L'inverso Baleno - L'istante mancato di Amelie

Note dell'Autore sul Capitolo
Ok, capitolo di spiegazioni...
Penso che la parte di mezzo risulterà un po' pesante e il contorno poco convincente. Fatemi sapere che cosa non va, o, ancora meglio, che cosa va ^^
- TEMPO TIRANNO -


Per arrivare a destinazione abbiamo preso quello che mi dicono essere il corrispettivo di un tram dalle mie parti. Peccato però che i tram siano molto meno affusolati e spaziosi. Ci siamo seduti al secondo piano, oltre ad un separé infrangibile, dalla superficie oscurata; invitanti immagini futuristiche pubblicizzano Crom come “La nuova frontiera spazio-temporale, la città del dopo-futuro”.
Mentre osservo il guizzante grigiore sparire in un lampo fuori dai finestrini, mi chiedo se non sia il caso di tenermi aperta una via di fuga. Non so niente di queste persone, in fondo. Eppure, come spesso accade, la mia mente sembra lavorare in solitaria, rispetto alla mia coscienza. Dovrei essere preoccupato, invece sono piuttosto tranquillo.
Se non fosse per la vertiginosa velocità che sembra aver raggiunto lo pseudo-tram, potrei dirmi pienamente a posto con me stesso, ma il mio stomaco non sembra d’accordo.
-Venti minuti per arrivare a destinazione: questo sì che è uno spreco di tempo!- si lamenta la ragazza dagli occhi lilla, guardando annoiata oltre il vetro oscurato.
-Un po’ di pazienza, Keri- Il signor Coiland, il Dumesh dall’occhio bendato che mi ha salvato, oserei dire, ticchetta le dita sul vetro più vicino, con aria assorta. Un segnale acustico appena udibile anticipa la comparsa di un tramonto violaceo al posto del guizzante grigiore. Lo osservo, ammirato: è solo la schermata di un computer, ma non è male.
Improvvisamente Cobalto si alza, allontanandosi per conto suo. Oltre ad essere un pazzo omicida non è neppure lontanamente socievole; la ragazza Airin, Keri, mi pare si chiami, lo segue poco dopo. Il Dumesh mi invita a raggiungerli.
Il tram ci ha scaricato ai margini di un’anonima strada piastrellata. Mentre il mezzo di trasporto si allontana, sono costretto a socchiudere gli occhi, investito da una sferzata d’aria fredda. E Keri si lamentava della velocità a cui viaggiavamo?!
Risaliamo un ampio ed erto viale. Ghiaietta scricchiola sotto i nostri piedi, una distesa di bianche, rilucenti pietruzze artificiali.
Ci fermiamo davanti ad un altro cancello, immacolato come il pietrisco. Ciò che mi aspetto di vedere è un edificio oltre i confini del moderno, con piramidi e torri vetrate, perché no? E tanti, tanti piani. Ma i piani sono quattro più un sottotetto: largamente al di sotto di quelli che speravo.
-Benvenuto alla nostra sede principale- commenta Coiland, con una punta d’orgoglio nella voce, poi inizia ad avanzare verso l’edificio.
L’Organizzazione è un grigio complesso squadrato, diviso in tre blocchi disposti a ferro di cavallo. Un cortile spezza al centro le tre costruzioni principali.
E’ veramente dell’erba quella che vedo tra i sentieri piastrellati?! Qualche ulteriore passo avanti e ho la risposta: no! O meglio, potrebbe esserlo, ma le piatte teche bucherellate dalla quale si sporge mi suggeriscono che anche questo sia frutto degli Airin.
Finestre triangolari spezzano ad intervalli di due o tre metri le pareti cromate del complesso. Ma ciò che ha veramente il potere di attirare la mia attenzione, e in un certo qual modo di spaventarmi, è l’aliena flora che orna l’Organizzazione: piante e fiori vetrificati, nel vero senso della parola. Non sono neppure vere e proprie piante, imitazioni fedeli, non c’è che dire, ma non hanno niente di naturale. Sono neon, ecco cosa, tanti neon dalle forme affusolate e dai particolari quasi maniacali; proiettano fasci trasparenti sul labirinto di stradine che stiamo percorrendo. Cerco di assumere un contegno meno ebete, ma per un istante, mentre passiamo in mezzo a questo giardino artificiale, mi sembra di essere tornato alla notte del mio diciottesimo compleanno, nel locale fruttatomi l’indicibile sbornia e la conseguente emicrania.
Rami d’edera violetto e blu elettrico si intrecciano in fluorescenti armonie agli angoli della struttura.
Passata l’iniziale euforia, e archiviato lo strisciante senso di smarrimento, mi rendo conto dell’agonizzante guizzare di alcuni neon e della totale mancanza di luce di certi altri. Tanto basta per riportarmi alla realtà, a quella tetra e finta di questo posto. Ma in fondo ero più che lucido quando ho scelto l’itinerario, no? Che cos’è allora che mi avvilisce?
