Lo Specchio Delle Brame di wasmehr

Note dell'Autore sul Capitolo
Non so esattamente cosa mi abbia preso, dev'essere il blocco che si sblocca ed esce tutto senza filtro. Sappiate che non sono fan dei Tokio Hotel, per il resto leggete a vostro rischio e pericolo :D
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Leo non capiva.
Intorno a lui era tutto buio, si sentiva sballottare impietosamente e c’era qualcosa di duro che continuava a infilarglisi tra le costole.
“Ok, niente panico”, si disse, “Contare fino a dieci – unoduetrequattrocinqueseisetteottonovedieci - fatto. Poi: respirare profondamente – aaahhhhhh – fatto. Uhm.”
La situazione non era cambiata.
“Ok. Cambiamo approccio. Largo al panico. Aiuto! Aiuto! Aiuto! Aiu… Ahi!”
Prese fiato e spalancò gli occhi. Il buio persisteva, ma finalmente si rese conto che era dovuto a un sacco di tela chiuso sulla sua testa. Inoltre aveva i polsi legati dietro la schiena. Era atterrato pesantemente picchiando il coccige. Nulla che avesse senso, insomma.
Un attimo dopo il sacco di tela gli venne levato e una mano sudata premette sulla sua bocca.
“Stai zitto”, sussurrò una voce, e subito dopo qualcuno gli liberò le mani dai lacci.
“Hai mangiato cipolla, ultimamente?”, domandò Leo arricciando il naso, non appena ebbe la bocca libera per parlare.
Un volto sconosciuto gli si piazzò a pochi centimetri dal naso, facendolo sobbalzare.
“Prego, figurati”, osservò la voce, piena di sarcasmo.
“Adesso fai silenzio e acquattati, prima che i dannati conigli ci fiutino. Ah, tieni questa.”
Leo si vide porgere con malgarbo una mezza cipolla.
“Eeek, cos’è questo schifo?”, protestò.
“Prendila e basta!”, replicò la voce esasperata.
Leo chiuse gli occhi, che cominciavano a pungergli per i vapori della cipolla. L’ultima cosa che ricordava era l’immagine di se stesso in posa da body-builder nello specchio appannato del bagno. Come mai ora si trovava accovacciato nel sottobosco, dietro a un cespuglio di sempreverde pungente, reggendo mezza cipolla maleodorante? Come mai insieme a lui, semi-nascosta dal fogliame, c’era una persona – presumibilmente una donna, ma non ne era sicuro – che scandagliava la vegetazione circostante con un esemplare di cannocchiale che somigliava spaventosamente a un tubo di carta stagnola?
Dopo qualche minuto di silenzio in cui Leo aveva inutilmente cercato di trovare un senso a ciò che stava vivendo, la persona che gli stava accoccolata a pochi passi di distanza parve finalmente rilassarsi. Si voltò verso di lui appoggiando a terra il cannocchiale e gli rivolse uno sguardo serio.
“Diventano sempre più arditi, bisogna fare attenzione!”
Davanti alla sua espressione perplessa e stupefatta, gli porse una mano grassoccia:
“Scusa, non mi sono presentata. Mi chiamo Eleonora.”
Donna, ci aveva visto giusto.
“Io sono Leo, piacere”, replicò lui stringendole la mano.
“Sai”, aggiunse un attimo dopo, “Non ci sto capendo niente. Cosa succede, dove ci troviamo e come ci siamo arrivati? Cosa c’entrano i conigli e le cipolle? Chi…”
“Ehi, frena un po’!”, lo interruppe lei alzandosi con le mani piantate sui fianchi.
“Urgh!”, esclamò Leo osservandola dal basso in alto.
Eleonora era giovane, intorno ai sedici - diciassette anni, come lui. Aveva lunghi capelli neri, scompigliati e pieni di foglie secche, con una ciocca bianca sulla sinistra. Gli occhi erano scuri, contornati da spesse strisce di eye-liner e si perdevano un po’ in mezzo al volto paffuto e bianco. La ragazza era piuttosto massiccia e Leo restò particolarmente impressionato dal fatto che non aveva indosso nient’altro se non un paio di slip rosa contornati da un frivolo pizzetto, un reggiseno coordinato e una sottile canottiera beige con stampa a fiorellini celesti in procinto di esplodere. Abbassando lo sguardo, Leo vide che portava un paio di pantofole di peluche a forma di papera. Non poté fare a meno di notare che la gamba sinistra non era depilata. Nell’insieme la fanciulla costituiva un’immagine abbastanza forte da rimanere impressa.
“Ehm!”, tossì, senza più ricordare di cosa si stesse parlando.
Si alzò in piedi a sua volta e constatò con somma costernazione di non essere molto più vestito di lei, anzi! Indosso aveva solo un paio di boxer blu!
Istintivamente portò le mani a coprire la zona dell’inguine e cominciò a saltellare imbarazzato, con la testa che si riempiva inesorabilmente di domande senza risposta.
Il suo gesto suscitò una sonora risata da parte di Eleonora, la qual cosa lo fece immobilizzare all’istante. Eh, no. Passi il sacco sulla testa, passino i conigli e passino le cipolle. Ma che la ragazza grassa si prendesse gioco di lui, no! Questo, proprio, non poteva tollerarlo!
Leo si erse in tutta la sua statura e domandò rabbioso:
“Ebbene? Cosa c’è da ridere?”
“Tu!”, riuscì a smozzicare la giovane tra un singulto di risa e l’altro.
Leo sollevò le sopracciglia e spalancò gli occhi, poi incrociò le braccia sul petto e chiese sdegnoso:
“Io, cosa?”
Asciugandosi le lacrime, Eleonora finalmente smise di ridere e tornò a guardarlo. Le guance le si erano fatte paonazze.
“Non sei mai stato nel Regno delle Brame?”, domandò incredula.
“Nel… cosa delle… cose?”, esclamò Leo.
“Il Regno delle Brame!”, ripeté lei muovendo un braccio per indicare tutto intorno a loro.
“Inizialmente era un luogo meraviglioso e pieno di cose belle da scoprire. Ma adesso è molto pericoloso e le cose da scoprire non sono sempre belle! Meglio trovare la via del ritorno il più in fretta possibile!”
Leo aprì la bocca per dire qualcosa, ma, non venendogli in mente niente, la richiuse.
Eleonora si abbassò a riprendere il cannocchiale, che aveva lasciato per terra.
“E così, non ci sei mai stato. Strano, a guardarti non si direbbe. Avrei pensato che tu fossi un habitué!”
“Ma di cosa BIP! stai parlando? … Ehi, cos’era quel suono?”
“La censura alla tua imprecazione, naturalmente. Nel Regno delle Brame nessuno può imprecare e/o insultare.”
“Altrimenti ti tagliano la testa, come in Alice?”, chiese con sarcasmo il ragazzo.
Eleonora si strinse nelle spalle:
“No, per niente. Si limitano a censurarti.”
“Non ci credo.”
“Prova!”
“D’accordo. BIP! di quella BIP! Non è BIP! possibile che esista un BIP! di posto BIP! BIP! BIIIIIIP!”
“Visto?”
“Che mi venga un BIP!”
“La smetti? Non è divertente. Parla come si deve!”
Parla come si deve! Gnégnégné! Ricomincia a spiegarmi tutto dall’inizio, per favore. Perché hai detto che ti sembro un habitué?”
Eleonora gli lanciò un’occhiata di traverso, prima di rispondere:
“Beh, ma guardati! Sei secco come un osso di pollo, peserai sì e no quaranta chili, ha più muscoli il mio canarino.”
“Cosa?”, urlò Leo, oltraggiato.
“E vogliamo parlare delle tue gambe? Sono naturali o hai avuto bisogno di ricorrere alla chirurgia, per ottenere una X così perfetta?”
“BIIIIIIIIIP!”
“Inutile imprecare, te l’ho detto.”
“Ma parla per te!”, gridò il ragazzo, “Hai addosso tutti i chili che mancano a me, guarda che pancia! In una sola delle tue gambe ce ne stanno tre delle mie! E quella ciocca bianca, poi, che cosa dovrebbe rappresentare? Cosa sei, una fan dei Tokyo Hotel?”
Eleonora abbassò lo sguardo e stropicciò l’orlo della canottiera.
“Ho il metabolismo molto basso”, mormorò, “E i Tokyo Hotel non sono affatto male!”, aggiunse con più vigore.
Leo si tirò i capelli e soffocò un grido di rabbia.
“E cosa c’entra tutto questo con il Regno delle Brame, se posso chiedere?”, urlò.
“Metabolismo basso, tzè!”, aggiunse mormorando e scuotendo la testa.
