La Guerra dei Sogni di Selerian

Note dell'Autore sul Capitolo
E cominciamo subito con la nuova storia - che procederà piuttosto lentamente, diciamo che la deriva dei continenti sarà appena un filo più svelta :S. Spero comunque che possa piacervi! So che c'è un numero eccessivo di personaggi, in questo capitolo, ma dal successivo si riducono, e hanno una ragione d'essere - se dà comunque troppo fastidio, ditemi!

P.S.: con Caladan ho trovato un errore tecnico (che sospettavo - ma pensavo di aver trovato una soluzione, che lui però ha smentito). Vediamo chi lo trova ;-D! Link: http://un23prova.altervista.org/racconti/Selerian/Impero/01-Guerra/01-Stelle.html buona lettura! P.P.S: che ve ne pare della presentazione generale della storia? Quella su http://un23prova.altervista.org/racconti/Selerian/Impero/Presentazione.html
 > Cadono le stelle

Create your own banner at mybannermaker.com!



Cadono le stelle - by Selerian



Orbita alta attorno al pianeta Ven Yasa Due. Fregata Nuvola di Stelle. Anno 12 481 dalla Diaspora.

 

“I Maghi imperiali hanno fatto breccia nell’ala di sinistra. A tutte le navi coinvolte, dispersione immediata”, annuncia la voce dell’Ammiraglio, stridula e distorta a causa dei continui tentativi di interferenza.

Sfioro lo schermo di luce che fluttua davanti a me, scelgo la visuale dei sensori di dritta. Le stelle vorticano attorno a me, mi trovo a destra della fiancata tondeggiante della nave, ad osservare la battaglia che infuria nel Vuoto Infinito.

Vedo solo puntolini luminosi, strie rosse e lontane, silenziose esplosioni. Osservo i pannelli illusori che fluttuano davanti a me, seleziono una distorsione visiva. Le navi coinvolte sembrano avvicinarsi, come se ora distassero poche centinaia di metri. I siluri ora sembrano lentissimi, perfino i raggi disgregatori tracciano le loro scie nel pulviscolo a una velocità percettibile.

“Che cazzo succede?”, chiede Alise.

“E chi ci capisce niente! Ma rischiamo di essere coinvolti!”, rispondo, preoccupato ed eccitato al tempo stesso. Non era previsto. Le retrovie di sinistra avrebbero dovuto essere il posto più sicuro.

“Basta che i loro maghi non ci facciano a pezzi”, commenta Itris, duro. Un breve sfarfallio, e una sua proiezione si materializza al mio fianco. L’illusione è perfetta, la sua pelle scura sembra perfettamente reale, la luce verde e azzurra del pianeta sotto di noi si riflette sui lunghi capelli ricci del giovane.

Cerco di osservare l’andamento dello scontro magico. Il potere imperiale si schianta contro le nostre fila in un flusso ininterrotto di luce rossa. Si avvicina alla nostra formazione come un fiume, arriva già a toccare le prime navi. Forma un muro di fiamme che anche nello spazio contratto sembra vasto chilometri e chilometri. Avanza lentamente, come premendo contro una forza immensa, travolge centinaia di caccia nel suo passaggio.

Tentano di voltarsi come piccoli, fragili insetti che vedano arrivare un’onda. Ma sono lenti, goffi, i piccoli motori Inas non riescono a spingerli abbastanza in fretta. Appena le fiamme magiche ne sfiorano uno, lo scudo azzurrino si materializza per una frazione di secondo, prima che la navetta venga disintegrata, esplodendo in un milione di frammenti metallici.

“Caccia implicati nello scontro a sinistra. Ritirata immediata. Tutte le navi dotate di supporto magico, puntare immediatamente verso l’ala di sinistra e tentare di ripristinare la barriera difensiva”

“Ci stanno massacrando”, commenta Alise, incredula. La ragazza è presente solo come una voce disincarnata: non distrae i sensi neppure per un istante dal cannone laser che ha ordine di tenere pronto. Anche se non siamo ancora coinvolti.

