si punta sull’Organizzazione alle nostre spalle.
-Dove stiamo andando?- domando, insospettito mio malgrado. L’idea di svignarmela non mi disgusta poi tanto, ma è il fatto che sia Keri e non Cobalto a guidarmi in questa scappatella a tenermi sul chi vive.
-Dovresti chiedere al tempomedium, Greeny, lui queste cose le sa- è la sua spiazzante risposta.
-Sa dove stiamo andando?-
Si volta, sorride scettica: -No, sa quando Caleido sarà in fase di piena!-
-Bene- commento, ma non posso fare a meno di pensare quanto in realtà sia male uscire così tardi, sospetto senza il permesso di Coiland. Ma poi, ha veramente così tanto potere quel Dumesh?
-Keri..-
-Abbiamo due ore per andare e tornare- comunica lei, precisa solo sulle faccende che la interessano.
-Serata ribelle?- chiedo, divertito all’idea
-Quando scatta il coprifuoco i cancelli si bloccheranno automaticamente…Sbrigati, arriva!-
Mi agguanta per il polso e corre fuori dal perimetro dell’Organizzazione. Un sibilo non del tutto sconosciuto fende l’aria, i capelli mi si rizzano sulla testa mentre i suoi svolazzano ad alta velocità. In lontananza un faro squarcia la penombra plumbea del quartiere, poi, mentre ancora stiamo correndo, una navetta oblunga del trasporto cittadino si materializza, rischiarando un po’ la notte con i suoi fari argentati. Le porte si aprono. Keri mi spinge dentro.
L’Airin si aggrappa ad un’asta nei pressi della porta e attende guardando fuori dei finestrini. Sembra di essere in un tunnel sotterraneo tanto è scuro il cielo pre-notturno di Crom oltre il templex.
-Ora puoi dirmelo, dove mi stai portando?-
Lei mi guarda, scostando alcune ciocche attorcigliate dalla guancia. Si avvicina, issandosi in punta di piedi, e con un sorriso tirato sul volto spiega: -Era molto di moda prima dell’Ib…Ci siamo andati tutti almeno una volta…- Si guarda attorno, sorridendo come ad una battuta.
Mi rendo conto che il suo comportamento serve a dissimulare la nostra identità. Mi rendo conto che sul fondo del nostro scomparto ci sono alcuni ragazzi, cronohand probabilmente data la divisa cromata e il calcio delle piccole armi-tempo, già viste in azione al mio arrivo alla stazione di Crom, appuntato alla cintura.
-Ci portano anche i piccoli Airin-
-Andiamo al Luna Park?-
Scuote il capo, ridacchiando ironica. Si scosta e prenota la fermata con un semplice tocco sul menù olografico laterale.
Le porte si aprono e lei, ancora aggrappata all’asta, si lancia giù dal mezzo praticamente in corsa.
-Al Tempoligono - cerco di starle dietro, riflettendo sulle implicazioni della sua risposta
-Di tiro?- Annuisce, sbirciando discreta in direzione dei cronohand dall’altra parte della strada ormai.
-E i bambini cosa fanno…I bersagli?!-
Mi pesta un piede, sorridendo rigidamente.
-Imparano ad usare la loro energia tempo…Cerchiamo di non sventolare ai quattro venti la tua natura non Airin, ok?- La guardo, iniziando a capire i suoi propositi.
Poco più avanti seguo le sagome dei giovani agenti della Cronohand di Mex entrare in quella che ha tutta l’aria di essere una grossa cupola vetrata incastonata in un anello ambrato dalla circonferenza di un piccolo pianeta, come un enorme mappamondo dissotterrato a metà.
La superficie traslucida cattura in riflessi caleidoscopici le luci circostanti e le sagome dei passanti, restituendole distorte ed allungate. Sul suo cucuzzolo una torretta oblunga sembra volersi arrampicare in spirali concentriche sempre più strette fin verso la luna. Noto che il suo apice, spesso come un punteruolo e leggero come l’ago di una bussola, ruota su se stesso direzionando le tre piccole parabole cromate appuntate alla base della struttura. La centrale-tempo dell’edificio, realizzo, e il suo Nord è sempre ed ancora il Grande Generatore cittadino.
-Wow- soffio ammirato, trattenendo il fiato per un istante.
-Ho detto, cerchiamo di non sventolare ai quattro venti la tua natura non Airin, ok?- ripete, quasi sillabando. Chiudo la bocca, deglutendo a vuoto.
Una porzione della sfera si raccoglie di fronte a noi spiraleggiando ai lati dell’ingresso. Keri si inoltra tranquillamente all’interno del corridoio tubolare che si è creato. La seguo senza voltarmi al lento e sinistro risucchio delle pareti che sembrano sigillarsi sulla porzione di tragitto appena sorpassato.
-Benvenuti al Tempoligono, avete la tessera?- sussulto, andando a sbattere contro Keri ferma di fronte ad uno sportello d’accoglienza. Il giovane oltre il templex sfoglia annoiato una rivista, senza alzare lo sguardo.
La mia scorta fruga per un istante nelle tasche dei jeans, poi estrae una schedina-tempo simile a quella usata da Cobalto per muoversi da un settore all’altro dell’Organizzazione.
A questo punto il commesso alza la testa e, passata la card in un’apposita macchina di registrazione, ci scruta con esasperante ostinazione.
Mi accorgo dai tratti facciali e dall’inflessione della parlata che non è un Airin. Un umano, forse, ma ha un accento strano.
-La prima volta è gratis – avverte, digitando qualcosa sulla tastiera virtuale sospesa sul vetro di fronte a lui. Keri si schiarisce la voce, trattenenendo un singulto, tesa. Capisco qual è il problema.
-Non è la prima volta!- esclamo, fingendo una frettolosa ricerca in tasche e taschini. Sento lo sguardo vitreo del ragazzo puntato addosso, ma cerco di non tradirmi.
-…Qui da qualche parte…-, borbotto frenando l’impulso di sbirciare nella sua direzione.
-Sono 29, C e 99 il tracciato semplice. 40 il tracciato cronohand…- Si ferma, mi guarda
-10 quello minori.-
-Minori di cosa, scusa?!- mi stizzisco, facendo un passo avanti. Keri mi blocca e passatemi alcune banconote sottobanco, mi fulmina con un’occhiata lilla piuttosto eloquente. Pago ed entriamo.
-Cretino! Ed era pure umano. Ha visto che non sono minorenne!- Commento, guardando attorno più distrattamente di quanto vorrei.
Percorriamo un primo corridoio spiraleggiante costeggiato da paretri trasparenti. Sbircio ponendo le mani a coppa contro il riverbero dei faretti ad energia tempo non diluita.
-Ha visto che non sei Airin- sta dicendo Keri
-Che c’entra? Ci vengono tutti, no?-
Evito distrattamente una stretta curva a destra continuando a spiare oltre il vetro. Lampi multicolori tagliano gli ambienti in ombra oltre il vetro. Sembra quasi di stare in un acquario.
-Ma sono principalmente convenzionati con la Cronohand- precisa Keri.
Un raggio azzurrato esplode silenziosamente contro il templex sulla mia sinistra. Mi avvicino, scrutando le spirali di fumo che vanno diradandosi. Sussulto portandomi una mano in petto. Oltre la superficie riflettente un ragazzino Airin dai capelli verdi sparati e gli occhi spiritati dello stesso colore mi fissa con apparente ostilità, poi sparisce alla mia vista.
-E come funziona qui? La pettorina e il simulatore te lo danno loro?-
Abbiamo nel frattempo sorpassato due o tre slarghi ristoro semi-deserti vista l’ora e un Internet Café.
Se prima c’era poco movimento – se non quello ovattato dei paganti oltre il templex -, ora tutto sembra immobile.
Scalini ferrati si attorcigliano a chiocciola verso l’alto. Dobbiamo aver raggiunto il centro dell’edificio, la via verso i piani superiori e la centrale tempo.
La ragazza Airin si ferma, allacciandosi meglio uno stivale e legandosi poi i capelli in una coda porpora dietro la nuca.
-Il simulatore è per bambini o principianti- afferma poi con tono spiccio ed un sorriso malizioso sulle labbra. Mi indico, un po’ controvoglia.
-Non ho pagato 40 sudati Cromo per correre dietro a qualche minorenne esaltato!-
Corrugo la fronte, cercando di capire cosa non mi piace in tutto ciò, ma Keri ha già imboccato una scaletta a pioli, arrugginita rispetto alla cromatura circostante. Una scaletta che, ahimè, scende, inoltrandosi in una fosca penombra.
Scontento la seguo in una ripida calata di almeno cinque minuti.
-40 C? Aspetta, ma è il tracciato per…- Ma prima di aver formulato il pensiero per intero, mi blocco senza neppure assicurarmi di toccare il suolo con entrambi i piedi.
Il freddo metallico di alcune tubature e condotti mi entra nelle ossa, e strida distanti mi ghiacciano il sangue. Le pareti, di nuda roccia, sono annerite, coperte a tratti da murales argentati e muffe, che hanno preso possesso dell’unica area della città che sembra poterle ospitare, mentre in superficie il sintetico va per la maggiore.
Mentre avanzo di un passo, cautamente attento alla sorda eco del mio avvanzare, azzardo un’occhiata verso il soffitto e la scaletta da cui siamo arrivati.
Poi un sibilo taglia l’aria, sfumando la nuvoletta calda prodotta dal mio ansito sorpreso. Barcollo all’indietro, agguantato per un braccio da Keri. Un raggio crepitante di scintille perlacee si infrange a pochi centimetri dai miei piedi.
-Giù!- sibila Keri, spingendomi in un angolo, al riparo di una non meglio identificata carcassa metallizzata. Mi appiattisco, il respiro mozzato.
Oltre ad una superficie vetrata scorgo in filigrana un guizzo umano. Una giovane Airin, in tenuta cronohand, salta con un tonfo il basso fosso che corre al centro del sotterraneo fin oltre le mie capacità visive. Si appiattisce a sua volta dietro l’imboccatura di una galleria e attende, sbirciando circospetta nella nostra direzione. Keri mi costringe a tirare giù il collo, appoggiata con la schiena al tubo alle nostre spalle.
Qualche istante ancora e un secondo raggio perlaceo si infrange sopra le nostre teste, costringendoci a ripararci da un’improvvisa pioggia di vetri infranti. Stravolto, cerco lo sguardo della mia compagna, ma questa mi fa cenno di tacere e aspettare.
Un ultimo scoppio, lampi arancione che svaniscono oltre la galleria. Passi di corsa che si allontanano. Stiamo ancora qualche secondo in silenzio, poi Keri si alza e io, ancora un po’ teso, la imito.
-…Cronohand- completo, pensando alla seratina che mi aspetta. Mi appoggio ansante al tubo di metallo dietro il quale ci siamo riparati.
-Stai tranquillo-, ingiunge la ragazza, risistemando la coda e muovendo qualche passo verso il fossato;
–Sono colpi di riscaldamento d’inizio tracciato. Il più accade andando avanti-
-E quel ‘più’ include la frittura a morte per mano cronohand dello stagista Zachary Hulm, per caso? Non si accorgeranno sicuramente che sono umano, no!- Commento sarcastico, scrutando torvo tutt’attorno.
Poi l’occhio mi cade sul fosso di fronte a me. Ne seguo la struttura e mi rendo conto che si tratta di una rotaia. Alzo il capo, al cigolio sordo di qualcosa a poca distanza. Trattengo il fiato. Keri è momentaneamente sparita alla mia vista. Di fronte a me, quello che credevo essere un vecchio tubo arrugginito, si rivela essere il muso di un’antiquata navetta metro – almeno per i parametri cromoniani.
Come un grosso verme agonizzatente, emerge dalla pietra viva, i vetri infranti e un’intera sezione frontale accartocciata su se stessa.
-Che cos’è questo posto?-
-Ciò che resta della metro cromoniana- risponde Keri.
-Il progresso ha il suo prezzo, e questo ne è il cimitero- Mi fa cenno di seguirla. A fatica mi arrampico all’interno della carcassa bruciata ed annerita.
-Un cimitero di ferro ed binari morti-.
Di ferro e binari morti by Amelie
Author's Notes:
Salve!
A “grande richiesta”, nonostante dovessi studiare, ho cercato di andare avanti nella scrittura. Questo capitolo ne è il risultato.
Come ogni volta l’impressione finale è che si arrivi a poco. In questo caso, però, introduco anche qualcosina riguardo i rapporti tra i personaggi – qualcosina un po’ celata come sempre - ^^
Non è particolarmente dinamico alla fine, e difatti ho rinunciato da tempo a vere e proprie scene d’azione. Diciamo che c’è un po’ di movimento ;)
Se c’è qualcosa che proprio vi disgusta o che semplicemente suona male o non vi torna, prego questo è il momento di farmelo notare!
Buona lettura! XD

Lo trovate anche qui:
Capitolo 9
- DI FERRO E BINARI MORTI -



Non appena sposto un piede in avanti, la navetta metallica si inclina lateralmente con un cigolio agghiacciante. Tutto il sotterraneo ne sembra riempito. Mi stringo nelle spalle ad occhi socchiusi.
Se dovevamo passare inosservati, penso, non ci stiamo riuscendo.
Keri, nonostante il sordo sferragliare ad ogni movimento, si districa piuttosto agevolmente nella corsia centrale. Si blocca a tratti contando i seggiolini arrugginiti sulla destra e sulla sinistra, tastando alla cieca sotto la superficie circolare del sedile, poi riprende.
-Che cosa stai facendo?- Domando, cercando di non perderla di vista nonostante la curiosità verso ciò che mi circonda. Ben poco, a dirla tutta, ma questo vecchio treno è quasi un cimelio di famiglia per un umano come me.
-Scorte-
-Di che tipo?-, mi blocco trovandomela ad un millimetro, ferma di spalle. Si volta e mi lascia, con un tonfo secco, uno zainetto mimetico grigio e bianco tra le braccia.
-Basta così, Zach.- è il brusco avvertimento che mi indirizza. Si volta.
Sempre più simpatica, penso, ma mi guardo bene dall’esprimere il mio pensiero ad alta voce. Si sa mai che possegga un lato bastardo e vendicativo ancora peggio di quello di Cobalto.
Armeggio qualche istante con i ganci che tengono chiusa la vecchia sacca militare, cercando di non attirare l’attenzione della mia guida. Frugo alla cieca, irrigidendomi nello sfiorare qualcosa di un po’ più che plastico. Estraggo cautamente una piccola pistola trasparente, tale e quale a quella usata dai Cronohand. Me la rigiro tra le mani con la stessa cautela con la quale tratterei una bomba a mano. Sempre di armi stiamo parlando e, per quanto possa essere un modello da addestramento, ho come il sospetto che premendo il grilletto non usciranno schizzi d’acqua molesti come dal fiore all’occhiello di un clown.
-Tienila a portata…- Accenna Keri, armeggiando a sua volta con un’arma del tutto simile alla mia.
-Togli la sicura ed inizia ad incanalare tempo.- La guardo, senza realmente sapere che fare. Lei mi scruta di sottecchi di tanto in tanto, forse godendosi l’attimo di superiorità tattica.
-Se non lo fai ora, dopo sarà più complicato- avverte, allontanando le scintille d’energia rossa residua dalla fialetta che ora va ad incastrare nel caricatore automatico sull’impugnatura dell’arma.
-È complicato comunque- Borbotto, cercando di capire cosa di preciso le sfugga nel concetto “Umano, non Airin”.
-Basta una sola carica. Quando spara, utilizza una parte infinitesimale di quell’energia, così non se ne spreca. Il problema è che i Cronohand giocano sporco e truccano le loro Minicromo.-
La guardo, cercando in un modo o nell’altro di richiamare la sensazione di sfrigolio provato nel trasmettere energia ad Ethel, e la coltre bianca che mi ricopriva allora. Niente da fare.
-Il test tempocromoboh era negativo, lo sai, vero?-, butto lì, continuando ad osservare l’arma con scostante imbarazzo.
Keri attende ancora un istante, poi mi strappa la Minicromo di mano e controlla il caricatore. Toglie la sicura e me la restituisce.
-C’è ancora un 20 % d’energia dall’ultima carica…- Fa spallucce poi si appunta lo zaino sul dorso e sbirciando cautamente a destra e a sinistra, salta giù da una porta scardinata.
-Al resto ci penseremo andando-
Mugugno disperato. Ha proprio deciso di farmi ammazzare, allora! Perché non me ne sono tornato subito in camera? La compagnia di Cobalto, ora come ora, mi sembra molto allettante.
Con lentezza e dinamicità pari a quella di un bradipo, mi lascio scivolare giù dalla carcassa ingrigita del treno e la seguo, respirando a stento per non fare rumore.
Penso di avere capito ciò che spera di ottenere, ma non sono altrettanto sicuro che sotto tensione il mio fuoco bianco si farà vivo. E poi non basta sventolare con fare figo una pistola ad energia tempo per diventare automaticamente uno di loro!
Inciampo nella guida ferrata di un binario, smorzando un gemito a mezz’aria, poi ritrovo l’equilibrio e proseguo, guardando fisso al suolo per evitare altri contrattempi. Vedo con la coda dell’occhio Keri voltarsi nella mia direzione, ma non la guardo, furioso con lei, i suoi simili e questo posto! Perché diavolo non mi sono ancora deciso ad andarmene? Perché continuo a stare qui, quando so benissimo che non ne verrà nulla di buono?!
-So che ti stai chiedendo perché siamo qui e che cosa spero di provare- Sbircio nella sua direzione, sbuffando mesto.
Allarga le braccia e scuote la testa, aiutandosi poi con un braccio nello scavalcare un seggiolino del tram, scardinato ed abbandonato a se stesso.
-Tutti sembrano avere una teoria sul tuo conto. Senza prove, però, come possono?-
E’ il mio turno di alzare le spalle, rassegnato all’evidenza dei fatti. Nessuno qua ha ancora avuto la decenza di spiegarmi queste fantomatiche teorie. La collezione s’infoltisce di giorno in giorno. Quella di Keri, effettivamente, mi manca.
La ragazza rallenta ulteriormente il passo fino quasi a fermarsi. Mi avvicino, ciondolando l’arma tempocromata nella mano destra.
-Apprezzo la buona volontà, Keri, ma realisticamente parlando non penso che i miei nervi, se stuzzicati, possano riprodurre quella…- Mi blocco ad un suo segnale. Ferma di fronte a me, mi sbarra il passaggio con un braccio, un dito alzato in segno di attesa. Scruto nel tunnel buio di fronte a noi, il ghiaietto sotto le suole sottili e l’aria fresca sul volto.
Qualcosa di piccolo e luminoso attraversa per un istante la mia visuale, lampeggiando di sfumature verde muschio sulla volta ad arco e poi al suolo. Si spegne in uno sbuffo appena udibile. Keri indietreggia di un passo, pigiandomi una mano in petto nell’apparente urgenza di farmi allontanare.
Un’altra ventata, tiepida questa volta, e la sorda eco di qualcosa di metallico che scatta. C’è qualcuno, realizzo. Un Cronohand armato. Se siamo proprio sfigati, due.
-Sono tre- sussurra la ragazza Airin, senza quasi muovere la bocca. Qualcosa lampeggia sibilando a mezzo centimetro dal mio braccio. Come un petardo, scoppietta solo dopo che Keri mi ha spinto al suolo, sfumando contro la parete alle nostre spalle.
L’aria sembra elettrizzarsi per qualche secondo. Avverto la punta dei capelli sollevarsi.Sfiorando appena un generatore arrugginito appuntato alla parete di pietra, avverto una leggera scossa. Non faccio in tempo a rialzarmi che una seconda scarica lampeggia e si spegne ambrata tutt’attorno a noi, maledettamente precisa. Un residuo temporale passa raso la mia guancia. La sento bruciare come tagliata da un sottilissimo bisturi, ma stringo i denti, incassando la testa tra le spalle per quanto possibile.
–Era un colpo di segnalazione, porco crash!-
-Che significa?- biascico, rannicchiandomi ancora più su me stesso, nascosto vilmente dietro a Keri. Qualche altro colpo sibila nella nostra direzione, seguito da sentore sempre più nauseante come di plastica bruciata.
-Significa che ne stanno per arrivare altri!- Non mi lascia però neppure il tempo di ribattere, che già si è lanciata in avanti, passando raso la parete immersa nell’ombra proiettata dalla volta.
Un faretto ronza di una luminescenza malata ad un metro da noi, rischiarando un varco laterale nel tunnel.
Keri, la minicromo puntata, fa esplodere due o tre colpi in rapida successione. Un bagliore rosso sangue saetta come una laser in ognuna delle tre traiettorie. Uno rimbalza al suolo e si spegne, gli altri due sembrano colpire il bersaglio. Quando però questi ultimi emergono, appare evidente che in una gara a premi i due colpi andati a segno non farebbero punteggio.
I Cronohands indossano dei caschi parziali, simili a quelli usati per la realtà virtuale, e delle tute semi-mimetiche ricoperte da placche sottilissime in quello che pare templex, il quale sembra riuscire a smorzare l’impatto delle saette temporali esplose dalla mia compagna.
A riprova dei miei sospetti giunge immediata una scarica di tempo color verde acido e neanche un gemito.
Dobbiamo raggiungere il varco e trovare una zona meno aperta in cui spostarci. Corriamo. Keri, la manica del giubbetto protettivo strappata di striscio da una scheggia ambrata, continua ad avanzare a lunghe falcate. Dalla direzione opposta alla nostra i tre si avvicinano in un triangolo compatto, uno di fronte e due sulle ali. Pare abbiano intercettato il nostro punto di sbocco e non sembrano intenzionati a lasciarci passare.
O forse, rifletto mentre con la coda dell’occhio vedo Keri sollevare una lastra vetrata - residuo di qualche finestrino della metro, a mo di scudo - forse ci spingono in quella direzione sapendo che tornare indietro significherebbe chiuderci nella navetta deragliata e andare avanti finire nelle braccia degli altri Cronohand richiamati poco fa.
Supero Keri, ormai a pochi centimetri dallo svincolo. Anche le rotaie svoltano sulla destra. Oltre l’arco s’intravede una luminescenza più brillante e si sentono scoppi e grida di richiamo.
-Non di lì- avverto, prendendo la ragazza per un braccio e tirandomela dietro. Nonostante i tre ci siano ormai praticamente addosso, proseguo risoluto, accelerando anzi l’andatura.
A mali estremi, estremi rimedi, penso.
-Che fai?!- Sento smorzato il richiamo di Keri. Sorpassiamo lateralmente lo snodo. La ragazza Airin mi fa scudo con lo schermo templex improvvisato. Colpi saettano nella nostra direzione anche dal tunnel in cui saremmo dovuti uscire. Ma non ho tempo per compiacermi dell’intuizione.
È un istante, mentre il primo dei tre Cronohand preme il griletto proprio di fronte ai miei occhi, mi chino e con tutto il peso del mio corpo in corsa lo butto a terra. I due nelle retrovie schermagliano per qualche istante con Keri, poi si fanno da parte, intralciati a loro volta dai compagni sopraggiunti dalla destra.
Nonostante le placche sulla divisa di quello che ho atterrato, sento il gomito sprofondare nelle pieghe morbide della pelle e un’imprecazione soffocata. Gli assesto una ginocchiata d’avvertimento, poi mi rialzo e mezzo incespicando riprendo a correre puntando uno svincolo una decina di metri più avanti.
Mi assicuro soltanto di avere Keri alle calcagna. Lei, voltata di spalle, spara tempo fluido fino a riempire quelli che si sono lanciati al nostro inseguimento di fumo rossastro.
Avverto qualche colpo esplodere molto più indietro. Mi volto per tenere d’occhio la situazione, schifosamente conscio di stare scappando e basta, e mi accorgo che Keri sta esaurendo la carica della minicromo.
Alcuni Cronohand intervenuti sul posto sembrano cercare di colpirsi tra loro, più che interessarsi a noi. Sollevo il braccio e alla cieca premo il grilletto, senza neppure prendere la mira. Energia ocra che taglia l’aria una, due, quattro volte. Non un colpo che sia andato a segno. Impreco furente.
-Devo ricaricare- annuncia Keri, affiancandomi e poi passando in testa. Le copro le spalle, lanciando fugaci sguardi dietro di me, mentre rallento un po’ il passo per riuscire almeno a fingere di prendere la mira.
Quello che ho alle costole non sembra essere il tipo di prima, quello che ho molto codardamente gettato a terra, ma tanto qui siamo tutti contro tutti. Non fa tanta differenza, no? Solo non so come questo dovrebbe aiutare per il tiro al bersaglio, o, meglio, come dovrebbe aiutare me con la mia presunta energia tempo. Ho come il sentore che, esaurito quello scarso 20 % pronosticatomi da Keri all’inizio, sarà inevitabile gettare la spugna e lasciare questo posto prima che lo sventurato di prima possa vendicarsi. Qui è la guerra, altro che poligono di tiro!
Premo ancora il grilletto, e questa volta il proiettile colpisce l’avversario. Lo vedo barcollare, mentre l’energia giallastra esplode all’altezza del paraorecchi, crepando un estremità della visiera. Osservo sbalordito il casco spostarsi. La minicromo sfrigola tra le mie mani, come surriscaldata da tanta energia. Mi è capitata una di quelle truccate, allora?
Una ciocca di lunghi capelli neri si libera da sotto l’elmetto dell’Airin. Barcolla, portandosi una mano alla tempia. È una ragazza!
-Oh, cazzo!- Mi fermo, a pochi metri dal secondo svincolo.
-Che fai?!-, grida Keri, seccata. Non lo so a dire il vero, torno sui miei passi: mi sentirei un verme a lasciarla lì così. Dalle retrovie sopraggiungono altri due Cronohand, intabarrati di tutto punto nelle loro divise bianche e grigie.
La ragazza è a terra, si toglie la visiera. Osservo per un istante solo i suoi occhi color ardesia e la riconosco. Incredibile! È l’Airin vista in Piazza d’Arte, il giorno del black-out agli Archivi Cromoniani. Inconfondibile il suo sguardo e la luminescenza perlacea del suo volto. A maggior ragione mi chino per vedere come sta.
-Zach!- mi chiama ancora Keri, poi però sparisce, sospinta oltre lo svincolo da una scarica ambrata del tutto simile a quella di prima. Mi volto, teso.
-Vai!- mi ingiunge la Cronohand, tirandomi un lieve pugno in un fianco. Mi porto di sfuggita una mano al punto colpito, dolorante malgrado tutto. Mi volto un istante ad osservarla. Sorride, ma c’è qualcosa che non mi torna.
Sollevo di qualche centimetro lo sguardo e non vedo più nessuno. Mi volto e quando torno a puntare gli occhi di fronte a me scopro dove sono finiti i Cronohand che ci stavano alle costole.
Mi sbarrano la strada. Uno tiene Keri per un braccio, pigiata contro la parete. L’altro mi punta a palmo aperto. Un lampo verde mi colpisce in pieno petto. Gemo, sospinto all’indietro dal colpo e resto a terra, con la convinzione di essermi rotto qualche costola nel collassare.
Socchiudo gli occhi, sentendoli lacrimare. La mente si fa leggera. Per un istante ho come l’impressione che i contorni delle cose si facciano più scuri di quanto già non siano, ma ci sono almeno cinque persone attorno a me, ognuna che fa luce con la propria energia tempo. Spalanco le palpebre cercando di restare presente a me stesso, ma non è tanto una sensazione a livello cosciente. È qualcosa che pulsa nella mia mente.
-Ben ti sta, mezza-scheggia, stronzetto di merda!- Mi afferrano per la maglia, strappandomi al senso di torpore. Metto a fuoco, cercando di rimettermi in piedi! Osservo con occhi stanchi il mio aguzzino.
-Ricaccia indietro le lacrime, cagatempo! Non so se ti è chiaro il concetto. Questo è il percorso Cronohand, che cazzo pensavi di fare?!-
-Noire, aspetta!-, interviene una voce maschile fuori dal mio campo visivo.
-Hai giocato sporco…-
-Senti chi parla…- Biascico, accennando debolmente al suo palmo ancora teso e pensando alle minicromo truccate.
-Noire!-
-No, W, lasciami fare!- Guardo, per quanto mi è possibile, oltre le spalle del ragazzone che mi sta tenendo per il braccio. Inizio a sentirmi intorpidito. Sembrerebbe, comunque, che quello che ho atterrato prima non sia lui. Era di costituzione più fragile, o non sarei riuscito a buttarlo a terra così facilmente, secco come sono.
Il Cronohand di nome Noire mi prende il mento tra le dita e mi costringe a guardarlo.
-Io ti ho già visto…-, sussulto, cercando di fare mente locale.
Sento le proteste di Keri alle mie spalle. Lo sguado di Noire si sposta pensieroso per un istante sulla ragazza Airin poco distante, poi torna a guardarmi, ridacchiando sotto i baffi -…Tu eri con quel coglione di Azzurro, o come diavolo si chiama, agli Archivi il giorno del black-out!-
Mi sfugge uno spasmo di disperazione. Come è possibile che Cobalto mi incasini l’esistenza anche quando non c’è?
-Noire, basta!- quello che ha parlato si fa avanti, la voce più secca ed incolore in seguito all’ultima uscita del compagno.
-Ma sì, W, te lo ricordi? C’è pure la sua amichetta, Reki, ho come ti chiami!-
-Keri, scarto temporale!- ringhia la mia compagna, liberandosi parzialmente della stretta di quelli che la bloccano, aiutata anche – noto – dalla Cronohand di Piazza D’Arte.
Il ragazzo interpellato, comunque, non da segni di riconoscimento, o, se non altro, sta zitto. Sbircio nella sua direzione, notando come prima cosa che la sua mimetica non è ridotta molto bene e che almeno un terzo della placca templex sul petto è scheggiata. Osservandola realizzo che toppe simili funzionano come filtri, più o meno come quelli usati per i temponeon, utili per diluire l’energia tempo allo stato puro ed attutire il colpo. Una specie di giubbotto antiproiettile, dunque.
È lui quello che ho buttato a terra prima e, a giudicare dalle parti che gli stanno prendendo i compagni, deve essere il capo.
-Non dici niente?- mi scuote ancora il gorilla dall’energia verde acre. Mi lascia poi andare. Mi sollevo cautamente in piedi.
-Beh?- mi guardo attorno, studiando la situazione. Turchino è popolare solo per la sua bastardaggine, a quanto sembra. Scocco un’occhiata d’avvertimento a Keri, e aggiungo: -Quello non è mio amico, anzi mi sta anche un po’ sul cazzo a dirla tutta!-
L’Airin che gli altri hanno chiamato W, e che qualcosa dai recessi della mia mente mi suggerisce non è essere la prima volta che lo vedo, mi osserva con espressione statica e occhi di un innaturale e chiarissimo color sabbia. Poi parla:
-Cobalto non ha amici- Keri si ferma e zittisce alle mie spalle, il respiro corto per un istante.
Forse per come l’ha detto, – più con rabbia che con scherno – la questione sembra più seria di quanto in realtà non sia la naturale abilità di Cobalto nell’allontanare le persone.
-Fedifrago dell’Ib!-, commenta il terzo Cronohand, caricando l’ultimo monosillabo di qualcosa che va oltre il dispregiativo.
La Cronohand dai capelli neri fa un esitante passo avanti, come a voler dire la sua. Il suo collega dagli occhi beige le scocca un’occhiata scostante, ricca d’avvertimento.
La ragazza si porta con discrezione un palmo alla tempia, dove poco fa ho colpito e frantumato la sua visiera-tempo. Preoccupato la scruto, mentre l’altra mano sale all’altezza del cuore, il respiro più pesante.
Gli altri sembrano accorgersi che qualcosa non va. Nessuno, però, muove un dito per il momento.
Le lancio un’occhiata ansiosa, pregando di non averle causato qualche malore. Sento lo sguardo di W fisso addosso.
-Te ne accorgerai presto- mormora quest’ultimo, accennando a prendere in considerazione la collega. Le si avvicina, aiutandola ad allentare un po’ la pressione della tuta protettiva. Sotto indossa abiti civili, una maglia a spalla scoperta, qualche ghirigoro argentato sulla pelle del braccio sinistro.
-Andiamo- ordina poi. E mentre girano sui tacchi, non senza occhiate velenose dagli irriducibili del bullismo, la mia mente registra ben due cose che mi erano sfuggite fino ad ora.
La prima: quel W l’ho visto alla stazione dei Cromonaut al mio arrivo, ma non mi ricordo come l’avesse chiamato allora Cobalto.
La seconda: la Cronohand dagli occhi color ardesia ha gli stessi segni argentati di Ethel sulla pelle.
Keri aspetta ancora qualche istante, poi recupera la minicromo cadutale e si ferma qualche passo di fronte me, a braccia conserte in petto.
-Maledetti CronoMex !-, impreca poi, storpiando la parola Cronohand con tutta l’aria d’avercela con White Mex in persona.
-Inizi a parlare come Cobalto, sai?- Butto lì ironico, mio malgrado sollevato per come le cose si sono risolte. Ho anche il sospetto che quello inscenato dalla giovane che ho colpito non fosse un malore reale. Mi sentirei uno schifo, altrimenti. Sbuffo esasperato all’idea. “Vuoi uscire con me”, deve sembrare qualcosa di ormai obsoleto nella mia testolina del cazzo, eh?!
Quando sollevo lo sguardo, Keri mi fissa con rancore davvero, davvero malcelato:
-Tu non conosci Cob. Potevi anche stare zitto!- Si volta e se ne va, mantenendo una fiammella d’energia tempo traballante sul palmo aperto ad indicare che stiamo abbandonando il sotterraneo.
Allargo le braccia, esasperato, in segno di protesta. Nulla da fare, penso di essere appena stato radiato dalla lista di possibili Keri-amici e per giunta non ho risolto nulla riguardo alla mia misteriosa energia bianca.
La seguo verso la carcassa di locomotiva ad inizio tracciato.
E dire che se quella che credo essere l’intuizione di Keri è giusta, la situazione di prima con i Cronohand era sufficientemente tesa perché si manifestasse qualcosa, una qualsiasi cosa! Incapace di mandare a segno un tiro e quindi virtualmente disarmato, in mezzo a tanti piccoli cloni di Mex più invasati ed incarogniti di lui per quanto riguarda l’Inverso Baleno e i membri dell’Organizzazione. Cos’è, ci vuole un black-out per portarmi a reagire?
Se solo non avessi perso coscienza durante l’ultimo vuoto d’energia tempo! Mi accorgo di non ricordare neanche più l’impressione di quanto avvenuto mentre cercavamo di rianimare Ethel.
-Forse me lo sono sognato- mormoro a chiusura di tutte queste riflessioni.
-…E tu 2 colpi andati a segno, 20 punti in tutto…- Cado dalle nuvole, trovandomi a fissare con aria inebetita l’umano allo sportello d’accoglienza. Mi osserva annoiato per qualche minuto, continuando a masticare meccanicamente la cicca che aveva già quando siamo arrivati.
-Li conto assieme ai suoi…- e più piano -…I ragazzini almeno arrivano al buono per una consumazione gratis al bar!-
Evito commenti, seccato dall’evidenza. Quando la porta a spirale si richiude con un sordo risucchio alle nostre spalle e una ventata elettrizzata attraversa la notte cromoniana, sferzandomi il volto, mi sento sollevato. Cerco con lo sguardo, ma i Cronohand devono essersene già andati da qualche minuto.
Sulla navetta di ritorno il clima è del tutto cambiato rispetto l’andata. Keri mi dà le spalle, reggendosi saldamente alla sbarra più vicina all’uscita. Dopo un po’ di prove finite male, riesco a visualizzare sul finestrino di fianco a me un disco orario e le lancette di un orologio. Sono le 22:45. Il coprifuoco dovrebbe essere tra una quindicina di minuti. Un’ora prima che nelle fiabe, cavolo! Penso che escludendo l’evidente minorità mentale del mio compagno di stanza, tutti gli altri, o quasi, sono maggiorenni!
La navetta ci parcheggia nella via dell’Organizzazione, come sempre deserta.
-Muoviti!- è l’unica parola che mi indirizza Keri, ancora scura in volto, mentre i cancelli iniziano già a sfrigolare d’energia tempo.
Non c’è pericolo di rimanere fuori, tanto lentamente si muovono i battenti ferrati. Attraversato l’ingresso resto qualche istante ad osservare il richiudersi delle grate alle mie spalle. Sento i passi di Keri allontanarsi sul ghiaietto con decisione. Da qui in poi penso che me la caverò volentieri da solo.
Tutto sommato, penso, non è stata poi un’esperienza così traumatica. Questo posto e la sua tecnologia ha il potere paraculistico di lasciarmi un retrogusto d’esaltazione nonostante tutte le sfighe che possono avermi colpito. Sento i muscoli tirare, però.
Mi volto, giusto in tempo per scorgere una sagoma alta e riccia allontanarsi a grandi passi lontano dalla poca luminescenza dei lampioni e scavalcare il cancello.
Quando, passata una decina di minuti, mi decido a rientrare in camera, scopro che Cobalto non c’è e che qualcuno è appisolato sulla branda inferiore del letto a castello.
Stringo gli occhi, cercando di capire. Poi mi risuona nella mente qualcosa che ha detto Cobalto ’stamattina.
Cornie si è raccomandato di lasciare un angolo libero per le cose di Cadmon.
Visto il sinistro entusiasmo nel dirlo, dubito che Cobalto abbia semplicemente deciso di cambiare stanza. No.
Ma ora mi sento troppo stanco per pensarci. Comunque prosegua la notte, mi butto sul mio letto e aspetto.
Senza tempo by Amelie
Author's Notes:
Udite, udite! Nuovo capitolo de “L’istante mancato”. Dopo mesi e mesi, porto avanti questa storia che più che un racconto è veramente un parto di quelli belli lunghi e faticosi. Penso si senta nel testo.
Ad ogni modo, RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI:

Zach, scampato al suo terzo black-out (1° sulla navetta all’arrivo; 2° agli Archivi Cromoniani; 3° all’Organizzazione) continua ad interrogarsi riguardo all’apparente energia tempo bianca sprigionata in quest’occasione che ha sì, aiutato Ethel (in difficoltà a causa delle placche in templex innestatele su dorso, braccia e un emisfero cerebrale in seguito ad un precedente black-out), ma sembra anche aver provocato delle spiacevoli conseguenze (giramenti di testa in cui Zach sperimenta la regressione a Ripetente).
Coiland lo sottomette al test del DNA. Zach risulta non avere geni Airin i quali avrebbero potuto spiegare la sua capacità di sfuggire al tempo.
Keri è decisa a fare un esperimento: lo porta al Tempoligono di tiro dove Zach colpisce la cronohand dagli occhi ardesia già notata in precedenza con la minicromo in dotazione. La scarica di energia tempo risulta troppo forte per essere frutto di una carica residua precedente.
I cronohand al tempoligono discutono di Cobalto e in particolare W, che Zach ricorda vagamente di aver già incontrato, sembra conoscerlo piuttosto bene.
Intanto arriva all’Organizzazione un nuovo tecnico, Cadmon, che sostituirà Ethel finchè la crash non si sarà rimessa.

Ok, questi riassuntini di mese in mese prendono proporzioni spaventosamente ‘beautifuliane’, ma spero siano utili.

Riguardo al capitolo, scrivendolo ho avuto l’impressione che alcune parti fossero un po’ pesanti.
Nuovo personaggio e nuovi piccoli passi avanti nel mistero.
Buona lettura! ;-)
Capitolo 10
- SENZA TEMPO -



Ero sveglio quando, in piena notte, Cobalto è rientrato accampandosi ai piedi della mia branda con stuoia e sacco-lenzuolo.
Ero sveglio quando ha iniziato a mormorare frasi dal sapore pungente nella stessa lingua musicale, ricca di ‘a’ e di ‘e’ che stimo essere Airin.
Sono sveglio anche ora, e nonostante mi senta un po’ intorpidito e istupidito, mi rendo subito conto di due cose: la prima, Cobalto s’è fregato il mio cuscino. Non so bene quando. Sicuramente ad un certo punto della notte, tra un insulto in una qualche lingua morta e l’altro.
La seconda, il suddetto cuscino pare essere stato aggradato dal pavimento al letto a castello, proprio come tutte le mie altre cose. La branda inferiore ne è gremita.
Mi alzo di soprassalto, sentendo la cervicale tendersi sinistramente.
-Che succede?-, domando con voce stanca.
Cobalto non risponde, tutto preso da - me lo si lasci dire - un fottuto cambio lenzuola alle sette di mattina di un giorno festivo.
-Perché…?-
-No!- sbotta, scaraventando il cuscino usato da Cadmon la notte trascorsa sulla mia – a questo punto – ex branda.
-Va bene, ma non pensi che faccia un po’ caldino per il piumone?- mi intrometto, preso da tutt’altre riflessioni in realtà.
Penso all’allenamento al Tempoligono di tiro, e alla graziosa ragazza Airin dagli occhi ardesia che ho messo k.o. Mai momento fu più adatto per fare sfoggio della mia energia tempo!
Ci ho riflettuto: per quanto truccata, dopo un colpo simile la minicromo affidatami avrebbe dovuto aver esaurito quel 20% residuo di carica, ma nell’esplodere i colpi d’allerta abbandono tracciato ho notato esserci ancora tempo ocra sufficiente per due, forse tre scariche ben piazzate.
Deve essere intervenuto qualcos’altro, ma parlarne a Cobalto è fuori questione vista la “spensieratezza” di questa mattina.
-Il ragazzo viene dal subcontinente. Le estati sono rigide lì, gli inverni temperati, ma durano giusto tre giorni l’anno…- Colgo di sfuggita la risposta dell’Airin, senza far troppo caso al nonsenso. La new entry è un Airin spiantato, penso; ma non mi crogiolo troppo all’idea, vista l’aria che tira da queste parti.
-Io vengo dal Continente e a metà maggio porto già gli shorts. Fa caldo, Cobalto, non mi sembra il metodo più discreto per farlo fuori- sbuffo.
-E poi perché hai spostato tutta la mia roba?-
-Liberissimo di vagare come vuoi a casa tua, anche nudo…A proposito, quand’è che te ne vai?- Non spreco neanche fiato per rispondere, mentre la mia immaginazione progetta brillanti evasioni low cost dell’ultimo minuto.
Quand’è che ho iniziato a considerare l’Organizzazione come una prigione? Vediamo…Forse quando ci sono stato internato volente o nolente ad avvio ‘vacanza’! Inizio a capire come devono sentirsi le famiglie del programma protezione testimoni, con la differenza che io sono solo come l’ultimo dei cani.
-…Io 'sti secondini lampadati dei Laboratori Templex extra-hand non li voglio all’Organizzazione!- Mugugna Cobalto, continuando imperterrito nel trasloco.
Ghigno; persino un albino è più lampadato degli Airin, e loro qualcosa con gli albini già lo spartiscono.
-Ah, capisco-, mostro alzando le sopracciglia, -Ecco che cosa c’entrava stanotte il bivacco ai piedi del mio letto, il furto del mio cuscino e gli insulti nel sonno!-
Cobalto si volta, e per un secondo ho come l’impressione di scorgere un’espressione allarmata farsi strada sul suo pallido viso, forse perché non si era accorto fossi sveglio. Ma considerando che rientrando dal Tempoligono l’ho visto sgattaiolare fuori dopo il coprifuoco, penso che tutto sommato abbia ben altro per essere preoccupato.
-Balle!-
-Balle?!-, esclamo piccato, rassegnato alla mia nuova postazione, -Salmodiavi in aramaico a portata delle mie orecchie!-
-Vestiti, Zachary, Coiland vuole vederti!-
-Vuole vedermi…- ripeto tra i denti, ingurgitando esasperazione e vane speranze, senza tuttavia mancare di notare l’uso del mio nome senza storpiature.
–Vuole sempre vedermi, ma mai che mi dica qualcosa!-
-Meglio Coiland che Cadmon- e l’annoiato commento di Cobalto alle mie spalle, ma quando mi giro con tanto di risposta già incoccata al mio arco, richiudo la bocca cercando di capire:
-Perché chiudi la branda?-
Un sorriso che ha ben poco d’enigmatico si staglia tra bocca e guance del mio sadico compagno di stanza. Una venetta pulsa preoccupata all’angolo della mia fronte.
Turchino cerca strenuamente di far fuori qualcuno e prima o poi ho il sospetto che ci riuscirà. Ma quando lo seguo fuori della stanza, mentre blatera qualcosa a proposito della mia nuova postazione e dell’orario in cui sono tenuto a rientrare, faccio spallucce pensando che l’importante è che quel giorno io sia fuori la sua portata. Com’era già il sito delle prenotazioni ferroviarie?
Nella hall Cobalto si blocca come impietrito, sondando con fare allarmato i volti nella caffetteria, poi con passo svogliato si asserraglia nell’angolo più lontano ed ordina un bicchiere di menta. Gliel’ho già visto fare altre mattine ed inorridito dalla sciropposa consistenza dell’intruglio verde, anche questa mattina, soprassiedo, salutandolo – massì - con poche parole amichevoli.
Sto ancora masticando l’inaspettata svolta benevola del caratteraccio di Cobalto dall’arrivo di Cadmon, quando Keri mi sorpassa come una furia, inondandomi di una ventata pungente di profumo apparentemente agli agrumi.
-Ciao- butto lì, senza neanche appurare se il saluto è arrivato a destinazione. Mi avvio giù per due scalini, verso il blocco inferiore e lo studio di Coiland.
-Gliene hai parlato!-
Mi blocco, risalendo di mezzo gradino: -Dici a me?-, chiedo indicandomi sorpreso. Grosso errore. Sembra non esserle ancora passata dalla scorsa notte.
-Tipico-
-Ma cosa?- Protesto, impotente senza ombra di finzione.
-Non mi monterei la testa fossi in te. Non ci fai una bella figura a dire in giro che l’unico punto segnato al poligono è frutto di una minicromo truccata!-
Scuoto il capo, preso alla sprovvista. Non ho aperto bocca con anima viva ancora, e non so se lo farò, ma il suo non è il migliore degli approcci. Non fa che insospettirmi, oltre che ferire il mio amor proprio.
-Ammesso e concesso che io possa aver fatto lo sborone in giro, cosa ancora tutta da decidere per quanto mi riguarda, che cosa ti fa pensare che il colpo esploso, quello che ha messo k.o. la cronohand, non fosse farina del mio sacco?-
-Non lo era!- sibila sporgendosi verso il mio viso con occhi lilla elettrizzati.
-Ok- replico.
Apparentemente rasserenata dalla mia risposta, fa per voltarsi ed andarsene.
-Vediamo cosa ne pensa Coiland, allora.- Aggiungo subito dopo.
L’aria sembra raggelarsi tutt’attorno e il mio sempre puntuale spirito di conservazione mi sprona a voltarmi così da sviare una scossa d’energia tempo rossa, lievissima ma troppo ravvicinata. Saetta raso il mio mento e su verso l’orecchio sinistro. Un ciuffo di capelli da troppo tempo non tagliato ha preso a dipanare in aria un sottilissimo filo di fumo rossiccio, ed un odore sgradevole come di piume bruciate mi riempie le narici, fino a risvegliare qualcosa.
Ricordi di infanzia: pomeriggi sdraiato dal dentista e uno sgradevolissimo, simile puzzo proveniente da qualche non meglio identificato recesso del carcere di massima sicurezza che era diventata la mia bocca apparecchiomunita.
È un attimo e alla voce ignara della novella terminator di doppie punte ( -Questa è energia tempo! -) si mischiano sogni in cui avverto l’infernale aggeggio rovina gengive sgretolarsi schifosamente all’interno della mia bocca, senza che io possa farci nulla. E da questo primo, piccolissimo incrinarsi interno ne nasce, stupidamente, un altro esterno ben più spaventoso. La testa diventa leggera. È tutto ciò che la circonda a vorticare pesantemente.
Mi aggrappo alla ringhiera per puro caso e cerco di tornare in me, mentre echi ripetuti e corridoi distanti volteggiano in sequenza nella mia mente.
-Zach…Zach…Zach!-
Al ché, quasi non fosse successo niente, sento i frammenti reintegrarsi, il respiro farsi meno pesante e torno nel mondo dei vivi con un’espressione che vuole essere virilmente rassicurante, ma che Keri, spaventata ed imbarazzata, deve cogliere come una pura e cruda presa per i fondelli. Il suo volto si tinge di rosso al pari dei suoi capelli e con gli occhi lilla composti, a dispetto di ogni apparenza, si allontana a passi misurati ma decisi, riuscendo a produrre un’eco ovattata lungo le pareti cromate dell’ingresso. Le porte scorrevoli si richiudono alle sue spalle. Qualche curioso si sporge dall’aria ricreativa.
Nonostante tutto, mi sento vagamente in colpa, mentre la mia mente cerca con disperazione un senso in tutto questo.
Mi ha appena sfiorato, mi ripeto mentre opto per l’ascensore alla facciaccia dell’Inverso Baleno. Mi ha appena sfiorato ed ha dosato apposta il colpo per suggerire senza necessariamente passare ai fatti. A differenza di Cobalto, valuto, Keri ha ancora un briciolo di coscienza morale. La mia reazione, infatti, non è propriamente da attribuire alla sua sfrenata passione per Turchino e ai suoi conseguenti nervi tesi, ma a qualcosa di maledettamente strano e sgradevole innescato il giorno del black-out all’Organizzazione, quando per un soffio non sono diventato un Ripetente.
Già il giorno dopo ne pagavo le conseguenze, ma non riesco comunque a capire che cosa mi stia succedendo.
Forse, dopo tutto, ha ragione Keri. Il proiettile che ha ferito l’unico bersaglio che avrei voluto e potuto evitare al Tempoligono è partito dalla minicromo. Era energia tempo ocra, residuo di qualche vecchia simulazione cronohand. Io non ho fatto niente per riempire il caricatore incanalando energia personale. Non ne ero e non ne sono in grado.
Ma è anche vero che gli Airin non hanno bisogno di armi per attingere alla loro riserva di tempo perso. È come se avessero un diritto al porto implicito, regolato semplicemente da una più o meno forte etica personale. Keri sa controllarsi, Cobalto è già più pericoloso. I Cronohand…
Continuo a pensarci, mangiandomi le unghie, assente. L’etica dei Cronohand mi spaventa: fin dove possono spingersi con una società stabile ed un Airin potente come White Mex alle spalle? Quanto vale per loro la vita spezzata degli R’s effettivamente?
Quando dopo quella che sembra un’eternità l’ascensore mi scarica – nel posto sbagliato – qualche piano sotto terra, vengo appena strappato alle mie lugubri riflessioni alla vista di una lunga ed alta parete a scorrimento chiusa ermeticamente previo riconoscimento energia tempo, oltre la quale ho il fondato sospetto si trovi uno degli incredibili hangar nascosti chissà dove nell’Organizzazione.
Il compatto assembramento di schermi centralizzati che ne ricopre l’intera superficie mostra per qualche istante l’installazione da varie angolature ed altezze, per poi proiettare un’unica, realistica, immagine a colori di ciò che si nasconde dietro l’ingresso.
Un enorme spicchio piatto poggiato orizzontalmente al centro del magazzino. Una mezzaluna alta più di tre metri, compressa sul suo largo piedistallo rialzato collegato al suolo da scalette infossate negli angoli in ombra.
A luci spente e superfici riflettenti ridotte al minimo, l’astro, che per un istante solo ho l’assurda idea di giudicare autentico, sprigiona una fredda ombra pulsante verso il soffitto e lungo la circonferenza esterna, dando all’immenso stanzone deserto come le sembianze di una foto mossa, una di quelle nelle quali dietro il soggetto ritratto ci si aspetta da un momento all’altro di notare un qualche tipo di spettro o minaccioso nonsoché maledettamente fuori posto.
Sentendo montare il disagio, faccio dietrofront il più rapidamente possibile, assicurandomi – questa volta – di aver premuto il pulsante corrispondente al piano giusto e pregando di non incontrare nessuno.
Continuo ad avere come l’impressione che per esistere magazzini sotterranei più larghi dell’intera Organizzazione – che diciamocelo, non è altro che una sorta di ferro di cavallo a più piani –, Coiland deve aver stretto conoscenze molto in alto o molto in basso con il suo dio Coff.
Com’è possibile? Non si tratta solo di gallerie e scantinati ben studiati. L’altezza dello stanzone appena abbandonato e di quello visto dallo studio di Ethel giorni addietro fa quasi pensare ad un altro luogo, un altro spazio non meglio identificato. Eppure ci sono videocamere installate, macchine collegate, Airin all’opera e porte chiuse raggiungibili da ascensori alla portata di tutti in questo stesso edificio!
Passino i pannelli lunari per la raccolta dell’energia di Callido e gli specchi per incrementarne l’azione, ma che cos’era quella grossa luna morta, abbandonata o in attesa? Un progetto futuro? Qualcosa che ha a che fare con l’energia lunare sicuramente, ma a che pro se Coiland conta di sviluppare l’energia di Callido come fonte alternativa a quella temporale?
Più ci penso, più le cose mi sfuggono. E il bello è che non mi è mai veramente interessato, anche perché non era programmato che io finissi qui.
-…Le scale aiutano molto in questo genere di situazioni, penso sia naturale, dico bene, Direttore. Se Zachary avesse preso le scale, avrebbe aiutato la sua mente e il suo corpo, allenando l’una e l’altro. È così…avvilente che tutto qui si adegui al tempo…-
Le porte dell’ascensore mimano l’atto di chiudersi, ma il sottoscritto ne blocca il processo e solo
prestando attenzione alla voce che si solleva dal fondo del corridoio, mano a mano corrompendo l’espressione imbambolata apparsa sul mio viso da qualche minuto a questa parte, permetto all’infernale cabina di compiere il suo dovere.
Mi avvio verso l’eco argentina, sentendo un paio di volte citare il mio nome. Immagino che Coiland mi stia aspettando, ma quando svolto l’angolo incontro un'unica persona, uno strano…individuo…poco più alto di me il cui aspetto androgino mi lascia per un attimo attonito a cercare inutilmente di determinarne il sesso e a capire con chi o con che cosa è convinto di parlare.
Sorride con la sottile bocca asimmetrica sardonica all’ombra di un naso leggermente a punta, perfettamente a suo agio al cospetto del suo interlocutore immaginario, aspettando forse un qualche segno di assenso che non mi è dato vedere.
Lo scruto cercando di cancellare dalla faccia l’espressione attonita che scorgo riflessa in un paio di tonde lenti azzurrate posate sul suo naso.
Mi schiarisco la gola, muovendo un imbarazzato passo avanti, come dovessi solo farmi strada nel corridoio, ma sono fottutamente poco credibile nel fingermi estraneo alla situazione. Il pazzo che mi sta davanti riesce ad avere più carisma di me.
Lentamente il – la? – giovane si volta, come restio ad accomiatarsi dai demoni nella sua mente e con smorfia compiaciuta, solleva le lenti appena sopra l’attaccatura dei capelli mostrando un paio d’occhi verdemare mal assortito, uno più arcuato ed attento dell’altro.
-Piccola, fulgida anima…tsc…Oh, eccolo!-, simula il gesto di porgermi la mano, chinando appena il capo all’ombra di una cascata di lucenti cespi di capelli ambrati che gli – le? – scendono fino alle spalle.
Con la coda dell’occhio scorgo un Airin avvicinarsi dalla direzione opposta, faccio per tendere il braccio in risposta, ma l’altro si è già disinteressato, come se non fossi semplicemente mai esistito. Allibito, lo seguo nei suoi spostamenti. Si sfrega le mani con aria infinitamente soddisfatta e con passo di danza rallentato, canterellando un motivetto allegro nella solita lingua vocalica usata da Cobalto e Coiland, nasconde, passandomi a fianco, la figura improvvisamente immobile a poca distanza da noi.
-Cosa succede?- esclamo allarmato, mentre il sordo sfrigolio nelle mie orecchie diventa più forte del respiro elettronico dell’Organizzazione.
-Coff il Grande!- balza su lui – lei? - incespicando all’indietro -Ma cos…?- Poi si guarda attorno con aria colpevole e mi fa cenno di tacere. L’atmosfera torna a ronzare nella giusta maniera di fondo.
Il ricercatore, bloccato a metà tragitto con un piede leggermente sollevato dal suolo, riprende perentinamente ad avvicinarsi, piombando la suola delle scarpe smaltate con più energia e meno grazia di quanta sicuramente era pronto a metterci. Si ferma un istante a guardarsi attorno, sorpreso mentre da dietro la curva più vicina sopraggiunge un indaffarato Cornie Coiland che lo degna appena di un cenno benevolo:
-Ezra, piccola, fulgida anima, convincimi che non è opera tua!- esclama, come rendendosi conto in ritardo di qualcosa di diverso nell’aria.
-Non è opera mia- è la spudorata replica di quest’ultimo, mentre incomincio a farmi i miei calcoli e avverto le viscere fare una capriola.
Coiland sbircia accigliato nella mia direzione, fa schioccare la lingua e il suo volto di doppio si contrae in una smorfia scettica che porta il suo unico occhio verde chimico a serrarsi ancora di più. Lascia definitivamente perdere i documenti che stava visionando e si avvicina a corti passi pesanti.
-Lo stagista tardava…-, mente la bizzarra creatura di nome Ezra sotto lo sguardo penetrate di Coiland.
-…Dovevo pure ammazzare il tempo in qualche modo- declama arricciando le labbra, arreso.
-Tu occupati di Zachary che ad ammazzare il tempo ci ha già pensato l’Inverso Baleno-
No! - grida il mio subconscio disperato - Un altro fenomeno da baraccone come Cobalto no! E con queste lapidarie parole il Dumesh si allontana, facendomi anche sorgere il dubbio che la sorprendente conversazione unilaterale cui ho assistito uscendo dall’ascensore non era, dopotutto, solo frutto delle fantasie di un pazzo. Ma come interpretarla ancora mi sfugge.
Rimaniamo soli, orrendamente soli nel silenzio più avvilente. Ma non dura molto:
-Coff, odio la monotonia di questo posto e il paternalismo senza segno di questa gente -, getta un’occhiata sospirante su di me, altrettanto contrariato, mentre una porta si chiude in lontananza con un mesto cigolio.
-Sono Ezra, supervisore applicato…-, questa volta mi permette di stringere la sua mano, -…E puoi giurarci, capirò come Coff l’Oscuro fai a sottrarti al tempo!- Serra le labbra con seria determinazione.
-Vuoi dire per i black-out?- interrogo sentendomi stranamente a mio agio, più di quanto non fosse successo con Ethel. Devo avere un’oscura ed involontaria forma di misoginia che allontana le donne e/o le ferisce e mi impedisce di parlare con loro al massimo delle mie potenzialità, ma qui è una bella sfida già solo capire se lo è oppure no. La parte codarda di me, confusa, apprezza.
-Coff l’Ingenuo, voglio dire che cinque minuti e cinquantanove secondi fa ho fermato il tempo e tu, del tutto candidamente, hai smontato la mia presentazione ad effetto. Tzc, i black-out…-, sogghigna cinico, mentre fa strada.
-Non so come sia possibile- mi schermisco a disagio –Penso sia fortuna-
Attraversiamo corridoi che si diramano man mano sempre meno affollati sotto la hall del blocco centrale, fino a fermarci di fronte all’ultima porta in fondo.
Ezra si ferma con la mano – le unghie smaltate di nero – sul pomello argentato dell’uscio. Si volta, mi guarda sarcastico.
-Fortuna è incontrare Cobalto e sopravvivergli. Uscire vivo da tre black-out, un incidente tranviario e due consistenti spostamenti temporali a Crom, senza energia tempo e dopo l’Ib ha dell’epico, per Coff. E non mi si chieda di menzionare ancora quel certo nome!-
Ingiunge, spingendomi dentro lo studio, uno spazioso monolocale con teche in templex dentro le quali spuntano a tratti esemplari floreali in vetro facenti parte, sospetto, della soprastante serra/centrale tempo dell’Organizzazione.
-Quale nome? Coff?- chiedo distrattamente, ammirando la postazione computer contro la parete di fondo. Sugli schermi brulicanti di immagini una cattura per una frazione di secondo la mia attenzione prima di cambiare.
-L’altro- è la sua lapidaria risposta, mentre rianima con uno strattone l’ologramma della tastiera e smanetta per un istante.
Scordando cosa è stato detto fin’ora, sbircio speranzoso il quadro superiore della console, ma l’immagine della gigantesca mezza luna scoperta per sbaglio mezz’ora fa che mi era parso di scorgere prima è stata sostituita da un elenco di codici e brevi scritte in una lingua straniera che non riconosco.
-Ne deduco…-, inizio cercando di mostrarmi disinvolto, anche se ancora turbato –…Che sei un Dumesh-
Cerco i suoi grandi occhi verdi, quello sinistro più magnetico dell’altro e con ciglia più curate. Noto che uno spesso strato di trucco nero è stato applicato anche al contorno destro, ma l’espressione risulta comunque più stanca e sconsolata da quel lato, rispetto all’altra metà del volto.
-Coff il Doppio, pensavo fosse evidente!- Esclama sorpreso, sorridendo astutamente nel mostrare le due metà del viso. Ma a dirla a tutta è molto meno evidente di Coiland.
Occhi a parte, che comunque mi avevano fatto pensare ad un qualche problema di strabismo dato il soggetto, ha tratti tutto sommati abbastanza comuni anche tra gli Airin: viso pallido e capelli color ambrosia scuro che seguono la stessa piega liscia, con forse un goccio di disordine in più lungo il profilo destro.
Mi appoggio ad un tavolo gremito di fogli pieni di schemi e formule, che non riesco a collocare in un campo preciso, e cerco di dissuadermi dal chiedergli se è maschio o femmina. Dubbio diventato quasi un’ossessione arrivato a questo punto, ma c’è qualcos’altro che mi incuriosisce. Basterà stare sul neutro e non si offenderà. Accidenti al nome ambivalente!
-Allora, prima hai fermato il tempo?-
-Mhmh- è l’assente risposta. Poi Ezra si siede e recupera con aria critica dell’acqua frizzante da un mini scomparto nascosto al fondo di una cassettiera bianca.
-Come…?-
-Segno del Tempo- butta lì, svuotando in poche rapide sorsate la bottiglietta. Lo guardo con occhi vitrei, chiedendomi se possa fargli – le? – piacere sapere che io sono bilancia.
-I Dumesh…- spiega compiendo dei mezzi volteggi a gambe incrociate sulla sedia girevole,
-…Nascono due volte prima di venire definitivamente al mondo. La prima volta nel segno, la seconda nel corpo…- Risolleva le ciglia per controllare se sto seguendo la spiegazione. Sorride tra sé, in maniera terribilmente femminile. Sposto lo sguardo, imbarazzato.
-Il segno è ciò che determina la nostra parte…spirituale? Si può dire così? E le abilità che ne derivano. Chi nasce nel segno del Tempo, come me…-, aggiunge con un certo sadico gusto nell’omettere tutte le declinazioni di genere che gli – le? – capitano a tiro -…Avrà certe abilità rispetto ad altre, ed un lato B più grazioso del lato A chiaramente!-
Abbozzo un sorriso, ma non ha ancora finito.
-Io posso fare un paio di cosucce con il tempo: fermarlo, spostarmi avanti ed indietro ed ovviamente riesco a leggere lo spettro temporale di ogni Airin, Dumesh, Glass ed Umano che sia!- fa una pausa di riflessione.
-Per la cronaca, stavo ripassando il tuo profilo con lo spettro temporale di Coiland delle 6:05 di questa mattina...É utile per ricordare e prevedere-
-Una specie di…anima?-, chiedo, essendo rimasto al punto precedente.
- Qualche cofferia simile. Come se tu parlassi con lo spettro del te stesso di cinque minuti fa-
Mi alzo, scrutandolo interdetto: -Non sembri molto credente- osservo a sproposito, ma ogni due parole una è un appellativo o derivato di Coff. Credere in un dio che suona come un colpo di tosse non deve essere il massimo.
-Non praticante, ma Coff il Vero, c’è ben poco da praticare quando il tuo dio è nato nel segno del Tutto, ma non distrarmi!- Si alza in piedi, improvvisamente stizzito, con espressione determinata di chi ne vuole venire a capo.
-Ma tu non sei soggetto al tempo…Per Coff…E aspetta…- mi gira attorno, socchiudendo gli occhi e assumendo una posa concentrata. Li riapre di scatto, senza neanche lasciarmi il tempo di acclimatarmi all’improvvisa quiete.
-Coff mi anneghi!- tuona, scuro in volto, perdendo ogni possibile affettazione femminile.
Sussulto seriamente preoccupato.
-Cosa?- chiedo, cercando per riflesso una superficie riflettente in cui specchiarmi. Lo schermo più in basso sta nuovamente mostrando lo spicchio lunare blindato nel suo hangar. Mi permetto umilmente di prendere un appunto mentale a proposito.
-Allora?- rincaro, seguendo i suoi spostamenti agitati per la stanza, la fronte aggrottata e una mano sulla bocca con fare pensoso barra terrificato.
-Non hai spettro temporale…Non…Non ce l’hai…?- Conclude, trasformando la sorpresa in dubbio.
Torna a sedersi, dopo aver mimato una o due volte il gesto di prendere la porta ed andarsene.
-Non so, è tanto grave?- butto lì, sempre più ansioso di scappare. Per oggi la mia buona dose di cofferie, come direbbe Ezra, o cazzate – più alla buona – le ho sentite.
-Tanto grave?!- Ripete con voce strozzata.
-Cioè, è certo che anche gli Umani abbiano spettro temporale? Noi non controlliamo il tempo- faccio notare cercando di salvare il salvabile.
-Gli unici a non averlo sono i Crash integrali, ma ci sarebbe stata almeno una piccola, minuscola menzione sul tuo profilo riguardo eventuali lastre templex impiantate nel tuo corpo, Coff il Senzatempo!- Spalanca gli occhi, come colpito da qualcosa.
-Coff era senza tempo…-
-Eh?!- Ingurgito saliva per evitare che la mia voce si strozzi dall’esasperazione.
-Ne devo parlare con il Direttore!- Risolve alla fine più determinato che mai. Spalanca la porta ed è già tanto che non lo faccia con un calcio. Poi si avvia per il corridoio deserto. Lo – la? – osservo sull’uscio.
-A che ora domani?- Grido al vuoto in cui sono rimasto pregando in cuor mio che non ci sia un altro domani così. Ezra è già sparito. Per oggi può bastare, no?
E invece, prima ancora di entrare in camera per permettere alla nausea e al mal di testa di sfogarsi a loro piacimento, vengo investito da urla oltre la soglia.
Mi accoccolo un attimo contro il muro, le ginocchia sotto il mento, e aspetto.
La porta si spalanca. Ne esce una Keri, se possibile, più fiammeggiante di questa mattina e la risata idiota di Cobalto che la segue a distanza mentre corre via come un piccolo turbine porpora.
L’Airin abbassa lo sguardo verso il mio angolino: -Ah, sei qui. Non avevi un appuntamento con Ezra il Timorato?-
Gli lancio un’occhiata torva, infinitamente stanco.
-Ti assicuro, ricambia l’affetto- sibilo ripensando al commento riguardo la fortuna di proporzioni epiche tirato fuori dal tecnico che mi assisterà d’ora in poi.
-Che è successo?- Chiedo mentre la mia testa si procura di rievocare la mezza lite con Keri di questa mattina.
-Niente di interessante-
-Dico con Keri- preciso, poi commetto l’imperdonabile errore di alzare lo sguardo e dargli così involontariamente corda.
Cobalto sorride serafico: -Appunto- rincara, lo stronzo.
Mi decido finalmente ad entrare. Per un attimo guardo con desolazione la branda a scomparsa incassata nel muro come al mio arrivo, e rimpiango la vista notturna di Crom e del generatore rotto. Le uniche cose che mi ricordano che c’è qualcosa lì fuori, e che se c’è un lì fuori che anche un oltre. Un toccasana per le mie notti insonni. Ma immagino che per diritto d’anzianità mi toccherà cedere la branda della discordia a Cadmon.
Sono tentato di chiedere a Cobalto perché è in camera e non alle prese con il suo nuovo “tecnico applicato”, ma lo sguardo assente, concentrato sul panorama grigio-azzurro all’esterno con malcelata melanconia, mi suggerisce di tacere.
-Ezra dice che non ho spettro temporale-
Stranamente l’Airin non replica. Mi aspettavo almeno una battutaccia della serie Cobalto Production Inc.
Niente.
-Mando qualche mail.-
Concludo, finalmente memore del sito per le prenotazioni ferroviarie.
Prati Verdi by Amelie
Author's Notes:
Squillino le trombe, rullino i tamburi!
Genti tutte accorrete, posto questo capitolo a solo una settimana di distanza dall’altro. È vero che ho iniziato a scriverlo appena finito il precedente, ma è comunque insolito e…Mi commuovo quasi…Questa volta non c’è neanche bisogno del riassunto!
Se non ricordate, almeno per una volta, non è colpa mia ;-p
È forse un po’ fitto, ma spero vi piaccia. Aspetto pareri!
Buona lettura XD
Capitolo 11
- PRATI VERDI-



Cobalto si chiude in bagno. Parola mia, non ho mai visto una persona passare così tanto tempo della sua vita in compagnia di doccia, wc e lavandino. O il ragazzo ha seri problemi di stipsi o c’è qualcosa di infinitamente interessante che mi sto inesorabilmente perdendo oltre la magica porta bianca.
Mani in tasca, mi avvicino al pc disimpegnando appena una falange per ridare vita alla tastiera olografica. Distratto, digito pochi caratteri e premo invio.
Mentre aspetto che la home page del sito di prenotazione voli, treni e navette si carichi, il mio occhio cade su una finestrella quadrata ridotta al minimo sul fondo dello schermo, vicino al menu d’avvio.
Esitante, tenendo d’occhio la toilette, mi siedo alla scrivania e per avvalorare la mia buona fede getto un urlo in direzione della porta bianca:
-Uso un attimo il pc!-
Silenzio dall’altra parte. Starà bene? Poi però colgo un colpo che mi suggerisce il chiudersi di un’anta del mobiletto-specchio e nonostante non giunga risposta da Cobalto, mi sento autorizzato a dare un’occhiata.
Non del tutto pratico di ologrammi e loro surrogati, preferisco passare alla modalità manuale che, manco a dirlo, prevede un avanzato touch screen, appena più funzionale di quello dei mezzi pubblici.
Vedo di adeguarmi, storcendo il naso. Tutta questa tecnologia riesce, non so come, a sfinirmi.
Un ulteriore sguardo colpevole in direzione del bagno, poi sfioro il riquadro cromato dimenticato in attivo da Cobalto.
Una finestra a sfondo grigio e nero campeggia ora al centro dello schermo. Le prime venti righe sono riempite di caratteri presumibilmente Airin in bianco. La lingua Airin usa un alfabeto simile al codice morse ed un sistema di primi e secondi in campo numerico, ma in questo caso alcune cifre spiccano per la loro universale comprensibilità. Di solito in rete, come accade anche tra le nuove generazioni del Continente, si usa la lingua internazionale, più studiata e conosciuta.
Il fatto che questo testo sia battuto in caratteri Airin invece che nel Worldword intercontinentale può voler dire che il sito è rivolto ad un’utenza centralizzata nell’Hands.
Sto per perdere interesse. La pagina delle Ferrovie dei Mondi è ormai completamente carica, e anche il mio bistrattato spirito di conservazione si dice pronto a tornare a casa. In fondo non c’è nessuno che mi tenga bloccato qui, no?
Con un senso d’angoscia di fondo sto per rimpicciolire la finestra quando una o due parole attirano la mia attenzione.
“Cronohands”, “Modo-mex” e ancora “Templex-Me-Core”, “CromArchiv”, leggo mentre i miei occhi iniziano a bruciare alla luce malsana del computer e il cielo fuori si fa più scuro.
Sotto pulsa per un istante il trattino bianco del cursore, poi un numero percentuale si esaurisce rapidamente lasciando il posto ad una piccola casellina rettangolare al fondo di una serie di codici dell’ultimo minuto.
Al suo interno una parola ed un punto interrogativo. Due ulteriori riquadri in rilievo. Non ci vuole una grande scienza per capire che cosa significano i doppi caratteri in ciascuno di essi.
Dimentico di tutto, fisso lo schermo lasciando che la mia mente elabori i possibili significati.
Poi la porta del bagno si spalanca con uno scatto sordo e io, che ho quasi rimosso Cobalto dai miei pensieri, sussulto nel vederlo avvicinarsi con un asciugamano poggiato attorno al collo.
Con gesto troppo meccanico per apparire realmente innocente, riesumo la pagina delle Ferrovie e sollevo lo sguardo solo dopo aver contato fino a tre. Tre secondi di vivo interesse su un banner a luci rosse che non devono essere sfuggiti all’Airin. Il guastafeste sbuffa sarcasticamente.
Cerco di salvare la faccia, provando a giocare d’anticipo:
-Lo stavi usando?- È con grande difficoltà che mimo un’espressione maliziosa in direzione del mio compagno di stanza.
Questi si ferma un attimo alle mie spalle, scrutando a labbra strette lo schermo. Immagino già i suoi occhi color cobalto posarsi sulla barra dei menu e sull’applicazione sconosciuta rimpicciolita all’ultimo.
Ma nascosta sotto strati e strati di pessima recitazione c’è anche una forte curiosità ed un vago senso di paura. Perché ricordo, ricordo bene, le accuse lanciate da furenti direttori di Archivi e i ‘fedifrago’ gettati lì con disprezzo dai Cronohand. Ricordo bene la casualità di trovare Cobalto al computer sempre pochi secondi prima di un vuoto d’energia tempo.
Si risolleva, facendo spallucce.
-Quando sono rientrato era già acceso- è la fiacca replica. Ricambio l’occhiata sterile con un impercettibile sorriso.
Solo ora noto che i suoi riccioli indisciplinati sembrano aver subito qualcosa di molto simile ad un tentativo di riordino. Il completo che indossa, per quanto sportivo, si avvale di una camicia scura mai vista e di un impermeabile a righe argentate.
-Vai da qualche parte?- chiedo; ma ora l’attimo in sospeso è passato e Cobalto torna ad aggirarsi per la stanza con indifferenza. Tra le quattro pareti aleggia un odore non del tutto sconosciuto di dopobarba.
-No- risponde dopo qualche istante speso dal sottoscritto a cercare di dimenticare le due caselline e la domanda fondamentale.
-Ok- rispondo, mentre l’Airin prende la porta e lascia la stanza.
Aspetto ancora un po’, il cuore che pulsa agitato a livello delle tempie. Chiudo con solo un secondo d’esitazione il sito delle Ferrovie dei Mondi e rimango in silenzio a fronteggiare ciò che resta.
“Cronohands”, “Modo-mex”, “Templex-Me-Core”, “CromArchiv”, leggo di nuovo. Forse è un articolo, ipotizzo ottimista.
Guardo il cielo sulla città addensarsi di nuvole scure. Decisamente un articolo! Decido, poi chiudo l’applicazione, spegnendo direttamente il computer.
Un articolo con un sondaggio finale, galoppa la mia immaginazione fortemente dirottata su lidi distanti da quelli del buonsenso
Mi avvicino alla vetrata e guardo fuori. Cobalto si allontana quasi correndo sotto le prime, spesse gocce di pioggia. Saranno circa le cinque e mezza del pomeriggio. Ci metto solo due minuti a decidere e alle 17:35, dopo aver incrociato uno spaesato Cadmon per le scale – ho spento il computer, vero? – ed aver urtato una decina di Airin nella hall, mi butto a capofitto fuori lo stabile ignorando il rombo di tuoni ancora distanti.
Non so di preciso che cosa mi spinga a farlo.
È il sito con la domanda minacciosa e l’angoscia e le Cronohands, Modo-mex, Templex-Me-Core, CromArchiv e Coiland e i black-out e lo spettro temporale e la mezza luna e l’hangar blindato e le uscite di nascosto nella notte…E Cobalto.
Cobalto, la seconda parola più usata nell’Organizzazione e nei posti che contano. Tutti lo conoscono, pochi lo amano. Cobalto si espande come un virus che lentamente infetta la vita delle persone, tanto da trovarne tracce addosso nei momenti e nei luoghi più impensati. Come al Tempoligono di tiro, con Keri e lo spettro di vecchi rancori. Come nello studio dell’androgino Ezra, e il rifiuto di nominarlo oltre.
Scuoto la testa, mentre la pioggia mi infradicia ben bene cercando di lavare via l’assurdità di questi pensieri.
Solo questa volta, mente una blanda vocina nella mia testa.
-Solo questa volta- ripeto a voce moderata, poi vedo Cobalto aggrapparsi ad una navetta in rapida decelerazione, mentre il lungo tubo metallico taglia il diluvio.
Mi calo il cappuccio della felpa in testa, avvertendo ognuna delle grosse gocce sporche attraverso l’inutile stoffa.
Aspetto che l’Airin entri, poi faccio quel che mi riesce meglio: mi rendo invisibile, piccolo ed insulso in mezzo ad Airin spocchiosi e pochi extra-hand corrucciati negli angoli.
Mi siedo dietro il primo pannello templex libero. Nascosto solo parzialmente da un Airin di mezz’età anonimo quanto e forse più di me, tengo d’occhio il mio obiettivo a sola mezza cabina di distanza.
Zach, Zach, Zach…, biasima mio padre sbattendo con astio la sua cartelletta d’avvocato al suolovestito di tutto punto…Zach, Zach, Zach…Chiudo gli occhi cercando di allontanare la visione destabilizzante. Li riapro appena in tempo per accorgermi che Cobalto è fermo all’uscita più vicina. È la mia fermata, penso.
Lascio passare un Airin con l’ologramma di un barboncino al guinzaglio, poi scendo.
Sollevo lo sguardo, mentre la pioggia calda mi ha già inzuppato tutto. Non sono ancora le sei ed è già notte.
Un faro d’accecante luce argentata mi colpisce in pieno volto, per poi spostarsi sui bassi tetti delle case più vicine. Schermo gli occhi con mano tremante. Una collina, rade abitazioni a cupola. Il generatore.
-Prati Verdi -, biascico ad una solitaria lucciola che mi ronza a fianco, ingannata dal sempiterno cielo scuro di Crom.
Prati Verdi di erba non sintetica, fradici – almeno loro – quanto il sottoscritto. Maledettamente scivolosi.
Mi appiattisco dietro ad un casolare circolare da cui non proviene alcuna forma di luce. L’ombra stessa dell’immenso orologio appuntato in cima all’altura nasconde la mia presenza. Lo guardo a bocca socchiusa, boccheggiando come un pesce fuor d’acqua mentre cautamente inizio ad arrampicarmi. L’umidità e il calore sotto la spessa felpa iniziano a fare effetto.
Scivolo. Quando mi rialzo sono quasi sollevato di vedere una striscia sporca di verde e terriccio rimasta appiccicata alla manica destra. Sorrido; inizio a capire come si deve sentire il signor Coiland in un posto altrimenti così arido.
Ho perso di vista Cobalto. Impronte si confondono poco profonde e troppo distanti lungo il bordo del sentiero perché possa attribuirle ai suoi stivaletti scuri. Ghiaietto bianco e piastrelle cromate man mano sempre più lontani. C’è odore di bagnato.
Se ha risalito la collinetta, l’ha fatto per un’altra strada, ma sinceramente sento che può aspettare, così come lo spettro furente di mio padre che ha preso a bersagliarmi con atti giudiziari e codici civili integrali.
Al diavolo, penso, al diavolo!
-Per Coff- soggiungo scalando l’ultimo breve tratto che mi separa dal mio obbiettivo, prendendo in prestito un’espressione tipicamente Ezriana.
Il generatore incombe su di me con il suo quadrante a cristalli tempo e i pannelli a raccolta temporale adunati in una struttura trasparente a vista.
Pulsa come un enorme ordigno pronto a seppellire tutta la città, inesorabilmente fermo sulle 11:55; se del mattino o della sera non mi è dato sapere. E quelle lancette…quattro metri di puro tempo compattato ed una punta affilata come quella di un arcolaio. Led bianchi, argento e azzurri rischiarano la struttura rendendola visibile fin dai quartieri bassi.
-Pazzesco- muovo un passo avanti quasi inconsciamente, sentendo fisicamente il fremito di qualcosa di più potente del vento tiepido che si è alzato nel frattempo, qualcosa che ho l’impressione d’aver ignorato fin’ora, avendolo a portata di mano da sempre.
-Non un passo-
Mi blocco, obbedendo al comando che inizialmente credo provenire dal mio subconscio. Giro il busto con restia lentezza.
-Cobalto?-, sussurro con voce che esce roca e bassa.
-Vai da qualche parte?- mi chiede lui a braccia conserte, tagliato a metà da un faro vicino.
Deglutisco mentre vorrei affogare nella mia stupidità. Quanto amaramente mi farà pentire di questo pedinamento nei prossimi giorni?
-No- rispondo senza quasi pensarci.
Silenzio, l’unico rumore quello della pioggia. Con la coda dell’occhio lo vedo avviarsi verso il vialetto rilucente nel buio, sotto l’ombra minacciosa della lancetta dei secondi bloccata ad un quarto da quella delle ore.
-Allora muoviti!- Esclama frugando inquieto nelle tasche dell’impermeabile. Lo raggiungo mentre con una stilla d’energia azzurra si sta accendendo una sigaretta.
-Senti, mi spiace, io ho pensato che…- inizio cercando parole neutre e contrite.
-Non hai pensato, Zacaro, altrimenti non mi avresti seguito fino qui…-Mi lancia un’occhiata, mentre aspira una lunga boccata di fumo cenerino e dolciastro -…Senza motivo- conclude, riprendendo la marcia.
Resto in silenzio, chiedendomi se sia saggio replicare. Non ha tutti i torti, ma per quanto ne so, dopo aver visto che razza di cose fa con il computer, ero quasi persuaso che stesse andando a piazzare una bomba alla Cronohands.
-Se ti stai chiedendo se ci saranno ripercussioni a tuo danno e di quale entità, sappi che sì, ti farò pagare istante per istante la tua pessima idea, da quando ha preso forma nella tua piccola contorta testa umana fino all’ultimo goffo scivolone sull’erba- Abbasso il capo, abbacchiato. Si volta di nuovo, un mezzo sorriso illuminato da un fiacco chiarore
–Ma essendo che Cadmon mi terrà occupato a fargli da balia fino a tardi nei giorni a venire, potresti avere condonato un buon 55%-
-Troppa grazia- mugugno sarcastico.
-Attento…- ammonisce con voce autoritaria. Fermo al riparo di una veranda di fortuna, tamburella con un dito sul dorso della cicca e dopo aver fatto un ultimo tiro la incenerisce con una fiamma azzurra sulla punta del dito indice.
-…Potrei anche…-
-Cosa?- Perché tutti in questo posto hanno la pessima abitudine di non finire mai le frasi? Non è così difficile, in fondo.
-…Cambiare idea.- Lo guardo levarsi il cappuccio dell’impermeabile dal capo, nonostante la pioggia non sia minimamente cessata.
Siamo fermi di fronte ad un portone a cassettoni intarsiati dall’aspetto antico. Mura azzurrate sotto i riflessi di Caleido cingono il perimetro adiacente in un rettangolo grande più o meno come un campo da calcio. E tuttavia i riflessi lunari che qui sembrano così vicini non rischiarano che sagome miniaturizzate sulla superficie color ardesia del portale, ben lungi dall’essere riconoscibili. Anche avvicinandomi i bassorilievi sembrano confondersi più che definirsi.
Oltre, verso il crinale che dà sulla città, intravedo una costruzione cubica, fragile ma incombente, simbolo di una potenza che va oltre la costruzione in sé. Una potenza cui forse – ripensando alla pagina grigia con la domanda impellente – so che nome dare.
-Non una parola- ingiunge dando segno di aver seguito la traiettoria dei miei occhi.
Chino il capo, dando lo spalle alla Cronohands e seguo l’Airin sotto lo scrosciare insistente del temporale.
Si ferma di fronte al colossale ingresso, il palmo della mano destra teso di fronte a sé.
Non riesco a vedere bene, ma anche da qui la sua sagoma sembra campeggiare come un neon in mezzo al buio, mentre una sezione rettangolare del passaggio si apre con apparente lentezza e non un cigolio.
Incuriosito getto un’occhiata all’interno senza vedere niente.
Tutto qui? Penso. Tutta 'sta segretezza per quattro mura ed un campo vuoto? Bell’affare! Poi Cobalto entra e due istanti bastano. Due istanti certe volte sono sufficienti. In questi due istanti può accadere che il tuo peggiore incubo personificato in 180 cm di stronzaggine sparisca, come resosi invisibile al resto del mondo. E mentre il secondo battito di ciglia se ne va in francesismi (-Cazzo…- ) qualcosa fa breccia prepotentemente nei mie pensieri. Guardo lo spicchio quasi completo di Caleido, sentendomi a disagio, e poi oltre la frazione di porta ancora aperta.
Magazzini nascosti in luoghi che non ci sono, porte sigillate e lune sintetiche su uno schermo…Mi guardo attorno e sono solo, allora lo seguo. Seguo Cobalto.
Sbatto le palpebre, infastidito per un istante da un lieve riverbero cromato, poi spalanco bene gli occhi come se li aprissi per la prima volta. Le quattro pareti sono sparite e il pavimento sembra essersi ristretto, incassato in scalini circolari spioventi in una profonda ellisse sempre più scura. Barcollo per un attimo, trovandomi troppo in pendenza sul bordo dello spalto più in alto. Sculture umane occupano ogni singolo girone in file perpendicolari man mano più sottili con l’allungarsi della distanza. Sono bianco-perlacee e poco più che ombre chiare sul fondo.
Che cos’è questo posto? Dov’è finito Cobalto? Per quanto ne so può essersi mimetizzato tra le statue in gesso. Bello scherzo del cazzo! Penso risentito, ma poi provo a riflettere e a mettermi nei suoi panni. Neppure lui si darebbe tanto da fare per farmi fesso, senza tralasciare il suo odio viscerale nei confronti della Cronohands.
Perché avventurarsi così apertamente in campo nemico? No, c’è un motivo ed un senso. Solo che non riesco a vederli.
Con calma e cautela inizio a scendere, serpeggiando a disagio in mezzo alle sagome immobili a grandezza umana. Mi chiedo che cosa possano rappresentare. Sono eterogenee, accomunate soltanto dal loro spettrale pallore. Proprio il tipo di nonsoché orribilmente di cattivo gusto che non vorrei trovare neanche nel museo più all’avanguardia.
Ci sono Airin, Dumesh, Crash e dio sa quali altre razze; e ancora animali, bambini, adulti appartenenti ad ogni ordine genetico, ambientale e sociale, quasi fosse un enorme banca dati in cui ogni singolo abitante dell’Hands può trovare un suo stampo.
Dopo una decina di scalini, guardo in basso con l’impressione di non aver mosso che due o tre passi e ancora il fondo è distante.
Contrariato, mi fermo di fronte ad una coppia di gemelli simili sotto ogni più piccolo punto di vista se non che uno dei due sembra essere più vecchio. Sì, è come vedere una riproduzione computerizzata di come sarà il primo tra due o tre anni, solo tridimensionale. Devono essere due Glass, membri della stessa famiglia che anche con un certo distacco d’età conservano un’omogènia facciale impressionante.
Noto inoltre una cosa che mi era sfuggita all’inizio o che avevo giudicato di poco interesse. Se fossero semplici stampi, avrebbero pose più naturali o neutre, ma è osservando la scultura prescelta che noto quanto caratterizzati siano i volti e le espressioni, e che tocco di realismo dia l’accessorio elettronico stretto in mano dal secondo Glass cui anche il primo è interessato. Deve essere una sorta di lettore mp3 o cellulare.
Faccio un mezzo giro trovandomi così alle spalle della scultura, in un anfratto tra i due, e per un istante trattengo il respiro. Lo schermo opaco dell’apparecchio si illumina improvvisamente, e una scritta inizia a scorrere da parte a parte, mentre l’ologramma di un giradischi rischiara per un attimo i volti dei due ascoltatori immobili.
Faccio subitamente caso al sibilo ritmato che aleggia nell’aria altrimenti silenziosa. Sembrerebbe proprio una batteria ed una voce. Funziona!
Poi sposto lo sguardo di qualche metro. Risalgo di due gironi, spostandomi con passo sostenuto verso destra; e lì, come richiamata alla luce dai recessi della mia memoria sensoriale, c’è la sagoma perfetta della ragazza Airin che viaggiava con me all’andata su quel maledetto Cromonaut C5, scomparto 24. Seduta a bordo spalto, le braccia appoggiate al freddo marmo, ha la stessa espressione sorpresa di allora. Le cuffie del microriproduttore musicale sono poggiate in grembo, come fossero state mosse da un qualche visitatore curioso, e un mazzo di fiori è posato sulle ginocchia.
Mi si gela il sangue, mentre già da qualche minuto so che il mio subconscio sta gridando dall’orrore. La mia bocca resta serrata. A fatica mi impongo di non urlare. Mi sembrerebbe come infrangere il sacro silenzio di un cimitero, un cimitero di esseri viventi pietrificati. Una necropoli di Ripetenti immobili fuori dal tempo, altrimenti costretti nel costante rifrangersi degli ultimi secondi prima della regressione.
-Non sono gessi-
Mi volto, individuando Cobalto pochi ordini più in basso. Guarda in alto, come se avesse voluto lasciarmi il tempo di arrivarci da solo.
-Né statue prive di volontà, come piace credere a White Mex…- Scuote il capo energicamente, abbassando gli occhi e serrando le nocche sotto i riccioli ancora grondanti dall’acquazzone.
Alzo gli occhi al cielo, allargando le braccia, sorpreso. Non sta più piovendo. Ha smesso non appena ho messo piede sul gradino più alto dell’anfiteatro e come nei migliori sogni, ho come l’impressione di non ricordare l’attimo esatto in cui ciò è successo. Non c’è stato un attimo…Semplicemente qualche istante prima pioveva in un campo deserto e quello dopo mi sono svegliato in questo luogo da incubo.
-Hai qualcuno…qui?- Chiedo, sentendo la mia voce tremare.
-I miei genitori- mormora, iniziando la risalita. È evidente che non è sua intenzione portarmi da loro.
Mi chiedo quando sia successo. Lui era con loro? Non credo, ciò implicherebbe la mia stessa “fortuna” e una buona dose di ore, notti da incubo. Forse è per questo che la sua energia tempo è sempre così viva. Se solo io potessi gestirne tanta quante sono le mie notti insonni, diventerei probabilmente l’umano più potente dell’Hands.
-Lei chi è?- chiede poi inaspettatamente, fermandosi al mio fianco e lanciando una spiccia occhiata all’Airin che la regressione non ha saputo cambiare, non i suoi capelli bianchi almeno. Solo i suoi occhi, che ricordo essere color prugna, hanno perso ogni viva luminosità.
Distolgo lo sguardo, mentre il gusto non troppo distante di quella mattinata torna a martoriare il mio stomaco e i miei ricordi.
-Era nella mia stessa cabina quando sono arrivato a Crom.-
Penso allo scatto, la brusca frenata che mi ha spinto in avanti. L’energia tempo che viene meno e le imprecazioni del mercante Dumesh contro cui sono andato a sbattere, gli angoli della paccottiglia sintetica conservata nel suo sacco premuti contro le costole. Poi, bruscamente, appena il tempo di uno sguardo all’espressione sorpresa della coppia Glass e della bimba crash sospesa a mezz’aria, e il contraccolpo all’indietro mentre le luci tornano sfarfallando e la navetta si rimette in moto.
La ragazza Airin, le cuffie strappate a mezz’aria dalle sue orecchie e il cadaverico pallore estesosi a tutto il suo essere. Nivea, perfetta come è adesso.
Mortalmente immobile, noto, mentre mi pare di ricordare la sgraziata ripetizione dell’istante del black-out quando il Cromonaut ancora effettuava una manovra appena più brusca del previsto alla stazione di Crom.
Dipenderà da qualcosa che è stato fatto agli R’s prima che venissero stipati qui o è questo posto? Per quanto il mio occhio non riesca a farsi un’idea di quanto effettivamente s’inabissi questo limbo a metà tra vita e morte, ho come l’impressione che i corpi ingessati di queste persone si moltiplichino man mano che il mio sguardo si posa su di essi.
-Insieme ai mie genitori- sussurra Cobalto guardandomi con insistenza, quasi colpevolizzandomi di quanto successo. Effettivamente dev’essere frustrante vedere il caso all’opera con mano così ineffabilmente parziale!
Perché loro? - Mi sembra quasi di sentirlo – perché non Zachary? Erano sullo stesso treno! E Dio solo sa quanto vorrei una risposta a tale domanda! Perché anche nei black-out seguenti ho avuto salva la pelle? Non che me ne dispiaccia, ma ho il terrore di trovarmi in un nuovo vuoto temporale e scoprire che quella che ho avuto fino ad ora è stata veramente pura fortuna.
Forse, rimugino avviandomi alle spalle di Cobalto tra un Ripetente e l’altro, il senso di angoscia ed i capogiri di cui soffro da dopo il black-out all’Organizzazione sono solo il preannunciarsi di un piano più grande.
Con vergogna, schivo gli sguardi sconvolti dei corpi che mi sfilano a fianco e guardo con desiderio verso l’uscita di questa profonda parabola di cattiva sorte, che pure sembra essere scomparsa nel nulla.
Non c’è più il portale intarsiato dell’inizio e Cobalto, arrivato in cima si ferma pensieroso.
Spio la sua espressione, cercando di capire se questa visita e i pensieri cupi che deve aver sollevato andranno ad appesantire il 45% residuo di vendetta a me spettante dopo il pedinamento di questa sera.
Inizio a capire perché sembra sempre così stremato ed insofferente nei miei riguardi. Combatte ogni giorno una battaglia contro il rimpianto, e la mia presenza qui sconfigge ogni volta la vaga speranza che fosse destino.
Chissà quanti altri viaggi avrà fatto fino qui, anche di nascosto, anche fuori l’orario del coprifuoco? Chissà quanti altri dovrà ancora farne per evitare che Mex allunghi le mani sull’energia tempo dei suoi genitori, prima che tutto quest’incubo di ripetizione finisca?
Non il destino, il caso ha agito e ho paura che continuerà ad operare così, ciecamente, finché non arriverà anche il giorno in cui saranno altri a mie spese a beneficiarne. Entro quel giorno, mi ripeto, voglio essere lontano da qui. Lontano da Crom e dal suo folle sistema temporale!
Quasi senza pensarci seguo, ancora una volta, l’Airin dai capelli turchini oltre ad una sezione di muro semitrasparente – quasi non mi ero accorto che le quattro pareti erano ancora lì, traslucide se guardate dal basso delle gradinate.
Ma mentre mi aspetto di sentire la pioggia sul viso e l’erba sotto i piedi, di vedere magari ancora una volta da vicino il grande generatore rotto, causa di tanto dolore, scopro che le quattro mura si sono enormemente dilatate e che la stanza in penombra si trova al chiuso e ben lontano dalla Cronohands o da Prati Verdi.
-Com’è possibile…?- Biascico, compiendo un giro su me stesso, assente.
È successo, alla fine doveva succedere, penso con un misto di emozione e paura. In qualche modo, non so come, ho viaggiato nello spazio e anche il memorial a Prati Verdi - la stanza rettangolare a cielo aperto - è un portale su un'altra dimensione.
E poi la vedo, la grossa luna artificiale pulsante d’energia perlacea nell’hangar buio alle mie spalle, ed è come essere caduto nella foto in bianco e nero. Come essere diventato il terrificante nonsochè. Io sono nell’hangar sigillato!
-Quella è…- inizio deciso a venirne a capo, ma un grido, poche parole taglienti mi strappano dalla mia mente, mentre un paio di lunghe mani smaltate di nero mi strappano dalla stanza e basta.
-Coff sia dannato, C…- e le labbra diseguali del mio nuovo supervisore applicato tremano come realmente incapaci di pronunciare il suo nome. È su di me che sono concentrati i suoi occhi.
-Fuori da questa stanza, subito!-
Ezra è serio, ma non riesce proprio ad incrociare lo sguardo di Cobalto. La furia dardeggia dai suoi occhi verdi, ma è mal indirizzata.
Dunque era serio – a? – quando mi a pregato di non costringere la sua lingua a ripete il nome del mio compagno di stanza. Non so perché, ma non ne sono poi così stupito. Vorrei solo comprenderne il perché!
-Cos’è questo posto?!- chiedo implorante, mentre Cobalto mi trascina via a testa alta, nonostante tutto.
-Ci siamo teletrasportati?- Insisto, piccato, come seguendo un copione che conosco tristemente a memoria.
Finalmente fuori dalla portata del Dumesh androgino - mi chiedo che parte abbia in tutto questo – Cobalto si ferma, come per ritrovare la calma. Si volta e risponde:
-Tempotrasportati, Zacaro. Non abbiamo spazio per nascondere i nostri errori, ma di tempo…- sogghigna amaramente -…di quello ne abbiamo tanto-.
Stanze nel tempo by Amelie
Author's Notes:
Ben trovati anche questa volta!
Un po’ meno rapidamente degli ultimi due postamenti, ma anche questo è arrivato in tempo record – per i miei standard, almeno -.
Premetto che all’inizio ne ero più soddisfatta, ma rileggendolo ieri per correggerlo mi è sembrato un po’ piatto.
Non c’è tanto movimento, in effetti, ma si parla di un po’ di cose introdotte precedentemente.
Consideratelo come un capitolo di passaggio. Il prossimo è il secondo intermezzo.
Come sempre se mi segnalaste qualsiasi errore, incomprensione o porcherie varie, ve ne sarei grata!
Buona lettura ;-)
Capitolo 12
- STANZE NEL TEMPO -



