Il Fuoco dell'Anima di Caladan Brood

Note dell'Autore sul Capitolo
Ho la nettissima impressione che la nota dell’autore farà concorrenza al testo vero e proprio come lunghezza ma pazienza, ci sono un po’ di cosine da dire ^_^. Le buone anime che stanno leggendo “il principe dell’oscurità” immagino si ricorderanno di un sondaggio che ho lanciato a cap23 e a cui hanno risposto tutti (grazie grazie ancora ^_^). Ovviamente ho deciso di fare come mi avete suggerito, l’antefatto sarà un mostro biblico salvo imprevisti ^_^. E la settimana scorsa le camminate tra i monti (dove, se la salita si fa dura, il fiato torna comodo per respirare più che per parlare ^_^) mi hanno dato un po’ di tempo per pensare. Un tot di ore di scervellamenti mi hanno portato a strutturare una parte consistente della trama di quello che dovrebbe essere l’antefatto della storia che ho scritto finora. Trama non ancora definitiva e che non comincerò mai a scrivere prima di aver risolto un paio di problemi che al momento giudico enormi ma che nel momento in cui si è formata con sufficiente chiarezza nella mia testolina mi ha lasciato così tanto soddisfatto che la sera stessa non ho resistito alla tentazione di scriverne il prologo ^_^. E dunque eccolo qua. Non è affatto escluso che lo butterò nel cestino quando avrò la trama completa ma è corto, dunque non sarà una gran perdita in ogni caso ^_^. L’ambientazione immagino lascerà un po’ straniti ma abbiate fede in me, non seguirò mai la strada che imbocca questo prologo se, prima di cominciare, non avrò tra le mani un modo più che valido per ricongiungermi all’ombra del nemico ^_^. Per quanto riguarda l’epoca storica non è molto rilevante (ai fini della trama sarà ininfluente di fatto, potrebbe essere anche una sorta di medioevo, non mi cambierebbe molto). Ho scelto un’epoca tecnologicamente sviluppata per poter aver la possibilità di togliermi uno sfizio che ho da una vita (cioè trovare un buco nella storia in cui inserire una spiegazione semiscientifica di come funzioni il potere magico di questa gente ^_^). Ma se selerian mi accusa di plagio per avergli scippato l’idea di mettere tecnologia e magia nella stessa storia mi ritiro nel medioevo senza dire una parola ^_^ (però do ottime garanzie che la guerra che si svilupperà sarà solo ed unicamente magica. La magia di el e compagnia bella non ha punti deboli, la tecnologia non ha modo di contrastarla. dunque non ti copio l’arte delle arti selerian, giurin giurello ^_^).
e con questo fine delle presentazioni, adesso passo agli errata corrige ^_^. E paradossalmente sono pochi e di fatto non vanno ad influenzare quasi nulla di quel che ho scritto finora tra ombra e principe. Di fatto l’unica cosa che va fatta detonare sono le prime parole di Michael nel summary del principe. In questi mesi ho riflettuto sulla critica che mi ha fatto selerian all’epoca e ho deciso di seguirla. Dunque la frase “Quando le prime stelle iniziarono a brillare rivestivo la mia carica già da troppo tempo” è buona per il macero adesso ^_^. La guerra (nel suo complesso, compresi sia fern che aion) si svilupperà in un arco di tempo molto più corto (minimo minimo un fattore mille più corto) ne segue che quando le prime stelle hanno cominciato a sputar luce Michael era ben lungi dal nascere ^_^. Altra cosa cambiata è che ora gli spiriti sono a tutti gli effetti esseri umani (cioè… tanto per spiegarsi, nei primi anni erano bambini normalissimi, né più né meno di quello che sono i miei nipotini al momento ^_^). Tutto il resto sono inezie con cui non sto ad annoiarvi (penso che questa rivoluzione della trama iniziale mi porterà alla correzione di forse dieci righe di roba nel principe, niente di più ^_^).