“Ehi, ciccio!”, lo riprese la ragazza, “Se vuoi che ti aiuti a tornare a casa devi portarmi un po’ più di rispetto, sai?”
Leo le dedicò un’occhiata in tralice, ma non parlò.
Eleonora sospirò.
“Ci sono delle volte in cui gli specchi si ribellano. Noi vorremmo credere che si tratti di semplici oggetti, ma nessun semplice oggetto può ricevere così tante impressioni dalle persone senza venirne influenzato fino al punto da arrivare a possedere uno spirito esso stesso.”
“Uno spirito nello specchio?”, domandò Leo sgranando gli occhi, “Ma sei matta?”
“No, sei tu che sei ignorante”, lo liquidò lei rapidamente, “Stavo dicendo. Gli specchi ogni tanto si rifiutano di continuare a riflettere le immagini che si ritrovano davanti. E allora si frantumano.”
“Ma dai, non prendermi in giro! Questo succede nei cartoni animati, non nella realtà!”
“Oh, beata ignoranza!”, sospirò Eleonora.
“Puoi anche non credere alle mie parole”, aggiunse, “Sai quanto me ne importa. Ma da solo, qua fuori, non durerai a lungo. Io conosco questo posto, ci sono già stata diverse volte in passato e, se vuoi, ti aiuterò a tornare indietro. In ogni caso mi fa comodo avere qualcuno che mi guardi le spalle, anche se si tratta di un ragnetto rachitico come te.”
“Aspetta, non essere precipitosa”, esclamò Leo, “Vuoi dire che tu sei già stata qui? Questo significa che il tuo specchio si frantuma spesso?”
“Non azzardarti a ridere!”, lo minacciò lei sollevando un pugno, “Tutti gli specchi si frantumano, prima o poi, nessuno di loro si innamora della persona che sono costretti a riflettere giorno dopo giorno!”
“Tu sei tutta suonata! Com’è che io non ho mai sentito niente di questa storia?”, sbottò spazientito Leo.
“Perché nessuno va in giro a raccontare che il suo specchio gli si è frantumato davanti, ti pare?”, gridò Eleonora in risposta, “Non è che ci si faccia precisamente una bella figura! Succede a tutti, persino a Britney Spears!”
“E tu come fai a saperlo, te lo ha detto lei?”, domandò ancora Leo, urlando a pieni polmoni tutta la sua rabbia.
“No, rachitico BIP! dal cervello sottodimensionato! L’ho incontrata qui! E ho incontrato anche molti altri VIP!”
“Ma quante volte ti si è frantumato, lo specchio?”, volle sapere a quel punto il giovane, sbalordito.
Eleonora avvampò.
“Non ti riguarda. Piuttosto sono curiosa: cos’hai fatto tu, per indurre il tuo specchio a sgretolarsi?”
“Cioè?”
“Oh, BIP! di un BIP!”, sospirò la ragazza, “A questo bisogna scandire ogni sillaba. Cosa – stavi – facendo – quando – lo – specchio – si – è – rotto?”
“Sei molto divertente. Stavo, uhm. Stavo facendo ginnastica.”
Eleonora sollevò le sopracciglia.
“Ginnastica?”
“Sì!”, rispose lui piegando entrambe le braccia e gonfiando i bicipiti.
“Uh!”, esclamò la ragazza avvicinandosi, “Posso?”
“Fai … pure”, ansimò Leo.
Eleonora tastò uno dei muscoli del ragazzo e poi lo fissò negli occhi:
“Proprio come il mio canarino!”, commentò scoppiando a ridere.
Leo si sentì ribollire di rabbia e si allontanò a grandi passi, pestando i piedi per terra.
“Ehi, aspetta, non andartene! Scherzavo!”, gli gridò dietro Eleonora.
“Conta fino a dieci”, si disse Leo fermandosi, “Unoduetrequattrocinqueseisetteottonovedieci. Respira profondamente – aaahhhhhh.”
Si voltò verso la ragazza.
“Sono confuso e costernato”, esordì quindi con tono pacato, “Non ho capito come mai ero legato e imbacuccato e perché servono le cipolle per tenere lontani i conigli. Non ho neppure capito per quale motivo dobbiamo tenere lontani i conigli, a dire il vero.”
“Perché…”, cominciò a rispondere Eleonora, ma lui sollevò perentorio una mano per bloccarla.
“Ammettiamo”, proseguì, “Che la faccenda degli specchi sia vera: io stresso troppo il mio specchio facendo boccacce, strizzandomi i brufoli e mettendomi in ridicole pose davanti a lui, e quello si frantuma. Cosa succede dopo? Vengo misteriosamente risucchiato al suo interno? Catapultato in un universo parallelo? Spedito in viaggio nello spazio-tempo?”
“Vuoi una risposta?”, chiese Eleonora, dopo qualche istante di silenzio.
Il ragazzo annuì.
“Non so esattamente. So che è istantaneo: neppure ci si accorge che lo specchio va in mille pezzi. Da un momento all’altro sei nel Regno delle Brame.”
“Con un cappuccio in testa e i polsi legati dietro la schiena?”
“No”, scosse la testa lei, “Quello è successo a te. Probabilmente sei finito dritto in una delle loro tane e sei stato stordito. Io sono capitata per caso lì vicino e ti ho soccorso.”
“Come? Com’è che mi hai soccorso?”
“C’erano solo tre conigli, ci sono caduta sopra e ne ho stecchiti due, ammaccando il terzo; poi ti ho caricato in spalla e sono scappata via. L’odore delle cipolle li tiene lontani. Sai, come l’aglio per i vampiri.”
Leo si prese la testa tra le mani e cominciò a scuoterla lentamente da una parte all’altra.
“Cosa stai facendo?”, domandò la ragazza curiosa.
“Tu leggi, Eleonora?”, le domandò lui di punto in bianco.
“Leggo? In che senso?”
“Nel senso, libri. Hai presente? Sono piccoli oggetti rettangolari, fatti di carta, con milioni di parole stampate dentro…”, replicò Leo, incapace di frenare l’impulso di prendersi gioco di lei.
“Ho presente, spiritosone! Cosa c’entrano i libri adesso?”, ribatté lei piccata.
“Io leggo molti romanzi di fantascienza, sono un esperto di teletrasporto e viaggi interdimensionali. Considerando lo specchio rotto una specie di portale e i conigli una popolazione aliena e ostile, sono pressoché nel mio elemento.”
Si fermò un istante per fiutare l’aria.
“L’atmosfera è respirabile e, se esistono le cipolle, non dovremmo avere problemi di approvvigionamento. Presumibilmente le condizioni di vita sono molto simili alle nostre, su Mondo Terra. Oppure potrei chiamarlo Prima Base. O Casa Primordiale. Oppure…”
“Ma piantala!”, sbottò Eleonora, “So perfettamente come si fa a tornare a casa, senza bisogno di trovarle un nome epico.”
“Mi permetto di dissentire. Il nome epico è essenziale. Se dobbiamo vivere un’avventura fuori dal comune, dobbiamo renderla, ehm, epica. Comunque, cos’è che dicevi, riguardo al tornare a casa? Da che parte si va?”
“Verso Nord”, rispose rapida lei, “Al centro di questo posto c’è lo Specchio delle Brame. Il portale, come dici tu.”
“Ah, dobbiamo frantumare anche quello?”, si informò Leo.
“Ma no, nello Specchio delle Brame è sufficiente guardare e desiderare di tornare a casa.”
Eleonora si mise lentamente in marcia e Leo la seguì, rigirandosi la mezza cipolla tra le mani.
“Dove l’hai trovata? La cipolla, intendo.”
“L’ho portata da casa”, rispose brevemente lei.
Leo aggrottò le sopracciglia.
“Vuoi dire che sei venuta qua spontaneamente e ti sei preparata al viaggio?”
“Non sono venuta qua spontaneamente, no. Però ero preparata al viaggio.”
Il silenzio di Leo era distintamente interrogativo, così la ragazza sospirò e riprese a parlare:
“Non è la prima volta, che il mio specchio va in pezzi. Ho imparato che ritoccarmi la ciocca e farmi la maschera al fango del Mar Morto sono operazioni ad alto rischio e così tenevo in mano la cipolla.”
“Sta calando il sole”, osservò dopo qualche passo Leo, “Farà freddo, durante la notte?”
Eleonora scosse la testa:
“Per fortuna, no. Chi arriva qua è spesso poco vestito. La notte è mite, e i conigli se ne stanno per lo più nelle loro tane. Quindi conviene approfittare delle prossime ore, per raggiungere lo Specchio delle Brame.”
“Ore? Ma quanto è lontano?”
“Risparmia il fiato e cammina”, fu la secca risposta.

