Ogni tuo desiderio di Amelie

Note sulla Storia
Brevissimo colpo di test…ehm, racconto autoconclusivo (;->). Penso sia più allucinato del solito e forse avrei potuto risparmiarmelo, ma quando mi è venuta l’idea di base non riuscivo a smettere di pensarci, quindi eccovelo!
Buona lettura e come sempre aspetto commenti! XD
Ogni tuo desiderio



AL MATTINO – Proposta


…D.56-8.000…incontrare 9.650…
Accordato
…D.43.580-20…vivere fino a nascita 43.585…
Negato
…D.9.000.000-63.000…andare a X250…
Accordato
Lo schermo ronza, lampeggiando rapido allo scorrere delle colonne.
…D.851-14…avere due gemelli…
Accordato
La stanza e asettica e grigia come sempre. Resto concentrata elencando per inerzia i codici che mi sfilano di fronte.
…D.10.580-2.000.000…vincere lotteria…
Accordato
…D.350-1…fine della guerra…
Negato
La sua voce vibra tesa nell’auricolare per un istante, il piccolo avatar nero sullo schermo pulsa di pixel impersonali. Lo sento ticchettare teso qualcosa contro la tempia, una matita forse. Proseguo.
…D.9.650-8.000…incontrare 56…
Negato
Sospiro, appoggiandomi perplessa allo schienale della sedia. Sento il suo respiro smorzarsi un istante all'altro capo della connessione.
No…Aspetta.
Le sue dita scorrono rapide sulla tastiera, frusciano sui tasti portandosi via, forse, quel che resta della dicitura stampigliata in nero sui piccoli tasselli quadrati. Torna indietro nascondendo l'imbarazzo e la stanchezza oltre il video e la web-cam a sola riproduzione vocale.
Accordato
Distendo le labbra, proseguo…
…D.5.960.000-89…trovare lavoro…
Accordato
…Ma mi chiedo
…D.231-4.000…superare test…
Accordato
Chi ci dà l’autorità di decidere dei desideri altrui?
…D.6.211-253…guarire dal cancro…
Negato
…Chi di scartarne certi
…D.11-1…morire…
piuttosto che altri?
Accordato.
Sono ormai al sesto anno, allo spinning numero 2190, il millequattrocentosesantesimo con Sagapò e sento che tutto questo sondare e manipolare le speranze altrui sta diventando poco più che una vecchia e banale abitudine. Certe volte mi domando cosa accadrebbe se io, Sagapò e gli altri come noi smettessimo di monitorare i desideri della gente. Mi chiedo se, esaudita ogni più piccola speranza, il Mondo troverebbe il modo di equilibrare esigenze tanto differenti tra loro o se collasserebbe sotto i molti squarci che tali desideri, qualora avverati, creerebbero nella cortina del reale.
Scruto le diciture sullo schermo, sottolineate dell'arancio del tramonto oltre le persiane, e mi ritrovo in vena di riflessioni. Da sei anni mi occupo di accordare o negare desideri. Decido le sorti delle persone, giostrando con le loro speranze ed aspettative. Interferisco nei piani di assassini e santi in eguale misura, concentrata su un unico obiettivo: regolare il quieto vivere di Mondo. Un'entità capricciosa e possessiva, Mondo, potentissima, ma del tutto incapace di auto-gestirsi. L'uomo pensa di potersene occupare, ma non è altro che un numero in mezzo ad altri numeri. Una cifra singola, doppia, multipla con altrettanti e ancor maggiori desideri a proprio carico.
Il desiderio è ciò che nutre Mondo. Senza di esso non ci sarebbe speranza, dunque motivazione, dunque vita. Ma avere un desiderio esaurito significa mutare il corso dei piani di Mondo. Significa privarlo di unna sua scelta e aprire una voragine nel suo animo che alla lunga lo distrugge. La portata del desiderio è soggettiva, non oggettiva. Desiderare l'affetto di qualcuno può essere talvolta più rischioso che auspicarne la morte, così come la fine di una guerra può costare uno sforzo troppo grande per il volitivo Mondo. Allora non importa quante saranno le persone morte e quali i desideri ignorati, noi non potremo che negare quell'unica, comune richiesta per evitare il crollo di Mondo per come lo conosciamo.