Chiudo qui. Buona lettura (speriamo bene ^_^)
Ps: ah, quasi dimenticavo ^_^. Fatemi sapere come vi sembra, se fa schifo ditelo senza remore. lo condanno a morte senza tanti patemi.
Prologo
 
Quantomeno simulando una certa indifferenza ruotò il polso sinistro e abbassò lo sguardo sull’orologio. Era in ritardo, ammesso che sarebbe venuta certo, ma in ogni caso non gli restava che aspettare.
Ritornò all’enorme specchio che per intero riempiva la parete di fronte a lui. Osservò con disattenzione l’immagine riflessa dell’ampia hall dell’albergo in cui ormai attendeva da venti minuti.
Per un attimo si perse di nuovo a contarne gli occupanti. Quindici in quel momento, ma il viavai era ininterrotto. Troppa gente, non si sentiva tranquillo, ma almeno non lo dava a vedere. Posando lo sguardo giusto avanti a lui, osservò se stesso seduto ad un piccolo tavolo posizionato a ridosso del muro, con le braccia a sostenere il mento. Si vedeva più pallido del solito, ma quel colorito cadaverico non gli sembrava stonare più di tanto su se stesso, quantomeno si abbinava all’anonimo vestito grigio che indossava e ai corti capelli biondi, fin troppo chiari.
Rifilò un seconda occhiata all’orologio, nel ritornare allo specchio guardò nei pressi dell’uscita alle proprie spalle, a un individuo alto ed esile, con lunghi capelli neri raccolti dietro la schiena in una coda. Gli rivolse un breve cenno del capo. L’altro si limitò a scuotere la testa un paio di volte.
Ancora niente. Se non si fosse presentata nel giro di qualche minuto era molto probabile che non si sarebbe presentata affatto, nonostante non la considerasse l’eventualità più probabile.
Vagò con gli occhi lungo lo specchio, intento a guardare alle proprie spalle. Passò tutto in rassegna come alla ricerca di qualcosa di specifico. Nel notare l’ascensore in movimento sulle prime non ci fece caso, non era raro che gli ospiti dell’albergo lo utilizzassero per scendere al piano terra dopo essere usciti dalle proprie camere, ma nonostante tutto non distolse lo sguardo. Cominciava a sentire qualcosa, una sensazione precisa.
Rimase a fissare le porte scorrevoli. Ancora prima che si aprissero ebbe la certezza che lei fosse lì dentro. Non poté fare a meno di voltarsi, giusto in tempo per vederla uscire dall’ascensore e mettere piede nella hall dell’albergo.
Non era cambiata quasi per niente. A parte gli occhi color nocciola, più scuri di quanto si ricordasse, il resto era identico. Alta, filiforme, con lunghi capelli castani, leggermente mossi. Era sempre stata piuttosto graziosa, nonostante per lei non fosse stato un bene.
Il volto era l’unica parte del suo corpo ad essere scoperta. La carnagione chiara faceva contrasto con il cappotto nero che le scendeva fino alle ginocchia. I pantaloni e le scarpe sportive erano del medesimo colore. Alle mani portava un paio di guanti di pelle, anch’essi neri.
La vide muovere i primi passi nel salone subito seguita da un individuo che si arrestò a poca distanza dall’ascensore, rimanendo in disparte, un gigante che sovrastava in altezza chiunque in quella sala. Vedendolo, l’uomo seduto al tavolo ritornò a voltarsi verso lo specchio per un attimo. Il suo sguardo balenò in direzione dell’uscita, al ragazzo coi capelli lunghi che già stava assumendo una posizione più eretta, allontanandosi dal muro cui era appoggiato.
Si concentrò sulla donna che ormai era a pochi passi dal tavolo. In silenzio la fissò mentre prendeva posto di fronte a lui.
«Perché qui?» l’uomo iniziò subito.
«Il posto non è di tuo gradimento?»