“Hai davvero incontrato Britney Spears?”, domandò Leo dopo che lui ed Eleonora ebbero camminato in silenzio per mezz’ora.
La ragazza accanto a lui rimase zitta.
Stavano percorrendo un sentiero apparentemente poco battuto all’interno di un bosco, che di interdimensionale aveva ben poco: alberi alti e frondosi; cespugli di bacche e rovi; pigne gocciolanti resina; fruscii d’ali di uccelli e piccoli rumori di altri consueti abitanti delle foreste; qualche zanzara – non troppe, per fortuna. Di certo la storia degli specchi era assurda e lacunosa, ma non c’era molto altro da fare, in effetti, se non continuare a camminare nel bosco. Il sole era quasi del tutto tramontato: come avrebbero fatto di notte, al buio, a non smarrire la strada? Stava per chiederlo a Eleonora, quando questa improvvisamente decise di rispondere alla domanda su Britney Spears.
“Sì, l’ho incontrata davvero”, ammise.
“Wow. Uhm, ehm. E com’è di persona? Voglio dire: somiglia alla Britney che si vede in TV? Pelle liscia e ambrata, capelli fluenti, labbra piene, didietro… oh, ehm, cioè…”
“Sì, sì, il suo didietro è proprio quello che sventola in TV”, lo informò asciutta Eleonora.
“D’altronde, ciascuno mostra ciò che ha”, commentò acida subito dopo.
“Sento una punta di invidia?”, insinuò divertito Leo.
“Invidia?”, ripeté la ragazza strappando rabbiosa un ramoscello che le si parava davanti, “E perché mai dovrei provare invidia per una tizia con un didietro da spot pubblicitario?”
“Uhm, fammi pensare. Perché ha un didietro da spot pubblicitario, forse? E tu invece…”
“Io invece, cosa?”, lo sfidò lei lanciando saette con lo sguardo.
Leo, suo malgrado, deglutì. Se fossero arrivati alle mani, non avrebbe avuto scampo contro di lei!
“Tu, invece, ehm. Non ce l’hai, diciamo. E non è che ci sia niente di male, per carità!”, si affrettò a precisare, “Se un giorno la gente si stancasse di vedere didietri perfetti e preferisse quelli abbondanti e cascanti con una spruzzata di cellulite, per dire…”
Non vide arrivare il colpo, ma lo sentì. Netto, distinto e schioccante.
“Ehi, ma cosa…?”
“Sei veramente un maleducato!”, sbottò Eleonora, “Quasi quasi ti mollo qua in mezzo al bosco. Poi vediamo come te la cavi, con quelle due ossa secche in croce che ti ritrovi, contro un branco di conigli!”
“Conigli, conigli, conigli! Non sai parlare d’altro! Ho la cipolla, no? E poi, si può sapere cosa mai potrà farmi un coniglietto?”
Eleonora lo guardò per un istante e poi scoppiò a ridere di gusto.
“Che c’è di tanto buffo, adesso?”
Coniglietti. Tu credi che i conigli di cui parlo siano come i conigli che abbiamo a casa nostra? Degli innocui batuffoli di pelo che mangiano carote e semi di girasole?”
“Ehm, beh. I conigli, di solito…”
“Ricrediti. Una coppia di conigli è arrivata qui dal nostro mondo, attraverso uno specchio frantumato. Nessuno sa quanto tempo fa, comunque non importa. I conigli si riproducono tanto e in fretta, inoltre qua non c’erano esseri umani, se non occasionalmente, e neppure altri animali predatori. Così in breve hanno preso possesso del Regno delle Brame: sono la razza dominante, qui. Negli ultimi decenni gli specchi sono diventati un accessorio indispensabile: specchi nei bagni, specchiere nei negozi di abbigliamento, specchietti nelle borsette, specchi retrovisori in auto e moto… L’affluenza di esseri umani è aumentata tantissimo. Ogni tanto qualcuno si portava via un coniglietto come souvenir, non immaginando che la comunità dei roditori, qui, avrebbe considerato l’atto un vero e proprio rapimento. E così hanno cominciato a distruggere tutte le cose che erano belle per noi. Sai che esisteva una intera foresta di cristalli che cambiavano colore ed emettevano musica? Era una cosa spettacolare, ci scorrevano attraverso diversi ruscelli e l’acqua era così trasparente che sembrava di vetro! E nei prati c’erano dei fiori viola a forma di campanelli, che tintinnavano nel vento e avevano un profumo che ti portava alla commozione! E poi…”
“Tu hai mai visto niente, di tutte queste cose?”, la interruppe scettico Leo.
“Cosa vorresti insinuare, che non è vero niente?”
“Non lo so, ma che prove hai che tutte queste storie siano vere? Qualcuno ti ha raccontato che esistevano delle meraviglie, e che i conigli le hanno distrutte per fare un dispetto agli esseri umani?”
“Ehm, sì. Qualcosa del genere. Se vedessi uno di questi conigli, saresti pronto a credere a tutto anche tu!”, sbottò infine, offesa.
“Okay, come non detto. Torniamo alla storia. I simpatici coniglietti si arrabbiano con gli esseri umani che hanno rapito qualcuno di loro. E poi?”
“E poi… Erano tanti e continuavano a moltiplicarsi. Hanno scavato tane dappertutto e sono diventati sempre più grandi.”
“Sempre più grandi? E perché?”
“Non lo so, immagino abbia a che fare con Darwin e la teoria dell’evoluzione. Mai sentito parlare?”
Leo si limitò a fare una smorfia seccata.
“Come pensi che siano stati in grado di legarti e incappucciarti, scusa?”, domandò Eleonora.
Leo spalancò gli occhi: non ci aveva pensato! Che razza di mostri erano, quei conigli? Si sentì impallidire.
“E cosa vogliono da noi?”, chiese con un filo di voce.
“Tenerci come animaletti da compagnia, ovviamente”, replicò la ragazza, “Ovvero fare a noi quello che noi abbiamo fatto a loro.”
“Non riuscirò mai più a guardare un coniglio con gli stessi occhi di prima”, mormorò Leo sconsolato.
“È ancora lontano, lo Specchio? Io non ci vedo quasi più!”, osservò poco dopo.
“Tra poco sorgono le lune, ci sarà abbastanza luce”, lo rassicurò Eleonora, “Se continuiamo di questo passo potremmo esserci prima dell’alba.”
“E niente conigli, perché la notte dormono. Giusto?”
“Sì. Più o meno.”
“Come sarebbe a dire più o meno? Spiegati bene, BIP!”, squittì Leo.