Da bambino volubile qual è, tuttavia, Mondo accetterà uno strappo alla norma di tanto in tanto, accollandosi con plateale rassegnazione quei desideri che, certo, lo indeboliscono, ma portano l'uomo ad industriarsi per la sua sopravvivenza. Mondo gioca con le sue creature, le sprona e manipola perché sia sempre doverosamente salvaguardato e quando tutto ciò non è sufficiente, interveniamo noi. Io, Sagapò e gli altri come noi. Geni di una lampada ormai opacizzata a forza del continuo strofinare alla ricerca di soddisfazione.
Chiusa in questa stanza in ombra, gioco a fare Dio con il mio vecchio computer. Guardo la vita attraverso uno schermo pieno di codici e coltivo la mia unica conoscenza tramite un auricolare e tanta immaginazione. Non ci siamo neppure mai incontrati io e Sagapò ma sono arrivata a quel punto in cui l'abitudine smette di essere tale e si trasforma in familiarità. Sento di sapere tutto di lui anche solo tramite le leggere variazioni nella sua voce quando nega la pace nel mondo, piuttosto che un colpo di stato, senza apparente preoccupazione.
Non siamo umani ma facciamo parte di Mondo. Siamo parti di esso, siamo gli spazi vuoti tra una giuntura e l'altra della grande tela della vita e non abbia motivo di desiderare più di quello che già abbiamo fin tanto che Mondo, il nostro bizzarro ospite, si regge sulle sue tozze membra.
…D.596-2.000.000…essere amato…
Accordato
…D.28.000-359…vincere le elezioni…
Accordato
Snocciolo cercando di controllare la voce.
…D.425-6…essere notata…
Negato
…D.8.096-35…essere salvato…
Negato
…D.89-0…morte di 5.622…
Ma dai..! Sussurra Sagapò avvicinando, forse, il viso al suo schermo. Inspira ed espira con la solita calma, si schiarisce di tanto in tanto la gola in segno di concentrato interessamento.
Cosa scrivo? Chiedo allora, masticando con enfasi una gomma.
L'89 ha 0 desideri a carico ed il primo è la morte di un altro? Sbuffa compassato, l'osservazione poco più che una chicca per veri intenditori. Non lo riguarda, così come non riguarda me.
Allora?
Accordato, ovvio...Il primo lo è sempre.
Già, il primo desiderio di una persona è sempre accordato per quanto meschino, sciocco o vizioso possa essere. Se gli uomini lo sapessero, ci penserebbero due volte prima di desiderare una scorta a vita gratis di bevande alcoliche o un innato talento in una qualche attività infantile. È così che la penso, ma anche sapendolo sono curiosa...
…D.57-700…non essere scoperto…
Accordato
…D.6.598-2.025…diploma…
Accordato
…D.005-0…incontrare Sagapò…
Anche oltre il lieve disturbo della comunicazione riesco a sentire la sua reazione, ad immaginare il suo sguardo accendersi di sorpresa, la testa sollevarsi dai diagrammi di probabilità, la curiosità vincere la ragione. Passano alcuni interminabili minuti in cui ho tutto il tempo di rimangiarmi mille volte questa folle ed anticonvenzionale idea. Posso solo immaginare quale effetto può avere un tale desiderio, un mio desiderio, sulla salute di Mondo. Un nostro desiderio pesa più di mille di quelli umani. Noi non desideriamo. Noi esaudiamo ed auto-esaudirci è sleale. So che Sagapò agirà con la solita, attenta disciplina. Torno con lo sguardo dell'abitudine alle colonne di numeri identificativi. Lui si schiarisce una sola, secca volta la voce:
Accordato.
Il tramonto si spegne oltre gli scuri polverosi. Resto in silenzio, unica ombra vivente proiettata sullo schermo bicromatico.
Accordato, sussulta la mia consapevolezza.



