Le Cronache di Yorpach: La battaglia dei due regni di schibrio

Prendo carta e calamaio, intingo nell’inchiostro nero e scrivo:
“Oggi, 1 gennaio nel nuovo anno del signore Gesù Cristo, il regno di Cobhiris è sotto assedio da parte del regno di SkyWorp.
Un contingente armato ostile ha appena varcato il confine che da secoli delimita i due regni.
Le torri di avvistamento comunicano di prepararsi all’imminente battaglia, e avvertono che uno dei cavalieri che parteciperanno allo scontro sarà Darren Butler avvistato nella solita tenuta di battaglia bianca e oro marciare a fianco del suo Re.
Io, Alexander Bertrand du Cobhiris, regnante assoluto di questo territorio, non approvo che mia moglie partecipi allo scontro, ma sono purtroppo costretto ad accettare il consiglio dei miei cavalieri di schierarla nelle nostre file, in quanto vanta di essere la sorella e allieva di Fleur Lacroix e perciò può essere di aiuto durante questa sciagura immane che ci è capitata.
Oggi è giorno di guerra.
Oggi è giorno di luce e di ombra.
Oggi è giorno in cui si deciderà la vita e la morte.
Dio Abbia in gloria tutti noi
Alexander Bertrand Du Cobhiris”

Inforco l’elmo sul capo, sento l’odore di ferro e ruggine. Appoggio la mano all’elsa della spada ed esco dalla stanza reale tra applausi ed ovazioni. Mia moglie si schiera al mio fianco, vestita con un completo in cuoio e una pettorina leggera in acciaio nera, con una torre color argento come simbolo del mio regno. Bionda, occhi azzurri, bellissima in questa giornata funesta la vedo seria e corrucciata. Una delle rare volte in cui la vedo in questo stato, conversa con sua sorella gemella la strategia necessaria per fronteggiare l’attacco. Helena appoggia le mie richieste di fronteggiare gli avversari con un attacco pesante e frontale, mentre la gemella insiste nella sua teoria di affrontarli in una morsa a tenaglia su due fronti , anche se questo vuol dire dividere la mia già debole presenza sul campo. No, manterrò la mia strategia e Fleur dovrà adattarsi. Elie e Daniel in groppa a Arabesque e Daarig, due stalloni puri, si avvicinano per proteggermi nella battaglia che avverrà, scintillanti nelle loro lucenti armature scure. Si inchinano con il braccio in segno di rispetto senza smontare dagli animali, e li saluto brevemente. Proseguiamo il nostro cammino verso le scuderie, dove sta attendendo con trepidazione “Schibrio”, il mio cavallo da battaglia. Monto sul potente destriero a manto oscuro e al passo mi incammino verso il piccolo contingente militare che ubbidisce ai miei comandi, seguito dal ronzino di mia moglie, un giovane stallone arabo a baio castagno. Hugo è già all’opera a coordinare la fanteria che avrà il compito di spronare, e se possibile frenare, l’assalto nemico. Appena arriviamo i soldati si inchinano alla mia vista. Ci siamo tutti.
Un trafelato ragazzo arriva di corsa spronando un aveglinese slavato portando la notizia che la torre di avvistamento ad ovest del confine sta per essere attaccata. Al mio segnale tutto l’esercito si mette in movimento. Dobbiamo arrivare in tempo per salvare i cinque arcieri assediati all’interno della torre.
-In Marcia!!!!
Direzione: Torre di avvistamento ovest!-

Il regno di Cobhiris conta 203 anime, 15 in meno del vicino regno bellicoso di SkyWorp. Il piccolo castello di proprietà di Alexander Bertrand du Cobhiris, nasce al centro dell’unico villaggio del paese dal nome omonimo. Questo paesino, oltre al maniero, comprende diversi ettari di terreno agricolo; strade in terra battuta; un magazzino per i materiali, dove ogni abitante doveva consegnare le proprie produzioni per il bene comune e poteva, tramite permesso, prendere poi il materiale che gli serviva; varie casupole di pietra aventi tetti costruiti con travi di legno ricoperti di paglia bagnata con pece per evitare la penetrazione dell’acqua; una cappella che svolgeva la funzione ecclesiastica ogni domenica e lunedì oltre che alle feste, facente a capo il monsignor Thomas Bonnet; un mulino a fianco ad un campo di grano forniva invece pane ed acqua alla popolazione sfruttando i dolci e chiari liquidi offerti gentilmente dal fiume Lovèle, condotta dai fratelli Ferdinand e Louis Ponthieu e i loro 7 figli; una forgeria sempre aperta di giorno forniva gli abitanti di utensili e l’esercito di armi e armature, gestita da Henry De Prej e i suoi due figli ormai maggiorenni; una conceria che sfruttando pelli di animali morti produceva vestiti e protezioni, diretta da Lorenne Devoux e la splendida figlia sedicenne Claude; una fattoria che produceva prodotti di animali quali latte e formaggi oltre che uova, forniva poi, alla morte di questi, la pelle per la conceria, custodita e amministrata da Philippe Santiau e sua moglie; Un carretto portato dal vecchio Antòn ogni mattina aveva la servile funzione di trasportare tutti gli espletamenti biologici della popolazione in una fossa al di fuori del regno in una zona di nessuna proprietà; Diverse fattorie invece si occupavano della proliferazione e della raccolta di alberi da frutto, per la maggiore di mele e arance ma si potevano scorgere molti limoni, che rallegravano coi loro colori le piccole pianure del regno di Cobhiris; a fianco della rocca risiede l’armeria e l’alloggio dei soldati. La Rocca è costituita da quattro piani: il piano interrato che ospita le prigioni; il piano terra invece l'ingresso, l'atrio, il cortile, il camerone dei soldati destinato ad ospitare i mercenari, le cucine e la sala da pranzo; il primo piano è di sede l'antisala, la sala dei ricevimenti e la camera da letto dei regnanti, mentre l’ultimo piano accoglie la stanza della musica, e la stanze delle ancelle e dei cortigiani quali cuochi e faccendieri.
Lo sviluppo costante dell’economia basata sul prodotto interno e con l’accumulo e il razionamento dei beni collettivo ha permesso la crescita artigianale in modo che a tutti avessero l’indispensabile in modo eguale. Un economia chiusa esattamente come il regno gemello comandato dal selvatico e irascibile Re Eric Moore del regno di SkyWorp, che vantava di possedere all'incirca le stesse costruzioni del rivale, forse copiate da soffiate pervenute dalle proprie spie.
Sul confine tra i due regni troviamo la torre di avvistamento ad Est per prevenire manovre militari provenienti dal territorio del nord dove risiede l’arcinoto ed ormai pericoloso regno di SkyWorp, gestita da cinque arcieri nell’ordine di: Christopher, Étienne, Gilbert, Jules e Léandre (cinque dei dieci arcieri in tutto arruolati nel regno di Cobhiris); invece dalla parte opposta risiede la torre di avvistamento ovest avente lo stesso scopo della prima, presidiata dagli ultimi cinque arcieri: Lucas, Mathieu, Macaire, Maël e il vecchio Maurice (chiamato anche Occhio di Falco per la sua formidabile vista nonostante l’età avanzata). Ed è proprio quest’ultima che si stava difendendo quel giorno del 1 di gennaio, quando il nemico penetrò con forza sconfinando nel territorio avversario. Un confine delimitato da un verde e rigoglioso bosco nelle stagioni temperate, ora imbiancato dalla candida neve che avvolge la regione in un paesaggio invernale.

