Passaggio alle tenebre di ico

Note sulla Storia
Allora, sta storietta merita una spiegazioncina.
Magari qualcuno lo ricorda, ma vite or sono ebbi la malaugurata i dea di leggere e commentare capitolo per capitolo l'opera prima della nata imparata chiara strazzulla.
Ora, dopo quella brutta brutta esperienza, mi sono sempre chiesto perché nessuno avesse mai recensito la seconda opera della nata imparata.
Qualche tempo fa, calandomi nei meandri dei commentari, scovai praticamente l'unica reccy del secondo tomo. Che apriva più o meno dicendo che il secondo tomo era peggiore del primo.
E che la nata imparata ha rovinato una trama che era sia banalerrima (robe alla silmarillion) sia potenzialmente carina (i protagonisti sono criminali terribili).
Alchè mi son detto “scrivo di merda, ma cazzo lei scrive peggio”. E ho deciso di riscrivere la sua storia. Senza averla letta. Ma con spunti similari.
Spero non vi schifi troppo!
Note dell'Autore sul Capitolo
si parte con l'infodumpico elfo cattivone!
Lui che non doveva nascere


L'alto signore elfico chiuse gli occhi. Inspirò a fondo. Due volte. Tre.
Non aveva senso essere nervosi, si disse. Lui era l'alto sovrano.
Nella sala erano presenti i migliori guerrieri. Le migliori sacerdotesse. Sarebbe andato tutto più che bene.
Stupide profezie.
Inspirò ancora. Era al sicuro.
Perché Lui? Perché quel maledetto?
Inspirò di nuovo, a fondo e il suo respiro risuonò più forte del necessario, nel silenzio della sala arborea.
Nessuno reagì. Non le principesse, non i guerrieri o le sacerdotesse.
Ancora un momento.

L'alto signore lanciò uno sguardo alla prima erede.
Tremava.
Impercettibilmente, ma tremava.
Guardò la seconda erede.
Non tremava. Era immobile, come una statua di ghiaccio.
Fredda, come nulla la toccasse. Quanto gli somigliava...
No.

«Fatelo entrare.» Esclamò l'alto signore, cercando di ignorare il proprio dubbio. E la propria certezza.


La sala emise un unico, singolo singulto, appena Lui entrò.
L'alto signore sentì il petto infiammarsi, desiderò alzarsi e incenerirlo sul posto. Farlo trafiggere da centomila lance. Colpirlo con tutti i fulmini del cielo.
Come ogni giorno, per gli ultimi dodici secoli.
Si trattenne. Come per gli ultimi dodici secoli.

Era scortato da tutti i tredici Perfetti, le lance puntate ai suoi fianchi.
Era scortato da Enya, la strega del cielo. La più grande maga da sedicimila anni. Le sue mani emettevano una luce azzurra e bianca.
Lui non avrebbe potuto far niente. Se l'avesse fatto, sarebbe crepato sul colpo.
L'alto signore lo desiderò di cuore.


Non era cambiato.
Non gli abiti laceri da prigioniero, non le ferite ancora fresche lo facevano sembrare meno pericoloso. Troppo pericoloso.
Mostro.



L'alto signore si levò. Allargò le braccia e quelli che scortavano il prigioniero indietreggiarono un passo.
«Sai perché sei qui?»
Il prigioniero sogghignò. Lo guardò dritto in viso.
«Sì. E no. Posso fingere di non sapere, re. Se ti aggrada, re. Ma penso non lo farò. Sì e no.» Ripeté. «Sì, conosco il motivo per cui ho lo scarso piacere di essere davanti a te. No, la mia risposta alla tua richiesta, re.» Concluse scostando i capelli dal volto con un gesto del capo.

L'alto signore serrò le mani fino a sbiancare le nocche.
Si sedette.
«Mi dici no, prigioniero. E mi manchi di rispetto. Potrei e dovrei metterti a morte.»
Lui ruotò la testa di lato. Senza smettere di sogghignare. Il suo occhio nero incrociò quelli verdi dell'alto signore.
«Avrei dovuto farlo secoli or sono.» Ringhiò l'alto signore.
Il prigioniero ridacchiò. «Infatti mi chiedevo quando ti saresti deciso. E so che non vuoi ancora farlo. Vuoi spezzarmi, lo so, oh lo so, lo so. Mi fai torturare per giorni, e dopo fingi di fare una pausa. E poi mi fai curare. Sommariamente, se posso aggiungere.
È una cosa carina. Ma non originale. Almeno io mi divertivo anche in altri modi con la regina, re.»

il prigioniero inarcò le labbra.
La prima erede scoppiò a piangere.
L'alto signore scattò in piedi.
«Mostro maledetto!» Ringhiò agitando il braccio. «Osi nominarla ancora? Osi farlo davanti a me? Che tu possa morire eternamente! Non basteranno mai le torture che subirai! Dovrai implorare la morte stessa di prenderti, prima che - »
«Sei un re troppo stupido. Come tuo padre. Come tutti i presenti. Facciamola semplice. Vuoi farmi cambiare idea e mi minacci? Vuoi che lavori per te e lo fai minacciandomi? Minacciando me? Me?»

A quelle parole la sala ebbe un sussulto.
L'alto sovrano cadde a sedere, paonazzo in volto.
I guerrieri sfoderarono le armi, le sacerdotesse sollevarono le mani.
I perfetti abbassarono le lance, la strega allargò le braccia. Sottili fulmini si levarono verso il soffitto.
La prima erede scoppiò a piangere. La seconda rimase immobile.
Il prigioniero squadrò la sala.
E rise.
Un unico, sonoro “ah”.

