Sussurri di Rovina di Caladan Brood

Note dell'Autore sul Capitolo
ok, vi presento l'inutilità fatta capitolo. nato solo e unicamente perché volevo scriverlo, per il resto latita sia in senso che soprattutto, come detto, in utilità.
ovviamente (ormai ne faccio un punto d'onore :P) collegato a tutta la storia principale, ieri notte quando l'idea mi è venuta in mente mi sembrava una figata micidiale, adesso che è ora di postarlo giustamente mi sembra una vaccata :D.
vabbè, mille ringraziamenti se lo leggete, sennò lasciate pure perdere che fa lo stesso :D.
in teoria questo dovrebbe essere il prologo di un'altra saga ancora, ma questa giuro che non andrà in nessun posto per tutta una serie di problemi :P.
di suo non si capisce molto perchè appunto non dovrebbe essere un racconto autoconclusivo ma in fase di commento ed eventualmente nelle note finali farò ogni tipo di spoiler possibile, non abbiate paura :P
in ogni caso cento punti a chi mi indovina cosa è successo in queste 4000 e passa parole :D
Prologo

In oltre un decennio, sono stati tanti i cosiddetti “ripescati”, centinaia. Tutti validi aiuti, tutti hanno fatto la loro parte, tutti hanno contribuito nel limite delle loro possibilità, andando a combattere una guerra che, a rigor di logica, potevano anche considerare non loro. Tutti si sono resi utili.
Un solo elemento si è rivelato determinante.


17 maggio, anno KL302
 
Un suono lacerante gli stava perforando le orecchie, una cosa pressoché insopportabile. Sollevò di poco la testa dal cuscino, il tempo necessario per escludere l’apparato uditivo, poi si rituffò nel letto. Sbarrò subito gli occhi nel rendersi conto che quel suono micidiale non se n’era andato, e adesso che era abbastanza vigile per connettere cominciava a capire anche perché quel casino mostruoso fosse in effetti così mostruoso. Il sistema di comunicazione d’emergenza.
Si mise a sedere mentre già rispondeva: «Adesso vengo lì e ti stacco la testa»
«Faccio notare che hai perso a braccio di ferro anche ieri sera, Huk» nella sa testa udì forte e chiara la voce del comandante.
«Grazie tante, hai barato»
«Non ho ricevuto aiuti esterni»
«Questa è una pesante forzatura della realtà»
«Hai visto qualcuno che mi aiutava?»
«La prossima volta ti piazzo a fianco un soppressore di campo»
«Ho chiamato all’auricolare ma non rispondevi»
«Avevo tre ore libere» già del tutto sveglio Huk si alzò in piedi, agitò la mano destra ottenendo come risultato che le luci si accendessero «l’ho spento»
«Vieni in sala comando»
«Spero sia per una questione di estrema importanza»
«E anche se ti avessi svegliato per capriccio?»
«Potrei cominciare a staccare braccia per capriccio»
«Abbiamo una traccia, serve anche il comandante in seconda per il cambio di rotta»
«Sono certi almeno?» Huk afferrò la divisa d’ordinanza.
«E il bello è che dei due dovresti essere quello intelligente»
«Risolvo gli integrali sui residui a mente, tu?»
«Non mi si arrugginiscono le giunture se faccio un bagno»
«Queste sono leggende metropolitane»
«Figurati se c’è qualcuno che ha coraggio di venire a cercare conferma»
«Mi sono messo la maglia al contrario» Huk rimase a fissare la parte alta dell’uniforme, non vedeva i gradi affissi sul petto.
«Se ci metti ancora un po’ ci tocca spegnere il reattore» il comandante alzò a malapena il tono.
«Si si» l’altro stava già riparando al danno mentre si avviava all’uscita della camera «Arrivo»

