I Cambiastorie - Il razionale di Amelie

Note dell'Autore sul Capitolo
Benvenuti! Questo è il primo capitolo della saga dei Cambiastorie, saga composta appunto da:
1. I Cambiastorie - Il razionale
2. I Cambiastorie - L'irrazionale (attualmente in stesura) Sto revisionando questo primo racconto, quindi posterò di volta in volta che avrò corretto un capitolo. Ecco un link dove potete anche trovare il mio racconto: http://www.un23prova.altervista.org/racconti/amelie/cambiastorie/presentazione.html
Grazie fin d'ora a chi vorrà dedicare un po' di tempo a questa storia ^_^
I CAMBIASTORIE

"IL RAZIONALE"



PROLOGO

Tempi bui questi, i druidi erano nel giusto. Mai avrei osato anche solo immaginare quale tetro avvenire attendeva questi luoghi.
Compilo questa pagina prima che sorga il sole, prima che i salmi riempiano il convento, accogliendo il nuovo giorno, prima che qualcuno si accorga della mia presenza.
In principio tutto era per l’esorcismo, per cacciare lo spirito maligno, la presenza, il demone.
Un vecchio codice dai fogli immacolati. La stregoneria e l’incanto del nero sulla pergamena. L’assenza di parole una volta iniziato il lavoro di copiatura. Lo stesso vuoto, ora.
Molti fratelli hanno tentato, hanno inciso, hanno intinto i fogli nel porpora, hanno posto la lama sulla pagina, tentando di recuperare quanto era impresso e cancellato.
L’alito freddo, l’odore di morte, le iridi inumane e quel volto fanciullesco. Dio mio. Quella voce carica d’odio e la promessa di una rinascita tenebrosa, ancora più terrificante.
Ed il fascicolo, questo fascicolo, immacolato ed invitante come allora.
Se solo avessi saputo, se solo avessi compreso. Quanto male può essere racchiuso in una sola parola, quanta rovina in poche lettere.
Spirito della morte. Arpia. Maliarda. Banshee seduttrice e crudele. L’ansito ed il grido, la sofferenza sui lineamenti quasi umani. Che cosa abbiamo fatto, mio Dio? Le pagine ricche d’odio.
Non posso aspettare oltre, non posso fare altro. Con queste mie farneticazioni, che il libro si faccia scrigno anche di un ultimo avvertimento.
Come me, amico e fratello,
Qui imparerai l’arte dei Cambiastorie
Essi plasmano la vita dalle pergamene
Con fini linee e formule
Tecnica e immaginazione
Talento e magia
Ricreano dall’inchiostro la realtà
Qui è racchiusa l’antica arte del disegnatore, dello scrittore
E di chi sa tessere sogni e speranze
È l’ora, questa, dei Cambiastorie
Coloro che più d’ogni altro possono!

Ancora un cambiamento, ancora uno.
Quattro generazioni. Due vittorie, due sconfitte. Un sacrificio per la pace.
Basta così poco oramai, cosi poco…Perché le mie parole, che il foglio già consuma, non siano state vane. Perché le linee non siano state tracciate a vuoto. Perché il nostro ricordo non sia perso per sempre. Perché il libro cessi d’esistere…Perché la prima generazione, per quanto brevemente, non sia vissuta invano…




