Salve Regina di Fra Tac

Note sulla Storia
Seguito più o meno diretto di In Nomine Patris (come può suggerire il titolo), anche se segue - principalmente - personaggi diversi. Si consiglia comunque di leggere prima INP :'P
Note dell'Autore sul Capitolo
Posto in blocco i primi quattro capitoli, non c'è molto da dire a pare che sarebbe molto gradita un'opinione complessiva di questo inizio. Insomma, se la protagonista piace/non piace, se sembra troppo lento (cosa che sembra a me S: ) o simili...
Eee niente, spero piaccia comunque. Buona lettura, si spera!
CAPITOLO 1: L'APPRENDISTA E L'INSEGNANTE

Io non ho niente contro i preti.
Non è che mi stiano proprio simpatici, ma nemmeno divento super-agitata appena ne vedo uno incrociare la mia strada, non sono paranoica come Artemisia. Dalla mia poltroncina, che pure è in fondo alla stanza, riesco a vedere chiaramente quanto lei sia agitata. Continua a stringersi la gonna tra le mani e sgrana gli occhi ogni volta che padre Galtero si mette a spruzzare acqua santa sui nostri saponi impacchettati, e non penso proprio sia perché tema si rovinino. No, è che vede bene quanto me la luce azzurra che emanano i fiori attaccati ai pacchetti, luce che si fa più intensa quando vengono colpiti dall'acqua, solo che per lei quella luce è peggio di un cartello lampeggiante con la scritta "streghe". Oh, e quante me ne dirà dietro perchè mi sono dimenticata di togliere l'erica bianca agli angoli della stanza...!
«Bene, bene.» mormora padre Galtero. Fa sparire i suoi ammennicoli per la benedizione tra i meandri della veste e si volta verso Artemisia con un adorabile sorriso senile. Se devo essere sincera, il vecchio prete del paese mi piace – è buffo! – e difficilmente potrei immaginare una persona più innocua, ma Artemisia sta vivendo in uno stato di agitazione perenne, di recente. Quando padre Galtero le dà una pacca sul braccio fa un balzo all'indietro così pronunciato che per poco non fa cadere il tavolino con le candele. Il prete non se ne accorge, comunque, visto che è cieco come una talpa – altro motivo per cui la preoccupazione di Artemisia è totalmente fuori luogo.
«E con questo abbiamo concluso la nostra benedizione pentecostale. Bene bene.» dice padre Galtero, con aria soddisfatta.
Artemisia sforza un sorriso, con risultati inquietanti, riesco quasi a vedere i muscoli sull'orlo della rottura tanto sono tesi. «La ringrazio, padre, lasci che l'accompagni alla porta.» dice, con un tono appena troppo alto.
«Cosa? Ah, sì sì, la porta.» padre Galtero porge un braccio ad Artemisia, e comincia la sua lenta ed artritica marcia verso la porta nel negozio. «Ah, non è che avete ancora quell'unguento che mi avete dato l'ultima volta per le mie vecchie giunture?»
«Ehm, possiamo farglielo avere tra qualche giorno, padre.» mormora Artemisia, mentre apre la porta e spinge il vecchio prete fuori dal negozio. Un raro alito di brezza fa tintinnare le campanelle a vento che ho attaccato sullo stipite.
«Bene, bene.» continua il prete, fermo sulla soglia con uno scheletrico indice sollevato.«E anche la perpetua, vorrebbe ancora quella tisana digestiva che...»
«Quella possiamo portargliela domani a messa, padre.» Artemisia stringe la porta così forte che ho paura le rimangano schegge nelle dita. «Arrivederci, padre, e grazie infinite della visita.»
«Ah, bene. Bene. Allora a domani, cara Ar-»
La risposta del prete è occultata dal rumore secco della porta che si richiude. Artemisia si volta e ci si accascia contro, gli occhi sgranati resi ancora più grandi dai suoi occhiali tondi. Sembra una civetta che abbia appena avuto un incontro spiacevole con il motore di un aereo di linea.
Devo stringere Diana e affondare la faccia nella sua pancina lardosa per non scoppiare a ridere.
«Minda, non è divertente.» comincia Artemisia, a cui non è sfuggito il sogghigno che ho soffocato nella pelliccia del cane.
«Non è nemmeno una cosa seria, però!» esclamo, e con un balzo scendo dalla poltroncina, cane lardoso sotto braccio. «Sei troppo nervosa ultimamente, solo perché è tornato un nephilim in Spagna non significa che la Caccia sia ripresa.»
Artemisia scuote la testa e getta un'occhiata fuori dalla finestra, prima di rispondere. «Sai benissimo che non possiamo permetterci di pensarla in questo modo. Persino padre Galtero può essere pericoloso, per noi.»
