Insomnia di Dellis

Note dell'Autore sul Capitolo

Non credevo sarei mai riuscito a fare uscire questo capitolo.

E' mezzanotte e cinquantaquattro minuti, è tipo la terza notte di seguito che sto sveglio fino a quest'ora per rivederlo rileggerlo e correggerlo, quindi direi che il titolo è appropriato xD.

Che dire! E' il mio primo tentativo di racconto non breve. O almeno, il primo che non sembri scritto da una scimmia affetta da gravi disturbi della personalità.

Fino ad ora, ho sempre scritto solo testi brevi - tutte le volte che provavo proditoriamente a oltrepassare la soglia delle venti pagine, la mia musa puniva la mia hubris facendo implodere il mio stile di scrittura. Non ha neanche senso! Voglio dire, se aumenta la lunghezza del racconto quello che dovrebbe implodere è la mia capacità di tenere assieme una trama, non lo stile di scrittura! xD

Se sono arrivato in fondo (cioè, all' inizio, visto che è il primo capitolo xD) lo devo a FraTac. Mi ha fatto da consigliere di scrittura, da lettrice di prova e da critica letteraria. Senza i suoi suggerimenti, questo capitolo non avrebbe mai visto la luce. Non appena ho provato a scrivere in prima persona, il mio stile si è magicamente risanato, ogni parola è finita al suo posto ed è venuto fuori quello che leggete.

E, si spera, qualcosa che vi possa piacere.

L' altro ringraziamento va a Luca. Sai perchè xD.

Ora, bando alle ciance. Chiudete gli occhi, e iniziate a Sognare...
«Fa freddo.»

Guardo Luke con la coda dell’ occhio, al limite del mio campo visivo. Ha le mani stese verso il ciocco di legno davanti a lui, chiuso nel cerchio di pietre.

Ha il suo solito sguardo, quello che significa “sei utile come un campione di lancio coriandoli.”

Sopracciglio destro leggermente inarcato, sorrisetto imperturbabile.

E’ il suo sport preferito stuzzicarmi.

La cosa è reciproca.

«Ma quella cosa, sai, che fanno i cavernicoli, con un bastone appuntito, un ciocco di legna da ardere, e tanta tanta buona volontà?»

Si passa le mani fra i capelli, ridendo. Vedo varia fauna, spaventata dal rumore, ritirarsi dagli alberi al limitare della radura, e mi chiedo se, se potesse, lo farebbe anche la flora. Sicuramente, potessi, lo farei anch’io.

«Buona fortuna, con del legno bagnato! Se invece ti decidessi a fare il bell’ addormentato…»

Risponde lui, con tono sarcastico. Poi sospira, e dietro alla maschera di sarcasmo vedo la sua preoccupazione per me.

«Va beh, dai, tranquillo, vorrà dire che per una sera dormiremo al freddo, non voglio costringerti».

Lo guardo, con un po’ di senso di colpa. In fin dei conti, sono stato io a trascinarlo in tutto questo.

Sollevo lo sguardo al cielo, e indirizzo silenziosamente una lunga serie di parole tanto artistiche quanto irripetibili verso il Grande Spirito. Dopodichè, mi decido.

Chiudo gli occhi, e inizio a sognare.


--------


Quando li riapro, tutto attorno a me ha assunto una colorazione leggermente verdognola, che va lentamente scemando, fino ad assestarsi su una copia piuttosto scolorita della radura.

Non credo mi abituerò mai al passaggio.

Sento un familiare mal di testa farsi lentamente strada nella mia coscienza, incurante dei miei ripetuti tentativi di ignorarlo, mentre cautamente provo ad alzarmi.

Faccio peso prima su un piede, poi sull’ altro, e con mia sorpresa mi trovo piuttosto stabile. Dev’essere un luogo importante, questo.

Ricordo con un sorriso quando ho provato a farlo in casa mia, il pavimento era come terriccio bagnato, sono affondato fino alle caviglie prima di riuscire a muovere un passo. Mia madre ancora si chiede perchè non aveva mai notato che quell’ asse del parquet era più chiara delle altre.

«Al di là del mal di testa, almeno una cosa positiva c’è:»

Dico a me stesso più che ad altri.

«Nei sogni non fa mai freddo.»