 
Due minuti dopo
 
«Comandante in seconda Huk Tascher» varcò la porta della sala già pronunciando l’ordine «Vai dove vuole quell’essere al centro della sala»
«Era ora» il comandante rimase un attimo ad ascoltare il computer centrale che confermava l’inizio della procedura per il cambio di rotta «Dici che se ti riporto al negozio mi danno in cambio un aggeggio che funziona?»
«Quand’è che ripartono a sterminarvi di nuovo?»
«Finché siamo così pochi non c’è gusto»
«Cos’è che hanno trovato?»
«Jin» il comandante fece cenno a uno dei tecnici di procedere. Rimase fermo a guardarsi intorno mentre l’intera sala scivolava in una leggera penombra. Vedendo un punto luminoso comparire sulla destra, circa all’altezza dei suoi occhi, vi si diresse mentre la mappa tridimensionale dello spazio circostante la loro nave cominciava a farsi sempre più nitida «Eccolo qui» si fermò a un passo di distanza indicando il punto preciso con l’indice.
«Vabbé, passiamo alle cose serie» Huk andò ad affiancare il compagno.
«Spettro d’interazione» lo assecondò il comandante.
Le immagini olografiche tutto intorno a loro sfumarono per lasciar posto a un uniforme colore azzurro, l’unico zona con tonalità rossa appariva nelle immediate circostanze del punto che entrambi stavano guardando.
«Stima?» Huk si avvicinò ancora di un passo.
«Cento milioni» rispose subito il comandante
«Per… la miseria» l’altro rimase ancora a fissare la zona evidenziata in rosso. Voltandosi a malapena verso destra si concentrò sulla zona centrale della sala comando, al puntino verde che indicava la loro posizione «A quanto saremo?»
«Jin?» il comandante chiese conferma.
«203 parsec» arrivò subito la risposta «e spiccioli»
«E tanti saluti alle mie tre ore di sonno» Huk si lasciò sfuggire una smorfia di disgusto, nemmeno aveva il tempo di tornare a dormire. Si diresse verso l’uscita «Vado in mensa, chiamami tra venti minuti»

 
Quaranta minuti dopo
 
«Allora? E quanto ci vuole?» con una spinta Huk si lanciò verso il tecnico più vicino a lui. Fermò il fluttuare della poltroncina contro la postazione di Jin «Che stanno facendo al centro elaborazione?»
Jin rimase concentrato avanti a se, le mani che scorrevano a sfiorare in apparenza solo l’aria, la testa completamente avvolta dal casco di proiezione: «Il segnale ha una pessima risoluzione»
L’altro si limitò a sollevare le sopracciglia. Strano: «Ed è un segnale così forte?»
«Deve essere in giro da un pezzo»
«Ne sta uscendo qualcosa almeno, o abbiamo buttato giù per il cesso diecimila tonnellate di carburante?» senza nemmeno aver bisogno di voltarsi Huk sentì il comandante che gli si piazzava a fianco.
«Gli algoritmi correttivi stanno funzionando, a furia di iterazioni»
«Sappiamo la posizione esatta?» continuò Huk.
«A momenti» il tecnico afferrò il nulla avanti a lui e riportò il braccio verso di sé.
«Pronti per far rotta sulle coordinate esatte, arresto totale e sovrapposizione completa della zona di interesse con la camera di soppressione» il comandante parlò rivolgendosi a nessuno in particolare.
«Si si» Huk confermò «come dice lui» rimase ad ascoltare gli altoparlanti della nave che andavano a confermare la ricezione dell’ordine «Come sta il moderatore?»
«Se può esserti di consolazione» valutò il comandante «A che mi hanno detto in sala macchine cede prima il generatore di fascio del moderatore»
«Mio Dio che cesso di reattore» Huk si portò una mano alla fronte «Sala macchine» chiamò.
«Sì signore» una voce si fece strada tra gli altoparlanti.
«State pronti a diminuire la potenza»
«Di quanto signore?»
«Fino all’arresto. Se possibile cercate di tenere in vita quella baracca di generatore di fascio»
«Nessun problema» confermò sempre la solita voce «Almeno spero»
«Oh, questo sì che è rassicurante» Huk tornò su Jin «Diamo una faccia a questo tizio prima possibile, con un reattore del genere meno stiamo fermi meglio è»

