End of Times di ico

Note sulla Storia
Alla fine mi sono deciso. Vi presento End of Times 2.0. la sto riscrivendo tutta, ma visto che è una fatica immane, la ricarico un po' per volta.
Ho deciso di farla diventare tutta in prima persona, e aggiungere e togliere un po' di cose. Speriamo mi venga meno scattosa dell'originale.
Note dell'Autore sul Capitolo
link titolo canzone: https://www.youtube.com/watch?v=eKXfqpg-Q-k
Lucy in the Sky with Diamonds



Il mondo sta per cadere a pezzi.
E questa bettola ha deciso di anticipare i tempi.

Appena entro i pochi avventori spostano la loro scarsa attenzione nei miei confronti.
Il tempo di contare fino a tre e tutti tornano a fare la loro precedenti attività. Ovvero sprecare tempo e ossigeno.
Devo calmarmi. Calmo, calmo. Inspira.

Mi avvicino al bancone e lancio uno sguardo al barista. Che è la replica esatta di troppi film di dubbia serie.
Baffo nero e unto, bicchiere stretto tra le dita nodose, costantemente lucidato da un fazzoletto.
«Cosa prende.» Dice, con accento indecifrabile. E neppure domanda. Dice.
«Quello che hai di più forte.» Replico, senza togliere il mio sguardo dal suo. Come per le bestie feroci. Funziona anche coi baristi banali.
L'uomo scuote i baffi e si volta. Spero non mi rifili quella roba per sverniciare le tinte. Una volta lo fecero. Che schifezza.

Mi giro a mia volta. Tanto vale osservare il quadro dello schifo. Sono di terribile umore, e lei trova sempre i posti peggiori per incontrarsi. Lo fa apposta. E io sono incazzato a morte.

Definire questo posto bettola non rende neppure l’idea. È piccolo, cupo e a dir poco minaccioso.
Le poche finestre sono tanto sporche che per vederci attraverso si fa prima a sfondarle.
I tavoli sono in uno stato pietoso, e solo due hanno un numero sufficiente di gambe da potersi permettere di stare in equilibrio.
Un terzo, zoppo di tre arti, è appoggiato a ridosso di una parete, a coprire parzialmente la crepa causata da qualcosa che sta ai ratti come le tigri stanno ai gattini di internet.

E mi rendo conto che è tutta fottuta scena. È un bar volutamente schifoso. Bravo barista. Annuisco piano. E trattengo l'impulso di concentrare il potere nel palmo e spazzare via il quartiere.
Sono incazzato a morte e lei è in ritardo.

E il barista ancora non mi ha servito.
Squadro alcuni avventori.
Da una parte un gruppetto gioca a carte, tra bestemmie e minacce. In un angolo due ragazzi si baciano. Lui ha già ficcato la mano nei pantaloni di lei e lei ha fatto lo stesso.
Altri due ragazzi li guardano interessati. Uno li filma col cellulare.

«Ecco.» Fa il barista, sbattendo con forza un bicchiere opportunamente sbeccato sul bancone.
E di nuovo mi tocca fare il gioco degli sguardi. Se mi sfida a duello gli rompo la testa prima che estragga la pistola.

Sto per fargli notare che il far west è morto da ere e che vorrei farlo fuori, quando la porta si spalanca e un profumo di agrume invade la finta bettola.

Di nuovo tutti si girano, ma stavolta restano girati.

Perché, passassero altre tre ere, vederla fa sempre lo stesso effetto. A tutti.

È bellissima. A volerla offendere.
I lineamenti perfetti, gli occhi grandi e verdi, i capelli lunghi alle spalle, mossi e rosso fuoco. Indossa un abito arancione, con una generosa scollatura, che lasciava scoperto l’ombelico. La gonna corta permetteva di ammirare due gambe da modella. Tacchetta per la stanza, diretta verso il bancone.

E nessuno distoglie lo sguardo, finché non mi si siede accanto.

«Salute!» Dice con la sua voce da opera lirica. «Ciao» Aggiunge rivolta a me.

Sento qualcuno che bestemmia almeno tre divinità e due profeti.
E la ragazza dare del figlio di troia al compagno e minacciarlo di stritolargli i coglioni.
Li ignoro tutti.

