Niente di importante di ico

Niente di importante


Mi siedo sullo scoglio e osservo questo spettacolo.

Mi piace prendere attimi di vuoto, ripensare al passato, riflettere sulle vicende che ho contribuito a far avvenire.
Ancora di più farlo in solitudine, in mezzo al silenzio.

Adoro il mare, le sue onde, il suo movimento.
E altrettanto adoro il cielo. Forse è la cosa che più mi piace.
Trovo che assieme facciano un effetto stupendo. Azzurro a perdita d’occhio, frammezzato dal bianco delle nuvole e dalle tonalità scure della terra.
I colori. Sono molto affascinanti. Non ce n’è uno che preferisco. Tutti mi piacciono in uguale misura.
In verità, non c’è niente a questo mondo che io non riesca ad apprezzare.
I boschi, silenziosi, con la loro atmosfera quieta.
I deserti, la sabbia fino all’orizzonte, mi danno la sensazione di solennità.
I ghiacci, che sono tanto candidi.
Le città, dove le razze hanno dimora.

Sollevo lo sguardo. Il sole, una sfera che illumina questo pianeta.
Anzi no.
Enarsòs che viene illuminato dalla stella che si è scelto.

Riparo gli occhi dalla sua luce, anche se non ne avrei bisogno.
Osservo per alcuni secondi la luce che filtra tre le dita, poi chiudo la mano lentamente, come ad afferrare il cerchio lucente.
È un gesto cui nessuno da importanza, e molti fanno.
A me piace.
Sorrido.

Che cosa strana a pensarci. Potrei stritolare la stella senza difficoltà. Oppure dividerla a metà, farla esplodere, spegnerla.

Adoro questo mondo. Anche le razze che lo abitano.

Coloro che hanno i Doni.

La grazia, agli elfi. Lenti nelle decisioni, calmi, pacati. Quelli scuri, come si sono definiti, che io ho aiutato a creare, in un certo qual modo.
Alcuni, anche se non scuri, sono differenti dai loro simili.
Dissimili dai loro simili, un’espressione molto carina! Persone molto interessanti.
Ricordo l’assassina dal cuore ferito.
Dovrei scusarmi con lei per i modi bruschi che ebbi.

La costanza. I nani, che se ne stanno nelle loro case, distaccati dagli altri. Con loro non ho mai avuto molti rapporti.
Me ne dispiaccio.
Cercherò di rimediare al più presto.

La libertà, a quelli che si sono chiamati umani.
Sono tanti, vari, assurdi. Questa è la loro libertà. Non hanno una loro logica comune, che nelle altre razze può essere trovata.
Molti desiderano il potere sopra ogni cosa. Altri cercano di scoprire i più nascosti segreti dell’essere.
Altri vogliono unicamente un’esistenza placida.
Da tanto ho con loro il maggior rapporto.
L’eroe, l’unico cui ho detto la verità su di me. Non tutta, altrimenti il suo spirito sarebbe andato in pezzi. Mi sarebbe spiaciuto, era una persona molto interessante.

E il caso, ai Padroni. Che nella loro conoscenza del potere hanno trovato la rovina.
Celati e presenti, potenti e deboli.


Mi sgranchisco la schiena.
Non che ne abbia bisogno, non ho neppure una spina dorsale.

Sono tanti i gesti che faccio, seppure senza un’utilità. So benissimo di essere tanto distante da ogni altra creatura da non poter neppure definire questa lontananza.
Non creatura.
Cosa.

Sono un Assoluto, in un certo qual modo. Come i primi spiriti che abitarono questo mondo.
Quelli che oggi sono invocati col nome di Dei Antichi e temuti con quello di Arcidemoni.

Se facessi una pausa, se smettessi di trattenere la mia essenza, molti soccomberebbero al panico.
Mi ricordo, quel giorno.
Il destino fu talmente allontanato dal suo corso, che l’intero cielo divenne nero.
Una notte senza stelle, una notte senza luna.
Se rilassassi il potere accadrebbe di nuovo.
La mia esistenza è una beffa al disegno del fato. Uno strappo irreparabile alla sua tessitura.

Questo mi accomuna ai Mostri. Né io né loro siamo previsti dal disegno del Destino.
Loro non dovrebbero neppure esistere; io, ancora meno.

Terza Potenza li chiamo. Mi piace l’ultimo. E mi rammarica che il suo desiderio non possa essere esaudito.
Neppure il Midian c’è riuscito, e lui fu creato con quell’unico scopo.
Uno scopo, per ognuna delle creature dai Padroni modificate o create
Ai Mìnut popolare il mondo, e in parte l’hanno fatto.
Ai Midian combattere i Mostri, e lui è morto facendolo.
Ai Mystel servire i Padroni, e l’hanno sempre fatto.
Ai Mgeol dipende. Io faccio quello per cui mi creò.
E quello che la Sorella mi ha domandato.

E sono poco più di una bambola a carica. Ne ho viste molte, nelle città.
Giocattoli di metallo, che si muovono dopo essere stati caricati. Pieni di piccoli ingranaggi e molle.
Io non ho ruote dentate, ma non sono poi molto differente.

Padre.
Lui ha voluto la mia esistenza. E la mia missione.

Sorella.
Lei ha modificato entrambe.

Loro hanno ruotato la mia chiave.

Mi alzo in piedi. È ora che torni.

Tuttavia la vicenda più importante resta in sospeso.
A decine potevano essere ciò che cerco – che cerchiamo – ma nessuno lo è ancora stato. In due millenni e mezzo, ancora non l’abbiamo trovato.
Le due sorelle dalla natura duplice sono le ultime candidate.
In ogni senso.

Due sorelle, due nature, due anni.

Che particolare intrigante.

Ma prima di andare, mi giro e fisso di fronte a me.

«Ho rimuginato fin troppo, cosa ne dite? Non vorrete sapere tutto qui e adesso?»




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