La parete di fiamme rosso cupo non sembra perdere energia, proseguendo in avanti verso di noi. Raggiunge due corvette di un modello che non conosco, allungate e con un rigonfiamento terminale, ardente di luce viola del motore Inas.

La parete di fuoco le attraversa in pochi istanti. Una delle due si spezza di netto, le due parti tranciate iniziano ad andare alla deriva, mentre frammenti metallici, corpi e idrogeno incandescente si disperdono nello spazio. L’altra viene percorsa da una serie di rapide esplosioni, e rimane lì, immobile, nera e spenta.

“Cannoniere Alise a Capo Flottiglia Erass. Il vostro stato?”, chiede la nostra comandante, preoccupata.

“Siamo all’interno del secondo perimetro difensivo. ma prestissimo potremmo trovarci sotto attacco”, avverte l’ufficiale, con tono nervoso. Uno sfarfallio inizia ad apparire alla mia destra, per un istante scorgo i suoi lineamenti, ma poi il contatto si interrompe.

“Merda. Comunicazioni a distanza disturbate”, commenta Itris, stringendo le labbra. Continua a controllare freneticamente i suoi quadri display, cercando di seguire la battaglia.

A me bastano gli occhi.

È un massacro.

Le navi imperiali sono di meno, e i nostri tre incrociatori pesanti, simili a gigantesche lame color rosso cupo, sono penetrati in profondità nel loro schieramento, distruggendo vascello nemico dopo vascello. Mentre guardo, una fregata nemica viene colpita più volte nella zona del motore. Una serie di esplosioni flagellano la nave a forma di anello, squarciando il metallo nero che la ricopre. Poi il motore Inas esplode, spaccando lo scafo in tre pezzi. Una di meno! Vedo le schegge dei gusci di salvataggio iniziare a partire immediatamente, in direzione del pianeta alla nostra destra. O sotto di noi, da questa angolazione.

Ma i maghi del nemico ci flagellano. Sul fianco sinistro, le nostre difese hanno ceduto pressoché completamente, e sugli altri due fronti, strale dopo strale i nostri incantatori reagiscono sempre più lentamente. Vedo una nave nemica – una semplice corvetta, all’apparenza – ricoprirsi di letale luce rossa, fino a superare in luminosità il sole di Ven Yasa. Poi libera l’impulso magico, una scia rossa di energia bruciante che va a colpire un nostro incrociatore, un’enorme, strana nave di forma simile a uno scorpione.

I nostri incantatori non reagiscono in tempo. Gli scudi della nave, già fiaccati dal fuoco dei proiettili, cedono definitivamente, lo scafo esplode come se una forza immensa l’avesse sventrato dall’interno. Per un istante penso di ingrandire, ma sarebbe inutile, mi infliggerei solo la vista di migliaia di miei compagni uccisi in un istante.

Bastardi. Che gli dei brucino voi e il vostro impero, penso.

“Un solo colpo di Soma azzurro, e potrebbero annientare l’ala sinistra, ormai”, commenta Itris. Le stelle si riflettono nei suoi occhi scuri, assieme alle esplosioni delle navi.

“Se ne avessero l’avrebbero usato”, risponde Alise, secca.

“Ehi. Ascoltate la banda di emergenza”, sussurra Hal, intervenendo per la prima volta. Come sempre, non si mostra. Probabilmente non è neanche interfacciato al visore olografico.

Ancora una volta, i quadri luminosi davanti a me si spostano, mentre seleziono rapidamente alcune opzioni.

“Siamo circondati! Richiediamo…”. E poi solo scariche.

“Qui capitano Savari. L’attacco sull’ala destra è arenato. I danni alla nave sono…”, inizia, con tono urgente. Poi la voce femminile grida “Rottura del nucleo! Dei, vi…”. Un suono profondo, minaccioso. Silenzio.

“Sono troppi, non…”

“Dannati imperiali…”

“Distruggete…”

“Danni irreparabili…”

“Siamo circondati, armi disattive…”

“Imploriamo aiuto, la situazione…”

Improvvisamente, quello che vedo sembra acquisire realtà. Una battaglia silenziosa continua a sembrarmi un gioco, una finzione.