“Calmati, non c’è bisogno di imprecare! I conigli escono dalle loro tane poco prima che sorga il sole, in genere. E siccome hanno capito che gli esseri umani devono andare allo Specchio delle Brame per tornare a casa, hanno scavato tane tutto attorno a quel territorio. Quindi è una questione di tempismo: se arriviamo prima che si sveglino, non avremo problemi. Se ci troveremo in zona quando cominciano a uscire dalle tane, invece, beh. In quel caso avremo dei guai. Molti, grossi guai. Ma pensiamo positivo!”, sorrise giuliva.
Leo impallidì e cercò di parlare, ma la voce gli si strozzò in gola.
“Pensiamo positivo?”, riuscì a gracchiare, “Pensiamo positivo? È tutto qui il tuo grande piano? Camminare tranquillamente con una fetta di cipolla in mano in mezzo a un branco di conigli mannari? Tu sei pazza!”
“Senti un po’, grande esploratore intergalattico: hai un’idea migliore?”
Leo si fermò un attimo, chiuse gli occhi e appoggiò due dita alla base del naso, concentrandosi.
“Ho bisogno di una mappa. Una mappa semplice, su cui vedere dove siamo noi rispetto allo Specchio e dove si trovano le tane dei conigli. Ho bisogno di sapere che tipo di terreno dobbiamo aspettarci, calcolare la velocità che saremo in grado di tenere. Alberi, nascondigli, corsi d’acqua…”
“C’è altro?”, domandò Eleonora sarcastica.
Leo non colse il sarcasmo. Sollevò lo sguardo verso di lei e chiese:
“Mezzi di locomozione?”
La ragazza gli sollevò davanti al naso un piede che calzava una pantofola a forma di papera gialla.
“Fai la persona seria, BIP! Sto cercando di aiutare entrambi!”, sbottò Leo scansando la papera con una mano.
“E va bene!”, sospirò Eleonora, “Tanto immagino che tra noi due io sia quella con i muscoli, quindi tu devi essere quello con il cervello!”
Senza lasciare a Leo il tempo di ribattere, si chinò sul sentiero e ripulì una zona dalle foglie e dai sassolini. Due lune erano sorte nel frattempo: una piena e arancione e l’altra, più piccola, a tre quarti e bianca. Non c’era luce come durante il giorno, ma in effetti la notte non era buia.
La ragazza tracciò dei segni sulla terra con un bastoncino. Leo rimase a guardarla, cercando nel contempo di decifrare il disegno.
“Sai, non è male la ciocca bianca, ti sta bene”, osservò.
Eleonora smise di scrivere per terra e sollevò verso di lui uno sguardo allarmato.
“Cosa hai detto?”
Leo tossicchiò imbarazzato.
“La croce indica lo Specchio?”, chiese quindi indicando la mappa schizzata nella terra.
“Esatto”, rispose la ragazza, voltando rapida la testa verso il disegno.
“E noi siamo qui”, aggiunse puntando il bastoncino a due palmi di distanza.
“Tra noi e lo specchio è praticamente tutto bosco, incontreremo due ruscelli: uno sulla destra di questo sentiero e uno sulla sinistra, poco più avanti. Li costeggeremo per un po’, poi se ne andranno ciascuno per la sua strada.”
Parlando continuava a tracciare segni e Leo si accoccolò accanto a lei per seguire meglio le spiegazioni.
“Qui”, disse infine tagliando a metà il sentiero con una linea marcata, “Dobbiamo attraversare un fiume, ma guadarlo non è mai stato un problema: le acque sono tranquille e poco profonde. Dopo il fiume, la boscaglia si disperde rapidamente e lo Specchio si trova in mezzo a una spianata brulla.”
“Un classico”, commentò Leo a mezza voce.
“Classico per chi?”
“Ma per i portali, naturalmente. E i conigli, dove stanno?”
“Subito dopo il fiume ci sono tane scavate nel terreno. Sono disposte in circolo attorno allo Specchio e se la memoria non mi inganna esistono ce ne sono sette, sempre più stretti mano a mano che ci si avvicina al centro.”
“Un campo minato”, commentò corrucciato il ragazzo.
“Quante ore dobbiamo ancora camminare, per raggiungere il portale?”, chiese subito dopo.
“Quattro, cinque a seconda della velocità che riusciamo a mantenere.”
Leo guardò in alto.
“E quanto dura la notte in questo posto?”
“In questo periodo dell’anno non più di cinque ore e mezzo, sei. Te l’ho detto: siamo al pelo.”
“Dobbiamo stabilire il punto di non ritorno”, annunciò Leo picchiando il dito sulla linea che rappresentava il fiume da guadare.
“Al di là del fiume non abbiamo riparo, dobbiamo attraversarlo solo se siamo sicuri di avere abbastanza tempo per raggiungere il portale prima che i conigli si sveglino. Altrimenti, tanto vale rimanere nascosti sugli alberi sventolando le nostre cipolle fino a quando il sole non cali un’altra volta. Quanto dista lo Specchio dal fiume?”
“Una mezz’ora di cammino, non di più. Se corriamo possiamo ridurre a venti minuti.”
“Dopo tutta la notte passata a camminare non considererei realistica l’opzione corsa, francamente. No. Dobbiamo arrivare al fiume entro quattro ore, non di più. In questo modo avremo ancora un’ora prima dell’alba e, ipotizziamo, almeno mezz’ora prima del risveglio dei conigli. Anche ammettendo che comincino a uscire dalle tane quando siamo a pochi passi dal portale, dovremmo farcela, no? È sufficiente guardare dentro lo specchio e desiderare di essere a casa, giusto?”
Eleonora annuì.
“E allora andiamo!”, esclamò Leo con convinzione alzandosi in piedi e picchiandosi due manate sulle cosce.
“Tu hai un orologio?”, gli chiese la ragazza.
“Ehm, a dire il vero non ce l’ho”, ammise lui.
“Neppure io”, lo informò lei.
“Dovremo andare a intuito allora… piuttosto rischioso, BIP!”
“A meno che uno di noi due non abbia un sistema infallibile per calcolare il tempo che passa”, buttò là Eleonora mostrando un sorriso pieno di denti.
“Sarebbe?”
“Conosco a memoria una quantità di canzoni dei Tokio Hotel, e so esattamente quanto dura ciascuna di loro. Canterò per tutta la strada e tu terrai il conto dei minuti che passano.”
Leo deglutì e vacillò.
“Ebbene? Non è una splendida idea?”, volle sapere lei.
“Tokio Hotel?”, riuscì a buttar fuori lui, “Non hai anche qualcosa dei Metallica o giù di lì, per caso?”
“Non sono mica una radio! Arrenditi, non hai scelta. Sei pronto? La prima canzone è Darkside of the sun e dura tre minuti e cinquantadue secondi. Hello! Hello! On the TV, in your face, and radio-oh. It's alright, it's alright. They say no-oh. You are frantic, don't you panic, let it go-oh…

