Principessa della Sera di wasmehr

Note dell'Autore sul Capitolo
Ecco a voi Biancaneve, la Regina Cattiva, il Principe e i Sette Nani (da giardino) - avvertenza: NON è una fiaba per bambini!!
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La Regina era in piedi, ritta come ogni mattina davanti al grande specchio posto al centro delle sue stanze, che le rimandava l’immagine delle sue perfette fattezze, confermandole quello che sapeva da sempre: era lei, la donna più bella dell’intero Regno.
Lo specchio della Regina era incantato e le permetteva di percepire le sensazioni che il suo regale aspetto suscitava nei comuni mortali, uomini e donne che abitavano le terre dominate dall’antico castello.
Accarezzò una lunga ciocca di capelli biondi e setosi che le poggiava distrattamente sul petto, intanto che i suoi penetranti occhi scurissimi scrutavano le profondità dello specchio. Dietro di lei era visibile uno scorcio della stanza nella quale si trovava. Notò con compiacimento che l’ambiente ben si adattava alla sua persona, era la perfetta cornice a tanta bellezza.
Schiudendo le labbra rosse e morbide in un sorriso appena accennato, considerò le pietre squadrate da cui erano costituite le pareti e il pavimento, di un grigio scuro, quasi nero e dalle sembianze solide, tanto da parere eterne. I tendaggi scarlatti, intarsiati qua e là da discreti fili dorati, cadevano con eleganti pieghe fino al suolo, celando le finestre, alte e sottili. Un enorme camino, nel quale ardeva un fuoco inestinguibile, stava alle sue spalle, i due gargoyle che ne reggevano la struttura impettiti e fieri nella loro tenuta di roccia scolpita.
Avvicinò una mano dalle lunghe dita affusolate verso il muso di uno di loro, che parve fremere sotto la sua carezza.
Un gemito o un sospiro, proveniente dallo specchio, la indusse a voltarsi di nuovo e dirigere lo sguardo alla superficie argentata, che sembrava quasi increspata.
Aggrottando impercettibilmente la candida fronte liscia, la regina mosse un passo in direzione del prezioso oggetto, ascoltando attentamente.
I sussurri si mescolarono e infine si districarono, consentendole di identificare con precisione l’interferenza al rituale del mattino.
Per la prima volta da tempo immemore, la Regina scoprì di avere una rivale.
Socchiuse gli occhi concentrata e infine distinse chiaramente un volto.
La carnagione rosea, un rossore appena accennato sulle guance, profondi occhi di un azzurro che ricordava il colore del mare e lunghi, morbidi capelli corvini. Conosceva quel viso, apparteneva alla figlia del suo Re.
I bellissimi occhi della Regina diventarono due sottili fessure.
Con un gesto stese un drappo nero sullo specchio e si affrettò all’esterno del palazzo, verso le scuderie, alla ricerca del guardacaccia.
“Dov’è la Principessa?”, domandò bruscamente, quando l’ebbe trovato.
L’uomo chinò la testa, al vedere la Regina.
“Mia Signora, la Principessa è nelle sue stanze, come sempre a quest’ora”, fece notare gentilmente.
La Regina scrutò il cielo del mattino, schermandosi gli occhi con una mano. La Principessa era una creatura della sera, rammentò.
“Quando si sveglierà”, aggiunse semplicemente con voce melliflua, “L’accompagnerai nel folto della foresta e la ucciderai. Ci sono domande?”, concluse con uno sguardo glaciale che fece tremare il cuore dell’uomo.
“Sarà fatto, Mia Signora”, si limitò a sussurrare il guardacaccia, chinando nuovamente il capo.

Al tramonto la Regina scostò il pesante tendaggio che oscurava una delle finestre della sua camera e gettò lo sguardo nel cortile. Scorse la Principessa, che si avviava verso le scuderie.
Arricciò le labbra in un sorriso maligno.
“Vai, Principessa. Incontra il tuo destino”, mormorò.
Un sibilo, simile a una risata aspra, le fece eco dal caminetto.

“Principessa!”
Il saluto del guardacaccia raggiunse la giovane, che lo ricambiò con un sorriso indecifrabile.
I suoi occhi rimasero fissi sull’uomo in uno sguardo indagatore ed egli ebbe la sensazione che la ragazza potesse vedergli dentro, fin nei più remoti recessi dello spirito.
“Prendi i cavalli, servo”, lo apostrofò quindi lei, “Accompagnami nella foresta.”
“Subito, Principessa”, replicò il guardacaccia, stupefatto dalla richiesta della giovane e allo stesso tempo sollevato dal non dovergliela rivolgere lui stesso.

