Il regalo di Fizban di Neris

Note dell'Autore sul Capitolo
Questo raccontino è una parodia della mia saga “Mellon la Strega”. Ovviamente, Mellon non è quella della saga (Mell-hon, Caterina Falco), ma una figura nata durante le ore di lezione nel liceo, durante i momenti più noiosi. È crudele - più o meno - ed è una maledetta Mary Sue. L’altro personaggio, invece, è Fizban, il dio Paladine in “Dragonlance”. È la figura a cui mi sono inizialmente ispirata per Myrddin, uno dei sette Custodi. Quindi gli sono parecchio affezionata.

“No, neanche per sogno.”

Esclamo, visibilmente preoccupata. Questa idea non mi piace, non mi piace per niente. Per sottolineare la mia affermazione scuoto la testa, facendo svolazzare da tutte le parti i miei lunghi capelli viola.

“E perché no?” Mi chiede l’anziano mago, fissandomi intensamente con un’espressione ingenua e innocente, come quella di un bambino. Lo guardo un attimo, rendendomi conto che i suoi capelli sono ancor più bianchi di quando l’ho conosciuto. Ma, probabilmente, è colpa della sua tunica grigio topo che, in tempi MOLTO passati, era bianca. Fa contrasto.

“L’ultima volta che hai fatto tu Babbo Natale ti sei dimenticato di portarmi il regalo.”
Già... non era stato per niente divertente. Svegliarmi la mattina di Natale e notare che sotto l’albero non c’era niente. Nulla, il vuoto totale. E non è che avessi fatto la cattiva... non troppo almeno: niente stermini di massa, niente scaraventamenti, niente distruzioni di mondi. Nei dieci giorni prima di Natale, si intende.

“No, non è vero! Mi è caduto dalla slitta!”

Sbuffo.
“Certo, come no. E tutti quei bambini che hanno ricevuto il regalo sbagliato? Come si può confondere un modellino di astronave con un cucciolo di gatto zannuto?”

“I due bambini avevano il nome molto simile.” Si difende Fizban. “Alessandro, Alexer... ti saresti confusa anche tu!”

“Peccato che vivano in due mondi diversi! Uno sulla Terra, l’altro su Keran. Come ci si può sbagliare!?”

“Ero di fretta, non è facile fare il giro dell’universo in una notte sola!”

“Sì, sì. Di la verità: sei tremendamente smemorato! Ma è comprensibile... sai... l’età.” Sorrido leggermente, voltandomi dall’altra parte.

“I giovani d’oggi! Non si parla così con una persona anziana.” Piagnucola lui. Sento il rumore di stoffa che viene accartocciata. Mi volto, trovandolo col suo cappello a punta tra le mani, che sta tirando, rovesciando e strizzando per l’agitazione. Tutto in una volta, si intende.

“Persona anziana? Antica, vorrai dire.” Ribatto. “Quanti anni avrai? Tremila, quattromila? O di più?”

“Non si chiede mai l’età a un dio!”

“Non era... non si chiede mai l’età a una donna?”
Gli domando, fissando il cappello che sta martoriando.
“Stai distruggendo il tuo cappello.” Commento.

Lui trasale, guardandosi quello che UNA VOLTA era il suo cappello.
“Ecco, vedi! Tutta colpa tua: mi disfi tutti i miei cappelli!” Esclama assurdamente. Ma non troppo, in effetti. “Entri di nascosto nella mia sala personale e bruci tutti i miei cappelli da collezione! Tu e il tuo amichetto siete la mia rovina!”

“Però io, lo scorso Natale, te ne ho regalato uno, non ti ricordi?”

“Sì, e sulla punta c’era una fiammella. Quando ho tolto la carta è diventato cenere!”

Scuoto le spalle. “Non dovevi scartarlo. La prossima volta lascialo incartato.”

“E come faccio a mettermelo in testa?”

Sorrido, scuotendo nuovamente le spalle. “Almeno ti ho regalato qualcosa.”