Quarantadue minuti e trentuno secondi più tardi, Eleonora tacque.
“Che succede?”, domandò Leo, allarmandosi.
“Ho finito l’album, adesso ho bisogno di bere un po’ d’acqua. Puntiamo al ruscello.”
“Va bene, ma sbrigati! Non vorrei perdere troppo tempo. Conosci altri album, o ripeterai ancora questo?”
“Per chi mi prendi? Sono una vera fan, io. Li conosco tutti!”
“Ah, meno male”, sospirò Leo.
Eleonora si chinò sul corso d’acqua e bevve dalle mani, Leo la imitò.
“Fatto? Ottimo. Ricomincia a cantare, presto!”
“Sorprendente! Adesso ti piacciono i Tokio Hotel al punto da non poter stare pochi minuti senza ascoltare la loro musica?”
“Per carità! È solo che non voglio perdere il conto, abbiamo già sprecato diversi minuti non contabilizzabili. Comunque, cantata da te la loro musica è più tollerabile.”
“Perché mi prendi in giro? Lo sto facendo solo per aiutarti!”, esclamò Eleonora, offesa.
“Ma non ti sto prendendo in giro, lo giuro! Hai una bella voce, e canti bene.”
Un sorriso si allargò sul volto paffuto e bagnato della ragazza e Leo si affrettò ad aggiungere:
“Bando agli indugi. Che album mi proponi, adesso?”
“Tocca a Zimmer 483, attenzione che è tutto in tedesco! Comincerò da Wo sind eure Hände, durata: tre minuti e trentasei secondi. Ich hör alles ist so wichtig, schon klar. Die anderen machen auch, jaja ganz genau ist richtig. Glaubt ruhig, dass ich euch das glaub…

