Fiamme di Selerian

Note sulla Storia
Questa è la mia storia perdita-di-tempo-da-esami xD. UN po' come "le porte dei mondi", è relativamente semplice e poco pianificata, però mi diverto a scriverla. Spero possa divertire anche voi.
Tranquilli, non sta diventando uno standard: il polpettone assurdamente lungo e complicato ambientato nel mondo dei sogni sta per partire anche quello xD.
Note dell'Autore sul Capitolo
Eccoci al primo capitolo! Sapete che non resisto dall'aprire con una scena d'azione. Spero che non la preparazione non risulti troppo lunga e poco comprensibile. Buona lettura!
Documento senza titolo

Ombre di Firenze

 

I mutaforma avrebbero dovuto essere un indizio. Quando l’umanità iniziò a trovare difese valide contro la licantropia, la nuova epidemia di mutaforma si diffuse proprio a partire dall’Europa – dove le difese erano più efficaci. È naturale che dalla mia posizione sembri tutto più semplice, tutto più chiaro. Eppure mi chiedo come abbiano potuto non capire.

 

Mi sveglia la brusca decelerazione del treno. Sento lo stridio dei freni, le voci dei passeggeri che si alzano all’improvviso.

Apro un occhio, le palpebre mi pesano per la stanchezza. Non è normale che il treno deceleri così bruscamente. E la carrozza è ancora rischiarata solo dalle fioche lampadine. È ancora notte, non siamo a Firenze.

La frenata continua, digrigno i denti mentre il fischio acutissimo mi strappa al sonno. Noto che la donna davanti a me è sveglia, si guarda attorno con aria tesa, una mano le corre al fianco, come cercando l’elsa di una spada che non c’è.

Voci concitate nelle carrozze davanti. Mi sembra di sentire grida lontane.

Sbuffo. Mai che si possa dormire come si deve a questo mondo?

Apro malvolentieri anche l’altro occhio, mi alzo faticosamente in piedi. Le ginocchia scricchiolano muovendosi dalla loro posizione incastrata contro il sedile successivo. Il tetto della carrozza mi sfiora i capelli.

Non vedo niente oltre le barre metalliche del finestrino, fuori è ancora completamente buio.

Il treno arriva all’arresto completo con un sussulto, per poco non mi sbilancio e cado a terra. Ci vorrebbe proprio per la mia dignità.

“Signora Ambasciatore, ha idea di cosa stia succedendo?”, chiedo. Ho ancora la lingua impastata dal sonno.

La donna davanti a me scatta in piedi, rassettandosi con un gesto l’uniforme bianca e rossa. Armeggia un istante col bagaglio, quando torna a voltarsi verso di me si sta agganciando alla vita una lunga spada dal fodero coperto di simboli bianchi.

“Non so. Non ci dovevamo fermare. È un vostro tiro? Non mi faccia perdere e me lo dica”

Evviva la paranoia. Come se glie lo direi in ogni caso.

“In territorio fiorentino? Vorrei che potessimo giocare sporco da queste parti. Non erano previste fermate prima di Firenze. E decisamente non ci siamo”

“Interruzione lungo i binari?”

“Tutti i Sigilli erano intatti quando siamo partiti”

“Non ha modo di controllare? Non sono io il mago”

Adoro la Chiesa. Metà del tempo a condannare i nostri poteri eretici, l’altra metà a lamentarsi che non li usiamo abbastanza.

“Non valgo granché in divinazione. Dov’è l’Inquisitore?”

“Tre carrozze indietro, con tutto il suo entourage”. Mette appena un accenno di disprezzo nell’ultima parola.

Attorno a noi, i passeggeri iniziano a svegliarsi solo ora, qualcuno dorme ancora. Sembrano più confusi che preoccupati. Diversi guardano verso di noi.

“Che succede, ragazzo?”, chiede un tizio di mezza età con uno smoking antiquato, sul sedile di fianco al nostro. Impiego un istante a rendermi conto che parla con me. Mi sfugge un sorriso. Mi chiedo se sia mezzo addormentato o non mi abbia visto bene.

“Non lo sappiamo, signore. Resti seduto, per ora”

L’Ambasciatrice si volta verso la porta della carrozza successiva.

“Forse dovremmo…”

Prima che possa finire la frase, la porta si spalanca, un giovane con la divisa blu della Compagnia Ferroviaria la attraversa di corsa.

“Ambasciatori! Vostre Eccellenze! I binari sono stati tagliati. Il Navigatore dice che si sta avvicinando qualcosa, ma non sa ancora dire…”

Lo blocco con un gesto. Binari tagliati. So cosa significa.

“Vada ad informare immediatamente l’Inquisitore. Il Navigatore è alla testa del treno? Presumo che le truppe di scorta siano già state allertate”. Mentre faccio la domanda, sento già il suono di scarponi pesanti in avvicinamento.

Il ferroviere fa un saluto militare e corre via. Sento la stanchezza che se ne và, scacciata dalla scarica di adrenalina.

Mi rivolgo ai passeggeri, attingo ad un briciolo di potere perché il Talismano del Fuoco mi bruci più intensamente sul petto e l’aria vibri più del dovuto portando le mie parole.

