Sussurri di Rovina di Caladan Brood

Note dell'Autore sul Capitolo
ecco ehm, quando ho detto che non l'avrei continuata forse sono stato un pò precipitoso :D. la verità è che questa storia a livello di trama ancora non esiste o comunque esiste a linee ENORMI, però i primi capitoli li ho in mente e nonostante mi renda conto di quanto sia inutile scriverli dall'altra parte ho il problema che nel fuoco sta arrivando il set di orrendi capitoli che sarà un'agonia scrivere. e da bravo lavativo quale sono piuttosto del difficile preferisco l'inutile :D. tanto di questa storia ho ancora un paio di capitoli, massimo 3, poi mi ritrovo col culo per terra, dunque abbiate fede che sta trama non va da nessuna parte :D.
per quanto riguarda il capitolo in sè... non so bene come giudicarlo. un paio di idee carine secondo me anche ci sono, nonostante siano appena abbozzate, ma boh, vedete un pò voi, se avete una mezz'ora della vostra vita da buttare dateci un occhio :P.
buona lettura ^_^
Capitolo 1

Il nemico peggiore che si possa immaginare è quello che agisce con rapidità, con violenza, con precisa e determinata efficienza, che si prefigge un obiettivo e subito dopo si muove attivamente per ottenerlo. Perché quello è un nemico che non ti da respiro, che non ti lascia il tempo di riprenderti, di ragionare, di contrattaccare.
L’ho sentito dire molte volte, anche da persone per cui nutrivo e nutro profonda stima.
Ma la verità è che il nemico peggiore che ci si possa trovare ad affrontare è un nemico cauto, calcolatore, che non compie mai un passo prima di aver studiato ogni possibile alternativa, che non si muove prima di saper per certo di avere ogni cosa sotto controllo. Un nemico che non ha paura di prendersi tutto il tempo che serve, che sembra non dar peso a quanto tempo ti stia fornendo per prepararti a respingere l’attacco decisivo, che non sembra vedere quante possibilità di salvezza ti stia fornendo.
Perché questo nemico sa che quando affonderà il colpo tu non avrai speranze.


17 maggio
Ore 15:00

 
Rifilando solo un’occhiata alla carta che la compagna di fronte a lui aveva appena lanciato l’uomo si portò subito una mano al volto: «Eh ma allora dillo che vuoi perdere»
«Sta zitto imbecille» la ragazza smise di prestare attenzione al mazzetto di carte disposte a ventaglio nella sua mano. Le raccolse con un gesto e le lasciò cadere sul tavolino in acciaio «Non hai contato bene le carte»
«Ma fammi pisciare addosso» l’altro non desisté «C’è almeno ancora un sei fuori, gli hai dato scala»
«Quante volte ti ho toccato il piede due secondi fa?»
«Pensavo fossi felice di vedermi»
«Ma che porco» sbottò la ragazza.
«Parla madre castità»
«Sei volte ti ho toccato il piede, vorrà pur dire qualcosa»
«Ehi» un’altra ragazza, seduta a occupare il terzo lato del tavolino quadrato scattò come una molla «Si era detto niente trucchi»
«Inteso come niente trucchi con la T maiuscola» l’altro le rispose subito.
«Ma io avevo capito…»
«Avevi capito male, Hazel cara»
«Oh beh» Hazel assunse per un momento un’aria imbronciata, si soffiò via dalla faccia una ciocca di capelli neri che gli ballonzolava davanti agli occhi «Questa è guerra»
«Se mi viene anche solo il sospetto che vi dite le carte per via telepatica scattano le contromisure» l’uomo guardò il quarto presente nella stanza, un ragazzo che dimostrava forse vent’anni, capelli biondi impomatati, gli occhi verdi fissi sulle carte «E parlo soprattutto con te, lampadina»
«Questa è discriminazione» l’altro non fece una piega, ancora intento a studiare le sue carte.
«Non sono io quello col dominio più carogna disponibile»
«Hai lanciato tu la sfida a coppie in base al dominio» Hazel prese la parola al posto del compagno di squadra
«Per dimostrare al di là di ogni ragionevole dubbio che il nostro è il migliore» l’uomo indicò se stesso e la ragazza che aveva di fronte «Vero, zucchero?»
«Adesso ci aprono in due, imbecille» soffiò la diretta interessata.
«A costo di far attivare i soppressori di campo, sia mai che barino in modo così vergognoso»
«Voglio proprio vederti farlo» si intromise Hazel
«L’ammiraglio pende dalle mie labbra» l’uomo alzò una mano in un cenno annoiato «Meglio del controllo mentale»
«Se non gli fossi più indispensabile dell’acqua nel deserto l’ammiraglio ti avrebbe già sparato fuori bordo» precisò Hazel.
«Comunque penderebbe dalle mie labbra, e in ogni caso sono solo malignità sul mio conto» l’uomo si rivolse ancora alla compagna di squadra «Dico bene tesoro?»
«Voci infondate e del tutto false» la ragazza annuì convinta «Non è che lo farebbe se potesse, lo ha fatto sul serio»
«Uno scherzo in amicizia» l’uomo agitò ancora la mano a mezz’aria «È un simpaticone»
«Ero con lui quando ti ha chiuso fuori, cos’è che ha detto? La corte marziale vale la soddisfazione di lasciarlo a 600 parsec dalla stella più vicina?»
«Alla fine non l’ha fatto, vedi che gli sono simpatico?» l’uomo annuì convinto.
«Solo perché rischiava di essere usato come propellente della nave che veniva a riprenderti» la sua compagna di squadra quasi non gli lasciò il tempo di parlare.
«Certo che così non mi fai fare una bella figura con i novellini»
«Ma vaffanculo, praticamente abbiamo la stessa età» il compagno di Hazel scattò subito.
«Desolato di aver ferito i tuoi sentimenti, Nethy»
«Non chiamarmi Nethy»
«Scusa Nethy»
«Mi ero dimenticato quanto fossi irritante»
«Generale Rakis» dagli altoparlanti della nave si fece largo una voce.
«Sono estremamente impegnato» l’uomo lasciò Nethy al suo rodimento di fegato e si concentrò sulla voce.
«L’ammiraglio vuole vederla signore»
«Sono faccende di vitale importanza, l’ammiraglio capirà, ne sono sicuro»
Gli altoparlanti rimasero muti ancora un attimo prima di ripartire: «L’ammiraglio vuole farle notare che ogni stanza di questa nave ha più di una videocamera e che lei non le ha oscurate tutte nella sua, un’ora fa»
«Complimenti Veis» l’uomo con una scatto di braccia l’uomo si allontanò dal tavolo, la sua sedia continuò a fluttuare a mezz’aria fino a fermarsi un paio di metri più in là «La tua inutilità con questa performance ha raggiunto livelli mai esplorati finora dall’uomo»
«Che ne so io che in questa nave aggiungo videocamere a tradimento» la sua compagna di squadra provò quantomeno a difendersi.
«Searl, schifoso lavativo» dall’altoparlante si udì la voce dell’ammiraglio «Ti voglio qui immediatamente»
«Sto facendo il mio lavoro nonno» Searl fece per alzarsi dalla sedia «Addestro le reclute»
«Subito» l’ammiraglio attaccò il telefono.
Ancora seduto al suo posto Searl abbozzò un cenno della mano. Il mazzo di carte di Nethy sfuggì dalle mani del proprietario per finire nelle sue.
«E per fortuna che si era detto niente trucchi» sbuffò Nethy.
Impegnato a studiare ancora un attimo le carte Searl si alzò dalla sedia «Per la puttana, aveva ragione, non ci sono sei in questo mazzo. Sei un filo meno inutile di quel che credevo, zucchero»
«Ma va a finire sotto un treno»
«Un po’ difficile su un’astronave, non trovi?»