 
Due ore dopo
 
«E quanto manca?» camminando avanti e indietro alle spalle del tecnico Huk ripose la domanda per la ventesima volta nel giro di neanche dieci minuti «Siamo fermi da un’ora» si rivolse al comandante stravaccato sulla sua poltrona al centro della sala comando «Se il generatore di fascio chiude i battenti al riavvio lo sai che è colpa tua vero?»
«Mia adesso?» l’altro non fece una piega, rimase immobile nella sua posizione, con gli occhi chiusi «Ha passato la revisione prima della partenza. Mi hanno detto che tecnicamente potevo cambiarlo, ma anche che tecnicamente avrebbero retto per un bel po’ di strada. Che ne sapevo io che un mese dopo ci mandavano a pesca in alto mare?»
«Colpa tua comunque»
«Le informazioni sono frammentarie» Jin rispose con un certo ritardo alla domanda rivolta a lui «In buona parte contraddittorie, la risoluzione dei dati di partenza è troppo bassa»
Huk si bloccò sul posto. Sempre belle notizie, di continuo: «Abbiamo un’impronta genetica anche solo vagamente precisa?»
«Molto vagamente»
«Se al centro elaborazione si prendono più tempo c’è qualche possibilità che ne esca fuori qualcosa di buono?»
«A giudicare dagli spettri in entrata?»
«Ma che dici? A giudicare dal tuo buonumore»
«Qualche informazione in più con un’acquisizione da minimo cinque ore penso»
Sempre più disgustato dalla situazione Huk si voltò a fissarsi in direzione del comandante che finalmente aveva riaperto gli occhi per tornare a ricambiare il suo sguardo. Gli vide accennare un segno di assenso.
«Se ci fermiamo ai dati che abbiamo quanto sarebbe il tempo di rigetto?»
Jin armeggiò con il nulla avanti a lui qualche attimo: «Due giorni, probabilmente»
«Lo rimettiamo a nuovo quando lo abbiamo tirato giù»
«LA abbiamo tirata giù» precisò il tecnico.
«È una femmina?» Huk tornò a camminare avanti e indietro «Buon per lei. Datele un corpo, tappate la sequenza genetica con stringhe a random qua e là. Bionda, occhi azzurri, un bel culo da modella, il solito insomma»
«Ma voi lattine non giudicate la bellezza in base al numero di impedenze?» il comandante tornò a farsi sentire.
«Tu vaffanculo» voltandosi verso il suo superiore Huk lo liquidò in un attimo, poi tornò su Jin «Dove non ci sono informazioni inventate»
«Si signore»
«Il picco dello spettro d’interazione è centrato sulla camera di soppressione?»
«Con un errore stimato dello 0,01%»
«Diamo un corpo a questo tizio»

