Dinky 2 di wasmehr

Note dell'Autore sul Capitolo
Breve seguito non previsto - se cercate un colpevole guardate tutti dalla parte di Aelith :P
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Perché ho deciso di passare comunque il compito a Luna, nonostante le visioni che avevo avuto mentre ero in coma all’ospedale?
Beh, intanto erano appunto visioni, il che poteva significare che si trattasse solo di fantasia e coincidenze, come mi avevano spiegato i luminari dell’ospedale. Quindi non aveva senso basarmi su una mia personale paranoia e mostrarmi scortese verso la mia compagna di banco che mi rivolgeva la parola per la prima volta in un momento di evidente necessità e che indossava occhiali scuri e guanti neri e non sorrideva… Okay, lo ammetto: ero un bel po’ suggestionata. Ma irresistibilmente attratta.
Volevo scoprire fino a che punto la mia immaginazione si era spinta entro il mondo reale. La curiosità mi scoppiava dentro come lava troppo a lungo trattenuta nel camino di un vulcano. Quanti episodi avrei vissuto come deja-vu? Sarei riuscita a chiamarmi fuori in tempo? Oppure sarei rimasta nuovamente invischiata nelle regole del branco, nella stretta mortale dell’abbraccio di Lars? Ecco, devo ammettere che il ricordo di Lars era quanto di più contorto potessi supporre. La paura che provavo al pensiero di imbattermi nuovamente in lui e di ritrovarmi prigioniera della sua possessività era poca cosa in confronto al desiderio ardente che mi assaliva. Volevo di nuovo trovarmi con lui, sapere che ero importante al punto da essere stata scelta da lui.
Il sentimento che avvertivo era talmente perverso da stupire persino me stessa. Tentai di domarlo con il ragionamento.
Le cose nella vita reale non stavano procedendo esattamente come nei miei sogni. Tanto per cominciare, avevo già conosciuto Jonas. E lo avevo conosciuto prima di incontrare Lars. Il che, a mio parere, dava un enorme vantaggio alla nostra amicizia e allungava discretamente la mia aspettativa di vita.
E poi, e poi… Mi ritrovai a fantasticare sul mondo dei lupi mannari, che ufficialmente per me non esisteva ancora. Se avessi trovato io il modo di creare un mio branco? Chi l’ha detto che il capo debba essere per forza un maschio? Non è giusto, in fondo, che uno di loro possa avere un branco, harem compreso, a propria disposizione, mentre gli altri, nello specifico le femmine, siano condannati a una vita eterna alle sue dipendenze.
Se avessi chiesto a qualcun altro di mordermi, a Luna, per esempio? Cosa sarebbe successo? Da come giravano le cose tra Lupi, però, forse mi avrebbe semplicemente offerta a Lars come gradito dono. No, la situazione per me non sarebbe migliorata granché, anzi.
Forse uno degli altri maschi, Kleines, per dirne uno. Era sempre stato tanto dolce e simpatico che non mi sarebbe dispiaciuto farmi trasformare da lui. Ma poi cosa sarebbe accaduto? Se a quel punto lui si fosse staccato da Lars, formando il proprio branco? Mi sarei semplicemente trovata con un nuovo padrone. No, nemmeno questa sembrava una soluzione intelligente.
L’illuminazione: avrei permesso che tutto procedesse come da copione e poi avrei morso Jonas, trasformandolo e tenendolo solo per me. Il pensiero mi sconvolse: si trattava solo del ricordo di un sogno, eppure mi aveva cambiato. Quando mai Elizabeth Brown, alias Dinky, avrebbe pensato di possedere qualcuno, considerandolo poco più che un pupazzo? Disgustoso. Non ero più io.

Per fortuna squillò il cellulare, a distogliermi dal vicolo cieco dei miei pensieri. L’unica cosa certa, era che avrei fatto meglio a mollare le elucubrazioni e concentrarmi sulla mia vita, non sulla mia non vita.

Al telefono era Jonas, che da bravo cavaliere solitario era giunto ancora una volta in mio estremo soccorso. Mi proponeva una gita nel deserto insieme nel corso delle vacanze di primavera. Eccezionale! Accettando il suo invito mi ero procurata una valida scusa per rifiutare quello che mi avrebbe rivolto Luna, cambiando il corso del mio sogno e guadagnando tempo.
Chiudendo la telefonata considerai solo per un istante che la vera Dinky, quella che aveva trascorso lontano da casa solo un paio di mesi, quella dall’aspetto slavato e insignificante e dal solito passato che puzzava di pesce non avrebbe mai accettato di restare un paio di notti da sola nel deserto con un ragazzo da poco conosciuto in spiaggia. Ma quella Dinky era sparita, cancellata da ricordi di fatti inesistenti.

