Evil di Noby

Note sulla Storia
Un esercizio di scrittura che porterò avanti mooolto lentamente, in altri spezzoni, ma che voglio concludere degnamente. Spero che piaccia, ma soprattutto che si notino i miglioramenti di stile!
evil




1740, Parigi.



- Madre?
Socchiuse gli occhi e attraverso un velo di lacrime riuscì a distinguere una sagoma femminile, china su di lui. Ma non era sua madre. Lo capì solo un istante dopo, quando la figura si sporse ancora di più per osservarlo: folti capelli dorati, sciolti e che ricadevano morbidamente sulle spalle, occhi scuri e un sorriso particolare, smagliante e quasi compiaciuto. Non era lei, si disse con un nodo alla gola.
Sua madre aveva i capelli neri, nerissimi anzi. Una macchia d’inchiostro. E non sorrideva spesso. Meno che mai, inoltre, da quando lui era stato portato in quell’ospedale, circa un mese fa.
- Oh caro…- sussurrò la donna, in tono dolce, premuroso, materno. Ma non era sua madre, perciò cosa importava?
Sbatté le palpebre ripetutamente, cercando di mettere bene a fuoco il suo volto, senza riuscirci. La febbre doveva essersi alzata durante la notte, o almeno credeva. Si sentiva il corpo in fiamme, in un bagno di sudore simile ad acqua bollente, le gambe e le braccia sembravano immensamente pesanti e i suoi occhi non smettevano di colmarsi di lacrime.
Avvertì il lieve tocco di una mano gentile posarsi sul suo capo. La sconosciuta era vicinissima, adesso, eppure non era in grado di distinguerne i tratti.
- Non temere, ragazzo. Sono venuta a salvarti la vita- sussurrò la donna, continuando a carezzarlo. Il sorriso parve distendersi.
Lui sobbalzò udendo quelle parole. Salvargli la vita? Cosa significava? Cominciò a tremare, ignorando se fosse dovuto alla febbre alta o alle terrificanti parole della donna bionda. Infatti, pur non avendole comprese a fondo, il suo debole istinto lo mise in guardia. C’era qualcosa di sbagliato nel modo in cui aveva pronunciato quella frase, ma soprattutto, il ragazzo temeva la breve distanza che lo separava da lei e dallo scintillante sorriso.
- Chi…chi siete?- domandò con voce roca, rantolante, ormai indebolita dalla tosse che non gli aveva dato un attimo di pace. La donna non rispose e ritrasse la mano come se si fosse scottata. – Rispondete, per favore. Ditemi…chi siete…
- Non temere- ripetè lei, invece. Si sporse ulteriormente, rinfrescandolo con il soffio del suo alito. – Tua madre è qui.
Un dolore improvviso, talmente acuto e lancinante da mozzargli il respiro già provato.
Poi, più nulla.





Non ho ricordi.
Uno stormo confuso d’immagini e suoni mi riempie la testa, minacciando di farmela scoppiare.
Non ho ricordi, ma…

Non è del tutto esatto.
Ciò che vedo e che dovrei ricordare, molto presto lo dimentico.
Qualcosa di più forte e sconosciuto di me, sembra volermi costringere a oscurare tutto del mio passato. Persino a distanza di qualche giorno, o qualche ora.
Come posso impedirlo, nel tentativo di non trasformarmi in uno spettro?
Come rendere immortali, anche i miei ricordi?




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