Le porte dei mondi di Selerian

Note dell'Autore sul Capitolo
E proseguiamo con la storia! Come vedete, una sola linea narrativa una volta tanto. Temo non si capisca molto del mondo in cui vive Araich, il che in effetti è un problema perché non tornerà in questa storia, qualche flashback a parte... buona lettura!
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Proposta

 

“Ci ho trovato una possibilità di ingaggio” dice Eshili, varcando la soglia. Sorride, non l’avevo visto lontanamente così di buon umore dal nostro ritorno dal mondo oceanico.

“Di già?”, chiedo. Provo davvero a esserne felice, ma non ci riesco proprio. Guardo Moen. Abbassa lo sguardo, torna a mangiare svogliatamente la zuppa.

“Abbiamo soldi ancora per un po’”, faccio notare, cauto.

Eshili si stringe nelle spalle.

“Possiamo lasciar stare se volete. Però stiamo parlando di mille denari a testa”

L’informazione impiega qualche istante a filtrare nella mia mente.

“Mille denari?”, chiedo stupefatto.

A testa?”, chiede Moen. La cifra lo strappa immediatamente dalla sua apatia.

Eshili sorride ancora, passandosi una mano sulla barba. Riesco quasi a vedere l’istante in cui entra nella modalità dell’affarista che vende i nostri servigi. E vende a noi le missioni.

“E non dovrebbe essere nemmeno la peggiore delle nostre missioni”

“Dov’è il trucco?”, chiedo. “Perché siano disposti a pagare mille a noi, un mago diplomato dell’Accademia deve chiederne almeno cinquemila. Si tratta di squartare bambini a mani nude per un mese? O le probabilità di sopravvivenza sono così basse che non contano davvero di doverci pagare?”

Eshili si stringe nelle spalle, sedendosi a tavola. Si versa rapidamente un po’ di zuppa, inizia a mangiare senza nemmeno smettere di parlare.

“A quanto ho capito, un po’ è il rischio, un po’ che proprio non vogliono fra le palle le Accademie. Saremmo il Quadro di combattimento di una nave volante commerciale, diretta verso un mondo che non ho mai sentito nominare prima, Jayel”

“Che rischio?”, chiede Moen. Sembra tornare subito diffidente.

“Un mondo commerciale, non uno di quelli controllati da noi. E pare che sia un posto un po’... strano. Tantissima magia, in tutte le forme. Mi hanno detto chiaramente che non sappiamo nemmeno noi cosa dovremo aspettarci”

Aggrotto le sopracciglia.

“Un mondo commerciale? E hanno bisogno di un quadro da guerra? Si va in pace no? O ci stiamo imbarcando in una guerra?”

Eshili sorride. “E infatti questo è un bel casino. Jayel è un mondo abbastanza ricco da essere un Mercato, ma è tecnologicamente arretrato, non ha un governo centrale e non è garantita nemmeno la sicurezza negli spostamenti. La Corporazione Erit vuole un vero Quadro a difendere la spedizione commerciale, e a quanto pare gli hanno fatto il nostro nome”

Nonostante tutto, provo un breve moto d’orgoglio. Subito me ne vergogno. Grandioso, fra i maghi senza titolo che svendono i poteri per qualcosa da mangiare mi sono fatto un nome.

“Abbiamo ancora un po’ di soldi. E non muoio dalla voglia di una nuova missione subito”, commenta Moen. In effetti, il ragazzo sembra uno spettro. La sua pelle e i capelli sono ormai di un identico colore grigio, la fronte perennemente aggrottata cancella l’aspetto giovanile dei suoi lineamenti.

Eshili gli sorride, parla in tono ragionevole come sempre. Per un orribile istante, mi sembra uno degli asettici rappresentanti delle Corporazioni con cui abbiamo parlato tante volte.

