Il Principe dell'Oscurità di Caladan Brood

Note dell'Autore sul Capitolo
posto l'introduzione giusto per dare il via ^_^. ma è talmente corta che nemmeno la si può considerare un postamento vero e proprio ^_^. è solo per piantare la bandiera di inizio della nuova fase della storia ^_^.
Prologo

A passi lenti e misurati l’oscura figura camminava in prossimità di un’ampia scalinata, nella quasi più completa oscurità dell’enorme salone. Il trono, cui la scalinata portava, in quel momento era vuoto. L’unico rumore udibile era quello dei suoi passi che risuonavano considerevolmente amplificati tra le colonne e i possenti muri portanti che sorreggevano il soffitto, troppo in alto per poter essere distinto con chiarezza. Il lucido pavimento, tra le fini incisioni che lo decoravano, quasi rifletteva la sua figura alta e imponente, avvolta in un lungo mantello nero. Dopo aver percorso alcuni metri in una direzione si voltava per ritornare indietro, sempre rimanendo nelle immediate vicinanze di un secondo figuro, non molto distante da lui, seduto su uno dei primi gradini con lo sguardo fisso, eppur disinteressato, alla base della scalinata.
Nessuno dei due sembrava essere intenzionato ad interrompere il silenzio che li accompagnava. Fu quasi a malincuore che, alzando lo sguardo, quello seduto disse:
«Non pensavo saremmo stati costretti ad agire tanto presto»
«Purtroppo lo esigono le circostanze»
«Lo pensavi anche tu?»
«Da un certo punto di vista…» replicò l’altro continuando a camminare «credevo saremmo dovuti intervenire già da molto, dall’altro mi aspettavo che avremmo potuto attendere almeno il doppio del tempo che finora è trascorso»
«Non abbiamo scelta»
«Non c’è altro che possiamo fare»
«È tutto pronto?»
«Non c’è motivo di dubitare altrimenti. Baal è già stato messo al corrente, ormai deve aver predisposto ogni cosa»
«Qualcosa non rientra nell’ordinario?»
«Ancora no»
«Pensi che il nemico passerà al contrattacco?»
«Sono convinto che lo abbia già fatto da tempo, quello che mi preoccupa è che noi non ci stiamo accorgendo di niente. Gli ultimi risvolti lo avranno solo indotto a bruciare le tappe»
«Per loro sarebbe piuttosto difficile…»
«Difficile non è sinonimo di impossibile»
«Siamo pur sempre noi a condurre il gioco in fin dei conti… andrà bene»
«Lo dicevi anche allora»
«Gli eventi possono seguire un solo corso»
«Purtroppo questo non è vero»
«Il piano d’azione è piuttosto buono e, nel complesso, l’obiettivo da raggiungere semplice. Se avremmo successo già al primo tentativo sarà tutto più facile»
«Ma se così non fosse…»
«Non falliremo»
«Non possiamo fallire»


