Quando guardi l'abisso di ico

Note dell'Autore sul Capitolo
altra balordaggine! e stavolta niente spirito!
allora, sta storia è "abbastanza pianificata" ovvero probabilmente non la finirò mai...
spero almeno non sia troppo malaccio ;)
Lo Ierofante



« Oh, e a raccontarlo non ci si crede! Ma è tutto vero, ho visto con questi miei occhi qua! Una bestia da non credere, come un grande ramarro, ma enorme, e con due teste! E sbavava, quanto sbavava, e rideva, mentre mangiava i poveracci della città! Li mangiava, e dopo li vomitava, e li rimangiava! Mi ricordo come fosse ieri. Venne il generale dei soldati, con la sua armatura scintillante e la sua scure magica, che si diceva fosse posseduta dagli spiriti della battaglia, e gli si avventò contro, e lo colpì come il boscaiolo fa con gli alberi. Ma il mostro non fece una piega, aprì una delle sue bocche bavose e la calò sul generale. E di colpo, bam! La sua armatura era in pezzi, e anche lui, diviso in due, una parte nella boccaccia della bestia, e metà a terra, che buttava sangue e piscio! Che spettacolo atroce!
E poi arrivò il Maji, che sia lodato e fortunato!
Avanzò verso il mostro, e gli intimò di andarsene, tendendo le braccia. Ma la bestia non si spaventò, anzi si fece avanti arrogante. E il sempre lodato Maji disse, con voce gagliarda “Allora pagherai la tua boria” e le sue dita si illuminarono, e la bestia divoratrice cadde morta: una testa era divenuta cenere, mentre l’altra era una massa di ghiaccio e carne bruciata!
Avresti dovuto vedere quanta festa gli fece la gente. E da allora il sempre lodato Maji ci protegge con la sua sola presenza, e tu oggi sarai fortunata a diventare la sua serva. »

Non mi giro, sospiro e replico. Dodici volte l’ha raccontata, da quando siamo partiti. Dodici. Più tutte le volte prima.

« Padre, la vostra storia non ha senso. »

Lui borbotta qualcosa e perde il controllo del carro, colpendo qualcosa sulla strada. Poi maledice quella cosa che lui chiama Oresk. E dopo sbotta.

« Ragazzina, la storia del sempre lodato Maji è vera! L’ho visto con i miei occhi! »

« Padre, il Maji è nella torre da settanta anni. Settanta. Allora il mostro dovrebbe averlo ammazzato settanta anni fa, a far due conti. E tu di anni ne hai quaranta. Quaranta. »

Di nuovo brontola qualcosa, che suona come “maledette donne studiate” e dopo sbotta di nuovo.
« Era mio padre, e allora? È uguale! Era come se ci fossi! Potevi finire come tua sorella, quella santa ragazza, o come l’altra tua sorella, anche quella bravissima. Ma tu hai il privilegio di diventare la serva di una leggenda vivente! »

Insomma io sarei la figlia cattiva da cacciare, a quel che brontola lui.
« Oh, ma io mica mi lamento. Di sicuro meglio il Maji che avere un marito che ti si rivolge solo per sbatterti e chiedere da mangiare. » Mi zittisco, mentre mi appare davanti agli occhi l’immagine di un uomo che mi mette dentro certe cose.
Ho un brivido. « Che schifo. Meglio serva, di sicuro! »

« Allora che cazzo ti lamenti! Non mi renderai nonno per la tredicesima volta. E ricordati di chiamarlo sempre e comunque sommo e lodato Maji! Già due volte non l’hai fatto! »

Stupido ignorante di un padre. Siamo al ventesimo nipote. Non mi sto lamentando, anzi.
Sorrido, mentre guardo le nuvole che fanno capolino tra i rami. Spero che dalla torre il cielo si veda. Sarebbe deprimente. Avrà delle finestre?

L’ultima, piccola rivincita. « Padre, non potete mancarmi di rispetto. » Dico sottovoce, cercando di fargli credere che stia parlando fra me e me.

« Come sarebbe! » Strilla lui, facendo sbandare di nuovo il carro. « Sei mia figlia! Se voglio, posso ammazzarti! »

Mi metto seduta e tossico. « Oh no. Adesso sono la serva del Maji. Scusa, del potente Maji. Vorresti fare un torto del genere al sommo e potente Maji? Togliergli la nuova serva? In città non sarebbero contenti, sai? E anche il sommo e potente Maji, cosa direbbe? »

Non risponde. Di sicuro mi sta maledicendo in ogni modo che conosce.

Poco male. Di sicuro la cosa migliore di questa servitù, è non vedere mai più la mia famiglia.


La torre del Maji è a metà giornata di carro dalla città. Appena dopo l’inizio del bosco, abbastanza lontana da non avere fastidiosi in visita di continuo, e abbastanza vicino da permettere ai fastidiosi di ricordare che lui c’è.

