Spiriti di wasmehr

Note dell'Autore sul Capitolo
ciao ^_^ prima o poi (forse) la smetterò di intasare il sito di mini-racconti... magari però no :P
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Li osservò risalire lentamente la collina.
Le loro teste oscillavano appena, emergendo a tratti dalla nebbia fitta. Reggevano delle torce infuocate, probabilmente per fendere lo spesso strato di umidità e trarre un po’ di calore. Con un tempo del genere, quest’ultimo scopo non era detto fosse raggiunto, d’altra parte la camminata su per il sentiero ripido e sconnesso li avrebbe persino fatti sudare. E una volta raggiunta la cima – una volta raggiunta lei stessa – allora le torce sarebbero state utili per qualcos’altro.

Il lugubre cigolio di una persiana scrostata rifletté il suo stato d’animo. Era inutile, ormai, darsi pena. Il suo destino era segnato, nulla avrebbe fatto contro quel gruppo di uomini. Lo aveva deciso appena li aveva visti, quando aveva capito perché erano arrivati fin lì.
Basta.

Da qualche parte scricchiolò un’asse. Sempre così, nelle case antiche. Dopo un po’ ci si faceva l’abitudine, era pur sempre una compagnia.
I vetri delle finestre erano bagnati di condensa, il legno delle intelaiature marcio. Nessuno veniva lassù da anni, decenni forse. Persino i topi avevano smesso di rifugiarsi lì, non trovando più nulla da mangiare. C’erano fitte ragnatele in ogni angolo, la polvere rivestiva con uno spesso strato uniforme i pavimenti. I ciocchi di legno abbandonati chissà quanto tempo prima nel caminetto al piano terra avevano subìto talmente tanti stadi di decomposizione, che sarebbe stata una vera manna, per un documentarista, averli osservati e ripresi nel corso del tempo. Brandelli di tende annerite pendevano appesantite dall’umido, mentre in altri momenti si sollevavano tristemente sui refoli di vento che penetravano dai numerosi spifferi.
C’era un’aria greve e pesante, nonostante la casa avesse perso, con il passare del tempo, gli odori che l’avevano caratterizzata quando… beh, quando ci viveva ancora qualcuno.
Nella grande cucina, appoggiato a terra proprio davanti al grande focolare in pietra, c’era ancora quel che rimaneva di un capiente paiolo, il cui fondo era stato impietosamente mangiato dalla ruggine. C’era un gran silenzio dappertutto, ancora di più perché la fitta nebbia all’esterno assorbiva anche i rumori del bosco circostante.

Chissà perché venivano sempre con la nebbia.
L’ultima volta, quanto era passato? Quattro, cinque anni, forse. Era difficile misurare il tempo. Al giorno seguiva la notte, alla primavera l’estate e così via, all’infinito. Comunque, anche in quell’occasione gli uomini si erano mossi in una giornata fradicia. Non aveva lasciato loro il tempo neppure di avvicinarsi. Aveva fatto franare il terreno proprio davanti all’ingresso, seppellendo nel fango la metà di loro. Dalla terra smossa si era sollevato un intenso odore di funghi e di muschio. Gli altri si erano affrettati a tirar fuori i loro compagni da quel terreno insidioso, qualcuno aveva osato lanciare una torcia infuocata attraverso una finestra, appiccando un piccolo incendio a una delle tende. Era stata sufficiente una pioggia abbondante per domare le fiamme e tutto era finito così.
Non aveva interferito con il salvataggio degli uomini intrappolati nel fango, li aveva osservati aggrapparsi alle funi che venivano gettate loro dai compagni e strisciare fuori, dove l’acqua che scendeva torrenziale li aveva lavati e infradiciati, costringendoli ad affrettarsi verso valle.
Eppure continuavano ad avercela con lei. Periodicamente organizzavano spedizioni dal villaggio, volte a distruggerla, a eliminarla.
Nessuno ci era ancora riuscito e lei sperava che si decidessero a lasciarla in pace, che capissero che non intendeva far male a nessuno, che in fondo la sua era solo legittima difesa…
Certo, aveva commesso degli errori, dal loro punto di vista e avevano tutti paura di lei. Nessuno saliva più in cima alla collina, che offriva una vista spettacolare sulla valle circostante. I boschi si erano inselvatichiti, i rovi si erano arrampicati sulle pareti di mattoni, il sentiero era diventato quasi impraticabile, tra smottamenti ed erbacce.
Pensare che prima era sempre un tripudio di vita, di suoni e colori.
Ma poi gli uomini avevano abbandonato la collina – e lei.
Potevano forse biasimarla, se reagiva spaventando e cacciando chiunque le si avvicinasse per distruggerla? Non aveva forse il diritto di rimanere sulla cima di quella collina, lei che da lassù aveva visto sorgere il villaggio, lei che aveva offerto ospitalità a tanti di loro, nel corso dei decenni?