 
Cinque ore dopo
 
«Per la miseria» il comandante guardò attraverso gli schermi l’interno della camera di soppressione «Gnocca sul serio l’hanno fatta»
«Non sbavare sugli ologrammi, per favore» Huk rimase in piedi alle spalle di Jin.
«È così sul serio?»
«Ma neanche lontanamente. Le informazioni sull’aspetto fisico erano praticamente assenti, la carrozzeria è tutta inventata»
«Unici valori veri?»
«L’altezza, 1 metro e 82. Per il resto immagino abbiano preso la foto di una spogliarellista a caso. Sti porci della sezione genetica»
«Non ha abbastanza transistor per i tuoi gusti, dì la verità»
«Almeno non verso litri di bava su poco più di una bambola»
«Abbiamo una stima del livello di forza?»
«Tra 0,9 e 1,2» il tecnico in fianco a Jin rispose per primo.
Il comandante si avviò all’uscita: «Una bella differenza. L’errore quant’è?»
«È già tanto aver ottenuto le cifre signore» quella volta rispose Jin.
«Non è una bella notizia, lattina, vero?»
«Ce ne sono di migliori» Huk lo sopravanzò per precederlo alla porta.
«Preriscaldamento dei soppressori di campo, quant’è il massimo livello che tengono i catorci?»
«1,5» Huk era già un passo oltre l’uscita, diretto alla camera di soppressione.
«Piazzatelo al massimo, probabilmente la signorina non sarà di buonumore, di sicuro si sentirà minacciata»
«Attaccherà di sicuro» Huk proseguiva lungo il corridoio.
«E non per sminuirmi ma io uno 0,9 me lo sogno di notte» il comandante varcò la porta a scomparsa per voltarsi un’ultima volta verso Jin «Tiratela giù»

 
Un’ora dopo
 
«Jin, parlami» sussurrando all’auricolare il comandante chiese aggiornamenti.
«Difficile che la signorina ti senta attraverso quindici metri d’acciaio, Mairen» Huk incrociò le braccia al petto, gli occhi fissi sulle immagini che si sprigionavano dall’uniforme muro di metallo di fronte a loro.
«Processo completo al 98%» la voce di Jin si fece strada nelle sue orecchie
«I soppressori?» Mairen chiese immediatamente
«Pronti all’attivazione»
«Fateli partire appena il processo è ultimato» il comandante ribadì l’ordine che aveva già dato due minuti prima «E pronti a metterla a nanna»
«Nervoso?» Huk attese che l’altro chiudesse la comunicazione.
«Ci tieni alla pelle?»
«Moderatamente»
«Non per fare l’avvocato del diavolo ma il nostro prima categoria è momentaneamente assente»
«Mai esistito è il termine più appropriato»
«È che non ne hanno abbastanza, poverini» il comandante trattenne una smorfia di disappunto.
«Verissimo per quella»
«Porca puttana, non mi risulta che il capo si sia scomodato più di tanto alla luce di questa drammatica carenza»
«Il soppressore di campo è più che sufficiente»
«La fai facile te» bofonchiò il comandante «Liquidi la questione con un paio di conti di probabilità»
«99%» dall’auricolare sentì Jin che lo aggiornava sull’avanzamento
«Ok, comincia la giostra. Sala macchine» il comandante si tirò in piedi cominciando a camminare.
«Sì, signore»
«Qualunque cosa succeda, e dico qualunque» cominciò Mairen «E ripeto qualunque, il reattore secondario non deve azzardarsi anche solo ad avere un calo di potenza»
«Funziona alla perfezione signore, almeno quello»
«Una bella notizia finalmente» il comandante chiuse la comunicazione andando ad appoggiarsi alla sedia su cui era accomodato un attimo prima.
«100%, ce l’abbiamo» Jin parlò ancora attraverso l’auricolare.
«Togliere potenza agli altri dispositivi, convogliare tutto ai soppressori. Sala macchine, fammi vedere quanto pesta il reattore secondario»

