Ritorno a casa di wasmehr

Note dell'Autore sul Capitolo
Ho capito che non riuscirò a scrivere la terza e ultima parte di Stirpe di Drago se prima non riscrivo Grimalkin/Una Nuova Terra. SORRY :S :S Non sono ancora sicura della portata dei cambiamenti rispetto alla versione di qualche anno fa, in ogni caso devo arrivarci in fondo prima di spedire i miei draghetti nelle fauci degli Elfi (ah ah ah).
PER CHI NON HA MAI LETTO "UNA NUOVA TERRA": si tratta di una storia collegata marginalmente con "Stirpe di Drago", ma le due possono essere lette indipendentemente l'una dall'altra e non è necessario seguire un certo ordine.
***grazie per la cortese attenzione***
Ritorno a casa

Prologo


Ho conosciuto Belfagor Nimms una pallida mattina di settembre, nel 2004.
Ero molto confusa. Anche lui lo era, e immagino che se avesse saputo chi ero io e chi erano le due persone che aveva arrestato lo sarebbe stato persino di più.
Avrei preferito che le nostre strade non si incrociassero come hanno fatto, e che non procedessero parallele per sei mesi.
Sei mesi! Un tempo breve, ridicolo. Eppure, quante cose possono succedere e cambiare in sei mesi!
Non sono una scrittrice, ma credo di dover affidare alla carta quel che è stato e come è andata.
Per le generazioni future, forse.
Perché nessun altro può farlo, probabilmente.
Perché non voglio rischiare di dimenticare, soprattutto.

Il mio nome è Aeglos. Sono un’Elfa, ma ho vissuto nel mondo degli Umani per secoli.
Sì, secoli. Noi Elfi siamo realmente immortali. Abbiamo un punto d’inizio, ma non un punto di fine, siamo una semiretta. Come mai? Non ne ho idea. Molti di noi si sono cimentati nella stesura di opere epiche, cercando di narrare, o di spiegare, quali dei ci abbiano creato così e che motivo avessero per farlo. I nostri druidi più saggi hanno deciso che non valeva la pena investigare tali faccende.
Che dei e demoni presiedano all’Equilibrio del creato è risaputo. Anche il fatto che di tanto in tanto litighino tra di loro, o si facciano dispetti è cosa nota. Il resto è leggenda, invenzione, sogno.

Un tempo tutti i popoli vivevano nel mondo che ora è degli Umani. Era da sempre destinato a loro, sembrava sciocco opporsi al Fato in questo.
Così, come vuole la tradizione, giunse il momento in cui gli Elfi decisero di abbandonare questo mondo.
Con l’aiuto di Merlino, mago potentissimo, il nostro druido, il Gran Sacerdote Cruamros, creò una nuova terra, accessibile tramite un portale. Adesso lo chiameremmo “portale dimensionale”; allora si trattava, molto semplicemente, di magia.
Sì, esiste una cosa che si chiama magia. In realtà si tratta più che altro di una manipolazione dell’energia immanente, ma non è accessibile a tutti.
Tanto per cominciare, deve esistere una predisposizione molto forte: il soggetto deve mostrare una sensibilità e una capacità di comunione con l’energia pressoché totale. Una volta in questo “luogo” di comunione, egli può spostare gli equilibri a proprio favore.
È molto più facile a dirsi che a farsi, anche per un Elfo geneticamente predisposto.
Tra gli Umani si trovano persone in grado di diventare una cosa sola con l’energia del creato, ma non è qualcosa che viene insegnato a scuola, e anche solo riuscire in questo richiede molto esercizio. Arrivare a manipolare gli elementi e spostare gli equilibri, poi, è dannatamente faticoso.
Immaginate, per esempio, di voler sollevare un elefante con la sola forza della vostra mente. Altro che muscoli! La cosa è possibile solo se aggiungete alla vostra forza di volontà l’energia che permea il mondo che vi circonda e la incanalate sotto l’elefante.
Ma sto divagando, la magia è sempre un argomento interessante.

Come dicevo, mi chiamo Aeglos e sono un’Elfa.
Quando il mio popolo decise di abbandonare il mondo umano per andare ad abitare nella terra originata grazie ai poteri del nostro druido, io non andai con loro.
Fu una decisione impulsiva, giovanile, eroica e romantica.
Ero innamorata di un essere umano. Il suo nome era August, era un valoroso guerriero.
Non avevo ancora vissuto molto a lungo, avevo a malapena duecento anni di vita alle spalle e non ero mai stata innamorata prima.
Ero convinta che avrei perso la cosa più importante della mia vita, che non avrei mai più sentito battere il mio cuore in quel modo, che se non fossi rimasta con August lo avrei rimpianto per sempre. Non potevo immaginare di trascorrere l’eternità con il cuore spezzato, così vi rinunciai e rimasi.
Non ci sarebbero state navi, per me, una volta che August avesse terminato di vivere quei pochi anni che sono concessi alla razza umana. Sarei rimasta sola in un mondo estraneo. Eppure, questo mi spaventava meno del pensiero di lasciare il mio uomo.
Ho imparato, con il tempo, a dare meno importanza ai sentimenti, ma allora ne ero completamente travolta.
Una mia amica, che mi era molto affezionata, volle rimanere con me. Tentai di persuaderla a partire con gli altri, e credevo di esserci riuscita, ma poi la trovai in fondo al baule nel quale avevo riposto i miei pochi beni.
Lily è una fatina dei boschi. Alta meno di un palmo, ha fattezze umane salvo un paio di ali sottili e simili a quelle delle farfalle attaccate alla schiena. Un soffuso alone luminoso la circonda, ho motivo di credere che si tratti di una sorta di sovraccarico energetico. In effetti, Lily ha cominciato a dare il meglio di sé quando nel mondo sono comparsi i primi apparecchi elettrici.
Inoltre, mio padre volle regalarmi un gatto, prima di salpare.
Mi lasciò un grosso felino dal pelo grigio e mi raccomandò di tenere sempre un gatto con me. Gli promisi che avrei fatto come chiedeva e ho mantenuto la promessa. Non so più quanti gatti ho avuto da allora, ma da qualche parte ho gli elenchi che riportano i loro nomi e il tempo che hanno trascorso con me.

Il mio gatto, al tempo in cui conobbi Belfagor, si chiamava Grimalkin.
Lo avevo da un paio d’anni, ora è con lui… Ma questa è proprio la storia che voglio raccontare adesso.




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