Questa volta è Fizban a sbuffare. “Comunque, tu non dovresti nemmeno riceverli i regali a Natale. Uno, non sei una bambina. Due, non sei affatto brava.”

“Ehi!” Esclamo, un espressione offesa in volto. “Quest’anno non ho fatto nessuna modifica nello scorrere del tempo, non ho trasformato in statua nessuno...” E potrei continuare a elencare per una mezz’ora buona, ma lui mi interrompe.

“Ma continui a usurpare il trono nel mondo Astrale, a tenere rinchiuso quell’elfo nella tua torre, a ammazzare tutti i poveri vampiri che incontri...”

“Non puoi chiamare poveri quei disgraziati? Sono solo dei maledetti ciucciasangue. Ciucciasangue che volevano mordermi.”

“Ovvio, tu avevi chiesto loro di trasformarti in vampiro! Son morti per colpa tua!”

“Non è vero: non è colpa mia!” Mi lamento. “Io voglio che mi mordano.”

 

La scena della scorsa notte mi torna alla mente.
Un vampiro, assetato, gli occhi che gli luccicavano per il desiderio, la bocca spalancata, i denti aguzzi ben in vista.
Io, immobile, che lo fissavo speranzosa. *Questa è la volta buona.* Mi dicevo. *Questa è la volta buona, questa è la volta buona...* Ero concentrata sulla mia missione: non volevo che finisse come tutte le altre volte. Ero convinta che, questa volta, ce l’avrei fatta.
E quasi ce l’avevo fatta.

Il vampiro era solo a mezzo metro da me quando mi è sfuggito il controllo sulla mia magia. Mi è venuta una paura terribile e... le mie difese si sono attivate automaticamente, rilevando il pericolo. Lo scudo mi ha attorniato, racchiudendomi in una sfera trasparente dai riflessi azzurrini. E il vampiro gli si è spiaccicato contro, diventando polvere.

 

“Avevo pure lasciato a casa il Bastone del Drago.” Commento, desolata, tornando al presente. Stringo il legno dell’artefatto che ho sempre con me, che mi protegge e mi rassicura. “Ero sicura di farcela.”

“Il tuo problema è” Dice Fizban. “che non sei sicura di voler diventare un vampiro: un attimo prima che uno di loro ti morda, tu cambi idea. E lo ammazzi.”

“Non è vero!”

“Sì, che è vero: lo fai inconsciamente.”

“Bè, allora... forse è vero. Molto FORSE...” Sussurro, piuttosto triste. “Ma io voglio diventare un vampiro: lo desidero tanto tanto. Almeno per la notte di Natale.” Lo fisso speranzosa.

“Sì, così vai a fare più danni del normale.” Risponde lui, sarcastico. “No, non ci penso proprio.”

“Per favore... Io vampira e tu Babbo Natale.”
Lo fisso, gli occhi luccicanti.

 

 

 

È la notte di Natale.
Sono un vampiro. Fizban alla fine ha ceduto.
Ci teneva troppo a fare Babbo Natale, quest’anno.
Mi sento strana: forte, agile e tremendamente assetata.
La mia pelle è gelida, ma so che, appena mi sarò nutrita, prenderà una colorazione rosata.
Proprio quello che desideravo.

Mi avvicino a un uomo.
Posso sentire sin da qui l’odore del suo sangue, un profumo meraviglioso, inebriante. Lo desidero. Desidero sentirlo scorrere nelle mie vene, lo desidero così atrocemente!
Mi butto sull’uomo, senza nemmeno perdere tempo a giocare con lui.

Una luce azzurra.
Uno schiocco.
Mi ritrovo a terra, di fronte a un uomo sconvolto, che mi fissa con un espressione esterrefatta in volto. Attorno a me, che mi circonda completamente, è apparso uno scudo sferico. Uno scudo che mi ha impedito di morderlo. Uno scudo che mi impedirà di mordere chiunque, questa notte. La mia unica notte da vampira.
“Maledizione! Paladine!” Esclamo.

Mai fidarsi di un dio.

 

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