Great Flood {Part 2} di Sparkleshark

Note dell'Autore sul Capitolo
Spero di non scandalizzare nessuno, non voglio assolutamente mancare di rispetto ai credenti, era solo uno spunto per una riflessione: se io fossi Dio, farei un nuovo Diluvio Universale. Per il resto, spero vi piaccia.
"Io farò venire una grande inondazione per distruggere tutti gli esseri viventi. Tutto ciò che si muove sulla terra, perirà. Tu invece ti salverai, io mi impegno con te. Devi entrare nell'arca, tu con tua moglie, i tuoi figli e le tue nuore. Dovrai farvi entrare anche una coppia di ogni essere vivente, un maschio e una femmina, per conservarli in vita con te. Di ogni specie di uccelli, di ogni specie di bestie e di ogni specie di rettili verrà con te una coppia per aver salva la vita. Procurati ogni genere di viveri e prepara una scorta: servirà di cibo per te e per loro". Noè eseguì tutto quel che Dio gli aveva comandato.


Ventisei marzo. Due struzzi vengono trafugati dallo zoo di Chicago. Dodici Luglio, qualcuno manomette i controlli delle gabbie di un circo ambulante e un leone e una leonessa spariscono nei boschi circostanti. Tre Novembre, due orsi lasciano la loro riserva in Siberia. Ventiquattro Dicembre, due pappagallini volano via dalle loro gabbiette. Diciotto gennaio, due coniglietti bianchi. Ventitré febbraio, due istrici. Tre marzo, due pesci di mare. Due pesci rossi. Due zebre. Due piranha.
Tutti questi animali - e molti altri, di cui nessuno aveva mai denunciato la scomparsa - hanno due cose in comune. La prima è che non sono mai stati ritrovati. La seconda è che di queste coppie un esemplare è sempre maschio, l'altro femmina.
Un anonimo poliziotto in un anonima centrale di polizia che stava studiando il caso un giorno avrebbe detto, ridendo: «E' come se qualcuno volesse ricostruire l'arca di Noè!»
Beh, questo anonimo poliziotto ci era andato pericolosamente vicino.

Scartò le lettere della banca e si ritrovò ad alzare un sopracciglio, affranta, vedendo il suo conto corrente che calava a picco. Si portò una mano nei capelli mentre con l'altra batteva i tasti della calcolatrice, facendo calcoli approssimativi per capire quanto sarebbe resistita. Scarabocchiò sul foglio qualche cifra, senza esserne troppo convinta, poi fece spallucce e si alzò dalla scrivania.
«Sono certa che l'Altissimo non permetterà che vada in rosso prima di poter compiere la sua missione.» Disse, per poi spogliarsi dei suoi vestiti da società e indossare la sua tunica.
Un odore di merda di vacca le invase le narici, portò una mano davanti alla bocca e la tenne lì fino a che non le passò l'istinto di rigettare, poi sollevò la testa, si infilò gli stivali e si legò i capelli: pronta per un altro pomeriggio di lavoro bestiale. Uscì di casa, si rimboccò le maniche e iniziò il suo giro tra le gabbie.

