L'inverso Baleno - L'istante mancato di Amelie

BLACK-OUT


Le luci sfarfallarono, la schermata del vecchio portatile baluginò per qualche istante, la luminosità artificiale prodotta dal computer diminuì. Un unico scatto, un suono appena udibile simile ad un’elica che smetta di fendere l’aria. Buio pesto.
-No, no, no! Questa stramaledettissima macchina si è impallata di nuovo!-
-Cob, sei tu?-
Un’opaca luminescenza rossiccia lampeggiò per qualche istante sul fondo della stanza, prima di spegnersi miseramente.
-Grazie per il tuo apporto, penso che l’allegra famigliola di acari temporali che vagava sperduta in queste tenebre ora saprà dove andare a ripararsi, tanto per farti capire la portata del tuo gesto!-
Un colpo secco lo fece sobbalzare, ma il suono che udì dopo non poté che ricompensarlo: gemiti appena soffocati.
-Sei tutta intera?-
-Va al diavolo, Cob!-
Il giovane si concentrò e richiamò la sua riserva personale d’energia. Una fiammata celeste divampò sul palmo teso della sua mano, i granuli luccicanti che danzavano insieme alle fiammelle più piccole prima di disperdersi nell’oscurità, come minuscole lucciole dalla volontà propria. Il chiarore era sufficiente per individuare la sagoma appoggiata alla parete, lateralmente all’entrata.
Le si avvicinò e cercò di decifrare la sua espressione, ma l’altra si stava massaggiando una caviglia e non lo guardava. –Vuoi…- iniziò di buon umore, ma lei lo interruppe seccamente.
-Maledetti Cronohands! Con i ritmi che tengono è impossibile ristabilire il moto temporale!-
-Colpa dell’Inverso Baleno- commentò pedante il giovane
-Colpa tua! Con tutto il tempo che sprechi potresti alimentare una piccola centrale temporale, e invece dai fondo a tutte le tue riserve per questo!-
-Ah, e da quando in qua sostieni la loro politica del dissanguamento? Non ci sarà mica il tuo nome su quella lista di “volontari”?!-
Mentre i due discutevano il ronzare delle macchine riprese, dapprima un po’ incerto, poi sempre più forte. I temponeon tornarono ad illuminare di una luce bianca, abbagliante la stanza, poi i filtri entrarono in azione e diluirono l’intensità del chiarore, fino a renderlo sopportabile e sicuro. Oltre le sporadiche vetrate triangolari, che spaccavano in sezioni geometriche le spesse pareti dell’edificio, le luci di Crom tornarono ad illuminare la perenne notte della capitale. Come i tasselli del domino collassano fatto cadere il primo, così in una lunga coda luminescente la città più grande e scura dell’Hands fu nuovamente immersa nel suo grigiore rilucente.
Con un gesto secco Cobalto estinse la fiamma che ancora scoppiettava sulla sua pelle, senza minimamente scottarlo.
Il giovane tornò alla postazione e batté alcuni secchi colpi sulla tastiera, ma l’unica cosa che lo schermo gli restituì fu un messaggio lampeggiante d’errore.
-Non ci credo- gemette, coprendosi gli occhi mestamente. La ragazza gli si affiancò e diede un’occhiata allo schermo nero e al messaggio in pixel argentati. Si avvicinò poi alle vetrate triangolari, incassate nella parete di un grigio omogeneo, e guardò fuori con sguardo assorto.
-Come faccio ora?-
-Lascia perdere quell’aggeggio infernale, Cob, e vieni a dare un’occhiata- ingiunse la giovane con calma. Il ragazzo si passò una mano tra la zazzera dai ciuffi azzurri e le si avvicinò con indolenza.