“Tanto prima o poi dovremo accettare una missione. Dopo di questa, potremo davvero prenderci una lunga pausa, se vorremmo. E non sarà una delle nostre missioni peggiori: combatteremo solo se attaccati, vedremo un mondo nuovo che pare anche parecchio interessante. Secondo me è troppo interessante per rifiutare”

Vedo Moen indeciso. Una parte di me pensa che sì, potrebbe fargli bene. Una missione in cui non dobbiamo fare male a persone innocenti, o almeno non direttamente. La possibilità di una pausa, dopo, in cui rimettere a posto i propri cocci.

Ma quello che sto davvero pensando è mille denari, mille denari. Un quinto della somma di cui avrei bisogno per la Guarigione. Due missioni del genere, e chiedendo in prestito le quote degli altri potrei rigenerare il mio corpo.

E se rifiutassimo, chissà quanto tempo prima che ci prendano di nuovo in considerazione per simili missioni di alto livello.

Mi rendo conto che ho già deciso. E che Moen accetterà, soprattutto perché si renderà conto lui stesso che quei soldi sarebbero la prima vera possibilità di guarire me.

 

***

 

Camminiamo verso il palazzo della Corporazione Erit. È una delle più antiche, la semplice, gigantesca torre di pietra nera in cui hanno la loro sede è nel centro della Capitale.

Indosso una veste rossa logora e impolverata, con gli emblemi dell’Accademia accuratamente strappati. Anche così, la gente ci evita lungo le strade, qualche bambino ci osserva a occhi sgranati. Un ragazzino sudato che tira un carro, avrà dodici anni, si ferma a guardarci a occhi sgranati. Vedo la meraviglia nei suoi occhi. So a cosa sta pensando. Capelli d’argento, vesti rosse.

Ripensa alle storie, ai Maghi della Tempesta che chiamano i fulmini e danno ordini al vento. A quel che pensavo anche io, il giorno che ho varcato le soglie dell’Accademia. A quel che la prima lezione dell’Ordine di Tempesta si preoccupa puntualmente di sfatare.

Procediamo lungo gli sterminati quartieri popolari. Case ammassate le une sulle altre, assi marce e rozzi incantesimi artigianali a tenere assieme il tutto. Una folla di uomini sporchi e stanchi, centinaia di disperati che dormono nei vicoli. Odore di sudore ed escrementi, parole in tutte le lingue del mondo e anche qualcuna che sospetto non sia di questo mondo.

Camminiamo tanto in fretta quanto mi consentono le stampelle, scorgo solo rapide immagini del quartiere attorno a noi. Una taverna colma di operai ubriachi, due ragazzi che fanno a botte in mezzo alla strada, due giovani che si baciano all’angolo. Una donna balla in mezzo alla strada, la gente attorno incita. Fa un salto e non ricade giù, e una luce fredda la avvolge, e prima di passare avanti colgo una rapida immagine di lineamenti non del tutto umani.

Noto altri non umani mescolati alla folla. Quelli più esotici girano in grossi gruppi, temendo di essere attaccati. Un uomo dalla pelle squamata boccheggia all’angolo della strada, sembra profondamente sofferente. Un grosso essere, vagamente bipede con una lunga coda da rettile e una cresta che sale lungo la schiena, ci scruta mentre lo superiamo. Mi sembra di leggere cupo divertimento nei suoi lineamenti alieni.

Avvicinandoci al centro della città, attraversiamo quello che doveva essere un quartiere più benestante, tempo fa. Quando eravamo ancora l’unico mondo. Quando le Corporazioni dovevano trattare con gli operai, e non sempre, solo schiacciare.

Le villette ora hanno le finestre rotte, i giardini sono aridi e invasi dalla polvere, grigi come il cielo sopra di noi. All’interno, dormono altre legioni di disperati. Più di una volta, gruppi di uomini massicci fanno per bloccarci la strada, solo per allontanarsi bruscamente quando ci riconoscono per quello che siamo.

Un livello di scale, un paio di guardie dall’aria annoiata, e tutto cambia. La città si trasfigura attorno a noi. Niente più casupole ammassate, niente più uomini sporchi con abiti laceri. Ora attorno edifici di vetro e pietra, luci fatate sospese sopra giardini ben curati. Strade larghe, carrozze e uomini eleganti che le percorrono. Perfino i servitori, in abiti semplici, sono più puliti e silenziosi rispetto agli abitanti dei quartieri basi.

