Historiae di Ervin

Note sulla Storia

Raccolta di racconti (molto) vari dai meaandri del pc, passati per una fase "restauro" anche detta "riscrittura" anche se restaro e riscrittura non sono sinonimi.

Note dell'Autore sul Capitolo

Lavoretto di tre anni fa. Avventurieri, maghi e altri balordi si preparano  partecipre a un rally. Tra loro c'è...

Sanniph prese il caffé dalla macchinetta e lo posò sulla scrivania, dopodichè si gettò sull’unica poltrona del casotto. Si mise le dita all’imbocco delle narici e iniziò la derattizzazione dei salotti, operazione della quale è meglio non approfondire lo svolgimento.

«Spero tu sia consapevole di far schifo.» osservò Enmati, passandogli accanto.

«L’igiene rinale è importante.» sbottò l’uomo e si scrollò una pantegana dalle dita.

«Lo è anche quello della tastiera che devi usare.» gli lanciò un pacchetto di fazzoletti.

Sanniph scatarrò, si sciacquò le mani al lavello e tornò alla scrivania. Prese il bicchiere di caffé caldo e lo sorseggiò lentamente. Sentì il liquido scorrergli giù per l’esofago e scaldargli lo stomaco. Non c’era niente di meglio che un caffé nero bollente in quella notte fradicia.

Guardò fuori dalla finestra.

Scrosciava, gocciolava, pioveva, diluviava da almeno tre giorni. Anche se era ben all’asciutto nel casotto, Sanniph sentiva l’acqua nelle ossa e un odioso senso di freddo ai piedi che neanche le calze di lana riuscivano a mitigare. Una zaffata afosa gli investì il collo e subito gettò un’occhiataccia al calorifero in fondo alla stanza.

La piantasse di sputacchiare umidità in giro brontolò tra sé, gli occhi fissi alla fitta condensa sulle finestre. Si accostò a un vetro e con una manica lo pulì dalla condensa. Fuori vide solo la grondaia vomitare una cascata d’acqua dalla tettoia, da cui veniva un plic-plic continuo. Da così vicino sentiva anche lo scroscio dell’acqua sulle fronde degli alberi, intervallato di tanto in tanto da qualche tuono che scoppiava più a monte, illuminando il cielo.

Nella luce dei lampi scorgeva il bosco, forme scure frustate dal vento e dalla pioggia e, più in là,  le sagome indistinte dei costoni che chiudevano la vallata.

Li vide ai piedi degli alberi. Erano cinquanta tra maghi, guerrieri, medium e quant’altro e tutti attendevano sotto la pioggia il segnale di partenza per la prova: chi sopra una jeep, chi in moto o semplicemente a piedi. Il continuo rombo dei motori faceva eco ai tuoni in attesa dello start e i fari illuminavano i primi metri di foresta. La lunga linea di uomini e mezzi si srotolava davanti al casotto e Sanniph sapeva che molti altri erano fuori dal suo campo visivo.

E lo chiamano sport! si disse col mento appoggiato sul davanzale Una gara a chi ha la febbre più alta? Fossi in loro me la prenderei con chi non li fa partire…

«Cazzo Sanniph, piantala di fare l’ameba alla finestra!» urlò Enmati «Se non controlli le ultime iscrizioni qui non parte nulla!»

Il tecnico per computer sbuffò. «Ooh, e che sono, un arciaruspice che piega il tempo? Stay beef!»

 Si trascinò fino alla propria scrivania, dove stavano ammucchiate carte, moduli d’iscrizione, tazze di caffé, penne e Cd di Mreddie Fercury. In mezzo a questo caos spuntava un computer in standby.

Sanniph scosse il cursore e la schermata ricomparve.

 

Enmati chiuse il proprio libro e tenendo il segno con un dito si chinò verso la schermata. «Ci siamo?»

«Si, si, calma, tuttoasuotempo.» aprì alcune cartelle Logos «Cinque moduli e siamo a posto, no?» ne scelse una «Ecc’allì.»

Nel primo file c’era  un uomo delle Isole della Società, capelli grigio-beige e uno strano turbante viola. Vestiva una tuta di tela verdastra.

Enmati si affacciò alla finestra col binocolo.

«Allora, n°123, Packol Therokomos di Kalkipur, curatore; armi: arco, frecce, corde e piume d’istrice. C’è?»