Ho passato gli ultimi cinque minuti a decidere il da farsi. Mi sembra quasi di sentire Luke che rompe le balle perchè penso troppo prima di agire.

«Credo che questa volta mi rifarò alla tradizione alchemica.»

Dico, ai grigi pini della pallida radura che mi circonda, che ascoltano in silenzio e non sembrano avere risposta per me. Devo proprio perdere quest’ abitudine di parlare da solo.

Inizio a guardarmi attorno, cercando le Salamandre. E, a poco a poco, mi pare di notare dei guizzi lucenti, nell’ aria attorno a me, completamente in contrasto con il pallore del sogno.

«Riuscite a sentirmi?»
Non c’è risposta, se non una leggera interruzione nel movimento dei bagliori, che ormai guizzano tutto attorno alla radura come lucciole nel buio.

«Mi serve che vi raduniate su quel ceppo!»

Dico, mettendomi le mani a coppa attorno alla bocca per amplificare la mia voce.

Mi guardo attorno, mordendomi un labbro. Non mi sembra di aver ottenuto molto. Forse la tradizione alchemica non è stata una buona scelta.

*la prossima volta magari scegli qualcosa che non faccia riferimento ad esseri vivi, magari. O almeno, più piacevoli. Chissà se la tradizione greca ha qualche ninfa del fuoco, la naiade dell’ ultima volta era molto più accomodante.*


Sto per andarmene, pronto ad affrontare lo scherno di Luke per tutta la prossima settimana, quando sento la loro voce.

Inizia flebile e tremula, come una candela.



Non ci vuole molto. Si fa gradualmente più forte, e ricorda il fuoco da campo del campeggio dove andavo da piccolo, un rombo che divora l’ aria e il legno. Ogni frase finisce improvvisamente, con un guizzo.

«Noi… siamo… ilfuoco. Parla E TI ---ascolteremo.»

«Io sono…»

Mi interrompo. Stavo per dire loro il mio nome. Opto per dire loro quello di Luke, tanto non entrerà mai qua dentro.

«Io sono Lucas Armelli.»

Sembrano rallentare, nel loro movimento. Posso immaginare siano dubbiosi, e tuttavia sono le regole del gioco. Qui nessuno dice il proprio nome agli altri, non è una buona idea.

Finalmente, dopo una decina di secondi, parlano di nuovo.

«Ti… ascoltiamo… Lucas dalla FIAMMA ---fredda.»

Non nascondo un sospiro di sollievo. Avrebbero potuto andarsene, e addio negoziati. Mi avvicino al cerchio di pietre, e siedo su quella più grossa, guardando le luci danzare attorno a me. Sprofondo appena un poco, niente di eccessivo. Le ha portate qui Luke, dopotutto, non potevo aspettarmi niente di diverso.

«Ho bisogno che voi accendiate questo ceppo di legno!»

Ripeto, guardandoli stancamente. E’ l’ ultima volta, giuro, che penso a qualcosa con un quoziente intellettivo anche solo minimamente superiore a quello di un microonde.

«Quello… che chiedi… è tanto… Lucas Armelli. Se… bruciamo, primaopoi CI ESTINGUEREMO---»

Scordatevi il microonde, passiamo direttamente alle forchette.

«Come tutti i fuochi. Non credevo fosse un problema per voi.»

Rispondo, spazientito.

«Chiediamo… in cambio… un PAGAMENTO---»

La voce immateriale continua a risuonare nella radura illuminata dalla luce delle salamandre. Ce ne sono sempre di più.

Se non fossi troppo occupato ad aver paura che mi chiedano di darmi fuoco ai capelli, sarebbe davvero un bello spettacolo da guardare.

«Noi… siamo… ilfuoco. La nostraMONETA--- è il calore. La NOSTRA--- vita… è consumare. chiediamo qualcosa DI TUO--- da bruciare.»

Mi prendono in contropiede. Mi aspettavo di peggio! Sorrido, alzandomi dal sasso, iniziando a giocherellare con un bottone della giacca. Dopo qualche secondo, mi decido e la lancio nel cerchio di pietre.

Non se lo fanno ripetere due volte.