NEL POMERIGGIO – Fuga

Sfilo tra gli uomini senza mai alzare lo sguardo, deciso a superare il punto critico il più celermente possibile. Aritmea mi aspetta a Babilea Straße al sicuro nella sua stanza in ombra, e nonostante la proposta sia partita da lei, non avrei agito se non alle mie condizioni. Ciò che sto facendo è contro natura. Contro Mondo, il grasso, fottuto Mondo. So di altri che hanno tentato, con alcuni avevo raggiunto i cento spinning. Non so come siano finiti, ma so per certo che lo sono e penso ne sia valsa la pena fin tanto che lo strappo che hanno creato ha spinto il nostro capriccioso tiranno parassita verso l’attuale grado di decadenza.
Accelero il passo nella grande piazza dodecagonale, curandomi di essere sempre coperto da uno spigolo del grande pozzo centrale e dalle potenti colonne d’acqua esterne che ne sono i vertici. Il primo desiderio è di regola sempre accordato ed io sapevo che quando il momento sarebbe arrivato, avrei dovuto rispettare anche quello di Aritmea. Non nego di aver silenziosamente spinto perché si arrivasse a questo. So come vanno queste cose: non siamo sufficientemente importanti per comprare la nostra salvezza con il lavoro ed una promessa di silenzio. O forse lo siamo troppo perché ci lascino andare senza combattere. In ogni caso sapevo quel che facevo quando ho acconsentito, sapevo cosa mi aspettava e a chi avrei nuociuto. Io ho acconsentito. So di Esauditori che hanno tentato prima di noi e sono finiti per molto meno.
So di un reparto speciale che scrutina il nostro lavoro e di un altro, quello degli Arcolai, che dipana la matassa di Mondo e risistema la trama dove i fili sono mal puntati. Quei fili siamo noi, io ed Aritmea, e non abbiamo motivo di conoscere l’identità e l’ubicazione dei nostri simili fin tanto che Mondo ed i suoi abitanti sono tessuti a creare la giusta, sgraziata fantasia. È per questo che molte delle storie sugli altri Esauditori che si sono sfilacciati dal ricamo generale trattano di sangue e cancellazione. Sono loro, gli Arcolai, che tengono in vita queste storie e lo fanno braccando ciecamente quelli che sono scappati dalla propria stanza in ombra, dal proprio vecchio computer, fino a che il rattoppo non è completo, il motivo di Mondo ristabilito.
Per questo io, Sagapò, 2920 spinning totali di cui 1460 con Aritmea sono in fuga, mimetizzato almeno esteriormente con i mortali, ma insorto dentro e basterà lo squarcio che con il nostro semplice desiderio abbiamo causato nel torace di Mondo perché la mia e la nostra vera identità sia visibile ai suoi miliziani.
Sono già qui…
Calano dal cielo, esangui sotto le loro lunghe chiome argentate, trasparenti agli occhi degli umani ma pienamente visibili ai miei. Montano mitra-arcolai a ripetizione neri come il petrolio ed efficienti si librano volteggiando in aria dal vecchio rocchetto arrugginito che è la loro arma ed il vincolo che li lega a Mondo. Sorridono di un ghigno statico su una maschera camaleontica che a seconda della prospettiva può essere cerulea come il cielo che già inizia a sfocare, grigia come le fredde pareti metropolitane o gialla come le più sfilacciate nubi tossiche alla chiusura delle fabbriche e quando il primo mi individua, puntandomi con i suoi occhi madreperlacei, fa sistematicamente fuoco cercando di inchiodarmi al suolo con una raffica di ago-proiettili da venti centimetri l’uno. Li schivo, nascondendomi oltre i geyser liquidi vomitati dal serbatoio centrale, uno dei tanti innalzati in guisa di gloriosi fontanili commemorativi del dio Desiderio, il fratello bastardo di Mondo cui gli uomini affidano le proprie prospettive e volontà. Gli Arcolai non oseranno distruggerlo: ne hanno bisogno come ne ha bisogno Mondo; perché non esiste alcun dio che si interessi alle speranze dei mortali. Siamo noi, le giunture di Mondo, Io ed Aritmea e gli altri come noi che sacrifichiamo la nostra esistenza perché l’obeso infante prosperi ingrassato dall’ingenua laboriosità umana; e lo facciamo da questi pozzi, stanze buie che sono la nostra prigione fisica e mentale.
Gli Arcolai mi circondano in volute sempre più strette. Dardi saettano da ogni dove, infilzando uomini che continuano a camminare, tagliando l’acqua che subito si ricompone in colonne artificiali e schizzando di sangue invisibile e materia organica probabile l’asfalto ed il bianco del pozzo. Niente di ciò che toccano rimane corrotto a lungo, niente che non sia di loro competenza: i mortali passano, ignari dello scontro, e si lasciano portare via fibre preziose di speranza, feriti su un piano talmente estraneo al loro da non accorgersi del sangue che riga i loro volti e le loro vesti inamidate. Sono io l’obbiettivo degli spazzini di Mondo, io quello da stroncare. Lascio che i minuti e le ore scorrano. Non c’è fretta. Devo guadagnare tempo affinché lo strappo si allarghi a tal punto da essere irrecuperabile. Gli Arcolai si tuffano agili dai loro rocchetti, vorticando confusi fino a toccare terra. Cinque si allontanano forse richiamati da un altro spacco nella superficie di Mondo, forse sicuri di potercela fare anche con un solo agente. L’ultimo si ferma immobile di fronte a me, e sfila un punteruolo insanguinato dalla fronte di un passante che, inconsapevole, si allontana, il cellulare ancora appoggiato all’orecchio e solo una smorfia di disappunto sul viso concentrato.
“Sagapò 009, sei accusato di aver deliberatamente esaudito un desiderio di un altro Esauditore, Aritmea 005, ben consapevole delle conseguenze e dei danni che con un tale atto avresti inferto a Mondo. Sei tenuto ad annullare seduta stante il tuo operato e ad arrenderti senza opporre resistenza…a…a…a…a!” Echeggia la voce pre-registrata nell’etere. Un nugolo di uccelli si stacca gridando stridulo dalla statua di Desiderio, sterco ha disegnato delle fitte lacrime lungo le sue guance. Alzo gli occhi, respirando piano. Il cielo del tardo pomeriggio si crepa, esalando nubi violacee che coprono il sole. Sorrido ironico:
Negato, articolo avendo cura che la mia voce sia ferma nonostante tutto.
L’Arcolaio china impercettibilmente il volto incerato sulla sinistra. Oltre lo spesso strato di trucco sono intuibili i suoi tratti femminili.
“…D.IX-#…Eliminare errato 009…”, cantilena sorridendo sardonico mentre punta l’aculeo scintillante di sangue nella mia direzione. Trattengo il fiato un istante. Non penso a niente. Non penso neppure ad Aritmea. Ciò che ho fatto l’ho fatto anche per lei, tramite lei e se anche sarò abbattuto, sparirò avendo visto Mondo finire e questo vale più di qualsiasi primo desiderio.
“accordato!”.



