Caos intergalattico di Naglu

Note dell'Autore sul Capitolo
E da qui ha inizio questo secondo scritto. Non sarà molto lungo, prevedo che non supererà i due o tre capitoli, ma spero che vi piaccia lo stesso :D
“Caricate quei dannati fucili, non dobbiamo fargli superare le linee di difesa”
“Comandante Berbatov, stanno avanzando rapidamente, presto ci saranno addosso e stiamo finendo le munizioni”
“Dannazione” imprecai “Colonnello Terghins, colonnello Terghins” urlai “Prendi il comando del mio squadrone, torno subito”
“Ma comandante, dove…”
Lasciai cadere il fucile quantico, impugnai la spada a carica elettrica e scavalcai le protezioni.
I miei occhi viaggiarono rapidamente nel campo di battaglia nella miriade di orribili bestie: lo squadrone alla mia destra era attaccato da un ingente gruppo di Arquantiani, l’equivalente terrestre delle locuste, ma cento volte più grandi; alla mia sinistra Besantiani, esseri blu tentacolari non più alti di un metro, e Prestark, umanoidi con la pelle cangiante alti non meno di tre metri con le gambe e le braccia lunghe quasi due, stavano massacrando lo squadrone di Xi Laung il quale però combatteva con grande audacia massacrando diversi nemici con le sue due katane; di fronte a me, invece, i Funuriani, umanoidi alti tra i due e i tre metri con un apparato muscolare, o quello che parve esserlo, molto sviluppato, armati di spade ricoperte di energia pura e scudi estremamente resistenti, davano battaglia a me e al mio squadrone il quale tentava di tenerli a distanza con i fucili a quanti e i cecchini a fasci di elettroni.
“Perché toccano sempre a noi i peggiori” pensai staccandomi dalle protezioni e iniziando a correre più veloce che riuscii schivando affondi e deviando fendenti da quei fortissimi alieni.
La terra era completamente ricoperta di melma giallastra appiccicosa, eppure riuscii a correre piuttosto rapidamente, anche se rischiavo continuamente di cadere a causa delle buche delle nostre granate a grappolo.
Dovevo raggiungere il camion-deposito che abbandonammo poco prima dell’inizio dell’ennesimo attacco. Fortunatamente quegli stupidi alieni odiano le nostre armi e non le utilizzano mai.
“Speriamo soltanto che non le abbiano distrutte” pensai schivando appena in tempo un raggio dalla sua destra. Mi trattenni dall’imprecare solo perché ero io a trovarmi nel posto sbagliato.
“Almeno non c’è nessuno che mi segue” pensai felice.
Più tardi mi dissero che, invece, tre Funuriani mi stavano seguendo a ruota ma a quanto pare ero molto più veloce di loro e le mie lunghe falcate erano più rapide di quelle pesanti di quegli stupidi alieni. L’unico lato positivo è che la loro già naturale lentezza negli spostamenti è accentuata dal peso delle armi e delle protezioni che portano con se. Superai il primo palazzo lasciandolo alla mia destra e puntai direttamente alla seconda via sulla sinistra. Ero praticamente certo che l’autista si fosse fermato lì dietro, in una via ben protetta per evitare problemi. Macchine esplose impedivano il passaggio mi feci alcuno scrupolo nello scavalcarle rapidamente nonostante le fiamme: dovevo fare presto e la mia incolumità non era certo la precedenza.
“Non è lontano” pensai ansimante “ancora poco e ci sono”
Il camion era dritto davanti a me, ancora duecento metri ed ero arrivato. Mi accorsi di correre con ancora in mano la spada, la spensi e la rinfoderai e iniziai a correre più liberamente. Una rete di laser mi si innalzò improvvisamente di fronte e fui obbligato a fermarmi, strisciai con i piedi per terra e rischiai di inciampare ma recuperai l’equilibrio in tempo e mi volsi per fuggire, noti che però una rete era stata innalzata anche alle mie spalle, così come sulla destra e sulla sinistra.
Mi ero distratto ed ero stato intrappolato.
Sospirai ed estrassi rapidamente la lama elettrizzata accendendola e impugnandola con l’elsa rivolta verso l’alto, con la sinistra impugnai la piccola pistola a raggi. Sapevo che qualche alieno sarebbe saltato nella mia momentanea “cella” per eliminarmi, dovevo essere pronto ad accoglierli.