Tempotrasportati, penso.
-Che diavolo significa “tempotrasportati”, eh?! Che abbiamo viaggiato nel tempo?- Cobalto arranca di fronte a me, diretto alla scala che porta alle stanze.
-Che quell’entrata era un portale? - Insisto con voce quasi rauca.
-Che abbiamo viaggiato nello spazio?- Cerco di affiancarlo, costringendo due ragazze Airin ad appiattirsi lungo il corrimano per lasciarmi passare. Dal mio coinquilino neppure uno sguardo.
-Che abbiamo viaggiato nel tempo e nello spazio insie…-
-E che palle, Zacaro! Olia un po’ quegli ingranaggi, per Coff!- Risponde infine l’Airin roteando gli occhi dall’esasperazione.
Sempre pensato che lo sfinimento è la via migliore, devo iniziare a farci un pensierino anche con Coiland ed Ezra!
-C’era un portone, quattro mura ed un campo a cielo aperto-, si ferma presso un bottiglione d’acqua incastonato in un angolo del corridoio e se ne riempie un bicchiere; -E poi il Gorgo degli R’s- aggiunge ingurgitando il liquido ghiacciato in un soffio.
-Nello spazio, quindi – Rispondo esultante, ma lui subito riprende.
-Poi, dopo il Gorgo, il magazzino blindato- Si riempie un secondo bicchiere, staccando distrattamente frammenti d’etichetta dalla boccia. Lo schizzo di una sorgente d’acqua zampillante in mezzo al verde suggerisce orizzonti lontani da Crom.
-Ti ho anche detto che non abbiamo spazio…- Dice allargando le braccia con il bicchiere pericolosamente oscillante in aria.
Faccio mente locale, ripetendomi quanto accennato dall’Airin. -Ma di tempo ne avete tanto. 'Spetta, vuoi dire che ci siamo spostati in uno spazio avanti nel tempo?-
Sgrano gli occhi, ponderando solo ora quest’ultima follia.
Cobalto fa un mezzo inchino, soddisfatto del risultato e riprende a camminare, questa volta con passo più strascicato. Forse Cadmon è in camera a quest’ora e Turchino non muore dalla voglia di incontrarlo.
-Voglio dire, Zach…- Come se solo a queste condizioni meritassi di essere chiamato per nome
-…Che gli R’s non sono esattamente il vanto di Mex e che pur di continuare a spillare tempo perso gratuito il nostro caro White sarebbe disposto a scendere a patti pure con Coiland. È così che è nato il Gorgo dei Ripetenti che hai visto e il rispettivo sistema di portali –
-Ma il portale permette di spostarsi in uno spazio avanti nel tempo?!- Ripeto, incredulo.
-In uno spazio avanti nel tempo, sì.- Conferma il mio compagno di stanza, spulciando distrattamente una bacheca.
Questo corridoio oggi sembra essere più lungo del solito e sinceramente spero non finisca proprio adesso!
-Che senso ha?-
-Che senso ha…?- Ripete Cobalto, che a questo punto sospetto possedere solo una vasta gamma di cretinerie e poca sostanza.
Si disinteressa poi dalla tempo-board e prosegue: -Visto il congelamento temporale in cui rintocca ultimamente Crom, mi sembra ovvio che Coiland abbia optato per un’altra soluzione. Lasciare i Ripetenti sotto l’arbitrio di nuovi black-out è una cosa extrahands oltre che un suicidio tattico. Persino quella testa di scarto di Mex l’ha capito, ed ha acconsentito a lasciare la progettazione dei portali nelle mani di Cornie.-
-Quindi il memorial di Prati Verdi, …Il Gorgo, come lo chiami tu, si trova in un qualche posto sicuro nel futuro?- Mi arrendo, lasciando cadere le braccia lungo i fianchi con stanchezza. È una mia impressione o questa discussione sta scadendo nel fantatrash?
-Nel passato…- Precisa, mentre si ferma con la mano libera sulla maniglia della nostra stanza.
-Prima dell’Inverso Baleno, quindi…Porca miseria…Ma come fate a…?- Ma Cobalto tronca il mio entusiasmo aprendo la porta con un tonfo volontario che la fa cozzare contro il muro retrostante.
-Che cosa stai facendo, per l’ib?- Chiede con voce incolore. Sbircio da oltre la sua spalla, cercando di abituare il mio sguardo alla penombra arancione della stanza.
Cadmon è seduto di fronte al computer e lascia lentamente sfumare l’ologramma della tastiera.
-Oh, ciao Cobalto…Zachary…- Saluta l’Airin giovialmente, stiracchiando un po’ le braccia al di sopra dei ciuffi castani che si ritrova sparati in testa.
-Stavo buttando giù il piano lavoro dei prossimi giorni. Il computer di Ethel sembra bloccato, così sono venuto qui. Spero non vi dispiaccia- Spiega, pietosamente ignaro di aver appena nominato due delle numerose parole tabù di Cobalto: “lavoro” ed “Ethel”.
Scivolo di fianco al riccio, che ora come ora ne ha anche l’attitudine, e mi siedo un attimo sulla branda inferiore del letto a castello – la mia nuova branda – fingendo di essere tutto preso nel riordinare le cose che questa mattina Cobalto ha sloggiato dalla mia vecchia postazione.
In realtà, ancora piuttosto infoiato con 'sta storia dei portali nel futuro e nel passato, tengo d’occhio la situazione, non del tutto estraneo al fascino di una possibile rissa. Sarebbe anche ora che Cobalto si trovasse un nuovo scaccia-pensieri!
I due proseguono discutendo rigidamente di cose che non capisco concernenti il lavoro di Cobalto all’Organizzazione. Che, poi, Cobalto lavora? Questa me la segno! Ma mentre ghigno cinico nel mio angolino in ombra, osservando la scena mi torna in mente una cosa che la gita a Prati Verdi non ha avuto il potere di cancellare completamente.
-Spero di non averti eliminato niente per sbaglio- esclamo senza riflettere.
Cadmon si volta con un sorriso che sfuma nel rigido, ma è la reazione di Cobalto che mi interessa.
-Ho mandato qualche mail verso le cinque…- Inizio, appallottolando con disinvoltura uno o due calzini, poi sollevo gli occhi, sicuro di aver catturato l’attenzione dell’Airin fermo nell’atto di versare sciroppo di menta nel bicchiere d’acqua recuperato prima.
Se veramente il computer era già acceso prima che mi connettessi io, deve essere stato Cadmon ad averci trafficato. A seconda della risposta capirò chi è il contaballe qui.
Non sono stato certo io ad aprire la finestra grigia con i nomi delle principali società del gruppo Mex e la domanda in Airin.
A meno che io non sia sonnambulo, ma con le poche ore di sonno che sto collezionando è escluso.
Lascio la frase in sospeso con apparente leggerezza. Cadmon sembra non aver colto il piccolo gioco psicologico avviatosi tra me e Cobalto. Quest’ultimo mi guarda con occhi spenti e postura rigida.
-Ah, no, io lo sto usando solo da una decina di minuti- spiega l’Airin castano, tornando a scartabellare tra un sito e l’altro.
Fisso Cobalto, conscio che ormai ho scavalcato la barricata, e per quanto le cose sembravano essersi smosse un po’ tra noi negli ultimi due giorni, non riesco a fare a meno di provare un certo brivido d’eccitazione.
Questa storia è già andata ampiamente oltre il mio grado di sopportazione e se devo spartire la stanza con un terrorista, preferirei saperlo così da crearmi un alibi quando la sua zazzera azzurra comparirà su tutti i giornali per un attentato alla Cronohand!
-Ah, ho visto che ti sei spostato sul letto a castello, Zachary…Io dove dormo?- Chiede il tecnico, alzandosi in piedi con un improvviso molleggio, spezzando così il flusso delle mie riflessioni.
Cobalto, stritolando con ostentazione il bicchiere di plastica vuoto, mette su un’espressione cordiale che ho ormai imparato a riconoscere:
-Dietro la scrivania…- Risponde continuando a sorridere. Ma questa volta lo scherzo sembra non funzionare. Cadmon lo osserva con paziente serenità, come se l’avesse già inquadrato per bene ma non si rassegnasse a perdere la battaglia contro la sua bastardaggine.
-…E tu levati quello sguardo beota dalla faccia!- Poi Cobalto esce, ammirevolmente calmo data la situazione.
-Diceva a te, mi sa- fa cenno Cadmon, scuotendo il capo come di fronte una ragazzata. È il mio turno di scoccargli un’occhiata velatamente malevola, conscio di essere ancora una volta rimasto vittima del mio stesso gioco.
-L’interruttore…- indico oltre il tavolo, -…Apre la branda- E poi mi appresto a seguire Cobalto a cena.
Non so, il mio stratagemma intuitivo è miseramente fallito. L’impressione è quella che il mio compagno di stanza mi nasconde qualcosa, ma puntare sul suo coinvolgimento in losche manovre kamikaze è un po’ scadere nel cliché. Non che non ce lo veda bene, ma è anche vero che quando sono tornato dallo studio di Ezra, Cobalto era con Keri.
Io ho incrociato Cadmon alle 17:32, prima di seguire Cobalto a Prati Verdi. Fino al nostro rientro il sostituto di Ethel ha avuto più di un’ora per usare il pc. Ma in fondo, perché dovrebbe avermi mentito?
Tredici ore e qualche sterile rigiro nel letto più tardi decido di muovere un altro piccolo passo verso la verità e prendo l’ascensore, determinato a raggiungere l’ufficio di Ezra con forse solo una piccola deviazione d’obbligo.
Cerco risposte riguardo ieri sera e le otterrò.
Io e Cobalto eravamo fuori posto nell’hangar blindato – non si proteggono astri artificiali oltre una porta rinforzata per nulla -, ma anche il Dumesh androgino non sarebbe dovuto essere lì, o sbaglio?
Mentre la cabina mi scarica con un flebile sibilo al piano - 2, provo a collegare le varie cose.
Non so cosa sia effettivamente la luna spenta oltre la barricata. A dire il vero non so neppure se ci sia effettivamente una stanza lì o, come inizio a sospettare, si tratti anche quello di un portale.
Mi fermo, sollevando appena gli occhi fissi sulla punta delle dita.
La porta a schermi in questione brulica di immagini prospettiche dell’enorme corpo celeste artificiale davanti ai miei occhi. Le telecamere installate all’interno dell’hangar ritagliano particolari sempre più ampi fino a congiungersi in un’unica, grossa ripresa d’insieme.
Come ieri la stanza è buia e vuota e l’astro è avvolto da un alone chiaro nel nero circostante.
Deve essere un progetto cui sta lavorando Cornie Coiland, mi ripeto, un progetto piuttosto importante, e ieri Cobalto ne ha violato la riservatezza tempotrasportandosi nel magazzino insieme al sottoscritto.
Ezra deve essere a parte di tale progetto per essersi scaldato così. Anche Cobalto?
In effetti, sembra quasi che volesse suggerirmi qualcosa, come a Prati Verdi ha lasciato che mi prendessi il mio tempo per capire dove mi trovavo.
Avremmo potuto benissimo tornare in navetta, ne avremmo avuto il tempo. Invece lui ha preferito viaggiare nel tempo, sospetto di proposito.
Ma a colpi di condizionale non vado da nessuna parte.
Indizi! Nutro poche speranze in risposte vere e proprie ma qualche indizio potrebbe aiutarmi e se ho inquadrato Ezra almeno un po’, la sua metà femminile non potrà esimersi dal lasciarsi sfuggire qualcosa. E poi, in fondo, non ha detto che avrebbe fatto di tutto per capire cosa non va in me? Che sfrutti un po’ di quella determinazione a mio favore!
Prendo l’ascensore, torno su di un piano e scendo nello stesso corridoio in cui si trova anche lo studio di Coiland. Passandovi davanti sono tentato di farvi irruzione così da sorprenderlo in una qualche progettazione riservata – so che è così, so che ce ne sono! -, invece proseguo e svolto a destra.
Lo studio di Ezra è giusto in fondo la corsia imboccata. La porta è socchiusa. Esito un istante, poi batto due colpi di nocca sull’uscio scostandolo così di qualche centimetro.
-Coff sia dannato, fuori da questa stanza, subito!- Tuona una voce dall’interno. Deglutisco a vuoto un paio di volte, cercando di calcolare che ora è. Forse sono arrivato troppo in anticipo, o forse è uno di quei giorni.
Poi la porta si apre ed Ezra ne emerge con sguardo indagatore dietro lo stesso paio d’occhiali azzurrati indossato ieri.
-Che aspetti, entra!-
-Ma…- Obbietto confuso.
-Stavo revisionando quanto successo ieri sera- Spiega, spingendomi dentro senza chiudere la porta. Poi si leva le lenti con gesto distratto, scostando i capelli ambrati in una piega disordinata sopra la testa; li appunta con gli occhiali.
-E, Coff l’Ingrato, non pensare che mi sia passata! Farmi arrabbiare è una sua specialità, ma tu…-
Mi osserva da capo a piedi, strofinando appena il piccolo naso a punta, mentre un’espressione sofferente si allunga dal labbro superiore del suo profilo sinistro giù lungo il contorno bocca del destro.
In questo momento non so quanto del suo lato femminile potrei sfruttare. Più che una ragazza sembra un modello, uno di quelli che ammiccano imbronciati dai cartelloni pubblicitari. Più lo – la? - guardo, più mi domando quale sia la sua effettiva natura. Ha charme, qualcosa di diverso rispetto Coiland, molto meno bieco, ma altrettanto abbagliante.
Il suo occhio sinistro, profondo e grande, si vela per pochi istanti sotto il riflesso della palpebra.
-…Tu non dovresti dargli corda, Zach, ha un brutto ascendente su tutto e tutti, Coff se lo prenda!- Dando per scontato che stia parlando di Cobalto, taccio, in attesa, mentre il mio tecnico assistito aggiunge a mezza voce: -…Lo sputo nell’occhio del Tutto…-, ma lasciati sfumare certi strani insulti Dumesh, torna ad occuparsi della sua console.
L’immagine della luna passa per un istante su ben due schermi, come un invito esplicito, e allora inizio:
-Che cos’è quel posto?-
-Quale?- Domanda con innocente distrazione. Storco il naso, irritato.
-Non eri così svagato mentre balbettavi di fronte a Cobalto!- Mi mordo appena la lingua, un po’ dispiaciuto di dover utilizzare tale subdola spacconeria, ma questo posto ha la capacità di tirare fuori il peggio di me.
-Prego?!- Mi squadra scostante, mentre la punta delle sue orecchie si colora di rosso sotto le ciocche mielate.
-Coff l’Impudente, mi sa che è troppo tardi per te, quel…singolo t’ha già fottuto il buon senso!-
Avanza per la stanza con evidente stress, poi torna a quietarsi, controllando il tremore nella voce.
-Non è un posto in cui voi sareste dovuti essere!-
-Per via della luna artificiale?-
-Per via del filtro tempotrasportatore, per Coff! È talmente consumato che Mex in persona potrebbe venire a farci visita in qualsiasi momento, a quel punto ve la vedete voi con il Direttore, no?!- Scruta con attenzione le mosse di alcuni piccoli tecnici in uno degli schermi, poi snocciola in un microfono appuntato al piano di controllo una serie di indicazioni in Worldword lineare, intercalando i termini forse un po’ troppo formali ad espressioni Airin più comuni. Mentre le figurine brulicanti si disperdono nella registrazione e l’immagine a video ruota ancora una volta, lo/la osservo con ammirazione.
-Ma no!- Esclama, strappandomi alle mie riflessioni pericolosamente proiettate sui lidi dell’ermafroditismo.
-Il tempo va usato con parsimonia e gestirlo è peccato! A che pro, Coff l’Assurdo, se si hanno i mezzi per sfruttarlo?!-
-E questo filtro è…?- Abbozzo io incoraggiato dalla parabola che sta prendendo la discussione. Si ferma, una mano appoggiata al piano di lavoro l’altra su un fianco. I suoi occhi sfavillano e le guance sono imporporate dall’animazione.
-Quello che ha impedito a te e a quella capra di essere proiettati dritti, dritti in braccio a Mex senior. E, Coff mi sia testimone, rinuncerei al mio segno per vederlo sciogliersi come acido di fronte al simpatico burocrate!-
Appurato che Cobalto non è un burocrate, anche questa volta penso di dovere la sua inclusione nella sfera bovina al risentimento che sembra dividere i due. E dire che Ezra è la cosa che più si avvicina ad un Cobalto incontrata fino ad ora, solo meno acido.
-Come funziona? Voglio dire, in che modo sono collegati i portali?-
Mi scruta per un attimo, soppesando un plico di fogli recuperati con fare risoluto.
Noto nel guardarlo che spesso l’iride sinistra non ha battito né fremito di ciglia, come se, solo fisicamente presente, fosse spiritualmente impegnato altrove.
Sospira appena, posando con una smorfia arresa il fascicolo, poi si siede e spiega in un unico soffio:
-Ogni portale è collegato ad uno spazio, e quest’ultimo ad altri tramite lo stesso sistema di passaggi.…-
-E chi l’avrebbe mai detto…-
Mi lancia un’occhiata in tralice, tornando poi subito a scartabellare tra una pila di foto in bianco e nero che una stampante ricoperta per metà di post-it colorati sta vomitando da qualche minuto.
-Hai ben poco da fare il sarcastico, sai? Coff il Furbo era anche ignorante, e tu non sei da meno ora come ora-, si volta un secondo, lo sguardo vagante di chi sta cercando qualcosa.
-Grazie tante, eh!- Mormoro umiliato.
-Il modo di dire è Dumesh, ma mi sembrava applicabile…Comunque, dove mi hai interrotto?- Sorride indulgente, dandomi però subito le spalle.
-I portali che collegano stanze nel tempo- riassumo sbrigativo. Se navigo nell’ignoranza è perché qualcuno mi ci lascia sguazzare!
Solleva la testa, come colpito:
-Stanze nel tempo, ottimo, Zach! Siediti che ora viene il bello-
Scartata la sedia girevole ad un’occhiata minacciosa del Dumesh, mi accoccolo a bordo tavolo, in modo da tenere d’occhio ciò che sta uscendo dalla vecchia stampante. Sembrano istantanee dei magazzini prese dall’alto. Non riesco, però, a distinguerne i particolari senza dover torcere il collo in modo troppo evidente.
-I portali non sono che corridoi. La destinazione è soggettiva, non oggettiva; se nel futuro o nel passato è il viaggiatore a decidere… –
Accortosi del mio interesse nei confronti delle foto, scuote il capo infastidito e me le strappa da sotto il naso. Quando riprende, la sua voce sembra essersi affievolita di un’ottava, circospetta.
-… Esiste un tracciato-tempo, sai? Affine solo ad una certa categoria di individui. Una sorta di percorso genetico che impedisce ai Cronohands di immischiarsi nelle faccende dell’Organizzazione, e ai nostri tecnici di erompere per sbaglio alla Cronohand.-
La macchina al mio fianco si zittisce, rigettando l’ultima grigia stampa che svolazza ai miei piedi. Mi chino per raccoglierla.
-Il filtro tempotrasportatore impregna ogni singola svolta di quel tracciato e, Coff il Grande, puoi giurarci, la creatura che ci ha messo le mani ha fatto un lavoro dannatamente perfetto!-
-Talmente perfetto…- Commento, studiando l’immagine. Una serie di codici incornicia lo scatto distante della piattaforma con la luna. In primo piano due sagome scure.
Sollevo il capo, sicuro di incontrare il suo volto bisessuato,
-…Che Cobalto è riuscito ad eluderlo in poco meno di due secondi-
Ezra tende il braccio con un sorriso ironico, poi si appropria del foglio sventolandomelo di fronte al naso con veemenza:
-Guarda bene, Zach…Questo no!-
Circospetto sondo l’immagine, chiedendomi cosa stia cercando di dirmi.
-Cattivo, non si fa, viaggio temporale non autorizzato brutto!- Mi acciglio indispettito mentre un sorriso tagliente si tende lungo il profilo destro del Dumesh. Poi si fa serio e professionale, perdendo per un istante interesse nel sottoscritto e recuperando una bottiglietta d’acqua dal solito anfratto nascosto.
-Si dà il caso che quella creatura sia io- asserisce con tono di sfida ed una sicurezza che sembra venire meno solo di fronte a Cobalto.
Ci avrei giurato, ma non gli/le do la soddisfazione di mostrare apprezzamento. Se ho colto anche solo un decimo di ciò che è effettivamente in grado di fare il mio tutor, e tengo in conto la stima che Coiland sembra avere di lui – lei? -, penso che un approccio più disinvolto faccia al caso mio. Non sono un individuo eccezionale, ma è evidente che c’è qualcosa in me che queste persone sembrano considerare sopra le righe e cui sono interessate. Anche se devo ancora capire cosa sia, voglio forse svendermi sulla pubblica piazza?
-Per gestire magazzini nascosti nel futuro…- Pondero, distogliendo lo sguardo.
-Passato, prediligo il passato- precisa interrompendomi puntigliosamente.
-…Nel passato- concedo paziente -…Devi poter controllare entrambi i tempi, quello di partenza e quello di arrivo. Sei tu a pilotare il sistema di portali…-
Annuisce, allargando le braccia con espressione quietamente interrogativa.
-Ricordo di averti parlato del segno- asserisce, agitando la bottiglia di fronte al mio volto.
-Questo significa che…- alzo gli occhi, colpito da un pensiero improvviso -…Che ci sono tecnici nel passato che lavorano ad un progetto per il futuro…-
-Ah, ah…-
-…E due, tre Ezra! Questo non incasina tutto quanto?-
Socchiude gli occhi, serrando le labbra con dolcezza.
-Ti assicuro che l’Ezra del passato è una fulgida, piccola anima responsabile, attenta e tanto simpatica- Sorride, poi, notando forse la mia espressione turbata aggiunge:
-I portali collegano stanze nel tempo, non luoghi fisici. Piattaforme a metà tra un’epoca e l’altra. È una specie di limbo fuori dal rintocco delle ore e dal passare dei giorni. Per quei tecnici è un luogo nel futuro, noi invece lo percepiamo come passato.-
Controlla la mia reazione, ma il cervello non mi invia che stimoli onomatopeici di incredulità.
Non sono poi così razionale, mi è sempre piaciuto credere nell’altro e nell’oltre, ma evidentemente dovevo ancora fare i conti con Crom.
-Coff l’Impossibile, è del tutto naturale!- enfatizza con una brusco cambiamento nella postura e nei modi. Poi, senza che si sia nemmeno scomodato per svitarlo, il tappo della bottiglia scivola sul suo palmo aperto.
Mi guardo attorno, neppure tanto stranito.
-Troppa fatica aprirla nel presente?- Chiedo, dando a vedere che ho percepito almeno superficialmente il singhiozzo temporale indotto da Ezra. Quest’ultimo beve un sorso, poi allarga le braccia:
-Questi affari sono così fottutamente ben sigillati, per Coff…!- Sputa guardando il recipiente plastico con disprezzo. Il verde dei suoi occhi si ravviva penetrante.
-E tu ancora non sei soggetto al tempo, a quanto vedo-
Recupera finalmente il plico di documenti, abbandonato miseramente prima.
-Ne ho parlato con il Direttore-
Mi raddrizzo sul posto, sporgendomi in avanti con interesse. Mi tende parte delle schede pinzate assieme.
-Ecco i risultati del tuo test tempodeossi…rinconucleico – zoppica, accigliato.
-Non era proprio così- osservo con divertimento.
– Del DNA insomma! Questi Airin sono convinti che basti affiggere un “tempo” qui ed un “cromo” lì per avere una lingua che abbia un senso, Coff li illumini!-
Sorrido, è da un po’ di tempo che gioco a sostituire tutti i prefissi con “bat”, il risultato è esilarante!
-Salvo adozioni extracontinentali, sei un Umano al 101%, in cui l’1 sta per una certa mediocrità-
Il mio sorriso si riduce di qualche dente. Notando la mia espressione il Dumesh si affretta a precisare:
-Non sono parole mie, è tutto scritto qua!- Annuisco, seccato, ma in fondo non mi interessa. Ora voglio solo capire qual è la prossima mossa. Cosa, per Dio, deve ancora accadere?!
Cogliendo il mio dubbio silenziosamente angosciato, si fa serio, la fronte aggrottata e due dita sollevate:
-Fase due!- Annuncia, dando l’impressione di non aver preso alla leggera la mia situazione.
-Cioè?-
-Il mio notorio buon senso si rifiuta di credere ad un’omonimia genetica con l’unico che non è soggetto al tempo e pure lo controlla!- Esclama piccato.
Mi stringo nelle spalle –Vuoi dire Coff?-, domando ricordando la reazione di ieri all’appellativo Senza Tempo della divinità Dumesh.
Si blocca un istante, sembra pensarci
-…S..sì- concede con atteggiamento discordante.
Un secondo, che cosa significa quell’esitazione? C’è qualcun altro in grado di sfuggire al tempo?!
Ezra si riprende subito, però, senza lasciare adito a sospetti troppo evidenti.
-Ti sottoporrai ad un prelievo di tempo- annuncia con brio.
Deglutisco ansioso. Non ho mai amato le siringhe. Quando ero piccolo mi nascondevo sotto al lettone quando mio zio, infermiere da una vita, passava a trovarci – che avesse o no con se i suddetti strumenti di tortura - e non uscivo fin quando quel traditore di mio padre non mi umiliava tirando fuori le mie performance urinarie a letto.
-Come funziona?- Chiedo senza riuscire bene a mascherare l’angoscia.
Il Dumesh sembra equivocare la mia espressione spaventata. Fa un gesto vago con la mano libera, sbuffando.
-Ovviamente me ne occuperò io, rilassati…-
Indietreggio impercettibilmente, buttando a terra alcuni schedari mal impilati. Ora sì che posso rilassarmi!
Si china al mio fianco, bloccandomi dal raccogliere ciò che ho buttato a terra.
-Devi solo…- Mi studia un istante, posando una mano sulla mia con sguardo malizioso. Mi chiedo se sia poi tanto più vecchio – a? – di me.
-…Aspettare- Conclude poi, alzandosi. Mi volto per occuparmi degli ultimi tomi caduti, ma non ci sono più. Mi acciglio, disturbato dalla continua ostentazione del suo dono e dal suo modo di sfruttare, anche velatamente, la sua ambigua sessualità.
-Qui?- Chiedo, tirandomi in piedi ed incrociando le braccia con rigidità.
La maschera provocante si scompone in repentina impazienza.
-Non qui, Zach. L’Organizzazione è già piena di perditempo! Vai in camera tua e restaci!- Impone con fermezza.
-Sicuramente ci troverai chi nell’arte del cazzeggio è pioniere- Sorride tagliente, mentre il suo volto sembra illuminarsi alla luce della sua stessa malevolenza.
Ho capito, almeno credo. Come in un comune prelievo del sangue, si tratta di restare a digiuno. Di tempo però. È così che gli Airin si creano le loro scorte d’energia, dopotutto!
Annuisco mesto, avviandomi fuori lo studio. Il mio tutor mi dà le spalle, concentrato sul piano comandi.
Quanto meno avrò tempo per riflettere sulla storia dei portali e sul motivo per cui Ezra ha così precipitosamente sviato la mia curiosità riguardo la luna artificiale, sommergendomi di spiegazioni tecniche.
Non sperare che la manovra sia passata inosservata! Penso imbronciato.
-Svuota la mente!- Giunge ancora il sadico cinguettio del Dumesh da oltre l’ingresso.
Sarà una lunga giornata.
Arrivato in camera – ed evitata Keri sul tragitto – mi sdraio sulla branda inferiore del letto a castello, un braccio penzoloni lungo il bordo.
Cobalto non c’è e mi sono quasi abituato alla pace inaspettata, quando l’Airin fa irruzione, distruggendo tutti i miei castelli in aria dopo appena una quindicina di minuti.
Si blocca con fare cospiratorio presso la pedana che dà sulla vetrata e si guarda attorno con aria pensierosa, poi sussulta.
-Oh, Coff!- Impreca, ricomponendosi quasi subito.
Che Coff sia una divinità collettiva?
-Stai male?- Mi chide, avvicinandosi con espressione indagatrice.
-No- biascico, desiderando però il contrario. Tutto è meglio che il vuoto siderale e la noia del perdere tempo.
-Ezra deve farmi un prelievo di tempo-
Alza le sopracciglia e riprende a sondare la camera con aria distratta.
-Ti farà piacere sapere che ti considera…Com’è che ha detto? Ah sì, lo sputo nell’occhio del tutto!-
Ma quest’ultima sagace osservazione, con la quale speravo di animare un po’ il pomeriggio, resta stranamente inascoltata.
-Cerchi qualcosa?- Chiedo dopo un po’, notando come sembri più pallido del solito.
-Devo stampare una cosa, il computer di Ethel continua a non funzionare- Lo seguo con lo sguardo fin tanto che non si siede alla scrivania, poi torno a scrutare la rete del materasso soprastante.
Vorrei chiedergli qualcosa riguardo la luna. Vorrei chiedergli perché Ezra lo odia tanto. Vorrei chiedergli che cosa si aspettano di trovare in me. Vorrei chiedergli che cos’era la schermata in Airin relativa al gruppo Mex. Vorrei chiedergli quali sono i progetti di Coiland per il riassetto del Generatore. Vorrei chiedergli se c’è altro oltre ai pannelli lunari.
Cobalto spegne con un colpo di nocca la pagina attiva, impostando probabilmente la modalità stand-by.
-Vado!- Si blocca sulla porta –Guarda che non puoi neppure dormire, corrisponde a fare qualcosa…-
Sposto la testa, mostrando interesse.
-…Sognare, per esempio- conclude con voce distante.
Poi se ne va, tutto preso – chi l’avrebbe mai detto – dal suo lavoro con Cadmon. Non è molto coerente.
Rovisto nello zaino a fondo letto, colpito da un’improvvisa nostalgia di casa, di voci amiche. Mi sdraio di nuovo, il cellulare in mano e gli occhi stanchi.
Vorrei dormire un po’, ma è meglio seguire le prescrizioni del terrificante mostro a due teste di nome CobaltoEzra.
Ad occhi socchiusi, scelgo a caso un numero nella rubrica.
... Segni e Sogni ... by Amelie
Author's Notes:
Salve!
Come previsto ho deluso le vostre speranze e perso il ritmo, quindi mi sa che mi tocca fare un riassuntino:
Zach, chiusa una strana schermata in Airin sul pc della stanza, segue Cobalto a Prati Verdi e scopre quello che l’Airin chiama il “gorgo dei ripetenti”, un luogo in cui questi ultimi vengono messi al sicuro. La stanza, raggiungibile tramite un sistema di portali ideato da Ezra di comune accordo con Coiland e Mex, si trova nel passato, prima dell’Inverso Baleno. Il Dumesh, ora supervisore applicato di Zach, ha ideato solo per l’Organizzazione anche il sistema di tracciati e portali che conduco all’hangar blindato nel quale si sta lavorando su un’enorme luna artificiale. Cobalto, tornando da Prati Verdi, si tempotrasporta lì con Zach, senza avere il consenso del Direttore o di Ezra. Quest’ultimo è dunque costretto a spiegare al protagonista come funzionano queste “stanze nel tempo” e vista la singolare capacità di Zach di sfuggire al tempo, decide di sottoporlo ad un prelievo temporale. Abbiamo lasciato Zach alle prese, appunto, con la preparazione per questo esame del tempo, ovvero, fermo in stanza a perdere tempo.
Secondo intermezzo del primo libro. Questa volta, più che altro, è stato incasinato mettere i tag agli stralci di telefonata per postare il capitolo. Spero che tutto sommato si capisca. Non ho avuto modo di inserirlo su “I messaggeri” in un formato migliore, sorry!
LEGENDA della conversazione telefonica:
grassetto = amico;
corsivo = Zach;
grassetto e corsivo = musica.
A questo proposito, tutti i frammenti in inglese tra virgolette sono tratti dalla canzone degli Ash, “Twilight of the innocents”. Per avere un’idea generale del testo consiglio di cercarla ed ascoltarla, non è male!
Tutti gli altri grassetti o corsivi sono da interpretarsi normalmente.
Se c’è qualcosa che non capite, anche solo a livello grafico (visto che contenutistico è normale), fate un fischio e vedrò di studiare qualcosa.
Come sempre, occhio a pause, sospensioni, termini usati ecc…XD
Buona lettura!
II
- SEGNI e SOGNI-



...Zach?...
_Pronto?
...Sono Col…
_Col?! Proprio quel Col?!
…Non so…se mi senti…
_Sì, ma ho chiamato a caso e…Cacchio, Col, è la prima volta che mi chiami per nome, quasi non ti riconoscevo!
…Sono qui…
_Qui dove?
…A casa tua mi hanno detto di passare…
_A casa mia? Perché?
…Ti ho portato della musica…
_Ah, se cerchi i tuoi cd sono da qualche parte sotto il letto, vecchio tirchione! Ah, ah, ah…
…Non sapevo se fosse il caso, ma…
_E’ mio padre, vero?-
… …
_Col?…E’ davvero lui?! Ma cazzo, mi deve controllare anche tramite i miei amici?!
…Tuo padre mi è sembrato preoccupato, Hulm…
_See, non mi drogo, non fumo e lo sopporto…E ancora mi sta con il fiato sul collo!
…Cazzo, Hulm, sembri…così lontano!…
_Grazie al cielo lo sono!


***



Crom – Magazzino P31pIB

-Ezra, come proseguono i test?-
Il Dumesh interpellato solleva il capo, spazia per un istante con lo sguardo in mezzo ai tecnici alla ricerca di Coiland, poi sembra ricordarsi qualcosa.
Con due soli tocchi risintonizza le curve temporali, bloccando momentaneamente l’accesso alla stanza ad esterni, futuri o passati che siano.
-Alla grande- Replica, tornando con pochi vaghi gesti irritati sulla plancia di comando.
-Spero niente che abbia a che fare con il progetto- è il pacato commento dell’altro, non propriamente preoccupato.
Il Dumesh più anziano scruta sommariamente in direzione dell’impalcatura e dell’astro artificiale.
Coiland ha troppa fiducia nei suoi simili, fiducia che Ezra stima essere ben riposta nel suo caso, ma mal indirizzata in altri.
-No, per carità! Solo mie magagne con individui sotto la sua giurisdizione, Direttore!-
-Zachary è tuo allievo e Cobalto…-
-Un incosciente, Coff il Calcolatore del Caos!- Lo interrompe, cercando di controllare il respiro, adirato.
-E’ stato sconsiderato da parte sua…-
-Sconsiderato? Da qui a un mese la luna potrebbe essere pronta. Non ho intenzione di sobbarcarmi impalcature su impalcature di storielle inventate ad oc e riesami strutturali perché lui non può esimersi dall’usare violenza al tempo!-
-Ezra…- Lo rimprovera tacitamente il Direttore.
Il Dumesh scosta una ciocca ambrata dalla guancia, mordendosi la lingua, mortificato.
-Ne deduco che l’ultimo test ha fruttato buoni risultati?- Prosegue Coiland, con voce lineare e sguardo appena più interessato.
Ezra sonda il volto del superiore con provocazione, cerca di penetrare i suoi pensieri, di rubare frammenti del futuro, ma non è semplice. Coiland ha più volontà di quanta ne lasci trasparire. Mex ha veramente di che stare allerta!
Stringe gli occhi, una smorfia desolata sulla metà sinistra del volto, lo sguardo affaticato:
-Deduca quello che più le pare…- Trae un profondo respiro, cercando di moderarsi -…Se il tracciato tempo è compromesso, si sogni di avere il via libera del sottoscritto- Ci riflette su
–Oppure, si faccia dare l’ok da Cob…- China il capo, i pugni stretti e i denti serrati nello sforzo. Non ce la fa. La sua coscienza si rifiuta. Non andrà contro Coff e i suoi principi, per il Tutto! Non di certo per quell’individuo.
Coiland aggira la postazione video, fermandosi di fianco al giovane tecnico del tempo. Visiona uno o due diagrammi di flusso, poi le registrazioni degli impulsi temporali.
Ezra attende in silenzio, fingendosi affaccendato sulla sua programmazione, ma sa che il sistema temporale che regola i portali, e tiene su quelle maledette stanze nel tempo, è chiaro a Coiland come lo è a lui che ne è il creatore.
Il capo dell’Organizzazione solleva lo sguardo con quella sua benda ingiallita che rende insondabile qualsiasi vero intento. Ezra sente di non avere bisogno di studiarlo. Lo capisce, capisce il suo essere e il suo segno. Sono inscritti nello stesso ordine d’idee, nello stessa corrente del tutto e Coff – che è Tutto – avvicina le loro anime.
-Il danno non è poi così grave, una o due tracce sbiadite non sono sufficienti perché i Cronohands raggiungano il magazzino e Mex non ha fruitori passivi del tempo, mentre l’Organizzazione sì-
Il Direttore sorride, posando per un istante la mano sulla sua spalla china verso la console. Ezra reagisce non senza un certo orgoglio, ma non dura a lungo. Il suo è un segno che può essere facilmente superato, a quanto sembra. Scuote impercettibilmente la testa, sbuffando mesto.
-Con Cobalto ci parlo io- Risolve infine Coiland, avviandosi all’uscita.
Ezra ghigna, per nulla soddisfatto, mentre riabilita il passaggio ai collaboratori del passato. Subito un altro Ezra lo raggiunge, scrutandolo in rispettoso silenzio.
-Ci parla lui…tzc…-, farfuglia cinicamente.
Il Dumesh del presente scuote il capo. Capisce Coiland, il suo essere e il suo segno, ma non riesce proprio a capacitarsi di come il Direttore ancora abbia fiducia in Cobalto.



***


…Hanno detto di parlarti…
_ … …
…La festa è stata grande…
_Sì, è andata avanti ancora per molto dopo che me ne sono andato. Si sentivano i bassi fino a casa, il mio stomaco, soprattutto, non ha mai ballato tanto!
…E quell’Hiwet del locale…Rompe ancora per uno o due sgabelli scassati!…
_Cavolo, è vero! Ero già piuttosto ubriaco quando Mason li ha sfondati! Pensavo di essermelo sognato!
…Vuole una somma extra come risarcimento. Ha insistito con tuo padre, che ha ben altre preoccupazioni per la testa!…
_La nuova causa, dici?
…Non ha capito che non sei in vacanza!…
_Beh, tecnicamente è nata come vacanza…L’hai letta la mail, no?
… …
_Non ne hai parlato con mia madre, vero?!
…Sarei dovuto venire con te, Hulm…
_Ed essere bloccato a Tempolandia con il terrorista Azzurro e Ezra Bifronte? Naa, molto meglio il tuo part-time da Imagomex!
… …
_Beh, 'sta musica, allora? Ti sei scomodato fino a casa mia, fa sentire, almeno!
…Va beh, senti qua…
‘Tell me the story of the boy who lived in hell trapped in silence…*


***



Crom – Caleido-lab, Sede centrale dell’Organizzazione

Cornie Coiland non si stupisce entrando nel suo studio, non lo fa più trattandosi di Cobalto. Lo conosce troppo bene per non sapere che quanto accaduto nel pomeriggio nel magazzino P31pIB è più che un’incoscienza. Una sfida, forse, esattamente come quella che gli sta lanciando ora.
Postura distesa sulla sua sedia, gambe incrociate sulla sua scrivania, una cicca spenta a fior di labbra. Ci sono tutti i segni, pensa cercando di mantenere la calma. Cobalto sa quanto lui detesti essere preso in contropiede, sa quanto non sopporti l’invasione dei suoi spazi e sa quanto i Dumesh odino il fumo.
-Sera, Cornie!- Declama l’apprendista, smozzicando le parole tra i denti e l’involto della sigaretta.
Il Direttore lancia un’occhiata preoccupata in direzione delle sue adorate piante, poi si volge quasi meccanicamente, trattenendo un sospiro.
-Ti stavo per chiamare-
Il giovane allarga le braccia, abbozzando un mezzo inchino con il capo riccioluto, poi, scostate le lunghe gambe dal tavolo, si puntella con le mani e si tira in piedi. Nel passargli a fianco, fa cenno di sedere alla scrivania con un’insolenza rara.
Quel ragazzo l’avrebbe portato oltre il tutto un giorno di quelli, e sapere che l’avrebbe fatto con intenzione non migliora la situazione.
Tuttavia Coiland è stanco e va a posizionarsi dietro il suo banco, riallineando con cura i fogli smossi dall’ospite. Cobalto attende in silenzio, finché anche l’ultima matita risulta parallela all’altezza della scrivania. Coiland ama l’ordine, come la maggior parte dei suoi conraziali. C’e qualche eccezione.
Solleva la testa, incrociando le mani guantate di fronte a sé:
-La pazienza va sempre premiata, Cobalto…Ecco cosa ti devo dire: Ezra mi ha parlato delle tue prodezze-
L’interessato apre la bocca, mentre i suoi occhi si riducono un po’, ma Coiland non ha intenzione di perdere di nuovo il controllo sullo svolgersi del suo programma giornaliero.
-E te lo voglio dire, il messaggio, per quanto chiaro sia arrivato, lascia la situazione invariata-, asserisce, zittendolo con prontezza.
Cobalto si acciglia, le braccia incrociate in petto e una piega amareggiata lungo il volto.
-Mi faccia capire bene: non farà niente perché ancora non si fida di ciò che ho visto, o perché con il mio viaggio intertemporale non autorizzato ho ferito il suo buonsenso Dumesh?-
-Non fare niente non è nelle mie abitudini, Cobalto, e lo sai. Se però stai insinuando ancora una volta che dovrei mandare via Zachary senza giustificato motivo, beh, ho altro in mente.-
-Altro che non coinvolge solo lei, ne è al corrente, immagino!- Il giovane si lascia pesare contro la parete di fronte, incrociando anche i piedi al suolo con mossa indolente. Tutta l’aggressività inizia a sfumare. Forse anche Cobalto comincia ad averne abbastanza di liti, confronti e fiacchi rimproveri.
-L’Inverso Baleno è un flagello per tutti, se è questo che vuoi sentirmi dire. Lo so io come lo sai tu. Lo sa anche White, è per questo, se ti fosse sfuggito, che stiamo lavorando al progetto. Ritardare i lavori compromettendo i tracciati tempo non servirà che a rallentare il processo di ricovero, e tu lo sai- Il Direttore riempie le sue parole di ragionevolezza, ma il suo interlocutore sembra ugualmente contrariato.
-L’unica cosa che so è che lei parla sempre più come se fosse solo questione di competizione tra lei e Mex. Per me la stramaledetta luna può essere pronta anche domani stesso, ma non riporterà indietro gli R’s!-
Coiland si accorge che il prospetto che si sta sforzando di visionare risulta ormai illeggibile avendolo stropicciato con malanimo nell’ascoltare il ragazzo.
-Ebbene, se non altro Crom avrà di che alimentare la sua folle automazione temporale- China il capo, imponendosi di non andare oltre. Sente lo sguardo di Cobalto addosso e prova sdegno per come l’altro riesca sempre a trascinarlo a fondo con lui in quel mondo Airin che non appartiene a nessuno dei due.
-Parcheggiare il surrogato lunare a Prati Verdi non basta. Se solo avesse il fegato di utilizzare una volta tanto il suo segno, scoprirebbe che la soluzione è un’altra!-
Coiland non fa in tempo a rispondere, che Cobalto se n’è già andato. Fortunatamente non ha sbattuto la porta, non l’avrebbe sopportato. Ma continua a riflettere, portandosi sistematicamente la mano alla fasciatura sull’occhio sinistro.
-Non è ancora tempo di usare il mio segno…- Dice tra sé e sé, in una risposta tardiva.
-…Non fin tanto che tu fai un uso così massiccio del tuo-


***





‘No-one there to keep him sane’
_Non male…Un po’ angosciante ma…
… …
_ … …
‘clandestine pain …’
_Col? Ci sei ancora?…
‘total aabsence …’
_Col?! Mi senti…

Crom – Prati Verdi,

Pervinca non ha casa e non ha famiglia, e tuttavia è solito considerarsi l’Airin più ricco dell’Hands. Il mondo a sua disposizione, libero di andare, esplorare, sbagliare e rimediare. Dignitoso, nella sua solitudine. Il tempo favorevole, il più nobile degli accattoni. Fino a quel giorno in cui il black-out lo ha imbrigliato. Ora ha una casa e gente attorno. Tanta, tantissima gente.
Non li conosce e cerca di ignorare il loro angosciato mendicare attenzione. L’Inverso Baleno ha ridotto il mondo che tanto amava ad uno stretto spazio opaco, e ha fatto della sua vita un labirinto di consuetudini.
‘Coming back from the dead into a world of sorrow…

Cerca di guardarsi attorno, ma gli occhi, pesanti e collosi, si rifiutano di aprirsi. Forse è meglio così, non sopporterebbe di scoprire che cosa è diventato. Prima del black-out si faceva la barba sì e no una volta ogni due settimane e mangiava ciò che il ristorante Dumesh in Corso del Tempo scartava a fine giornata.
‘making no sens…

Ancora quel brusio di fondo assurdamente monotono. Barboni di bassa lega gli altri: Glass e qualche sporadico mezzo-automa, sempre a ripetere le stesse cose, pensa. Ancora cerca di aprire gli occhi, ma non ce la fa.
‘Hear the voices in his head

E poi una voce diversa si fa strada tra le altre, come arrivando da molto in alto. Più di una voce:
-Eccolo laggiù…-
-Shhhh…-
-Pervinca Bloom…Lui è il primo!-
Sono io! Grida il suo inconscio speranzoso! Sono qui! Portatemi fuori da questo centro di accattonaggio e lasciatemi elemosinare il vasto mondo. Mi basta quello, solo quello…
-Non gridare, ti ho detto!-
-Qual è il problema? Questi non si svegliano mica!-
Sono qui! Ripete un po’ più debole la sua gola silenziosa, ma gli occhi ancora non si aprono e le voci si sono fatte più forti. C’è gente che piange e l’atmosfera è scossa da una flebile ventata di tempo che Pervinca ha già sperimentato quando l’hanno chiuso lì dentro. Si ferma a riflettere. Che cosa vorranno ancora?
-Sono Ripetenti, non sordi, vedi che sei un coglione!-
‘see trhrough his eyes…

Gli si gela il sangue nelle vene, e improvvisamente capisce. Non è un centro d’accoglienza, non è una casa…
-Forza, minicromo in ‘recupero’…Quando sei pronto vai di prelievo-
No, cosa state facendo?!
-Pronto!-
Aspettate!
‘I’m still breathing…

-Libera!-
No!
My heart’s still beating…

Apre gli occhi e li vede, vede i due Cronohand con le loro apparecchiature puntate.
-Ancora?-
Non osate! Non ho famiglia e nessuno mi reclamerà mai…ma…
‘I’m still breathing…

-Sì, questo è pure giovane, avrà sui 9125 giorni, può reggere ancora un 30, 35% di prelievo per oggi…Pronto?-
No! Il tempo è mio! Sono io il padrone della mia energia tempo! Nessun altro! Non è giusto! Non è giusto!
‘ my heart’s still beating…

-Pronto!-
-Eeee…Libera!-
-Fatto-
-La prossima è Tea Kalliparis…Questa è una Glass e…Che c’è?-
-Niente, questo posto è inquietante. L’accattone qui…Guarda i suoi occhi, sembra che mi veda e capisca…-
‘I’m still breathing…

-L’IB deve averlo preso mentre dormiva da qualche parte, vedi…Continua a svegliarsi di soprassalto…Che pena!
‘ my heart’s still beating…

-Andiamo. Kalliparis…Hai presente la centralinista del settore 2?-
-Eh beh?-
-La prossima è sua sorella!-
-Ma va?!-
-Per lei solo un 10% ogni settimana, non una stilla di più-
-Che tirchia! Siamo tutti negli scarti uguale. Non ci sono abbastanza morti di fame per riavviare il generatore…-
Pervinca sente le voce allontanarsi ed un peso sul cuore. Si sente stanco e rotto. Si sente vuoto e perso. Ma tutto passa e gli occhi tornano a richiudersi e dopo qualche istante, sobbalza di nuovo, come se quei due stessero ancora prelevando la sua energia tempo.
Pervinca non ha casa e non ha famiglia, e tuttavia era solito considerarsi l’Airin più ricco dell’Hands. Il mondo a sua disposizione, libero di andare, esplorare, sbagliare e rimediare. Dignitoso, nella sua solitudine. Il tempo favorevole, il più nobile degli accattoni. Fino a quel giorno in cui l’Inverso Baleno ha fatto di lui il più debole dei Ripetenti, indifeso contro i prelievi, privo di assicurazioni cartacee e vincoli famigliari. E nonostante tutto è ancora vivo, respira, il suo cuore batte ancora. E tuttavia è vivo…

‘I’M STILL BREATHING, MY HEART’S STILL BEATING!’



_Col!
… …
_É caduta la linea…

Riapro gli occhi dopo qualche minuto, il cellulare in mano e la testa pesante. Per quanto mi sforzi di pensare ad altro la canzoncina progresso di Col mi è rimasta in testa, vivida come se la stessi ancora ascoltando. E con essa tutta una serie di nomi, sensazioni.
Pervinca Bloom, sussurro stranito.
Guardo il cellulare: devo essere crollato subito dopo aver riattaccato, e non sono neppure riuscito a salutare Cole.
Bisogna avere poca fantasia per chiamare un bimbo Cole Colboat, penso divertito. Quanto l’abbiamo sfottuto in passato!
Mi stropiccio gli occhi. Sfido io a restare sveglio dopo notti di bianco e il compito di stare fermo, immobile e non pensare a nulla!
Pervinca Bloom, ripeto. Devo aver sognato.




*N.B.: Tutti i frammenti in inglese, carattere grassetto e corsivo, tra virgolette sono tratti dalla canzone degli Ash, “Twilight of the innocents”.
Fruitore passivo by Amelie
Author's Notes:
Cari lettori, già che c’ero ho finito anche il nuovo capitolo de “L’Inverso Baleno”. Eccolo qua!
RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI:
Zach e Cobalto viaggiano nelle cosiddette “stanze nel tempo” e ricompaio, sempre tramite i portali, nell’hangar dove è custodita la luna artificiale. Ezra e Coiland non sono molto entusiasti della cosa, ed il primo – nuovo assistente applicato di Zach – gli spiega il perché. Gli svela anche il funzionamento di queste tracce temporali che permettono di spostarsi in luoghi sicuri nel passato e nel futuro (vedi “Stanze nel tempo” e suo riassuntino). Inoltre, Ezra parla a Zach di come nascono i Dumesh, in due tempi: prima nel segno e poi nel corpo. Un particolare segno determina la capacità soprannaturale e la personalità dell’individuo. Ezra, per esempio, è nato nel segno del tempo e riesce quindi a gestirlo, portarlo avanti, indietro, può visualizzare lo spettro temporale di un qualsiasi individuo e studiarlo. E proprio per meglio comprendere come fa Zach a sfuggire agli effetti dei Black-out e ad essere privo di tale spettro, il Dumesh decide di sottoporlo ad un prelievo di tempo. La preparazione prevede un digiuno, che consiste nel perdere letteralmente tempo in modo da favorire l’esame. Segue l’intermezzo con solita telefonata a casa di Zach. Questa volta il ragazzo parla con un amico, Cole Colboat. Negli spezzoni intermedi abbiamo prima Ezra e Coiland che parlano della luna artificiale. Il più giovane si lamenta perché Cobalto, tempotrasportando Zach da Prati Verdi all’Hangar nascosto nel passato, ha usurato i filtri che proteggono tale tracciato dalle eventuali spie Cronohand. Il secondo vede la solita chiacchierata/sgridata Coiland-Cobalto e nel terzo abbiamo le memorie ed impressioni di Pervinca Bloom, barbone colpito dall’IB, diventato Ripetente nel limbo di Prati Verdi e sfruttato dai Cronohand per il recupero d’energia tempo.
Uff, più o meno è tutto!
Scritto in buona parte dalle 23:00 alle 02:00 tra venerdì e sabato appena trascorsi, spero sia abbastanza chiaro e lineare. Questa volta ci sono uno o due “rivelazioni” ;)
Per qualsiasi dubbio, incomprensione, discordanza tramica e/o tecnica come sempre fate largo uso dei commenti!
Buona lettura ^^
Capitolo 13
-FRUITORE PASSIVO -