Stupefatta osservavo la mia vita come dall’esterno, mentre accadevano in sequenza le medesime cose che avevo sognato. Luna che mi abbracciava allegra fuori dalla scuola, l’incontro alla caffetteria con i gemelli, Arla, Kleines e Lars che continuava a fissarmi pensieroso. Tutto identico. Avevo brividi che mi scorrevano lungo la schiena, brividi di paura e di eccitazione al tempo stesso. Mi veniva da ridere, Luna chiese divertita al barista cosa avesse versato nel mio milk-shake.
Il mio primo errore fu lasciarmi trasportare troppo da quel sentimento di confidenza e sicurezza che avvertivo. Loro mi avevano appena incontrata, mentre io avevo trascorso nel branco tre mesi, seppure solo nella mia mente.
Quando mi rivolsero l’invito, gentilmente declinai, ma mi lasciai sfuggire una frase di troppo.
“Magari al prossimo plenilunio.”
Intorno a me si fece il gelo. Nel caso avessi ancora avuto delle remore a credere che tutto quel che avevo sognato fosse vero.
Scoppiai a ridere per sdrammatizzare il momento e notai con sollievo che tutti mi imitarono allegramente nel giro di un secondo. Tutti eccetto Lars, che continuava a fissarmi serio.
Domanda: cosa fanno i lupi mannari a un mortale che scopre la loro vera identità? Per quanto tentassi disperatamente di convincermi che potesse esistere un’altra possibilità, continuavo a sbattere contro le stesse due risposte: lo trasformano, o lo uccidono. E in quel momento non avevo l’impressione che Lars desiderasse trasformarmi.
Trascorsi le settimane seguenti sobbalzando a ogni rumore, non rimanendo mai da sola e dormendo con la luce accesa, indossando ogni gingillo d’argento che avessi a disposizione, compreso quell’orrido medaglione con l’immagine di una santa agonizzante che la mia prozia aveva insistito per farmi portare in Australia.

Non detti alcuna importanza alla raccomandazione di Jonas, subito prima del nostro viaggetto nel deserto.
“Lascia a casa gioielli e cose preziose”, mi aveva detto, “La sabbia del nostro deserto è terribile, rovina tutto!”
Sarebbe passato a prendermi in moto nel pomeriggio e obbedientemente riposi ogni oggetto d’argento in una scatolina sul comodino accanto al letto. Se Lars e il branco ci avessero attaccati, saremmo morti insieme e, chissà perché, questo pensiero mi confortava in parte. In realtà ero sicura che non lo avrebbero fatto. Luna si era spiegata bene: loro non mangiavano esseri umani, solo animali.

Mentre sfrecciavo verso il deserto avvinghiata a Jonas non riuscivo a smettere di sorridere. Avevo avuto in regalo una sbirciatina sul futuro e avevo avuto la possibilità di deviare il corso della mia storia, scegliendo chi seguire e con chi stare. E grazie a questa insolita eventualità mi ritrovavo a cavallo di una luccicante e rombante Harley Davidson, abbracciata a un autentico surfista australiano, in procinto di trascorrere con lui momenti indimenticabili nello splendido deserto rosso dell’entroterra.
La gelida pioggia scozzese, i salmoni, le barche dalla vernice scrostata e gli uomini imbacuccati in parka e stivaloni di gomma alti fino a mezza coscia appartenevano a un passato talmente lontano, da sembrarmi quello di qualcun altro. La vita nel branco era solo qualcosa che avevo superato.