Entriamo nell’edificio frontale. Dalle due stanze laterali all’atrio provengono voci e musica. Per un attimo non posso fare altro che ricadere di nuovo nello stupore. Cerco di dissimulare la curiosità, ma mentre i miei tre accompagnatori parlano, sbircio oltre l’arco d’ingresso ad una delle due salette. Ci sono ragazzi e ragazze di tutte le età, intenti a leggere, ascoltare musica, giocare con qualche stramba console. Alcuni sembrano avermi notato, e ora mi fissano, ridacchiando. Infastidito, distolgo lo sguardo. A chi vogliono darla a bere? Presentiamo le cose per quello che sono! Questo è un circolo ricreativo, altro che Organizzazione! Mancano solo i tavoli da ping-pong e la pista da mini-golf.
-Di che cosa si occupa l’Organizzazione di preciso?- la domanda cade nel silenzio, per un attimo sento la tensione salire. Centro ricreativo o no, non mi piace che non rispondano alle mie domande.
-Cobalto!- mi volto in direzione del ragazzo, che, indifferente, si sta avviando su per le scale.
-Passa nello studio, più tardi…Vorrei parlarti- conclude quietamente il signor Coilan. Poi mi invita a seguirlo ed entra in uno dei due ascensori antistanti le scale.


***

Cornie Coiland condusse Zach in uno studio nei sotterranei dell’Organizzazione. L’ambiente non era molto spazioso, anzi, pareva che il mobilio fosse troppo per quella piccola stanza. Vari schedari e volumi rilegati erano ordinatamente allineati su vecchie scaffaliere lignee.
Il ragazzo si guardò attorno, cercando di capire che cosa mancava. Non c’era nulla fuori posto, l’ambiente era fin troppo comune.
-“Sobrio, ma funzionale” è il mio motto da diverso tempo, ormai- disse il signor Coiland, riconquistando l’attenzione del giovane.
-Preferisco essere padrone delle mie azioni, non ho bisogno di una scrivania automatizzata. Che cosa esisteremmo a fare, altrimenti?- aggiunse, sedendosi pesantemente dietro all’oggetto della sua osservazione, invitando Zach ad accomodarsi a sua volta.
Il giovane umano non trovava le parole per introdurre il discorso. Ora che era lì, faccia a faccia con quello strano individuo dal doppio viso, sentiva la necessità di andarsene. Sapeva poco dei Dumesh, e quel poco gli era bastato per formarsi un’idea riguardo a quel popolo lontano, un’idea neppure tanto positiva. Se ne vedevano talmente pochi nelle Regioni Continentali che era più facile fare finta che non esistessero. Però ora si trovava a stretto contatto con uno di loro, Cornie Coiland, il Dumesh che l’aveva aiutato. Le cose iniziavano farsi più articolate.
Coiland gli allungò qualcosa sul tavolo. Zach guardò, incuriosito: erano i suoi vecchi documenti. Li recuperò, trattandoli con cura: solo quelli lo ricollegavano alle Regioni Continentali.
-Che cosa significa che i documenti cartacei non sono più validi?- s’informò, risentito al ricordo del trattamento ricevuto alla stazione.
-Per gli extra-hands niente, ma alla Cronohands c’è chi ama abusare dell’ignoranza altrui, temo-
Il ragazzo sollevò un’occhiata infastidita sul suo interlocutore, ricordando perché era così diffidente nei confronti dei Dumesh.
Coiland sorrise amichevolmente e proseguì: -Sono state siglate alcune nuove disposizioni a livello nazionale, per tutti gli extra-hands non saranno valide se non tra un anno, ma gli Umani sono gli Umani e gli Airin…Beh, loro malsopportano il resto del mondo, la tua razza in modo particolare, temo-
-L’ho notato- mormorò Zach a denti stretti
-Ma sai, è sempre stato così e non cambierà…Vogliamo parlare della tua insofferenza nei confronti dei Dumesh?-
Il giovane sollevò gli occhi bruni sul volto sorridente dell’altro: un’immagine vagamente inquietante considerato l’aspetto di Coiland.
-Io non…-
-Niente ma!- lo prevenne l’altro. Zach si costrinse a non rispondere, perché in quel caso la replica non sarebbe stata molto elegante e garbata.
-La stessa cosa vale per me, te l’assicuro. Gli Airin, non riesco proprio a mandarli giù, non riesco a relazionarmi con loro in modo autentico. E Coff solo sa quanto io ami l’autenticità delle cose….Sempre così freddi…Ma non perdiamo altro tempo!- Il Dumesh si alzò di scatto dalla sedia, facendo sobbalzare il giovane.
-Ho qui una cosa per te- annunciò, frugando sulle mensole stipate di schedari. Da uno di questi estrasse una busta di plastica contenente un malloppetto di fogli. La passò a Zach, che incuriosito gli diede una scorsa.