-Non sembra anche a te che ci sia troppo silenzio?-
-Naturale, con gli strati e strati di tempoisolante che imbottiscono questi muri!-
-No! Intendo fuori-
Il giovane si concentrò di malavoglia sullo spettacolo che si presentava ai suoi occhi. Gli abitanti di Crom si erano ormai disabituati a contare le ore in seguito alla catastrofe, ma il ragazzo sapeva che approssimativamente dovevano essere da poco passate le sei. Il grigiore cromato del tutto pareva immobile. Spostò gli occhi celesti sul grande generatore. L’enorme sfera che sovrastava la città da una piattaforma in templex era come sempre ferma, le lancette di dimensioni titaniche, erano immobili, puntate a quello sventurato giorno ed ora, quando l’Inverso Baleno si era abbattuto su tutti loro. L’enorme centrale nascondeva l’elegante complesso di cubi vetrati che s’innalzavano a piramide e si estendevano lateralmente, formando a loro volta piazzole geometriche al suolo.
-Beh?- chiese cocciutamente, rifiutandosi di notare l’ovvio.
La ragazza dalla fine capigliatura ramata lo guardò storto per qualche secondo, poi commentò:
-Ringrazia che il tuo unico problema al momento è uno stupido computer inpallato, potresti essere tra i Ripetenti e allora la smetteresti con questo tuo disinteressato distacco!-
L’altro aprì la bocca per replicare, segretamente ferito da quelle parole, ma fu interrotto da un messaggio vocale trasmesso con onde tempo al generatore di suono della stanza. La voce regolare e calda di una giornalista stava riportando del blackout appena conclusosi e dei danni che aveva portato con sé. “…Si stima che siano quattro le aree urbane bloccate: Porta dei Rintocchi, Largo Secondo, Lancia Spezzata e la stazione dei Cromonaut. White Mex, il dirigente della Cromohands si dice sicuro che un rapido ritorno all’ordine sarà possibile entro breve anche grazie agli aiuti apportati dai tecnici dell’impresa multimiliardaria…-
I due giovani si guardarono.
-No, questa volta non lascerò che quegli schifosi sfruttatori si prendano il merito di qualcosa che non hanno fatto!- commentò con voce vibrante la ragazza, poco prima di correre fuori dalla stanza.
-Keri!- la chiamò il suo compagno, ma non c’era verso di farle cambiare idea. Beh, tanto meglio, non aveva proprio voglia di tornare per la terza volta di fila sullo stesso maledetto programma, un po’ di “dialogo cortese e ragionevole” con i Cronohands non poteva guastare.


***

I neon della navetta si sono spenti gradualmente, uno dopo l’altro, ad intervalli di un secondo circa. Sono ancora un po’ stordito quando riesco a capacitarmi di ciò che è successo. Deve esserci stato un guasto. Spero vivamente che il Cromonaut C5 non sia deragliato, ma in quel caso penso che non avrei più tutti i neuroni al loro posto per rimuginare sulla situazione. E’ la prima volta che viaggio su questo tipo di navette. “Il massimo della sicurezza, praticamente indistruttibili” decantava il sito del mio itinerario turistico. Come no?! Ne riparliamo quando avrò capito ciò che è successo!Dovrebbero essere una versione avanzata e migliorata dei treni ad alta velocità, ma se il prezzo da pagare per i comandi a distanza e l’assenza di rumori equivoci è questo, preferisco fare qualche sosta in più ed evitarmi un drammatico remake del Titanic! Oltretutto non penso di aver capito bene che tipo di alimentazione li faccia muovere. Non una gran novita, ma con tutto il tempo che ho passato a spulciare i più disparati siti connessi al mio viaggio, a quest’ora dovrei essere felicemente impiegato alle Ferrovie dei Mondi, e invece…
Ciò che conta ora è che mi ritrovo schiacciato contro il sedile di fronte al mio, totalmente al buio, gemiti smorzati tutt’attorno. Qualcosa di solido e pesante mi ha mancato per un pelo.