L’altro arbitro vagò sulla fila di candidati e notò il curatore appiedato con l’arco a tracolla, vicino ad una ragazza che, per il numero di ampolle che aveva dietro doveva essere un’alchimista.

Enmati aguzzò la vista e notò sul cappello il simbolo di un’ape.

Um fece, annoiato quanto seccato un’altra del clan Melitta. Sempre tra i piedi'sti apicoltori…

«C’è.» rispose e si rese conto di come la sua voce fosse irritata. Guardò il partecipante del file successivo, un caravela con sombrero e poncho che sorrideva a trentadue denti di legno.

«Mh, bene. N°44 Abejorro Imàn di Cebolla, mariachi; armi: chitarra, kit di peyote. Lo vedi?»

Enmati scorse il suo testone bianco su una jeep guidata da un altro caravela, questo con le corna e il torso nudo che mostrava le scapole di legno laccato.

Il successivo partecipante che controllarono era un uomo sui trentacinque con i capelli biondi a caschetto, maglietta e pantaloni neri. Enmati trovò che fosse il più ordinario tra tutti i cinquanta e fischia partecipanti che avesse esaminato.

«N°76 Kopto Kronon di Theitess, aruspice; arma:» Sanniph sorrise «un orologio a cipolla. Bof.»

Enmati lo cercò un po’, perché la sua normalità non risaltava in mezzo a guerrieri con spadoni, artiglierie montate su jeep, elfi metà cyborg e una masnada di apsaras scosciate. Lo trovò tra un elfo in motocicletta che fumava una lunga pipa e un gladiatore reziario che lo superava di due volte la testa. Il signor Kopto teneva un ombrello e si guardava attorno con aria perplessa.

Cento corone che questo è il primo cadavere che troviamo. Sempre che lo troviamo intero abbassò il binocolo Un classico aruspice di villaggio che, dopo un paio di vaticini particolarmente azzeccati, si gasa e tenta il tutto nelle corse all’ultimo sangue. 

 

La motocicletta aveva i fari accesi; Nel fascio di luce dei fari le goccioline cadevano fitte, l’odore acre e persistente della benzina si diffondeva nell’aria misto a quello nauseante del metallo. Di tanto in tanto l’elfo sgasava i motori, come volesse partire prima del via. Sembrava andasse in gita e non in una corsa all’ultimo sangue.

Secondo me Scorpio si diverte pensò Kopto. Chiuse l’ombrello e si sedette nel fango sotto un albero.

«Che tempo credi di fare?» gli chiese.

L’elfo tolse la mano dall’acceleratore e aspirò una boccata di fumo.

«Sette giorni, se tutto va bene. Margan Duff non è così lontana.» l’elfo continuava a tenere gli occhi fissi sul percorso che si apprestava a percorrere «Per le provviste conto di ammazzare qualche animale lungo la strada, o di rubarne a chi ne ha.»

«Ma bravo» sbottò il gladiatore. Si voltò scuotendo la rete zuppa di pioggia  «Così pensi di vivere di saccheggio?»

Kopto gli volse un’occhiataccia. Oh Hispanico, Hispanico, uomo gasato dal cinematografo. Se non avessimo lo stesso capo saresti già morto.

«Una persona d’onore non ruberebbe cibarie a compagni di sfida.»

«Una persona che non scassa il cazzo non moraleggia a vuoto.»

«È una gara di sopravvivenza.» osservò Scorpio con tono piatto, gli occhi fissi verso i tronchi più lontani o spersi nel buio remoto. Si voltò verso Kopto «Che ora è?»

Lui trasse di tasca il cipolla, lo aprì con disinvoltura. «Le 23:56:19» sbuffò «Sarebbe ora di iniziare.»

Tacquero tutti e tre.

Scorpio sbuffò del fumo «Kopto, quanto ci metteresti tu?»

L’aruspice si mise una mano al mento e iniziò a pettinarsi la barba castana.

Sorrise. «Vincerò.»

«Spaccone.» obbiettò Hispanico «L’arroganza porta solo al cimitero.»

Questa è epic fail, gladiatore. 

 

Lo starter uscì dal portone avvolto in una tela cerata arancione. Tra i partecipanti fradici di pioggia si alzò un sospiro di sollievo, mentre questi traeva una pistola a salve dal cappotto. La puntò verso il cielo e sparò.