Si inoltrarono in silenzio per sentieri ignoti all’uomo, attraversando roveti e torrenti che non aveva mai visto. La Principessa pareva conoscere le vie più nascoste dell’oscura foresta.
Il cielo si era incupito, il sole era ormai tramontato e la notte li avrebbe presto sorpresi.
Finalmente, la ragazza si fermò e saltò giù da cavallo.
“Qui è perfetto, non trovi?”, domandò all’uomo, che rimase in sella, intimorito dal tono utilizzato dalla ragazza.
Se le voci che circolavano sul suo conto fossero state vere? La Principessa era una creatura della sera, una strega. Probabilmente conosceva esattamente il motivo del loro viaggio nella foresta e lo avrebbe ucciso lei stessa, con un malvagio incantesimo. L’uomo sospirò: la sua vita sarebbe terminata comunque, per mano della giovane Principessa, o per mano della Regina.
La luna piena era sorta e rischiarava la zona in cui si trovavano, conferendo al volto della ragazza una bellezza innaturale.
“Preparati a tornare dalla tua Regina”, lo invitò osservandolo con penetranti occhi blu e un mezzo sorriso ad ammorbidirle le labbra.
L’uomo scese da cavallo, rimanendo in silenzio.
“È il mio cuore, che vuole, vero?”, domandò ancora la giovane.
Il guardacaccia impallidì e istintivamente mosse un passo indietro.
La ragazza rise.
“Può averlo, a me non serve”, sussurrò, infilandosi una mano all’interno del vestito.
L’uomo rimase a guardare atterrito mentre la Principessa gli porgeva il proprio cuore, rosso e ancora pulsante, su una mano grondante sangue.
“Prendilo”, lo incoraggiò con un sospiro che non aveva nulla di umano.
Un attimo dopo, il guardacaccia restò impietrito a seguire con lo sguardo un enorme lupo dal pelo argentato, che aveva preso il posto della giovane e correva lontano, il folto manto illuminato dai raggi della luna.
Abbassò gli occhi a osservare la mano nella quale la Principessa aveva deposto il proprio cuore e, come in un sogno, rimontò a cavallo per tornare al castello.

Il Lupo attraversò di corsa la foresta e raggiunse la propria meta nel momento in cui la luna tonda era più alta nel cielo.
La Principessa riprese le proprie sembianze e spostò attorno uno sguardo calcolatore.
Dalle lapidi infrante del piccolo cimitero abbandonato uscirono come aliti di vento delle figure evanescenti, che le fluttuarono intorno, incuriosite.
La ragazza permise loro di studiarla e scambiarsi impressioni sussurrate, infine annunciò pacatamente la propria intenzione di eleggere il camposanto a propria dimora.
Risate spettrali le riecheggiarono intorno, rendendole impossibile stabilirne l’esatta provenienza.
“Cosa ti fa credere che ti consentiremo di farlo?”, scricchiolò un sussurro poco distante.
“Nessuno disturba il nostro riposo con la propria presenza”, giunse un gemito da lontano.
“Io sono la Principessa della Sera”, replicò lei tranquilla, aprendo lentamente le braccia, sulle quali stava appena posato un leggero mantello nero, “Questa è ora la mia casa e voi sarete i miei Custodi del Giorno.”
Un vento asciutto e polveroso si sollevò e prese a vorticare tra le tombe, portando sulle proprie ali foglie secche, ramoscelli e pietrisco.
I sette spiriti che abitavano il cimitero furono mutati in altrettante piccole creature dall’aspetto curioso, che si pietrificarono all’istante.
La Principessa sorrise, le labbra come un disegno di sangue fresco sul viso.
Dedicando alle sette statue che si lasciava alle spalle solo un’occhiata distratta, spalancò nuovamente le braccia e, come le ebbe chiuse sopra la testa, si trasformò nuovamente nel grosso lupo, che si allontanò rapido da quel luogo dimenticato.
L’animale corse attraverso la foresta e raggiunse un laghetto tranquillo, sulla cui superficie i raggi della luna disegnavano arabeschi argentati.
Sollevò il muso, fiutando l’aria due o tre volte e infine si diresse in un punto preciso, dove svanì e al suo posto ricomparve la Principessa.
Un Corvo attendeva sul ramo di un albero, trattenendo una mela rossa con il becco.
La fanciulla sorrise e allungò una mano verso l’uccello, che vi lasciò cadere il frutto.