“Il treno ha dovuto fermarsi a causa di un’interruzione dei binari. Per cortesia, rimanete tranquilli e seduti al vostro posto mentre appuriamo la situazione. Obbedite ordinatamente a quel che vi diranno i militari di bordo. Risolveremo il problema appena possibile”

Per un istante cala il silenzio pressoché totale, poi iniziano a parlare tutti assieme. Ma chi aveva iniziato ad alzarsi in piedi torna a sedersi. Li ignoro, dirigendomi alla testa del treno. L’Ambasciatrice mi precede, noto l’ombra di un sorriso sul suo volto.

Risolveremo il problema appena possibile. La sua faccia tosta è ammirevole, mago”

“Stiamo andando a farlo, no?”

“Come la dice lei sembra che ci sia un problema da poco”

“Ho detto che lo risolveremo. Non che sarà facile”

“La sua arroganza è quasi altrettanto notevole. Quanto tempo ritiene che abbiamo prima che ci attacchino?”

“Dipende da quanto scarso è il loro Navigatore, e da quanto veloce è quel che si avvicina. Almeno un quarto d’ora se non volano, comunque. Quanti civili ci sono su questo treno?”

“Duemila. Per un centinaio di soldati e dieci Cavalieri”

“E noi”

Fa qualcosa a metà fra un sorriso e uno sbuffo.

“E noi. Ha modo di attirare le pattuglie di Firenze?”

“Non ho idea di quanto siamo vicini. Posso provare comunque. Appena sappiamo qualcosa in più della situazione”

Abbiamo attraversato per intero la carrozza successiva, quando la colonna di soldati in marcia ci raggiunge. Portano cotte di maglia con rozzi simboli sopra le divise blu. Tengono le spade assicurate ai fianchi, e i fucili in mano.

“Cosa succede?”, chiedo, mettendo tutto il mio tono di comando nella domanda. 

L’ufficiale che li guida mi guarda perplesso per un istante. Poi i suoi occhi si soffermano sul Talismano che brucia sul mio petto. Sobbalza visibilmente, vedo cambiare immediatamente il suo atteggiamento.

“Sua Eccellenza, torni nella carrozza, dobbiamo proteggere…”

Sbuffo. Lo interrompo, libero un rivolo di potere nell’aria, la costringo a portare le mie parole più chiare e intense delle sue.

“Non perdiamo tempo. Sono la singola persona che ha meno bisogno di protezione su questo treno. Raggiungete l’Inquisitore e i passeggeri civili. E ditemi da che parte è il Navigatore”

L’uomo esita di nuovo.

Se mi chiama ancora Vostra Eccellenza è la volta che lo lancio attraverso la parete. Almeno così vedo cosa succede là fuori.

“Vada. Ordini da parte mia agli altri Cavalieri di San Giorgio di raggiungerci nella prima carrozza”, ordina con voce secca l’Ambasciatrice.

I soldati fanno il saluto e riprendono la loro marcia, permettendoci di continuare verso la prima carrozza. Amo come i soldati obbediscano più volentieri a qualunque idiota porti addosso dei gradi che a un mago in grado di vincere una battaglia da solo.

Brevi immagini di passeggeri confusi, una bambina che piange abbracciata alla madre. Spero di non dover combattere in mezzo ai civili. Sono dannatamente infiammabili.

Finalmente raggiungiamo la carrozza di testa. Il capotreno è un ometto sudato di mezza età, circondato da mezza decina di soldati in blu. Parla con una donna più giovane, seduta davanti a un tavolino, i palmi aperti mezzo centimetro al di sopra di una cartina geografica.

“Quasi un centinaio di unità. Cambiano… cambiano forma a ogni passo. Artigli. Chele. Becchi. Occhi. Signore dell’Universo, gli occhi…” la donna geme. Le tremano le mani, ora.

Mi avvicino, ignorando il capotreno e i soldati.

“Madama Navigatore. Sono Simone. Un mago dell’Argento. Stia tranquilla. Sono qui per proteggerla. Deve dirmi cosa vede”

Non che abbia bisogno di molto altro. Un brivido mi sale lungo la schiena. Un centinaio? Siamo nei guai. Forse più di quanti ne possa affrontare. Sicuramente più di quanto possa tenere lontano da tutti questi civili.

La donna respira affannosamente, ma ora parla in tono controllato. Non deve essere del tutto nuova al pericolo.

“Mutaforma. Più rapidi a Cambiare di quanto abbia mai visto prima. Un numero compreso fra settanta e cento, in due gruppi che convergeranno presto. Una magia esterna li controlla. Non riesco a identificarne la fonte”

Come se ce ne fosse bisogno.

“Volano?”

“No. Corrono, strisciano, si…” la donna rabbrividisce, come ritraendosi da una vista orribile.

“Mi mostri la loro posizione sulla cartina”, chiedo. Allontana i palmi della cartina. Eterei simboli luminosi marcano la nostra posizione e il gruppo di nemici in avvicinamento.

L’Ambasciatrice si rivolge ai soldati.

“Avete osservato il blocco sui binari?”

“Sissignora”

“Di cosa si tratta?”