 
Cinque minuti dopo
 
«Che vuoi nonno?» transitando oltre l’entrata Searl arrivò subito faccia a faccia con la barba brizzolata dell’ammiraglio, gli occhi azzurri che lo guardavano con la voglia spasmodica di squartarlo con un unico taglio da capo a piedi. Ma a conti fatti si rendeva conto che già quello era sinonimo di un autocontrollo non indifferente, pressoché chiunque altro in una situazione simile gli sarebbe saltato alla carotide.
«Se non avessi escluso gli allarmi nella tua bisca quantomeno sapresti cosa sta succedendo» l’ammiraglio indicò con un cenno del capo gli schermi olografici dietro di lui.
Rivolgendo l’attenzione dove gli veniva suggerito Searl notò subito cosa non andava, quattro rilevamenti di navi nemiche. Non un buon segno: «A che distanza sono?»
«Quattro incrociatori di seconda classe, a 220000 chilometri»
«Sono soli?»
«A quanto pare sì»
Ancora fermo sui quattro punti rossi segnati sulla mappa olografica Searl storse la bocca. Senza una logica, gli incrociatori non se ne andavano in giro da soli a pascolare per lo spazio, e di certo non si spingevano tanto vicini a una flotta nemica: «Non ha senso»
«Almeno su questo siamo d’accordo»
«Avanzano o sono fermi?»
«Immobili»
Searl tornò a fare silenzio. L’ammiraglio non lo lasciò riflettere a lungo: «Può essere solo una trappola, ma una trappola fatta così da cani è fuori discussione»
«Hai appena detto che non c’è nessun altro»
«Ho detto che a quanto pare sono soli»
«Il che equivale a dire che non ne hai idea»
«Sensori» l’ammiraglio schioccò le dita.
Uno dei tecnici presenti nella sala comando riferì subito: «Esito negativo per le scansioni su tutte le bande, non si registra nessun tunnel attivo o in apertura, non c’è nessuno lì»
«E sono troppo lontani per attaccare» concluse l’ammiraglio ritornando su Searl «Suggerimenti?»
«Tanto comunque poi fai di testa tua »
«Inizializzazione dei sistemi d’arma, messa a regime dei reattori ausiliari, i caccia pronti a uscire, preriscaldamento dei soppressori di campo. E tu sta pronto coi tuoi saltimbanco»
Searl annuì.
«Lanciate i droni, voglio sapere che succede» l’ammiraglio tornò per un attimo a rivolgersi ai tecnici della sala comando. Continuò a parlare col mago dandogli le spalle «Come sono le nuove reclute?»
«Hanno fatto più guerra di tutti gli uomini presenti in questa nave messi assieme»
«Sono a un buon livello come ho letto nel rapporto?»
«Dal punto di vista militare di sicuro, sugli altri fronti… stiamo per scoprirlo»
«Non mandarli in giro da soli, se possibile falli semplicemente osservare»
«Sì, quello era scontato»