Ascoltando quelle voci, capisco. Riesco davvero a realizzare che su ciascuna di quelle navi eterogenee e disorganizzate venute a combattere l’Impero ci sono uomini. Uomini che hanno paura, uomini che muoiono ad ogni vascello distrutto. Sotto i miei occhi, una rapida serie di raggi disgregatori annienta una corvetta. Il muro di fiamme dell’Impero, davanti a me, continua a guadagnare lentamente terreno, mentre le nostre navi maggiori tentano un’inutile inversione di marcia.

Una voce vicina, autoritaria, copre quelle frammentate e fioche delle richieste d’aiuto.

“Qui il Capitano Estriader. Sono stato informato che il nostro Complesso Magico cederà definitivamente fra pochi istanti. Prima che finiscano il Soma, è presumibile che gli Imperiali riescano a sfondare attraverso la prima linea. Prepararsi allo scontro”

Annuisco, sentendo il sudore che mi cola sulla schiena. Sono qui per questo. Da sempre.

“Orien! Incantesimo ad altissima energia, nelle fila nemiche!”, grida Hal, terrorizzato. Sento in modo distante, torpido che mi ha afferrato il braccio.

Trovo immediatamente la fonte dell’incantesimo. Una fregata nemica, che si è rapidamente portata in prima linea. Ed è circondata di luce azzurra.

“Cazzo. Tenetevi forte!”, avverte Alise.

Un solo istante, l’energia azzurra si distacca dalla nave imperiale, iniziando ad allargarsi come una falce lungo il piano della battaglia. Diventa presto un muro di fiamme, simile a quello più debole che lo precede. Sembra quasi, mentre si avvicina, che lo spazio sia tornato un cielo azzurro.

“No! Non così!”, implora Itris, con gli occhi spalancati. Morire disintegrati dal Plasma Azzurro. L’incubo, per tanti di noi.

La parete di fiamme raggiunge e inghiotte quella precedente. Un lampo rosso, per un istante le nostre difese magiche diventano visibili, come un fitto reticolato luminoso. Poi l’energia azzurra prosegue, appena rallentata, divorando lo spazio verso la prima linea di navi da guerra, intenta a bersagliare i nemici coi laser.

“Cazzo. Quanta energia ci hanno messo?” chiedo, a mezza voce.

“Abbastanza da comprare un pianeta”, si limita a rispondere Hal, con tono spento.

L’ondata azzurra, sempre più vasta, raggiunge le nostre navi. Fregate, incrociatori, trasporti truppe. Tutto viene cancellato, tutto esplode in un solo lampo luminoso al contatto con le fiamme.

Che proseguono verso di noi.

 

***

 

“Erass! Rientrate immediatamente agli hangar!”, ordina Alise, con la voce distorta dall’isteria.

“Lascia perdere, comandante. Se l’onda non viene fermata, moriremo tutti in ogni caso. E se viene fermata, così perderemo tempo quando inizieranno gli scontri”

Non riesco a distogliere lo sguardo dal muro di fiamme azzurre che si avvicina, come una falce che spazzi il campo di battaglia. Ha già travolto la sezione centrale, le prime fila di sinistra sono sempre più vicine.

La prima nave a venire raggiunta è un enorme incrociatore pesante di Ler, di forma simile a tre punte di freccia sovrapposte. Lo scafo verde cupo scintilla di centinaia di luci, la superficie è solcata da migliaia di torrette, antenne e generatori. Il motore Inas sembra una gemma viola, relativamente piccola, incastonata a poppa.

Le fiamme lo raggiungono, l’azzurro della magia si somma a quello dei potenti scudi. Riescono perfino a reggere una frazione di secondo, diventando chiaramente visibili – un reticolato di spettrali esagoni azzurrini – prima che l’assalto imperiale li annienti. La struttura dell’incrociatore viene squarciata dal muro mano a mano che avanza, un taglio secco, che non lascia tracce. Non fanno neppure in tempo a svilupparsi esplosioni secondarie, che già è svanito.

Sento le ginocchia divenirmi molli. Ho la gola secca. Non penso a niente. Mi limito a guardare le fiamme che ci vengono incontro, che raggiungono le duecento navi schierate nell’ala di sinistra. Vengono tutte annientate in un lampo – corvette, fregate, incrociatori, e il calo di potenza delle fiamme è appena percettibile, appena una sfumatura di intensità in meno rispetto al colore azzurro iniziale.