«Già, immagino fosse un temibile cacciatore di streghe, duecento anni fa.» mormoro, ma non abbastanza piano perché sfugga ad Artemisia. Si volta verso di me con le mani sui fianchi e un'espressione inviperita. «Non scherzare su queste cose, Miranda. Non credere non abbia notato che hai lasciato in giro l'erica.»
Mi trovo a fissare i mazzetti posizionati agli angoli del negozio, a formare un perimetro protettivo per questa casa. Ora che ci faccio caso, dovrei cambiarli, stanno appassendo. Anche la luce che emanano non è più che un bagliore soffuso, devo sforzarmi parecchio per vederlo, e io ho una vista parecchio buona. Potrei provare ad aggiungerci della pervinca, potrebbe farli durare di più e...
«Presta attenzione, quando ti parlo.»
Sobbalzo e torno a guardare Artemisia, per un attimo mi sento quasi in colpa. Insomma, non è colpa sua, se è così ansiosa per... beh, qualunque cosa. Ma è così soffocante, certe volte!
«Galtero ha più lenti correttive che cornea, ormai, non penso abbia notato quei piccoli mazzetti di fiori.» comincio a giustificarmi, anche se so che con Art è inutile «E anche li notasse, dubito li ricollegherebbe a pratiche magiche. Non puoi andare avanti pensando che dietro ogni persona che incontriamo si nasconda un provetto inquisitore.»
Questo sembra colpirla, la vedo arrossire e per un attimo incespica sulle parole. «Io non... non è così che mi comporto, noi streghe non possiamo permetterci di non essere prudenti, anche le persone a noi più vicine potrebbero consegnarci se solo scoprissero chi siamo.»
Questo è ridicolo! Rido e lancio in aria Diana, afferrandola giusto sotto le zampe anteriori. «Dì la verità, cagnaccio, sei pronto a consegnarci all'Inquisizione Spagnola, vero? Oh, non far finta di essere innocente, il tuo ansimare ti tradisce!» la fisso con sguardo truce e il cane comincia a guaire. Io le faccio il verso, abbaiando. E' una conversazione di gran lunga più produttiva di quella che sto avendo con Art, tanto.
«Minda! Puoi per carità ascoltarmi mentre parlo? E lascia giù quella povera bestia, non vedi che ha problemi a respirare in quella posizione?»
Ma è divertente! Sospiro e lascio libera Diana, che subito si spiaggia sul tappetto, in piena crisi asmatica. Forse i profumi del nostro negozio non sono proprio un toccasana, per un carlino obeso.
Artemisia le avvicina la sua ciotola d'acqua, poi mi riserva un'altra occhiataccia. Io mi stringo nelle spalle, sulla difensiva. «Si diverte quando la lancio in giro.» dico. Da come Artemisia si massaggia le tempie non credo ne sia del tutto convinta.
«Ascolta... lasciamo perdere questo discorso, va bene?» qualcosa mi dice non si riferisca al cane. «Ricordati solo, per la prossima volta, di nascondere meglio gli amuleti.» guarda anche lei i mazzi di erica e aggrotta la fronte. «Anzi, butta via quelli, dobbiamo cambiarli.»
Non posso che annuire vigorosamente. «Posso andare a coglierli ora, così ne avremo di nuovi prima che il negozio riapra.»
Artemisia apre la bocca, poi però la richiude senza dire nulla. Osserva il muro pensierosa per qualche secondo. «Non sono sicura sia una buona idea.»
Oh, no, andiamo...! «Per favore, sai quanto adoro andare a raccogliere le erbe!» le dico, congiungendo le mani e guardandola supplicante. Mi astengo dal commentare il fatto che, ora come ora, è anche l'unica cosa vagamente magica che io stia facendo. O meglio, che Art mi permetta di fare, ma anche questo direi che è meglio non specificarlo...
Artemisia sospira. «E va bene.» concede «Ma già che ci sei prendi anche della camomilla, se la trovi, da mettere sui saponi. Voglio che le persone in questo paese siano più tranquille possibile.»
Sorrido. «Sì signora.» le rispondo, mentre corro verso le scale che collegano il negozio al nostro appartamento, al primo piano. Le sto già salendo a balzi quando mi arriva il suo: «E ti prego, Minda, sii discreta!»
Ridacchio, divertita. Quando mai non lo sono?

Un negozio di saponi artigianali è la copertura perfetta, per delle streghe. Possiamo tenere tutte le erbe che vogliamo, abbiamo la giustificazione perfetta! Le usiamo per le fragranze dei nostri saponi, o per abbellire le nostre candele, eccetera eccetera...
Anche così, però, non decidiamo noi quale erbe possono essere utilizzabili per l'antica e nobile arte della pharmakeia e quali no. Quelle che coltiviamo nel nostro giardino, infatti, fanno un po' schifo. Ma nei campi intorno al paese, vicino al torrente e al vecchio mulino... ah, lì è sempre pieno di fiori traboccanti di magia!
