Merenwen di schibrio

Le due lame cozzarono. Scintille partirono echeggiando nell’aria. Il suono metallico si propagò nella vallata mattiniera. Tutto il paesaggio volse lo sguardo sui due combattenti. Il sole illuminò la scena che si estendeva lungo la riva del fiume Thëvrën. L’erba verde, non più alta di trenta centimetri, si estendeva lungo tutto il corso del fiume, e volgeva termine proprio alla base delle montagne a qualche chilometro di distanza dall’acqua.
L’ambiente era vasto, collinare, ma proprio li, in quell’ansa del fiume, vicino a quella grande quercia, si stava svolgendo il combattimento tra i due personaggi.
La lama blu fendette l’aria e cozzò di nuovo contro la lama nera. Era una spada a una mano. Sul manico si ergevano delle mani esili, le dita erano lunghe, e le unghie erano ben curate. A tener le mani, due braccia sottili, rosate che paiono aver dubbi sulla forza impressa per alzare quell’arma. Il suo corpo era alto, si presume fosse un metro e ottanta, se non di più. Le curve sinuose le conferivano un aspetto grazioso, e il viso, così bello e così giovane, rischiarava nel sole mattutino di quella giornata. I capelli ramati erano stupendi, si muovevano insieme al corpo, raccolti in una coda corta tenuta da uno spago, trafitti da quelle orecchie a punta. Occhi azzurro cielo osservavano il territorio circostante. Indossava sul corpo una fascia grigia che le copriva il seno e dei pantaloni attillati sempre dello stesso colore, che le conferivano molta femminilità. Gli stivali erano di seta anch’essi, di colore verde, molto comodi sia per camminare sia per muoversi con destrezza.
Guardò il suo avversario con aria di sfida. Lui, muscolatura possente, altezza superiore al suo nemico, brandiva Kel’Tahn, la sua spada a due mani nera. Il suo viso era carico di odio, una cicatrice sullo zigomo destro gli marcava il naso aquilino. I capelli blu corti mostravano le orecchie a punta, ma esse erano leggermente più lunghe rispetto a quelle avversarie. Indossava un’armatura di ferro, con inciso uno stemma: un diamante verde e quattro stelle sopra.
pronunciò l’elfo alla guerriera di fronte, le spade ancora unite dalla parata precedente. Nessuno dei due voleva cedere.
pronunciò quell’ultima parola con disprezzo. Poi con un gesto fulmineo, lasciò la spada. La lama nera vorticò velocemente verso il giovane corpo dell’elfa mentre la spada blu scivolò lontano dai combattenti. Con un rapido movimento schivò il colpo. La spada nera rovinò malamente sul terreno. La guerriera urlò: , i palmi delle mani rivolte verso il nemico. Essi diventarono rossi, e un globo infuocato ne uscì. L’elfo, prontamente urlò spaventato: , un’aura gialla lo avvolse. La palla luminosa esplose, facendo sbalzare via la giovane elfa e non provocando danni al nemico. Cadde rovinosamente sul terreno caldo. La terra attutì il colpo. Sbatté violentemente la testa, e gli si offuscò la vista. Un’ombra la oscurò. Il guerriero gli era sopra insieme a Kel’Tahn. Girò lo spadone con la punta verso il basso. La puntò contro il petto dell’elfa. Lei sentì il gelido metallo a contatto con la sua pelle. La spada si alzò, le mani nemiche la impugnavano senza via di fuga. Poi con altissima velocità, la fece scendere contro quel corpo femminile.




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