*******



Elijah vedeva scorrere la città oltre il finestrino leggermente opaco. Aveva preso quel bus circa un quarto d’ora prima, ma iniziava a pensare che avrebbe fatto più in fretta andando a piedi.
I suoi amici lo stavano aspettando, ma le auto erano tutte ferme in una lunga coda e, se la situazione non si fosse regolarizzata, il bus non avrebbe potuto riprendere la corsa.
Sapeva di essere già in ritardo per l’incontro, ed immaginava la reazione di Zowie al suo arrivo. Sbuffò ed appoggiò il capo al vetro.
Nel sedile accanto, un uomo sulla sessantina imprecava, irritato per la lentezza con cui proseguivano. A quanto pareva c’era stato un grave incidente, e finché le ambulanze non avessero finito di prestare soccorso, la situazione non sarebbe migliorata.
Elijah pensò alla telefonata ricevuta da Zowie: la ragazza sembrava preoccupata, e come darle torto? Il giovane aveva imparato a sue spese che quando si trattava del libro dei Cambiastorie c’era poco da stare sereni. Avevano trovato quel volume circa tre settimane prima, dopo lunghe ricerche e non pochi intoppi. Nonostante avesse fatto molto anche il suo particolare dono - la preveggenza -, era stata proprio Zowie a permettere loro di svincolarsi dal punto morto in cui si erano infossate le ricerche negli ultimi tempi. Tutti loro avevano dato un contributo, ma non era semplice passare inosservati, specialmente non quando si trattava di combattere creature mostruose invisibili al resto della società. Il libro, stando a quanto visto nelle sue visioni, era il pilastro portante di tutta quella faccenda.
Poggiò una mano sul vetro e chiuse gli occhi. Una serie rapidissima di visioni e volti senza identità gli scorsero davanti: studenti, casalinghe, operai, pensionati; tutte quelle persone che come lui si erano trovate sedute su quel bus, in quello stesso posto, o che ci si sarebbero sedute nel futuro. Abbandonò la superficie fredda del finestrino e riaprì gli occhi.
-Maledetta gioventù!- stava gridando l’uomo al suo fianco, gesticolando con furia. Elijah si sporse in avanti per vedere meglio qual era la situazione fuori. –Andate sempre come delle furie sulla strada! Sia maledetto quel disgraziato che vi ha regalato la patente!- sbraitava l’altro al suo fianco, apparentemente rivolgendosi a lui. Il ragazzo cercò di ignorarlo. Prese una decisione. Seguendo l’esempio d’altre persone, scese dal mezzo pubblico. Quando fu sul marciapiede, velocizzò l’andatura. Non era poi così distante dall’appartamento dei suoi amici, in Medford Street, stimò. Se non avesse perso ulteriore tempo, una ventina di minuti a piedi gli avrebbe permesso di salvarsi la faccia. Si fermò solo un attimo ad osservare le auto coinvolte nell’incidente. Un paio di creature orripilanti si aggiravano tra gli uomini indaffarati a prestare e ricevere soccorso. Apparivano come spesse ombre fuligginose, ed anche quando stazionavano di fronte all’ennesimo ferito, emettendo versi di giubilo rivoltanti, la coltre scura di cui erano composte non si placava, tremolando e mutando impercettibilmente. L’effetto era dovuto ai brandelli di carne annerita che l’opaca esalazione rigettava costantemente. Chiaramente per i demoni era impossibile fagocitare ciò di cui si nutrivano, ma in fondo, ciò che li saziava non era tanto la carne morta, quanto la morte stessa. Uno di quegli abomini si voltò a guardarlo. Il giovane schermò la propria mente il più in fretta possibile: già una volta non era stato abbastanza pronto così da difendersi, e, stordito dal lezzo mortifero e dalle visioni raccapriccianti impostegli dal demone, aveva perso i sensi, quasi prossimo al soffocamento. Quando si era risvegliato, Zowie stava applicando una forma diversa, ma altrettanto efficace, di violenza psicologica, sommergendolo di domande e di tragiche eventualità non verificatesi. Ma doveva esserle grato, se non fosse stato per lei, non si sarebbe rimesso così rapidamente.
Arrivò a destinazione, e prima ancora di citofonare la porta gli si spalancò di fronte e la ragazza lo tirò dentro.
-Ce n’hai messo di tempo!-
-Un incidente, il traffico era bloccato…-
-Sì, sì…Lo so! L’ho visto nella tua mente.- lo interruppe lei, mentre salivano le scale di corsa. Elijah sospirò stancamente: odiava vedere la sua privacy così candidamente violata!