“Guardate! I nostri incrociatori!”, grida Alise, e una porzione della mia visuale sembra sfarfallare, o lampeggiare. È la sezione centrale della battaglia, dove l’elite della nostra flotta sembra aver sgominato le truppe imperiali.

E che importa? Fra pochissimo perderemo l’ala sinistra. Completamente. E comunque vada la guerra, la mia battaglia finisce qui.

Dicono che i soldati pensino di tutto, prima di morire in battaglia. Agli amici, alla causa, alla famiglia per chi ne ha ancora una. Ci provo, mi sforzo.

E invece riesco solo a guardare il muro di fiamme che, appena rallentato dai nostri controincantesimi improvvisati, procede verso di noi.

È inesorabile, come un’inondazione, come il destino. Come l’Impero. Continua a inglobare nuove navi, raggiunge le ultime mentre tentano inutilmente di cambiare rotta, di portarsi al sicuro in qualche modo. Esplodono una dopo l’altra. Non ho nemmeno il coraggio di sintonizzarmi sulle chiamate d’emergenza. Lo schieramento frontale sinistro è stato cancellato. E ora tocca a noi.

“Ce la fanno! Ce la fanno!”, grida tuttavia Alise. Fa lampeggiare di nuovo la zona centrale della battaglia. È vero, gli incrociatori sono penetrati molto in profondità. Il fuoco dei nemici li tempesta da tutte le direzioni, ma i maghi a bordo sembrano in vantaggio su quelli imperiali. Le tre immense navi puntano a sinistra con decisione, al passaggio i loro cannoni annientano qualche corvetta e altre unità secondarie.

Puntano verso una fregata. Una che si ritira, rivolta in senso opposto alle altre. Torna verso l’immensa Nave Stellare dell’Impero, il colosso simile a un uccello da preda, le cui dimensioni sembrano rivaleggiare con quelle del pianeta.

La attaccano all’improvviso, concentrando il fuoco di tutti i cannoni. Scie rosse, Siluri angosciosamente lenti, proiettili ipercinetici che sembrano muoversi nella melassa.

I primi attacchi arrivano a destinazione, infrangendosi contro una cortina di luce rossa.

I maghi. I Grandi Maghi dell’impero sono su quella nave!

“Ammazzateli! Ammazzateli tutti!”, grido. Sento stridula la mia stessa voce.

I raggi laser continuano a colpire, inesorabili. Poi arrivano i siluri, ondata dopo ondata. Lontani lampi azzurri della fusione nucleare. Lo scudo nemico ondeggia, si deforma. Poi collassa sotto un’esplosione terrificante, un lampo che sembra voler illuminare l’intera galassia.

La fregata nemica – a forma di anello, con il motore violaceo simile ad una pietra preziosa sul margine esterno – resiste ai primi colpi di laser. Poi gli scudi collassano, i tre incrociatori la trasformano in un ammasso di rottami dispersi nello spazio.

Ormai il muro di fiamme è diventato metà del nostro cielo. Ma è condannato, e lo so bene. La sua energia inizia a sfaldarsi, la sua struttura ondeggia, si intravede sempre meglio lo spazio nero dietro. È ancora a distanza di sicurezza, quando svanisce, senza più maghi a tenerlo in vita.

 

***

 

 “I Grandi Maghi del nemico sono stati uccisi o costretti alla ritirata. Questo ci pone in situazione di parita’ sul piano magico, e abbiamo un vantaggio tattico. A tutti i soldati: combattete! Questa è la prima occasione che abbiamo di sconfiggere l’Impero – e se dovessimo fallire, non è escluso che diventi l’ultima”, ci esorta una voce, profonda e decisa, dagli altoparlanti.

Mi sento scaldare il cuore. Vincere. Sconfiggere l’Impero. Mi rende ancora più felice che l’idea di essere sopravvissuto.

