Sangue di Selerian

Note sulla Storia
Il seguito di Fiamme. Temo sarà meno interessante del primo libro, è necessario mostrare un po' di cose importanti per la serie in generale, e lo uso per sperimentare alcune tecniche :P. Spero sarà comunque di vostro gradimento!
Note dell'Autore sul Capitolo
E partiamo subito con qualche vecchia conoscenza :P. per chi non lo ricordasse, Alvise è uno dei compagni di squadra di Dragan, il protagonista del primo libro. Il suo POV sarà prevalente, anche se non esclusivo, in questo libro.

Imboscata


Dicono che i maghi ci proteggeranno.
E per la mia esperienza, è vero. Quando mia figlia si è rotta un braccio, i Maghi del Sangue l'hanno guarita senza chiedere nulla in cambio. Ogni primavera, i maghi del Grano benedicono il mio campo. E l'unica volta in cui un gruppo di Lupi mannari ha sconfinato nel nostro paese, i maghi del Vento sono arrivati dal cielo a distruggerli.
Ma leggo i giornali. Ho letto di Tolosa. La città distrutta, migliaia di persone bruciate sul rogo.
I nostri maghi non hanno mosso un dito. E dei loro, quelli che potevano sono scappati.
Cosa faranno i nostri maghi, se il peggio dovesse arrivare? Se il pazzo di Avignone deciderà di attaccarci, ci proteggeranno, o si chiuderanno a Venezia, e lasceranno le campagne al loro destino?


Alberto Carter, contadino veneziano.


La gondola scivola lungo le acque scure del canale. Non perturba l'acqua, lo stesso potere che ci spinge si assicura che non lasciamo una scia.
Non dovrebbe essere così.
Se non stiamo facendo niente di sbagliato, perché veniamo in piena notte, a luci spente?
Perché abbiamo avuto pochi minuti di preavviso, ovviamente. E perché non possiamo scegliere a che ora la gente muore d'infarto. Anche così, mi sento un ladro.
Non ci sono lampioni, in questa zona della città. Solo la Cupola azzurra sopra di noi, la sua luce soffusa disegna i profili della barca, dei miei compagni, del palazzo dei Piombi.
Signore dell'Universo, è giusto quello che sto facendo?
Non credo di averti chiesto molto, nella vita, e ho ringraziato spesso. Se ci sei, per una volta rispondimi, te ne prego. Cosa devo fare? Sto tenendo fede al mio giuramento? Sto davvero aiutando, per vie traverse, l'umanità?
Una linea bianca, debolmente luminosa, sembra tracciata col gesso sull'acqua. Maga Trevisan muove rapidamente le mani, e la linea si interrompe per lasciarci passare. Sento per un istante la sensazione fresca della magia umana che mi attraversa, mentre gli incantesimi di sorveglianza mi scandagliano.
Proseguiamo verso il Ponte dei Sospiri. Dall'interno, filtra la luce rossa e pulsante di una barriera di Fuoco.
Ci fermiamo quasi sotto il ponte. Maga Trevisan sfiora dei punti, per me del tutto anonimi, lungo la pietra umida del palazzo al nostro fianco. Questa scorre come un liquido, con un silenzio surreale ci apre un varco verso l'interno.
Due maghi del Rame ci aspettano dentro, assieme a un piccolo gruppo di guardie, incantesimi protettivi e di identificazione che scintillano sui vestiti di tutti.
“Altolà. Identificatevi”, dice uno dei due maghi. Punta una balestra, il dardo pulsa di luce azzurra.
“Maghi Trevisan, Masiero e Livaja, su autorizzazione della Commissione per la Sicurezza. Richiediamo l'uso della Stanza degli Interrogatori e accesso al prigioniero di Massima Sicurezza 14b”
Uno dei due maghi consulta un registro, controlla i documenti che Trevisan gli porge. Annuisce.
“Potete passare. Il personale degli Interrogatori è a vostra disposizione per gestire il prigioniero”
L'espressione mi dà i brividi.
Avanziamo lungo il corridoio buio e umido. Basta fare pochi passi, e mi sembra di sentire una costrizione al petto, una pressione contro le mie percezioni magiche. Il potente Campo Nullificatore del carcere in azione.
