L'uomo che non moriva di Naglu

Note dell'Autore sul Capitolo
ecco a voi la mia prima storia auto-conclusiva...mi è venuta in mente durante una lezione a scuola xD spero vi piaccia :D
Osservo il cielo. Quante stelle che ci sono sta sera, tante, troppe.
Oggi è il mio compleanno ma è un giorno triste: un’altra tacca sul mio oramai troppo grande muro. Sono stufo di contare, sono stanco e non riesco più ad andare avanti.
Una stella cadente. Non è una novità, ne ho viste tantissime fin’ora e non si è mai realizzato neanche uno dei miei desideri, o meglio, il mio unico desiderio: che questo strazio finisse.
Ho visto morire tutti i miei famigliari, ho visto morire mia moglie e i miei figli, ho visto morire il mio unico nipote prima che potesse darmi un successore. Perchè vivo? Perchè non muoio?
Mi sono buttato più volte da scogliere e torri, sono stato investito da macchine e mandrie di animali con il solo risultato di provare un dolore atroce, un dolore fisico che non è nulla rispetto a quello della mia mente. Mi hanno sparato, decapitato e accoltellato più volte ma sono ancora qui.
Quel giorno ormai è troppo lontano ma lo ricordo ancora bene aihmè. Salvai una bambina in un fiume, la figlia di una qualche divinità che neanche conoscevo. Quanto mai lo feci. Prima ci fu un lampo di luce e poi mi comparve una strana creatura antropomorfa del colore dell’oro e con strane ali di ossa chiedendomi cosa volevo per aver salvato la sua unica discendente e sceglsi la vita eterna.
Il peggior desiderio che un essere umano potrebbe esprimere.
Non posso morire per quanto il mio corpo continui ad invecchiare e ad indebolirsi. Dopo quasi seicento anni di vita le mie ossa si spezzano alla minima brezza e l’unico modo per muovermi è su una sedia a rotelle. Non mangio e non bevo da più di duecento anni e non muoio, perchè non posso morire, è uno strazio, una maledizione e la cosa peggiore è che io stesso l’ho scelto, mi sono condannato da solo ad un’eternità di dolore. Ogni notte, ogni dannatissima notte da più di trecento anni rimango sveglio a guardare il cielo nella speranza di rivedere quella luce, nella speranza di poter morire.
Anche oggi niente, il sole sta sorgendo ed è più luminoso del solito. Mi brucia gli occhi oramai indeboliti e resi quasi completamente ciechi.
Non ho più la cognizione del tempo, vivo da talmente tanto che una notte sembra passare in pochi minuti. Sono uscito ad osservare il cielo alle nove e ora sono solo le...nove e trenta? Com’è possibile?
Alzo lo sguardo e il sole è ancora lì immobile. Non può sorgere il sole a quest’ora.
“Salve umano. Ti osservo da un po’ di tempo” mi dice “Ti osservo da quando salvasti mia figlia”
La speranza torna a brillare dentro di me: finalmente posso morire, finalmente è tornato.
“Mi sono distratto per pochi attimi e quando torno ad osservarti ti ritrovo in questo stato. Dimmi, quale male ti affligge?”
“La vita” rispondo con un filo di voce “Ti scongiuro, fammi morire”
L’essere ride, sembra prendermi in giro.
“Non posso farti morire: hai desiderato tu stesso la vita eterna e no, non chiedermi di farti tornare giovane. Non posso modificare ciò che è stato”
Non gli rispondo, non ne ho la forza nè la voglia. Anche la mia ultima speranza è persa.
Non sono mai stato così male: ho vissuto per più di seicento anni ma ho sempre avuto la speranza della morte e ora, ora non possiedo neanche più quella. Un’eternità di dolore senza neanche un barlume di speranza, ecco cosa mi aspetta. La divinità ride ancora.
“Umano” dice mentre si allontana “Esseri umani, le creature più stupide che esistano: scelgono una punizione quando gli si offre un dono, maledizione invece di una benedizione. Umani, stupide creature”
Note Conclusive
Grazie a tutti per la lettura e....buona giornata :D




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