Giornata al Parco di Caladan Brood

Note dell'Autore sul Capitolo
ditemi che sono bravo che ce l'ho fatta a scrivere il racconto di natale entro natale :D (ho scroccato una connessione internet di fortuna ed eccolo :P)
comunque sia... ovviamente (nemmeno sono domande da fare) il raccontino è collegato a quell'abominio informe di storia sempre più gigantesca che mi trovo tra le mani. un pò come l'anno scorso, solo che quello dell'anno scorso si collegava alla storia di lev questo si collega al fuoco dell'anima. ancora una volta è una scena che (quasi di sicuro) non entrerà nella trama principale perchè sarebbe diventare troppo dispersivi, ancora una volta l'ho scritta pensando che ne sarebbe uscita una gran figata, e ancora una volta sono intimamente convinto che faccia cagare :D. vabbè, è corta, portate pazienza :P.
buon proseguimento di vacanze a tutti ^_^.
Reggendo tra le mani il quotidiano comprato appena venti minuti prima presso il chiosco all’entrata del parco Sarian si fermò nel bel mezzo della lettura della seconda pagina. In un inutile tentativo di provare a tenere il segno con un dito della mano sinistra si accartocciò per buona parte il giornale tra le mani, rinunciò all’impresa alzando lo sguardo al figlio che giocava sullo scivolo.
Sulle prime non lo vide. Fece vagare lo sguardo nelle immediate vicinanze senza successo, già sul punto di alzarsi ritornò per un attimo dove aveva cominciato la sua ricerca, quando scorse una massa di capelli scuri sbucare in cima alla scaletta dello scivolo si tranquillizzò subito.
«Ancora dieci minuti e poi andiamo» urlò al figlio che in quel momento si era voltato a guardarlo.
Annuendo poco convinto il bambino gli fece quantomeno capire di aver sentito. Con un’occhiata all’orologio da polso Sairan si assicurò dell’ora, poi tornò a leggere. Per le cinque sarebbe stato a casa, in fin dei conti poteva andare molto peggio.
«Robe da matti» l’uomo in fianco a lui parlò senza distogliere lo sguardo da una copia dello stesso identico giornale che lui stava leggendo fino a poco prima.
«Tu dici?» Sairan allungò il collo verso il quotidiano dell’amico. Sì, era fermo sul suo stesso articolo. «L’attacco c’è stato sul serio mi sembra, le foto parlano da sole»
«Dai campioni di popolazione presi in esame si stima che su cinquecento persone almeno una dovrebbe essere un abnorme»
«E dove sta scritta questa?» Sairan cominciò a scorrere la parte di articolo che non aveva ancora letto per arrivare quasi subito al punto che gli interessava «Sì, questa in effetti la vedo più difficile»
«A quella dell’attacco non ci si crede ma si deve quantomeno prendere atto che le foto parlano chiaro. Qualcosa li ha bersagliati, che siano stati una decina di carri armati o una sola persona i danni restano»
«A giudicare dalle foto voto per i carri armati» Sairan richiuse il giornale per soffermarsi ancora una volta sull’immagine del fabbricato in prima pagina, aperto in due da un’esplosione, il tetto crollato, due muri portanti su quattro del tutto mancanti «Se non direttamente un bombardamento aereo»
«No, una sola persona non può essere stata, confermo»
«Anche perché l’hanno preso vivo»
«Esattamente quello che pensavo io» l’uomo in fianco a lui annuì «Se ti trovi di fronte uno in grado di fare un simile macello non riesci a prenderlo vivo, c’è poco da fare»
«E la vedo difficile che se tutti i maghi di questo mondo fossero in grado di fare una cosa del genere questa sia la prima volta che viene a galla una roba simile»
«Se poi fossero veramente uno su cinquecento vorrebbe dire che ce ne sono a milioni»
«Tra l’altro»
«No appunto, sarà stato un attacco da parte di chissachì»
«Non che abbia senso aver cercato di mascherare l’attacco in un modo del genere»
«Vai a sapere te che motivi hanno»
«E comunque cercare di coprire il tutto dando la colpa al mostro di Kilmann a quel punto sul serio non avrebbe il minimo senso» Sarian continuò imperterrito.