Il corridoio è stretto, pavimento e pareti segnate dall'umidità, dalla muffa e dall'acqua alta. Le celle puzzano, sono minuscole e completamente buie. Mi danno i brividi. Le porte, sbarre metalliche coperte di incisioni magiche, sembrano susseguirsi infinite, tutte uguali.
Qualche prigioniero è sveglio. Diversi tossiscono, qualcuno si lamenta. Mi sembra di sentire un pianto lontano, in una cella qualcuno prega con voce monocorde. Ogni mio istinto mi dice che è sbagliato, che ci sono persone che soffrono e il mio dovere è aiutarle. Cerco di non guardare, ho già visto abbastanza celle sovraffollate e corpi smagriti per dieci vite.
Un'altra porta, Trevisan ci poggia una mano contro, seguita da me e Livaja. Ho la sensazione che un vento freddo mi attraversi, e poi anche quella si apre.
Il braccio di massima sicurezza è meno squallido del resto dei Pozzi, per paradossale che possa apparire. Non che le condizioni dei prigionieri siano migliori, ma qui non è permesso all'acqua di entrare, o allo sporco di accumularsi. Alcuni dei prigionieri qui dentro avrebbero bisogno di fin troppo poco, per liberarsi.
Le porte sono massicce, coperte di simboli magici, senza aperture. Solo numeri indicano che prigioniero ci sia dentro ciascuna di esse. Ma alcuni mi sono fin troppo noti. Ed è impossibile non notare le barriere di forza, deboli scintilli di luce bianca percettibili nell'oscurità totale, che circondano le prime quattro celle.
Le prigioni dei Grandi Maghi.
Quattro grossi uomini in divisa nera ci aspettano davanti alla cella 14.
“Aprite”, ordina Trevisan.
Si inchinano, due di loro estraggono massicce chiavi di ferro, poggiano il pollice su una pietra azzurra incastonata nell'impugnatura di ciascuna. Sottili linee luminose percorrono le chiavi, le guardie le infilano contemporaneamente in due serrature ai lati della porta.
“Estraete il prigioniero 'c'”, ordina Trevisan. Suona sicura, risoluta. Mi chiedo se lei abbia mai dubbi. Se anche lei pensi con terrore a quante altre volte dovremo scendere qui, quante altre volte far aprire questa porta.
Uno dei soldati entra, tiene in mano una torcia elettrica.
La cella è piccola e pressoché completamente spoglia. Due prigionieri dormono sulle brande, pesanti catene alle caviglie. Altre due brande sono vuote. Puzza di sudore ed escrementi.
Giuro di perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell'uomo e il sollievo della sofferenza.
Cosa penserebbe di me il Dottor Vendramin? È passato un anno dal mio giuramento ufficiale. L'ho già infranto?
“Cosa... che volete...” chiede una voce assonnata.
“Zitto e alzati”
Ancora chiavi luminose, rumori di metallo che si muove, catene che cadono a terra.
I due carcerieri trascinano fisicamente fino alla porta un ragazzo più giovane di me, smagrito e lurido. Indossa i resti marci di un completo elegante, è scalzo. Noto che ha una caviglia gonfia e irritata, i segni della catena distintamente visibili. Non sembra esserci infezione, ancora.
Cerca di camminare, ma è ancora stordito dal risveglio, non riesce a tenere il passo dei due carcerieri. Gli guardo i piedi. La luce è fioca e sono letteralmente incrostati di sporco, ma temo di vedere segni di congelamento.
Dovrei chiedere alle guardie di rallentare? Mi darebbero retta?
Cerco lo sguardo di Trevisan. Lei si limita a guardare avanti, impassibile. Livaja si volta per un istante dalla mia parte, ma si gira subito, senza dire nulla.
“Oltre questa porta il Campo Nullificatore è assente. Vi invito a fare la massima attenzione. Gli articoli richiesti sono già stati preparati”
Mi viene quasi da ridere. Fare attenzione. Tre maghi dell'Argento e quattro guardie contro un ragazzo incapace di tenersi in piedi, senza un solo incantesimo preparato.
Altre chiavi luminose, altra porta che scorre silenziosamente nella parete.
Sento subito i miei poteri che tornano a funzionare normalmente, posso di nuovo percepire la magia che mi circonda, la linea che sospende il Campo Nullificatore ai confini della stanza, il grosso interruttore, vicino alla porta, che lo riattiverebbe in un istante.