-Dio mio! Ai posti di combattimento! Ci attaccano!-
Non ci credo, e pensare che diffidavo dal volere del Re di stare su questa inutile torre. Io che pensavo che mai ci avrebbero attaccato. Quel maledetto Moore ci sta mandando la fanteria. Prima freccia in arrivo.
-Tutti giù!!!!- Il legno si sfracella sulla dura pietra di un merlo.
Contrattacco.
-Puntareeee- Prendo la mira.
Dove sono quei bastardi? Si nascondono dietro alle piante quei finocchi dalle armature bianche. Come si fa a scorgerli nella neve?
-A chi miro?- Mi domanda Macaire.
-E che ne so! Lancia!- Gli rispondo.
Lanciamo quasi insieme e non si sentono urla di dolore. Non ne abbiamo preso manco uno. Ci rispondono con una frecciata continua, e sento un urlo. Hanno colpito Maël. Una freccia ha passato un buco tra i merli e lo ha preso sulla spalla. Dio mio. Lo vedo che si alza per prendere la mira.
-NOOO!!!- gli urlo, ma un’altra freccia lo colpisce al petto fuoriuscendo dalla schiena.
-Tutti Giù!!! Non prendiamo iniziative!!!- urlo ai miei compagni.
Discutiamo su come fare. Non siamo pronti a sparare a uomini che si nascondono.
-Tutti insieme ci alziamo e spariamo. Pronti? ORAAA!!!-
Ci alziamo e puntiamo contro le piante. Non si vede nulla. Poi sento un rumore proprio dietro di me. Mi giro. Vedo una figura che indossa una veste bianca come il latte e con lo stemma del cavallo d’oro verso le scale. NO! Un assassino di Moore. Il volto coperto dal cappuccio gli nasconde la faccia. Tira fuori dal fodero uno stiletto e con un veloce fendente taglia la gola di Macaire. Mathieu estrae la sua spada ma viene bloccata subito e viene infilzato nel petto. Gli schizzi di sangue di Macaire e Mathieu hanno sporcato la veste pura dell’assassino. Merita di morire. Lucas lascia cadere l’arco e prova a sfoderare. Nulla da fare, cade ai miei piedi con la gola aperta. Rimango solo io, un vecchio a cui non manca molto morire. -Uccidimi, avanti!!!- gli urlo. Tira indietro il cappuccio. Rimango stupefatto, e dalla mia bocca esce solamente il suo nome appena udibile: -Pheobe!!!-
Vedo il suo movimento e sento la divisa che indosso bagnarsi. Provo a parlare ma escono solo suoni gutturali. Sento le forze che mi abbandonano e la mia vista che piano piano sparisce. Ho fallito. Non sono riuscito a proteggere Cobhiris. Spero comunque che…

Pheobe e Fleur, antagoniste fin da bambine ma addestrate dallo stesso maestro nell’arte dell’assassinio. Non c’è alcun dubbio su chi sia la migliore. Fleur ha una agilità e una destrezza nettamente superiore alla rivale. Pheobe al massimo può ritenersi allo stesso livello della sorella di Fleur, Helena allenata duramente dalla sorella. Può ritenersi addirittura simile in quanto sia l’una che l’altra sono sposate con i due Re dei regni avversari. Saputa la notizia dell’unione d’amore tra il Re di Cobhiris e la sorella di Fleur Lacroix, Eric Moore condusse una ricerca nel suo regno per trovare una degna sposa che si prendesse il coraggio di difendere il regno qualora il Re fosse assente. La sua ricerca impiegò due anni ma ebbe i suoi frutti, cogliendo il dolce frutto d’amore di Pheobe Ward, ex allieva di Cristianè Bernard il famoso assassino di Ɏorpäch che si dice fosse nato proprio nel feudo di Alexander Bertrand e che mandava su tutte le furie il Re di SkyWorp. La sua manovra matrimoniale non era da attribuirsi alla passione e all’amore, quanto più per invidia e rivalsa verso l’arcinemico, ma questo la “dama assassina” ne era del tutto ignara.
Il regno di SkyWorp era amministrato da un avido esattore dei tributi che strappava dalle mani dei contadini il 75 % del loro prodotto netto e che funzionari reali amministravano i beni confiscati vendendoli al regno dei “Maldicapo” o come ironicamente li aveva soprannominati Eric Moore “Regno degli stupidi italiani” disprezzati da quest’ultimo in quanto a suo dire “non capaci di produrre beni per loro stessi da soli”, ma lodati in quanto erano i principali fornitori d’oro del regno, che trovavano scavando nelle rare miniere di Ɏorpäch che guarda il caso si trovino la maggior parte nel loro territorio. Ma per guadagnarsi il rispetto e iniziare l’opera di conquista ed espansione del territorio doveva prima sconfiggere uno dei nemici più temuti. Ed è quello che stava iniziando a fare.
La torre ad ovest di Cobhiris era già caduta a suo favore, e il Re Eric Moore osservava, da dietro le sue linee di difesa, le lingue di fuoco propagarsi dalla costruzione in fiamme, ed era fiero di un primo trionfo verso l’odiato nemico che si avvicinava sempre di più al suo esercito. Si mosse verso lo spadaccino Jason Palmer alla sua destra e gli diede l’ordine di attaccare sul fronte destro in direzione della fanteria nemica ma di fare attenzione a non ingaggiare una battaglia multipla e di non sottovalutare il nemico. Poi istruì anche i suoi commilitoni di fare da esca per permettere un’azione intrusiva di Jason e Darren Butler nei confronti di DD e Élie Rousseau, i due cavalieri di Bertrand. Il fratello di Darren, Calvin Butler, invece aveva l’ordine di fermare l’avanzata di Hugo Rousseau e di distrarre la fanteria avversaria.
Aspettò il ritorno di Pheobe al galoppo di un cavallo baio purosangue inglese che si mise al suo fianco in attesa di ordini. Ne ricevette uno all’istante: Intercettare Helena o Fleur e ucciderle senza pietà. Un sogghigno malefico si instaurò sul volto della regina e il purosangue ripartì nella loro folle corsa.