Sulle note di An deiner Seite (Ich bin da), quattro minuti e ventidue, Eleonora terminò di cantare anche il secondo album. Erano trascorsi altri quarantatre minuti e tredici secondi.

“Ho i piedi a pezzi”, si lamentò Leo, “E abbiamo camminato per meno di due ore, non ci posso credere!”
“Coraggio!”, gli sorrise Eleonora, “Non conosci il detto, canta che ti passa?”
“Beh, ma sei tu quella che canta. Io sono solo quello che conta!”
La battuta provocò un breve scoppio di ilarità condivisa, ma Leo si affrettò a tornare serio.
“Altre canzoni?”
“Ci sarebbe l’album di esordio, Schrei. È un po’ che non lo ascolto, potrei aver dimenticato qualche parola qua e là, però i tempi me li ricordo benissimo, posso fare mh-mh quando non mi vengono in mente le parole.”
“Va bene, allora. È in tedesco, o in inglese?”
“Tedesco.”
Leo gemette, ma annuì. Eleonora si schiarì la voce.
“E ora, gentile pubblico, vi propongo Freunde bleiben, tre minuti e quarantatre! Du bist das was ich nicht sein will Du wärst lieber tot als Bill Leck' mich doch - Danke ist nicht nötig Keine Ahnung was es ist…

Trentanove minuti e trentasette secondi più tardi, anche il terzo album era finito.
“Questo era un po’ corto, eh”, fece notare Leo, “L’ultima che hai cantato, poi, durava solo due minuti e ventinove!”
“Posso rifarla, se vuoi, così raddoppiamo!”, propose Eleonora con un sorriso.
Leo sospirò.
“Puoi rifarle tutte, i tre album insieme totalizzano solo poco più di due ore! Chissà a che punto siamo del nostro percorso!”
“Oh, stiamo tenendo un ottimo passo, davvero! Il tempo di Humanoid e ci lasceremo i ruscelli alle spalle. A quel punto, ci piazziamo di nuovo un bel Zimmer 483 e raggiungiamo con comodità il guado. E da lì credo ci converrà procedere in silenzio.”
Leo sorrise:
“Hai ragione, non siamo messi male. Potremmo anche farcela!”
“E alla fine sarai un esperto di Tokio Hotel!”, esultò lei.
“Ah, non contarci. Dopo questa esperienza avrò bisogno di una clausura di quarantott’ore a base di HIM e Megadeath per disintossicarmi.”
“Esagerato!”, rise la ragazza, prima di attaccare con Pain of love, tre minuti e cinquantuno.
The pain of love Won't break us up, We don't need your salvation, The pain of love Will never stop...

