Cindy di wasmehr

Note dell'Autore sul Capitolo
Qua c'è un nanerottolo che si sta rotolando dalle risate da ieri sera, da quando ha letto questo racconto. Mi ha ingiunto di postarlo anche qui, sebbene molti di voi lo conoscano già ^_^ Ciao!
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C’era un volta una ragazza di nome Cindy, che abitava a Londra in un’antica casa vittoriana insieme alla matrigna e a due sorellastre: Ursula e Brigitta.
Da quando suo padre era mancato, Cindy era costretta a occuparsi di tutte le faccende domestiche, dal momento che le tre donne che costituivano la sua famiglia non ne avevano alcuna intenzione. Esse amavano fare shopping, passeggiando lungo le eleganti vie della capitale britannica, partecipare a feste e frequentare l’alta società.
Fortunatamente per Cindy, il vecchio edificio era abitato anche da simpatici animaletti quali topi, ragni e cimici da materasso, che le facevano compagnia e la aiutavano nei lavori di casa. Il fatto che lei sostenesse di essere in grado di conversare con tali creature le attirava senza dubbio lo scherno di Ursula, Brigitta e della loro madre, le quali ne approfittavano per umiliarla ancora di più.
Quando, però, le tre donne uscivano di casa, Cindy si divertiva a ballare per casa, scivolando lungo i corrimano e saltando sui letti, mentre ascoltava in cuffia gli ultimi successi dei gruppi Heavy Metal del momento. Inutile dire che i suoi amici animaletti le facevano ala, improvvisando originali coreografie. In quelle occasioni, anche la famiglia di picchi che abitava nel platano adiacente la villa si univa alla festa.

Un giorno come tanti, Ursula e Brigitta tornarono dall’Ufficio Postale gridando per l’eccitazione: avevano ricevuto l’invito a partecipare alla grande festa da ballo che il principe indiano Ali stava organizzando in un elegante albergo del centro.
Lessero e rilessero le parole impresse sul biglietto, fintanto che persino le cimici da materasso lo avrebbero saputo recitare a memoria.
Con la madre organizzarono una serie di spedizioni nei negozi più chic di Oxford Street, per essere certe di sfoggiare quanto di più elegante potessero permettersi.
Cindy provò a evidenziare il fatto che l’invito non fosse personale, ma rivolto a tutte le donne della famiglia. Ricordò alle donne di essere una ballerina migliore di loro e rilevò che avrebbe fatto la sua figura a una festa da ballo. Non ci fu nulla da fare: a ogni osservazione che faceva, Ursula e Brigitta rispondevano con sarcasmo. Quando le fecero notare che non avrebbe certo potuto presentarsi acconciata come una punk, la povera Cindy smise di ribattere e si avviò mesta verso la sua cameretta.
Quale non fu la sua sorpresa quando, aprendo la porta, vide gli amici animaletti intenti a sistemare i suoi vecchi indumenti! I topi tagliavano con i loro denti affilati; i ragni cucivano utilizzando fili tessuti con la loro resistentissima e trasparente bava e le cimici si erano riempite i serbatoi di alcune gocce di Chanel n. 5, rubate alla matrigna, e spruzzavano l’inebriante profumo sull’abito che stava prendendo forma.
Cindy non credeva ai propri occhi e, strillando dalla gioia, corse a far vedere il suo nuovo vestito a Brigitta e Ursula. Dopo un primo istante di stupore le due ragazze, rose dall’invidia, glielo strapparono dalle mani sgualcendolo e rovinandolo in più punti, tanto da renderlo inutilizzabile.
Ridendo sguaiatamente, uscirono quindi dal palazzo accompagnate dalla perfida madre.
Cindy le guardò infilarsi nel taxi e poi si rifugiò accanto al caminetto, piangendo calde lacrime sulla propria sorte.