Ogni notte la bellissima Principessa lasciava il posto all’elegante Lupo, che attraversava di corsa la foresta per ricevere la mela dal Corvo.

Durante il giorno la ragazza riposava, i sette spiriti prendevano le sembianze di sette nani, che la proteggevano e impedivano alle creature della foresta di avvicinarlesi.
Al calare del sole, i nani assumevano la consistenza della roccia, rimanendo immote statue a custodia del cimitero deserto.

Tutto ciò non rimase nascosto a lungo alla Regina, che era a sua volta una potente Strega. Sempre decisa a liberarsi della Principessa e riconquistare il titolo di donna più bella del Regno, trascorse giorni e notti a studiare i libri di incantesimi e a consultarsi con i suoi Gargoyle, quando questi prendevano vita, nelle notti senza luna. Essi conoscevano ogni via dell’oscura foresta e seppero aiutarla a individuare la giovane fuggiasca, il cui cuore ora palpitava in una teca di cristallo appesa sopra al caminetto.
Infine, l’astuta e bellissima Regina decise a quale castigo destinare la propria rivale.
Come infliggere la morte a una creatura senza cuore quale era la Principessa? L’unico veleno efficace sarebbe stato l’amore, che però, purtroppo, era impossibile da distillare.
La donna si procurò quindi una colomba, che sgozzò alla luce della fiamma del camino.
Intinse una mela nel sangue della più pura delle creature e raggiunse il Corvo prima che lo facesse il Lupo.
Scambiò le mele e rimase a guardare, celata dalle ombre della notte.
La Principessa accettò la mela dall’uccello e l’addentò.
Immediatamente spalancò gli occhi in un’espressione stupita e confusa.
La Regina mosse un passo fuori dall’ombra, mostrandosi alla ragazza, che si lasciò cadere in ginocchio, portandosi una mano alla gola.
“Resterai come morta fino a quando il profumo della bontà e innocenza che hai appena assaporato raggiungerà un uomo tanto virtuoso da mettersi alla tua ricerca. Quando egli ti avrà trovata, ti bacerà e tu verrai ridestata.
“Avrai allora due scelte davanti a te.
“Seguire l’uomo e conoscere l’amore, che inesorabilmente ti ucciderà, poiché per una creatura senza cuore l’amore è insopportabile.
“Oppure potrai togliere la vita all’intrepido amante e perderla così tu stessa, poiché l’amore è alla base della vita e chi lo uccide non può sopravvivere.”
La Regina spostò lo sguardo sulla fanciulla ormai priva di sensi stesa ai suoi piedi, la mela appena morsa abbandonata accanto alla testa.
Le rivolse un sorriso beffardo.
“Buona morte, bellissima.”

I Guardiani della Principessa, risvegliandosi al mattino e non trovando la loro padrona, setacciarono la foresta fino a quando non rinvennero il corpo della fanciulla in prossimità del lago.
La riaccompagnarono al cimitero dove riuscirono a deporla su un letto di fiori bianchi, prima che il sole calasse e le loro sembianze tornassero quelle di sette piccole statue.

La condanna della Regina infine si realizzò e un Principe, giunto da un Regno lontano, rimase incantato davanti alla bellezza della Principessa addormentata.
Trascorse ore immobile a osservarla, avrebbe saputo descrivere l’esatta posizione di ogni suo capello, le curve precise disegnate dalle sue labbra, l’ombra che le folte ciglia scure proiettavano sulle guance rosate, le mani delicate incrociate sul seno.
Sospirando di tristezza al pensiero di dover lasciare l’oggetto del proprio neonato amore, il Principe si chinò per posare un bacio sulla bocca della ragazza, sorprendendosi a scoprirla tiepida.
Il suo cuore fu colto da spavento, e subito dopo da immensa gioia, quando vide la fanciulla ridestarsi e rimanere a guardarlo con occhi che parevano non-ti-scordar-di-me appena sbocciati.
Non ci fu bisogno di parole: tese la mano e la Principessa, come in un sogno, la accettò e lo seguì, sedendo sul suo cavallo e attraversando insieme a lui l’oscura foresta, diretta verso un Regno sconosciuto.