Provo ad alzarmi e urto un corpo solido, spero almeno si tratti dell’Airin del sedile a fianco, non la ragazzina piantagrane che non è stata zitta per tutto il viaggio. Borbottii rabbiosi sono la risposta al mio movimento, un brusco spintone e mi ritrovo a perdere di nuovo l’equilibrio, mentre il treno sembra rimettersi in moto. Opto per stare fermo dove sono, almeno per il tempo utile affinché ci sia di nuovo luce. Una leggera spinta in avanti, dovuta all’accelerazione del Cromonaut, che riesco a gestire abbastanza bene, poi i neon tornano a rischiarare lo scomparto 24.
-Fuori dai piedi, singolo!- realizzo con sommo rammarico che mi sono scontrato con l’ambiguo Dumesh che mi sedeva a fianco: un tipo strano dal doppio viso, occhi di due colori diversi, capelli ad intermittenza a seconda del profilo da cui lo si guarda. Ma le sue grida si spengono ancora prima di aver concluso la sfilza di nomacci che era probabilmente intenzionato a spiattellarmi addosso. Richiudo a mia volta la bocca, sgrano gli occhi, sconvolto. Lo spettacolo che mi si para davanti ha un che di magico, spettrale e inquietante allo stesso tempo.
Eravamo in sei nello scompartimento numero 24: il Dumesh collerico, probabilmente diretto a Crom per vendere le cinque tonnellate di ciarpame che mi sono piombate addosso durante la frenata, una ragazzina Crash, evidentemente riprogrammata per rompere le palle ad oltranza e i suoi genitori adottivi, personificati in un pacato ometto della città di Glass e la giovane moglie simil-raffinata. Grazie al cielo non ero l’unico giovane relativamente normale e sano di mente. Mentre alla mia sinistra dovevo fare i conti con il Dumesh incacchioso, la divina provvidenza ha voluto che alla mia destra sedesse una ragazza Airin dai capelli chiarissimi, quasi bianchi e gli occhi color malva, strani ma molto affascinanti. Certo ha passato metà del viaggio ad ascoltare la musica da un microriproduttore, ma era una presenza amica nell’inferno fatto cabina di un cromonaut sola andata per Crom, corsa economica.
E ora la stessa ragazza è lì, seduta al suo solito posto, si regge convulsamente al bracciolo e schiude le labbra, sorpresa. Le cuffie, insieme al microriproduttore, le vengono strappate dall’improvvisa frenata. Mi volto, la ragazzina Crash sta ancora saltando sul suo sedile, cosa che ha fatto per buona parte del viaggio, ma il brusco arresto la trascina all’indietro. La vedo sbattere la testa, il suo viso che inizia a rabbuiarsi e stropicciarsi mentre delle lacrime le rigano le guance lentigginose. I suoi genitori cercano di proteggerla come meglio possono. Il padre, addormentatosi per un attimo, sobbalza e con aria assonnata cerca di capacitarsi di ciò che sta accadendo. Per un istante non capisco neppure io, è come rivedere gli attimi durante i quali è mancata la luce, ma perché ora, perché così? E la scena si ripete ancora e ancora, continuo a vedere la serie d’azioni e reazioni degli altri quattro occupanti della nostra cabina. Il Dumesh al mio fianco è altrettanto sbalordito –Per Coff- sussurra con gli occhi, di due colori diversi, sgranati.
I protagonisti di questa scena ripetuta all’infinito non sembrano neppure più persone normali, hanno assunto un biancore sbiadito, più che altro sembrano statue di gesso in movimento o fantasmi materializzatisi con il buio precedente.
-Che cosa significa tutto questo?- chiedo. Allungo un braccio, curioso. Sto quasi per sfiorare l’Airin, ma il Dumesh mi blocca, poco dopo la navetta sembra rallentare, mi reggo ai vani porta bagagli sopra le nostre teste cercando di evitare una nuova, rovinosa caduta in avanti. Le porte scorrevoli si aprono con un fruscio impercettibile e non ho neppure il tempo di mettere la testa fuori, che mi sento afferrare per un braccio e trascinare con forza nel corridoio deserto, o quasi.