Quando i due ragazzi giunsero al guado il cielo cominciava appena a schiarirsi all’orizzonte. Eleonora era rauca: aveva quasi sussurrato le ultime note di Wir sterben niemals aus, due minuti e cinquantasei.
“Sei stata bravissima”, bisbigliò Leo stringendole una mano, “Adesso procediamo con cautela, ma rapidamente.”
Lei annuì silenziosamente.
L’acqua del fiume era fredda e arrivava alla vita, ma la corrente non era forte, come aveva predetto Eleonora. La ragazza si tolse cerimoniosamente le pantofole prima di cominciare l’attraversamento e procedette tenendole sollevate sopra la testa.
Quando furono arrivati dall’altra parte si rimise le papere ai piedi e toccò il braccio di Leo. Facendogli segno di tacere, indicò quindi dei tumuli disposti circolarmente.
Leo rabbrividì: l’imboccatura di quelle tane era alta quanto lui, che razza di bestie dovevano essere i conigli del Regno delle Brame! Meglio sbrigarsi.
A gesti chiese alla ragazza dove si trovasse lo specchio e lei indicò vagamente in avanti, ma Leo non riuscì a distinguere nulla che somigliasse a un portale a specchio. Strizzò gli occhi, allungò il collo e infine fece spallucce e cominciò a camminare. Le lune non sarebbero tramontate ancora per un po’.
Seguendo in silenzio Eleonora, che si lasciava dietro una scia di gocce d’acqua che le cadevano dai capelli, si stupì a sentire la mancanza delle canzoni che lo avevano accompagnato nel corso delle ultime ore. Indubbiamente la ragazza aveva una bella voce e cantava bene. Le avrebbe suggerito di imparare canzoni di qualcuna delle sue band preferite, casomai si fossero ritrovati insieme nel regno delle Brame in futuro.
Improvvisamente Eleonora si bloccò e lui per poco non andò a sbatterle addosso. Le rivolse un’occhiata interrogativa e lei si portò una mano all’orecchio.
Leo si fece attento: si sentivano dei trapestii poco distante, che i conigli si stessero già alzando? Allarmato, diede un’occhiata alle lune: misericordia, erano terribilmente pallide! Ma dov’era lo Specchio, avrebbero dovuto esserci ormai!
Eleonora gli fece un cenno con la mano e cominciò a correre. Lui la imitò senza voltarsi indietro. Se c’erano dei conigli sulle loro tracce, non voleva neppure vederli!
Finalmente la ragazza si fermò, lui non se ne accorse in tempo e la travolse, andando ad atterrarle addosso. Avrebbe voluto fare una battuta riguardo air-bag e atterraggi morbidi, ma un grido distintamente animalesco squarciò il silenzio e gli fece gelare il sangue nelle vene.
Senza troppi complimenti Eleonora si liberò di lui e si rimise in piedi. Leo si guardò intorno disperato: dei veri e propri conigli giganti stavano saltellando verso di loro, lanciando urla e stridii selvaggi e sbatacchiando orecchie lunghe mezzo metro. Meglio non stimare la lunghezza degli incisivi.
“Dove BIP! è quel BIP! di uno Specchio?”, gridò rimettendosi a correre dietro a Eleonora.
“Eccolo qua!”, esclamò lei fermandosi a raccogliere un oggetto da terra.
“Cosa? Tutto qui?”, gridò ancora lui, “Lo Specchio delle Brame sarebbe questa robetta?”
Indicò con indignazione uno specchio ovale, non più lungo di venti centimetri, incastonato su una cornice di legno rovinato con il manico ricoperto di brandelli di stoffa colorata.
Eleonora annuì e gridò:
“Sei pronto?”
Leo ci mise un secondo, prima di annuire. Poi appoggiò la mano alla spalla di Eleonora e guardò nello specchio.

“Umphf! Ma… Cosa…?”
Eleonora barcollò. Aveva allungato la mano per appoggiarsi al ripiano di marmo in cui era incassato il lavabo del bagno, ma i suoi movimenti erano risultati intralciati da qualcosa. Anzi, adesso che osservava con più attenzione: da qualcuno.
“Leo!”, esclamò costernata, “Cosa diavolo ci fai nel mio bagno?”
Il ragazzo sorrise impacciato e si passò nervosamente una mano tra i capelli.
“Io ho, ehm. Desiderato un’altra cosa quando ho guardato dentro lo specchio. Allora mi sono aggrappato a te per tornare a casa.”
“Sì, ma questa è casa mia”, sottolineò sospettosa Eleonora, “Cosa hai desiderato, si può sapere?”
“Te lo dirò un’altra volta, adesso devo organizzarmi per tornare nel mio, di bagno.”
Una voce squillante, che accompagnava un deciso bussare alla porta del bagno, li fece sobbalzare:
“Leo? Sei lì dentro? C’è qualcuno con te?”
Leo spalancò gli occhi, ma Eleonora gli fece segno di tacere e rispose:
“No, no, Alessia, tutto bene. È solo, ehm, la radio!”
“Davvero? Okay, allora. Ne hai ancora per molto?”
“Ehm, sì, boh, non lo so, vediamo!”, replicò Eleonora pregando in rapida successione che la sorella si ammutolisse, si allontanasse, uscisse di casa e scappasse con il lattaio per non tornare mai più.
Un attimo dopo si sentirono i passi di Alessia che se ne andava.
“Leo?”, domandò sconcertato il ragazzo.
“In famiglia mi chiamano così, non farci caso!”, lo informò lei.
“Torniamo a noi: devi tornare a casa tua. Dove abiti?”
“In via Madonna delle Rose.”
Eleonora aggrottò le sopracciglia:
“In quale città?”
“Torino, perché: qui dove siamo?”
La ragazza gli sorrise debolmente:
“A Roma…”
Leo impallidì.
“Oh, Cielo. E adesso cosa faccio?”
“Ecco, bravo. Potevi pensarci prima, no?”
Il ragazzo rimase concentrato per qualche secondo, poi espose il suo piano a Eleonora:
“Devi prestarmi dei vestiti. E i soldi per il biglietto del treno. Prometto che troverò il modo di restituirti tutto quanto. Ti prego!”
Lei rimase a osservarlo perplessa, poi sospirò alzando le braccia al cielo.
“Uh, va bene! Nasconditi dietro la porta.”
Leo fece come gli era stato chiesto e la ragazza aprì uno spiffero.
“Alessia!”, gridò, “Portami i pantaloni della tuta, quelli neri. E anche la felpa dei Tokio Hotel!”
“E cosa sono, la tua cameriera?”, replicò irritata la sorella.
“Per favore!”, implorò.
“Proprio la felpa dei Tokio Hotel? Non hai altro?”, sussurrò Leo.
Eleonora gli diede una gomitata e lo ridusse al silenzio.
Nel giro di un minuto Alessia buttò dentro al bagno un fagotto nero e si allontanò brontolando.
“Ecco qua, mettiti questi!”
Il ragazzo si infagottò nei pantaloni e nella felpa, entrambi piuttosto abbondanti. Rimase a osservare sconsolato il logo sulla felpa.
Eleonora roteò gli occhi e sbuffò.
“Per tua informazione è la miglior felpa che ho. L’ho pagata quaranta euro. Quaranta: quattro, zero. Più le spese di spedizione. Sarà meglio che trovi il modo di restituirmela sul serio!”, terminò agitandogli un dito grassoccio sotto al naso.
“Adesso dobbiamo andare in camera mia e guardare su internet a che ora parte il tuo treno.”
“E come facciamo a non farci vedere da tua sorella?”, chiese Leo con ansia.
“Ho un’idea!”, esclamò lei e aprì di nuovo uno spiffero della porta.
“Alessia!”, gridò.
“Che vuoi ancora?”
“Mi serve la carta stagnola! Devo decolorare la ricrescita della ciocca bianca!”
“E non puoi prendertela da sola?”
“No, sono in mutande e ho appena svuotato l’ultimo rotolo! Devi andare a chiederla alla signora del piano di sotto!”
“Uffa! Allora mi devi prestare la borsa nera per due, anzi, per tre sere!”
“Ma è un ricatto!”
“Quattro!”
“E va bene, e va bene! Avida, cupida accaparratrice!”
“Vado!”
Un attimo dopo sentirono la porta d’ingresso che si chiudeva.
“Presto, in camera mia!”, incitò Eleonora facendo strada.
Due porte a sinistra, spinse Leo all’interno di una stanzetta e chiuse la porta a chiave alle loro spalle.
“Oh, il tuo regno!”, mormorò Leo guardandosi intorno.
Non era per niente come se lo sarebbe aspettato: le pareti erano color caramella e una era tappezzata di fotografie di cavalli, pulcini, delfini e altri animali. Sopra la scrivania c’era l’unico angolino dedicato ai Tokio Hotel: foto, poster, testi di canzoni, biglietti di concerti… in un angolino vide un ritaglio di giornale coperto da spilli. Si avvicinò e scoppiò a ridere: ritraeva il sedere di Britney Spears.
Eleonora aveva seguito il suo sguardo e sorrise:
“Ognuno si vendica a modo suo. Comunque è una cosa innocua, non pratico riti voodoo. Hai un treno fra un’ora. Dovresti farcela. Il biglietto è un po’ caro, dovrò effettuare un prelievo speciale dal porcellino d’emergenza. Però me li devi restituire sul serio, perché mi servono per il prossimo concerto.”
“Dei Tokio Hotel?”
Eleonora si strinse nelle spalle con indifferenza.
“Magari potrei provare ad ascoltare anche qualcosa di diverso. Così, tanto per cambiare.”
“Ottima idea!”, esclamò lui strizzandole l’occhio.
“Bene, ascolta: devi uscire dalla veranda, così mia sorella non ti incontra”, esclamò improvvisamente la ragazza aprendo la porta-finestra, “Siamo solo al primo piano, sopravvivrai!”
“D’accordo!”, replicò lui scattando sull’attenti, “Però prima devi darmi il tuo numero, o il tuo indirizzo di posta elettronica. Altrimenti come faccio a ritrovarti per restituirti i soldi e i vestiti?”
“Oh, giusto… Ecco qua!”
Leo prese il bigliettino che Eleonora aveva scarabocchiato in fretta e poi fu spinto con decisione sul balcone.
“Mia sorella è rientrata!”, gli sussurrò Eleonora, “Corri, e fammi avere presto notizie della mia felpa!”