-Per tutto il periodo del tuo soggiorno qui a Crom, vorrei che usassi i documenti che ti ho dato, quelli tempo-sensibili -
-Ma sono…-
-Finti? No! Ti ho detto che amo le cose autentiche, Zachary. Accadono fatti poco piacevoli quando vado contro la norma. Non apprezzo il mio istinto sufficientemente, ma apprezzo ciò che mi spinge a fare come dice “lui”-
Zach l’osservò con aria persa, cercando di trovare un senso a quell’uscita, ma non ci riuscì.
-Inoltre, lì troverai alcune interessanti delucidazioni sulla città. Gli altri fogli ti torneranno utili in caso qualcuno volesse conoscere più approfonditamente il tirocinante Zachary Hulm-
Il ragazzo buttò un occhio ai restanti fogli presenti nella cartellina e annuì, più rilassato. A quanto pareva avrebbe dovuto ringraziare l’Organizzazione due volte. Informazioni aggiuntive erano più che gradite.
Quando tornò a prestare attenzione al Dumesh, incontro il suo occhio verde sporco che lo scrutava con interesse. Deglutì silenziosamente.
-Che cosa è successo sul Cromonaut?- chiese con crescente curiosità.
-Un black-out, uno dei tanti ahimè, non il peggiore, fidati!-
-E’ una cosa che capita spesso?-
-Sì, molto spesso da quando il Generatore si è fermato. Tutti pensano che ci sia una connessione tra le due cose, tu che cosa ne pensi?- domandò il Dumesh con aria rilassata e sguardo penetrante.
-Io non…-
-Non pensi? Non sai che dire? Dovresti finire le frasi, Zachary, non credere alle dicerie che vogliono i Dumesh bravi lettori della mente!-
Il ragazzo aprì la bocca, ma il suo interlocutore aveva già ripreso a parlare. Il signor Coiland aveva una parlantina fluida e spigliata, sembrava quasi un’altra persona rispetto al silenzioso e garbato individuo che aveva risolto la situazione con gli Airin poco prima.
-Il generatore non è altro che un orologio, in fin dei conti, un grande, precisissimo orologio, incastonato sulla cima di Prati Verdi. Una bella fortuna per Mex essersi accaparrato la sua oasi naturale in mezzo all’artificio sommo!-
-Non riesco a seguirla- ammise Zach, interrompendo il flusso di pensieri dell’altro.
-Ed è per questo che ti ho stampato quei fogli. Eccoti un assaggio del loro contenuto.- Il Dumesh inspirò a fondo e poi riprese: - Crom non ha la fortuna di essere baciata da un astro come il Sole continentale, ed è così per tutto l’Hands. C’è il surrogato del Sole, che è Caleido, la mezza luna bianca, ma non può in alcun modo essere paragonata al vostro astro. Ora, capirai che Gli Airin, essendo un popolo riservato e sedentario per natura, non hanno avuto la costanza di spostarsi poco più a Sud rispetto alle regioni dell’Hands. Un bene, considerato il loro spirito d’adattamento piuttosto labile. Hanno saputo trarre vantaggio dal poco che gli si prospettava ed è in quel momento che il Generatore ha iniziato il suo giro orario.-
Si interruppe un istante, scrutando il suo giovane ascoltatore, poi, soddisfatto dall’espressione confusa dipinta sul suo volto, riprese: -Il Generatore agisce un po’ come una calamita, è sensibile ad un’energia ai più invisibile. Solo gli Airin, camaleonticamente entrati a far parte di queste terre e del loro incessante flusso, riescono a gestirla. Sto parlando del tempo-
-Allora è vero quel che si dice?- domandò Zach, riscuotendosi
-Non lo so, si dicono tante cose, Zachary- commentò il Dumesh sistemando i biondi ciuffi sfuggenti con quelli neri del profilo destro.
Il ragazzo sbuffò, spazientito, e riprese con maggiore impeto: -Che gli Airin hanno capacità magiche di qualche tipo!-
-Ah, quello? E io che pensavo si dicesse qualcosa di più divertente! Beh, non è il pettegolezzo più fresco del secolo, te l’assicuro, ma per come la vedo io, non c’è magia negli Airin-
-Ma controllano il tempo- obbiettò Zach, sorpreso
-Sì, e possono fare anche molto di più, ma non vedo dove stia la stranezza!-
Zach sgranò gli occhi, interdetto: se non era strano quello!
-Gli Umani controllano l’elettricità, i Dumesh la forza prodotta dalla natura, gli Airin controllano il tempo. E’ solo un’altra forma d’energia, nulla più. Nella tua occulta visione del mondo anche il citofono di casa è magia?-
-Beh, no…Ma è diverso!-
-Io non penso. Ad ogni modo, i giorni e le ore passavano, passavano, passavano. Ad un certo punto gli Airin si resero conto che spesso andavano sprecati e iniziarono a ragionare. Popolo sedentario per natura, ma non sfaccendato. Fortunatamente qualche individuo non sperperava il proprio tempo, e decise di impegnare quello degli altri per produrre energia. Le ore perse sono andate per sempre, ma se raccolte dal generatore possono essere utilizzate come fonte primaria di vita. Il moto delle lancette del generatore copriva per intero Crom, e i territori circostanti non avevano altro da fare se non costruire delle copie in miniatura del Grande Orologio sotto le direttive dei manipolatori di tempo per eccellenza.-
Coiland si avvicinò pensoso alla parete di fondo, come se ci fosse una finestra attraverso la quale guardare, ma così non era.