Mi richiudo la porta della camera alle spalle. Non devo raccogliere solo l'erica e la camomilla per Art, però, già che mi è stato permesso di andare per campi tanto vale che faccia anche il mio inventario. Scavalco la pila di libri che ho lasciato a terra – dovrei proprio ripulire questa stanza, prima o poi – e apro il mio armadio. Devo farmi largo tra i vestiti invernali per sollevare il doppio fondo di compensato che ho costruito, rivelando il mio piccolo tesoro.
Ben ordinati nello scomparto segreto, coperti da un panno rosso, ci sono gli amuleti che ho accumulato negli anni. Riesco a vederne la luce azzurra che filtra dalla grana del tessuto, c'è ancora abbastanza magia nei fiori da farli brillare, e questo mi fa sentire così orgogliosa! Se stanno durando così tanto devo averli fatti davvero bene. Controllare però non guasta.
Sollevo il panno con deferenza e comincio l'ispezione. Per prima cosa sollevo la corona di rosmarino e pervinca, un amuleto per causare amnesia, il mio più grande tesoro. La guardo da tutte le angolazioni possibili, ma non riesco a trovare un solo difetto, non un solo tratto in cui la luce azzurra sia meno brillante. Mi sento battere il cuore per l'emozione: è ancora intatta, i fiori sembrano appena colti! E invece l'ho fatta quando, tre mesi fa? E' davvero il mio più grande risultato, intrecciare la magia di più fiori non è elementare... ma io ce l'ho fatta, e anche bene, se sta durando così a lungo. Senza contare, poi, che ho creato questa coroncina completamente da sola, perché figuriamoci se Artemisia mi avrebbe dato il via libera. Ripongo la coroncina con delicatezza e sollevo il sacchettino con la polvere di gelsomino che le sta accanto. Anche questo sembra ancora funzionante, la luce azzurra che filtra dal raso bianco è poca ma persistente. Magari lo metterò sotto il cuscino quando torno, è da parecchio che non ho un sogno lucido degno di questo nome.
Prendo in mano un vecchio barattolo rosa di crema idratante, ma già senza aprirlo so che, invece, questo amuleto ha qualcosa che non va. Svito il tappo e, come volevasi dimostrare, la crema all'assenzio ha completamente perso la sua brillantezza – la magia è sparita da qui, e ancora più triste è constatare quanto poco io l'abbia usata prima di lasciarla ad appassire nel mio armadio. Quand'è l'ultima volta che ho volato come si deve, del resto? Non lo ricordo, di certo non agli ultimi due sabba. Sospiro e rimetto via il barattolo, devo ricacciare indietro un grumo di dispiacere che mi stringe la gola.
Poco male, poco male, prenderò altro assenzio e preparerò una nuova crema. Probabilmente finirà inutilizzata come questa, ma non è detto. Magari Art rinsavisce.
Richiudo il mio nascondiglio magico, non senza provare un bel po' di melanconia. Non era così che immaginavo la mia vita da stega, quando a Calendimaggio ho deciso di farmi istruire da Artemisia. Non è giusto, mi sono lasciata ingannare dal nome! E in effetti, se Art tanto si preoccupa di destare sospetti tra la gente, potrebbe pensare di fare un salto all'anagrafe... niente grida strega come qualcuno che si chiama Artemisia. Per fortuna abbiamo un insospettabile cane invece che un gatto nero, per sviare i sospetti.
Mi viene da ridere, mentre un'immagine di Diana sul retro di una scopa mi si forma nella mente. Ecco, ad avere ancora un po' di crema all'assenzio... deve essere divertentissimo volare con Diana!
Con l'unica controindicazione che poi Artemisia mi abbatterebbe con un lanciarazzi.
«Miranda!» come se l'avessi evocata, sento la sua voce urlare dal negozio al piano di sotto «Se vuoi tornare prima dell'apertura ti conviene muoverti!»
Mi chiudo l'anta dell'armadio alle spalle e prendo al volo uno zaino dall'appendiabiti. «Arrivo!» rispondo, correndo verso le scale. Non senza aver prima dato un'occhiata alla finestra della mia camera, al cielo azzurrissimo che si vede oltre le tende gialle.
Ah, poter di nuovo volare via da lì...