Soldati delle Corporazioni in livrea pattugliano le strade. Qualcuno ci scocca un’occhiata, ma nessuno ci ferma. I nostri abiti qui non incutono più timore, solo una certa riprovazione per il loro stato. La vaga sensazione di potenza e distacco che provo attraversando i quartieri poveri si dissolve. Ora sono soltanto un mago senza licenza, paralitico e sporco.

Superiamo sulla destra l’Accademia della Forza, un immenso edificio a ferro di cavallo attorno al quale sciamano centinaia di maghi e studenti. Tutti indossano impeccabili vesti azzurre, lo stemma dell’Ordine sul petto e sulle spalline. Accelero il passo nei limiti del possibile, desidero disperatamente riuscire a muovermi più in fretta, riuscire a muovere liberamente le gambe. Ottengo solo di stancarmi ancora di più le braccia, e più volte Eshili deve impedirmi di cadere a terra. Non riesco a evitare una fitta di rabbia e invidia vedendo un gruppo di ragazzi che entrano ridendo attraverso le grandi porte metalliche.

Mi mordo il labbro. Le Accademie non sono più il mio posto. E non ci stavo poi così bene, dentro. So qual è la mia destinazione, ora. Fisso gli occhi sulla torre della Corporazione, sempre più grande davanti a noi.

 

***

 

“Il Consigliere Siloni vi riceverà fra pochi minuti” ci annuncia una segretaria in livrea. Ci osserva con gli angoli della bocca debolmente inclinati verso il basso, come fossimo una macchia ostinata sull’elegante divano verde e oro.

“Desiderate qualcosa da bere?”, aggiunge. Dal suo tono, ho la sensazione che si chieda se sappiamo come funzioni un bicchiere.

“Niente, grazie” rispondo risparmiandole la sofferenza di occuparsi di noi. La donna ci guarda ancora una volta di sottecchi e torna a consultare alcune carte sulla scrivania.

Devo sforzarmi per convincere le mie gambe a eseguire il movimento, ma riesco a sollevare i piedi e appoggiarli sul divano di fronte al mio, le suole inzaccherate bene in vista.

“Idiota!”, mi sibila Eshili alle orecchie “mai visto un motivo più stupido per litigare con le Corporazioni”

Mi stringo nelle spalle, osservando la segretaria che mi guarda senza parlare.

“Certe occhiate valgono pur mille crediti”. Moen ridacchia, vicino a me.

Faccio in tempo a studiare fin troppo bene la stanza, durante l’attesa. L’ufficio della segretaria è più grande del nostro appartamento, con calde luci magiche a rischiarare l’ambiente in modo soffuso, simboli del fuoco a tenere una temperatura primaverile, e una finta finestra che mostra un cielo azzurro. Le nuvole perfino si muovono. Facile avvelenare un intero mondo da qui, immagino.

Quando finalmente il Consigliere fa il suo ingresso, con mia delusione non degna di un’occhiata i miei scarponi impolverati sul prezioso, curatissimo divano verde e oro. Si limita a salutarci con un sorriso che pare quasi dotato di calore.

“Mago Araich, Mago Moen, Mago Eshili, prego seguitemi. Abbiamo affari di cui discutere”

I miei amici mi aiutano ad alzarmi. Il Consigliere mi osserva con un barlume di curiosità, forse divertimento, prima di tornare al suo sorriso impassibile. Sento l’ormai consueta fitta di vergogna, evito il suo sguardo mentre mi rimetto in piedi. Per l’ennesima volta, sento il bruciante desiderio di camminare verso il suo studio senza stampelle e senza esitazioni. È troppo facile ricordare la facilità di camminare normalmente, una parte del mio cervello ancora si aspetta che i muscoli reagiscono, che mi sorreggano senza difficoltà.