-Che cos’è questo?- domandò Zach, indicando un complesso vetrato che spuntava da dietro ad un’immagine del Generatore, tra i suoi fogli.-
-Cronohands, White Mex. Trattasi dell’azienda curatrice della città. Hai avuto il piacere di sentire il dirigente proprio oggi.-
-La voce dell’altoparlante?-
-White Mex- confermò l’altro, portandosi rapidamente una mano alla benda, per poi lasciare ricadere nervosamente il braccio.
-Da quando il Generatore si è fermato quell’Airin è diventato un tutt’uno con la sua impresa multimiliardaria e la città in generale!-
-In che senso?-
-E’ ovunque, controlla tutto e gestisce ogni singolo affare! E’ il Dirigente: colui che dirige! Mi stupisce che non si sia ancora auto-proclamato imperatore del vasto Mondo!-
-E i Cronohands?- lo interruppe Zach
-I Cronohands sono i suoi tecnici, i suoi collaboratori e i suoi agenti. Quando entri a far parte della grande famiglia Mex non sei più Airin, Crash o Dumesh, no! Tu diventi un Cronohands, un membro dell’inarrivabile quinta razza! Gli umani sono al secondo o terzo gradino, tutti quelli che non ho citato non sono vere e proprie razze, agli occhi degli Airin …Per Mex, semplicemente, non esistono!-
Zach non sapeva più che dire. Ormai quella conversazione l’aveva intrigato a tal punto, d’aver scordato l’iniziale tensione e disagio. Cornie Coiland acquistava ai suoi occhi un fascino tutto particolare che non avrebbe mai pensato di attribuire ad un Dumesh. Parlava con un accento impeccabile la lingua internazionale e la sua voce era roca, ma quasi piacevole da ascoltare. L’aspetto soltanto spezzava un po’ il suo profilo, altrimenti più che accettabile.
-E poi c’è l’Organizzazione, quella con la “o” maiuscola! Mex non è disposto a trattare con ciò che non è più che una garanzia di fama; non che io insegua quest’ultima, ma ho voluto dare una certa importanza al mio progetto. Con il tempo gli avrei, e gli ho, dimostrato che anche ciò che è comune può essere qualcosa di più.-
-E di che cosa si occupa la sua Organizzazione?-
-Si occupa di ciò che è comune con mezzi fuori dal comune- Zach sorrise a quell’affermazione.
-Un ottimo slogan, penserai tu, vero?- Il Dumesh sorrise a sua volta, le due metà del volto tese in modo disuguale.
-L’Inverso Baleno ormai è la norma qui a Crom e non potendo contare in eterno sulle riserve d’energia temporale, l’Organizzazione è impegnata nella ricerca d’energie alternative-
-Noi intendiamo il Sole come energia alternativa, o il vento…- commentò Zach, giungendo al fulcro del problema.
-E su che cosa possiamo appoggiarci noi? Lo spunto mi è venuto proprio da voi Umani. In quanto Dumesh sono cresciuto con la convinzione che non esistesse altra energia al di fuori di quella naturale, quindi il Sole, gli astri in generale, il vento, l’acqua. Crom ha modificato il mio modo di vedere le cose e ora il mio punto di vista è molto più simile a quello degli Airin o degli Umani, che non vedono nella natura il punto di partenza, ma un eventuale punto d’arrivo! Che cosa ci resta dunque? La luna Caleido-
-Potreste usare l’elettricità- osservò Zach, pratico
Coiland scosse il capo stancamente: -Non è così semplice, Zachary. La società degli Airin si è sviluppata e si è mossa sempre in un’unica direzione: quella temporale. Il tempo è l’unica energia che questo popolo conosce e tutto è progettato in funzione di questa! Un’elettrificazione, arrivati a questo punto, è impensabile, tutta la tecnologia cromoniana è basata sul tempo e un processo quale quello da te proposto richiederebbe un quantitativo spropositato d’energia, quantitativo che non abbiamo. Anche volendo, un’elettrificazione comporterebbe il ritorno dell’Hands all’era antica con tutte le sue difficoltà. La Crom che vedi ora è comunque il frutto di secoli e secoli di studi e nuove scoperte, non abbiamo la forza di riprendere tutto da capo: non ne abbiamo abbastanza neppure per alimentare tutta questa folle automazione!-
-E quindi la vostra idea è di costruire pannelli ad energia lunare?- domandò il ragazzo, iniziando a rendersi conto della criticità della situazione.