Una, due, trenta, cento luci si gettano danzando nel cielo grigio, librandosi nell’ aria immobili prima di ricadere all’ improvviso sul legname accatastato, che prende immediatamente fuoco.

Rimango a guardare la mia giacca accartocciarsi lentamente nel focolare, finchè una spinta improvvisa non mi lancia a terra, facendomi colpire duramente il suolo.

Mi ritrovo a guardare da sdraiato il cielo notturno, con varie ossa che fanno di tutto per farmi credere di essere rotte, e la cosa gli riesce molto bene.

«Ma… Sei… SCEMO?»

Mi ci vuole poco per capire di essermi svegliato, sarà perchè ho settanta chili di carne gettati addosso.

Scosto Luke senza tante cerimonie, e mentre tento di fare mente locale noto oltre al fuoco da campo, che scoppietta allegramente al di fuori del mio campo visivo, una giacca a vento che di fianco a me si accartoccia assalita impietosamente da delle vivide fiamme arancioni.

E improvvisamente ricordo che l’ avevo addosso prima di addormentarmi, e capisco perchè, stranamente, gli elementali erano stati così veloci ad accettare il sacrificio.

«Avevo chiesto di dare fuoco al legno, non di provare a vedere se le storie sull’ autocombustione sono una bufala.»

Dice, bofonchiando, il ragazzo ancora a terra.

Ignorando Luke, mi alzo, e tento infruttuosamente di pulirmi il maglione dalla cenere con due manate ben assestate.

«Stupide Salamandre. La prossima volta, solo ninfe, e chissenefrega se non ce ne sono di fuoco.»

Dico, a nessuno in particolare.

Sento Luke alzarsi dietro di me, e senza aspettare oltre stendo la mano verso di lui.

«Ora gradirei dormire, grazie.»

Mi guarda disapprovando, ma apre una tasca dello zaino e dopo aver cercato un poco, torna e mi mette in mano due pillole.

Mi punta un dito accusatore contro.

«Non puoi continuare così, quelle cose servivano solo per le emergenze, e tu le stai consumando come patatine.»

Sento chiaramente la preoccupazione nella sua voce, e so che lo dice per il mio bene, ma non capisce. Non può capire.

Lo ignoro, e mi sdraio su un fianco, scivolando subito in un dolce sonno, finalmente senza sogni.




Perchè io? Le mie mani si disfanno lentamente, come sabbia portata via dal vento.

Perchè non tu? Risuona ancora la voce immateriale nella luce che va scemando.

Arriva il vento, e porta via ciò che resta di me.





Quando mi sveglio, il fuoco si è ormai quasi spento.

Mi dispiacerebbe per le salamandre, se non fosse che hanno tentato di darmi fuoco.

Lucas ancora non si è svegliato. E dovrei essere io quello che ha preso un sonnifero?

Guardo il cielo, e vedo che il sole non è ancora sorto, anche se si sta schiarendo. Devono essere circa le sei di mattina. Stavolta ho dormito solo sei ore... è comunque abbastanza.

Mi giro dall’ altro lato, e faccio finta di dormire fino alle otto.

«Sveglia, bell’ addormentato. E’ ora di togliere baracca e burattini. Ci mancano ancora una decina di chilometri, e sono tutti in salita.»La voce di Luke è impastata di sonno. Beato lui…

Mi alzo, e senza una parola mi dirigo alla caffettiera che sta borbottando sui resti del focolare.

Dopo varie sorsate, decido di graziare Luke delle mie parole.

«Dormito bene?»

Mi guarda, e non risponde. «Dovremmo arrivare a Merida nel primo pomeriggio. Sarà meglio che ti sbrighi, dà pioggia, e non ho alcuna voglia di camminare fradicio.»

Sospiro, e alzo gli occhi al cielo. «Va bene, va bene, ho capito. Non c’è tempo di fare una colazione come si deve. Fra parentesi, grazie per il caffè.» Aggiungo, in un impeto di cortesia.

Luke è molto più bravo di me nei lavori manuali. Si muove per il campo veloce come una lucertola, smontando aste, togliendo picchetti e ritirando corde. Io avvolgo i sacchi a pelo, lottando fieramente contro il mio che non ha alcuna intenzione di rientrare nella sacca.

In dieci minuti netti, abbiamo finito, e siamo pronti a partire.