 
Due minuti dopo
 
«Mi sentite?» Huk parlò ancora, si assicurò che la voce venisse riprodotta nella camera di soppressione «Che le do? Del voi, del lei, del tu?»
«È l’ultimo dei problemi» Mairen rimaneva immobile nella sua posizione, in piedi, le mani ancorate alla sedia avanti a lui.
«La forma di cortesia mi pare d’obbligo, senza contare che è più rassicurante»
«È l’ultimo dei problemi»
«Mi sa che hai ragione, questa non si sveglia»
«C’è battito cardiaco, il cervello è attivo»
«Tracce di campo di Clover?»
«Se ci sono, i soppressori le stanno smantellando, o assenti o troppo deboli»
«Quella sarebbe una prova definitiva»
«Non ti azzardare nemmeno a pensare una coglionata del genere»
«Paranoico» Huk scosse la testa un paio di volte prima di proseguire nel tentativo di svegliare la donna.
Alzando lo sguardo alle immagini avanti a lui Mairen rimase a fissare il lettino in mezzo all’immensa camera di soppressione. Con un’occhiata alla sua destra si fissò sull’ologramma che dava la panoramica globale dell’ambiente visto dall’alto. Da lì il corpo della ragazza era ridotto a una forma semi indefinita in lontananza, immersa in un oceano d’acciaio.
«Signorina, mi sente?» Huk continuò nella sua impresa «Signorina?»
Alzò a malapena il tono di voce, i rivelatori di movimento cominciarono a dar segni di vita.
«Che ha fatto?» Mairen si drizzò ancora di più nella sua posizione
«Ha mosso un dito, pare» Huk passò una mano a mezz’aria a disattivare i primi segnali d’allarme movimento, un attimo dopo ne scattarono altri «E adesso anche gli occhi»
«Falla svegliare in pace, per carità, non allarmarla più del necessario»
«Perché svegliarsi in mezzo a due milioni di metri cubi di nulla invece concilia lo spirito» Huk nemmeno lo ascoltò «Signorina, mi sente?»
I rivelatori di movimento indicarono un impercettibile cenno del capo.
«Almeno mi capisce, son risultati» continuò lui.
«Estremamente rassicurante» il comandante passò all’auricolare «Operatore»
«Sì, signore?»
«I soppressori sono a regime?»
«Al massimo signore, non può succedere niente»
«Bene» facendo cadere la comunicazione Mairen si accertò che almeno in parte quanto sentito fosse vero. Cercando di attingere al suo dominio non ottenne il minimo risultato, come se non rispondesse, come se non esistesse. Un allarme suonò con violenza.
«Segnalato campo di Clover» Huk spense l’allarme «Ma non nella camera di soppressione. Quando fai prove idiote fammi un fischio in anticipo»
«Non che voglia dire molto che non ci sia riuscito io»
«Quantomeno vuol dire che i soppressori sono attivi» Huk tornò a rivolgersi alla donna «Provi ad aprire gli occhi, lentamente»
In attesa il comandante rimase sui monitor che mostravano la camera. La ragazza dava cenno di voler sollevare le palpebre.
«Qualunque cosa vedrà non c’è motivo di allarmarsi, le dimensioni della stanza e la sua costituzione sono funzionali al processo che è appena avvenuto» continuò Huk, cercando di tenere il tono di voce più rassicurante possibile.
«State pronti, tutti quanti» Mairen inviò il messaggio audio a tutta la nave «Non me ne frega niente se non c’è pericolo. Qualunque cosa mi salti in mente di ordinarvi voglio che sia fatta all’istante»
In risposta ottenne un coro di conferme. Tornò a rivolgersi al compagno accanto a lui «Sta pronto coi sedativi appena dà segno di essere cosciente e vigile»
«Deve anche parlare» precisò Huk.
«Fan culo, facciamogli dire anche una mezza parola. Alla prima sillaba stendila» Mairen riportò lo sguardo sulla camera di soppressione. La ragazza stava aprendo gli occhi. Sul serio l’avevano fatta bionda con gli occhi azzurri. Quando si dice obbedire ciecamente agli ordini dei capi.