Entrarono nel piccolo alloggio in cui convivevano Zowie e Morgan. Gli altri ragazzi erano già tutti lì e discutevano animatamente, parlandosi addosso. Appena arrivato, Jamey lo prese da parte, spingendolo nella stanza da letto. Chiuse la porta. Elijah si levò il cappotto e la sciarpa, approfittando del momento di tranquillità.
-Che cosa è successo? Perché tutta quest’agitazione?- domandò, riprendendo fiato. Jamey depositò le robe dell’amico su uno dei letti, sedendovisi a sua volta. Sembrava sconfortato.
-Il libro…Le pagine sembrano sparire.- borbottò, massaggiandosi le tempie
-Come, in che senso sparire?!-
-Quanti significati credi possa avere la parola “sparire”?- rispose l’altro, bruscamente. Elijah non capiva: fino al giorno prima era tutto normale, per quanto potesse esserlo la situazione in cui si erano andati a cacciare: –E avete capito perché sta succedendo?-
-Ti pare che staremmo qui a sbraitarci addosso come dei cretini, se lo sapessimo?! Aspettavamo giusto te-
Il ragazzo alzò gli occhi al cielo: -Come se io avessi la scienza universale infusa!- commentò, ma colta l’occhiataccia del compagno, annuì e fece per aprire la porta della camera. Se non altro il suo dono, la sua eredità, era stato utile per trovare il libro. Entrando in contatto con le sue pagine, aveva scoperto dell’esistenza di un altro universo, quello di Lumichev. C’era poi chi, come la razionale Tara, sosteneva si trattasse di un altro tempo, e non un modo a parte. Morgan, affascinato dalla storia e dalle cose antiche in generale, si trovava pienamente d’accordo. Le varie versioni e l’impossibilità di provare anche solo una delle due, non faceva che accrescere i dubbi e le difficoltà:
–Archie è convinto che qualcosa stia andando storto nell’altro mondo, cioè…Nel passato, e si è messo in testa che qualcuno di noi deve andare là per aiutare gli altri Cambiastorie.- spiegò Jamey, trattenendolo ancora.
-Come se non avessimo già abbastanza problemi per conto nostro! Che inizi ad aiutare questi Cambiastorie!- ma un’insistente vocina gli ricordava che ormai era in ballo. Solo, non aveva troppa voglia di ballare.
Quando si spostarono nuovamente in cucina, i ragazzi circondarono Elijah, spiegando confusamente la situazione. Zowie impose il silenzio e poi prese la parola. –El, dovresti usare i tuoi poteri di medium sul libro-
Archie, seduto al tavolo davanti al tomo, si spostò per lasciarlo passare e confidò: -Credo che i demoni, o chi per loro, siano riusciti ad impossessarsi del libro nel mondo del passato, o ci riusciranno nel prossimo futuro. Altrimenti non mi spiego come fanno le pagine a sparire.-
-Ah, ma allora sei proprio ottuso! Te l’ho già detto: i demoni, anche volendo, non se ne fanno nulla del libro. Sono creature al limite della corporeità, e se hanno una coscienza loro, fidati, è concentrata su qualcosa di meno materiale e vivo!- s’incaponì Morgan, riprendendo il fratello minore.
-Sono moderatamente d’accordo- aggiunse Tara, con aria, comunque, dubbiosa. Non pareva eccessivamente preoccupata: la sua voce era atona, pratica, come se stesse parlando di uno qualsiasi dei nuovi programmi informatici installati sul portatile che aveva sempre con sé.
-In ogni caso, abbiamo bisogno del libro, se non vogliamo fare la stessa fine degli altri Cambiastorie.- ribadì perentoriamente Zowie, riportandoli al problema iniziale. Elijah non attese oltre. Mentre ancora l’eco della recente discussione si spegneva, posò il palmo della mano destra sulla copertina dell’antico libro. La stanza iniziò gradualmente a sfumare, mentre era pervaso dall’ormai noto senso di torpore.
Impiegò decisamente poco ad abituarsi alla tetra atmosfera che si respirava in quel luogo, a Lumichev, molto meno di quanto non avesse fatto in precedenza. Nonostante il flebile sole, coperto da occasionali nubi, l’ambiente ingrigiva ulteriormente sotto le cupe ombre di palazzi e fabbriche. Più che un Medioevo, vedeva in quella città un’industrializzazione finita male, vedeva l’eredità di una guerra che aveva fermato l’umano sviluppo. Probabilmente il Medioevo era solo nella sua testa e in quella dei suoi amici e non una concezione condivisa dalla popolazione locale. La strada, ridotta ad una bianca distesa di brina, era poco per volta coperta da un sottile e sdrucciolevole strato di ghiaccio. Vide i ragazzi, gli altri Cambiastorie. Si ripeté mentalmente i loro nomi, rendendosi conto solo in quel momento di aver abbandonato il distacco con cui li considerava all’inizio. Vide che del muro divisore nel centro cittadino non restavano che misere macerie, e vide vasti gruppi di demoni