Il Trono d'oro di Selerian

Note dell'Autore sul Capitolo
Lo trovo scritto molto male, ma nemmeno riesco a capire perché :S! è un capitolo ambientato un pò di tempo prima - credo che capirete quando ;-D. Non succede niente di rilevante, ma mi piace come inizio. Buona lettura!
Impero, ora zero


Un ragazzo si avvicina alla gelateria, sorridendo e accennando un saluto agli amici.
Dimostra quattordici, quindici anni, e una vita nella periferia. Jeans sdruciti, la suola che esce dalle scarpe da ginnastica, una maglietta di qualche taglia troppo grande. L’aspetto di chi farebbe bene a lavarsi un po’ di più. Attira una rapida occhiata di disapprovazione dal padrone di casa. E di interesse da diverse ragazze presenti. È un bel ragazzo, nonostante tutto. Capelli neri, grandi occhi verdi. Una fluidità nei movimenti vagamente disumana.

I coetanei verso cui si dirige sono ben diversi. Abiti appena usciti da un negozio elegante, mani lisce e senza segni di chi non ha mai lavorato un giorno.

Identici sorrisi.

“Alosy! Sei riuscito a venire!”, esclama una ragazzina bionda, spalancando gli occhi.

Un altro giovane ride, allontanando la sedia dal tavolino. Sono tutti e quattro fuori, sul viale inondato di sole, a godersi la giornata.

“Avevi paura di perderti la pomiciatina pomeridiana?”

Gli altri due ridono. La ragazza arrossisce, le lentiggini che le spruzzano il volto diventano più visibili. Con un sorriso, fa per dare uno schiaffo all’amico dai capelli biondi, quello che ha parlato.

Questi sfugge, balzando in piedi sulla sedia. Ride ancora, e fa un’incredibile capriola all’indietro, atterrando con precisione sul muretto alle proprie spalle.

“Vigliacco. Scappi di fronte a una ragazza”, commenta il nuovo arrivato, inclinando leggermente la testa.

Il ragazzo biondo ride ancora. Una risata spensierata, un sorriso che va da un orecchio all’altro. Parla a voce leggermente troppo alta, come se gli amici fossero più lontani. Il gelataio alza gli occhi al cielo, mentre riprende a parlare.

“Non la conosci bene. Ci tengo alla mia virilità”

Il giovane delle periferie sorride, e scivola alle spalle della ragazza. Questa scatta in piedi, lo stringe con foga, possessivamente, si alza in punta dei piedi per baciarlo.

Lui risponde all’abbraccio con calma, sfiorando appena la giovane, e la bacia lentamente.

“Dai, fagli prendere un po’ d’aria, poverino!”, si preoccupa il ragazzo biondo, avvicinandosi.

“Keash… li vuoi lasciare in pace?”, implora, esasperata, una ragazza dai capelli scuri, forse un anno più grande dei compagni.

“No, scusa, ci fanno uscire un giorno la settimana, finalmente è estate, e dobbiamo passarlo a vedere questi due che slinguazzano?”

La ragazza muove leggermente una mano. Luce azzurra. Il giovane biondo viene sollevato in aria, e sbattuto all’indietro di un paio di metri, contro un muretto di cemento.

“Ehi!”, grida il gelataio, scattando in piedi dietro il banco.

“Stia tranquillo”, commenta la ragazza. “Il piccolo bastardo è indistruttibile”

Un altro salto. Keash torna in piedi. Ride ancora. Il gelataio lo guarda, preoccupato.

“Non voglio maghi nel mio locale”

I cinque scoppiano a ridere. Perfino la ragazza bionda si stacca dall’altro, piegata in due dalle risate.

Il gelataio spalanca gli occhi, preoccupato.

“Siamo tutti maghi”, spiega con voce pacata l’unico che fino ad allora non ha parlato. Un ragazzino un po’ più piccolo, paffuto, che ha tenuto lo sguardo incollato sulla giovane dai capelli biondi.

“Stia tranquillo. Paghiamo i gelati, e non facciamo alcun male”, lo rassicura il ragazzo della periferia.

“Esatto! Anzi, ci rendiamo utili!”, rincara Keash. I suoi occhi lampeggiano di luce viola, fa un paio di rapidi gesti, e il bancone che l’uomo stava pulendo diventa lucido e brillante. Alcune coppette lasciate ai tavoli decollano spontaneamente, volando nel cestino sotto gli occhi attoniti dei clienti.

I ragazzi ridono ancora, mentre il gelataio, borbottando maledizioni in uguale misura contro i giovani ed i maghi, torna a lucidare il bancone pulitissimo.

“Non gli va mai bene niente!”, commenta Keash, fingendosi stupito.