Mi muovo di soppiatto nelle zone in cui ho rimosso la neve e mi faccio strada attraverso delle trincee improvvisate. Non morirò facilmente in questa stupida guerra. Io sono Fleur Lacroix, e sono la migliore in quello che faccio. Questo stupido vestito di cuoio nero mi rende facilmente visibile al nemico, ma tra poco sarà notte e allora diventerà il mio territorio. Cristianè mi diceva sempre che bisogna uccidere solo chi merita di morire. Sono diventata cittadina di Cobhiris più per rispetto di mia sorella che per mio volere, sono sempre stata neutrale sul mio stato di appartenenza, ma c’è qualcosa che mi spinge a sentirmi parte del regno di Alexander, forse sentimentalismo. Al diavolo, non sono mai stata sentimentale. Una cosa che non sopporto però sono i soprusi e gli invasori, e quel bastardo di Eric è uno di quelli. Tanto si sapeva che prima o poi ci sarebbe stata battaglia, sono sempre stati in guerra Cobhiris e SkyWorp, però la tensione non si propagava. Oggi si è accesa la battaglia, ho visto la torre ovest bruciare e la sagoma indimenticabile di Pheobe lasciare le rovine sul suo destriero di nome “Trent”. Da quanto tempo che non vedevo il cavallino che le regalò Cristianè al suo primo omicidio. A me invece regalò questa daga che tutt’ora porto con me. Non ci voleva questo movimento bellico in questo tempo. Poi è proprio stupido, i nostri sono due regni in cui, data la scarsità di guerre, il numero effettivo dell’esercito è ridotto a poche decine di unità. Moore è proprio un pazzo. Prima della rivoluzione dei regni e la pace dell’ORU (Organizzazione regni uniti) Yorpäch contava guerre da migliaia di unità, ma adesso… E questo chi è? Ssshhh non devo fare rumore. Questo uomo con le spalle voltate davanti a me è senza dubbio un soldato di Eric Moore. Indossa una cotta di maglia sotto la tunica bianco candido. Provo una morbosa follia di macchiarla con il suo sangue. Mi avvicino e sfilo lentamente lo stiletto dal fodero di quercia che ho fabbricato io e mi accosto furtivamente al suo fianco. Non si è accorto di nulla. Poi uso il solito scatto felino e infilo la lama nel fianco del collo dove c’è lo spiraglio tra l’elmo e la cotta di maglia. Muore sul colpo e crolla come un sasso con la bocca sgorgante di sangue sporcando la tunica. Che piacevole sensazione. Sento un fruscio dietro alle spalle e mi accorgo che si avvicina un altro soldato. Si trova sulle trincee che ho fatto poco fa. Proprio sulla mia traiettoria. Di soppiatto corro silenziosamente verso di lui che intanto sembra confuso riguardo a quelle strisce scavate nella neve. Si accorge di me, ma ormai è troppo tardi. Lancio la daga contro il soldato che affonda nel petto graffiando la cotta e lasciandolo senza fiato. Si piega in due e sono abbastanza vicina per ucciderlo. Raccolgo l’arma e gli apro la gola con un taglio netto.
Mi guardo intorno e vedo lo svolgersi della battaglia in lontananza. Cosa ci facevano dunque questi due soldati qui da soli? Che volessero arrivare alla Rocca in solitaria per prenderne possesso?
Vedo il mio prossimo bersaglio: Darren Butler, il cavaliere imbattuto.
Mi muovo verso la sua direzione facendo bene attenzione a non farmi vedere. La mia solita sfortuna vuole che Darren si è mosso verso di me e ha appena lanciato un occhiata di sfida. Mi lancio nella folle corsa per raggiungerlo in un confronto faccia a faccia e vedo che lo sta facendo anche lui sopra il suo cavallo bianco. Vediamo chi è il migliore tra me e te.