«Aspetta un secondo, Luke, voglio controllare una cosa.» Mi chino a terra, e appoggio una mano. L’ odore del terriccio umido mi riempie le narici, mentre le mie dita si insinuano nel terreno.

Non mi torna che questo sia un Luogo Antico, nel mezzo del nulla. Come mai non sprofondavo, ieri?

Si ferma, e si gira verso di me. «Che c’è? Hai trovato qualcosa?»

Il rumore del vento fra gli abeti mi disturba, non riesco a pensare. Quando sento le prime due gocce sulla mia testa, decido che non ne vale la pena.

Mi alzo e mi dirigo verso il sentiero, senza aspettare Luke.

«Ehi, dico a te, perchè ti eri fermato?» insiste.

Annuso l’ aria. Mi è sempre piaciuto l’ odore di pioggia.

«Niente di importante.» continuo a camminare sul sentiero.

«Niente di importante?» ripete, guardandomi come se fossi pazzo. «Ah, ci rinuncio. Per me prima di partire il Grande Spirito ti ha riempito di droghe pesanti.»

Sento altre due gocce sul naso, e non rispondo.

Ho sempre odiato essere fradicio.



«Quanto manca?» Chiedo, all’ ennesima svolta, tentando disperatamente di ripararmi dalla pioggia battente. Sono quasi due ore che camminiamo, dovremmo essere quasi arrivati.

Alza un braccio a coprirsi gli occhi, e guarda in lontananza. «Poco. Ma se te lo sento chiedere un’ altra volta, ti faccio ingoiare le cartine.» Sottolinea la minaccia agitando dei ritagli di carta plastificata.

«Tu e le tue cartine. Chi usa delle cartine nel ventunesimo secolo? Esistono i navigatori!» Rispondo, col solo obiettivo di dargli fastidio.

Fa freddo, molto freddo. Non mi aspettavo che le temperature potessero raggiungere questi minimi, neppure in alta montagna. Non siamo neanche in inverno, che cazzo! Il mio fiato si addensa in piccole nuvolette, subito disperse dal vento.

«Come credi che avrebbero preso i navigatori su in montagna? Avessimo dato retta a te, saremmo finiti in Kamchatka!» Lucas è tanto appassionato di giochi in scatola - soprattutto Risiko- quanto odia le “diavolerie elettroniche”. Un ventunenne atipico.

Lo sento a malapena. Il vento sta peggiorando, soffia in raffiche sempre più forti, e il suo fischio fra le fronde dei pini copre la sua voce. Camminiamo in silenzio per un po’.

Più avanti, il sentiero si biforca. Una parte fa un tornante e costeggia il monte verso ovest, l’ altra si inerpica verso la cima, e si perde nella nebbia che è appena salita.

Luca si ferma di botto, gli finisco quasi addosso.

«Luke! Perchè ti sei fermato? Dove dobbiamo andare, cosa dicono le cartine?» Urlo per farmi sentire.

«Sta zitto un secondo.» Ha una voce seria, quasi preoccupata. Stende il foglio della cartina, e lo guarda più volte.

Allargo le braccia. «Non dirmi che ci siamo persi! Le tue stupide cartine da geologo… non abbiamo la più pallida idea di dove sia Merida, ma almeno sappiamo che questa fottuta roccia è sedimentaria!»

Non mi degna di uno sguardo. «Non è sedimentaria, è metamorfica. E comunque non è quello il problema.»

Gli scocco uno sguardo interrogativo. «E quale sarebbe?» La mia voce è coperta da un altro fischio, acutissimo, in lontananza.

Mi indica il sentiero che si perde nella nebbia. «Quello lì non è segnato sulla carta. Eppure sono sicuro di aver seguito la cartina… non possiamo esserci sbagliati. Forse se schiarisse riuscirei a vedere meglio i punti di riferimento...»

Sospiro. «Luke, dobbiamo assolutamente arrivare a Merida prima di sera. Stiamo finendo le provviste, e il tempo potrebbe peggiorare. Non possiamo montare su tenda dopo solo due ore di viaggio.»