Percepisco la porta aprirsi nel dormiveglia e, ricordando il mio digiuno preparatorio al prelievo con assonnata prontezza, salto su: -Non stavo pensando!- Sbatto le palpebre un po’ stordito, metto a fuoco.
-Non avevo dubbi, Zacharo!- Cobalto e Keri mi scrutano con biasimo. La ragazza Airin, messa tacitamente a parte della frecciata da uno sguardo del compagno, esita un istante, poi distoglie gli occhi.
-Ah, ah, ah – commento con enfasi. Mi stringo nelle spalle, irritato.
-Evidentemente il cazzeggio applicato è un’arte che si insegna solo qui. Che fate lì in posa?-
Keri, l’espressione un po’ tirata, si fa avanti: -Ezra ti sta aspettando per l’esame del tempo…Ti accompagno?- E il tono è timidamente interrogativo.
Mi alzo sospirando. Quanto tempo è passato? Sondo il cielo oltre le vetrate, scordando come sempre l’avvilente situazione astrale dell’Hands. Invece che una luna, potrebbero ben adoperarsi per costruire un sole artificiale. Darebbe tutto un altro senso a questo posto, cavolo! Poi torno sulla Airin dai capelli porpora e non riesco a frenare la lingua:
-Cos’è questo, un maldestro trattato di pace?-
Vedo chiaramente i suoi occhi velarsi di risentimento, il lilla che sfuma nel rosso. Freno i sensi di colpa, ricordando a me stesso che non ho motivo per averne! È lei che ha voluto testare le mie capacità al tempoligono. Sempre lei che mi ha spinto tra le braccia dei Cronohand presenti. Penso mi si perdonerà la calunnia ai danni del suo adorato Cobalto se utile ad evitare il linciaggio!
-Ah, sì, ho saputo del vostro appuntamento al poligono-, commenta l’interessato, crocchiando con noncuranza le dita.
-Non lo era- ribatte subito la ragazza, visibilmente impegnata in una dura lotta interiore. Cobalto la osserva per qualche istante con occhi ironicamente interessati.
Non pago dell’imbarazzo creato, aggiungo: -Confermo, ho fatto il tuo nome e per poco non ci scappava il morto!-
L’Airin sposta allora lo sguardo con solo un attimo di esitazione e, mimando un mezzo, affettuoso abbraccio nei confronti di Keri, commenta: -Non sottovalutare il fattore Cobalto!-
-La bastardaggine?- Domando sarcastico, vagando con lo sguardo alla ricerca del cellulare.
-Il fascino, Zach, miete vittime più dell’IB!-
Alzo gli occhi, trattenendomi a stento dal ridergli in faccia. Sto per aggiungere qualcosa, mentre frugo e trovo il telefono nel mio zaino ma, nonostante la mia testa brulichi di brillanti idee risposta, - tra un’eco e l’altra della telefonata con Col - è Keri a prendere la parola e quando lo fa la sua voce ha assunto una nota talmente altezzosa, da far allontanare stranito lo stesso Cobalto.
-C’era Wyatt al tempoligono…- Mi alzo, sondando con interesse la reazione del giovane all’occhiata incolore della ragazza. Allora è così che si chiama il Cronohand dagli occhi color sabbia! Mi pare di ricordarlo, ora più vivido che prima, al mio quasi-arresto di benvenuto a Crom e agli Archivi Cromoniani.
Keri si umetta impercettibilmente le labbra, poi si volta facendo un vago cenno nella mia direzione:
-Se non hai amici, Cob…è perché sei una scheggia nel renderteli nemici, ci hai mai pensato?-
Non aspetta la risposta dell’Airin e anzi, forte della sicurezza conferitale dalla rabbia, mi agguanta per un braccio e mi trascina via con passo innaturalmente rapido. Solo quando voltandomi non riesco più a scorgere l’uscio della stanza che divido con Cobalto, e Keri mi ha stritolato l’arto a dovere, rallentiamo l’andatura. La ragazza Airin non si scosta ma lascia invece che meccanicamente accomodi la mia postura in una più naturale presa sotto braccio. Proseguiamo, quasi passeggiando, senza fiatare e senza guardarci negli occhi. Stiamo sicuramente dando spettacolo per un cospicuo numero di tecnici e stagisti maldicenti, ma Keri sembra non preoccuparsene e, dopo un po’, inizio a fregarmene pure io. Quietamente si ferma di fronte la cabina ascensore ancora chiusa. Lascia per un attimo la presa, allungando il polso per chiamare l’abitacolo specchiato, e si volta a guardarmi:
-Figura di scarto…- Sussurra, impallidendo più di quanto la carnagione Airin consenta. Spiazzato, sulle prime la guido dentro l’ascensore e premo con enfasi il dito sul pulsante -1. Aspetto che le porte si richiudano su di noi, poi rispondo:
-Dimmi che cosa è successo tra Cobalto e questo Wyatt e ti dirò se è stata una figura di merda- Mi scruta, inizialmente sospettosa, come se stesse decriptando le mie intenzioni, ma penso di averla presa nello stato d’animo giusto e con le parole giuste – non le stesse usate da lei, ma credo che questa volta lo scarto culturale sia facilmente compensabile, e proprio di scarti si sta parlando, no?-
Si passa una mano frettolosa sugli occhi, poi sorride, respirando un po’ più regolarmente. Non che abbia pianto. Sia mai che un Airin versi qualche lacrima! Morirebbero piuttosto di perdere la loro naturale freddezza, ne sono certo! Ma almeno questo particolare Airin sta mostrando un pizzico di umanità in più. E poi, si sa mai, questa volta si parla di Cobalto, la prossima potrebbe essere il turno di Ezra, no?
-Erano amici- butta lì, come se mi stesse facendo un grosso favore. Incrocio le braccia in petto con fare esasperato
-E poi?-
-E poi Wyatt ha commesso un errore- Solleva gli occhi lilla leggermente lucidi sul sottoscritto. Per un attimo sento l’atmosfera cristallizzarsi tanta e la seria sfiducia sul suo volto.
-Ha lasciato l’Organizzazione per la Cronohand?- Suggerisco, iniziando a comprendere dove la spiegazione andrà a parare. Penso che per difendere così strenuamente una stupida ed insignificante branda – quella al piano terra del letto a castello –, deve averci dormito qualcuno di cui Cobalto non è ancora pronto a cancellare il ricordo - o qualcosa di simile.
L’ascensore, nel frattempo, ci scarica nel corridoio al piano sottoterra e subito Ezra ci viene in contro, gridando qualcosa riguardo la “maledetta puntualità”.
Keri mi dà le spalle e s’incammina, lasciandomi un passo indietro. Poi, incurante dell’avvicinarsi del Dumesh, conclude:
-Wyatt Mex non si è mai mosso dalla Cronohands: suo padre, White Mex, ha bisogno di un erede…-
Colpito, mi fermo: -Vuoi dire che Cobalto era alla…?-
La ragazza Airin mi blocca, sovrapponendo le sue parole alle mie: -Divergenze morali…Cob non gliel’ha perdonato.-
Evidentemente cogliendo solo l’ultima parte della frase, Ezra si ferma, come ustionato alle parole di Keri, e, cinico, si intromette:
-E quando mai lo fa, Coff l’iniquo!-
Non ci posso credere! Dopo tutte le maledette tirate anti-Mex che mi sono dovuto sorbire gratuitamente fino ad ora, salta ancora fuori che Cobalto era dall’altra parte della barricata prima di rendersi conto delle troppe cose che non quadrano alla Cronohands. E, nonostante tutto, è riuscito a rivoltare la frittata come se fosse Wyatt ad averlo tradito. Ora capisco perché i Cronohand ce l’hanno tanto con il mio compagno di stanza e da dove è saltato fuori quel “fedifrago dell’Ib!”, o forse tutto questo è solo una minima parte di ciò che rende Cobalto così famigeratamente odioso al resto del mondo?
Nel frattempo Keri attende sorridendo desolata vicino alla porta dello studio del mio tecnico applicato. Quando la supero, seguendo docilmente Ezra nel suo ufficio, la sento ancora sussurrare:
-Non dirgli che te ne ho parlato, pensi di riuscire a tenere la bocca chiusa?- Le lancio un’occhiataccia, punto sul vivo mio malgrado. Se voleva che tacessi la nostra capatina al tempoligono, bastava che me lo dicesse apertamente al nostro ritorno alla base, invece di sparire, incazzata come una biscia! Non vedo perché il parlare a Cobalto del tentativo – fallito – di stimolare la mia fantomatica energia-tempo dovrebbe causarle – o causargli - tanto scompenso! Mi ha tenuto il muso per due giorni, cavolo! Manco avessi fatto la spia a Coiland!
Ezra chiude quietamente l’uscio alle mie spalle, lasciandomi con l’amaro in bocca e con l’ansia che vibra su ogni singolo nervo.
-Keri non entra?- Mi azzardo a chiedere. Nonostante lo smacco, mi sentirei molto meglio ad avere un testimone accanto che possa parlare per me una volta che Ezra mi avrà “dissanguato” con il suo prelievo.
Il Dumesh mi osserva con l’occhio sinistro ben attento, mentre il destro scivola impercettibilmente in direzione della porta con sguardo curioso:
-Una cara ragazza…- enuncia con fare sempre troppo stravagante per capire se è sarcasmo o apprezzamento; -…E certo non saresti il primo uomo che vede come Coff l’ha fatto- Sconvolto, ci metto qualche istante a masticare quanto udito e a reagire di conseguenza.
Ezra sta trafficando con serafico disinteresse alla sua console, un dito sollevato in aria in segno di attesa. Compie poi una mezza piroetta sulla sedia girevole e si puntella pesantemente al suolo per rimettersi in piedi.
-Dovrei stare nudo?-
-Non ti sfugge niente- borbotta senza troppa enfasi mentre estrae con molta cura un vaso, di quelli classici di terracotta, dal suo angolo. La terra al suo interno è secca, a confronto i germogli fulminati della serra artificiale sono più rigogliosi, nonostante colpiti dai vuoti d’energia minori un’ora sì e l’altra pure! Guardo con occhi vitrei il minuscolo puntino verde che fa capolino tra il terriccio arido, mentre il mio cervello e le mie budella si ribellano con tutto loro stessi al pensiero di dovermi spogliare nudo di fronte a questa specie di mezz’uomo e…
-Che razza di prelievo è quello in cui…Che cosa sei, un maniaco?!-
Ezra sorride e quando lo fa sembra quasi sfoggiare una risma di denti in più, tanto sono bianchi e minacciosi, ma non mi lascio incantare.
-O una maniaca…Ti sentiresti più a tuo agio, Zach?- Sogghigna, mentre con cura solo sommariamente materna posa a terra il recipiente. Poi si volta lentamente, compiendo un ampio gesto con la mano come stringendosi in un mantello invisibile, e decanta:
-Coff ha creato il mondo in un anno, due mesi e quindici giorni…- Lo – la? – scruto, incredulo
-…Giorno più, giorno meno- confida, arricciando il nasino filiforme con fare cospiratorio. Cauto, faccio un mezzo passo indietro.
-Prima creò la terra, vomitando semi e bile…Poi l’aria e le sue creature, fragorosamente starnutendo…e poi fece anche l’acqua…-
-Fammi indovinare, pisciando?- Butto lì, atterrito e nauseato ad un tempo. E questa sarebbe una storia della creazione? Persino quella di certe regioni Continentali orientali è meno disgustosa, e stiamo parlando di tartarughe, noci di cocco e latte primordiale, eh!
Si china nei pressi del vaso e, lanciandomi un’occhiata di fiera sfida, reclina appena il capo e sputa con poca, pochissima femminilità nel centro esatto del “piantato”, ed è uno scaracchio bello grande anche!
-Sputando ogni singola stilla del suo amore per il mondo e ciò che sarebbe venuto-
-Oddio-, mormoro inorridito, voltando il capo deciso ad andarmene, ma poi qualcosa inizia a cambiare. Con un sordo scricchiolio arboreo, il seme, immerso nella saliva di Ezra, inizia a gonfiarsi e sollevarsi, strisciando in mezzo alla terra ora umida. Si alza di una trentina di centimetri per poi diramarsi in due grasse radici verde smeraldo, dello stesso carico verde degli occhi del tecnico, il cui sguardo compiaciuto mi resta appiccicato addosso. Lo sento anche senza voltarmi per intercettarlo, il maledetto! Ma sono troppo colpito anche solo per protestare, e, nel frattempo, la pianta magica a schiuso due spesse foglie prive di nodosità, speculari nella loro forma a quarto lunare, che continuano a tendersi e a screpolarsi sui bordi, come liberandosi della fibra in eccesso. I contorni, elegantemente sfrangiati, si torcono in piccoli gambi a spirale la cui sommità ospita una decina - o forse più – di steli chiusi su loro stessi come datteri. I boccioli, messi insieme nella loro moltitudine di gialli, rossi e rosa, formano la corolla di un affascinante e misterioso fiore che penso esuli le mie ben magre conoscenze. Il vegetale è un incrocio tra un rampicante, un cavolo selvatico ed una pianta grassa. Osservo affascinato le due larghe foglie, seghettate all’interno, vellutate fuori. Rapito, ho quasi dimenticato il mio brillante piano di fuga – che consisteva, beh, nel girarmi e fuggire -.
-Vai lì dietro e quando hai finito avvicinati un po’ alla Calipside Inverdis
Quasi, appunto!
-Posso tenere i vestiti?- Domando sospettoso.
-Per Coff e la sua sputacchiera terrestre, no! Come Keri, ti assicuro che ho visto glutei più belli! Ed ora muoviti, che si fa giorno!-
Ben difficile, penso guardando il fievole lucore grigiastro che si riflette sulle teche della centrale-tempo.
Imbarazzato e stupidamente offeso, seguo Ezra con lo sguardo, il – la?- quale mi dà le spalle e torna a scartabellare alla sua postazione.
Con cauta rassegnazione, faccio il giro della tavola sommersa di carte e schemi incollati alla belle e meglio, e, prendendola alla larga, mi sistemo dietro l’arbusto. Sfioro inavvertitamente un petalo violetto e le due spesse fronde laterali si infoltiscono come nutrendosi del calore del mio tocco, poi si sovrappongono formando una panciuta sagoma a picca e si chiudono, celandomi al resto dello stanzino.
Meravigliato, fisso per qualche istante la punta delle mie dita, chiedendomi se la cosa dell’energia tempo misteriosa sia effettivamente più seria di quanto io stesso voglia credere. Sbircio circospetto in direzione di Ezra, mentre inizio a sbottonarmi la camicia. Il Dumesh sta bofonchiando qualcosa al microfono appuntato alla console nella solita lingua musicale a me sconosciuta. Più che altro, a dire il vero, sembra canticchiare sommessamente. Appoggio scarpe e maglia in un angolo, prendendo tempo nel ripiegare la seconda con più cura di quanta ne abbia mai messa a casa. Prendo tempo, cocciuto:
-Io non capisco, è proprio necessario togliermi tutto?- Piagnucolo, allo stesso tempo stordito e in un certo qual modo angosciato per la brusca reazione di Ezra di poco fa. Ci sono momenti in cui sembra l’essere più frivolo della terra, ed altri in cui ho come l’impressione possa essere anche il più pericoloso.
-Tutto, fiorellino!- Ingiunge il Doppio, cinguettando ironico. I Dumesh e la loro schizofrenia congenita! Certe volte trovo sia più rassicurante Cobalto – e c’è qualcosa di maledettamente sbagliato se mi ritrovo a pensare una cosa simile. Comunque la…pianta, di cui non ricordo già più il nome, mi protegge e penso che se Coiland ha messo Ezra a capo del progetto di tempo-trasporto e, sospetto, di costruzione della luna artificiale, non deve essere stato per puro nepotismo razziale. Ho visto cosa è capace di fare con quel suo segno del tempo, e non oso immaginare cos’altro ha fatto per l’Organizzazione per trovarsi in una posizione così privilegiata, nonostante la sua – sembrerebbe – giovane età.
Poi però la vocina del mio bistrattato orgoglio torna a farsi sentire dal basso ventre e strepita qualcosa riguardo la possibilità di trovarsi nudo come un verme di fronte ad un Dumesh femmina, più che ad un Dumesh ermafrodita. In fondo non ho ancora fatto chiarezza su questo punto, per quanto io faccia appello al suo senso dell’…
-Tutto!-
Sospirando mesto, obbedisco ed infine, per niente convinto, seguo le direttive. Mi accosto quindi al velo arboreo offerto dalle foglie. Tossicchio, tremando infreddolito e turbato.
Il Dumesh si volta con uno scatto secco della sedia e allarga le braccia, alzando gli occhi al cielo:
-Coff sia lodato!-
Imbronciato, arriccio labbra e naso in una smorfia che spero sia sufficientemente eloquente. Il Dumesh studia con occhio furbo la porzione di petto tutt’ossa che la pianta lascia scoperta.
-Un semino più vicino- suggerisce, mimando sgradevolmente bene il fare di tanti, troppi dottori conosciuti prima di lui – lei? - E poi, soddisfatto, si cala le tonde lenti azzurrate sugli occhi, ravvivandosi al contempo le ciocche ambrate quasi in un gesto preparatorio.
Mi domando in cosa consista questo esame? Se ha a che fare con la biologia o con la teologia, vista la pretenziosa introduzione. Questo Coff sembra funzionare bene in molti campi – e sicuramente il suo apporto allo sviluppo psico-magico dei Dumesh, sue creature, è qualcosa di più di un sacrificio e tanti cari saluti, ci rivediamo il giorno del giudizio!
Ezra tende una mano di fronte a sé. Allerta, sussulto e tiro in dentro la pancia.
-Non essere ridicolo, Zach!- Ma sembra totalmente concentrato sui preliminari di qualsiasi cosa stia facendo. La lingua nell’angolo, le labbra serrate e – immagino – lo sguardo intento, incurva un po’ le dita come se volesse chiuderle direttamente sulle mie viscere per poi tirarle fuori a forza. Per un istante sento tutte le appendici formicolare, ed un brivido freddo mi solca la schiena fino alla radice dei capelli. Poi, un improvviso e rapido lampo mi acceca. È questione di un istante, un battito di ciglia. Quando riapro le palpebre, macchioline scure danzano ai margini della mia vista creando punti d’ombra anche sul volto attonito del Dumesh. Le orecchie stranamente tappate, vedo le labbra di Ezra muoversi con regolarità e a flusso precipitoso e continuato, ma i suoni mi giungono ovattati e distanti. Tutto d’un tratto un fastidioso risucchio libera i tappi che mi impedivano di udire:
-Rivestiti subito!-
La stanza vortica, le distanze tra una parete e l’altra si dilatano. Intontito, faccio come mi è stato detto, credendomi vittima del digiuno e del prelievo. Ma qualcosa non va. I contorni delle cose si sdoppiano, e lo spazio attorno a me sembra come restringersi in un unico, lungo, corridoio senza fine.
-Zach!- Grida Ezra, la voce inquietantemente distorta, femminile, distante da quella che è solitamente. Mi chino per raccogliere almeno i pantaloni, ma mi rendo subito conto dell’innaturale inclinazione del pavimento, o sono io che mi ci sto avvicinando? Rochissima e sfilacciata avverto la vibrazione di parole che ormai considero quasi familiari e che quindi, sorprendentemente, riesco a decifrare anche senza averne compreso il suono:
-Black-out-
Black-out, di nuovo no! Implora una parte piuttosto stordita di me, poi avverto un sordo pulsare alle tempie. Chiudo gli occhi, la pelle nuda, sudata ed appiccicosa, sulle lisce lastre del pavimento, un’insolita sensazione vellutata su braccia e gambe. Buio
Quando riapro gli occhi, mi rendo conto di essere sdraiato su un letto, le lenzuola sono ruvide ed il cuscino rigido, ma almeno sono al sicuro e – noto con ancora incerto gusto – vestito. Sollevo un braccio, lasciando che l’ampia manica bianca che lo ricopre penda in un lungo risvolto monacale. Cerco di fare ordine nei miei pensieri, nei miei ricordi, ed istintivamente mi porto una mano in petto, il ricordo di un battito di ciglia e di una piacevole sensazione vellutata a contatto con la pelle.
-Cosa diamine è successo?- Gracchio, buttando giù grumi aspri di bile e saliva – sicuramente più aspri di quelli sputacchiati da Coff per creare il mondo -. Un pensiero improvviso mi colpisce.
-Coff…- Aggiungo, mentre il disgustoso proemio all’ancor più nauseante prelievo tempo nello studio di Ezra riaffiora alla mia mente, insieme ad un avvilente senso di profonda vergogna.
-No, il tuo non era Tio, o qualcosa così?-
Le mani su bocca ed occhi, respiro profondamente per cercare di digerire quanto ricordo e quanto ancora dovrò sopportare avendo riconosciuto la strafottente voce del mio compagno di stanza.
-Dio, era Dio!- soffio con infinita stanchezza, poi cerco di mettermi a sedere e noto una seconda, inaspettata presenza:
-Ethel?!-
-In carne e protesi templex! C’est moi- Sorride, come sadicamente cosciente che solo il sottoscritto comprenderà le ultime sillabe. Ma Cobalto non sembra curarsene, apparentemente disturbato e distratto da qualcosa che gli impedisce anche solo di continuare a sfottermi.
-Stai meglio?- Chiedo, notando lo strano apparecchio mobile, una sorta di monopattino d’appoggio, che le consente di spostarsi senza sforzare troppo gli arti ancora rigidi. Mi guardo attorno, mi trovo nello stesso stanzone/infermeria in cui Ethel è stata messa in incubazione dopo il black-out. La parola scivola aspra sulla punta della mia lingua, improvvisamente comprendo.
-C’è stato un altro Black-out!- Esclamo.
-Sembrerebbe…- la giovane punta gli occhi celesti su Cobalto, come aspettandosi manforte.Non ottenendola, prosegue: -…Io ero ancora tutta incerottata nel mezzo della mia lampada lunare-
-Fortunatamente! Ti sei già fritta braccia e gambe una volta, mi sembra sufficiente!- Esclama l’Airin dai riccioli turchini, scostandosi con uno scatto improvviso dell’anca dalla parete cui è appoggiato. Cobalto traffica qualche istante con una piccola plancia elettronica infissa nel tavolino a bordo letto. Solo quando il senso di gravità e sospensione ripiomba la mia branda circolare al suolo – e neppure tanto dolcemente – realizzo di aver levitato per tutto questo tempo.
-La poca energia tempo si riflette meglio, c’è un maggiore riverbero a quell’altezza- Spiega Ethel, convinta che io la stia seguendo.
Sono felice di vedere che almeno lei sta meglio, ma ancora non mi capacito di come anche questa volta io sia potuto sopravvivere alla regressione.
-Credo…Di aver battuto la testa- confesso –Quanto è durato il black-out? Chi mi ha portato qui?-
Il mio compagno di stanza sospira rumorosamente, più per esasperazione che per simpatia nei miei confronti.
-Non molto, qualche minuto appena…- Risponde Ethel, intuendo che l’altro non tenterà neanche lo sforzo. Ho la sgradevole sensazione di aver fatto qualche passo indietro con Cobalto, ed il peggio è che non so perché
-Ezra il timorato, ti ha portato qui…Nudo come Coff ti ha fatto, se non per il primordiale body “calipsideo” che vedi lì!-
O forse so il perché, rifletto mestamente, arrossendo a disagio. Dunque è stata la pianta ad avvolgermi. Devo averla urtata cadendo, e quella mi ha infagottato come un bozzolo. Sembra plausibile tutto considerato.
-La Calipside Inverdis- sussurro, chiedendomi solo superficialmente come diavolo io faccia a ricordarmi il nome tecnico
–Oddio, Ezra sarà furioso…Devo avergliela distrutta- realizzo poi, sinceramente dispiaciuto. Mi piaceva quella pianta, e mi ha pure protetto.
-Tsc, figuriamoci, è pieno di cazzatine simili!- Butta lì Cobalto, acido.
In un doppio ordine, passi strisciano, appena più sordi, a poca distanza. Volto il capo e scorgo Coiland. Non appena Cobalto intravede anche il mio tecnico applicato, gira sui tacci e se ne va. Passandogli – le? – a fianco mi pare di cogliere una frase tipo: -Ti evito la solita scenata da fondamentalista coffiano, piccolo, fulgido, mezz’Airin…-
Senza esserne del tutto certo, deglutisco, dispiaciuto ed attonito mio malgrado, per il Dumesh e, allo stesso tempo, furente con il terrorista Azurro – come d’ora in poi penso chiamerò Cobalto -, non tanto per la cafoneria e le frecciate razziste, quanto perché ancora non sono riuscito a venire a capo di quel che è successo tra questi due per fare sì che si odino così tanto. Con Wyatt – penso, ricordando il discorso fatto da Keri – è una questione morale. Non penso, però, che Ezra sia biasimato per la sua etica, né per il fattore religioso. Con tutte le volte che ha nominato, anche offensivamente, il suo dio, mi stupisco che Coff non gli abbia ancora molto elegantemente cagato in testa – vista l’ambigua genesi che è toccata all’Hands.
-Si schiudono con una sola goccia d’acqua e reagiscono all’energia tempo- Spiega Ezra con voce, devo dargliene atto – solo poco più strozzata del normale. Noto però come l’occhio sinistro, solitamente vivo e presente, sia ora distante e lucido. Il destro, invece, ci osserva per conto suo con interesse clinico.
Cornie Coiland annuisce vigorosamente, condividendo la stessa, smodata passione botanica tipica dei Dumesh. Eppure Ezra non sembrava così interessato a piante e fiori, essendo il suo stanzino decorato dai soli refusi agonizzanti della serra vetrata dell’Organizzazione.
-Forse, effettivamente, avrei potuto evitare di farne uso- osserva poi il mio tecnico applicato, visibilmente sulle spine, - E tu, fiorellino, avresti potuto accontentarti di un angolino libero come spogliatoio – Con la coda dell’occhio noto e saluto con un cenno del capo Ethel, che si allontana garbatamente ad un ordine di Coiland.
-Sono anni che faccio di questi prelievi, e non ho mai seviziato nessuno, sai?- Continua Ezra, lasciato libero di sfogare la tensione. Poi, però, ad un’occhiata penetrante dell’iride color giallo sporco, il Direttore fa capire al collega più giovane che è ora di passare alle cose serie. E di punto in bianco Ezra soffoca il mare di inutili sciocchezze e si irrigidisce in una posa tesa, la cartelletta elettronica stretta in grembo come un figlio disubbidiente e lo sguardo concentrato di chi ha seguito un copione fino a questo momento, ed è in attesa della prossima battuta.
Preoccupato, mi puntello con le braccia appena sotto il cuscino, avvertendo la tensione dolorosa dei muscoli, ma la ignoro per il bene della conoscenza:
-Sono state molte le regressioni?- Domando, certo in cuor mio dell’avvilente risposta. Coiland sospira, ed incrocia le mani dietro la schiena con aria grave. Compie poi un passo avanti, invitando con un gesto l’altro Dumesh a parlare, mentre un tocco quasi impercettibile delle sue lunghe dita guantate sulla plancia comandi sopraelevata consente l’isolamento tramite pannelli templex del mio cubicolo rispetto al resto della stanza. Ogni suono viene risucchiato oltre le pareti protettive, talmente sottili da sembrare inesistenti. Solo dei segnetti rossi traslucidi posti ad ognuno dei quattro angoli allerta i passanti della presenza di una barriera vetrata, pulsando fievolmente.
Rivolgo allora lo sguardo in direzione del Dumesh dai capelli ambrati, cercando di sondare l’espressione sul suo viso a metà tra quello che sembra un misurato cordoglio, e il desiderio impellente di illustrare saccentemente quanto scoperto.
-La Calipside Inverdis è una delle piante più antiche ed affascinanti inscritte nella vasta tutto-sfera…- Aggrotto la fronte, chiedendomi esasperato che cosa c’entra tutto questo con la mia domanda. Sto per esplicitare le mie molte riserve a proposito, quando Ezra, insensibilmente cocciuto, riprende:
-…Sopravvive nel più completo stato vegetativo e può durare secoli senza neppure una goccia d’acqua …-
-Una specie di letargo- interviene Coiland pratico. Annuisco rapido, poi torno a seguire le parole di Ezra: -Si nutre comunemente d’energia solare, ma una volta esportata in un luogo come l’Hands, con un sistema astrale ambi-lunare, abbiamo notato un straordinario processo di crono-adattamento che le permette di germogliare anche a contatto con il tempo puro in circolo su questa parte del territorio–
Coiland si inserisce, chiedendo silenziosamente la parola al sottoposto: -All’inizio si è parlato anche dell’eventualità di usare la Calipside per raccogliere e riciclare energia-tempo.-
-Una sorta di dissanguamento…Voglio dire, il tipo di raccolta che sta compiendo Mex?- Mi informo, correggendo precipitosamente il termine più volte usato da Cobalto, inesorabilmente assimilato assieme ad una buona percentuale dello slang di qui.
Coiland scuote paziente il capo, ma prosegue ugualmente sul filo del discorso, senza deviare neppure per un chiarimento:
-Ma ci siamo resi conto, dopo uno o due cicli sperimentali, che la pianta era inidonea all’uso-
La parola torna ad Ezra, cedutagli – le?- con un’occhiata eloquente del Direttore che sembra riconoscere ed accettare la larga parte di coinvolgimento tecnico del Dumesh più giovane:
-La Calepside Inverdis non ricicla energia-tempo: l’assorbe e basta, creando, se non monitorata, dei vuoti che possono essere ancora più dannosi dei black-out. Con il generatore fermo e le già esegue scorte d’energia, un’intera piantagione “calipsidea” rischia di causare il collasso definitivo dell’atmosfera, togliendo l’aria e il nerbo vitale indispensabile sia per la terra che per i suoi abitanti.-
Impressionato dal panorama che la spiegazione è riuscita, nonostante tutto, a creare nel mio già suggestionabile immaginario, deglutisco, sentendo i polsi tremare sotto la pressione del mio corpo semi-sollevato.
-A lungo andare- dice Coiland con occhio immobile, e postura rigida –Gli Airin e gli abitanti di Crom avrebbero accusato l’assottigliarsi energetico, nonostante le scorte personali. Il loro complesso sistema temporale si sarebbe potuto trasformare in una schiavitù ancora più pesante di quella che è ora.-
-Per non parlare dei non-Airin!- Esclama Ezra, rovinando, nel mordicchiarlo, lo smalto scuro accuratamente allungato su tutte le unghie.
Un po’ stordito e non troppo sicuro di aver capito bene, mi volto proprio verso di lui – lei?- e con un pizzico d’indignato senno di poi, domando:
-Perché l’hai usata, allora? Perché l’hai fatta schiudere, prima, durante il prelievo?!- Ezra mi rivolge un’occhiata di colpo più serena e sorridendo con un’ombra di biasimo risponde:
-Una piantagione, Zach…Si stava parlando di una piantagione. Sono ancora pienamente in grado di gestire una Calipside alla volta…Il mio segno, per grazia di Coff, mi permette di…-
Ma Coiland lo zittisce con una piega infinitamente provata sul volto già logorato. L’occhio ferito, o comunque fasciato, sembra di tanto in tanto procurargli fastidio, ma ogni volta che porta una mano nei pressi della garza ingiallita, sembra cambiare idea ad un ordine silenziosamente auto-imposto dalla sua coscienza, e lascia cadere l’intento. Qualunque cosa ne sia stata la causa, ora non deve essere semplice. E poi torno a valutare la possibilità che la sua fasciatura, e le sue mani sempre guantate, abbiano qualcosa a che fare con il suo segno, di cui – prendo nota mentalmente – devo chiedere qualcosa ad Ezra o a Cobalto il prima possibile.
-Come Ezra ti avrà accennato, esistono fruitori passivi del tempo. Il suo essere nato in tal segno, lo include in tale categoria così come…Beh, Coff gestiva il tutto, e quindi anche il fluire dei secondi e delle ore. Per individui simili è più semplice muoversi tra le pieghe di un mondo come questo.- Inizia Coiland, affaticato.
-Esattamente!- S’inserisce l’altro, strizzandomi l’occhio destro con rinnovato orgoglio –Una sola Calipside è facilmente gestibile e nel caso di prelievi è un pratico tampone naturale che assorbe i residui vaganti del tempo raccolto, caso mai il processo fosse soggetto a sbavature.- Molto più a suo agio nella sua solita veste supponente, Ezra osserva dispiaciuto lo smalto slaccato poco prima e lucida la sommità dell’unghia come intento in una manicure virtuale.
Distratto, occhieggio la cartelletta che ancora regge sotto braccio. È tutto molto affascinante, ma ora vorrei conoscere i risultati dell’esame del tempo!
-Che cosa avete scoperto?- Chiedo quindi a bruciapelo, riacquistando l’attenzione di Coiland. Sembra veramente poco in salute, ma non si muove di un centimetro, forse messo alle strette di fronte alla situazione creatasi. Sono già troppi i black-out cui sono sopravvissuto, non può fare finta di niente, come – ormai è chiaro – non posso fare neppure io. Se loro sanno, o hanno capito qualcosa, hanno il dovere di dirmelo! È della mia vita che si sta parlando, cazzo!
Ad un breve e distaccato assenso del direttore, Ezra si avvicina, scorrendo con le dita le varie sezioni del dossier a video.
-La buona notizia è che per qualche strano motivo si è creata una concentrazione tale d’energia che, ad inizio black-out, è stata in grado di colmare il vuoto lasciato dal calo di tempo, proteggendo così l’Organizzazione e le aree limitrofe da effetti collaterali- Confida il Dumesh, senza staccare gli occhi dal suo schedario tecnologico.
Annuisco, sospirando sollevato all’idea che non ci siano stati nuovi Ripetenti, poi però torno a concentrarmi ed incalzo:
-E la cattiva?-
Scruto per un istante Coiland, in cerca di supporto e rassicurazione, ma non ne ricevo. Il Dumesh mi guarda con occhio estremamente vigile, quasi trepidante nell’attesa di quella che pensa sarà la mia prossima reazione alle parole di Ezra. Il tecnico spulcia con evidente malanimo i fogli elettronici, scuotendo impercettibilmente il capo. Fa poi schioccare la lingua, sollevando uno sguardo profondamente inaridito sui presenti:
-La cattiva è, Zach, che quel vuoto si è verificato nel preciso istante in cui ho prelevato il campione tempo da te-
Confuso, fisso le pieghe del lenzuolo incorniciarmi le gambe. Alzo la testa:
-Che cosa significa?-
Ezra scambia una rapida occhiata con Coiland, poi si avvicina:
-Non capisci? Non hai spettro, e sfuggi al corso naturale del tempo…L’energia prelevata, Zach…- Ed il tono passa dall’avvilito, all’emozionato, -…È tempo puro-
Scuoto il capo, un infimo groppo in gola. Non ne posso più! Lasciatemi tornare a casa, urla il mio subconscio sull’orlo delle lacrime.
-Sul piano temporale, è come se tu non esistessi affatto!- Ecco il colpo di grazia!
–Non rilevando energia nel tuo organismo, nonostante il digiuno cui ti sei sottoposto, il mio segno si è limitato a raccogliere il tempo puro che ancora permea Crom e l’atmosfera dopo L’IB-
Esausto, faccio disperato affidamento in Coiland, interrogandolo, a corto di parole, con lo sguardo lucido. Sento la testa pesante, il battito accelerato, ma il Dumesh non parla, non mi rassicura pacatamente e razionalmente come vorrei. Che cosa vuole questa gente da me? Che cosa credono che io sia, allora, se non esisto sul loro fottutissimo piano temporale?! Agitato e debole, mi accorgo solo superficialmente del ronzare e dello sfarfallare rapido del piccolo neon circolare affissosopra le nostre teste, privo di filtri. Coiland ed Ezra, invece, sembrano prestarvi maggiore attenzione, e poi il Direttore mi si avvicina solerte, posando una mano vellutata nel guanto bianco, sulla mia fronte:
-Tutto fa pensare che tu sia un fruitore passivo del tempo, Zach, come Ezra, sebbene in maniera molto diversa, e…Beh, scoprirai che non sei il solo-
-Non ti agitare- interviene il tecnico, un po’ impietosito dalla mia reazione. Sorride, contenendo a stento l’entusiasmo per la scoperta, mentre Coiland continua accomodante:
-Riposati ancora un po’, ora. Sono sicuro ci sia una spiegazione logica al black-out di oggi-
Annuisco, sentendo per la prima volta il bisogno d’aria, aria! Gridano i miei polmoni. Mezzo balbettando, domando: -Ma non pensate che sia io a creare i black-out, vero? Questa mia assenza sul piano temporale…il vuoto…?-
-No, non credo sia possibile. Fortunatamente il tutto si è concluso in pochi minuti e senza Ripetenti. Tirato un sospiro di sollievo…- e non mi sfugge l’occhiata di fiacco rimprovero indirizzata ad Ezra
-…C’è ora da chiedersi che cosa ha fatto sì che si condensasse così tanta forza da bloccare il black-out e ripristinare il flusso energetico-
-E la mia crisi? Perché allora mi sono sentito male?- Butto ancora lì, un po’ più controllato di qualche istante fa. Pare che il mio coinvolgimento in questo strano fenomeno si limiti all’assenza di una scorta personale di energia che il mio organismo, mancando di spettro temporale, colma attingendo direttamente – ed inconsciamente – dal tempo puro creato dal generatore ed ancora in circolo nonostante l’Inverso Baleno. Era dunque quello il fuoco bianco filtrato dalle mie mani nel rianimare Ethel? Se sì, come posso gestirlo se non so neppure come il mio corpo faccia a procurarselo? Non sono mai effettivamente stato interpellato dal mio organismo, a proposito. È un po’ come aprire gli occhi un bel giorno, e rendersi amaramente conto che probabilmente le pesanti lezioni di anatomia, ormai andate per sempre, servivano ad altro più che a scambiare volgari caricature dei professori in topless con i mie amici!
Coiland fa un cenno all’impaziente Dumesh al suo fianco, che, camminando spedito, si accinge a lasciarci soli, ricordandosi per un soffio delle pareti isolanti. Quando, scostata una minima porzione della lastra, Coiland la richiude alle spalle di Ezra, il silenzio torna a riempire la mia stanzetta improvvisata. Mi chiedo se i medici ed i tecnici là fuori riescano a vederci oltre il templex, o se funga anche da schermante visivo?
-Perché sono svenuto?- Ripeto, schivando lo sguardo di Coiland, concentrato invece sulla parete a specchio di fronte a me.
-Hai accumulato diverso stress, Zachary, e la responsabilità è soprattutto mia- Reclina appena il capo, ma torna poi subito a fissarmi con portamento tanto elegante, quanto alieno nel suo aspetto mal assortito ed i capelli di due colori diversi. Volto quietamente la testa, puntando un dito verso il Dumesh con mossa meno decisa di quanto vorrei:
-Lei lo sapeva…Sapeva questa cosa del fruitore passivo!- Coiland ricambia l’occhiata, serenamente partecipe.
-È per questo che non mi ha lasciato tornare a casa!- Realizzo, risentito.
-Ti sbaglia, Zachary…-
Scuoto il capo, irosamente incaponito sulla mia posizione.
-…Sei libero di tornare a casa quando più ti aggrada. Io mi sono attenuto al galateo e, semplicemente, non ti ho cacciato come, invece, il buon senso e la situazione imporrebbero-
Cerco di sondare il suo volto, alla ricerca di un cavillo cui appigliarmi, ma non ne trovo. La curiosità mi ha spinto a restare, e quella mia solita arrendevolezza a causa della quale, se intuisco che una cosa è potenzialmente complicata, lunga e faticosa, mi limito a schivarla, fingendo che ignorarla sia la soluzione.
-Questo è tutto, Zachary. Riposati ancora un po’, un medico è già a tua disposizione. Ti basterà sfiorare l’applicazione a bordo lettino e sarà subito da te-
Annuisco, tutto d’un colpo depresso. Mi giro su un fianco, dando la schiena al mio interlocutore. Sarà maleducazione, ma non ho proprio voglia di sentire altro oggi.
Un fruscio intelleggibile, suggerisce che Coiland sta lasciando la stanza. Prima di andare, aggiunge ancora: -Ti ho detto che avresti dovuto fare una scelta, Zach…Penso che questo sia quasi il momento. Ad ogni modo, ne parleremo domani.-
Se ne va, lasciandomi solo a rosolare nel mio sconforto e nelle mie ansie. Mi sento male, non tanto per gli ultimi sviluppi, quanto per la sgradevole ed insinuante impressione di essere stato fregato, irrimediabilmente, subdolamente fregato!
Tengo gli occhi ben aperti: ho paura a chiuderli. Ho paura di svegliarmi e di scoprire che è tutto vero.
Refusi del vuoto by Amelie
Author's Notes:
E al grido di “La vita è semplice, complicala!” ecco a voi l’ultimo prodotto della mia mente malata! Capitolo di rimugino effettivo – gli altri erano di “azione”, ah, ah, ah ;-P -, vi troverete anche una o due notizziuole di un certo interesse.
Fatemi sapere, se è troppo pesante.
Bye!
Capitolo 14
- REFUSI DEL VUOTO-



Poche ore più tardi, in un orario presumibilmente compreso tra le quattro e le cinque del pomeriggio, mi rivesto e, ringraziato il medico che Coiland mi ha messo a disposizione, lascio l’infermeria. Non che ne avessi effettivo bisogno: l’unico ferito pare essere il mio orgoglio. Chi l’avrebbe mai detto che mi sarebbe dispiaciuto perdere un po’ del mio noioso aspetto comune! Speravo, tuttavia in un superpotere, non nella capacità di diventare ancora più sciatto ed invisibile in un contesto dove sono già considerato spazzatura esotica!
Fruitore passivo, provo a ripetere. Fruitore pas-si-vo…, il tempo mi fa un baffo ed io riesco a controllarlo! Si fa per dire, perché non ho proprio idea di come attingere all’energia satellite del generatore, eppure durante il primo vuoto temporale all’Organizzazione ci ho salvato Ethel con quell’energia! E poi penso ai black-out, a come io non abbia reale bisogno di tempo per sopravvivere nel quotidiano, ma ne senta la mancanza nei momenti di calo.
Penso a tutte queste cose e mi sale il mal di testa. Non ho potuto nemmeno riposare il cervello. Forse il corpo anche se ovviamente non c’è speranza che io riesca a dormire, ma questa volta sento che ci sono andato veramente vicino, e non scordiamo che un mezzo pisolo l’avevo fatto quando avrei dovuto tenermi sveglio e a digiuno di pensieri, parole, sogni e quant’altro per il prelievo tempo.
Quando sono a metà strada, diretto allo studio del direttore, Ezra mi intercetta prendendomi alle spalle con passo felpato e guardo assorto sulla proiezione temporale del se stesso del pre-black-out. Noto con un certo, nauseante scompenso fisico che ci sono anche io. Beata ignoranza! Ancora non sapevo che cosa mi attendeva oltre quella porta: non avrei dovuto aprirla.
Abbozzo un mezzo, fiacco sogghigno che subito muore a fior di labbra quando il Dumesh torna al presente: -Dove stai andando, Zach?-
-Da Coiland- rispondo tenendomi sulla difensiva. Forse Ezra non se lo merita, ma al momento ce l’ho sù con un discreto numero di persone - tra le quali i miei genitori che non hanno saputo porre un veto sufficientemente saldo a questa mia sciocca idea del viaggio all’estero compiuti diciotto anni! -
-Coiland non c’è- dichiara sbrigativo il Dumesh, ma subito dopo sembra rivalutare la risposta:
-A dire il vero non ci sono neanche io-
Mi fermo e lo – la? - guardo con occhi vitrei senza capire.
-Di testa di sicuro- mugugno a denti stretti.
A che razza di gioco stanno giocando? Pensano veramente che io sia così cretino? Credono sul serio che non mi renda conto che il loro fare simpatico/carino/strambo è tutta una posa per tenermi buono? Lancio un’occhiata ricca di veleno e malcelata disperazione al Dumesh, impegnato a raccogliersi i capelli chiari in una sorta di chignon che poi appunta con una matita.
Scuoto il capo, deciso ad ignorarla, nonostante la sua voce, più bassa di diverse ottave rispetto al solito, continui a blaterare cose nelle mie orecchie e nella mia testa. Dio mio, arriverò al punto che inizierò a sentire voci anche di notte!
-Quanto successo, il black-out intendo, ha avuto riscontri particolarmente rilevanti. Il Direttore ha voluto recarsi ai Cronolab…-
Bla, bla, bla…Canticchia il mio subconscio, mosso a compassione dall’ormai allenato istinto di conservazione.
-…In più c’è un certo…- Forse dovrei prestare attenzione. Forse dovrei essere un po’ meno sfacciato, ma non ci riesco. Ora come ora, non ci riesco proprio! -…Qualcosa di grande importanza che…tu…noi…- Non possono sbattermi in faccia le loro stramaledette scoperte e poi fingere che nulla sia cambiato. Cosa significa realmente la definizione “fruitore passivo del tempo”? Cosa comporta l’essere fuori dal piano del reale? Che cosa, almeno, in questo contesto?
-…Che ovviamente non posso…ma…pazienza…- Non riesco proprio a mettere insieme i concetti e a ricavarne una spiegazione pseudo scientifica!
-…Questo progetto…E quindi stai parlando con la mia proiezione temporale diretta, con forse solo qualche secondo di differita sul suono, dato lo scarto tra passato e presente-
Sento le ultime parole fare distintamente breccia nella mia mente e torno a prestare attenzione, quasi ipnotizzato dall’effettivo ritardo della voce femminile sulle labbra divise trasversalmente come da una cicatrice trasparente molto antiestetica.
-Cosa significa essere un fruitore passivo? Che cosa fate in quelle stanze nel passato? E che cos’è quella luna artificiale? In che cosa io sono diverso dagli altri?- Sento le domande fluire e lasciare il trampolino della mia lingua infine prive di freni inibitori. Potrei scoppiare, ne sono certo, se non le butto fuori ora, tutte!
-In che cosa sono diverso da te?-
Ezra solleva le lenti azzurrate dagli occhi come colpita o impressionata – o?-, mordicchia una delle due stanghette porpora con distaccata noncuranza. Serrando i denti sbiancati in quello che non è del tutto un sorriso, risponde:
-Tanto per cominciare non sei un doppio…- Mi blocca con uno sguardo veemente, in previsione delle mie proteste, -…E poi fai un’infinità di domande senza esserti neppure preso il disturbo di ascoltare ciò che avevo da dirti, Coff e le sue tremanti mani sulle orecchie!-
Sulla proiezione del suo volto alberga una smorfia sofferente che, non so se sia per la trasmissione disturbata, tremola nell’aria distorcendo i suoi lineamenti fini e tutto sommato gentili. Seccato, più che dispiaciuto, mi volto e salgo con passo pesante le due rampe di scale che mi separano dal piano terra. Alle mie spalle, poco più che un refuso dello sfogo appena conclusosi, aleggia ancora un
-Coff!- ricco di sopportazione.
Dopo Cobalto, non vorrei essere un altro tra quelli che lo disprezzano e lo prendono a parole come se si riducesse tutto ad un facile passatempo. Ha ragione a biasimare la mia arrogante indifferenza! Se solo riuscissi a farle – gli?- capire quanto effettivamente tutta questa situazione mi destabilizzi!
-Immagino che fin quando il Direttore non sarà tornato, non c’è alcuna speranza che anche io venga messo a parte di tutti questi simpatici ed intriganti particolari della miavita, vero?- Tento ancora, suscitando l’ennesima occhiata indulgente da parte della proiezione tempo di Ezra. Che diavolo le faccio a fare certe domande?!
Nel frattempo ho raggiunto il punto ristoro all’ingresso. Mi dirigo deciso verso l’ala Est, la solita, e subito noto come le molte paia d’occhi presenti nella stanza si voltino al mio passaggio, senza il più fiacco tentativo di nascondere la curiosità e lo scherno. Forse la notizia del mio imbarazzante svenimento – con tanto di perizoma calipsideo – è già materia di grasse risate on-line.
Lancio un’occhiata d’apatico rimprovero in direzione di Ezra, ma il Dumesh sembra più interessato a qualcosa nel suo tempo di trasmissione.
Seduto al bancone a fondo locale noto Cobalto, e non è solo. Chiacchiera, sospettosamente affiatato, con Cadmon mentre sorseggia della menta schiumosa in una tazzina da caffè. Scontento e, in un certo qual modo, tradito dal suo comportamento, mi accoccolo sul divano di fronte al televisore, ignorando le risatine ed i commenti a mezza voce.
-Non farci caso, Zach, sono solo pregiudizi ed invidia. Passano con il tempo- Mi rabbonisce allora Ezra, riappropriandosi della sua solita leggerezza d’animo e dell’autocontrollo Dumesh. La – lo? – osservo mentre simula dei movimenti a mezz’aria, come stesse digitando su una tastiera immaginaria. Poi solleva appena lo sguardo, su cosa non so, ma sicuramente non sullo schermo ultrapiatto di fronte a noi, come invece tutto lascerebbe intendere.
Ripenso quindi al mio viaggio ed ai primi giorni trascorsi qui all’Organizzazione e mi sfugge un mezzo sbuffo: anche Keri, nonostante mi guardasse - e continui a guardarmi - come un biologo contemplerebbe una viscida, nuova specie di iguana, all’inizio mi disse una cosa simile. Ora non fa neppure più lo sforzo di mostrarsi educata ed incuriosita. Un pizzico più sereno, mi accomodo meglio, appoggiando anche la schiena alla poltrona.
-Questa l’ho già sentita- butto lì, desideroso di riallacciare un dialogo amichevole. Il Dumesh ghigna sotto i baffi, grattandosi rapidamente la punta del nasino lentigginoso solo sul lato sinistro.
Un Airin, seduto a terra di fronte allo schermo, si china in avanti facendo ondeggiare una lunga coda di capelli argentati. Sfiora con un dito la cornice dell’apparecchio digitale alzando così il volume. Quando si volta, c’è rimprovero nei suoi occhi grigi e solo una scintilla d’umanità. Mi ritaglio un istante per abituarmi al personaggio, in caso dovesse fulminarmi di nuovo con quel suo sguardo semi-trasparente, ma poi la mia attenzione viene catturata dalla nota discordante nella calda e solitamente pacata voce del giornalista:
-Il generatore si è mosso! La conferma è arrivata dopo l’accertamento portato a termine nel primo pomeriggio dai crono-operatori Mex…-
Il brusio del bar sembra smorzarsi tutto d’un colpo. Qualcuno dalle retrovie ingiunge di alzare ulteriormente il volume. Qualcun altro riprende il vicino che sta ancora blaterando a mezza voce, mentre l’Airin dai capelli argentati aggiunge una tacca sonora con una lieve pressione dell’indice sullo schermo.
-…Le lancette sono ora puntate sulle 12 precise, con forse un leggero scarto dei secondi…Ma, dichiara il tecnico intervistato: “Indubbiamente si è trattato di uno slittamento, ed in senso orario, come non era più successo dall’Inverso Baleno”. Lo strano fenomeno…- Ma, a questo punto, tutti - tecnici, apprendisti e personale - sono impegnati a commentare la notizia che, per quanto io sia estraneo ai fatti, sembra straordinaria anche al sottoscritto.
-Coff lo sbadato, c’era qualcosa che volevo dire…- Ezra alza il capo olografico portandosi due dita alle tempie, che poi tamburella contrariato, riacquisendo nella riflessione un po’ delle increspature facciali maschili. Lo ascolto con aspettativa.
-Ah, ecco!- Ricorda, tornando repentinamente a gestire altro che lo tiene occupato nella sua stanza nel passato.
-Non abbiamo prove a riguardo, e a dire il vero lo trovo molto improbabile, ma parrebbe, dalle prime osservazioni, che la carica accumulatasi, quella che ha tappato il buco causato dal prelievo e ha portato a questo…- Fa un vago cenno, troppo laterale rispetto lo schermo, ma è evidente che si sta riferendo alla temporanea riattivazione del generatore,
-…Sia frutto di una manipolazione attiva o passiva del tempo-
Mi volto con occhi sbarrati, e labbra contratte:
-Passiva come una crisi?- Esclamo, meritandomi un’occhiataccia perlacea dall’Airin di fronte a me. Per quanto Coiland mi abbia smentito, non sono del tutto convinto di non c’entrare niente con gli improvvisi cali temporali. In fondo, ogni qual volta si verificano, finisco per risentirne - anche se superficialmente - e subito dopo ho come l’impressione di aver scollegato per qualche minuto la spina del mio corpo rispetto a questa realtà. Come se, effettivamente, sparissi dal piano di Crom. Che diavolo può voler dire? Per quanto mi sforzi di comprendere non riesco a venirne a capo.
I black-out vissuti e scansati ormai sono quattro, ma questo…Quest’ultimo è diverso. Intanto, checché ne dica Coiland, non posso fare a meno di pensare a come tutto - il prelievo, il vuoto temporale, la mia crisi - combaci alla perfezione.
-O attiva- sottolinea con una certa nota vibrante –Come può essere una carica diretta di quelle utilizzate in principio nella gestione del generatore- Apro la bocca, interdetto, ma non ha ancora finito: -Per ovvi motivi, non è possibile che il grande orologio si sia rimesso in moto da solo. È una macchina, non un’entità che vive e respira come le creature terrestri! Non c’è sufficiente tempo in circolo e temo che raccoglierlo significhi causare ulteriori danni. Vedi il brillante prosciugamento incentivante offerto da Mex! Non si è ancora vista una stilla di quest’energia lasciare i container nascosti della Cronohands!-
-Non può essere che passiva, allora!- Sondo il suo sguardo, puntato sulla console virtuale affissa nel suo tempo di trasmissione. Non commenta, allora rincaro: -Come una crisi!-
Sbuffa, sollevando impercettibilmente gli occhi al cielo: -Ma per Coff e il suo piccolo atomo opaco, esistono dei programmi – ormai fuori commercio e considerati illegali – che funzionano un po’ come generatori in miniatura…-
-Dei virus?-
-Programmi- Ribadisce restando sul vago, poi, abbassando un po’ la voce: -Non posso affermarlo con certezza, ma sarebbe da sciocchi escludere una possibilità simile. I divieti, in fondo, esistono per essere infranti. Sai che complesso d’onnipotenza ne viene fuori?!-
Posso immaginare: cazzo, voglio dire…Le lancette del generatore, impalate sulle 11:55 dal giorno del giro antiorario a vuoto – dall’IB insomma -, si sono mosse di ben cinque minuti! Effettivamente un bel colpo. Ma ancora non ne sono del tutto certo. Non capisco, non riesco a capire. Forse Coiland non vuole allarmarmi. Forse, invece, mi sto fasciando la testa per niente. Dio, Zach, che fottuta prima donna che sei!
Azzardo un’occhiata in direzione di Cobalto, ancora arrampicato sul suo sgabello presso il bancone, e abbasso gli occhi come scottato nel trovare risposta al mio sguardo. No, basta con le paranoie! Basta con i se ed i ma! E tuttavia si cerchi di capirmi: Coiland si è detto intenzionato a parlare dell’accaduto e poi è sparito, apparentemente più interessato alla sua misteriosa luna artificiale che ai danni causati dall’Inverso Baleno. Quasi fosse il momento più adatto dopo un mese di attesa e studi.
-Ezra…- Inizio, riflettendo sui possibili collegamenti tra i black-out e l’astro in templex cui stanno così solertemente lavorando. Ma le ragazze sedute di fianco a me, due sorelle Glass, sospetto, data la sorprendente somiglianza nonostante l’apparente decina d’anni di differenza, impongono nuovamente il silenzio, portandosi un dito sulle labbra all’unisono. Sposto uno sguardo stanco sul televisore, e un inviato a Prati Verdi con tono rapido, ma provato, di chi ha dovuto lottare con unghie e denti per collegarsi in anteprima e alla fine non ce l’ha fatta riprende: -…Ed è ancora giallo sulla sparizione del Ripetente uscito oggi dal coma…-
-Cosa?!- Esclama Ezra al mio fianco, facendomi prendere un colpo. Sembra finalmente aver ripreso la sua forma fisica, lo sguardo verde luccicante di sbigottimento.
-Shhhh- Lo rimprovera il solito Airin dai capelli argento, senza neppure guardarlo. Mi chino in avanti, appoggiando i gomiti sulle gambe, e osservo con maggiore attenzione la piccola foto appuntata a bordo schermo.
-L’Airin, un giovane di appena 25 anni, è stato trovato in evidente stato confusionale intorno alle 10:20 di questa mattina al Memorial di Prati Verdi, in mezzo alle altre vittime dell’IB. Accertato il suo precedente stato di blocco, è stato subito condotto presso i laboratori Cronohands per gli esami e gli accertamenti richiesti…-
Sondo i particolari, il volto magro, gli occhi grigio petrolio, i lunghi capelli azzurro denso tenuti insieme da un nastro improvvisato, due ciuffi più scuri ondeggianti ai lati del viso, le fonde occhiaie violacee e la barba mal rasata. Sussulto quando qualcuno cambia canale. Un secondo giornalista si sgola per sovrastare il sordo parlottio degli altri inviati sul posto:
-…E’ caccia all’Airin dopo l’inaspettata e misteriosa scomparsa del Ripetente uscito oggi dal coma…Indiscrezioni confermerebbero che…- E ad ogni nuovo cambio di canale è un cronista diverso a riportare – a reti unificate – sempre la stessa notizia:
-…Durante il trasferimento l’Airin avrebbe opposto resistenza contro gli addetti Cronohand che…- Un esclamazione d’approvazione, ed applausi sparsi, si solleva nel locale, richiamando Airin dal corridoio e dalle stanze attigue. L’odio nei confronti di Mex è diffuso, molto più di quanto avessi immaginato.
-…Avrebbe dunque fatto perdere le sue tracce e…-
-…Il soggetto è in pieno stato di shock…La sua foto in sovrimpressione… È richiesta la massima collaborazione...
-
-Come no!- Grida qualcuno alle mie spalle. Sbircio ancora la reazione di Cobalto, che ride, cinico, completamente preso dalla notizia.
-…E’ stata aperta un’inchiesta sul fuggiasco…-
-Il senzatetto…-

Forse il sovraccarico d’energia ha rianimato questo Ripetente, così come ha riattivato per cinque minuti buoni il generatore.
- Pervinca Bloom…-
Sbarro gli occhi, senza fiato. Mi alzo in piedi, scostando bruscamente gli Airin accalcati di fronte al video. Senza saper bene cosa dire, fare e pensare, indico la foto ancora una volta proiettata nell’angolo superiore destro boccheggiando sorpreso. Qualcuno sembra decifrare i miei gesti e, mentre Ezra mi si avvicina preoccupato, una delle due Glass gemelle al mio fianco ingrandisce con un tocco la foto fornita dal telegiornale.
-Pervinca Bloom-, mormoro, mentre qualcun altro si avvicina per capire cosa sta succedendo.
-Lo conosci?-
-L’hai già visto?-
-Chi è?-
-Come ha detto che si chiama?-
Ma prima che riesca anche solo a mettere insieme le lettere necessarie per dare forma ai miei pensieri, Ezra mi strappa dal gruppetto in prima fila, e mi guida verso il corridoio.
-Zach, calmati…Calmati! Che cosa succede?- Mi scuote, riuscendo solo ad aggiungere ansia all’ansia. Come ipnotizzato, lo guardo fisso senza tuttavia riuscire a rispondere, a spiegare, a parlargli di dove e quando ho già visto Pervinca Bloom. Perché io l’ho visto! Me lo ricordo! Sento ancora l’agile incastro del suo nome sulla punta della lingua. Non ho dimenticato l’impressione di sgomento e mancanza d’aria che lo attanagliava mentre i due agenti Cronohand gli prelevavano energia tempo.
-Zach, allora?!-
-Io…- Mormoro, tornando con la mente alla telefonata con Col e all’improvvisa interruzione. Avverto con la coda dell’occhio la presenza di Cobalto appoggiato in posa rigida allo stipite. Il sensore applicato alla porta a scorrimento è bloccato, e mantiene quindi le due ante spalancate. L’Airin sembra accorgersi della cosa e, bruscamente, lascia che l’ingresso vetrato si chiuda, tagliando fuori in un improvviso vuoto il rumoreggiare degli stagisti nel bar.
-Zach?- Chiede con sguardo impassibile, avvicinandosi di un passo.
-Io…Pervinca Bloom…Penso…Penso di averlo sognato- confido alla fine, senza tuttavia riuscire a togliermi il groppo resistentemente ancorato in gola.
Cobalto ed Ezra, per la prima volta da quando li conosco, si scambiano un’occhiata che non posso propriamente definire complice, ma che si avvicina pericolosamente al termine. Insospettito, sondo i loro volti. Da quale dei due è più probabile che arrivi la stronzata?
-Autosuggestione, Zach, probabilmente hai visto il programma-necrologio del giorno che riepilogava i nomi dei Ripetenti…- Conclude pratico Ezra, sorridendo pacificamente, in un certo qual modo sollevato.
Cerco conferma in Cobalto, neppure per un istante persuaso da una scusa così balordamente raffazzonata all’ultimo. Ezra ci sa fare con le parole. Sa come rigirare le chiacchiere in discorsi in apparenza coerenti, ma io ho il vantaggio dell’outsider ed ho imparato a non lasciarmi incantare dai loro trucchetti extra-continentali! Solo il 25, 30% delle loro mosse e frasi è un prodotto esotico da ricondurre alle razze Airin e Dumesh, tutto il resto è pura presa per il culo, non pensino che mi sia sfuggito.
Cobalto fa spallucce, le mani saldamente infilate in tasca e lo sguardo grottescamente impegnato nello sforzo di mostrarsi presente e d’accordo con il Dumesh:
-È come dice il Doppio, certi programmi sono troppo trash per essere guardabili!- Storco il naso: e certe balle sono troppo grosse per essere digerite o anche solo per fingere di digerirle.
-E quando l’avrei guardato questo programma?- Domando, le braccia incrociate in petto, la destra rigidamente tesa verso il mento in posa assorta.
Cobalto, già voltato di spalle e pronto ad abbandonare il campo, torna a voltarsi con sguardo di sfida e smorfia sardonica: -Non so, forse in quelle sei o sette ore che avresti dovuto utilizzare perdendo tempo, Zacharo- e poi, inaspettatamente diretto ad Ezra:
-L’ho visto, sai? Il suo metodo di cazzeggio è ancora da perfezionare…- Finge di rifletterci su –O forse, non gli hai mostrato come si fa, Ezra.- La z e la r scivolano in un impacco sibilante tra i denti di Cobalto il quale, inflitta anche questa volta la sua battutaccia cattiva, non si aspetta di sicuro una replica da parte dallo schermidore avversario, eppure è proprio Ezra, un inedito, glaciale e sicuro Ezra, che lo rimbecca, schierandosi inavvertitamente contro la sua posizione iniziale:
-È necessario che io ti rammenti come i fruitori passivi non abbiano bisogno di perdere tempo per raccogliere energia?- Abbassa gli occhiali azzurrati a ciglio di naso e ammicca impercettibilmente, serrando un po’ di più le labbra in un sorriso soddisfatto: -Non penso- conclude. Poi, come sfinito dallo scontro verbale, precede Cobalto nella plateale uscita di scena.
Evviva la coerenza! È dire che all’inizio pensavo si fossero messi d’accordo per svilire la mia fervida immaginazione. A fare da mediatori nelle liti di questi due si finisce sempre per sentirsi addosso il peso del figlio diviso tra i genitori divorziati.
Ma, fesserie a parte, non mi è piaciuto il giochetto usato da Ezra nello sviare la risposta alla mia precedente domanda riguardo i fruitori passivi del tempo e, nel contempo, per sottolineare come Cobalto dovrebbe essere pratico della questione.
Ripenso all’esitazione del Dumesh di qualche giorno fa nel parlare di Coff e del suo segno del tutto, di come sembrasse voler includere qualcun altro nella stessa – ora come ora affollata – categoria. Stava forse insinuando che gli altri con la mia stessa costituzione temporale si riducono al solo Cobalto? È Cobalto il terzo “senza tempo” oltre a Coff e, a suo modo, Ezra?
Prima di lasciarmi sfuggire anche il secondo contendente, trattengo l’Airin per un gomito:
-Non ho visto quel programma e non si è trattato di autosuggestione, e tu lo sai!- Affermo, più che convinto, ma quando il mio compagno di stanza si volta, liberandosi con gelida veemenza dalla mia presa, sento tutta la mia sicurezza farsi piccola, piccola e rincantucciarsi in un angolino nascosto:
-Tu vaneggi, Zacharo! Parli nel dormiveglia ed hai continue crisi di narcolessia. Dubito che riusciresti a ricordarti così chiaramente una cosa simile dopo un prelievo tempo ed un black-out incrociati, tu che dici?-
Apro la bocca per ribattere, ma la richiudo, ferito dalla bassa logica della sua affermazione. E se fosse stata veramente solo autosuggestione? Non è che ultimamente io brilli per attenzione e ordine a livello mentale. Più volte ho avuto come l’impressione che qualcuno, una voce femminile simile a quella di mia madre, mi chiamasse e poi il vuoto. Il ripetersi costante di quella sgradevole sensazione di smarrimento e vertigine. L’odore di disinfettante, un basso ‘bip’ elettronico ed il corridoio sempre uguale a se stesso. Alzo atterrito il capo sull’Airin dai capelli blu.
-In ogni caso ricordo di averlo sognato, Cobalto. Pervinca Bloom: i Cronohands lo stavano “dissanguando”!-
L’interpellato scuote la testa con fare definitivo, poi, abbozzato un vago saluto, torna dal suo tecnico applicato, Cadmon, lasciandomi qui come un fesso a riflettere su quelle che pensavo di aver etichettato fin da principio come balle fuorvianti.
Ho bisogno di parlare con Cornie Coiland, ho bisogno di fronteggiarlo apertamente. Solo così – una volta scremata la sua versione dall’inevitabile detto/nondetto – potrò scontrarmi apertamente e con sicurezza su questi ed altri punti oscuri con Cobalto ed Ezra. Ora come ora la loro forza persuasiva è troppo stabile contro il mio stupido balbettare confuso!
Mi trascino infinitamente stanco fin in camera e sprofondo volto e capo tra le lenzuola ancora ammonticchiate da questa mattina. Non ci posso credere: non può essere trascorsa solo mezza giornata! Sono bastate veramente solo 13 ore per stravolgere completamente la mia già sufficientemente incasinata esistenza?
Inspiro ed espiro a pieni polmoni, riscaldando il tessuto a contatto con il mio naso, poi mi tiro a sedere. Keri sarà soddisfatta, penso: nonostante come sempre Cobalto mi abbia ingiustamente sfottuto, non mi sono lasciato sfuggire neanche da lontano le molte recriminazioni che invece avrei potuto addurre per i suoi trascorsi da Cronohands. Inizio sinceramente a pensare che alla fin fine l’unica colpa di questo Wyatt Mex – nonché del suo augusto paparino – sia quella di trovarsi nell’emisfero sbagliato del Cobaltomondo. Dei, com’è difficile trattare con quell’Airin!
Mi chiudo un attimo in bagno. Cobalto – come al solito – lascia in giro le sue robe alla facciaccia dell’ordine, ma qui siamo largamente al di sopra degli standard maschili. I resti di dentifricio incrostato e le scie di shampoo colorante nel lavandino disturbano anche me. Butto tutte le sue scatole, scatoline e scatolette in un angolo, osservando incuriosito la sagoma di un occhio su un contenitore cascato inavvertitamente al suolo. Stringo gli occhi, accigliato.
Vuoi vedere che usa anche le lenti a contatto! Penso, inizialmente divertito, ma colpito dalla singolarità della cosa. Se tolgo i capelli – tinti – e gli occhi – sintetici - azzurri dell’Airin, cosa ancora lo rende tale? La carnagione cinerea e il pregiudizio nei confronti delle altre razze? Forse, rifletto, Cobalto è affetto da un invecchiamento precoce. Forse - galoppa la mia fantasia - senza i miracoli dell’estetica tradizionale sarebbe miope e completamente brizzolato tra i suoi bei riccioli turchini.
Esco dallo stanzino, dopo aver giudiziosamente tirato l’acqua. Mi fermo un istante in mezzo alla stanza. Che ore saranno?
Pervinca Bloom.
Forse le 18:30, forse già le sette.
Pervinca Bloom.
Devo veramente rassegnarmi ad aspettare Coiland domani?
Pervinca Bloom, dopo la terza volta che l’omino insediato nel mio cervello ripete subliminarmente il nome dell’ex-ripetente, decido che è arrivato il momento di fare a modo mio e di iniziare cercare, partendo dal fulcro della faccenda: le origini di Crom.
Mi accosto al computer, disincantando la schermata di stand-by. Sulle prime disattento, torno quasi subito in me nel notare quello che inizialmente sembra il solito processo di verifica e recupero dati dopo una disconnessione scorretta. Sicuramente, valuto, il black-out a spento il pc. Poi però mi ritrovo a scorrere annoiato le poche righe che si ripetono nella sequenza di codici. C’è scritto “aggiornamento completato, visualizzare rapporto ora?” in worldword elementare. Incuriosito, clicco sulla finestrella di ok e aspetto, mentre il computer carica diversi file di testo completati nell’usuale carattere squadrato ed impersonale.
Il mio sguardo cade inevitabilmente su una decina di linee gemelle per contenuto e numero di parole impiegate, salvo per una:


Completamento fase 1- Prati Verdi – Processata_esito - fallito
Completamento fase 1- Cronolab – Processata_esito – fallito
Completamento fase 1- Templ-M-Cor – Processata_esito – fallito
Completamento fase 1- CromArchiv – Processata_esito – fallito
Completamento fase 1- Modo-mex – Processata_esito – fallito
Completamento fase 1- Cronohands – Processata_esito – fallito
Completamento fase 1- Organizzazione – Processata_esito – 100%completato

Mi appoggio con uno sbuffo allo schienale della sedia girevole, le dita nervosamente intrecciate tra me e lo schermo. O io sto irrimediabilmente travisando tutto, o in questo posto, in questa camera, c’è un haker/terrorista che muore dalla voglia di fare outing!
Ricontrollo per sicurezza l’ultima dicitura, quella che ovviamente mi ha colpito di più. 100% completato, eh? E proprio all’Organizzazione, l’unica effettivamente colpita dal vuoto energetico. E penso anche ai programmi pirata cui ha fatto riferimento Ezra prima.
Scuoto il capo, rassegnato all’evidenza: questa situazione mi sta inesorabilmente sfuggendo di mano.
P62anteIB by Amelie
Author's Notes:
Breve riassunto delle puntate precedenti: durante il prelievo tempo di Zach, si verifica un black-out meno lungo e dannoso dei precedenti. L’ordine è risstabilito grazie ad un misterioso accumulo di energia tempo che tappa il vuoto e riavvia per qualche istante il Generatore di Crom fermo dall’Inverso Baleno.
Ezra e Coiland dicono al ragazzo che lui non ha e non produce energia tempo sua, e sembra essere immune agli effetti dei black-out o ai blocchi temporali. È un fruitore passivo.
Il giorno dopo si scopre anche che uno dei Ripetenti di Prati Verdi, il Pervinca Bloom che Zach si ricorda d’aver – quanto meno – sognato, si è risvegliato, uscendo dal “coma” ed è fuggito durante il suo trasferimento dal memorial ai laboratori Cronohands.
Coiland invita Zach a presentarsi il giorno dopo per chiarire alcuni punti.
Fine del riassunto che spero, dopo tutto, non fosse così essenziale. Comunque…Capitolo scritto a più riprese. Il grosso è stato buttato giù sabato notte, mentre la prima parte era precedente. Ho solo ricorretto e unito le varie scene. Non succede molto, ma è l’inizio degli eventi e delle scoperte – più che altro – che porteranno questo primo libro ad una conclusione ^^
Per qualsiasi obiezione, critica, annotazione, quesito resto in attesa di vostri commenti. Grazie e buona lettura! XD
Capitolo 15
- P62anteIB -


-Svegliati, Cob- sbadiglia Cadmon allungando le braccia in aria fino quasi a stirarsi un muscolo oltre agli arti. Gli occhi socchiusi, vedo l’Airin castano avvicinarsi al letto a castello, il bordo dei boxer a livello del mio naso, che storco senza però osare muovermi. Ma bene, penso, siamo già in zona nomignoli affettuosi!
Fingo di dormire.
-Dai, sono due ore che dovremmo essere in laboratorio- Seccato, trattengo il respiro. E ci sareste pure, se solo questa mattina non foste tornati su completamente ubriachi intorno alle 03:30!
Fruscii impastati dal piano di sopra. Cobalto, probabilmente, si rigira nel letto.
-…Via- Mormora con voce pesante e fioca. Tossicchia, ritenta: -Vai via-
-No…No, dai, sul serio…- Cadmon si avvicina ancora, piegando appena le ginocchia nel reggersi a fatica alla sponda della branda superiore, quasi si fosse scordato che il letto sotto è occupato.
-…Stanco…- biascica ancora Cobalto dal piano superiore e poi: -…Ora…?-
-Nove e mezza- borbotta Cadmon portandosi una mano tra i capelli, a quest’ora, ancora completamente pigiati su guance ed occhi. Sbuffa distrutto, dando la schiena al letto. Ma non posso concedermi neppure un sospiro di sollievo che l’Airin si lascia cadere seduto a bordo della mia branda, ed ho appena il tempo di raffazzonare un mezzo spostamento assonnato verso il muro, prima che le sue amabili chiappe si posino ad un centimetro da me. Le avverto a contatto con la schiena. Respiro, cercando di scansare l’impulso di farne il mio personale sacco pianta ginocchiate.
-…Zachary…?- Giunge ancora dal piano superiore, ma aspetto a rispondere e pochi secondi dopo comprendo di aver fatto bene.
-Ups, è ancora qui che dorme…Non me ne sono accorto- Ridacchia il secondo –Devo svegliarlo?- S’informa poi, quasi Cobalto disponesse della mia vita. Attendo attonito la risposta, che dopo qualche minuto sospetto non giungerà mai. Però poi risa soffocate mi smentiscono da sopra:
-Lascialo fare- Serro gli occhi con forza alla rapida occhiata del tecnico seduto sulla mia branda
–Magari ci sforna il nome della prossima resurrezione, dici?- Butta lì Cadmon tirando su con il naso con tono distratto.
Altre risate, i piedi di Cobalto ora penzolano giù dalla sua branda: -Meglio di Ra-Mesh e il suo segno indovino!- Asserisce allora l’apprendista, riferendosi forse a qualche santone Dumesh da quattro soldi. Insultato, soffoco la tentazione di alzarmi e di sputare negli occhi ad entrambi, mentre scatti ilari fanno scricchiolare le assi del giaciglio. Ma quanto devono essersi divertiti ieri notte a sfottermi!
-Coglione quello!- Soffia Cadmon cinico, singhiozzando divertito a sua volta:
-Due cervelli ed un solo neurone!- Soffoco uno spasmo di rancore, intuendo dove la discussione andrà a parare. Un lieve tonfo mi suggerisce che Cobalto è saltato giù dal letto. Cadmon si alza, sento il peso del suo corpo abbandonare il mio materasso.
-No, ti confondi ancora: sono le facce ad essere due…- Puntualizza tutto serio il primo, la voce più strozzata del normale.
-Di cervello è già tanto che ne ha uno!- Altri scoppi di risa sguaiate.
Freddure razziste…
Cadmon tace. Mi volto con molta cautela e lo vedo tamburellarsi due dita sulle labbra, pensieroso:
-E ci sono volute due nascite, due fottute nascite perché fosse completo…Pensa!-
-Coff, il doppio era segno che fosse così!- Ribadisce spensierato Cobalto, roteando gli occhi e alzando le braccia al cielo in una balorda parodia di Ezra. Tanto, qualunque sia il discorso, finiscono sempre lì!Mentre gli Airin cambiano stancamente conversazione, rimanendo sempre sull’allegro andante, mi chiedo amareggiato come sia possibile che due giorni di frequentazione abbiano cambiato così Cobalto. Stronzo lo è sempre stato, ma era una stronzaggine…benevola, misurata e, per lo più, rispettosa. Ora, invece…Come ha fatto a cadere così in basso? Deve essere tipo quella cosa che i pavoni fanno con la coda per integrarsi e far colpo. Non pensavo, però, che Cadmon, l’allegro, pacifico Cadmon, potesse avere un ascendente così negativo sull’Airin dai capelli azzurri. Ma è anche vero che non lo conosco e quando Ethel era in salute Cobalto si comportava allo stesso modo. La semi-Crash, però, è molto più matura e controllata di lui, sa quando darci un taglio. Forse, però, sono risentito perché iniziavo appena ad abituarmi ad una cheta convivenza con Cobalto e ora sono di nuovo da capo.
Dopo una decina di minuti i due lasciano la stanza, parlottando d’altro. Cadmon disincanta un istante il computer prima di seguire l’apprendista, poi si richiude con cura la porta alle spalle. Finalmente solo, mi alzo scansando con un calcio le coperte. Mi fermo in mezzo alla stanza, le braccia rigide lungo i fianchi.
-Teste di cazzo- mormoro risentito.
Quando raggiungo il piano sotterraneo sono già le 10:15. Mi spingo avanti caracollando teso, indeciso se andare direttamente da Coiland o se passare prima da Ezra. Opto per la seconda alternativa perché, per quanto sia curioso, è meglio che faccia sbollire un po’ il nervoso prima di affrontare le nuove, agghiaccianti verità riguardanti i miei poteri. Sogghigno tetro, un retrogusto di acido in gola nel pronunciare la parola.
Mi chiedo se sia il caso di dire ad Ezra del comportamento di Cobalto. Apro la porta con una manata svogliata e mi fermo sull’uscio. Il Dumesh, seduto alla console, sta rigirando con gusto un’insalatona nell’apposito recipiente. Si volta lentamente, come colto in difetto, una foglia rossa a fior di labbra ed il capo incassato tra il camice bianco ed una sorta di scialle multicolore talmente ampio che gli – le?- fa anche da bavaglio:
-Mhmm, Zach, finalmente!- borbotta, pulendosi frettolosamente le labbra con un fazzolettino di carta. Mi prendo un istante per abituarmi all’odore asprigno che aleggia nel piccolo studio e poi, incapace di arrovellarmi oltre sulle mie paturnie, sorrido provando un allarmante istinto protettivo nei suoi confronti. Ma come si fa? Come si fa – dico io - a disprezzarlo uno così? È come…Rifletto un istante, assorto…E’ come un gattino: arrogantemente ignaro della sua spassosa imbranataggine! Ezra cerca di darsi un tono, cogliendo forse la smorfia sul mio viso.
-Dimmi che non è insalata di Calipiside Inverdis!- Lo rimbrotto, cercando allora di salvarmi la faccia. Si sa mai che in quella sua testolina asessuata si faccia un’idea sbagliata!
-No, dato che ancora una volta eri in ritardo, ne ho approfittato per fare colazione- Mi scruta, addentando un’altra ampia porzione dalla sua insalatiera. Noto con la coda dell’occhio che tiene in mano due forchette, invece che una ed un coltello. Scuoto il capo, tornando ai miei pensieri cupi. Mi sposto verso il tavolo e mi ci siedo, ritagliandomi un po’ di spazio tra i vari fogli, cercando di passare inosservato nella mia fiacca disinvoltura. Niente da fare, il Dumesh abbandona i resti della sua colazione in un angolo e, fingendosi tutto preso dalla contemplazione del suo aspetto – come sempre impeccabile – in uno specchietto, domanda:
-Che cosa c’è?-
Scuoto il capo, coraggiosamente pronto a sopportare in silenzio. Ma Ezra, come una sorella maggiore cui in fondo si è affezionati, ripassandosi il trucco attorno all’occhio sinistro insiste:
-È per quel singolo corrotto e maniaco che sta in camera tua – che Coff lo picchi a morte!-?- L’enfasi su certe parole invece che su altre non lascia spazio a dubbi. Si riferisce a Cobalto, a chi se no? Tamburello con le dita sul legno, puntellandomi all’indietro con le braccia.
-Ezra, Perché ce l’hai con Cobalto?- Aggrotto le sopracciglia con smorfia intenta, poi con decisione: -Perché stava alla Cronohands?-
Il Dumesh si blocca un attimo, lasciando ricadere l’acqua sul fondo della bottiglietta cui sta bevendo. Sorride, non sembra esitare neppure un istante:
-Sicchè! Per me potrebbe anche essere emerso dal girone più buio e profondo del Vuoto! Non è dei suoi trascorsi mexiani che mi preoccupo- schiocca la lingua, calandosi rapidamente le lenti scure sugli occhi verdi luccicanti di stizza.
-Mhm- Commento, insoddisfatto. Cogliendo la mia espressione esasperata, torna a ticchettare le dita sul piano comandi con sospetto trasporto. Ma quando finalmente sembra arrendersi al mio sguardo inquisitore, si interrompe sulla prima sillaba all’ingresso in scena di Coiland.
Tempismo perfetto! Soffia il mio subconscio, scocciato e sempre più incredulo di fronte ad un tale intreccio di casualità.
-Signori, buongiorno-
-Giusto lei, Direttore!- Ezra traffica per un istante con alcuni fogli, boccheggiando con solerzia
–C’è qualcosa che le devo dire!-
L’altro Dumesh alza il capo, interessato. Visibilmente combattuto, soppesa la maniglia della porta con appena un fremito d’evidente curiosità, ma quando risponde la sua voce è controllata e lineare come sempre. Il wordsworld è, anzi, più preciso e fluente che mai: -Non ora, Ezra, Zachary ed io abbiamo di che discutere…-
Il tecnico, accigliato, sembra non darsi pace, nonostante sono sicuro abbia afferrato la situazione.
-Mah, ehm…Si tratta del Magazzino P31pIB, Direttore- fa presente con fasulla riservatezza Ezra. Sembra quasi lo stia facendo apposta per mettere il suo superiore alle strette. Non è da lui – lei?-. C’è forse qualcosa che dovrei sapere anche io? Coiland sembra vederla allo stesso modo, ma l’occhiata che la sua iride verde chimico restituisce al Dumesh più giovane è del tutto serena:
-Niente che non possa aspettare, sono certo- e poi, più imperiosamente –Seguitemi!-
Mi avvio obbediente alle sue calcagna. Ezra mi raggiunge poco dopo, caparbio nel voler discutere le novità riguardo il magazzino lunare. P31pIB, penso corrucciato. Se effettivamente si tratta dell’hangar in cui è tenuta l’enorme luna artificiale, quel “pIB” finale suggerirebbe chiaramente un qualche legame con l’Inverso Baleno. Niente di straordinario fino a qui effettivamente. Eppure, se non fosse che l’Organizzazione sembra ancora in discreto alto mare anche solo con la progettazione dei panelli ad energia lunare, oserei quasi sospettare Coiland di un sotterraneo piano per sfruttare Caleido più su larga scala. Che l’astro sia una sorta di secondo generatore?
-Come ti senti?- Chiede il Direttore, strappandomi alle mie riflessioni. Allungo il passo, per riuscire a stargli dietro.
-Meglio…- Poi ripenso al notiziario e alla possibilità – rispettivamente smentita e sfottuta da Ezra e Cobalto – che io abbia sognato Pervinca Bloom, il Ripetente uscito dal loop indotto dai black-out e aggiusto il colpo:
-Meno credibile che mai, tra l’altro-
Coiland si volta brevemente, senza fermarsi, investigando il mio viso. Ezra mi lancia un’occhiata colpevole e contrariata ad un tempo. Il direttore sorpassa di volata il suo studio, infilandosi invece nel solito ascensore. Ci aspetta e poi blocca le porte. Spalanco gli occhi, preso alla sprovvista.
-Ezra- ordina con appena un cenno del capo, e prima che il mio subconscio smetta di fare domande ed inizi a preoccuparsi per la nuova situazione, l’interpellato traccia con gli indici i contorni della cabina, sfiorando appena il liscio metallo cromato ed i contorni delle vetrate laterali come una domestica molto scrupolosa in materia di polvere. Socchiude le palpebre un istante, la lingua di fuori, concentrato – a?- e, sbrigativo, digita un codice a nove cifre sul pannello della selezione piani. Mi allungo, allora, nel poco spazio a mia disposizione deciso a verificare il funzionamento del macchinario, ma quando sposto il primo piede, avverto una leggera pressione sotto le scarpe, indice di movimento. Non mi dà tuttavia l’impressione che si tratti di uno spostamento ascensionale, verticale o laterale. È qualcosa di diverso, un moto privo di direzione – o agente in tutte? - quasi impercettibile, ma inizia a darmi alla testa. Mi appoggio un istante alla parete più vicina, socchiudo gli occhi, intorpidito. Ezra sorride scaltro, scambiando un’occhiata complice con Coiland, quasi assicurando il superiore di qualche passaggio che io, sicuramente, mi sono perso.
-Ma cosa…?-
-Tutto a posto, nocciolina, ci siamo quasi- canticchia il mio supervisore applicato con un tono frivolo, ma non canzonatorio. Sembra godersi l’esperienza e, sospetto, molto dipende dal sapere in che cosa quest’ultima consiste.
-Non abbiamo tempo da perdere…- Spiega paziente Coiland, osservandomi a braccia conserte, compunto nel suo angolo.
-Letteralmente- Specifica Ezra, tamburellando ritmicamente sullo scomparto retraibile della porta. Lo guardo con malcelato disgusto, la stessa nausea sperimentata durante le mie crisi post-black-out che inizia subdolamente a montare.
-Ci stiamo quindi trasferendo direttamente al magazzino P62anteIB per degli accertamenti-
Roteo gli occhi, una smorfia di infinita sopportazione sul volto scolorito: -Ancora test- Sussurro arreso, sbirciando con intenta concentrazione la luce argentata che filtra in sottile pulviscolo luccicante ai bordi della porta. Sembra quasi non esserci niente fuori e il minuto trascorso sottintende almeno altri tre o quattro piani sottoterra che non credo l’Organizzazione possa vantare.
-È una situazione delicata, Zachary…- Aggiunge Coiland comprensivo fingendo noncuranza e serenità, ma la piega delle sue labbra tradisce tutt’altro. Una scossa improvvisa risucchia silenziosamente la cabina all’indietro. Sobbalzo, andando a cozzare contro le due metà dell’ingresso scorrevole. Ezra mi agguanta per la maglia giusto in tempo, poi le porte si aprono trillando innocentemente su uno stanzone scuro.
-…Qualcosa si sta muovendo- conclude Coiland tirando un malcelato sospiro di sollievo. Sì, è il mio stomaco! Penso, acido, poi il Direttore fa un cauto passo avanti e, al primo rintocco di cuoio sul pavimento ombreggiato, il magazzino si riempie di tenui proiezioni azzurrate che si susseguono circolari al suolo e sulle pareti. Ezra fa cenno al superiore di attendere e si allontana in direzione di un fievole chiarore che erompe da una porta sul fondo della parete di sinistra. Il suo passo felpato e appena udibile nel molleggio plastico sulle placche traslucide: specchi, probabilmente. Sgrano gli occhi, incantato dalla perfetta sincronia di movimenti ed ologrammi. In poco tempo la stanza riluce di un’opaca trasparenza marina. Come tante meduse, orologi e meridiane danzano, ticchettando piano, nei riflessi cromati e tra scintille vetrate. Alzo gli occhi al cielo, cercando di individuare nella penombra un proiettore o una plancia di comando, ma non ne trovo. Ignorando l’avvertimento di Ezra, mi trascino come in estasi al centro della stanza, trascurando lo stordimento ed il malanimo. L’ombra dei miei piedi deflessa a cavallo tra due quadranti di luce ed una mano tesa a sfiorare l’ologramma trasparente di una meridiana sospesa a mezz’aria di fronte a me, sento un brivido d’eccitazione solcarmi la schiena. Il contorno scuro delle mie dita spezza in sottili sezioni triangolari la mezzaluna temporale davanti ai miei occhi. Quando, con attenzione, chiudo la mano a pugno, non è solo inconsistente pulviscolo quello che mi solletica il palmo. C’è altro. C’è di più. E, di nuovo, come ai piedi del Generatore a Prati Verdi, percepisco una pressione costante. Energia che, come un invisibile drappo d’organza, cala, increspata, a coprire tutto. Si adatta quindi alla forma e al volume del mio corpo, sparendo quasi subito dalla mia percezione cosciente, rimanendo come in agguato, costante, eterna.
-…La. Miseria- abbozzo, senza trovare la voce e quasi non volendo spezzare l’incanto. Quando però il Dumesh più giovane torna dalla sua misteriosa spedizione preventiva, una seconda luminescenza più chiara e viva sembra come soffocare le sagome sfarfallanti ed in costante componimento degli orologi. Neon piastrellati sul soffitto si illuminano una fila dopo l’altra rischiarando l’ambiente. Quando non è rimasto neppure un singolo angolo in ombra, le proiezioni, senza sparire, pulsano diafane lungo le pareti, delineando i contorni dell’enorme capannone.
-…Parole al vento, Coff il ventriloquo di se stesso!- Si lamenta Ezra, esasperato, quando mi raggiunge –Zach, avevo detto di aspettare!- Ma si rabbonisce quasi subito, lusingato forse dal mio evidente stupore.
-Stanze nel tempo- osservo, sbuffando con ironico intendimento.
-Eh già…- Conferma il doppio, sorridendo smaliziato –Fa riflettere, vero?- Annuisco in silenzio, senza riuscire a soffermare lo sguardo troppo a lungo su un unico particolare dell’enorme magazzino. È carico di tubi, cavi e strane apparecchiature sospese che ancora non so spiegarmi e i riflessi argento e grigio metallizzato di ogni singola superficie sono amplificati dalla pavimentazione a specchio, onnipresente anche qui. Stanze nel tempo, mi ripeto in silenzio, spostando impercettibilmente lo sguardo nel tentativo di decifrare la data e l’ora appuntati su una delle proiezioni temporali.
- È …- non mi do pace.
-Il passato, piccolo! Coff il grande, se lo è!- Conferma Ezra, spostandosi poi per parlare con il suo superiore. È qualcosa che non riesco quasi a spiegarmi, senza contare che, stando dentro questo fabbricato, ho ben poche possibilità di percepire effettivamente il salto temporale. Ma, cavolo, nell’hangar lunare, che pure era collocato in un periodo antecedente il presente - il mio presente - non avevo afferrato cosa precisamente implicassero quelle tre parole.
Stanze. Nel. Tempo: indietro nel tempo, pervase dal tempo. Forse quella dell’astro artificiale non lo era, dati gli esperimenti sull’energia lunare, ma qui…Oh, qui è tutta un’altra cosa. Avverto il tempo mantenersi in equilibrio a mezz’aria come una piuma tra le correnti d’aria. Lo sento, io che ne sono immune! Se esistono un luogo ed un momento adatti per essere fruitori passivi, ecco, immagino che questo magazzino, situato prima dell’Inverso Baleno, sia perfetto! Qualsiasi cosa significhi essere un fruitore passivo.
Come bruscamente riportato alla realtà da questi pensieri, intercetto un movimento silenzioso sul fondo della stanza. Un individuo in camice bianco osserva la scena in disparte, il fianco destro appoggiato alla parete, ed un paio di occhiali fissato tra i capelli ambrati. Muovo un cauto passo avanti, strizzando gli occhi nel perentorio tentativo di riconoscimento, ma non ho bisogno di effettive conferme.
-Quello è…?- Inizio, come improvvisamente incapace di finire una frase che sia una. Ezra, o per lo meno, l’Ezra che conosco, segue la traiettoria del mio sguardo e arriccia le labbra, spazientito.
-Oh, giusto Coff, voi tutti mi farete impazzire!- Esclama, dirigendosi a grandi passi verso il suo doppio del passato. Incuriosito, lo seguo per un breve tratto, avvicinandomi così ai due Dumesh gemelli. L’Ezra del passato si riscuote perentorio vedendosi arrivare addosso il suo io del futuro e, precipitoso, sparisce oltre un paio di ante in templex a scorrimento. Quando mi avvicino ai vetri azzurrati, lo vedo fermo oltre lo specchio, la sua cartelletta sotto braccio e lo stesso sorriso malizioso a metà strada tra un profilo e l’altro. I capelli color ambrosia chiaro, noto, sono più lunghi di come li porta ora, e anche la divisa inamidata sembra cadergli addosso con maggiore fluidità e leggerezza, quasi l’Ezra del presente sia ingrassato. Scocco uno sguardo velatamente analitico al tecnico al mio fianco che, imbarazzato, si strofina il volto con enfasi:
-Era un periodo un po’ grigio, non mi nutrivo a dovere- si giustifica, decifrando la mia occhiata insinuante, profondendosi poi in gesti fortemente dissuasori in direzione del suo io più giovane. Il Dumesh oltre la porta, però, non pare curarsene. Solleva con un rapido tocco di indice la montatura ramata degli occhiali da sopra il naso, appuntandoseli tra i capelli in una mossa che in soli tre o quattro giorni anche il mio Ezra avrà ripetuto mille volte. Sbigottito, osservo la profondità del suo sguardo che la velatura azzurrata del templex modifica dal solito verde brillante in un denso grigio. Ma la superficie riflettente non è in grado di togliere a quegli occhi – specialmente a quello sinistro – la stessa, distante profondità, acuita dal pesante trucco scuro. L’Ezra di quel – o dovrei dire questo? – tempo appare ancora più femmineo dell’attuale, con le folte ciglia brune ed il sorriso accattivante sul volto magro. Osservo il suo riflesso ed arrossisco, impacciato. Poi quest’ultimo solleva un dito smaltato e scribacchia qualcosa sulla sua board portatile. Quando ha fatto, la accosta al vetro, senza staccare lo sguardo dal sottoscritto.
-Oh, per Coff…Ci rinuncio!- Bofonchia il suo io del futuro, allontanandosi mesto. Sulla piastra elettronica leggo: “Benvenuto” e dopo una prima, calcolata, dissolvenza “Ci si becca tra due mesi”. L’ultima digitazione non è, tuttavia, completa, perché appena Coiland si avvicina alle mie spalle, la Ezra del passato si dilegua, sorridendo imbarazzata, ma sono quasi certo si trattasse di un numero di telefono. Dio, che situazione!
-Zach?- Coiland scuote pazientemente il capo, posandomi una mano guantata sulla spalla
-Prima di lasciarti ai tuoi test, vorrei scambiare due parole con te. Vieni-
Lo seguo, cercando di ritrovare lo spirito battagliero di questa mattina. Ezra ci aspetta accoccolato su una sedia girevole a strisce bianche e trasparenti in un angolo riparato dello stanzone. Passandogli a fianco, sorrido sarcastico.
-Che c’è?- Mima, tremando indispettito. Poi però cerco di tornare serio. Mi accomodo di fronte ai due Dumesh, sentendomi piccolo ed impacciato come ad un’interrogazione, e similmente impreparato.
-Immagino tu abbia parlato con Ezra di quanto successo ieri, durante e dopo il tuo prelievo- Esordisce il Direttore, accavallando compostamente le gambe. Annuisco stranamente calmo:
-So che pensa che l’accumulo di energia risanatrice di ieri, quella che ha bloccato il black-out e ha fatto muovere il Generatore, sia frutto di una manipolazione attiva o passiva- spiego, cercando di non tradire la mia opinione in proposito. Coiland si umetta, attento, le labbra diseguali, poi assentisce pratico: -Tutto lo fa pensare, sì-
Raccolgo saliva e coraggio, poi, a tradimento, domando:
-Passiva come una crisi?- Ezra mi assesta una gomitata, seccato. Non gli do soddisfazione, e fisso Coiland nell’unico occhio verde sbiadito puntato per un istante al di sopra della mia testa.
-Il fatto che tu ti sia sentito male in concomitanza con il vuoto ed il recupero di energia potrebbe far pensare, piuttosto, che la tua crisi sia dipesa dal black-out, Zach, e non viceversa-
-Ne abbiamo già parlato, stellina, perché ti sei incarognito su quel punto?- Borbotta il tecnico, mortificato abbassando lo sguardo sulle sue mani, intrecciate a bordo ginocchio. Ieri ha parlato di programmi, virus illegali che potrebbero aver sottratto o generato energia, provocando il riavvio infinitesimale del Generatore. Se effettivamente qualcuno sta utilizzando il computer e questi programmi – come le varie schermate beccate sul pc della stanza lasciano intendere – e se questo qualcuno è Cobalto – come inizio a malincuore a sospettare – non vedo perché, però, avrebbe dovuto colpire l’Organizzazione. Non credo che stia effettivamente causando i black-out. È un po’ sfasato, ma non lo reputo capace di una brutalità simile. Non dopo quello che è successo ai suoi genitori! Non dopo aver sentito come parla degli R’s! Se veramente l’Airin ha le mani in pasta, deve essere qualcosa che riguarda la Cronohands e le compagnie satellite del gruppo Mex. Perché nuocersi, allora? E poi, perché lasciare tracce così grossolanamente evidenti?
-Avete detto che non ho spettro temporale e che non appaio sul piano di Crom.- Osservo, spostando gli occhi dall’uno all’altro, mi chino poi insinuante in avanti: -Come sfuggo ai processi connessi alla manipolazione del tempo, non dovrei essere soggetto neppure ai black-out e alle quasi-regressioni a Ripetente, dico bene?- Mi risollevo, quindi, aspettando un’obiezione elusiva che non arriva, allora rincaro: -…Ed invece tre volte su quattro mi sono sentito venire meno, ed una – con Ethel, Keri e Cobalto – me la sono veramente fatta sotto tanto sono andato vicino alla regressione! Come lo spiegate, questo?-
Coiland scambia un’occhiata pensierosa con il collega più giovane, quasi a dire: l’abbiamo detto? Li fulmino con il mio malanimo, sfidandoli a negare l’evidenza: c’è qualcosa di strano ed insensato! So che lo pensano e so che iniziano, quanto meno, a capacitarsene!
-Sei un fruitore passivo del tempo, Zach, è vero: non sembri essere presente sul piano temporale, anche questo è vero…- Ammette Coiland con una nota più calda nella voce. Gesticola piano, accompagnando le sue spiegazioni. Seguo rapito i misurati movimenti delle sue dita al di sotto dei guanti chiari. Continuo a non capire quale sia il suo problema, quale il suo dono da Dumesh.
-…Ma ciò implicherebbe una tua assenza anche sul piano fisico, come se tu agissi da fuori- continua, accorato.
-E dubito che tu sia insensibile al dolore, come ti piace credere!- S’intromette Ezra brusco nel parlare rispetto al collega più anziano, ripiegando poi su un pizzicotto a tradimento a bordo gamba.
-Ahi!- Esclamo, irrigidendomi offeso. Il Dumesh ghigna sardonico, come dopo una vendetta tardiva per le frecciate di poco fa, cercando poi però di ricomporsi alla muta occhiata di Coiland.
-Pervinca Bloom- sputo umiliato, senza lasciare spazio a scuse o fiacche bugie –Lo saprà già: Cobalto o Ezra gliene avranno parlato, ne sono certo!- Coiland si sposta in una posizione più comoda, senza distogliere l’occhio giallo chimico – e quello bendato – dal mio viso. Mi sento come sotto esame, ma stringo i denti, cocciuto. Starò andando bene?
-Io ho sognato quel Ripetente poche ore prima che si risvegliasse dal coma e fuggisse!- Ripeto con ancora fervida convinzione. A forza di essere sempre contraddetto, inizio a dubitare delle mie stesse certezze. Coiland mi studia in silenzio, un’espressione di indecifrabile dubbio sul volto diviso nei tratti e nella carnagione – più olivastra sul lato sinistro che sul destro -.
-So che sembra un’idiozia- mi schermisco, sulla difensiva, poi, però, torno a fronteggiarlo sempre più aspro: -Ma la cosa deve aver riscosso un certo interesse se questa mattina Cobalto ne stava già ridendo con Cadmon!- Su questa mia ultima, il Direttore sospira, apparentemente insensibile al mio scontento. Ezra distoglie lo sguardo, mascherando la rabbia. Ora avrà capito il perché del mio precedente cattivo umore, ma non sa delle battute razziste e non sarò certo io a parlargliene!
-Essere un fruitore passivo può significare molte cose, Zachary- sembra in fine decidersi Coiland:
-Lo è Ezra, grazie al suo segno del tempo. Vuol dire che pure non gestendola direttamente come gli Airin, ha influenza sull’energia-tempo e sui suoi effetti-
Ezra, il mento poggiato su una mano, si volta brevemente, annuendo con aria distratta e stanca:
-L’hai visto anche tu- borbotta distaccato -Posso muovermi avanti ed indietro tra un lasso e l’altro e posso fermare lo scorrere dei secondi. Se non potessi plasmare così il tempo, non avrei potuto gestire questo sistema di portali e di stanze-
Annuisco concentrato, mentre il Dumesh più giovane, apparentemente rinfrancato dall’ultima constatazione, si rianima un po’ abbozzando anche un’occhiata orgogliosa. Sbircio però l’espressione di Coiland, chiedendomi se non sia contrariato per la chiacchierata con il tecnico riguardo all’hangar lunare ed al tempotrasporto. In fondo Cobalto sembra aver infranto qualche divieto portandomi a Prati Verdi tramite portale e ritorno, e sul misterioso astro artificiale non si sono ancora lasciati sfuggire neanche mezza parola. Devo far perno sulla vanità di Ezra, medito insincero, il Dumesh mi sembra il più facilmente corruttibile. Coiland, comunque, non sembra sorpreso o infastidito. Assentisce con pacata ragionevolezza, e poi si ricollega al discorso iniziato poco fa:
-Fruitore passivo lo sei anche tu, data la tua insolita immunità al tempo. Non produci energia, ma puoi gestirla, attingendo direttamente e, mi sembra evidente, involontariamente a quella presente nell’atmosfera-
Riscosso dall’ultima affermazione del doppio dai capelli bianco-cinerei, sollevo un dito con enfasi:
-E questo non è rischioso? Non posso inavvertitamente aver causato i black-out?-
Questa volta, Coiland non sembra più tanto sicuro come si era mostrato ieri del contrario. Si muove a disagio sull’elegante sedia, incrociando con posa molle le braccia sulle gambe. Guarda Ezra, poi risponde:
-I black-out non sono l’unico mistero, ora come ora…-
-Ma…- Mi inserisco, risentito di fronte all’evidente elusività. Ezra si alza, riallineando seccamente i fogli della sua cartelletta a contatto con il tavolino posto tra la mia e la sua postazione. Sussulto, osservandolo di storto.
-C’è anche l’improvviso accumulo d’energia- commenta asciutto, ravvivandosi poi qualche ciocca ribelle sfuggita alle stecchette degli occhiali; -Il generatore non si è mosso da solo. Qualcosa lo ha momentaneamente riattivato- Mi scruta intento, come a voler ribadire qualcosa già detto più volte. So che lo umilio e metto in difficoltà ignorando ogni volta le sue parole e disubbidendo alla sua, seppur improbabile, autorità, ma non penso di poter passare sopra a questo. Non più. Coiland si alza a sua volta, l’ombra di un saluto inesorabilmente già stampata sul volto bipolare:
-Le prove che affronterai in questa stanza servono anche a questo- Mi da le spalle –A determinare che cosa puoi e non puoi fare- Poi, senza voltarsi, si allontana spezzando al suo passaggio il riflesso elettrizzato di un orologio digitale. Mi rivolge ancora lo sguardo solo entrato nell’ascensore, poco prima che le porte si chiudano su di lui.
-Prove?- Chiedo preoccupato, rimasto solo con Ezra.
Il Dumesh annuisce spiccio, invitandomi a seguirlo. Spostandomi nuovamente verso il centro della stanza, richiamo con apparente facilità l’ologramma azzurrato di un orologio. Faccio brevemente i miei calcoli, poi collego il tutto al messaggio finale sulla board dell’Ezra del passato e scopro che P62anteIB non può che indicare la data di collocazione di questa stanza nel tempo, vale a dire, due mesi prima dell’Inverso Baleno. Io che facevo due mesi fa? Sembra assurdo, ma non riesco a ricordarlo, quasi Crom abbia eclissato tutto il resto con le sue stranezze e meraviglie, con il suo imporsi prepotente su tutto e tutti, ridimensionando, impietosa, la vita delle persone. La mia vita! Poi è un altro pensiero ancora a sfiorarmi, e ora capisco! Se l’Ezra del presente mi ha presentato – volente o nolente – il suo io del passato, è ovvio che l’Ezra del passato, allo scoccare del fatidico blocco temporale che ha sfasato il Generatore e la città, è a conoscenza del mio arrivo. Lui – o dovrei dire lei? – conosceva la mia situazione e ha informato Coiland in tempo utile, così da potermi prelevare senza problemi il giorno del black-out sul Cromonaut C5, togliendomi dalle mire sadiche dei Cronohand. Altro che monitoraggio e collaborazione con le Ferrovie dei Mondi! Dio, quanto sono stato ingenuo! Mi sono fidato di Ethel perché, tra tutti, mi sembrava la più trattabile e invece…Perché mentirmi? Perché tutti continuano a mentirmi? Può essere per la credibilità di una storia simile? Se mi avessero parlato subito di viaggi temporali e portali, ci avrei creduto? Probabilmente no, ma non mi sembrano i tipi da farsi scrupoli riguardo la plausibilità o meno delle loro parole. Me le hanno sempre solo imposte come verità appurate, come quel poco che posso pretendere da loro, e io mi sono trovato costretto a farmele bastare. Se ci penso mi sale il sangue alla testa dalla rabbia. Sciocca ed infantile rabbia, come quella del ragazzino che scopre che il topolino dei denti non esiste e non può lamentarsene per il bene del fratellino più piccolo…Una cosa così, solo molto più odiosa perché è di me che stiamo parlando, di un adulto – per quanto si ostinino a negarlo – un uomo fatto e finito, anche se ancora un po’ frivolo. Indispettito mi volto deciso a dire ad Ezra le mie ragioni, ma prima che io possa anche solo aprir bocca, lui mi posa d’anticipo un dito sulle labbra:
-Prove…- Conferma, mentre cerco di recuperare il filo della mia precedente domanda.
-E la prima l’hai superata alla grande, Coff e le sue grasse narici pelose!- Sussulto interdetto, chiedendomi se non ci sia un nesso anche tra le sue fantasiose imprecazioni e la realtà del momento. Ezra sfoggia a sua volta una smorfia appena disgustata, come disapprovando il modo di dire appena usato, ma poi si riprende e in tutta serietà confida:
-Tu hai percepito, hai toccato e decifrato il tempo…- Fa un vago gesto con una mano, bloccando un orologio a pendolo oscillante defilato sopra le nostre teste. –E stiamo parlando di tempo grezzo, coccinella, mica quel morente surrogato con cui noi dei due mesi dopo abbiamo a che fare tutti i giorni!- Comprendo ciò che sta cercando di dirmi. Gli ologrammi, le proiezioni…Ho presente la sensazione di presenza, di sostanza che ho avvertito appena entrato in questa stanza, il formicolio dolce sulla punta delle dita nel sfiorare la mezzaluna traslucida.
-Tempo, piccolo! Coiland non l’ha visto né percepito, ma tu…Tu sei un fruitore passivo!-
Sorride compiaciuto, assestandomi una pacca un po’ troppo in basso per considerarla ancora schiena. Gli scocco un’occhiata in tralice, irritato, poi mi addolcisco:
-Il tuo io del passato ci ha provato con me prima, lo sai?-
Scuote il capo e i capelli chiari, gli occhi verdi –entrambi -più vivi e presenti che mai:
-Mhf..Lasciami perdere, ero in una fase ormonale molto delicata… Flirtavo praticamente con tutti!-.
Cambiare ed essere Cambiati - I by Amelie
Author's Notes:
N.B.:ho avuto dei problemi a postare questo capitolo. Per assurdo che sia, gli ultimi due o tre paragrafi non sono riuscita a postarli qui. Continua e finisce, quindi, nella seconda parte.