Era un sedici Agosto quando ricevette l'Annuncio. Era una di quelle giornate in cui gli acquazzoni estivi devastano la terra solo per pochi minuti, di solito sempre quando sei fuori di casa, senza ombrelli, magari col vestito buono. Magari stai facendo il bucato, e prima che tu possa accorgertene ci sono questi grossi nuvoloni neri che soffocano il sole e prende a piovere e il tuo vestito buono, quello che avevi indossato alla festa l'altra sera, rovinato. Sono questi acquazzoni che ti fanno ammalare d'estate, e così passi le tue ferie rimboccata sotto le coperte, tremante. Ecco, sola sotto questa grande piogga, con il cesto del bucato in mano, mentre pensi che dovrai rifare la lavatrice e sei lì lì per imprecare, pensa ad una grande luce sopra di te.
Una luce che ti costringe a chiudere gli occhi, e ti metti anche una mano davanti alla faccia ma non cambia niente, perché quel bagliore trapassa qualunque cosa tu le metta contro. E c'è questa grande luce, come un Big Bang nel tuo giardino, e senti il tuo bucato sfrigolare e bollire perché si sta asciugando, o meglio, sta prendendo fuoco, e mentre tutto questo succede l'unico pensiero che la tua mente riesce a concepire è: ha smesso di piovere. Magari stasera riesco ad andare a quella festa in spiaggia... E poi rettifichi: sempre che io non muoia carbonizzata prima.
Ed è solo allora che dalla luce senti distintamente delle parole.
«Helen-» una voce di uomo, antica, rimbombante «ti ho scelta perché tu esegua il mio volere in terra.»
E tutto quello che riesci a pensare è: addio festa in spiaggia.

Prima di cominciare indossò i suoi guanti di lattice, inforcò la vanga e si diresse verso il recinto dei maiali. Spalò la loro merda per mezz'ora, fino a quando non l'aveva chiusa tutta in grossi sacchi neri, fino a quando i suoi guanti bianchi non cambiarono colore. Cambiò l'acqua e il mangime alle rondini, pulì l'acquario dei pesci rossi, aprì la cella frigorifera per gettare pesce crudo ai pinguini. Lustrò i cavalli. Lanciò carote ai conigli, poi si concesse un sonoro respiro di sollievo portando le mani sui fianchi. Sarebbe restata così qualche altro secondo, ferma, a rinfrancarsi, ma doveva compiere le disposizioni di Dio e doveva farlo da sola. L'Altissimo non le aveva concesso un uomo con cui condividere le sue fatiche e i suoi dolori, ma le Sue volontà le erano imperscrutabili e doveva accettarle per quelle che erano, anche se non aveva potuto fare a meno di chiedersi il motivo della sua solitudine.
Forse, si disse, forse Dio voleva solo rimediare l'errore compiuto duemiladuecento anni prima che nascesse Suo figlio, quando lasciò che anche Noè portasse con sé altri esemplari della sua specie. Quando forse credeva ancora che prendere gli esemplari migliori, quelli più puri, degli uomini sarebbe bastato a bloccare l'entropia tipica di quella razza. Quando credeva fosse ancora possibile ricominciare da capo; salvarci tutti da noi stessi. Forse quella volta, pur essendo perfetto, Dio sbagliò. Forse la nostra imperfezione e il nostro caos interiore avevano mandato in vacca persino il suo disegno.
Scrollò le spalle e riprese a lavorare, e stava gettando delle locuste nella gabbietta delle tarantole quando fuori dalla finestra vide una luce familiare. Una luce lampeggiante, ad intermittenza, rosso blu rosso blu rosso blu.
«Sbirri. Proprio ora?» Represse l'istinto di imprecare, chiuse la gabbia degli scorpioni, afferrò un coltello dalla cucina, lo nascose in tasca e si gettò fuori dalla porta sotto il tramonto.
Non si era accorta nemmeno di aver tenuto indosso i suoi guanti sporchi di terra e letame.