Ride, con la sua forte risata caratteristica. «Se dovesse succedere, vorrà dire che mi dovrò dare al cannibalismo!»
Gli scocco uno sguardo di fuoco. Sa perfettamente che mi ha sempre fatto una paura terribile. Da piccolo ho guardato Hannibal the Cannibal con lui. Ho avuto gli incubi per mesi.

Uomini che mangiano altri uomini…

«Nel caso,» ribatto «Ci sarebbe molta più carne da mangiare su di te.»

Colpo

Sobbalzo per lo spavento. C’è stato un rumore in lontananza, come un masso che cade.

«Luke, l’ hai sentito anche te?» Sono conscio di avere un tono piuttosto preoccupato, ma ora come ora non mi frega un cazzo di rischiare lo scherno di Lucas.

E’ scattato su anche lui. Sta guardando nella direzione del rumore. «Deve essere un sasso. Sta piovendo, Cuordileone. E’ normale che si muova qualcosa.»

Cuordileone. Ho sempre odiato quel nomignolo. Che male c’è ad avere paura? La paura è un mero istinto di autoconservazione. Tutte le persone più intelligenti che ho incontrato sono poco coraggiose. E’ perchè capiamo meglio degli altri il pericolo.

E’ ancora lì, fermo, orecchie tese. Non mi inganna, si è spaventato anche lui.

«Non fare fint…»

Colpo

Stavolta era decisamente più vicino. Proviene dal sentiero che sale sulla montagna.

Vedo Luke aguzzare la vista, ma la pioggia battente e la nebbia gli manderanno a monte il tentativo, temo.

«Vedo… qualcosa. C’è qualcosa che sta scendendo giù.»

Colpo
Sibilo

Ci si aggiunge il terribile fischio del vento. Dà i brividi.

«Luke, dovremmo toglierci di qui, continuiamo per il sentiero…» Gli strattono un braccio.

Mi ignora. «Aspetta, inizio a vederci qualcosa… no, anzi, qualcuno… c’è qualcuno che sta venendo giù per il sentiero. Potremmo chiedergli indicazioni!»
Provo ad aguzzare la vista anche io, ma non vedo niente. Come al solito ha una vista da falco. Io ho gli occhiali appannati peggio che fossimo al polo.

«Non vedo niente, Luke. Togliamoci di qui in frett…»

Colpo
Fischio
Colpo

Di nuovo quei colpi. Che cazzo è a fare quel rumore? E’ sempre più vicino, non può essere un sasso. Viene dal sentiero…

Luke fa per muoversi, ma lo trattengo. Si gira, con un sorriso sorpreso.

«Che ti prende? Mica penserai che siano cannibali?» ride, il cretino. Io me la sto facendo sotto e lui ride. Un giorno qualcuno spiegherà alle persone coraggiose che sono solo sceme, e io sarò lì a ridere. «Aspettami qui, Cuordileone, ci parlo e torno.»

Porto una mano alla fronte.


Ci saranno dei pericoli?

Ci sono sempre dei pericoli. Avrai sempre un Guardiano.

Perchè io? Le mie mani si disfanno lentamente, come sabbia portata via dal vento.

Perchè non tu? Risuona ancora la voce immateriale nella luce che va scemando.

Arriva il vento, e porta via ciò che resta di me.


Perchè mi torna in mente ora?


Colpo
Fischio
Colpo
eeecchhhHHHHH


Dalla nebbia arriva un suono stonato, nasale, acuto. Non so perchè, ma il solo rumore mi raggela il sangue nelle vene.

In quel momento, succedono molte cose.


Luke fa un passo avanti.

Risento il fischio, ma non è il fischio del vento, non era il fischio del vento, non era il vento...

«ASPETTA!» lancio un urlo disperato, tento di afferrare la sua giacca con una mano, ma la pioggia la rende scivolosa, scivola, vaffanculo, SCIVOLA!


Un uomo emerge dalla nebbia.

Indossa vestiti di buona fattura, eleganti, perfetti. Sembra un gentiluomo di fine ottocento, il vestito lungo, nero, un frac. Calza scarpe nere, di pelle, lucide perfino nel fango. Ha in mano un bastone da passeggio, col pomello dorato. Mi guarda con un sorriso affabile, da dietro due lunghi baffi bianchi a manubrio. Non riesco ad assegnargli propriamente un età, ha tratti strani, indefiniti. La cosa che mi colpisce di più sono i suoi occhi. All’ ombra della tuba non si vedono bene, ma sono di un azzurro impossibilmente chiaro.