Una delle sue lacrime cadde sulla cenere e, per magia, fece sorgere una piccola creatura, trasparente e alata, che agitava una bacchetta sprigionando innocue scintille.
“Mamma che spavento!”, esclamò Cindy, “Per poco non ti accoppavo, credevo fossi un insetto molesto!”
“Ma no!”, rispose l’essere alato, leggermente offeso, “Cosa dici? Io sono una fatina! Mi hai chiamato tu, con le tue lacrime. Sono qui per esaudire il tuo desiderio e permetterti di partecipare al ballo del principe Ali!”
Cindy fissò la fatina con un po’ di perplessità, poi confessò:
”A dire la verità, visto che la casa è libera, pensavo di invitare alcuni amici per una serata di poker e birra…”
La fatina non la lasciò neppure finire di parlare:
“No, no, no!! Non se ne parla nemmeno! Tu devi andare a quel ballo, quindi: poche storie! Fammi vedere il vestito che intendevi indossare, su!”
Sbuffando per l’imprevista intrusione, Cindy tirò fuori l’abito che le sorellastre avevano rovinato.
“Eccolo qui!”
“Santo cielo, ma è immettibile!”
Cindy sorrise e, con una vena di ironia, commentò:
“Certo che a te non sfugge proprio niente, eh?”
La fatina, intanto, stava osservando il capo, mormorando alcune parole sottovoce e agitando lievemente la bacchetta che teneva in mano, dalla cui punta scaturì un fiotto di piccole scintille.
Con enorme stupore, Cindy vide il suo abito sbrindellato trasformarsi nell’abito da sera più elegante che avesse mai visto: di un tessuto setoso e morbido, scuro e cangiante, cosparso di brillantini ovunque, come zucchero a velo su una torta.
Subito lo prese e lo indossò.
“Wow, è semplicemente meraviglioso, grazie! Solo per sfoggiare questo vestito vale la pena annullare il poker di stasera!”
La fatina annuì, soddisfatta.
“Bene!”, esclamò, “Ora, pensiamo a come farti arrivare lì…”
Pensierosa, si picchiava la bacchetta sulla testa:
“Potrei trasformare la vostra automobile in una elegante limousine…”
“No, guarda, io…”, tentò di intromettersi Cindy.
“Sì, oppure in un’auto d’epoca…”, proseguì la fatina, imperterrita.
“Ma, veramente, io…”
“E uno di questi topi potrebbe diventare l’autista…”
I topi sobbalzarono e si nascosero dietro a una poltrona.
“Ora, dunque: mi serve…”
“Fatina!!”, riuscì finalmente a imporsi Cindy.
“Scusa, cara, hai detto qualcosa?”
“Io non voglio un’auto, sono ecologista.”
“Eco… che cosa? E allora, come pensi di arrivare fin là? Non ti permetterò di servirti di autobus e metropolitana, non con il mio strepitoso abito indosso!”
Cindy fece spallucce:
“Una bici potrebbe andare. Un bici-taxi, magari! Ho sempre desiderato provarne uno! E in giardino c’è il mio vecchio triciclo, che potresti trasformare!”
La fatina stentava a credere all’eccitazione che brillava negli occhi della ragazza, ma si rassegnò:
“Oh, beh, se ci tieni tanto…avrai il tuo bici-taxi! Ma dove sono finiti i topi? Me ne serve uno per farlo diventare conducente!”
“Non permetterti di toccare i topi!”
“Come, scusa?”, domandò sbalordita la fatina.
“Dai, non si possono sfruttare in questo modo le bestiole! Non sai niente del movimento animalista?”
Alzando gli occhi al cielo, la fatina sospirò:
“Ma proprio a me doveva capitare… Cosa suggerisci, allora, cara?”
Cindy meditò per un istante e poi esclamò:
“Fallo tu! Sì, tu guiderai il mio bici-taxi, questa è un’idea perfetta! Così ti renderai conto del lavoro che stavi per imporre a quelle povere innocenti creaturine!”
La fatina fece per ribattere, poi si rassegnò e, scuotendo la testa, si avviò verso il giardino, dove completò la magia mutando il triciclo in bici-taxi e prendendo lei stessa le sembianze di un conducente cinese.
“Plego, signola, salga pule a boldo. La poltelò alla festa in un battel d’occhi!”
Arrivarono all’albergo e Cindy saltò giù, mentre la fatina, ansimando dalla fatica, rivolgeva a Cindy le ultime raccomandazioni:
“Ti aspetto dall’altla palte della stlada: licoldati di essele indietlo pel mezzanotte o il mio incantesimo svanilà!”
“Mezzanotte!”, esclamò Cindy, indispettita.
“Non siamo più nel Medio Evo, fatina! Non si potrebbe fare le quattro del mattino?”
La fatina si inalberò:
“Non contlattale con me, maleducata! Ho detto mezzanotte e mezzanotte salà!”
Sbuffando, Cindy entrò nell’albergo e si recò nella sala del ricevimento.
Un enorme tavolo pieno di deliziose preparazioni culinarie campeggiava sul fondo del salone. Cindy lo adocchiò immediatamente e, visto che non aveva ancora cenato, vi si precipitò scavalcando varie celebrità senza neppure degnarle di uno sguardo.
Incuriosito da tanta baldanza, il principe Ali si diresse verso la bella sconosciuta, che, nel frattempo, aveva preso ad abbuffarsi.
La raggiunse intanto che si riempiva la bocca di paté di olive e pomodorini farciti e la invitò a ballare.
Cindy inghiottì tutto in una volta, tossì, bevve un sorso di vino bianco e accettò.
Mentre i due si scatenavano in mezzo alla pista da ballo, tutti gli occhi erano puntati su di loro. Nessuno era in grado di riconoscere la bella fanciulla, ma era evidente che al principe piacesse molto.
Improvvisamente, il Big Ben da lontano annunciò la mezzanotte e Cindy si ricordò delle parole della fatina. Interruppe il ballo, si scusò con Ali e corse via.
Il principe la rincorse attraverso la sala, cercando invano di trattenerla.
Cindy stava già attraversando la strada, diretta verso il suo bici-taxi, quando la fatina, con un baffo finto che le si stava staccando dal viso, la avvisò che Ali era alle sue spalle.
“Cosa faccio, fatina, cosa faccio?”, esclamò atterrita Cindy.
“Lanciagli una scalpa, questo lo felmelà!”, ribatté con sicurezza la fata.
Cindy si pietrificò: non aveva messo le scarpe, aveva ancora indosso i suoi anfibi da due chili l’uno con punta rinforzata in acciaio. Lo fece notare alla fatina, che si illuminò:
“Ottimo: lo felmelai senz’altlo!”
Cindy si slacciò uno scarpone e lo tirò in direzione del principe, mancandolo di poco.
Ottenne il proprio scopo: il principe si bloccò all’istante e lei poté partire con il bici-taxi.
Arrivarono a casa appena in tempo: nel giro di pochi secondi l’abito e il taxi tornarono a essere i vecchi stracci e il triciclo di prima, mentre la fatina perdeva le sembianze del guidatore cinese.
Dopodiché si sedettero assieme davanti al caminetto, ridendo a crepapelle e servendosi copiosamente di Baileys.