«Salve.»

Un mormorio di disappunto si diffuse tra i concorrenti, poi la pistola a salve sparò di nuovo.

«Salve, salve, salve.»

«Che minchia è?»

«È una pistola a salve no?» rise lo starter.

Dopo che questo primo commissario fu portato all’infermeria con gravi fratture, Enmati e Sanniph andarono sul palco con una vera pistola a salve e spararono quattro colpi.

Dal corteo emerse un muggito di urla e rumori e i primi veicoli si gettarono nella foresta. I due rientrarono.

«Ahh» Sanniph si stiracchiò sulla poltrona «Due settimane di pace assoluta e risposo.»

Come se non ti riposassi abbastanza pensò Enmati.

La porta si spalancò e un giudice entrò ansimando, gli occhi iniettati di sangue. «Degli uomini alla linea di partenza, presto!»

I due si slanciarono dietro all’altro arbitro, mentre un terzo che stava ai monitor urlava spaventato.

I due raggiunsero un albero sotto il quale c’erano le tracce di una moto e un uomo. Ai piedi dell’albero c’era un sacco. Sanniph lo aprì e lo gettò a terra, andò verso dei cespuglie vomitò. Sanniph guardò a sua volta, un brivido che gli correva per la schiena con le gocce d’acqua.

Una tesa, gli occhi sgranati che parevano uscire dalle orbite, la bocca digrignata in un ghigno. Un busto nerboruto, pulito, col torace coperto di peli e gli addominali irrigiditi nel rigor mortis; sotto il bacino profondi buchi indicavano che qualcuno aveva sottratto degli organi intrni. Braccia e gambe staccate e legate due a due con una corda spessa, come pacchetti regalo. In un sacchetto a parte il fegato color del cuoio, aperto come se lo si dovesse cuocere in padella con le cipolle.

Un lavoro impeccabile.

«Era il n°129.» disse l’altro giudice «Hispanico il reziario. Non capisco come abbiano fatto questo in un silenzio tale…»

«Non importa.» intervenne Enmati, secco «Ogni edizione ha almeno trenta morti. Questo è solo il primo>>

Bugiardo si disse Per un lavoro tale o l’ha ammazzato lentamente, in silenzio ed è un sadico. O ha sfasato il reale. E lì non so cosa cazzo è.

Tornarono al casotto un po’turbati, ma Sanniph parlava in tono così entusiasta dei giorni liberi che Enmati sentì le preoccupazioni scivolargli via di dosso con la pioggia.

I più veloci sarebbero arrivati a Margan Duff in sei, sette giorni, ma solo se estremamente veloci e il libellucottero che li avrebbe portati al traguardo sarebbe partito solo quattro giorni dopo.

«L’imperativo è: riposarsi!» gridò Sanniph chiudendo il portone.

«A dirla tutta, tu riposi già abbastanza.» obiettò Enmati e l’altro reagì con un “non è vero” teatrale.

La loro attenzione fu però attratta dagli altri organizzatori, tutti affollati attorno al monitor in contatto con Margan Duff. Enmati si grattò un sopracciglio con una smorfia.

«Ma che…?»

«Ah, ci siete anche voi.» una donna li spinse verso il monitor «Ecco, ecco, guardate.»

Nel casotto d’arrivo stava un arbitro ornis poiana che sbatteva il becco balbettando.

«…che cazzo, era no solo tre minuti fa, questo bussa alla porta e fa “ehi, ho finito” e mi chiede il premio e io gli faccio “ma come” e lui ripete che ha finito e io allora…»

«Ma che ha?» chiese Sanniph alla donna.

Enmati rabbrividì. Non è che….

«Non» la donna si guardava attorno, confusa «Non ho parole, guardate.» Con mano tremante cliccò un tasto  lo schermo fu diviso a metà: su una l’arbitro ornis continuava a balbettare. «Abbiamo il vincitor.»

Sull’altra metà Kopto Kronon aspettava fuori dal casotto, gli abiti appena umidi, l’ombrello chiuso sottobraccio e un sorriso per la telecamera di sicurezza.

Note Conclusive
Kopto Kronon vuol dire, alla lettera "io taglio il tempo"; ma suppongo che la nota sia un poco superflua.




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