Missione di Caladan Brood

Note dell'Autore sul Capitolo
oh, eccolo. da un lato questo penso sia il capitolo più inutile che un essere umano abbia concepito, dall'altro è di importanza capitale :D.
passiamo a spiegare l'esistenza di questa cosa. un paio di mesi fa ho avuto un'illuminazione (vabbè, esagerato, ho avuto un'idea :P). fino a quel momento il totale delle mie storie era ben diviso di due tronconi ben distinti. da una parte gli eventi che si svolgevano (e si sono svolti) sulla Terra e paesi limitrofi (e questo vuol dire principe dell'oscurità e libri associati insieme a fuoco dell'anima e libri associati), dall'altra invece c'era tutta la sbobba di contatto (e libri successivi... sì, lo so, le mie storie non fanno altro che allungarsi, è una maledizione T_T). con l'idea che mi è venuta un paio di mesi fa le storie si sono fuse definitivamente. e non nel senso di diventare compatibili tra loro (lo erano già :P), intendo proprio che adesso sono tenute insieme da un filone di trama comune che ancora non è venuto a galla (ovviamente del resto, prima di adesso non esisteva ancora :D). tanto per fare un esempio, comunque... salvo inconveniente molto gravi (del tipo che non abbia visto un baco logico grosso quanto il titanic da qualche parte :P) adesso il movente che spinge el a fare la sua guerra e il movente che spinge gli alieni di contatto a fare la loro guerra sono collegati.
vabbè, evitiamo di tirarla lunga. la storiellina che segue preannuncia quello che mi permetterà di fare il grande collegamento. a rigor di logica permette di interpretare gli indizi che da adesso comincerò a seminare a pioggia in contatto per prepararmi la strada verso questa unificazione, ma la verità è che se anche gli indizi non si riescono a cogliere pazienza :D.
ok, buona lettura, ho occupato anche troppo spazio per dir niente ^_^.
PS: ah già, anche qui c'è una frase di inizio capitolo (il solito pensierino di carattere generale che fa uno dei protagonisti della storia). nel caso specifico in questa frase a parlare è ryul (si capirà chi sia già nella prima scena :P)

Il Nemico ci ha distrutti, ci ha colpiti a morte senza che quasi ce ne accorgessimo. Quando abbiamo realizzato la gravità della situazione, era già tardi. Abbiamo potuto solo ritardare l’inevitabile, ritardare una morte che giorno dopo giorno si prospettava per quello che era, una certezza.
Una volta saputo di non aver possibilità la decisione su quanto fare è stata anche troppo facile, di fatto senza controindicazioni. Una mossa disperata che, con il senno dei poi, forse avremmo dovuto mettere in atto quando ancora la situazione poteva volgere a nostro favore. Un azzardo che nonostante tutto ha prodotto risultati che andavano ben al di là delle nostre speranze. A costo di un enorme sacrificio, questo è vero, ma ormai non c’era più nulla da perdere.
Ora abbiamo tempo, non saprei dire quanto, ma forse abbastanza per poterci preparare. Se la nostra missione avesse successo, ci sarà speranza. Se coloro che ci attendono alla fine di questo viaggio decideranno di aiutarci, sono convinto ce la faremo. Perché quando il Nemico sarà di nuovo pronto a colpire, dovrà esserci qualcuno pronto a respingerlo.
E non potremo essere noi.