“Rotaie tranciate. Si direbbe da un colpo di spada”

Lo sguardo della donna incrocia il mio. Mostri molto potenti potrebbero rompere o svellere i binari incantati. Ma nessuna quantità di forza bruta può tagliarli di netto. Ci sono dietro esseri intelligenti, e dotati di poteri magici notevoli.

Come quelli che controllano Firenze.

“Vengono per noi”, si limita a commentare.

Annuisco. Esseri organizzati, guidati dalla magia, e che evitano di volare. Per non lasciare indietro chiunque li guidi? Per sfuggire alle pattuglie fiorentine? Non ne ho idea.

“Abbiamo modo di contattare Firenze?”

“Siamo ai limiti del raggio di contatto radio. La Navigatrice tenterà il contatto appena avrà finito l’incarico attuale”, risponde il Capotreno. Sembra ben felice di lasciare tutto nelle mie mani.

Annuisco.

“Ambasciatrice, dobbiamo lasciare il treno. Non possiamo combattere qui”

La donna mi guarda, stringe gli occhi.

“Non intendo abbandonare i civili”. Sento l’acciaio nelle sue parole. Quello di tutti i Cavalieri convinti di avere trovato un’occasione di fare la Cosa Giusta.

“Ambasciatrice, i civili sono in pericolo in quanto lei è su questo treno, lo capisce?”

“Strano. Credevo che fossero in pericolo perché si avvicina un’orda di mostri sanguinari”

“L’ha detto anche lei. Vengono per noi. Non posso difendere duemila persone. Ma in campo aperto, o ancora meglio in un posto difendibile, potrei cavarmela contro un centinaio di mutaforma, se i suoi soldati mi coprono. E non abbiamo tempo da perdere”

La donna mi guarda, le labbra strette. Impreco mentalmente contro i bigotti e la loro convinzione che i maghi esistano per portare l’umanità alla perdizione.

“Non ho intenzione di permettere che queste persone…”

Mi piego. Anche abbassandomi di una ventina di centimetri, guardo la donna dall’alto in basso.

“Distruggerò quei mostri, Ambasciatrice. Evocherò una tempesta di fiamme, se serve. Mi dica solo una cosa. Vuole davvero che lo faccia su questo treno? Non sopravviverà nessuno. A parte me, si intende”

Un istante di tensione. Il mio è un bluff, in qualche misura. Non credo davvero di avere speranze senza qualcuno dei suoi soldati a proteggermi. E la pressione rende solo più risoluti i peggiori idioti. Ma non c’è tempo, e qualunque cosa dicano i miei documenti io non sono un diplomatico.

Con mia sorpresa la donna annuisce.

“Dubito che i soldati delle ferrovie possano seguirci”

“Meglio. Sarebbero un intralcio tanto ai suoi uomini quanto ai miei poteri”

Si rivolge al capotreno.

“Dia ordine ai soldati di fare tutto il possibile per proteggere i passeggeri. Navigatore, inizi a scrutare la campagna circostante, localizzi un buon posto per dare battaglia. Mago, faccia tutti i rituali blasfemi di cui ha bisogno. Appena finisco di radunare i miei uomini, scendiamo e ci prepariamo a combattere”

Annuisco. Ringrazio Dio, una volta tanto, di non essersi messo fra i piedi.

 

***

 

Nuvole coprono la luna, la notte è talmente nera che sembra di poterne tagliare un pezzo e portarlo via. Un cerchio di fiamme sospeso a mezz’aria rischiara il terreno attorno a noi, consentendoci di camminare rapidamente verso la fattoria indicata dalla Navigatrice. Posto che dicesse la verità. Che non sia implicata in un complesso trucco per farmi scendere qui assieme a una manciata di Cavalieri.

Scocco una rapida occhiata al treno dietro di noi. È  ben visibile nella luce bianca di una cupola protettiva sorta attorno a una delle carrozze.

 “Non sono ancora convinto che l’Inquisitore abbia fatto bene a stare lì. È probabile che sia uno dei bersagli”, commento. A dirla tutta, sono abbastanza felice di non averlo fra le palle, e di poter dare la colpa a lui nel caso i civili vengano sterminati, ma questo non c’è bisogno che Madama Cavaliere lo sappia.

“La sua posizione è solida, ma è virtualmente bloccato. Non si preoccupi, mago. Si butteranno su di noi. Potrà divertirsi a dare fuoco a quel che vuole, questa notte”

Mi sfugge un sorriso. E io che temevo di annoiarmi a morte in una missione diplomatica.

“I suoi Cavalieri sono addestrati ed equipaggiati per combattere dei mutaforma?”

Non ho bisogno di guardarla per sentire la sua occhiataccia. La decina di uomini in cotta di maglia e mantelli bianchi che ci circondano in un anello, invece, non danno segno di avermi sentito.

“Ovviamente. Abbiamo armi d’argento e sappiamo combatterli. Si avvicinano?”

“Ancora non li percepisco”

Tendo una mano in avanti, con un breve sforzo di volontà mando alcune delle fiamme che mi girano attorno ad illuminare in quella direzione. Cento, duecento metri, presto un chilometro. Si fermano, una sottile patina di luce bianca si materializza a bloccare loro la strada. Oltre, intravedo una grossa casa di campagna. Ha già qualche forma di difesa magica. Ottimo.