Il matrimonio tra Alexander Bertrand e Helena Lacroix fu svolto mediante rito ecclesiastico dal reverendo Thomas Bonnet nella cappella della città di Cobhiris quattro anni prima dello svolgersi della battaglia tra i due regni. Esattamente due anni prima del matrimonio tra Eric Moore e Phoebe Ward. Quello che distingueva le due coppie era il sentimento dell’amore che per il primo era forte e prosperoso mentre nel secondo era arido e sfiorente. Pheobe eseguiva gli ordini di suo marito senza mostrarsi contrariata, dovuto all’istinto omicida impartitole tempo addietro. Helena invece dagli insegnamenti della sorella imparò ad usare la logica e la strategia durante i combattimenti. Ed era proprio quest’ultima che stava usando mentre si avvicinava alla fortezza di SkyWorp indossando un mantello che le nascondeva l’armatura all’ignara popolazione del regno nemico. Suo marito non voleva che affrontasse la missione da sola e voleva che ad accompagnarla ci fosse la sorella o DD, ma la bionda regina ribadì che i combattenti servivano sul fronte mentre lei era impegnata nella campagna di rendere pan per focaccia a Eric Moore. Lasciato il suo stallone arabo chiamato “Pefatur” nei pressi del villaggio camminava a testa china per non farsi scoprire verso la vendetta. La fortezza di SkyWorp in confronto a quella di Cobhiris era posta in centro a due torrioni da difesa e ospitava solamente 3 piani; Nell’interrato, come la rocca nemica alloggiavano i prigionieri nelle celle del regno; al piano terra vi risiedeva l’atrio, la stanza del trono e la camera degli inservienti. Al primo piano invece si trovava la cucina, il bagno e la camera dei regnanti. Poco importava ad Helena Bertrand di come fosse la roccaforte. A lei importava solo chi c’era dentro gli alti cilindri di guardia. Alexander ha deciso di provocare al nemico quello che è stato provocato a lui, ovvero la morte di vari componenti a guardia del regno. La donna si avvicinò all’entrata della grande torre circolare a ponente del castello e aprì la porta di metallo verso l’esterno. Salì le scale circolari in senso orario e si incontrò con cinque stupefatti balestrieri disarmati. L’attacco risultò simile a quello sostenuto dalla compagna d’arme di sua sorella. Infilzò il primo con la spada ad una mano preparata in partenza, poi con una giravolta squarciò la fronte del secondo, e quando questi aprì la bocca per il dolore conficcò la spada nelle sue fauci ponendo fine alle sue sofferenze. Gli ultimi tre stavano recuperando le balestre ma Helena, mulinando come una falce la lama sporca del sangue dei due balestrieri, li colpì tutti insieme facendoli indietreggiare. Quella mossa costò la vita a due di loro, dove uno morì tenendosi gli intestini con le mani e l’altro senza la testa. L’ultimo morì senza infliggere nessun colpo, scivolato tra i merli durante una tentata fuga e caduto senza possibilità di sopravvivenza dalla torre. Helena sentiva l’odore di sangue provenire dai corpi, ma si limitò ad osservare verso levante dove Il secondo torrione spuntava da dietro la visuale della fortezza. Una lunga passerella congiungeva le due torri alla fortezza, e la bionda donna capì subito qual’era la prossima mossa da effettuare per aiutare suo marito.

Sento gli zoccoli mimare un battito cardiaco accelerato, avverto i poderosi fianchi tendersi eccitati e gli zoccoli che felici mangiano la neve lasciando vistosi avvallamenti di terra mentre continuiamo la nostra sfrenata corsa per raggiungere Elie e “Rosteau”, attaccati da Jason Palmer e Darren Butler in una morsa serrata. Darren si sta allontanando. Cosa succede? Osservo il territorio sobbalzante mentre il mio “Daarig” mi avvicina a Elie e noto la direzione intrapresa dal fratello maggiore Butler, il più pericoloso: Di fianco a quella grande quercia scura Fleur si mette a correre verso il cavaliere imbattuto. Chissà poi perché lo chiamano così? Penso che in uno scontro serio le nostre abilità potrebbero essere simili. Ma ora è andato a cercarsi pane per i suoi denti. Fleur non gli lascerà scampo.
Vai Daarig!!! Più veloce bello!!!
Sprono il possente animale e acquisto maggior velocità.
Daarig è il mio cavallo, un Akhal-Teké nero, la più bella razza di cavalli esistente. L’ho trovato quando era un puledro e lo addestrai come equino da combattimento. Altro che l’albino di Darren.
Eccomi in prossimità di Elie Rousseau. Rallento per incutere paura al nemico e mi preparo alla battaglia. Daarig sbuffa nervosamente verso il nemico. Jason Palmer, spadaccino di Eric Moore ci studia. Due contro uno. Un sorriso si insidia sotto l’elmo pesante. Dagli spiragli vedo il viso avversario trasformarsi in una maschera di paura. Daarig avverte che qualcosa non và come dovrebbe andare. C’è tensione nell’aria.
-Arrenditi Palmer! Due contro uno vuol dire solo morte!- Provo ad urlargli.
-Sarò sempre fedele al mio Re “DD”!!!- mi risponde. Poi lo vedo togliersi l’elmo e mettere la mano alla spada -Anche se questa azione mi costerà la vita- Stà osservando Elie con accanimento.
Si lancia in un breve assalto verso il mio compagno d’arme. Rimango pietrificato dall’azione in svolgimento. Elie lascia cadere la lancia dalla mano e prende la spada. La lama di Jason cozza contro lo scudo di Rousseau e si vedono pezzi di legno staccarsi dalla plancia con un sonoro “TUNG”. Il contraccolpo arretra leggermente i due avversari. Devo intervenire. Sfilo dal fodero posto sull’anca di Daarig la spada ad una mano e mezza e provo a lanciarmi alla carica. Palmer lancia il suo scudo contro Elie sbilanciandolo e con una furia decisiva infilza con la punta della spada sotto l’ascella del mio compagno. Avverto un tremito nelle braccia. Che sensazione terribile… Vedo Elie cadere a terra in ginocchioni. Tutto sembra proseguire al rallentatore. I sobbalzi di Daarig portati al galoppo, la lama di Palmer che inesorabile si avvicina al collo di Elie, la mia lama che mulina nel vento presa da una carica istantanea, tutte e tre le urla che si mescolano in una cacofonia di suoni gutturali, il sangue del mio compagno che sgorga verticalmente dalla testa mozzata e gli occhi infuocati del nemico che vedo diventare sempre più nitidi. Poi agisco. Lui sta aspettando una carica frontale, ed è proprio quello che volevo fargli credere. Tiro la redine sinistra calciando Daarig sulla destra creando un effetto frenante immediato. L’avversario è disorientato e spostando Daarig alla sua destra, mi trovo proprio nel vantaggio di poter colpire tranquillamente essendo mancino a differenza sua. Il loro elmo è aperto sulla volto per permettere una maggior visione ma anche una minor difesa. Calco perciò la spada di punta in viso squarciandoglielo di netto. Mentre cade moribondo, urlo. Daarig s’impenna rabbioso. Scendo dal mio destriero e recido di netto la testa. Salgo di nuovo in groppa e sputo su quella che è, ormai, una carcassa di cibo per animali spazzini. Con tristezza nel cuore alzo lo sguardo osservando il combattimento tra Fleur e Darren Butler.