-Umano, maschio, età massima stimata: 16 anni…-
-Ehi!- Va bene che non sono una stanga, ma questa storia dei due anni in meno deve finire! Sta diventando seccante. Sembra che io abbia a che fare con un militare, ma non ne sono del tutto convinto. L’uomo continua, mentre un altro, più giovane, mi sventola davanti un qualche attrezzo a raggi x; la luce è più potente di quanto dovrebbe essere, o sono i miei occhi che si sono acclimatati al tetro grigiore di questo posto?
-Nessun arma in possesso…Documenti, prego!- ingiunge il primo, mentre lo scanner umano si allontana ed inizia ad occuparsi del Dumesh del mio scomparto.
Sbuffo per il trattamento riservatomi, molto scrupoloso, per carità, ma per quanto ne sanno loro potrei trovarmi in stato di shock e le loro maniere brusche potrebbero bastare per una querela o che so io! Rovisto per un po’ dentro le tasche alla ricerca della carta d’identità e del passaporto. Non ho neppure il tempo di levarmi lo zaino di spalla per controllare anche lì, che l’uomo annuncia sbrigativo –Clandestino!-
-Cosa?! No, un attimo! E’ giusto qui…- mi oppongono con decisione, ma l’altro non mi sta neppure più ascoltando e confabula con tono pratico con alcuni colleghi.
Ho finalmente trovato i documenti e mi alzo vittorioso per mostrarli al tipo che mi tiene sotto controllo, ma quello si è già allontanato. Al suo posto un altro individuo mi afferra per un polso, costringendomi a muovere. Con la mano libera glieli sventolo davanti, questi m’ignora.
-Non sono un clandestino! Guarda qua!-
Il tizio mi scarica in mezzo ad un gruppetto di poche altre persone che, confuse e contrariate, si lamentano in una quantità eterogenea di lingue diverse.
-Non sono un clandestino! Ho pagato per questo viaggio! Ho i documenti, cazzo!-
-Tu lo dici?! E io, che dovrò dire io?!- articola l’unico superstite dello scomparto 24, oltre al sottoscritto, in un Worldword stentato.
-Ho i documenti!- provo sempre più disperatamente, ma non mi danno retta e degli altri militari in divisa grigia e bianca si stanno già avvicinando.
-Zitto e muoviti!- bercia uno. Nel constatare che non sono mansueto quanto loro vorrebbero, mi assesta uno spintone. Barcollo in avanti, investendo alcuni ex-passeggeri della navetta. Sento dei mormorii alle mie spalle, di indignazione nei confronti della marmaglia militare ovviamente…Macché?! “L’unione fa la forza” è un concetto ormai sorpassato, temo, questi ce l’hanno con me!
-Sono spiacente, ma quel tipo di documenti non è più valido qui a Crom, come anche nelle restanti regioni dell’Hands- afferma il ragazzo di prima, osservando le mie carte, recuperate dal suolo.
-Cosa?! Che cazzata! Sul sito non c’era scritto niente…- inizio furioso -Come potevo saperlo?! Quando sono salito a bordo non mi hanno fatto storie d’alcun tipo e…-
Il mio interlocutore si toglie il casco, rivelando un’espressione sinceramente desolata sul volto giovane, gli occhi di un castano chiarissimo, quasi beige, mi osservano con calma.
Aggiungo qualcosa d’acido, o almeno era quella l’intenzione, ma, sinceramente, mi è passata la voglia. L’altro continua ad osservarmi con una certa curiosità, la calma non ha abbandonato il suo viso neppure per un secondo da quando ha iniziato a trattare con me. Come si fa a litigare con un così?
-Ah, Wyatt, quando imparerai che devi prima prenderli a manganellate e poi sfoderare il faccino angelico! Ti devo dire tutto io?!-
Il ragazzo resta impassibile per qualche istante, alcuni ciuffi bruni gli scivolano sugli occhi color sabbia ancora fissi su di me. Sembra quasi cercare la forza necessaria per voltarsi. Lo faccio io al suo posto. Butto un’occhiata in giro: tutti gli altri militari sono impegnati con i restanti passeggeri del C5, non sembrano curarsi più di me. Poi individuo il nuovo arrivato.