«Non ti fidi?»
«La rivelazione ti sconvolge?»
«Voglio solo parlare»
«Siamo in pieno centro città, in un albergo tutt’altro che vuoto, qui corri meno rischi di cadere in tentazione. E nessuno avrebbe il coraggio di ordinare il bombardamento di una zona che conta tre milioni di abitanti solo per colpire me, non in tempi brevi quantomeno»
«Nessuno sa niente di questo incontro»
«A parte il tuo fido accompagnatore» precisò lei.
«Tu hai posto le condizioni. Un solo uomo come scorta»
«Dov’è?»
«Vicino all’uscita principale»
La donna guardò dove le era stato suggerito. Lo vide:
«Un ragazzo»
«Tu sembri anche più giovane»
Ritornando sul proprio interlocutore la donna gli riservò un’occhiata gelida.
«Le apparenze ingannano» l’altro non diede a vedere di essersi allarmato.
«Che cosa vuoi?»
L’uomo sembrò soppesare le parole, nonostante sapesse esattamente cosa dire, attese un istante prima di replicare:
«Vivere, senza il terrore che il mondo possa finire da un giorno all’altro»
«Non ho mai voluto uccidervi»
«Non facevo riferimento solo a me stesso, o ai miei uomini»
Lei continuò a fissarlo, limitandosi ad inarcare un sopracciglio: «Un discorso già esaurito, non ti pare?»
«Un’ultima volta»
«È inutile»
«Non lo è mai»
«Le nostre posizioni sono divergenti»
«Sono convinto che possa esserci un punto d’incontro»
«Mi sorprende che la pensi ancora così»
«Continuo ad avere speranza»
«Gli esseri umani sono animali» le parole di lei uscirono in un sibilo.
L’uomo non ne rimase per nulla sorpreso. Si sforzò in ogni maniera di essere conciliante: «Un assoluto piuttosto forte, che ripeti non per la prima volta»
«L’unico assoluto in cui credo, dei tanti che ho sentito»
«Eppure tu sei un essere umano»
La donna si irrigidì di colpo, gli eleganti lineamenti del volto non riuscirono a nascondere un’improvvisa nota di rabbia: «Non… dirlo… mai più»
Malgrado la reazione l’altro rimase impassibile. Lei riprese il controllo di se stessa in pochi attimi. La sua espressione si fece subito più rilassata, nell’alzare il labbro superiore si fece passare la lingua sui denti perfettamente allineati. Si soffermò su uno in particolare:
«Un incisivo comincia a muoversi» il suo tono si era fatto di nuovo cordiale «Già da qualche giorno ormai. Non me ne dispiaccio più di tanto, quest’impianto è durato molto più del precedente. Mi toccherà farmene fare uno nuovo, ma ormai ci sono abituata, non riesco nemmeno a tenere il conto di quanti ho dovuto cambiarne finora, e probabilmente dovrò continuare così ancora a lungo, guarigione non è sinonimo di rigenerazione purtroppo»
L’altro continuò a fissarla in silenzio.
«Una volta avevo i denti storti, ci credi? Questo almeno prima che me ne spezzassero una buona parte, certo» continuò lei «Un’esperienza tutt’altro che piacevole. Ha fatto male, molto male. Ma essere abbastanza grande da capire il perché lo stessero facendo è stato anche peggio»
Faticando a reprimere un brivido, l’uomo si curò quantomeno di sembrare impassibile, almeno esteriormente: «Stiamo pur sempre parlando di te, un singolo caso isolato»
«Non sono quella a cui è andata peggio, ma è vero, sto parlando solo di me. Una buona parte ora vengono uccisi e basta»
«Hanno paura»
«Di bambini indifesi?»
«Di ciò che potrebbero diventare»
«Se…» con un disgustato cenno della mano la donna indicò la sala attorno a lei «la gente avesse un minimo di pietà, io non avrei alleati»
«Perché credi che abbiano così paura di noi?»