Missione

«Ci siamo quasi, signore» già mentre parlo intervengo sulla nave imponendo un calo di velocità progressivo fino quasi all’arresto in prossimità dell’obiettivo. Mi volto verso il comandate mentre già nella mia mente affiora la consapevolezza che la procedura di decelerazione è cominciata.
«Ne abbiamo già parlato, Sores, mi pare» il comandante è ancora in piedi di fronte allo schermo principale, con le mani dietro la schiena, impegnato a guardare quello che si può tranquillamente definire il nulla.
«Di cosa, signore?» faccio finta di non capire. In occasioni simili, quando è perso in chissà che contemplazioni come adesso, può anche bastare fingersi troppo idioti per essere meritevoli di attenzione.
Ma stavolta m’è andata male. Pur con un movimento minimo il comandante si sposta dalla sua posizione. Mi rifila appena uno sguardo, e con un solo occhio. Quella diavolo di iride, quasi completamente bianca se si esclude il bordo vagamente azzurrino, ha come sempre la non trascurabile capacità di farmi sentire come se mi avessero inchiodato le spalle alla parete.
«Siamo vicini a destinazione» alla fine decido di correggermi, eppure c’è qualcosa di profondamente sbagliato in quanto sto dicendo «Ryul»
Lui annuisce, poi torna a guardare il nulla.
Mi limito a scuotere la testa mentre torno a concentrarmi sulla nave che comunque so per certo stia facendo quel che deve.
Il comandante torna a parlare: «Dirigiti verso la stella azzurra del sistema, quando sei a 300 km/s dimmelo»
«Subito» mi ricaccio il “signore” in gola, così eliminiamo il problema alla radice. Ed eseguo senza la minima difficoltà. Nemmeno stavolta siamo arrivati a destinazione pare. Una stella così grossa chissà a che tunnel farà accedere, sarà più che probabile che ci ritroveremo sbalzati in chissà quale galassia.
Ma dove stiamo andando?
«Velocità 302 km/s, distanza dall’obiettivo tre milioni di chilometri»
«Attivare generatori al 67%, accediamo al tunnel»
Eseguo senza rispondere. Un’entrata a un tunnel multiplo, fantastico. È la quinta nel giro di due giorni. Inutile che continuino a menarmi per il culo, qui stiamo facendo strada per seminare gli eventuali tizi che potrebbero starci dietro.
«Fatto, sign…» quasi mi strozzo per troncarmi le parole in gola.
«È così difficile?» il comandante si volta verso di me abbandonando la sua quotidiana visione sul nulla. E mi ritrovo quegli occhiacci bianchi ancora una volta piantati addosso. Preferisco di gran lunga quelli di Kamlin, almeno sembrano semplicemente gli occhi di una persona che c’ha dato dentro di droghe molto pesanti.
Una domanda che mi viene spesso di recente. Mi sta leggendo nel pensiero, giusto in questo momento? A rigor di logica non dovrebbe esserne in grado, ma con soggetti simili non si sa mai.
La verità, tanto per non sbagliare, mi pare la soluzione migliore: «È complicato»
«Sono titoli che non hanno più nessuna importanza, ormai»
«No, non è vero, signore» mi ritrovo a rispondere con più forza di quanta sarebbe giusto metterne, soprattutto mentre si parla con un superiore. 
Ma è la verità, lo so. 
Sì, forse non ha più senso parlare di scala gerarchica dell’esercito. Non quando ormai non esiste più un esercito, almeno, ma questa missione cambierà le cose. Ci salverà, o quantomeno invertirà la tendenza, non ci sono alternative, non può essere altrimenti. A che scopo, se no, mandare in una missione del genere quelli che forse sono i nostri quattro maghi migliori? Non avrebbe senso.
Lui mi guarda per un momento senza rispondere. Non prosegue nel discorso: «Puoi andare, se vuoi, Sores. Hai bisogno di dormire. Penso di potercela fare da solo per attraversare il tunnel»
Annuisco senza nemmeno pormi il dubbio di fare o meno quanto mi si chiede. Lui può averla anche messa come una scelta ma poco cambia.
Interrompo il collegamento mentale con il computer centrale della nave e mi avvio verso l’uscita della sala controllo, del tutto deserta. Deve essere davvero tardi.
Sbadiglio mentre la porta d’uscita mi immette in un corridoio interamente in acciaio. In effetti ho bisogno di qualche ora di sonno.

***

«Non dovresti farlo»la voce venne da una delle postazioni di navigazione.
Spostando appena lo sguardo Ryul vide le ombre farsi sempre più fitte attorno alla poltrona più vicina a lui. Superfluo dire chi fosse anche se non ne stesse sentendo la presenza.
«Tu non dovresti origliare» rimase a guardare la figura sempre più corporea di Kamlin che veniva definita dall’oscurità circostante il suo corpo. Indossava ancora l’uniforme d’ordinanza nera che gli aveva visto addosso ore prima «Eppure lo fai»
«Non dovresti sul serio»Kamlin lo ignorò quasi del tutto.
«È come per origliare, parole tue»Ryul tornò a concentrarsi, anche se solo in minima parte, sul passaggio attraverso il tunnel. Nessuna complicazione come previsto, la nave avrebbe potuto andar via anche semplicemente in pilota automatico «Se non se ne accorgono è come se non fosse successo»
«È giusto perdere la speranza»Kamlin si alzò in piedi, la penombra che lo attorniava lo seguì «Soprattutto quando non c’è più motivo di averne»
Ryul per un momento rimase a seguire la traiettoria della nave. Il tunnel era incredibilmente stabile.
Impostò i comandi automatici tornando sul compagno che si era piazzato giusto di fianco a lui. Le ombre che scaturivano dal suo corpo si allontanavano da lui come rivoli di fumo. Nell’incrociare il suo sguardo trovò occhi completamente neri.
«Disperarsi non è mai servito a nessuno»
«E quando non avranno più nulla a cui aggrapparsi» continuò l’altro «Che cosa accadrà?»
«Avremo successo, Kamlin, ce la faremo»Ryul ripeté quello che ormai era diventato un obbligo. Non potevano permettersi di fallire.
«Dubito ci accoglieranno con tutti gli onori del caso»
«L’importante è che ci ascoltino»
«A essere sincero non riesco a trovare uno scenario in cui potrebbero ignorarci»constatò Kamlin «Ma questo non toglie il problema. Loro non sono noi»
«Una società che non sia sull’orlo dell’estinzione penso sarà sufficiente» Ryul si interruppe un momento, prima di proseguire «Dobbiamo essere noi i primi a credere di poter vincere, per il semplice fatto che dovremo convincere quella gente che la vittoria sia possibile»
«E tu ci credi sul serio?»
«Non sono invincibili, no»
«Noi lo eravamo» Kamlin si spostò di un passo a sinistra, le ombre intorno a lui si fecero più fitte, cominciarono a espandersi sempre più prima di dissolversi nella luce della sala comando «O almeno, credevo lo fossimo, e guarda cosa siamo ora»
«In fin dei conti è una prova. Chiunque può essere sconfitto, noi come loro»
Kamlin annuì senza però rispondere.
Anche senza bisogno di guardarlo Ryul capì che c’era qualcosa che non andava.
«Cosa succede?»
«C’è un’increspatura nel flusso»
«Siamo seguiti?»
Kamlin restò in silenzio per un lungo istante. Le ombre attorno a lui si fecero più pesanti, più estese, più dense. Con estrema rapidità divennero un liquido in rapidissimo movimento. Ogni traccia di luce abbandonò la sala comando.
Alla fine rispose: «Non lo so, forse è semplicemente l’interazione del tunnel»
«La verità?»
«Ho già avuto la sensazione che ci fosse qualcosa due giorni fa»Kamlin chiuse gli occhi, parlando con molta lentezza.
«Una semplice fluttuazione»Ryul rimase a guardarlo. L’oscurità ormai avvolgeva l’intero ambiente, la poteva sentire come una presenza fisica sulla pelle «O almeno questo è quello che hai detto»
«Stavamo abbandonando una zona ad alto flusso per una a flusso molto più basso» continuò Kamlin«Ora il flusso è di nuovo forte»
«Potremmo semplicemente averli lasciati indietro mentre ora stanno recuperando» sussurrò Ryul. No, non poteva essere vero.
«Purtroppo sì» si trovò ad ammettere Kamlin.

