Notte di Natale di wasmehr

Note dell'Autore sul Capitolo
È colpa di selerian che mi ha provocato, sapevatelo.
Questa è una storia "scatola cinese": c'è una storia dentro a una storia, dentro a una storia... ma alla fine la storia vera è un'altra. Buon divertimento :D
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“Gemma, cosa fai ancora lì davanti al monitor… Vieni a letto!“
“Un attimo, sto rileggendo questo racconto, ho quasi finito.”
“Ancora? L’avrai riletto cento volte, non sei stufa?”
Gemma fece ruotare la sedia, fino a ritrovarsi faccia a faccia con Federico. Gli dedicò un sorriso e gli stampò un bacio sulla bocca.
“L’ho scritto io, quindi: no, non sono stufa.”
Il giovane si alzò in piedi, si stirò sbadigliando rumorosamente e si avviò verso la camera da letto.
“Beh, io invece sono stanco morto. Per carità: mi ha fatto piacere aiutare la tua bisnonna a preparare i tortellini per domani, ma ne avremo arrotolati venti chili, mi sento a pezzi!”
“E allora vai a letto, io ti raggiungo tra poco. Mancano solo dieci minuti a mezzanotte…”
Federico la guardò un istante e poi scoppiò a ridere:
“Aspetti la mezzanotte? Vuoi vedere se arriva Babbo Natale?”
Gemma si alzò di scatto dalla sedia, ridendo, e corse ad aprire la finestra.
“Cosa fai, sei impazzita? Con il freddo che fa!”
“Fede, guarda che notte limpida!”, osservò lei sporgendosi e volgendo lo sguardo verso l’alto. “Un miliardo di stelle, una falce di luna, il cielo blu… È meraviglioso: se c’è una notte destinata a essere magica, è proprio questa!”
Suo malgrado, a Federico scappò una mezza risata, e si avvicinò alla giovane.
“In effetti”, cominciò con aria assorta, “Mi sembra di sentire dei campanellini…”
“Davvero? Dove?”
Lui le afferrò la testa e scosse lievemente.
“Proprio qui dentro! Senti come tintinnano!”
“Oh, ma sparisci!”, sbottò Gemma spingendolo via.

Rimasta sola, vagò ancora per qualche minuto con lo sguardo nel cielo: la volta scura le trasmetteva una sensazione di sicurezza, ma avvertiva nell’aria anche una sorta di trepidazione. Probabilmente era sempre così, la notte di Natale.
Rabbrividendo, chiuse la finestra e tornò a sedersi davanti al computer per riprendere a leggere il suo racconto.
Non scriveva mai storie d’amore, ma questa le era spuntata nella testa all’improvviso e sapeva di doverla mettere per iscritto.
Parlava di due cantastorie che giravano il mondo, ognuno per conto suo, portando con sé mille racconti e uno strumento musicale: un’arpa lei, una chitarra lui.
Su e giù da un aereo, nella cuccetta di un treno, in nave… entrambi viaggiavano e viaggiavano, senza trovare il tempo di fermarsi per costruirsi una casa. A nessuno dei due, però, importava: vivevano di sogni, di musica e di un amore che sapevano esistere da qualche parte.
Fu così che, quando si incontrarono per caso nel porto di Stoccolma, si riconobbero immediatamente.
Trascorsero un fine settimana indimenticabile, navigando su e giù per i pittoreschi fiordi della capitale svedese, poi furono costretti a separarsi di nuovo: lui avrebbe portato i suoi racconti e la sua musica più a Nord; lei, più a Sud.
Da allora però rimasero sempre in contatto, raggiungendosi l’un l’altra in ogni parte del mondo, ogni volta che avevano qualche giorno di pausa dal lavoro.
La loro strana storia intermittente si protrasse per molto tempo, fino a quando entrambi si reputarono troppo in là con gli anni per continuare a viaggiare così tanto. Il momento di costruirsi una casa era arrivato!
Decisero di rifugiarsi in una romantica cabina di legno nei boschi svedesi, non lontano dal mare. In fondo era lì, che tutto aveva avuto inizio!
Trascorsero insieme gli ultimi anni della loro vita, passando il tempo a volersi bene, a scambiarsi racconti e canzoni, a scrivere nuove storie e nuova musica.
E infine, in una freddissima notte invernale, la stufa si era rotta e i due cantastorie erano morti congelati. Li trovò una conoscente, che, come faceva ogni mattina, era passata a trovare i due vecchi sognatori.
Sul tavolo c’era una pila di fogli di carta: la loro storia, scritta un po’ da lei e un po’ da lui. Ogni capitolo iniziava e finiva con uno spartito musicale: avevano composto canzoni ogni volta che si erano trovati insieme.
E sull’ultima pagina, scritte a matita da una mano tremante, c’erano le parole: “E ora proseguiamo insieme.”