Lo stomaco mi si rivolta vedendo il cadavere sul bancone metallico, un Talismano del Grano sul petto. E gli anelli metallici alla parete.
“Che altro volete da me?”, chiede il Conte di Catania. Ha la voce raspante, sembra confuso, o spaventato.
“Abbiamo un nuovo cadavere. Lo animerai per noi. Gli infonderai poteri magici. Noi osserveremo il processo”
Il ragazzo, ancora tenuto per le braccia dalle due guardie, si gira verso Trevisan. Gli costa evidentemente fatica.
“Che interesse ho a farlo?”
E sento l'ombra di un tono imperioso, nella sua voce, il residuo dell'uomo che ha animato un esercito e comandato una città.
“Non hai alternative. Dobbiamo tornare su quella parte?”
Mi si stringe lo stomaco. Per favore per favore cedi. Non guadagnerai nulla a resistere. E ho tradito il mio giuramento abbastanza, per oggi.
Il terzo carceriere si porta davanti al ragazzo, con una postura volutamente minacciosa.
Il Conte solleva lo sguardo, per un istante c'è acciaio nei suoi occhi scuri. Poi annuisce, torna a guardare giù.
“Va bene. Sono pronto”
A differenza delle volte precedenti, il Conte si spoglia da solo, con movimenti affaticati. Si sfila la camicia stracciata e quel che resta dei pantaloni di velluto, si avvicina barcollando, ma da solo, agli anelli alla parete. Alza le braccia fino a che i suoi polsi non sono all'altezza degli anelli superiori. Un cenno di Trevisan, e il metallo scorre come acqua, gli avvolge polsi e caviglie.
“Le braccia libere mi aiuterebbero”, sussurra il ragazzo. È orrendamente magro, si contano le costole senza difficoltà, i muscoli di braccia e gambe sono pietosamente deboli. La pelle è pallida, dall'aspetto malsano.
“Non sono indispensabili per l'incantesimo”, risponde Trevisan, secca.
Denutrizione, principio di atrofia muscolare, carenza di vitamina D. Pasti piccoli e frequenti, abbondanti in carboidrati, fino al recupero delle forze, esercizio fisico regolare ed esposizione al Sole quando possibile. Integratori vitaminici possono aiutare, incantesimi appropriati possono accelerare il recupero muscolare.
Questo è quello che dovrei dire.
Poi prende dal bancone, vicino al cadavere, un Talismano circolare, d'oro, con una mosca morta che galleggia al centro. Lo tocca come se fosse un serpente velenoso, e lo mette al collo del Conte.
Gli poggio una mano su una spalla. Con una parola, libero l'incantesimo di Diagnosi e poi quello di Osservazione.
Il potere mi scorre attraverso le dita, rimbalza in ogni vena e ogni nervo del giovane prigioniero, lo vedo sobbalzare per un istante.
Vedo il fluire del suo sangue sotto la pelle, ora, vedo la pelle pallida e sporca ma anche il cuore che batte ritmicamente, sotto, l'espandersi e il contrarsi dei polmoni – accelerato, fatica o nervosismo – la danza indecifrabile di impulsi elettrochimici attraverso i nervi.
Vedo il potere scorrergli in lampi azzurri attraverso le mani, saette di energia che si collegano con il torace, dove il Talismano tocca la sua pelle. Vedo la magia che si struttura davanti alle sue dita – semplici simboli di prova – mentre esegue parole e gesti. E per un istante dimentico quel che sto facendo, dimentico i dubbi e l'orrore, mi perdo nella perfezione del sangue che scorre attravero le vene e del meccanismo incredibilmente complesso, elegante, dei muscoli e dei tendini che lo tengono in piedi, l'occhio che si deforma per mettere a fuoco, le complesse contrazioni della bocca per formare le parole...
“Ho una chiara visione del soggetto. Sono pronto”, dice Livaja, nervoso. I suoi occhi sono completamente neri, oscurità gli avvolge le dita.
Torno alla realtà. Ma è sbagliato. Sbagliato. Questa perfezione che ci viene data, dobbiamo difenderla. Io più di tutti. Non importa chi è, non importa cosa ha fatto, non possiamo trattare così una persona, non possiamo negare cibo e luce e movimento...