La luna era alta nel cielo e disegnava i contorni delle rocce che si stagliavano scure alle spalle di Jonas, seduto di fronte a me. Accanto a noi ardeva un piccolo falò e noi eravamo accoccolati sul sacco a pelo, sgranocchiando gallette e ridendo a bassa voce, quasi per non disturbare il silenzio della notte attorno a noi. Mi sentivo così a mio agio!
A un certo punto notai il ciondolo al collo di Jonas, il solito, quello che mi era rimasto tanto impresso dopo il nostro primo incontro. Lo sollevai con due dita e mi accorsi che lui rabbrividì mentre gli sfioravo la gola.
“Non mi avevi detto di lasciare a casa tutti i gioielli?”, domandai con tono leggero.
Delicatamente spostò la mia mano con la sua. Stava tremando. Sollevai lo sguardo verso di lui, un po’ sorpresa, ma lui aveva voltato la testa e stava fissando un punto lontano. Ebbi la strana impressione di scorgere le sue narici che fremevano.
Sembrava totalmente concentrato, perso in qualche pensiero e improvvisamente mi sentii a disagio. Rimasi in silenzio, spostando gli occhi a caso intorno a noi, aspettando che mi parlasse di nuovo.
Passarono pochi minuti e lui si alzò in piedi di scatto, ma silenzioso.
Mi ritrovai la sua mano sinistra all’altezza degli occhi e mi mancò il respiro. La stava stringendo a pugno, talmente forte che le nocche erano diventate bianche. Ma c’era anche qualcos’altro. Le dita erano più lunghe, ossute, leggermente pelose…
No, non è possibile.

All’orizzonte vidi emergere lentamente delle figure, che si fermarono a circa trenta passi da noi. Una, due… Sei persone. Sei. Chiusi gli occhi, non avevo dubbi. Ero scampata a un incubo per finire dritta in uno peggiore.

“Ci incontriamo di nuovo, Jonas.”
La voce di Lars raggiunse le mie orecchie tranquilla e pacatamente minacciosa.
Mi alzai e mossi qualche passo indietro, terrorizzata dalla scena che si stava preparando davanti ai miei occhi e tuttavia affascinata. Fuggire fu un pensiero che mi attraversò fulmineo la mente e abbandonai subito. Se mi volevano lì, non c’era modo per me di evitare sette lupi mannari in una notte di luna piena nel deserto.
“Dacci la ragazza e vattene in pace”, ruggì di nuovo Lars in direzione di Jonas, che non si mosse di un millimetro, “Ciascuno per la sua strada. Ancora.”
Grandioso, adesso si mettevano addirittura a litigare per me. La mia opinione, naturalmente, era irrilevante. Rimpiansi per un istante le gelide acque pescose del Mare del Nord. Ma chi me l’aveva fatto fare, di andare a complicarmi l’esistenza nell’emisfero sud del mondo?
Jonas tese una mano verso di me e mi raggiunse. La strinse con delicatezza attorno al mio braccio e non parlò. Compresi che quella sarebbe stata la sua risposta all’ordine datogli da Lars.
“Lei sa chi sei?”, domandò Arla, con la sua voce morbida e curiosa.
La stretta di Jonas aumentò impercettibilmente.
“Chi sei?”, sussurrai.
Spostò verso di me gli occhi, che non riuscivano più a resistere al richiamo della luna ed erano brillanti e grossi, con la pupilla che li tagliava in due. Aprì appena la bocca, mettendo in mostra denti grossi e canini aguzzi.
Una volta tutto questo mi avrebbe portato sull’orlo dello svenimento, ma nella mia mente erano vividi i ricordi di tre mesi in cui io stessa mutavo e vedevo le mie iridi e i miei canini trasformarsi. Non mostrai alcuna reazione visibile e notai che Jonas era lievemente sconcertato da questo fatto. Arla rise e mi infastidì al punto che decisi sui due piedi di supportare Jonas.
“So anche chi siete voi”, affermai con voce sicura, voltandomi a fissarla.
La voce di Jonas ruppe il silenzio che seguì.
“E il tuo branco, Lars, il tuo branco sa chi sei tu?”
Aveva un tono leggermente canzonatorio, quasi divertito.
Lars mostrò i denti e ringhiò. I membri del branco lo osservavano curiosi e indecisi.
Jonas si permise un ghigno.
“Come sta il tuo branco, in Olanda?”, chiese ancora, beffardo.
Lars si portò una mano già trasformata al collo, da cui pendeva una catena d’argento. Notai in quel momento che tutti ne portavano. Già: in una notte di plenilunio, non avevano altro modo di ritardare la mutazione.
Gli sguardi di Arla, Luna, Kleines e dei gemelli si cercavano l’un l’altro: nessuno di loro sapeva nulla sul passato di Lars, che non sembrava intenzionato a rivelarlo.
“Volevi disfarti di loro”, sussurrò Jonas, “Volevi essere libero e indipendente. Ricordi?”
Lars ruggì di nuovo e strappò la catena che portava al collo. Immediatamente il suo corpo si contorse sotto la luna e le sue sembianze divennero quelle del coyote che ricordavo. Mentre Lars lanciava verso il cielo entusiastici ululati, Jonas gridò:
“Li ha uccisi tutti!”
Nell’istante successivo mi buttò lontano, strappò il ciondolo che indossava e mutò in un grosso lupo bianco, che rotolò cadendo a terra sotto l’attacco di Lars.