Quattro grossi Funuriani balzarono all’interno dell’improvvisata arena e io non aspettai certamente un loro invito. Corsi contro il primo colpendolo rapidamente con diversi colpi di pistola al volto, ero certo che così l’avrei momentaneamente accecato, quando fui abbastanza vicino spiccai un balzo e decapitai quello schifoso essere. Il suo corpo cadde esanime in pochi attimi e io scartai rapidamente diverse volte di lato evitando due fendenti alle mie spalle. Quegli esseri sono sempre stati prevedibili in sfide di questo genere: aspettano che l’avversario si distragga in una sfida uno contro uno e lo attaccano alle spalle coprendogli le vie di fuga.
Un fendente ad altezza collo però mi sorprese mentre si girava, per schivarlo mi gettai a terra, rotolai su me stesso tenendo d’occhio la spada per non ferirmi e mentre mi rialzai notai le gambe di un alieno e, senza esitare, le troncai di netto. Numerose scosse elettriche attraversarono il corpo dell’essere mutilato paralizzandolo per alcuni attimi, essenziali per me per trapassarlo nel cuore passando tra le giunture che collegavano la corazza sul petto alla corazza sulle gambe. Quegli schifosi ammassi di carne hanno il cuore dove noi abbiamo il pancreas, abbiamo perso troppi uomini per scoprirlo, non mi sarei fatto sfuggire quell’occasione per sfruttare l’informazione.
I due Funuriani notarono che ero ancora in ginocchio con il fiatone e mi attaccarono insieme. Riuscii ad evitare di poco un fendente mentre il secondo dovetti assolutamente pararlo con la mia spada. Mi ero appena rimesso in piedi e quello mi aveva rimesso in ginocchio, strinsi i denti e sparai diversi colpi sul rivoltante volto alieno del mio avversario. Mi alzai facendo scivolare la sua spada alla mia destra, strattonai la mia spada facendola roteare fino a che non fu orizzontale al terreno, in quel momento la spinsi in avanti all’altezza del cuore con tutta la sua forza che avevo, con la coda dell’occhio notai l’ultimo Funuriano rimasto, imprecai e spiccai un balzo indietro lasciando così la mia spada conficcata nell’addome del mio defunto avversario. I fendenti dell’alieno erano molto rapidi, a differenza dei loro spostamenti e ciò ha sempre reso alquanto perplessi tutti, comunque schivai agilmente i colpi dell’avversario anche se, devo ammetterlo, rischiai più volte di perdere uno o più arti e, come se non bastasse, non riuscii neanche a sparare un colpo: alzare un braccio in quella situazione sarebbe stato come sventolare il proprio cosciotto di pollo ad un affamato.
Ero deciso a continuare a schivare i suoi colpi fino a che non si fosse stancato quando un suo calcio mi colpì improvviso al petto facendomi cadere a terra qualche metro più indietro, sentii qualcosa di caldo a contatto con il braccio sinistro e lo ritrassi, parte del tricipite era stata bruciata da una lama abbandonata da un Funuriano morto. Non ci pensai nemmeno e, tenendo d’occhio l’ultimo schifoso alieno di quella dannata giostra, afferrai l’arma: era molto più leggera di quanto mi aspettassi, nonostante le grandi dimensioni. La roteai più volte sopra la testa per tenere a distanza il mio avversario, puntai la pistola e premette il grilletto più volte a vuoto. Imprecai alla mia stupidità e lanciai la scarica arma in testa all’avversario colpendolo, sorprendentemente quello stupido alieno si mise una mano sul viso per constatare il danno coprendosi così la vista, sfruttai prontamente quell’occasione ed eseguii il più rapido affondo che riuscii. La lama della spada aliena colpì la corazza spingendo l’alieno indietro e scivolò verso il basso, accortomi di aver raggiunto la giuntura spinsi nuovamente la lama affondando nella sua carne come se fosse burro. Le braccia del corpo morto caddero pesantemente e la spada mi sfiorò il braccio sinistro già ferito. Non urlai ma colpii violentemente il corpo esanime dell’alieno facendolo crollare a terra.
“E ora come esco di qui?” mi domandai, ma non conoscendo la risposta cercai di ragionare “Probabilmente è stata una trappola preparata solo da loro quattro, altrimenti mi avrebbero attaccato tutti insieme. Devo sbrigarmi o qualcuno potrebbe scoprirmi”
La rete era alta non meno di due metri e mezzo, io non sono mai stato bravo nel salto in alto e di certo non volevo provarci in quel momento. L’unica soluzione era trovare i generatori e distruggerli, quelle reti funzionavano solo tramite dei generatori posti dai due ai cinque metri di distanza. Mi guardai intorno e li trovai rapidamente poiché riflettevano la luce della luna con il loro liscio corpo metallico: era formato da quattro parti ciascuna lontana circa due metri da ogni angolo. Se avessi avuto ancora la pistola carica li avrei distrutti senza problemi.