“Sono pronto”, aggiungo.
“Prigioniero, procedi alla rivitalizzazione”
Guardo il cadavere sul tavolo. Una donna sulla quarantina. Doveva essere stata bella, in vita. Il corpo è perfettamente conservato, visivamente noto solo un pallore innaturale e segni scuri sotto gli occhi, potrebbe dormire. Ma i miei sensi magici sentono immediatamente la mancanza, la Scintilla che abbiamo tutti e che ha abbandonato quel corpo.
Il Necromante agita le dita. Vedo i flussi di potere prendere forma sulle sue dita, organizzarsi, dividersi in flussi netti, formare simboli geometrici davanti a lui. Vedo il suo cuore accelerare i battiti, fa lunghi respiri profondi fra una frase senza senso e l'altra. Ha un ottimo controllo sul proprio potere – delle persone che ho osservato con questo incantesimo, in vita mia, solo Silvia sapeva fare di meglio.
Il potere del Necromante saetta verso la maga morta, un filo di potere azzurro distintamente percettibile ai sensi magici, subito avvolto dall'oscurità di Livaja.
Attraverso il potere del Conte, percepisco il corpo della maga morta con la chiarezza con cui percepisco il suo. Il sangue non scorre, non c'è elettricità, all'interno la complessa, meravigliosa macchina si è fermata, fluidi che si accumulano e tessuti molli che già si degradano.
Il potere del Necromante permea il cadavere, si avvolge attorno a muscoli e tendini. Un gesto del Conte, e il cadavere scatta a sedere.
“Rivitalizzazione avvenuta. Nessun segno di attività magica del soggetto”, comunico, dicendo l'ovvio.
I simboli davanti alle dita del Conte cambiano. Una serie di schemi, troppo veloci per distinguerli, pur avendo studiato questo incantesimo.
E poi accade l'impossibile.
La Scintilla di vita all'interno del Conte, il frammento di fuoco della magia umana che c'è in tutti noi, si scinde. Un pezzo si stacca dal Conte, segue i fili di potere che collegano le sue dita al corpo della maga morta. Scorre nel corpo della maga, si sistema nel suo petto, appena dietro al Talismano.
Il cerchio di rame si illumina, la spiga contenuta al centro torna a scintillare. E vedo i filamenti di potere riattivarsi nel corpo deceduto, più semplici e rozzi di quelli di un vero mago vivente, ma indiscutibilmente presenti, linee luminose che collegano il Talismano alle dita, alla bocca, al cervello.
Trevisan sobbalza. Perfino gli impassibili carcerieri mormorano qualcosa, uno incrocia le dita in un segno di scongiuro.
Io ho stesso ho difficoltà a crederci. Dragan me ne ha parlato, ovviamente. Il Conte stesso ha ammesso di averne il potere, anche se fino ad ora non avevamo trovato cadaveri di maghi sufficientemente freschi. Ma vederlo è un'altra cosa.
“Ho osservato il processo con chiarezza. La Scintilla che risiede ora nel corpo della maga deceduta appartiene indiscutibilmente al prigioniero. La sua si è scissa pochi secondi fa. Le capacità magiche secondarie della maga sembrano riattivate con successo, le connessioni sono semplificate, ma funzionali”, sentenzio in tono piatto.
Trevisan annuisce. Il Conte sorride. Usare il proprio potere dopo mesi senza un Talismano deve essere come bere dopo avere attraversato il deserto.
Trevisan prende una piccola pianta in vaso da dietro il tavolo su cui la maga morta, ora, è seduta. La pianticella è talmente incongrua in questo posto che mi viene quasi da ridere.
“Fai crescere questa pianta”, ordina Trevisan.
“Non ho molta familiarità col potere del Grano”, risponde il Conte, in tono piatto.
“Si tratta di un'applicazione basilare. E abbiamo tutta la notte”
“Mangiare qualcosa mi renderebbe più semplice l'operazione”, aggiunge il Conte. Sento accelerare il suo battito cardiaco, distinguo l'aumento della salivazione al solo parlare di cibo.
“Ti è già stato spiegato che non hai alcun margine di trattativa”
Questo è il momento in cui dovrei parlare. Devo obbiettare alle condizioni in cui è tenuto il prigioniero. Le parole sono già pronte nella mia testa.