“Faremo in tempo a raggiungere la fattoria, in tutta probabilità”

L’Ambasciatrice si ferma un istante.

“È sicuro che sia necessario? Coinvolgeremmo i civili all’interno”

Devo resistere alla tentazione di darle fuoco.

“Se vogliamo proteggere qualcuno – come i duemila civili all’interno del treno – ci serve una posizione difesa. Li faremo evacuare. Tanto cercano noi. Si muova, Madama Cavaliere”

 

***

 

“Scendete! Avrete una cantina! Una ghiacciaia! Qualunque cosa, purché sia sotto di noi!”, ordino alla famiglia di contadini spaventati. Una coppia sulla quarantina, un anziano, mezza dozzina di bambini e ragazzi. Sembrano tutti confusi, tranne il ragazzo più grande, che mi guarda ostile.

“Questa è casa nostra. Siamo sotto la protezione del Duca di Firenze. Lasciaci in pace!”, mi dice, le braccia conserte. È un ragazzo muscoloso, decisamente più di me. Se la sua voce non scivolasse nel falsetto a metà frase, ci guadagnerebbe in credibilità.

Mi viene da ridere. Vorrei poterli rassicurare, spiegare. Ma sento già la magia selvaggia, aliena, che si avvicina. Quanto ci rimane? Un minuto? Di meno?

Faccio un passo verso il ragazzo. Non è basso, ma lo sovrasto di almeno venti centimetri. È costretto a tenere la testa rivolta verso l’alto solo per guardarmi.

“Se il Duca voleva proteggervi, poteva portare qui il suo culo pallido. Invece ci sono io. E senza di me, entro due minuti verrete sbranati da un’orda di cambiatori di forma. Ora, vuoi andare a ripararti o ti ci devo trascinare per il collo?”

Il giovane trema mentre tenta di mantenere un aspetto risoluto. Sua madre mugola qualcosa. Ancora un istante di tensione, e il ragazzo fa un passo indietro. Il padre, guardandomi come fossi una bestia pericolosa, trascina due bambini verso una rampa di scale. Presto il gruppo di civili scende. Li seguo, vedo che superano la porta di una cantina. La chiudono alle proprie spalle senza dire una parola.

Ci poggio la mano destra a palmo aperto. Estraggo un gesso con la sinistra, traccio rapidamente cinque simboli di difesa fra le dita aperte, li infondo con la mia volontà. Sento una piccola porzione dei miei poteri che scorre via, una cortina di luce bianca avvolge il legno della porta. Spero che basti. Il ragazzino è un idiota, ma preferirei non cuocerlo per sbaglio.

“Mago, era necessario…” inizia a chiedere l’Ambasciatrice.

“Arrivano. Sono vicini. Non c’è tempo di barricarci come si deve. Non statemi troppo vicini. Cercate di non farvi ammazzare”, commento. I Cavalieri smettono immediatamente di protestare, con gesti fluidi si dispongono in un doppio semicerchio attorno a me e alla loro comandante, le spalle al muro. I cinque all’interno preparano i fucili, gli altri le spade. Però. Almeno l’efficienza glie la devo concedere.

Chiudo gli occhi, mi concentro, con una parola e un gesto lascio andare uno degli incantesimi preparati giorni fa, a Venezia. Lingue di fiamma scorrono dalle mie dita, mi avvolgono, si intrecciano, formano una sfera di fuoco, illuminano per qualche istante l’affollata sala da pranzo della fattoria. Per un secondo sono circondato da un vortice sferico di fiamme, poi diventa gradualmente meno luminosa, soltanto una cortina di luce. Ma io sento la sua presenza confortante, il mio potere che mi avvolge, mi protegge.

Vedo le facce dei dieci cavalieri rischiarate dal mio incantesimo. Un misto di timore reverenziale e fastidio. Meglio della media della Chiesa.

“Cavalieri, concentratevi sulle possibili vie di ingresso. Pronti a fare fuoco sui primi che entrano da porte e finestre. Mago, può cercare di creare degli ostacoli a metà della stanza?” chiede l’Ambasciatrice, il suo stesso fucile imbracciato e puntato alla porta principale. Ammiro il suo tono tranquillo. Sento l’adrenalina che mi scorre nel sangue, il desiderio e la paura del combattimento. Mi tremano le ginocchia, come prima di ogni combattimento.

“Sicuro!”, rispondo. Muovo le braccia, focalizzo il mio potere in linee di forza prive di origine. Trascino a terra un massiccio tavolo di legno, le sedie che lo circondano, sacchi di legumi, un basso armadietto. Li schiaccio in una linea centrale. Qualcosa che possa tenere fermi i mostri per un istante.

Poi sento la magia ostile vicina, vicinissima. Passi, versi animaleschi, ruggiti e sibili provengono dall’esterno. Percepisco le difese magiche della fattoria attivarsi per un istante, luce bianca filtra dall’esterno. Crollano pochi secondi dopo.

E i mostri si riversano nella stanza.

La pesante porta d’ingresso viene strappata dai cardini e lanciata in avanti, cade con un tonfo che scuote il pavimento mentre una figura bestiale si precipita all’interno. Faccio appena in tempo a intravederla alla luce delle mie torce magiche, assomiglia a un uomo dalla vita in su, ma poi prosegue una lunga, squamosa coda di serpente. Già mentre lo guardo, un secondo paio di braccia spunta sotto il primo, pelle squamosa e artigli ricurvi lo coprono. Sibila mentre si avventa contro di noi a velocità sovrannaturale.