“Vai!”, esclama Itris, facendo il gesto di darmi un cinque. Dopo un istante di esitazione, lo assecondo. Ovviamente, le nostre mani si compenetrano, ottenendo soltanto uno sfarfallio nell’istante della sovrapposizione. Ma la soddisfazione c’è tutta.

“Capitano Estriader a equipaggio. Ci troviamo in prima linea, sul fronte più compromesso dello scontro. A tutti i combattenti, prepararsi a un duro scontro. La nostra nave tenterà di portarsi avanti, per impedire ai nemici di aggirare e accerchiare il gruppo centrale entrato in sfondamento”, avverte una voce sorprendentemente calma.

“Cazzo. La vedo nera”, commenta Erass. La sua voce arriva distorta, dalle navette che continuano a sciamare attorno a noi.

“Punto di vista sul nostro cannone”, ordina Alise, secca.

Seleziono il punto di vista originario con gesti rapidi. Mi trovo sulla parte superiore della fregata, lo scafo della nave scende alla mia destra e alla mia sinistra come un pendio d’acciaio, proseguendo in avanti per una distanza che sembra infinita.

Sfioro i soliti tasti per ottenere la contrazione dello spazio. Ne scelgo altri, e le navi nemiche vengono contornate da cerchi rossi. Alcune, tuttavia, sfuggono alle rilevazioni, e mi rendo conto facilmente che molti dei segnali provengono da falsi bersagli.

“Ufficiale tattico a tutti i cannonieri. Non aprite il fuoco fino a che non attacchiamo con le armi principali, poi tentate di colpire i sistemi d’armamento degli avversari. Priorità alla difesa degli incrociatori”

“Avrei preferito priorità al salvarvi la pelle”, bofonchia Hal.

“Zitto e usa quei cazzo di poteri. Ci sono maghi sulle navi nemiche?”, chiedo, iniziando l’analisi tattica.

“E che ne so? Ci sono talmente tanti residui di magia in giro che non capisco più niente!”, risponde il mago, nervoso.

Sospiro, scandagliando con i sensori le navi nemiche più vicine. È la cosa più inquietante delle navi imperiali, il modo in cui sono tutte uguali. Danno la sensazione che per quante se ne possa distruggere ce ne siano sempre altre.

“Orien, sei pronto a darmi un bersaglio?”, chiede Alise.

“Due fregate nemiche sono danneggiate, una ha perso il sistema di interferenza, puoi puntarla in automatico con precisione assoluta. L’altra ha lo scudo di dritta malconcio”. Mentre parlo, sfioro alcuni dei segni luminosi davanti a me per farle lampeggiare alla vista della ragazza.

“Comunicazioni dal ponte e dalle altre navi. Cercheremo di concentrare il fuoco sulla terza fregata in arrivo, quella con lo scudo indebolito”. Itris parla con un filo di voce. Continua a sentire le richieste d’aiuto delle altre navi. E le grida di morte. Non lo invidio.

Davanti a noi, le navi Imperiali si avvicinano a una velocità spaventosa. In realtà sono ancora lontanissime, ma nello spazio contratto le cinque fregate che si avvicinano sembrano distare poche centinaia di metri. Anelli neri con una gemma viola sul retro, l’esterno è irregolare, come una moneta zigrinata, a causa di armi e sistemi sensori.

Mi fanno paura. Non sono serviti a niente, otto anni di allenamento. Ho ancora paura, come la prima volta che le ho viste. Sento il sudore colarmi lungo le ascelle, inumidirmi la divisa.

Attorno a noi, troppe poche navi. Solo un’altra fregata, di uno strano modello allungato, e una decina di corvette. Il consueto sciame di caccia sembra penosamente inefficace rispetto alle cinque navi dell’Impero.

“A brevissimo apriremo il fuoco”, avverte Itris, con voce piatta.

Ricontrollo l’analisi sensoriale della terza nave Imperiale.

“La terza sporgenza a destra del motore è un banco disgregatore. Lo scudo è indebolito. Se colpisci al momento giusto, potresti farcela”, avverto.

Le navi nemiche sembrano spaventosamente vicine. I primi lampi, vedo i siluri che si dirigono verso di noi. Il cuore mi salta un paio di battiti.