È un edificio alto e grosso, che mi ricorda il tronco di un albero molto grasso.
« Non fare cazzate del tuo genere, ragazzina. » Ringhia mio padre, prendendo il mio bagaglio e gettandomelo quasi sui piedi.

« State tranquillo, padre. » Ma ho un brivido.
Come se avessi decine di ragni sulla schiena, sotto la pelle.
Il pensiero che scacciavo dalla partenza arriva prepotente.
Saranno vere le storie sul Maji? Che uccide le serve che lo contraddicono e che le trasforma in mostri non morti? Che di notte diventa un pipistrello lupo e stupra le fanciulle ingravidandole? Che ruba gli anni alle donne?

« Bussa! »
Tendo la mano verso il portone. Le dita mi tremano. Maledizione, adesso i dubbi no! No!

« Bene. »
Sollevo lo sguardo. Di scatto, so di averli sgranati. Maledizione!

Il portone è aperto, e una persona è in piedi appena oltre la soglia.
« Così tu sei la nuova aiutante. Bene. La tua età? »
Cerco di rispondere, ma le labbra si muovono appena.

Lui è il Maji?
« Diciassette compiuti ieri, sua grazia. » Fa mio padre al posto mio, stringendo il cappellaccio con le mani e sorridendo come un idiota.
Perché guardo lui e non il Maji? Che succede?

Realizzo. Un attacco di panico. Credevo fossero storie dei guaritori!
Sto per svenire. Cazzo. Oddio.

« Avete fatto il vostro dovere, brav’uomo. Ecco un piccolo compenso per la vostra privazione. »

« Ma non dovete, sommo e potente. È un onore e un piacere. »

« Ma io mi permetto di insistere. »

Tutto mi sembra lontano, confuso. Anche le loro voci. Non posso svenire, non voglio.

« Bene. Adesso che tuo padre è andato, spero ti calmerai un poco. » Sgrano gli occhi. Ancora!

« Panico, eh? Calma. » Dice lui con voce pacata. « Fai un gran respiro, trattieni l’aria e poi soffiala fuori dalla bocca. »
Obbedisco. Ok, bene. Mi sono calmata. Credo. No, non lo credo. No, non lo sono.
Lui sorride. « Almeno non sei svenuta. Capita a tutte. Ricordo che una fui costretto a trascinarla dentro. Non sono in forma per certe cose.

Sei più calma? »

Annuisco.
« Non può essere il Maji. » Penso. Anzi, dico, e troppo tardi capisco di averlo fatto.

« Oh, capisco. Immaginavi un vecchio austero, con una lunga barba? Oppure un uomo spigoloso vestito di nero? Magari credevi avessi le corna, o le ali? Dovrei raccogliere tutte le storie che s’inventano su di me, alla città. Sarebbe interessante.
Ad ogni modo, sì, sono il Maji. E tu, chi sei? »

Come lo immaginavo? Non lo so, in realtà. Ma non così. Non come un ragazzo poco più vecchio di me, credo, con addosso una camicia abbottonata storta, con un bottone in meno, e una faccia tanto… normale.
Capelli scuri, lineamenti affilati. Ha il naso appuntito e gli occhi neri. Due rughe sulla fronte, le labbra sottili. Non è carino, ma neppure brutto.

« C’è qualche problema? » Domanda, mentre sono ancora impegnata a imparare ogni particolare della sua faccia.

Arrossisco un istante, ricordandomi di non aver fatto nulla di tutto il maledetto rituale di presentazione che mia madre mi ha costretto a provare per sette mesi. E di non avergli neppure risposto.

Mi inchino. « Mi chiamo Rosespine, diciassette anni, lieta di servire il Maji. » Maledizione! « Il grande e potente Maji. »

« Piacere. Adesso prendi la tua roba, e confidando che sia a tuo agio, entra. Ah, due cose subito. Niente grande e potente, niente titoli e simili. Preferirei mi dessi del tu, ma va bene il lei. Niente voi, sono solo uno. E togli le scarpe. In casa mia solo piedi nudi. » Dice indicando verso il basso.
E mi accorgo che, in effetti, è scalzo. E che sono ancora inchinata. Che inizio disastroso. Tanto baldanzosa fino a poco fa, e ora sono patetica e idiota.
Afferro il bagaglio e calcio via le scarpe. E oltrepasso il portone.

« Benvenuta nella tua nuova casa. Oggi riposa, domani ti istruirò su cosa dovrai fare. Mi auguro tu non sia troppo delicata. »
Note Conclusive
riutilizzo l'idea del titolo carta tarocco!
tarocco momento! lo ierofante, o meglio il papa, rappresenta in genere la fede.




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