Riassuntino: Tutta la prima parte la trovate nel commento dello scorso capitolo – abbiate pietà, non ho la forza di ricapitolare tutto -, quindi se non ricordate andate a dare un’occhiata, prego ^^ Nello scorso capitolo, invece, Zach ha origliato una conversazione sarcastica tra Cobalto ed il nuovo arrivato, Cadmon, in cui i due sfottevano lui (per aver detto di aver sognato il Ripetente Pervinca Bloom) ed i Dumesh in generale. Ma non ha tempo neppure a far sbollire il nervoso che Ezra e Coiland lo portano nel magazzino P62anteIB, una stanza due mesi nel passato rispetto alla Crom attuale. Qui Ezra metterà alla prova la sua resistenza al tempo, cercando anche di suscitare nuovamente la misteriosa energia bianca usata da Zach in precedenza. La prima prova è superata: Zach, quanto meno, riesce a percepire il tempo.

Se questo capitolo fosse una canzone, temo sarebbe un mix tra “Karma Coma” dei Massive Attack e “The perfect drug” dei Nine Inch Nails :-s Quindi tenetevi stretto il cerebro e, se sopravvivete, lasciate un’impressione, grazie ^_^
Capitolo 16
CAMBIARE ED ESSERE CAMBIATI –


-Bene. La prima cosa da fare ora...- Ezra, levatosi il sorrisetto mesto da Dumesh vissuto, lascia che le sue parole aleggino nello stanzone gesticolando rapido con le mani in un tentativo solo allegorico di spiegazione. Si sposta a centro magazzino in prossimità di un agglomerato circolare di cisterne ed impalcature perlacee collegate al soffitto ed ivi sospese. Guardo il complesso con curiosità, associandolo a qualche breve scorcio di fabbriche visitate in passato e centrali elettriche - reali o filmografiche - complesse e pesanti nel loro grigiore. Qui è diverso: gli impianti sono quasi traslucidi, leggeri nella strana ceramica bianca levigata in tornite sezioni circolari. Per quanto ne so, rifletto, potrebbe benissimo trattarsi ancora una volta di tempo solido o qualche altra sottocategoria del suddetto. È pazzesco l'uso che i Cromoniani fanno del tempo! Ovvio che poi anche un singolo sgarro nell’ordine delle cose manda a monte tutta la loro esistenza.
Mentre armeggia con una plancia comandi emersa da un incavo nel terreno vetrato, Ezra sbircia il mio sguardo incuriosito e, ci giurerei, prova gusto nel notare il mio evidente stupore.
-E' pasta di tempo- butta lì, ben interpretando la mia occhiata.
-Cisterne in pasta di tempo, Zach, capisci?-
Alzo le spalle, corrugando esasperato la fronte. È snervante sentirsi parte di qualcosa e non esserlo!
-Per trattenere il tempo, Coff il finito!Nient'altro agisce meglio sull'energia tempo al di fuori del tempo stesso.- E visto che sembra essersi intestardito su questo punto, accenno un rapido, falso assenso di comprensione, ma solo quando mi sforzo realmente di leggere tra le righe, ho un’intuizione:
-Il generatore a Prati Verdi...-
-Tempo solido!- Conferma il Dumesh facendo schioccare trionfalmente la lingua in un'eco che crepita per qualche istante nell'etere. Sollevo il capo, guardando ad occhi socchiusi le venature perlacee che danzano al di sopra della mia testa e mi sfiorano con vibrante incorporeità.
Tempo solido, mi ripeto. Perché no, in fondo? L'enorme orologio è la centrale di questa città – di questo microcosmo chiamato Crom - e, pensandoci, non esiste altro modo per bloccare il tempo se non con un cronometro che lo catturi, calcoli, decodifichi e lo restituisca sotto forma d’energia. Per un istante mi domando di cosa sono fatti allora i pannelli lunari che l'Organizzazione sta progettando. In templex, mi sono detto, dato che sembra essere il materiale che va per la maggiore. Qualcosa come un corpo plastico, lavorato – ci scommetto – con il tempo. Lasciato a fermentare nel tempo, forse. Ma sarà poi possibile?
Ascolto appena qualche ulteriore commento di Ezra riguardo i vari usi della straordinaria risorsa, ma sono deconcentrato, stuzzicato, pieno di energia ed idee come non ero mai stato prima, non a Crom e di sicuro non a casa. Muovo un cauto passo indietro, quasi barcollo. Allargo le braccia con gesti misurati, come potessi palpare l’agitarsi ed il formarsi di mille, nuove congetture ed intuizioni che premono per concretizzarsi in una forma. In energia.
Mi accorgo vagamente che il sordo blaterare di Ezra è cessato, lo guardo allora con un misto di esultanza e turbamento.
-Tutto questo è...- boccheggio un istante alla ricerca di parole per esprimere il mio sgomento, -Tutto questo tempo...-
Ezra annuisce sollecito, mal interpretando il mio volto aperto in una posa priva di fiato. Mando giù un po' di saliva, trovando la gola improvvisamente secca.
-Lo sento-
-Sì, grugnetto, mi pareva questo l'avessimo già stabilito- osserva il Dumesh, abbassando un po’ la voce nel borbottio infastidito. Lo guardo e, come ripiombando malamente sul pavimento specchiato del reale, abbandono con un tonfo secco le braccia lungo i fianchi.
-Ma non posso usarlo!- Gemo desolato, mentre qualche fioca immagine della gita al tempoligono e dei precedenti black-out mi tiene saldamente ancorato al qui ed ora.
-Coff! Certo che puoi usarlo, Zach- Si avvicina premuroso, forse rendendosi conto che qualcosa non va nel mio malanimo. Effettivamente ho come l'impressione che una o due delle mie percezioni ed emozioni sono un tantino fuori fase. Come dire? Amplificate, come sotto effetto di stupefacenti e mi è possibile rendermene conto dal vago divertimento che l’idea suscita vibrando sui miei nervi.
-Non come Keri e...Cob e...- Biascico, la testa pesante, la bocca impastata -E tutti quegli Airicosi ed il loro...- La parola che cerco mi sfugge, lasciandomi esausto e distante come dopo una sbornia. Mi sento mancare il fiato e ho come l'impressione che la stanza, con tutta la concentrazione temporale presente, mi si chiuda attorno. Il Dumesh mi fa sedere a terra e mi ci lascia per qualche breve, concitato istante durante il quale ticchetta freneticamente sulla sua console.
-Schiena al suolo e gambe in aria!- Ordina spiccio e, per quanto la cosa mi diverta oltre a sembrarmi assurda, obbedisco convinto dalla nota d’urgenza nella voce del Dumesh. In ogni caso, ho come l’impressione che potrebbe anche chiedermi di saltellare su una gamba mentre mi colpisco la testa con una mano in questo momento e io lo farei senza troppe storie, stupidamente felice ed inebriato da questa insolita euforia.
-Tutto a posto, piccolo, tutto a posto...- Rassicura, mentre lentamente avverto la circolazione tornare a filtrare nel verso giusto e le tempie smettere di pulsare.
-Dio...- Commento cercando di capire che cosa è o stava per succedere.
-Tutto a posto- Ripete ancora Ezra, aiutandomi poi con cautela ad alzarmi, -Euforia posticcia: troppa concentrazione temporale, dà alla testa più di un vuoto temporale ghiacciato…- Scartabella ansioso qualche istante, poi si accorge della mia smorfia statica: -È un cocktail- precisa compunto, quasi a dissociarsi in toto dal gusto degli Airin per la nomenclatura tematica e lo humor nero.
-I primi tempi...beh, è una seccatura all'inizio- continua poi, -Non ci sei abituato- spiega, e sembra quasi provare imbarazzo per l’accaduto, come fosse stata colpa sua. Impacciato, la butto sul risentito, ma so che è più la confusione che la rabbia:
-Grande! Non solo me ne accorgo poco e male, ma ne sono pure allergico!-
-Coff l'inutile giudice! E tu pensi veramente di poter sentire come si deve quel rigetto agonizzante della Crom del post-IB?!-
Apro la bocca, sorpreso.
-Buona fortuna, singolo, neanche gli Airin lo avvertono appieno...- Poi, pensandoci meglio -Ma in effetti loro non l'hanno mai realmente carpito fino in fondo, anche quando tutto funzionava, visto l'uso iniquo che ne fanno, ah!- Sputa il Dumesh con disprezzo.Torna poi alla sua postazione improvvisata, giudicando probabilmente terminato il momento critico.
Mi avvicino sbirciando da sopra le sue spalle chine sui comandi la plancia sagomata ad arco illuminarsi di diverse, flebilmente pulsanti gradazioni d'azzurro, grigio argentato e bianco – lo stesso bianco trasparente delle proiezioni smorzate a mezz'aria dai neon incorporati nel soffitto.
-Mettiamola così- scuote il capo, assumendo un'espressione di noncurante supponenza -Sei un fruitore piuttosto sensibile, Zach, e con la concentrazione energetica ridotta ai minimi storici ti è impossibile usare il tempo…-
Schivo il suo sguardo indagatore, mordendomi seccato un labbro. Mi guarda comprensivo per un istante: –Il tempo non cessa mai di scorrere, Zach, siamo noi che ne siamo più o meno consapevoli. Gli Airin ne sono fruitori attivi…Lo sono diventati-
Il computer è un contatore d'energia, ipotizzo concentrato. Ezra si collega ad una schermata con valori ridotti ad un fiacco 25, 30%. Gli indicatori luminosi – saldamente ancorati entro lo spicchio ceruleo, segnano il livello di attività energetica nell'aria e prima il doppio deve averlo ridotto per evitarmi un attacco epilettico o qualcosa di molto simile.
-Quindi?- Incalzo, irritato dall'improvvisa immobilità e pesantezza che sembra aver assunto l'atmosfera. Quasi preferivo la leggerezza inebriante di poco fa. Il Dumesh storce il naso, esasperato dal mio disfattismo.
-È per questo che ti ho portato qui. Il passato è l’unico posto in cui, allenando il tuo senso temporale con l’energia a pieno regime, imparerai a captare anche quella di là- fa un gesto vago in direzione dell'ascensore/portale e del futuro che da un mese a questa parte è il mio presente e la mia prigione.
-E ad usarla- Termina, incrociando braccia e cartelletta in petto, lo sguardo vigile come aspettandosi la mia prossima domanda. Muovo qualche pensieroso passo in circolo. Mi blocco. Torno indietro, caparbiamente diretto al piano comandi del tecnico.
Solo superficialmente allarmato dal mio scatto, Ezra si rilassa subito quando vede che mi limito a scrutare con intento i valori:
-Quindi nei prossimi giorni dovrò lavorare a questo livello?- Accenno con il mento in direzione della fiacca gradazione azzurrognola della macchina. La prospettiva smonta un po’ i miei film ricchi d’azione ed inaspettata rapidità nell’imparare.
Ezra volta il capo, sogghignando dietro una ciocca che è passata dall’ambrosia al castano chiaro annodata tra le sue dita più e più volte:
-No, questo è poco più del livello attuale in cui naviga Crom. Tu partirai dal, diciamo, 99% di tempo in circolo…-
-Ma?- Chiedo, intuendo che ne arriverà uno. Il Dumesh sorride conciliante.
-Ma prima devi riuscire ad isolare il tempo e a concepirlo come qualcosa di più di una semplice fiammella colorata, e a farlo senza andare in brodo di sputacchi ogni qual volta che riesci a controllarlo- Mi punta addosso gli occhi verdi con seria disciplina – Ci siamo capiti?-
Annuisco, non senza cogliere la verità sullo stato delle cose: gli Airin raccolgono energia e la usano per combattere e vivere nel loro mondo tempo-centrico. Ezra va oltre, lo incanala, lo modella, lo ferma e ci si sposta. I fruitori attivi prendono in prestito il tempo, quelli passivi – come Ezra, come me – lo usano.
-Dunque…- Il Dumesh ticchetta rapido sul piano comandi -…Lo senti, vero? Senti come l’aria si addensa e la situazione cambia di istante in istante?-
Mi concentro, chiedendomi un po’ sotto pressione che cosa ora Ezra si aspetti da me.
-No, non pensare. Non chiudere gli occhi o simili cofferie!- Sobbalzo, punto sul vivo. Lui – lei? – sorride conciliante: -Stiamo cercando di andare oltre ad un livello puramente metaforico. Tu il tempo lo devi percepire. Sentire. Vedere!- Alzo il capo a bocca socchiusa.
-Hai presente poco fa?- Annuisco, accigliato. Sì, sono quasi andato in overdose, ho presente poco fa!
-E’ quella la sensazione che devi avere. Controllata, per Coff, ma quella!- Allargo le braccia, sforzandomi di stargli dietro, ma non è facile. Anzi, non è fattibile.
-Va bene, preparami uno di quei vuoto temporale allora e te la replico alla perfezione!-
Ezra sbuffa, schioccando aspramente le dita nel fare un mezzo giro nei paraggi.
-Ti credi spiritoso, vero?-
Stringo i pugni, scottato a mie spese: -È che non capisco a che cosa devo puntare, che cosa mi devo aspettare accada- mi schermisco con furia.
-Oh, mio Coff, allora non mi ascolti proprio! Tu inizia a puntare a qualcosa…- Lo fisso, aspettando che si quieti un minimo. Il Dumesh si ferma. Mi scruta fisso per un po’, poi si avvicina e punta un dito verso le mie tempie:
-Hai presente quell’istante in cui ti fermi a riflettere sul passato, sui ricordi e particolari momenti delle ore ormai trascorse?-
Rimango in silenzio, colpito da un inatteso déjà-vu;
-Quando la tua mente vaga e trova la presenza e la ragionevolezza per andare oltre al semplice ricordo? Allora, in quel momento, ti rendi conto che quel tempo è effettivamente trascorso. Guardi te stesso come da fuori, da una postazione privilegiata nel futuro – che è il tuo presente – …-
-Un po’ come noi ora- mormoro, ma non ci ho veramente riflettuto. Annuisce.
-È lì, in quel preciso punto del tuo guardare, che percepisci veramente il tempo. Che sai di esserci passato attraverso e che lui ha veramente avuto ragione di te. Ti ha cambiato. Ha smosso anche se di pochissimo il tuo essere- Lascia per un istante che le parole echeggino possenti nell’ampio spazio vuoto. Sento lo stomaco annodarmisi. Gli occhi di Ezra luccicano ricchi di viva e sincera esaltazione:
-Lì, in quell’istante, il tempo passa…Prima che tu te ne renda conto ti ha già cambiato- Sollevo il mento, incerto persino nell’espirare –Ed è allora che tu puoi cambiarlo. Fermarlo, imprigionarlo, controllarlo!- Abbassa lentamente il dito, come a chiudere una sonata particolarmente intensa.
-Questo è essere un fruitore passivo, Zach. E’ un po’ più macchinoso che per quelli attivi, ma in fondo Cobalto e varia altra simpatia non sono veramente consci di quel che fanno e, che io possa baciare i glutei venosi di Coff, se non riuscirò a farti diventare un fruitore temporale più abile di loro!- Mi assesta un pugno sulla spalla – e neppure tanto piano – spezzando ogni tristo residuo d’atmosfera.
-Ok?- Chiede poi, tornando a monitorare la concentrazione tempo nell'aria.
Titubante annuisco, borbottando qualcosa di poco entusiasta in risposta. So di aver già sperimentato ciò che ha appena descritto. Ne ho memoria, o almeno, mi sembra di aver già provato quella sensazione. È qualcosa di davvero assurdo, se ci penso, fermarsi così e stupirsi di aver davvero trascorso un tot di ore in un dato posto con una o più persone in particolare a fare chissà cosa! Davvero assurdo...Ma se mi si chiedesse ora di fermarmi a pensare a prima di Crom, a prima del viaggio e di tutto questo inferno, penso che non riuscirei a raccogliere i ricordi. Sì, qualche festa, le uscite con gli amici, una ragazza, forse qualche birra di troppo e poi il mio compleanno. A pensarci bene è tutto molto vago, rarefatto, riguardo quella sera. L'ultima cosa che ricordo veramente bene è l'incidente sul Cromonaut C5 e, tra tutte, quella è l'esperienza che vorrei dimenticare. Guardo assorto Ezra che mi dà le spalle, ma sono distante un intero continente, cercando disperatamente di trovare un particolare, anche idiota, che mi ricolleghi alla mia vita prima dei diciotto anni.
-Zach?-
Sussulto, alzo il capo osservando contrito l'unghia che ho preso a mordicchiare. L'espressione sul volto del Dumesh è familiare, quasi ci convivessi da una vita: perplessa ed ironica, ma allo stesso tempo paziente. Tra tutti questo strano essere a o bi-sessuato è l'unico che sembra comprendermi al volo, più di Coiland e sicuramente più di Cobalto. Forse anche meglio del sottoscritto. Lo guardo e mi chiedo che cosa in fondo so di queste persone. Che cosa penso o pensavo di sapere? C'era qualcosa, all'inizio, che mi atterriva dei Dumesh. La prima volta che ho visto Coiland ho provato timore ed avversione, ne sono certo, come una specie di pregiudizio maturato nel tempo. Ma prima c'è solo la mia vita da minorenne, prima ci sono solo io e non ricordo...
Ezra mi posa una mano sulla spalla, piegando leggermente il capo per guardarmi più da vicino.
-Ci stai ricascando!- Avverte circospetto, scostandomi pacatamente una ciocca di capelli imperlata di sudore dalla fronte. Mi ritraggo, indispettito:
-Non ci riesco- realizzo preoccupato, mentre il cuore inizia a battere più rapido.
-Ti ho già detto che...-
-No!- Lo blocco -Non hai capito. Io...Non ci riesco- Mi guarda perplesso, mi lascia i miei tempi ed i miei spazi, quando tenta di prendere la parola, completo:
-Non ricordo che cosa c'era prima di qui.- Aggrotta la fronte cercando di capire -...Prima di Crom e del viaggio che mi ha portato qui! Io ho...solo vaghi ricordi. Come dire...sfocati come se...-
-Ok, ok, calma...Sei stanco e come detto le prime volte è un po'...-
-No!- Protesto, liberandomi bruscamente dalla sua presa. Muovo qualche furioso passo in circolo, mi fermo, aspetto.
-Coff aiutami! Facciamo una pausa, va bene, Zach?-
Accetto fin troppo di buon grado la proposta, ben sapendo che in questo stato non combinerei comunque niente. Mi siedo al tavolino contro la parete di destra e lascio che anche Ezra mi raggiunga. Siede e si sporge cauto verso il tavolo che ci separa, sfregando tra sé le mani curate e controllando che lo smalto scuro sia ancora brillante.
-È questo posto!- Mi guarda, aspettando forse che io vada avanti
-Stanno succedendo troppe cose e troppo in fretta. Io...Io non capisco, cazzo! L'ultima cosa che ricordo bene è l'incidente al mio arrivo.- Annuisce, mostrando partecipazione, ma sembra veramente preoccupato per me. Distolgo lo sguardo, vergognandomi. Queste crisi esistenziali stanno diventando un po' troppo frequenti ed ho paura che sia più una cosa da seduta dallo psichiatra che semplice stanchezza. Deglutisco e trovo la fermezza per affrontare i suoi grandi occhi verdi. Quello sinistro è spalancato, l'altro semplicemente attento, ma lo sguardo che ne deriva è qualcosa di indescrivibile: sbalordito, inquieto, intuitivo. Sembra veramente che Ezra abbia qualcosa da dire a proposito, come ci fosse già passato, ma che in qualche modo stia ancora valutando bene le parole da usare.
-Prima, quando mi hai detto di rievocare quella sensazione, io l'ho fatto, ma ho trovato...C'era come uno spartiacque fottutamente spesso che divideva Crom dal Continente-
Studio il lento modificarsi delle rughe d'espressività sulla sua pelle ambrata. Forse dovrei chiedere all'Ezra del passato, valuto. Forse lui – lei – è più vicino al me stesso di allora e ricorda. Forse potrei tornare alla stazione per capire. Forse dovrei tornare su quel treno e basta. Tornare a casa.
-E non hai cercato il tempo?- Mi immobilizzo, i miei pensieri confusi si bloccano, lasciando un basso sibilo nelle orecchie. Lo fisso trasecolato.
-Ehm...- Mi mordo confuso la lingua, portandomi una mano distratta tra i capelli. Il riflesso nervoso diventa una stretta: mi stringo la testa, iniziando a capire.
Ezra prende un rapido respiro, poi avvicina la sedia alla mia con fare complice. Con estrema serietà e grazia spiega: -Vedi, ti sono successe molte cose da quando sei qua. Alcune non te le sai spiegare. Altre non sappiamo spiegartele neppure noi. Sei il primo caso di fruitore passivo umano che mi capita di esaminare. Non arrivano molti umani qui a Crom, in effetti.- Raccoglie i pensieri un istante, aspetto in silenzio.
-Il punto è...Come dire? Proprio perché Crom è così diversa da casa tua finisce per restarti impressa a discapito di altri ricordi, forse, meno vividi. È lì che passa il tempo. È in questi casi che te ne accorgi. Hai provato stupore e smarrimento perché non ti sei quasi mai reso conto dei giorni trascorsi.-
-Però per un istante ho avuto paura...Mi è sembrato strano aver dimenticato così- obietto ferito.
-Dimenticato cosa?- Chiede con dolcezza. Esito a ricambiare l'occhiata, preoccupato che sul suo viso possa trovare ancora una volta menzogna ed inganno, ma quando lo faccio mi sento quasi rassicurato.
-Non so, la mia festa di compleanno. La fine della scuola. I libri letti. Le liti con mio padre...La ragazza che...- Mi pongo un freno, sfregando le mani sui jeans, teso. Ezra sorride divertito.
-Vedi, le cose importanti restano. Le altre sfumano, è normale. Io non ricordo più tante cose degli anni passati, e se ho bisogno ricorro agli altri Ezra, i quindici Ezra prima dell’io attuale- Sbatto le palpebre, sorpreso: è più piccolo – a? – di me?! Ora sì che mi sento vecchio!
-E anche io ho sempre quella strana sensazione di angoscia e mi impunto, cercando di ricordare cosa manca- Si alza, allontanandosi svogliato verso il fondo dello stanzone. Scruto nel lucore biancastro, chiedendomi se sia il caso di seguirlo. Poco dopo il Dumesh torna con due snack preconfezionati. Me ne getta uno sul tavolo, mentre scarta con entusiasmo il suo. Mentre contemplo dubbioso il contenuto della stagnola – piccole palline farinose, simili al pane ma di uno strano rosa perlaceo -, Ezra riprende:
-Certe volte rievoco qualcosa, ma quando non ci riesco – ed è la stragrande maggioranza dei casi – uso quel disagio nostalgico per imprigionare il tempo, sentirlo, plasmarlo...Quello È TEMPO, tempo ad un meraviglioso stato grezzo!- Mentre addenta affamato la prima pagnottella, sbircia nella mia direzione, scuotendo il capo esasperato dal mio sospetto.
-Così non va sprecato niente!- Esclama, puntellandosi al suolo con le gambe e scostandosi dal tavolo cui era appoggiato.
-E faresti bene a non sprecare neppure quegli ovetti di pane perché io non ti offro più niente e la cena è ancora un traguardo lontano, ragazzino!-
-Senti chi parla, sei praticamente un bimbo!-
I suoi occhi lampeggiano di viva allegria: -Taci, due nascite e vite sono dure da portare avanti, che credi?!- Ridiamo. Mi sento meglio. Ripenso alla sensazione di vuoto e panico ormai passata e mi chiedo se anche il retrogusto di amaro sia frutto dello spuntino.
-Se tra un'ora non mi hai ancora sprigionato una singola, piccola lingua di tempo...- Alzo il capo, depresso.
-Per le guance scavate di Coff, giuro che ti rispedisco al mittente!- Contempla provocatorio la mia reazione, piuttosto fiacca date le circostanze.
-Prima del tuo arrivo...- Si blocca, sembra ripensarci.
-Mh?-
-Prima del tuo arrivo avevo del tempo per me ed un certo, gratificante cinismo-
Butto giù l'ultimo boccone, rendendomi conto di aver divorato in tre minuti tutte e sei le pagnotte ovali. Quasi non ne ho sentito il sapore tanto ero affamato.
-E ora?- Chiedo con una tiepida impressione di rinnovata positività.
-Ora mi restate solo voi-
Aggrotto la fronte, appallottolando distratto la carta dello snack. Ezra si volta, dirigendosi alla console.
-Coff e te- Conclude, calandosi gli occhiali da sole sul naso. Sbuffo sarcastico, rilasciando la tensione e allungando una o due volte le braccia per distendere i muscoli.
-Il primo da insultare ed il secondo da sfottere- rinfaccio senza prenderlo troppo sul serio. Il Dumesh si stringe nelle spalle, continuando a trafficare con il contatore. Mentre sento l'aria tornare ad addensarsi e mi preparo psicologicamente ad un nuovo tentativo mi rendo casualmente conto di una cosa, che però fa in fretta a passarmi di testa. Ezra non è neppure praticante, a differenza di quanto credono certi Airin ignoranti.
Poi però l'allenamento riprende con ancora maggiore vigore. Passo la mezz'ora seguente a cercare di richiamare quella sensazione di tesa consapevolezza in cui sono inconsciamente inciampato già due volte. Mentre Ezra continua a spronarmi, ripetendo allo schifio il suo mantra “senti il tempo. Catturalo. Usalo”, inizio seriamente a percepire qualcosa, ma ho sempre la netta impressione di essere semplicemente alle prese con gli ectoplasmi tempo a forma di orologio che danzano sul retro della mia prospettiva. Quando penso di aver finalmente ricreato le condizioni adatte, qualcosa dentro di me si ribella violentemente, quasi avessi sviluppato dei solidi anticorpi che tengono lontana l'energia-tempo come un germe infetto che può essermi letale.
Fino ad ora, rifletto, il tempo mi ha sempre schivato. Non so. Forse andarlo a cercare, usarlo così apertamente rischia di espormi a tutti quei black-out e scosse che ho inconsapevolmente evitato fin'ora. Credo di aver paura e neppure ad un livello così inconscio. Quando da pochi miei balbettii imbarazzati Ezra comprende la situazione, sembra risolversi per un nuovo tipo di approccio:
-Hai paura? Coff lo schivo come uno struzzo, va bene!- Allarga le braccia, pestando rumorosamente i piedi al suolo. Seguo i suoi spostamenti a scatti. Che cosa mi propinerà ora? Inizio a perdere colpi. Che ora sarà?
-Ascolta- batte rumorosamente le mani due volte. Immediatamente torno vigile, provando pietà per i miei nervi. Non so più, ormai, chi sia la vittima e chi il carnefice - perché anche Ezra è stanco, vero?! Più giovane, più intelligente, più bello…Mi rifiuto testardo di riconoscergli – le? - anche quest'ennesimo primato!
-Che mi dici della rabbia, allora?- Apro un po' di più gli occhi, senza riuscire a seguirlo.
-Coff il doppio, era segno che fosse così!- Borbotta con tono alterato, quasi isterico. Corrugo la fronte, sorpreso.
-Magari ci sforna il nome della prossima resurrezione, dici?- Riprende, assumendo una posa più teatrale, smorzando una risata idiota in un rauco tossire.
Apro la bocca senza effettivamente sapere cosa dire. Ricordo fin troppo bene la conversazione origliata questa mattina, prima che Cadmon e Cobalto lasciassero la stanza. Tutto questo riflettere e sforzarmi l'aveva surclassata per un po', ma ora Ezra l'ha riesumata. Ciò che mi chiedo è come faccia il mio tecnico applicato a conoscere le parole esatte.
-Io l'ho visto nella proiezione di cinque ore e mezza fa, ma tu c'eri ed hai sentito tutto, vero?-
-Ezra...- Inizio contrito, sentendomi ora in colpa per non essere intervenuto. Ma il Dumesh mi zittisce bruscamente, come a scacciare dei minuscoli moscerini.
-Lascia perdere, Coff l'irriso! Non sono io...Sei tu! Hanno offeso anche te, ricordi? Come ti senti a proposito?- Serro le labbra, irritato, se dal ricordo o dal suo tono improvvisamente brusco non saprei dire. Un mix letale di entrambi, penso. Tendo ad arrabbiarmi poco, ma quando accade so essere particolarmente sgradevole.
-Come ti sei sentito quando Cadmon ha detto quella cosa riguardo al tuo sogno? Non ti conosce neppure eppure ha passato la nottata a sbronzarsi con Cobalto e a sparlare di una cosa così delicata come il risveglio del primo Ripetente in assoluto, Pervinca Bloom- Il nome riecheggia solenne nell'ampio spazio, quasi prendendo forma in un cronometro perlaceo che, sbilanciato in aria, taglia il volto accaldato di Ezra per poi infrangersi in tante particelle sopra la sua testa. Il Dumesh scuote i capelli color caramello come seriamente infastidito dai residui inorganici, poi con due falcate mi si ferma di fronte:
-Come ti sei sentito quando ci hai confidato di aver già visto Pervinca Bloom, di aver già sentito il suo nome, ed hai visto che sia Cobalto che io abbiamo minimizzato la cosa?- Stringo i pugni, risentito. Male! Mi sono sentito male e per la prima volta ho veramente realizzato come non potessi fidarmi di nessuno qui, neppure di Ezra, che mi sta seguendo con così tanta dedizione.
Se la sua vuole essere terapia d'urto, valuto rapidamente, penso stia funzionando. Superficialmente consapevole del trucco dietro il sarcasmo nella sua voce, mi fisso sul suo sorrisetto distaccato. L’avversione verso i Doppi torna, dopo tanto, ad infestare la mia lucidità di giudizio. E se riesce a farmi infuriare così Ezra, figuriamoci il ricordo di Cobalto e della sua cattiveria!
Ricordo bene. Certo che ricordo! Come mi sia sentito tradito scoprendo che proprio loro due, Ezra e Cobalto, che non si possono vedere, hanno deciso di fare comunella su una cosa così importante! Ricordo l'attimo di disperazione. Mi sono sentito prima idiota e poi solo. Infinitamente solo in una città straniera, in mezzo ad una crisi assurda. Ho odiato la sfacciataggine ed il gesto così fottutamente ingiusto nei miei confronti! Ed è stato solo ieri o l'altro ieri.
Quando ho sentito la notizia del risveglio e della fuga di quel Ripetente, ho veramente avvertito che qualcosa stava cambiando ed io l'avevo in qualche modo presagito nel sonno! Io ero lì, impotente di fronte alla forza intrinseca delle bugie di chi mi stava intorno, ed ero veramente presente anche questa mattina, mentre i due Airin si burlavano di un avvenimento così cruciale come di Ezra. Se solo penso che cinque o sei ore fa stavo impalato nello studio del Dumesh a dispiacermi per lui...Dopo la sua faccia tosta di quel giorno...!
Riprendo il controllo, stuzzicato da una timida impressione d’incredulità. Non è stupore per il trattamento subito. Non ho più neppure la testa per preoccuparmi di certe cose. Ce ne sono già mille altre che premono per farsi spazio e sento che potrei scoppiare. No, è una sensazione a suo modo curiosa e familiare. Socchiudo gli occhi, isolando il sordo infierire del Dumesh ed il ronzare distante dei macchinari. Io ero lì, ed ora sto affrontando tutto questo. Con il senno di poi, per quanto io abbia detestato Ezra prima e Cobalto poi, ora vorrei quasi tornarci, forse per sfuggire a questa tortura dei test, forse per accertarmi di non aver avuto un semplice crollo nervoso e di essermi sognato ben altro rispetto a Pervinca Bloom.
-Ci sei!- Sussulto esasperato, apro gli occhi, provando un vago senso di vertigine. Abbasso lo sguardo, senza capire. A palmo leggermente contratto, ma aperto, vedo un filo spumoso di energia trasparente sfuggire alle fessure tra le dita. Il fumo, da argenteo, si schiarisce, diventando talmente luminoso da staccare completamente rispetto al grigio azzurrognolo del magazzino P62anteIB e dei suoi neon temporali a luce filtrata.
Balbetto qualcosa, intontito, mentre apro e chiudo la mano sulla fiammella che ancora arde immateriale sul mio palmo. Non è calda. Non è fredda. Se non fosse per lo sguardo trionfante di Ezra e per il mio batticuore direi che non è reale. Ma quando il Dumesh spegne con uno schiocco silenzioso le luci e la stanza piomba nella semi-oscurità dell'inizio, vedo la piccola lingua di fuoco bianco avvolgersi sinuosa con ancor maggiore vividezza e non è poi così differente dalle meridiane e dai pendoli che galleggiano a mezz'aria. Un brivido mi attraversa la schiena, mentre le gambe mi tremano dalla sorpresa.


---> continua nel capitolo seguente!
Cambiare ed essere Cambiati - II by Amelie
Author's Notes:
E' veramente ridicolo, ma dopo avermi lasciato postare il capitolo solo a paragrafetti piccini picciò, non riesce ad inserirmi le ultime frasi. Ecco qui il finale del capitolo.
Resto comunque in attesa di feed-back tecnologici. C'è forse una sorta di limite di caratteri postabili in una pagina?
-Ce l'hai fatta, Coff! Coff il...Oh, dannato sia Coff se non ci sei riuscito!- Guardo gradualmente più sereno e poi felice Ezra mentre i neon vanno e vengono seguendo ordini che ora come ora sono solo saltelli e gridolini inarticolati.
Ripenso alla quasi regressione di Ethel, all'energia trasparente donata in quell'occasione. Penso al tempoligono di tiro e alla potente scarica di tempo esplosa da una minicromo che si supponeva essere carica solo al 20%. Penso a questa stanza e a ciò che ho fatto e sto facendo. Sono veramente io? Sono veramente io! È tutto vero. E mentre lo penso è già passato. Ma la mia energia bianca no. Arde ancora più intensa, rinfrancata da un maggiore accumulo di ricordi e consapevolezza del tempo.
-Io lo sento...- Mormoro senza fiato -E lo sto usando- E mentre lascio che l'idea sia sorpassata dall'esaltazione, il momento è già andato e mi ha cambiato. Come io, ora, posso cambiare il tempo.
Un passo avanti ed uno indietro by Amelie
Author's Notes:
Allora, all’ultimo ho deciso di attaccare a questo capitolo l’inizio di quello dopo. Il finale qui era un po’ fiacco e tendeva al criptico come sempre…Non che ora lo sia meno (criptico intendo ^^), ma spero sia almeno un accettabile preludio per quello che accadrà nel prossimo capitolo ;-D Così, a costo di allungare un po’ la solfa, non posso più dire che quello nuovo è in scrittura, ma mi impegnerò per andare avanti presto!
La prima parte e l’ultima non mi dispiacciono mentre “l’azione” finale è fiacca e sconclusionata come sempre. Temo che la narrazione sia un tantino lenta e pesante, ma spero che almeno quel poco che accade vi dia la forza per andare avanti nella lettura ;-P
Come sempre fatemi sapere, grazie!
Capitolo 17
- UN PASSO AVANTI ED UNO INDIETRO -



Una volta compreso il trucco, una volta capito come isolare quella sensazione a metà tra ricordo ed intuizione, tutto il resto è quasi automatico. Guardo le fiamme che io stesso incanalo sul palmo della mano direttamente dall’atmosfera circostante, e mi sembra di giocare con il tempo da sempre. Le guardo e le avverto come un leggero peso incorporeo che solletica dita e venature, quasi scaturissero direttamente dalle pieghe della mia pelle. Le lingue argentate sembrano catturare le ombre e rilucono al massimo del loro potenziale quando non ci sono altre fonti di luce. Di un bianco scintillante, il tempo si piega ed allunga sul palmo della mia mano per riflesso agli stimoli e alla percezione che io ho di esso. Ogni volta mi sento un po’ più sicuro, tanto da scoprirmi intento a ripetere il procedimento anche quando sono distratto o sto facendo altro.
Trascorrono le ore ed i giorni senza che quasi me ne capaciti e, mentre Ezra mi insegna a fermare il tempo e a spingerlo con un balzo imposto in avanti, le settimane mi sfuggono da sotto il naso senza che nessuno, neppure l’Ezra del passato, interferisca spezzando l’incantesimo.
La notte mi trascino distrutto verso l’ascensore e chiudo gli occhi. Ad un certo punto mi ritrovo pietosamente accoccolato nel corridoio di fronte alla porta della camera. Il mio tecnico applicato non si spinge mai oltre, fermamente coerente con il suo indignato risentimento nei confronti di Cobalto e Cadmon.
Da quando la notizia del risveglio di Pervinca Bloom è stata trasmessa alla tv, suscitando lo scetticismo ilare dei miei compagni di stanza, non passa giorno in cui non li si veda insieme intenti a pungolarsi animatamente e ad infestare l’Organizzazione con odiosa arroganza. Sordo alle battute con cui Cobalto cerca di provocarmi, fluttuo a fatica verso il letto come un fuoco fatuo e lì crollo senza dare spiegazioni. Immagino che in fondo Turchino sia dannatamente interessato a ciò che accade nel magazzino P62anteIB, ma non si abbasserà mai a mostrare curiosità. Una sera, frustrato dall’incapacità di prendere sonno, approfitto dell’assenza del nuovo arrivato per chiedere all’Airin di Ethel.
-Tra una settimana riprende- Risponde appoggiandosi più dritto alla parete oltre la sponda del letto. Lo guardo dalla branda distaccata, dove sono stato tacitamente retrocesso qualche giorno fa, con un misto di sollievo e dubbio. Non sembra che la notizia lo colpisca più di tanto e visti i rapporti in cui era con la semi-Crash la cosa mi sembra strana.
-E riprenderete…- scelgo bene le parole –A lavorare insieme?-
-Non lo so- Alzo gli occhi, taciturno
-Ora c’è anche Cadmon- borbotta Cobalto al limite del comprensibile, forse provando un po’ di sana vergogna. Torno a stendermi. In fondo non sono affari miei. Che si isoli pure! Quando Cadmon si sarà stancato di giocare, che cosa gli resterà della loro goliardica amicizia?
Incrocio di rado Keri nei corridoi e ancora più raramente Coiland, il ché è già più scoraggiante. Da quel che sono riuscito ad estorcere ad Ezra, pare che il funzionamento dei panelli lunari sia stato finalmente migliorato e testato. Una mattina, prima di ridiscendere nel mio personale purgatorio nel passato, mi ritrovo a prestare particolare attenzione al soffocato parlottare di uno speaker radiofonico, mentre i primi tecnici e stagisti assonnati strisciano i piedi nel bar.
“È stato dato il via libera alla produzione di massa dei pannelli caleidovoltaici della nota Organizzazione in collaborazione con i CronoLab. Cornie Coiland, Direttore e responsabile del progetto, ha certificato l’inestimabile valore dell’energia lunare fino ad ora utilizzata solo a livello sperimentale. Può essere che la frazione, dice rispondendo alle polemiche sollevate negli scorsi giorni in area Cronohands, sia più lunga del secondo stesso. Ma è una lancetta che i vertici dell’Organizzazione si dicono disposti a spostare pur di risollevare Crom dalla crisi. Il Presidente White Mex spezza una lancia in favore dell’imprenditore Dumesh in Parlamento, dove la mozione speciale è stata discussa ed approvata negli scorsi giorni. Si limitino gli sprechi. ammonisce però e aggiunge: meno espedienti, più soluzioni!
Mi desto completamente, strofinando con enfasi un occhio. Mi guardo attorno. Gli Airin sembrano solo molto annoiati, ma noto anche che i tavoli solitamente occupati dai tecnici della squadra che lavora con Ezra sono vuoti. Mentre scendo le scale guardo se ci sono circolari appese ai muri aspettandomi da un momento all’altro di udire l’acre gracchiare degli auto-parlanti nascosti, ma niente.
Inizio a percepirlo anche qui, il tempo intendo. Ezra abbassa ogni settimana il contatore nel magazzino anteIB. Oggi dovremmo essere già in zona argento, ad un fiacco 45%. Il Dumesh continua ad insistere affinché quando deve assentarsi – il ché accade sempre più spesso -, io mi alleni con tutti gli esercizi imparati fino ad ora e che lo faccia senza barare. Allora fermo il tempo, lo riavvolgo. Quelle su cui stiamo lavorando ora sono le proiezioni a distanza oraria medio-bassa. E tutto questo ad un livello energetico sempre decrescente in modo da eguagliare al più presto la condensazione standard della Crom post Inverso Baleno, senza però perdere la praticità e la fluidità acquisite.
-Mhh, Zach, cosa ti ho detto riguardo al risalire?- Chiede il Dumesh a sorpresa durante una pausa allo scoccare del primo mese e mezzo. Ancora piuttosto intontito dallo scorrere artificialmente accelerato delle ore qui nella stanza nel tempo, guardo con rimpianto l’ovetto alla paprika che sto mangiando, e lo poso con esagerato malumore sul tavolo. Come se veramente non se ne ricordasse! Mi dico, arrendendomi al modo di fare Dumesh e – a dirla tutta – cromoniano sempre trasognato ed incidentale. Mi prendo qualche istante per ricordare.
-Risalire il tempo?- Chiedo.
-No, il fiume, Coff il salmone della storia! Di sicuro sai come sprecarlo!- Sorrido alla smorfia snervata di Ezra e, giudiziosamente sintetizzo:
-Solito procedimento, massima concretizzazione- Come colto allo sprovvista si volta e protesta:
-Andiamo, non posso averti detto solo questo!- Faccio spallucce, rinunciando definitivamente al mio pranzo. I viaggi indietro nel tempo sono quelli che mi riescono peggio. Ezra sostiene che è colpa dei miei riflessi rallentati che mancano puntualmente l’istante di risalita. Il Dumesh ha addirittura preso la brutta abitudine di gettarmi le cose addosso di punto in bianco così da tenerli allenati, ma la cosa fino ad ora ha sortito solo un discreto numero di contusioni minori. A prescindere dal risultato, però, sono sicuro di aver capito. Si tratta di isolare la frazione di tempo cui si vuole tornare e, una volta entrati nell’ottica dello scorrere dei minuti e delle ore con il procedimento imparato, di interiorizzare il ricordo tanto da farne un solido presente.
-Smettila di guardare da fuori, hai detto, o qualcosa del genere-
Il Dumesh arriccia le labbra diseguali, mentre con concentrazione rifinisce la striscia nera a bordo palpebra con la matita più corta della storia.
-Esatto, per risalire al passato e restarci devi liberarti di quella sensazione di consapevole stupore. Accantona quel che ti ho spiegato all’inizio e cerca di spostare la tua percezione del presente nel passato-
Annuisco distratto con ampie mosse della testa. Non è scherno e che sono stanco e preferirei passare ad altro.
-Guardami Zach!- Ordina con voce vibrante. Mi fisso nelle iridi feline, messe ulteriormente in risalto dal trucco appena risistemato. Si acciglia sarcastico
-Nel punto GIUSTO del passato, Zach, non allo sputo di Coff che tanto c’è Ezra che mi riagguanta con pregevole prontezza di spirito!-
Storco il naso con ferito disappunto, ma il tecnico sembra aver ripreso l’argomento per una ragione ben precisa:
-Per le proiezioni orarie è lo stesso. Risali il flusso temporale, isoli l’istante, ma non lo interiorizzi! Non si tratta di entrarci e riviverlo, devi solo costeggiarlo- Passeggia indaffarato alla ricerca di qualcosa, poi sembra cambiare idea.
-Ho visto Cornie prima- annuncia senza un nesso preciso con quanto detto fin’ora. Mi blocco a metà nel tentativo di estendere una proiezione tempo del me stesso di oggi da un’ora ad un’ora e trenta. Lo spettro di uno Zach inesorabilmente sveglio sotto le coperte s’infrange proprio mentre l’immagine sembra come risucchiata in un curioso rewind ectoplasmatico.
-Cornie chi?!- Ironizzo, sgranchendomi platealmente dita e spalle. Il Dumesh stringe le labbra, soffocando un sorriso.
-Che Coff mi orini in testa se il tuo umorismo non è peggiorato!- Mi sfotte. Sto al gioco, paziente.
-Ha appeso il cappio al chiodo già piuttosto tempo fa, ora è solo molto depresso, grazie per l’interessamento.- Il Dumesh, però, pare leggere tra le righe e, scompigliandomi fastidiosamente i capelli, confida:
-La rabbia è un sentimento ed un vincolo molto forte, tra i più efficaci per ancorarsi al passato ed estrapolare l’energia necessaria alla manipolazione passiva. Ma, torcibudello mio, non c’è solo quella. Lo sai, no? Penso che sia quasi ora di passare oltre e provare con qualcos’altro. Che so? La gioia…Ti dice niente?-
Sbuffo scettico, provando nausea alla sola idea. Passata l’esaltazione dei primi giorni e la soddisfazione ad inizio addestramento, cerco di tenermi impegnato e su di morale solo per non pensare alle mie crisi e alla paura che ne deriva.
-Vederti ogni dannata mattina è una vera gioia per me- ghigno, sforzando la voce e l’entusiasmo in un pessimo tentativo di sarcasmo. Ezra mi ignora senza troppi complimenti:
-Sapresti risalire allo spettro del nostro incontro? È successo esattamente un’ora, trentasei minuti e quarantotto secondi fa- calcola sondando concentrato un orologio olografico che svolazza vicino al suo naso. Sospiro, facendo il possibile però per riuscire nel compito. Mi chiedo se sia un altro dei test o se è solo formazione.
Entro nel canale temporale, rinunciando quasi subito a sfruttare la gioia - come invece ha suggerito Ezra - data l’assenza di ricordi propriamente felici. Mi aggrappo invece al disagio. Disagio di parlare con Cobalto consapevole della reciproca avversione. Disagio di incontrare Keri per le scale ed evitarla per non doverle raccontare dei test o sentirla parlare di Cobalto. Disagio per quello che di giorno in giorno mi sembra sempre più vittimismo ed ingratitudine da parte mia, specialmente verso Ezra. Sono tutte sensazioni che più o meno regolarmente mi assalgono la mattina appena sveglio. Il disagio è sufficientemente forte da permettermi una risalita al passato priva di turbolenze. Arrivato alla mia ora e mezza fa, però, mi rendo conto di dover sondare quella di Ezra e Coiland. Guardo il tecnico con intento, distendendo le labbra in un sorriso scaltro. So quel che faccio e, a differenza della semplice risalita, so come farlo! Socchiudo quieto le palpebre, cercando la scia temporale del Dumesh in mezzo all’uguale flusso di tempo evanescente. La trovo. Saltella briosa come i valori su un elettrocardiogramma stabile. La riconoscerei ovunque per l’inusuale tracciato che disegna increspando con energia lo scorrere altrimenti piatto del tempo. Ezra ed il suo sconclusionato ottimismo! Sorrido mentre una proiezione piuttosto vivida dei due Dumesh si materializza al mio fianco, invisibile ai suoi occhi:
-Il Direttore dice che è soddisfatto dei rapporti ricevuti fino ad ora- descrivo tenendo d’occhio la scena –E che se continuo così presto potrei diventare uno stagista a tutti gli effetti- Ezra annuisce soddisfatto. Come se veramente i miei progressi nell’apprendimento fossero quello cui queste persone sono interessate! Non si parlava di scoprire se ero o no l’umano criminale che mandava a Mefistofele il loro preciso sistema energetico?! Scuoto il capo ma prima che la proiezione sfumi, lascio inavvertitamente la presa sull’istante e lo spettro slitta qualche ulteriore secondo indietro nel tempo.
“…Modifica è perfetta per i pannelli” erompe tagliata la voce di Coiland, mentre la proiezione si adatta al nuovo segmento tempo preso in esame.
“Non mi aspettavo che Mex collaborasse” Osserva l’Ezra riflesso, sinceramente stupito. Coiland si acciglia: “Con tutta quell’energia raccolta ed inutilizzata ha sollevato un bel po’ di polemiche. Si è accorto che i finanziatori lo stavano abbandonando...”.
È il turno del Dumesh più giovane di accigliarsi, ma lo fa con ironia: “Ha salvato faccia e segno!” Mi trattengo dal corrugare la fronte per il bene della farsa di fronte all’Ezra del presente – che è solo temporaneamente distratto –
Lo spettro temporale del Direttore corregge il conraziale: “Più la faccia, e ha potuto metterci anche il nome” Sembra riflettere un istante, poi conclude: “Tuttavia per il 31pIB avremo bisogno d’altro, segno del tempo, o la piena di Caleido non sarà sufficiente…Per quanto riguarda Zachary e l’addestramento…”
Lascio che il ricordo si dissolva riconoscendo la parte già visualizzata all’inizio. Mi domando a che tipo di patto può essersi prestato Mex. La proiezione rubata dal passato di Ezra è quanto meno in linea con la notizia sentita alla radio questa mattina, ma sarei curioso di conoscere che tipo di modifica è stata messa a punto e a quali condizioni. E poi c’e quell’ultimo accenno. Spio di sottecchi Ezra che ha appena chiuso una comunicazione con un’altra parte dell’Organizzazione e non posso fare a meno di chiedermi se, per caso, tutto questo ha a che fare con quella stanza in ombra e la luna artificiale che vi è custodita. Con tutto quello che è successo me ne sono disinteressato, ma di punto in bianco sembra che la realizzazione di questo misterioso progetto corra di pari passo con i miei progressi nella manipolazione e che la produzione massiva dei pannelli lunari sia solo l’espediente – come ha commentato White Mex alla radio – che precede una soluzione molto più articolata e grandiosa. E capisco anche la concorrenza con la Cronohand, ma tutta questa segretezza mi sembra giustificabile solo fino ad un certo punto. È strano che Coiland per la riservatezza rinunci a finanziamenti e ad una buona campagna promozionale. Senza contare che la notizia di una soluzione alla crisi proprio ora che i black-out sono peggiorati e la gente inizia a sperare in una cura grazie al risveglio di Pervinca Bloom, non potrebbe che fare bene all’immagine dell’Organizzazione, no?!
-Ho sentito dei pannelli lunari- butto lì, sondando la sua reazione.
Un gran sorriso gli si dipinge in volto. Lo studio stemperando a poco a poco il sospetto, incapace di resistere alla sua spontanea eccitazione.
-La soluzione era così semplice! Ce l’abbiamo avuta ad un istante per tutto il tempo!- Sporgo il naso interessato, rimanendo in silenzio:
-Mex ci ha prestato parte dell’energia raccolta nel suo dissanguamento- mima delle virgolette con indice e medio in un gesto molto umano che – tra l’altro – deve aver preso dal sottoscritto. Ricordo Cobalto che, a pochi giorni dal mio arrivo a Crom, inveisce animatamente contro il direttore della Cronohand per la colletta energetica e gli abusi che l’iniziativa sembra nascondere. Io stesso ho visto come gli R’s impotenti vengano privati di parte del loro tempo sotto inconsapevole autorizzazione dei parenti. Scuoto il capo impercettibilmente, disturbato all’idea ma momentaneamente deciso ad accantonare il pensiero.
-Dettagli tecnici a parte, è bastato incrementare la forza magnetica delle cellule voltaiche tramite l’energia tempo così che la luce di Caleido sia pienamente sfruttabile anche nelle fasi mezzane. Abbiamo così ottenuto i pannelli tempo-voltaici. Ci avrei scommesso una faccia che avremmo avuto il via libera!-
-Addirittura il plurale maiestatis?!- Sorrido ironico –Dev’essere stato un bel colpo, Ezra, bravo!- Lo vedo arrossire, mentre con cipiglio si appunta gli occhiali tra i capelli e mi fa un gesto che sospetto essere universalmente poco simpatico. Da quando ho scoperto che, pur nella sua diversità etnica, è due anni più giovane di me non passa giorno in cui io non colga qualche sfumatura infantile nel suo comportamento. Ma anche a mettersi lì con lente di ingrandimento e pinzette, risulta tre volte più maturo e brillante del sottoscritto.
-Che Coff netti quella tua bocca sporca! Era per non prendermi tutto il merito- Protesta stizzito. Rido, ma non mi lascio incantare:
-E quand’è che Caleido è piena?- Butto lì con tono che spero sia sufficientemente casuale da coprire l’effettiva incoerenza con quanto detto fin’ora. Nonostante i miei sforzi, il Dumesh mi squadra in modo strano.
-A fine mese, Coff il calcolatore dell’effettivo- Si avvicina di un passo, stringendo gli occhi: -Sicuro di stare bene? Tutto d’un tratto sei così accomodante ed attento. Non è che stai covando qualcosa oltre al tuo solito rancore da ragazzina ribelle?- Soddisfatto, metto da parte le supposizioni per un momento più adatto. Ma una cosa penso di averla capita: qualunque sia il piano legato alla luna artificiale scoperta nell’hangar buio grazie a Cobalto, penso che Coiland sia deciso ad attuarlo a fine mese, e di servirsi delle straordinarie competenze di Ezra. Lo guardo cercando nel mio repertorio una replica innocente ma spiritosa. Lui sa cosa sta facendo. Lo sa bene, solo non intende parlarmene.
-Disse il ninfomane redento- Declamo poi, sinceramente indispettito ma solo superficialmente offeso. So di non aver fatto molto negli ultimi tempi per schivare la fama di musone indisponente, ed il mio umore va peggiorando.
-È la mia prima nascita– mi confida allora il Dumesh, ri-allacciandosi inaspettatamente al mio commento; –Sono nato in corpo maschile, ma il mio segno è femminile, sai?- Mi fa l’occhiolino, ancheggiando spudoratamente in giro per l’angolo ristoro. Alzo un sopracciglio sorridendo comprensivo. Riesco appena ad immaginare quanto effettivamente il suo essere due in uno debba influire sulla sua vita, sul suo corpo e sulla sua mente. Lo sfotto regolarmente per l’uno o l’altro aspetto, ma sono sinceramente ammirato della personalità che ne deriva e quasi geloso della passione che mette in tutto quello che fa. Coiland è molto, molto più posato di lui ed ho come l’impressione che il mio tecnico applicato sia, di fatto, l’eccezione più che la regola tra i suoi simili.
Concentrato su un qualche rapporto in asettici caratteri Airin, il Dumesh si accorge con solo un istante di ritardo del sordo bussare sulla porta a fondo stanzone. Mi alzo e muovo qualche passo in quella direzione cogliendo al volo il diversivo. La versione più giovane ed anoressica di Ezra si agita dietro i vetri azzurrati, indicando con eloquenza la superficie specchiata che la separa da noi.
-Si è chiuso fuori?- Chiedo socchiudendo gli occhi con discrezione nel tentativo di leggere il labiale, ma sembra che l’Ezra del passato stia parlando in una lingua a me sconosciuta, probabilmente Dumesh.
-No, l’ho chiuso fuori- Precisa spiccio il mio tecnico applicato. Lo guardo con incredulo biasimo. Imbarazzato il Dumesh china il capo -Non voglio che interferisca. Io mi sono fatto da solo…Ne sono uscito da solo-
Guardo ancora il doppio oltre i vetri azzurrati –Uscito da cosa?- Domando con forse solo un istante di ritardo, ma tutto quel che ottengo da Ezra è un aspro –Non ne vale proprio la pena!-, che mi vedo costretto ad accantonare perché le porte dell’ascensore all’ingresso si aprono con un sibilo inaspettato. Dopo un’ultima occhiata in tralice alla sua riproduzione più giovane, Ezra raggiunge la zona ristoro e riallinea con due colpi secchi sul tavolino i documenti all’interno della cartelletta.
All’ingresso c’è Cornie Coiland. Quasi non lo saluto, cercando invece di decifrare le mosse di Ezra e tutte le implicazioni del caso.
Oh no! Geme il mio subconscio in anticipo sui tempi.
-Terza prova!- Cinguetta il tecnico applicato senza smentirmi, un ghigno sadico che ai più apparirebbe estemporaneo sui tratti fini ed amichevoli. Io invece ho fiutato l’inganno con ben venti secondi di anticipo.
-Stronzo- Sillabo dando per un istante le spalle al Direttore, poi mi ricompongo e gli stringo la mano guantata con cautela, ancora all’oscuro del motivo di questa sua strana abitudine in fatto d’accessori.
-Ti sarai chiesto che fine io abbia fatto, Zachary. Mi scuso per la prolungata assenza, ma come avrai capito l’Organizzazione è in una fase cruciale del suo operato- studia compostamente il mio sguardo. Soddisfatto della mia partecipazione, continua. Il suo tono è impostato ed il discorso costruito, quasi lo estrapolasse da una qualche dichiarazione pubblica destinata alle telecamere:
-Con i pannelli ad energia lunare stiamo entrando in una nuova era di sviluppo e ripresa, ed il nostro sarà il risultato di tutti- Annuisce, persuaso delle sue stesse parole, mentre nella mia testa risuona un glorioso inno nazionale. Uno qualsiasi, il momento sembra richiederlo. Ezra, al mio fianco, mi dà un pizzicotto piuttosto minaccioso. Richiamato all’ordine, mi schiarisco la gola e serro le labbra in una smorfia contrita.
-E poi ci sei tu-
Deglutisco, sentendomi stupidamente in colpa. Non so neanche perché. Noto che Ezra osserva il superiore con la stessa attonita fascinazione di un biologo di fronte ad un orango a due teste, rigirandosi nervosamente le stecchette degli occhiali tra le dita. Alla fine prende inaspettatamente la parola, interrompendo quello che - ormai ne sono moderatamente certo - era il discorso preparato da Coiland per la stampa. Perché poi parlarmi così artificiosamente? Dopo due mesi e mezzo complessivi – uno nel post ed il resto nell’ante IB – non ha ancora capito che non c’è limite alla mia zerbinaggine obbligata? Che, anche volendo, non ho la forza ed i mezzi per contestare le loro fantasiose trovate per mettere alla prova la mia sopportazione? Intendiamoci, ultimamente mi diverto parecchio con Ezra. Penso di stare sviluppando un’intrinsecamente dannosa passione per la manipolazione del tempo che ad un certo punto farà di me un estraneo a casa ed un fenomeno da baraccone qui. Non hanno veramente bisogno di convincermi. Ci sono già riusciti! Questa città c’è riuscita e l’insistere con questo teatrino riesce solo a svilire la mia autostima. Ezra sembra l’unico ad averlo capito ed è anche l’unico che, fin dall’inizio, mi ha trattato come se fossi uno qualunque dei ragazzi dell’Organizzazione. Io sto cercando di dare loro fiducia, pur con i clamorosi picchi che ogni tanto ammazzano la mia volenterosa fede ed il cauto ottimismo. Che almeno dimostrino di meritarsela!
-Tu e le tue crisi- Precisa il Dumesh più giovane, riassettandosi i capelli con gesti sontuosi.
-Penso- Coiland lancia al tecnico un’occhiata in tralice che, a sua volta, ne indirizza una accusatoria al sottoscritto: –Pensiamo- si corregge remissivo, mentre io sogghigno
-Che arrivati a questo punto la cosa più sensata da fare sia mettere alla prova la tua resistenza al tempo. Le precedenti esperienze suggerirebbero una qualche forma di anafilassi ai vuoti d’energia. Cosa che, per inciso, hai avvalorato con la tua sensibilità percettiva-
-Intendi le overdose di inizio mese?- Chiedo senza malizia, ricordando fin troppo bene la sensazione di leggerezza e allegra confusione e poi disperazione di quando ho messo piede in questa stanza nel tempo la prima volta.
-Ssse- assentisce il tecnico, come deluso dalla mia traduzione terra terra. Sorrido al tentativo di professionalità del Dumesh.
-Riteniamo che essendo già così percettivo rispetto al tempo e a tutte le sue manifestazioni – black-out compresi – quando ancora non lo gestivi coscientemente, un test ora sarebbe illuminante sul tuo stato interessante- Conclude, quasi avesse a che fare con una donna incinta. Mi butto una rapida occhiata di riflesso, poi contraggo le labbra, ansioso:
-Cioè, volete testare se ho ancora quelle strane crisi?- Effettivamente, passando le mie giornate nel passato, non ho più corso il rischio di restare invischiato in un vuoto energetico. Ho saputo da Keri che ce ne sono stati due piuttosto gravi solo la scorsa settimana e che un'altra quarantina di Airin è rimasta coinvolta tra Ripetenti e vittime destinate alla chirurgia Crash.
-Che tu ti sia sentito male solo in concomitanza dei black-out è rilevante- interviene finalmente Coiland. Lo guardo, il suo viso sfigurato dalla benda sull’occhio sinistro mi sembra sempre più vecchio e stanco nonostante abbia appena superato la soglia della mezza età.
Tale constatazione, però, non toglie che io non abbia intenzione di sfidare stupidamente la sorte come sospetto mi ritroverò a fare tra poco. Ma poi ricordo che giusto oggi mi domandavo cosa ne fosse stato del loro interesse verso le particolari circostanze del mio arrivo a Crom e di come queste sembrassero in qualche modo legate ai black-out e a tutto il resto. Sono io che ho insistito affinché si facesse chiarezza dopo essere sopravvissuto all’ennesima crisi grazie alla Calipside Inverdis. Guardo i due Dumesh con circospezione cercando di decifrarne gli intenti. Non riuscendo ad anticipare le loro mosse, decido di concedere loro il beneficio del dubbio:
-Che cosa succede ora?- Chiedo con ragionevolezza.
Se non altro mi hanno messo al corrente del test, anche se decisamente all’ultimo. Per lo meno dovrei essere preparato psicologicamente e vigile. Ma al sorriso mesto di Ezra capisco che non è così.
-Merda!- Impreco. Uno schiocco assordante precede il simultaneo spegnimento delle luci all’interno dello stanzone. Anche le proiezioni fluttuati di tempo si estinguono in un rapido lampo che preme doloroso sulle retine in cerchi colorati. Non spariscono neppure quando tento di riaprire gli occhi. Quando finalmente ci riesco, mi rendo tristemente conto che la differenza tra il prima ed il dopo è attualmente inesistente. Mi accorgo a malapena del fiacco pulsare di linee d’emergenza azzurre al suolo, mentre fitte dolorose mi martellano le tempie ricordandomi il perché Ezra ha sempre insistito sull’importanza di un calo energetico graduale durante gli allenamenti. E tuttavia non ha esitato a programmare un vuoto improvviso. Perché è di questo che si tratta: un black-out artificiale, imposto da coloro che stanno così alacremente cercando di combatterli. Chi meglio di loro sa come crearli?! Barcollo per un istante, proteggendomi il capo dalle scariche vaganti prodotte dai neon bruciati. Il defluire improvviso della concentrazione energetica ed i vibranti tentativi d’auto-ripristino delle macchine portano il pavimento vetrato a creparsi finché una sezione piastrellata poco distante esplode. La cisterna soprastante sprofonda di diversi centimetri. Le pareti tremano per il contraccolpo.
Terrorizzato mi guardo attorno alla ricerca di Ezra e di Coiland, ma non li trovo da nessuna parte. Le sedie dell’angolo ristoro si spostano come magnetizzate a causa dell’incontrollato defluire del tempo dalla botte danneggiata. La crepa apertasi nel contenitore in simil-ceramica vomita quantità industriali d’energia. Questa divampa in sporadici incendi di luce che sembrano per un istante poter illuminare il magazziono. Ma il tempo non ha stimoli e canali artificiali in cui immettersi per riattivare il sistema “elettrico” e svanisce a vuoto come hanno fatto gli ologrammi danzanti già diversi secondi fa. Senza sapere bene cosa fare, individuo una linea d’emergenza che già inizia ad estinguersi. Devono essere passati i due o tre minuti di autonomia e se non mi sbrigo, non scoprirò mai dove portano i segni traslucidi al suolo. Ad un’uscita di emergenza, valuto mentre qualcosa di pesante e vetrato - la macchinetta degli snack a fondo stanza forse - collassa al suolo in un rigurgito templex crepitante di carta e alluminio. Alzo il capo di scatto: un’uscita d’emergenza che io SO essere chiusa grazie al commento ora molto meno casuale di Ezra. Quel doppio…Non l’ha chiusa perché il suo io del passato non lo intralciasse! Lo ha fatto perché io non potessi lasciare la stanza! Un brivido freddo mi attraversa la schiena mentre mi rendo conto che mi trovo intrappolato in un magazzino fuori dal tempo durante un black-out. E anche se so che è artificiale, non riesco fare a meno di provare ansia. Paura per le conseguenze di questo test e per il possibile insorgere di una delle mie crisi. La nausea c’è già tutta!
Guardo la porta vetrata, facendo un balzo quando una mattonella-specchio sprofonda sotto il mio piede sinistro. Lì c’è il prima ed il fuori. Oltrepassando quella soglia mi troverei effettivamente nel passato e non in questo spazio artificiale a metà strada tra le due realtà. Anche se la mia curiosità mi ha più volte suggerito di fare un tentativo – magari in un momento di pausa, magari solo per qualche istante -, ho sempre pensato che fosse in qualche modo sbagliato e l’entusiasmo e la dedizione di Ezra mi hanno sempre scoraggiato dal provare, se non altro per amore della mia buona coscienza. Ma ora mi stanno chiedendo di restarmene fermo e buono ad aspettare che un black-out faccia effetto sulla mia pelle. Credono veramente che glielo lascerò fare?!
Mi butto con urgenza in direzione della porta, quando la raggiungo ho appena il tempo di intravedere la solita fialetta di riconoscimento temporale incassata nel muro, prima di inciampare maldestramente sopra un barattolo rotolato fuori dall’espositore di cibo preconfezionato. Picchio le ginocchia a terra con tanta forza che per un istante vedo solo chiazze bianche al posto della semi-oscurità cui i miei occhi sembrano piano, piano abituarsi. Il dolore risale fulmineo tutto il corpo, lasciandomi stordito e tremante. Mi aggrappo alla lunga maniglia verticale, provando quasi piacere nel sentirla fredda. Per quanto mi sforzi di guardare oltre il vetro, sembra che anche nel passato sia calata l’oscurità, ma non mi butto giù. Con attenzione e qualche respiro profondo faccio affidamento sulla paura e l’ansia del momento per immettermi coscientemente nello scorrere del tempo. Una debole lingua bianca si accende sul mignolo. Impreco seccato, stringendo la mano a pugno nel pietoso tentativo di incanalare la fiamma temporale nella fialetta. Aspetto contando i secondi. Il meccanismo sembra inizialmente reagire allo stimolo, ma poi la boccetta si tinge di uno scoraggiante rosso scuro. Il congegno non riconosce la mia energia. Ovvio dato che si tratta di tempo rubato all’atmosfera e non farina del mio sacco!
-Apriti, apriti, apriti!- Prego, strattonando istericamente la maniglia, non un bello spettacolo. Mi chiedo perché Ezra, che sicuramente starà osservando il tutto al sicuro in qualche altra stanza, non sia ancora intervenuto per bloccare il tentativo, chiaramente illecito, di forzare la porta che dà sul passato. Forse sapeva che ci avrei provato. Ma sapeva anche che io, in quanto fruitore passivo, non sono schedato nel sistema di registrazione temporale, non produco energia derivata dal tempo perso e non conosco il codice manuale per aprire questa cazzo di porta ed avrei quindi fallito. Ripenso al successo dei pannelli lunari e le cose imparate oggi contro tutte le altre che mi tengono nascoste. E poi pretendono che io faccia la cavia accomodante. Giocano con la mia pazienza e la mia sopportazione. Che cosa pensano di ottenere? Un’altra sezione d’impianto s’inclina pericolosamente alle mie spalle. Che cosa avranno ottenuto quando a fine esperimento si ritroveranno con una stanza nel tempo in meno ed un fruitore passivo – ottimisticamente parlando - in coma epilettico?! Sono sull’orlo di un crollo nervoso. Questa volta ne sono certo. Che è ben diverso da ciò che loro si aspettano dalle mie solite crisi. Mi prendo un istante per aggiungere questa piccola vittoria al cumulo di emozioni e pensieri e poi mi calo ancora più a fondo nella consapevolezza del tempo. Ne emergo con una vampata bianco-perlacea talmente alta da occupare entrambe le mani poste a coppa. Inspiro ed espiro sempre più agitato.
-Questo l’avevate previsto?- Sibilo tra i denti immaginando la smorfia basita sul volto di Ezra. Niente di personale, penso concretamente per la prima volta nella mia vita, poi rilascio la palla d’energia che si schianta con un botto lampeggiante contro la porta a scorrimento sigillata, sradicandola dalla parete insonorizzata.
Un allarme esplode improvviso a portata del mio orecchio, gli echi che si rincorrono ululanti nell’oscurità dietro e di fronte a me. Non riesco neppure a capire da dove provenga, se dal presente o dal passato. Intontito oltrepasso i ruderi che io stesso ho provveduto a creare. È buio inizialmente, poi i miei occhi, aperti e vigili per tutto il tempo, incontrano una strana ed innaturale penombra cromata. Alzo il capo mentre una pigra folata d’aria mi solleva i capelli dalla fronte sudata. Mi trovo in una stanza, ma non c’è un tetto a sigillare le quattro sterili mura che mi circondano. Una lunga scia di fuoco blu attraversa il cielo argentato sopra la mia testa, poi sembra come infrangersi contro un obiettivo solido fuori la mia visuale. Il terreno trema, tuonando in echi non poi così distanti. Riconosco il luogo. L’erba. Le pareti. L’impressionante battente intarsiato.
Prati Verdi, realizzo e ancora…Cobalto. Due cose che solo di recente ho scoperto non essere poi così inconciliabili.
Qual è il tempo? Mi domando costringendo la curiosità e l’esaltazione a placarsi.
Sei nel passato ora, ammonisce una vocina nella mia testa. O almeno nell’anticamera del passato, rifletto guardandomi attorno; e non hai idea di quale sia la situazione a Crom. Alzo nuovamente il capo al cielo quando una palla di fuoco saetta ambrata poco al di sopra della muratura, come se fosse stata esplosa direttamente alle mie spalle. Circospetto, mi prendo un istante per respirare, poi mi giro. Altre tre scie colorate tagliano l’aria fuori il portale rifrangendo le loro ombre soprannaturali nella stanza in penombra, sul mio volto. Non c’è nessuno. Il colossale portone affrescato proietta un’ampia ombra rilucente d’azzurro sull’erba disseccata tagliandomi fuori da quella che ha tutta l’aria d’essere una guerriglia armata.
-È in corso uno scontro tra dimostranti e agenti della Cronohands- sussulto e stringo gli occhi nel tentativo di individuare il o la proprietaria della voce. Lo trovo. Ezra mi squadra da sotto il cappuccio scuro di una lunga mantellina di stoffa, i capelli chiari lucenti tra le ombre e la bocca serrata in una piega attonita. Il mio cuore perde un battito, frustrato dalla rapidità con cui la mia impulsività è esplosa ed è già sul punto di estinguersi in un triste nulla di fatto. Poi, però, mi rendo conto che non è Ezra, o almeno non quello che conosco. L’Ezra del presente mi avrebbe già aggredito, incredulo e deluso dal mio gesto dissennato. L’Ezra che conosco sarebbe capace di prendermi a schiaffi senza troppe cerimonie di fronte allo stesso Coiland per una soluzione così sleale.
Distruggendo quella porta – pur spinto dalla paura – ho preso tutti i suoi insegnamenti e li ho allegramente gettati nel cesso. Ho agito da Airin. Ho preso in prestito il tempo, non l’ho usato. E quel che è peggio è che sono scappato, invalidando così il test. No, questo è l’Ezra del passato – di questo passato -, quello sciupato ed inquieto dell’anteIB.
Il Dumesh sotto il cappuccio mi si avvicina precipitoso, placando l’urgenza e la curiosità solo quando vede che, per contro, io indietreggio. Si mordicchia dispiaciuto le unghie – cosa che l’Ezra futuro non farebbe mai per paura di rovinare lo smalto – e poi atterrito confida:
-Ho come l’impressione che né tu né io dovremmo essere qui, Zachary Hulm- Si guarda per riflesso attorno, come aspettandosi la comparsa improvvisa del suo io più vecchio da un momento all’altro. Mi trova colpevole oltre che completamente solidale. Scuoto il capo, sorridendo fiaccamente:
-Io no di certo- allargo le braccia con mortificato imbarazzo mentre cori di protesta si alzano e svaniscono non appena il vento ne sospinge l’eco contro le mura di questo posto, come se il fluire del tempo stesso le avesse già trascinate avanti insieme con sé. Inizio a nutrire qualche serio dubbio sulla legittimità della mia fuga. Forzando il portale ho pensato solo a me stesso. Solo a scappare. E dove sono finito ora? Che razza di ripercussioni ne deriverà?
-Tu?- Azzardo dato il suo silenzio. È così strano parlare con questo Ezra. E se lo è per me – che in fin dei conti non l’ho conosciuto -, come deve essere per l’Ezra futuro?
Il Dumesh sorride malinconico: -Non vuole che io interferisca-
-Alle solite!- Commento sinceramente esasperato –Siete delle prime donne voi- Il doppio mi squadra meravigliato. Sorrido conciliante: -Sempre a tiranneggiare- Anche se farlo con se stessi è un tantino folle, penso, ma queste considerazioni me le tengo per me. Sembra tenere in gran conto l’autodisciplina che gli è cascata addosso dal futuro.
-Il mio io futuro dice che non ne vale la pena- continua schivando il tentativo di ironia –E che non lo si può recuperare-
Stringo gli occhi: -Chi non si può recuperare?- Chiedo, accennando un passo nella sua direzione. L’Ezra passato stringe le mani in grembo, il corpo rigidamente piegato sotto la mantellina troppo larga:
-Cobalto- Un boato squassa l’aria sopra le nostre teste. Sobbalzo preso alla sprovvista. Scintille azzurre sbocciano crepitanti nel cielo prima di precipitare verso il suolo. Quelle che per errore entrano in rotta con la stanza-portale in cui ci troviamo provocano solo un’increspatura vitrea nella pellicola temporale che sovrasta le pareti cromate.
Io ho viaggiato nel tempo, ma i portali ideati dal Dumesh non agiscono solo sul quando. È stato proprio Cobalto a dimostrarmelo. Sono anche e soprattutto canali che operano sul dove. Lui è venuto qui per un motivo preciso, ma quale?
-Cosa c’entra Cobalto?-
Prende fiato con calma: -Dopo aver più volte boicottato a vuoto la Cronohand, oggi Cobalto ha deciso di lasciarla- Alza il capo, mi fissa.
-Me lo ha proibito. Non vuole che io commetta due volte lo stesso errore. Ha detto che devo lasciarlo andare per la sua strada- Spalanco letteralmente la bocca, incredulo. È stato Ezra a portare Cobalto all’Organizzazione, comprendo, ma ora non vuole più che la storia si ripeta?!
-Dice che è testardo ed ingrato e che non merita che noi sprechiamo il nostro tempo quando ce ne rimane così poco- si rigira nervoso i lembi delle maniche in mano –A dire il vero, non ho ben chiara la situazione ma negli scorsi giorni ci sono stati un paio di black-out sospetti e anche se il mio io futuro non me lo vuole dire, ho capito che sta per accadere qualcosa di grosso. Qualcosa di brutto-
Deglutisco la poca saliva che riesco a trovare in gola. Sento il cuore battere veloce, troppo veloce e provo nausea perché io so come stanno le cose e, Dio santo, con tutto quello che in questo tempo deve ancora succedere quell’idiota di Ezra non riesce a pensare ad altro che a rovinare l’esistenza a Cobalto?!
-L’unica cosa che mi ha chiaramente detto è che tra quindici giorni tu, Zachary, potresti aver bisogno d’aiuto- Quasi non lo ascolto, sconvolto come sono. Ha la possibilità di mettere in guardia la comunità dell’anteIB e non la usa? Stiamo parlando dello stesso Ezra? Che senso ha?! È pazzesco! Ridicolo!Non posso credere che il suo rancore nei confronti di Cobalto sia così grande da pregiudicare tutto il resto! Devo aver clamorosamente frainteso il tipo di relazione che c’è tra quei due, cazzo! Non esiste che per una o due freddure razziste – per quanto odiose – Ezra decida di cancellare tutto il resto e cambiare così radicalmente la storia!
-Ma Ezra come conosce Cobalto…Come fai a conoscerlo se fino ad ora è rimasto alla Cronohands?- Il Dumesh accenna un sorriso comprensivo:
-È una comunità piccola la nostra-
Quella degli Airin? Quella di Crom? Ma non ho neppure il tempo di dare voce al mio scetticismo, che l’Ezra passato si leva il soprabito scuro e me lo tende:
-Non so in che rapporti saremo io e Cobalto tra qualche mese o che cosa combinerà ancora per logorare così brutalmente la mia ben nota ragionevolezza- sorride sarcastico, ma non ho il cuore di rispondere. Stringe le labbra:
-Io sto messo come sto, lo vedi anche tu- fa un mezzo giro, la vita sottilissima che quasi sparisce sotto le pieghe degli abiti sproporzionati e le guance scavate. Vederlo così mi rattrista, ma ancora non capisco.
-È una questione di principio, Zachary, e non posso fare a meno di pensare che se le cose si metteranno così in futuro vuol dire che ho sbagliato, che sto sbagliando qualcosa ora. Io voglio aiutare Cobalto perché, per Coff, niente è irrecuperabile!- Si morde la lingua, turbato –Nemmeno lui! E vorrei veramente che questa volta le cose funzionassero tra noi in modo che in futuro non abbia da tornare sui miei passi. Ma evidentemente ho bisogno di aiuto.-
Tiro il fiato, assurdamente sollevato dalla piega che sta prendendo il discorso. L’Ezra del passato non ha intenzione di abbandonare Cob, ma ha ragione quando dice che non può farlo da solo. C’è un motivo se ora i loro rapporti sono così brutti e io sono dannatamente curioso di scoprire qual è, anche a costo di andare a riprendere il terrorista azzurro di persona! Accetto la felpa che continua a sporgermi con mano tremante.
-Ormai sono qui- osservo con studiata arrendevolezza, indossando il mantello con cura. Qualsiasi cosa succeda, non posso permettere che Cobalto si crei un ricordo indelebile del sottoscritto prima del tempo. A quello ha già pensato Ezra.
Il Dumesh trattiene il fiato, mentre entrambi – potrei giurarci – avvertiamo un leggero cambiamento nell’aria. Stanno arrivando…Coiland ed Ezra!
-E, se possibile, preferirei non dover fare i conti ora con la tua ben nota ragionevolezza!- Questa volta il Dumesh non accenna neppure un mezzo sorriso, preso dall’analisi delle coordinate di convergenza dei due che stanno venendo a riprendermi.
-Allora vai!- Mi dà le spalle, brusco, mentre sento già la traccia-tempo del mio tecnico applicato inarcarsi turbolenta in rapido avvicinamento. Mi slancio risoluto verso il portone, voltandomi indietro solo un istante.
-Appena posso ti raggiungo- grida ancora il giovan Ezra, poi non ho più tempo. Spalanco i battenti, trovando l’imposizione dell’energia inaspettatamente semplice nonostante sia la prima volta che la uso concretamente – e nel giusto modo - su un portale. Mentre le ante si aprono scivolando silenziose nell’ombra che esse stesse contribuiscono a creare, mi aggrappo saldamente ad una ed una sola certezza: senza Cobalto io non sarei qui. Senza Cobalto, Ezra, Coiland e neppure l’Organizzazione sarebbero più gli stessi.
Cobalto by Amelie
Author's Notes:
Ok, avevo detto che si sarebbe capito che tipo di rapporto ci fosse tra Cobalto ed Ezra, ma effettivamente la cosa è lasciata alle considerazioni di Zach. Per ora penso vada bene così dato che intendo approfondire il tutto in presa diretta nel prossimo capitolo, con Ezra presente.
Questo non è dei migliori secondo me. La prima parte è tante parole e poco arrosto. La seconda, che dovrebbe essere il fulcro del capitolo, temo possa confondere. Se è effettivamente così, non esitate a farmelo sapere tramite commento. Come si sarà capito dal titolo, è un capitolo Cobaltocentrico e anche se magari sembra allontanarsi da Zach e dalla sua situazione, è importante perché ci sono due indizi fondamentali ai fini della trama XD
Enjoy it!
Capitolo 18
- COBALTO -




