Die Reiter der Apokalypse di L_Vendect

Note sulla Storia
Già li amo tutti *^*
PS: Ho aggiunto la segnalazione Contenuto molto violento solo per precauzione.
La prima cosa che vidi fu un cielo dello stesso, malato colore di una pennellata di inchiostro verde scuro. Delle nubi celavano a tratti la luce della luna; l’unica fonte di illuminazione di cui disponevo quella notte erano le stelle.
Mi stiracchiai, chissà quanto avevo dormito, e balzai in piedi.
Un vento gelido mi colpì in faccia, pesante come un pugno, e mi scompigliò i capelli. Con un borbottio d’irritazione li sistemai dietro le orecchie; avevo perso il fermaglio, che disdetta.
La spada rimbalzava sul mio fianco sinistro ad ogni passo, man mano che mi avvicinavo alla villa gentilizia nascosta nella penombra. Mi fermai a qualche decina di metri di distanza da essa e sguainai l’arma; proprio in quel momento, gli ultimi rimasugli di nubi sfilacciate vennero portati via dal vento, e la luce lunare inondò il vasto giardino e la facciata della casa.
Alla finestra centrale del primo piano si affacciò una fanciulla, che aprì la bocca nel vedermi.
Immaginai il suo sconcerto nel vedere una persona avvicinarsi, avvolta in quell’atmosfera spettrale, e alzare la spada argentata.
Sono sempre stata uno spirito melodrammatico.


Non era mai stato così difficile portare a termine un lavoro!
Il mio affondo sembrò più che altro un gesto svogliato, ma raggiunse il bersaglio: il padrone di casa emise un sospiro e si accasciò a terra, mentre il sangue fluiva in quantità industriale sul pavimento di marmo. Era la quarta persona che trovavo in quella casa, ma la prima a ribellarsi.
Dall’angolo più scuro della stanza provenne un singhiozzo, ed io mi voltai lentamente in quella direzione. Feci un largo sorriso.
La fanciulla che mi aveva visto arrivare si era rintanata dietro una sedia imbottita, di cui stringeva lo schienale, tanto forte che le nocche le erano sbiancate. Mi osservò, pallida come un cencio, il labbro inferiore tremante, ma non parlò.
Del resto, cosa avrebbe potuto fare, era rimasta l’ultima da uccidere in quella casa.
« Ti prego, non farmi del male» disse con un fil di voce quando le fui davanti; per parlarmi dovette reclinare la testa all’indietro, lasciando così scoperto il collo magro in una posizione pericolosa.
Senza risponderle, alzai la testa verso le enormi vetrate, rivolta al cielo, con un’espressione interrogativa dipinta sul volto. E la luce rispose.
Entrò attraverso il vetro come un liquido, impalpabile eppure letale. Strisciò sul pavimento alla ricerca dei piedi della ragazza, senza lasciare traccia del suo passaggio. La vittima si aggrappò urlante alla mia gonna, gli occhi spiritati e fissi sulla luce.
« Ti prego, non uccidermi!» gridò, mentre dalla massa verde e indistinta uscivano due mani scheletriche, che la afferrarono per le caviglie. Lei si dimenò e urlò più forte. Gradualmente, dopo le mani apparvero due polsi, due braccia, una testa, un torso e due paia di gambe, tutte della stessa risma: morte. il giovane alzò la testa, rivelando un viso magrissimo, dalle guance scavate.
Tirò con forza impensabile la fanciulla verso di sé, in modo da avere il suo torace sotto il viso. Noncurante, appoggiò il mento alla stoffa della camicia da notte. Ebbi un piccolo brivido quando la fanciulla si portò le mani alle guance, mentre cominciava a piangere. Tremò, poi rimase immobile.
« Bel lavoro» Tod si complimentava spesso con sé stesso.
« Dovevo occuparmi io di questa famiglia» lo rimbeccai, pulendo la spada sui vestiti della morta.
« Oh, dai! Era solo una ragazza, non avrebbe sgozzato nessuno» sghignazzò lui, in piedi. Mosse le dita della mano destra, facendole scricchiolare in modo sinistro. Io sospirai esasperata.
« Forse hai ragione» ammisi, e lanciai un’occhiata all’uomo che avevo appena trafitto; cominciava a dare i primi segni di vita. Paragonai lui e la ragazzina: Tod aveva ragione.
« Andiamo, Krieg, ti riaccompagno io a casa»; mi tese la mano, l’afferrai. Nonostante avessi tenuto gli occhi ben aperti, non colsi il movimento che ci portò fuori dalla casa e, da lì, in mezzo al prato.
I nostri cavalli brucavano in tutta calma l’erba umida, dondolando pigramente le code avanti e indietro. Il mio destriero oscurava quello di Tod con la sua criniera color del sangue coagulato e il manto rosso fuoco; in confronto, il colorito verde-grigiastro del cavallo di Tod sembrava perfino più malaticcio. Si sosteneva su quattro zampe magre e contorte come vecchie radici, che tradivano, però, una velocità ed una resistenza sovrannaturale.
Lasciai la mano fredda di Tod e montai in sella al mio cavallo.
« Hai visto Famine e Pest, ultimamente?» gli chiesi noncurante. Lui corrugò la fronte e si mise in ascolto; il suo viso si illuminò.
« Sembra che Famine si stia dando da fare: sta passando con il cavallo e la bilancia in mezzo a dei grandi campi… rovinerà un mucchio di vite» esclamò allegro. Saltò sul suo cavallo e mi affiancò.
« Signorina…» mi invitò a precederlo chinando il capo e allungando il braccio in avanti.
Note Conclusive
Già li amo tutti *^*
PS: Ho aggiunto la segnalazione Contenuto molto violento solo per precauzione.




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