Getto la testa in avanti e mi rovescio l'acqua sulla nuca, il brivido che mi percorre la schiena è la sensazione migliore che io abbia mai provato. Se fossi un gatto farei fusa a profusione. Approfitto dei capelli bagnati per legarli in una coda alta – scomoda, ma funzionale alla sopravvivenza. Da quand'è che luglio ha deciso di arrivare con un mese in anticipo? Mi siedo all'ombra di un fico e bevo il resto della bottiglia, godendomi quest'attimo di pausa per guardare il panorama di fronte a me. Da questo punto del sentiero riesco a vedere Alma nella sua interezza, niente più che uno sputo di case adagiate tra due collinette. Il campanile svetta di poco sopra i tetti, che sono dello stesso colore chiaro della pietra con cui state costruite le case, basse e strette e tutte vicine le une alle altre. A rompere questa monotonia cromatica c'è qualche panno bianco steso qua e là, perfettamente immobile nell'afa del primo pomeriggio. I campi di grano partono da appena fuori il paese e si stendono come un manto lungo le colline, intervallati qua e là da qualche uliveto o da alberi da frutto poco convinti. Si riesce a vedere con chiarezza il sentiero che ho fatto per arrivare qui, una striscia di terra che rompe l'armonia dorata delle spighe, delineato da due muri a secco che terminano proprio sotto questo fico che mi sta proteggendo da un'insolazione.
Rimetto la bottiglia d'acqua nello zaino e, dopo aver fatto un grande respiro, mi rialzo in piedi. Mi volto e riprendo a camminare per il sentiero. Mi ci vuole poco più che un minuto prima di arrivare alla recinzione che delimita la fine dei campi. Scavalco il filo arrugginito con facilità – per qualcosa si rendono utili, le mie gambe lunghe – e finalmente mi lascio alle spalle il silenzio delle coltivazioni degli uomini.
Del cambiamento netto tra coltivazione e pascolo se ne accorge la mia pelle prima ancora dei miei occhi. L'erba seccata dal sole mi pizzica le braccia nude, ma non come farebbe con una persona normale. Passo le mani tra gli steli e questi mi rispondo con tante piccole scosse elettriche, davanti a me riesco a vedere già qualche fiore viola spuntare tra il giallo del fieno. Fiordalisi, forse? Non sono ancora fiori buoni, la radura si trova ai piedi di questa collina, ma non di meno riesco a sentire la magia che comincia a manifestarsi seppur discretamente. Qualche stelo brilla pure d'azzurro, se lo guardo con la coda dell'occhio. C'è un venticello, poi, che soffia tra l'erba, un vento che possiamo sentire solo noi streghe, che arriva dai piedi di questa collina e solletica la pelle con promesse di magia e di vita e di movimento.
Mi prendo due secondi per chiudere gli occhi, per sentire appieno la magia di questo posto che mi scivola sul corpo. Poi comincio a correre giù per la collina, lasciandomi il paese e l'immobilità dei campi e delle persone alle spalle. E ah, anche se non è come volare, la sensazione di libertà che mi dà correre così è impagabile!
Con la coda dell'occhio comincio a vedere piccoli filamenti di luce azzurra accompagnarmi nella mia corsa, i fiori che man mano si fanno più fitti e più ricchi di magia. Rallento quando sento la discesa farsi più lieve e davanti a me posso vedere la radura al limitare del bosco.
Oh, però correre non è come volare anche perché mi distrugge i polmoni! Devo piegarmi un attimo su me stessa per riprendere fiato, ma non riesco a staccare gli occhi dalla radura. E'... splendida, ancora più dell'ultima volta in cui sono venuta. L'erba è verde e rigogliosa nonostante il sole cocente e i fiori, che sono sempre cresciuti qui in una quantità enorme, sono come... esplosi. Ovunque io posi lo sguardo vedo macchie di colore fare capolino tra gli steli verdi. Le genziane blu vibrante, i narcisi di un giallo intensissimo e grandi, grandi come se fossero coltivati, le primule... tantissime primule rosa! E gli anemoni, bianchi e gialli, che spuntano vicino all'iperico. Sul limitare del bosco, poi, intere macchie di stramonio mi guardano ammiccanti.
Ma non è solo questo a togliermi il fiato, non è solo l'abbondanza di fiori e piante – mentuccia, anche della mentuccia! E la malva, quanto la cercavo! – che mi sta dando alla testa, no. E' la magia stessa, forte come non lo è mai stata, che impregna ogni singolo stelo, ogni petalo di ogni fiore e quasi esce dal loro corpo, sfrigola nell'aria e fa brillare l'intera radura di una luce azzurra soffusa.
Mi lascio scivolare lungo l'ultimo tratto di pendio e muovo un passo nella radura. Appena lo faccio una folata di vento mi porta alle narici il profumo selvatico dei fiori e... altro. Un brivido mi percorre la schiena e per un attimo i miei piedi sembrano sprofondare in qualcosa di liquido. Sbatto le palpebre e la sensazione passa subito, ma ora vedo chiaramente le linee azzurre che solcano i fiori di questo posto, come le vene sulle braccia di un essere umano. E sono così chiare e durature...! Non mi serve ruotare la testa per vederle, non devo stringere gli occhi, sono qui davanti a me, chiare e splendenti come se le stessi guardando dopo aver masticato una buona dose di stramonio. Ogni stelo brilla della magia che contiene e devo fare uno sforzo su me stessa per non cominciare a raccogliere ogni fiore che trovo – non ho mai visto erbe così ricche, gli amuleti che ci potrei fare durerebbero secoli!