Paul Blonde non si chiamava così. Il suo nome era Paul Pierre-Luis Gandesperres, ma era soprannominato Paul Blonde in quanto era biondo e si poteva distinguere quindi dal commilitone suo omonimo Paul Marron ovviamente castano. Paul Blonde nacque venticinque anni prima della guerra tra Cobhiris e SkyWorp dall’unione amorosa tra Louis Gandesperres e Isabelle (della quale cognome non è sopraggiunto al tempo di questa narrazione). La madre, giovanissima, era una donna di casa, ma la sua longevità non durò molto, infatti morì di parto dando alla luce quindi il suo unico figlio. Il padre invece era un cittadino di Cobhiris e gestiva un emporio di liquori che importava dal reame di Cestricupe, un attiguo regno caratterizzato da un modesto monastero con annesse piantagioni di grano e vigneti dove producevano e distillavano vini, grappe e birre per lo stesso regno e per tutti quelli di Yorpäch che potevano permettersi la spesa. Proprio in quel regno conobbe la madre di Paul e la trasferì a Cobhiris pochi mesi prima del concepimento di Paul e del loro matrimonio. Purtroppo però l’emporio chiuse alla morte del venditore e l’unico figlio non era intenzionato a proseguire l’attività paterna. Si arruolò invece con stoltezza nell’esercito del regno, certo che non sarebbe mai successo nulla. Si sbagliava.
Il primo di gennaio, Paul Blonde, teneva stretto lo scudo di mogano con inciso una torre bianca verso il corpo, zavorrato da una pesante armatura scura brandiva una spada ad una mano faticando ad ogni passo. Si muoveva un passo dopo l’altro, la cappa di calore all’interno dell’elmo gli inzuppava i capelli e scendeva in rivoli d’acqua lungo le guance. Sentiva la schiena bagnata e avvertiva la spossatezza e la sonnolenza giunta dal caldo anche se all’esterno si misurava una temperatura inferiore allo zero.
Si trovava insieme ai suoi commilitoni a marciare verso le schiere nemiche che bloccavano l’accesso al regno. Si voltò verso destra scorgendo le figure dei suoi compagni Olivier, Quentin e Lucas, poi ruotò il viso verso sinistra sentendosi rincuorato alla vista di Thibaud, César, Félix, e Paul Marron.
Il comandante Elie Rousseau, poco più avanti di loro, vide l’arrivo di Jason Palmer e Darren Butler oltre che la fanteria avversaria. Decise con un gesto eroico di distrarre i due capitani dalla truppa, perciò ordinò ai suoi subordinati di proseguire nell’azione di sfondamento della fanteria avversaria per poi spostarsi verso destra attirando i due aguzzini come mosche al miele. Osservando in lontananza alle sue spalle vide suo fratello proteggere fedelmente il Re stando al suo fianco e ciò lo rincuorò. Tutti loro dovevano fare la propria parte per proteggere il regno e il sovrano e non lasciare tutto nelle mani dei Moore. Però la narrazione deve proseguire con gli occhi di Paul Blonde perché quelli di Elie Rousseau si sarebbero chiusi a breve da quel momento. Avanzando verso i soldati, dall’armatura chiara e dalla tunica similneve con un cavallo nero sulla plancia della sopraveste, si avvertì lo scontro finito in parità tra il fratello minore di Hugo Rousseau e Jason Palmer. Lo scontro delle due prime linee di attacco risultò a favore del regno di Cobhiris, essendo 2 unità più numerosi dell’esercito opposto. Grazie a Fleur. Gli zoccoli impazienti del bianco animale di Darren Butler scalpitavano frenetici sul manto di neve soffice, lanciando solchi profondi, verso l’assassina al servizio del Re di Cobhiris. Paul Blonde volse lo sguardo verso la spada che Daniel Dumas infilzò nel viso di Jason Palmer, quando un fiotto di sangue gli sporcò l’elmo e la tunica. Si accorse del viso feroce di un soldato nemico a pochi passi da lui a braccio teso verso Thibaud. Seguì con gli occhi l’arto in tutta la sua lunghezza, proseguì sulla lama color argento che brandiva e si fermò quando vide che almeno metà della suddetta arma era infilzata nelle scapole del suo compagno d’arme e gocciolava liquido rosso in abbondanza. Spaventato dalla rapidità e dalla ferocia dell’attacco Paul reagì recidendo di netto la testa del rivale. Il corpo senza testa del soldato candido Crispin crollò sul suolo innevato colorando i cristalli di un rosso purpureo mentre il capo roteava verso i piedi del compagno defunto Thibaud durante il tempo in cui stramazzava a terra con ancora la spada argentea infilzata nel fianco.
La morte di un altro alleato sopraggiunse nell’immediato futuro, e questa volta la scomparsa toccò a Quentin, investito da una picca alla base del collo da parte del soldato di SkyWorp Richard Dolsen. Daarig si alza sui fianchi posteriori in un sonoro nitrito avvicinandosi alla fanteria per dare man forte ai compagni. In quel mentre l’esercito dalle tuniche brunita accusò ad un ulteriore perdita: il povero César, ucciso dall’ immacolata veste lattea del soldato Henry (del quale cognome si è persa traccia). La vendetta si manifestò appena dopo con la mutilazione dell’assassino di César da parte di Paul Marron subito dopo l’omicidio. Dopo l’alternanza delle morti tra la fanteria, Benjamin un soldato della “carne da macello” nemica provò ad allontanarsi dalla battaglia verso il villaggio di Cobhiris. Non fece molta strada. Alle sue spalle uno sbuffo sul collo nudo fece capire lui di essere morto. Si accorse del sangue poco prima di cedere l’anima al Paradiso e le ultime cose che vide furono gli occhi neri di Daarig e la lama ad una mano e mezza in mano a DD sporca della sua linfa vitale.
Richard Dolsen ebbe un altro momento di gloria poco prima di morire uccidendo Lucas in uno scontro rapido. La lancia era ancora infilzata nello sterno del giovane combattente di Cobhiris quando la sua testa cadde zampillando fluido rossastro. A prendersi il merito capitò a Olivier, che date le vicinanze ebbe avuto la proverbiale destrezza nel render indietro il torto subito. L’esercito di Cobhiris era ancora in vantaggio per numero di fanteria disponibile e questo fluiva a loro vantaggio. Questo fino a pochi attimi dopo, quando Calvin Butler arrivato in gran fretta sul fronte, recise di netto la testa dell’ormai orfano Paul Blonde disperdendo così l’avanzata delle truppe di Alexander Bertrand e pareggiando le fila del suo esercito.
DD intanto raggiunse Hugo Rousseau e il sovrano in cerca di nuove istruzioni. Il Re di Cobhiris pronunziò tre sole e chiare parole: -Uccidi Eric Moore!!!-
Dal compagno e amico in lutto per la perdita del fratello ricevette solo parole di conforto: -Buona fortuna DD! Che Dio sia con te!-