LA SERA – Comprensione

Babilea Straße, la mia solita stanza in ombra…Non è cambiato niente, se non il vecchio computer ingiallito a terra, lo spesso involucro cubico spezzato e lo schermo fumante. In uno scatto d’ira ho realizzato che io non sono cambiata, non la mia esistenza, né la mia condizione. Persino i codici, i fottuti vecchi codici sono più flessibili di me e così diversi pur restando concettualmente gli stessi. Non ho potuto sopportarlo oltre.
Mi avvento cocciuta verso l’ingresso, infierendo ancora ed ancora contro la serratura sigillata. Sagapò mi ha fregata! Pensavo di conoscerlo, e invece mi ha solo usata. Mi ha fatto promettere di aspettarlo assicurandomi che se questa cosa era da fare, se io lo volevo incontrare alla fine, avrebbe facilmente crackato il sistema per scoprire la mia postazione di spinning. Solo ora mi accorgo di quanto ingenua sono stata! Se veramente localizzarmi era così semplice per lui, come effettivamente è stato, quante altre incursioni informatiche deve aver portato avanti di nascosto! Quanto tempo deve aver avuto per progettare la cosa in questi ultimi sei anni! E so, lo so che tutto questo non ha a che fare strettamente con me, ma essere usata, per essere ingannata a questo modo avrei preferito essere io il bersaglio delle sue azioni e non il vecchio, piagnucoloso Mondo!
Sagapò è quello che noi Esauditori chiamiamo “il punto di sutura”, quello che chiude il ricamo e la cui coda viene tagliata perché non guasti la figura. Un fottuto kamikaze nel tessuto di Mondo. Esistono tuttavia due tipologie di Esauditori: quelli di spola ed i cappi. Sagapò figura tra questi ultimi e non può in alcun modo proporre. L’unica maniera perché, pur illegalmente, un nostro desiderio venga inizialmente preso in esame è avere un esauditore di spola che faccia la proposta. Sagapò aveva me ed una volta ottenuta la mia fiducia e la mia curiosità con i suoi modi distaccati ma cortesi non ha dovuto fare altro che acconsentire al nostro incontro.
Pensavo che niente potesse essere più frustrante che essere condannata allo spinning anonimo per il resto dei miei giorni, niente! E proprio quando credevo di aver finalmente trovato la motivazione necessaria per infrangere le regole, i piani di Sagapò hanno avuto la precedenza e ancora una volta mi ritrovo rinchiusa in questa topaia claustrofobica, le luci spente ed un plumbeo chiarore di lampione proiettato attraverso le persiane sulla parete grigia.
Oh, lo strappo che un tale desiderio deve aver creato…! Deve essere talmente grande che neppure io, riuscissi infine a sfondare questa maledetta porta, potrei eguagliarlo per quanto grande sia il mio risentimento! Uno stramaledetto punto di sutura, merda! E tra tutti i fili, proprio io me lo sono beccata come collega di spinning, da non credere!
Ma ciò che è ancor più avvilente è che pur non potendo vedere il mio desiderio, il mio primo desiderio, effettivamente concretizzato, avrò gli Arcolai addosso nel giro di poche ore! O forse che chiudendomi qui, pregandomi di aspettarlo – ben sapendo che non sarebbe tornato ad incontrarmi – Sagapò pensava di proteggermi dalla giustizia di Mondo? Sogghigno, lasciandomi cadere esausta a terra, la schiena contro la porta, gli occhi fissi alla finestra unica fonte di luce in questa lunga serata di abbandono.
Quel che è fatto è fatto. In fondo sapevo che stavo correndo un rischio e anche se Sagapò mi ha incastrata, condannata con il suo inaspettato assenso, sono io che ho desiderato. Io che ho proposto pur sapendo qual era il mio posto in Mondo; e forse l’avrei fatto anche senza bisogno delle silenziose lusinghe di Sagapò.