Gemma sospirò, salvò il file e spense il computer. Guardò l’orologio: mezzanotte meno un minuto. Si alzò e tornò alla finestra, la aprì e si sporse di nuovo a guardare fuori. In quel momento soffiò il vento e le spinse i capelli davanti agli occhi. Scosse la testa per rimetterli a posto e le parve davvero di sentire dei campanellini tintinnare.
La curiosità fu più forte di lei e si mise a girare la testa di qua e di là per scrutare ogni angolo di cielo. Non c’era niente di diverso dal solito e dopo un po’ rise di sé: cosa si aspettava? Di vedere sul serio la slitta di Babbo Natale, trainata da una dozzina di renne, stagliarsi nera sullo sfondo del cielo blu? Piuttosto, rifletté, alla tv avevano parlato di stelle cadenti: in quei giorni era previsto un passaggio di meteore, e chi guardava il cielo avrebbe potuto essere premiato dalla comparsa di una scia luminosa. Ah, se ne avesse vista una…! Avrebbe desiderato… Gemma chiuse gli occhi per concentrarsi: cosa avrebbe desiderato? Ripensò al racconto che aveva appena scritto: a un amore tanto grande da esistere anche senza conoscersi, a una vecchiaia trascorsa in compagnia di una persona mai stufa di sentire o raccontare nuove storie… E si rese conto di sapere cosa avrebbe chiesto alla stella cadente. Federico era un bravo ragazzo, ma lei sentiva – no: improvvisamente sapeva che esisteva nel mondo un’anima capace di condividere la sua parte più profonda, e non si trattava di lui.
Gemma avvertì una sensazione di calore alla bocca dello stomaco: le succedeva sempre, prima di un avvenimento importante.
Ridendo sottovoce tra sé e sé, tornò a guardare il cielo, e all’improvviso: eccola là! La sua stella cadente!
Rapidissima, istintivamente Gemma allungò la mano, come per afferrarla. La stella svanì. Perplessa, la giovane rimase a osservare il cielo, sbattendo più volte le palpebre, delusa: non aveva avuto il tempo di formulare il suo desiderio.
Abbassò il braccio, ancora teso verso l’alto, e allargò il pugno: dentro brillava la stella! Impossibile! Eppure era lì: una scintilla bianca e luminosissima.
Gemma si mise a ridere, sempre più forte, senza riuscire a smettere: la notte di Natale era davvero la più magica che esistesse, poteva succedere di tutto, era sufficiente crederci. Chiuse gli occhi, concentrandosi sulla stella che le brillava nel palmo della mano. E la stella si allargò sempre di più, fino a quando non fu diventata grande quanto lei. Le stava tutta attorno, Gemma controllò bene. Quindi spiccò un salto dalla finestra e si sollevò verso l’alto, volando e ridendo, respirando un’aria così diversa dal solito, e sognando nuovi sogni, nuove storie, nuove canzoni e un nuovo amore.

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Nota: questo Racconto è contenuto in “Vita di Gemma e Antoine, Cantastorie”. Il relativo manoscritto fu effettivamente trovato in una cabina in un bosco in Svezia e terminava con le esatte parole: E ora proseguiamo insieme. Testimonianze dell’epoca riportano che esistettero realmente due Cantastorie rispondenti ai nomi di Gemma e Antoine, e che la loro relazione percorse le tappe descritte nel Racconto. Furono svolte brevi indagini, per stabilire se la morte della coppia fosse stata intenzionale: si voleva dimostrare che si trattava un’uscita di scena scenografica, pianificata in precedenza. Tutti gli indizi, tuttavia, portano alla conclusione che la tragica morte dei due sia stata accidentale.
Naturalmente, all’epoca non era ancora stato scoperto il potere dei veri Cantastorie.

[Antologia universale dei Racconti nei secoli, cap. IX, pag. 467, ed. III, anno 3204]




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