-Cobalto- si risolve infine a dire il giovane alle mie spalle. Per un attimo penso che quella usata possa essere una strana forma di saluto cromoniana, però mi rendo conto anche da solo che probabilmente non è così. Il nome Cobalto sembra essere fatto apposta per lui.
Corporatura moderatamente robusta, gambe lunghe, carnagione pallida, ma è un pallore carico, un bianco opaco; il grigiore della città e le luci delle torce dipingono il suo volto di sfumature azzurrate. Se non fosse per i boccoli spioventi, di un brillante blu argentato, e per i suoi occhi della stessa, inumana tonalità, potrei quasi essere sollevato e prendere sul serio il suo apparente apporto in mio favore, ma qui siamo largamente al di sopra dei miei standard di stranezza, e non so quanto debba essere grato ad uno che ha appena suggerito di prendermi a manganellate.
-E comunque le nuove disposizioni non sono ancora entrate in vigore per gli extra-hands- aggiunge un’altra sconosciuta, apparendo alle spalle del primo.
-Non sono io che faccio le regole- replica stancamente il giovane militare.
-No, ma ti piacerebbe, vero? Tranquillo, se avrai ancora qualche secolo di pazienza forse il supremo paparino tirerà le cuoia e la Cronohands sarà finalmente il tuo personale giocattolo! Potrai sbizzarrirti come più ti aggrada nel cercare una soluzione dannosa e inutile all’Inverso Baleno!- il sarcasmo usato da Cobalto è velato da una certa amarezza.
-Ci sono faccende più urgenti di cui occuparsi- interviene la ragazza; se ne sta un po’ in disparte, apparentemente indecisa sul da farsi, un teso contegno sull’esile volto.
Improvvisamente ciò che è successo sulla navetta torna a riempire i miei pensieri, forse gli strani occhi rosati della giovane mi hanno ricordato l’Airin del mio scomparto.
-E’ quello che stiamo cercando di fare…- sussurra Wyatt, con aria afflitta.
La ragazza sussulta impercettibilmente, fa un passo avanti, incerta. Bisbiglia qualcosa al suo compagno. Senza aver detto nulla di particolare, sembra che la guardia che mi sta accanto sia riuscita a provocare l’altro. Mi volto un istante, mentre il soldato mi fa cenno di indietreggiare.
Mentre lo scambio di battute proseguiva, altri militari, accortisi degli intrusi, ci hanno raggiunto. Li puntano con una versione molto ridotta e modificata delle comuni pistole.
–Non è il momento adatto per creare disordini!- li ammonisce un uomo, con voce grave. Cobalto fa un altro passo avanti: -Non è neppure il momento adatto per far valere la vostra assurda giustizia, ma non mi pare che questo vi impedisca di comportarvi da stronzi con queste persone…Ci sono delle vittime, cazzo!-
La tensione è tangibile, non solo per l’aspra accusa di Cobalto, noto. Evidentemente c’è qualcosa che mi sfugge.
-Cob!- è il confuso e debole richiamo della sua compagna, ma l’altro non le da retta. Spalanca gli occhi, eccitato. Riesco quasi a vedere la fiammella della determinazione ardere nelle sue iridi turchesi dalla mia postazione. A ben vedere, forse, non è solo una mia impressione. Il giovane ha steso un braccio davanti a se, come se aspettasse qualcosa, poi, gradualmente, una serie di lingue luminose iniziano ad ardere sul suo palmo, espandendosi verso il cielo. In poco tempo il fuoco ha attecchito sulla sua carne, ma non sembra minimamente turbato da tutto ciò.
-E’ stata tua l’iniziativa- lo sento mormorare con calma ironia, rivolto alla ragazza dai capelli purpurei. Sposta la mano, facendo vacillare le fiamme celesti, giocherella con disinvoltura con la sua creazione, come se fosse un prestigiatore intento ad esibirsi davanti al suo pubblico. Non si cura neppure più dell’occhiataccia che gli rivolge l’altra. Non mi piace come si stanno mettendo le cose!