 
Venti minuti dopo
 
«Laser operatività 96%, cannoni al plasma operatività 91%, cannoni antimateria operatività 65%» l’ammiraglio udì in auricolare il resoconto dell’armeria «Scudi all’81%, il resto completamente operativo»
«Le altre navi?»
«Sono già pronte, signore» uno dei tecnici della sala comando rispose subito.
«Armeria»
«Sì, signore»
«Quanto alla completa operatività di tutti i sistemi?»
«Cinque minuti per i cannoni antimateria, signore, due per tutto il resto»
«Pronti a far fuoco a mio ordine»
«Sì, signore»
L’ammiraglio chiuse la comunicazione per tornare a concentrarsi sulla mappa olografica. I cinque droni esplorativi finalmente stavano arrivando a destinazione: «Problemi di comunicazione?»
«Nessuno, signore» confermò un tecnico.
«Priorità all’analisi della zona, voglio sapere se ci sono solo loro»
«Sì signore» i due addetti alle comunicazioni parlarono all’unisono.
In silenzio l’ammiraglio rimase a fissare i cinque puntini verdi che si avvicinavano a bassa velocità ai bersagli, sperando che riuscissero a raccogliere le informazioni di cui aveva bisogno.
La situazione non gli piaceva. Sembrava talmente priva di pericoli da essere raccapricciante. Quattro incrociatori di seconda classe erano uno spiegamento di forze pressoché nullo in confronto alla potenza di fuoco di quella flotta, per il nemico non ci sarebbe stata la minima possibilità di vittoria. Eppure se quelle quattro navi erano lì un motivo ci doveva essere.
«Aggiornamento» riprese.
«I radar stanno scansionando tutte le lunghezze d’onda, oltre a quelle quattro navi non c’è nessuno»
«Continuate» si limitò ad aggiungere, e rimase ancora in attesa. Impossibile fossero solo quei quattro. Uno spiegamento di forze così piccolo era poco più che una squadra esplorativa, ma mandare degli incrociatori in esplorazione era da idioti. Non poteva essere.
«Nessun tunnel formato o in formazione, analisi delle navi in corso» continuò uno dei due tecnici addetto alle comunicazioni «Droni 1 3 e 4 abbattuti»
«Continuare» l’ammiraglio specificò quanto gli sembrava pressoché ovvio.
«Analisi completa all’80%, 90%» continuò l’altro tecnico «Droni 2 e 5 abbattuti»
«A quanto eravamo?»
«93%, signore»
«Rapporto» l’ammiraglio rimase in attesa di una risposta. Quei programmi di elaborazione dati erano schifosamente lenti.
«I generatori gravitazionali di tutte e quattro le navi sono a piena potenza»
«Confermare che le navi sono immobili?»
«Sì, signore, immobili»
«Col cazzo che sono incrociatori» l’ammiraglio tornò all’auricolare «Searl»
«Non mettermi fretta» l’altro questa volta rispose immediatamente «Tanto se entriamo in scena noi non sarà prima di un’ora»
«Sono navi da teletrasporto»

 
Stesso istante
 
«Ma sì può sapere come cazzo avete fatto a confonderle?» Searl si trattenne dall’urlare.
«Hai meno di due minuti» l’ammiraglio chiuse la comunicazione.
«Che succede?» Hazel, un passo dietro a lui, chiese informazioni.
«Apriranno un tunnel tra meno di due minuti» in un primo momento Searl non poté far altro che ignorarla, c’erano cose più urgenti «Due per nave, di questa e il Ners ci occupiamo noi»
In risposta ricevette un coro di assensi prima che i quasi duecento maghi di fronte a lui scomparissero nel nulla.
«Che succede?» Hazel tornò a farsi sentire.
«Stanno per aprire un tunnel di teletrasporto che va da dove sono loro a qui»
«E cosa ne faranno uscire?»
«Piccole astronavi da trasporto di norma» continuò Searl «Che verranno disintegrate nel momento stesso in cui metteranno il naso fuori dal tunnel»
Hazel abbozzò una smorfia: «Piene di maghi»
«Precisamente» confermò l’altro «Tu vai con Veis sull’incrociatore Ners. Io e Nethaniel stiamo sull’ammiraglia»
«E Ners sia» Hazel si limitò ad annuire mentre andava a posare un braccio su quello di Veis «Non ho nemmeno una vaga idea di dove dobbiamo andare»
Le due scomparvero esattamente come tutti gli altri, una serie di piccoli cristalli di ghiaccio andò a cadere verso terra.
«Ti ci voleva lo stato d’emergenza per convincerti a chiamarmi per nome» Nethaniel gli si affiancò.
«Non farci l’abitudine»
«Mi sento un po’ offeso ad avere la balia»
«Non hai mai affrontato un vero scontro con i soppressori di campo attivi»
«Mi sembra ti sfugga in buona parte che razza di casino è successo dopo che sei partito per il viaggio turistico dell’universo»
«E in ogni caso non mi ispiri fiducia»
Nethaniel sbuffò: «Che faccio? Osservo?»
«Io osservo» l’altro si preparò al teletrasporto.
«Mi piace il tuo metodo di insegnamento»
«In sala comando» Searl fornì la destinazione. Quell’ultima frase non era detta con ironia né sarcasmo. Prevedeva problemi.