Gridai, vedendo il groviglio peloso che si azzuffava a meno di un metro di distanza da me. I due animali ruggivano furiosi, si mordevano, si scambiavano poderose zampate. Del sangue mi schizzò sulle gambe, non riuscii a capire di chi fosse. Non sapevo neppure per chi parteggiare, a dire il vero. Certo era che la rivelazione di Jonas aveva scosso anche i membri del branco, che erano ancora immobili a osservare la scena.
Mi riscossi all’improvviso, balzai in piedi e cominciai a correre. Non sapevo da che parte andare e mi trovavo nel deserto, ma in quel momento questi erano dettagli. Mi sentivo talmente terrorizzata che credevo possibile raggiungere la Scozia di corsa.
Come spuntando dal niente, cinque coyote mi bloccarono la strada circondandomi. Mi fermai, inciampando. Compresi subito che non c’era niente che avrei potuto fare e mi sedetti per terra sospirando. I cinque animali strinsero il cerchio attorno a me. Alle mie spalle, ruggiti e guaiti segnalavano che la lotta fosse ancora in corso. Come sarebbe finita? E in che modo l’esito si sarebbe ripercosso su di me? Un'altra volta in trappola, a meno di non trovarmi ancora nella mia mente, ma non avevo modo di saperlo. Sospirai di nuovo e mi accinsi ad attendere pazientemente il mio destino, qualunque esso fosse. I coyote si accoccolarono attorno a me, tranquilli, poco dopo.