 Un’esplosione, un proiettile dal fucile dell’Ambasciatrice. Un’esplosione di fumo acre dalla fronte della creatura. Il suo corpo si scuote per pochi istanti prima di cadere a terra, la coda e gli arti addizionali che già si sciolgono come cera, si degradano rapidamente a una gelatina informe.

Un solo istante dopo la morte del primo mostro, e gli infissi saltano dalle due finestre, altre creature mostruose si precipitano attraverso le porte, registro una vaga impressione di artigli di vetro e corpi scimmieschi. I Cavalieri sparano, grida di dolore dai mostri, fumo nero che si alza dove i proiettili d’argento toccano i loro corpi. Un essere dall’aspetto felino entrato dalla finestra cade a terra e il suo corpo inizia a degradarsi, ma gli altri si riprendono dopo un istante, si gettano verso di noi gridando, ruggendo e sibilando.

Tendo un braccio in avanti, evitando accuratamente i Cavalieri, focalizzo il potere del Talismano in una spinta di forza. I due mostri direttamente davanti a me vengono bruscamente sollevati a mezz’aria, gettati in mezzo a quelli che arrivano dietro di loro in un cumulo di artigli, zampe e code. Il momento della loro carica si arresta, i mutaforma che ancora entrano dalla porta inciampano su quelli attorno. Per un istante l’ingresso è affollato da una decina di corpi mostruosi. Perfetto.

Distendo ancora il braccio, con un gesto della mano e un pensiero libero il Fuoco Divoratore che ho vincolato al mio pollice destro.

Una sfera di aria bianca e incandescente si allarga rapidamente in mezzo ai mostri, gridano con suoni animaleschi mentre il fuoco li ingloba, li divora. Le fiamme si diffondono, l’aria arroventata si disperde in tutta la stanza, una ventata calda mi soffia in faccia.

Grida disumane, odore acre di pelle, pelliccia e squame che bruciano. I mostri più vicini all’origine dell’esplosione sono a terra, i loro corpi che già si degradano mentre bruciano. Allargo le braccia, ordino alle fiamme di fermarsi, di non avvolgere i Cavalieri che indietreggiano spaventati, e mentre il fuoco si dilata in tutto lo spazio disponibile per un istante ci siamo solo noi, una bolla di aria soltanto calda in mezzo alla stanza trasformata in una fornace.

Le fiamme defluiscono, l’aria esce dalle finestre fra le grida dei mostri più vicini, venti infuocati incendiano tende, tavoli, sedie. A terra, cadaveri bruciati, mutilati, ma secondo dopo secondo sempre più umani.

Il vento infuocato ha strappato quel che rimaneva degli infissi, vedo qualcosa di simile a una grossa scimmia coperta di scaglie, appena fuori dalla porta, che si avventa su un essere apparentemente composto di sole lame affilate. Dalle grida, non sono gli unici mostri a stare combattendo. Qualunque magia li controlli, la paura o il mio potere l’hanno dissolta.

Faccio appena in tempo a pensarlo quando percepisco l’ondata di energia sbagliata, sottilmente diversa da qualunque incantesimo degli esseri umani. Le grida dei mostri cessano immediatamente, quelli che posso vedere attraverso porte e finestre si congelano nella loro posizione. I loro occhi – occhi nei posti sbagliati, occhi in numero sbagliato – lampeggiano tutti di verde cupo.

“Stanno per tornare. Preparatevi”, avverto i Cavalieri. Dannazione. Chiunque o qualunque cosa li controlli è potente. E vicina.

Ancora un secondo o due di silenzio, rotto solo dal forte vento che spazza ancora la stanza. Poi i mostri caricano ancora tutti assieme, gridando con una moltitudine di suoni diversi.

L’essere fatto di lame entra dalla porta, arti affilati simili a braccia e gambe coperti da schegge di vetro, copre in un istante la lunghezza della stanza. Massicci umani con due braccia di troppo entrano dalle finestre, ciascuna loro mano impugna una spada lunga un metro e mezzo. Un suono sordo e le pareti tremano, calcinacci cadono a terra, e mi rendo conto che qualcosa, da fuori, sta cercando di abbattere le pareti.

I Cavalieri sparano, uno dei giganti con quattro braccia cade a terra mulinando furiosamente gli arti di troppo, che dopo pochi istanti iniziano a colare a terra. Altri dei mostri sobbalzano, gridano con un suono intenso e acutissimo. Mi preparo, raccolgo il potere, ma aspetto. Inutile disperdere la mia magia finché i Cavalieri reggono. Finché sono loro a morire, e non io.

Il mostro coperto di lame ha raggiunto i Cavalieri armati di spade. I due lo aspettano con le loro armi d’argento in pugno, intercettano una sequenza di colpi così rapida che riesco appena a percepirla. Le lame sui gomiti dell’essere colpiscono al petto uno dei soldati, ma si alza uno sbuffo di fumo e l’essere arretra, emettendo un verso simile a stridio metallico. Argento nelle cotte di maglia.