 

***

 

 “Non ho mai sentito parlare di questo mondo”, dice Eshili. È meno remissivo del solito, parlando con il Consigliere. Del resto, ci stanno trattando come veri maghi e non come disperati assunti in mezzo alla strada. Non riesco a evitare un brivido di soddisfazione.

L’uomo dall’altra parte della scrivania annuisce, fa un gesto. La parete di vetro che dà sulla città si oscura, per un istante ci troviamo al buio. Poi le linee luminose di una proiezione magica appaiono davanti a noi.

Una miriade di cerchietti uniti da linee, un etichetta vicino a ciascuno. Impiego qualche istante a capire cos’è. Mi sfugge un gemito di sorpresa. Una mappa dei Mondi. La più completa che abbia mai visto.

“il nostro Athan è qui”, dice il Consigliere. Uno dei cerchi, al centro dello schema, si illumina di rosso. Inizio a capire come leggere la mappa. I mondi-fattoria e i mondi-fabbrica attorno al nostro sono segnati in bianco e in blu, i mondi mercato in blu. Allontanandosi da Althan, sempre più cerchi rossi e neri. Mondi in guerra? Mondi sconosciuti?

“Come vedete, sono sei salti per Jayel. Si tratta della destinazione più lontana verso cui abbiamo mai costruito Portali”

Un altro suo gesto e la mappa svanisce, la parete di vetro torna a mostrare la città di fuori. O almeno, quel che si può vedere da questa altezza. Torri di altre corporazioni, una vaga impressione di miseria sotto di noi, e enormi nuvole nere fra cui dardeggiano i fulmini, appena al di là della Cupola.

Sei mondi di distanza? Cosa c’è di così prezioso?”

La curiosità spinge Moen a parlare per la prima volta. Vedo nei suoi occhi il fascino che ha sempre provato verso i Mondi. Forse ci perdonerà per quello in cui lo stiamo trascinando. Almeno questa volta.

Il Consigliere sorride ancora, rivolto al ragazzo biondo.

“Non è facile spiegarlo. Certo, le risorse abbondano. Cristalli di allineamento, in particolare, con un’abbondanza incredibile e di alta qualità. Anche oro, argento, rame, diverse pietre preziose. I Flussi magici sono potentissimi, e l’artigianato locale si rivende a prezzi altissimi”

Si ferma per un istante.

“Ma Jayel ha qualcosa di più. Molti di coloro che l’hanno visitato lo descrivono come il mondo più intenso che abbiano mai visto. Le piante crescono più in fretta, vivono creature che nessuno ha mai incontrato in nessun altro luogo. La magia è più potente, perfino il cielo sembra splendere di più”

Moen fissa il Consigliere ad occhi sgranati. Mi viene quasi da ridere. Io verrò per mille crediti. Lui per vedere quel mondo. Eshili perché se non fa qualcosa impazzisce. Ci hai presi tutti e tre, Consigliere.

“Abbiamo intenzione di prendere contatti commerciali e stabilire basi prima della concorrenza. Per questo vogliamo una grande nave veloce e ben protetta, in grado di raggiungere le principali città del continente dove si trova il Portale e stringere accordi. Quanto alle minacce, non sappiamo cosa aspettarci. E ci hanno fatto il vostro nome come esperti in questo genere di missione, forse i migliori”

Annuisco. I migliori. Fra i maghi senza licenza, almeno. Se la missione è così importante, perché non tenta nemmeno di arruolare un quadro dell’Accademia? O ci ha già provato, e hanno rifiutato?

“E la fortezza di cui mi parlava?” chiede Eshili, in tono cortese.

Prima di riuscire a controllarsi, vedo che l’uomo serra leggermente le labbra, un fremito gli attraversa il volto.