***

Mi sveglio di soprassalto al sentire un rumore a dir poco lacerante. Impiego un paio di strazianti secondi anche solo a cercare di capire che cazzo sia, poi connetto. L’allarme del sistema di navigazione, che ho impostato io, tra l’altro. Solo che… dovrebbe suonare solo se la nave sta finendo contro una stella che ci attraversa la strada, o se la nave ha subito un cambio di rotta significativo.
Batto con forza una mano contro il muro vicino al letto e metto a tacere quella maledetta sirena. Già con la maglia dell’uniforme in mano mi avvicino allo schermo a poca distanza dal letto e mi metto a leggere i parametri di crociera.
Per qualche oscuro motivo siamo quasi fermi. Siamo non molto distanti dal tunnel che ho imboccato di persona, pare, e stiamo procedendo alla penosa velocità di 127 km/s, in costante calo. Praticamente potrei far meglio a piedi.
È il computer di bordo che si è bevuto il cervello o il comandante ha giocato coi pulsanti sbagliati?
In ogni caso è il momento di darsi una mossa. Schiaccio con una mano l’immagine dello schermo olografico facendola svanire del tutto. Nell’alzarmi ho sto già armeggiando con il computer da polso, nemmeno faccio attenzione alla porta della mia camera che si apre.
Svolto a destra senza bisogna di guardare dove sto andando e comincio a colmare la breve distanza per arrivare di fronte all’entrata della sala comando.
Decisamente la risposta giusta è la seconda, il comandante ha giocato coi pulsanti sbagliati, o meglio, l’istruzione di continuare ad avanzare con una velocità di crociera irrisoria è stata impostata dal comandante. Il problema è che… il comandante la sa pilotare questa nave. La verità è che un giocattolino del genere saprebbe pilotarlo anche mia nonna.
Sento un brivido che mi corre lungo la schiena. È successo qualcosa. 
È successo qualcosa, e la colpa di sicuro è di quei porci maledetti schifosi.
Mando in standby il computer da polso con una manata che per poco non lo manda in pezzi, allungo il passo per arrivare alla porta d’accesso della sala comando. Ci sbatto contro tutto braccio destro lasciando che il computer mi riconosca.
Dovrei essere spaventato, se non proprio terrorizzato. Il nemico è in vista e noi siamo su una bagnarola volante, di fatto senza armamento e senza maghi a bordo. Siamo spacciati.
Eppure l’unica cosa a cui penso è quanto vorrei avere tra le mani un incrociatore da guerra, lui e i suoi bei cannoni in grado di squarciare un luna come fosse un budino.
Mi infilo tra la fenditura lasciata dai battenti della porta in apertura quando appena c’è lo spazio per farmi passare. In quello stesso istante noto che non c’è solo Ryul, ma anche Kamlin, Duran e Pirfix.
Ancora prima di pensarci, mi fermo sul posto esibendo il più profondo saluto militare che mi riesca.
Giusto in quel momento vedo lo schermo centrale che comincia a lampeggiare in un’ampia zona. I sistemi di sensori hanno rilevato la presenza di un’altra nave, oltre alla nostra. La nave che il comandante si è fermato ad aspettare, la nave che di sicuro Kamlin ha percepito.
Ma perché aspettare e non provare a scappare?
In fin dei conti vale quantomeno la pena tentare. Molto difficile ok, quasi impossibile, ma val pur sempre la pena tentare, meglio che rimanere fermi ad aspettare di morire.
Di colpo noto che Kamlin non sta facendo uso del suo potere. Per la prima volta da che è cominciato questo viaggio lo vedo nella sua uniforme d’ordinanza nera senza quell’alone d’oscurità tutto attorno. E lo stesso vale per gli altri, nessuno sta utilizzando il proprio potere.
Con un ulteriore sguardo allo schermo centrale scopro che adesso siamo fermi, la nave è del tutto immobile.
Collegare il resto è questione di un attimo. Facendo saettare gli occhi ai rilevamenti dei sensori vedo che un’altra nave è visibile, oltre a quella che si sta avvicinando. Un’altra in allontanamento rapido. Al centro tra le due ci siamo noi.
Non ci siamo fermati ad aspettare il nemico. Ci siamo resi invisibili e gli abbiamo dato un miraggio da inseguire.
E il bello è che potrebbe funzionare. Con una simile bagnarola potrebbe funzionare sul serio. Potrei nasconderla sotto il letto di casa e forse anche ci starebbe.