«Era ora» Grugnisco.
«Cosa le porto, bella e ottima signorina?» Fa il barista, facendo cadere a terra il bicchiere oramai luminoso.
Lei gli rivolge un sorriso tanto radioso che scommetterei il tipo dimenticherà ogni debito a vita.
«Ha succo di mango?»
«Purtroppo no» Bofonchia mesto, mentre i giocatori lo accusano di essere un leggero.
«Fa niente. Di un qualche frutto tropicale o bizzarro? Non ananas, però. Non lo digerisco.»

Bene, ora ha fatto al sua scenetta da figa finale. Tempo di parlare.
«Arrivi in ritardo!» Grido alzandomi e picchiando il pugno sul bancone. «E perdi ancora del tempo?»
Avverto gli sguardi di tutti puntati al collo.
Mi giro di scatto e loro fanno i vaghi. Umani del cazzo. Fatevi avanti, forza!
«Calmo, calmo.» Sussurra. «Lo so che hai fretta, ma non possiamo fare nulla in due secondi netti. Dai, viene qui dalla tua Lucy e racconta ogni cosa.»
Si da una pacca alla coscia.
La fisso interrogativo. Lei sorride. «Dai.»

Mi siedo. Lei agguanta il suo bicchiere e lo butta giù come niente fosse.
Il barista inarca le sopracciglia e agita il baffo.
«Grazie!» Esclama Lucy, rivolta al tipo.
Poi si rivolge a me. «Forza, adesso dimmi ogni cosa.»
«Quel bastardo l’ha rapita, le ha rivelato il segreto e sono incazzato nero!»
E mi rendo conto di averlo urlato. Tanto forte che il lampadario ancora oscilla.

Lei prende tra il pollice e l’indice un cubetto di ghiaccio e mi ci osserva attraverso.
«L’ultima cosa l’avevo notata.»
Ora pure lei mi fa incazzare.
«Porca puttana! Io sono nei casini peggiori dai tempi della Caduta e tu fai delle battute? Ma che idiota a credere che mi avresti aiutato! Dovevo fare da solo, come sempre! Come sempre!»
«Calmo, per favore. Ascolta, ho capito cosa è successo, ho capito che la situazione è brutta.» Aggiunge guardandomi negli occhi. «Capisco che tua figlia sia nella situazione peggiore.
E ti giuro che farò ben oltre le mie capacità per aiutarti. Ma ora datti una calmata e smettila. A incazzarti mica risolvi qualcosa. Anzi!»


Mi alzo. «Devo uscire.» Faccio passandomi la mano sulla fronte.
«Ok!»
Lucy paga, fa l'occhialino ai presenti e esce. La seguo e faccio in tempo a sentire un rumore sordo e la stessa ragazza che dice al tipo che può dire addio ai coglioni.

Camminiamo in silenzio.
Lei avanti, svelta nonostante i tacchi esagerati. Io dietro, mani affondate nei jeans.
Sono ancora incazzato a morte, ma con lei non riesco a prendermela. Non ce l'ho mai fatta.
«Hai una bella giacchetta.» Esclama d'improvviso. «Mi piace la pelle. Anzi, lo stile da motociclista cazzuto mi piace.»
Scuoto la testa. «A me fa schifo. Mi piacciono le catene.»
«Peccato. Era parecchio che non venivo da queste parti.» Riprende Lucy entusiasta. «Potremmo passare da uno di quei posti dove fanno i panini? Mc qualcosa?»
«Panini è un nome molto educato per definirli.»
«Ok, schifezze è più adatto. Ma io ho fame, devo riempire la mia pancina rumorosa.»

Ruoto gli occhi. È irritante però. E lo fa apposta.
«Senti L…»
Lei si gira a alza la mano. Poggia due dita sulle mie labbra.
«Lucy. Come la canzone dei Beatles. Lucy in the Sky with Diamonds, 1967, octavo album, Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band.»
E mi trovo a pensare ancora quanto sia bella.

Poi inspiro a fondo e la afferro per le spalle.
«Lucy. Basta perdere tempo! Non me ne frega nulla dei Beatles!» Esclamo agitandola.
«Si pronuncia bitols.»
«Me ne sbatto! Erano quattro dementi!» Sillabo senza smettere di scuoterla. «Hai fame, mangerai! Vuoi insegnarmi tutte le canzoni degli anni 60/70? Lo farai! Mia figlia è nelle mani di un megalomane allucinato! E potrebbe succedere di peggio!»
Lucy solleva la mano. Io mi blocco.
«Smettila di agitarmi o ti vomiterò sulle scarpe.» Borbotta gonfiando le guance.