Quante volte mi domando se conduco una vita pericolosa o meno. Pensavo che essere la moglie del Re fosse un ruolo dolce, delicato, tranquillo, dove le giornate passano a camminare per il villaggio, cenare nella Rocca ogni sera con cibi diversi, concedersi al Re ogni notte… Non di certo mi aspettavo di tornare alla vecchia vita. Quando mio marito trovò esanime il mio corpo nudo a fianco di quel maledetto porco che uccisi poco prima di rimanere tramortita dalla botta che mi diede, fece di tutto per non punirmi. Anzi, mi fece Regina. So per certo che è stato amore a prima vista da parte di entrambi e di questo ne vado particolarmente fiera. Chissà se Pheobe non nutra un po’ di invidia per questo. Immagino che nemmeno si renda conto di essere sfruttata da quel sadico di Moore. Mi avvicino di soppiatto all’edificio di difesa della Rocca nemica. Penso che si aspettino un mio attacco, non sono stata molto silenziosa. Maledizione!!! Avvolgo di nuovo il corpo nel mantello e fingo di essere spaventata come i diversi paesani del villaggio arretrando lentamente verso la dura roccia del torrione e la porticina. Ho fatto credere di transitare per la passatoia per distrarre il nemico, infatti sono tutti concentrati su quel vialetto e posso agire di nascosto.
Apro la porta dell’atrio e mi ritrovo davanti un energumeno dalla tunica bianca con in mano una daga scintillante. Schivo, lanciandomi sul lato sinistro del ballatoio, il fendente dell’uomo ed estraendo fulminea la mia lama la infilzo nell’incavo dell’elmo proprio sul tendine del collo. Sgorga un sangue simil marrone, devo avergli tagliato qualche vena. Crolla a terra con un tonfo metallico tra armatura e armi e questo fa scoprire la mia posizione ai presidianti della torre. Fleur, sorella adorata, ora farò in modo che i tuoi insegnamenti non siano andati perduti. Arriva il primo soldato seguito dal secondo. Stanno scendendo le scale a chiocciola di corsa. Sono pronta ad agire. Afferro la daga persa dalla prima vittima e noto che sotto la veste non ha l’armatura. Fantastico, tutti loro fanno parte della fanteria leggerissima. Lancio con forza la daga che ho nella mano sinistra contro il primo soldato trafiggendogli il petto, poi corro verso di lui saltando sulla spada e usandola come trampolino. Con lo slancio ottenuto scavalco il soldato trapassato e salto sulla testa dal secondo che con una opportuna torsione delle gambe gli spezzo il collo con un sonoro “CRACK”. Entrambi cadono all’unisono, che dolore alle gambe però dopo aver fatto quell’azione con l’elmo in testa al soldato. Arriva un terzo che infilzo al cuore con la mia spada mentre sta scendendo le scale e completa poi ormai cadavere gli ultimi gradini rimasti, raggiungendo i suoi compagni defunti. Ma quanti ce ne sono ancora? Sento le braccia tremolanti dalla fatica e le gambe che pulsano dal dolore. Sento passi discendere la chiocciola di scalini e mi preparo all’azione. Ecco arrivare il sesto sorvegliante del torrione, questo è grosso e cattivo. Con la sua stazza occupa tutta la corsia sfavorendo i compagni al seguito. Ho un’idea se mi riesce. In mano ha una mazza chiodata. Qui la situazione si fa brutta. Alza l’arma e prova a colpirmi con tutte le forze. Scarto di lato dato che è un colpo potente ma lento e mi accorgo che il colpo mancatomi frantuma lo scalino dove pochi attimi prima presenziavo con il mio corpo. Che paura. Muove la mazza verso di me e non rimane altro che buttarmi all’indietro. Cado sui corpi morti dei guardiani sui primi scalini e il gigante incombe verso me. Non voglio morire. NON VOGLIO MORIRE!!! -Hai esposto la gambe vecchio mio, ora te le taglio!!!- urlo all’energumeno. Ha abboccato. Il gigante si guarda i piedi e io agisco lanciando verso il suo corpo la spada che affonda nella carne della spalla sinistra. Urla dal dolore e cerca con tutte e due le mani di strapparsi l’arma dal corpo e non perdo tempo per agire balzandogli contro e spingendogli la mazza con violenza sul grugno. Lascia cadere l’enorme randello di ferro e porta le mani al viso con urla disordinate lanciandomi epiteti che dimenticherò presto. Ne approfitto per estrarre la daga dalla carne e completare il lavoro aprendogli la giugulare. Spingo il corpo all’indietro dove si trovano due alleati dell’energumeno estinto in modo da arretrarli sugli scalini. L’effetto voluto si è manifestato bene, i due sono barcollati indietro ed hanno perso l’equilibrio. Salgo sulla pancia del enorme corpo e infilzo al cuore quello a sinistra e sfilando dallo sterno la lama colpisco di riflesso anche quello a destra sul volto, sfigurandolo. Poi finisco anche quello. Sono indebolita. Quanti uomini ha messo Moore su questa maledetta torre?
Salgo la lunga scala tondeggiante di pietra ansimando. Riesco ad arrivare al tetto. Avverto le vene delle gambe pulsare e il cuore pompare catrame. Sul piano ci sono le ultime (spero) tre sentinelle che logicamente si sono voltate a guardarmi e stanno caricando un assalto. Arriva il primo che vortica la lama cercando di tranciarmi la testa. Usa una spada a una mano e mezza, troppo lenta contro la mia agilità. Cado in ginocchio e sento la lama sfiorarmi la nuca. Taglio i ginocchi dell’uomo che cade a terra lasciando l’arma e vedo il secondo avvicinarsi. Usa una spada normale. Ho un’altra idea. Arriva il fendente laterale, che agilmente paro e convergo l’attacco verso il corpo dello (ormai) zoppo soldato di prima. Fleur, non ti ringrazierò mai abbastanza per quello che mi insegnasti. Mi alzo di scatto afferrando il braccio del mio avversario trasformando il fendente che sono riuscita a parare in un attacco verso il nemico trafiggendo il corpo del soldato a terra. Il combattente cui sono riuscita a buggerare è disorientato. Mi accingo quindi istantaneamente a raccogliere la daga, e la infilzo dunque nel corpo dell’uomo in stato confusionale. Muore anche lui. Manca l’ultimo che si trova fermo a qualche passo da me inorridito e impaurito. Mi accorgo che è giovane dal viso che mostra sotto l’elmo.
-Come ti chiami ragazzo?- gli chiedo. Dovrà avere al massimo una ventina d’anni.
-Tucker signora!- risponde fieramente alzando il viso e scoprendo il collo nudo.
-Hai fretta di morire Tucker?- domando.
-No Signora!- risponde ora con una nota strozzata e lascia cadere la spada.
-Togliti quell’armatura e vattene da qui se non vuoi che il tuo corpo sia sepolto quassù!!- provo a ordinargli e, non ci credo, lo fa sul serio.
La fortezza è presa, ma non basta. Per vincere questa battaglia e non avere più rappresaglie in futuro bisogna uccidere Eric Moore. Speriamo che mio marito comprenda questa soluzione e non si limiti a difendersi e basta. Amore mio ti prego, uccidi Moore e tutti quelli che un giorno potrebbero farci del male. Agisci con criterio, ma dai importanza al tuo popolo. Spero che tu possa sentirmi attraverso questi pensieri perché la nostra gente ha bisogno solo che tu esegua questa soluzione.