-Stiamo ancora approfondendo gli studi a riguardo, ma penso di potermi dire soddisfatto dei risultati. Nel frattempo cerchiamo di produrre abbastanza energia temporale, quindi ore sprecate, per mandare avanti l’Organizzazione.-
Zach lo squadrava con tanto d’occhi. L’energia temporale non era del tutto esaurita, non ancora, e finché ci fossero stati Airin in grado di gestirla e produrla, Crom sarebbe sopravvissuta. In questo modo, però, si erano privati di ogni via d’uscita: erano indissolubilmente legati al tempo e a quel generatore che ora li stava martoriando.
-Penso avrai notato la nostra serra artificiale, qui fuori-
Il giovane ripensò alla flora vetrificata dai colori fluorescenti che subito aveva attirato la sua attenzione, arrivato in quel luogo. Annuì energicamente.
-Oltre ad una delizia per gli occhi è anche la personale centrale temporale dell’Organizzazione. Mex ha i suoi metodi per raccogliere energia: spera di poter riavviare il generatore semplicemente raccogliendo tempo perso da un gruppo di volontari.-
-Cioè?- domandò Zach, interdetto
-Ha dato inizio a quella che Cobalto chiama “politica del dissanguamento”. Paga delle persone affinché mettano a disposizione la maggior quantità possibile di tempo perso. Spera forse che l’energia prodotta, unita a quello scarso 20% raccolto dal generatore per inerzia, sia una misura provvisoria sufficiente prima di passare alle maniere forti.- il Dumesh gli lanciò un’occhiata fugace e poi riprese: -Oh, ma non starò qui a spiegarti tutta questa grigia faccenda, Zachary! Ti basti sapere che né lui né io siamo ancora riusciti ad ottenere qualcosa di tangibile! Ciò che volevo che tu capissi è che gli Airin dispongono costantemente di una certa quantità d’energia personale. Hai visto che cosa ha fatto oggi quell’incosciente di Cobalto, vero? Ebbene ogni singolo Airin cerca di occuparsi della propria famiglia e della propria casa con queste riserve. E’ un ragionamento di comodo quello fatto da White Mex-
-Ma ha un certo senso- azzardò Zach, pensando al quantitativo d’energia che ogni singolo abitante avrebbe potuto cedere.
-Avrebbe senso se non ci fosse tutta questa tecnologia, avrebbe senso se tutti ragionassero come me. Ma i primi che propongono questa fantascientifica colletta non si fermano neppure un istante. Un buon 45% dell’energia raccolta serve per far muovere la Cronohands! I ritmi tenuti dai tecnici di Mex sono insostenibili, sospetto che abbia tra i suoi uomini anche delle persone Crash! Semi-macchine, instancabili. La Cronohands non produce energia, ne consuma soltanto!-
Se veramente l’energia degli Airin derivava dal tempo inutilizzato, iniziava ad avere un senso la critica di Coiland nei confronti della compagnia multimiliardaria che dirigeva la capitale. Ma il riferimento alle persone Crash riportò la mente del ragazzo alla bambina del suo scomparto, quella che non era stata ferma un secondo. Indubbiamente era una ragazzina Crash. E questo gli ricordò anche quanto era accaduto. In seguito al black-out e alla brusca fermata della navetta su cui aveva viaggiato per giungere a Crom, tutti gli occupanti della cabina n. 24 avevano iniziato a comportarsi in modo strano: i loro movimenti erano rallentati, non sembravano più vere e proprie persone, più che altro parevano statue di gesso che si esibivano in una ripetizione continua e costante degli ultimi istanti prima che le luci si riaccendessero.
-Che cosa è successo su quel Cromonaut?- chiese, deglutendo a fatica. Il ricordo non era tra i più piacevoli.
-I black-out sono più pericolosi di quanto tu possa immaginare. La sciagura, l’Inverso Baleno è la fonte di tutto ciò che sta accadendo. Sai perché gli abbiamo dato questo nome? Perché in un battibaleno Crom si è ritrovata nella crisi più totale. Quando il generatore si è fermato, qualcuno assicura di aver visto le lancette compiere un giro completo in senso antiorario. Molti pensano che questo strano cambiamento di rotta sia stato la causa dei nostri guai. L’Orologio è andato in tilt e l’energia temporale non è più gestita come dovrebbe. Se prima, dove si posavano le lancette del Generatore era luce, ora è buio.-
-I black-out sono causati dal Generatore?-
-Sicuramente sono ad esso connessi. Sto impegnando il mio intelletto anche su questo ed altri misteri. Ti basti sapere che strani avvenimenti si susseguono a distanza sempre più ravvicinata e il black-out di oggi è solo un'altra di una lunga serie di sciagure.-
Zach rimuginò un istante su quanto appreso. Ora che sapeva come stavano effettivamente le cose, rimpiangeva quasi di non aver scelto un’altra meta per il suo viaggio. Ma ormai era lì, e non aveva intenzione di andarsene.