Ma Trevisan mi guarderebbe, e mi direbbe che è trattato semplicemente come gli altri della sezione Massima Sicurezza, che essere di utilità scientifica non è un privilegio. E io non saprei cosa rispondere, e farei la figura dello stupido.
Il Conte stringe i denti, annuisce.
Compie una breve serie di gesti, impulsi di potere percorrono i fili. Con mia sorpresa, la maga morta non si limita a ripeterli. Le connessioni di potere col suo cervello si riattivano, incrocia le mani, pronuncia due parole in latino con un'orribile voce raspante.
Luce giallastra, la pianta cresce, foglie che crescono a vista d'occhio. Il potere della maga fluisce dalle sue mani alle radici della pianta, si innerva nelle foglie, forse seguendo la linfa.
“L'incantesimo del prigioniero sembra avere stimolato il cervello della maga deceduta, e avere recuperato l'incantesimo dalla sua memoria procedurale. Sottolineo che questo è in contrasto con la normale attivazione necromantica di muscoli e tendini, che usa ordini preimpostati e funziona anche in totale degenerazione del tessuto neurale. Spiega la necessità di cadaveri così freschi”, spiego.
Trevisan annuisce.
“E sono già risultati migliori di quanto ottenuto di recente. Avete altre idee per esperimenti immediatamente eseguibili?”
Non ce la faccio a pensarci davvero. Voglio solo andarmene da qui il prima possibile. E non tornarci mai, magari.
“No. Per poter trarre altre informazioni sul meccanismo di scissione della Scintilla, sarà prima necessario rianalizzare i dettagli dell'incantesimo, alla luce delle nuove scoperte. Rimane solo da fare rapporto alla Commissione Scientifica”, dice Liveja.
Io mi limito a scuotere la testa.
“Prigioniero, interrompi il contatto”
Il Conte esita un istante, vedo accelerare il suo battito cardiaco, i suoi occhi passano da me a Trevisan a Liveja. So cosa si sta chiedendo. Se ha la minima speranza di usare il non morto sotto il suo controllo per liberarsi.
No, ovviamente. Una maga del Rame legata al Grano non è una minaccia nemmeno per me. E potrei renderlo incosciente in qualche centesimo di secondo, con una mano a contatto con la sua pelle.
L'istante passa, annuisce, abbassa la testa, e i fili di magia si ritraggono dal cadavere della maga. Ricade sul tavolo come una marionetta a cui siano stati tagliati i fili, batte la testa con un rumore orrendo.
“Eccellente. Possiamo andare”
“Un minuto”, dico.
Chiudo gli occhi, rimane solo l'immagine, chiara nella mia mente, del corpo del Conte.
Senza più vederne l'esterno, lo sporco, i capelli scarmigliati e la magrezza, sembra sostanzialmente in salute. Con l'incantesimo di Diagnosi, però, è facile individuare i danni. Il segno della catena alle caviglia, escoriato e con un principio di infezione. Vesciche e geloni sui piedi. Diversi lividi sulla cui natura preferisco non indagare.
Rigenerazione. Nutrimento. Drenaggio.
Libero gli incantesimi in rapida successione, ordino alla pelle di sanarsi, al sangue di pulirsi, ai capillari danneggiati di richiudersi. Non posso fare niente per i muscoli, non c'è materia prima a cui attingere per ricostituirli.
“Masiero, cosa sta facendo?”, chiede Trevisan, dura.
“Il mio lavoro”, rispondo. E una volta tanto, la voce non mi trema nemmeno un briciolo.

***

Di nuovo la gondola. Ora ci porta verso la luce, verso le risate e le voci della vita notturna di Venezia.
Mi fanno repulsione, ora come ora.
“Non so dire se sono deluso o rassicurato. Il ragazzo non riporta davvero in vita i morti. L'anima che li alimenta è la sua”, dice Liveja.
Trevisan guarda avanti, gli occhi vitrei, impenetrabile come sempre. Dopo qualche istante, scuote la testa.
“A me invece fa sentire ancora peggio. Credi davvero che la tua anima possa alimentare i poteri di qualcun altro? Che sia qualcosa di intercambiabile?”
Un istante di silenzio. Sono arrabbiato con Trevisan, sono disgustato dalla sua mancanza di umanità. Ma non ho cinque anni. E quel che sta dicendo è importante.