 
Un attimo prima
 
«Sensori» l’ammiraglio tornò a rivolgersi ai cinque tecnici dedicati a quell’unica funzione «Abbiamo il punto d’uscita?»
«Si signore»
«Dove?»
«600 chilometri a babordo»
«Armeria» tornò all’auricolare «Cannoni al plasma al 50%, pronti a sparare»
«Sì, signore»
L’ammiraglio chiuse la comunicazione. Nel sentire una lieve sensazione di freddo sulla pelle nemmeno si chiese a cosa fosse dovuto. Rimase a fissare un momento uno dei due nuovi, Nethaniel o qualcosa di simile, poi andò su Searl: «Non mandare in giro da solo il novellino»
«Questa storia del novellino comincia a essere scocciante» Nethaniel accennò a battere un piede sul pavimento in acciaio della sala comando «Lo sai quanti anni ho?»
«Da come parli ne dimostri quindici» lo zittì l’altro disinteressandosi di lui «Sensori, quanto manca?»
«102 secondi»
«Armeria, state pronti» l’ammiraglio rimase fisso sul conto alla rovescia apparso sullo schermo olografico al centro della sala comando. Si rivolse a Searl: «Tutti i saltimbanco sono in posizione?»
«Tutto a posto» il diretto interessato rispose subito.
«A tutte le navi, attivare i soppressori di campo»
«Ordine comunicato» confermò uno dei tecnici «Soppressori attivi tra 5 secondi»
«Ners» l’ammiraglio si mise in comunicazione con l’incrociatore.
«Sì, ammiraglio»
«Pronti a colpire la zona d’uscita»
«Sì, signore»
«Sensori. Filtro alta energia sugli schermi, e voglio sapere quanti e che tipo di maghi escono da quel buco»
«Sì signore»
Senza aggiungere altro l’ammiraglio rimase a fissare gli schermi a cui veniva applicato il filtro. Si ritrovò a guardare il nulla in cui era prevista l’apertura del tunnel venire coperto da un velo arancione. Ritornò sul novellino: «Ti chiami Nethaniel vero?»
«Finalmente uno che mi chiama per nome»
«Dubito che ti troverai ad affrontare qualcuno del tuo livello, dunque non dovresti aver eccessivi problemi per portare a casa la pelle. Comportati come hai fatto in tutte le altre battaglie»
«Non un gran consiglio visto che nell’ultima ci sono rimasto secco» Nethaniel rispose con una leggerezza che riuscì a far correre un brivido lungo la schiena all’ammiraglio. Questo era completamente suonato.
«Fa in modo che arrivi vivo a fine giornata, Searl» per quanto assurdo, tutt’a un tratto fu felice di avere con sé quello schifoso maledetto rompicoglioni del suo comandante per le forze magiche «E magari evita che sia lui a far saltare la nave»
«Non farà più danni del necessario» rispose Searl.
«Dieci secondi» gli altoparlanti della sala comando cominciarono a scandire il conto alla rovescia.
«Fuoco appena il varco si apre e continuare fino a nuovo ordine»
«Otto»
«E tu novellino non fare cazzate, questa nave costa molto più di te»
«Sei»
Da dietro la schiena l’ammiraglio sentì Nethaniel che accennava una risposta che subito veniva soffocata in una serie di mugugni. Con ogni probabilità Searl gli aveva tappato la bocca. Portò lo sguardo agli schermi che davano una panoramica della spazio esterno la nave, il filtro era ancora attivo. Ora non gli restava che guardare.
«Cinque»
«Quattro»
«Tre»
«Due»
«Uno»
I cannoni fecero fuoco un attimo dopo, nemmeno riuscì a notare una minima differenza nella zona interessata. Attraverso gli schermi filtrati riuscì a vedere venti fasci che convergevano sullo stesso punto. Per un momento lo oltrepassarono andando a intrecciarsi tra loro, assumendo traiettorie del tutto casuali, l’attimo dopo ci fu l’esplosione visibile anche dagli schermi senza filtro. Qualunque cosa fosse uscita dal tunnel era esplosa o stava esplodendo.
«Rivelate coesioni di campo» la notizia data da uno dei tecnici gli sembrò quantomeno scontata. Quello che doveva succedere in fin dei conti.
«Quanti sono?»
«Centodue»
«Dove sono…» senza nemmeno disturbarsi a chiedere ulteriori informazioni l’ammiraglio vide con i suoi occhi che erano diretti tutti verso il Ners.
«Vedete di darvi una mossa» si limitò a dire, senza nemmeno voltarsi in direzione dei due maghi.
«Tutte le unità si dirigano sul Ners» Searl passò all’auricolare «Abbandonare le precedenti posizioni»
«E noi?» Nethaniel, in fianco a lui, pose subito la domanda, probabilmente non vedendo il minimo cenno di voler partire da parte dell’altro.
«L’ammiraglia non può restare incustodita» Searl chiuse le comunicazioni.
«Ma noi siamo i più vicini»
A sentire le ultime parole del novellino l’ammiraglio si voltò a fissarlo, indicava un punto preciso negli schermi mentre continuava: «È quello il Ners no?»
«Non c’è pericolo, succedono spesso cose del genere»
«E noi stiamo inchiodati qui?»
«Io non posso muovermi e tu stai con me»
«Bah, basti tu a presidiare questa bagnarola» con un’alzata di spalle Nethaniel si lanciò in avanti.
Sbalzato di lato dal solo spostamento d’aria l’ammiraglio guardò il novellino accelerare di colpo scomparendo ai suoi occhi, seguito immediatamente da Searl. Non vedendoli più nella sala comando ne trasse l’ovvia conclusione che fossero passati attraverso le pareti per uscire all’esterno. Con un’occhiata al grafico di interazione vide una scia rossa che si dirigeva verso l’incrociatore Ners con una seconda che a corrergli dietro. Tempo un attimo e quella all’inseguimento era arrivata a prendere l’altra.
In attesa che ritornassero l’ammiraglio quantomeno cercò di mascherare un certo disappunto.
Quei nuovi maghi sarebbero stati più un pericolo che altro se erano tutti così.