Non degna di uno sguardo Luke, che è rimasto pietrificato davanti a lui. E’ come per lui non esistesse. Ha occhi solo per me.

Si toglie la tuba. «Permettetemi di presentarmi, signori. Sono Roger Bacon, al vostro servizio.»

Fa un piccolo inchino. Risale lentamente, senza smettere di sorridere con quel suo sorriso affilato come una tagliola.


Me la sto facendo sotto.


Si appoggia un attimo al suo bastone. La sua espressione non cambia di un millimetro. «Beh? Non vi presentate?»

Luke sembra riscuotersi. «A-- ah, signore, sono Luc---»

«Non te, feccia, sto parlando con lo Sciamano.» Lo zittisce con una sola, fluida, frase. Luke si immobilizza, come se le parole fossero state lame di ghiaccio.

Io sono ancora immobile. Non riesco a spiccicare parola. Intanto, noto, il frastuono è cessato.

«E’ dai tempi della regina che non incontro uno Sciamano così maleducato. Ti dispiacerebbe dirmi il tuo nome?» Dice, affabilmente, in contrasto con le sue parole.

«Io… io sono Le---» un terrore improvviso mi pervade. Per… per qualche motivo so che non è una buona idea dirgli il mio nome. «Sono Lucas Armelli.»

Ride. E, buon dio, è la cosa più inquietante che abbia fatto fino ad ora. La sua risata non è normale, è come se cento persone stessero ridendo tutte assieme, ma non è una risata normale, è acutissima, è spaventosa…

Fa roteare il bastone in aria, senza smettere di sorridere, e lo appoggia dall’ altro lato, cambiando peso. «Per la regina, che maleducazione. Le prime parole che mi dici, e sono già una bugia. Beh, Lucas,» sottolinea il nome «sei certamente più intelligente dell’ ultimo che lo Spirito ha mandato.»

Mi si raggela il sangue nelle vene. Ha nominato lo Spirito? Chi è quest’ uomo? Che cosa ha a che fare con me?

Rimette il peso sui piedi, e alza di nuovo il bastone dal pomello dorato. «Beh, ragazzo, è stata una piacevole discussione. Ma sei proprio un maleducato. L’ altro ragazzo mi ha detto subito il suo nome, è stato tutto molto più facile.»

Si rimette la tuba, e mi guarda. Non riesco a muovere un passo.

«Ora,» mi tocca leggermente con la punta del bastone da passeggio la pancia, e noto che è affilata come un coltello «Temo che il Gratzug abbia fame. Divertitevi.»

E con quello, scompare.

Colpo

Oh, no.

Colpo

Oh, no, no, no.

Colpo
Sibilo
Colpo

Luke! Non riesco a muovermi, afferrami e scappiamo! Le parole non escono dalla mia gola. Ho paura, tanta, tanta paura.

Colpo
Fischio
Colpo
eeecchhhHHHHH

Dalla nebbia emerge, come era emerso l’ uomo di prima, un ragazzo.

E’ piccolo, di statura. Non potrà avere più di dodici anni. Così piccolo…



Immagino quella bestia che lo ferma qui, sulle alpi, col suo Guardiano. Anche nella mia immaginazione, il suo sorriso è inquietante. “Come ti chiami, piccolino?” chiede, roteando quel suo bastone appuntito.

Il ragazzino ricambia il sorriso. La paura, l’ intuito, non lo fermano, è un bambino, è ancora giovane… il suo Guardiano è inutile, lontano, non può sentire il pericolo…

“Mi chiamo Marco, signore.”



Ha i vestiti laceri. Una postura innaturale, quasi la sua schiena fosse spezzata. E’ scalzo, completamente scalzo. Mi guarda, e i suoi occhi sono vuoti come quelli di un morto, ma non privi di vita. La sua vita è intrappolata…

“Marco… sei proprio un bambino educato.”

E nelle sue mani, il flauto.

Fischio

Era sempre stato questo. Da quando ha iniziato a piovere, si stava preparando per questo. E ora siamo in trappola.