-Tempo sprecato, ragazzo…Invece di sfruttarlo in questo modo, potresti investirlo nella nostra raccolta per il riassetto del generatore!- commenta uno dei militari.
-E’ solo un bluff- aggiunge un altro. Gli uomini che mi stanno attorno non sembrano essere spaventati, ma io non ci tengo a testare con mano che effetto può fare una vampata di quella portata se scagliata addosso ad una distanza così ravvicinata. Non ho ancora le idee ben chiare sulle effettive capacità degli Airin, ma questo mi sembra abbastanza squinternato da abbrustolirci in pochi secondi.
L’interessato sorride, minaccioso. In un unico e fluido gesto la palla ardente saetta nella nostra direzione, espandendosi e compattandosi. Sono il primo a gettarmi lateralmente, l’unico. Forse sono il solo ad avere ancora un po’ di spirito di conservazione. Alzo il capo, sbircio ciò che si preannuncia essere un falò con i fiocchi, ma le fiamme si dissolvono a qualche centimetro dal gruppo di Airin schierati ai loro posti.
-Merda!- impreca Cobalto, un guizzo sorpreso attraversa il suo volto. La ragazza al suo fianco s’irrigidisce ancora di più.
I militari sorridono, compiaciuti. Uno punta la micro-arma contro il ragazzo, preme il grilletto. Una scarica blu lo colpisce di striscio ad un braccio. E’ però evidente che non intendeva essere più dannoso di quanto non si è rivelato. Il ragazzo dai capelli blu stringe i denti, ma non deve essere stato affatto piacevole. E’ imbarazzante a dirsi, ma penso che io al suo posto sarei già svenuto. Wyatt si è avvicinato di nuovo, questa volta sembra contrariato
-Andate via- ordina mestamente agli altri due
L’Airin ferito richiama una nuova fiammata sul palmo: testardo o masochista?
-Basta così, Cobalto!-
La voce riecheggia per qualche istante, rimbalza contro pareti invisibili, un po’ arrochita. La nuova fiamma creata dal ragazzo guizza ancora per qualche attimo, prima di estinguersi completamente.
Percepisco chiaramente il sospiro sollevato di Wyatt al mio fianco. Lo guardo incuriosito, poi mi volto verso il nuovo venuto e scopro che è più vicino di quanto avessi immaginato. Mi scruta con un occhio giallo-verdastro, l’altro è protetto da una benda ingiallita. Folte ciocche corvine si dipanano lungo il suo profilo destro, confluendo poi in un’unica coda ondulata. Ciuffi di un biondo sbiadito, quasi bianco, sfuggono dall’elastico, coprendo quasi del tutto la benda. E’ un Dumesh, realizzo dopo un po’.
-Cornie Coiland, dovevo immaginare che dietro tutto questo trambusto ci fosse lei- erompe una voce limpida da un trasmettitore invisibile ai miei occhi.
L’occhio buono del Dumesh saetta verso l’alto, pare abbia individuato la fonte di quel suono. Quando parla di nuovo, si rivolge direttamente al trasmettitore:
-Sono spiacente per il disturbo arrecato dai miei ragazzi-
-Non quanto me, mi creda. E’ davvero avvilente constatare che da parte vostra non si faccia alcuno sforzo per smorzare un po’ le tensioni. Porti via i ragazzi, Coiland, i miei Cronohands hanno del lavoro da portare a termine-
Cobalto spalanca la bocca, irritato, ma il Dumesh lo ferma, poggiandogli una mano ammonitrice sulla spalla. La ragazza, noto, si tiene a debita distanza.
-Caro signor Mex, penso che lei abbia equivocato la loro presenza qui. Non gliene faccio un torto, ma mi lasci spiegare. Il ragazzo…Quel ragazzo è con me-
Le sue parole sono accolte da un brusio concitato, mi guardo attorno, confuso, per accorgermi solo in seguito che sta indicando me. Cosa?!