Smetto. Lei trae un profondo respiro.
«Va bene, scusa. Ti volevo tirare un po’ su il morale, ma non ci sono riuscita. Ok. Come non ti piacciono i beatles? È male! Allora facciamo una cosa utile, 'k?»

Si allontana e cammina spedita in una direzione, che pare sia a caso. Prende una viuzza e la percorre fino in fondo.
«Qui non c’è nessuno?»
Sì, era a caso.
Scuoto al testa. «Nessuno. È una zona abbandonata. E non vedo barboni o maniaci o drogati.»
«Perfetto!»

Faccio un passo indietro. E alzo il braccio. È sempre troppo luminosa. Tra le dita intravedo le sue ali, sottili e brillanti.
E così diverse.

«Allora me ne torno all'inferno, e nel tempo più breve che più breve non esiste, ti mando qua il segugio migliore!» Esclama. Perché urlarlo poi?
E scoppia a ridere. «Mi sto mandando all'inferno!» Sghignazza.

Mi rendo conto che è una farse buffa. Sorrido appena.
E lei se ne accorge, in qualche modo.
«Lo sapevo! La prossima volta mi porti al ristorante, voglio pizza, sushi e quella roba messicana che non so come si chiama.» Grida, prima di svanire.
Tutto torna cupo. Anche il mio umore.


Speriamo di non dovere aspettare troppo. Ancora.
Un rombo, seguito da un tremito violento. Un terremoto.
Barcollo e cado al suolo.
«Aye.» Fa una voce. Mi alzo di scatto.

Appollaiato su una scalinata poco più là, c'è un tipo. Indossa un impermeabile scuro, un cappello a larghe tese e una sciarpa a completare il look.
I demoni sono così dementi. E fastidiosi. E dementi.
«Salute.» Fa con voce roca. «Vossia siete stato abile di oculo a notarmi. Sono abile nello sfuggire allo indesiderato oculo altrui.»
«Questo lo chiami non dare nell’occhio?»
Il nuovo arrivato mi fissa attraverso occhiali scuri da spacciatore. Poi si fissa, per svariati istanti. Per troppi istanti. «Non vi è nulla di bizzarro in meco.» Esclama.

E mi incazzo di nuovo.
«Sembri un cazzo di terrorista! Quale idiota se ne va in giro conciato così? Uno che vuole farsi arrestare in tempo record, maledetto l'altissimo! Se girassi ad ali spiegate, col forcone e una scritta “a me ogni anima” marchiata sul torace attireresti meno l'attenzione!»
«Non nominate lo nome dello signore lo quale è pruriginoso assai. A non dolgetevi, compare angelo caduto! Nostra luminosa Signora di Tenebra ha favellato che necessitavate di ausilio in una cerca ed eccomi immantinente.»

Mi massaggio la fronte. Lo sapevo, cazzo. Lo sapevo. Sempre così, sempre.
«Ma come parli?»
«Perché?»
«Sembri uno che è uscito dal medioevo!»
«Venni l'ultima volta su codesta terra nello anno de lo signore mille e uno.»
Non replico. Non voglio farlo. Voglio calmarmi, trovare mia figlia e fare a pezzi quel figlio di troia.

Il demone mi scruta. Si tende in avanti e mi punta contro il naso aguzzo come un becco.
«Non titubiamo, o compare angelo caduto. Chine devo cercare?»
Tanto peggio di così.
«Mia figlia.»
Il tipo annusa l'aria.
«Umh. Ella è giovane fanciulla. Figlia di vossia e di un angiola dallo carattere poco amichevole.
Ella è minuta e dallo corpore acerbo. Occhi azzurrillo, recante pagliuzze di verdame. Capello biondo, ribelle e non longo. Ella reca minute ali su lo groppone. Quale facezia per tale criatura.
Ella qualora sia infastidita torce lo suo ciuffo. Ed ella non apprezza facezie e ordini. Ed ella sovente perde lo equilibrio.»

Spalanco la bocca. Sti cazzi. Allora è davvero bravo.
Due punte appaiono sotto la sciarpa del demone. Nella zona degli angoli della bocca. Ha un sorriso importante, senza dubbio.
«Sono lo miglior segugio de lo inferno intero.» Gongola orgoglioso. «Niuno può sfuggire allo naso meo, sia isso angiolo, diavolo o scimmiolo.»

Allora andiamo.




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