Il Dumesh era nel frattempo tornato a sedersi alla scrivania. Zach osservava con aria avvilita l’orrenda foto sulla sua carta d’identità. Non aveva un’aria molto sveglia e i capelli castani gli coprivano quasi interamente gli occhi. Meglio così, forse: almeno non si vedevano le occhiaie fruttategli la festa di qualche giorno prima.
La discussione era palesemente giunta al capolinea, dunque si alzò rumorosamente, facendo strisciare la sedia sul parquet, innaturale negli edifici cromoniani.
Si esibì in una smorfia dispiaciuta, poi disse: -Beh, Signor Coiland, penso di doverla ringraziare per avermi tirato fuori dai guai oggi, e anche per…- sventolò la cartellina di plastica davanti a se
-…Questo materiale. Per caso c’è anche una cartina?-
-Va bene che l’Organizzazione è il mio orgoglio e non posso che dire cose positive a riguardo, ma temo non sia abbastanza grande perché un tirocinante sveglio come te ci si possa perdere- osservo, quieto Cornie Coiland, intrecciando le dita sul tavolo.
Zach si soffermò per un istante ad osservare la mano sinistra del Dumesh, protetta da un guanto bianco, poi registrò ciò che aveva detto.
-Intendevo una cartina di Crom. Non mi fido del mio senso dell’orientamento, sono una frana! Ho qui l’indirizzo di un ostello che…-
Coiland sembrò valutare per un attimo ciò che avrebbe dovuto dire, poi gentilmente spiegò:
-Ehm…Zachary, penso che tu non abbia ben inteso ciò che è successo oggi.- Il ragazzo corrugò la fronte, sospettoso.
-Sei l’unico sopravvissuto ad un evento che è ancora inspiegabile per molti…-
-Anche il Dumesh che era seduto al mio fianco n’è uscito indenne, mi sembra- Coiland sembrò riflettere per un attimo su ciò che aveva appena udito –Per poco non ci restavo secco sotto tutto quel ciarpame che si portava dietro nel suo bagaglio! E poi si lamentava ancora che gli sono finito addosso!- continuò Zach, mormorando risentito tra sé e sé. Coiland lo scrutava ora con perso interesse.
-Allora…Siete gli unici due sopravvissuti. Tutti gli altri passeggeri sono rimasti vittime dell’Inverso Baleno, e non è l’unica zona cittadina bloccata!-
Lo sguardo mono-occhio del Dumesh si fece glaciale: -Li chiamiamo “Ripetenti”, costretti a rivivere gli ultimi istanti prima del calo d’energia…A tempo indeterminato.-
Zach si sentì le ginocchia venire meno, ma lottò per non dare a vedere il senso di paura che quelle parole erano riuscite ad infondergli.
-Come ti ho già detto gli Umani non vanno esattamente a braccetto con gli Airin, specialmente non con White Mex e i suoi Cronohands. Le circostanze che ti hanno condotto qui, indenne sono piuttosto strane, lasciatelo dire! E quando il fermento per i soccorsi sarà passato, qualcuno si ricorderà di quel ragazzo sopravvissuto al black-out. Cobalto si è premurato di evidenziare il tutto, certo…- aggiunse, sbuffando contrariato, ripensando al giovane Airin dai capelli azzurri e alle sue prodezze di un’oretta prima.
-E dovrei restare qui? Per fare cosa?!- esclamò improvvisamente Zach. Non era del tutto tranquillo per la piega che stavano prendendo gli eventi. Pensava che dopo lo spiegone l’avrebbero lasciato andare!
-Solo per i primi tempi, non vederla come una costrizione! Sarai libero di andare ovunque tu voglia in città. L’Organizzazione sarà il tuo ostello e io sarò più tranquillo per la tua sicurezza. Ormai l’impegno è preso. Zachary Hulm, dovrai cercare di entrare nell’ottica del tirocinante umano, pensi di poterlo fare?-
Zach rifletté: in fondo, considerati tutti i fatti, l’unico posto sicuro era proprio l’Organizzazione di Cornie Coiland. Aveva visto molti altri ragazzi in quel luogo, altri tirocinanti. La compagnia dei suoi coetanei non gli dispiaceva affatto, e almeno avrebbe capito un po’ di più sulla situazione di Crom. Quando prese la decisione conclusiva, sentì comunque di aver tralasciato qualcosa nel suo riflettere, ma si riservò il piacere di tornarci sopra più tardi. Si limitò ad annuire, al momento era un po’ stanco.
-Keri ti accompagnerà nella tua stanza. Non ci sono che pochi posti ancora liberi, uno di questi è con Cobalto…- notando l’espressione vagamente delusa del giovane, Coiland aggiunse: -…Alle volte è un po’ difficile, cerca di non dare troppo peso alle sue stranezze. Sono sicuro che saprai interagire con lui!-


***


Sono un po’ stordito mentre torno al piano terra: stringo la busta di plastica in una mano, con l’altra mi scosto nervosamente i capelli dagli occhi. Dovevo presagire che non tutto sarebbe andato per il verso giusto. In fondo è di me che stiamo parlando, di Zach Hulm, è quando mai qualcosa è filato completamente liscio?!