Non appena metto il naso fuori dal portale capisco che la faccenda è ben più seria di un semplice tafferuglio. Airin, ci sono Airin ovunque e fuoco. Molti sono anche i Glass e i Crash, noto, meno i Dumesh ma sembra che tutte queste differenti etnie abbiamo trovato il modo per riunirsi sotto un comune tetto e affrontare gli agenti della Cronohands che presidiano la sede centrale della società. Il flusso temporale è intenso, completo. Pulsa da e verso la città, raccolto dal generatore e quindi re-distribuito. L'energia perlacea magnetizza l'aria come durante un forte temporale, ma i dimostranti sembrano non accorgersene mentre le loro bandiere e gli striscioni, imbrattati di scritte in Airin e Worldword maiuscolo, vengono recisi dalle scariche delle minicromo e sbalzate in aria per poi incendiarsi in un rapido risucchio.
Ezra – l'Ezra passato – ha detto che questo non è il primo tentativo di boicottaggio, che ce ne sono stati altri pur essendo ancora a circa due settimane dall'Inverso Baleno. Che cosa ha scatenato allora la rivolta? Mi guardo intorno: una ventina tra Dumesh e Glass attraversano il mio campo visivo e si scontrano con altrettanti e più Cronohand. I Doppi trattengono maldestramente il tempo proprio quando gli indici dei soldati calano sui grilletti. Raffiche rallentate sibilano inoffensive in mezzo ai dimostranti. I Glass avanzano, sbarre di metallo alla mano, mentre gli unici quattro Airin del gruppo coprono loro spalle e fianchi rispondendo al fuoco nemico con le proprie riserve di tempo. Quando i Dumesh lasciano la presa sulle redini del reale, i Cronohand non possono fare altro che ritirarsi, bersagliati dagli Airin ribelli e scoperti di fronte all'aggressività degli extra-Hand. Più in basso, lungo il sentiero che risale Prati Verdi, riecheggiano gli slogan di un caotico corteo spezzato in più gruppi dalle cariche dei militari e dai contro-assalti delle frange di dimostranti più estremiste. Le loro parole sono indecifrabili, soffocate dai boati e dalle grida della folla e nella mia testa sono presto rimpiazzate dalle più pacate, ma ugualmente polemiche, osservazioni che Coiland ha tirato fuori parlandomi della situazione di Crom: “…Cronohands, l’inarrivabile quinta razza! Airin, Crash, Dumesh e Umani non sono vere e proprie razze per Mex, semplicemente non esistono!”. Forse è proprio questo ad essere in ballo, maggiore tolleranza e rispetto nei confronti dei non Airin.
Mentre le due ali del corteo ed i vari gruppetti satellite convergono in un’unica, compatta sfilata nella piazzola di fronte al generatore, ne approfitto per sgusciare via nascosto come meglio posso sotto l’angusto cappuccio della felpa di Ezra – che, a differenza sua, mi sta stretta -. Il vento porta gli echi di esplosioni e sibili provenienti dalla Cronohands ma, mentre cerco di valutare quanto in effetti il pericolo sia distante, sento già il piccolo promontorio tremare, pulsare d’energia tempo che pur inconsistente altera per diversi istanti il corso degli eventi e il modo in cui la natura e la realtà si rapportano ad esso. E allora il cielo crepuscolare slitta di diversi minuti in avanti tingendosi tutto d’un tratto di blu. I fasci di luce proiettati dai neon puntati sul generatore tagliano l’aria in un reticolo impazzito di azzurri, rossi e gialli tracciando un’improbabile mappa luminosa sulle superfici specchiate dei grattacieli e lungo i finestrini delle navette in transito sui binari sopraelevati. La trama si infittisce man mano che i treni attraversano la città e il mio occhio scivola su una Crom che mai fino ad ora avevo visto.
Un’esplosione d’energia marrone passa di striscio alle mie spalle. Mi volto giusto in tempo per seguirne l’arco. Il colpo si riversa disordinato addosso alle unità Cronohand sopraggiunte per bloccare il corteo. Grida di dissenso e sorpresa si sollevano dai dimostranti costretti ad interrompere bruscamente l’avanzata. I due schieramenti svaniscono per un istante in mezzo alla fitta cortina di fumo scuro. E nonostante tutto c’è luce. Luce artificiale corrotta dalle superfici cromate contro cui si riflette, ma è talmente forte e chiara da rendere visibile per chilometri l’intreccio di strade, palazzi, parchi, ponti, stazioni e piazze che sono parte di Crom. Per la prima volta io vedo veramente cos’è Crom. La vedo ma riesco appena ad intuirne la grandezza e la frizzante modernità. Nel presente, con gli agonizzanti refusi d’energia del post Inverso Baleno buona parte del tracciato cittadino è sparito alla vista, lasciato in ombra da un generatore difettoso che ha smesso di puntare le ore. Guardo l’enorme orologio fisso poco più su. Come l’occhio di un dio guarda alla sua città, l’iride azzurro-perlacea in pasta di tempo, una pupilla nera di ingranaggi al centro e tutt’intorno l’ordinato ventaglio di lancette e linee orarie in guisa di ciglia che ancora si muovono come ammiccando materne alla città ed ai suoi abitanti.
Un’altra scia luminosa divide la folla senza distinzione di fazione o gruppo etnico. Schizza in gocce scarlatte poco sopra le teste, imbrattando l’atmosfera di gas e scariche elettrizzate. Prima ancora che il suo riverbero luccicante abbia finito di specchiarsi sugli scudi e le divise bianco-argentate dei Cronohand, la coda del corteo si stacca dal resto della massa rivendicando l’attacco. I pacifisti rompono caoticamente i ranghi e i Cronohand fanno fuoco. Airin e Glass attraversano di volata il mio percorso urtandomi, tagliandomi la strada e spingendomi ancor più verso la mischia. Schivo le prime due ondate, poi però rimango preso in mezzo. Una raggiera di proiettili esplode poco sopra il mio capo. Cerco di pararmi con le braccia, un acre odore metallico nelle narici e le membra intorpidite. Una ragazza Crash collassa al suolo al mio fianco, colpita – per assurdo – da una scarica ambrata esplosa dagli Airin del suo gruppo. Un paio di Dumesh stazionano un istante al suo fianco, poi però vengono spinti in avanti e la giovane rimane a terra, travolta dal resto dei dimostranti. Inorridito faccio per lanciarmi in suo soccorso, ma la calca è troppa e mi sospinge via. Inciampo e cado. Istintivamente mi chiudo a riccio, evitando il grosso della folla. Rotolo impotente lungo un lieve declivio del terreno, inconsapevolmente già troppo lontano dal fulcro dell’azione.
Avverto ancora quel tremito pulsante che smuove l’erba come una folata di vento. Le orecchie mi si tappano, appesantite dalla condensazione alterata del tempo. Terrorizzato alzo il capo cercando aria ed un riparo dove codardamente abbandonarmi in attesa che la storia faccia il suo corso. Il mio stomaco si rivolta violentemente, ed è solo ripetendomi che non dovrei neppure ancora esistere in questo tempo e questo luogo che riesco a placare la coscienza e a lasciare sbiadire l’immagine della ragazza travolta ed abbandonata dal resto dei dimostranti. Non è giusto, cazzo e non ha senso! Mi guardo freneticamente attorno, cerco. Il prato qui è più trascurato, il terreno più fondo e mi preclude la visuale, rannicchiato a terra come sono. Le fasi dello scontro non si seguono più e la guerriglia si riduce ad un ammasso cacofonico di esplosioni, grida, clangore di manganelli e rapidi incendi che colorano l’orizzonte notturno. E non ho ancora trovato Cobalto, penso amareggiato. C’è veramente lui dietro tutto questo o ha semplicemente fatto in modo di trovarvisi in mezzo? Il suo obiettivo, in fondo, non giustifica la drastica piega che hanno preso gli eventi. Ha avuto ragione a lasciare la Cronohands, almeno credo. Ma dissentire con Mex è un conto e volerlo boicottare può andare, ma non così! Così ferisci compagni ed ex-compagni e non ottieni niente! No, Cobalto è una testa di cazzo, ma sa porsi un freno e – se i sospetti dell’ultimo mese sono fondati – preferisce linee d’azione più sotterranee, più tecnologiche rispetto a questa. Ecco perché non l’ho ancora trovato; molto probabilmente sarà in un angolo al riparo, infervorato dalle motivazioni ma già stufo dello scontro, in attesa del momento e dell’impulso giusti per allontanarsi una volta per tutte da Mex e dalla sua organizzazione. Tale impulso in passato – in questo passato – è arrivato da Ezra ma in sua assenza come posso occuparmene io se non ho la più piccola, dannata idea di dove il Terrorista Azzurro possa essere?
L’occhio mi cade su una delle casupole circolari – quasi un mausoleo abbandonato – già notata la scorsa volta, quando l’ho seguito qui a Prati Verdi durante la visita ai suoi genitori. In effetti tutte queste costruzioni, il portale intarsiato, l’anfiteatro degli Rs, i mausolei, il generatore e persino la Cronohands conferiscono al colle un’aura antica e solenne, per quanto questa sia una neo-classicità di templex e pasta di tempo.
Traggo un profondo respiro cercando di non far caso al tremito delle gambe. Anche ora non ci sono luci a rischiarare le finestre di vetro opacizzato ed il tetto a cupola della cappella getta ampie sezioni d’ombra sulla veranda. Una breve rampa di scalini collega esternamente il piano terra al ballatoio superiore. Cautamente mi muovo in quella direzione, voltandomi ancora una o due volte indietro. Il frastuono della guerriglia mi giunge attutito, come se avessi appena attraversato una spessa bolla d’energia. Il tempietto si trova evidentemente in una zona di confine e la copertura temporale deve essere attualmente assente, le micidiali lancette puntate altrove. Mi inerpico allora su per il breve tratto. Mi blocco sul quinto scalino. La porta non è chiusa, si scosta indolente dallo stipite di pochissimi millimetri per poi ritornare con un basso tonfo al suo posto. Una folata d’aria mista a fumo beccheggia appena sopra la mia testa e mi colpisce con determinazione quando, alla fine, poso anche il piede destro sul pianerottolo. Guardo avvilito verso il generatore e la confusione sottostante. Che cosa devo fare? Se aspetto che lo scontro sia finito, potrei avere maggiori possibilità di trovare Cobalto. Ma entro allora potrebbe anche già essere passato il momento riducendo il mio salto nel passato ad un inutile capriccio di cui prima o poi, in ogni caso, dovrò dare conto ad Ezra e Coiland. Ora come ora la sicurezza e la tranquillità offerte dal mausoleo sono piuttosto invitanti. I piedi mi fanno male e l’effetto della fuga e della caduta iniziano a farsi violentemente sentire su pelle e muscoli.
Sbircio all’interno frapponendo con decisione un piede tra lo stipite e la porta in modo che rimanga dischiusa. Tutto è immerso in una densa ombra blu che sembra colare direttamente dalle pareti lucide e dalle vetrate istoriate in una vasta gamma di azzurri e viola. La distanza tra il suolo ed il soffitto appare più grande di quanto io avessi stimato da fuori, senza contare il piano sottostante. Incapace di trattenermi oltre, muovo qualche timido passo all’interno lasciando riluttante che l’uscio si chiuda alle mie spalle. Il vento ulula tra fessure invisibili nelle pareti ed un improvviso frullio d’ali squarcia il silenzio. Una piccolissima piuma grigia, come un petalo, svolazza in curve sgraziate verso il pavimento. Dandomi dell’idiota per lo spavento, ne seguo il moto finché la goccia setosa non sparisce oltre la tromba delle scale che, a centro sala, collega questo al piano terra. Mi avvicino contando i miei stessi passi tuonanti sul pavimento. Il marmo sembra come crepato e stranamente inarcato in più punti. Forse mi sbaglio, forse è qualche altra strana sostanza Airin fatta con e di tempo. Arrivato all’imboccatura della gradinata, butto un fugace sguardo verso l’oscurità più in basso, le mani saldamente avvinghiate al corrimano attorcigliato su se stesso in una tortuosa spirale. Solo così realizzo che cosa effettivamente ho di fronte. È una statua! La sommità della scala e la ringhiera levigata sono parte di un’ampia scultura centrale dalla forma umana. Meravigliato faccio uno o due passi indietro mentre cerco febbrilmente di ricordare quel processo di raccolta tempo che fino a poche ore fa ero così convinto di aver ormai imparato a memoria. Quando finalmente riesco a richiamare un po’ di energia bianca sul palmo della mano – facendo appello allo stupore, l’emozione più forte che ho a disposizione in questo momento –, giro attorno al condotto dalle cui due estremità aperte sul pianerottolo si diramano altrettante braccia, le mani affusolate sollevate al cielo. Il blocco retrostante è un tutt’uno con il parapetto e si solleva sottile modellato a disegnare i fianchi, le spalle il collo ed il capo della statua. Una lunga chioma di capelli marmorei scende lungo il coprispalle appoggiato al busto della rappresentazione. Faccio ancora un mezzo giro e mi fermo di fronte al viso. É una donna, gli occhi chiusi, la bocca solo per metà, il mento rivolto anch’esso al cielo come le braccia.
Inciampo per l’ennesima volta, mantenendomi però in equlibrio. Infastidito guardo a terra. Il lucore perlaceo dell’energia tempo si specchia agonizzante sul resto della figura mostrandomi così il suolo per quello che è realmente. Il lucido pavimento color ardesia è increspato in una parvenza incredibilmente realistica di stoffe ripiegate ed il tutto, comprendo, è costruito ad arte affinché la maestosa scultura femminile occupi l’intera stanza con il suo ampio abito blu – sproporzionato persino in rapporto al grosso busto centrale -.
-Mio Dio…- Mi lascio sfuggire sconcertato e vagamente raccapricciato. È bellissima, impressionante, ma allo stesso tempo c’è qualcosa di sbagliato. Che razza di posto è mai questo?!
-A voler essere precisi si tratta di Coff-
Dalla mia bocca esce un gridolino atterrito e, alla fine, il pavimento dissestato riesce nell’intento di buttarmi a terra. L’urto mi lascia senza fiato, riesco però a seguire il suono della voce e ad individuarne il proprietario. Riconoscerei il tono distaccato e svogliatamente supponente ovunque. Nella semi-oscurità in cui, dallo spavento, ho lasciato che ripiombasse la sala vedo un lumino azzurro scintillare per un istante sopra una palpebra abbassata del volto marmoreo e, prima che si affievolisca, scorgo uno o due lingue di fumo trasparente attorcigliarsi in aria. Subito l’odore forte di tabacco si fonde con quello di pietra e di polvere vecchia di anni.
Cobalto! E solo all’ultimo, trovandomelo effettivamente davanti, mi blocco nell’atto inconsulto di chiamarlo ad alta voce. Fino a prova contraria questo Cobalto non mi conosce.Come immaginavo. Se ne sta rannicchiato sul fianco sinistro della scultura – quello nascosto dal resto della struttura -, il volto piegato tra le ombre e solo qualche ricciolo scuro illuminato dalle vetrate distanti. Fuma con noncuranza una sigaretta, gli occhi socchiusi in un’involontaria imitazione della donna rappresentata. È una donna! Non può essere Coff! Da come ne parla Ezra mi pare evidente che si tratti di una divinità maschile.
-Coff- ripete perentorio l’Airin, riconquistando la mia attenzione –Il senza tempo in corpo femminile e segno maschile del sonno-
Coff è una divinità dei Doppi, ricordo, logico che nell’immaginario Dumesh abbia una duplice accezione. Del fatto che fosse senza tempo ne avevo già sentito parlare da Ezra, ma che il suo segno fosse quello del sonno…
-Ecco perché gli occhi chiusi e l’espressione estatica. Si dice abbia sognato questo mondo per il suo popolo- continua minuzioso Cobalto, espirando altre boccate asprigne.
-Io conoscevo un’altra versione della creazione a dire il vero- obietto accigliato ricordando la bile, lo starnuto e lo sputo efficacemente descritti e mostratimi dal mio tecnico applicato. Quella storia continua a farmi venire i brividi, non c’è niente da fare!
-C’è anche quella parte, credo- Si volta, mi guarda: -Coff ha estinto la sua vita cosciente nel sogno. Il sonno è come una malattia ed un sacrificio- Lo vedo corrugare la fronte, incuriosito e poi bruscamente: -Questo posto è già preso! Chi Coff sei comunque?-
Preso alla sprovvista incasso ancora di più le spalle cercando di sparire al di sotto della mantellina di stoffa. Devo pensare ad un nome, ma non me ne viene in mente neanche uno e comunque non sono molto pratico con la bizzarra onomastica di queste parti. Cobalto sta ancora aspettando e mima il gesto di tirarsi in piedi.
–Pervinca Bloom- sputo, la voce vagamente strozzata; -Pervinca Bloom- ripeto un po’ più sicuro e, lanciato nell’improvvisazione, aggiungo: -Non ho un posto dove stare e là fuori c’è il finimondo quindi…Beh…- Lascio cadere le scuse, sperando siano sufficientemente credibili. Mi sento un po’ a disagio. Forse non avrei dovuto usare il nome di quel poveretto ma, realisticamente parlando, che razza di ripercussioni può avere tutto questo sul futuro?
Vedendo che anche l’Airin si è zittito, riparto cautamente all’attacco. Mi ero riproposto che avrei cavato qualcosa da quest’esperienza, se non il tipo di relazione che può esserci tra Cob ed Ezra, almeno qualcosa in più sul mio collerico compagno di stanza. In ogni caso è meglio lasciare passare un po’ di tempo prima di tornare al portale. Ho seri dubbi sul grado di gentilezza con cui vi verrei accolto.
-Sei un manifestante?- Chiedo.
Sogghigna cinico: -Io ho già dato!- Risponde seccamente. Poi, forse notando il mio sguardo fisso, aggiunge con sarcasmo:
-Sai almeno perché sono tutti così incazzati?- Scuoto il capo a disagio. Plausibile? Forse no, ma lasciamo che sia lui a spiegarmelo.
-Che Coff si svegli! Ma dove sei stato nell’ultimo anno?!- Allarga le braccia, schiacciando nel contempo la cicca tra pollice e indice. Lancia poi il mozzicone oltre la balaustra, verso il piano di sotto, e si mette carponi in equilibrio precario sulle pieghe voluminose dell’abito scolpito.
-Si combatte contro Mex e la sua fottuta Cronohands. Si combatte perché con l’uso intensivo di tempo – legale e sporco – della sua compagnia non c’è da stupirsi che ci siano stati quei black-out improvvisi nelle scorse settimane. I primi da un’etermità. Black-out che, tra le altre cose, hanno tagliato fuori le tre case di cura principali causando almeno dieci morti ed una trentina di rifacimenti Crash oltre al deragliamento di diverse linee Cromonaut-; si concede un istante per prendere fiato, poi riparte guardandomi fisso negli occhi e lo fa quasi con sfida:
-Si combatte per i pari diritti, perché gli extra-Hand impiegati alla Cronohands abbiano uno stipendio equo ed un trattamento civile!-
Deglutisco impercettibilmente. Quante altre volte ho sentito questo tipo di arringhe da parte sua? Ma questa volta è diverso. È strano. Che cosa ci faceva allora alla Cronohands se la pensava a questo modo?
-Si combatte per la dignità…Perché i Crash siano trattati come persone e non come macchine da far sgobbare il doppio degli operai Airin. Perché i Glass non siano più sottopagati e perché le candidature Dumesh vengano prese seriamente in esame come quelle di qualsiasi singolo e perché la Cronohands ed i suoi aguzzini smettano di essere una casta e diventino il cuore pulsante di questa città, come White Mex vorrebbe che fosse e come dovrebbe essere!-
-Già…La Cronohands gestisce il generatore - Realizzo, aggiungendo subito una nota di distratta sicurezza alla mia osservazione. Il tempo è più o meno ciò che il petrolio è sul Continente e con quanto c’è in gioco qui a Crom ho idea che la competizione e gli interessi siano ben più pesanti di quelli legati all’oro nero.
-È quasi una mafia, per Coff, e sono felice di non farne più parte!-
Lo guardo e cerco di sondare la sua espressione, ma i tratti sono nascosti e posso fare affidamento solo al più recente ricordo che ho di Cobalto, vale a dire quello stronzo e meschino del futuro. Penso a quanto ha detto e cerco di indirizzare la conversazione verso le informazioni che mi interessano:
-Ma tu sei un Airin, perché lasciare un posto stabile e redditizio alla Cronohand? Per un pugno di extra-Hand?- Quest’ultima parte potevo evitarmela, ma da personaggio estraneo ai fatti posso forse calcare un po’ la mano o non sarei credibile nei panni del disadattato Pervinca Bloom. Cobalto si alza finalmente in piedi. Sembra scrutarmi attonito per un istante, poi si riprende e ridendo amaramente accende una fiammella azzurra sulla punta del dito indice e se la porta di fronte al viso:
-Io sono Airin finché fa comodo a Mex-
Mi avvicino senza capire.
-Sono Airin quando c’è da metterci la faccia. Una delle facce…L’altra metà è Dumesh e se non fosse per il mio segno il gran bastardo mi avrebbe già scartato come fa con tutti gli altri Doppi!- La parola rimbomba nello spazio vuoto, sputata con sdegno più per rabbia che per effettivo disprezzo. Lo guardo. Guardo Cobalto e rimango letteralmente di sasso. Ora la vedo per quello che è, per ciò che è, e finalmente capisco. Capisco gli sbalzi d’umore improvvisi, l’acida strafottenza da singolo e l’estemporanea cordialità da doppio. Capisco le parole di Ethel quando diceva che Cob ci ha messo un’infinità ad imparare per bene tutta la terminologia Airin cromoniana e capisco i vari botticini, scatolette e tinture per capelli. Mi sporgo con discrezione in avanti osservando i suoi occhi ed i suoi capelli: i riccioli blu sfumano gradualmente in un castano talmente scuro da risultare nero. Una falda bruna gli ricade attorcigliata sull’occhio sinistro, di un inaspettato verde muschio, mentre quello destro è azzurro come sempre. A ben vedere anche gli altri tratti – il mento, gli zigomi, il naso – sembrano in qualche modo fare a pugni con il viso pallido da Airin. Ora capisco perché Cobalto impiega sempre tutte quelle stramaledette ore in bagno. Ciò che non capisco è perché debba fare tutto questo! Perché il trucco da Airin? Perché, se è per metà Dumesh, le freddure razziste e l’odio viscerale nei confronti di Ezra?
Quasi rispondendo alle mie tacite domande il meticcio riprende a sproloquiare. Sembra arrabbiato, ferito – oltre che un po’ sbronzo - per aprirsi così con un perfetto sconosciuto; potrei benissimo essere un Cronohand in borghese che lo vuole fregare, ma lui va avanti, le difese apparentemente abbassate.
-Sono Airin nelle missioni ufficiali e di fronte ai membri del consiglio societario, ma Dumesh quando si tratta di manipolare il tempo…- Sbircia scettico nella mia direzione, ben interpretando la mia incapacità di comprendere:
-Sono un fruitore ambivalente, sia attivo che passivo grazie alle due facce di troppo che il mio paparino ha ben pensato di passarmi geneticamente!- Scuote la testa, le due metà di viso rischiarate alternativamente dalla lingua di fuoco blu sul suo dito. Improvvisamente la soffoca, chiudendo la mano a pugno con risentimento:
-Sono un maledetta bestia rara e per quanto io ci abbia provato, con il boicottaggio e tutto il resto, grazie a Wyatt non sono mai riuscito ad andarmene. Bella l’amicizia, vero? Ci metti una vita a crearla e due secondi a diventare uno stronzo!-
Immagino faccia riferimento a Wyatt Mex, il figlio di White Mex, quell’Airin dagli occhi color sabbia incontrato all’arrivo e al tempoligono. “Cobalto non ha amici”, ha detto il Cronohand in quell’occasione. L’abbandono di Cob non deve essergli andato a genio.
-E anche ora che sono diventato una mela marcia nella grande famiglia Mex, il vecchio non pensa ad altro che rimettere le mani – in un modo o nell’altro – sulla mia ambivalenza temporale! Ecco perché la dimostrazione e la guerriglia! Ecco perché me ne sono andato. Essere nato in corpo Airin ma in segno Dumesh è da pazzi! Alla lunga ti crea uno sbalzo psichico mica da ridere- Sogghigna immediatamente smentendo la sua mesta analisi.
Ancora una volta deglutisco in silenzio. Non so cosa dire. Non ho più parole. Ho sempre sospettato che Cobalto fosse un po’ troppo sopra le righe, persino per un Airin, e sì che ogni tanto l’ho anche sentito appellarsi spropositatamente a Coff. Ora si spiega anche la strana lingua musicale parlata spesso in privato con Coiland. E poi…Diavolo, era a lui che Ezra faceva riferimento elencando i fruitori passivi! Lui è il terzo – quarto se vogliamo contare anche Coff –. In quanto Airin può crearsi la sua riserva di tempo perso e usarla come i singoli sanno fare, ma questa abilità collide anche con la metà Dumesh. Il Doppio che è in lui, costretto a giostrare con un elemento estraneo come il tempo, ha imparato a manipolarlo. Probabilmente niente a che vedere con le capacità di Ezra – segno del tempo a tutti gli effetti -, ma ciò di cui è capace è sufficiente per far gola a Mex e alla Cronohands.
Cornie Coiland all’inizio ha messo in guardia anche me, ma ora mi chiedo se il direttore dell’Organizzazione in primis non abbia simili mire. Tra Ezra, Cobalto ed il sottoscritto ha un entourage di passivi di tutto rispetto che gli consente di ampliare la sua ricerca e gli ha permesso di realizzare i pannelli tempo-voltaici ad energia lunare senza particolari intoppi e con la benedizione dello stesso Mex.
-Se devo essere un Doppio, non voglio un trattamento speciale rispetto a tutti gli altri Dumesh- Riprende mortificato Cobalto; -La stragrande maggioranza delle candidature non arriva neppure all’ufficio del personale e se riescono ad entrare sono pagati una miseria pur avendo tipo tre o quattro lauree a testa! Non voglio essere lusingato, tollerato, compatito! Voglio essere Cobalto e basta! Non il mezz’Airin dal segno del sogno né il mezzo Dumesh che sa crearsi energia tempo personale!-
Incuriosito alzo il capo: -Segno del sogno?- Chiedo lasciandomi infine cadere al suolo, seduto a cavallo di una piega più consistente nell’abito scolpito. Cobalto mi guarda di sottecchi, annuisce in silenzio ma non sembra aver colto la nota interrogativa nella mia osservazione. Dà per scontato che io sappia cosa significhi ed io più in là di così non posso spingermi con la farsa dell’ignorante. Pervinca Bloom sarà pure un barbone, ma ha vissuto e vive a Crom e di Dumesh, Glass e Crash deve averne conosciuti a bizzeffe. Ad ogni modo, rifletto, il suo dono – come quello di Ezra con il tempo – deve avere un qualche effetto attivo sui sogni. Forse può crearli. Forse si può muovere al loro interno, modificarne la conformazione. Mi rabbuio, disturbato da una tale eventualità: quante cose avrà visto nei miei allora? E ancora ha osato minimizzare riguardo quello di Pervinca Bloom! Lo sguardo che si sono scambiati Ezra e Cobalto quel giorno…Ezra sa sicuramente del segno di Cobalto. Ciò che ho sognato, dunque, ha un significato ed uno ben preciso per loro. Quale però? Forse non è stata una grande idea prendere in prestito il nome del ripetente risvegliatosi dal coma, valuto in fine.
-Tu?- Mi interpella il mezz’Airin a bruciapelo. La porta d’ingresso sbatte violentemente, facendomi doppiamente sobbalzare. Mi volto, dissimulando la mia agitazione ed il frenetico tentativo di inventarmi qualcosa. Mi ha raccontato vita, morte e miracoli di sé, ovvio che ora si aspetti qualcosa in cambio. Mi guarda, un’ombra di sospetto sui lineamenti asimmetrici.
-Io…- inizio titubante liberamente attingendo dal sogno che riguarda Bloom -…Non ho casa e non ho famiglia però…Sono tipo l’Airin più ricco dell’Hand- Mi stringo nelle spalle sorridendo pacato
-O almeno mi considero tale- Cobalto annuisce comprensivo, convinto forse dall’ingenua spacconeria. Deve pensare non sia tutto finito di testa. Allora continuo e ci prendo quasi gusto:
-Voglio dire, Crom è a mia completa disposizione: sono libero di andare, esplorare, sbagliare...Poi rimedio, no?- Sorrido ancora, incoraggiato dalla smorfia complice di Cobalto.
-E trovi da mangiare e da dormire?- Si interessa premuroso. Ecco il Cobalto che vorrei aver conosciuto fin dal principio: quello solidale con i casi umani, quello comprensivo e ragionevole, non l’Airin inaridito e disilluso che è nel futuro! Ovvio che Ezra inizialmente volesse aiutarlo!
Assentisco sicuro.
-Sei libero- osserva dunque con una nota nostalgica. Sollevo il busto e la schiena, guardandolo più apertamente:
-Anche tu ora che hai mollato Mex, no?- Il vento sibila nella cappella, spogliato da qualsiasi rumore esterno. Da qui è impossibile dire se la guerriglia è ancora in corso o è già finita e la cosa non mi dispiace affatto. Guardo la statua di Coff e seguo il percorso del suo immenso abito. Abbraccia tutta la sala, davanti, di fianco e dietro la scala centrale ed è quasi una metafora di quel che ha fatto la dea nell’immaginario Dumesh. È una divinità dormiente, non si è mai svegliata. Rinunciando alla sua vita cosciente ha continuato a sognare il mondo, e a farlo prosperare e cambiare. I Dumesh devono sentire fortemente questo rapporto di riconoscenza. Considerano l’esistenza ed il creato qualcosa di straordinariamente prezioso. Coff ha veramente lasciato loro qualcosa su cui fare affidamento, in cui credere, vale a dire il loro segno, il dono che pur nella loro doppiezza li rende unici ed inimitabili. E Cobalto, pur con le sue ragioni, ora vuole spogliarsi di questa unicità. Non capisco. Si è comportato da Dumesh fin tanto che gli è stato imposto di essere tale, odiando la situazione e l’impiego – alla lunga alienante – della sua duplice – triplice? – natura senza potersi apertamente dichiarare tale. Ora che è all’Organizzazione, ora che potrebbe essere quello che è ed essere ben accetto sia come Doppio che come Singolo, ancora una volta ha deciso di nascondersi dietro una maschera Airin che – è evidente – lo rende infelice.
-E che cosa pensi di fare ora?- Entrambi ci voltiamo verso l’ingresso. Sull’uscio c’è qualcuno. Sembra aver seguito con attenzione la nostra chiacchierata, pur rimanendo nell’ombra. Il mio stomaco si contorce a disagio. Cobalto si alza in piedi con urgenza, l’energia azzurra già pronta sul palmo.
-Che cosa farai, Cobalto, della tua vita?- Stringo gli occhi nelle ombre, ma per assurdo che sia, la luce prodotta dal generatore erompe dall’esterno ossidando in una maschera lucente il volto dello sconosciuto. Per un istante ho sperato fosse Ezra – l’Ezra passato o, al massimo, l’Ezra futuro con una migliore disposizione d’animo nei confronti di Cobalto rispetto a questa mattina -, ma la voce è diversa. Il Worldword usato è preciso, formale e fluente nonostante uno strano accento musicale. Capisco che lo sta usando solo a mio beneficio e che probabilmente avrebbe preferito esprimersi in un’altra lingua. L’intruso fa un passo avanti. Cobalto staziona esitante di fianco alla statua di Coff, un braccio scolpito della dea, il sottoscritto e qualche scarso metro lo dividono dall’uomo. Dal Dumesh, intuisco. Cob me ne dà conferma:
-Me lo dica lei- apostrofa secco –Che cosa ha da offrirmi la sua Organizzazione, Coiland, che quella di Mex non aveva?-
Il Dumesh più anziano si fa avanti, mi scocca una rapida occhiata distaccata e poi, senza esitazioni, risponde: -La possibilità di essere te stesso. La libertà di essere un nostro tecnico equamente salariato indipendentemente dalla tua razza o estrazione sociale.-
Cobalto non tradisce alcuna emozione. Sicuramente ha già sentito tali promesse. Sicuramente Ezra l’ha già contattato in passato nonostante l’amico facesse ancora parte della Cronohands. “Non è una comunità tanto grande la nostra”, ha detto il giovane Doppio, e ora capisco che cosa intendeva. Era della comunità Dumesh che parlava. Non quella Airin, non certamente quella cromoniana in genere. Cobalto è più un Dumesh con sangue Airin che un Airin con sangue Dumesh mi sa. La sua natura di Doppio è più forte e gli ha causato non poche sofferenze e delusioni.
Coiland aspetta composto spaziando con lo sguardo nell’ampia sala circolare. Si sofferma con sottile deferenza sul volto del Coff in marmo. Quando finalmente Cobalto si decide a dare la sua risposta, l’altro Dumesh sembra quasi aspettarsela. Io sicuramente ho una mezza idea di quale sarà.
-Allora scelgo di essere un Airin- Asserisce spiccio il Doppio con il sangue di singolo. Trattengo il fiato perché capisco che è ora, è questo il momento in cui tutta la storia può cambiare – o almeno, la storia di Cobalto -.
-Rinuncio alla mia natura di Dumesh. Rinuncio all’essere un fruitore passivo. Questo le sta bene?- Chiede con occhi dardeggianti sfidando l’altro a protestare, a rimangiarsi le belle parole dette poco fa. Coiland non nasconde un certo, misurato dissentimento. Se Ezra – quello futuro – fosse qui, ho idea la prenderebbe molto meno sportivamente. E non si tratta dell’essere fruitori passivi o attivi, no! Ezra la vedrebbe sotto il punto di vista etico-raziale immagino.
Il direttore dell’Organizzazione, comunque, fa sfoggio di un infinito autocontrollo e se anche prova disappunto per le condizioni poste da Cobalto, incassa il colpo e va avanti:
-Come ho detto, sei completamente padrone delle tue azioni. Che tu non abbia in futuro a pentirti delle conseguenze, Cobalto-
Mentre ascolto tali parole sento come la situazione scivolarmi di mano. Ero venuto qua per un motivo in particolare. Ho praticamente promesso all’Ezra passato che avrei aiutato Cobalto, cercando però di sistemare ciò che in futuro avrebbe potuto incrinare il loro rapporto. Mi sono offerto volontario! Ma mentre li guardo, mentre presto tacita testimonianza della loro stretta di mano, realizzo che io non sono altro che uno spettro dal futuro, uno spettro che in questa realtà non esiste. Con tutto quello che deve ancora accadere, l’Inverso Baleno imminente, i Ripetenti, l’incidente del Cromonaut C5 su cui viaggiavano anche i genitori di Cobalto, ha veramente senso che io provi a cambiarlo? È quello che ha fatto Mex, imponendogli una doppia facciata di comodità. Lo guardo e, per quanto potrà inacidirsi, per quanto potrà darmi il tormento una volta arrivato a Crom, non ci riesco. Non è giusto. Per comprensibili che siano le sue motivazioni, Ezra dovrà farsela passare e dovrà accettare Cobalto per quello che è ed ha scelto di essere. Magari Cobalto con il tempo capirà e sarà il primo a cambiare idea.
L’Airin dai capelli azzurri sorride soddisfatto mentre mi passa a fianco e mi da una pacca cordiale sulla spalla. Ricambio il saluto con l’impressione di essermi perso di nuovo qualcosa. Quando il mio futuro compagno di stanza lascia il tempio di Coff, godo per un istante della pace che c’è in questo posto ora che è di nuovo vuoto. Ammiro ancora una volta la statua, chiedendomi alla fine che ne è stato del giovane Ezra. Poi mi volto.
-Per oggi hai fatto abbastanza-, sussulto: ero convinto che Coiland se ne fosse andato con il nuovo acquisto dell’Organizzazione. Mi tende una mano, pacato e composto come sempre, la solita falda di capelli biondi a coprire la benda sull’occhio sinistro.
-Andiamo Zachary, Ezra ci sta aspettando al magazzino P62anteIB-
Lo fisso inebetito a bocca socchiusa. Non è il Coiland passato! Questo significa che in qualche modo Ezra ha trattenuto il suo io più giovane dal raggiungermi, affidandosi al direttore per il resto della faccenda. Ma, dal mio punto di vista, significa anche qualcos’altro. Coiland è venuto di persona, in qualche modo cambiando la dinamica dei fatti, per arruolare Cobalto tra i suoi. In passato, da che ho capito, è stato Ezra a convincere il conraziale. Sicuramente il direttore è qui per riportarmi nel futuro. È qui perché verosimilmente Ezra è troppo arrabbiato con me per gestire la situazione, mi ripeto ragionevole. E allora perché ho come l’impressione che il putiferio scatenato dal sottoscritto durante il test non c’entri niente?
-Zach?-
Lo guardo, imbambolato.
Cornie Coiland è venuto di persona dal futuro, mi ripeto. In un modo o nell’altro è riuscito ad assicurarsi l’ingresso di Cobalto all’Organizzazione. Mentre lo seguo docilmente fuori dal mausoleo lungo stradine secondarie in direzione del portale, non posso fare a meno di chiedermi fino a che punto il suo è altruismo? Quando diventa interesse economico e personale?
Ripetizione di un attimo by Amelie
Author's Notes:
Eccoci (io ed i miei sventurati figliuoli di carta e parole ^^)!
Capitolo piuttosto discorsivo. Non succede molto, ma ci sono uno o due colpi di scena tatticamente piazzati. Dato che l’ultima parte mi fa un po’ vomitare, spero almeno che le novità possano risollevare il tutto e che il capitolo sia leggibile. Per ogni appunto, rimostranza, dubbio di varia natura sapete cosa fare.
Buona lettura XD
Capitolo 19
- RIPETIZIONE DI UN ATTIMO -



-Cos’era quello?!- Mi aggredisce minaccioso Ezra prima ancora che io sia rientrato nell’hangar P62anteIB. Lo evito, prendendo la stanza e lo spazio che ancora ci separa molto alla larga. Il Dumesh mi tallona furente. Voltando lo sguardo ho solo un fugace assaggio della sua rabbia e costernazione, ma vado avanti seguendo Coiland come un pulcino seguirebbe mamma chioccia.
-Che Coff era quello, piccolo Singolo sconoscente?!- Sillaba con voce alterata dall’ira. Sbircio teso in direzione della porta sul passato. Se questa è l’aria che tira qui, ho pietà per l’Ezra dell’ante IB. Il suo io futuro deve averlo tipo bandito a vita dall’albero genea-tempologico personale.
-Ezra- Ammonisce Coiland, ma il Dumesh non sente ragioni:
-Un mese intero di esercizi e prove e “senti il tempo” e Coff sa cos’altro, e tu BOOM! SBANG!- Sobbalzo preso alla sprovvista; -…Distruggi tutto come solo i maledetti Airin sanno fare! Che Coff ne abbia pietà! Credevo tu fossi meglio di così, piccolo umano!-
Punto i piedi al suolo, il fiato di Ezra ancora sul collo. Quando mi fermo e mi volto i nostri nasi quasi si toccano. Dal basso e così vicino vedo il sangue che gli imporpora le guance ambrate e gli occhi spalancati privi di calore e luce. Stringo i denti:
-Era un black-out!- Esclamo risentito.
-Sì, era quella l’idea!- Ribatte lui allargando le braccia con costernato sbigottimento. Serro i pugni, perdendo la calma:
-Mi hai mollato in mezzo ad un cazzo di black-out, Ezra! Che ti aspettavi? Che sarei rimasto al mio posto tranquillo fin quando non avessi iniziato a contorcermi e sbavare?!- Ghigno senza sentimento: -Guardati in giro. Cioè…Guarda questo posto, cazzo!- Recrimino scioccato mentre il mio sguardo spazia tra le carcasse degli impianti e le crepe che attraversano feroci soffitto, pareti e pavimento.
-Coff l’architetto dell’assurdo, è solo una stanza! Un abbordaggio loco-tempo a qualche ora fa ed è come nuova!-
Spalanco gli occhi, inorridito:
-Ma io non sono solo una stanza! Non sono un fottuto esperimento! Potevo restarci! Potevo farmi male sul serio e non sarebbe bastato un saltino indietro nel tempo, Dio!- Esasperato, riprendo a camminare. Coiland ci aspetta rassegnato di fianco all’ascensore, un dito pigiato sul pulsante di blocco.
-Avevi le basi ed i mezzi per cavartela e per farlo senza svilire la tua passività. Era un black-out monitorato. Neppure per un secondo, neppure per un istante – Coff mi sia testimone – saresti stato lasciato a te stesso! Sei un irresponsabile, Coff l’ingenuo! Manipolare il passato così…-
Sento il sangue salirmi alla testa. Mi fermo e mi allontano di due passi dal Dumesh che mi sta di fronte: -E tu? Vogliamo parlarne?- Mi fissa trasecolato.
-Avresti lasciato Cobalto per strada, senza un lavoro né un punto di riferimento. Passi le tue giornate a maledirlo pur sapendo che è un Dumesh e che è stato sfruttato per questo ed ha sofferto!- Vedo Ezra impallidire, se per la vergogna o l’indignazione non riesco a stabilirlo. Continuo:
- Hai proibito al te stesso di due mesi fa di incontrare…persino parlare con Cobalto, ben sapendo in che situazione critica si trovava allora! Dio! È terrorismo psicologico il tuo! Avresti almeno potuto raccontare all’Ezra passato dell’Inverso Baleno. Che razza di persona sei?!-
Coiland lascia la stanza, rinunciando ad aspettarci. Mi volto al fruscio distante dell’ascensore.
-Situazione critica?- Domanda Ezra con un fil di voce. Non senza un certo sforzo, sostengo l’occhiata sbigottita del tecnico che, imperterrito, continua:
-Lasciare la Cronohands, grazie a Coff, è stata una sua scelta. Ora vive a sbafo nella seconda azienda più forte e rinomata del settore…dell’Hands! Ha tecnici pluri-laureati che lo seguono ed è mantenuto, è pagato per portare a termine il suo praticantato…PAGATO! Qualsiasi altro Doppio ucciderebbe per un posto simile, chiedi in giro! Ma lui, lo sputo di Coff, si vergogna, poverino, di essere per metà Dumesh e scherza e ride con i suoi amici Airin ammazzando la sua e la dignità altrui! Situazione critica dici? Non mi risulta non ci dorma la notte!- Inspira ed espira affannosamente e poi si lascia cadere come distrutto sulla pedana circolare cui si è ridotto il tavolino dell’area ristoro.
-Ha scelto di essere un Airin- mormora, la voce improvvisamente strozzata. A disagio lo guardo, pregando che non si metta a piangere. Tutto ma non le lacrime, ti prego! Ne ha tutta l’espressione. Mi chino sui talloni al suo fianco, stemperando l’imbarazzo in una distratta occhiata alla stanza. Raccolgo le parole, ripensando a quanto visto ed ascoltato nel tempio di Coff.
-Non dovresti prenderlo come qualcosa di personale- osservo smorzando il respiro affannoso;
-Per come la vedo io, l’ha fatto per non essere usato e deluso un’altra volta dalle persone che stima- Concludo con sincerità. Ezra alza lo sguardo, ha gli occhi lucidi ma l’espressione è orgogliosamente inalterata:
-Ha ripudiato la sua razza ed il suo essere a beneficio di quello scarso dieci per cento di sangue Airin nel suo genoma che lo ha tradito ed usato, Zach! – Ripete scandendo ogni singola parola a fatica.
-Il segno non è qualcosa che puoi semplicemente ignorare, mio Coff…E per usarlo come fa ora tanto valeva restasse come Dumesh al servizio di Mex- Dà una scorsa alla mia reazione di sottecchi e, dal modo in cui riprende subito a parlare, è evidente che è sua intenzione baipassare ogni eventuale dubbio o intromissione da parte mia a riguardo;
-Un Dumesh, anche un meticcio, non può semplicemente smettere di credere nel Segno. È da pazzi, inconcepibile. Significa negare la propria esistenza-
-Ma è per metà Airin!- esclamo logorato dall’irragionevole logica Dumesh. Non so quale tratto sia peggio. Inizio a rivalutare l’umanità.
-No- sputa Ezra intransigente, -Non lo è abbastanza se per sentirsi parte di quel mondo è costretto a fingere-
Mi circondo le ginocchia con le braccia e vi appoggio il mento, pensieroso. Forse non ha tutti i torti. Forse Cobalto si è spinto troppo oltre. Dissociandosi dalla Cronohands – il regno Airin per eccellenza – e ora negando la sua natura di Doppio, ha finito per non essere parte né di uno né dell’altro mondo. E io sarò anche ignorante e cieco per non comprendere l’impegno e la solennità che sta dietro al Segno dei Doppi, ma appare evidente anche a me che l’ostinazione e l’ostentazione con cui Cobalto si accanisce contro i suoi simili – e in particolare contro Ezra – è in qualche modo fuori luogo.
-Forse fa così perché tu…- Inizio ragionevole, ma l’altro tronca le scuse sul nascere:
-No, non c’è “perché tu” che tenga, Coff l’irrazionale! Lui ha sbagliato. Io glielo fatto notare. E non è che l’ho aggredito, bada bene, sono stato ad ascoltarlo, ho cercato di capire, gli ho anche offerto il mio aiuto. Lui lo ha rifiutato e siamo arrivati a questo- Si aggiusta nervosamente i capelli, gli occhiali appuntati di sbieco tra le ciocche dorate.
-Andavamo d’accordo, sai? Poi si è intromesso Mex e le sue lusinghe ed i nuovi amici…-
Tira via le lenti dalla testa, l’acconciatura inesorabilmente guastata.
-Coff!- Grida in quella che ha tutta l’aria di essere un’imprecazione. Prendo fiato, ma Ezra si è già alzato in piedi e più controllato aggiunge:
-Fa del male a se stesso e agli altri, ecco perché avreste dovuto lasciare che prendesse la sua strada. Sarebbe stato molto più sereno di com’è ora. Pensavo che almeno Cornie l’avesse capito…-
Nonostante l’uso del plurale, ho come l’impressione questa tirata non abbia più niente a che vedere con me. Lo guardo mentre senza voltarsi entra nell’ascensore:
-Evidentemente ho sovrastimato la sua lucidità di giudizio- Le porte si chiudono e, prima che possa anche solo controbattere, siamo tornati all’Organizzazione. Al presente. Lascio che Ezra si allontani per conto suo. Al momento comunque non penso riuscirei a cavargli niente di ragionevole e costruttivo, ma, riflettendo sulle sue parole, mi ritrovo ancora una volta a mettere in discussione l’idea che mi sono fatto – e che tutti sembrano avere – di Coiland.
Forse Cornie Coiland è ormai troppo airinizzato. Forse Ezra lo ammira troppo per convincersene. Forse anche io ho sovrastimato la sua buona fede. Ma se non posso fidarmi di Ezra e Cobalto e non posso fidarmi di Coiland, chi mi resta, dannazione?! Coff…Penso trovando quasi conforto nell’appellarmi alla dea dormiente; Coff, che devo fare?
Mi trascino irrequieto per i corridoi dell’Organizzazione, strisciando come un criminale lontano dalle varie aree ristoro e dagli altri giovani che popolano lo stabile. Entro in camera. Mi sento stanco come dopo una giornata di allenamento non stop, se non di più. Bene, valuto, almeno non desterò l’attenzione di Cobalto. Ma lui non c’è. Al suo posto trovo Cadmon che lavora al pc.
-Il computer di Ethel è ancora scassato?- Domando spiccio. Non vado forte con i convenevoli, specialmente non con le persone che mi stanno sul culo e temo che Cadmon sia una di queste!
L'Airin solleva appena lo sguardo. Noto solo in un secondo momento che ha degli auricolari ad onde tempo infilati nelle orecchie.
-Come scusa?- Chiede il tecnico cordialmente una volta sfilati i due piccoli apparecchi. Se li rigira pacatamente tra i polpastrelli, aspettando una mia replica.
-Il computer di Ethel?- Ripeto con molta meno affabilità.
-Ah, questo non è lavoro! Ho chiesto a Cob e lui ha detto che potevo usarlo, ma se ti serve...-
Con uno svogliato gesto della mano lo fermo. Mi siedo sul mio letto, dandogli la schiena. Uno dei due dovrà andarsene prima o poi e non ho intenzione d'essere io; sono troppo stanco! Una decina di minuti passa lenta senza che nessuno dei due apra bocca. Insonnolito socchiudo gli occhi. Sia quel che sia; è anche camera mia dopotutto! Poi però Cadmon prende inaspettatamente la parola:
-Hai sentito?- Aspetto pazientemente, ma non accenna a continuare. Maledetti Airin ed i loro discorsi a metà! Alzo gli occhi al cielo. L'idea che possa far riferimento a quanto successo oggi – al salto nel passato ed al test – passa fugace tra i miei pensieri, ma non riesco a darle l'attenzione che meriterebbe:
-Cosa?- Domando indolente.
-Pare ci siano stati degli scontri su a Prati Verdi oggi- Pur non avendo toccato cibo, avverto chiaramente qualcosa prendere la strada sbagliata dalle parti dello stomaco. Cerco di controllare la mia reazione e di approfondire la questione prima di saltare a conclusioni affrettate:
-Scontri di che tipo?-
Cadmon si sgranchisce le braccia sopra la testa allungandosi lentamente sulla sedia reclinabile, quando risponde lo fa con noncuranza:
-I soliti estremisti, credo. Mex schiavista e cose del genere- sbadiglia ostentatamente -Non hanno tutti i torti, ma questa volta è meglio non trovarsi nei paraggi. Dopo tutti gli attacchi informatici dell'ultimo anno i Cronohand non ci andranno giù leggeri-
Mi costringo a lasciare da parte quel “questa volta”. Quante e quali altre volte era nei paraggi della Cronohands durante una rivolta? Mi chiedo sospettoso, poi però un altro pensiero colpisce violentemente la mia immaginazione. Lascio passare qualche istante per non sembrare troppo sollecito, poi chiedo:
-Dov'è Cobalto?-
L'Airin castano finisce di scartabellare qualcosa sulla tastiera olografica, poi si leva uno dei due auricolari: -Si è preso la giornata libera- e per amore della cronoca aggiunge: -Ha parlato di un qualche mesiversario, se ho ben capito, e che doveva incontrare qualcuno, amici forse-
Lascio che le parole di Cadmon facciano breccia nella mia mente affaticata.
-Cobalto non ha amici- commento meccanicamente, la testa altrove. Il tecnico mi lancia un'occhiata in tralice che puntualmente ignoro. Due mesi prima dell'Inverso Baleno Cobalto stava già preparando quella che poi è stata la manifestazione finita in guerriglia e la sua fuga dalla Cronohands. Ora che sono trascorsi altri due mesi, e che non è successo niente, non è che Cobalto si sente in dovere di smuovere un po' la situazione? Non riesco nemmeno ad immaginare quali e quanti contatti deve aver raffazzonato sotterraneamente mentre si fingeva la fedele pedina di Mex, ma penso che non si possa semplicemente smettere di essere un attivista politico una volta che si è dentro. Anche la cosa dei due mesi...Non ne sono sicuro, ma credo che in qualche modo quel due debba avere un significato preciso, qualcosa a che fare con i Dumesh e la loro cultura del doppio.
-Ne ha pochi effettivamente- osserva Cadmon con distacco, spezzando il filo delle mie riflessioni.
E tu dovresti essere uno di quelli! Penso risentito evitando di guardarlo; perchè non lo hai seguito?!
-Speriamo non faccia scheggiate- Aggiunge placido. Lo scruto con malcelato disgusto;
-Quell'Airin è una lancetta vagante- sorride ironico. Mi sembra un po’ troppo rilassato data la situazione.
No, temo non sia solo una coincidenza. Devo trovare Keri. Lei ne saprà sicuramente qualcosa in più. Lascio la stanza senza neppure salutare o dare spiegazioni. Se i suoi amici sono solo di questa forza, non biasimo Cobalto per aver letteralmente creato il vuoto attorno a sé. Che cosa poi abbia visto in Cadmon per spezzare la sua ostinata asocialità proprio non riesco a capirlo!
-Hai visto Keri?...Scusa, hai visto...?- Scendo i gradini a due a due, attraversando da cima a fondo i corridoi alla ricerca di facce conosciute.
-Sapete dov’è Keri?- Ripeto fermando due stagiste – due gemelle – che ho visto spesso in compagnia della ragazza Airin dai capelli color porpora. La più giovane, Avina, scambia una rapida occhiata con la sorella, poi si acciglia: -È uscita qualcosa come un’ora fa-
-Interrompendo, tra l'altro, il test di praticantato che ci aveva assegnato- Guardo Peach senza capire. L'Airin sorride: -In questi casi, di solito, il modo più efficiente per rintracciarla è trovare quel ragazzo, Cobalto...Penso che quei due abbiano una relazione-
-Grazie!- Esclamo mentre già mi sto allontanando. Io, invece, inizio a pensare che l'unica relazione che realisticamente parlando potrebbe esistere tra quei due sia quella tipica del piccolo delinquente con il proprio assistente sociale tanta è la pazienza che deve metterci Keri, santa donna!
Allungo il passo determinato, se necessario, a recarmi di persona a Prati Verdi. Forse sarà un po’ una spacconata, ma dopo il test di oggi e la buona reazione al rispettivo black-out mi sento sicuro anche alla prospettiva di uno scontro armato contro i Cronohand. Quando però raggiungo il piano terra mi pietrifico sull’ultimo gradino, un presentimento negativo a fior di pelle.
-…Vorrei ricordare che esiste una convenzione scritta riguardante gli R’s che non solo delega ai famigliari tutta una seria di decisioni socio-burocratiche piuttosto discutibili quali l’uso, spesso improprio, dell’energia del caro in questione, ma che consente loro di andarlo perfino a trovare a Prati Verdi, pensate…!- Sta proclamando Cobalto senza neppure prendere fiato tra una parola e l’altra. Osservo la scena; per essere uno che presumibilmente è appena stato fermato e scortato a casa dai Cronohand sembra fin troppo spavaldo!
-…Convenzione firmata anche da Mex…-
-Ci vogliono i permessi-
-…Ora vorreste farmi credere che il gorgo, che il memorial è fuori-tempo, che non è permesso andarci?!…-
-Ci vogliono i permessi-
-…A che clausola vorreste appellarvi per arrogarvi un tale diritto, eh?!-
-Ci vogliono i permessi, per l’IB!- Esplode alla fine lo sventurato agente preso di mira da Cobalto.
-Permessi pattuiti in sede di consiglio aziendale che limitano lo sfruttamento dei portali spazio-temporali ad esso collegati!- A prendere la parola, questa volta, è il membro più anziano della delegazione, un Airin di mezz’età dai capelli viola ordinatamente pettinati all’indietro e lo sguardo arcigno di chi è abituato a trattare allo stesso modo reclute e criminali indisponenti. Mi avvicino con cautela, fermandomi silenziosamente ad un metro di distanza.
-Permessi su cui anche l'Organizzazione ha concordato- Ribadisce serio il portavoce Cronohand facendo eco alle proteste di Cobalto. I suoi colleghi, tutti più giovani di lui, lasciano che sia l'esperienza e la fermezza trasmesse dal veterano a parlare. Poco più indietro Keri scuote il capo, avvilita e Coiland, fermo tra i militari ed il suo stagista, annuisce comprensivo cercando di mediare tra le parti apparentemente senza successo.
-Se non ricordo male è l’Organizzazione che li ha prodotti e finanziati…- Insiste Cobalto -…NON la Cronohands, dico bene?!-
-E’ ininerente!- Tronca sollecito il Cronohand più anziano; -È stata stilata una mappa dei tracciati ufficiali che entrambe le parti hanno siglato. Per tutto il resto ci vogliono i dovuti permessi!- Cala un improvviso silenzio. Gli Airin coinvolti sembrano come studiarsi in ferina attesa della prossima recriminazione. Coiland si schiarisce la voce con l’evidente intenzione di prendere la parola, ma ancora una volta viene interrotto da Cobalto:
-Sono i miei genitori, per Coff, e tutto quel che sapete dirmi è che ci vogliono i fottuti permessi?!-
Questa volta è uno degli agenti più giovani a farsi avanti. Quando capisco di chi si tratta, aguzzo l’udito: -Cobalto- inizia Wyatt Mex guardando l’altro dritto negli occhi –E’ così per te come per migliaia di altri cromoniani- lancia una scorsa ai presenti e per un istante, quando nota il sottoscritto, sembra soffocare uno spasmo di riconoscimento. Ricambio l'occhiata. Wyatt distoglie lo sguardo;
-È inaccettabile- prorompe dunque più risoluto -...Che il personale di una compagnia socialmente impegnata ed egualitaria qual è l'Organizzazione approfitti della propria posizione per baipassare accordi e regole unanimamente sottoscritte!- Fissa Cobalto con occhi ambrati ricchi di disapprovazione e sotterranea competitività.
-Da quando Pervinca Bloom ha fatto perdere le sue tracce, le norme di controllo sono ancora più rigide. Potrà non dirti niente...- Osserva con sottile malizia, -...Ma è a rischio la sicurezza degli stessi R’s. Orde di giornalisti, curiosi…Addirittura turisti fanno la fila per ore per poter entrare al memorial “da dove è fuggito il Ridestato” e la situazione è sufficientemente pesante senza che gli addetti ai lavori minino le direttive di base. Non è corretto nei confronti di tutti quei cittadini che si ritrovano privati di un familiare come te e che, diversamente da te, non hanno a disposizione un portale-
Per un istante vedo Cobalto vacillare, come colpito dalle accuse:
-Che...che diavolo c’entra Bloom con tutto questo?- Scuote il capo, incredulo, gli occhi ridotti a due fessure. L'attimo di colpevole esitazione è già passato:
-I vostri si fregano ogni giorno quel 10% d’energia inutilizzata in più rispetto alle dosi pattuite con i parenti delle vittime, ed io vengo trattato come un perfetto criminale solo perché ho portato dei fiori sul gradino dei miei genitori?!-
-Hai commesso un'effrazione, CobLamai constata il giovane Mex con studiata enfasi sul cognome che – a questo punto – immagino essere Dumesh. Cobalto apre la bocca, indignato, ma il Cronohand più anziano lo previene:
-Non dire cose di cui poi ti potresti pentire, ragazzo. Ben altri sospetti gravano sul tuo curriculum se non l'avessi ancora compreso- Cerco Coiland con lo sguardo aspettandomi da un momento all'altro una sua reazione, ma il Dumesh non sembra convinto.
-Sappi che la tua incidentale presenza a Prati Verdi a due mesi dall'IB e dalla scorsa guerriglia armata lascia quanto meno adito a dubbi- Soffia un terzo agente, spalleggiato in toto dal resto della squadra. Sono in quattro. Quattro Airin corazzati ed armati di tutto punto per scortarne uno solo?
-E c'è chi pensa tu sia responsabile anche dei persistenti attacchi informatici ai danni del sistema interaziendale del gruppo Mex-
Ogni residuo di colore sulle guance del meticcio illividisce tutto d’un tratto. Guarda i presenti con repulsione, la traccia temporale più che alterata. Percepisco la sua energia martellare con furia contro le pareti del tangibile. Corpuscoli elettrizzati di un azzurro slavato risalgono in accumuli palpitanti le pareti, risucchiati avidamente dalla serra e dagli impianti energetici.
Mi riscuoto, inquieto; inizio a capire perché una tale mobilitazione Cronohand. Poi, però, tutto d'un tratto la condensazione tempo precipita, tornando a stazionare languida nei pressi delle poche aree di raccolta artificiale. Cobalto sembra come marmorizzato, lo sguardo stravolto dalla rabbia.
-Non avete prove-
Lentamente tutti si voltano. Il mio compagno di stanza, momentaneamente isolato in un’area di tempo artificialmente trattenuto, reagisce con qualche istante di ritardo liberandosi dalla presa con un guizzo di prepotente passività. Riconosco subito lo stile e la voce del mio tecnico applicato e anche Cobalto sembra non esserne immune se per svincolarsi dal blocco temporale ha fatto ricorso persino alle sue capacità Dumesh. Il portavoce dei Cronohand solleva il capo con viva attenzione, squadrando Ezra con curiosità quasi clinica.
-Stai pur tranquilla che se si dovesse arrivare ad un processo formale, ne troveremmo, Doppia- Schernisce con arroganza uno degli agenti più giovani salvo poi indietreggiare all’avvicinarsi composto del Dumesh dai capelli color caramello. Ezra sorride ironico, le braccia intrecciate dietro la schiena, i capelli appuntati in uno chignone studiatamente disordinato sopra la testa.
-Ne dubito fortemente dal momento che non riuscite neppure a distinguere un segno femminile in corpo maschile dal suo opposto, e non siamo nemmeno ancora in tribunale-
Cobalto esita un istante - forse cercando di valutare ciò che l’aiuto di Ezra può fruttare – poi però si scaglia anche contro di lui:
-Non ho bisogno del tuo aiuto, Ezrailtimorato, so salvarmi il culo da solo!- Sputa paonazzo. Ezra si acciglia appena, evidentemente preparato ad una simile reazione.
Perché è qui dopo tutto quello che mi ha detto prima?
-Non è questione di salvarsi il culo, CobLamai…- Apostrofa esasperto l’ultimo agente della scorta, un Airin che sospetto essere in minima parte anche Crash data la staticità impersonale della sua faccia. Un tatuaggio argentato, noto, disegna una ghirlanda al di sotto del suo orecchio sinistro inabissandosi poi nella divisa.
-Ma non capisci?! Non saresti qui se Wyatt non avesse mediato…-. Subito il giovane Mex fa cenno di tacere. Guarda Cobalto con espressione distante, controllata:
-Non è questione di salvarsi il culo- Ribadisce con un certo disagio –Il Presidente ha già predisposto un mandato di perquisizione che potrebbe essere eseguito in qualsiasi momento.- I due si studiano con tesa familiarità.
-Questo era un ammonimento. La prossima volta saremo costretti ad arrestarti, e con le voci che girano, potresti non cavartela con così poco- Wyatt Mex distoglie lo sguardo con precipitosa freddezza. L’aria sembra come cristallizzarsi, il peso delle sue parole estinguere ogni incauto residuo di insolenza. Coiland si porta una mano alla benda, poi sembra cambiare idea.
-Capisco e mi assumo la responsabilità…- Attacca finalmente il Dumesh più anziano in una tiritera che sa molto di falso e preconfezionato. Se veramente ha sfidato il tempo tornando nel passato appositamente per recuperare Cobalto, perché ora sembra così scarsamente interessato al suo futuro? E’ perché si è reso conto di non poterlo controllare, o semplicemente cerca di stemperare i toni e sviare l’attenzione dal meticcio d’oro? In ogni caso non gliene verrebbe nulla di buono, ma capisco pure io che la presenza di Cobalto all’Organizzazione – seppure aridamente attiva – è meglio di un’Organizzazione derubata del tutto delle sue capacità. Coiland non può volere il suo arresto!
-Non ci sarà una prossima volta!- S’intromette grave Ezra conquistando nuovamente la scena. Lo stesso Coiland si ferma vagamente sorpreso. I Cronohand lo scrutano accigliati, ma solo il veterano si azzarda a rispondere e lo fa con una domanda, quasi considerando archiviata tutta la faccenda relativa a Cobalto:
-Chi saresti, ragazzo?- Interroga con notevole garbo data la situazione, gli occhi neri fissi con interesse sul Dumesh.
-EzraEres, signore...- Recita con enfasi, -La mente dietro i portali, e vi posso assicurare che un'incresciosa situazione come quella di oggi non avrà più a verificarsi- garantisce con quel suo tono altero e responsabile che mi ha tratto in inganno sin dall’inizio sulla sua effettiva età.
- Non senza i dovuti pass- puntualizza poi sbrigativo dopo aver scoccato un’occhiata pratica a Cobalto. Quest’ultimo socchiude la bocca, ma Coiland lo blocca posandogli con fermezza una mano sulla spalla.
-Vi prego di perdonare Cobalto. Avrò cura di controllare che niente disturbi il vostro duro lavoro. L’impegno con cui proteggete i Ripetenti e la sicurezza di Crom è ragguardevole e non è nostra intenzione rendere vani i vostri sforzi…- Snocciola il Direttore riuscendo misteriosamente a convincere i quattro agenti. Si volta verso Ezra e poi di nuovo su Cobalto, -Garantisco io per lui- Asserisce saldo con un’imperiosità che poche volte ho visto trapelare dal mite Dumesh con la benda. L’agente anziano annuisce composto abbozzando un saluto militare, poi, lanciata un’ulteriore occhiata in direzione di Ezra in segno di rispetto, gira sui tacchi e se ne va.
-Sei avvisato!- Ribadisce minaccioso il semi-Crash prima di seguire il collega. Wyatt Mex non si volta neppure, le porte scorrevoli si richiudono sulla sua sagoma che si allontana altera nella perenne notte cromoniana.
Rimasti soli, i pochi curiosi ancora presenti riprendono le proprie precedenti attività. L'orario sembra essere propizio: tecnici e tirocinanti sono per lo più impegnati nei laboratori ed i pochi sfaccendati nei paraggi si allontanano ad un'occhiata di Cobalto, sforzandosi anche di apparire operosi e disinteressati. Tiro un lungo respiro di sollievo sbirciando di sottecchi in direzione di Ezra. E anche questa è andata, sembra dire la smorfia compiaciuta sul suo viso, ma mi chiedo fino a che punto il suo intervento sia stato un atto di puro protagonismo.
-Per oggi può bastare- asserisce freddamente Coiland, -Keri, Ezra tornate al vostro lavoro. Zachary, tu hai bisogno di riposare mentre Cobalto…Ti voglio nel mio studio...subito!- Ordina perentorio dandoci le spalle. Keri ed io ci scambiamo uno sguardo preoccupato.
-Che cosa succede? Ho visto dei Cronohand andare via- S'intromette Cadmon uscendo pigramente dall'ascensore.
-Chiedilo al tuo amico, sarà sicuramente più incline al dialogo ora che ci sei anche tu- osserva Ezra velenoso. Cobalto, già voltato verso il tecnico, scocca un'occhiata in tralice all'altro Dumesh:
-Sei ancora qui? Hai sentito Cornie, non hai del lavoro da fare?- Sputa aggressivo, avvicinandosi di qualche passo.
-Ne ho le mani di Coff piene, se è per questo, ma con le tue stronzate mi riesce difficile portarlo avanti!- Rinfaccia Ezra stizzito facendo per andarsene, poi sembra ripensarci:
-Questa potevi veramente evitartela. Coff! Quante volte ti avrò detto di stare lontano dai miei portali?-
-Oh, i tuoi portali? Adesso sono i TUOI portali?!-
-I miei portali, Cobalto, sì! È mio il progetto e la messa in funzione ed è a me che bisogna rivolgersi per i dovuti permessi. Coff mi sia testimone, te li avrei anche dati se solo ti fossi abbassato a chiedermeli, ma sembra che mandare indistintamente alle feci di Coff il mio lavoro e la mia autorità ti sia più congeniale-
-Non mi sembra che tu ti stia ammazzando di lavoro se trovi anche il tempo di stare qui a vantarti dei TUOI portali e della TUA autorità!- Puntualizza Cobalto, scambiando un sorrisetto sarcastico con Cadmon.
Vedo distintamente le mani e le labbra di Ezra tremare. È in questi momenti che ringrazio Coff per averlo fatto Dumesh e fruitore passivo, o con la ragionevolezza che si ritrova avrebbe già annientato il compagno con l’energia tempo. Stringe i denti:
-Non mi aspetto che tu mi ringrazi, ma almeno stai zitto...Stai zitto dopo essere stato scortato all'Organizzazione da quattro Cronohand armati! Ma non ti vergogni?! Non hai un briciolo di buon senso, Coff lo scellerato?! A causa tua e delle tue scheggiate abbiamo già dovuto posticipare di un mese tutto il calendario lunare- Saetta con lo sguardo alla ricerca di Coiland, ma il direttore se n’è già andato; non una buona strategia se ci tiene alla segretezza, valuto. Ormai ho capito che è alla luna artificiale che Ezra fa sempre riferimento e alla stanza P31pIB – un 31 che è ormai raddoppiato-. Cobalto fissa il collega con una smorfia fastidiosamente ironica disegnata sulle labbra, gli occhi ridotti a due fessure:
-Non. Sono. Problemi. Miei- soffia sillabando il tutto con strafottenza. Ezra lo fissa incredulo per qualche altro istante, poi distoglie lo sguardo spiccio:
-Lo saranno quando Wyatt Mex smetterà di coprirti, e allora spero che i tuoi altri amici ti staranno accanto…Bene!- Esclama poi con tutt’altro tono, pestando con scioltezza le dita sulla sua board portatile.
-Ho i risultati del tuo test, dinamitardo del passato!- Ci metto un po’ a capire che il Dumesh sta parlando con me. Distolgo lo sguardo da Turchino e dal suo spocchioso compare. A dire il vero pensavo che la mia fuga nel passato avesse invalidato il test! Valuto con attenzione se è il caso di notarlo a voce, ma le parole di Ezra sembrano aver incuriosito anche Cobalto, che staziona discreto nei pressi delle scale, e allora decido di stare zitto. Persino Keri si fa un po’ più vicina, ma almeno Cadmon è già sparito dietro l’angolo.
-Ho sentito che hai fatto proprio un gran bell’IB laggiù- commenta ilare la ragazza Airin, studiandomi con un sorriso. Mi passo inquieto una mano tra i capelli. Quanto effettivamente può aver sentito di ciò che mi è successo? Cerco gli occhi di Ezra ma lui mi ignora, concentrato sui valori segnati sulla cartelletta. Il black-out artificiale doveva servire ad indurre una mia qualche reazione, una delle mie crisi molto probabilmente, ricordo cercando di fare il punto della situazione.
-Allora?- Incalzo impaziente.
-Allora non sono esattamente quelli che mi aspettavo- Confessa gravemente il mio tecnico applicato. Sembra tutta un’altra persona rispetto a poco fa. Deglutisco ansioso.
-Non hai avuto malori, giramenti di testa, neppure nausea …- Il fatto che ne sembri quasi dispiaciuto forse dovrebbe mettermi in guardia, vero?
-E se ben ricordi si era giunti alla conclusione che fossero i black-out a provocare le tue crisi, data la costante concomitanza delle due cose e la tua evidente sensibilità temporale- Ancora una volta annuisco.
-Beh, potrebbe non essere così- Ora anche Cobalto torna sui suoi passi. Aggrotto la fronte senza capire.
-Se Coff mi guida, potrebbe essere il contrario- Confessa tetro il tecnico, massaggiandosi irrequieto il collo e la nuca. Passo in rassegna i loro sguardi, quello assente di Cobalto e quello attonito di Keri. Ezra, semplicemente, mi guarda come dovesse annunciarmi una malattia terminale e che mi restano solo pochi mesi di vita.
-Che cosa vuol dire?- Chiedo, la voce talmente bassa da uscirmi strozzata. La verità è che vorrei sparire. La verità è che so già cosa dirà ora Ezra. La verità è che, per la prima volta da quando sono qui, vorrei non conoscere la verità.
-Vuol dire che sono le tue crisi a causare i black-out- guarda Cobalto, poi abbassa gli occhi. Cerco di mandare giù saliva ma non ne trovo. Faccio un passo avanti, contrariato:
-Ma avevi detto che non era possibile!- Obietto facendo appello al suo solito scetticismo, ma ottengo solo sguardi di compatimento.
-Che c’erano programmi che…-
-Non hai una traccia tempo, Zach- Mi interrompe impietoso Cobalto. Supplico Ezra con lo sguardo, ma lui non lo smentisce.
-E sei immune ai suoi effetti pur controllandolo- realizza Keri un po’ dubbiosa.
Forse accorgendosi della maschera di terrore sul mio viso, Ezra cerca invano di stemperare i toni:
-Queste sono tutte supposizioni, Coff il senzatempo, ovvio…- Gli scocco un’occhiata omicida, una mano in petto. Ottima scelta di parole, genio!
-…Ma sarebbe bene controllare- Conclude pratico.
-Controllare…Cosa…?- Mi appoggio al muro cercando, per quanto è possibile, di far sembrare fluido il movimento, completamente slegato dall’improvviso capogiro. Alcuni neon sfarfallano impercettibilmente, e la cosa non sembra sfuggire ai tre. È Cobalto a rispondere, ma non ho la testa per accigliarmi, non ho il cuore per provare paura. Sento il capo farsi leggero, arrendevolmente distante. I riccioli azzurri dell’ibrido ondeggiano sdoppiati a pochi passi da me;
-Che il tuo corpo fisico non sia bloccato da qualche parte fuori dal tempo-
Mi sforzo di guardarlo in faccia. Sento ogni singolo muscolo del mio corpo tremare e così anche quelli facciali vacillano. Stringo i denti. Dopo averla scampata nel magazzino P62anteIB…Penso con furia ed incredulità.
-Che tu non sia uno di quegli R’s vittime dei black-out-
Sento le gambe venirmi meno. Coff… Socchiudo gli occhi…Coff,ti prego, fa che sia solo un sogno!
La risalita by Amelie
Author's Notes:
Certe volte trovo foglietti in giro per casa scritti tutti fitti, fitti. Li leggo e mi sembrano gli sragionamenti di un pazzo. Poi guardo meglio: “Ah, no” penso “Sono gli appunti dell’IB!” XD
Idiozie a parte, mi ritrovo miracolosamente a postare il quarto o quinto capitolo privo di riassuntino. L’assenza di riassuntino, ricordo – e MI ricordo con commozione – significa che NON sono passati eoni tra un inserimento e l’altro, Coff grazie XD
“La risalita” si apre esattamente da dove avevo chiuso con quelle che spero siano spiegazioni ragionevolmente comprensibili. Abbiate pazienza, questa storia sta mettendo a dura prova anche la sottoscritta. Mi sveglio la notte presa dai dubbi e mi metto a riempire i suddetti foglietti di idee e frasette dal significato che diventa spesso oscuro una volta sorto il sole! Se ne esco sana di mente, farò di tutto per sistemare le voragini logiche ed i quesiti irrisolti.

Del capitolo posso dire che è suddiviso in tre momenti principali. Il primo e l’ultimo non mi dispiacciono, ma aspetto conferme. Quello centrale, invece, è un altro simpatico rigurgito di astrazioni :-s Spero non sia troppo pesante.