***

Era una buona idea, tutto sommato. Sganciare una delle capsule di salvataggio, una di quelle con generatori gravitazionali autonomi degni del nome, in grado di compiere un tratto decentemente lungo a una velocità iperluce accettabile. Pilotarla in remoto finché possibile. Rallentare il minimo necessario per liberarla e poi viaggiare in parallelo insieme a lei per un po’. Al momento più opportuno rallentare ancora e a quel punto cominciare a calare la velocità in modo sostanziale, lanciare la capsula a tutta velocità verso una direzione che potesse sembrare plausibile.
Un’idea che non avrebbe mai funzionato se si fosse trattato di una nave più grande, ma la nave in cui erano loro aveva dimensioni minime. Confondere la capsula di salvataggio con l’astronave principale non era così difficile. Il nemico poteva caderci, o quantomeno era plausibile che si facesse ingannare.
La verità era che potevano solo sperare funzionasse.
Con gli occhi fissati sullo schermo centrale, Ryul si trattenne quasi dal respirare mentre la nave nemica si avvicinava alla loro posizione.
A rigor di logica, in quel momento, erano del tutto invisibili, immobili nel mezzo del nulla più assoluto, a chissà quanti miliardi di chilometri dalla stella più vicina. Trovarli sarebbe stato ai limiti dell’impossibile, verissimo. Purtroppo però, sarebbe stato ai limiti dell’impossibile se a cercarli fosse stata una nave simile alla loro, con una tecnologia simile alla loro, con sensori simili a quelli che loro stavano utilizzando in quel momento. Quanto utilizzava il nemico era… qualcosa di molto diverso. Un qualcosa di tanto alieno, di così difficile comprensione, che fintanto la guerra era ancora in bilico aveva costituito uno dei problemi più grandi da affrontare. Che cosa, i sensori del nemico, erano in grado identificare? Che cosa non riuscivano a trovare? Due risposte complementari a cui trovare una vera risposta era stato pressoché impossibile. E chiaramente i metodi di fuga per piccoli veicoli non erano stati una delle massima priorità riguardo quell’argomento.
Non potevano far altro che sperare. Sperare e pregare. Se il nemico li avesse scoperti, non avrebbero avuto speranze. Di fatto erano solo quattro maghi in grado di affrontare uno scontro, e la nave che in quel momento li ospitava era poco più di una nave da trasporto, con armamento ridicolo.
Il nemico aveva solo tre navi, stando ai rilevamenti riportati sullo schermo centrale, ma di sicuro navi da guerra. Non sarebbero state delle Convogliatrici, poco ma sicuro, non sarebbero state così veloci se no, ma di sicuro si parlava di mezzi con un potere di fuoco molto superiore al loro. E con all’interno un numero imprecisato di maghi, con un livello di forza imprecisato.
No, l’unica speranza che avevano era che quelle tre navi tirassero dritto.
Le seguì mentre continuavano ad avvicinarsi, con la loro velocità apparente che restava invariata. Un buon segno, non c’era che dire, ma comunque non un motivo valido per cantar vittoria.
Si concesse un sospiro di sollievo quando vide le tre navi che oltrepassavano la loro posizione, proseguendo dritte all’inseguimento della capsula di salvataggio che ancora procedeva lungo la sua strada.
Forse ce l’avevano fatta sul serio.