-Cazzo, Zach, devi iniziare a valutare l’idea di andare a dormire all’orario delle galline, con ste occhiaie da drogato non ti fila nessuno!- il parlare da solo è una cosa che mi porto dietro dall’infanzia, ahimè! Sto ancora fissando il mio riflesso sulla parete a specchio dell’ascensore, quando una voce richiama discretamente la mia attenzione
-Ehm, scusa?-
Figura di merda, l’ennesima! Mi appresto ad uscire dalla cabina vetrata. Alcune ragazze mi passano accanto, ridacchiando sommessamente. Cerco di ignorarle mentre il suono delle loro voci viene inghiottito oltre le porte dell’ascensore. Keri mi guarda, trattenendo a stento un sorriso.
-Non ci si accorge neppure dello spostamento- commento con calma, cercando di rimediare.
-Non farci caso, i primi tempi è sempre così- commenta con voce sommessa la giovane Airin, ignara che per me è così da qualche tempo in più.
Annuisco, desideroso di cambiare argomento, desiderio che Keri non pare cogliere: -Non si vedono molti Umani dalle nostre parti-
-E quando se ne vedono non è di buon occhio- aggiungo, ripensando al discorso di Coiland riguardo le razze.
La ragazza mi fissa per qualche istante, ma lo sguardo parla da solo: peggio che avessi sparato la cazzata del secolo! Forse, però, è solo un’impressione. L’istante passa e lei mi fa cenno di seguirla. Imbocchiamo le scale in silenzio.
Una decina di minuti e sette rampe più tardi, finalmente l’Airin si ferma in un’anticamera su cui si affacciano tre o quattro porte scarse.
Sfinito, mi affianco alla giovane e cerco di controllare la respirazione accelerata.
-Questa è la stanza di Cobalto- nel mentre bussa piano, chiamando il compagno –Vuoi una mano?- aggiunge poco dopo. Ancora stravolto, le orecchie tese cercando di percepire un fiato provenire da dentro, la guardo interrogativamente.
La porta si spalanca, cigolando piano. Mi aspettavo un qualche meccanismo a scorrimento, a dire il vero. Quel poco che riesco a vedere dalla soglia è immerso in un flebile chiarore arancione, tutto il resto è grigio. Seguo con lo sguardo Keri, i suoi capelli purpurei si mischiano alle ombre quando mi precede all’interno; Titubante, la seguo.
-Ti ho portato il tuo nuovo compagno di stanza, Cob- dice ad un interlocutore che al momento non riesco a vedere e che sinceramente non ci tengo ad incontrare. Un grugnito infastidito è la replica. Nel frattempo mi do un’occhiata attorno: la stanza è abbastanza spaziosa, anche se a metà strada il soffitto inizia a farsi più basso, e l’ambiente è quasi diviso in due da una lieve pendenza del pavimento, che culmina in un secondo spazio piano. Due vetrate rettangolari si affacciano sul cortile, il vetro è attraversato da bagliori colorati, prodotti dal giardino al neon sottostante. Ci troviamo nel sottotetto, realizzo.
Turchino, o come si chiama, è accoccolato su un letto a castello, addossato alla parete di fondo, completamente disinteressato al sottoscritto. Tanto meglio! Al momento voglio soltanto prendere possesso dei miei spazi e dormire fino a domani mattina. Mentre Keri tenta ancora con il simpaticone lassù, io inizio a spostare tutto il ciarpame e gli indumenti stropicciati che riempiono la branda al piano terra.
-Penso che Cornie ti stia aspettando- commenta, serenamente, la giovane Airin, mentre tiro fuori alcune cose dal mio zaino.
-Non sarai arrabbiato con me, ora?!- si sposta appena, per lasciarmi continuare il mio trasloco. L’occhiata che le lancio è ricambiata da uno sguardo a metà tra il divertimento e l’esasperazione, poi distoglie gli occhi.
Mi siedo pesantemente sul materasso, fingendo di riguardare i fogli lasciatimi da Coiland, ma non posso fare a meno di ascoltare:
-Cob…-
-Non puoi stare lì- la voce di Cobalto sembra emergere dall’aldilà, bassa e incolore. Keri esita ancora un attimo, poi se ne va, lasciandomi nelle grinfie dell’altro ragazzo.
Mi sdraio, cercando di fare meno rumore possibile, chiudo gli occhi. Che sarà mai, in fondo?! Non passerò la giornata intera qui dentro, spero.
Rumore di molle che cigolano, socchiudo un occhio e vedo le sue gambe penzolare a poca distanza da me.
-Non puoi stare lì- ripete saltando giù dal letto.