Aprii gli occhi al primo sole, una lucertola mi solleticava il braccio su cui avevo abbandonato la testa per dormire. C’era silenzio, attorno a me. Mi mossi cautamente fino a ritrovarmi seduta. I miei guardiani dormivano ancora: Arla e Luna erano già tornate umane, Kleines russava leggermente nel corpo di un grosso lupo e i gemelli riposavano un po’ in disparte, all’ombra di un picco di roccia, ancora trasformati.
Mi portai una mano alla testa e istintivamente cercai una cicatrice sul ginocchio. Non c’era, nessuno mi aveva morso. Sospirai di sollievo. Evidentemente lo scontro tra Lars e Jonas si era concluso con un nulla di fatto, almeno per quanto riguardava me: nessuno dei due mi aveva preso.
Spostai lo sguardo più lontano, alle mie spalle. Inizialmente non riuscii a distinguere quello che stavo vedendo. Quando compresi, dovetti soffocare una risata.
Davanti a me Luna si svegliò e sollevò lo sguardo al sole, ancora basso sull’orizzonte, stropicciandosi gli occhi.
“Non è pazzesco?”, mormorò con malinconia, “Che notte stupida!”, commentò quindi.
Rimasi a guardarla, indecisa e ancora spaventata al pensiero del mio futuro incerto.
“Spiegami!”, la pregai.
La ragazza sospirò e mosse vagamente una mano nell’aria davanti a sé.
“Jonas ci ha raccontato tutto. Lars faceva parte di un branco numeroso, in Olanda. Erano in una ventina, tutti piuttosto giovani. Non si preoccupavano di risparmiare gli esseri umani, come facciamo qui. Erano crudeli e selvaggi. In quel periodo anche Jonas viveva nel Nord Europa, un lupo solitario e fortissimo, molto antico. Affrontò il branco di cui faceva parte Lars più di una volta, per questioni di territorio o altre faccende legate alle tradizioni dei mannari. Ci crederesti? Venti contro uno, e se ne andavano sempre feriti e sconfitti.”
Luna fece una breve pausa e spostò lo sguardo alle mie spalle. Scosse la testa e riprese.
“Lars era attratto da Jonas, desiderava avere la sua forza, la sua destrezza e soprattutto lo invidiava perché era solo, non era legato ad alcun branco.”
“Com’è possibile?”, mi intromisi a quel punto, “Credevo che ogni lupo appartenesse a un branco!”
Luna fece un mezzo sorriso, mettendo in evidenza i denti ancora aguzzi.
“Tu sei un mistero. Come sai tante cose su di noi?”
Avrei voluto rivelarle che era stata proprio lei a raccontarmi tutto, ma non volevo indurla a cambiare discorso, così mi limitai a stringermi nelle spalle e a farle cenno di proseguire.
“Lars riuscì a mettersi segretamente in contatto con Jonas”, riprese Luna, “Si fece spiegare molte cose che non sapeva e apprese da lui che i lupi creati all’interno di un branco sono legati a esso per sempre. Per essere liberi e solitari, bisognava essere stati creati da un lupo a sua volta libero e che non desse origine a un branco. Capisci fin qui?”
“Credo di sì”, mormorai, “Sarebbe a dire che se mi morde Lars sono condannata a far parte del vostro branco e se invece mi morde Jonas, manterrò la mia libertà e potrò fare altrettanto quando e se mi andrà, senza rendere conto a nessuno. Giusto?”
Luna annuì con malinconia.
“È così”, confermò, “Lars voleva essere libero a tutti i costi. Uno dopo l’altro uccise tutti i membri del branco, compreso il capo. Poi fuggì e si rifugiò qui in Australia, dove però si rese conto che la solitudine non lo rendeva felice. Arrivò a sbranare quattro o cinque esseri umani in una sola notte, per provare emozioni e soddisfazioni, ma niente gli bastava. Capì di aver bisogno di un branco quando incontrò i gemelli. Trasformò Kleines e subito dopo Arla, poi offrì a Pat e Mik di unirsi a loro. Io sono stata creata un anno dopo e adesso sarebbe toccato a te, se non si fosse intromesso Jonas.”
Ripensai un istante a tutta la storia.
“Come mai anche Jonas si trova qui?”, domandai curiosa, “È un caso, o ha seguito Lars?”
Luna sorrise amaramente.
“Ha seguito Lars. Ma poi lo ha perso e quando lo ha ritrovato il nostro branco esisteva già. A quanto pare, lui avrebbe desiderato un futuro diverso per entrambi.”
Mi voltai incredula a guardare quel che sin dal risveglio aveva catturato la mia attenzione. Abbandonati all’ombra di una imponente struttura rocciosa, Lars e Jonas dormivano abbracciati, la testa di Lars appoggiata nell’incavo della spalla dell’altro, che lo stringeva affettuosamente a sé.
“È, ehm. Normale?”, domandai lievemente imbarazzata.
Luna si prese il viso tra le mani.
“Temo di no. E temo anche di non avere idea di come andrà a finire questa storia. Nel frattempo…”
Si fermò e mi lanciò un’occhiata carica di compassione.
“Nel frattempo…?”, mormorai con voce tremante.
“Dobbiamo custodirti. Non hanno ancora deciso cosa fare di te e, capirai, lasciarti andare semplicemente ormai è impensabile.”
Abbassai gli occhi.
“Già. Impensabile”, sussurrai.
“Ti sembrerò egoista, ma quello che mi preoccupa di più, personalmente, è cosa sarà di noi”, aggiunse rapidamente senza guardarmi negli occhi.
“Quali possibilità ci sono?”, mi arrischiai a domandare.
Luna si strinse nelle spalle.
“Lars potrebbe abbandonarci e andarsene con Jonas. A quel punto suppongo che il branco passerebbe a Kleines. Non ho nulla contro di lui, ma non è fatto per dirigere. La vita con Lars, finora, è stata intensa e desiderabile. Non riesco a immaginare di andare avanti diversamente. Il brutto è che probabilmente non sono la sola. Se qualcuno volesse liberarsi del resto del branco, beh. Ora sappiamo come fare. Basta uccidere tutti gli altri.”
Rabbrividii mentre diceva questo e vidi che anche lei fu scossa da un tremito.
“Non desidero uccidere nessuno di loro. Ma naturalmente non voglio morire.”
Sospirò di nuovo e tacque.
“Forse è un po’ anticonvenzionale”, tentai di suggerire, “Ma Lars e Jonas non potrebbero guidare questo branco insieme?”
“Ci può essere un solo capo branco”, replicò immediatamente lei, “E sicuramente spetterebbe a Jonas. È il più forte, non ha ucciso Lars solo perché, beh. Perché gli piaceva un po’ troppo. In ogni caso, Jonas è un solitario per natura, dubito che si unirebbe a un branco, seppure per esserne il capo.”