Recuperai la mia spada e la scagliai in direzione di uno dei generatori, non tanto per distruggerlo quanto per testare il muro laser: non tutti sono della stessa qualità, e la mia spada riusciva a trapassare molti di essi. La mia povera arma si vaporizzò al solo contatto con essa. Rimasi sconsolato a quella vista ma notai un dettaglio molto importante: il fascio di laser cessò per un attimo durante il quale la spada ne entrò in contatto.
“Quindi il fascio è diretto dall’alto a basso. Bene!” esclamai soddisfatto: dopotutto il sacrificio della mia amata arma non era stato completamente inutile.
Mi era venuto un piano anche se non ero completamente sicuro della sua buona riuscita. Mi avvicinai alle carcasse morte dei Funuriani e le depredai dei loro resistentissimi scudi, ad una tolsi anche la corazza indossandola. Era davvero molto pesante, non meno di una decina di chili. La tolsi e decisi di testare la loro famosa resistenza, la lanciai in direzione del muro di laser e cadde a terra proprio sotto la pioggia di energia, il primo strato impiegò poco più di un secondo per perforarsi mentre la parte sulla quale aveva strisciato la corazza prima di fermarsi a terra era solo lievemente incisa. Spalancai gli occhi sconvolto, ma capii per quale motivo continuavano ad utilizzarle: per resistere più di un secondo a contatto di laser, che era in grado di polverizzare la mia spada, dovevano essere certamente delle corazze di una qualità incredibile.
Contento di quella scoperta indossai un’altra corazza nonostante il suo peso, impilai gli scudi uno sopra all’altro sulla mia testa e feci un profondo respiro. Notai di avere un po’ di spazio dietro di me e decisi di sfruttarlo arretrando fino quasi a toccare la rete dietro di me. Osservai il laser davanti a me. Inspirai e iniziai la mia corsa. La corazza e gli scudi mi appesantivano, i muscoli bruciavano e come se non bastasse questi ultimi minacciavano sempre di cadere per cui dovetti stare molto attento anche al loro equilibrio. Attraversai rapidamente i laser e dopo circa tre metri mi fermai e guardai le mie protezioni sbarrando gli occhi. I primi due scudi erano stati trapassati e il terzo bruciacchiato, la corazza sulla mia schiena era stata quasi trapassata completamente.
Contento di essere uscito da quella mini stanza mi spogliai della pesante armatura e mi diressi ai quattro generatori.
Non avendoli distrutti mi sarebbero stati utili così li spensi e li raccolsi: non erano più grandi di una scatola di scarpe e pesavano non più di due chili l’uno. Mi diressi goffamente verso il camion e aprii il portellone, un corpo senza vita mi cadde addosso, aveva un buco da una parte all’altra della testa e ciò mi rese molto turbato.
Pensai subito ad un’arma a raggi ma notai che il foro di entrata non si era cicatrizzato, solitamente con questo tipo di armi succede che la ferita si cicatrizzi quasi all’istante. Quello doveva quasi certamente trattarsi di un colpo di arma da fuoco, ma nessun tipo di alieno lo utilizza, e anche noi non li utilizzavamo più da almeno una decina di anni.
Lasciai cadere a terra il corpo e caricai i quattro generatori sul sedile del passeggero deciso a riprendere in considerazione quella situazione più tardi. Misi in moto il grosso camion e diedi gas. Amavo guidare, e il sorriso che solcava il mio viso in quel avrebbe fatto capire a chiunque che le due cose che più amavo in quel momento si sarebbero fuse: guidare e uccidere.