I caccia si disperdono in una nuvola nello spazio, sfrecciando verso le navi nemiche e tempestandole con le loro armi leggere. Non che servirà a molto, finché non intacchiamo gli scudi.

“Fuoco”, ordina una voce secca.

Nello stesso istante, due raggi disgregatori gemelli squarciano lo spazio dalla prua della nave, perfettamente visibili mentre attraversano il pulviscolo. Raggiungono la fregata più vicina, le onde di perturbazione attraversano lo scudo violaceo.

Subito dopo vengono tutte le altre armi. Siluri, disgregatori, proiettili ipercinetici, impulsi ionici. Lo scudo sulla fiancata della fregata che abbiamo attaccato vacilla, viene annientato dopo un solo istante, e i colpi vanno a intaccare lo scafo della nave.

Pochi secondi dopo, arrivano i primi siluri. Un’esplosione di luce bianca di intensità accecante. Ho la sensazione di avere qualcosa dentro le orecchie. Come se si aspettassero di sentire qualcosa. E invece no, c’è solo il silenzio assoluto, come in tutte le battaglie spaziali.

E nel silenzio totale, l’energia della bomba a fusione squarcia la nave nemica, l’anello si rompe in due punti. Poi alcuni getti verdastri di disgregatori colpiscono il motore Inas. Un’ultima esplosione, e la nave nemica va definitivamente in pezzi.

“Ok. Orien, un altro bersaglio”, ordina Alise – evidentemente infastidita per non aver fatto in tempo a sparare.

“La seconda nave, quella che è quasi al nostro fianco. Se riesci ad agganciarlo, c’è un punto…”

Un esplosione mi interrompe. E questa volta la sento, oltre a vederla. La sento come un tuono nelle orecchie, come una vibrazione che mi attraversa tutto il corpo. La visuale olografica si oscura per un istante, prima di tornare a mostrarci le stelle.

“Danni?”, chiede Alise.

Verifico rapidamente.

“Ci hanno colpiti con i disgregatori, a sinistra. Niente di che. Dicevo, cerca di colpire la seconda nave dalla parte opposta al motore. Gli scudi da quella parte sembrano indeboliti”

La ragazza annuisce. Vedo il cannone – il mostruoso marchingegno lungo quattro metri, vicino al quale so che si trova anche il mio corpo fisico – ruotare nel suo alloggio. Poi parte la scarica, invisibile nello spazio se non per la linea rossa con cui la evidenzia il sistema olografico.

“Lo scudo nemico regge. Itris, cerca di coordinarti con gli altri cannonieri e i caccia, magari si riesce a…”

Una seconda esplosione. Questa volta mi trovo instabile sulle gambe, per poco non cado a terra. La visuale mi si oscura per diversi secondi, anche dopo la contrazione dello spazio e i sistemi di puntamento automatico sono fuori uso.

“Che cazzo…”

Una nuova esplosione.

“Capitano Estriader a equipaggio. Tre fregate nemiche concentrano il fuoco su di noi. Resistere fino a che possibile. Prepararsi comunque all’evacuazione immediata. Buona fortuna a tutti”

“Danni?”, abbaia Alise.

“Sezione di sinistra gravemente danneggiata. Falle nei ponti tre, quattro, cinque e sette. Perdita di energia”, leggo, cercando di non far tremare la voce.

Lo spazio torna a contrarsi, le navi nemiche – con tutti gli errori del caso – tornano a essere segnalate dai puntatori rossi. Almeno qualcosa torna a funzionare.

“Concentriamo il fuoco su quella più vicina, sono tutti concordi”, riferisce Itris. La sua voce è sempre più spenta. Cosa sente dai colleghi?

Alise non risponde. Il cannone fa nuovamente fuoco, il fioco raggio rossastro si dirige verso la nave nemica.

Ma le fregate Imperiali ci girano attorno come squali. Le corvette tengono impegnati i nostri alleati, e le nuvole di caccia si neutralizzano a vicenda. Mentre nuove navi dell’Impero si uniscono allo scontro.

“Oh, cazzo! Incantesimo ad alta energia!” grida Hal.

“Quanto alta?”, chiedo allarmato.