“Sei una catastrofe ambulante. Lo sai che alla gente non fa piacere che usiamo la magia”

“Hai cominciato tu, Esh! E poi cosa posso farci, se sono stupidi?”, commenta il ragazzo, stringendosi nelle spalle.

“Fin quando avete tempo?”, chiede Alosy, con tono gentile, fissando gli occhi in quelli della maga dai capelli biondi.

“Alle nove ci rivogliono dentro”, commenta Keash con una smorfia. “Cazzo, perché ci fanno uscire un solo pomeriggio la settimana?”

“Non ci sono privilegi nemmeno per i migliori allievi del Consiglio?”, chiede l’altro, con bonaria ironia.

“No. E non è giusto!”, risponde Keash. Spicca un salto, afferrando il ramo più basso di un albero e iniziando a dondolarsi.

“E che ci vuoi fare, scimmia?”, chiede Esh, la ragazza dai capelli scuri.

“Dovremmo cambiare le regole. Tutte quante”, risponde la ragazza bionda. “Potremmo uscire quando vogliamo. E anche Alosy potrebbe essere con noi. E tutti quelli come lui. E la gente la smetterebbe di mugugnare alle nostre spalle”

Esh ride, scuotendo la testa.

“Sarebbe bello. Ma sai come è fatto il Consiglio, non cambieranno mai”

“Ci dovrà essere qualcuno che la pensa come noi!”, sbotta la ragazza. Stringe a sé il ragazzo dai capelli scuri, Alosy, come temesse che qualcuno glie lo strappi.

“Ci sarà. Ma non hanno il coraggio di dirlo. E i capi non cambieranno mai opinione. E poi ci sono i SovCon. E l’Alleanza. Non ci lascerebbero mai cambiare”

È Keash a rispondere.

“E a loro non lo diciamo. Cambiamo il Consiglio. Da dentro. Troviamo chi è dalla nostra, e rovesciamo i vecchi. Siamo bravi. Più di chiunque altro. I ragazzi seguiranno noi, non loro. Che c’è di difficile?”, chiede, come avesse proposto di fare un altro giro di gelati.

Gli altri sorridono.

“Avanti, Keash. Se anche ci riuscissimo, che ne faremmo dell’Alleanza?”

Lui si stringe nelle spalle.

“La conquistiamo. Chi può fermare i maghi? Quei due rincoglioniti SovCon? Ma fammi il favore”

Gli altri ridacchiano ancora, persi per un istante nel suo sogno di gloria.

“Pensate quanto sarebbe bello, però. Un impero di maghi. Come quello antico, quello del Sole. Dove siamo rispettati. Dove siamo liberi. Dove possiamo… fare quello che vogliamo, andare dove vogliamo. Stare insieme… sempre”

La ragazza bionda lo dice con tono sognante. Per un istante, pare crederci davvero.

Ma Alosy ride ancora.

“Un impero, eh? E sentiamo, chi metteresti a capo?”

Lei scoppia a ridere.

“Voi cosa dite?”

“L’imperatrice saresti tu, ovviamente. Sappiamo tutti che sei la migliore”, le concede il giovane biondo. Rispetto, presa in giro e affetto si mischiano nella sua voce.

La ragazza si illumina.

“Tutti d’accordo, allora?”

Gli altri ridono.

“Certo. Ti seguo sempre”, si affretta a esclamare il ragazzino più piccolo.

“Di questo passo finirò per crederci! Sono con te”, risponde Esh, strizzando l’occhio.

“E io come potrei sostenere qualcun altro?”, chiede Alosy. Keash fa il gesto di vomitare.

La giovane si illumina. Esibisce un sorriso a trentadue denti. Una luce sognante le brilla negli occhi verdi.

Keash riprende la parola.

“Va bene, adesso che ti ho fatto eleggere imperatrice dell’universo, mi offri un gelato, Eilai? Ho perso tutta la paghetta scommettendo con Leyn!”

 





      Bookmark and Share




Inserisci il codice mostrato sotto:
Nota: Puoi inserire una recensione, un voto o entrambi.

Voci nel Vento è online dal 30/05/2009. Le Storie, le Serie, le Fan Art, le Fan Fiction e tutto ciò che troverete, appartengono ai rispettivi autori. Qualsiasi utilizzo va concordato con loro. Il materiale presente nel sito non può essere riprodotto in nessuna forma senza il consenso del proprietario.
Nessuna storia è stata pubblicata con fini di lucro, né intende infrangere alcuna legge su diritti di pubblicazione e copyright.
Il sito declina ogni responsabilità sui contenuti presenti.

Spread Firefox Affiliate Button   Use OpenOffice.org