“La maga rianimata ha avuto bisogno del proprio cervello, per usare la magia. Ma non della propria Scintilla”
Trevisan annuisce. Sorride leggermente.
“E così, quello che consideravamo più profondamente personale e unico negli esseri umani, si rivela intercambiabile. E divisibile, anche se vorrei davvero sapere perché solo il Conte, a questo mondo, pare in grado di riuscirci”
“Volete dire che quella... non è l'anima?” chiede Livaja.
Un istante di silenzio. Poi parla Trevisan.
“Non sotto alcun punto di vista che abbia importanza”
“Si tratta pur sempre dell'unica cosa che ci distingue dagli animali”, risponde Livaja, deciso.
Lei annuisce.
“Già. L'Accademia delle Scienze sarà entusiasta di avere un nuovo problema da risolvere”
Nessuno parla, per il resto del viaggio.

***

Entro nel mio appartamento facendo meno rumore possibile lungo le scale. Apro lentamente la porta, ma dentro la luce è ancora accesa.
Silvia è seduta al tavolo della sala da pranzo, documenti sparsi davanti a lei, occhiaie profonde. Sottolinea un documento, prende appunti in un blocco note con la sua calligrafia orribile.
Alza lo sguardo un istante, mugugna un saluto.
Faccio per andare verso la mia stanza.
Mi fermo, e mi siedo sul divano.
“Silvia, hai un attimo?”
“No”, risponde, continuando a sottolineare.
“Una cosa importante”
Sospira, riesco a vedere l'irritazione nei suoi gesti mentre chiuda la penna e mi guarda. Mi pento di averla interrotta. Ma ho bisogno di parlarle. E credo sia meglio farlo mentre Dragan dorme.
“Sono stato di nuovo dal Conte di Catania. Una maga del Grano ha avuto un infarto qui in città, siamo riusciti a portare il cadavere ai Piombi a pochi minuti dalla morte”
Inclina la testa, l'irritazione svanisce, i suoi occhi grigi si fissano nei miei con l'intensità inquietante che le è tipica.
“Questa volta è riuscito a risvegliarne i poteri?”
“Sì. Abbiamo visto con chiarezza un frammento della scintilla del Necromante staccarsi e raggiungere il corpo della maga. Lì ha immediatamente riattivato il Talismano. Per fare incantesimi, però, si interfacciava al cervello della morta”
Silvia annuisce. Qualcosa sembra non piacerle in quel che ho detto.
“Quindi non è realmente in grado di rigenerare la Scintilla del morto?”
“Non sembrerebbe”
Non aggiungo altro. Conosco Silvia. Qualunque conclusione io abbia tratto, lei ci arriverà prima che io faccia in tempo a dirla a voce alta.
“Bisognerebbe provare...”
“Scusa, della questione scientifica ci occupiamo un'altra volta. La cosa... le condizioni dei prigionieri, Silvia. Ok, il Conte è stato più o meno tanto schifoso quanto è umanamente possibile. Ma l'ho trovato denutrito, debole e chiuso in una stanza completamente buia. Non ha senso. Siamo la città più ricca del mondo. Quelle celle costano quanto un palazzo reale, in ogni caso. Non ha senso. Non credo che sia... quello che dovremmo fare”
Lei annuisce. Sembra stanchissima.
“Io sono d'accordo. A dirla tutta, le condizioni dei prigionieri sono uno dei circa centomila punti politici su cui ho cercato di portare la vostra attenzione, senza successo, in passato”
Sento l'amarezza nella sua voce. E sono fin troppo certo che abbia ragione. Ma Silvia vede numeri e statistiche e capisce le cose, e le importa davvero. Io ho bisogno di vedere persone e oggetti reali, e semplicemente non riesco a seguire tutte le cause politiche di cui si occupa lei.
“Lo so. Mi spiace. Sul serio. Ma ora ho visto di persona. Dobbiamo fare qualcosa. Parlare con la commissione giustizia, cercare di ottenere un voto trasversale in proposito. Non è degno di Venezia. Non possiamo continuare così”
Lei scuote la testa.