Il palmare di Eleonora vibrò.
You have an instant message from: £€o.
La ragazza sorrise e sfiorò lo schermo per entrare in chat.

£€o: 6 a casa?
.:。✿*゚‘゚・✿.。.:*LEO*.:。✿*゚’゚・✿.。.:*:
£€o: vai in bagno e appanna lo specchio


Incuriosita, la ragazza si chiuse in bagno e aprì tutti i rubinetti dell’acqua calda, fino a quando sullo specchio si formò un sottile strato di condensa. In mezzo, come se fosse stato disegnato con le dita da qualcuno, c’era un grosso cuore e all’interno c’era scritto: LEO & LEO.

.:。✿*゚‘゚・✿.。.:*LEO*.:。✿*゚’゚・✿.。.:*: ma come hai fatto?!?!?11!!
£€o: aspetta
£€o: asciuga lo specchio


Eleonora prese un asciugamano e lo strofinò sullo specchio. Rimase stupefatta a guardare l’immagine che comparve laddove avrebbe dovuto esserci il suo riflesso: era Leo, vestito di nero e con una parrucca dai lunghi capelli scuri striati di bianco in testa. Aveva una chitarra appesa al collo e si esibì in un inchino profondo.
Quando si risollevò prese in mano il cellulare e digitò. Eleonora sollevò il proprio per leggere il messaggio.

£€o: vado bene? ci somiglio?
.:。✿*゚‘゚・✿.。.:*LEO*.:。✿*゚’゚・✿.。.:*: LOL!!! 6 troppo forte! ma adesso mi piacciono gli apocalyptica.
£€o: MIRACOLOOOOOOOO


L’immagine nello specchio buttò a terra la parrucca nera e fece una gran scena di lisciarsi i corti capelli biondi.

£€o: era questo il desiderio che ho espresso allo specchio.
.:。✿*゚‘゚・✿.。.:*LEO*.:。✿*゚’゚・✿.。.:*: ??? che mi piacessero gli apocalyptica??
£€o: no, di rimanere in contatto attraverso lo specchio!
£€o: comunque gli apoc. sono a milano a luglio
£€o: hai ancora i risparmi nel porcellino d’emergenza?
£€o: C 6 ancora?
.:。✿*゚‘゚・✿.。.:*LEO*.:。✿*゚’゚・✿.。.:*: sto cercando di elaborare
.:。✿*゚‘゚・✿.。.:*LEO*.:。✿*゚’゚・✿.。.:*: mi stai invitando a un concerto?
£€o: era un’idea
£€o: così ci vediamo e ti ridò la felpa
.:。✿*゚‘゚・✿.。.:*LEO*.:。✿*゚’゚・✿.。.:*: non puoi portarmi la felpa dei tokio hotel al concerto degli apocalyptica!!!1!!
£€o: LOL paura, eh???
.:。✿*゚‘゚・✿.。.:*LEO*.:。✿*゚’゚・✿.。.:*: mia sorella ha bisogno il bagno, devo andare
.:。✿*゚‘゚・✿.。.:*LEO*.:。✿*゚’゚・✿.。.:*: 6 stato carinissimo ♥ ♥ ♥
.:。✿*゚‘゚・✿.。.:*LEO*.:。✿*゚’゚・✿.。.:*: farò di tutto x venire al concerto
.:。✿*゚‘゚・✿.。.:*LEO*.:。✿*゚’゚・✿.。.:*: ciao :D
£€o: ciao :D




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