L'Arte delle Arti di Selerian

Note sulla Storia
Potete leggerla su http://un23prova.altervista.org/racconti/Selerian/Arte/Presentazione.html
Note dell'Autore sul Capitolo
E torno a postare l'Arte delle Arti - vediamo se va al primo colpo...!
01- Per proteggere e servire

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Prologo - by Selerian


Prologo: Notte delle Notti

Khor, Continente di Zekhia, Città di Ten Rezia, 23 Gennaio 1383 (calendario locale).

 

La città brucia.

Il fragore dei crolli si unisce al crepitio delle fiamme, alle urla della gente. Il fumo nero cancella il cielo grigio dell’inverno, ricade a terra sottoforma di una cenere spessa, dall’odore acre. Bruciano i palazzi e bruciano i giardini, brucia il Cuore del Mondo, brucia la sede del Consiglio. Le fiamme si fanno strada fra ponti crollati e torri distrutte.

I cittadini scappano, attraverso fiumi fangosi che entro pochi anni smetteranno di esistere. Cercano di aggirare i grattacieli, di liberarsi da quei mezzi di trasporto che sono diventati trappole d’acciaio. Cercano di raggiungere la periferia, dove le fiamme forse non arriveranno, dove il disastro non è così grande.

Rumore di spari e di esplosioni. La distruzione continua. Pronta a portare con sé l’età dell’oro, il mondo come questi uomini l’hanno conosciuto.

Un uomo si trascina lentamente, un passo affaticato dopo l’altro, verso il Palazzo del Governo.  È sfinito, ogni passo sul tappeto di cenere gli costa fatica. E continua a guardare in alto, a guardare il fumo. A respirare l’odore acre della sua sconfitta.

Ignora la gente in fuga, ignora i soldati che gli sciamano attorno. C’è talmente tanta confusione, talmente tanta paura nell’aria che sono in pochi a notarlo. A dispetto dei suoi due metri d’altezza e dei lunghi capelli rossi, a dispetto degli occhi viola, a dispetto del volto senza età che è apparso tante volte sui giornali.

Quando raggiunge piazza Cuore del Mondo, si ferma qualche secondo contro un muro. Respira, sputa per terra, chiude gli occhi per un istante. Li riapre lentamente, malvolentieri. E guarda il palazzo in fiamme.

Si riesce appena ad intuirne la struttura, a cogliere un’impressione di linee squadrate e proporzioni gigantesche. È un disastro. Buona parte dell’edificio è crollata, dalle finestre infrante si vedono le fiamme nella sezione ancora in piedi.

L’uomo corre, preso per qualche istante da una nuova vitalità. La piazza è deserta, gli edifici attorno crollano uno dopo l’altro, le fiamme bruciano qualunque cosa che sia combustibile. A terra, dozzine, centinaia di cadaveri, trafitti da proiettili e schegge, carbonizzati dal fuoco. Molti indossano una divisa rossa e oro. Come quella bruciata e strappata che lui porta addosso.

Sale di corsa i gradini, avverte già il calore che filtra a ondate dall’interno. Chiude gli occhi, come in ascolto di qualcosa. L’aria attorno a lui, per un istante, sembra farsi più scura.

Scuote la testa, supera una porta carbonizzata ed entra.

Il corridoio è invaso dalle fiamme, l’ala sinistra è bloccata dai detriti. L’uomo alza un braccio, per un momento il fuoco avvampa di nero, poi si spegne. Corre nel corridoio che va a destra, fermandosi per una frazione di secondo ad osservare una bandiera, con una catena di stelle disegnata, che brucia.

Corre, con il respiro sempre più affannoso, spegne le fiamme dove le incontra. Si guarda attorno, ogni tanto chiude gli occhi, aggrotta la fronte, come concentrandosi. E scuote sempre la testa.

“Erai!”, grida con voce profonda. “Erai!”. Chiama più volte, mai nessuna risposta.

Si inoltra in quel che resta del palazzo. Le luci elettriche sono saltate, a illuminare l’interno rimane solo il riverbero arancione degli incendi. Ma non rallenta, sale le scale nella più completa oscurità, ignorando il rischio di un crollo, come alla disperata ricerca di qualcosa.

Un altro piano. Qui è il pavimento a cedere, gli incendi hanno già consumato tutto. A terra, ora ci sono anche corpi, tantissimi corpi, alcuni con la divisa rossa e oro, altri con quella verde cupo dell’esercito. Lui cerca, cerca fra i volti dei morti quello che teme di incontrare, ma spesso il fuoco ha deturpato i lineamenti.

“Lascia perdere, Desek. Siamo arrivati tardi. Anche qui”, commenta una voce. Ha un tono amaro, incredulo.

L’uomo si volta di scatto. C’è una giovane donna, seduta su un cumulo di detriti, poco lontano. Le fiamme le ruggiscono attorno, le lambiscono gli abiti, ma non sembra esserne infastidita. Continua a guardarsi attorno con occhi completamente viola, spalancati, vuoti.

“Ikejon! Sei viva!”

“Mi piace vedere che anche nelle situazioni peggiori mantieni la tua acutezza”

“Non ti ho trovata al consolato”

L’altra ride. Una risata dolorosa, stentata.

“Ho fatto la tua stessa strada. Al contrario. Sono andata alla Città. E ho visto… quello che rimaneva”

L’uomo rimane in silenzio per qualche istante. Il palazzo continua a bruciare, il tetto sembra sul punto di cedere, ma i due non sembrano preoccupati.

“Ne sono uscito… solo io?”, chiede infine.

“Il Maestro Sameli è morto davanti ai miei occhi. Tutti gli altri non sono durati così a lungo”

Ancora per qualche secondo, non dicono nulla. Rimangono immobili a guardare le fiamme, come contenessero una risposta che non riescono a capire.

“Gli altri Consiglieri?”, chiede la donna.

“Irillion si è salvato per pura fortuna. Fjador è riuscito ad andarsene mescolandosi alla folla. Kaeli-Sha sarà qui fra non molto. Tutti gli altri sono morti”

“Qui non è andata molto meglio. Quando siamo tornati indietro… ci hanno attaccati subito. Io sono l’unica sopravvissuta di sette. Sono riusciti a recuperare armi d’argento a tempo di record”

“Scommetto che le hanno tenute da parte… per tutto questo tempo. Erai...?”, chiede l’uomo. La domanda sembra costargli uno sforzo tremendo.

La donna scuote la testa.

“Quando sono arrivata gli scontri erano ancora in corso. L’area del palazzo dove si trovava è crollata”

Per un solo istante, l’uomo sembra barcollare.

“Cosa abbiamo fatto, Ikejon? Cosa ho fatto?”

 “Questo è il peggio. Non lo sappiamo. Non abbiamo ancora chiare le conseguenze. Non sappiamo come reagirà l’Alleanza”

“Cosa c’è da capire? La Città è stata distrutta, i laboratori sono perduti, il Consiglio è stato annientato sia qui che lì. E lui è libero”

“Abbiamo abbastanza uomini per fermarlo?”

“Ikejon, come faccio a saperlo? Per quel che ne so, io te e Irillion potremmo essere gli ultimi maghi di tutto Khor. In ogni caso… non sarà facile. Non senza il supporto dell’Alleanza”

Il tono della donna sembra vacillare per la prima volta.

“Pensi davvero… che cercheranno di ucciderci?”

“Questo è un fatto. La domanda è solo una: ci riusciranno?”





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