Le ore trascorsero nell’incertezza e nel dubbio, il malumore serpeggiava nella compagnia, ognuno esponeva le proprie congetture e perplessità, intanto che Lars e Jonas si erano allontanati per discutere della situazione che si era venuta a creare. Apparentemente nessuno dei due era disposto a separarsi dall’altro e questo costituiva un ostacolo che impediva il rispetto delle tradizioni dei mannari, immutate da secoli.
“Le convenzioni non sono sacre”, osservai meditabonda inserendomi in una conversazione, “Sono gli individui a renderle tali. Romperle non causa danno, ma sforzarsi di conservarle a tutti i costi potrebbe essere deleterio. In questo caso, persino mortale.”
Cinque paia di occhi dai diversi colori e sfumature si fissarono contemporaneamente su di me.
“Che c’è?”, domandai bruscamente, sentendomi a disagio.
“Ripeti quello che hai detto”, ordinò Mik, scandendo bene le parole.
“Ehm”, esordii, momentaneamente incapace di ricordare le mie stesse parole, “Qualcosa riguardo al fatto che siamo noi a creare le tradizioni e non il contrario…? Forse…?”
Avrei voluto sprofondare. Cinque lupi mannari ancora in parte trasformati mi osservavano seriamente e con intensità e la cosa non mi faceva sentire affatto rilassata.
Finalmente smisero di fissarmi e si scambiarono rapide occhiate e cenni d’assenso. Avevo appena tirato un sospiro di sollievo, quando scattarono tutti in piedi contemporaneamente, Arla e Luna mi afferrarono saldamente sollevandomi.
“Ehi, cosa…?”, protestai debolmente.
Raggiungemmo Lars e Jonas, che sedevano poco distanti e che alzarono su di noi uno sguardo interrogativo.

“Mordetela!”, esclamò Luna buttandomi in mezzo a loro.
“Cosa?”, replicammo tutti e tre in coro.
Spostai uno sguardo confuso e incredulo ai due ragazzi sopra ai quali ero caduta pesantemente. Mi confortò appena notare che nessuno di loro avesse idea di cosa stesse succedendo.
“Sarà il nostro nuovo capo branco!”, annunciò Arla con decisione, “Ma deve essere morsa da un lupo indipendente. Al momento abbiamo a disposizione voi due. Muovetevi!”, concluse con un ruggito.
“Poi sarete liberi di andare dove vorrete!”, ricordò gentilmente Kleines.
Jonas e Lars mi fissarono e io tentati di arretrare, schermandomi con le mani. Non era quello che intendevo, non ci avevo neppure pensato, nessuno mi aveva chiesto niente, semplicemente non potevo farlo! Non volevo farlo!
I due si guardarono per un istante, poi Jonas si strinse nelle spalle. Lars si rivolse al branco con espressione paziente.
“Siete certi di volerlo?”
Tutti annuirono con convinzione e io mi sentii persa.
“Tu che ne pensi?”, chiese poi voltandosi verso di me.
L’emozione di essere stata interpellata sul mio stesso futuro rischiò di farmi morire le parole in gola, ma seppi controllarmi.
Deglutii due o tre volte, prima di domandare timidamente:
“L’alternativa…?”
“Ti uccidiamo”, risposero in coro tutti quanti, con aria scontata.
Lars sorrise mentre mi rivolgeva un’occhiata incuriosita.
“Cosa ti aspettavi?”
Cosa mi aspettavo? Non so, parliamone! Di raggiungere la vecchiaia su una sedia a dondolo come mia nonna, magari. Sposare un pescatore e avere le mani che puzzano perennemente di pesce, perché no? Okay, mi rendo conto che non si tratti delle aspettative più eccitanti a disposizione. Morire nel deserto australiano sbranata dai coyote? No, nemmeno questa suonava molto bene.
Sospirando rassegnata spostai lo sguardo da Lars a Jonas. La luna stava sorgendo, potevo già vederla riflessa nelle loro pupille.

“Dove volete mordermi?”




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