Il lago di Nouvieille di Neris

Note dell'Autore sul Capitolo
Ringrazio il "CAVA gdr" per il contest per cui ho scritto questo raccontino. In questo periodo faccio fatica a scrivere e avere una traccia mi è stato molto d'aiuto. ^^ Poi non so quanto sia venuto bene questo racconto, è la prima volta che provo a fare una cosa del genere. xD

Il Lago di Nouvieille

Osservo le fiamme del piccolo falò che abbiamo acceso, mentre la brezza serale mi tocca la pelle, facendomi rabbrividire un poco. Mi piace guardare le fiamme, mi piace vedere come cambiano continuamente, come non sono bloccate in una sola forma, come sono libere. I miei occhi non sono molto d’accordo, tanto che la mia visuale è già sfuocata da un velo di lacrime che li protegge dal calore e la luminosità. Un gran peccato.
Sposto lo sguardo, dando tregua ai miei occhi, e osservo quello che mi circonda. I miei amici - un gruppo di ragazzi che sta chiacchierando tranquillamente vicino a me - la nostra tenda, il lago piuttosto vicino. Questa è stata una giornata fantastica: non siamo stati in acqua per molto, ma mi sono divertito. D’altronde, non credo che qualcuno potrebbe tenere il muso stando assieme con quei pazzi dei miei amici. In loro compagnia il sorriso è assicurato. L’unica cosa che mi chiedo è se è legale accendere un fuoco in questo luogo senza chiedere il permesso, ma se Paul - che abita qui a Nouvieille - dice di non preoccuparsi dovrei stare tranquillo. O almeno lo sarei se non fosse già finito nei guai con la polizia per quei petardi e per i vari furtarelli. Non sono affatto sicuro che la sua parola sia affidabile quando si parla di regole e legalità.

“Che ne dite di un bel racconto del terrore?” La voce di Paul mi fa tornare alla realtà, allontanando per il momento i dubbi dalla mia mente. “Il nonno della mia ragazza, quando ha saputo che saremmo venuti qui, me ne ha raccontato uno proprio su questo lago. Quel pazzo ha cercato di convincermi che fosse tutto vero. Ridicolo, non trovate?”
Qualcuno ridacchia, e anch’io mi ritrovo a sorridere. Di questi tempi, nessuno crede più a racconti del genere, se non i bambini piccoli. Le persone sono cresciute di cervello, sono in pochi quelli che credono ancora alla magia e al sovrannaturale. Fantasmi, tze! Tutte superstizioni!
“Racconta, dai!” Intervengo, tutt’a un tratto interessato.
“Sì, facci prendere uno bello spavento!”
Paul si schiarisce la gola. “C’era una volta, tanto tempo fa...”
“Ehi! Devi raccontarci una storia del terrore non una favola!” Interviene Michael, interrompendo la narrazione sin dall’inizio. Scoppio a ridere, poi - a mo’ di scusa verso Paul - dico:
“Lascialo stare, Mich! La bellezza di una storia non dipende solo da come inizia.”
“Se lo dice il lettore incallito... ok, Paul, continua pure!”
“Perfetto. Tanto tempo fa, in questo luogo non sorgeva una città, ma c’era solo un piccolo villaggio. La vera padrona della zona era la natura selvaggia, ed era molto pericoloso inoltrarsi nei boschi da soli. Ma il pericolo più grande lo si correva proprio sulle sponde di questo lago, un luogo dal quale si rischiava di non tornare mai più. Chi giungeva su queste rive per dissetarsi spariva misteriosamente, tanto che gli abitanti del villaggio evitavano il più possibile di avvicinarsi, convinti che nelle profondità degli abissi abitasse un terribile mostro pronto a divorarli.
Ma un giorno giunse al villaggio una coppia di nomadi. La donna, incinta, era ferita a un braccio, ed entrambi erano stremati dal lungo viaggio e dalle bestie che avevano dovuto affrontare. Gli abitanti del luogo, di loro natura generosi verso chi si trovava in difficoltà, li rifocillarono e lo stregone del villaggio curò la ferita della donna. La coppia fu ospitata per qualche mese e gli fu anche offerto di rimanere a vivere lì, visto che quattro braccia in più non facevano male.
L’uomo, però, per ringraziarli della loro generosità, decise di investigare sul mostro del lago. Infatti lui e la moglie erano cacciatori, ma non dei cacciatori qualsiasi. Cacciavano i mostri, i vampiri e tutte quelle creature sovrannaturali che minacciavano la vita degli esseri umani.
Non servirono a nulla le parole e le suppliche dei suoi nuovi ‘amici’; ora che aveva deciso di affrontare e distruggere quell’essere mangiatore di uomini non si sarebbe fermato. Si diresse verso il lago, seguito dalla fedelissima moglie che però rimase a distanza di sicurezza, per evitare di mettere in pericolo il loro bambino non ancora nato.
Era una bella giornata. Il cielo era sereno e il sole splendeva rassicurando con la sua luce il cacciatore. Un leggero venticello muoveva le foglie degli alberi e agitava un poco l’acqua del lago, gli uccelli cantavano allegramente. Mentre l’uomo si avvicinava al lago nulla lasciava presagire un pericolo. Questo, ovviamente, non significava che il pericolo non fosse sorto a notte fonda, e il cacciatore lo sapeva bene, come sapeva che il fatto che in quel momento sembrasse tutto tranquillo non significava che lo sarebbe stato fino al calar del sole.
Ad un tratto si accorse che tutto d’un tratto era sceso un profondo silenzio.
Non sentiva più il rumore delle foglie o lo scricchiolio dei piccoli animali che vivevano nella zona. Non sentiva più neppure il cinguettare degli uccelli.
Il silenzio era così assoluto da essere innaturale.
Lo scricchiolio dei suoi stivali sembrava al cacciatore un rumore così forte da attirare l’attenzione di qualsiasi essere vivente nel circondario.
Il suo sguardo si concentrò sul lago, che era calmo. Forse troppo.
Fu allora che cominciò a sentire la canzone.
Era una melodia dolce e rassicurante. Non riusciva a capire le parole, non era nemmeno sicuro che fossero parole, ma era attirato da quella voce. Quasi senza rendersene conto cominciò sempre di più ad avvicinarsi al lago, arrivando a fare qualche passo nell’acqua bassa.
-Sta attento, mi raccomando!- La voce della sua amata ruppe per un attimo l’incantesimo e l’uomo si stupì di essere addirittura entrato nel lago. Pensò che fosse meglio allontanarsi da lì, ma continuava a sentire quella canzone soave. E nella canzone ora poteva riconoscere delle parole.
-Vieni, vieni da me.- Era questo che sentiva, era questo che gli impediva di tornare indietro, di ritornare dalla sua donna.
-Mi sta chiamando.- Disse rivolto a sua moglie, poi continuò ad avanzare, l’acqua saliva sempre di più. Ad un certo punto si mise a nuotare.
Fu allora che la vide. Una donna splendida nuotava nell’acqua insieme a lui. La vide anche sua moglie e rimase ‘pietrificata’ nel riconoscere la creatura dalla sua coda di pesce. Era una sirena e stava per portare via il suo amato per sempre. Lui era completamente sotto il suo controllo quindi non avrebbe fatto nulla per fermarla mentre lei lo trascinava negli abissi, cosa che fece ben presto.
L’uomo morì annegato e di lui non si trovò neppure il cadavere. E’ probabile che le sue ossa, come quelle di tutti gli sventurati che l’hanno seguito, siano ancora nel profondo del lago.”
Paul fece una pausa, poi completò la sua narrazione.
“Ancora oggi la sirena vive nel lago di Nouvieille e aspetta che qualche ragazzo incauto si fermi sulle sue rive, magari con una tenda proprio come noi.”