Qualche giorno dopo, uno dei maggiordomi personali del principe Ali bussò alla porta dell’antica casa dove abitava Cindy.
“Il principe Ali mi manda a odorare i piedi delle donne che abitano in questa magione. Se troverò colei il cui piede ha lo stesso aroma dello scarpone chiodato che il mio principe ha amorevolmente raccolto la sera del ballo davanti all’albergo, avrò l’onore di scortarla personalmente da lui.”
L’eccitazione si impadronì di Brigitta e Ursula, nonché della loro madre, che tenne di proposito all’oscuro la povera Cindy della visita.
Gli amici ragni, però, che stavano tessendo una seconda casa per le vacanze estive proprio in ingresso, udirono ogni cosa e si arrampicarono lungo i muri per raggiungere Cindy e avvisarla.
In men che non si dica, la ragazza capitombolò giù dalle scale, portandosi appresso lo scarpone rimastole.
Il messo regale la notò e arricciò il naso.
“E tu saresti…”, la apostrofò.
“Cindy. E quell’anfibio è il mio. L’altro è proprio qui”, aggiunse mostrando il reperto.
Il maggiordomo sussultò mentre accostava al naso lo scarpone e il piede della ragazza.
“È indubbiamente lo stesso odore, perbacco! Lo riconoscerei tra un milione: cara ragazza, ma lei usa Eau de Schabàtt! È un’antica acqua di colonia maschile: come se l’è procurata?”, domandò sorpreso.
Ora tutti gli occhi erano puntati su Cindy, che arrossì mentre confessava:
“È un ricordo del mio defunto padre… Lo uso per ricordarmi di lui.”
In quell’istante comparve la fatina; arrivarono a frotte topi, ragni e un nugolo di cimici da materasso: tutti volevano festeggiare Cindy, il suo buon cuore e la sua buona sorte, che ne fece di lì a poco la moglie del principe Ali, con cui visse felice e contenta fino alla fine dei suoi giorni.

FINE

Questo è un racconto di pura fantasia. Ogni riferimento a topi, ragni e cimici da materasso realmente esistenti è puramente casuale e non intenzionale.




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