***

C’era qualcuno nella stanza. Una seconda persona che non avrebbe dovuto essere lì ma di cui riuscì a percepire la presenza senza ombra di dubbio. Se ne avvide non appena i suoi sensi furono abbastanza reattivi da cogliere una tale certezza. Il passaggio dal sonno alla veglia fu istantaneo, la sua decisione sul da farsi fu immediata. Immobile, ancora sdraiata sul letto, semiavvolta nelle candide coperte, il suo sguardo si fece strada tra i morbidi cuscini che le sorreggevano il capo ad ispezionare le parti della stanza che poteva vedere da quella posizione. Riuscire a scovare dove si trovasse l’intruso senza che costui sospettasse di essere stato scoperto si sarebbe potuto rivelare un notevole vantaggio ma non ce la fece. Nell’ispezionare l’intero campo visivo a lei accessibile in quel momento, nell’oscurità quasi totale della camera, non scorse nulla. Dalla sottile colonna in legno finemente intarsiata d’avorio del letto a baldacchino in cui giaceva all’uscio che costituiva l’unica entrata o uscita da quella stanza, passando per la parete riccamente affrescata, non vi era nulla di anormale. Come in fin dei conti si aspettava, l’intruso probabilmente era alle sue spalle. Doveva agire con destrezza. La sua mano destra scivolò lungo il piano del letto, sotto i cuscini, fino a toccare la familiare impugnatura della spada posizionata subito sopra la sua testa. Si arrestò un attimo prima di brandirla, l’intruso aveva cominciato a parlare.
«Non fraintendete le mie intenzioni, anzi, spero consideriate questo incontro come una visita di cortesia»
Una voce profonda, autorevole, confortante anche se vagamente inquietante, di sicuro una voce che lei non riconosceva. Non sapeva chi fosse l’uomo alle sue spalle, né decise di fidarsi. Si sollevò a sedere sul letto contemporaneamente sfilando la spada da sotto i cuscini. La fece scorrere tra le coperte fino a portarsela al fianco interponendo il proprio corpo tra quell’uomo e l’arma. Senza curarsi dei lunghissimi capelli biondi che le ricadevano scompostamente davanti agli occhi per andare a tuffarsi sulla morbida tunica in lino che le faceva da camicia da notte ruotò il capo in direzione di quella voce. Accanto al tavolino a tre gambe su cui era posato il candelabro ora spento stava un uomo, o almeno questo è quanto dedusse dal poco che riuscì a vedere. L’oscurità della stanza era stranamente fitta in quel punto. Molto alto, solenne, avvolto in abiti chiari anche se indefinibili, del suo volto non riuscì ad intravedere nulla se non gli occhi. Morbidi, delicati occhi color del cielo da cui scaturiva un impalpabile, quanto fioco, indistinto chiarore. Un particolare senza dubbio inquietante che lei non ebbe difficoltà a riconoscere ma che, senza un’apparente spiegazione, contribuiva a tranquillizzarla. La presa sull’elsa della spada si fece meno salda, per un attimo la ragazza ebbe la netta sensazione che gli indistinti lineamenti del volto di quell’uomo si fossero aperti in un lieve sorriso.
«Chi siete?» la domanda fu posta con più cortesia di quanta lei non volesse.
«Mi auguro… un amico» la gentilezza che scaturiva da quella voce profonda era disarmante. Senza nemmeno insistere la ragazza passò oltre:
«Perché siete qui?»
«Conosco il signore che voi servite»
«Io non servo nessuno» ci tenne a precisare la donna, scocciata da quanto appena sentito.
«In effetti con voi non ha mai esercitato il potere conferitogli dalla sua carica» senza accennare al più ben che minimo movimento, le braccia conserte al petto, l’uomo si dimostrò accomodante «Ma ciò non toglie che sia così, Tsvi dovrebbe avervi informato riguardo ai vostri doveri verso di lui»
Un improvviso lampo di comprensione balenò negli occhi della ragazza che, quasi inebetita, per un momento valutò se esistessero altre possibili interpretazioni a quanto le era stato appena riferito. Non ne trovò. In silenzio, lungo l’arco di secondi che le sembrarono interminabili, cercò senza successo qualcosa da dire, alla fine si limitò semplicemente a constatare:
«Non è possibile»
«Avete ragione» la risposta ebbe il potere di lasciare la ragazza ancora più sconcertata «Tutto questo non è possibile, questo incontro non sta realmente avvenendo. Mi sono permesso di violare i vostri sogni, sono spiacente, nonostante mi abbiano spinto degli ottimi motivi»
Paziente, l’uomo attese che lei ponesse la domanda che sapeva per certo gli stesse ronzando per la mente. Con una punta di dispiacere constatò che così non sarebbe stato. Consapevole, anche se non convinta, di chi fosse colui che gli stava di fronte la donna non si sarebbe più avventurata in domande dirette.
«E questo ci porta al significato fin troppo letterale delle prime parole che vi ho rivolto» l’altro riprese il filo del proprio discorso senza aspettare oltre «In quanto la mia visita, in ultima analisi, si riduce ad un invito»
Pur ancora silenziosa, l’espressione della ragazza si fece interrogativa.
«Molto presto verrete chiamata. Accettare o meno la convocazione che ne deriverà dipenderà da voi, e voi soltanto. Da parte mia spero acceterete»
Per la terza volta non ricevette risposta.
«Perdonate l’intrusione» si scusò l’uomo.
Sotto gli occhi della ragazza le ombre attorno a lui si fecero sempre più fitte, un attimo dopo si dissolsero insieme a colui che avevano inghiottito. Nella camera era di nuovo sola.




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