“Una stranezza. Probabilmente una costruzione di tempi antichi. Vedete, non è possibile balzare direttamente verso Jayel. Da qualunque mondo confinante, bisogna prima attraversare una sorta di piccolo… mondo privato. Un mondo in cui c’è solo una fortezza, e un Portale verso Jayel. La fortezza impedisce il passaggio a qualunque gruppo armato, e i suoi uomini vi perquisiranno, ma vi lasceranno passare. Non hanno nulla contro i mercanti, tre nostre navi sono già andate e tornate da Jayel”

Annuisco. In qualche modo, so subito che non ci ha detto tutto. Sulla fortezza, su Jayel, sulle sue motivazioni. Ma non ho modo di costringerlo ad essere sincero, e quali affari segreti voglia svolgere su quel mondo non è affare mio.

Guardo i miei compagni. Moen ha una scintilla negli occhi che non vedevo da tempo. Mi sorride, e un po’ del grigiore che lo avvolge sembra svanire. Eshili, con mia sorpresa, si carezza la barba e non ricambia il mio sguardo.

Mi stringo nelle spalle. Accetteremo, e lo so benissimo. Le condizioni sono semplicemente troppo buone. Inutile perdere altro tempo.

“Siamo interessati. Ci dica solo quando e dove parte la nave”

 

***

 

Tamburello le dita sul tavolo, guardandomi attorno. La taverna attorno a me è sempre più piena. Gente più chiassosa, vestiti più laceri dall’ultima volta che sono venuto qui. Il quartiere di confine fra zona ricca e zona povera scivola verso la miseria, immagino.

Guardo fuori. Deve infuriare una tempesta terrificante, la cupola scintilla di azzurro. Il sole deve essere ormai tramontato dietro la copertura continua delle nuvole.

Ancora nessuno arriva. Inizio a chiedermi se non sia il caso di andarmene. Forse è stata presa. Forse non ha mai avuto intenzione di venire. Forse mi ha dato appuntamento qui solo per farmi fare una faticosa e inutile camminata. Forse è una trappola. No, scarto quest’ultima ipotesi. Nemmeno io sono riuscito a considerare davvero l’ipotesi di venderla, e potrei ricavarne sicuramente molto più di lei.

Quando sto iniziando davvero a pensare di alzarmi, una ragazza entra nel locale. Ha lunghi capelli neri, occhi scuri, vestiti puliti ma poveri e laceri.

A dispetto degli occhi e i capelli del colore sbagliato, la riconosco subito. Mi scopro teso e nervoso mentre mi trova con lo sguardo e si siede davanti a me.

“Araich”, mi saluta con un sorriso.

“Irei” rispondo. Tento di mantenere un tono neutro.

Guardo la ragazza davanti a me. Provo un moto di furia verso il suo sorriso, verso il modo aggraziato con cui si muove. Lei, che è rimasta integra. E ha il coraggio di venire a parlarmi.

“Sei ancora in giro a reprimere rivolte di poveri cani e difendere le Corporazioni dalle brave persone. Anche così… sono contenta di vederti”

Sorride. In modo amaro, ma sorride. Io non ci provo neanche.

“Venuta qui per rinfacciarmi che tu sei la buona e io il cattivo? Lo so, grazie. O per ricordare i bei tempi andati?”

Metto tutto il disprezzo possibile nell’ultima frase. E anche così sento una fitta dolorosa di nostalgia. L’occupazione. Potevo camminare. E mi sentivo libero, mi sentivo forte.

Si stringe nelle spalle.

“Quando hai finito di piagnucolare fammi sapere” commenta, sembra annoiata. La conosco abbastanza da sapere che inizia ad irritarsi.

Rido.

“Certo. Di che mi lamento? Ci ho perso solo un trenta per cento di controllo muscolare e una carriera, a fare il ribelle. Tu sì che puoi giudicare”

Davvero mi chiedo perché mi faccio prendere questa discussione. Come se non l’avessimo già ripetuta più volte, parola per parola, più volte.

Mi guarda. Questa volta non c’è una traccia di compassione in lei, o di colpa. Sì, ne è passato di tempo dall’ultima volta che ci siamo visti.