Buona lettura!
Capitolo 20
- LA RISALITA -


-Che cosa vuol dire?- Ripeto a labbra quasi serrate e poi, ancora più isterico, -Che cosa…Questo cosa dovrebbe significare?! Che è colpa mia se il vostro maledetto sistema energetico sta collassando?- L’altra idea, quella del Ripetente, neanche riesco a prenderla seriamente in considerazione. Ad oggi ho già mandato giù di tutto. Ho accettato molte cose, alcune senza minimamente obiettare, altre con qualche riserva in più. Tutto sommato si può dire che io mi sia arreso piuttosto di buon grado alla realtà stravolta di Crom. Ma ora questo...
-Non tua. Delle tue crisi- Puntualizza pedante Ezra. Gli scocco un’occhiata costernata, la bocca socchiusa:
-Cosa…?- Bisbiglio in un rigurgito di falsetto –È la stessa, identica cosa, dannazione!-
-Tecnicamente no- Il Dumesh si guarda attorno vigile. Sembra avere altro da aggiungere, ma si trattiene ad un’occhiata ammonitrice di Keri. Due Airin in camice bianco attraversano l’atrio, diretti al punto ristoro. Con uno strattone Cobalto mi fa alzare e mi spinge verso l’ascensore. Prima che possa anche solo pigiare il tasto di chiamata, Ezra, che si è fermato a scambiare due parole con i tecnici, ci raggiunge e con una spinta sufficientemente eloquente ci invita piuttosto a prendere le scale. Dio, penso atterrito, sono veramente convinti che i black-out siano opera mia! Se dovessi crollare ora, alla mia crisi non potrebbe che seguire un vuoto energetico e noi ci troveremmo bloccati a mezz'aria in balia delle alterazioni temporali. È questo che deve aver valutato il mio tecnico applicato.
Li seguo come in trance, gli ultimi metri che ci separano dall’ufficio di Ezra li percorro senza neanche rendermene conto, più per assuefazione che altro. Alla fine mi ritrovo seduto nel claustrofobico stanzino a fondo corridoio, un bicchiere d’acqua sotto il naso e li sguardi di tutti fissi addosso.
-Bevi- mi ordina scorbutico Cobalto. Ezra lo squadra con sospetto:
-Tu non dovevi essere nell’ufficio di Coiland già dieci minuti fa?- Lo apostrofa seccato. Nel mentre occhieggia dubbioso la bevanda offertami e poi, senza nemmeno muovere un muscolo, la sostituisce in qualcosa di più denso e schiumoso. Avverto distintamente la sua traccia temporale oscillare sotto l’effetto del piccolo balzo in avanti compiuto.
-Che roba è?- Biascico immusonito. L’aspetto del drink è vagamente alcolico e l’odore…Lo è ancora di più. Tossisco quando mi stuzzica le narici. Keri lancia un’occhiata in tralice ad Ezra, ma lui ha già ripreso il suo discorso:
-Sei sopravvissuto a tutti i black-out in cui sei incorso e le manipolazioni temporali non ti sfiorano minimamente. Inizialmente mi sono detto “Beh, è un Umano e non controlla lo scorrere del tempo, la sua traccia sarà talmente debole che è quanto meno plausibile che il mio Segno non riesca ad individuarla”…-
Cobalto mi osserva concentrato. Quando incrocio il suo sguardo, accenna con rinnovata urgenza al cocktail di fronte a me, annuendo piano. “B.e.v.i” scandisce in silenzio. Ezra gli passa davanti senza neppure guardarlo, le braccia incrociate in petto: -Ma poi è saltato fuori che sei in grado di gestire il tempo pur non producendolo e i nostri test nella stanza anteIB ne sono l’ennesima conferma- Il Dumesh si ferma risoluto, mi scruta:
-Sei un fruitore passivo. Uno bravo!- Su quest’affermazione Cobalto contrae impercettibilmente i muscoli facciali. Keri, appoggiata alla parete lì di fianco, cambia posizione irrequieta. Sembra trovarsi a disagio in questo tipo di discorsi, ma ora più che mai sento di aver bisogno della sua presenza. È un’Airin, certo, ma possiede una qualità che sembra essere orrendamente sottovalutata da queste parti: la normalità.
Torno su Ezra sforzandomi veramente di seguire i suoi ragionamenti. Il Dumesh si scioglie i capelli e vi appunta con enfasi le lenti azzurrate, un lampo di fredda logica negli occhi verdi:
-Dopo la piccola deflagrazione di questa mattina, Coff lo sterminatore di certezze, l’avere o no una traccia temporale non è più un’opzione!- Cerca l’appoggio di Cobalto, quasi dimenticando con chi ha a che fare e le aspre parole volate poco fa nell’atrio.
-Non potresti attingere al tempo come hai imparato a fare, se non ne avessi una!- Insiste, ma non è il sottoscritto che deve convincere. A me sembra già abbastanza pazzesco l’essere arrivato incolume sin qui.
-Eppure continui ad essere assente sul mio piano tempo-sensoriale- constata, insoddisfatto, attingendovi in simultanea.
-Il tuo Segno tempo-coso deve essere fallato- mormoro velenoso, distogliendo subito lo sguardo. Ma tanto il tecnico non ha neppure sentito, preso com’è dalle sue valutazioni. Sono veramente riuscito a mandarlo in crisi?
-Il punto non è quello, Zachary- Si fa avanti Cobalto preoccupantemente serio –Il Segno non può sbagliare, non è fallace o confutabile, capisci?- Sgrano gli occhi, sorpreso. Questo è proprio il genere di affermazioni spiazzanti che farebbe Ezra.
-Sei assente dal piano temporale- Ripete questi irremovibile. Sbircia nella mia direzione quasi con vergogna, poi torna a mordicchiarsi teso le unghie. Con uno scatto irato – che subito rimpiango – mi alzo urtando il bicchiere a bordo tavolo. Il liquido grigio-azzurrato al suo interno si allarga spumoso tra le carte di Ezra, ma lui non fa niente per metterle in salvo.
-Ma le mie crisi sono reali!- Grido cercando di ignorare il mal di testa, -Io sono reale! Sono qui, cazzo, non vedete?!- Keri si avvicina, pronta a sorreggermi se necessario.
-Ricordi quando ti ho parlato delle proiezioni?-
-Non sono una proiezione!- Sputo inorridito, scansando in malo modo la mano che Ezra mi porge. Il Dumesh si allontana a disagio. Abbasso gli occhi, arrabbiato e per caso scorgo il mio riflesso sulla superficie specchiata del bicchiere, ed il mio aspetto non deve essere poi così diverso da quello distorto che mi restituisce il vetro. Cobalto guarda assente un punto oltre la mia testa, quasi l’ultima constatazione del collega abbia materialmente cancellato ogni traccia della mia esistenza dall’Organizzazione.
Io sono reale, cazzo! Sono vivo e fisico di fronte a loro, mi ripeto con disperata furia, e se – drasticamente parlando - decidessi di tirare un pugno a Cobalto qui ed ora, lui quanto meno ne uscirebbe con un labbro spaccato e non potrebbero che arrendersi alla mia concretezza. Per un istante sono assurdamente tentato di mettere in pratica i miei propositi, poi però la spossatezza ha la meglio. Mi lascio cadere pesantemente sulla sedia, i gomiti sul tavolo ed il viso sepolto in petto. Una mano si posa ferma sulla mia spalla mentre un’altra mi accarezza pietosamente il capo, scompigliandomi i capelli.
-Mi spiace, Zach, non so cos’altro pensare. Non so cosa…- La voce del mio tecnico applicato vacilla incerta. È la prima volta che Ezra è a corto di parole. -Quella che il tuo corpo fisico sia intrappolato da qualche parte nel tempo è solo un’ipotesi, ma è anche la più plausibile. Coff solo sa quanto vorrei sbagliarmi. Quanto vorrei che il mio Segno per una volta si sbagliasse! Che fosse fallato, come dici tu!- Un moto di freddo panico mi fa sussultare, ma non alzo il capo. Se lo facessi, non riuscirei a nascondere le lacrime che calde si stanno già seccando sulle mie guance.
-È anche la migliore- osserva con indelicata schiettezza Cobalto dalle retrovie. Un altro spasmo. Perché, c'è anche di peggio? Inizia a mancarmi l’aria e non penso a niente. A niente se non alla frustrazione che provo in questo momento.
-Ma se fosse un Ripetente, come…?- Azzarda Keri con una vocina piccola, piccola che non le si addice. Uno dei due, forse Cobalto la ferma;
-Gli R’s sono superficialmente coscienti- Mi arrischio a sollevare il capo, non prima di essermi asciugato un po’ il viso. Il mezz’Airin mi sta guardando; –Su questo non ho dubbi- dice -Ho visto i miei genitori. Non so di preciso cosa tenga momentaneamente a bada il loop temporale ed i loro movimenti ripetuti, ma reagiscono ancora, hanno dei piccoli spasmi e non si tratta solo di contrazioni muscolari o riflessi incondizionati. Bloom era cosciente quando i Cronohand si sono rubati la sua energia. C’è un motivo se poi se l’è data a gambe più veloce dell’IB!-
Li scruto cercando di metterli a fuoco oltre la patina di umiliazione e sconforto.
-La sua volontà deve essere incredibilmente forte- Commenta distaccato Cobalto come se io non fossi qui di fronte a lui.
-Buon Coff, è una proiezione strutturalmente perfetta- Sussurra Ezra ammirato suo malgrado;
-Qualunque siano le sue condizioni, il tuo corpo fisico non ha smesso di lottare. Sta lottando per svegliarsi e lo fa tramite le crisi- Registro l’osservazione del tecnico solo di sfuggita. So che lo dice per me, che vorrebbe essere di conforto, ma mi sento vuoto. Mai prima d’ora mi ero sentito così privo di emozioni.
-E solo un’ipotesi, però- insiste Keri con un filo di voce.
È solo un'ipotesi, certo…Penso con amarezza, la testa pesante. Ma dal momento che l’hanno formulata, l’hanno resa reale e possibile, scagliandomela addosso con tutta la sua e la loro ipocrita compassione! Cerco di rimanere presente a me stesso ma mi sento come schiacciato al suolo sotto il peso delle mie stesse riflessioni. È assurdo che tutto questo stia succedendo realmente! È assurdo che io mi sia abituato a tal punto al tempo da sentirmene oppresso!
I neon floreali incastonati nella parete pulsano debolmente, con la coda dell’occhio ne seguo l’inesorabile sfarfallio. Qualcosa ostruisce la luce e tutto d’un tratto la stanza piomba nell’oscurità più totale. I contorni delle cose, delle console, delle persone sfumano in impressioni azzurre e rosse, mentre forse Cobalto e Keri cercano di rischiarare un minimo l’angusto spazio. Gradualmente perdo di vista anche loro. Cerco di orientarmi tra le ombre, vagamente consapevole dei passi che titubante muovo sul pavimento piastrellato. So per certo che mi imbatterò nella porta quindi avanzo con cautela, indeciso sul piede da spostare per primo, intralciato nei movimenti come nei pensieri da una strana e surreale pesantezza. Ma la porta non arriva mai ed io continuo a trascinarmi in uno spazio dilatato che sembra come respingermi. Ezra! Chiamo e poi Cobalto e Keri, ma nessuno di loro risponde e all’improvviso mi ritrovo in un corridoio. L’ufficio è diventato un corridoio e io non ricordo nemmeno di aver lasciato la stanza. Vado avanti per inerzia e sfinimento e ad ogni angolo in cui non dovrei imbattermi e ad ogni svolta architettonicamente impossibile mi ripeto fiducioso che ad un certo punto tutto questo finirà, che è solo un’altra maledetta crisi – tanto per darla ancora una volta vinta a Cobalto, Ezra e a questo posto assurdo!- Deve finire! Ne sono sempre uscito e, come dice Ezra, cosciente o no, io sto lottando!
Voci distorte spingono per entrare nel mio campo uditivo. Dalla cadenza ritmata e dalle brevi pause tra una frase e l'altra si direbbe una conversazione, un dialogo a senso unico, privo di risposte. Le parole non hanno logica e le domande cadono nel vuoto. Colpito da un’idea inaspettata, socchiudo le labbra e provo parlare, ma non esce alcun suono. Poi un trillo meccanico, acuto ed insistente inizia a pulsare penetrante nei pressi delle mie orecchie. Ogni ulteriore sforzo di decifrare la voce diventa vano e nella confusione più totale riesco solo a ripetermi l'eco abbozzata di quelle parole prive di senso, il loro suono ancora ed ancora ed ancora.
Dio santo, non di nuovo! Esclamo a labbra serrate ed è buffo perché le parole non sono mie ma esprimono efficacemente ciò che sto pensando. Stordito cerco di richiamare alla mente l'intonazione, la nota spaventata chiaramente presente nella breve esclamazione. Più un’implorazione, a dire il vero. Ho già vissuto qualcosa di simile, ne sono certo. Era un’altra crisi, un altro black-out. Ancora una volta rischio di rimanere intrappolato in questo etere fuori dal tempo e dallo spazio e tutto ciò cui riesco a pensare è che Ezra forse ha ragione. Che Cobalto ha ragione! Il mio corpo potrebbe essere ovunque, imprigionato in una crisi continua, in un crollo nervoso dopo l'altro proprio come un Ripetente e io non posso materialmente uscirne senza prima aver completato il circolo vizioso. Una crisi, un’altra ed un’altra ancora.
Ripenso a tutto ciò che ho visto, vissuto, imparato qui all'Organizzazione. Che senso ha avuto?
Smettila di guardare da fuori! Rimbombano martellanti i suggerimenti di Ezra, sono tanto vividi da sembrare vicini e concreti così come colui che li ha elargiti. Ma ancora una volta non c'è nessuno e tutto questo risale al passato. Ad un passato che ho vissuto ma che ora ricordo a mala pena. Oh, vorrei non aver mai preso quel treno! Vorrei non aver mai prenotato questa cosa che ormai non ha più senso chiamare “vacanza”. È un incubo! Deve esserlo! E io devo svegliarmi!
...Devi risalire! Grida una parte vagamente lucida del mio cervello. Il riverbero di tali parole si mischia a quello smorzato della conversazione salmodiata in sottofondo creando solo una grande cacofonia senza più capo né coda.
Risali il passato e restaci!
Colpito da una straordinaria intuizione, spalanco gli occhi e solo ora mi rendo conto di averli tenuti chiusi. La differenza non è comunque molta, ma non ho bisogno di luce per fare ciò che sto per fare. In fondo gli incubi si affrontano al buio ed è arrivata l’ora di dissolverli, di uscirne. È arrivato il momento di rendere onore agli insegnamenti di Ezra e di metterli in pratica come si deve. Risalirò il tempo, e se anche il mio corpo è imprigionato in questo stato di ripetizione, se anche il mio io attuale non è altro che una proiezione astrale tenuta insieme per pura ostinazione, riuscirò a tornare al passato. Perché io ho un passato! Perché prima dell'Organizzazione, prima dei black-out, di Prati Verdi e di Crom so per certo che non esisteva un fuori da cui io fossi costretto a guardare. C'ero io. Solo io ed una vita normale, probabilmente anche banale, a cui ora voglio fare ritorno. E con le mie nuove capacità, con la manipolazione passiva lo posso fare! O, almeno, ci posso provare. Demoralizzato ricordo le fiacche performance ottenute in allenamento. Ho dei pessimi riflessi, è vero, ma un discreto spirito di conservazione e se non lo sfrutto ora, quando dovrei farlo?
Decido di procedere per gradi. Prendo un profondo respiro d’incoraggiamento e poi inizio. Passo in rassegna tutti i miei ricordi, uno alla volta. Il primo che mi viene in mente è quello del test di questa mattina e del mio altro spostamento temporale. Lo stupore nel ripercorrere con la mente la guerriglia armata, l’incontro con Cobalto e il sorprendente tempio della dea Coff è quasi più forte di quello sperimentato nella realtà. L’impatto è sbalorditivo. Fin troppo, penso costringendomi ad intiepidire l’entusiasmo. Non posso risalire il mio passato solo per ritrovarmi in quello di qualcun altro. Non avrebbe senso e non mi aiuterebbe. No, devo andare ancora più indietro. Ripenso a Prati Verdi, al generatore ed al memorial. Qui ritrovo Cobalto, la sua espressione afflitta e la stizza nel ricordare il black-out che si è preso i suoi genitori avendo me, un fortunato sopravvissuto – se così si può dire -, davanti agli occhi come beffarda prova del destino avverso. Ancora più indietro. La calipside inverdis, l’ingresso nel mio sciocco universo di un nuovo concetto, quello di fruitore passivo.
Indietro, l’incontro con Ezra, i pregiudizi ed il costante imbarazzo. Sorrido tra me e me. Ancora più indietro, il tempoligono, le carcasse di vecchi treni ed una minicromo quasi scarica. Rievoco la fuga, il giocare alle spie, il doloroso rinculo della pistola una volta esploso l'ultimo colpo a mia disposizione, l'incredibile e spropositato impatto della scarica contro il casco della sventurata semi-Crash dagli occhi color ardesia. Anche allora stavo lottando, e non parlo di Wyatt Mex e del suo oltraggiato orgoglio. Ancora più indietro, l’incontro con Ethel, i pannelli lunari, il black-out, la mia prima stilla di tempo. Come ho fatto quella volta a richiamare l’energia? Mi chiedo disorientato. Rivivendolo ora, molte più cose mi sarebbero chiare. Esito in bilico, indeciso se fare presa sul dubbio o se proseguire. L’idea è allettante ma ormai sono agli inizi e allora proseguo. Ecco gli Archivi Cromoniani, il mio primo black-out, la serra, l’Organizzazione, Cornie Coiland…Mi costringo a rallentare. Questa risalita mi sta sfuggendo di mano e ancora non ho trovato il punto di ancoraggio adatto. Con un groppo in gola mi sforzo di proseguire. Per quanto tutto questo sia stato prezioso e – nel bene o nel male – emozionante, non è ancora sufficiente. Deglutisco cauto, il fiato corto. Come un funambolo mi sporgo sul filo dei miei ricordi. C'è un ultimo ostacolo da superare e forse questa volta riuscirò ad intercettare il giusto punto di risalita. Evito di proposito le memorie riguardanti il mio arrivo a Crom, il Cromonaut C5 e…Serro gli occhi, le mani sulle orecchie come a non voler sentire. Le cose importanti restano, le altre sfumano…Ripeto a mo’ di talismano. Non voglio pensare all’incidente. A posteriori sento ancora la tensione fremere in ogni fibra del mio corpo. Allora non mi rendevo realmente conto di cosa sarebbe potuto accadere.
Le cose importanti restano…Mi sforzo con maggiore impegno, richiamando alla memoria i preparativi per la partenza ed il mio compleanno. Frugo senza fretta, vagamente infastidito dai particolari che sembrano sfuggirmi…Le altre sfumano…Conclude pratico Ezra nella sua stanza P62anteIB. Allora perché continuo a sbilanciarmi verso la navetta ed il mio viaggio di andata? Forse perché, in fin dei conti, quello del Cromonaut C5 potrebbe essere un buon trampolino di lancio verso casa, ipotizzo perplesso. E con la tensione e lo sconcerto provati dovrei riuscire a raccogliere sufficiente energia tempo per chiudere la risalita. E allora monto ancora una volta sul vagone, nello scomparto 24. Di fronte a me è già seduta una coppia di mezz’età, la stessa postura compunta, la stessa espressione concentrata, gli stessi occhi e capelli chiari tanto da suggerire un legame di sangue più che affettivo. Una marmocchia in impermeabile grigio strepita al loro fianco lamentandosi del poco spazio a sua disposizione. Una ragazza della mia età, forse un po’ più giovane, ticchetta pigramente le dita smaltate di lilla a ritmo con la musica, lo sguardo perso oltre il finestrino. Alza la testa solo quando l’ultimo posto libero viene letteralmente riempito da un tarchiato immigrato e dal suo bagaglio di seconda mano. Io mi stringo nel mio angolino, addossando con mossa studiata il braccio al largo appoggio tra un posto e l’altro. Quando i nostri gomiti si sfiorano, la ragazza sorride fugacemente poi torna a voltarsi. Mi rilasso, il dorso comodamente appoggiato allo schienale imbottito, il ronzare attutito del microriproduttore musicale nell’aria ed i ripetitivi gridolini della bambina scanditi come una filastrocca. Socchiudo gli occhi, non è poi così male.
Poi, di colpo, i neon della navetta si spengono e senza alcun preavviso mi ritrovo sbalzato in avanti, le braccia sollevate a pararmi il volto nella caduta. Qualcosa cozza pesantemente contro il mio capo. Stringo gli occhi, stordito, un fischio sordo nelle orecchie ed in sottofondo le grida terrorizzate degli altri passeggeri che poco alla volta sfumano in una bolla d’ovatta. Non sento più niente. Non vedo niente nel buio della cabina. Spaventato cerco tentoni di tirarmi in piedi. Ecco il guasto. Ecco la mia occasione! Con fin troppa fluidità - data la situazione - evoco una fiammata di tempo trasparente alta due pollici. Lo scomparto si trasforma in un’immagine in filigrana. Stringo gli occhi, un gusto strano, metallico, in bocca. L’energia arde cristallina, illuminando i sei sedili completamente vuoti all’infuori del mio. Cosa? Che cosa significa?! Protesta il mio subconscio, che fine hanno fatto i Ripetenti? Cerco di voltarmi, ma sento gli arti pesanti come piombo e all’improvviso mi accorgo di non essere nemmeno più rannicchiato ma steso.
Deve essere il black-out all’Organizzazione, giunge in mio soccorso una stilla vagante di buon senso, ma non riesco a rilassarmi. Osservo smarrito le spire di fumo argentato che si liberano dal palmo della mia mano, rabbrividisco. Devo sbrigarmi a chiudere il tutto. Ora che ho richiamato il tempo, devo visualizzare il posto ed il momento più adatti. Vorrei che fosse prima delle vacanze, ma dopo la chiusura dell’anno scolastico. Seleziono quelli riguardanti casa. Visualizzo i miei bagagli ancora sfatti, la mia stanza, i miei genitori, i miei amici. A differenza delle cose, le persone baluginano un po’ sfocate ed indistinte, e quando provo a dire i loro nomi inciampo sulle prime lettere. È la mia crisi ed il black-out, non c’è altra spiegazione; ma poco alla volta mi accorgo che i miei pensieri non fanno breccia in nessun altro punto se non nella cabina oscurata. Come insoddisfatto della visione, il mio cervello continua a tornare a quella dannata mattina ed al treno extracontinentale che mi ha portato a Crom dando inizio a tutto il resto, a tutto questo. Più indietro ci sono solo ombre. Più indietro c’è il vuoto.
Getto fuori un grido rauco e disperato, le mani tra i capelli: “Perché non ricordo? Perché non riesco a ricordare?!”. Nel silenzio che mi circonda la voce mi viene restituita penosamente gutturale. Prostrato, sollevo lo sguardo e allungo lentamente il braccio destro, il palmo e le dita bene in vista. Al posto della lingua di fuoco magico c’è una chiazza di sangue piuttosto denso. Mentre cerco di capacitarmene, lo vedo colare giù lungo il braccio. Deglutisco una o due volte, il battito accelerato che pulsa dalle parti della nuca o è proprio la testa? Quasi piacevolmente mi accascio contro la pelle del sedile, la mente svuotata da ogni pensiero se non uno.
Cromonaut C5
-Che?-
-Si è ripreso! Coff sia lodato!-
-Zach!-
-Nocciolina, apri gli occhi…-
-Che cosa ha detto?-
-…Piccolo, resta con noi!-
-Che cosa ha appena detto?!-
-Per tutti i Segni, non lo so! Vuoi stare lontano?!-
-Ha detto qualcosa come…-
-Vi spostate?! Lasciategli un po’ d’aria!-
-Cro.mo.naut C.5.- Scandisco con voce strozzata. Mi metto a sedere a palpebre ancora abbassate, troppo sconvolto per pensare di aprirle. Quando alla fine lo faccio tutte le ombre, precedentemente calate sui miei pensieri, svaniscono.
-Il mio corpo è sul Cromonaut C5- Dichiaro funereo passando in rassegna gli sguardi ugualmente attoniti di Cobalto, Keri ed Ezra.
-La testa sicuramente- borbotta allarmato quest’ultimo sondando il mio capo alla ricerca di ferite. Non ne trova. Una spia dorata si attiva ammonitrice sulla console alle nostre spalle, ma nessuno sembra intenzionato a curarsene.
-Lo hai visto?- Chiede Cobalto imperturbabile.
-Durante la crisi…- Confermo a mezza voce seguendo con la coda dell’occhio il pulsare assillante del segnale luminoso. Non so perché ma la sua tranquillità riesce ad innervosirmi ancora di più. Ezra si sposta finalmente al piano comandi. Vedendolo impegnato, aggiungo:
-Ho tentato una risalita-
-Cos…?- Esclama il Dumesh contrariato risollevando di botto le spalle, ma non fa in tempo a finire il rimprovero che un’Airin dai corti capelli color amaranto fa irruzione nella stanza e, lanciata un’esitante scorsa ai presenti, lo apostrofa con urgenza:
-È la 31pIB!-
-Dov’è il Direttore?- Ribatte allora Ezra.
-Nell’atrio. Sta facendo l’appello d’emergenza- risponde la giovane e poi, con più premura: -State tutti bene?-
Inebetito, mi riscuoto e mi alzo in piedi. Non voglio che mi si legga subito in faccia tutta la mia pietosa colpevolezza. Non so quanto effettivamente i tecnici ed i dipendenti dell’Organizzazione sappiano sul mio conto, ma se ce ne fosse anche solo uno ancora all’oscuro dei miei distruttivi numeri da circo, non sarò certo io a svelargli come stanno le cose in realtà.
-Che cosa è successo?- La ferma Keri annuendo evasiva.
La donna Airin esita un istante sulla soglia: -Il generatore- accenna infine –Si è mosso ancora-. Poi, lanciata un’ultima occhiata di intesa ad Ezra, si allontana correndo nel corridoio.
Il Dumesh non tarda a riprendere il controllo della situazione. Digita rapido qualcosa sulla tastiera manuale e poi imperioso ordina: -Voi tre, raggiungete gli altri al piano terra!-
-Dobbiamo andare a controllare al deposito ferroviario, e tu lo sai!- Protesta Cobalto, bloccandoci la strada. Ezra si acciglia combattuto.
-Impossibile, e poi non avrebbe alcun senso- Guardo Ezra vagamente offeso. -Tutti i corpi sono stati recuperati quel giorno, non trovereste niente. Avrebbe più logica controllare al memorial...- Prosegue, ma notando l'occhiata intenta di Cobalto si tira precipitosamente indietro.
-E Coff l'ignifugo piuttosto che darti un pass per i portali li do tutti alle fiamme! Levatelo dalla testa!-
-Quando mai me ne hai dato uno?- Mormora Cobalto con scherno, ma non sembra essere poi così seccato dal diniego del collega. Ezra inarca le sopracciglia insospettito.
-Chiama Ethel!- Impone il mezz’Airin risoluto liberando il passaggio solo per Keri. La ragazza acconsente senza perdere tempo. Intontito sposto lo sguardo da un Dumesh all’altro.
-Se il suo corpo fosse al memorial, sarebbe schedato negli archivi Cronohands, che sono pubblici. Sono andato spesso al gorgo, le prime volte li ho passati per intero cercando i miei genitori, e non mi risulta di aver trovato il suo nome. Gli R's sono collocati per data e luogo di regressione...Devo andare avanti?- Elenca pratico Cobalto usandomi a mo’ di scudo. -Dobbiamo prendere in considerazione tutte le eventualità. Se riesce a produrre questo tipo di emanazione, è probabile abbia usato la passività per sfuggire ai Cronohands. Il suo corpo è su quel treno!-
Colpito da tanta premura, cerco di schermirmi: - Io non ne sono certo, solo…non c’erano altri ricordi- Ma le mie fiacche precisazioni sembrano non fare breccia come vorrei e i due proseguono senza curarsi del mio evidente malessere.
-Ho garantito per te…Coiland ha garantito per te!- Protesta Ezra ugualmente scontento rigirandosi le stecchette degli occhiali tra le dita. Che sia il memorial o il deposito treni il rischio non cambia. Entrambi sono sotto sequestro Cronohand, il primo per ovvi motivi, il secondo immagino per ragioni tecniche. Esaminando il convoglio forse i tecnici di Mex contano di capire qualcosa in più sui black-out.
-Se i Cronohand ti trovano in giro ora, penseranno che tutto questo è opera tua!- Rincara esasperato Ezra a corto di idee.
-Che cosa? Il black-out?!- Ghigna scettico Cobalto. Atterrito mi svincolo dalla sua presa e lo scruto con partecipe disapprovazione.
-E come pensano di provarlo? Andiamo, Ezra! Sai anche tu che non hanno niente- Esclama cinico.
-E tutti gli attacchi informatici ai danni del loro sistema?- Obietto quasi senza riflettere. Il mio compagno di stanza mi scocca un’occhiata di gelido disinteresse.
-Non sfidare la mia pazienza, Zacharo! Se non ti fidi di me, continua pure a vegetare nella tua ignoranza! Per chi pensi io stia facendo tutto questo?!-
Dimmelo tu? Rimugino seccato ripensando alle schermate sospette più volte beccate sul computer della stanza. Ezra si acciglia compunto, le braccia sui fianchi.
-Se anche avessi giocato un po’ con il loro sistema- fa Cobalto restando sul vago –Stai pur certo che non ho lasciato tracce-. Lo fisso poco convinto. Ezra distoglie lo sguardo, costernato.
-I black- out non sono opera mia!- Mi afferra per un braccio. Inizialmente cerco di svincolarmi, ma poi il mezz’Airin mi costringe a desistere.
-Io non sono così bravo come fruitore passivo!- Insinua velenoso distogliendo subito lo sguardo. Rosso in viso, prego silenziosamente Ezra di aiutarmi mentre il Terrorista Azzurro mi trascina con la forza verso le scale. Il mio tecnico applicato staziona in dubbio tra l’ascensore e gli scalini. Che cosa sarà successo nella stanza P31pIB da richiedere così urgentemente l’intervento del Dumesh? Mi domando irrequieto conformando infine arreso il mio passo a quello di Cobalto.
Quando raggiungiamo l’atrio di ingresso lo troviamo gremito di persone. L’Intera Organizzazione vi si è raccolta in seguito al black-out - riempiendo anche le due aree ristoro laterali -, ma l’atmosfera è più simile a quella innocua che si respira dopo un’esercitazione anti-incendio. Forse questa volta non è stato poi così grave, vagheggio irragionevolmente ottimista; forse non HO fatto del male a nessuno, mi ripeto con scoramento senza neanche tentare di negare l’evidenza. Cobalto si è allontanato un attimo per parlare con Ethel, li vedo confabulare in disparte nei pressi delle scale. Keri è da qualche parte vicino all’uscita, noto, e c’è anche Cadmon. Mi concentro dunque su Coiland, cercandolo tra la folla. Il Direttore guida autoritario le operazioni di ri-esame invitando con garbo i ritardatari a registrare la propria presenza e ricordando alle varie stanze e camerate di controllare che tutti i rispettivi compagni siano nei paraggi. Tra tecnici e tirocinanti l’Organizzazione conterà un centinaio di dipendenti, neppure tanti considerato gli ambiziosi progetti portati a termine dall’azienda. Poi ci sono i CaleidoLab, i collaboratori esterni e tutti i piccoli centri ricerca satellite impegnati in tali e tanti altri piani di lavoro. Con la sua pacata autorevolezza e la sua svagata cordialità Cornie Coiland guida e controlla tutto questo, quasi paternamente protegge ogni singola persona – Airin, Glass, Crash o Dumesh che sia-.
-Andiamo!- Ingiunge perentorio Cobalto dopo pochi secondi, sfilando circospetto tra colleghi e conoscenti. Preso alla sprovvista, mi volto indietro mentre mi accingo a seguirlo. Ezra emerge caracollando trafelato dall’ascensore, lo sguardo che subito saetta in giro alla nostra ricerca. Quando ci individua, mi fissa costernato. Io scuoto il capo con decisione, ma inutilmente. Il Dumesh si fa largo repentino in mezzo alla folla. Keri strattona preoccupata Cobalto per una manica mentre Ezra raggiunge il Direttore. Vedo Coiland voltarsi, gli occhi fissi su di noi.
Ha garantito per Cobalto presso gli agenti di Mex, mi dico con il fiato corto mentre oltrepasso correndo le porte scorrevoli. Ezra ci guarda da lontano, come pietrificato. Butto giù saliva sentendomi dannatamente in colpa. So che ha ragione. So che molto probabilmente quest’ennesimo colpo di testa made in Cobalto ci costerà caro – specialmente al mezz’Airin -, ma non posso più ignorare la realtà. Io ho rivissuto quei momenti! Io ho sentito che cosa si prova, e se c’è anche una minima possibilità di fare qualcosa per liberare il mio corpo…Per liberarmi da quest’inferno di ripetizione, sono pronto a rischiare. Se Coiland non è d’accordo, beh, mi spiace ma io non sono una fottuta cavia. I soli test non sono più sufficienti!
Lo guardo mentre anche Keri ci raggiunge. Il Direttore si porta distrattamente una mano alla benda, le dita contratte, poi distoglie impassibile lo sguardo.
E’ tornato di persona nel passato per Cobalto! Ripete il mio subconscio con sorpresa. E allora perché ora non ha neppure tentato di fermarlo?
Tormentato da questo e altri interrogativi, mi accorgo vagamente di aver oltrepassato per un pelo i cancelli dell’Organizzazioni. Le ante ferrate sobbalzano appena sui cardini mentre il congegno automatico ne guida la chiusura. È già così tardi? Mi domando confuso. Alzo per riflesso gli occhi verso Prati Verdi ed il Generatore, ma qualcosa cattura preventivamente la mia attenzione. Sul promontorio è comparso un enorme schermo pubblicitario. Sulla sua superficie opacizzata è proiettato un colossale spicchio di luna che poco alla volta va ingrandendosi. Strizzo gli occhi, sbalordito.
62. p. I.B.” Recita una dicitura in cima all’immagine in rilucenti caratteri intercontinentali. Con uno spasmo di riconoscimento mi fermo a guardare.

“CALEIDO”


Leggo, mentre la mezzaluna raffigurata prende le sembianze di una sfera perfetta.

“COME NON L’AVETE MAI VISTA”.


Poco più in là, sulla destra, le tre lancette del grande orologio sono puntate in perfetta sincronia sul 12 in un involontario omaggio alla bianca parentesi lunare nel cielo perennemente scuro di Crom.
Dormiveglia by Amelie
Author's Notes:
Allora, fanciulle e fanciulli, “Dormi-veglia”...Quale delle dei due vi susciterà il capitolo? Un subitaneo torpore pre-lapsiano o un un tormentato fermento intellettivo? XD
Data la lunga assenza, siate comprensivi: mi ci devo riabituare anche io!
Buona lettura ^^ Riassunto (preparatevi che c’è tanta roba!) -Dopo aver evitato il black-out di prova creato da Ezra per testare la sua resistenza al tempo, il nostro Zach ha sconfinato la stanza P62anteIB e si è ritrovato nel passato, due mesi prima dell’Inverso Baleno. Vi ha trovato una Crom molto più viva ed un clima molto burrascoso date le politiche razziste adottate da White Mex. Ha anche scoperto qualcosa in più sul passato di Cobalto (ex Cronohand, fruitore passivo nonché attivo, ibrido: metà Dumesh, metà Airin) e su Coff, divinità Dumesh in corpo femminile e segno maschile del Sonno. Nel tentativo di celare la sua identità di fronte al Cobalto del passato, Zach si spaccia per Pervinca Bloom, il primo e solo Ripetente ad essersi svegliato dal loop temporale, senza interrogarsi sulle possibili conseguenze. Scopre inoltre che mentre Ezra, ferito per il volta-faccia razzista di Cobalto, non intende lasciare che il suo io passato lo aiuti ad entrare all’Organizzazione, Coiland è pronto a tutto pur di assicurarsi un altro fruitore passivo, anche a tornare di persona nel passato per parlare con Cobalto! -Poche ore dopo, tornato al presente, Zach apprende che è in corso un’altra rivolta anti-Cronohands a Prati Verdi e, guarda caso, Cobalto non si trova da nessuna parte. Insospettito dalle parole di Cadmon e dalla coincidenza dei fatti – una manifestazione due mesi prima ed una due mesi dopo l’IB – cerca il compagno di stanza e lo trova nell’atrio dell’Organizzazione. Il semi-Airin è appena stato scortato a casa dalla milizia. È accusato di aver utilizzato senza permesso i portali dell’Organizzazione per raggiungere il Memorial dei ripetenti – sotto stretta osservazione in seguito alla fuga di Pervinca Bloom -. I Cronohand insinuano un suo coinvolgimento anche negli attacchi informatici ai danni del gruppo Mex e nei black-out, ma Ezra e Coiland garantiscono per lui. Così i militari – tra cui Wyatt Mex, il figlio dell’omonimo – se ne vanno lasciando Cobalto con un avvertimento: Mex ha già fatto disporre un mandato di perquisizione, aspetta solo un suo passo falso per renderlo effettivo. -Ezra illustra i risultati del test nella stanza P62anteIB. Zach non ha avuto reazioni al black-out, nessuna crisi. Questo ed altre precedenti valutazioni portano a supporre che sia il contrario, che siano le crisi di Zach a causare i vuoti temporali. Ezra pensa anche che le crisi del ragazzo possano essere i tentativi del suo corpo di svegliarsi. Sì, c’è la possibilità che Zach sia uno dei Ripetenti sfuggito in qualche modo ai controlli dei Cronohand. Il suo corpo, a detta di Cobalto, non si trova al memorial – spesso visitato per via dei suoi genitori – e la crisi ed il successivo tentativo di Zach di risalire al passato per restarci sembra confermare questa versione. Il ragazzo, usando la sua passività, si accorge di non riuscire a risalire più indietro dell’incidente e nel ricordo rivive la brusca frenata del Cromonaut che lo ha portato a Crom e la conseguente regressione degli altri passeggeri. Questo lo porta a pensare che il suo corpo è ancora sul treno, nascosto grazie alle sue doti di fruitore passivo del tempo. Nonostante l’ultimatum dei Cronohands e le obiezioni di Ezra, Cobalto decide di andare con Zach e Keri a controllore al deposito delle navette. Mentre aspettano il tram, Zach nota uno strano cartellone pubblicitario sul monte di Prati Verdi…“62 p. I.B.” recita “Caleido, come non l’avete mai vista”.
Capitolo 21
- DORMIVEGLIA-


62 p IB, rimugino tra me e me. Fermi sul binario più vicino all’Organizzazione aspettiamo la navetta diretta a Crom Est che dovrebbe passare tra pochi minuti. Keri fa finta di controllare gli orari ed i tracciati ticchettando piano i polpastrelli sul templex computerizzato della pensilina, ma la vedo spesso osservare Cobalto. Il mezz’Airin si sposta irrequieto da una parte all’altra del marciapiede e poi si siede, e poi torna a camminare avanti ed indietro come se non riuscisse a stare fermo. Prima sembrava così calmo e sicuro di sé, che cosa gli prende ora? Così innervosisce anche me!
-Che cosa significa quello?- Chiedo impaziente sperando di interrompere così l’irritante passerella. Cobalto segue per un istante il mio dito puntato su Prati Verdi, poi torna a passeggiare ansioso. Keri si volta: -È la pubblicità dei pannelli Caleidovoltaici- risponde rapida, quasi sollevata dallo scambio. Scruto pensieroso l’enorme cartellone affisso sul colle. Chissà a che punto è la “lunarizzazione”? Mi chiedo stringendomi nelle spalle. Quando ero nella stanza anteIB il tempo trascorreva talmente accelerato e distorto che ho perso un po’ il conto dei giorni trascorsi nel presente, ma ho idea che dopo il via libera del Parlamento e l’approvazione di Mex, Coiland non avrà perso tempo nel promuovere il progetto presso il pubblico. Forse stimano di poter sfruttare al meglio i pannelli lunari quando Caleido sarà piena.
Il fatto che tutto questo giunga a 62 giorni, a soli due mesi dall’Inverso Baleno, potrebbe essere un trampolino di lancio più che efficace per gli impianti energetici alternativi proposti dall’Organizzazione. Ma quel 62 p IB non fa che richiamare alla mia memoria un recente commento di Ezra: “A causa tua e delle tue scheggiate abbiamo già dovuto posticipare di un mese tutto il calendario lunare!” Ha detto il Dumesh non appena gli agenti Cronohand hanno rilasciato Cobalto. Lo guardo di sottecchi ripensando alla violenta lite avuta questa mattina con il mio tecnico applicato. Era a questo che Ezra faceva riferimento? Se così fosse questo fantomatico calendario lunare potrebbe dunque coinvolgere l’astro artificiale nella stanza P31pIB? Un 31 – mi costringo a ricordare ancora una volta – ormai diventato un 62. Materialmente il passaggio all’energia lunare porterà solo molti soldi nelle tasche di Coiland o c’è altro?
-Arriva. In piedi!- Ordina il mezz’Airin dandomi una pacca sul braccio. Mi alzo come in trance stringendo gli occhi in direzione della strada ferrata calata nella penombra. Cobalto prepara la sua card temporale rigirandosela tra le mani con aria dubbiosa. Qualche istante prima che la navetta si fermi di fronte a noi il ragazzo sembra prendere una risoluzione e, cautamente, vi appone il dito indice. Qualche fievole scintilla azzurra si disperde nell’aria mentre la carica d'energia immessavi precedentemente sembra come ritornare al suo proprietario. Inclino la testa, accigliato, cercando di dare un senso al gesto del ragazzo ma poi le porte si aprono e noi saliamo.
Il tram è quasi vuoto. Sfiliamo fino a metà carrozza in mezzo a scomparti silenziosi e sedili occupati da singoli, taciturni Airin di ritorno dai turni serali. Cobalto e Keri si infilano con rapida noncuranza nel vano più distante dalle porte, quasi a sottolineare il nostro apparente non avere fretta. Li imito aspettando che registrino la corsa con le tessere dell’Organizzazione. Quando Cobalto passa il badge sull’apposito sensore templex, l’impianto non emette alcun suono. Keri gli lancia un’occhiata interrogativa. Lui riprova, ma il risultato è lo stesso.
-Deve essersi smagnetizzato- proclama ad alta voce a beneficio dei pochi, disinteressati passeggeri della navetta. Keri si china impercettibilmente in avanti dal sedile di fronte al suo, apparentemente solo controllando i comandi olografici, ma li vedo chiaramente scambiarsi qualche parola a fior d’orecchio.
Alla terza o quarta fermata del tracciato sale una Dumesh dall’età indefinibile, i capelli biondi intrecciati in un’elaborata treccia bitonale e gli occhi dissomiglianti, uno azzurro e l’altro, a mandorla, di un castano molto scuro. Cobalto la guarda con circospezione. Esasperato gli assesto un’impercettibile gomitata, una smorfia interrogativa trattenuta sulle labbra.
-Non è ancora la nostra fermata-, risponde spiccio sempre calibrando la voce in modo da apparire naturale. Poi la donna Dumesh si avvicina decisa ed io inizio a farmi un’idea della situazione. Tutti i passeggeri frugano svogliatamente in borse, tasche e portafogli alla ricerca di abbonamenti e biglietti che poi tendono all’ispettrice. Dato il disguido con le card, cerco teso i miei due compagni con lo sguardo ma loro non sembrano particolarmente preoccupati.
Quando arriva il nostro turno di mostrare i badge, Cobalto offre il suo alla Doppia con uno sguardo desolato: -Non ha registrato- confida stringendosi nelle spalle. Con la coda dell’occhio vedo Keri provare con la sua tessera, ma di nuovo il riscontro è negativo: -Anche la mia. L’impianto deve avere qualche problema- commenta la ragazza con incredibile spontaneità.
La Dumesh ci lancia un’occhiata glaciale con la sua iride più chiara, poi raccoglie le due card a labbra contratte soffermandosi con aspettativa sul sottoscritto.
-Registro due biglietti – si appresta a spiegare Cobalto indicandomi di sfuggita –Ha dimenticato il suo-, ma il controllore non sembra interessato. Passa una o due volte le tessere sulla board temporale che ha con sé, poi alza lo sguardo.
-Si sono stemporizzate- conclude calma guardando Keri e me con un misto di dubbio e mala tolleranza, poi si sposta su Cobalto e sembra come sondare il suo viso fin sotto i vari strati di trucco e tinta artificiale.
-Che strano…Forse è per il black-out- fa lui avvoltolando disinvolto i riccioli blu dietro le orecchie. Vedo alcune teste voltarsi verso di noi con discrezione; -Non so…- Prosegue poi -…Le posso pagare la corsa in Cromo se preferisce- Estrae dalle tasche una banconota azzurra tutta stropicciata e qualche spicciolo.
-5 C e 30 in tutto, giusto?- Valuta cercando poi conferma nella donna Dumesh. Questa lo fissa senza proferir parola, lo sguardo attonito di chi si sente chiaramente preso per il culo. Con un’occhiata sgradevolmente innocente, Cobalto le allunga 15 Cromo: –Tenga pure il resto- concede suadente. Le guance ambrate della Dumesh perdono immediatamente colore.
-Ricaricate queste tessere!- Apostrofa freddamente la Doppia, lasciando con disprezzo i 9 C e 70 di scarto in mano a Keri. Poi, senza aggiungere altro, si volta e se ne va.
Sconcertato, guardo Cobalto intascare la propria card ed il resto con un sorriso cinico. Keri distoglie gli occhi lilla a disagio: -Non era proprio il caso, Cob- mormora amareggiata.
-Volevi registrare i nostri spostamenti? È così che Mex e soci ci fottono!- Rimbecca il mezz'Airin alzandosi in piedi bruscamente.
-Sai che non mi riferisco a quello- sussurra offesa la ragazza, poi lo precede con sguardo carico di risentimento fuori dal nostro scomparto.
-Muoviti! Dobbiamo scendere qui!- Conclude seccamente lui, facendomi un cenno con il mento. Obbedisco di malavoglia. Mi chiedo se i Dumesh – i Cromoniani più in generale - si rendano realmente conto di chi hanno di fronte, di cosa hanno di fronte quando parlano con Cobalto? Keri sicuramente. Deve saperlo, deve conoscere la sua storia o non sarebbe così tollerante! Guardando il semi-Dumesh confondersi senza alcuno sforzo in mezzo alla folla Airin sul binario, mi chiedo quanto ancora potrà reggere la sua ipocrita finzione. Ho come l'impressione che gli stia poco alla volta sfuggendo di mano e che lui non se ne renda neppure conto.
In ogni caso mi butto un'occhiata sommaria attorno. Questo non sembra essere il capolinea, anzi la rotaia prosegue ancora per diversi metri prima di incurvarsi repentinamente verso sinistra. Ne seguo pigramente il percorso con lo sguardo: -E' qui il deposito?- Sussurro cauto.
-No, avremmo dato troppo nell'occhio- spiega Keri paziente, rallentando appena l'andatura sullo stretto marciapiede. Non ci sono più case, o almeno, non sul nostro livello. Alzo il capo di sfuggita. -La miseria!- Mi lascio sfuggire impressionato.
Cobalto ci recupera quasi saltellando dopo essere rimasto indietro per un rapido controllo. Mi si affianca sorridente, il capo chino in modo da essere alla mia stessa altezza:
-Quello è il deposito- cinguetta stranamente di buon umore. In mezzo alla rada foschia, la rotaia, rischiarata da Callido, si inerpica verso il settore sopraelevato di Crom seguendo due ordini simmetrici di tornanti fiancheggiati da dolci declivi alberati. Il paesaggio notturno è suggestivo e non ha nulla da invidiare a Prati Verdi. In cima i binari convergono ai due lati di un'imponente costruzione piramidale. Le pareti specchiate sembrano come ossidate sotto il riflesso scuro del cielo e restituiscono un po' distorto il ritaglio asettico di luna crescente, sempre più carica, sempre più vicina alla piena. L'edificio si innalza in possenti sezioni a gradoni fin quasi a toccare i promontori rocciosi retrostanti ed gli impianti di raccolta-tempo dissimulati in mezzo ad una fitta foresta artificiale. Sollevo la testa fin quasi a farmi venire il torcicollo.
-Quella era l'ultima navetta, vero?- Chiedo, cercando di ponderare bene la situazione prima di saltare a conclusioni. Keri annuisce distratta, spaziando con lo sguardo come me sull'altura di fronte a noi.
-Bene, e come arriviamo fin là?- Mi interesso con un pessimo presentimento e poco spirito atletico. Cobalto ci sorpassa rapido senza neppure sprecare fiato a rispondere, poi imbocca la lunga scalinata che risale parallela ai binari. La nostra navetta è già belle che arrivata in cima. Con una fitta di rimpianto, stringo le labbra e vado avanti. Lassù c'è il mio corpo! Mi ripeto coraggiosamente. Spero solo che i crampi siano suo monopolio, perchè io ho già vinto le crisi!
Di fianco a noi, tra una curva e l'altra, fioriscono inaspettate piazzole verdi popolate da una rigogliosa quanto improbabile vegetazione sotto-vetro. Fisso con occhio critico un nodoso platano dalle radici disordinatamente estroflesse verso il tracciato ferroviario. La rotaia è impercettibilmente inarcata rispetto al suolo, quasi per permettere all’albero di prosperare. Che senso ha - mi chiedo - darsi la briga di piantare delle vere piante per poi metterle in salamoia? È per proteggerle dalle radiazioni tempo? E a proposito di protezione…
-Come faremo a trovare il mio corpo, se neppure i Cronohand ed i soccorsi sono riusciti ad individuarlo?- Mi sovviene guardando il delicato arbusto vetrificato. Pietosamente allungato nella sua prigione artificiale, questo platano sembra quasi essere un monito: il tempo è pericoloso. Il tempo può soffocare tutto il resto! Con tale lugubre appariscenza non mi stupirei ci fosse lo zampino di Ezra anche dietro questo progetto. C'è un motivo se l'Organizzazione sta lanciando tutte queste nuove energie alternative: si chiama Coiland ed è un Dumesh; non sono loro che amano il verde e la natura?
-Non abbiamo bisogno di Ezra e del suo Segno, se è quello che stai pensando- Cobalto si volta appena a guardarmi, poi imbocca la terza rampa salendo i gradini due alla volta. Lo seguo con lo sguardo, vagamente in disaccordo.
-Possiamo usare il mio- Conclude sbrigativo. Sollevo il capo, preso alla sprovvista. Guardo Keri, allarmato, ma lei è qualche scalino più indietro e non sembra neppure aver sentito. In ogni caso il mezz'Airin non si è curato di nasconderlo. Allungo il passo, cercando quanto meno di stargli dietro:
-Lo sai, vero?- Ansimo con tono cospiratorio.
-Cosa?-
-Della mia fuga nel passato- esclamo seccamente, riuscendo infine a richiamare la sua attenzione. Keri, che arriva con qualche istante di ritardo, si blocca sorpresa alle mie spalle.
-Pochi non lo sanno, Zacharo, hai fatto esplodere una delle stanze. Una cosa così non si vede tutti i giorni!- Ghigna ironico, mimando con le mani un fungo atomico in miniatura. Indietreggio stizzito,
-Era il tuo passato!- Sputo cercando di alternare adeguatamente spasmi di tensione e respiri affaticati. Dopo un attimo di evidente esitazione il meticcio si stringe nelle spalle, come infreddolito, e riprende l'ascesa senza concedermi neppure un commento.
-Mi sa che non hai capito come funzionano i portali...- Riprende lugubre qualche istante dopo. Esasperato lo trattengo per una manica. Colpito dalla mia intraprendenza, Cobalto si blocca e mi fissa. Keri trattiene il fiato. Io cerco di controllare il tremito nella voce, poi confesso:
-Ero io- i suoi occhi blu si contraggono impercettibilmente sotto le lenti a contatto colorate, qualche ciuffo tinto danzante ad una folata d'aria calda;
-Ero io al tempio di Coff, due mesi prima dell'IB-
Keri scuote il capo, le mani intrecciate con dissenso in petto. Cobalto semplicemente non si esprime, ma so che ha capito e so che lo sa. Lo sa per forza che quell'accattone solitario ero io, o non l'avrebbe detto ad Ezra – come immagino abbia fatto - ed il sogno riguardante il ripetente fuggito dal gorgo non avrebbe avuto senso per loro - come invece evidentemente è stato!
-Ero io Pervinca Bloom-. Espiro frastornato sentendo un subitaneo bisogno di sedermi. L'aria intorno a noi sembra come cristallizzarsi. Dal centro arrivano fiochi echi musicali e sirene d'emergenza strangolate dall'afa e dalla cortina temporale. Contemplo distratto la sgraziata rientranza annerita che è Crom, i radi colli intorno ed i suoi monumenti. A questa altezza mi sento quasi più leggero, ma sarà veramente quello? Sbircio furtivamente alle mie spalle solo per vedere Cobalto riprendere con foga la scarpinata.
-Ehi!- Protesto indispettito.
-Ci siamo quasi. Se ci fermiamo ora, potremmo non arrivare in tempo!- Spiega con un improvviso e sospetto fiatone.
-In tempo per cosa?- Chiede Keri con voce strozzata dall'affanno incespicandogli dietro. Il Dumesh si blocca di colpo, il viso ad un passo dal mio, i denti serratti:
-Per infilarti nel tuo corpo, per Coff, e farlo prima che quel Doppio decida di intromettersi!-
Stupito, scendo uno scalino allontanandomi da lui. Lo sa. Lui sa che quel giorno, nel tempio a Prati Verdi, ero io! Per un attimo, atterrito da tanta collera, mi domando se il suo obiettivo non sia effettivamente quello di liberarsi di tutti coloro che mettono a rischio la sua vera identità. Io ci ho sempre scherzato su, ma uno che arriva a rinnegare se stesso pur di affermare la sua vera natura deve essere sufficientemente scriteriato da vedermi come una minaccia e con Ezra è già parzialmente riuscito nell’intento, emarginato com'è. Deglutisco a disagio, evitando il suo sguardo. Ma poi un’altra idea colpisce la mia immaginazione: -Che Doppio?!- Domando con quanta più energia ho ancora in corpo facendo riferimento alla sua invettiva di qualche secondo fa. Lui escluso, restano solo due Dumesh di nostra comune conoscenza, entrambi poco entusiasti di questa nostra uscita notturna. Con grande sforzo sembra ricomporsi e scala con trasporto sospetto l'ultima breve rampa di gradoni. Senza quasi accorgermene, lo raggiungo nel mezzo dell'ultima piccola radura boscosa a bordo colle, Keri appena dietro. Socchiudo la bocca, intestardito, ma Cobalto mi impone il silenzio con un aspro gesto della mano e mi trascina dietro l'imitazione vetrificata di un salice. Tra un ramo tintinnante e l'altro, vedo un massiccio ingresso rettangolare e due piccole postazioni di presidio occupate da altrettanti sorveglianti in divisa blu e bianca - molto, troppo simile a quella argentata dei Cronohand -. Mi tremano un istante le gambe.
-E adesso che facciamo?- Sillabo in silenzio, sperando che gli altri colgano la smorfia spaventata sulla mia faccia e decidano di tenerne conto. Cobalto si guarda attorno in cerca di un'idea. Valuta con attenzione la distanza tra i due stanzini e la traiettoria che un’eventuale scarica tempo dovrebbe avere per ottenere il miglior risultato nel più discreto modo possibile. Poi, lanciatami un'occhiata indecifrabile, sembra arrendersi ad una qualche oscura evidenza dei fatti. Io so chi è lui in realtà e so qual è il suo Segno. Me lo ha confessato piuttosto candidamente in quel mausoleo, di fronte alla statua della dea dormiente. Segno del Sogno, ha detto. Esisterà un qualche attacco onirico che possa fare al caso nostro, cavolo!
-Ok- concede con una smorfia. Ci fa cenno di aspettare e si sporge da oltre i fitti rami spioventi del salice in modo da vedere chiaramente in viso le due guardie. Per un istante, pur non facendovi caso, avverto l'atmosfera danzare precaria sotto l'effetto di una qualche forza latente, e solo superficialmente percepisco l'energia di Cobalto entrare in circolo sul piano temporale.
I due sorveglianti si guardano, come disturbati da qualcosa, ma quando sembrano decidersi a dare retta al loro senso Airin, qualcosa cambia. Insonnolito, mi ritrovo a sbadigliare. Keri mi si accosta a sua volta un po' titubante sulle gambe. Cobalto la sorregge con fermezza, senza distogliere però lo sguardo dalle due guardie.
Gli Airin ora si sono alzati e tentennanti perlustrano la piazzola. Lo fanno ad occhi chiusi. Improvvisamente più lucido, alzo il capo verso Cobalto. Il suo volto è statico, le labbra serrate in una posa concentrata. Ci fa cenno di attendere ancora un istante, poi lascia con cautela la mano di Keri e ci guarda con estrema serietà: -Adesso andiamo da loro- comunica in un sussurro -Reggetemi il gioco qualsiasi cosa io faccia e dica e qualunque cosa succeda- ci scruta con sguardo penetrante quasi valutando il nostro grado di ricezione ai comandi. Keri annuisce, il respiro assottigliato di chi cerca di nascondere l'ansia. Il semi-Dumesh suggella il tutto con una rapida stretta rassicurante sulle nostre spalle. Sembra soddisfatto, poi, prima di voltarsi mi guarda, un dito puntato con veemenza in petto: -Niente. Gesti. Inconsulti!- Mi incupisco. Quello a dire il vero sei tu! Penso amareggiato, ma non ho modo di protestare perché Cobalto è già uscito allo scoperto e si dirige sicuro verso i sorveglianti notturni.
-Signori- Saluta inchinando appena il capo, una maschera grave stampata in viso. I due Airin si voltano lentamente, quasi in trance, le palpebre abbassate solcate da flebili spasmi nervosi.
“Chi siete?” Chiede con voce impastata il più anziano spostando il capo da uno all'altro come se potesse realmente vederci. I muscoli facciali rilassati, torna a rivolgersi a Cobalto.
-Siamo del sindacato, amici- dice il mezz'Airin, sventolando un distintivo inesistente che i due si sporgono per controllare. Trattengo il fiato. Le loro labbra si muovono come se stessero realmente leggendo qualcosa, ma non c'è niente!
-Siamo qui per un'ispezione- Aggiunge ritirando con naturalezza la mano vuota nella tasca di un soprabito altrettanto invisibile.
“Di nuovo?” Borbotta l'Airin più giovane, i capelli arancioni raccolti in un codino sotto il cappello scomposto e le labbra distese in una smorfia assente. Solo la voce suggerisce vago turbamento.
“Siamo piazzati come il resto di Crom, e i vostri compagni lo sanno”, abbozza meccanicamente l'altro. Cobalto si inserisce tra i due, accostando senza toccare le mani alle loro spalle: -Lo so, ma con i tempi che corrono non si è mai troppo sicuri. Faremo un giro e la nostra Violet, qui...- accenna garbatamente in direzione di Keri che sorride tesa, le braccia conserte in petto su un’immaginaria board -...Prenderà nota delle migliorie strutturali che vanno fatte in questo posto- come vedendoli poco convinti, aggiunge: -E' stata annunciata la lunarizzazione, amici- e la cosa sembra non avere alcun nesso logico con quanto detto fino ad ora. Osservo la reazione degli Airin sotto incantesimo; il più anziano annuisce mesto, i movimenti del capo impercettibilmente rallentati.
“A fine mese” concede più sicuro ad occhi sbarrati. Assisto attonito allo scambio con l'impressione di aver perso il filo del discorso. Cerco Keri con lo sguardo, ma lei sembra più a disagio di me e presta massima attenzione alle parole suadenti di Cobalto.
-Non ci vorrà molto, amici, volete farci strada?- I due si scambiano un'occhiata cieca a labbra socchiuse. Cedono senza fare storie con fin troppa naturalezza. Guardo le loro spalle un po’ ingobbite, la postura rigida, il passo misurato di chi non è effettivamente cosciente della realtà. Guardo Cobalto che sorridente li segue parlando a vanvera di argomenti di varia cultura senza curarsi che i suoi discorsi abbiano coerenza. I due annuiscono gravi e mettono insieme le poche parole necessarie per rispondere.
Non ci piove, qui c’è lo zampino del Segno del Sogno!
“Il C5?” Alzo il capo, improvvisamente più attento.
-Sono già due mesi che è lì, signori, vi pagano almeno gli straordinari o la vostra è pura beneficenza?- Cobalto fa un cenno distratto a Keri che pronta si avvicina mimando il gesto di aspettare la risposta per prendere nota. Allungo il passo, cercando di captare la replica sotto il rauco ronzio che pervade l’interno del terminal. I neon si accendono a fatica e le macchine tentano un back-up che l’impiegato più anziano stoppa per riflesso.
“Il nostro turno inizia alle nove e mezza, tra due ore” commenta, sollevando lentamente il polso sinistro come a controllare l’orario. Lo imito per osmosi, verificando dubbioso sul mio cellulare. È mezzanotte passata.
“Siamo a chiamata, se non fosse per il C5 questo mese saremmo ai secondi corti.” Si volta con una smorfia grave sul volto cieco “Ho una moglie e quattro figli” confida fissando il viso sul sottoscritto. Lo fisso a disagio. “Non disprezzerei gli straordinari!” Conclude spostando ancora la testa.
-Quindi-, valuta prontamente Cobalto –niente straordinari, ma neppure mezzo Cromo in più sulla paga…E dei residui temporali retroattivi del C5 che vi dicono?- Ci fermiamo a ridosso di una serie di cancelletti metallizzati. Barre allarmate bloccano il passaggio, i sensori a bordo congegno pulsano piano di un’acida luminescenza rossa, pronti a scattare in caso di intrusione non registrata. Cobalto mi lancia un’occhiata in tralice, facendo cenno di avvicinarmi. Preso alla sprovvista, obbedisco chiedendomi impacciato cosa di preciso voleva significare quello sguardo. Non posso forzare il marchingegno. Ponendo pure che questi due siano nel beato mondo dei sogni da lui creato, l’allarme spezzerebbe l’illusione e addio C5. Il semi-Dumesh mi si avvicina, finge di frugare per qualche istante nella tasca e poi mi porge un badge invisibile, piegandosi appena al di sopra della mia spalla; -Come sulla navetta-, suggerisce in un sussurro e poi, a beneficio degli altri: -Lo vediamo subito!-
Con mano vagamente tremante, allungo il braccio ancora incerto sulle direttive ricevute. Ripenso al controllo e all’imprudente farsa messa in piedi dai miei due compagni. Deglutisco risoluto e fingo di passare la carta - che si suppone io abbia in mano - a ridosso del sensore ottico sulla mia destra, attento però a non sfiorare il metallo con le dita. I due guardiani aspettano fiatando con pesante regolarità, un roco sibilo sfugge alle volte al più anziano quasi nel sonno avesse difficoltà a respirare. Inspiro ed espiro con calma, contando fino a tre. Non sono bravo a mentire, ma non possono vedere veramente il mio volto. Nei sogni i visi non sono mai così definiti, no? Mi giro, allargando pigramente le braccia:
-Sembra essersi stemporizzato-, osservo con una certa dose di falsa gravità ripetendo paro, paro quel che ha detto l’ispettrice sul mezzo pubblico; –Controlla anche tu, Turchino-
Cobalto sussulta appena e mi fissa un istante con disgusto. La mia oppressa autostima esulta segretamente per questa piccola ma efficace rivincita. Il ragazzo non perde la calma e con doti recitative ammirevoli mi strappa la card invisibile dalla mano e fa un secondo, seccato tentativo, poi si rivolge direttamente al notturno più anziano all’apparente ricerca di appoggio.
-E’ già la quarta volta questo mese!- Impreca gettando a terra il badge inesistente con sopportazione. Keri con spirito interpretativo insperato raccoglie al volo la finzione e si china per recuperare il tesserino incorporeo. L’Airin più anziano sembra accettare la svolta dei fatti senza troppi problemi, e fa un cenno all’altro affinché ci apra il passaggio.
-Questi black-out sono rognosi, amici…Dannatamente pericolosi anche a mesi dal loro esaurimento- Inveisce tetro il mezz’Airin dai ricci blu chinando appena il capo in segno di riconoscenza. Sarà vero? In ogni caso sembra una considerazione condivisa dai due sorveglianti e io non sono certo da meno.
Cobalto oltrepassa determinato le transenne ora aperte e prive di protezione. L’Airin più anziano, confabulato qualche istante con il collega, lo lascia a nostra disposizione e si allontana trasognato come rapito da qualche altro pensiero. Noto Cobalto seguire con sguardo attento il custode nella sua repentina ritirata e mi chiedo, un po’ colpevolmente, se alla fine avrà il buon cuore di svegliarli o se medita di lasciarli nello stato in cui sono ora.
“…Non ci è permesso avvicinarci” sta spiegando con voce malferma il sorvegliante rimasto a farci da guida. Scruta ad occhi chiusi Keri per un istante. La ragazza, come rispondendo ad un ordine silenzioso, si appunta più comodamente una borsa che non ha sulla spalla. Il giovane Airin dai capalli arancioni le sorride con calore, molto probabilmente gradendo ciò che sta sognando. Lei fruga per un istante nella tracolla immaginaria e ne estrae qualcosa che poi ci porge.
“…Ma vedo che voi del sindacato siete sempre previdenti e ben organizzati” conclude il ragazzo schiarendosi imbarazzato la voce. Cobalto accetta con disinvoltura quell’invisibile qualcosa che rende noi del sindacato così affidabili. Io faccio del mio meglio per rispondere alle aspettative, ma non riesco proprio ad immaginare che cosa si suppone io stia maneggiando. Forse qualche apparecchiatura anti-residui tempo. Le minicromo magari? Risucchiano le scariche d’energia come niente, a che ricordi. Il giorno del mio arrivo a Crom lo stesso Cobalto ne ha pagato le spese contro i Cronohand.
“Vi lascio lavorare.” Concede infine il notturno tirando rumorosamente su con il naso, un gesto troppo noncurante e privo di gusto da farsi così ostentatamente in presenza di una ragazza – Keri – che, come è evidente, gli piace. Difese cognitive abbassate. Quanto sarà già passato? Cinque? Dieci minuti? E Cobalto non ha mollato un attimo la farsa, controllando rispettivamente i due sorveglianti e le nostre mosse impacciate.
-Grazie mille, amico!- Si spertica il mezz’Airin con sollecitudine quasi credibile.
“Le corsie sono traghettate. Il C5 è al secondo piano…” Il ragazzo esita un istante, come improvvisamente dubbioso sulla legittimità delle sue parole. Vedo Cobalto stringere in qualche modo la presa sulla coscienza dell’altro: serra i pugni pur mantenendo un sorriso di cordialità su un volto altrimenti statico e privo di gioia. La bocca è distesa ma gli occhi tradiscono la manipolazione sotterranea in atto.
“…L’ultimo sulla sinistra” biascica il vigilante alla fine, poi con un rantolo strozzato ammutolisce e ci passa a fianco senza neppure degnare Keri di un’ulteriore occhiata. Lo vedo barcollare piano verso le porte ferrate, borbottare qualcosa tra sé e sé e poi allontanarsi a capo chino e passo assurdamente rallentato quasi avesse qualche difficoltà ad andare avanti. Nei sogni talvolta è come cercare di muoversi nella gomma da masticare, rifletto inquieto. Guardo Cobalto e Keri avviarsi senza ulteriori indugi verso il tracciato mobile e la navetta incidentata sulla quale dovrebbe trovarsi il mio corpo. Rabbrividisco. I sogni ultimamente sembrano avere un po’ troppo in comune con i black-out e le regressioni. Forse è un bene che io dorma così poco da quando sono qui a Crom. Seguo i miei due compagni, facendo attenzione ad assecondare lo scalino in formazione sul tapis roulant che porta ai piani superiori.
-Non male il tuo Segno- Concedo vagamente imbronciato. Mi secca ammetterlo e con Cobalto poi! –Un po’ inquietante se sto a pensarci…-
-Grazie a Coff tu non pensi, Zacaro!- Mi rimbecca spiccio lui. Lo guardo, del tutto preso alla sprovvista.
-Da dove ti è venuto fuori Turchino?! E poi che cos’è che stavi impugnando con tanto trasporto?!-
Stizzito guardo prima lui, poi il pugno ancora stretto per riflesso sull’immaginaria guardia della minicromo.
-Pensavo che…-
-No, tu non pensi, Zach, te l’ho già detto. È una verga templex con cuore calipsideo che si supponeva tu dovessi tenere in mano, non un’arma da fuoco! Siamo del sindacato, non della Cronohands!-
Stringo i pugni arrossendo. Mi ero completamente scordato delle doti assorbenti della Calipside Inverdis e poi come avrei potuto anche solo immaginarlo?
-Un sedano, in pratica…- Sputo, dissimulando la frustrazione.
-Un sedano che avrebbe potuto salvarti dalla regressione se solo l’avessi avuto con te due mesi fa sul Cromonaut!- Rinfaccia con sdegno. Cerco di valutare quanta della sua attuale irritabilità è data dallo sforzo impiegato nell’usare il Segno del sogno e quanta, invece, è farina del suo sacco. Il meticcio scuote il capo facendo un cenno conciliante con la mano come a dire “lascia perdere, non ce l’ho con te”.
-Se solo quel cagatempo del tuo amico Ezra ascoltasse di più il suo istinto e meno le direttive di Cornie, avremmo potuto meglio impiegare le ricerche dell’Organizzazione e molti black-out potrebbero non essersi verificati!-
Sussulto irritato. Keri si aggrappa al braccio dell’amico stringendo impercettibilmente la presa in segno di avvertimento.
-L’uso intensivo di quella pianta poteva essere dannoso- osservo, riportando giudiziosamente quanto appreso da Ezra e Coiland. Approdato al primo piano dell’edificio piramidale, seguo i miei due compagni come un bimbo smarrito e curioso. Passatoie scorrevoli si animano al nostro passaggio e loro le imboccano senza neppure guardare, ma io ho qualche riserva in più.
-Asciuga l’energia-tempo, è vero- commento salendo un altro scalino mobile. Cerco di sbirciare nel folto della stanza ma le luci sono spente quassù e solo il tracciato che stiamo percorrendo emette un fioco bagliore ceruleo, ma non è abbastanza per raccapezzarsi nell'oscurità ossidata delle pareti coniche.
-Ma non c’è modo di calibrare il risucchio- riprendo -Coiland ha detto che c’era il rischio di causare altri black-out- insisto in buona fede. Cobalto si blocca improvvisamente facendo così arrestare tutte le passerelle a sensori. Guarda davanti a sé e poi in tralice nella mia direzione:
-Non un grande problema fin’ora, a che mi risulti- soffia insofferente. Spalanco gli occhi, un grumo di saliva bloccato in gola e la sgradevolissima impressione di aver ben compreso che cosa ha appena voluto insinuare.
Il semi-Airin fa un passo avanti e allunga una mano di fronte a sé, il palmo ed il polso fiocamente rischiarati da una fiamma in formazione sottopelle.
-Che interesse avrebbe Coiland…?- Inizio io, ma prima che possa anche solo finire un brivido mi attraversa la schiena sù, sù fino alla radice dei capelli e come captando i nostri respiri tutto d'un tratto assottigliati i fari incastonati ai quattro vertici di ogni piano piramidale si illuminano. Gli occhi ci mettono un po' ad accettare la nuova gradazione luminosa, splende di un bianco ceruleo molto carico e proietta spettri trasparenti agli angoli della mia visuale. Sbatto le palpebre una o due volte, poi finalmente realizzo: siamo circondati da corsie parallele di binari in pasta di tempo e le pallide sagome ai due lati della stanza sono navette cromate che luccicano sinistramente al fioco bagliore dei neon. Alcuni solchi però sono liberi e si intersecano pericolosamente in sgraziate corsie cambiarie a centro stanza prima di ricollegarsi regolarmente ai tunnel che danno sull’esterno dell’hangar.
Un sordo fiato magnetico sembra come respirare anche per noi sullo sfondo. D'istinto alzo gli occhi al soffitto mentre la luce si fa più intensa. Incastonato nella cupola acuminata dell'edificio c'è un enorme impianto di raccolta-tempo, un generatore come quello di Prati Verdi solo in scala minore. Più simile ad una bussola che ad un orologio, punta con il suo ago at attrazione un punto che non sembra affatto essere il Nord. La stessa cima dell'hangar piramidale dà l'impressione d'essere il punteruolo di raccolta tempo e, potrei giurarci, la costruzione ed i suoi vari livelli – o almeno quello culminante – deve essere in grado di ruotare come in un insolito cubo di Rubik che poi tanto cubico non è.
-Da dove prende energia?- Chiedo recuperando voce. Vedo con la coda dell'occhio Keri avvicinarsi e seguire il mio sguardo: -In parte Prati Verdi in parte Caleido- è la risposta della ragazza Airin. Annuisco tra me e me, senza staccare gli occhi dal compasso-tempo. Cobalto sulla destra soffia con sprezzo: -Ringraziate Ethel ed il sottoscritto se i treni sono sempre in orario- Distolgo restio lo sguardo dal generatore. -Se fosse solo per Mex ed il suo orologio infernale i Cromonaut sarebbero fuori uso definitivamente ed i tuoi piedi, Zacharo, ora fluttuerebbero nel nulla-
Come per riflesso butto un’occhiata distratta al suolo nel chiarore ormai diffuso e sento il cuore perdere un battito. Barcollo goffamente su un lato mentre guardo il vuoto sotto di noi. Il tapis roulant che abbiamo preso per arrivare sin qui è l'unica cosa che ci regge in piedi a circa sei metri d'altezza. Più in basso scorgo altri binari e altre navette, lunghe e grasse larve quietamente abbandonate nel loro bozzolo templex.
-Meno male che ci sono questi rassicuranti tracciati mobili sospesi nel vuoto allora – mormoro atterrito distogliendo perentorio lo sguardo. Credo di aver appena sviluppato un simpatico mal di vertigini mai sperimentato prima. Cobalto ghigna ironico, mentre Keri mi porge una mano volenterosamente decisa a tranquillizzarmi. Deglutisco una o due volte. Dunque è questo a cui stava lavorando Ethel in collaborazione con le Ferrovie dei Mondi. Altro che ufficio monitoraggio arrivi! Qui la lunarizzazione sembra già belle che avviata e non so fino a che punto i treni a doppia alimentazione – tempo e caleido – siano collaudati. Ed improvvisamente un altro pensiero fa breccia nella mia mente: e se la validità della forza lunare non fosse stata testata solo di recente? E se navette come il C5 fossero il prototipo, il campione usato per gli esperimenti dell'Organizzazione sulla nuova energia alternativa? Ciò significherebbe che Coiland ha dato avvio alle sue ricerche su una possibile lunarizzazione già prima dell'Inverso Baleno, e che l’ha fatto senza troppi scrupoli rispetto ai pendolari intercontinentali con un chiaro obiettivo in mente. La luna nel magazzino P62pIB?
Guardo le passatoie coperte, sotto e sopra di noi, fiancheggiate da stretti passaggi simili a quelli su cui stiamo stazionando ora ed è altro quello a cui penso. Porte scorrevoli si aprono sulla nostra destra mentre riprendiamo a spostarci e fiancheggiamo i primi treni. Targhette noveratici, opache nella penombra del deposito, identificano il numero di serie ed il tracciato dei Cromonaut in esse depositati. Attraversiamo l’ampio atrio sospinti dal percorso mobile in mezzo alle varie, serpeggianti corsie, avanti verso le ultime pensiline sulla sinistra. Cobalto incede a lunghe falcate, ignorando il moto del tappeto metallico sotto i suoi piedi. Io lo seguo molto meno impavido cercando di non dare peso al sottile corrimano olografico misericordiosamente richiamato da Keri. Davvero molto utile in caso di svenimento, eh! Ma voglio almeno sperare abbia una qualche forza respingente che blocchi eventuali cadute, altrimenti una telefonata al vero sindacato sarebbe d'obbligo!
Ci sarà circa una decina di treni su ogni lato, e man mano che ci spostiamo verso il fondo la vernice scrostata e le piccole opere di vandalismo tradiscono l’obsolescenza delle navette fuori servizio. Rianimo con mano tremante il cellulare per controllare l’ora: la mezza è passata già da un po’. Accantonando per un istante le vertigini ed i vari cupi presentimenti dell'ultima ora mi chiedo quanto tempo ci resta materialmente prima che Ezra convinca Coiland a mandare una squadra di recupero – o punitiva, a sua discrezione – e prima che i sorveglianti si sveglino e chiamino la milizia. Prendo fiato, cercando deciso il sostegno di Keri senza tuttavia arrischiare ogni più singolo movimento. Cerco di concretizzare in domanda il mio dubbio nel modo meno allarmante possibile così da non sollevare la proverbiale irritabilità di Cobalto, ma poi il pensiero di Coiland e degli ipotetici test pre-IB sull'energia lunare applicata ai trasporti mi leva ogni forma di ispirazione e buona fede. Richiudo la bocca miseramente e mentre il tapis roulant si immobilizza, il mio sguardo si posa sul convoglio a fondo stanza.
C5”, recita il talloncino. Fermo di fronte alla passatoia, guardo fissamente il mio riflesso sbiadito sulla superficie perlacea del templex. Ethel ha lasciato a cobalto il suo pass da addetta ai test e il mezz'Airin non aspetta certo un invito per usarlo. L'ampia porta scorrevole si apre con uno sbuffo ovattato sulla fiancata sinistra del treno. Da quel giorno, un mese e mezzo fa, il Cromonaut C5 è parcheggiato qui, cristallizzato nell'istante d'arrivo come gli R's che ha contribuito a creare. La lacca cromata brilla ancora come nuova sulla lucida carrozzeria del mezzo ma in basso, vicino all'intelaiatura e alle ruote, le polveri sottili hanno già iniziato a rosicchiare lo smalto. Sotto la fioca luce bluastra dei neon d'emergenza - gli unici ancora funzionanti - il pulviscolo danza pigramente posandosi sui finestrini oscurati.
C'è un'apertura qualche metro più avanti, sulla sinistra.Vinto dalla curiosità, mi avvicino a passi rapidi, il cuore tamburellante in petto. Un'asettica proiezione argentata identifica ancora il vagone come il numero 4a. I due segni pulsano fiocamente nella fonda oscurità oltre il vuoto lasciato dalla porta – scardinata probabilmente per agevolare le operazioni di salvataggio -. Cerco di sbirciare oltre i triangoli ritagliati in mezzo al nastro dissuasore giallo e rosso che vieta l'ingresso, ma la penombra è più fitta di quanto ci si possa aspettare. Allungo un braccio e sfioro i due lembi plastificati con mano malferma. Lancio una rapida occhiata in direzione di Keri – per farmi forza – e di Cobalto – per la faccia tosta -, poi stringo il pugno e tiro via il nylon;
-Andiamo- dico, -oggi siamo noi gli addetti ai lavori!-.