Colpo

Dalle nebbie avanza una giovane donna. Non può avere più di trent’anni. E’ mezza nuda, i vestiti stracciati in più punti. La madre, certo… il suo Guardiano. Un legame d’amicizia, d’affetto o di sangue…

Colpo

E nelle sue mani, il tamburo.



Non sono soli.

Dietro di loro, a poco a poco, dalla nebbia, emergono gli altri.

Tromba, Tamburo, Flauto, Violino, Violoncello, Triangolo, Campana.

Ognuno di loro ha uno strumento. Cento e più persone, fin dove la nebbia si dirada, tutte che guardano coi loro occhi vuoti.

L’ ha chiamato Gratzug.

Suonano tutti assieme. Il suono degli strumenti è sbagliato. E’ una cacofonia assordante, ogni suono discorda dagli altri, è impossibile, mi scoppia la testa. Cado in ginocchio.

«Ecco, ora si che sei proprio educato.»

Come una cosa sola, ognuno tende una mano verso di me. No… il Gratzug tende una mano verso di me.

Guardo quelle appendici gonfie e piene di lividi avvicinarsi a me, impietrito. Non riesco a muovermi dalla paura. Mi giro verso Luke con occhi pieni di terrore, mentre appoggio i palmi a terra nel disperato tentativo di sostenermi.

Lucas, fai qualcosa, fai qualcosa di coraggioso e stupido, fallo ora, ti prego, FAI QUALCOSA!

Fa qualcosa.

I suoi movimenti sono lenti, quasi solenni, in strano contrasto con l’ emergenza della situazione. Prende la mia mano.

Per un istante, rimane fermo, senza fare nulla, il suo sguardo fisso nei miei occhi. Ho paura che sia impazzito.

Mi tira giù con sè dal dirupo.




Rotoliamo dalla scarpata.

I miei vestiti si stracciano nei rovi, mi ferisco con sassi, ghiaia e spine. Lucas non è più fortunato.

Si tiene a me, probabilmente nel nobile tentativo di farmi scudo col suo corpo nel caso finissimo contro a qualcosa, ma ciò non impedisce a un sasso di tentare di aprirmi la testa come un melone. Qualcosa mi esplode in testa, e tutto diventa buio.




Quando riapro gli occhi, il sole mi fa male agli occhi quasi quanto la testa.

«Almeno li ho riaperti…» Dico ad alta voce. Mi spavento di quanto la mia voce gracchi.

Sono da solo. Per un momento mi prende il panico.

Poi lo vedo, cinque metri più in là. Sta guardando un cartello, piantato nel terriccio fresco del pascolo, all’ entrata di una strada in terra battuta.

Il cartello legge “Comune Montano di Merida”.

«Visto che ci siamo arrivati, Leon?» Dice. Vorrei strozzarlo, ci eravamo persi davvero allora!

«Fai che non ti senta mai lui.» Riesco solo ad aggiungere.
Note Conclusive

Ed ecco qui.

Spero che vi sia piaciuto^^

Ecco, se per caso vi venisse voglia di fare delle recensioni...

SIATE CATTIVI.

No, davvero. Vi prego. Più mi viene detto cosa sbaglio più miglioro, e la mia autostima può sempre riprendersi. Il mio corpo se mi lancio dal quarto piano no, ma dubito che lo farò, quindi tranquilli xD

Per una volta, dopo tutta la marea di primi capitoli che ho scritto - questo racconto ho voglia di continuarlo. E' un buon segno, no?

Forse Leòn e Lucas arriveranno alla fine della loro avventura...




      Bookmark and Share




Inserisci il codice mostrato sotto:
Nota: Puoi inserire una recensione, un voto o entrambi.

Voci nel Vento è online dal 30/05/2009. Le Storie, le Serie, le Fan Art, le Fan Fiction e tutto ciò che troverete, appartengono ai rispettivi autori. Qualsiasi utilizzo va concordato con loro. Il materiale presente nel sito non può essere riprodotto in nessuna forma senza il consenso del proprietario.
Nessuna storia è stata pubblicata con fini di lucro, né intende infrangere alcuna legge su diritti di pubblicazione e copyright.
Il sito declina ogni responsabilità sui contenuti presenti.

Spread Firefox Affiliate Button   Use OpenOffice.org