“Se cerchi qualcuno che ti dica di continuare così che non hai scelta, poverino, rivolgiti a qualcun altro. Ho viaggiato e combattuto quanto a te. Ho visto miei amici e compagni venire uccisi e torturati. Alcuni li hai uccisi tu, probabilmente. So che se mi prenderanno mi succederà la stessa cosa. Non permetterti di raccontarmi quello che hai vissuto”

Provo un brivido, vedo la magia del Vuoto scintillare per un istante fra le sue dita. Mi rendo conto che Irei non è più la persona che ho conosciuto, mi chiedo quanto sia salita nella gerarchia ribelle. All’improvviso mi sento stanchissimo, non ho nessuna voglia litigare.

“Senti, dimmi perché sei qui e poi vattene”

Annuisce.

“Mi è arrivato il tuo nome come uno dei membri della spedizione Erit su Jayel. Giusto?”

Mi sento gelare. Come lo sa? Fin dove arrivano le spie del Fiore Nero? E chi è lei per riceverne le informazioni.

“Sì, giusto” rispondo con cautela. “Ma non cercare di arruolarmi per qualcuno dei tuoi giochi. Sono fuori. Anzi, se mi dici qualcosa sulla Ribellione dovrò… tenerne conto”

Sbuffa, scuote la testa.

“Veramente mi chiedo perché mi sono degnata di dirtelo. Ma ritirati da quella missione. Subito”

Rimango stupefatto.

“Mi stai dicendo che la attaccherete? Sei matta? Non posso ritirarmi. E non posso fare finta di ritirarmi, io…”

Sbatte un pugno sul tavolo.

“Non noi, idiota! Se anche volessimo ci costerebbe troppe energie e troppe persone tirare giù una nave volante, col tuo quadro a bordo, poi. Ma quella missione è pericolosa. Più di quello che credi. Rimani a terra, Araich”

Oltre il tono brusco, oltre la sfiducia, sento la preoccupazione nella sua voce. E mi rendo conto che chiunque sia questa nuova Irei, qualunque cosa pensi di me, è davvero qui per aiutarmi, davvero crede che io sia in pericolo.

“Il pericolo di rimanerci c’è sempre. Lo so, Irei, sul serio”

Scuote la testa, sembra esasperata. Apre la bocca più volta, come non riuscisse a decidersi a parlare.

“Per cominciare, non è la Erit ad avere ideato quella missione. È il Consiglio delle Corporazioni”

Sono ancora una volta sorpreso dalla sua conoscenza. Ma mi stringo nelle spalle.

“Non lo sapevo, ok. Ma chi se ne importa? È un mondo strategico. Normale che il Consiglio delle Corporazioni finanzi una spedizione”

Lei ride con amarezza.

“Va bene non fare parte della Ribellione. Ma nemmeno ti degni di ascoltare quello che diciamo? Davvero credi che il Consiglio si occupi ancora di cercare nuovi mercati?”

“Senti, non è che a me le Corporazioni piacciano, ma sicuramente a loro interessa far soldi. Non bollire vivi i bambini. Non come operazione fine a sé stessa, almeno. Tieniti il tuo complottiamo, grazie”

La ragazza chiude gli occhi per un istante, li riapre, mi guarda quasi con divertimento.

“Ascoltami bene. Non ho tempo per raccontarti quello che credevo avessero capito anche gli scaricatori di porto, ormai. Non ho tempo di parlarti di tutti i rapporti di spionaggio. Credimi e basta”

Indica fuori dalla finestra, verso il cielo ormai nero oltre la cupola. È venato da grandi fulmini viola.

“Questo mondo è condannato, Araich. Inquinamento, linee di potere distorte. L’incantesimo Spada dei Cieli usato in guerra. Lontano di qui ci sono ancora terre fertili, ma diminuiscono ogni anno. Anche negli altri continenti, ormai tutte le città devono costruire cupole climatiche o svanire”

Anche negli altri continenti? Un brivido mi sfiora. Spero che sia la consueta esagerazione propagandistica.

“Il programma di Recupero Climatico delle Accademie…”, inizio.

Scuote la testa.