Però è vero, non ho mai visto erbe così ricche, e alla radura ci vengo da parecchio ormai. Possibile abbia deciso proprio ora, all'improvviso, di far nascere piante così? Oppure... sorrido, l'eccitazione che mi fa saltare un paio di battiti. Oppure non sono le piante, sono io! Non ho nemmeno diciassette anni, del resto, ne ho di tempo prima che la mia capacità di vedere la magia raggiunga il suo massimo. Sono ancora in crescita! E da quello che mi dice Artemisia, già parto con una vista buonissima, se quello che sto vedendo ora è un'ulteriore evoluzione...
Scoppio a ridere e non riesco ad evitare di buttarmi a terra e rotolare tra i fiori. Rimango sdraiata a pancia in su, ad osservare il cielo azzurro contornato da steli d'erba e fiorellini gialli di iperico. Riesco a distinguere con chiarezza perfetta le venature di luce azzurra nei petali, riesco vedere la luce muoversi, addirittura, in volute e correnti... è meraviglioso!
Se continua così potrei diventare una delle poche streghe a non dover assumere stramonio. Devo festeggiare! Quindi meglio fare il lavoro in fretta.
Mi sollevo di scatto, tirandomi dietro una nuvola di semini dei soffioni. Ne devo sputacchiare qualcuno e strofinarmi gli occhi, ma sono i rischi del mestiere.
Allora, devo prendere erica per la protezione della casa e camomilla per rendere gli abitanti del paese un placido gregge poco incline a imbracciare torce e forconi, più un po' di assenzio per rifare la mia crema – dovrei trovarlo vicino al bosco, insieme allo stramonio. E se lo trovo e rifaccio la crema entro sera, beh, potrei anche usarlo... oh, Artemisia non mi concederebbe mai, mai un regalo simile! Ed è per questo che mi conviene prendere anche un po' di quelle belle primule che ho visto prima, per essere sicura che mi lasci libera per la serata.
Mi alzo in piedi e, zaino a terra, comincio a raccogliere un po' di primule, mormorando una preghiera alla Madre ogni volta che taglio uno stelo.

«Hanno preso base a Toledo, ma si muovono di città in città, liberandole una per una e piazzandoci una nuova linea difensiva. Quegli arabi schifosi ne stanno avendo, di pane per i loro denti!»
Intreccio un nuovo stelo di camomilla sulla confezione di un sapone alla lavanda e lo ripongo sopra gli altri. Ovviamente sono tornata in ritardo e Art mi ha fatto il terzo grado a furia di occhiatacce – però i mazzetti di erica siamo riusciti a sistemarli prima di aprire, come al solito fa tante storie per niente. Al momento, se non altro, è troppo occupata a intrattenere una noiosissima conversazione con Gala per rimproverarmi.
«E il nephilim?» chiede infatti, mentre imbusta le candele alla citronella. Gala annuisce vigorosamente, fin troppo felice di spettegolare ancora. Però la preferivo quando parlava di chi era incinta di chi, tutti i nostri clienti ultimamente non sembrano pensare ad altro che alla guerra, come se fosse un argomento piacevole per fare conversazione. O come se ci toccasse personalmente, qui nel nord della Spagna, e in questo paesino dimenticato per di più.
«Dicono sia proprio lui a condurre le azioni.» spiega comunque Gala, con tono cospiratorio come se stesse trasmettendo chissà quali segreti di stato «E' strano, in città entra un plotone di pochissimi uomini, scelti eh, i Draghi Neri li chiamano, perché hanno quel simbolo sulla divisa, dicono. Ovviamente per accompagnare il nephilim, entrano e poi la città viene liberata senza nemmeno un colpo sparato! Un nuovo miracolo dei nephilim, dicono, Dio finalmente ha deciso di fare il suo lavoro contro questi islamici, dico io. Ah, mi puoi dare anche quella saponetta alla rosa, che la regalo a mia nipote?»
Artemisia sforza un sorriso e infila anche la saponetta nel sacchetto, non senza prima averci intrecciato insieme una buona dose di fiori di camomilla. Gala sorride e si picchietta il naso. «E dopo gli islamici magari finalmente cacciano via anche gli ebrei. E gli zingari, sai, ieri sono entrati in casa di Catalina e...»
Roteo gli occhi e smetto di ascoltare. Sì, era decisamente più piacevole quando si occupava di pettegolezzi da paese piuttosto che di politica internazionale. Di fianco a me, Diana smette per un attimo di rantolare e si esibisce in un lunghissimo sbadiglio. Io le accarezzo la testa con un piede.