Un istante dopo, nella stanza ci sono più mostri di quanti possa contarne. Altri uomini dal corpo di serpente sotto la vita, una donna con braccia lunghe tre metri munite di artigli affilati, uno scimmione con un unico occhio e pugni grossi come angurie…

“Resistete! Dio è con noi! Resistete!”, grida l’Ambasciatrice. Spara ancora col suo fucile, due proiettili in rapida successione. Lo scimmione emette un grido basso, cavernoso, fumo nero emana dal suo unico occhio e cade a terra con un tonfo. Buona parte del suo corpo inizia a scorrere come cera. Resisto all’impulso di dare fuoco all’ondata di esseri in avvicinamento. Aspetto l’istante, l’angolo giusto per distruggere più mostri possibile.

Un altro potente colpo contro la parete. Una lunga crepa inizia ad aprirsi lungo la muratura. Tutto attorno a me, i Cavalieri oppongono le loro lame alla carica di mostri. Una spada d’argento trancia di netto il braccio troppo lungo della donna mostruosa, due lame colpiscono contemporaneamente il torso di uno degli uomini-serpenti, costringendolo ad arretrare sibilando. Ma i mostri, mi rendo conto, sono semplicemente troppi. Già mentre guardo, uno dei mostri con quattro braccia mena un fendente contemporaneo con tutte le spade, due colpiscono un Cavaliere con forza inaudita. Punto il braccio, faccio per liberare un incantesimo, impreco non trovando una linea di tiro. L’umano grida di sorpresa e dolore mentre viene sollevato in aria e spinto contro il muro alle mie spalle.

Mi getto immediatamente nello spazio lasciato vuoto dal soldato. La bolla di forza e di fiamme che mi protegge spinge contro il mostro a quattro braccia. Grida e le armi gli sfuggono di mano mentre la sua pelle simile a cuoio sfrigola e si copre di bolle. Non resto ad aspettare che le mie difese facciano la loro parte, traccio un simbolo a mezz’aria con la mano destra, ci infondo una parte della mia volontà, e il mostro viene spinto all’indietro come se l’avesse colpito un treno.

Avanzo ancora, approfittando del vuoto aperto dal mostro che ho spinto all’indietro. Altri dei mostri sfiorano la mia bolla protettiva, gridano e si ritraggono, per me è come avanzare nell’acqua o nell’erba alta.

Appena fuori dal cerchio dei Cavalieri, mi giro in modo da avere una parete alle spalle, gli umani a destra, e faccio un ampio gesto con la mano sinistra, come se spargessi dei semi.

Sento una breve fitta di calore bruciante mentre rilascio l’incantesimo che ho vincolato al polso sinistro. Centinaia di schegge di fuoco mi appaiono in mano, le spargo e le spingo con la volontà. Sento i miei poteri consumarsi a una velocità inquietante, ma i proiettili di calore e forza trapassano scaglie, pelle e corazze come se non esistessero, bruciano all’interno del corpo dei mostri e poi passano avanti, divorando i successivi. La maggior parte hanno raggiunto le pareti della stanza e iniziato ad intaccare la muratura quando lascio andare l’incantesimo.

I Mutaforma immediatamente davanti a me sono morti sul colpo, come se li avessi tagliati con una dozzina di spade incandescenti. I loro corpi sono già a terra. I mostri nel resto della stanza gridano ancora, alcuni cadono, ma con mia sorpresa diversi si fermano qualche istante e poi riprendono a combattere. Il mostro che pare fatto di lame ha quattro scie incandescenti che gli hanno attraversato il torso da parte a parte. Si ferma, e davanti ai miei occhi stupiti i quattro fori bruciati iniziano a rimarginarsi. Dopo pochi istanti appare completamente illeso e si getta di nuovo contro i Cavalieri.

Impreco. Ho consumato molte energie in un incantesimo poco efficace. Lo sapevo. Era meglio continuare con le esplosioni.

Mostri iniziano ad avvicinarsi a me da ogni direzione. Torno all’interno del semicerchio di Cavalieri, prima di dovermi aprire la strada con qualche incantesimo maggiore. Uno solo degli umani è fuori combattimento, ma ora stanno combattendo tutti con la spada, eccetto la loro comandante che spara dall’interno del cerchio.

I Cavalieri stanno cantando qualcosa, ha il ritmo di un canto da chiesa. Ma avverto un debole potere pulsare regolarmente nell’aria, e vedo scintille di luce avvolgere le loro armi, una sottile patina bianca, più intensa istante dopo istante, che li avvolge. Perché quella è assistenza divina e non certo potere blasfemo come il mio, penso tra me.

Appoggio la schiena alla parete, tento di recuperare fiato un istante. La stanza è piena di mostri, e nonostante l’addestramento e l’equipaggiamento dei Cavalieri, dubito che potranno resistere a lungo. Potrei ripulirla con un altro Fuoco Divoratore. Forse potrei ripetere il giochetto altre due volte. Ma non oltre, non con il potere necessario a uccidere così tanti mostri. Ho incantesimi più efficienti per uccidere Mutaforma, ma non ne ho pronti un numero nemmeno lontanamente sufficiente a sconfiggere un centinaio di queste creature. Quanti ne abbiamo già uccisi? Una dozzina? Di più?