“È fallito. Chiuso ufficialmente da cinque mesi, anche se non hanno ancora avuto il coraggio di annunciarlo. Ora si concentrano solo sul costruire nuove serre, importare sempre più cibo da altri mondi. Ma la biosfera di Atham sta collassando”

“Ma non possiamo…”

“Non possiamo andare avanti per sempre. Lo sappiamo. E quel che è peggio, lo sanno anche le Accademie. E il Consiglio delle Corporazioni”

Sorride.

“I sindacati, quel che rimane del Governo… loro non capiscono. Sono rimasti al secolo scorso, pensano che le Corporazioni abbiano almeno in qualche misura bisogno di noi. Non più, Araich. Il Consiglio sta cercando, con serietà di intenti, un nuovo mondo in cui trasferire la sede centrale delle Corporazioni”

Rabbrividisco.

“Capisci? Materie prime, lavoratori… ormai possono procurarsi tutto su altri piani, non c’è bisogno di perdere tempo su Athan. Il Consiglio è molto più lungimirante delle singole Corporazioni, hanno già fatto stime a lunghissimo termine, mercati stabili, fonti di risorse e di forza-lavoro… hanno un piano per la gestione dell’intero Multiverso conosciuto. Alcuni membri iniziano a parlare di approfittare del trasferimento per perfezionare il loro sistema. Fondere le Corporazioni in un unico cartello”

Sorride ancora.

“In un impero”

La guardo, stupefatto.

“Deliri. Non so che altro dire. In ogni caso… non ho intenzione di passare dalla vostra parte. Nemmeno se fosse tutto vero”

Mi sembra di sentire il suo disprezzo come se fosse solido.

“Non solo sei uno schifoso, ma pure stupido”

Mi si avvicina, il suo volto è a una decina di centimetri dal mio.

“È Jayel. Jayel, idiota. La loro preda, il mondo che vogliono come capitale. Risorse, posizione, mercati. Panorami paradisiaci per i loro palazzi, energia per le Accademie che li seguiranno come zecche”

Sobbalzo.

“Come lo sapresti?”

Sbuffa.

“Non ha la minima importanza. E non so quale sia di preciso la tua missione. Ma non è una missione commerciale, nemmeno da lontano. Credimi, per favore. Ti stai buttando in qualcosa enormemente più grande di te. E anche qualcosa di mostruoso, se per caso te ne importa ancora”

Ci penso qualche istante. Anche ammettendole razionalmente, non posso credere alle cose che mi ha detto Irei. Mi trovo a cercare scuse, obiezioni qualunque.

“Senti, anche ammesso che sia tutto vero, per questa missione non ci riguarda. C’è una fortezza a proteggere quel mondo, a meno che ci abbiano mentito sfacciatamente. Non partiremo con una nave da guerra. Al massimo sarà una missione esplorativa”

Irei scuote la testa.

“Non so più come dirtelo. Non so cosa ci sia sotto di preciso. Ma so che la tua missione non è quello che sembra. Non hanno voluto maghi dell’Accademia, ogni dettagli è stato selezionato personalmente dal Consiglio delle Corporazioni. Anzi, mi sorprende che abbiano preso te, con la tua storia personale”

“Immagino non ci sia molta scelta, in termini di maghi potenti senza licenza”, rispondo.

Annuisce. Le sue labbra si piegano in una linea dura.

“Bene. Ho fatto ben più che il mio dovere, verso di te. Se ti farai ammazzare non mi farà piacere, ma te lo sarai meritato. E il mondo sarà un posto un po’ migliore”

Cerco una risposta, non trovo più niente di ironico da dire. Apro la bocca per salutarla, e una frase mi sfugge fra le labbra.

“Senti… quello che mi hai detto. Non possono riuscirci. Se anche fosse vero. Le Accademie hanno un’intera generazione vicina alla rivolta. La vostra Ribellione è sempre più forte, e lo sanno tutti. Non possono scappare su un altro mondo e lasciarci tutti a morire”

La ragazza si ferma. Mi sorride di nuovo. E per un istante è lo stesso sorriso che mi ha rivolto prima che iniziassimo a parlare, lo stesso sorriso di due anni fa.