«Ok, è cosciente. E la prima è andata»
«Riesce a vedere?» Huk proseguì a rivolgersi alla donna.
Un impercettibile cenno di assenso.
«Disattiva i rivelatori di movimento» ordinò il comandante «Ormai sono inutili»
«Provi ad alzarsi in piedi» l’altro disattivò con un cenno della mano gli allarmi e rimase sulla ragazza «Con calma, potrebbe essere difficoltoso all’inizio»
Nel tentativo quantomeno di alzare il busto la donna riuscì a sollevare la schiena dal lettino di qualche centimetro già al primo tentativo. Al secondo si era già messa a sedere.
«Non mi piace» sussurrò Mairen «Miglioramento troppo rapido»
«Ma sta un po’ zitto» Huk si preparò a parlare ancora con la ragazza «Molto bene. Riesce e mettersi in piedi?»
Fisso su di lei il comandante la studiò a occhi sbarrati. Sarà stata anche paranoia ma sentiva che c’era qualcosa che non andava. Infilò una mano nell’ologramma che riprendeva il lettino e la donna in primo piano, andò a zoommare sulla sua faccia. Si stava guardando intorno, gli occhi cominciavano a spaziare da una parte all’altra della camera e, Mairen si rese conto non senza una certa apprensione, sempre più in fretta. Scoccò un’occhiata all’encefalogramma: «Si sta spaventando, e con che velocità anche»
«Non c’è il minimo pericolo, si può tranquillizzare» Huk si rivolse ancora a lei
Un nuovo allarme si fece sentire nella sala di controllo. Ancora concentrato sull’encefalogramma Mairen lo vede schizzare alle stelle: «Quello che hai detto non è stato d’aiuto»
«Fatemi…» la ragazza cominciò a parlare, tentava di mettersi in piedi «uscire… di qui»
«Tra un momento, non faccia sforzi eccessivi» Huk tornò a far sentire la sua voce nella camera di soppressione «Tenti di mettersi in piedi, con calma»
Senza ascoltarlo la ragazza praticamente scattò in posizione eretta, dandosi lo slancio sul bordo del letto. Riuscì a reggersi in equilibrio solo qualche attimo prima di crollare a terra.
«Ok, tutti i requisiti soddisfatti» il comandante reagì subito «A nanna»
Limitandosi ad annuire Huk sfiorò un punto imprecisato nell’aria avanti a lui. Gli altoparlanti confermarono l’espulsione delle capsule soporifere con un leggero sibilo.
Dai monitor della sala controllo Mairen riuscì a identificare il momento in cui le capsule colpivano il bersaglio al solo vedere la ragazza che compiva un salto di riflesso all’indietro. Un secondo allarme, più insistente di quello appena ricevuto, andò a inondare la stanza. Gli indici dell’encefalogramma erano di colpo impazziti.
«Ok, adesso è pure incazzata. Quanto ci mette questa merda a fare effetto?»
«Cinque secondi di norma» Huk rispose immediatamente.
«Perché non è ancora svenuta allora?» Mairen si sentì improvvisamente sbiancare. Un nuovo segnale acustico andò a lacerare l’aria, quasi straziante da quanto forte rimbombava nelle orecchie.
«Rivelata coesione di campo» Huk riuscì a malapena a sussurrare.
«Un’altra dose, subito» il comandante nemmeno si pose il dubbio.
«La mandiamo in coma»
«Fan culo, fallo. I dottori esistono per qualcosa»
Con una smorfia di disapprovazione Huk diede l’ordine una seconda volta. Le capsule impattarono sul corpo della donna sfondando il camice che portava in due minuscoli fori, penetrando nella pelle all’altezza del collo.
Col cuore in gola Mairen cominciò a contare fino a cinque mentre andava a fissare il grafico di coesione. Si fermò all’uno. Il grafico aveva cominciato a salire in verticale: «Dimmi che non è un’esponenziale»
Huk rispose un attimo dopo: «Lo è»
«Altre capsule» ordinò il comandante.
Senza eccessive obiezioni l’altro andò a dare l’ordine. Un attimo prima di confermarlo il segnale acustico divenne più insistente nella sua intermittenza.