“Alvise, una discreta fetta dei Nobili, fosse per loro, reintrodurrebbero la pena di morte e la tortura, e i Comuni non aspettano altro che linciarmi se provo a proporre di aumentare la spesa pubblica per tenere in condizioni migliori dei prigionieri. Io sono convinta che delle celle medievali siano ridicole e ingiuste. Ma come esattamente dovrei convincerne una maggioranza del Maggior Consiglio, quanto tu e Dragan non mi avete dato retta in proposito, porca miseria?”
“Possiamo portare i Consiglieri ai piombi. Far vedere la situazione. Riscuotere qualche favore politico. Spiegare. Tu sai farlo, io no. Ti ascolteranno, se ti ci metti. Dimostrare che Venezia è più civile degli altri è qualcosa che fa sempre presa”
Lei sta in silenzio un istante, guarda da un'altra parte. Poi stringe le labbra. Torna a guardarmi.
“Vuoi la verità, Alvise?”
“Certo”
“Eccola, allora. Sì. Posso. Se davvero volessi, credo che potrei ottenere un miglioramento serio delle condizioni carcerarie entro l'anno. I Consiglieri, una volta che smuovi la loro coscienza, raramente lasciano correre sui diritti umani. La maggior parte dei Maghi sarebbero con me, e la fazione degli Innovatori potrebbe attaccarsi a questa causa, anche se non stravedono per me. Ma non lo farò”
Il suo tono secco mi stupisce.
“Perché? L'hai detto anche tu, che non è giusto!”
“E non lo è. Ma non posso combattere tutte le battaglie del mondo, Alvise. Ho favori limitati da riscuotere, tempo limitato nelle mie giornate, i miei contatti sono disposti ad ascoltarmi fino a un certo punto. Non posso permettermi di imbarcarmi in questa causa. Mi spiace”
“Credo che sia importante. Davvero”
Parole sbagliate. Sobbalzo alla sua occhiataccia.
“Credi che io mi occupi di parole crociate, porca puttana? Alvise, hai una vaga idea di cosa sta succedendo lì fuori? Fra dieci mesi ci sono le elezioni per i seggi dei Comuni. Se non riusciamo a raffreddare un filo gli animi, i Falchi avranno la maggioranza, e dichiareranno la Guerra Finale. Proprio ora che, per una volta, c'è un Papa vagamente interessato a coesistere con noi. Le Città Magiche sono meno unite che mai, con Amsterdam che vuole la guerra e Lione furiosa perché non ci siamo schierati dalla loro quando D'Auvergne minacciava di attaccarli. Democratizzare Catania si sta rivelando un casino senza fine. In tutto questo, i Nobili sono terrorizzati all'idea che otteniamo abbastanza voti in Maggior Consiglio da ridurre i loro seggi, e stanno reagendo in tutti i modi, dai voti di scambio alle congiure”
Prende fiato, si massaggia le tempie.
“Una settimana, dico una settimana, e si aprirà il Concilio, e potremmo dichiarare guerra a Praga assieme alla Santa Sede. Se ce la giochiamo male, possiamo rompere definitivamente i rapporti con Amsterdam o provocare la Guerra Finale. Anche nel migliore dei casi, abbiamo un'enorme campagna militare da organizzare. Sto cercando di farmi un'idea delle posizione del fottuto miliardo di diplomatici delle potenze che parteciperanno al Concilio. Davvero, Alvise, quando dovrei occuparmi dei diritti dei prigionieri, secondo te?”
Alza la voce, contrae una mano a pugno, fa per sbatterla sul tavolo, poi si ferma dando un'occhiata alla stanza di Dragan.
Non rispondo. Penso di alzarmi e andare in camera mia, ma una parte di me mi dice che finché sto fermo sarò invisibile.
Chiude gli occhi, respira, alza le mani aperte verso di me.
“Ok. Scusa. Ho esagerato. Ma per la miseria, mi vieni a dire che dovrei occuparmi di una cosa importante di cui non ti è fregato niente fino a ieri, una fottuta settimana prima del Concilio di Venezia. Facciamo che ne parliamo a Concilio finito, va bene? Vedrò quello che si può fare”
Annuisco.
“Scusami. Buonanotte”
Lei annuisce. Poi torna a guardarmi, come in un ripensamento.
“Ah, e fammi un favore. Non parlarne a Dragan. Se c'è una cosa al mondo di cui non vuole sentir parlare, sono i problemi del Conte di Catania"




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