“Non lo so, Araich. Giuro che non lo so, se potremo fermarli. Dipende più dalle Accademie che da noi. Quello che è sicuro è che se otterremo qualcosa non sarà per merito tuo”

 

***

 

Quadro della tempesta, test di funzionalità”

Il tono del mago della Luce è incongruamente allegro. Dal timbro ho anche la sensazione che sia decisamente giovane, quasi di sicuro più di me. Il pensiero non mi rassicura.

Poggio le mani sul pannello. La purezza dei cristalli è perfetta, sento le linee di forza all’interno della nave come se fossero i miei muscoli, i miei nervi.

Percepisco senza nemmeno guardarli i miei compagni che immettono il loro potere dietro di me. Raccolgo l’energia della Tempesta, la faccio circolare lungo la nave. Evoco i simboli, ma non appaiono proiettati a mezz’aria bensì allineati ordinatamente su una lucida superficie di metallo posta sopra il pannello. Sono più definiti di quanto li abbia mai visti, reagiscono perfettamente al mio pensiero.

Ne selezioni alcuni, raccolgo il potere in una sfera davanti a me. Si accumula in pochi secondi, una biglia di energia verde più coesa di quanto abbia mai ottenuto. Sono sinceramente stupito. I sistemi integrati di questa nave sono molto al di sopra di qualunque cosa abbia mai visto prima.

Avverto la presenza del cannone frontale, seleziono i simboli che lo identificano, lascio che il potere scorra verso di esso. A prua, oltre la colonna di luce scintillante del Quadro della Forza e oltre dozzine di marinai indaffarati, vedo il potere della Tempesta che si concentra in scariche violacee.

Mi sento più potente di quanto lo sia mai stato in vita mia. Per un istante penso di liberare il potere, sparare un colpo contro le pareti nere di questo hangar. E se lo facessi? Come mi fermerebbero?

Ma lo so fin troppo bene. Al primo segno di insubordinazione, un Mago del Vuoto fedelissimo delle Corporazioni nascosto nelle vicinanze sarà pronto a uccidermi.

“Test completo. Il sistema della Tempesta è pienamente funzionante”

“Ehi, questa nave è una figata!”, risponde la voce del mago nella mia mente, prima di chiudere la comunicazione.

Mi giro verso i miei compagni. Moen ride. Eshili sorride, ma sembra preoccupato.

“Mi sa che trovavano ancora meno candidati per il quadro di Luce che per quello di Tempesta”

Annuisco.

“Però ha ragione. Questa nave è una figata”

Simboli geometrici, più spigolosi di quelli della Tempesta, si materializzano sopra il Quadro di Volo. Senza emettere alcun rumore, la nave si solleva lentamente dagli alloggiamenti, inizia a scivolare all’esterno, verso le porte aperte dell’hangar.

Ero già salito su una nave volante, ma ben più piccola rozza. Questa è lunga un centinaio di metri, scafo che sembra ricavato da un unico pezzo di legno verde pallido, vele laterali simili a pinne e all’apparenza delicate, il metallo delle postazioni nuovo e scintillante.

La nave inizia a scivolare in avanti, usciamo dall’hangar con un movimento fluido. Sento il vento sulla faccia e sulle mani.

Per un istante dimentico gli avvertimenti di Irei, dimentico che dovrò zoppicare anche solo per raggiungere la nostra cabina. Dimentico che sto servendo una corporazione di sfruttatori e assassini.

Dimentico i bassifondi sotto di noi, dimentico la terra desolata e flagellata dalle tempeste che si estende appena oltre i confini della città.

Attorno a noi, scintillano i palazzi della Corporazione, riflettono un sole pallido e velato. Voliamo su una nave magnifica.

E davanti a noi, fra i due ritti del Portale vedo una fetta di notte limpida e stellata.

Per un istante sono felice. E volo verso un nuovo mondo.





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