Probabilmente è solo frutto della stanchezza e della preoccupazione, ma ora mi domando se la lunarizzazione sia veramente solo una soluzione, un espediente – come ha detto Mex ai media – e non un fine. Ed i black-out? A che punto smettono di essere considerati come incidenti? Quando diventano dei mezzi? Quanto il mio coinvolgimento involontario influisce su tutto ciò?
Vedo Cobalto contrarre impercettibilmente le labbra esangui, se in un sorriso o per tensione non saprei dire, poi mi precede dentro immediatamente seguito da Keri.
Espiro cupamente, “Zachary Hulm, sto arrivando!”
Incubi ad occhi aperti by Amelie
Author's Notes:
Ok, ecco a voi il capitolo incriminato.
Anche se alcuni passaggi, alcune scene sono uguali alla versione precedente, i contenuti sono molto diversi quindi pregherei chi l'ha già letto quando si intitolava "Immagini di Immagini" di dargli una seconda lettura. Dimenticate la precedente versione e ditemi, per favore, se è ancora tanto confuso. Ovviamente ciò che dice Cobalto NON DEVE essere chiaro al 100 %, ma spero che alcune cose vi possano aiutare ad andare avanti con le ipotesi ^^
Grazie per aver aspettato e per la pazienza!
Buona lettura ;-D
Capitolo 22
- INCUBI AD OCCHI APERTI -



-In che scomparto eri?- Chiede Cobalto con sollecitudine. Mi guardo attorno, assente, contando le cabine. Targhette numerate scintillano cupamente al nostro passaggio, le cifre troppo piccole perché io riesca a distinguerle ad occhio nudo in quest’oscurità.
Keri, al mio fianco, prosegue a palmi spiegati, le braccia sollevate, le unghie ardenti di una livida incandescenza vermiglia e allora 9, 11, 13...Conteggio a bassa voce partendo dalla destra. Le fiammelle purpuree rilucono un istante solo, prima di consumarsi sul loro cero di carne e ossa come estinte dal soffio impaziente di un bambino. Keri ed io ci scambiamo un'occhiata allarmata, Cobalto non si volta.
...14, 16…È con dita tremanti che seguo i freddi contorni delle placchette in rilievo, un basso formicolio risponde al tocco risalendo i polpastrelli. Scosto la mano, come scottato, aprendola e chiudendola un paio di volte...17, 19, 21…Cerco di immettermi nel tracciato e capisco: il tempo, privo di stimoli e codificazioni cronografiche, fermenta nella penombra del C5 assimilando meccanicamente le uniche gocce di energia rimaste – le nostre – nell’inutile tentativo di auto-rigenerarsi. Certe volte sembra quasi che, nonostante i black-out, nonostante l'Inverso Baleno, il tempo abbia una volontà propria che lo anima e che, come una bestia ferita, lo spinge a trovarsi un posto sicuro e conosciuto per andare a morire. Ecco perché è ancora qui, ecco perché tenta ancora di aver ragione su noi comuni entità mortali. Lui non vive in funzione di noi, ma grazie a noi e continuerà a rinnovarsi ed a scorrere anche quando la sterile luna bianca di Crom avrà preso il suo posto nelle nostre vite.
Sollevo lo sguardo, trasognato. Non ci sono più cabine in questo vagone, solo una porta ed altra e più fitta oscurità. Stringo gli occhi cercando di raccapezzarmi.
-È il 24!- esclamo allungando il passo verso il pannello templex spalancato. Ad un centimetro dall'attraversarlo, Cobalto mi blocca trattenendomi per il gomito. Ricaccio indietro la saliva mentre il fiato ripiomba pesante nei polmoni.
-Keri!- chiama -Potresti tornare indietro- dice omettendo il punto interrogativo. Keri, un luccichio immusonito nelle iridi scarlatte, lancia un'occhiata alle sue spalle. Apro la bocca non del tutto sicuro della mia interpretazione dei fatti, ma lei sembra aver capito. Annuisce sicura e fa dietro front. In silenzio, cerco di seguire il fioco chiarore ed i suoi passi assottigliati che si allontanano. Guardo Cobalto:
-È nel prossimo ti dico, non è meglio restare uniti?- Protesto con trasporto. Il mezz'Airin mi scruta distrattamente mentre si rimbocca le maniche: -Arrivati a questo punto, controllare non costa niente- osserva pratico, poi flette le dita forse preparando i muscoli ad un ultimo rush energetico;
-Stai tranquillo- aggiunge sorridendo stranamente sereno, -Lei sa cavarsela-.
Sarà, penso osservando corrucciato l'apatica fiammella azzurra che ondeggia sul suo palmo, ma dopo una giornata al cardiopalmo come quella di oggi, è per noi due che mi preoccupo! Quanto tempo perso avrà ancora a disposizione? Per essere un fancazzista professionista oggi si è superato – tra il gorgo, i Cronohand, le mie crisi e questo – e se le cose dovessero mettersi male, non sono del tutto sicuro che il contributo che potrò dare io sarà di un certo livello. È il mio corpo, certo, ma ironicamente fino a ieri pensavo di esservi saldamente attaccato...Ed invece, cretino io ad avere di queste idee anteIBiane!
Inspiro rumorosamente cercando invano di calmare i nervi.
-Andiamo- concedo infine. Attraverso con attenzione il varco tra le carrozze. Cobalto lascia passare me per primo come animato da un'estemporanea cavalleria. Non il momento migliore, penso testando cautamente il terreno sotto i miei piedi. Lancio frequenti occhiate alle mie spalle per accertarmi che mi stia seguendo, poi procedo. Un mezzo passo ed un brivido dopo l'altro, faccio affidamento sul fragile barlume della sua energia tempo per calibrare i miei spostamenti.
Ad occhi aperti, sembra comunque di procedere nel sonno. Ripenso ai due vigilanti semi-coscienti all'ingresso: quanto ancora prima che si sveglino? Che ora sarà? Poi la paranoia lascia spazio ad una vigile inquietudine.
Scricchiolii - che spero essere - involontari schioccano rochi fino a noi per poi perdersi sinistri fuori dai finestrini crepati e giù fra le varie palafitte tranviarie del deposito. Correnti improvvise d'aria elettrificata scuotono le superfici metalliche sibilando, tetre, raso le pareti e provocano effimere scintille argentate che si perdono poi al suolo come brandelli di carta in mezzo alla cenere.
Le linee d'emergenza sono le uniche ad essere ancora miracolosamente attive, anche se incomprensibilmente proiettate a mezz'aria invece che a terra. Ne percepisco il riverbero inconsistente su collo e mento. Probabilmente alimentate ad energia lunare, tagliano l'oscurità in un rapido guizzo pulsante ai margini del mio sguardo, e attraversano le nostre due sagome gettando ombre slavate fino a fondo vagone. Distolgo lo sguardo, tornando sulle cabine. 23 e 25 sulla destra, suggerisce la logica;
-La seconda a sinistra– Sussurro allora desideroso di spezzare il silenzio, poi percorro l'ultimo tratto senza più fiatare. L'energia azzurrata di Cobalto tremola un istante e svanisce piombando lo scomparto oltre il templex nella più totale oscurità. Ho appena il tempo di accertarmi che sia la cabina giusta ma non quello per guardare dentro.
-Niente da fare- comunica l'Airin dopo qualche secondo, -Devo riposare un po'- spiega rassegnato. Stringo i pugni, astenendomi volontariamente dal far ricorso al tempo grezzo. Il ricordo dell'improvviso black-out – prima - e dell'agghiacciante spettacolo – poi - è ancora troppo vivido, rinnovato nella memoria grazie alla risalita tentata oggi e al tempo-trasporto fino al purgatorio degli R's. Se davvero sono le mie crisi a causare i vuoti temporali, lungi da me il volerne creare uno, almeno non fin quando la mia passività non si renderà necessaria. Con un tuffo al cuore ripenso alle maledette parole di Ezra e lascio che ancora una volta la minacciosa sigla vibri arrotata sulla punta della lingua: R's! Poi poggio l'indice sulla board specchiata di fronte a me, sicuro che, nonostante tutto, il tempo stagnante nel C5 non si lascerà sfuggire quest'ultima, ghiotta opportunità di parassitare energia.
Ad occhi chiusi, aspetto il noto sbuffo di apertura. Entro. Non c’è luce, e anche se gradualmente riesco ad abituarmi ai chiaro-scuri metallici di sedili e vani porta-bagagli, non ho il fegato di abbassare lo sguardo né di spostarmi in avanti per fare spazio a Cobalto.
Durante la tentata risalita al passato ho avuto l’inequivocabile sensazione di trovarmi sdraiato sulla schiena. Ero cosciente anche se un po’ stordito e – deglutisco piano – c’era del sangue. A corto di saliva, frugo alla cieca nelle tasche dei pantaloni, trovando ed estraendo con deliberata lentezza il cellulare.
Il mezz’Airin mi sfila a fianco silenziosamente, e prima che possa rovinare ogni mia più piccola aspettativa, rianimo l’apparecchio telefonico e con spasmodica determinazione lo punto al suolo.
-Ezra aveva ragione- dico mordendomi amaramente la lingua.
-Cosa?- fiata Cobalto con voce arrochita lasciandosi cadere sui sedili alla mia sinistra.
Immobile a centro cabina fisso il disco orario stampigliato al suolo sotto i miei piedi. Il monitor luminoso rischiara ora vivamente l'unica lancetta rappresentata, la testa a picca puntata su un improbabile 24 ad indicare, ancora una volta, il numero di scomparto. Osservo l'immagine con attenzione con la nauseata impressione che ci sia qualcosa di sbagliato e nessuna voglia di chiedermi cosa.
-Non c’è- dico semplicemente -Il mio corpo non c'è- e per un istante ho come la sensazione che il vuoto si allarghi poco a poco anche nella stanza, inghiottendo tutto quanto. Ricordo che Ezra o Keri - uno di loro, non ne sono sicuro - ha detto che probabilmente non sarebbe stato facile individuare il me stesso di carne e sangue. Il tecnico ha anche sottolineato che con tutta probabilità non l’avremmo trovato qui al deposito. I Ripetenti sono stati spostati a Prati Verdi e lasciarsene sfuggire uno è davvero, davvero difficile, date le circostanze. Non che possano fare molta strada, presi come sono – come siamo?! – nel loop temporale.
Non avendo nulla da perdere e nessun’altra opzione – rifletto - ho voluto tentare. Non potevo mica prendere e partire dopo gli ultimi sviluppi! Ma non ero neppure così sicuro di voler credere alla faccenda del Ripetente, ed ora è strano: non so bene cosa dovrei pensare, dire, fare. Sposto lo sguardo dal pavimento alle pareti e poi di nuovo a terra, lasciando che la sagoma indistinta di Cobalto occupi solo per un frammento di secondo il mio campo visivo. Io non mi sento particolarmente diverso rispetto a quando sono arrivato. La percezione del tempo può forse aver cambiato il mio modo di pensare e vedere la realtà, ma è qualcosa che inizia e finisce lì.
Sotto lo sguardo obliquo di Cobalto, mi chino sulla punta dei piedi e, con il cellulare e le mani, perlustro il più accuratamente possibile il suolo. Anche mi fossi sbagliato, una cosa resta…
-C'era del sangue- dico, ignorando distratto il pulsante formicolio che inizia a propagarsi su per tutte e due le gambe. Sfrego assorto le dita impolverate sui palmi chiusi a pugno, non c’è niente. Il mio compagno di stanza inspira rumorosamente come uscendo di soprassalto dal dormiveglia e si rimette a sedere, la lunga sagoma ardesia leggermente ripiegata in avanti.
-In che senso c’era del sangue?- Soffia a mezza voce. Cerco di sondare il suo sguardo sotto le spesse ombre e involontariamente gli punto addosso la luce cinerea che proviene dal cellulare. Lui la scansa con un gesto brusco.
-Non so, durante la risalita ho avuto come l’impressione che ci fosse del sangue, ma effettivamente non ho neppure sbattuto la testa quando il treno si è fermato- inspiro desolato; il tempo distorce, il tempo consuma e forse la mia memoria poco allenata inizia a risentirne, o prima, nello studio di Ezra, sarei forse riuscito nel mio intento di tornare al passato e di restarci!
-O almeno credo. In ogni caso il borsone del Dumesh seduto di fronte a me ha attutito la caduta…Chissà che fine avrà fatto?- Mi siedo di fronte a Cobalto.
-Un viaggio a vuoto...- fa lui, ma il tono sembra meno arrabbiato delle parole mentre lascia cadere la frase.
-Deve esserci un modo!- Rifletto ad alta voce. Lui mi guarda, indolente:
-E quale?- Sbotta, risentito, quasi l'avesse presa sul personale -Pensavo veramente che l’avremmo trovato, che ti avremmo trovato. Non esiste che un corpo bloccato sparisca così, neanche qui a Crom!-
-Per essere una proiezione e stare così, preferirei essere un Ripetente a tutti gli effetti, mente e corpo a posto, saldamente ancorato ad uno degli spalti del Memorial- sbuffo seccato e Cobalto, con rimprovero: -Non sai quello che dici- distoglie lo sguardo, -Non tutti gli R's sono Pervinca Bloom- Già...Rifletto, ma il nome ha sollevato anche altro nella mia memoria.
-Tu lo sapevi!- Recrimino per la seconda volta nel giro di poche ore: -Sapevi del mio sogno su Bloom e mi hai comunque fatto passare per quello che si inventa le cose- lo fisso a cuore aperto;
-Lo sapevi per forza e...-
-Zach!-
-No! Devi per forza averlo visto! Segno del Sogno, cazzo!- Lo apostrofo prevenendo ogni possibile puntualizzazione, -E per te ha significato qualcosa-
L’Airin fissa esasperato un punto oltre le mie spalle. Determinato ad ottenere spiegazioni, mi sporgo sulla destra così da rientrare a forza nella sua visuale: -Ok, probabilmente quel giorno non hai voluto darmi corda per non tradirti riguardo il tuo Segno, è così?- Suggerisco conciliante –Ma c’è dell’altro, vero?-
Scuote il capo, -Non è solo quello-, mormora senza guardarmi.
-C’è sempre dell’altro- ripeto sottolineando con una linea immaginaria la mia precedente affermazione.
-E allora cosa?- Insisto chinando un po’ di più il busto in avanti, -Che cosa significa il mio sogno?- Nessuna risposta, mi alzo in piedi, un bisogno spasmodico di muovermi e consumare energie.
Poi ho anche un’altra intuizione, mi immobilizzo esterrefatto: -Aspetta- dico -Se sono una proiezione, non dovrei neppure essere in grado di sognare!- Cerco il suo appoggio, ma non ne ottengo, non direttamente almeno.
-Non io- specifico a disagio segnandomi con un ampio gesto delle braccia.
-Ma il mio io fisico sì!- Apro e chiudo la bocca un paio di volte, -Il sogno è il suo!- Ripeto, ancora incapace di concepire una separazione meta-fisica tra i due Zach possibili.
Mi accovaccio di fronte al Dumesh in modo da non lasciarmi sfuggire il suo sguardo.
-Se sei entrato nel mio sogno quella volta, forse puoi farlo di nuovo. Forse questa volta puoi cercare di individuare dove si trova il mio corpo!-
-Cosa?!- Mi fissa a bocca aperta, poi fa cenno di levarmi dai piedi, -Per chi mi hai preso? Il mio segno…-
Inarco le sopracciglia, sfidandolo a continuare. Lui si sgranchisce il collo con determinazione,
-Smettila di fare quella faccia!- sbotta, -Siediti e lasciami parlare! Non è così semplice, merda divina!- Frustrato mi rincantuccio sul mio sedile e aspetto.
-Il mio segno è passivo- riprende nascondendo un istante il capo tra le ginocchia raccolte in grembo, -A parte uno o due trucchi, tutto il resto accade a prescindere…- Ci pensa un attimo;
-E anche se tu mi credi un voyeur onirico, tieni a mente questo: io non entro nei sogni-
Mi trattengo dal fare commenti. Cobalto congiunge gravemente le mani in grembo e sembra riacquisire un po’ di autocontrollo: -Sono i sogni che entrano in me-
Aggrotto la fronte. Certo che detto così suona malissimo! Per sicurezza chiedo conferma;
-Cioè…Sei tipo posseduto dai sogni?- Annuisce, sorridendo fiaccamente nel vedere l'espressione di sconcerto disegnata sul mio viso,
-Ed è meno osceno di quanto tu possa immaginare!-;
-È solo…- inclina il capo pensieroso –Un tantino invadente-
-Ma allora con i sorveglianti?- Chiedo, ed involontariamente sposto lo sguardo sull’entrata della cabina, ma non c’è nessuno. Forse l’economia di fiato esibita fino ad ora è ancora legata alla loro manipolazione. Forse parlare lo distrae, e se le guardie dovessero svegliarsi? Non sarebbe forse il caso di andare a cercare Keri? O forse l’ha mandata via proprio per tenere d’occhio la situazione?
-Con loro è diverso- s’intromette Cobalto spezzando il filo dei miei rinnovati crucci esistenziali;
-Il tipo di approccio usato è attivo, ma non invasivo-.
Si guarda attorno, come cercando ispirazione tra le quattro pareti dello scomparto: -I sogni sono fatti di percezioni, di impulsi ed idee raccolti e maturati da svegli. Sono ricordi e spunti sensoriali che poi nel sonno vengono interiorizzati-, snocciola con sguardo clinico e poco trasporto;
-Sono realistici- continua -ma non reali e spesso incoerenti, ma avendoli fatti nostri riusciamo ad assimilarli e a concepirli come verosimili ed accettabili e, anzi, spesso siamo noi i primi a nutrirli aiutandoli a svilupparsi-.
Mi sposto a disagio sull’imbottitura del sedile, lui sembra notarlo: -Non esistono bei sogni o brutti sogni, Zach- confida concentrato dipanando con le dita una matassa inesistente,
-Solo fantasie più o meno auto-regolate e gli incubi sono quelle su cui non riusciamo ad esercitare alcuna forma di controllo-.
Cobalto si stringe bruscamente nelle spalle, come mascherando un brivido improvviso. Mi guarda dritto negli occhi: -Gli incubi sono potenti. Più potenti dei sogni comunemente considerati gradevoli perché c’è scarso libero arbitrio e la coscienza è imprigionata nell’inutile tentativo di ripristinarlo-
-Alla faccia del non invasivo!- deglutisco, il respiro assottigliato mentre rifletto su ciò che il semi-Dumesh ha appena detto.
-Il fatto è, Zach, che io ho creato la base per il sogno, ma sono loro, le guardie stesse, che cercando di dargli un senso lo hanno trasformato in una prigione- spiega con inquietante naturalezza, stringendo le labbra in un sorriso sardonico,
-E anche se una mia traccia fosse rimasta, la vivranno come frutto del loro subconscio- Annuisco incerto. Nonostante il vago sospetto che se ne stia approfittando per prendere i miei dubbi molto alla larga, sono curioso di vedere dove andrà a parare. Tutto serve, penso, anche i vaneggiamenti del terrorista azzurro!
C’è però qualcosa di assurdamente sinistro nel modo in cui Cobalto tratta questi argomenti, qualcosa che rende la fantasia molto più reale e il sapere che un tale potere è in mano sua ancora più destabilizzante.
-In ogni caso- riprende sospirando -Non ha niente a che vedere con l’entrare materialmente nel subconscio altrui- L’atmosfera sembra alleggerirsi mentre sbuffa, quasi amareggiato.
-Se niente li disturba, si sveglieranno solo quando quelli del prossimo turno daranno loro il cambio-
Come istupidito, riesumo il cellulare e controllo l’ora, ma riacquistando lucidità poco a poco mi rendo conto di non aver effettivamente fatto caso a ciò che ho letto.
Controllo ancora; sono già le tre e mezza! Resterà ancora quanto? Due ore? Meno…?
-Quindi- faccio io –Ti è solo capitato…per puro caso di entrare o meglio, di vedere il mio sogno riguardante Bloom?- Aggrotto le sopracciglia sottolineando caustico il mio scetticismo a riguardo. Lui prende fiato poi sembra ripensarci. Lo scruto meditando su ciò che ha detto. C’è sicuramente qualcosa che mi è sfuggito. Ci scrutiamo in silenzio, lui si muove a disagio al suo posto.
-È vero, ho visto Bloom- concede infine conciso. Alzo lo sguardo dissimulando appena la curiosità e l'interesse.
–Nel tuo sogno- precisa, interpretando forse la mia espressione quale quella di chi è confuso. Non è del tutto così, in fondo me lo sentivo.
-Non ho fatto commenti perché non era tempo e luogo…- Fa una pausa significativa, guardandosi attorno -Ma è vero, il fatto che tu lo abbia sognato mi ha sorpreso, come penso abbia sorpreso Ezra, ma lui su certe cose è dannatamente lento!-
-Perché?- Chiedo, glissando esasperato sull’ultima frecciata.
-Prova a pensarci. Quel giorno al tempio di Coff, due mesi fa, quello che s’è spacciato per Bloom eri tu, giusto? Io ne ho un vago ricordo ma l’hai ammesso tu stesso stasera- Annuisco cauto, cercando di seguire il ragionamento.
-Da qualche parte quelle informazioni sul suo conto, sulla vita di Bloom, devi pure averle prese, o non l’avresti sognato-
Ci penso un attimo, sorpreso: -Prima del mio sogno non l’ho mai nemmeno sentito nominare- realizzo, alzandomi in piedi. Gli do le spalle cercando il tassello mancante tra i miei ricordi ma, esclusi quelli relativi all'incidente ed ai black-out, gli altri sono piuttosto confusi e non si ricollegano a Bloom in alcun modo. Mi sforzo senza tuttavia arrivare a niente.
-Tu no, Zach- riprende Cobalto -Ma il te stesso Ripetente evidentemente sì- conclude poi in un soffio. Lo guardo colpito dalla sensatezza dell'intuizione anche se in qualche modo devo ancora darle una forma più concreta.
-E anche io- Sobbalzo interdetto. Ovvio, mi pareva avessimo già stabilito che quello al tempio di Coff ero io, no?
-Intendo prima della rivolta e dell’incontro al tempio- precisa, come cogliendo i miei dubbi.
-E anche in seguito- aggiunge pensieroso, -all’Organizzazione-.
Lo fisso attonito, che cosa ci faceva Pervinca Bloom all’Organizzazione? Non era un senza-tetto?
-Solo che fino a quando non l’ho visto nel tuo sogno e non ho sentito quel nome, non l'ho riconosciuto - continua Cobalto, concitato, -E come avrei potuto? Era tutta un'altra persona!-
-Certo che lo era! Ero io …-
-No, non hai capito!- mi interrompe aspro, -La nostra è una comunità piccola- fa, esprimendosi con parole che ho l'impressione di aver già sentito usare. Ci penso un attimo.
-Pervinca Bloom non è un Airin…- il Doppio lascia che la rivelazione echeggi un istante nella mia coscienza.
Il giovane Ezra! Ulula una vocina da qualche parte nella mia testa, ieri ha usato le stesse parole parlando del motivo per cui conosceva Cobalto già prima del suo ingresso all'Organizzazione! Lo conosceva perché...
-È un Dumesh- sputa Cobalto, una smorfia intrinsecamente esterrefatta sul viso, -Ed inizio a pensare che prima di diventare un Ripetente, stesse lavorando per Coiland-
Inspiro rumorosamente, -All’Organizzazione?- Chiedo -Per fare cosa?-
Cobalto scuote il capo,
-Questo non lo so- ammette rabbuiato. Sembra colpito dalle sue stesse parole, forse perché parte di ciò che ha detto riguardo a Bloom è capitato anche a lui, e la cosa sembra dargli fastidio. Inspira intensamente, quasi ad imporsi una qualche forma di autocontrollo e ragionevolezza:
-Penso che quella del barbone Airin sia una copertura, e se andassimo a controllare il libro paga di Cornie, sono quasi certo che il nome che troveremmo sarebbe ancora un altro, ma è proprio questo il punto…- Alza il mento con fredda commiserazione:
-Perché deve nascondersi? Perché scappare una volta risvegliato dal coma se veramente ha un posto presso l’Organizzazione dove tornare? Perché il tuo sogno sul suo conto era così vivido?-
-Forse perché Ezra ha ragione- suggerisco abbattuto. Mi guarda soprappensiero –Forse il mio corpo è veramente al memorial dei Ripetenti- Cobalto si riscuote precipitoso, scrolla il capo deciso:
-No, Zach, ho controllato- prende fiato –Sono andato al gorgo degli R’s proprio per questo-
-Oggi?-
Annuisce mesto, distogliendo lo sguardo. Lascia passare qualche istante, poi riprende.
-A dire il vero, è da quando sei arrivato all’Organizzazione che mi sono accorto che qualcosa non va in te-
Ma bene! Penso immusonito –Ed è per questo che hai cercato in tutti i modi di eliminarmi?- Scherzo poco convinto. Che cosa facciamo ancora qui? Inizio a sentirmi poco a mio agio. L’Airin fa spallucce, disinteressato, schioccando sprezzante la lingua tra i denti.
-Grazie al mio Segno ho intravisto cose nei tuoi sogni che non avrei voluto, e non avrei mai immaginato di vedere…- Fa una pausa come cercando il modo per dirlo. Lo guardo esasperato, aspettando che concluda.
-I black-out, Zach. Prima che accadessero!-
Preso alla sprovvista dalla portata della rivelazione, lascio cadere rumorosamente il poggia-gomiti con cui stavo trafficando assorto; le dita contratte, mi reggo forte al bracciolo come se il mio baricentro dipendesse da quello. Cobalto si strofina stancamente gli occhi, sbuffando piano, poi torna ad alzarli,
-E non solo quello-
Com’è possibile?! Avrò dormito sì e no una decina d’ore in tutto o poco più da quando sono qui e subito dopo ho scoperto di essere la proiezione reiterata del me stesso Ripetente, perso chissà dove in questo buco maledetto che è Crom! L’unico sogno di cui mi ricordi è quello di Bloom, tutte le altre volte ho dormito un sonno agitato ed incostante, svegliandomi a più riprese, rigirandomi sotto le lenzuola e maledicendo Turchino per il suo basso russare; e per tutto quel tempo lui era sveglio, intento a sondare i miei sogni e ad inventarsi un modo per non parlarmene?! Perché? Perché ora, allora?
-Dov’è Keri?- Domando, guardandomi intorno teso. Mi sento mancare il fiato. Voglio uscire di qui!
-All’Organizzazione non avrei potuto parlartene…- Attacca lui senza rispondermi.
-Non l’hai mandata a perlustrare il resto del treno!- Realizzo guardingo. Improvvisamente allerta, mi alzo in piedi e mi allontano di mezzo passo. Ha usato il suo segno! Lo ha usato anche su Keri per stregarla tramite i sogni e convincerla a tornare indietro! Perché l’ha fatto? Nauseato, tengo d’occhio la porta oltre le spalle di Cobalto, ma il terrorista azzurro è troppo alto, tanto che per stare in piedi deve incassare un po’ la testa tra le spalle.
-Inizialmente ho pensato potesse trattarsi di sogni ad occhi aperti- riprende lui come non accorgendosi della mia tensione; forse è proprio così, rifletto, forse è tranquillo perché sa di avere il Segno dalla sua e ora anche la riserva-tempo deve essere completamente reintegrata.
-Ma, ameba come sei, non ti ci vedevo nei panni del terrorista-tempo. E poi in quei black-out c’eri anche tu, per Crom! E non è tutto…-
Stordito, faccio presa sulla realtà, -Cosa?- ansimo spaesato.
-Ogni volta che le previsioni si sono avverate, tu non hai fatto niente per evitarle. Qualsiasi persona di buon senso avrebbe preso precauzioni. Tu no! Allora, o invece che una mente diabolica sei un diabolico demente, o non eri cosciente di quelle premonizioni!- Il mezz’Airin fa un passo avanti. D’istinto mi scosto, ma poi lui si limita a sedersi. La testa chinata, si tira i capelli come combattuto.
-Io non ricordo di aver sognato i black-out…- Mormoro, mortificato all’idea di alimentare la sua fredda logica. Lui mi lancia uno sguardo vitreo, poi torna a guardarsi le punte dei piedi, annuendo trasognato tra sé e sé.
-Lo so, non ti sembra strano?- Chiede. Lo guardo corrucciato. Veramente ciò che mi sembra strano è che fino ad ora non si sia degnato neppure di buttare lì un accenno a tutta questa merda. Perché? Perché ha dovuto aspettare che passassi attraverso tutto questo, a tutte queste crisi prima di decidersi a parlare?!
È vero, dannazione, è vero! Mi sono sempre chiesto il perché di certi suoi comportamenti anomali. Per esempio, ricordo uno dei primi giorni a Crom, come cercando una possibile connessione tra l’Organizzazione e le Ferrovie dei Mondi mi sia fatto beccare da Turchino nel tentativo di entrare nel sistema intranet con i suoi dati. Subito dopo il tempo è slittato indietro di tre minuti. Ricordo l’alito di fumo della sigaretta di Cobalto e come l’Airin ha liquidato con distacco una mia osservazione di cui non avrebbe dovuto avere memoria dato che, dopo lo strano fenomeno, era come non l’avessi ancora fatta. E poi ancora, il suo essere sempre presente ad ogni black-out, ad ogni mia crisi. Ormai sono quasi due mesi che sono qui ed inizio ad essere stufo! Tutti questi misteri e complicazioni mi uccidono più di quanto non abbia già fatto il generatore e l’Inverso Baleno!
-Non sono sogni – mormoro scoraggiato, lui mi guarda. Scrolla il capo:
-No. Se lo fossero, se fossero solo dei sogni, non avremmo motivo di credere che tu sia un Ripetente, che è il tuo corpo che cerca di reagire al coma, e forse dovremmo preoccuparci di ben altre cose-
-Avremmo?- Interrogo dubbioso, notando il plurale. Ezra deve saperne qualcosa. Lui si torce le dita, irrequieto.
-Con il senno di poi, penso che non avrei dovuto…- stringo gli occhi, circospetto –Ma ho parlato di ciò che ho visto e dei miei sospetti con qualcuno-
-Ad Ezra?- Lui aggrotta le sopracciglia, cinico, come a dire, ma ti pare?! Ripenso allora alla lunarizzazione, ai miei dubbi sulla buona fede dell’Organizzazione:
-Coiland!- ansimo, fisicamente provato. Da un po' di giorni la mia parte intollerante ha ripreso a guardare con sospetto ai Doppi e Coiland è tra i primi della lista, anche se effettivamente non ha ancora fatto niente per avvalorare questo malanimo. Non ho prove concrete del suo coinvolgimento nei black-out, se non le parole di Cobalto. Mi posso fidare di lui?
Il Dumesh fa un cenno evasivo con la mano, come a scacciare una presenza sgradita.
-Ho dovuto farlo!- Si giustifica sulla difensiva –Non ho mai amato i miei geni di Doppio e non passava giorno in cui non fossi assalito da una di quelle visioni! È massacrante, e doloroso!-
-Cosa dovrei dire io, allora?!- Mi mordo la lingua, ricordando che la stessa sorte è toccata ai suoi. Penso che preferirebbe di gran lunga essere investito dalle loro emanazioni sub-coscienti piuttosto che dalle mie. Ma allo stesso tempo non riesco a levarmi dalla mente quelle sue parole di scherno riguardo al Direttore ed il modo ossessivo in cui Coiland parla della sua lunarizzazione.
Avevo già pochi punti fermi su cui fare affidamento, e dopo questa notte sento che anche quelli stanno precipitosamente cadendo a pezzi.
-Io e il Direttore avevamo un patto…- Fa Cobalto distante, come ancorato su un altro dei piani possibili. Lo guardo, pallido di turbamento. Da qualche minuto ho come la sgradevole impressione che il respiro organico del C5 si sia intensificato, come se pulsasse più rapido in risposta a qualche ulteriore battito temporale. Forse l'impianto, il generatore-bussola del deposito navette, sta eseguendo qualche operazione in backup, ma se non è quello...Alzo lo sguardo prendendomi tutto il tempo necessario: -In che senso? Che patto?- Chiedo, mettendo insieme con nauseato sospetto le parole pronunciate da Cobalto;
-Io avrei continuato a riferirgli ciò che vedevo nei tuoi sogni, senza insospettirti e parlarne con altri, così da aiutarlo a capire- sembra farsi forza, ma mi guarda con incertezza,
-E lui, in cambio di questo sforzo indesiderato, ha promesso di svegliarti dal coma una volta finiti i preparativi per la lunarizzazione- distoglie lo sguardo, come scottato -Però non lo ha fatto, e ora la situazione si sta facendo troppo rischiosa- confida.
Incapace di stare fermo più a lungo, mi alzo come percorso da viva elettricità, tutta quella che Crom non sembra poter contenere, e faccio avanti ed indietro in una passerella striminzita dato il poco spazio. Sento un bruciore fastidioso ed insistente alla bocca dello stomaco, quasi stessi per rigurgitare quel poco che ho messo in pancia in questi ultimi giorni, ma poi respingo l'impulso. Lo guardo con risentimento e quando parlo non riesco proprio a mitigare il veleno nella voce:
-Eravate pure d'accordo?!- L’ibrido mi lancia un’occhiata in tralice, appellandosi forse alla mia solita, ingenua docilità, ma questa volta non c'è verso!
-Aiutarlo a capire cosa, poi, se fino a poco fa hai detto peste e corna di lui?!- Lo guardo con incredulo biasimo. Che razza di gioco stanno facendo queste persone? Dove sta la lealtà veramente? Dove il buon senso? In che modo il tenermi all'oscuro delle crisi ancora da venire e dei relativi black-out può far comodo a Coiland e alla sua energia lunare?
-Aiutarlo a capire qual è la causa dei vuoti d’energia, così da evitarli e riparare il generatore!- risponde lui, contraendo teso il busto e le spalle. Lo guardo a denti stretti:
-Oh, certo, ed è proprio quello che ha fatto fino ad ora, vero? Inizio a pensare che White Mex abbia ragione quando dice che le trovate di Coiland sono espedienti e non soluzioni!-
-Datti una calmata!- recrimina allora l’Airing, livido di rabbia e senso di colpa, -Non era così che sarebbero dovute andare le cose!-
-E come allora?- Alzo infuriato gli occhi al cielo -Se non fosse stato per Ezra ed i risultati dell'ultimo test, avreste continuato a mungermi per bene fino a quando finalmente una crisi o un vuoto, magari tutti e due assieme, non mi avessero fritto il cervello? Era questo il piano?!-
Vorrei gridare anche altro, ma mi sento mancare il fiato e la voce non esce che in ansiti affaticati. Inizialmente mi racconto che è per l’impianto avvoltoio che ancora banchetta con i residui di tempo del Cromonaut, per l’aria stantia e l’opprimente semi-oscurità di questo stanzino, poi però mi arrendo all'evidenza dei fatti.
-Ora ne sapete di più? Che poi...- mi copro fronte ed occhi con furia, una sensazione di calore quasi febbricitante sulle dita altrimenti gelate, -...Come accidenti avrebbe fatto il Direttore a tenere fede alla sua parte, me lo spieghi, cazzo?! Io proprio non ci arrivo! Come hai potuto anche solo pensare che Coiland sarebbe stato in grado di svegliare il mio corpo dal coma, se nemmeno sappiamo dove si trova?!-
Il semi-Airin aggrotta la fronte, improvvisamente meno spavaldo. In un primo momento apre la bocca, ma poi la richiude come colpito dalla semplice logica del mio ragionamento.
-È...- Si gratta la testa, in evidente difficoltà -...Per via del suo Segno- conclude con maggiore scioltezza, ma anche senza guardarlo è evidente dalla nota tremula nella voce che è altro ciò che lo turba, qualcosa di più sotterraneo con cui non sembra avere ancora avuto modo di fare i conti.
Colpito e disperatamente bisognoso di risposte, faccio un passo avanti:
-Qual è il suo Segno?- Trattengo maldestramente il respiro. Uno schianto attutito in lontananza fa sobbalzare entrambi, ma poi la pressione del momento soverchia l'attimo di comune esitazione. Lui solleva lo sguardo gravemente:
-Segno della Mente– rivela in un soffio –Con quello può sbrogliare qualsiasi stato mentale, sia esso confusionale o vegetativo-, poi il suo sguardo sembra farsi tutto d'un tratto più limpido. Prende fiato, come ricordandosi improvvisamente di qualche passaggio importante dimenticato in corso d'opera, ma non ha tempo neppure di iniziare la frase che una scarica d'energia violacea schianta la porta scorrevole dello scomparto, proiettandola inerte e pesante nella nostra direzione.
Stordito, faccio appena in tempo a scostarmi, ma Cobalto rimane preso sotto il pannello in templex e crolla come un sacco di farina al suolo, il dorso piegato sotto la pressione della lastra crepata. Appollaiato ansante sul sedile più vicino al finestrino, fisso la scena, orripilato.
La porta scardinata occupa sbilenca lo stretto interstizio tra i posti a sedere, inarcandosi precaria sulle spalle piegate del mio compagno. Il ragazzo grugnisce stordito, almeno sembra cosciente, ma non può muoversi. Imprudente faccio ricorso all’energia tempo e tendo un braccio cercando di sfruttare il parassitaggio magnetico del C5 affinché il fuoco bianco ramificato sul mio palmo agisca come una vera e propria calamita sull’anta divelta. Ma mentre l’asse sembra reagire allo stimolo, e si solleva verticalmente contro i sedili di destra, noto con la coda dell'occhio che c’è un'ombra alle mie spalle. Una sagoma nera, che non è il riflesso di Cobalto, si specchia capovolta sul templex. Ha un’arma e me la punta contro.
È un istante, mentre Cobalto si inginocchia stordito spingendo con un ultimo calcio la porta, il Cronohand si muove. Con uno scatto impensato tiro su il busto, puntellandomi sui gomiti. Quasi meccanicamente carico una palla di tempo sul palmo libero. L'energia fluisce a fiotti, il pensiero a quando ancora non sapevo di essere un esperimento alla mercé del progresso Dumesh. Il rimpianto è quasi doloroso, ma non mi scompongo e, anzi, lo uso per calamitare ancora più energia. Prima di rilasciarla, la scarica argentata riverbera un istante sulla visiera del mio avversario, poi lo colpisce spandendosi come una piccola nube tempestosa gravida di fulmini.
Il miliziano solleva la minicromo con solo un istante di ritardo, pronto a riassorbire l'energia esplosa, ma non fa in tempo e allora risponde al fuoco. Una seconda scarica lampeggia opacizzata di fronte al mio viso, prima di sparire in una saetta lilla ad un passo dal mio naso. Di riflesso mi paro con le braccia, una pellicola sottilissima di fuoco azzurro imperlata attorno alle dita, ma non è sufficiente. La scossa riesce comunque a filtrare, sbilanciandomi lateralmente contro Cobalto ed il suo tentativo di difesa. Sobbalzo, tossendo senza fiato diverse volte. Una mano stretta sul cuore, raccolgo il lembo di maglia sovrastante come se al suo posto vi fosse l'organo vero e proprio gonfio e pulsante tra pollice e mignolo. Mi aspetto di vedere del sangue da un momento all'altro, ma non ne cola. Di riflesso mi porto una mano alla testa, non so bene perché, e trattengo l'impulso di alzarmi la felpa per controllare la ferita. Il punto è questo: non c'è ferita, un livido tuttalpiù, ed ho come l'impressione che l'energia usata sia stata diluita, calibrata e misurata appositamente per questo colpo.
Alzo lo sguardo intontito cercando il mio compagno. È chino di fianco a me, il volto distorto in una smorfia di stanchezza, la pelle sfregiata dai frammenti plastificati staccatisi dalla lastra. Fissa ansante di fronte a sé. Il Cronohand è ferito. Con un rantolo soffocato, lascia cadere la pistola che scivola sotto i sedili. Adesso siamo pari, penso.
Piegato su se stesso, l’Airin in livrea soppesa la bruciatura scarlatta che si sta allargando sul suo polso. Mantenendo la guardia, cerco di risollevarmi e stancamente provo ancora una volta ad attingere al tempo in circolo nell’atmosfera.
-Non farlo- suggerisce il militare con voce arrochita ma chiara. Lo guardo senza capire; il palmo infortunato disteso in segno di resa, mormora qualcosa da sotto la copertura integrale, poi cautamente si sfila il casco mentre già la visiera si sta crepando in tante piccole venature plastiche. Una massa inaspettata di lunghi capelli neri si allarga disordinata sulle spalline della livrea coprendo le macchie e le pieghe nel tessuto. Lo sguardo ancora un po’ annebbiato, riconosco il visino ovale e gli occhi profondi, color ardesia, incorniciati da occhiaie violacee e dai segni dell’elmetto. È una ragazza. È la ragazza! Quella del Tempoligono e dei soccorsi durante il black-out agli Archivi Cromoniani.
-Tu?!- Ansimo attonito. La giovane Airin mi scruta accigliata, soffocando una smorfia sulle labbra serrate, poi cerca di fasciarsi il polso con un lembo di stoffa strappato al polsino della divisa. Ne approfitto per alzarmi.
Vedendo che anche Cobalto si sta muovendo, la ragazza lascia perdere la garza improvvisata e ci sbarra il passo con ostinata determinazione. Il palmo sano carico d’energia viola è rivolto verso il mezz’Airin, ma è me che guarda.
-Non siamo qui per te- dice, mentre il rullio sommesso di nastri trasportatori penetra la carcassa oscurata del C5 e, accompagnato dal pestare impaziente di stivali sul metallo, sembra come confermare le sue parole;
-Vattene!- Ingiunge lapidaria vedendo che non reagisco. Un’occhiata ammonitrice a Cobalto, spinge con un calcio la propria pistola ancora più a fondo sotto il sedile, le dita elettrificate danzanti di energia viola di fronte a sé come in un’oscura formula magica.
La fisso incredulo, poi guardo Cobalto:
-Cos...?-
-Loro sono qui per me…- Mi interrompe lui, senza perdere d’occhio la nostra avversaria.
-Sei libero di andartene, chiuderò un occhio e saremo pari, ma lasciaci fare il nostro lavoro- Aggiunge seria la ragazza Airin, scostando con un gomito i capelli imperlati di sudore dalla fronte.
-Ma…-
-Non è un'opzione, Zach!- Mormora Cobalto, con fiacca accettazione -Vai, fa’ come dice! Sapevo che cosa rischiavo venendo qui e ora non intendo darla vinta a Mex! Dirò che ho usato il mio Segno anche su di te! Se le cose dovessero andare storto, reggimi il gioco, hai capito?-
Annuisco mesto.
-Non devono arrestarti, hai capito?!- Ma non mi lascia il tempo di rispondere. Si guarda le spalle mentre la Cronohand tiene d’occhio il corridoio. Ora si sentono anche delle voci.
-Qualsiasi cosa succeda, non parlarne! Non parlare di ciò che ti ho detto stasera. Non ai Cronohand né a Coiland!- Sbuffi metallici suggeriscono l’apertura di porte automatiche. La ragazza dagli occhi ardesia ci fa un cenno ammonitore, poi si appiattisce nell’incavo dell’arco ad ingresso carrozza.
-Fidati solo di Ezra. Di lui e di nessun altro! Lui capirà…- Sta dicendo Cobalto. Lo guardo disperato. Che diavolo! Vieni con me, no?!
La miliziana torna sui suoi passi: -Va’!- ordina, sospingendomi brusca verso l’uscita più vicina, poi mi gira le spalle. Perché lo sta facendo? Perché mi sta aiutando?
Provo a rifletterci; è da quando Cobalto ha lasciato la Cronohands che Mex gli sta con il fiato sul collo, e oggi potrebbe finalmente rendere effettivo quel mandato che i suoi pupilli hanno esibito solo qualche ora fa all’Organizzazione. L’unica è tornare lì e chiedere aiuto, e Cobalto lo sa, la Cronohand lo sa! Sa che lasciandomi libero di andare, il suo bersaglio avrà un testimone ed un aiuto. Forse agisce per qualcun altro. Forse c’è Mex figlio dietro tutto questo, ed in nome della loro passata amicizia, pur non potendo contravvenire gli ordini, non vuole che il mezz’Airin soffra più del necessario. È uno spiraglio quello che gli sta lasciando. Io sono quelllo spiraglio!
-Ricorda ciò che ti ho detto sul senzatetto!- Aumento l’andatura, preoccupato, combattendo contro l'impulso di voltarmi e tornare indietro per chiedergli spiegazioni. Parla di Pervinca Bloom?
-Trovalo, Zach! Scopri cosa c’è dietro e andrà bene, vedrai!- Continuo a correre e so che neanche lui mi sta guardando. Ma se è veramente così ottimista, perché questo suona come un addio?
Un sibilo metallico e l’infrangersi di fuoco magico contro il templex. Di nuovo un fremito attraversa l’atmosfera. La superficie delle cose sfoca per un istante sotto l’effetto di una qualche energia misteriosa che non è tempo.Continuo a correre, reprimendo l’impulso di voltarmi indietro e controllare. Grida concitate riempiono il corridoio alle mie spalle, mentre Cobalto ricorre al suo Segno e forse la ragazza Airin dagli occhi ardesia si finge in difficoltà per mitigare un po’ la situazione, disarmata e ferita come l’ho lasciata.
-Fermo dove sei, Cobla…- Salto giù dalla navetta e il nome Dumesh di Cobalto viene tagliato fuori dal mio campo uditivo insieme alla voce dei soldati sopragiunti. Aria fresca mi investe inaspettata riempiendo i miei polmoni dopo l'afa organica dello scomparto 24.
Mi guardo rapidamente attorno poi proseguo, seguendo il tracciato immobile che corre parallelo alla rotaia. Sorpasso tre, quattro, cinque carrozze poi inizio ad intravedere una luminescenza lattea sul fondo del passaggio tubolare.
Il vento sibila stizzito in improvvisi soffi che mi tolgono il respiro e quasi mi respingono. Il mugolio spettrale copre gli altri suoni, così che non so se sono seguito, se qualcuno mi ha notato, ma non ho il coraggio di voltarmi. Continuo solo a correre, quasi per inerzia. Quando finalmente raggiungo la fine del passaggio, vedo la grigia luminescenza mattutina di Crom erompere dal tunnel aperto sull'esterno.
Finalmente all'aria aperta, lascio che il tintinnio dei rami vetrificati mi penetri le orecchie, spezzando il sordo battito cardiaco rimbombante caotico nel punto sbagliato.
Non si vede anima viva e l'unica cosa che mi resta dello scontro sono i lembi sfilacciati della maglia a livello del cuore, ed un livido dove la Cronohand ha puntato la sua scarica violacea.
Mentre osservo il cielo mutare impercettibilmente sotto l'effetto della lunga notte di Crom, di una cosa sono certo: Cobalto ha ragione, devo trovare Pervinca Bloom. Se è nei miei sogni, forse il mio io fisico lo ha già incontrato. Forse è ed è sempre stato più vicino di quanto lo stesso Cobalto possa anche solo aver immaginato. Non mi fido molto di Cornie Coiland, ma forse Ezra può aiutarmi.
Lancio uno sguardo cupo in direzione della piramide che troneggia ambrata alle mie spalle, quasi appellandomi al suo generatore-bussola nella speranza che mi indichi il luogo in cui Pervinca si nasconde. In cima la lancia magnetica oscilla disturbata, scomparendo quasi alla vista nelle rapide circonferenze. Poi, tutto d'un tratto si ferma e punta ad Ovest, verso il centro, verso l'Organizzazione, dove una grossa stanza sospesa nel tempo nasconde una luna artificiale.
Segno della Mente, eh?
Parole by Amelie
Author's Notes:
Ok, questo capitolo è figlio del blocco creativo, temo, quindi non è un granchè. Mi sono divertita a scrivere la parte centrale, e quindi rispetto a tutta la storia ed i precedenti avvenimenti risulterà "leggera" in un modo indecente. Ma non dura a lungo ;-p
Adesso vedo di scrivere la continuazione. Vedo come viene - e come va questo - e poi decido sul destino di "PAROLE".
Non c'è il riassunto perchè ne ho inserito una sottospecie nel testo, ma se qualcosa non vi torna, fate affidamento sui dialoghi dello scorso capitolo. E se ancora non basta, chiedete a me ^^
Aspetto pareri! ;-D
Capitolo 23
- PAROLE -


Mi fermo davanti all'Organizzazione. Il cancello è aperto e sono appena le 04:30. Qualcosa non va, capisco, ma non c'è bisogno di un grande intuito.
In effetti, dal momento che sei Cronohand presidiano l’ingresso principale e le porte su ambo i lati dell’edificio, immagino che le prodezze notturne di Cobalto e del sottoscritto in qualche modo devono essere filtrate. Li osservo in silenzio, le gambe vagamente tremanti a causa della lunga camminata dal deposito navette. Costeggio cauto il perimetro del complesso finché i miliziani non spariscono dalla mia visuale. Il basso muro di cinta e parte della casupola lunare li sottraggono al mio sguardo – come spero valga anche per me.
Non che non me lo aspettassi, rifletto. Il pensiero ha iniziato a tormentarmi già a metà percorso, tanto da farmi rivalutare i tre chilometri che separano l'Organizzazione dal deposito e la mia sconvolta impacciataggine nel percorrerli a ritroso sulle accidentate rotaie cromonaut. E tuttavia speravo veramente fosse solo un mio cattivo presentimento o, quanto meno, che una volta lasciata la presa sulla coscienza addormentata dei custodi notturni, i cronohand avrebbe impiegato di più a rispondere all'allarme e ad accorrere al deposito. E invece, perché sono qui? Perché sono già qui? Se non lo ritenessi alquanto improbabile, penserei che hanno avuto una soffiata. Non dovrebbero prendere il sospetto, prima di far valere il mandato di perquisizione? Mi blocco turbato. E se l'avessero già preso? Se Cobalto fosse stato catturato?
Scuoto il capo con ostinata fermezza. Sapeva a cosa andava incontro. Ed io sapevo a cosa lo stavo lasciando. Pare fossimo tutti stramaledettamente consci delle nostre azioni – alcuni più di altri - ! Ma ora non so più che cosa pensare, che cosa dirmi per mettere a tacere il senso di colpa corrosivo che si è aggiunto alla lista di preoccupazioni.
Mi costringo allora a tornare indietro col pensiero a ciò che è successo ieri sera, prima della nostra fuga. Si è verificato un altro black-out…
Forse, considero improvvisamente più lucido, sono qui come semplici forze soccorso in seguito al vuoto temporale. Ma non è semplicemente troppo tardi ormai? Durante le procedure di sicurezza post-calamità non sembravano esserci stati feriti o danni troppo ingenti – niente che l’intervento di Ezra e la segretezza di Coiland non possano sistemare comunque. È già mattina, buon Coff! Non sono qui in missione umanitaria.
Ciò che è sicuro e tangibile – sulla mia pelle, sui miei nervi -, è la crisi nuova di zecca che il vuoto della scorsa notte mi è costato. Con un adorabile bonus fedeltà, però…rifletto con funereo sarcasmo: la consapevolezza, grazie alla tentata risalita al passato, che oltre il ricordo del C5 non c’è più niente. Niente di niente. Solo l’incidente e del sangue dietro la testa che a forza di verifiche paranoiche e tentativi di ricordare mi sembra quasi di vedere concretizzato sul palmo delle mani ogni volta che le guardo; sangue ormai raggrumato.
Non so più nulla per certo, ma penso che quel giorno, un mese e mezzo fa, sul C5 sia successo qualcosa. Qualcosa che esula il semplice black-out o la mia goffa collisione contro la paccottiglia del Dumesh di fronte a me. Qualcosa che la mia testa sta metabolizzando e rimasticando molto lentamente, come per permettermi di venirne a capo. E la mia testa si trova da qualche parte attaccata al mio corpo – ed è già più di quanto possa sperare – che però è perso nel loop dei Ripetenti o in uno stato di semi-coscienza molto, molto simile.
Se veramente le crisi sono i tentativi del me stesso bloccato di tornare in sé, beh…Non sta avendo molto successo.
Di nuovo le gambe tremano ed un forte capogiro mi costringe ad accantonare un istante i miei pensieri. Se solo il mio corpo provasse la metà dei colpi e delle sensazioni che mi trovo a fronteggiare grazie alla sua silenziosa lotta, io sarei sollevato da un gran bel peso! E invece le crisi sembrano essere una mia prerogativa e tutto lo stress che ne consegue un incentivo a tornare all’inizio, a ciò che mi ha condotto qui. Una festa, un regalo di compleanno particolarmente riuscito, un viaggio a lungo aspettato. Suona bene a dirsi, ma tutto questo mi appare ora grottescamente sbiadito, come una colata di cemento fresco destinata a solidificarsi e ad imprigionarmi qui man mano che le ore passano.
Continuo a rifletterci mentre scavalco con cautela la recinzione, facendo affidamento sul fatto che le misure di sicurezza tempo-sensibili siano disattivate e che la presa sulle braccia indolenzite non venga meno proprio ora. Quando mi lascio ricadere, ammortizzo goffamente il salto sul ghiaietto sintetico e quasi scivolo. Trattengo il fiato, teso, cercando di cogliere qualche segno di allarme.
I due miliziani più vicini, quelli di fronte alla porta-finestra dell’ala ovest, si zittiscono per un lunghissimo istante. Atterrito ritiro il capo oltre l’angolo dell’edificio, spalle al muro.
Respirando con foga cerco di pensare ad una soluzione. Poi, quando mi sembra già di udire il suono di stivali sul selciato, mi sento afferrare per le spalle e il loro dialogo indistinto si attenua, ancora distante. Qualcuno, una mano rozzamente pigiata sulla bocca, mi tira a sé, lottando silenziosamente con la mia fiacca resistenza. Poi anche il fioco albore diurno si spegne e l'eco attutita di Crom svanisce improvvisa, come il secco gonfiarsi di una tenda al vento, oltre le pareti specchiate della casupola lunare.
Lotto per qualche secondo, urtando tavoli e rovesciando sedie. Mentre tento un’improbabile mossa di autodifesa, e vi rimango aggrovigliato, sento distintamente un nervo tendersi sulla punta del piede ed inciampo, cozzando il fianco contro qualcosa di duro e spigoloso ed i gomiti al suolo, nel tentativo di frenare l’impatto. Boccheggio, il respiro smorzato. E ho fatto tutto da solo!
-…ch!- Sibila confusa una voce alla mia sinistra.
Senza fiato, e prospettive migliori, aspetto che la ripercussione metallica sulle ossa arrivi al suo culmine, i denti stretti per il dolore e l’umiliazione.
-Zach!- chiama – questa volta distintamente - la stessa voce. Metto a fuoco con un rantolo frustrato.
-Dannazione, Keri!-
Acqua cola nella sezione interna del vetro corazzato alle sue spalle, catturando in un costante flusso il riflesso cromato della facciata dell’Organizzazione e la mia attenzione. Prego perché i Cronohand la fuori non si accorgano delle nostre ombre.
-Zach, dov’è Cob?- Chiede l’Airin, senza preoccuparsi di apparire scortese. Le scocco un’occhiataccia che evidentemente non arriverà a destinazione nel buio del casolare. Ora che l’ha chiesto, comunque, sembra essersi tolta un piccolo peso morboso dal cuore.
-Dove?!- Ripete Keri, riconquistando il mio sguardo con un’impietosa stritolata di braccio.
-È rimasto al depositooohahgg, e lasciami!- Me la scrollo di dosso come ustionato, uno sguardo in tralice sul volto contratto. Lei sembra rendersi conto solo ora del fioco lucore porpora che incendia la punta delle sue dita. Si morde la lingua, mortificata, poi, lancia un’occhiata sommaria in direzione delle pareti specchiate. Striscia, rimanendo acquattata, fino al muro opposto, là dove un’altra porta si apre quasi indistinguibile sul cortile frontale e sulle postazioni di presidio. Vi si appoggia, senza neppure controllare quale sia la situazione fuori, ostentando indifferenza. Il riflesso liquido del mix d’acqua e vetro riverbera disturbato sulla sua sagoma scura, producendo un assurdo effetto mimetizzante. Un po' più rilassato, la raggiungo: -Cosa ci fanno qui?- Chiedo
-Almeno è al sicuro…- Trascurato, ci metto qualche istante a capire che sta ancora parlando di Cobalto.
-Non direi…- Smentisco in un sussurro avvilito, ritraendomi lesto nell’anticipare la sua reazione.
-Cosa?-
-Sono arrivati anche là…i Cronohand…- Mi mordo la lingua, sentendomi di nuovo un cane per aver lasciato Cobalto da solo a fronteggiarli.
-Che ora era?-
-Eh?- Replico, preso alla sprovvista.
-A che ora sono arrivati?- Ancora una volta Keri fa per afferrarmi, questa volta per la collottola, ma non gliene do il tempo.
-Non lo so!- Sbotto, innervosito dalla sua concitazione. -Sarà stata un’ora e mezza fa, che c’entra?-
Di colpo tutto il sangue defluisce dalle sue guance, calandola in una cupa impressione di trasparenza. Sono a Crom, mi dico, e a Crom il tempo c’entra sempre!
-Lo sapevano.- rantola, lasciando ricadere le braccia lungo i fianchi, immobile. Preoccupato, valuto con attenzione la possibilità di sorreggerla, prima di lasciar perdere ad una seconda, oculata considerazione. I suoi strani occhi rossi, rilucenti di frustrazione e lacrime, fissano il suolo come a volerlo incenerire. Deglutisco.
-Cosa vuoi dire?- Interrogo, iniziando ad essere veramente spaventato.
-Sono qui dalle tre e mezza. Sono arrivati a pochi istanti dal mio ritorno- Si volta -…Sapevano dove trovarlo.-
Ci guardiamo, muti, incapaci di vedere realmente oltre la resistente barricata di dubbi e conferme.
-Qualcuno ha fatto la spia!- sussurra scioccata
-Oppure lo stavano tenendo d’occhio- avrebbe senso, rimugino tetro. Keri scrolla il capo tra sé, chinandosi, come persuasa. La guardo attentamente, accigliato. Mi avvicino, con fare cospiratorio:
-C’è qualcosa che vuoi dirmi?- Suggerisco viscidamente suadente.
Lei s’incupisce ulteriormente, schiva con distacco il mio sorriso incoraggiante. Lo riduco di qualche centimetro. La testa appoggiata alla parete, fisso il soffitto, crogiolandomi un istante nell’apparente tranquillità. Sono state ore – giorni a dirla tutta – tremendamente frenetiche e non ho ancora avuto tempo e modo di riposare un po’ il mio subconscio.
-Cobalto non ha voluto parlarmene qui…- rimugino rompendo io stesso la pace creatasi, l’irrequieto dondolio di Keri a fianco -perché sospettava già di qualcuno, ma sapeva anche che non avremmo trovato il mio corpo sul C5…- Ma se così fosse, non aveva messo in conto il rischio che correva facendosi beccare al deposito? Lui che è sospettato di terrorismo informatico e Dio solo sa che altro?! No, scuoto il capo tra me e me, non è incosciente come sembra. Deve esserci qualcosa…Oltre ciò che mi ha rivelato, oltre ai sogni sui black-out e la vicinanza a Bloom, deve esserci qualcosa cui Cobalto stava esplicitamente mirando. Un obbiettivo…
-Ha usato il suo segno su di me per…- Trasognato, alzo il capo e metto a fuoco l’espressione avvilita di Keri.
-No!- Sputo, afferrandola per le spalle questa volta più deciso –Non fraintendere, l’ha fatto per proteggerti. Cobalto ha la sensibilità di un crotalo, ma di te si fida!-
-E se si sbagliasse?- mi prendo qualche istante per valutare la cosa mentre la scruto sotto una luce diversa per la prima volta. È carina Keri, vaga la mia testa incapace di dare troppo peso ad una simile evenienza. Se avesse sospettato di lei, paranoico com’è, Cobalto non le avrebbe sicuramente svelato la sua vera natura. E invece Keri sembra parecchio a suo agio nel parlare del Segno.
-Vi ho seguiti di mia iniziativa, in fondo!- continua lei con fredda furia. Mi riscuoto, Ma no...mi dico. Penso piuttosto al Direttore, anche se non riesco a dirlo ad alta voce tanto la cosa mi sembra priva di senso logico. Perché Coiland, che l'ha salvato in passato e ha garantito per lui ieri, dovrebbe volerlo incastrare? Ricordo il viaggio indietro, due mesi prima dell'IB, la chiacchierata sotto mentite spoglie al tempio di Coff, l'intervento di Cornie Coiland quando ogni altra prospettiva sembrava sfumata ed Ezra aveva tenuto fede al suo proposito di non aiutare Cobalto.
Perché lo ha fatto? Avrebbe potuto lasciarlo andare ed evitarsi tante rogne. Perché, vista la recente tensione tra loro? Perché, poi, ieri, pur sapendo dove eravamo diretti, non lo ha fermato?
-Che cosa ti ha detto Cob?-
Torno in me, frastornato: -Di fidarmi solo di…beh, Ezra…-
-Per l’IB, Ezra…!- Sobbalzo al suo gridolino. Keri si guarda freneticamente attorno, riacquistando anche un po’ del naturale pallore Airin bianco-rosato. Si alza.
-Ci sta aspettando…- Dice solerte –Ha creato una tua proiezione, ma non sembra reggere bene come…- si blocca, gesticolando in modo vago nella mia direzione.
-Come me, la madre di tutte le proiezioni!- Esalo, mimando anche un triste tifo da stadio. Lei mi lancia una fredda occhiata di biasimo, e non è per la mia triste sorte, intuisco. Se non fossi io quello più clonato di una carta di credito, penso proverei disgusto per la mia auto-commiserazione di bassa lega. Ma non è il mio caso, che culo eh?!
La osservo incuriosito alla bassa luminescenza della centralina-tempo di fronte a noi. Una serie pressoché infinita di caratteri Airin pulsa di luce azzurra oltre la teca protettiva ed i riflessi rifranti delle pareti ad acqua. La penombra crea una surreale bicromaticità bianca ed argento, al cui fioco chiarore i nostri profili appaiono vagamente fluorescenti. Mi avvicino proprio mentre Keri sembra trovare ed estrarre qualcosa dalla propria tasca. Lo agita significativamente di fronte al mio naso, poi, afferrato il mio braccio, me lo spinge tenacemente in mano.
-Ezra, 2, 30- Fa, pigiando con apparente casualità una sezione di parete alle sue spalle. Le porte di un ascensore strettissimo si dissolvono verticalmente come l’effimero tracciato di uno scanner. La luce nella casupola si fa appena più intensa, ma da fuori, mi ripeto ripensando alla mia prima esperienza con la serra lunare, è impossibile rendersene conto. Era già un mese fa.
Seguo con aria interrogativa, mentre la giovane vi si infila, chiedendomi se il suo distaccato sorriso sia un invito o un altro “arrangiati”. Mezzelune in puro tempo sfarfallano asettiche infrangendosi a contatto con le pareti metalliche. Trattengo la sorpresa ed uno spasmo di riconoscimento.
Osservo Keri indietreggiare, poi sparire, mentre un piccolo turbine temporale dissolve in uno spolverìo l’occhiata d’intesa accesa nelle sue iridi. Come inghiottita dalle ombre, la stessa luce azzurrata dell’ascensore deflette un ultimo, freddo lampo nella mia direzione, poi scompare e sul muro non resta apparentemente traccia del portale. Guardo inebetito la parete trasparente di fronte a me. Chi l’avrebbe mai detto che anche la casupola lunare nascondeva uno dei passaggi di Ezra?
Ezra 2, 30! Mi riscuoto, tastando la consistenza di ciò che mi ha lasciato. È un foglietto di carta. Quando lo dispiego, mi aspetto quasi di trovarvi un passo delle Sacre Scritture, invece c’è solo una breve dicitura, la stessa citata da Keri poco fa.
-Ezra, 02: 30!- Leggo ad alta voce con un lampo di comprensione. Volto il foglietto per sicurezza, senza troppe aspettative:
‘Risali la corrente, merluzzo del tempo’ c’è scritto. È nonostante il tono sia sottilmente ironico, so per certo che dopo la fuga al deposito insieme a Cobalto, è più che altro veleno quello che Ezra ha infuso nel suo consiglio. Lancio un’occhiata in tralice verso la parete dove poco fa c’era il portale, ora vuota; scuoto il capo, irritato. Se deve essere una sorta di lezione/punizione da parte di Ezra, risalita sia! Mi dico.
Per una frazione di secondo mi sento pieno di una nuova, sovreccitata, sicurezza. Sono passate solo cinque ore, o giù di lì, da quando ho fatto uso – in modo fallimentare - delle mie capacità da fruitore passivo ed il ricordo della recente crisi non è esaltante, ma penso di aver accumulato sufficienti emozioni e ricordi sgraditi su cui poter far presa per tornare indietro.
Ma rileggendo bene le coordinate, noto alcune cose che bloccano sul nascere qualsiasi mio gesto. La prima, l’orario è preciso, tondo, tondo, senza scarti aggiuntivi di secondi o istanti che ad Ezra piace sempre tanto ostentare dall’alto della sua precisione cronometrica.
La seconda è l’orario stesso. Immagino che per sicurezza Ezra abbia preferito fissare l’appuntamento in un lasso di tempo non troppo ravvicinato al momento della creazione del mio doppio, così da permettermi di entrare nella conversazione, informato sui fatti, senza insospettire gli agenti. A creare materialmente l’occasione ci penserà lui. E sulle prime non ci ho fatto troppo caso. Ma, sbrindellando con impazienza la patina di stanchezza che si sta formando su ogni singolo muscolo del mio essere, ricordo che Keri ha detto che i Cronohand sono all’Organizzazione dalle 03:30. Ancor prima che io e Cobalto toccassimo gli argomenti clou della nottata e che lui iniziasse anche solo ad allentare la presa sulla coscienza dei due notturni in suo potere.
Molto prima dell’arrivo dei Cronohand all’Organizzazione, comunque.
Un'ora di scarto è un margine un po’ troppo ampio, anche per il mio tecnico applicato - che pensa costantemente io sia un idiota ritardato perché tendo a mancare il momento di aggancio nella risalita. Dubbioso rileggo il foglietto più e più volte. A quell'ora la procedura di sicurezza post-black-out doveva essersi appena conclusa, i corridoi vuoti ed il fermento nelle stanze nascoste alle stelle. Ripenso allo sguardo compunto di Coiland nel vederci andare via. Non una piega, solo un rapido gesto verso la benda sull'occhio sinistro.
Che Ezra voglia mostrarmi qualcosa? Se tornassi indietro come da coordinate, avrei probabilmente tempo a fare un giro per l'Organizzazione, fare il mio bel teatrino, aspettare che si disinteressino al sottoscritto per poi tornare al presente senza troppi intoppi. Potrei magari scoprire qualcosa in più riguardo la P31pIB e la luna al suo interno. Scuoto il capo, accantonando l'idea. Sicuramente Coiland e i suoi tecnici sarebbero dentro ed io costretto fuori, dati i vincoli che la sigillano ermeticamente ai non addetti. Se non questo, allora forse potrei cercare di capire che cosa è successo nel intervallo tra quell'ora e l'arrivo dei Cronohand. Se e chi ha parlato.
Disturbato dall'enigmaticità del messaggio, e dall'evidente perdita di tempo, controllo l'ora
Ripenso a Cobalto e il nodo allo stomaco si rinsalda caparbiamente. E allora lascio perdere ogni altra cosa. Il tempo è denaro – in molti sensi qui a Crom – e non posso permettermi di sprecarne altro.
Se le palme dei miei piedi non dolessero, fin quasi allo sfinimento, non avrei difficoltà ad annoverare quanto è successo la notte appena trascorsa nella categoria dei sogni, o incubi, ad occhi aperti. Ma sento ancora a fior di pelle il fremito vitale del C5, l’ultimo ansito di un’energia agonizzante, che mi fa accapponare la pelle ed i peli a fior di braccia. Il buio di quel vagone mi si è appiccicato addosso come sangue semi-rappreso e la voce studiatamente scandita di Cobalto conferma ancora una volta ciò che il mio sagace istinto di conservazione aveva imparato già da un po’: ‘non fidarti di nessuno!’
Chiudo gli occhi, per scoramento e non per altro, mentre la famigliare cortina di tempo bianco spumeggia indifferente sul mio volto. Quando li riapro non mi trovo più nella casupola lunare, ma sono all'Organizzazione. Un'Organizzazione semi-addormentata, con la sua flora sotto vetro, illuminata solo a piccoli intervalli, ed i suoi ampi spazi in ombra. Stanze nel tempo, stanze nascoste, stanze piene e vuote. Stanze che dormono e che sognano solo nel sonno ciò che sta accadendo a me. Sussulto alla ricerca d'aria, e mi accorgo di aver trattenuto il fiato tutto questo tempo, mentre l'alone purissimo di tempo inutilizzato mi conduceva indietro. Spalanco gli occhi. Questa volta davvero, e quasi temo di aver materializzato il C5 tanto vi ho pensato entrando nel flusso temporale. Ma sono le pareti d'acqua del gazebo lunare a riempire i miei occhi e nonostante io senta quasi le vertigini avere la meglio, so che sto solo scontando lo spostamento. So, in qualche modo lo percepisco, di aver centrato l’istante giusto.
Soppeso, assorto, cosa fare. A giudicare dall'ora, penso che le porte siano chiuse. Ho la mia ID card, e quella apre quasi tutte le porte dell'Organizzazione; ma, dopo il viaggio in navetta con Cobalto e Keri, ho imparato a fare molta più attenzione ai miei spostamenti e alla tecnologia che li registra. Non intendo creare paradossi o fornire prove circostanziali della mia effettiva complicità con Cobalto ai Cronohand da cui dovrei difenderlo. Non gli sarei affatto d'aiuto. Quindi cosa? Che cosa faccio?
Provo a rischiarare l’ambiente con la lucetta del mio cellulare, ma trovo che né la tastiera né lo schermo danno segni di vita. Andato. Lo sbalzo temporale deve averlo rovinato. Impreco a mezza voce, mentre con tetra ostinazione mi rigiro tra le dita la pallina in cui ho ridotto il foglietto delle coordinate. Guardo la parete di fronte a me, poi guardo la mia mano.
'Ezra, 2, 30' scandisco nella mia mente, colpito da un'idea. Imitando i gesti della ragazza Airin, poso le dita sul vetro, immettendomi, senza attingervi, nel tracciato. È sufficiente perché la parete si apra in un evanescente movimento a tendina rivelando la cabina nascosta nella casupola.
Ecco perché Ezra ha segnato anche il suo nome! Ecco perché l'orario è fin troppo anticipato. Non è un orario, ma un codice, che mi appresto a digitare sul piano comandi dell'ascensore. Traduco alla meglio 'Ezra' in caratteri Airin, sfiorando i segni corrispondenti alle lettere che compongono il suo nome; ed in cifre intercontinentali i numeri 2, 3 e 0.
Dopo un istante di trepidazione, le porte si chiudono e prima che abbia modo di interrogarmi o prepararmi psicologicamente, il contorto moto tempo a-scensionale trascina l'abitacolo in una improvvisa, muta discesa, che è a sua volta una salita ed una passerella in più direzioni. Devo riconoscere che un mese e mezzo di test nelle stanze-tempo è servito a qualcosa: ad abituare il mio stomaco agli spostamenti per raggiungerle.
Quando le porte si riaprono, mi trovo all'imboccatura di un corridoio buio, ed è solo grazie alla sottile luce dell'ascensore che vedo i contorni delle cose farsi più compatti e reali.
Capisco dalla famigliare sagomatura delle porte di essere a livello dei dormitori, ma è solo quando percorro fino in fondo il tracciato d'emergenza, acceso di un azzurro livido, e raggiungo le scale e l'ampio pianerottolo, che riesco ad orientarmi.
Sono all’ultimo piano, ala ovest dell’Organizzazione, valuto rischiarando con un filo d'energia alcune stampe note incorniciate lungo le scale. Si tratta di vignette satiriche, accompagnate da poche righe fitte, fitte. Ma anche il mio poco Airin facesse così schifo, il luogo dove alternativamente se le prende e viene mandato Mex non sarebbe poi così oscuro. Scruto assorto la parete, dove una grossa luna antropomorfa incorona il tutto, anch’essa stilizzata in un’attonita smorfia di orrore e sorpresa, la bocca spalancata e nera. Increspo le labbra, ma poi il sorriso muore.
“Mi senti…?”
Alzo il capo allarmato, ma non c’è nessuno, né sulle scale, né lungo lo stretto corridoio che conduce alle ultime stanze di questo piano.
“Ora sì…prende meglio…” Incuriosito muovo un passo avanti, salendo l’ultimo scalino. Dal registro, sembrerebbe una conversazione telefonica. Dal tono, a tratti accoratamente soffocato, qualcosa di privato. Ma, da un po’ di tempo a questa parte, la mia discrezione ha fatto un grosso salto di qualità e si è saggiamente evoluta in una ben più attenta curiosità.
“Sì…sono solo…Hulm è andato” Specialmente quando il privato di qualcun altro collide con il mio, mastico riconoscendo la stanza e la voce nell’avvicinarmi.
“…In moltissimi sensi…ah, ah, ah!”
Passi vicino la porta. Io, l’adrenalina alle stelle, mi appiattisco muto contro la parete, lo sguardo inanimato fisso sulla tromba delle scale. Poco dopo Cadmon fa capolino dalla stanza mansardata, butta una rapida occhiata fuori, e torna sui suoi passi, mentre la sua ombra si allunga scura sulla parete di sinistra e svanisce. Tiro un sospiro di sollievo, lasciandomi sfuggire i successivi cinque secondi di dialogo sotto il sordo rombo del mio cuore che batte a livello orecchie.
“…sto bene…” Prosegue il tecnico, e dalla qualità del suono sembrerebbe sia cambiato qualcosa.
Mi sporgo con prudenza oltre lo spigolo, tenendo maniacalmente d’occhio i contorni del mio riflesso sulla parete laterale. Pur a cinque, sei passi di distanza, noto che l’uscio è ora socchiuso, e non solo appoggiato. Uno spiffero d’aria tiepida solletica il mio naso, probabilmente proveniente dalle vetrate nella stanza. Ha aperto per fare corrente, concludo, ringraziando mentalmente l’afoso clima estivo dell’Hands.
Un’ombra passa rapida a fior di spiraglio: “…qui? Le tre meno venti…” osserva Cadmon distrattamente, poi torna di nuovo sui suoi passi. Per riflesso, sollevo il cellulare e, coprendolo alla meglio, provo ancora una volta a rianimarlo. Niente. Atterrito, mi perdo in cupe considerazioni. Devo fare attenzione o perderò la cognizione del tempo e perderò l’appuntamento con i Cronohand tra meno di un’ora.
“…a sei zeri, ti dico…” sta blaterando intanto la voce, ne ascolto il suono altalenante con distrazione. Perché deve fare avanti e indietro? Perché tutti devono sempre camminare avanti ed indietro?! Penso irritato, seguendo pigramente la sagoma nera sparire e ricomparire sul muro come in un gioco di lampade cinesi.
“…dopo tutto quello che ho fatto per lui…eve ancora versarmi la prima, cazzo!” Alzo il capo, improvvisamente vigile, accantonando i miei crucci orari.
“…tutti fregare, gli idioti…so. Lo so…hai ragione…” Lascio per un istante cadere l’ascolto, mentre la mia testa lavora febbrilmente. Di che cosa e con chi sta parlando a quest’ora della notte il bastardo?! Di commissioni? Soldi? Ha parlato di sei zeri, ma dubito che lo stipendio di un tecnico sostituto, per quanto bravo, ammonti a tanto. Non prende così tanti crom Ezra, che pure si vanta di essere il Doppio d’oro dell’Organizzazione e di meritarsi quindi il doppio, quel ragazzino!
Ma Cadmon è appena arrivato e sì, l’avere a che fare con Cobalto è uno strazio, ma lui sembrava saperlo gestire, no? Aggrotto le sopracciglia, a disagio.
“…’stanotte…poi addio. Tolgo le tende prima di…” la voce del tecnico si abbassa ulteriormente, e nel tentativo di carpire la fine, mi sporgo un po’ troppo. Segue un istante di silenzio in cui anche la conversazione telefonica sembra essersi interrotta. Spaventato, trattengo il fiato, ma non accade niente. Nessuna ombra o movimento dalla stanza. Solo un tonfo attutito ed il secco schiocco di una serratura. Il giovane deve aver pensato ci sia ancora qualcuno in giro, e preferito riagganciare. Un po’ deluso, lascio che il puzzo di cospirazione svanisca, e torno a guardare. Solo per ritrarre violentemente il capo. La porta è ancora accostata.
Si è chiuso in bagno! Realizzo. E forse è ancora al telefono. Attonito, appoggio il capo e l’orecchio alla parete dietro di me e, ponendo vanamente le mani a coppa, cerco di migliorare la qualità dell’ascolto rispetto ad un muro che so essere inesorabilmente insonorizzato. Niente da fare, che sfiga! Ormai ci avevo preso gusto e, a parte gli scherzi, odio ammettere che la mia malsopportazione nei confronti di quell’Airin si è recentemente spinta alle soglie del disprezzo morboso, con contorno di sfiducia e rancore. Un po’ di sano stalking non è un prezzo poi così alto da pagare, tutto considerato. Se fai telefonate ambigue nel bel mezzo della notte e, recidivo, fai il mio nome a sproposito, te lo dovresti quanto meno aspettare!
Incoraggiato da queste vane e recondite considerazioni, copro il breve spazio che mi separa dalla stanza. Mi blocco, rimanendo nascosto nel fitto delle ombre dietro la porzione di porta ancora chiusa. Qualcosa mi dice di aspettare, e dopo un istante il mio in formissima spirito di conservazione viene ripagato con lo schiocco di una serratura che viene aperta di nuovo.
“…Non lo riconosceresti, ti dico…” sta sproloquiando deciso il tecnico. Prego dal profondo del mio cuore che non si tratti di una banale chiacchierata tra tiratardi, o sai che figura ci faccio nel farmi trovare qui ad origliare?! Poi la voce si inabissa ancora oltre la soglia dei servizi igienici, e allora prego che la sua sia la seduta più lunga e difficoltosa nella storia delle costipazioni.
Agisco d’istinto, una strana sensazione addosso. Mi sfilo lo scarpe e, fatto un rapido nodo tra i lacci, me le metto a tracolla in una maniera che non sono del tutto certo sia frutto solo della mia ampia cultura televisiva adolescenziale. Rimango dunque scalzo sul marmo gelido ed è un incentivo più che valido a muovermi.
Qualche istante dopo mi infilo nella stanza e sposto lo sguardo da un angolo all’altro. Il computer è spento, la finestra centrale aperta ed i pantaloni di Cobalto sono esattamente dove lui li ha lasciati qualche sera fa, a terra sul parquet. La luce è impostata su un’agonizzante gradazione avorio che illumina appena il centro della stanza e le ante cromate di armadi e cassetti. Un’altra luce più forte proviene dalla lampada notturna appuntata sulla branda di Cadmon. Ma lui non c’è. È veramente in bagno, penso distendendo i nervi; vedo il chiarore che filtra da sotto la soglia ed il riflesso dei suoi piedi che rapidi si spostano da una parte all’altra dello stanzino.
Guardo di sbieco in direzione del letto a castello e poi, per sicurezza mi appiattisco al suolo studiando il pavimento impolverato sotto le due brande. Niente.
Mi risollevo, dal bagno giunge un eccesso di tosse e poi altre parole indistinte. Stringo gli occhi, rinunciando quasi subito a decifrarne il senso, poi lo sguardo si abbassa sul mio lenzuolo. Giace scomposto come l’avevo lasciato l’ultima volta che…beh, l’ultima volta che mi ci sono sdraiato. Ma noto anche altro. Qualcosa di piccolo e nero spunta da sotto una piega. Concitato, mi frugo rapidamente le tasche.
L’agenda, cazzo! Penso sorpreso. Il suono d’acqua che scorre sovrasta una risatina distante. Con due lunghi passi raggiungo la branda e recupero il piccolo libretto scuro. Poi indietreggio. La serratura scatta e mentre mi precipito fuori in un balzo disperato, la punta delle scarpe che cozza scompostamente contro le scapole, penso che mi prenderei volentieri a calci in un posto ben diverso per averla dimenticata in stanza. Non ho nulla di valore o di particolarmente compromettente, ma la mia agendina, per quanto spoglia, è la cosa che più si avvicina ad un diario segreto. Non che vi scriva emozioni, dubbi e batticuori, come una ragazzina di tredici anni, ma qualche appunto sparso l’ho preso e nel mio cuore – questo sì – nutro l’entusiastica speranza che un giorno o l’altro, quando tutto questo sarà finito, riuscirò a venire a capo di tutta questa…cosa…proprio grazie alle mie disordinate notazioni. Un idiota…Sono un perfetto idiota!
“…Hulm!” Sussulto. Un idiota in preda al panico! Imbocco di volata un altro corridoio, sperando che il cicaleccio dei miei piedi sul marmo non risuoni veramente così cacofonico come lo percepiscono le mie orecchie. Non capisci fino in fondo il senso dell’espressione ‘in punta di piedi’ finché non ti ritrovi scalzo alle tre di notte a scappare dal tuo compagno di stanza.
“…Completamente andato…Se lo sono giocato!” Mi blocco, pietrificato, nell’udire la conversazione proseguire a distanza di sicurezza.
Tra il pianerottolo e la corsia in cui mi sono infilato c’è una porta a scorrimento che fortunatamente ho trovato aperta per metà. Staziono indeciso di fronte all’ingresso, nascosto dal separé in legno, poi il giocare alle spie, ancora una volta, ha la meglio sulla ragionevolezza, e torno sui miei passi. Cadmon gironzola assorto tra l’anticamera ed il pianerottolo, completamente preso dalla sua telefonata. I capelli castani gli ricadono smontati e flosci sul viso. Nonostante la tenuta da notte, sembra completamente sveglio. Che non riesca a prendere sonno?
A vederlo ora sembra del tutto normale, un ragazzo qualunque, ma c’è qualcosa di artefatto in lui. Qualcosa di troppo comune.
“…Non so cosa gli abbia fatto…” Qualcosa di sbagliato.
“…ra compito di Bloom…” Quasi casco, mentre premo l’orecchio contro i cardini della porta. Il nome passa come un soffio, rapido e musicale, quasi un sussurro. Ma l’ho sentito bene! Dio se l’ho sentito!
“…Stai tranquillo, io sto bene…Starò bene…
…Prima della piena sarò di ritorno.”
Una pausa, lo sguardo si fa disteso, distante, diverso.
“…I suoi vuoti non mi fanno paura…
Non sono un coglione usa e getta come gli altri!”.
La scelta by Amelie
Author's Notes:
Eccoci qua! Un anno, 12 pagine e 7646 parole dopo, ritorno ad occuparmi della mia storia più complicata. Totalmente colpa mia!
Per chi non l’avesse notato, ho postato un “racconto” a parte con un riassunto delle scorse puntate. Spero che basti per fare ammenda :-)
Riguardo al capitolo, è un po’ lungo e non troppo convincente. Siamo però alla svolta conclusiva di qeusto primo libro, quindi vi aguro una buona lettura! Aspetto impressioni ^^
P.s: ho evidenziato in grassetto alcuni corsivi per distinguerli dai pensieri comuni di Zach. Sono parole sempre ricordate da Zach, ma fanno riferimento alla telefonata dello scorso capitolo.
Edit: ho iniziato a risistemare alcune parti. Per ora il pezzetto subito prima dell'ingresso in scena di Zach mentre Ezra sta parlando con i Cronohand. Aspetto feed back per quanto riguarda il dialogo successivo e vi faccio presente che la conversazione cui Coiland fa riferimento poco dopo la trovate nel capitolo "Surrogati" ;-)
Capitolo 24
- LA SCELTA -