-Dici a me?-
-No, mi diletto a parlare da solo, a dire il vero- non c’è apparentemente traccia di sarcasmo nella sua voce e se non fosse perché conosco una provocazione quando la sento, non avrei difficoltà a credergli.
-Dove dovrei dormire, allora?- perché non si possa dire che non ci ho provato
-Dietro la scrivania-
-Mi prendi per il culo?-
-…C’è un interruttore- gli lancio un’occhiata storta, poi mi dirigo verso lo scrittoio sistemato perpendicolarmente alle vetrate. Cobalto, notando la mia esitazione, sbuffa sonoramente.
C’è effettivamente un interruttore, simile in tutto e per tutto ad uno comunissimo della luce. Lo schiaccio. Non succede niente
-Beh?- ma quando mi volto, la porta si sta già richiudendo alle sue spalle.
-Grazie tante!-
Sto ancora imprecando tra me e me, quando un sinistro cigolio attira la mia attenzione. D’istinto mi sposto, inciampando sul pavimento in pendenza. Meno male che il mio spirito di conservazione è ancora piuttosto attivo, o a quest’ora avrei ben altro per cui preoccuparmi. Una branda a scomparsa mi è quasi piombata addosso.
Titubante mi rialzo. Per un istante valuto la situazione, ma un’occhiata al letto a castello e le dovute riflessioni sono sufficienti perché mi decida: preferisco mettere più distanza possibile tra me e quello squilibrato! Ha indirettamente, ma volontariamente cercato di uccidermi per due volte nel giro di una mezza giornata, e non ci sono neppure ancora state le presentazioni ufficiali! Quando si dice amore a priva vista…
Coiland mi aveva avvertito, ma c’è differenza tra un carattere difficile e la propensione alla violenza.
Spostati i miei effetti personali nei pressi della branda a scomparsa, mi ci sdraio, organizzando mentalmente la giornata di domani. Do un’occhiata al materiale riguardante Crom, confrontandolo con ciò che ho scaricato prima della partenza. Del Generatore e del tipo d’alimentazione cittadina non c’è traccia, l’unico accenno è tratto da un blog turistico, ma il commento dell’utente è tagliato, io e le mie frettolose ricerche!
Devo ammettere che non mi ero immaginato così il viaggio, e se ho dei dubbi su quello, che dire della destinazione ora che mi ci trovo?! Non c’è dubbio che l’Hands e i territori limitrofi siano anni luce avanti alle Regioni Continentali, ma sarà perché ho un’idea un po’ distorta del futuro, sarà perché l’Organizzazione, in un certo senso, è più che ambientalista, ma non vedo tutta questa modernità.
Certo nella scelta dell’itinerario ho voluto un po’ strafare: altri avrebbero puntato su mete più vicine e ugualmente stimolanti, ma devo ammetterlo, mi sono fatto infinocchiare dalla pubblicità che gira attorno a questa città. E poi vuoi mettere la faccia dei miei amici una volta tornato?!
Mi volto su un fianco, osservando il panorama: per un attimo gli evanescenti intrecci colorati catturano la mia attenzione, poi però guardo oltre, oltre il grigio chiarore che rischiara il cortile, oltre il bianco cancello, oltre l’anonima strada. Piattaforme sopraelevate, abilmente mascherate con la solita erba sintetica e la flora fosforescente, s’innalzano qua e là in lontananza, incastrandosi in artificiali altopiani. Tutt’attorno vanno digradando agglomerati urbani, spaccati di quartieri che non so bene a che livello sociale ricollegare: ho idea che persino le abitazioni più modeste siano piccoli miracoli tecnologici. E via, via ingrigendo, i contorni che sfumano e si mischiano in una compatta cromatura.
Torno a spulciare i fogli, i miei occhi si posano sulla foto già notata in presenza del signor Coiland: Una stampa in bianco e nero del grande Generatore di energia Tempo. Alzo lo sguardo e mi ritrovo ad osservare l’originale, un’enorme sagoma circolare incastonata sulla più torreggiante delle pseudo-alture, quella che il Dumesh ha chiamato Prati Verdi. Ecco il cuore di Crom e alle sue spalle la Cronohands, illuminata a giorno.
Sento la porta cigolare e richiudersi piano, passi per la stanza. Resto immobile e non mi volto.
Mormorii incomprensibili riempiono il silenzioso ronzare della stanza per qualche minuto, poi sento le molle del letto a castello cigolare.
-Se fingessi almeno di russare sarebbe tutto più convincente-
Mi muovo appena, continuando a dare le spalle all’Airin, ma noto comunque il riflesso di un flebile bagliore azzurro specchiarsi nelle vetrate davanti a me e poi spegnersi.
-…Spero che non mi prenderai alla lettera. Buona notte-
E senza neanche accorgermene, i miei pensieri iniziano a farsi confusi, distanti. Sogno di un grande generatore temporale e di una città prigioniera del tempo.
“Colpa dell’Inverso Baleno…Colpa tua…”




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