***

«E ora che facciamo?» Kamlin è il primo a porre la domanda, ma è esattamente la stessa che avrei voluto fare io. Fino a un minuto fa ero troppo impegnato a guardare i tre puntini luminosi che sfrecciavano lungo lo schermo centrale per fare domande ipotetiche, ma adesso che gli schifosi ci hanno superati si può dare ragionevolmente per assodato che si siano fatti fregare.
Una situazione fantastica nel complesso, se si esclude il fatto che siamo fermi in mezzo al nulla e nel momento stesso in cui proveremo a muoverci a velocità anche solo apprezzabile i porci ci troveranno di nuovo. Dobbiamo restare fermi, non c’è la minima alternativa.
«Aspettiamo» il comandante, com’è giusto, risponde nell’unica maniera sensata.
«Per quanto poco» Duran si muove solo in quel momento. E sul serio da che sono entrato non ho notato un solo movimento da parte sua. Se n’è rimasto immobile per tutto il tempo ad aspettare che le navi nemiche ci sorpassassero «Io sarei dell’idea di muoversi di qui» si rivolge verso di me mentre si muove verso lo schermo centrale. Mi ritrovo osservato da un paio di occhi decisamente troppo azzurri per essere anche solo bizzarri. Meglio di quelli del comandante, comunque, quello poco ma sicuro «Capitano, che velocità possiamo tenere senza correre il minimo rischio di essere individuati?»
Bella domanda. Soprattutto perché giuro che non ho idea se per quegl’animali ci sia una differenza tra individuare una nave di 300 km e individuare uno scricciolo come il nostro. Posso solo essere sicuro della velocità che non individuano quando si è a bordo di un incrociatore, immagino che di sicuro vada bene anche per le bagnarole: «Probabilmente si potrebbe andare anche più veloci, ma per star sicuri eviterei anche solo i 400 km/s»
Vedo Duran che incrocia lo sguardo con ognuno dei compagni, riceve una serie di segni d’assenso. L’attimo dopo mi arriva l’ordine: «Proceda, capitano»
Mi allontano dello schermo centrale e mi dirigo alle postazioni di navigazione. La sala comando è deserta, se si esclude i quattro maghi, di fatto il comandante ha mandato tutti a dormire. Ma la verità è che non mi servirebbe aiuto comunque, e di sicuro non mi serve per far muovere una nave poco più grande di una pacchetto di patatine a una velocità degna di una lumaca.
Mi siedo alla consolle di navigazione e con un paio di comandi via tastiera ristabilisco la collegamento. A quel punto mi basta pensare che la nave si muova, lei comincia a spostarsi all’istante. Imposto la velocità a 400 km/s precisi, come direzione prendo quella più diretta per allontanarsi dalla traiettoria tenuta dalle navi nemiche. Tanto in qualunque direzione andiamo, a questa velocità non abbiamo la probabilità di arrivare da nessuna parte. Non solo non abbiamo speranze di arrivare a destinazione, qualunque essa sia, ma proprio non abbiamo nemmeno speranza di arrivare in prossimità di una qualunque stella, non prima di essere morti tutti.
«È poco più che star fermi, in ogni caso»
Non lo vedo, ma so per certo che stavolta è stato Pirfix a parlare, con un pensiero che condivido del tutto, tra l’altro.
«Tra poco si accorgeranno che stanno andando dietro a una capsula di salvataggio vuota» continua il mago «Torneranno indietro a cercarci, non si allontaneranno mai abbastanza da permetterci di andarcene a una velocità sostenuta»
«Non abbiamo alternative» il comandante gli da ragione «Dobbiamo aspettare. Prima o poi se ne andranno»
«E se non lo faran…»Pirfix riparte.
Il comandante non lo lascia finire: «Allora moriranno»
«Chiameranno qualcun altro a dargli il cambio prima che succeda»
«Questo non è detto» Kamlin si intromette nella discussione. Anche se non ai soliti livelli ha ripreso a far uso del suo potere. Mi basta anche solo far attenzione al livello di luminosità della sala comando che è andato scemando negli ultimi secondi «Siamo fortunati. Abbiamo cercato una zona a basso flusso prima di fermarci, ma ne abbiamo trovata una a flusso davvero basso, pare. Potrebbero aver problemi di comunicazione»
«Abbastanza da essere costretti a spostarsi in un’altra zona per stabilire un contatto?» Duran chiede subito.
«Non ci resta che sperarlo» conferma Kamlin.
E di colpo vedo una via d’uscita.
I maledetti torneranno indietro, ci cercheranno, ma non ci troveranno. Al momento è come se non ci fossimo. Siamo solo un macchietta d’acciaio in mezzo al nulla cosmico. Non ci troveranno e se non vorranno schiattare qui dovranno tornare al buco da cui sono venuti. Se veramente avranno problemi a comunicare con qualcun altro che venga a dargli il cambio nella ricerca, dovranno allontanarsi anche di parecchio. Di sicuro non abbastanza da permetterci la massima velocità di crociera, ma forse abbastanza da permetterci, per quanto poco, un misero 30 o 40 volte la velocità della luce. A quel punto, con un po’ di fortuna e un po’ di tempo, riusciremo a scappare sul serio.
Sì, potrebbe funzionare. Possiamo farcela. 