Helena Lacroix cavalcò Pefatur sulle pianure innevate per ricongiungersi al marito e ricevere nuove istruzioni.
Calvin Butler inseguì un Paul Marron spaventato dalla potenza nemica.
DD e Daarig cavalcavano verso Eric Moore e il suo guardiano: Timmy Barker, spietato lanciere e spadaccino al servizio di SkyWorp.
Alexander Bertrand ordinò, ad un Hugo Rousseau refrattario, di abbandonare la sua posizione di guardiano del Re e raggiungere la fanteria decimata per offrirle un degno aiuto.
Hugo Rousseau marciò verso Calvin Butler e la sua preda.
Pheobe Ward osservava silenziosamente nascosta nel boschetto limitrofo l’allontanamento del difensore di Alexander Bertrand e l’abbandono totale del regnante stando pronta all’azione.
Timmy Barker alzò la picca scrutando in lontananza l’avvicinarsi di un cavaliere nero.
Eric Moore sguainò la spada reale e armeggiò lo scudo di legno bianco in attesa del contrattacco.
Fleur schivava i colpi di Darren Butler disinteressata al resto della battaglia; alla mano la daga del suo maestro.
Darren Butler cercava di colpire la sinuosa figura femminile dai capelli d’oro sua nemica con una spada bastarda.
La battaglia dei due regni stava per giungere al termine.
La punta della lama strisciò lungo l’acciaio della spada nemica in uno stridio acuto e fastidioso. “Storef” il cavallo candido di Darren indietreggiò al improvvisarsi del rumore. Darren scese dall’animale e iniziò il combattimento faccia a faccia con Fleur Lacroix. La spada ad una mano e mezza cadde dalla mano, subito rimpiazzata da una lama di piccole dimensioni. Fleur sorrise al corazzato avversario. Roteò su se stessa scivolando volutamente verso le ginocchia di Darren. Il cavaliere, prevedendo la mossa, parò il colpo scaraventando addosso alla ragazza lo scudo che la colpì al rene. Fleur accusò il colpo e rimase bocconi in ginocchio sul tappeto di neve sporca. Seguì il contrattacco alzandosi, scartando di pochi millimetri un affondo del cavaliere imbattuto e trovare uno spazio per graffiargli con la lama il corpo privo di protezioni visibile tra la pettorina e le spalline. Azione che funzionò infliggendo un danno al cavaliere. Leggermente ferito dall’attacco Butler lanciò lontano lo scudo e l’elmo. Fleur decisa a vincere il duello si protese verso il collo rivale, ma l’azione era calcolata dall’avversario, che parò il colpo e deviò la traiettoria della lama sbilanciando l’assassina. Fleur cadde ginocchioni e la piccola e tagliente lama di Darren Butler, forgiata da un fabbricante d’armi di SkyWorp, le graffiò la pettorina in cuoio incidendo anche lo strato di pelle della schiena. Gocciolante di sangue si rialzò voltandosi verso il guerriero mirando con un fendente al braccio dell’avversario che parò di nuovo il colpo con semplicità. Questa volta Fleur aveva un piano, infatti scivolando con il proprio corpo verso le gambe di Darren incrociò la precarietà di equilibrio del cavaliere corazzato cozzando contro un tallone e provocando un tonfo secco di metallo contro terra.
Si rialzarono entrambi pronti a concludere le sorti della sfida Quando un nitrito di morte a poche decine di metri da loro li destò da quella barriera immaginaria e li ricondusse a Cobhiris, su un luogo di guerra.
Una lancia era infilzata alla cervice di Calvin Butler che a terra si contorceva spasmodicamente mentre il suo cavallo lentamente lasciò andare la propria vita con una spada infilzata nel cuore. A tenere il corpo del fratello minore Butler inchiodato a terra era Hugo giunto in prima linea per risolvere la situazione di svantaggio del suo regno.
Fleur indebolita dalla ferita si inginocchiò a terra mentre un disperato Darren Butler caricò con tutto il suo odio l’assassino di suo fratello. Hugo si accorse troppo tardi dell’assalto del fratello maggiore della sua ultima vittima. Funesto e imperscrutabile quanto preciso, il fendente colpì il braccio del lanciere appoggiato all’arma infilzata nel corpo del giovane Calvin scagliandolo a diversi passi. Hugo fece in tempo a vedere la faccia carica d’ira di Darren prima che la sua testa venisse calpestata dagli zoccoli di Storef dopo essere opportunamente stata falciata dalla lama di un guerriero imbattuto.