Stesso istante
Primo incrociatore della flotta, Ners


«Tutte le sfighe a me» Veis continuò a fissare i grafici d’interazione. Per poco tempo ma comunque si sarebbero trovati in condizioni di inferiorità numerica.
«Nessuno di loro è un granchè» Hazel continuava a fissare in direzione dei maghi nemici in avvicinamento, senza degnare i monitor nemmeno di uno sguardo.
«Sono più di cento»
«Non ci avete mai parlato di un’eventualità del genere»
«Non mi sembra il momento giusto» Veis si disinteressò di lei per un momento «Tra quanto saranno qui?»
«I soppressori di campo sono al 130%» il tecnico rispose «54 secondi»
«I nostri?»
«Tempo che arrivino i maghi nemici ne avremmo qui 63»
«Con me 64» aggiunse Veis «Non va tanto bene»
«A quel punto, tempo altri 4 secondi e saremo in superiorità numerica»
«Io resto con te?» si intromise Hazel.
«In sala macchine» Veis si voltò verso di lei
«Il più forte è a malapena un Alto Ufficiale» l’altra rimase a fissare la parete di fronte a lei «Non penso sia necessario farti perdere tempo a starmi dietro»
«Meglio stare insieme» Veis si preparò al tragitto verso la meta «Seguimi»