Guardo a terra, il pavimento è affollato di cadaveri, per la maggior parte carbonizzati. Quelli uccisi dal mio ultimo incantesimo sono spiacevolmente intatti, e hanno ripreso un aspetto umano. Uno doveva essere un ragazzo di al massimo quindici anni.

Se anche mi dovesse sfuggire oggi, troverò chiunque li abbia creati. Chiunque li controlli. E giuro che né il Papa né Dio lo potranno proteggere.

Un colpo più forte degli altri. La parete crolla ai lati della nostra formazione, un uomo gigantesco, alto quattro metri e dalla pelle grigia simile a roccia fa il suo ingresso. Dà un pugno al Cavaliere più vicino, che fa in tempo solo a interporre la propria spada.

Perfettamente inutile. Il pugno del gigante lo solleva, lo spinge in aria, lo getta contro le travi del tetto. Il grido dell’uomo si interrompe bruscamente, sento il rumore di ossa che si spezzano, cade a terra come un mucchio di ossa informi e sangue.

L’Ambasciatrice si volta e spara al gigante, fumo nero si alza da un punto in mezzo alla sua fronte. Il mostro sobbalza, grida con tale intensità da scuotere le pareti. Indietreggia per un istante, carica un altro pugno mostruoso.

Lo anticipo. Tiro indietro un braccio, mi concentro su uno degli incantesimi più distruttivi che conosca e che abbia preparato.

Quando il mio braccio scatta in avanti, stringe una scheggia di fuoco azzurro lunga un metro, a forma di lancia. Il gigante pare quasi perplesso, fermo per un istante a guardarla.

La Lancia Infernale lo colpisce in pieno petto, apre uno squarcio fumante attraverso cui potrei passare con tutto il mio corpo. Il mostro cade a terra con ingannevole lentezza, schiaccia almeno altri due mutaforma sotto di sé. Inizia immediatamente a regredire, la sua massa enorme che si riduce come un palloncino sgonfio.

I Cavalieri si dispongono rapidamente a colmare il buco lasciato dal loro compagno caduto. La luce bianca attorno a loro è ora distintamente visibile, sembra almeno creare qualche problema ai mostri che si avvicinano troppo.

Ma io sono a corto di potere e di incantesimi. Troppe magie, troppo in fretta. Sento che metà delle mie riserve sono andate, ho il fiatone per reazione fisica. Stupido. Non era necessario usare così tanta magia per distruggere quel gigante.

Guardo il punto dove è caduto. Ha di nuovo la massa di un essere umano normale. Un ragazzo diversi anni più giovane di me. Gli manca buona parte del petto. Per il resto sembra quasi dormire.

Un altro Cavaliere grida. Il mostro fatto di lame ha infilato una mano nel suo petto, vicino al fegato. Un suo compagno ne approfitta per colpire il mostro, staccargli nettamente la testa dal corpo vitreo. L’umano e il Mutaforma cadono a terra assieme.

“Mago! In alto!”

Mezza dozzina di ragni larghi più di un metro strisciano sul soffitto, stanno per arrivare sopra i Cavalieri. Ci sono occhi su ciascuna delle loro zampe, e bruciano di luce verde.

Libero un’ondata di forza incoerente, sufficiente a far cadere a terra i primi quattro. Cadono dimenando le zampe fra i mostri sotto di loro. Raccolgo fuoco in una mano per un paio di secondi, lo scaglio alle zampe dei rimanenti. Anche questi mostri cadono a terra, senza emettere alcun suono. Sopra di loro, le travi del soffitto hanno iniziato a bruciare.

Rimango per un istante a guardare le fiamme che si spandono contro il soffitto. Il calore di tutti i miei incantesimi deve avere gradualmente seccato il legno. È pronto a bruciare. Posso far crollare il soffitto. Ma ci troveremmo definitivamente allo scoperto, anche posto che gli altri sopravvivano al crollo.

Un secondo mostro di lame mi si getta contro, scivolando fra due Cavalieri di San Giorgio intenti a combattere altri mostri. Si getta all’interno della mia bolla di forza, mi aspetto di vederlo proiettato fuori.

Il calore e la spinta lo investono immediatamente, la sua corazza dall’aspetto vitreo inizia a scurirsi e colare, eppure, sostenuto dalla sua enorme velocità iniziale, continua ad avvicinarsi a me.

Stupefatto, faccio appena in tempo ad alzare un braccio verso di lui prima che mi raggiunga. Uno dei suoi arti taglienti mi affonda fra il gomito e la spalla, sento tre strisce di dolore accecante, grido di sorpresa, dolore e rabbia. Solo allora le mie difese lo spingono fuori. Cade a terra morto un istante dopo.

Chiudo gli occhi e stringo i denti. Fa male. Era molto tempo che qualcosa non riusciva a ferirmi.

Alla luce confusa delle mie stesse fiamme è difficile valutare l’entità della ferita. Posso ancora muovere il braccio, ma il dolore è accecante. Temo di svenire. Sarebbe una condanna a morte per tutti noi.

Mi rendo conto davvero che potrei non essere in grado di vincere la battaglia. Che potrei morire. Dio, se non avrei dovuto accorgermene prima. Signore, salvaci dalla nostra arroganza.