Uno scalino, un altro, poi due assieme e quasi casco. Il cuore in gola, tremo a tal punto che non oso appoggiarmi alla ringhiera per paura che il fremito si propaghi anche al vecchio metallo e mi tradisca. Corro, gli spigoli talvolta mi feriscono i piedi scalzi, ma non mi fermo. Oh, no...Se lo facessi, potrei anche cadere, battere la testa. Forse dimenticherei? Allora potrebbe essere un'idea. Di sicuro farebbe meno schifo di come mi sento ora. Del groppo in gola, della fitta in petto e del sordo terrore.
Cerco di calmarmi, costringendo la mia mente a ragionare.
Cadmon è una spia. È la spia. Ma il discorso non è neanche lontanamente così semplice! Cadmon ha fatto altri nomi durante quella telefonata: il mio e quello di Bloom. Degli altri solo l'ombra. Ma posso arrivarci. Posso ragionarci. Se solo il cuore smettesse di martellare sordo nelle tempie!
Incespico, uno scricchiolio metallico in fondo alla rampa. La lunga notte dell'Organizzazione. Ed è solo la prima. Dopo dovrò tornare indietro. Dopo dovrò...Cosa? Reggere il moccolo a Cobalto? A che pro? C’ero anche io là, al navettiporto, nel C5 qualche ora fa. Tecnicamente ci sono ancora, il me stesso delle 02:30 è là, proprio ora, mentre io qui rischio l’osso del collo nel tentare di ricompormi e difenderlo.
Da che cosa, poi? Se Cadmon dovesse veramente parlare, ci sarebbe ben poco di ancora salvabile. Ho paura. Ho paura per quello che potrebbero trovare. Ho paura per quello che dirà. Avrei dovuto rischiare, farmi vedere da lui. Forse è per questo che Ezra mi ha spedito indietro ad un’ora prima rispetto all’effettivo arrivo dei Cronohand: per crearmi un alibi. Ma non sono poi tanto sicuro che Cadmon ci sarebbe cascato. Sono un pessimo bugiardo! E se fossi intervenuto non avrei…Ah, quelle parole! Completamente andato? Se lo sono giocato?! Stringo i pugni, allungando un braccio per reggermi alla parete.
Ora quello stronzo avrà modo di dare sfogo ai suoi migliori spergiuri! Sono certo abbia conservato qualche chicca per il vasto pubblico. Ma contro Cobalto? Perché tradirlo? Che cosa si aspetta poi? Denaro? Quei sei zeri che ancora gli devono? Chi?! Chi gli deve dei soldi? Mex? Coiland? Chi è che si è lasciato ingannare? Chi c’era dall’altra parte della cornetta, dannazione?!
Mi fermo un istante per prendere fiato, una mano premuta in petto, le spalle curve. Senza nemmeno rendermene conto ho già fatto il primo passo verso le scale e l’ufficio di Ezra. Osservo inquieto l’ombra della ringhiera e la mia proiettate sulla parete contro il riflesso argentato di Caleido.
-Zach!-
Alzo gli occhi. Ezra sobbalza teso nell'incrociare i miei.
-Mio Coff, Zach...Sei...?- Continua il Dumesh, uscendo rapidamente dall'ombra. Si blocca, mi osserva meglio, titubante.
-Certo che no...- sospira poi un po' deluso. Sperava fossi lo Zach del passato, lo stesso che ha preso e se ne andato con Cobalto ignorando i suoi avvertimenti. Coff solo sa quanto vorrei essere tornato indietro. Subito. Prima di arrivare a questo. Cerco di darmi un tono, ma sento le palpebre gonfie, gli occhi stanchi e la gola secca.
Devo dire qualcosa. Cobalto stesso ha detto di fidarmi solo di lui. Solo di Ezra:
-Cadmon- rantolo soffocando rabbia e frustrazione -È stato lui-
Ezra si scosta teso i capelli dal volto, appuntandoli con gli occhiali sopra il capo. La bocca socchiusa, sembra prendersi un secondo per decifrare i sottintesi. Ma non c'è più tempo. Le porte d'ingresso sibilano in lontananza. Più vicino, l’ascensore illumina le scale di un fioco albore bianco.
I Cronohand sono qui!
Ezra è il primo a reagire. Mentre si volta, si sfila malamente il camice bianco e me lo tende:
-Indossa questo, piccolo, e ricorda, non fare e dire niente che il te stesso giudizioso non farebbe!-
Stringo gli occhi, confuso. Che cosa…?
-Gran Coff, ma ti sei visto?! Se tu non avessi seguito quel…oh, tutto questo non si renderebbe nemmeno necessario!- Recrimina il Dumesh quasi strozzandosi nel sibilare. Si guarda indietro furtivo, mi dà un’altra spinta: -Allora, io e te abbiamo passato la sera a lavorare nelle Stanze. Risintonizzazioni auree, un compito ben poco esaltante! Tu ti sei impegnato, io ho tiepidamente riconosciuto la cosa. Sei pur sempre un Umano, un piccolo, povero tirocinante senza nessuna abilità sospetta in campo temporale. Poi, non pago, ti ho meschinamente spedito nell’archivio, lavoro ingrato! Ed è da lì che tu arrivi…-
-Ezra?-
-Se vuoi aiutare Cobalto, inizia ad aiutare te stesso! Non penso sospettino già qualcosa, ma, in ogni caso,non vogliamo che quei Cronohand prendano anche te, giusto? Ora Vai!- Mi spinge nell'ascensore senza neanche controllare se riesco ad entrare o se vi rimango preso in mezzo - e non succede per un soffio. Quando mi volto, le porte automatiche tagliano fuori la schiena dritta del Dumesh e sei paia di gambe. Appena in tempo!
Inspiro ed espiro rumorosamente. Mentre cerco di infilarmi camice e scarpe, controllo il mio aspetto nella parete vetrata e capisco perché il Dumesh ha pensato di lasciarmi la veste inamidata. La mia maglia è un disastro, tutta stropicciata e con uno strappo annerito nel punto in cui la ragazza Airin mi ha sparato sul C5. Ricordo vagamente le parole di Keri riguardo ad Ezra ed al tentativo di coprire la mia assenza con una proiezione. Non posso farmi vedere così, ha ragione! Aggancio ansioso tutti i bottoni ed allento un po’ il collo. La tunica mi sta giusta.
Socchiudo gli occhi incassando teso il mento all’ennesimo fremito. Coraggio allora! Mi dico, scompigliandomi un po’ i capelli, si va in scena.
-...Non è un orario propriamente consono, ve ne renderete conto, spero- sta sproloquiando il tecnico ad alta voce quando l'ascensore si stabilizza e la luce dei led caleidici si insinua tra le ante. A confronto la risposta dei suoi interlocutori suona fievole ed indistinta, ma tanto il Doppio vi parla sopra. Dal rimbombo ovattato di passi alla destra dell’ascensore, capisco che il gruppetto deve aver imboccato solo ora il corridoio seminterrato.
-...Lunarizzazione, gran bel Coff! Non è sicuramente il caso di scomodare il Direttore…-
Voci sulla sinistra; -…grande anacronia! Un’occhiata al mio volto ed un orologio dovrebbero bastare…-
-…suo comportamento è anacronistico, Eres!-
Questa è la voce di Wyatt Mex! Riconosco, tornando con il pensiero alla ragazza Crash del navettiporto e al suo inaspettato comportamento. Immagino che anche questo faccia parte del piano per aiutare Cobalto. Ma in che modo posso aiutarlo io?
Le porte si aprono e per un istante ho gli occhi di tutti puntati addosso. Mex è alla testa di un gruppo di sei Cronohand. Ne riconosco un paio di quelli già passati in giornata, nessuno particolarmente simpatico. Questa volta però non c'è il pacato veterano dai capelli viola a mediare la situazione. Non c'è neanche Coiland.
Ezra mi guarda come trasognato per un brevissimo istante poi con seccata familiarità gira sui tacchi e mi viene incontro: -Hai chiamato il Direttore?-
Chiede brusco, sbattendomi tra le braccia un plico di fogli a caso tra quelli appuntati nella sua cartellina. Il giovane Mex segue il passaggio di documenti con velato sospetto, le iridi color sabbia appena più adombrate del solito.
Deglutisco, impressionato dalla scioltezza recitativa del mio supervisore. C’è qualcosa che non sa fare?!
-Non importa- delibera Ezra irritato -Porta questo di là, fanne una copia e poi va a dormire- ordina mentre già mi dà le spalle -Per oggi con le differenziali caleidofasiche ho chiuso!-
Poi, con un gesto rassegnato, fa cenno al capo fila dei miliziani di ignorarmi e seguirlo.
Cogliendo con piacere l’imbeccata, giro sui tacchi e mi avvio e, in un moto di drammaticità, lascio pure che il dolore ai piedi abbia la meglio sulla mia andatura. Dal bruciore ai talloni si direbbe che la fuga mi sia costata delle vesciche. Ma almeno sta andando bene, mi dico, positivo provando a soffocare l'eco di parole origliate ancora presente nella mia testa.
-Un attimo!-
A dare l'ordine è stata la voce chiara ed uniforme di Mex figlio, ma io continuo a camminare. Una persona con la coscienza a posto non si fermerebbe no? Non ne avrebbe motivo.
-Hulm-
...mluH...
Stordito mi blocco, la mano vaga tremante in cerca di sostegno. Completamente andato, se lo sono giocato... Alle mie spalle si solleva un debole brusio di sorpresa. Cerco di raddrizzare le spalle.
-Sì?- Chiedo dopo una frazione di tempo apparentemente infinita, voltandomi.
Un paio di Airin si è fatto avanti, mi rendo conto, ma non per sorreggermi. Guardo i Cronohand. Di fianco a Mex, riconosco uno di quelli che erano con lui al Tempoligono e agli Archivi. Noire era il nome. Esita incarognito, la sua cupa energia color tabacco sospesa in un refolo di fumo di fronte al suo viso. Ezra segue la scena, in sospeso. Si è accorto che qualcosa non va, ma non può chiaramente intervenire. Cerco di non guardarlo.
Dopo un attimo di esitazione, Wyatt Mex si avvicina. Il ragazzo mi studia apertamente, senza imbarazzo, privo di emozioni – come è tipico degli Airin d’altronde - e quando si ferma, sembra quasi che il tutto finirà semplicemente con un consiglio ed una pacca sulla spalla:
-Sono le- stringe gli occhi,
...itnev onem ert...
-tre e mezza del mattino!- rileva, sorpreso, intascando un piccolo cercapersone metallizzato.
Un sorriso complice da ragazzino gli si allarga sulle labbra. Mi stringo nelle spalle, rispondendo amichevolmente all’occhiata, ma la sua apparente cordialità mi innervosisce.
Eppure non dubito Wyatt Mex piaccia molto alla gente, ai Cromoniani. Dopo Coiland, lui è la migliore speranza che il popolo abbia di vedere tempi migliori, politiche più sane. E qui, ora, batte a mani basse lo sforzo recitativo di Ezra con quel suo portamento tranquillo e lo sguardo limpido.
Infastidito, cerco di ignorare un sordo fischio nelle orecchie.
-E tardi per andare a dormire- osserva Mex.
-O presto, se si è lesinato sulle ore d'archivio giornaliere!- Intervine Ezra solerte. L’occhiata che mi lancia, noto, è vagamente accusatoria e sottintende tante cose. Questa notte non la manderà giù facilmente.
-Immagino tu sappia perché siamo qui- continua Wyatt, senza dare peso all'ironia del Doppio. C'è aspettativa tra i miliziani, riesco a percepirlo fin troppo chiaramente e la cosa non mi piace.
Prendo fiato con calma:
-Il black-out- rispondo, e mi guardo bene dal renderla una domanda. Non voglio sembrare sbruffone, ma nemmeno palesemente colpevole. Per quanto riguarda la paura, è altro al momento che mi spaventa.
Il ragazzo china il capo in quello che non è propriamente un assenso, ma non sembra neppure una smentita; -Posso vedere quei fogli?- Chiede, restando sul vago.
Glieli porgo senza esitare, fiducioso nella metodicità di Ezra. Wyatt li sfoglia per qualche istante, le sopracciglia aggrottate, poi me li restituisce:
-È di questo che ti occupi?- interroga ancora, mostrando interesse, -Scartoffie e fotocopie?-
Preso alla sprovvista, opto per un’espressione neutra ed un’alzata di spalle.
-Dopo due mesi di praticantato?- E la sua faccia cambia. Il sorriso s’incrina, lo sguardo è di nuovo algido e distaccato.
-Il ragazzo ha la stoffa dell'assistente - interviene Ezra, per nulla inibito -non vorrete fargliene una colpa ora!- E poi, come se leggesse solo ora le espressioni dei Cronohand: -Andiamo! Ha passato le ultime ore a registrare picchi temporali e ri-sintonizzazioni auree nelle Stanze! Per qualsiasi conferma potete rivolgervi al sottoscritto, ma dato l'orario preferirei fare in fretta e poi andare a riposare. Ne abbiamo tutti molto bisogno.-
Pulito, persuasivo…Bel colpo, Ezra! Mi guardo attorno con ansia. Wyatt sorride pigramente, come ad una battuta carina ma non particolarmente brillante.
-E quindi, Eres, intende garantire anche per lui?- Interroga senza voltarsi, sottolineando grave il distacco che li separa. L'interpellato non reagisce, assottigliando appena l’espressione compiacente. -Perché, vede, pare l'interessato non abbia saputo fare onore al suo garante- conclude evasivo, concedendo infine uno sguardo derisorio ad un attonito Ezra. I Cronohand ridacchiano, dandosi apertamente di gomito.
Non sta andando come dovrebbe, penso svilito, ma come accidenti dovrebbe andare alla fine?!
Ezra ha veramente garantito per Cobalto e lui ha pensato bene di aggirare il divieto all'uso delle Stanze tramite il pass di Ethel. Tanto valeva consegnarsi direttamente a Mex!
L’esitazione comunque dura poco. Il Dumesh, gli occhi verdi ridotti ad una fessura e mezza, si guarda attorno con un ghigno deliziato: -Credevo foste qui per il black-out- commenta dolcemente;
-Per i danni causati e le mancate spiegazioni- Mex si acciglia;
-Per i mancati soccorsi e la mancata compensazione-.
-Compensazione?- Se ne esce stizzito l'Airin più vicino a lui, un tipo non particolarmente appariscente se non per la cresta color grigio topo su un volto quasi bianco. Ed incolore è anche l'occhiata che gli lancia il Dumesh.
-Giusto Coff!- esclama Ezra stucchevole -Ho detto compensazione? Volevo dire compensazioni!- Un sorriso malandato attraversa il suo volto da parte a parte, ma gli occhi sono duri, quello sinistro inquietantemente opaco.
-La cosa non riguarda solo l'Organizzazione- fa notare conciliante un altro miliziano, una ragazza, corti capelli verdi ed il volto statico solcato dai segni di un rifacimento crash.
-Oggi è toccato a noi- ribatte lapidario lui, guardandola -Quante altre aree di Crom dovranno rimanere bloccate prima che facciate qualcosa?-
-E la Lunarizzazione cade proprio allo scoccare, wooow!- Questa volta è Wyatt, ogni parvenza di gentilezza cancellata dal suo viso, ed Ezra sembra non saper recitare oltre.
Mentre lo guardo, sento l’altrimenti immota condensazione tempo agitarsi e, Cobalto o non Cobalto, mi scopro a valutare con crescente sicurezza l'opzione “fuga”.
-Garantisco io per lui- ribadisce Ezra -quindi arriviamo al dodici, per favore!- Esorta, utilizzando addirittura una rassicurante espressione Airin. È il suo sguardo a non esserlo!
Dov'è Coiland quando serve? Ancora nella sua stanza lunare?!
I Cronohand comunque non sembrano affatto compiaciuti. Wyatt resta immobile, lo sguardo puntato sul sottoscritto. Lo fronteggio in silenzio per un lungo istante poi, quando sfinito sto per aprire bocca, lui estrae un foglio accuratamente arrotolato dalla tasca interna della livrea e lo allarga con secca determinazione:
-Cobalto CobLamai è attualmente sotto custodia dell’ordine- Annuncia in tono formale. Con un tuffo al cuore, riconosco il mandato di perquisizione presentato meno di dieci ore fa.
-Intorno alle ore 24 si è introdotto senza permesso nella navetta incidentata C numero 5, presso il Deposito Cromonaut di Ago-Est, sotto sequestro governativo e militare- recita, accentuando appena le parole, -Le accuse sono aggressione a pubblico ufficiale ed uso improprio del Segno-
-COSA?- ulula Ezra -Uso improprio del…Che cosa vuol dire?!- La sua voce esce insolitamente arrochita. La maschera conciliante del tutto abbandonata.
-Non sta a voi discernere cosa è proprio del Segno! Coff, neanche sapreste distinguere tra un Segno dell'Umore ed uno dell'Indole!- Due Airin si scambiano un'occhiata ma Wyatt prosegue imperterrito sciorinando un altro paio di accuse. Dubito queste sottigliezze faranno breccia. Mi chiedo come faccia Ezra a non stancarsi mai.
-…discriminarci già in ogni stramaledetto modo po...-
O forse sta solo prendendo tempo! Realizzo, stringendo convulsamente i bordi del cellulare nelle mie tasche. Ma per che cosa?
-Coff l'iniquo!-
Sobbalzo e anche il frastuono cacofonico generale cessa, sostituito dall'infrangersi cupo a filo di percezione di un picco d’energia tempo piuttosto consistente. Frastornato, butto una sommata occhiata attorno. Ezra è fermo alle spalle di Wyatt. Il braccio sinistro alzato, inspira ed espira piano fissando un punto vagamente spostato rispetto al mio viso.
Ora lo pesta! Penso, incredulo, non osando però battere ciglio per paura di allarmare i Cronohand. Ma Noire, cosciente o no del pericolo, sembra giungere comunque alla stessa, drastica conclusione perché dopo qualche istante estrae la sua minicromo e la punta contro le spalle del Dumesh. Gli altri Cronohand si dispongono in posizione di difesa. Wyatt tace.
No, ma, sul serio?! Preso dal panico, mi preparo ad usare l’energia tempo residua. E mentre cerco di prevedere i tanti modi in cui, già lo so, i miei avversari riusciranno a farmela pagare, mi par di cogliere dei passi non troppo distanti.
Anche Ezra sembra accorgersene. Il braccio ancora alzato, si limita a posare il palmo sulla spalla dell'Airin e a serrare le dita con austera fermezza;
-È tardi- esala, enormemente spossato mentre anche il mio respiro si assottiglia.
Wyatt, le nocche livide, stringe il mandato come se tutto dipendesse da quel foglio. Mi guarda con sprezzo - e forse una punta di disgusto - ma quando alla fine sembra riacquistare il proprio formale decoro, mi accorgo che non è me, né il riflesso di Ezra sulla porta specchiata dell’ascensore, che sta guardando. Mi volto.
Cornie Coiland, fermo a metà strada tra androne e scale, osserva la scena con quella sua aria svagata di perpetua accidentalità ed un sorriso.
-Ezra...?- Un sorriso molto tirato.
Il tecnico lascia immediatamente la presa, ma le sue mani tremano nel farlo ed osservandolo bene non è difficile intuire quanto in realtà il gesto gli costi fatica. Mi chiedo se il Direttore non abbia parte in quest’improvviso cambio d’atmosfera.
-Saresti così gentile da accompagnare gli agenti alle stanze, Ezra?- È Segno della Mente dopo tutto.
-Per favore- aggiunge e lo sguardo che rivolge a Mex è tanto amabile da non lasciar praticamente dubbi sulla sua falsità. Ma il giovane capitano non sembra notare l'incongruenza e anche gli altri Cronohand tirano il fiato, rompendo cautamente i ranghi.
Ezra acconsente e senza aggiungere altro si allontana.
Quando il corridoio si svuota e Coiland ed io rimaniamo soli, avverto il silenzio calare e poi spandersi in una lenta colata di vuoto. E il Dumesh non fa nulla per migliorare la situazione. Mentre prendo fiato ed aspetto, le poche luci ancora accese, ingannate dalla nostra immobilità, si estinguono piombando il seminterrato in una penombra claustrofobica. Cabine numerate, linee d’emergenza azzurre, alito stagnante di tempo perso per sempre. Stringo le palpebre con forza, scacciando il ricordo del C5 dalla mia mente. Non ora!
-Signor Coiland…-
-Ascoltami bene!- Mi interrompe lui, lasciando gradatamente morire il sorriso di facciata,
-Non parleremo di quanto è successo questa notte. È troppo tardi. E tu non sei la persona con cui avrei voluto discorrere.-
Incasso il capo come dopo un ceffone, e per un attimo sono lieto che qui sotto sia così buio o la vergogna potrebbe avere seriamente la meglio sulla rabbia e la frustrazione accumulate.
-Ma c’è una cosa- Alzo lo sguardo speranzoso. Il Direttore fa un passo avanti, scrutandomi gravemente. Mentre si avvicina noto che il suo occhio destro non è mai stato così acceso ed ostile. Tuttavia, pur riconoscendo al mio spirito di conservazione una certa perizia, reprimo l’impulso di indietreggiare. Mi merito tutto questo. Non avrei dovuto lasciare Cobalto…
-Qualche tempo fa ti dissi che sarebbe arrivato un giorno in cui avresti dovuto fare una scelta-
Ascolto senza fiatare. Mi pare di ricordare una conversazione simile. È stato poco dopo il primo black-out all’Organizzazione, il primo per me, almeno, quando siamo andati a trovare Ethel in infermeria. Assentisco mio malgrado, più insensibile che mai.
-Quale fu la tua risposta?- Coiland mi scruta, studia le mie reazioni, noto. Vuole essere certo che io non stia annuendo così, tanto per fare. Ci penso un istante. Ricordo il fulcro, ma non gli estremi di quel dialogo: -Io….- Annaspo, vagamente irritato. Deve essere qualcosa di serio, valuto. Deve! Non posso perdere altro tempo! Cerco di mascherare la confusione: di che scelta si parlava?
-Ebbene- taglia corto il Dumesh accigliandosi, due dita sulla benda. Per un attimo ho l’ottimistica impressione che se la toglierà, rivelando finalmente cosa è celato al di sotto;
-'Stanotte è la notte!- Lo fisso deluso, mentre lascia ricadere le dita in un lieve fruscio di seta. Indossa sempre quei suoi guanti immacolati. Un’altra delle sue stranezze.
-Tieni fede alle tue parole, Zachary Hulm!-
E mentre una vocina assennata da qualche parte nel mio cervello si interroga sulle suddette parole, per un istante, mi par quasi di poter scorgere l’altro suo occhio dardeggiare burbero da sotto la fasciatura. La cosa dura poco, poi Coiland mi dà le spalle.
-Se non altro- aggiunge rinfrancato -ragionare con te è più produttivo che farlo con Cobalto-.
Lusingato, sposto la mia attenzione sul suo occhio buono. Uno Zach in giallo e nero ricambia lo sguardo con silenzioso raccapriccio e per un attimo stento a riconoscermi. Guardo le mie mani, sorpreso di vederle tremare. Fantastico, sto per avere un collasso! Penso, ma quando alzo di nuovo il viso, Coiland è già tornato sui suoi passi e sta imboccando le scale, canticchiando sommessamente.
-Direttore!- Chiamo, ripensando a quanto ha detto. Sposto i piedi, a disagio. Se Cobalto è stato arrestato alla vigilia della Lunarizzazione è anche colpa mia. Se qualcosa dovesse andare storto è anche colpa mia. Ezra ci aveva messi in guardia. Se i Cronohand dovessero controllare il sistema, che so, qualche sensore tempo…
Scrollo il capo, avvilito. Tornando sul C5 che cosa mi aspettavo di trovare?
-Cobalto l’ha fatto per me- confido semplicemente, dando per scontato capisca a cosa mi riferisco.
-Vorrei aiutare, se possibile- aggiungo umilmente. Coiland non risponde ma dopo un istante annuisce: -E lo farai, Zachary- assicura con inaspettato calore.
Stringo gli occhi, cercando di interpretare la sua espressione nella penombra;
-Sono certo che ci aiuterai-.
Già, medito cercando di richiamare alla mente la conversazione menzionata da Coiland. Forse ricordare potrebbe aiutarmi ad affrontare i problemi che verranno. Concentrandomi sul senso di colpa e sul ricordo della mia fuga a piedi dal C5 – Dio, ho veramente corso così tanto? -, ricorro brevemente alla mia passività.
Subito centinaia di orologi affiorano balenando esangui a filo di percezione. Sono io o è l’energia tempo che si sta indebolendo? Scaccio il pensiero con una scrollata di spalle. Rivedo l’infermeria, Cobalto che ci precede dentro. Gli scomparti destinati alla riabilitazione Crash ricordano spaventosamente quelli di un obitorio. Ricordo Ethel, Coiland che mi trattiene: “…qualcuno ti chiederà di fare una scelta…” sposto il capo, frastornato e la proiezione semplicemente svanisce.
Espirando di botto, mi rendo a malapena conto di aver trattenuto il fiato. E non sono svenuto! I vantaggi di essere un Ripetente, immagino. Più di questo non riesco a ricordare comunque.
Penserei che è strano, ma in realtà, dopo la fallita risalita di questo pomeriggio, non sarei poi così sorpreso fosse colpa delle mie scarse capacità o della stessa regressione. Sono successe così tante cose da allora!
Guardo una proiezione tempo a caratteri numerici trasparenti dondolare aggraziata di fronte al mio viso. Sono le 04:45 Devo tornare indietro! Devo impedire che i Cronohand facciano valere quel mandato! Penso, guardandomi ansiosamente attorno. Il vano argentato dell’ascensore luccica incoraggiante sotto un fascio di luce lunare.
Caleido deve essere all’apice del suo ciclo. Rifletto, mentre entro e digito il codice. Lunarizzazione o no, però, c’è prima Cobalto da aiutare. Cavolo, Coiland è tornato indietro nel tempo per lui! Forse qualche altro individuo, digrigno i denti pensando a Cadmon, ma Coiland…No.
-Quel Dumesh non lo abbandonerà!-
-No. Ma qui ne hai uno che stava per farlo con te!-
Sobbalzo, rendendomi a malapena conto che l’ascensore si è già fermato. Ezra, incurante del mio aspetto, mi agguanta per il polso e mi tira a sé.
-Quanto stravaricoso Coff ci hai messo?!- Rimprovera -Wyatt si insospettirà se non torni in camera come ti è stato detto!-
Stordito, mi prendo un secondo per poter dare un'occhiata attorno, ma sembra quasi io mi sia trascinato dietro il buio anche qui. Forse non ho viaggiato affatto. Ascoltando meglio, però, qualcosa nel rullio elettrico del posto mi fa pensare alla Stanza 62anteIB, quella del mio addestramento. Vagamente a disagio, ricordo che l'ultima volta che vi ho messo piede risale al black-out creato artificialmente per testare la mia resistenza al tempo. Quel giorno ho scoperto di essere un Ripetente e che le mie crisi potrebbero avere un certo peso sui vari vuoti d'energia, non viceversa.
Eppure, mentre osservo Ezra trafficare concentrato con la plancia comandi, mi sembra quasi di rivedere quella prima volta nel suo ufficio, la faccia che ha fatto quando ha sondato il mio spettro temporale e non ha trovato niente.
Coff il Senzatempo! Ok, nel mio immaginario ormai la divinità Dumesh sarà per sempre collegata a germi e malattie virali varie, ma anche solo pensarlo suona notevolmente meglio di Zach il Succhiatempo!
-Ezra?- Chiedo, tenendomi stretto alla barra laterale mentre il montacarichi riparte.
-Coiland poco fa mi ha fatto un discorso un po' strano-
Lui si gira, lo sguardo vagamente spiritato: -Si chiama ramanzina- un rivoletto di mascara gli cola lungo lo zigomo destro -E te la sei meritata!-
Sorrido, ma quando faccio per asciugare la lacrima, la creatura schiva bruscamente il gesto: -Non osare!- borbotta cupo riassettandosi i capelli color ambra.
Alzo gli occhi: -E allora tu?- Recrimino stizzito -Che cosa stavi cercando di fare prima?-
Noto che il viaggio ha preso un andamento più naturale ed ora stiamo risalendo l’Organizzazione fino, immagino, alle stanze da letto del piano mansardato.
Ezra mette su uno strano sorrisetto disorientato e mi dà le spalle senza aggiungere altro.
Benissimo! Mi dico, lasciandolo ai suoi misteri. Sono sfinito, ma se non altro Coiland sembrava avere un piano. Spero solo sia meno estremo di quello ideato con Cobalto per tenere d’occhio le mie crisi. Ripenso all’accordo di cui mi ha parlato il mezz’Airin sul C5. Ripenso al C5 e mi si annodano le viscere dal dispiacere.
-Io non ho trovato niente- confido scoraggiato, ma non intendo sentire alcun te l’avevo detto e allora -Zachary 2, 30- butto lì, in un fiacco moto di ribellione. Ci guardiamo per un po' in silenzio, poi il tecnico mette su una smorfia e con fare condiscendente si riallaccia al passato usando le mie coordinate. Il processo non richiede più che qualche secondo, ma sono sicuramente gli istanti più lunghi della mia vita. Sento ogni singolo ricordo, pensiero e gesto risalire in superficie, prendere forma di fronte allo sguardo assorto di Ezra. Immagino un Cobalto in scala di azzurri e verdi sdraiarsi affaticato sul sedile nello scomparto 24, ignorare la mia paura. Lui non ha neanche fatto lo sforzo di controllare!
-Incosciente- mormora Ezra a mezza voce, poi si volta, massaggiandosi le tempie, affaticato. Non sembra particolarmente colpito da quanto visto. Studio la sua faccia, cercando di accantonare per un istante la mia frustrazione.
-Lo ha fatto per me- dico, ma già mentre lo ripeto sento le parole perdere forza. Perché avrebbe dovuto in fondo? Cobalto non è sciocco. Non ha neanche provato a guardare se c'era qualcosa in quel maledetto scomparto, prima di entrare. Come già sapesse...
-Sì, beh...Ne dubito- taglia corto Ezra -ma tu non hai colpa, piccolo!- Aggiunge subito.
Che cosa vuol dire?-
Un’occhiata vacua.
-Che cosa vuol dire?!- Adesso basta!
-Ho corso per tre chilometri e quasi mi faccio ammazzare da una Crash stanotte! Poi torno qui e tu mi fai ancora risalire il tempo ad un’ora prima dell’arrivo dei Cronohand senza uno straccio di indicazione o suggerimento se non ‘risali la corrente, merluzzo del tempo’!- Gli sventolo adirato il foglietto sotto il naso, poi lo lascio cadere.
Non so quanto quello che ho detto abbia senso, non so se abbia senso prendersela ora. Mi rendo superficialmente conto che a parlare deve essere la stanchezza, ma c’è anche tanta rabbia. Per tutte le cose che stanno accadendo. Per tutte quelle che non mi dicono o che danno per scontate.
-Quando sono tornato- riprendo respirando agitato -Cadmon era sveglio!-
Ezra mi da una rapida scorsa e da come mi guarda sembra che la maglia sforacchiata e le scarpe appese al collo siano un ricordo ancora pietosamente vivido nella sua attenta memoria da Dumesh femmina; -Ti ha detto qualcosa?- Interroga placido.
-Non ero lì per fare conversazione, o sbaglio?- Chiedo, sarcastico.
-Brividi e sputacchi!- Esclama allora lui avvampando -Tu avresti dovuto raggiungermi qui, fare un po’ di presenza e lasciare quell’idiota a crogiolarsi nella sua arroganza! No!- Esclama, mortalmente serio -Direi che non ti ho mandato un’ora indietro perché facessi conversazione!- Conclude, mimando delle virgolette molto sommarie.
-Ezra, Cadmon è una spia!- Rivelo risoluto scuotendo il capo, ma ad un tratto ho la netta sensazione che quest’informazione sia veramente superflua -lavora per Mex- aggiungo titubante -È lui che ha avvisato i Cronohand delle nostre mosse!-
Un guizzo di fredda soddisfazione brilla un istante negli occhi del Doppio, poi passa.
-È quello che ho pensato anche io,- riconosce -ma non è quello che dice la traccia tempo di Wyatt.-
Sollevo il capo, acquisendo gradualmente coscienza di ciò che ha appena detto.
-Wyatt è a capo della spedizione.- Realizzo –Anche se non direttamente coinvolto, lui saprà da chi suo padre ha avuto la soffiata!-
Ezra annuisce ed i minuti sembrano passare appena più lentamente. Lo guardo, grato per la manovra.
-È quello che stavi cercando di scoprire prima?- Ancora una volta fa sì con la testa. Ora che si è nuovamente immerso nel famigliare flusso di energia e tempo andato, sembra rilassarsi un poco.
E io che pensavo avrebbe fritto Mex sul posto, in barba a tutta la sua bella campagna anti pura e semplice violenza attiva!
-E che cosa dice, allora, la traccia tempo di Wyatt?- Non capisco. Non può essere che Cadmon, no?
Ezra scuote il capo, sfregandosi assorto una palpebra: -Non lo so- ammette cupo –quando Cornie è intervenuto ho perso il contatto con la traccia del ragazzo-.
-Oh- mi lascio sfuggire deluso. Sondo la sua espressione. Mi starà dicendo la verità?
-Era al telefono- aggiungo, cercando di ricostruire un po’ di fatti nella mia mente -Non so con chi stesse parlando, ma ha detto che stava ancora aspettando di essere pagato-. Ezra sbuffa cinico;
-Una cifra a sei zeri, pare- aggiungo solerte. Al che il Dumesh allarga le braccia, incredulo e ferito, ma vedo che anche in questo caso non riesce materialmente a dar voce a sentimenti che non siano ragionevolmente contemplati dal suo credo.
-E poi ha parlato di una faccenda che avrebbe chiuso questa notte, prima di andarsene- Continuo, cercando di alleviare almeno in parte i suoi sforzi;
-Non sono un coglione usa e getta come gli altri- cito, mangiandomi un’unghia assorto -Prima della piena sarò di ritorno-
Ezra sembra rizzare le orecchie.
-Di chi pensi stesse parlando se non di Mex?- Chiedo io, stringendomi brevemente nelle spalle. Accalorato, faccio per sfilarmi il camice prestatomi dal Dumesh; -Cobalto ha lavorato per Mex e poi se n’è andato- borbotto volendo avvalorare la mia idea. Resto incastrato per metà nel buco sbagliato dell’indumento; -Cadmon deve averci visto andare via ed ha avvisato i miliziani- troppo stretto! Questa cosa non vuole venir via! -Ovvio che abbia fretta di togliere le tende, se Mex è realmente in grado di creare dei vuoti…-
-Aspetta!- Impone Ezra, ri-infilandomi a forza nel collo del suo camice. Rosso in viso per lo sforzo, scuoto il capo con fare interrogativo.
-Perché pensi che White Mex sia in grado di creare black-out?-
-Perché no?- Rispondo deciso. L’idea mi piace e spiegherebbe un po’ di cose. Ma Ezra sembra disapprovare e allora a mia discolpa aggiungo: -In reltà è Cadmon che sembra pensarlo. Ha detto qualcosa tipo: ‘i suoi vuoti non mi spaventano’!-
Il Dumesh incrocia le braccia in petto e si mangia esterrefatto un’unghia laccata di porpora. Dall’espressione che fa, si direbbe non ci abbia mai pensato. Ma ha senso. Voglio dire, Mex ha bisogno di energia per potersene venir fuori con una nuova idea che soppianti l’ormai prossima Lunarizzazione di Coiland, ed i black-out causati dal Generatore gliene forniscono di fresca e gratuita. Una cura alla crisi temporale è fondamentale, e anche i famigliari delle persone regredite lo riconoscono. Per cui non ci sarebbero neppure tanti intoppi a livello etico, fintanto che le effettive dinamiche del dissanguamento non saranno conosciute a livello mediatico. È la Cronohands che gestisce il sistema temporale ed il grande orologio a Prati Verdi! Come lo ha creato, può anche distruggerlo o cambiarne l’assetto, no?
Mentre ripasso mentalmente tutte queste cose, ripenso a Cobalto ed al suo scetticismo nei confronti di Coiland. Certo, Coiland non si è particolarmente sprecato nella risoluzione dei problemi causati dai black-out, ma almeno ha trovato un’alternativa, un rimedio – per quanto temporaneo – all’Inverso Baleno. E poi, riflettendo sulla mia situazione, penso anche a Pervinca Bloom.
-Ah- Ezra sobbalza teso. Lo guardo brevemente, chiedendomi se, anche con tutte queste informazioni a cui pensare, stia ancora trattenendo il tempo o se ad un tratto mi ritroverò di punto in bianco proiettato nella prossima mossa e nei guai che mi aspettano in camera. Reclino il capo, in segno di scusa e poi proseguo: -Cadmon ha fatto anche il nome di Bloom. Sembrava conoscerlo, ha detto che anche lui aveva un compito in questa cosa-
-In quale cosa?- Soffia estenuato il Dumesh, coprendosi improvvisamente il volto. Io mi acciglio.
-In quella…della spia di Mex- lo guardo senza capire bene che cosa gli stia passando per la mente. Sento la testa leggera, i pensieri che fluiscono molto più facilmente. Devo aver passato quella certa ora della notte in cui la coscienza perde un po’ le redini della veglia.
Il Dumesh espira con forza, appena un tremito sulle guance olivastre: -Bloom lavorava per Coiland però- afferma con una sorta di cantilena spezzata. Alzo il capo improvvisamente memore delle parole di Cobalto che lo stesso Ezra ha avuto modo di sondare nella proiezione delle 02:30.
-Ssì…- faccio esitante -Cobalto ha detto di chiedere anche a te ma…- Mi blocco, qualcosa nella sua espressione afflitta mi dice che c’è di nuovo qualcosa che lui ha capito, e che a me sfugge. Qualcosa che lui sa, o ricorda, e che io, per forza di cose, non conosco. Che cosa però?
Ezra si appunta gli occhiali sul capo con rinnovata determinazione: -Tu sei sicuro abbia parlato proprio di Bloom?- Chiede, prendendomi per le spalle con decisione -Nocciolina, è importante!- Prega, sondando il mio sguardo con assoluta serietà. Un po’ a disagio, assentisco, poi mi scosto.
-Sì, cioè, la linea sembrava disturbata e quindi la conversazione andava e veniva a seconda di dove c’era campo, ma…-
Ezra mi interrompe distrattamente: -La ricezione continentale è sempre disturbata- butta lì sbrigativo, -chiedi ad Ethel, le extracomunicazioni fanno pietà, Coff il piangente!- poi sembra rendersi conto di ciò che ha detto e aggiunge: -Senza offesa, caro-
Spalanco gli occhi, colpito da un pensiero: -Perché dici questo?- Lui si riscuote, mi guarda confuso.
-Perché pensi stesse chiamando sul Continente, intendo?- Rincaro, ricordando fin troppo bene le mie telefonate disturbate dell’ultimo mese.
-Beh, mi sembrava ragionevole- inizia esitante. Questa volta sono io a non capire, allora il Doppio, dubbioso, cerca di venirmi incontro -Coiland lo ha assunto personalmente quattro mesi fa da un’agenzia sul Continente- Apro la bocca, sconcertato. La richiudo.
-Cadmon è un Umano. Pensavo tu lo sapessi!-
No! Gemo tra me e me, non di nuovo! Perché sembra che tutti, proprio tutti, abbiano improvvisamente deciso di nascondersi dietro ad una falsa identità?! Tutti tranne me, dannazione!
O forse non è questo il problema. Non è questo! È la mia testa. La mia memoria. E poi, sgonfiato, mi lascio scivolare al suolo nella cabina apparentemente immobile.
Certo che c’è qualcosa di sbagliato! Ricordo. Io sono solo una proiezione!
-Ha fatto il mio nome-…Se lo sono giocato…-Non lo riconosceresti…- Mi interrompo, sentendo le gambe improvvisamente molli. Deglutisco spaventato;
-Ha detto così.-
Se Cadmon fosse stata una persona a me vicina anche sul Continente lo saprei, no? Il mio corpo fisico lo ricorderebbe come ha fatto con Bloom, giusto? Guardo Ezra sperduto.
-Tu sei sicuro di…- inizia lui, esitante poi, forse accorgendosi di aver già messo in dubbio la mia memoria, si morde la lingua. Inizio a non capirci più niente, dannazione!
-Cobalto si sarà lasciato sfuggire più cose del dovuto durante una delle loro serate alcoliche-, suggerisce Ezra. Ma non è quello. So che Cobalto questa volta non c’entra.
Però, la cosa che più mi preoccupa, valuto rivedendo le mie idee, è che l’essere una spia aveva senso fin tanto che Mex era coinvolto. Se invece Cadmon ha lavorato con Bloom, e come lui è stato assunto da Coiland…
…dopo tutto quello che ho fatto per lui…
Per un attimo sono tentato di rispolverare anche l’accordo di Cobalto con il Direttore, ma una fitta alle tempie mi costringe prepotentemente a ridimensionare i miei piani. Socchiudo gli occhi. Scagionalo prima, mi dico, al resto ci penserà lui.
-Ezra- chiamo, la voce ridotta ad un rantolo sgraziato. Il Dumesh sembra essersi chiuso definitivamente nelle sue riflessioni, ma quando lo chiamo, alza il capo. Con un cenno, indico la plancia comandi. Lui sembra capire.
Vedo i contorni delle cose tendersi e vibrare, poi il tempo torna a scorrere normalmente.
-Qualsiasi cosa succeda- inizia con un sorriso quanto meno propositivo -Non ti scoraggiare, Zach. Farò delle ricerche. Buon Coff, dopo tutto questo quei sei zeri dovrebbero andare a me!- Sorride.
-Lasciamo passare questa notte-, aggiunge. Nei suoi occhi da Doppio brilla di nuovo quella luce sicura e curiosa che avevo notato quando l’ho conosciuto e in qualche modo riesce ad essere contagiosa.
Qualche istante dopo le porte si aprono. Di nuovo il quinto piano. Di nuovo le stanze. Voci e tramestio di piedi arrivano incuranti fino all’imboccatura del corridoio. Diversi apprendisti, svegliati dal rumore, si affacciano sul pianerottolo sussurrando assonnati. I Cronohand non sembrano voler andare per il sottile.
Che quello di Cobalto sia un esempio! Sembrano dire.
Impalato sul posto un po’ a disagio, mi liscio le pieghe della veste inamidata. Sotto, la stoffa sbrindellata della maglietta striscia come un monito contro il mio petto. Qualche passo più indietro, Ezra mi invita con un cenno a procedere. E allora entro.
I Cronohand stanno perlustrando la stanza. Aprono armadi, scostano coperte, rivoltano materassi e frugano negli zaini. Quello di Cadmon, il mio…Un brivido mi percorre la schiena, ma poi ricordo la mia rapida incursione ed il recupero dell’agenda. Quella almeno è al sicuro. Con il cellulare rotto nella tasca dei jeans non ho nient’altro che possa interessare loro.
Coiland sottintende alla perquisizione con ammirevole autocontrollo, mentre Cadmon figura in tutta la sua assonnata dignità indossando solo i boxer ed un paio di pantofole. Ma guardatelo! Mi dico, sfruttando l’attimo di confusione in cui nessuno si è ancora accorto della mia presenza; sembra quasi reale con quei suoi piccoli occhi stretti dalla sorpresa ed i capelli ridotti ad un groviglio inanimato.
Mi avvicino proprio mentre il tecnico si sporge, apparentemente allarmato, verso Coiland: -Che cosa succede?- lo sento chiedere e il Direttore si presta alla messa in scena con assoluta solennità e dedizione quasi paterna. Butto giù l’amaro. Anche volendo, oramai è troppo tardi per avvisare il Dumesh del voltafaccia di Cadmon. Non mi resta che sperare abbia preso le sue precauzioni.
In un angolo Wyatt tiene d’occhio la situazione mentre Noire gli mostra zelante alcune carte. I due confabulano in disparte per un po’. L’Airin più robusto mi indica spostando il collo taurino e gli occhi cerulei nella mia direzione, poi torna a confrontarsi con Mex. Preoccupato, faccio mente locale. Deve trattarsi delle informazioni su Crom che ho stampato prima del viaggio, ma non penso possano costituire una prova. Assorto guardo Wyatt fare un gesto, liquidare pacato la questione.
La ragazza Crash nel frattempo ha finito una prima scansione del computer, senza aver trovato nulla, sembrerebbe. Incredulo e sollevato, lancio uno sguardo a Coiland. Il Diretttore. La sua posa, i suoi occhi, tutto in lui sembra suggerire la sicurezza derivante da un lavoro ben fatto. Osservandolo, riesco quasi a vedere la cura e l’attenzione con cui, ad insaputa di tutti, deve essersi preparato a questo preciso momento. E mi vengono i brividi.
Ma poi, -W, vieni un attimo!- Chiama l’Airin non particolarmente appariscente. La cresta calcificata sul suo capo si piega minacciosa di fianco alla collega. La ragazza Crash fissa con occhi spenti lo schermo, il riflesso di lettere e caratteri alfanumerici verdi indelebilmente registrato nella sua opaca iride meccanica. La schermata del pc è completamente nera.
Wyatt si accosta alla scrivania. Controllato come sempre, scambia due parole con i compagni, poi annuisce e fa cenno al giovane dai capelli grigi di accompagnare fuori la Crash.
Il capitano gira il busto con calma, ci guarda: -Temo i suoi timori fossero fondati, Direttore-
La mente completamente svuotata, mi volto verso Coiland.
Che . Cosa . Significa?
-Saranno necessarie ulteriori analisi, ma abbiamo riscontrato tracce di attività di natura illecita volte al boicottaggio dell’Organizzazione e di vari enti ad essa legati.-
Cadmon spalanca gli occhi, sorpreso e per un attimo, un solo, inebriante attimo, mi racconto che questo fa ancora parte del piano. Che Coiland probabilmente si è reso conto delle mosse di Cadmon ed ha chiamato i Cronohand per poterlo incastrare prima che lasciasse l’Hands. E lui, stronzo, che voleva incastrare Cobalto!
-Quindi il black-out di oggi…- Inizia il tecnico, scrollandosi dagli occhi la falsa patina di sonno. Coiland non lo guarda neppure, ma annuisce amareggiato: -Non è stato un vero black-out. Ha colpito solo l’Organizzazione ed i CromoLab non hanno registrato alcuna attività proveniente dal Generatore-
-Chiunque sia stato ha colpito dall’interno- dichiara pratico il giovane Mex -Per vie informatiche-
A questo punto, mi par quasi di sentire il sordo rintocco del cuore di Cadmon rimbombare ansiogeno fuori dalla cassa toracica. Ma quello che sta tremando sono io.
-Non penserete mica…?- Sbircio teso oltre il busto del Direttore. Cadmon, incapace di concludere la frase, accenna evasivo in direzione della branda e delle scrivanie dietro ai miliziani. Mex e Noire si scambiano un’occhiata significativa. Poi Coiland si volta asciutto verso di lui e con un gesto meno casuale del solito, gli posa una mano sulla spalla e stringe.
-Penso fosse tutto pianificato già da un po’.- annuisco, quasi persuaso della sincerità nel suo tono premuroso -Ma tu lo conoscevi da troppo poco. Non fartene una colpa. Cobalto è sempre stato un allievo piuttosto problematico-
Per lo shock salto un respiro ed un gemito strozzato è tutto ciò che riesco a produrre. Come se la mia gola non mi appartenesse più, ho appena fiato per boccheggiare miseramente.
-Zachary?- Coiland mi guarda con un misto di preoccupazione e sconcerto, ma già mentre fisso il suo occhio giallo chimico luccicare al fioco bagliore delle lampade, riconosco la falsità, l’assoluta, fredda insensibilità che ha da sempre albergato sul suo volto sotto la maschera di decoro e rispettabilità. E forse la sua maledetta benda serve proprio a questo, a nascondere la sua vera natura!
E ricordo anche le sue parole, ricordo la scelta cui mi ha imposto di tener fede.
Quale scelta? Quali parole?
Lui non ha mai avuto intenzione di aiutare Cobalto. È stato lui! Lui che ha assunto Cadmon. Lui che ha chiamato i Cronohand.
Perché l’ha fatto?
-Data la situazione,- continua Wyatt ignorandomi -penso sarebbe saggio prendere in considerazione l’eventualità di un posticipo.-
Coiland gli dedica una lunga occhiata incolore: -Apprezzo la premura, Wyatt- risponde con evidente acredine, -ma temo la Lunarizzazione non possa più aspettare-
Allora è questo! È questo che conta per lui. La Lunarizzazione! I suoi pannelli e la sua stramaledetta luna artificiale!
Il dissenso e le azioni sconsiderate di Cobalto, ricordo, avevano già portato ad un posticipo del progetto. Finché poteva servirgli per lo studio dei black-out e del mio caso se l’è tenuto stretto, poi lo ha semplicemente gettato via. E anche le parole di Cadmon al telefono iniziano ad avere un senso: “Non sono un coglione usa e getta come gli altri!” Quali altri, però?
-Cobalto non avrebbe potuto- sibilo, tremando violentemente -Ha passato tutto il pomeriggio con me ed il mio supervisore applicato- esito un istante, chiedendomi se sia saggio tirare in ballo anche Ezra, ma se Cobalto mi ha detto di fidarmi di lui, penso fosse con cognizione di causa, quindi proseguo: -Il computer oggi non lo ha neppure toccato!-
Trambusto appena fuori dalla stanza. Wyatt lancia un’occhiata fugace in quella direzione, poi distoglie lo sguardo: -Non aveva bisogno di essere qui- spiega gravemente -Aveva impostato tutto settimane fa, il giorno del risveglio di Bloom.-
Ricordo quella schermata sospetta. Le varie schermate sospette! E se avesse ragione? Se Cobalto avesse solo sempre lavorato per distruggere l’Organizzazione? Perché allora Coiland, conoscendo i suoi trascorsi, sarebbe tornato indietro in persona per lui? Per cercare proprio lui?
No, penso che Cadmon sia l’artefice di quei virus. Penso che Cobalto avesse sospettato qualcosa. Ecco perché si è allontanato.
Ecco perché lo stesso Cadmon pensava di andarsene, pagamento o no.
Pervinca, Cobalto, Cadmon. Mentre agitato cerco di districarmi tra le molte parole, e le altrettante bugie, inizio a vedere un filo conduttore.
Cornie Coiland è un Dumesh pericoloso. Il suo obbiettivo è la Lunarizzazione. Il successo ad ogni costo, e chiaramente il sistema temporale rappresenta un ostacolo sul suo percorso. Inizio a sospettare che la luna artificiale nella stanza 62pIB non sia effettivamente un espediente, ma la soluzione.
Se questo è ciò che ha fatto a Cobalto, un fruitore ambivalente con Segno del Sogno e discrete capacità attive, che cosa sarebbe disposto a fare ad uno come me? Che cosa ha già fatto?
Incredulo, passo in rassegna i volti dei presenti e nel profondo anche quelli di alcuni assenti. Quando è il turno di Coiland, lo fronteggio apertamente come non ho mai osato fare prima. Con una sola, certa, consapevolezza: ora sono veramente in terra straniera.
-C’ero anche io- dico -sul C5, qualche ora fa-.
Ecco qualcosa che sembra finalmente impressionare Wyatt Mex. Alza il capo gradualmente.
-Ci siamo andati per causa mia- aggiungo più sicuro -Non so cosa sia effettivamente successo questo pomeriggio, ma so che Cobalto non stava scappando- Mi volto intenzionalmente verso Cadmon, -lui non l’avrebbe fatto-
Noire apre la bocca, la richiude. Mex al suo fianco mi scruta scettico, amareggiato. Forse sta pensando: ecco un altro che c’è cascato! Cobalto non ha amici bla, bla, bla…Pensi quello che vuole!
-Per quale motivo?- Domanda infine, vagamente indispettito. Non mi crede. Ma dovrà farlo!
-Perché lì c’era qualcosa che mi apparteneva-
Silenzio.
-Perché io ero su quel treno il giorno in cui il black-out l’ha colpito!-
Anche senza vederli, sento gli sguardi dei tirocinanti ormai svegli pesare sul mio collo. La loro eccitazione. E già, ragazzi, io sono il sopravvissuto! Mi trattengo a stento dal ridere, poi una fitta allo stomaco mi ricorda che le mie viscere non stanno ridendo per niente.
Sento lo sguardo di Coiland puntato addosso, la sua energia condensarsi in piccoli grumi d’incredulità. Vorrei girarmi, ma non intendo dargli neppure quest’ultima soddisfazione. Ci pensa Wyatt al posto mio.
-Beh- inizia seriamente in difficoltà -Se le cose stanno così, penso dovrai seguirci alla Cronohands-
Guarda Coiland, ma subito distoglie lo sguardo. Che cosa avrà visto?
-Mi procurerò un avvocato- risponde vibrante la voce del Direttore.
Noire, ben contento della possibilità, costringe le mie mani dietro la schiena poi mi fa voltare. Vedo Cadmon, gli occhi puntati al suolo e Keri, la boca socchiusa. Ezra mi fissa sconvolto, il trucco completamente rovinato. E poi c’è Coiland. Mi faccio forza.
Voleva facessi la mia scelta?
Bene, questa è la mia scelta!
I suoi tentativi di manipolazione non mi fanno paura!
Lo guardo e lui sta sorridendo.
Luci ed ombre by Amelie
Author's Notes:
Eccoci qui.
Pensavo di chiudere L'Inverso Baleno (volume 1) con questo capitolo e tutto quel che ne consegue, MA l'ultima parte salta nell'epilogo ed il prossimo sarà l'ultimo intermezzo. 2 chapters to go quindi! ;-D
Questo me l'ero figurata diverso e l'ultima parte mi sembra un po' frettolosa, ma non era mia intenzione andare tanto in profondità in un mondo che avrete (ed avrà) modo di conoscere (e stufarvi) MOLTO presto, spero ^^
Previously:
Coiland chiama i Cronohand all'Organizzazione e, mentre in un primo momento sembra sul punto di smascherare Cadmon come spia, alla fine salta fuori che il Dumesh sospetta Cobalto di boicottaggio. Zach non è convinto di questa versione ed intuisce che le azioni di Coiland sono volte a proteggere la Lunarizzazione dallo scetticismo del suo sottoposto. Cobalto (già in custodia dei Cronohand) viene accusato per la scappata al navettiporto e ciò che trapela dal suo computer sembra suggerire un suo coinvolgimento anche in campo informatico (haker? Terrorista informatico?). Zach non accetta la piega che stanno prendendo gli eventi e confessa di essere stato al terminal navette (sul C5) con Cobalto. I Cronohand lo portano via per interrogarlo.
Prima: Ezra gli parla di Cadmon e di come sia stato assunto direttamente da Coiland tramite agenzia ---> ricordo che si è scoperto che Cadmon è un umano e forse conosceva Zach prima del suo arrivo a Crom;
Prima ancora: Coiland fa uno strano discorso a Zach, invitandolo ancora una volta a fare fede alle sue parole ...Parole scambiate dopo uno dei primi black-out, relative ad una scelta che Zach avrebbe presto dovuto fare. Peccato che Zach non ricordi né di che scelta si sta parlando né quale è stata la sua risposta (ammesso ci sia stata).
Riassunto un po' incasinato per una storia incasinata. Spero sia utile per rinfrescarvi la memoria. E' di nuovo passato un sacco, quindi anche io ne ho bisogno (qualcosa me lo sono perso per strada sicuramente, scusate!).
Buona lettura!
Capitolo 25
- Luci ed ombre -




-Zachary Hulm, giusto?-
A parlare è l’ufficiale di mezza età incontrato ieri all’Organizzazione. Alza il capo da una board portatile su cui Wyatt ha appena scaricato qualcosa, ed un corto ciuffo color prugna sfugge dall’ordinato nido ingellato che sono i suoi capelli sopra un capo incredibilmente lucido.
Cercando di non dare troppo a vedere la mia curiosità, annuisco: -Sì-. Immagino che lo scambio riguardi i dati raccolti sul computer di Cobalto poche ore fa, e la cosa non fa che riportarmi ossessivamente a quanto accaduto. A contattarli – i Cronohand, dico - è stato Cornie, ma perché l’ha fatto? Ultimamente Cobalto è stato piuttosto duro rispetto alla gestione del Direttore. Forse Coiland si è accorto di questo malcontento ed ha avuto paura. Paura di Cobalto, di cosa avrebbe potuto fare. Di cosa forse stava già facendo per boicottare la Lunarizzazione...No, no! Di qualsiasi cosa si tratti io non riesco a credere che Cob abbia realmente avuto intenzione di osteggiare l’Organizzazione. Non così! Non causando altro terrore. Altre…regressioni. Guardo desolato il soffitto dove un orologio in energia tempo ondeggia smorto fuori della mia portata. E se invece...?
Ma anche fosse! Non credo il Direttore abbia veramente assunto Cadmon, mobilitato i suoi rivali ed ideato tutto quell’'Ooh, io, povero imprenditore Dumesh tradito dal mio stesso pupillo, Segno del mio Segno…' eccetera per sbarazzarsi di Cobalto in base ad un semplice istinto. No! Deve essersi sentito realmente minacciato da qualcosa. Qualcosa che, inizio a pensare, deve avere a che fare anche con l’astro artificiale nella stanza 31pIB. Quella luna è preziosa per il Direttore e Cobalto sa qualcosa. Quella volta, di ritorno dal Memorial dei Ripetenti, non è stato un caso esserci tempo-trasportati proprio nell’hangar blindato. Già...
I black-out – ammesso che Cobalto li abbia veramente causati – non sono quel che veramente preoccupa Coiland. Altrimenti il Direttore avrebbe già fatto qualcosa a riguardo. Conosce bene Cobalto. Se veramente dubitava della sua fedeltà, non avrebbe lasciato che gli avvenimenti degenerassero così. Ma è proprio questo il punto! Cornie Coiland, quel Doppio, ha lasciato, probabilmente pure voluto, che le cose andassero come sono andate. E Cobalto, alla fine, è rimasto preso in mezzo. Perché prendersi tanto disturbo?
Forse l'accordo che c'era tra loro stava diventando troppo vincolante, troppo difficile da rispettare, per entrambi. Coiland se n'è solo tirato fuori prima di Cobalto. Come avrebbe potuto, in definitiva, tener fede alla promessa fatta? Coiland? Svegliare me dallo stato di ripetente?! Come? Se neanche io so dove si trova il mio corpo! Un grosso cumulo di stronzate, ecco cos'era quel loro patto! E Cobalto si è pure lasciato infinocchiare! Che poi, per quale assurdo motivo il mio risveglio, il mio benessere quindi, avrebbe dovuto contare per lui? Paura che le mie crisi potessero causare altre stragi? La cosa deve essere più grave di quanto Ezra non ha sempre voluto farmi credere! Merda...
Incapace di concentrarmi oltre, distolgo lo sguardo. Devono essere le cinque del mattino o giù di lì e questa stanza, un piccolo studio rivestito di specchi, è tutto ciò che fino ad ora ho avuto modo di vedere della Cronohands. Arrivando abbiamo imboccato una serie di passatoie-pergolato che giravano attorno al complesso principale senza però penetrarvi, e prima che potessi anche solo farmi un’idea del posto, Wyatt Mex stava congedando i suoi compagni e bussando a questa porta. Ed ora se ne sta lì, spalle dritte ed una maschera di stoica disciplina sul volto stanco, apparentemente intenzionato a restare alzato finché anche io non sarò congedato. Il dovere prima di tutto, eh? Mi viene quasi da ridere.
Che fretta c’era, cavolo?! Con Cobalto sotto chiave e Coiland sorridente alle spalle, il problema più pressante della Cronohands ora può forse essere l’allestimento di un processo contro il primo, che il secondo ha apertamente lasciato intendere. O forse, anche, una rapida risposta alla Lunarizzazione. Non di sicuro il sottoscritto! Prendendo le distanze da Coiland e dal suo operato, consegnandomi contro ogni logica e Cobaltiano consiglio alla concorrenza, pensavo di aver dato un’idea piuttosto chiara della mia attuale situazione. Fate di me quel che volete! Stava praticamente gridando il mio orgoglio ferito mentre coraggiosamente mi facevo portar via dai miliziani tra gli sguardi attoniti dei miei amici e la soddisfazione dei nemici.
Scuoto il capo; quella che un’ora fa sembrava una buona scelta, mi si è ritorta contro, ed ora sento l’adrenalina venire meno, l’insicurezza fiatarmi sul collo. Coiland è un individuo pericoloso, insensibile alla lealtà e a qualsiasi problema che esuli dalla sua Lunarizzazione. Solo poche settimane fa non l’avrei mai detto. Vivendo all’Organizzazione per così tanto tempo avevo quasi imparato a fidarmi. E lui ha mentito a Cobalto e lo ha usato; come ha mentito a me, ed ancora non so in che modo possa aver beneficiato della mia permanenza all'Organizzazione. Con quel suo strano discorso sul rispettare quanto detto e fare la scelta giusta sembrava contare sul mio appoggio anche in quest’occasione. Aggrotto la fronte mentre corro ancora con il pensiero fino a quel giorno, in infermeria. Ricordo il discorso, ma non la mia risposta. Davvero strano!
Sicuramente, però, che le mie crisi sembrano alimentare i black-out è qualcosa che il Dumesh, nel bene o nel male, non è stato in grado di lasciarsi alle spalle - e forse non dovrei sottovalutare la cosa neppure io. Ma queste persone? Sono i Cronohand a portare avanti il dissanguamento degli R’s! Non sono altrettanto pericolosi?
Mentre il veterano recupera pensieroso una sedia, io guardo la giovane Glass dagli occhi grigio perla già seduta al tavolo, di fronte a me. Cerco di stabilire che ruolo avrà nella conversazione a venire. Quello della dattilografa? Non vedo computer o taccuini d'alcun tipo. Lei mi fissa, anzi, sembra dannatamente decisa a perforarmi la fronte con quel suo sguardo madreperlaceo alienato ed attento ad un tempo.
-Dunque- esordisce il veterano salvandomi dall’ingrato compito di cercare un altro punto su cui concentrare il disagio -Lei ha affermato che intorno alla ventiquattresima ora della scorsa notte, sessantesimo giorno post IB, si trovava sulla navetta incidentata C numero 5, presso il Deposito Cromonaut di Ago-Est, insieme a Cobalto CobLamai?- Riporta minuzioso.
-Sì-
-Pur sapendo che era sotto sequestro governativo e militare?-
-Sì-
Mentre parlo, sento lo sguardo della ragazza Glass puntato addosso, sulle mie labbra, sui miei occhi. Cerca, quasi il mio viso fosse diventato uno specchio un po' rovinato in cui riconoscere qualche somiglianza con il suo.
-Per quale motivo?- Chiede l'Airin che dirige il colloquio alzando lo sguardo dalla board. La cosa, tutta questa storia – la mia storia – sembra risultargli incredibile. C'è chi scappa con solo gli abiti da Ripetente ancora addosso e chi addirittura organizza rivolte pur di allontanarsi da Mex! E poi ci sono io che volontariamente mi getto tra le sue braccine amorevoli, eh già!
-Stavo cercando qualcosa che mi appartiene- rispondo senza quasi pensarci e, mentre studio quale sia la continuazione meno compromettente, noto che il veterano alza brevemente il capo verso la ragazza Glass. Lei non lo guarda e nemmeno dà segno di essersi accorta dall’occhiata, ma la vedo battere ciglio un’unica, rapida volta. Dalla sua posizione a capotavola l’Airin osserva, poi prosegue:
-Sostiene inoltre di aver viaggiato sul C5 il giorno del black-out alla stazione un mese e mezzo fa, dico bene?-
-Sì-
-Ha ancora il biglietto?- Chiede l’ufficiale consultandosi dunque con Wyatt. Questi apre la bocca, ma prima che il ragazzo possa rispondere, io decido che è il caso di prendere in mano l’interrogatorio:
-Penso di averlo lasciato all’Organizzazione, ma Wyatt Mex può confermare-, dico.
I due si guardano.
-Era tra le squadre di soccorso quel giorno. Non trovavo più i miei documenti e lui mi ha gentilmente assistito fino all’arrivo di Coiland.- Squadro il ragazzo, ripensando alla dinamica dei fatti, al modo del tutto naturale con cui Coiland è venuto in mio soccorso mentre i Cronohand cercavano di farmi passare per un clandestino. Wyatt, diversamente dai suoi colleghi, è stato gentile, comprensivo. Quel primo giorno ho davvero apprezzato il suo aiuto.
-Era nello scomparto 24- conferma l'Airin più giovane, -l’unico sopravvissuto.-
Quel primo giorno è ormai lontano, realizzo. Ma, nonostante Wyatt abbia sputato fuori la parola con sprezzo, quasi la piccolezza dell’idea lo irritasse, riconosco nel suo sguardo un guizzo di malcelata colpevolezza. Con il senno di poi intuisco perché quel giorno mi ha aiutato. Cosa una simile fortuita casualità potesse – e può - significare nella gara alla soluzione più efficace all'IB.
Quest’ultimo ha detto di essersi avvalso dell’aiuto di Ethel per monitorare i disagi ferroviari ed aiutare i viaggiatori colpiti dai black-out prima che finissero nelle grinfie del rivale. Ora mi è più facile stabilire quanta di quella solerzia fosse effettivamente disinteressata; ma se Coiland ha potuto fruire delle conoscenze derivate dal mio fortunato salvataggio per lo studio dei black-out e della mia passività per Dio solo sa che altro losco scopo, nemmeno riesco ad immaginare cosa avrebbe potuto fare Mex trovandosi a disposizione una così comoda cavia da testare e poi rinchiudere - come probabilmente spera di fare con Pervinca Bloom.
-Aveva avuto contatti con Cornie Coiland prima del suo arrivo?- Deglutisco guardandomi attorno in modo, forse, un po' troppo sospetto. Annuisco, poi vedendo che non sono soddisfatti ripenso alle parole dette da Ezra rispetto all'assunzione di Cadmon presso l'Organizzazione:
-Il Direttore ha contattato l'agenzia dopo aver letto il mio curriculum.-
Non so bene cosa intendesse il Dumesh parlando di agenzia, ma se Cadmon è stato assunto tramite essa, e Cadmon è un Continentale – un Umano – per converso immagino la mia versione possa essere plausibile. Il veterano sembra pensarlo.
Ripenso a Cadmon, alla sua telefonata. Nonostante ora io non riesca a pensare lucidamente, una cosa ho terribilmente paura di averla capita: Cadmon mi conosce, la persona con cui parlava mi conosce e se solo il mio cervello non fosse andato in pappa insieme al me stesso fisico e a buona parte dei miei ricordi, forse lo riconoscerei pure! Ma no, niente da fare...
-Ed era quello dunque...- sobbalzo, strappato alle mie paturnie. Il veterano sta sorridendo, vagamente conciliante, -che stava cercando questa notte sul C5?- Intreccia le mani sul tavolo: -la carta di…- aggrotta la fronte, cercando il termine giusto in worldword.
-Identità, sì- rispondo avendo abbastanza presenza di spirito da riallacciarmi alla mia tela di menzogne. Mentre parlo, tengo d’occhio la ragazza di fronte a me e noto che l’Airin più anziano le dedica un’altra occhiata non-corrisposta. Anche Mex la sta guardando, poi punta verso il sottoscritto, attonito. Ancora una volta lei si limita ad un fremito delle lunghe ciglia brune. Non è solo un riflesso privo di valore, intuisco, ma non potendo ancora dare un nome al mio sospetto, rimango allerta.
-Sono stati fatti dei controlli il giorno stesso- interviene Wyatt puntualmente, riprendendosi -Tutto quello che abbiamo trovato è esposto presso il nostro distaccamento ‘oggetti smarriti’-.
Niente, la ragazza Glass se ne sta composta e mi fronteggia ancora una volta in assoluto silenzio. Se non fosse perché l’ufficiale e Wyatt le lanciano frequenti sguardi, penserei quasi la sua presenza sia solo frutto della mia immaginazione. Ma non è così.
-Non ne avevo idea- mi giustifico sinceramente -Coiland mi ha fornito la card temporizzata- spiego, scegliendo le parole con cura -Ma ho bisogno dei miei vecchi documenti per tornare sul Continente e, data la situazione…-
-Intende lasciare l’Organizzazione!- Rileva dunque l'Airin più anziano, interpretando le mie parole. Quello di tornare a casa è un pensiero che mi ha sfiorato spesso durante questo soggiorno a Crom, e forse, sì, ciò che speravo realmente di ottenere questa notte consegnandomi ai Cronohand era un pretesto per allontanarmi dall’azienda di Coiland.
-Perché? Non si è trovato bene con Coiland?- Interroga ancora il veterano, quasi mi avesse letto nella mente.
-Ecco beh…- Che cosa dovrei rispondere ora? Per quanto sarei tentato di confidargli tutti i miei dubbi ed i sospetti che ho rispetto al Direttore e all’operato di Cadmon, non posso farvi menzione senza che si finisca a parlare della mia situazione e senza che il mio falso tirocinio o che la mia passività saltino fuori, così resto sul vago: -Non era ciò che mi ero aspettato-
-Se non sbaglio il suo supervisore è Ezra Eres- Annuisco -Quel Dumesh è l’ideatore dei portali!- Esclama allora lui, incredulo. Il fatto che io possa anche solo prendere in considerazione l’idea di privarmi di un tale intelletto sembra risultargli assurdo. Mentre lo guardo, ricordo che già all’Organizzazione l'uomo aveva mostrato gran considerazione verso Ezra mentre gli altri ne sbeffeggiavano i natali da Dumesh.
-Gli standard lavorativi sono ottimi, Eres è una persona squisita- sorrido tra me e me: e dopo questa lode, che – sono certo – il mio tecnico applicato non mancherà di rilevare tramite il suo Segno, Ezra non potrà tenermi il muso troppo a lungo. Torno serio:
-Ma tutta questa tensione, la crisi…Ecco, penso stia diventando tutto un po’ troppo pericoloso. I miei famigliari mi vorrebbero a casa al più presto.-
Al che il miliziano si piega accuratamente in avanti e studia il mio viso, prima di chiedere muta conferma alla Glass.
Ma certo! È una conferma quella che cerca e la giovane deve avere qualche capacità medianica che le permette di studiare e riconoscere nel mio sguardo e nelle mie reazioni alle sue domande sincerità o menzogna. Ed io che fino ad ora ho sempre creduto che la particolarità del popolo Glass stesse semplicemente nell’omogeneità genetica pressoché perfetta che li contraddistingue anche a distanza di varie generazioni! Studio con maggiore attenzione la ragazza. Lei ricambia l’occhiata con trasognata fissità da sotto un ordinato caschetto di capelli castani raccolti in una coda alta.
-E quindi CobLamai l'avrebbe accompagnata al navettiporto per cercare dei documenti di notte e di nascosto adoperando anche il Segno per coprire l'intrusione? È una bella responsabilità non crede? Senza contare che CobLamai conosceva bene l'ufficio Oggetti Smarriti dal momento che è venuto a recuperare le cose dei suoi genitori.-
L'Airin mi guarda con calmo scetticismo. Non ho idea cosa gli abbia comunicato fino ad ora la Glass, ma ho paura non cada a mio favore.
-Lo sapeva? Su quel treno c'erano anche i suoi genitori: Crobel e Vanille CobLamai.-
Alzo il capo, cercando di ricacciare indietro la saliva senza dare troppo nell'occhio.
-Sì, me ne ha parlato.-
Un attimo di silenzio. Mi guardo attorno affaticato, allora non era solo una mia impressione: la storia deve sembrare loro davvero incredibile.
-Senta, mi spiace per come sono andate le cose. Ammetto di aver mentito questa notte, di non aver palesato subito la mia effettiva presenza su quel treno. Ero preoccupato, spaventato, ma io desideravo veramente trovare la mia...identità- faccio un gesto, mangiandomi accuratamente le parole. Ho come l'impressione la cosa conti ai fini del minuzioso controllo “somatico” che sta compiendo la ragazza Glass; e senza andare per il sottile si può veramente dire che la mia identità è ciò che stavo cercando.
Il veterano e Wyatt mi fissano. La ragazza Glass invece distoglie lo sguardo per la prima volta questa notte. Che cosa significa?
-Vuole sentire, invece, che cosa pensiamo noi a riguardo?- Chiede ad un tratto l'Airin, lisciandosi un ciuffo viola dietro le orecchie. Non lo dice con l'acredine che ci si aspetterebbe da un poliziotto alle prese con un palese contaballe e, intuisco, quello che seguirà non è un giudizio personale. È per l’azienda che sta parlando. Per Mex. Mi stringo nelle spalle, cercando di non perdere la calma.
-L'idea è partita da CobLamai. Era lui, CobLamai, e non lei, Hulm, in cerca di qualcosa sul C5 questa notte. Ed io penso che lei stia solo cercando di coprirlo-.
Scuoto il capo, contrariato. Io ero là, sul C5, questa notte e nonostante l’idea è partita da Cobalto, si può dire che tutto quel che accaduto dopo è stata colpa mia. Non ho paura per me stesso. Alla fine che mi credano o no, che mi trattengano con o contro la mia volontà non fa differenza. Voglio allontanarmi, almeno temporaneamente, da Coiland. E’ l’unico modo per capirci qualcosa. Ma Cobalto? Per quante volte ha effettivamente violato il sistema informatico del gruppo Mex, altrettante la colpa è ricaduta su di lui per puro pregiudizio. E questa è una di quelle.
-Abbiamo motivo di pensare- prosegue l’intervistatore -che CobLamai a suo tempo abbia preso parte all’organizzazione del black-out che ha causato il deragliamento del treno, e che quindi stanotte vi sia salito per assicurarsi non ci siano prove che ricolleghino anche quest’incidente alla sua persona-
Alzo il capo, deciso ad esprimere il mio dissenso a riguardo, ma quando sto per aprire bocca, due colpi di nocca bussano proverbiali alla porta e io mi costringo a rivalutare il mio piano d’azione. In fondo non ho idea di che cosa stia passando loro veramente per la testa. Guardandoli riesco a vedere tutta la disciplina ed il freddo autocontrollo imposto dalla posizione che occupano e capisco che non c’è, in fondo, nulla che vieterebbe loro di arrestarmi qui ed ora, senza prolungare ulteriormente la solita vecchia solfa. Ed invece quella che ancora una volta sembrano offrirmi è una via di fuga, uno svincolo che mi allontani da Cobalto e dalle sue azioni, presenti e passate. Non riesco a capire.
-Ora…Il sistema centrale del navettiporto è stato disattivato durante il lasso di tempo in cui CobLamai si trovava là- prosegue l’Airin più anziano come catalogando il mio silenzio come un assenso -Pur non avendo registrazioni video, i nostri tecnici hanno potuto constatare la presenza di due tracce tempo piuttosto definite.-
Mi guarda facendo poi un gesto conciliante affinché la giovane Glass vada ad aprire la porta.
-Io...- inizio, intenzionato infine a reiterare la mia confessione. Forse è solo un modo molto contorto per strapparmi la verità? L'uomo fa un gesto secco, interrompendomi:
-Vorrei che lei capisse che questa non è un'accusa-. Lo guardo con occhi vuoti. È proprio questo che mi turba! Che cos'è, psicologia inversa?! La ragazza Glass deve per forza aver captato la verità delle mie parole quando all'inizio ho confermato la mia presenza sul C5 questa notte. E allora? Ignorando, persino coprendo la cosa che cosa sperano di ottenere? Non riesco a...
-Capitano Sumire- l'Airin si volta verso l'ingresso. Una ragazza attende in buon ordine, i lunghi capelli scuri e gli occhi color ardesia. La riconosco subito. È la semi-Crash che al navettiporto mi ha lasciato scappare. Sussulto, le orecchie che diventano bollenti. Lei mi guarda brevemente, poi tende dei fogli al superiore.
-Glielo dica anche lei, per favore. CobLamai è un fruitore ambivalente. Sa usare il tempo come il Segno ed il suo Segno è quello del Sogno...-
-Lo so-
Wyatt e la ragazza Glass mi guardano con curiosità.
-Quindi sa anche che cosa significa?- Mi sposto sulla sedia, atterrito ma lui non attende una replica e continua: -Può usare le sue capacità per mettere pensieri nella mente delle persone e azioni in corpo alle stesse. - Fa una pausa -CobLamai l'ha usata!- Poi abbassa il capo sui fogli ricevuti.
-Le due energie registrate...- Inizia puntigliosa il capitano Sumire, ma io non lascio che finisca.
-Io ero su quel treno. L'energia registrata è la mia-
-Come? Lei è un umano. Si renderà conto che...-
-Me ne rendo conto- e per un istante mi pare quasi sia veramente così. Non hanno abbastanza prove per accusare Cobalto, rifletto. Forse giusto per questa notte, ma non per il deragliamento del treno e neppure per tutto il gorgo - così pieno di ripetenti dopo l’IB. Forse è loro intenzione attribuire a lui e ai suoi compagni la catastrofe stessa dell’Inverso Baleno. Ma è proprio questo il punto. Anche ammettendo Cobalto sia un figlio degenere, che non si fa scrupoli a causare il blocco della navetta su cui viaggiavano i suoi stessi genitori solo per nuocere a Mex, non potrebbe aver fatto tutto da solo! Inoltre, i Cronohand con i loro controlli-tempo non possono che aver individuato due sole tracce: quella di Cobalto e quella di Keri.
Pare che la mia assenza dal piano temporale ancora una volta mi stia salvando, ma non è ciò che speravo accadesse. Non se significa sacrificare Keri al posto mio. Ed è proprio quello verso cui sembrano premere gli sforzi e le parole dei Cronohand in questo momento. In fondo l’hanno sempre vista insieme al mezz’Airin. C’era pure il giorno del mio arrivo a Crom. Forse credono che, incriminata lei, avrebbero Cobalto in pugno. Scuoto il capo tra me e me. Non hanno capito niente allora. Avrebbero più possibilità trattenendo me!
-Quell'energia è mia!- ribadisco sicuro -Ho imparato ad usare il tempo come un qualsiasi Airin. Chiedete al mio supervisore se credete. Vi confermerà solo le mie capacità.-
Wyatt spalanca gli occhi. La ragazza Glass e Sumire si guardano senza tradire alcuna emozione, mentre il superiore si sfrega la corta barba con fare assorto. Lascia ricadere i fogli. Sorride mesto.
-Sarò onesto- proclama, intrecciando le dita a fior di mento -La logica ed il buon senso mi guiderebbero a dubitare di lei dodici e più volte, Hulm- mi guarda;
-Fortemente!- Esplica con veemenza. Poi sospira.
-Se non fosse per le molte prove forniteci nel tempo dalle sue stesse azioni.-
Aspetto, cercando di prevedere in che modo la questione virerà verso il mio arresto. Perché, però, prendersi la briga di tenere quest'interrogatorio allora?
-Il suo arrivo, gli Archivi, il Tempoligono,- enumera pratico -questa notte! La sua abilità nello schivare la regressione non è passata inosservata…e pur intuendone il potenziale, non farò mistero che la Direzione ha avuto le mani legate…- Lo guardo, trattenendo il fiato mio malgrado.
-Fino ad oggi- conclude l’Airin, alzandosi. Fa un cenno alla ragazza Glass e al capitano Sumire, cui riconsegna anche i fogli ricevuti pochi minuti prima. Mentre i documenti passano frusciando di mano in mano, ho la sgradevolissima sensazione di essere fottuto. Che non siano serviti che a questo. Che ad inscenare questo! Le due ragazze si inchinano leggermente, poi escono dalla stanza.
Rimaniamo soli: io, il veterano e Wyatt Mex. E mentre il mio sguardo passa da uno all’altro con malcelata apprensione, inizio a sentire il peso opprimente delle quattro mura e dei neon asettici che si specchiano sui pannelli vetrati alle pareti.
Sono interessati al mio caso. Lo sono dal giorno del mio arrivo, intuisco a disagio. Quanto sono stato idiota! Per tutto questo tempo ho voluto crogiolarmi nel pensiero che qualunque cosa fosse successa, l’Organizzazione sarebbe stata dalla mia parte. Che mai e poi mai avrei ceduto informazioni e capacità alla Cronohands. Ma ora che ho voltato le spalle a Coiland e ad Ezra, non ho più la protezione e la sicurezza di prima. Si può dire qualsiasi cosa di Mex, ma non che non giochi secondo le regole. Ha aspettato. Solo aspettato. Senza una mia ammissione volontaria ed un motivo preciso non potevano trattenermi qui. Io ho fornito loro motivo ed informazioni. Colpevole o no, d’ora in poi mi terranno ben stretto alle loro gonne; e, per quanto mi secchi ammetterlo, non sono del tutto certo di voler io per primo lasciare la presa.
Forse era questa la scelta di cui parlava Coiland. Forse era della Cronohands che parlava, e già lo sapeva. Già allora. E poi, questa notte, forse ha presentito...
-Come probabilmente avrà saputo, stiamo lavorando ad un nuovo sistema di drenaggio temporale, più sicuro-
La voce dell'investigatore Cronohand mi arriva ovattata, incomprensibile in un primo momento. Alzo il capo, nauseato. Wyatt sta lì, lo sguardo ambrato fisso di fronte a sé, quasi non osasse incrociare il mio volto. Avete accalappiato già qualcuno, così, vero?
-Il dissanguamento?- Chiedo allora, levigando con lenta cura ogni singola sonora implicazione. Wyatt sussulta, pieno di sdegno. Il veterano, invece, stringe le labbra, amareggiato ma con misura, poi si alza.
-No- dice facendo un mezzo giro attorno al tavolo. Poi sembra cambiare idea e si dirige verso il fondo della stanza, dove con due tocchi quasi impercettibili materializza una cortina olografica raso la parete. Il pulviscolo trasparente pulsa appena più vivido confondendosi contro gli specchi del rivestimento in una serie infinita di riflessi ad incastro. Una ventina di Zach fanno capolino da oltre le sue spalle, riguardandomi con la mia stessa circospezione. Viene quasi difficile concentrarsi sull'ologramma vero e proprio. Poi però una serie di immagini iniziano a popolarlo e mentre la presentazione grafica procede, l'Airin che fa gli onori spiega:
-Il dissanguamento, come lo chiama lei, è solo l'inizio- seguo i suoi gesti, disgustato.
-L'energia raccolta fino ad ora è stata certamente preziosa, e più di un ente se n’è avvalsa.Voi dell'Organizzazione apparentemente guardate con gli occhi di Coiland, e vedete solo sfruttamento, ma se usaste i vostri vi rendereste conto di quanto lo stesso Coiland abbia beneficiato del tempo salvato grazie alle donazioni dei famigliari delle vittime. Donazioni volontarie e regolarmente sottoscritte dopo essere giunti ad un accordo da ambo le parti.- Si volta, mi indica.
-Forse lei potrà non rendersene conto, è qui da poco, non gliene si fa una mancanza, ma affinché quelle persone tornino a vivere, affinché rientrino nel giusto ordine temporale, è prima necessario ristabilire tale ordine. Il generatore rappresenta quest'equilibrio e finché non sarà riattivato neanche lo scorrere regolare di quelle vite può riprendere. Ora, non sta a me giudicare l'operato e di Coiland e del nostro Direttore, ma obiettivamente, che cosa porterà la Lunarizzazione?-
-Un'alternativa a questo!- Allargo le braccia, indicando vagamente l'ambiente.
-Parla già come quel Doppio!- soffia Wyatt apertamente. Lo guardo, incredulo e pieno di repulsione;
-...lavaggio del cervello...- Lo sento mormorare. Il veterano fa un cenno conciliatore e mi guida verso l'ologramma. Qui inizia ad illustrarmi con voce calma e molto chiara tutta una serie di progetti, piani di sviluppo e ricalibrazioni tempo-qualcosa che hanno un margine di errore spaventosamente basso. Tutto questo, tutti questi calcoli e buoni propositi mi spaventano e fanno vacillare la mia buona fede già così poco sicura. Mex ha aspettato, . E sta lasciando agire Coiland, certo. Ma tutto questo tempo non si è sicuramente limato le unghie solo per le molte comparsate televisive! Ciò che mi stanno mostrando è il frutto di mesi e mesi di scrupoloso impegno e serietà e guardando queste slide...Seguendo gli ologrammi attraversare volto e mani del mio composto anfitrione, riesco a vedere un futuro. Riesco a vederlo! E prima ancora di questo, mi accorgo che la repulsione iniziale ha ormai lasciato spazio all'ammirazione. Lo stesso Wyatt, al bagliore luccicante dello schermo, mi appare trasfigurato: onesto, rassicurante. Lavaggio del cervello, ha detto? Sorrido. Forse è proprio così. Forse è ciò che intendeva fare Coiland e forse i Cronohand continueranno da dove lui ha lasciato, ma non mi importa.
Questo, tutto questo, non è che l'altra faccia dell'Organizzazione, meno goliardica e più disciplinata. Fa tutto parte del gioco. La rivalità, i sotterfugi, le spiegazioni concilianti...Non ci sono forse già passato?
Sì...
Per educazione, lascio che la presentazione continui, e mentre le luci sfavillanti dell'ologramma mi avvolgono, sento di aver già preso una decisione.
Essere qui significa essere vicino a Cobalto. Non solo! Essere qui è anche idealmente essere vicino a Bloom, dato che i Cronohand lo stanno cercando, e lontano da Coiland. Al diavolo la paura e la voglia di tornare a casa! Non potrei comunque lasciare Crom senza prima aver trovato dove si nasconde il mio corpo e per farlo ho bisogno dell'aiuto dei primi, non certo delle menzogne del secondo.
Io ho bisogno di stare qui! Realizzo. Fa tutto parte del gioco.
Ed essere qui significa mettermi in gioco! Ed essere qui significa avvicinarmi alla verità!
Quindici minuti più tardi me ne sto sdraiato su una branda formato standard in una stanza che ne ospita altre tre. La camera è spaziosa, pulita e soprattutto silenziosa e quando sento le palpebre abbassarsi, il respiro regolarizzarsi, mi rendo conto che finalmente potrò portare a compimento un ciclo completo di sonno – per quanto sfasato – come la presenza di Cobalto con il suo Segno e delle preoccupazioni non mi avevano ancora permesso. Chiudo gli occhi, pacificato.
-CHE ISTANTE HAI SALTATO, per l’IB?!-
Soffoco!
Le mani vagano tremanti verso il collo solo per scoprire che altre vi sono già saldamente avvinghiate e mi mozzano il respiro. Spalanco gli occhi con qualche istante di annebbiato stupore ed una cascata di capelli mi finisce sul viso. Agitato, mi dibatto cercando di alzare il busto, ma non oso insistere troppo per paura di peggiorare la situazione.
-Non ti aveva detto di tacere?-
Soffoco! Soffoco di certo!
-Di salvarti e non dire niente?!-
Cobalto!
Spalanco gli occhi, o almeno quella è l’impressione, ma non vedo più di quel che già le ombre del sonno coprivano. No…Non può essere lui. Chissà dove l’avranno sbattuto i Cronohand dopo averlo arrestato. E poi registro, vagamente distante, l’ ‘aveva’ decisamente fuori posto.
-Hai solo complicato le cose!- La voce si assottiglia un poco, inquietantemente inespressiva nel tentativo di mascherarne il vero colore. Spaventato, stringo le dita ancorate alla mia carne e cerco di allontanarle, graffiando anche, ma ho le mani sudate e poco per volta mi accorgo che non ho più neppure la fermezza di provarci.
Provo a buttare lì dei nomi: Wyatt? Ezra? Bloom?
No…Improbabile. Impossibile. Sorprendente!
Certo, se fosse veramente Pervinca, sarebbe un colpaccio niente male, ma anche volendo che cosa potrei fare?
-Io…- Sibilo pietosamente, approfittando del silenzio e la presa perde vigore. Inspiro con foga giacché mi è possibile.
Ma, -Non dire niente!- Ammonisce ancora il mio misterioso assalitore.
-Tu non dirai più niente!-
Ora mi uccide! Mi sfugge un gemito.
-E d’ora in avanti farai quel che diremo noi!- La presa sul mio collo cade definitivamente, in tempo per un mio docile assenso e la visione fugace di un’ombra che si dirige di corsa verso la porta.
Cerco l’interruttore della luce a tentoni, ma appena mi metto a sedere, ricordo che il sistema di illuminazione reagisce al movimento ed un sinistro lucore rosato si spande per la stanza, troppo delicato perché i miei occhi riescano a cogliere più di uno scuro svolazzo tra capelli e vesti oltre la soglia. Ancora un po’ instabile, faccio per inseguire il visitatore, ma quando mi affaccio, il corridoio è talmente pieno di Airin e Cronohand assortiti da non poter neppure arrischiare un’ipotesi sulla sua identità. Ai primi, fugaci sguardi incuriositi, tiro con forza la porta verso di me e taglio fuori l’operoso risveglio di Prati Verdi.
Noi…Penso abbattuto.
E benvenuto alla Cronohands!
... Telefonata .... by Amelie
Author's Notes:
Ciao a tutti, ne approfitto per postare l’ultimo intermezzo dell’IB dato che ho un po’ di tempo. Giaceva lì iniziato già da diversi mesi ormai e non so neppure quando è stata l’ultima volta che ho messo mano ad uno dei miei racconti. Mi spiace. Non garantisco le cose andranno diversamente d’ora in poi, ma almeno l’ultimo capitolo de L’Inverso Baleno vorrei riuscire a scriverlo e postarlo.
E intanto son già passati tipo due Natali da quando ho detto che l’avrei finito entro le feste, ma, oh, beh…Natale più, Natale meno :-P Scherzi a parte, mi scuso per la totale assenza, ma non è un bel periodo per l’ispirazione a quanto sembra la tesi, ancora una volta, mi sta risucchiando via tutte le forze.
Per il riassunto delle puntate precedenti, dovete scusarmi, ma vi consiglierei di andare a riesumare quello inserito nel commento agli scorsi capitoli. In rapidità, l’ultima volta abbiamo lasciato Zach alle prese con i Cronohand ed il loro interrogatorio. Ciò che il ragazzo ha capito è che Mex non ha fatto altro che interessarsi al suo caso fin dal suo arrivo, ma questi ha dovuto aspettare prima di poter avere Zach con sé. Con il suo voltafaccia rispetto a Coiland, Zach non ha fatto che assecondare le aspettative del direttore della Cronohand. Poi, prima di andare a nanna nella sua nuova cameretta alla Cronohand, qualcuno è entrato e lo ha minacciato, dicendo che ha complicato la situazione e che la sua presenza non è particolarmente gradita.
Dopo questo, ci sarà l’ultimo capitolo del primo libro. E dopo…Si vedrà (non sono ancora in grado di fare previsioni, mi spiace).
Buona lettura!
III
- Telefonata -


Attraverso il corridoio d'ingresso a capo chino, l'impressione di dita premute sulla pelle ancora forte. Più forte ormai che la curiosità verso la Cronohands.
Mi siedo, le tre pareti insonorizzate in templex mi dividono da una miriade di altri utenti ed impiegati.
La ragazza Glass mi fa cenno con il capo.
Metto le cuffie.
Lenor Kalliparis è il nome sulla sua targhetta.
È lei che ha testato le mie parole durante l'interrogatorio.
La guardo, ancora esitante, poi avvicino il micro-phono alle labbra:

_Pronto?
… Eccolo. Zachary! ..
_Papà?
… ...
_Papà, mi senti?
… Non puoi parlare? …
_Sì che posso, che cosa...?
… Non importa! Ascolta soltanto! …
_ Ma...
… Cristo, Zachary, son già due mesi! …
_Lo so, io...
… Non una telefonata, né una comunicazione! …
_Ho chiamato mia madre, però.
… Tu cosa? …
_Mia madre, io l'ho...
… Va bene, ascolta. Non c'è più tempo, hai capito? Tu devi...
_Tornerò a casa al più presto, lo so, è solo che...
… Cosa?! Tu...Ma mi stai ascoltando?
_Papà...
… Stai lì! Non ti muovere da lì! Non ora!
_ …
… Il processo …
_Quello delle Ferrovie?
… E' così che lo chiamano?
_No, me l'ha detto...
… Non fare nomi! Ad ogni modo, mi hanno chiamato. Sto venendo lì …
_No, aspetta, papà... Che cosa...Che cosa vuol dire? Perché ti avrebbero...Chi?
… Zachary...E'...tutto a posto? …
_A posto...? Io...
… La linea deve essere disturbata … Prova con la 3!
… … ...Meglio...Prova! Mi senti?

_Perché staresti venendo qui, papà? Non ce n'è bisogno!
… Non sta a te decidere. La situazione si è complicata, Zachary …
_Scuse del cazzo! Lo so che è complicata, ma...
… C'è forse qualcosa che dovrei sapere? …
_Ah! Ora te ne interessi!
… …
_Va beh, lasciamo perdere. Tu piuttosto cosa…
… Stiamo cercando di risolvere una faccenda delicata...
_Quale? Cosa…È successo qualcosa alla mamma?
… Co…? Ascoltami bene, ragazzo, la situazione è già abbastanza grave senza che tu ti metta a fare scherzi. Io non riuscirò ad essere lì prima di una settimana. Gli altri dannati contatti sono saltati…
_Co...?
Allontano il micro-phono, frastornato, due colpetti sul ricevitore. Pare funzionare bene.
La ragazza Glass mi lancia una rapida occhiata.
…Tu ci servi ancora, Zachary. Ci servi lucido e attento. Gli altri contatti sono saltati…Non farci affidamento! Hai capito?!
_Ma…
…Mi senti, Hulm?! Non ti fidare di C… #iogt0è587# mon…
_Pa…Papà? Cosa stai…? La linea è disturbata! Non ti sento più…
… Gli altri contatti sono saltati, Hulm …
….C’è una spia tra i tuoi colleghi.

Metto giù il congegno di ricezione. Ancora una volta Lenor Kalliparis mi lancia un’occhiata incuriosita e aspetta.
-Tutto a posto?- chiede poi, vedendo che non do cenni di ripresa. Sorrido educatamente
-Penso abbiate sbagliato persona- dico. Lei mi fissa piuttosto sorpresa, -Quello non era mio padre-
Un attimo di silenzio, poi la ragazza Glass ripercorre assorta il monitor del suo computer con l’elenco delle chiamate in entrata. Scuote il capo, decisa:
-Il numero è 042#…., ti risulta?-
Non rispondo, a cosa servirebbe quando non ho risposte neanche per me?
-A…Aspetta!- La sento ancora chiamare, mentre mi allontano a grandi passi dalla zona centralini.
Apro la porta che da sull’esterno. Un passante mi smolla un volantino argentato: -È per stanotte-, dice con un largo sorriso –Al Cubo-Plex, non mancare!- Si allontana camminando rapido.
Come in sogno svolgo il foglio. Sopra, a grandi caratteri, leggo:
“Invito per l’after-party lunare” e poi “Festeggia con noi la Lunarizzazione, ti aspettiamo alla discoteca…” ma a quel punto ho già stropicciato con foga il volantino. In cielo Caleido brilla della sua fioca luce cenerognola rischiarando appena la Cronohands e nella perenne oscurità Cromoniana sembra quasi ammiccare.
A stanotte, dunque…
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