Trenta secondi dopo
Quel diavolo di aggeggio piantato nell’orecchio era quantomeno fastidioso, ma a quanto pareva era l’unico modo per stare in contatto con gli altri. Quello schifo di soppressori di campo erano come andare in giro con una palla di cemento legata a un piede. Ogni movimento le sembrava lento, impacciato. La sua percezione ne risentiva più di quanto amasse ammettere, non era assolutamente in grado di portarsi a un’accelerazione temporale degna di quel nome.
Fluttuando a mezz’aria nel mezzo di quell’enormità Hazel alzò lo sguardo agli aspiratori qualche decina di metri sopra di lei. Un impianto così gigantesco non poteva aver ventole con un movimento rotatorio molto elevato, eppure continuava a vedere le pale muoversi, a dimostrazione che la sua percezione dello scorrere del tempo era praticamente quella normale.
Di fatto si sentiva menomata, menomata di un potere su cui aveva sempre potuto contare, sospesa quasi alla sommità di uno spazio completamente sgombro senza nemmeno avere assoluta certezza che da un momento all’altro non sarebbe caduta, circondata da pareti d’acciaio che andavano a curvare fino a chiudersi in una sfera che a rigor di logica non avrebbero dovuto lasciarla tranquilla.
Nulla in quel posto, né in quella situazione, avrebbe dovuto lasciarla tranquilla, eppure non sentiva nemmeno un minimo di agitazione. C’era una battaglia imminente e lei stava perdendo tempo a osservare quanto la circondava. Era come se il pericolo riguardasse qualcun altro, come se qualcun altro stesse per prendere parte allo scontro. Anche sforzandosi non riusciva a sentire nemmeno un minimo di paura.
«Sono dentro» all’auricolare qualcuno comunicò la notizia. Come se non riuscisse da sola a sentire cosa stesse succedendo. Percepiva con chiarezza sia le aure dei nemici che dei suoi presunti compagni, nonostante in entrambi i casi non li avesse pressoché mai visti in faccia. Buona parte degli invasori era stata bloccata non appena penetrata nello scafo della nave, solo una minima quota era sfuggita al cordone di contenimento. Due di loro si stavano dirigendo alla sala comando, tutti gli altri erano diretti verso di lei. Non propriamente delle nullità in senso generale, ma di sicuro delle nullità se confrontati con lei. Sul serio c’era da chiedersi che senso avesse un simile attacco.
«Quanto ti devo stare vicina?» senza nemmeno pensarci inviò la domanda per via telepatica alla compagna.
L’altra le rispose tramite auricolare: «Basta che ci possiamo vedere»
«Dove punteranno?»
«Quasi di sicuro agli impianti sopra il reattore principale»
Si astenne dal porre la successiva domanda sentendo che ormai i maghi avversari erano arrivati a destinazione. In effetti puntavano agli impianti sopra le loro teste. Cominciò a spingersi verso l’alto sempre più in fretta. Finalmente erano abbastanza vicini da permetterle di valutarli con precisione.
Si ritrovò a confermare il giudizio che aveva già dato, del tutto gestibili. In fin dei conti perché arrivare addirittura a correre il rischio di farli accedere alle zone nevralgiche della nave, non aveva senso. La strategia migliore era mandare una delle due in avanscoperta e lasciare l’altra sul bersaglio nel caso qualcuno fosse riuscito a filtrare.
Farlo però avrebbe voluto dire disobbedire agli ordini.
Ci pensò un solo attimo prima di curvare e cominciare a spingersi in avanti. Comunicò le sue intenzioni alla compagna ancora per via telepatica: «Io vado avanti, tu blocca quelli che riescono a passare»
«Avevamo detto…» senza ascoltare altro Hazel si sfilò l’auricolare dall’orecchio lasciandola cadere. Passò attraverso le pareti sferiche che l’attorniavano e puntò dritto sugli avversari.
«Hazel, cazzo, torna indietro» la voce di Veis quella volta le arrivò per via telepatica. Ma ormai era tardi. Sgusciando attraverso l’ennesima parete entrò in contatto con i primi due maghi. In un gesto istintivo portò la mano al fianco alla ricerca della spada. Si accorse solo in un secondo momento dell’inutilità del gesto, non c’era nulla.
Continuò ad avanzare mentre a malapena abbozzava un cenno della mano. L’ondata di luce colpì entrambi i maghi allo stesso tempo, scaraventandoli verso le pareti della stanza in cui si trovavano. Non rimase nemmeno a sincerarsi del fatto che fossero morti, salì in verticale per andare a intercettare il gruppo da tre che procedeva pochi metri sopra la sua testa. Passò attraverso il soffitto che gli si parava davanti senza difficoltà, penetrando nell’acciaio come se il suo corpo non esistesse. Sbucò giusto di fronte ai suoi avversari che avanzavano a tutta velocità verso di lei.
Nemmeno perse tempo a curarsi dell’offensiva che gli veniva lanciata contro. Lasciò che il suo scudo la assorbisse e stese le braccia in avanti. Sentì il suo corpo che riprendeva la consueta consistenza mentre lasciava partire le due sfere di luce. Due colpi appena abbozzati che andarono a schiantare due nemici. Si lanciò contro il terzo investendolo, lo afferrò per il collo ancora prima che questi potesse reagire, spingendolo verso l’alto gli fece sfondare la lastra d’acciaio che faceva da pavimento a una stanza di cui non si soffermò ad afferrare i particolari. Portò la mano sinistra al petto dell’avversario lasciando che la luce vi scorresse senza freni. Allentò la presa sul collo e si voltò per tornare verso la compagna
Qualcosa non andava. Quelle che aveva affrontato era autentiche nullità, anche molto meno potenti di quanto avesse percepito prima di incontrarle. Accelerò l’andatura ma di fatto finché si trovava costretta a passare attraverso decine di pareti, paratie, tubature e collegamenti elettrici senza poter danneggiare nulla, la sua velocità sarebbe sempre stata pressoché ridicola. Eppure anche in quel modo era in grado di recuperare terreno sui suoi obiettivi. Era evidente che c’era qualcosa che le sfuggiva.
Raggiunse l’ultimo della fila spazzandolo via con un gesto. Attraversando l’ultima parete si ritrovò in un’altra immensa stanza. E lo scontro tra Veis e i quattro rimasti era già finito.
Rallentando di colpo Hazel cominciò a perdere quota per andare a raggiungere la compagna che stava a sua volta andando verso il pavimento. Atterrò in fianco a lei che già stava chiedendo aggiornamenti: «Quanti ne sono rimasti?»
«Che dicono?» Hazel non poté sentire la risposta.
«Se non avessi buttato l’auricolare» Veis gli diede attenzione un solo istante prima di tornare a conversare in apparenza da sola.
L’altra si limitò a un’alzata di spalle: «Mi dava fastidio»
Compì qualche passo verso il corpo riverso a terra di uno dei quattro maghi abbattuti dalla compagna. Ammesso che mago fosse il termine da adottare, certo.
Nonostante l’avessero già informata la vista la lasciò comunque perplessa. Quella che aveva davanti era una macchina. Dal corpo pressoché tranciato in due colava un liquido biancastro che tutto poteva essere meno che sangue. Dallo squarcio era fin troppo visibile l’endoscheletro metallico che faceva le veci di un’ossatura vera e propria. Sotto la pelle della faccia, per buona parte mancante, c’era solo acciaio.
«Cosa non ti era chiaro di “Stai con me”?» ancora fissa sul corpo Hazel sentì la compagna che finalmente tornava a rivolgersi a lei.
«Era la strategia migliore. Uno a intercettarli mentre un secondo presidiava la zona bersaglio»
«Ma non era quello il piano» Veis alzò appena il tono di voce.
«Allarme rientrato?» Hazel non rimase oltre in argomento, non le sembrava di alcuna utilità. Si rendeva conto di aver contravvenuto a un ordine, sia di quanto avesse sbagliato a fare di testa sua, eppure era come se non le importasse. Ma che diavolo le stava succedendo?
«A quanto pare sì» Veis sospirò «A quanto pare sì»

Stesso istante
«Allarme rientrato, signore» dall’auricolare gli giunse la conferma di quanto già sospettava
«Nessun cambiamento» nonostante fosse pressoché sicuro che in effetti così fosse l’ammiraglio decise quantomeno di essere prudente «Il tunnel è ancora aperto, continuate a sparare»
«Sì signore»
«E il mago rimasto vicino al tunnel?» Searl, in fianco lui, pose la domanda che più gli dava da pensare.
«Ci vado io» Nethaniel, alle loro spalle, aveva lo stesso tono di voce di un bambino che chiede al padre di poter rimanere alzato fino a tardi. Era… raggelante.
«Non ti muovere di qui» gli ordinò l’ammiraglio «Se c’è una cosa di cui sono sicuro è che quello non è una mezza tacca come gli altri»
«La vedo dura che sia meglio di me»
«In ogni caso lascialo dov’è»
«E che palle»
L’ammiraglio si voltò giusto il tempo necessario per assicurarsi che il novellino facesse quanto gli veniva chiesto, poi tornò sul grafico di interazione.
Il mago era ancora lì, sospeso nel nulla più assoluto, a qualche chilometro di distanza dall’uscita del tunnel che continuava a essere bersagliata dai cannoni. Se ne stava immobile, con l’aura al minimo, a oltre 400 chilometri dalla nave più vicina, non avrebbe potuto costituire una minaccia nemmeno volendo. Ma allora che ci faceva lì? Ogni singolo evento capitato nell’ultima ora sembrava non avere il minimo senso.
«Il mago si muove, signore» uno dei due tecnici addetti ai sensori si fece sentire.
«Sì, lo vedo» ancora fisso sul grafico d’interazione l’ammiraglio vide il mago che ritornava verso il tunnel, passava attraverso il fuoco dei cannoni come non esistesse e scompariva da ogni sistema di rivelazione a disposizione.
«E va a capirlo tu che diavolo è successo» borbottò mentre si rivolgeva a Searl.
Il diretto interessato scosse la testa.