-Amore mio missione compiuta! La fortezza di SkyWorp è senza protezione!-
Sorride. Tutte le sue preoccupazioni per la sorte del regno stanno svanendo, lo so. Mio marito è un uomo forte e ha sempre creduto in me. In noi tutti.
-Helena, grazie a Dio per essere tornata. Ero in pensiero per te amore mio!!! -
Smonto da cavallo e mi avvicino alla sua mole che attende a braccia aperte.
Le sue braccia si afflosciano e assume un aria turbata e sbigottita. Cerca di dirmi qualcosa e corre verso di me alzando un braccio. Che cosa vuole dirm…

Nascosta nella neve, la regina vestita di bianco si avvicinò ai due regnanti. Quando fu abbastanza vicina sfilò la lama dal fodero latteo al suo fianco e si avvicinò a Helena Lacroix. Si erse silenziosamente per tutta la sua statura. Alexander corse in difesa di sua moglie. Un inutile tentativo di protezione. Abbracciò il collo della donna con il filo della lama e recise tutti i legami con la vita. Spirò sul colpo sulle note stridule e disperate di Alexander Bertrand in lacrime. Si mosse verso la figura reale, la prossima vittima. Fece un passo, quando qualcosa le toccò la spalla. Volgendosi indietro scoprì i lineamenti di Fleur Lacroix che immediatamente le pronunciò -Se permetti questo è il mio turno, maledetta!!!- trapassando lo sterno dell’altra regina con una semplicità sorprendente.
Fleur s’inginocchiò con occhi velati di lacrime sul corpo sgozzato della sorella. Chiuse le mani a pugno e si avvicinò a Pefatur salendo in groppa all’animale.
Intanto nelle vicinanze un soldato nemico uccise Olivier dopo che abbassò la guardia.
Fleur portò al galoppo Pefatur verso Timmy Barker e Eric Moore ed un possibile epilogo della battaglia.
DD si trovava già nei pressi del Re nemico e cercava una strategia per sconfiggere Timmy Barker. Il picchiere del re incrociò la lama con DD. Non durò molto il combattimento perché al galoppo arrivò Fleur dove si lanciò sopra l’avversario affondando la dura lama fredda nella calotta cranica.
Fleur lanciò uno sguardo interrogativo al viso indignato di DD
-Era mio Fleur- Disse il cavaliere del Re
-Si trovava sull’appezzamento senza neve DD! Piantala e ringraziami che ti ho slavato il sederino!- rispose la ragazza con arroganza.
Entrambi concordarono qualche tipo di litigio a guerra finita e avanzarono inesorabili verso Eric Moore.
Darren Butler cercò di arrivare in tempo per salvare il proprio Re, ma non ce la fece.
Fleur si avvicinò al Re di SkyWorp, che non poté far altro che un passo in avanti e dichiararsi, in lacrime, sconfitto.
-Chess Mate Eric!-
Fleur uccise Eric Moore.

-Quando ti ho mangiato la regina non mi ero accorto dell’alfiere Alex!-
-Questo è perché devi allenarti più duramente fratellino! Vedrai che riuscirai a battermi un giorno!-
-Cavolo però… Ero partito bene…-
-Si però la prossima volta le torri muovile, senno le perdi come è successo!!!-
-Si Alex!-
Un quindicenne si alza dal tavolino di quel soggiorno in quell’appartamento nel centro di Londra. Osserva il fratello più piccolo di soli due anni, braccia appoggiate in vita, con espressione trionfante. Eric rimane con lo sguardo, incollato a quella scacchiera in vetro a studiare le pedine e il loro posizionamento.
-È inutile che ti crucci tanto Eric. Sarà per un’altra volta!!-
Il fratello più piccolo annuisce mestamente e alza gli occhi brillanti.
-A che ora torna la mamma?-
-È andata a fare la spesa. Tornerà tra un oretta!-
-Abbiamo tempo per fare un'altra partita?-
-No dai Eric, sono stanco di scacchi!-
Eric si rassegna e annuisce al fratello maggiore.
Alex ed Eric ripongono le pedine all’interno della scacchiera e la mettono via. Poi si osservano l’un l’altro.
-Ora a cosa vuoi giocare Eric?-
-Al Computer ti va?-
-E Computer sia allora! A cosa?-
-Vediamo… C’è un gioco virtuale che mi piace tanto. Si chiama: Le memorie di Yorpach. Conosci?-
-Francamente no, però vediamo un po’ com’è. Ti batterò sicuro!-
-Non credo Alex!!-




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