«E muoviti» Mairen andò a confermare di persona l’espulsione delle capsule mentre leggeva la scritta a caratteri cubitali proiettata ovunque nella stanza. Soglia di coesione raggiunta. Nemmeno rimase a guardare le capsule che deviavano a mezz’aria per andare a schiantarsi sul pavimento: «Operatore»
«Sì, signore?»
«Avevo detto di impostare i soppressori al massimo» Mairen si trattenne dal’urlare.
«Sono al massimo signore»
«Che cazzo sta succedendo allora?»
«Non ne ho idea signore»
Il comandante chiuse la comunicazione e si fiondò sullo schermo di comando, selezionò lo spettro di campo. L’operatore aveva ragione, i soppressori erano al massimo, i valori calavano solo in vicinanza della donna. Interferenza distruttiva.
«Ma porca puttana» imprecò tra sé e sé «Operatore»
«Sì signore, lo so»
«Aumentate la potenza, subito»
«I soppressori potrebbero cedere»
«Fallo» troncò la discussione.
«Ci bastano cinque secondi in fin dei conti» Huk quasi gli lesse nel pensiero.
Tornando sulla ragazza Mairen la vide che si metteva in piedi: «Si regge in piedi sulle sue gambe?»
«Telecinesi»
«Ma porca puttana» il comandante imprecò ancora «Prepara il laser»
«Non è un’idea brillante»
«Ne hai di migliori?»
«Ogni volta che si è sentita in pericolo ha reagito»
«Caricalo senza farlo uscire. Se non riusciamo a risolverla pacificamente la friggiamo»
Senza altre repliche Huk cominciò a impartire le istruzioni necessarie. Un sordo ronzio diventò udibile anche senza bisogno degli altoparlanti.
L’allarme da intermittente passò a continuo. Un nuovo messaggio d’allarme sfrecciò in tutte le direzioni. Nemmeno si disturbò a leggere la scritta, già la sapeva: Raggiunto il primo punto di Essner.
«Spara» il comandante non ebbe dubbi, mentre osservava la luminosità nella camera che andava via via scemando «E arma tutti gli altri»
Huk non azzardò la minima protesta. Inviò l’ordine di fuoco. Una porzione ristretta del muro laterale destro della camera si fuse. Il lettino seguì la stessa sorte nello stesso istante. In contemporanea un sordo rimbombo venne agli altoparlanti. La ragazza era andata a schiantarsi contro il muro di sinistra.
«Cazzo!» Mairen non seppe dire altro per un attimo «A che velocità è scappata?»
«1,2 km/s»
Un secondo rimbombo venne dagli altoparlanti. Impegnato a scoprire cosa fosse successo in un solo attimo il comandante si rese conto che il cannone laser non esisteva più: «Come l’ha abbattuto?»
«Ci è andata addosso pare»
«Appena gli altri sono pronti spara contemporaneamente con tutti, fa a pezzi la camera se necessario» Mairen aprì di nuovo la comunicazione, nemmeno si disturbò a chiamare l’operatore: «Che cazzo state facendo con quei soppressori?»
«Sono al 150% di operatività signore, il reattore secondario è al massimo»
«Ma com’è possibile!?» rimase per un momento immobile ad osservare la donna che si lanciava alla massima velocità contro di loro andando a impattare contro il muro di metallo.
«Incrinatura del 4% della prima lastra» comunicò Huk.
«Di acciaio polarizzato» Mairen faticò per non perdere tempo a sorprendersi. Nell’andare a fissarsi sullo spettro di campo trovò la stessa interferenza di prima. Maledetto schifosissimo reattore secondario, anche quello perdeva colpi.
Si paralizzò sul posto a leggere i valori di soppressione nelle immediate vicinanze della ragazza. 1,4903.
«Oh… mio… Dio» fece scivolare lo sguardo sul grafico di coesione trovandolo in costante ascesa. L’ultimo allarme entrò in funzione. Raggiunto il secondo punto di Essner.