Non fu trascorso che poco tempo, quando il Principe si accorse che la sua sposa si stava spegnendo.
Quale non fu la sua disperazione, quando ella gli ebbe spiegato il motivo della sua lenta morte! Non dormì per intere notti, arrovellandosi alla ricerca di una soluzione per salvare la vita della sua amata.
Infine, giunse a una decisione.
Attese una notte di luna piena e condusse la giovane nel bellissimo giardino del suo castello. Foglie di edera si arrampicavano intrepide su bianche pergole, condividendo lo spazio con roselline selvatiche e convolvoli lilla.
Un ruscello scorreva tranquillo ai loro piedi, melodioso e cristallino. I raggi della luna ne accarezzavano l’irregolare superficie.
“Tu sei il mio unico amore, io ti ho riportata in vita e sarò io a impedire che la morte ti rapisca per sempre. Quello che ti serve è un cuore. Bene, ne avrai uno. Avrai il mio.”
Con queste parole, l’uomo frugò nel proprio petto e ne estrasse il cuore pulsante, donandolo alla ragazza.
Questa non comprese la grandezza del gesto del proprio sposo e si limitò ad accettarne il cuore, abbandonando il Principe morente sulla riva del ruscello.

Sollevò immediatamente le braccia al cielo, spalancando il mantello che teneva appoggiato alle spalle. Mentre riabbassava le braccia, al suo posto comparve il Lupo, che subito cominciò a correre verso l’oscura foresta.
Il cuore del Principe pulsava estraneo nel suo petto e il suo tamburellare ritmico non cessava mai.
Di notte in notte la Principessa avvertiva una trasformazione avvenire dentro di sé, che non sapeva spiegarsi.
Risvegliandosi una sera, la sorprese un acuto dolore al petto. Con dita impazienti sbottonò il vestito e controllò la cicatrice che la segnava a sinistra, notando incredula che era scomparsa. Il suo pensiero corse al Principe e un sospiro involontario le sfuggì dalle labbra.
Sollevò lo sguardo alla luna nascente e dai suoi occhi sgorgarono per la prima volta lacrime calde e sincere.
L’amore era un veleno, ma non era lei a esserne rimasta uccisa.
Il Principe aveva rinunciato alla propria vita per consentire a lei di goderne. Le aveva ceduto il cuore e lei, infine, aveva conosciuto quel sentimento così potente da averle donato la vita.

Colta da disperazione, rendendosi improvvisamente conto dell’enormità della perdita che aveva subito, la Principessa corse al castello ed entrò senza esitazione nella stanza della Regina, che rimase a osservarla immobile e sconcertata.
La fanciulla la degnò di una sola occhiata, poi rivolse la propria attenzione alla teca di cristallo sul caminetto. Rapida la staccò dal muro e la aprì.
La Regina gridò, portandosi le mani al viso, ma la Principessa non si voltò neppure. Affondò una mano nel proprio petto e ne estrasse il cuore del Principe, ponendolo quindi accanto a quello che era stato il suo, ancora pulsante nello scrigno di vetro.

Con un sorriso trionfante in direzione della Regina, la Principessa abbandonò la stanza.
Veloce come era corsa al castello, colmò la distanza che la separava dal Regno del suo Principe.
Durante la strada, il sole già sorto la accompagnò, consumandola. Il vento sollevava a ogni passo i sospiri che la sua bellezza cedeva al cielo.
Quando giunse nei pressi del ruscello dove aveva lasciato morire il suo Principe, la ragazza era ormai solo uno spirito, la sua figura leggera ed evanescente si muoveva delicata e impalpabile sui fiori e in mezzo alle farfalle.
Bastò un sussurro da parte sua per evocare lo Spirito del Principe, che si sollevò dalle fresche acque del ruscello e le si avvicinò, tendendo una mano e sorridendo felice.
La Principessa ricambiò il suo sorriso e pose la sua mano in quella di lui.

Da allora ogni notte i loro spiriti volteggiano intrecciati sulle ali del vento, danzando sui raggi della luna, attraverso l’oscura foresta.
Note Conclusive
Nel 1994 un certo Neil Gaiman scrisse "Snow, Glass, Apples", un racconto che per molti aspetti è identico a questo. Non lo conoscevo, quando ho scritto il mio, quindici anni più tardi. Ammetto di non essere arrivata prima ^_^ e spero che si tratti di un buon auspicio!




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