«Buon giorno!» Disse, mimando un sorriso mentre l'uomo scendeva dalla vettura.
«Salve signorina...» Si interruppe lui, guardandola fissa.
«Helen.» Rispose lei distratta, mentre studiava il corpo del poliziotto, un uomo di mezza età, non particolarmente robusto. Non per questo pensava di poterlo sopraffare in un agguato, oltretutto nella sua fondina era sicura ci fosse una pistola armata. E, investita o meno da una missione di Dio, se le sparavano alla testa il suo cervello esplodeva ugualmente.
«Sono qui per delle segnalazioni, i fattori vicini al tuo terreno ci segnalano schiamazzi notturni, di varia natura. Ci hanno detto persino di aver sentito dei ruggiti.» Disse, sorridendo lieve, come se si rendesse conto che quella probabilmente era un'allucinazione uditiva delle orecchie stanche dei due vicini.
Helen li maledì e pensò che sarebbe stato bellissimo contemplarli mentre affogavano. Aveva comprato un terreno molto esteso per quella ragione, perché la sua casa e le sue gabbie fossero abbastanza lontane dagli altri uomini, e da quei ficcanaso dei suoi vicini, e non troppo lontano dal mare, dove la sua arca la stava aspettando pronta per salpare, non appena Helen avesse ricevuto un qualsiasi segnale.
«Un ruggito? Mica vorrà dire che ho dei leoni in casa mia?» Chiese, per poi scoppiare in una risata isterica.
«No, ovviamente no, sono qua solo per fare un accertamento. Non le spiacerà mica se controllo lo stato dei suoi animali, non è vero?» Chiese lui, e senza attendere risposta aveva iniziato a fare il giro della casa, verso il retro, verso tutte le specie di esseri viventi della Terra, più di quante ne avesse mai viste in tutta la sua vita, anche solo in fotografia.
«Ovviamente no, le faccio strada.» Disse lei, e poi più piano, flebile, aggiunse: «Aiutami.»
«Ma là dentro c'è qualcuno!» Esclamò lui, fermandosi a guardare delle sagome lunghe e nere sul fondo della piscina.
«Sì.» Rispose Helen, illuminandosi. Tirò fuori, fulminea, il coltello, e da dietro lo ficcò nel braccio dell'agente. Lo lasciò lì, e prima che potesse capire cosa gli stava succedendo con un calcio alla cavità poplitea lo fece sbilanciare e finire in acqua.
«Ci sono dentro due squali bianchi affamati.» Ringraziò di non essere ancora passata a cibarli, e mentre l'acqua diventava rossa pensò che in tutta probabilità per il resto della giornata non avrebbero avuto bisogno di nient'altro.
Quella sera le nuvole che si raccoglievano all'orizzonte celarono la nascita delle stelle.
«E' il segnale. Che si compia la tua volontà, Amen.» E il giorno svanì in un sussurrò.

Li condusse alla sua Arca, uno yacht che aveva comprato dilapidando l'eredità di suo padre, stipandoli per specie e per razza in un camion, attraverso il suo terreno, fino al mare. Li faceva salire una coppia alla volta, dividendole in uno dei tre piani dell'imbarcazione. Così, ancora e ancora, senza lamentarsi mai, muta artefice del volere di Dio.
Il cielo era ormai coperto quando stava imbarcando le ultime creature, che si dirigevano senza farla dannare nel posto che lei aveva deciso per loro, incuranti degli altri animali, prede e predatori a fianco, silenti. La barca traballava sul mare che iniziava ad agitarsi, mentre il vento si alzava. Lei si imbarcò per ultima, l'unica a non avere con sé il proprio sposo.
Appena chiuse il portello della cabina comandi, sentì una voce gracchiante e guardando fuori dal finestrino vide radunate decine di macchine della polizia. Non capiva ciò che diceva l'uomo, ma la esortava a scendere dalla barca con chiunque fosse con lei.
«E' impossibile. E' troppo tardi.» Il tuono accompagnò le sue parole. Mentre accendeva il motore e si allontanava dal molo, mentre uno sparo raggiunse e fece tremare il vetro antiproiettile della sala comandi, prese a piovere. Un sorriso, quasi vittorioso, apparse sul suo volto.
«Affogaci!» Urlò alla pioggia, alzando le braccia dai comandi, mentre sfrecciava sul mare in tempesta, inseguita dalle barche della guardia costiera. «Affogaci tutti!»

Così fu sterminato ogni essere che era sulla terra: con gli uomini, gli animali domestici, i rettili e gli uccelli del cielo: essi furono sterminati dalla terra e rimase solo Noè e chi stava con lui nell'arca.




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