Un altro Cavaliere è caduto, i rimanenti ormai sono in un cerchio appena oltre la mia bolla di fiamme. A terra, i cadaveri dei mostri tornano quello che erano. Giovani, per la maggior parte. Non so dove l’essere che li ha creati abbia raccolto questi sfortunati, ma sono ragazzini e ragazzine per la maggior parte più giovani di vent’anni.

E chiunque abbia fatto questo, chiunque abbia creato questi mutaforma ora vuole uccidere me.

La mia rabbia è lenta a salire. Ma ne conosco il potere.

Gli uomini non sono tutti uguali, mio nemico. Se ti avvicini ad alcuni, ti puoi scottare.

“Cavalieri! Avvicinatevi a me il più possibile! Preparatevi a trattenere il respiro!”

Evoco il Fuoco Divoratore. Una piccola esplosione di fiamma bianca, appena percettibile per il mio potere, e dei mobili in un angolo, sopravvissuti all’incendio precedente, prendono fuoco.

Un'altra palla di fuoco bianco avvolge un punto sul soffitto. Inizia immediatamente a bruciare. Nessuno dei mostri sembra fare caso a me.

Il braccio ferito mi pulsa dolorosamente. Mi guardo attorno. Bruciano mobili, tendaggi, soffitti. Bruciano i residui di vestiti indossati dai mutaforma, bruciano i due piccoli incendi che ho appena appiccato.

Allargo le braccia, chiudo gli occhi, mi concentro un istante per liberare l’incantesimo che ho vincolato al mio intero corpo.

Controllo delle fiamme.

E sento la stanza. La sento con dozzina di mani di fuoco, sento i mobili in fiamme e il tetto sempre più fragile e i vestiti che bruciano come sento le mie braccia e gambe.

Bruciate, ordino.

Tutti i piccoli incendi nella stanza si intensificano come se qualcuno ci avesse sparso benzina. Bruciano in pochi secondi come dovrebbero bruciare in ore, il legno carbonizza bruscamente, i piccoli focolai si espandono come macchie d’olio, trovano altro legno, altro tessuto da afferrare, da divorare.

Pochi secondi dopo l’intero soffitto è in fiamme, bruciano i mobili, i corpi dei mostri. Il fuoco si espande alle altre stanze, che non vedo ma ora sento, all’erba all’esterno, agli alberi da frutto. Non li vedo, ma so che bruciano come pire alte venti metri, cedono in pochi secondi l’energia che dovrebbero rilasciare in ore e ore.

I mostri si fermano per un istante, come smarriti. Torri di fuoco si alzano in tutta la stanza, evitando solo il ristretto cerchio di esseri umani che mi avvolge.

Divorate i mostri.

Le fiamme si animano, guizzano. Assumono la forma di mani umane, di denti e artigli pescate da qualche angolo della mia immaginazione. L’aria nella stanza si incendia di nuovo, e questa volta il fuoco va attivamente a caccia dei miei nemici, e le loro grida vengono coperte dal ruggito delle fiamme.

Fuori, sento gli altri mostri, decine di altre forme sfiorate dal fuoco, e ordino che anche quelli vengano divorati.

Sento il soffitto che scricchiola, i miei occhi non vedono altro che fuoco rosso e arancione, ma so che entro pochi istanti crollerà. Raccolgo i venti di fuoco messi in moto dall’incantesimo, li faccio soffiare verso l’alto, sommo il mio potere a quello delle fiamme, il soffitto viene strappato via, polverizzato dalle fiamme, spinto fuori verso l’alto.

Le altre stanze della fattoria crollano una dopo l’altra. Posso vedere lo spettacolo infernale dei filari di alberi da frutto che bruciano, mostri di fuoco creati dalla mia volontà che si avventano sui Mutaforma, li trascinano fra le fiamme, li consumano.

I Cavalieri stanno stretti attorno a me, vedo le loro espressioni sconvolte, le loro mani che tremano – dopo avere affrontato senza esitare dozzine di esseri inumani. Diversi pregano, due sono in ginocchio. E sembra quasi un miracolo che l’inferno tutto attorno a loro non li tocchi, che l’aria bruci pochi centimetri oltre i loro corpi ma loro siano illesi. Il vostro Dio però doveva avere altro da fare. Sono io a tenervi in vita. Ricordatevelo.

Ma non ho ancora finito.

Spendo il mio potere senza riserve – mi basta poca energia per ordinare alle fiamme di bruciare più in fretta del dovuto. Continuo a consumare tutto il legno, tutto il tessuto, perfino l’erba e i corpi dei mostri mano a mano che muoiono. Continuo finché gli incendi non iniziano a spegnersi da soli, ogni grammo di combustibile esaurito, ogni cosa vivente bruciata. Faccio solo attenzione che le fiamme non si avvicinino alla porta della cantina dove si sono nascosti i civili, e al mio cerchio di Cavalieri umani.

Quando ho finito, le stelle brillano su una distesa desolata di cenere e mattoni anneriti.

Non rimane nemmeno più un cadavere dei nostri nemici.

Prego che almeno ora, dissolti nell’aria e nella polvere, riposino in pace.





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