***

Nel momento in cui si erano resi conti di essere stati trovati la loro situazione era subito passata da incerta a disperata.
Da parte sua non si illudeva che raggiungere la destinazione sarebbe stata una passeggiata, ma di sicuro non immaginava che sarebbero arrivati a quel punto, che si sarebbero visti costretti a una mossa simile.
Data la situazione, di fatto, erano nelle mani dei buoni auspici di Kamlin.
Con un lieve sospiro, Ryul si voltò un momento verso il compagno che già aveva smesso di far uso del suo potere. E nemmeno ci voleva molto a capire perché. Se lo stava chiedendo. Kamlin si stava domandando se fosse stato proprio quel suo costante prodigarsi per coprire le tracce ad aver attirato il nemico su di loro. E la cosa peggiore era che forse le cose stavano proprio così. 
Il problema purtroppo era sempre lo stesso, non erano mai riusciti a trovare una risposta univoca al modo in cui i loro avversari erano in grado di operare rilevamenti a distanze così mostruose. 
Da quel momento in avanti probabile avrebbero dovuto far a meno della copertura di Kamlin, anche nel caso fosse stata davvero tale, e non un faro di segnalazione. Il che, purtroppo, rendeva la loro condizione ancora più difficile.
Sarebbero stati in grado a uscire da quella situazione? Non restava che sperarlo, non c’era alternativa.
La loro non era una missione che poteva prevedere un secondo tentativo, per il semplice fatto che sarebbe stato impossibile. 
Nessun oltre lui e suoi tre compagni sapeva quale fosse la destinazione, chiunque altro ne fosse stato a conoscenza ora aveva la mente epurata da ogni minimo ricordo a essa collegato. Era un dato di fatto, aveva portato a termine gli incantesimi di persona, e quanto aveva fatto non era stato far dimenticare l’informazione, era stata un’eliminazione totale. Nessuno, con qualunque mezzo, sarebbe mai riuscito a recuperarla, per il semplice fatto che non esisteva più.
Un risultato di innegabile importanza, qualunque cosa fosse successa il nemico non sarebbe mai arrivato a conoscere quella destinazione, ma anche una condanna senza appello. Se loro non fossero riusciti a raggiungere la meta, nessun altro avrebbe potuto, con effetti che nemmeno lui riusciva anche solo a prevedere.
In fin dei conti era possibile che le conseguenze, nel caso loro avessero fallito, non sarebbero state così lesive come tutti si erano figurati, come lui stesso si era figurato. Forse il tutto si sarebbe risolto in un rallentamento nel preparare il momento in cui il nemico sarebbe tornato. Un problema risolvibile semplicemente con la giusta quota di tempo, e quello era l’unico fattore che si sentiva di considerare a loro favore.
La verità, però, è che sarebbe stato un disastro.
Aveva contribuito di persona a quanto avevano fatto, insieme agli altri era riuscito a renderlo possibile. Non si trattava di un’azione da poco, avrebbe avuto delle conseguenze, delle conseguenze che dovevano essere controllate, da qualcuno in grado di capire cosa stesse succedendo.
Gli alleati che cercavano di raggiungere non ce l’avrebbero fatta senza di loro. E loro, in quanto specie, ormai erano condannati. Non avrebbero potuto far nulla per salvarsi anche volendo, il destino di tutti loro era segnato.
No, non potevano permettersi di fallire. A prescindere da cosa si sarebbe dovuto fare dovevano riuscire a seminare quelle navi, riuscire a riprendere il viaggio. Aveva importanza relativa come, e nel complesso aveva relativa importanza anche quando. L’unica cosa importante era arrivare a destinazione, anche interi decenni di ritardo erano irrilevanti.

***

«Stanno invertendo la rotta, signore» al sentire la voce di Shak che conferma quanto tutti sapevamo già per certo, comunque non posso far a meno di trasalire.
Smetto di fare attenzione a dove stia andando la nave per un momento, tanto tra la velocità a cui stiamo andando e stare fermi quasi non c’è differenza.
La ragazza è ancora impegnata a dare conferma definitiva al rilevamento, del resto siamo davvero distanti da loro al momento, ma comunque è abbastanza convinta della sua lettura da aver già trasferito le informazioni sullo schermo principale.
Rimango a osservare quel maledetto puntino luminoso sospeso in mezzo al nulla. Per il momento sembra fermo, ma tempo un attimo e in effetti comincia a tornare da dove è venuto.
E così si sono accorti di star correndo dietro a una nave vuota. Era previsto, certo, peccato solo che se ne siano accorti in nemmeno due ore.
«Signore?» lei chiama ancora.
E mi rendo conto che in effetti sta parlando con me. Il comandante non è qui, al momento.
«Stesso tempo prima perché ritornino qui?» mi limito a chiedere. Dovrebbe essere così, a rigor di logica, ma non si sa mai.
La ragazza non risponde subito. Seduta alla sua postazione resta immobile per un momento, intenta a valutare la velocità apparente delle navi nemiche.
«Meno» si volta verso di me con un’espressione quantomeno perplessa «Un’ora e mezza»
E devo dire che ha tutte le ragioni per trovare la cosa strana. Se ci mettono meno a tornare che ad andare può voler solo dire che all’andata stavano viaggiando col freno tirato. Ma del resto, che motivo c’è di andare di fretta quando sai già per certo che la tua preda non può sfuggire? Maledetti porci.
«Forse è solo un picco, stagli dietro» le suggerisco.
«Si signore» lei annuisce mentre torna a voltarsi verso la sua consolle.
«Trench» mi volto verso una delle altre cinque persone che occupano in questo momento la sala comando «Chiama il comandante»
Abbiamo un’ora e mezza prima che tornino e comincino a cercarci. Poi chissà quanto altro tempo prima che ci si possa presentare una possibilità di fuga, ammesso che ne sarà una.
Dire che la nostra è una situazione di merda è un fine complimento.
E la cosa che più mi fa imbestialire è che la colpa è sempre e solo loro.

***

E a quel punto non potevano far altro che sperare nella fortuna.
«Ridurre la velocità a zero»Ryul diede l’unico ordine sensato che gli veniva in mente. Qualunque altra azione sarebbe stata inutile, e nel complesso anche quanto aveva appena detto non gli sembrava di grande utilità. Erano già talmente lenti che tra quello e star fermi non ci sarebbe stata la minima differenza. Ma già che c’erano tanto valeva peccare in prudenza.
«Siamo fermi, signore» Sores gli confermò di aver eseguito l’ordine un attimo dopo. Era stato anche più veloce di quanto si aspettasse, probabile che già avesse preparato una manovra del genere.
«Le navi nemiche stanno rallentando» cominciò Shak «Mantenendo traiettoria e decelerazione arriveranno a velocità di ricognizione quando saranno a 300 anni luce da noi»
Ryul si limitò a contrarre la mascella per un momento. Evitò di dirlo, anche se probabilmente chiunque in quella sala comando lo stava pensando. Molto molto vicini. Con ogni probabilità troppo vicini a dove erano loro in quel momento.
Nel voltarsi incrociò gli occhi di Kamlin, che com’era prevedibile si guardava bene dall’utilizzare anche solo in minima parte il suo potere. Quello che vi vide era quello che con ogni probabilità avrebbe visto nei propri.
Quanto successo non era un caso. Arrivare così vicini a loro già al primo tentativo non poteva essere fortuito.
Il nemico aveva già un’idea di dove cominciare a cercare, e quello non era un buon segno.