«Non ci accetteranno mai, questo è un dato di fatto»
«Solo perché ci sei tu»
«Io faccio ciò che ritengo giusto»
«La consapevolezza che senza di te il problema non si porrebbe ti è indifferente?»
«Se non ci fossi io ci sarebbe qualcun altro»
«Sai cosa intendo»
«E sei sicuro che senza nessuno a minacciarli la situazione sarebbe diversa?»
«Sì» l’uomo non esitò nella risposta nemmeno un istante.
La donna per un momento si limitò a fissarsi in quegli occhi azzurri: «Io sono sicura del contrario»
«E procedi in base solo ad una convinzione personale?»
«Non so quale sia la vera risposta alla tua domanda, e non mi interessa saperlo. Se non per quanto faranno in futuro, risponderanno di quanto hanno fatto finora»
«Di quanto hanno fatto a noi? O a te?»
«Non penso sia rilevante»
«Guarda questa gente» riprese lui «Ti sembra abbiano qualcosa contro di te, non sapendo chi sei? Passi inosservata come chiunque altro. Cosa ti hanno fatto per meritare il tuo odio?
La donna non rispose. Alzò le mani quando già si stava sfilando il guanto sinistro, batté con violenza il braccio sul tavolo un paio di volte. Un attimo dopo aver ottenuto l’attenzione dei presenti rivolse il palmo verso l’alto. Una piccola sfera d’ombra andò prendendo consistenza tra le sue dita fino ad avere dimensioni sufficienti per essere vista con chiarezza da tutti. Un silenzio di tomba calò nel salone.
«E adesso?» senza guardarsi intorno la donna rimase sul proprio interlocutore «Cosa vorrebbero farmi?»
L’altro fece per allungare una mano in direzione della sfera.
«Non…» in un misto di paura e indignazione lei si trattenne dall’urlare per un soffio «Toccarmi»
Ritirando subito il braccio l’uomo fu sul punto di scusarsi, ma si trattenne: «Nessuno qui dentro è intenzionato a farti del male»
La donna pareva aver ripreso il completo controllo: «Solo perché nessuno qui dentro è in grado di farmene»
Per un attimo lui rimase indeciso se replicare o meno. Decise di desistere. Si limitò a scuotere il capo un paio di volte. Nemmeno valeva la pena continuare. Aveva fallito, nonostante fosse conscio di non aver speranze.
«Penso di aver finalmente capito cosa mi sfuggiva» facendosi scorrere la sfera d’ombra tra le dita, indifferente agli sguardi terrorizzati dei presenti, l’altra cambiò del tutto discorso «Ci sono diversi modi per gestire il nostro potere, non uno uguale per tutti, comincio a credere di aver trovato il mio»
«Ha quasi dell’incredibile, la risposta che ho cercato ovunque era sotto i miei occhi» continuò lei «Fino a non molto tempo fa non avevo mai fatto caso a come la notte, o anche solo il semplice buio, si pieghi alla mia volontà senza sforzo. Come se l’oscurità sia un territorio conosciuto in cui non ho difficoltà a muovermi»
«Un tuo dominio» disse l’altro.
«Immagino valga lo stesso per te»
L’uomo non vide motivo di mentire: «Non con l’oscurità»
«Lo sai che comunque non mi fermerò»
«Lo so» bisbigliò lui.
«Nemmeno di fronte ai miei simili»
«Lo so» un altro bisbiglio.
«Vale davvero la pena offrire la propria vita a chi ti disprezza?»
«Vale la pena tentare di difendere coloro che non hanno colpa di quanto sta succedendo»
Nel serrare la mano a pugno lei estinse la sfera d’ombra tra le dita. Annuì in silenzio. Già era in piedi quando si stava rinfilando il guanto nero: «Addio Eler»
L’altro rimase seduto, immobile, guardarla negli occhi in quel momento gli costò fatica «Addio Fern»




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