Gli uomini si erano fatti più vicini. Avevano superato l’ultimo, aspro tornante. Erano in tanti, ma avrebbe potuto gestirli. Avrebbe riportato qualche danno, ma niente di sostanziale. Soprattutto, avrebbe potuto evitare di essere distrutta, ancora una volta.
Ma era stanca. Non avrebbe opposto alcuna resistenza, non questa volta. Che avessero la loro collina, cosa ne avrebbero fatto? Un santuario? Un cimitero? Sarebbe stato appropriato. Altre anime si sarebbero aggiunte a quelle delle persone di cui lei aveva causato la morte, tanti anni addietro.
Era stato un attimo, è incredibile quanto fragile sia una vita umana. Un soffio, niente di più. Era rimasta affascinata da questa scoperta. Non aveva neppure cominciato lei, a voler essere precisi. Era stato quell’uomo, il vecchio. Una notte dal suo corpo si era sollevato un fumo azzurrognolo, che rifletteva ogni scintilla di luce come in un gioco bellissimo. Lo aveva guardato aggirarsi da una stanza all’altra, ammirata. Non si sarebbe stancata mai di guardarlo, era bellissimo. Sottile, evanescente, silenzioso si muoveva fluido su per le scale, attraverso le porte, addirittura i muri! Di giorno la sua immagine si era affievolita sempre più, fino a svanire del tutto, intanto che gli altri occupanti dell’abitazione piangevano e si accalcavano intorno al suo capezzale. Aveva sperato che la notte seguente sarebbe tornato, ma non venne. E nemmeno le notti successive.
Così aveva deciso. Voleva altri spiriti fluttuanti con cui giocare, da ammirare mentre danzavano scintillanti di una luce proveniente da chissà dove. Si era animata, passando di stanza in stanza e chiamando il soffio della vita fuori da tutte quelle persone.
I bambini erano stati fantastici: sembrava che l’incorporeità avesse donato alla loro volontà esattamente quel che mancava. Brillavano così intensamente! Esprimevano una gioia incontenibile, mentre da tutti gli altri emanava un’aura di fascino e mistero. Avrebbe desiderato rimanere a contemplarli per sempre, ma il giorno era arrivato e li aveva portati con sé.
Da allora si era presa ogni vita che trascorreva lì almeno una notte, stupendosi sempre come se fosse la prima volta della bellezza e della straordinarietà di quei soffi luccicanti.
Questo non era piaciuto agli abitanti del villaggio, che avevano tentato ripetutamente di distruggerla. Avevano apposto segnalazioni tutto attorno, per dissuadere chiunque ad avvicinarsi. Ci erano riusciti, per decenni era rimasta sola, eccezion fatta proprio per quegli individui che desideravano porre fine alla sua esistenza.

Ecco, erano arrivati. L’avevano circondata, ciascuno di loro stava sollevando sopra la testa la fiaccola, pronto a gettargliela addosso.
No, non avrebbe reagito. Era stanca. Stanchissima. E nessuno le avrebbe mai più concesso di godere di un altro soffio di vita. Che la distruggessero pure, non c’era più nulla per cui valesse la pena opporsi.
Le fiamme crepitarono, sollevandosi immediatamente sulle vecchie assi dei pavimenti, avvolgendo quel che rimaneva degli antichi tendaggi. Gli scalini cedettero con schiocchi assordanti, mentre il corrimano si accartocciava su se stesso. Un'ultima cornice cadde pesantemente, sprizzando attorno a sé mille scintille. Le travi che sorreggevano il tetto crollarono una dopo l’altra in una prevedibile, quanto angosciante, sequenza.
Il legno che bruciava non brillava come avevano fatto gli spiriti degli esseri umani, ma offriva comunque uno spettacolo che voleva gustarsi fino in fondo. Peccato che, ormai, mancasse così poco alla sua fine.
Chissà se anche da me si solleverà un soffio di vita?, fu l’ultimo pensiero della Casa Stregata, prima di essere completamente divorata dalle fiamme.
Note Conclusive
mi farebbe piacere se mi diceste a che punto della storia si capisce CHI sta parlando :) grazie!




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