La paura dello sciocco di ico

Note sulla Storia
Oook, piccola spiegazione: l'altro giorno, dopo anni, scocciavo di nuovo gente in chat. (E devo dire che farlo mi invoglia a scrivere, quindi dovrete sopportarmi ;D)
comunque, Selerian si è molto gentilmente messo a spiegarmi l'enormità di roba che c'è dietro i tomi dello gnomone (roba che il mio cervellino mai e poi mai avrebbe lontanamente colto) e un idea balzana mi ha colto.

Questo raccontino.
Ovvero, l'incontro tra due personaggi con il pallino dello spoiler.
Non offendetevi, fan dello gnomone!
Anche io so



La figura in nero avanzò un passo. Indugiò appena un momento con lo sguardo sul terreno, ricoperto di piccole ali dai molti colori.
Poi alzò gli occhi verso l'albero.

«Apparentemente, salutare è divenuta un abitudine in disuso.» Fece una voce fredda e sarcastica, da qualche parte tra le fronde.
La figura distese le braccia. «Mi scuso. Ma non è tra le mie abitudini dialogare con gli alberi.» Replicò, senza smettere di sorridere.
«Non sono un albero. Sono - »
«Qualcosa che vive sull'albero.»
«Esattamente. Sono - »
«Uno scoiattolo?» Suggerì la figura.
«Cosa?» Sbottò la voce, perdendo per un istante la propria freddezza.
Alcune farfalle smisero si svolazzare. Le loro ali continuarono a farlo per alcuni secondi, prima di scivolare con le altre, tra le radici.
La voce si ricompose. «Non sono uno stupido scoiattolo. Sono un oracolo. O così mi chiamano. Io vedo dieci piedi in profondità nell'animo di chiunque, e tu che sei profondo - »
«Almeno cento.» Replicò la figura, scrollando le spalle.
Seguì un silenzio cupo, durante il quel molti insetti caddero.
La figura studiò l'ennesima evoluzione verso il terreno, stavolta di un viola cupo.
«Ti sei offeso?» Domandò.
«Appena.»
«E questa cosa delle farfalle?»
«È un tic nervoso. Di solito ha anche una funzione disturbante verso il mio interlocutore.»
«Non sta facendo molto effetto.»
«Lo so. E odio le farfalle. Ma non ha importanza. Dovresti esser grato di potermi parlare. Tantissimi vorrebbero poterlo fare, e nessuno di loro lo farà.»
La figura dischiuse le labbra, ma la voce sull'albero continuò.
«Anche se tu non hai bisogno di parlarmi.» Disse perentorio.
Il sorriso della figura si allargò.
«A me piace parlare. Adoro le storie. Ho buone ragioni di crederti una fonte intrigante delle suddette.»
«Io so. E so che anche tu sai. E so che sai che non sono uno scoiattolo. Né un picchio.»
«Lo so.»
«Questa discussione non ha utilità ed è ridondante.» Le ali di una farfalla rossa sfiorarono il terreno. «Fai la tua domanda. Allora. Vuoi una storia?»
La figura scrollò le spalle. «Dimmi di questa. Se ne hai piacere. Voci dicono che tu sai, e indichi la via peggiore.»
La voce ridacchiò. «Voci. La peggiore fonte di nuove. Peggiore, migliore. Aggettivazioni adatte a esseri semplicistici. Io la chiamo la via che porta vicende meritevoli di essere raccontate. Là fuori è pieno di ignoranti.»
«Non posso darti torto.»
«E la storia attuale è molto complicata. Molto meritevole di essere raccontata. Anche e soprattutto grazie alle mie parole. E non c'è bisogno che i dica quanto ho dovuto lavorarci.»
la figura annuì con forza. «Tuttavia una storia troppo complicata potrebbe non riscuotere il giusto apprezzamento.»
«Che gli ignoranti restino nella loro ignoranza. Non ho interesse che pedine senza cervello apprezzino il mio intreccio.»
«Eppure - »
«Di contro, la tua rimarrà semplice e sciocca.»
La figura annuì. «Anche le storie sciocche hanno uno scopo. Meritevole non esisterebbe senza sciocco. Bello senza brutto.»
La voce e la figura tacquero. Altre ali danzarono nell'aria.
«Non sarai mai complicato quanto me, e so che ne sei cosciente. Invidiosetto?»
«Sarei femmina. E io non indico vie da seguire.»
La voce rise a lungo. La figura arcuò le sopracciglia.
«Femmina. Saresti oggetto. Neppure il tuo aspetto ti appartiene. Quei capelli, quel pallore. Erano di un'altra. E lo sai benissimo. Non indicheresti vie? Ti impicci di questo e quello. Parli e consigli così tanti sempliciotti. Quante spinte precise hai dato da quando ti ha creato?»
«Sì, ma - »
«Nella direzione che vuoi tu. O quella che porta la storia più meritevole di essere ricordata, se preferisci. Noti una certa somiglianza? Puoi cambiare la forma verbale come preferisci, ma il fine è il medesimo.»
La figura tacque.
La voce rise ancora. «Io aspetto. Bloccato qua, circondato da fae che non hanno una vita slegata dalla mia. Aspetto, aspetto, pochi, pochissimi eletti che sapranno quella che intendono come la verità. Gradevole o sgradevole che sia. Con mi occupo delle conseguenze. Tu? Tu li cerchi. Potrò anche essere responsabile di qualche piccola guerra, ma tu quante vite hai cambiato? Quante volte hai usato quel potere? Io mostro la strada per la vicenda. Tu forzi la strada della vicenda. Chi di noi due è migliore?»
La voce si acquietò, come ad aspettare una risposta.
La figura divenne seria in volto. «La mia storia potrebbe finire molto peggio rispetto alla tua. Niente più storie è il finale peggiore.»

La voce sogghignò. «Non ti do torto. Sali che ti offro un cocktail. Ad aspettare eletti si ha fin troppo tempo libero.»
La figura sorrise. «Anche ad essere legati ad un albero.»
«Anche.»

«Sei davvero uno scoiattolo!»
«Ancora! Non sono uno scoiattolo, sono un ghiro!»
«Lo sapevo.»
«So che lo sapevi.»
«Hai ragione, è una discussione poco stimolante.»




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