«Volete affrontare me? Sapete chi sono?» Disse lentamente, girandosi appena, per avere la strega nella sua visuale. «Anche tu, carina. Sei forte. Ma sei giovane, e diciamolo, con queste regole noiose non diventerai mai nessuno. Che ne dici di unirti a me?»
L'elfa aggrottò la fronte. Le scariche elettriche si fecero più frequenti. Una si arcuò dal soffitto al piede nudo del prigioniero.
«Mai.» Sibilò l'elfa. «Mai. Meglio morire.»
«Sei noiosa.»

Il prigioniero allargò le braccia. Ogni presente si fece sfuggire un gemito.
I guerrieri, le sacerdotesse, i perfetti e la strega.
Solamente la seconda erede non reagì.
«Dicevamo chi io sia. Sapete la storia, ma sentirla raccontare dal diretto interessato è di certo più bello. E io adoro parlare di me.
Anzi, scommetto che sapete solo che io sono cattivo, che mi chiamano lui che non doveva nascere e cazzate similari. Indovinato?»
La sala resto silenziosa.
«Allora sentite bene.
Io ho venduto i confini quattro volte, causando tre scontri con i nani e uno coi demoni. E ogni volta il tafferuglio s'è risolto con parecchi trapassi. E aggiungiamo l'odio perpetuo dei nani, e le rivoluzioni dei servitori demoni. Le loro signore alate devono avervi giurato disprezzo sempiterno.
Io ho fomentato uno scontro civile col vecchio re, premendo sulla convinzione che fosse un debole. Non che fosse una balla. E ho fomentato le guardie affinché lo proteggessero maggiormente. Tanto loro non hanno una testa, solo tanti ingranaggi. Fai quello, gli dici, e lo fanno. Siano perfetti o imperfetti, poco cambia. E ancora una volta, parecchi trapassi. Ho anche aiutato il trapasso del vecchio caro re. Ah, magari conoscete la storia del pugnale alla schiena.
Cazzate. Non uso armi.
Ho usato l'ombra. Oh, ed era di fronte a me.
E morendo ha strillato che suo figlio era una carogna. O un bastardo, mi sfugge. Forse bastardo.
Sì, credeva che io lavorassi per te, re. Carino a maledirti trapassando. Bella cosa la famiglia.
Io ho rapito la cara bella sovrana. T'ho aiutato a salire là sul trono, re, volevo un premiuccio. E lei era appetibile. Belle gambe, adoro le gambe lunghe e snelle. E gran bei fianchi, perfetti per fare figli. Mi sono divertito con lei in tanti modi differenti. Potrei e vorrei essere più descrittivo nei particolari, ma ritengo che certi argomenti vadano trattati col favore delle tenebre e in più ridotta compagnia. E magari con una bevanda appropriata.
Sono stato più fantasioso di tu con me. Anche a restituirla.
Un pezzettino alla volta, celato in scatole di gran valore. Roba folletta, mica pattume uomico. E alla fine un regalo più grande. Anzi, due.
Io ho spazzato via una città di uomi, per provare il potere del contrario. Ma questo probabilmente non conta qui. E poi erano uomi.
Io ho studiato i poteri negati, ho vituperato gli antichi dei, e ho trapassato il dio infante. Era patetico, in fondo. Gorgogliava e sbavava, con quella testa troppo grossa. Gli ho fatto un piacere. Che divinità stupide, neppure sanno procreare. E ora sfoderano profezie. Che riguardano i peggiori.»

Il prigioniero si esibì in un profondo inchino. «E questo finisce la mia storia. Siete stati bravi ascoltatori. Adesso posso tornare alle torture? E, ancora, non prenderò parte a idiote profezie.»


L'alto signore tacque. Tutti tacquero. La prima erede ruotò la testa e rigettò.
La seconda erede si alzò in piedi.
L'alto signore mosse le labbra, senza articolare suono.

La giovane elfa avanzò, nel silenzio, fino a trovarsi di fronte al prigioniero.
I due si fissarono per un istante. Gli occhi neri di lei in quello altrettanto nero di lui.
«Io non credo alle profezie.» Esordì la seconda erede. La sua voce era monotona.
«Qualcuno è sveglio in questa sala.» Sorrise Lui.
«Nondimeno i diversi hanno attaccato innumerevoli volte. Città e villaggi degli otto popoli sono caduti. E i regnanti temono l'utilizzo degli eserciti. La profezia potrebbe anche essere solo una vaga speranza.»
«La speranza è un male dannoso, bambina.»
«Potrebbe anche essere interpretata diversamente, la profezia. Mandare i malvagi a morire, quale monito ed esempio. Eliminare il male, come mondarsi dal peccato.»
Il prigioniero rise. «Sei intelligente. Ma non dimenticare che io sono appunto uno dei malvagi, e non ho motivo di voler salvare chicchessia.»
La seconda erede alzò il braccio sottile. Il prigioniero arcuò le sopracciglia.
La giovane elfa continuò. «La tua motivazione è il semplice causare dolore. È lampante da quello che hai narrato poc'anzi. Non vuoi premi, o modificare la realtà, tanto meno sottometterla o cancellarla. Vuoi vedere il mondo che brucia, attendere che la braci si chetino, per poi soffiarci nuovamente sopra. Se la profezia risponderà al vero, e dall'apparente comportamento dei diversi, il mondo finirà.
Senza un mondo dove seminare caos e terrore, cosa sei tu?»

Il prigioniero aggrottò la fronte e storse la bocca.
«Senza un mondo, non sono niente. Ottimo punto.» Esclamò. «Che bambina intelligente. L'unica qua dentro. Anche più intelligente del padre!»
L'alto signore tacque.
«Allora accetto. Farò parte della manica degli otto peggiori. Farò trapassare i diversi, e chiunque li abbia fatti rinascere. Ma se non creperò nel farlo, sappi che vorrò un altro premiuccio, re.»




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