Ore 19:00

«Allora Waly, ne è saltato fuori qualcosa di buono dal convegno di pezzi grossi?» nella minuscola stanza per riunioni c’erano a malapena sei poltrone. Andando a prendere posto Searl si ritrovò di fronte all’unico presente.
L’ammiraglio cominciò da subito a massaggiarsi le tempie, ripeté il concetto forse per la quattro millesima volta: «Walent, se possibile»
«Che si è detto?»
«Se ti fossi degnato di venire magari ne sapresti qualcosa»
«Se permetti avevo da impiccare due insubordinati»
«Hanno imparato la lezione almeno?» l’ammiraglio rimase con una mano alla faccia.
«La verità?»
«No, una barzelletta»
«Tutto quello che ho detto è entrato per un orecchio e uscito per l’altro»
«Dunque lo rifaranno ancora»
«Nemmeno c’è da porsi il dubbio»
Walent per un momento si portò anche l’altra mano al volto, coprendoselo completamente, ritornò a parlare solo dopo averle riabbassate: «Erano tutti così fulminati i primi categoria dell’epoca?»
«Magari!»
«Parlando seriamente»
«No» Searl riprese un certo contegno «Non si comportavano così una volta. Ho fatto in tempo a conoscere entrambi prima di partire»
«Forse abbiamo sottovalutato l’entità degli effetti collaterali»
«Hazel non è ai livelli di Nethaniel»
«Nethaniel è da camicia di forza, non è un granché essere meglio di lui»
«Almeno è qualcosa»
«Anche l’altra ha disubbidito agli ordini comunque»
«Per adottare una strategia migliore»
«Se ne ha una migliore la dica prima, porca troia» l’ammiraglio alzò di poco la voce.
«Prima di sparare un colpo in testa a entrambi vuoi sentire la mia teoria?»
«Non che abbia altra scelta»
«Dobbiamo avere pazienza»
L’ammiraglio lo guardò indeciso se ridere o piangere: «Tu sì che sai rassicurare la gente. E mentre porto pazienza in attesa del miracolo quante navi mi gioco con quei due?»
«I cervelloni della base non sono rimasti più di tanto sorpresi al loro comportamento, il che mi sembra quantomeno confortante. Non si può pretendere di distaccarli così tanto dai loro ricordi e aspettarsi che ne escano uguali a prima»
«Nethaniel è matto da legare»
Searl quantomeno evitò di rispondere subito, per un momento rimase a fissare l’ammiraglio: «Non stiamo parlando di maghi normali. Non stiamo nemmeno parlando di semplici prima categoria. Essere come loro di fatto… vuol dire essere pressoché invincibili. Ricordano alla perfezione ogni singolo scontro di cui hanno fatto parte e non sono in grado di associarlo alle emozioni che hanno provato in quei momenti. È come se non avessero un solo momento della loro vita in cui hanno provato paura, per contro sanno per certo quanto siano inferiori rispetto a loro la quasi totalità dei maghi»
L’ammiraglio rimase in silenzio.
«Penso che basti dargli tempo»
«Un po’ come aspettare che crescano» Walent abbozzò una smorfia di disappunto.
«La verità di fatto»
«Da questa giornata è uscita una buona notizia?»
«Il consiglio dei pezzi grossi ha capito tutto ne deduco»
«Ci vuoi provare tu?»
«Ammetto che non sia elementare»
«Solo mia nonna avrebbe progettato un attacco peggiore di quello che abbiamo ricevuto» proseguì l’ammiraglio.
«È proprio di famiglia allora»
L’ammiraglio assunse un’espressione pressoché disgustata «Stai tornando in te vedo»
«Scusa» Searl alzò una mano «Qualcuno tra tutto l’albero genealogico sono sicuro avrebbe fatto meglio»
«Un attacco solo magico e portato da elementi inutili. Che cosa pretendevano di poter fare?»
«Sono l’unico a chiedersi per quale oscuro motivo hanno fatto di tutto per mascherare un centinaio di autentici incapaci in modo che sembrassero un attacco semiserio?»
«A quella proprio non saprei dare una spiegazione nemmeno lavorando di fantasia. Senza dimenticare quello che se n’è stato a guardare mentre l’altro centinaio venivano demoliti»
«Uno che da solo valeva più di tutti i ferrivecchi che i nostri hanno schiantato sul Ners, tra l’altro»
«Difficile trovare un senso a qualcosa che non ne ha»
«Magari ai tostapane finalmente è saltata una valvola»
L’ammiraglio alzò lo sguardo a fissare il soffitto della sala riunioni «Stranamente, faccio fatica a crederci»