***

C’è qualcosa che non va.
È facile rendersene conto, anzi, sarebbe quasi impossibile non accorgersene.
Passi il fatto che quelle tre navi hanno cominciato a perlustrare la zona quando già erano mortalmente vicine a noi, lo si può imputare a uno smisurato colpo di fortuna. La cosa davvero preoccupante è che sembra stiano chiudendo il cerchio su di noi.
Fermo a un paio di metri dallo schermo centrale non posso far altro che guardare quei tre puntini colorati che si muovono avanti e indietro, senza mai passare due volte per lo stesso punto, seguendo un percorso che nel complesso è di costante avvicinamento a noi.
Solo all’inizio una delle tre navi si è allontanata dalla nostra posizione in modo considerevole, ma ci ha ripensato quasi subito. Da quel momento in avanti è stata una lenta e inesorabile marcia di avvicinamento. Sembra quasi che sappiano dove siamo e puntino solo a tirarla per le lunghe, a godersi il momento
Considerati i soggetti in questione, non lo escluderei. Ma anche ammettendo, come alla fine è probabile, che non siano a conoscenza della nostra esatta posizione bisogna comunque guardare in faccia la realtà.
Ci troveranno, e molto molto presto, anche. Siamo qui fermi da meno di una giornata e ora la nave nemica più vicina a noi ci sta schivando a meno di un anno luce di distanza. Ormai non è nemmeno realistico pensare che non ci trovino. Sono in costante avvicinamento, e ormai a così breve distanza che nel momento stesso in cui provassimo a muoverci ci troverebbero.
Passo in rassegna tutti i presenti nella sala comando vedendo esattamente quello che mi aspetto. Tutti hanno capito quello che sta succedendo, e lo sguardo dei quattro maghi, immobili a pochi metri da me, è di fatto una condanna.
Qualunque cazzo di metodo abbiano usato gli schifosi ha funzionato alla grande, ci hanno trovato.
Un allarme mi costringe a tornare subito allo schermo centrale, ma so già quello che vedrò. Una delle tre navi ha deviato dalla sua traiettoria per dirigersi dritta verso di noi, e le altre tre la seguono un attimo dopo.
Nel caso ci fosse bisogno di una conferma definitiva…
«Posti di combattimento» dopo forse un’ora di perfetto silenzio, il comandante ritorna a impartire un ordine diretto. E nonostante l’ordine in sé non abbia quasi senso, data la nave in cui siamo imbarcati, ha il potere di darmi comunque una qualche sicurezza.
«Subito, signore» risponde all’istante.
«Il comando della nave è tuo, Sores» con un passo lui si volta verso l’uscita della sala comando, gli altri tre maghi lo seguono subito dopo.
Annuisco quando ancora tutti e quattro possono vedermi. Questo è un addio, nemmeno c’è bisogno di precisarlo.
Resto un momento a guardarli mentre procedono verso l’uscita dalla sala comando, comincio a parlare ancora prima di tornare a controllare lo schermo centrale:
«Massima potenza ai sistemi d’arma e mantenere attivi i generatori gravitazionali. Questa nave è talmente piccola che sono sicuro si possa schivare qualcosa»
Mi ritrovo a respirare con estrema regolarità, nel complesso nemmeno mi sento particolarmente agitato, ma in fin dei conti mi sono abituato all’idea di dover morire già da diversi mesi. Questo non è altro che anticipare la tabella di marcia. E, a dir la verità, preferisco così che nell’altro modo.