Sospirando ferita, mi alzo, con un passo più lungo sorpasso la carcassa agonizzante del computer e mi accosto alle veneziane. C’è silenzio questa sera ed il cielo e più chiaro del solito pur in questa stagione morta. Dardeggia di rosa squarciandosi in segmenti violacei, ma non cade una sola goccia di pioggia e sono quasi del tutto certa che il temporale non ha niente a che fare con tutto questo. No. Sbircio accigliata, aspettandomi da un momento all’altro di vedere una porzione di volta celeste collassare al suolo. É iniziata, dunque…È a questo che Sagapò mirava e forse anche coloro che hanno tentato prima di lui avrebbero voluto vederla…La fine di Mondo, il lento deteriorarsi del suo tessuto, l’inesorabile smagliarsi delle sue cuciture già da troppo tese a contenere la sua ingordigia. Meglio la fine di Mondo che una vita da reclusa come sua congiuntura, ed in qualche modo so che noi fili bistrattati ed ignorati dall’uomo e dal viziato tiranno sopravviveremo anche nella realtà esterna a questo pianeta. Solo gli Arcolai hanno il potere di cancellarci e solo se strettamente necessario.
Mentre già il primo dardo metallico frantuma i vetri della finestra, forando l’imposta e parte della parete, mi domando se la mia cancellazione sia strettamente necessaria. Sono così piccola! Su un piano in cui Sagapò e fili come lui tentano l’impossibile, che cosa ho fatto, sto facendo io per cambiare la mia piatta esistenza?
Alzo gli occhi, fissando lo spillo letale scorrere come rallentato ad un passo dal mio volto. Lo vedo conficcarsi nella porta, vibrare per qualche secondo mosso dal contraccolpo. Sento un sibilante schiocco infrangersi a mezz’aria fuori la finestra distrutta, ma do le spalle all’Arcolaio già pronto con la sua micidiale balestra a tamburo.
Che cosa posso fare perché la mia curiosità non resti una misera debolezza?
“Aritmea 005, sei accusata di…” Attacca puntigliosa la voce registrata di un qualche scrutinante nascosto nell’atmosfera. Sbuffo, chiudendo con decisione il pugno attorno alla capocchia dell’abnorme punteruolo.
“…Sei tenuta ad annullare seduta stante il tuo operato e ad arrenderti senza opporre resistenza…”
Ghigno. Aggrappata al dardo micidiale con entrambe le braccia ed i piedi puntellati verticalmente contro la porta, faccio pressione lasciando che la paura faccia il resto:
Non credo proprio, mormoro tra i denti, rossa per lo sforzo. Poi finalmente l’ago si inclina, allargando ulteriormente lo stretto squarcio circolare nell’ingresso. L’Arcolaio sembra intuire le mie intenzioni, ma quando fa di nuovo fuoco, con un balzo mi butto oltre la fessura e atterro sulla viva pietra, al centro della piazza dodecagonale, il pozzo dei desideri sulla destra ed un altro miliziano di fronte. Dovevo immaginarlo: le stanze sono l’interno dei serbatoi, prigioni sacre erette dagli uomini e rispettate dagli Arcolai in quanto racchiudono il fior fiore della loro manodopera e senza i fili il tessitore non può lavorare.
A terra, di fronte a me, c’è Sagapò. Lo riconosco pur non avendolo mai visto. Un braccio inesorabilmente inchiodato al suolo da uno degli aghi dei mitra, sputa sangue sobbalzando debolmente mentre già la sua carne inizia ad amalgamarsi al terreno tassellato.
Aritmea, chiama sgraziato. Gli riservo uno sguardo carico di delusione e compatimento, incapace di trovare del buono, ora, nella sua voce famigliare. Quante volte mi sono fidata di te oltre quello schermo, con quell’auricolare…
Bastardo, mi hai usata…e abbandonata…Sputo, incrociando i suoi occhi neri già un po’ più distanti. Poi un nuovo rapido sibilo preannuncia la comparsa dell’Arcolaio che per primo mi ha attaccata, mentre l’altro, l’aguzzino di Sagapò, segue la scena con una smorfia sorniona sul viso trasparente. La pelle a specchio del miliziano si adatta all’atmosfera, riflettendo l’indaco del cielo e il bianco degli spruzzi d’acqua circostanti. Vedo me stessa riflessa nell’ovale camaleontico e l’Arcolaio alle mie spalle, la balestra a tamburo già pronta, il dardo incoccato. Aspetto qualche istante, il cuore come impazzito. L’ago si stacca dalla canna. Fisso terrorizzata il soldato di fronte a me ed il mio destino prendermi alle spalle.