«Di tutti quelli che c’erano da pescare…» imprecò tra sé e sé mentre andava a osservare la donna che evidentemente si era già accorta di aver superato la seconda soglia. Una sfera d’ombra cominciava a raccogliersi tra le sue mani «Spara»
Fondendo le pareti perimetrali in quindici punti diversi i cannoni laser si fecero strada all’esterno. Un nuovo rimbombo udibile anche senza altoparlanti diede la conferma che la ragazza era riuscita a spostarsi di nuovo.
Mairen mise mano all’auricolare. Misure di contrasto insufficienti, sistemi di puntamento troppo lenti.
«Sala macchine»
«Dica signore»
«Avviate il reattore principale al 5%, canalizzate tutta la potenza ai soppressori di campo»
La voce del capo meccanico si fece attendere più del necessario.
«Fallo subito»
«Ci giochiamo il generatore di fascio senza preriscaldamento»
Con un’occhiata al grafico di coesione Mairen si prese un attimo per una stima precisa: «Hai penso meno di un minuto Roth, poi questa passa in tempo primario»
L’altro non rispose.
«Fondi il generatore di gluoni e tutto quello che serve. Voglio un livello di soppressione 3» chiuse la comunicazione senza nemmeno curarsi di cosa fossero i rimbombi che provenivano dalla camera. I cannoni venivano distrutti uno dopo l’altro, facile da capire.
«Bastava anche meno» valutò Huk.
«Fan culo il reattore principale, le linee di alimentazione si fonderebbero anche con meno, e la stessa fine la fanno i soppressori di campo. Abbiamo una sola possibilità, voglio essere sicuro che funzioni»
Uno tremore sempre più violento si fece strada in tutta la sala controllo. Dalle prese d’aria a ridosso del soffitto cominciò subito a salire un intenso odore di gomma e metallo fuso. In una sorda esplosione i quattro vertici superiori della camera di soppressione si dilatarono fino quasi a scoppiare. La ragazza, impegnata a schizzare da una parte all’altra della stanza, alla ricerca degli ultimi cannoni da abbattere, crollò di colpo a terra. Si schiantò dopo una caduta di oltre 30 metri. Quando la vide rialzarsi Mairen notò un rivolo di sangue che le usciva dalla bocca. Grazie a Dio.
Impegnato a contare fino a cinque facendo di tutto per rispecchiare l’effettivo scorrere dei secondi si ritrovò a pregare che funzionasse. Doveva funzionare, non poteva essere altrimenti.
Nel vedere la ragazza che crollava a terra priva di sensi si lasciò cadere sul pavimento, le gambe che non lo reggevano più.
«Chiama i dottori» riuscì a malapena a sussurrare «Che non si svegli per nessun motivo al mondo»
«Era dall’altra parte?» Huk fece una domanda che in quel momento gli sembrò oltre l’idiota.
«Secondo te?» nemmeno tentò di nascondere un certo sarcasmo.
«Dobbiamo portarla alla base subito, non penso che con quello che abbiamo qui la riabilitazione vada a buon fine»
«Chiama i rincoglioniti che ci hanno mandato a pesca di squali con una fiocina da granchi» Mairen andò a poggiare le mani sul pavimento «Digli che ci serve come minimo un generatore di fascio, con ogni probabilità anche un moderatore quantico e porca puttana voglio il mio mago di prima categoria qui entro domani. Nel frattempo la voglio nel coma più profondo che vi riesce»
Huk perse pochi secondi a impartire gli ordini necessari, sembrava aver passato il momento di crisi come se gli fosse scivolato addosso: «Altro?»
«No» Mairen si mise in piedi «Se non ti dispiace torno in sala comando a farmi venire un infarto»
«Non è stata così brutta, dai»
Il comandante continuò verso l’uscita: «Di fatto non poteva andare peggio»
Uscì dalla stanza lasciando che la porta a scomparsa si richiudesse, poi cominciò a percorrere il corridoio diretto alle navette.
Di tutti quelli che c’erano da pescare…




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