«Lo so cagnaccio, è una noia qui» mormoro, ricevendo un guaito in risposta.
E dire che a quest'ora potrei già stare preparando la mia crema d'assenzio, con quelle bellissime foglie che ho raccolto! Invece devo stare qui a sorbirmi il pomeriggio più opprimente e noioso della mia vita – proprio come quello di ieri, e dell'altro ieri ancora. Le campanelle della porta tintinnano ancora un paio di volte, altri clienti entrano e chiedono candele alla citronella, l'artiglieria immancabile contro gli insetti dell'estate. Ascolto con mezz'orecchio le loro conversazioni – l'asino di Alvaro si è preso una spina, sembra che qualche straniero si sia traferito nel vecchio mulino, ma quanto caldo fa oggi, se solo fosse meno umido e bla bla bla. A tutti Art cerca di estorcere qualcosa sul nephilim, come se qualcuno potesse saperne di più di Gala, qui ad Alma. E a tutti, comunque, mette almeno uno stelo di camomilla nel sacchetto.
Ho idea che la gente noiosa di questo paese stia per diventare ancora più noiosa. L'unica interruzione alla monotonia di vecchiette che entrano ed escono dal negozio è l'arrivo di una ragazza orientale che chiede ad Artemisia se può fare qualche foto al negozio. Lei acconsente, ma la vedo subito irrigidirsi e fissare la ragazza come se le avesse appena appiccato fuoco al vestito. Ci mancava giusto questa, non sia mai che una turista possa fare foto al nostro negozietto senza venire scambiata per la quinta colonna dell'Inquisizione da parte di Artemisia!
Spero almeno che, dopo aver infestato il paese di camomilla, si rilassi un po'. Sta diventando davvero impossibile parlare con lei, su... beh, qualunque cosa, e soprattutto sulla magia. Sento un sapore amaro riempirmi la bocca e scuoto la testa. Allungo una mano nella ciotola, ma sento le dita impattare sul fondo di plastica, e il cuore alleggerirsi di un peso. Mi alzo subito dalla sedia, per poco senza inciampare su Diana, e sento le mie ginocchia scricchiolare. Non oso immaginare quanto tempo ho perso, standomene qui a far niente!
«Art, io ho finito, vado su!» esclamo, e corro sulle scale prima ancora di sentire la sua risposta – almeno ho una scusa per scappare, se anche mi dicesse di rimanere a fare qualche altra cosa noiosa. Le lancio giusto una breve occhiata prima di aprire la porta di casa, sul pianerottolo in cima alle scale, ma lei non sta badando per niente a me. E' fin troppo occupata a fissare con orrore la turista che sta fotografando i mazzetti di erica negli angoli, mentre Diana le saltella intorno abbaiando.


Mi richiudo la porta alle spalle e la chiudo a chiave, con un sogghigno di eccitazione. La segretezza di quello che sto per fare mi emoziona ancora di più dell'incantesimo in sé, sento un brivido lungo le mani e, conoscendomi, so di essere a poco dallo scoppiare a ridere. Altro che incastrare camomille su camomille, questo è un modo degno di una strega di spendere il pomeriggio!
Mi allontano dalla porta e mi fiondo subito sullo zaino che ho abbandonato sul letto. Anche da chiuso è talmente pieno di fiori da brillare di azzurro, a causa della luce magica che filtra dagli spiragli della cerniera. E Art non si è accorta di nulla! E' vero, ha una vista più scarsa della mia già di base, ma cos'è questa se non un'effettiva conferma del fatto che le mie capacità stanno aumentando? Saltello intorno al letto mordicchiandomi le labbra, ah, quando potrò finalmente dirlo al prossimo sabba...! Mi dispiace, non festeggiare con Artemisia, ma... probabilmente per lei sarebbe un motivo di preoccupazione in più. E in qualche modo questo rende la cosa solo peggiore.
Ma no, non lascerò che mi rovini l'umore! Allora, per prima cosa devo piazzare le primule. La finestra di camera è schermata dalle mie tendine gialle, quindi non c'è pericolo qualcuno mi veda da fuori, ma non vorrei mai che Art decidesse di sfondare la porta per simulare un attacco dell'Inquisizione. I cardini sono ancora incriccati dall'ultima prova di evacuazione...
Apro lo zaino e subito l'odore dei fiori mi solletica le narici, mentre la luce azzurra mi costringe a sbattere le palpebre – è fortissima nonostante la luce del sole! Prendo fiore dopo fiore e lo pongo delicatamente sul letto, le primule sul cuscino e l'assenzio – fiori e foglie insieme – ai piedi del letto. Mi concedo giusto un secondo per ammirare la magia che scorre in ogni stelo, in ogni petalo e in ogni foglia. E' uno spettacolo mozzafiato. Mi sento davvero commossa e onorata di poter vedere tutto questo, e così bene per di più, anche per gli standard delle streghe. Perché anche Art non può provare le stesse cose?