“Sicuramente non Soma Blu. Ma potrebbe essere Rosso”

“Ma non dovevano avere finito i Grandi Maghi, porca miseria?”, chiede Alise, furiosa.

Una delle tre fregate che ci girano attorno, tuttavia, avvampa già di luce rossa. Il rosso cupo che ho imparato ad associare alla magia.

“Tutti gli ufficiali concordano sul puntare le armi contro la fregata che trasporta i maghi”, riferisce Itris.

“Come se servisse a qualcosa, ora come ora”, commenta Hal.

I colpi di ogni genere continuano a volare in ogni direzione. I nostri scudi ora sembrano reggere di nuovo, solo qualche tremito attraversa la nave. Mentre Alise punta il cannone, osservo l’andamento della battaglia. A destra stiamo perdendo. Qui, a sinistra, è una catastrofe annunciata.

Ma al centro, i nostri incrociatori – per quanto isolati e circondati – hanno sfondato lo schieramento nemico, e attaccano le tre enormi Navi Stellari del nemico. I colossali vascelli sono simili a immensi uccelli da preda, con le ali piegate verso il basso. I dotti dell’idrogeno sono come nervature azzurro sul dorso e lungo le ali.

Proprio mentre guardo, i tre incrociatori concentrano il fuoco su una delle Navi Stellari, squarciandone definitivamente lo scudo. Le bombe atomiche si avventano immediatamente sul vascello nemico, spezzandone a metà l’immensa struttura. Le esplosioni all’interno si susseguono rapidamente, mentre l’idrogeno divora l’ossigeno.

“Cazzo! Arriva un altro incantesimo nemico!”, avverte Hal.

E in quell’istante, la fregata circondata di fiamme rosse colpisce. Un rozzo muro di fuoco, più piccolo, fragile e instabile rispetto a quelli che abbiamo visto in precedenza.

Ma più che sufficiente.

“Erass! Tornate immediatamente alla nave!”, grida Itris, terrorizzato.

“Tempo scaduto. Mi spiace”, risponde il ragazzo, a mezza voce, dal suo caccia.

E sotto i miei occhi allibiti, vedo le piccole navi venire divorate a dozzine, esplodere una dopo l’altra mentre attraversano le fiamme.

“Erass!”

Nessuna risposta.

E le fiamme proseguono verso di noi.

“Capitano Estriader a equipaggio. I nostri maghi non sono in grado di contenere l’attacco in tempo utile. Prepararsi all’impatto. Per tutti i superstiti, evacuazione immediata appena superato il fronte dell’incantesimo. Buona fortuna a tutti voi”

La marea di fuoco raggiunge le corvette più vicine. Vengono sballottate come tronchi in balia delle onde, iniziano a ruotare nello spazio, fuori controllo. Una esplode, altre due vengono percorse da una serie di lampi e rimangono nere, senza vita.

“Alise, sei l’ultima persona al mondo con cui desidererei morire”, commenta, solenne, Itris.

“Tranquilli. Anche nell’aldilà troveremo questo o quell’impero di assassini da combattere”, aggiunge la ragazza, con voce rotta.

Ho la gola secca. Non faccio in tempo a dire una sola parola, prima che le fiamme rosse ci raggiungano.




Successivo: Gli Invasori

Indice

Altro da Selerian


Proteggi i tuoi racconti con una licenza Creative Commons

I Messaggeri di Odino
Contact
Copyright 2008




      Bookmark and Share




Inserisci il codice mostrato sotto:
Nota: Puoi inserire una recensione, un voto o entrambi.

Voci nel Vento è online dal 30/05/2009. Le Storie, le Serie, le Fan Art, le Fan Fiction e tutto ciò che troverete, appartengono ai rispettivi autori. Qualsiasi utilizzo va concordato con loro. Il materiale presente nel sito non può essere riprodotto in nessuna forma senza il consenso del proprietario.
Nessuna storia è stata pubblicata con fini di lucro, né intende infrangere alcuna legge su diritti di pubblicazione e copyright.
Il sito declina ogni responsabilità sui contenuti presenti.

Spread Firefox Affiliate Button   Use OpenOffice.org