aggirarsi per le vie urbane, tra uomini spaventati e squadriglie militari mal organizzate. Il paesaggio sfumò impercettibilmente, perdendo ogni forma di colore che non fosse il nero. Vide il libro, era poggiato su una superficie solida, probabilmente un tavolo, ma non riusciva a distinguere bene i contorni delle cose. Sembrava essere notte. Due pagine strappate, due mani diverse. Ancora il libro, una luce arancione, luminosa. Vide pagine sfogliate, bordi tagliuzzati ed irregolari. Provò a muovere qualche passo, anche se non era certo di trovarsi fisicamente nel luogo in cui si svolgeva l’azione, come era accaduto nelle precedenti visioni, o se n’aveva solo una visione privilegiata da un luogo esterno. Il suo punto di vista si avvicinò con uno spostamento impercettibile, ma rimase concentrato sul volume. Vide una mano rimuovere alcune pagine dal fondo del tomo, e per un istante sottili ombre ondulate si allungarono sui fogli illuminati dal chiarore. Sollevò lo sguardo, intravide i contorni di un mento, capelli. Poi però la visione sfumò ancora, questa volta rapida e vibrante. Elijah si sentì vagamente stordito, il torpore iniziale di nuovo presente. Di nuovo Lumichev, di nuovo il passato ed i Cambiastorie. Stavano fronteggiando qualcuno, ma Elijah non riuscì a distinguere chi fosse. La visione sembrava essersi fatta più instabile, rarefatta. La cosa, unita al capogiro di pochi istanti prima, un po’ lo spaventava. Torno, però, a concentrarsi su ciò che vedeva. Tra gli altri Cambiastorie, individuò una persona in eccesso. Li ricordava essere solo sei, chi era il settimo? Avanzò fino a trovarsi a pochi passi da loro, ed in quel momento fu colto da una sensazione di déjà-vu. Sobbalzò. Ancora prima di averlo visto in faccia, aveva già riconosciuto il settimo individuo, così, istintivamente. Un’occhiata più approfondita confermò i suoi dubbi: era lui! Era lì, in mezzo agli altri giovani, con piglio determinato e rabbia negli occhi. Seguì lo sguardo dell’altro se stesso ed osservò il loro nemico: non era un demone, si librava a qualche metro da terra e teneva in mano il libro, stringendolo convulsamente.
-…Una seconda possibilità…- scandì l’avversario con voce vibrante. Era una donna. Poi ci fu un’esplosione di luce, che si riversò tutt’attorno, accecandoli. Elijah fece per pararsi gli occhi, ed improvvisamente tornò alla realtà. Aveva staccato il palmo dal libro.
-Allora?- chiesero i suoi compagni. Li osservò senza realmente vederli, assorto ed ancora un po’ confuso; poi parlò: -Credo che i ragazzi siano stati sconfitti, non ne sono certo…La visione era piuttosto confusa questa volta.-
Colse appena l’occhiata in tralice di Archie, quindi concesse: -Ok, più confusa del solito, comunque-
-Però questo l’avevi già visto, El- fece notare Morgan –Come mai le pagine spariscono?-
Elijah scosse il capo, meditabondo. –C’erano i demoni…-
-Che cosa vi avevo detto?!- iniziò Archie alzandosi in piedi, ma Tara lo zittì vedendo l’espressione dipinta sul viso del medium, che proseguì: -…E c’era una donna. Forse non proprio una donna…Non lo so, aveva il libro.-
-Che cosa hai visto d’altro, El?- l’incalzò Zowie, sedendosi, la voce spezzata. Lui la guardò, deglutendo teso: -Ho visto mani strappare le pagine, ma è tutto lì, non ho idea di chi ci sia dietro o del perché questo accada. Poi…-
-Chi di noi deve andare?- s’intromise ancora Zowie con una nota definitiva e rassegnata nella voce. Sembrava sapere ciò che Elijah aveva visto. Forse aveva usato l’empatia, come suo solito.
-Ci andrò io- propose Archie
-Non essere ridicolo, tu sei il disegnatore, ci servi qui! Così come Jamey: è lo scrittore, è fuori questione!- smentì Zowie, perdendo la pazienza.
-Zowie?- propose Archie, pensieroso
-Anche lei ci serve qui, è l’unica che s’intende un po’ di medicina e che conosce la situazione per quella che è; prova ad andare all’ospedale con una contusione simile a quella dell’altro giorno, Archie, senti ciò che ti dicono e poi ne riparliamo, ok?- controbatté Jamey, seccato.
Elijah si alzò in piedi, portando l’attenzione degli altri su di sé.
-Ci devo andare io-
Un silenzio attonito seguì le sue parole. I Cambiastorie lo fissarono con aria grave, ma nessuno di loro parve trovare qualcosa da dire.
-Io ero là, nel momento decisivo, ero là con loro!-
Zowie fu la prima a riprendersi dall’attimo di sorpresa
-Non c’è un’altra soluzione?-
-No-.




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