***

«Procedi, Ryul» Kamlin si fermò quando ormai avevano compiuto un centinaio di metri lungo il corridoio che li aveva condotti lontano dalla sala comando, gli altri due lo imitarono subito dopo. Non c’era nessuno in vista.
Ryul si concesse un attimo di esitazione. Con quell’azione davano per persa ogni minima possibilità di portare a termine la loro missione. Ma in fin dei conti ogni speranza era già persa nel momento in cui le tre navi nemiche avevano dato prova di poterli trovare senza apparente sforzo.
Attinse al suo potere mentre già la luce lungo tutto il corridoio si faceva abbagliante. Nelle menti dei suoi tre compagni riuscì subito a individuare i ricordi che già in precedenza aveva selezionato e isolato. Rimase un momento a contemplarli poi impostò l’incantesimo, compiendo i passi necessari a portarlo a termine in maniera del tutto automatica. Vide quegli stessi ricordi disfarsi come non fossero mai esistiti.
E a quel punto, di tutti gli innumerevoli partecipanti al Progetto che li aveva condotti fin lì, l’unico a sapere cosa si era fatto e chi fosse necessario incontrare era lui.
L’ultimo passo era eliminare anche i propri ricordi riguardo l’argomento. Incantesimo che funzionava molto peggio se lanciato su se stessi, sarebbe stato meno preciso, di conseguenza avrebbe richiesto un margine di sicurezza più consistente, andando a cancellare elementi che non sarebbe stato necessario far sparire. Ma a quel punto l’importante era essere sicuri del risultato.
Riprese a camminare insieme agli altri mentre preparava l’incantesimo anche per se stesso. Gli sarebbe bastato semplicemente farlo agire, niente di più. Il nemico a quel punto non avrebbe trovato niente.
E il nemico era qui per quello, nemmeno c’erano dubbi. Era possibile rendersene conto anche solo nel momento in cui quelle navi erano arrivate così vicino a loro nonostante loro fossero pressoché immobili, del tutto invisibili, almeno in teoria.
Una tale abilità di rilevazione aveva del prodigioso, se non proprio dell’assurdo.
Quelle tre navi non si erano messe sulle loro tracce per caso, erano partite con lo specifico scopo di trovarli, sapendo quello che dovevano cercare.
E per condurre una ricerca del genere, tale da essere così veloce, tale da essere così efficace, tale da rendere inutile ogni tentativo di sottrarsi a essa, nonostante ci fosse stato Kamlin a provarci, doveva essersi rivelato necessario ricorrere a chissà quali mezzi, a chissà quali maghi. Di sicuro almeno tre Gran Maestri.
Anche così continuava a sembrargli del tutto impossibile una simile efficienza, ma in altro modo non avrebbe saputo spiegarsela.
Dopo la loro partenza il nemico, in qualche modo, era riuscito ad arrivare a qualcuno che era all’interno del Progetto, anzi, probabilmente a più di uno. In qualche modo doveva essere riuscito a scoprire qualcosa, qualcosa di abbastanza allarmante da convincerlo a inviare una squadra di ricerca mai vista prima.
Sì, era possibile che fosse successo, anzi, a ben pensarci era l’unica spiegazione concepibile. Dopo che loro erano partiti per la missione, sei mesi prima, era successo.
Il nemico aveva afferrato abbastanza del Progetto da sospettarne la pericolosità, motivo per cui aveva approntato quella squadra di ricerca, al fine di impedire che la missione arrivasse a termine. Una valutazione esatta, ma per forza di cose imprecisa.
La riuscita del Progetto non era vincolata al loro arrivo a destinazione.
Nel vedere Kamlin che scompariva in un’ondata di ombre si preparò a seguirlo. Avvertì appena la vampata di calore seguente alla scomparsa di Pirfix. L’attimo dopo scomparve lui stesso per ritrovarsi in fianco a Kamlin, sospeso nel vuoto dello spazio.
Nonostante il buio profondo che li attorniava riuscì comunque a vedere la forma allungata di una delle tre navi che li avevano inseguiti.
In quel momento avvertì per la prima volta le aure dei maghi nemici, provenienti da tre punti diversi intorno a lui. Tutte presenze che riconosceva.
Non erano tre i Gran Maestri che avevano reso possibile quella ricerca, erano quattro. Nemmeno sapeva ne fossero rimasti intrappolati così tanti.
Nel giro di un attimo vide il primo dei quattro apparirgli giusto di fronte, a forse un centinaio di chilometri. Una sagoma indistinta da quella distanza, ma del tutto riconoscibile. Già si poteva vedere la luce delle stelle alle spalle del mago nemico che si distorceva, si curvava, come fosse risucchiata verso di lui.
Fermo dove si trovava, Ryul perse giusto un attimo a contare il numero a dir poco mostruoso di Gran Maestri presenti in quelle navi. Nove in tutto, dire che lo scontro che stava per nascere sarebbe stato senza storia era una pesante riduzione, ma da un certo punto di vista avere contro tutti quei maghi era un sollievo.
Il nemico avrebbero perso tutti e nove, alcuni tra gli elementi migliori che avesse, se non proprio i migliori. Elementi che sarebbe stato molto difficile rimpiazzare, elementi che non si sarebbero potuti ripresentare nel momento in cui la guerra fosse ricominciata.
E quella era una speranza in più.
I loro alleati se la sarebbero cavata anche da soli, forse non nel modo ottimale ma se la sarebbero cavata. Si sarebbero fatti trovare pronti quando sarebbe stato il momento, e con un po’ di fortuna non avrebbero mai avuto di fronte un plotone di Gran Maestri così devastante come quello che loro si trovavano a fronteggiare in quel momento.
Sì, malgrado tutto c’era speranza.
Ryul portò la sua aura ai livelli massimi mentre già Kamlin si lanciava all’attacco scomparendo nel nulla per poi ricomparire giusto di fronte al Gran Maestro che era apparso per primo.
In quel momento lanciò su se stesso l’incantesimo che aveva preparato in precedenza.
Di colpo non riuscì nemmeno più a ricordare a cosa stesse pensando, che pensieri gli avesse portato alla mente il percepire tutti quei Gran Maestri. Evidentemente era un pensiero collegato a quanto aveva provveduto a cancellare.
Gli era rimasta solo una vaga sensazione, un blando sentore. Una sensazione del tutto estranea a quella situazione ma che comunque era presente.
Imitò Kamlin lanciandosi verso il secondo Gran Maestro che appariva nelle vicinanze. La sensazione era ancora presente.
Una sensazione di speranza.





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