Raccolgo quattro primule e lego i loro gambi con un pezzo di spago, mormorando un ringraziamento alla Madre per avermi scelta tra i suoi figli e una preghiera per propiziare l'incantesimo. Una preghiera più tradizionale che altro: i fiori sanno già quello che devono fare, senza che noi andiamo a dirgli come comportarsi. Ripongo il primo mazzetto di primule sotto lo stipite della porta: mi sembra il luogo migliore, per scoraggiare le visite. Per precauzione, faccio giusto un altro paio di mazzetti e li metto in fila uno dietro l'altro.
Ora ho un adorabile tocco di colore sotto la porta di legno scuro, una fila di primule del rosa più intenso, venate di luce azzurra. Estetiche e funzionali, non c'è proprio pericolo che con così tante primule Artemisia decida di farmi compagnia! Soprattutto perché è da secoli che non indossa più il suo talismano di malva...
Bene, perimetro messo in sicurezza, ora è il momento del piatto forte. Mi arrampico su uno sgabello per prendere il mortaio – ma perché ho deciso di infognarlo proprio sull'ultimo ripiano della libreria? – e tiro fuori la vecchia crema dal mio nascondiglio segreto.
Però mi chiedo... posso semplicemente aggiungere nuovo assenzio, o devo farne una completamente nuova? Alla fine non credo cambi qualcosa, le foglie vecchie hanno perso la loro magia, quindi non vedo come potrebbero interferire. E poi insomma, da quando mi faccio certi problemi? Chi sono, Artemisia?
Ridacchio e mi siedo a gambe incrociate sul pavimento, per cominciare a tritare l'assenzio. Questa volta, invece, il rituale è più complesso – la magia dell'assenzio non è come quella delle primule, la devo estrarre! Oltre alla preghiera per la Madre, quindi, intono sottovoce la musica di questa pianta, sillabando appena un mugolio sulle note dolci del coro dell'assenzio. Ci vuole poco prima che il mio pestello riduca le foglie e i fiori a una poltiglietta verde, circondata da un alone azzurro. Senza smettere di canticchiare rovescio la poltiglia magica nel vecchio barattolo. Poi lo rigiro due volte tra le mani e, dopo averci sputato dentro, faccio due giri su me stessa saltellando su un piede solo.
Non sono del tutto sicura questa parte sia proprio necessaria, ma non sia mai.
Intanto vedo con piacere che la luminosità dei fiori comincia a spandersi anche alla crema. Mescolo con la punta dell'indice, per meglio amalgamare il tutto, e in men che non si dica ho di nuovo la mia bellissima crema all'assenzio per voli notturni, luminosa come non mai.
E non è solo un modo di dire: è davvero luminosissima, molto più di quanto io abbia mai visto – cosa che non dovrebbe sorprendermi, dato che la mia vista è diventata così sensibile. Però avrei detto che, una volta mescolata, la luminosità avrebbe dovuto scemare un po', soffocata dalla crema... invece sembra estendersi alla crema stessa, e al barattolo pure, e al tappo... e il pestello e il mortaio perché sono ancora circondati da un alone azzurro?
L'eccitazione che provavo fino a pochi secondi fa comincia a diminuire. Non sono preoccupata, davvero, non lo sono, però...
Guardo l'indice con cui ho mescolato la crema: è coperto di una patina azzurra brillante.
«Oh, Madre...» mormoro. Poi il mio braccio si alza di scatto di sua completa volontà. Devo alzarmi in piedi per non slogarmi la spalla, con il mignolo sporco di crema che si mette a puntare verso il soffitto, e sono certa che se non fosse saldamente attaccato alla mia mano comincerebbe a volare per tutta la stanza!
Perché è saldamente attaccato alla mia mano, vero?
E a proposito di cose attaccate o meno, il mortaio e il barattolo di crema chi li sta trattenendo, al momento...?
Nessuno, ecco chi! Un rumore come di schiocco e faccio appena in tempo a piegare la testa, prima che il mortaio e il pestello mi trapassino la fronte, lanciati a tutta velocità da... beh, da loro stessi! Osservo con orrore mentre rimbalzano da una parete all'altra della stanza, sul mio armadio, sulla libreria dove – oh, no, la mensola su cui tengo i gatti di vetro che...!
Troppo tardi. Chiudo gli occhi, mentre il rumore inconfondibile di souvenir distrutti mi fa vibrare i timpani. E in tutto questo il mio mignolo continua a trascinarmi verso l'alto.