«Oddio» l’amico alzò lo sguardo dal giornale per la prima volta, rimase un secondo fermo ad osservare i bambini che giocavano «Che fosse un abnorme non ci piove, non si riescono a fare cose del genere se non lo sei»
«Ammesso che i giornali abbiano detto la verità»
«Su quello non vedo perché avrebbero dovuto mentire»
«Non lo so» Sarian si strinse nelle spalle «Ho la netta impressione che quando si tratta di quest’argomento le notizie non siano mai come dovrebbero essere»
«Non hanno mostrato nessuna foto dei morti perché, se le cose stavano come le descrivevano, avrebbero fatto vomitare metà dei lettori»
«Anche dando per buono che sia così…»
«Devi ammettere che contro l’esercito il tipo aveva qualcosa» l’amico nemmeno lo lasciò finire «difficile negarlo»
«E questo spiega automaticamente un casino del genere?» Sarian alzò il giornale a mostrargli la foto in prima pagina.
«No beh, quello no. A che so io un abnorme fa volare un frigorifero, ti scalda una vasca da bagno, non butta giù case. Quello che è successo prima che scattassero la foto non è stato di sicuro l’attacco di quell’uomo»
«Ma hanno dato la colpa a lui»
«L’avevano già catturato, si sono trovati il problema del bombardamento da risolvere e hanno usato una cosa per mettere a posto l’altra»
«E la stampa ha scritto quello che hanno voluto loro»
«Gli hanno mostrato il colpevole, hanno mostrato i danni e hanno detto la loro versione dei fatti, difficile che la stampa scrivesse qualcosa di diverso a quel punto»
Sarian storse la bocca: «Non è che regga molto comunque»
«Mica ho detto di essere la bocca della verità» l’uomo in fianco a lui fece spallucce.
Considerandola un’ammissione da parte dell’amico che quanto stava dicendo fossero tutte puttanate l’altro non sentì il bisogno di obiettare ancora, tornò a leggere. Guardò di nuovo l’orologio, ancora cinque minuti.
Arrivò a fine colonna per poi passare alla terza pagina, dove l’autore dell’articolo passava da una trattazione specifica dell’accaduto a una più generale del “problema abnormi”.
«Giornalista moderato vedo» Sarian non si interruppe nella lettura lasciandosi scappare il commento in maniera del tutto involontaria.
«Non è che abbia torto marcio»
«Con tutti i giri di parole che vuoi, ma questo suggerisce di internarli tutti»
«Alla fine è tutta questione di capire cosa sanno fare davvero, in media almeno» l’amico smise di leggere un’altra volta, per girarsi verso di lui «Da quel poco che si capisce c’è chi sa alzare una macchina e chi fa fatica ad alzare una matita. Ma se veramente ce ne fossero in grado di fare danni simili» indicò la foto in prima pagina «E se non fossero pochi… tu non li rinchiuderesti?»
Sarian quantomeno rimase a pensarci. Come argomentazione non era da scartare, ma comunque non gli sembrava giusto: «Spero di no»
«Io penso di sì» l’amico sospirò «Con tutto il rispetto per la loro libertà, ma a un certo punto non si è più esseri umani, si è armi da tenere sotto controllo. Avrei paura anche solo a uscire di casa» indicò un bambino che correva per il prato «Figuriamoci portare mio figlio al parco»
«E se proprio tuo figlio fosse uno di loro, Rex?»
Bloccandosi sul colpo Rex rimase immobile, con il giornale ancora aperto tra le mani. Non rispose.
«Dovresti far rinchiudere anche lui, immagino» aggiunge Sairan.
L’altro rimase in silenzio.
«In una condizione del genere non penso ci sarebbe una soluzione semplice, e di sicuro una radicale sarebbe la peggiore»
Rex ancora non aprì bocca.
«Ma tanto non capiterà mai» Sairan si alzò in piedi, tenendo il giornale ancor da ripiegare nella mano destra «Stiamo parlando di capacità telecinetiche, o quello che sono, poco più che innocue, quasi sempre quantomeno»
«E che mio figlio sia uno di loro sarebbe proprio sfiga» puntualizzò Rex.
«Precisamente» Sairan abbozzò un cenno della mano come saluto e si allontanò lungo il viale che portava fuori dal parco.
«Io sto andando via» grido.
«Ancora due minuti» gli arrivarono alle orecchie pressoché le uniche parole che si sarebbe aspettato da suo figlio.
«Sai tornare a casa da solo?»
«Solo un altro…»
«Io non ti aspetto» continuò a camminare salvo voltarsi un attimo dopo a vedere dove fosse il bambino. Era ancora fermo ai piedi dello scivolo, intento a ricambiare il suo sguardo.
«Non farmi venire lì Aion»
Pestando i piedi per terra un paio di volte il piccolo iniziò a camminare verso il viale.




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