Devo ammettere che la storia un po’ mi ha inquietato. Non sono sicuro che possa essere considerata una vera e propria storia dell’orrore, tanto che sento Michael borbottare qualcosa sul conto delle fiabe e di Ariel, ma il fatto di essere al buio sulle rive del lago in questione mi allarma un po’.
“Il colmo...” Paul riprende a parlare, ignorando Michael. “è che il nonno di Claudia crede di discendere proprio da quel cacciatore. Come si può essere così matti?”

Mi alzo, costretto da un bisogno impellente.
“Io vado a cercare un bagno.” Dichiaro, nella speranza che qualcuno si unisca a me, ma questo non succede. Dal sorrisetto di Paul credo che lui abbia capito il motivo di fondo delle mie parole, però non ha fatto commenti, per fortuna. Vado verso la tenda e recupero la torcia, per poi dirigermi verso la zona più piena di alberi nelle vicinanze. Mi ritrovo costretto a ripetermi che quella di Paul era solo una storia e che non c’è una sirena nel lago che aspetta proprio me. Il bello è che non si tratta neppure di un mostro orripilante: è una sirena, una di quelle fanciulle delle fiabe e dei cartoni. Devo pensare ad Ariel. Mi dico. Mah... non mi è mai piaciuto molto quel cartone.
Entro nel boschetto, senza inoltrarmi più di tanto. Non ho la minima intenzione di allontanarmi troppo dalla luce del fuoco e dagli schiamazzi dei miei amici. Mi metto a canticchiare, unendomi alla melodia che sento nell’aria.
Aspetta un attimo! Mi immobilizzo, sconvolto da quello che sento. C’è qualcuno che canta dolcemente qui intorno. No, calmo. Si tratta sicuramente di Paul. Mi sta facendo uno scherzo. Se non è lui, è Michael. Ma so anch’io che non può essere vero, visto che la voce è di sicuro femminile. Dannazione, non ci sono ragazze nel nostro gruppo! Che sia arrivata Claudia? Magari lei e Paul hanno progettato tutto.

“Karl... vieni, vieni da me.” Nella canzone riconosco queste parole.
“Claudia, piantala! So che sei te!” Esclamo, ma la mia voce è leggermente tremante.
“Vieni da me...”
“Basta! Questo scherzo non è per niente divertente.”
“Vieni...”
La voce, la canzone... è tutto sempre più alto, più irresistibile. Una parte di me è convinta che sia solo suggestione, che questo fascino che percepisco verso quella voce sia solo colpa della mia immaginazione. Mi incammino verso la voce, allontanandomi sempre di più dai miei amici e arrivando in riva al lago. Avanzo ancora. C’è qualcosa che mi costringe a mettere un piede dopo l’altro, ad entrare nell’acqua.
Tutto questo è ridicolo. Penso, molto confuso.

Note Conclusive
Uhm... sono indecisa. Da una parte mi piace l'idea di lasciare a voi scegliere se era uno scherzo o no, dall'altra però avrei una mezza idea di come continuare il raccontino. Beh, per ora lo segno come completo. xD




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