«Oh, andiamo...!» mormoro digrignando i denti, ma per quanto faccia forza sul braccio non riesco ad abbassarlo. E il mortaio continua a distruggere ogni cosa – sta lasciando buchi nel muro, buchi!
Oh, Madre, oh Madre...! Anche il barattolo di crema si sta sollevando, e questo dovrebbe essere impossibile, impossibile! La crema funziona solo se spalmata su qualcosa, perché il barattolo sta levitando così?
Mi afferro il polso sinistro e cerco inutilmente di trascinarlo giù, con l'unico risultato di far sollevare i miei piedi – e per fortuna, visto che il pestello rimbalza sul pavimento. Si schianta sul bordo del letto, poi sul comodino, fa crollare a terra una pila di libri e, dirottato dall'asse di legno sul soffitto, si proietta verso la finestra. Oh, no...
Le mie tendine gialle fanno ben poco per frenarlo, non faccio neanche in tempo a formare un'imprecazione che il vetro della finestra va in frantumi e il pestello si scaglia fuori, libero di volare verso le infinità del cielo, seguito dal mortaio, tutti e due brillanti di luce azzurra e tutt'e due velocissimi.
Oh, Madre, fai che non ci fosse nessuno lì sotto a guardare in alto...!
Il mio mignolo sembra essersi reso conto che la finestra si è aperta, comincia a strisciare verso la libertà, trascinandosi dietro il mio corpo. No, no, ma cosa fai? Voglio volare, ma non così! Cerco di aggrapparmi al letto ma l'unico risultato che ottengo è di trascinarmi dietro anche lui! Almeno vado abbastanza lenta da poter puntellare le gambe tra uno stipite e l'altro della finestra – spero davvero, davvero tanto che nessuno stia guardando in questa direzione, ora.
Se non altro questa è una posizione abbastanza stabile, anche se ho il mignolo incastrato sopra la finestra che sembra voler scavare attraverso il muro... devo trovare un modo per sbloccarmi da questa situazione e levarmi la crema dal dito! Forse se mi spingo abbastanza con le gambe e rotolo verso il letto...
Trattengo il fiato e lo faccio, mi spingo con le gambe contro la parete con quanta più forza posso e allo stesso tempo mi trascino dietro il polso levitante. E funziona! Come quando mi spingo in acqua da bordo piscina mi ritrovo a rotolare sul pavimento, oltre il letto che si è smosso quel tanto che basta per scoprire il cimitero di fazzoletti usati che di solito nasconde. Non ci penso nemmeno due secondi e ne afferro uno prima che il mignolo possa ricominciare a volare, mi pulisco dalla crema meglio che posso. L'articolazione della mia spalla scrocchia, quando finalmente riesco a riabbassare il braccio.
Il fazzoletto, invece, vola via verso la finestra come se fosse stato inghiottito da un'aspirapolvere, seguito dal mio barattolo di crema all'assenzio che invece levita piano, così piano che potrei riprenderlo...! Mi alzo in piedi per correre ad afferrarlo, ma inciampo sul letto e mi ritrovo di nuovo a terra, in mezzo a fazzoletti, calcinacci e schegge di vetro, mentre il mio barattolo di assenzio si perde nel blu del cielo.
Cosa ho appena fatto?
Non doveva andare così, non doveva andare così per niente! Non è mai successo un disastro simile, che errore posso aver commesso? Mischiare l'assenzio vecchio con quello nuovo, forse? Ma... non ha senso!
Mi alzo barcollando – sento le gambe instabili, e il braccio mi dà un sacco fastidio – e mi avvicino alla finestra. Mi arrischio a sporgermi, ma per lo meno la mancanza di una folla di curiosi che guardano nella mia direzione mi rincuora.
Spero solo che Artemisia non abbia sentito nulla...
Corro verso la porta facendo lo slalom tra le schegge di vetro e mi accosto al legno, per origliare. Non sento nessun grido isterico, però, quindi direi che Art non è stata allertata. Almeno le primule hanno funzionato a dovere!
Mi lascio cadere sul letto con un sospiro. Beh, non esattamente come mi aspettavo andasse, ma tutti possono commettere uno sbaglio, e semmai ho creato qualcosa di troppo potente, quindi... sì, decisamente è andata così, ho creato una crema potentissima. Sarà pure successo un casino, ma un casino positivo! Forse, per renderla utilizzabile, devo solo diminuire le dosi? Dovrò pensarci, e magari riprovare. Anche ora, in effetti mi è rimasto un po' di assenzio e...
Un pezzo di intonaco si stacca dal soffitto e mi si sbriciola sulla testa. Sospiro. Okay, diciamo che il secondo tentativo è rinviato a data da destinarsi – tipo, domani. Per adesso la strega in questione userà la scopa solo per dare una ripulita a questa stanza.




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