DI NOTTE – Fine

No! Dopo tutto quello che ho fatto, le colpevoli accortezze adottate per tenerla fuori da questo mio suicidio, non posso credere che ora lei sia qui! Ho solo più un braccio e poca forza anche in quello. Il mio corpo inizia a saldarsi con il terreno. Il filo è stato ben puntato. Ogni mia fibra si sta indurendo fino a diventare a sua volta una piastrella di questa piazza. Inizia da dentro e mano a mano prende anche l’esterno. È ciò che sapevo sarebbe accaduto. È ciò che, tra le altre cose, auspicavo, ma non immaginavo che Aritmea sarebbe stata qui.
Bastardo! Ha detto, Mi hai usata…Ma non la abbandonerò di nuovo. Non se lo merita e comunque fin dall’inizio ha avuto ben poco a che fare con tutto questo folle piano. Mentre il punteruolo accelera e sta per prenderla alle spalle, la strattono affaticato tirandola al suolo di fianco a me. Il dardo la manca per un soffio ed inizialmente non riesco neppure a mettere a fuoco. L’importante è che la sua vita sia salva per quanto ancora la fine di Mondo glielo conceda. È libera. Che almeno se li goda questi ultimi istanti e che lo faccia anche per me, che per la libertà ho dato il mio corpo…