Con quel grosso camion non badai minimamente alle macchine incendiate in mezzo alla strada e mi feci spazio come un body guard in una discoteca. Entrai nel campo di battaglia strombazzando: questa azione distrasse sia gli invasori che i miei alleati, questi ultimi però ripresero subito a sparare mentre gli invasori dovettero fuggire dal camion impazzito. Stavo schiumando dalla gioia, guidavo zigzagando sul campo giallastro investendo senza pietà ogni sorta di essere che incontravo sul suo cammino, spesso ne prendevo di mira uno e gli andavo addosso dritto per dritto cercando però quello più in mezzo ad una folla. Più mi avvicinavo alle sue linee, però, più Funuriani riuscivano a rompere parti del mezzo con le potenti spade. Una lama staccò completamente il portellone destro e in quel momento tornai in me, abbandonai la mia guida spericolata optando per una guida diretta alla meta accelerando il più possibile, a poche centinaia di metri mostrai a tutti la mia enorme esperienza nella guida di mezzi pesanti: tirai il freno a mano sterzando a sinistra, dopodiché lo mollai e accelerai mandando su di giri il motore, un violento strattone fece raddrizzare il rimorchio dopodiché tirai nuovamente il freno a mano e attesi che il camion si arrestasse di fronte alle mie linee di difesa. Avevo calcolato di fermarmi a non più di due metri.
Scesi dal camion e notai di essermi parcheggiato a circa cinque metri dai miei compagni e rimasi leggermente deluso.
Feci rapidi cenni ai miei soldati alcuni dei quali però,bravi soldati che ascoltano i miei insegnamenti, si stavano già muovendo in mia direzione: dieci di loro scalarono il lungo camion e si sdraiarono sul rimorchio, cinque sparavano mentre gli altri cinque gli aiutavano dando però la precedenza alla ricarica delle armi a mano a mano che si scaricavano, ciascuna coppia aveva con sé tre fucili così che quando uno si scaricava l’addetto a sparare ne afferrava un altro a caso avendo sempre colpi in canna. Altri quattro soldati aprirono un varco sul fianco del pesante mezzo e, aiutati da quasi tutti i soldati rimasti, scaricarono rapidamente le armi e le munizioni.
Mentre questo processo avveniva certamente io non rimasi immobile, scaricai i quattro generatori e strisciai sotto al camion posizionandoli in modo che proiettassero il loro muro di laser proprio davanti ad esso così che i Funuriani sarebbero stati costretti ad aggirarlo anziché semplicemente affettarlo, i generatori stessi sarebbero rimasti al sicuro al di sotto del pesante mezzo. In questo modo assicuravo una difesa perfetta per i miei uomini.
“Ra-za fuh ridà” urlò un Funuriano non troppo lontano da me; era leggermente più alto e robusto degli altri e la sua corazza si era di un colore rosso acceso, a differenza di quelle gialle degli altri.
Rapidamente tutti gli alieni si fermarono e si spostarono lasciando un lungo corridoio in direzione del mio squadrone. Erano tutti perfettamente distanti l’uno dall’altro, quasi come delle guardie che fanno spazio al proprio re. Cercai di guardare alla fine di quel lungo corridoio ma non vidi nessuno.
Un’enorme raggio di energia incise improvvisamente il terreno al centro dello schieramento degli alieni e nel giro di pochi attimi attraversò tutto il corridoio tagliando in due il camion e molti dei miei soldati. Io stesso fui colpito ma per fortuna mi scottai solo la guancia sinistra, devo ringraziare il sedile del camion che non mi permise di spostarmi di più.
Questo attacco fu tanto rapido quanto devastante e subito dopo di esso tutti gli alieni si allontanarono dal campo di battaglia come in preda al panico. Non riuscii bene a capirne il motivo, cercavo qualche dettaglio ma non riuscivo a concentrarmi a causa di un rumore, mi accorsi che era la mia radio e la presi“Berbatov, qui Xi Laung” sentii. Ero contento che il mio vecchio amico stesse bene ma al momento ero concentrato a cercare di capire la situazione
“Qui Berbatov, cosa c’è?” risposi
“L’hai…l’hai visto anche tu?”
“Visto cosa?”
“Alza la testa”
“Ma cos…” la mia bocca si fermò spalancata, gli occhi con essa. Non riuscivo a credere a quello che stava vedendo. Era la cosa più orribile e fantastica alla quale avessi mai assistito. Nessuno avrebbe neanche mai pensato di poter arrivare a fare una cosa del genere. E quell’essere, era il più enorme che avessi mai visto, non poteva essere reale, doveva essere una macchina o qualcosa di simile. Ma si muoveva, si muoveva come un essere vivente, ne ero certo ma non volevo crederci. Quello che aveva fatto e che stava per fare, però, mi convinse che era effettivamente un essere vivente. Nulla di tutto ciò che stavo osservando poteva essere reale, eppure lo era.




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