-Mi risulta che non sia in regola, non è così?- domanda tranquillamente la voce dal trasmettitore nascosto. I militari annuiscono, uno risponde affermativamente. Io continuo a lanciare occhiate sospettose tutt’attorno: non mi piace la sensazione di essere studiato da occhi invisibili, chi c’è dall’altra parte dell’altoparlante?
-E’ proprio per questo che ho mandato Cobalto e Keri, per ovviare a questo disguido- La ragazza guarda con stupore il Dumesh, le iridi lilla spalancate.
-Il ragazzo è un tirocinante-
-E’ un umano- osserva la voce, pungente, una nota di rimprovero la fa vibrare
-E’ un tirocinante umano. L’Organizzazione sta cercando di ampliare i suoi orizzonti e ha deciso di iniziare con gemellaggi d’altro calibro.- spiega con educazione ed accento impeccabile il signor Coiland, però, che strano nome per un Dumesh!
-Resta comunque il fatto che non è in regola con i documenti e che i suoi ragazzi hanno ostacolato le operazioni di soccorso, più che occuparsi del compito affidatogli. Farò finta di chiudere un occhio sull’attacco deliberato a pubblico ufficiale, ma dovrà prendersi la responsabilità di ciò che è successo oggi- spiega con maggiore scioltezza la voce, si sente il compiacimento persino attraverso i filtri del trasmettitore vocale.
-Senza dubbio. Ecco, questi sono i suoi documenti, mi ero premurato di inviarglieli, ma il pacco è tornato indietro senza aver raggiunto le Regioni Continentali.- così dicendo porge una busta sigillata al soldato più vicino. Questi la passa al giovane militare, che, un po’ impacciato, inizia ad aprirla. Wyatt da una scorsa al contenuto, tirando fuori un tesserino con uno spazio vuoto per la foto e i miei dati. Alza il capo verso il Dumesh, poi mi scruta con un certo sospetto. Quando torna ad occuparsi dei miei presunti documenti, rapporta il nome con quello segnato su quelli vecchi. Poi mi restituisce il tutto.
-E’ a posto- annuncia con calma
Un attimo di silenzio, la voce sembra esitare.
-Porti via i suoi ragazzi, Coiland, non ci faccia perdere altro tempo- ingiunge poi, con durezza inaspettata.
Il Dumesh scocca un’ultima occhiata al giovane Airin, che lo ricambia con un rapido cenno del capo, come a sottolineare ciò che è stato disposto dal signor Mex.
-Buona giornata signori, giovane Mex…Signor Mex.- il ragazzo sostiene lo sguardo mono-occhio del Dumesh, lancia una rapida occhiata in direzione di Cobalto e Keri, poi si volta, iniziando a dare disposizioni agli altri ufficiali. Dal trasmettitore riecheggia un sospiro esasperato, poi la comunicazione s’interrompe, il ronzio della macchina cessa.
-Cobalto, Keri, andiamo…Zach, vieni, ti mostro la sede dell’Organizzazione- interdetto, ma moderatamente tranquillo mi appresto a seguire lo strambo trio. Mentre ci allontaniamo lungo le corsie della stazione, mi volto verso il Cromonaut C5, ormai brulicante d’agenti. In controluce, oltre i vetri azzurrati della navetta, scorgo delle sagome spettrali che si muovono al rallentatore, ripetendo sempre la stessa azione. Tra le altre l’Airin dagli occhi color malva, la ragazzina Crash e i suoi genitori.
-Che cosa è successo a quelle persone?- chiedo, con voce malferma.
Il ragazzo dai ricci azzurri sibila qualcosa tra i denti, e accelera l’andatura. La ragazza si appresta a raggiungerlo. Restiamo io e il Dumesh.
-Inverso Baleno- allunga una mano verso la benda sull’occhio sinistro, poi sembra cambiare idea.
-Ma ora so qual è la soluzione…Sei arrivato.-




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