China contro il petto di Sagapò, sento i suoi muscoli irrigidirsi e non è per la tensione. Il punteruolo a me indirizzato sfila a lentezza innaturale sopra le nostre teste e prima che l’Arcolaio di fronte a noi se ne possa anche solo rendere conto, la sbarra metallica l’ha già trapassato, aprendo un buco grande come un pugno nel suo petto. A tutta prima il miliziano non sembra accorgersene, ma rimane statico, impalato sul posto mentre tutto attorno a lui la cortina del reale inizia a sfaldarsi, come se la pelle di Mondo si escoriasse al suo posto, sanguinando laddove l’Arcolaio non ha sangue. La giustizia che uccide la giustizia, ecco che cosa è successo e anche se si è trattato di un incidente, un evento simile è ancora più sbagliato di ciò che abbiamo fatto noi, io e Sagapò. Dolorante lo sento mugugnare vicino alla mia guancia, ma non lo aiuto ad alzarsi. Alle mie spalle l’Arcolaio assassino fugge, consapevole dell’errore commesso, ma non fa in tempo a sparire da Babilea Straße che una voragine si apre sotto i suoi piedi e lo inghiotte nel ventre fiammeggiante della terra. Distratta, trattengo il respiro mentre un’improvvisa cacofonia di grida umane riempie Mondo. Mi alzo, tenendomi in equilibrio aggrappata all’ago puntato nel braccio sinistro di Sagapò. Ignoro i suoi lamenti. Se l’è cercata, in fondo, la morte intendo. Avrebbe potuto combattere e farlo al mio fianco, invece di chiudermi ancora una volta in quella odiosa stanza vuota! Lui ha preferito portarsi al patibolo da solo. Che Mondo se lo prenda, cullandolo amorevolmente come un giocattolo vecchio e un po’ sdrucito mentre va a fondo!


Socchiudo gli occhi al riverbero dell’apocalisse. Il cielo notturno è bianco come se il tempo avesse saltato un battito, una fase. Aritmea si alza e solleva il mento appuntito verso le nubi temporalesche mentre il terreno sotto i suoi piedi trema. All’ombra del suo profilo, cerco di imprimermi la sua immagine in testa, perché anche quando sarò solo un blocco di pietra mosaicato che si scioglie nella bile di Mondo intendo ricordare questi ultimi sei anni ed il suo viso fiero e vendicativo. Sorrido, sobbalzando ad ogni movimento. L’avevo decisamente sottovalutata, fraintendendo la sua voce dimessa per un segno di timidezza. Mi sbagliavo ed ora non vale più la pena scusarsi.
Appoggiata con noncuranza al punteruolo che mi sta uccidendo, non si cura neppure del misero punto di sutura che muore in silenzio ai suoi piedi, e forse, a ben vedere, non le è mai veramente interessato conoscermi. Era solo curiosa, come lo siamo tutti, di provare il brivido della normalità, il fascino dei desideri esauditi. Ora che lo strappo che abbiamo aperto si è allargato a tal punto da raggiungere le piccole scuciture nel resto di Mondo, non importa più ciò che aveva desiderato.
Tremo strozzato dal mio stesso sangue, mentre i getti d’acqua luminosi si prosciugano all’unisono.
Addio, sibilo poi chiudo gli occhi.


Chino il capo, perplessa, sulla lucentezza olivastra del suo volto e sul nero dei suoi occhi a mandorla.
Idiota, apostrofo priva di sentimento, poi sfilo con uno strattone il dardo insanguinato dal suo braccio, lanciandolo lontano prima che possa infettare anche me. Faccio fatica a mantenermi in equilibrio ormai, mentre uomini ed Arcolai mi sfilano accanto terrorizzati come spettri appartenenti ad un altro universo. Dovrò iniziare a pensarci, valuto, mentre la statua di Desiderio si spacca a metà e cade alle mie spalle. Sospinta dai detriti e dallo sfaldarsi del terreno, ruzzolo fuori la portata del serbatoio distrutto. Esauditori fuggono via intontiti dall’improvvisa libertà. È ora che anche io mi sposti altrove. Quando ho iniziato, sei anni fa, non credevo avrei vissuto tanto a lungo da vedere un giorno come questo. Mondo sta morendo e Sagapò, nient’altro che una sbiadita sagoma di gesso sull’asfalto ormai, si è sacrificato perché il mio primo, vero desiderio si realizzasse. La libertà…Peccato se la sia giocata così.
Ma esistono solo due tipi di Esauditori: le spole ed i cappi. Lui il suo s’è le stretto da sé e, a ben vedere, ad averlo usato ed abbandonato sono stata io.




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