Ore 21:00

«Generale Rakis» uno dei soldati si fece strada attraverso l’entrata dell’ufficio che si era appena spalancata.
Lasciando cadere la pedina sul tabellone Searl andò a incrociare le braccia: «Eh ma allora ci godi a farmi fare figure di merda. Ti avevo detto di chiudere la porta a chiave»
«Il pulsante di chiusura è alla tua destra, cretino» Veis continuò a fissare il tabellone, alla disperata ricerca di un modo per evitare la disfatta probabilmente.
«Devi andare in bagno ogni tre minuti, porca eva, mica posso ricordarmi ogni volta»
«La tua figura di merda sta peggiorando»
Accennando un motto di stizza Searl andò a rivolgersi al soldato in uniforme nera a un passo dalla porta: «Consegna pizza a domicilio?»
«Una comunicazione urgente per lei, signore» l’altro avanzò verso la scrivania.
«Ti ha mandato l’ammiraglio per vedere cosa stavo facendo, dì la verità»
«In effetti…» il soldato si fermò a un passo dalla scrivania porgendo i fogli elettronici «Sì, signore»
«E quanto vale la tua lealtà all’ammiraglio?» Searl si sporse verso di lui, il sorriso più rassicurante del repertorio stampato in faccia.
«Ehm…» abbozzò il soldato.
«Ma che farà il vecchio a questa gente, son misteri» Searl strappò di mano i fogli al nuovo arrivato «Sparisci va»
Cominciò a scorrere le prime righe del documento: «Perché non sono così affezionati a me, zucchero?»
«Perché ti odiano?»
«Mi amano in modo alternativo, prego» Searl continuò a leggere.
«Che c’è scritto?» Veis posò anche la sua pedina sul tabellone.
«Una delle navi di ricerca a momenti si è giocata anche lo scafo per riuscire a mettere a nanna una dolce pulzella»
«Idioti?»
«Non vedo altre spiegazioni»
«E noi che c’entriamo?»
«Vogliono» Searl ripeté le parole che stava leggendo giusto in quel momento «Anzi no, pretendono, un mago di prima categoria nel caso la signorina si svegli»
«Risposta standard immagino»
«Fottetevi, tra un giorno vi arrivano i soppressori di campo nuovi, arrangiatevi con quelli? Precisamente»
«Magari cura di più la forma»
«Ma così si capisce meglio il concetto» Searl cominciò a leggere una riga sì e una riga no. Irrilevante che gli venissero a dire che il soggetto si era ribellato, che aveva distrutto quasi tutti i cannoni laser nella camera di soppressione «Ma che razza di rimbambiti abbiamo mandato a far pesca d’altura?»
«Li hai scelti tu» precisò Veis.
«Ho fatto proprio un lavoro di merda pare»
«Perché di solito fai di meglio?»
«E tu dov’eri quando io selezionavo cerebrolesi, tesoro?»
«A darti che stavi facendo schifo probabilmente»
«Se dalla mattina alla sera non dici altro difficile che mi accorga quando faccio davvero schifo» Searl cominciò a saltare due righe ogni tre. Pure il rapporto completo di quanto successo gli avevano mandato, ma che imbecilli.
Si fermò su un punto in particolare. Tornò indietro per leggere la frase completa: «Ma a quegli incapaci non avevamo dato soppressori di campo seri?»
«A meno che tu non abbia deciso di colpo di guardare il bilancio»
«Lo escludo» Searl ricominciò a leggere ogni riga come si doveva «Finchè sono soldi degli altri non può fregarmene di meno»
«Perché dici?»
«Hanno steso la signorina trenta secondi prima che andasse in tempo primario»
Veis tardò nella risposta: «Ecco, questo è strano»
«Soppressori difettosi probabilmente» Searl andò alla ricerca della risposta più ovvia. Voltò l’ultima pagina arrivando a leggere l’ultimo allegato del rapporto. Nel leggere “Forza stimata: 1,5” saltò sulla sedia.
«Porca puttana!» lesse ancora una volta per sicurezza.
«E adesso che è successo?»
Searl si alzò in piedi: «Dì a lor signori della nave di ricerca che il mago di prima categoria sta arrivando più in fretta che gli riesce»
«E chi pensi di mandare, sentiamo?» la ragazza andò ad appoggiarsi con un gomito alla scrivania «Nethaniel che come prima cosa appena arrivato chiederà se è possibile svegliarla?»
«Potrebbe chiederle la rivincita quantomeno» Searl cominciò a rovistare sulla scrivania. Dove cazzo l’aveva messa la tessera di riconoscimento?
«No calma» Veis scattò sulla sedia con un attimo di ritardo «Vorrai mica dire…»
«L’importante è arrivarci»
«Ma sei sicuro almeno?»
«1,5. Non ce ne sono tanti altri in giro»
«Oh ma tu pensa» la ragazza afferrò i fogli elettronici abbandonati sul tavolo e gli diede una scorsa «Vengo anch’io»
Voltandosi a darle un minimo più di attenzione Searl notò senza ombra di dubbio un sorriso malcelato.
«Tu resti qui, Veis» ritornò alla ricerca arrivando finalmente a pescare il maledetto tesserino.
«Non pensare di poter darmi ordini» la ragazza era già in piedi.
Appoggiandole una mano sulla spalla Searl la costrinse a sedersi ancora: «Hai due ragazzini troppo cresciuti affetti da manie di onnipotenza da tener d’occhio»
«Allora facciamo cambio, vado io e tu resti » Veis si rimise subito in piedi.
«Non è una vecchia amica da andare a trovare» l’altro era già sulla porta «Tu resti qui»
Uscì dalla stanza senza nemmeno aspettare una risposta.




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